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21:00
Firenze, 17enne in gita scolastica accusa un malore e muore
(Adnkronos) - Uno studente di 17 anni, arrivato a Firenze dalla Sicilia in gita scolastica, è morto a causa di un malore. Secondo le prime informazioni, il giovane – di Adrano, in provincia di Catania – si sarebbe sentito male mentre stava facendo un giro su una bici elettrica, e dopo aver perso conoscenza non si sarebbe più ripreso. La procura di Firenze ha disposto il sequestro della salma per l'esame autoptico previsto per martedì 14 aprile.

Categoria: cronaca
20:56
Milano, madre e figlia trovate morte in casa: corpi in avanzato stato di decomposizione
(Adnkronos) - I corpi di due donne, madre e figlia, di 82 e 50 anni, in avanzato stato di decomposizione sono stati trovati dal nucleo Saf dei vigili del fuoco di Milano in un appartamento al quarto piano di uno stabile in via Rovani 118 a Sesto San Giovanni.
L'allarme è stato lanciato verso le 17.30 dai condomini preoccupati per i forti odori che provenivano dall'abitazione. Dopo aver forzato la porta di ingresso, i vigili del fuoco non hanno potuto che constatare, insieme a carabinieri e 118, il decesso delle due donne, per le cui cause si dovrà attendere il responso degli esami autoptici disposti dalla magistratura.

Categoria: cronaca
19:43
Bimbo di 18 mesi cade da finestra a Civita Castellana, è grave
(Adnkronos) - Un bimbo di un anno e mezzo si trova ricoverato in gravi condizioni al Policlinico Gemelli dopo essere caduto dalla finestra di una palazzo a Civita Castellana, nel Viterbese. Il piccolo, di origine marocchina, nella caduta ha riportato un grave trauma cranico e si trova ora in prognosi riservata nella terapia intensiva pediatrica, intubato e ventilato meccanicamente in sedazione farmacologica.
È intanto morto oggi in ospedale il bambino di poco più di un anno che giovedì pomeriggio, attorno alle 17, era caduto da una finestra al secondo piano di un palazzo in via Ada Negri a Bologna. Il bambino era ricoverato all’ospedale Maggiore. Sul posto erano intervenuti il 118 e la Polizia.

Categoria: cronaca
19:23
L'appello del Papa ai potenti del mondo: "Stop a riarmo e follia della guerra, chi prega non uccide"
(Adnkronos) - “Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente”. Papa Leone XIV utilizza parole nette presiedendo la veglia di preghiera per la pace a San Pietro.
“Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, - scandisce Leone - chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio”. Da qui il potente monito: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.
“La vera forza - dice Leone - si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: ‘Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana’. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: ‘Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra’”. Il Pontefice sferza i fedeli: “Uniamo le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra”.
"Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”, l’accorato appello del Papa ai potenti del mondo. Il Pontefice si rivolge a quanti ripudiano la guerra: “Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”.
“San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: ‘Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: ‘Mai più la guerra!’, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità’”, dice il Papa che fa proprio “questa sera il suo appello, tanto attuale”.
Stop alla “follia della guerra”. La veglia presieduta dal Papa si conclude con la supplica a Gesù: “Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati. Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto. La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!”.

Categoria: cronaca
19:02
Ungheria, domani il voto: decine di migliaia al mega evento contro Orban
(Adnkronos) - Decine di migliaia di giovani ungheresi, centomila secondo alcune stime, hanno affollato la Piazza degli Eroi di Budapest, e tutte le vie circostanti, per assistere al mega concerto "per smantellare il regime". Un 'concertone' di sette ore, a cui hanno partecipato oltre 50 artisti e band, alla vigilia delle elezioni di domani che, per la prima volta in 16 anni, potrebbero mettere fine al governo di Viktor Orban, sfidato da Peter Magyar.
"Lo sento nelle mie ossa che qualcosa cambierà, non credo che io voterei per Magyar in una situazione ideale, ma questa è la nostra unica chance", ha detto alla Bbc Fanni, una ragazza al primo voto che è stata accompagnata al concerto della madre, riferendosi a Peter Magyar, l'ex insider di Fidesz che due anni fa ha clamorosamente rotto con Orban ed ora guida Tisza, formazione di centro destra che promette una politica più europeista e anti-corruzone che i sondaggi danno in vantaggio. Non a caso, uno degli slogan scanditi dai giovani durante il concerto è stato “Ruszkik haza!”, Russi, tornate a casa', la frase simbolo della rivoluzione antisovietica del '56 ora usata contro l'ingerenza della Russia di Vladimir Putin, alleato di ferro di Orban.
La grande partecipazione al concerto, che è stato anche seguito da 100mila persone in streaming, è una nuova conferma del forte sostegno che il 45enne Magyar raccoglie tra i più giovani, con un recente sondaggio che indica che il 65% degli under 30 sono per Tisza, contro appena il 14% che appoggia il premier nazionalista. Oggi sono previsti gli ultimi comizi, quello di Magyar a Debrecen, nel nord est del Paese, e quello di Orban nella piazza della capitale che ieri notte era piena dei giovani che chiedono il cambiamento.
Intanto Trump ha lanciato il suo endorsement a Orban. "Il giorno delle elezioni è domenica 12 aprile 2026. Ungheria: andate a votare per Viktor Orban . E' un vero amico, un combattente e un vincente che ha il mio pieno e incondizionato sostegno nella sua lotta per la rielezione a primo ministro dell'Ungheria", ha scritto il presidente degli Stati Uniti, sottolineando che "Viktor Orban non deluderà mai il grande popolo ungherese. Sarò con lui fino alla fine!". Nel sostenerlo, Trump ha aggiunto che "Viktor Orban è un leader davvero forte e influente, con una comprovata esperienza nel raggiungimento di risultati eccezionali", ha scritto.
Secondo il presidente statunitense Orban "combatte instancabilmente per il suo grande Paese e il suo popolo e li ama, proprio come io amo gli Stati Uniti". Inoltre, ha aggiunto Trump, "Viktor si sta impegnando a fondo per proteggere l'Ungheria, far crescere l'economia, creare posti di lavoro, sostenere il commercio, fermare l'immigrazione clandestina e garantire l'ordine pubblico".
Il presidente americano ha poi parlato delle "relazioni tra l'Ungheria e gli Stati Uniti" che a suo avviso "hanno raggiunto nuovi livelli di cooperazione e importanti traguardi durante il mio mandato, in gran parte grazie al primo ministro Orban". Per questo, ha continuato Trump, "non vedo l'ora di continuare a lavorare a stretto contatto con lui affinché entrambi i nostri Paesi possano proseguire su questo eccellente percorso di sviluppo e cooperazione".
Tutta l’Europa guarda all’Ungheria e alle elezioni di domenica, che potrebbero segnare la fine di 16 anni di governo di Vitkor Orban. I sondaggi indipendenti, danno in netto vantaggio il leader dell’opposizione Péter Magyar, ma la strada rimane in salita. Come ha spiegato a Eurofocus di Adnkronos Zsuzsanna Végh, analista politica ungherese del German Marshall Fund degli Stati Uniti e ricercatrice associata dell’European Council on Foreign Relations, gli apparati del potere sono stati rimodellati dagli orbaniani: una vittoria del partito rivale Tisza sarebbe solo l’inizio di una battaglia ben più lunga.
Magyar sembra aver fatto tesoro dei tentativi fallimentari di sconfiggere Orbán, rileva l’esperta. L’ex politico di Fidész si è posizionato per parlare direttamente allo storico elettorato ungherese di centrodestra, si è dedicato intensamente alla campagna elettorale sul terreno e promette così bene che la maggior parte dei partiti di opposizione ha ritirato i propri candidati dalla corsa elettorale per dargli la migliore possibilità contro il premier in carica. Una situazione ben diversa dalla scorsa tornata elettorale, quella del 2022, quando naufragò la coalizione di convenienza guidata da Péter Márki-Záy, lasciando Fidész con una supermaggioranza al Parlamento.
“In definitiva, la situazione è diversa ora e i protagonisti sono diversi - riassume l’analista - Nel 2022, dopo diversi tentativi falliti, era diventato chiaro per l’opposizione che nel sistema costruito da Fidész è impossibile sfidare il partito più forte se si corre separatamente“. Così i partiti di opposizione si sono uniti in un matrimonio di convivenza, pur mantenendo orientamenti ideologici molto diversi, con rivalità e conflitti interni alla coalizione evidenti. “Ma non c’era un messaggio unificante chiaro al di là di ‘vota contro Orbán'”. Negli ultimi due anni, dopo aver sfiorato il 30% alle elezioni europee, Magyar è emerso come “un nuovo leader che ha messo tutto questo da parte e non si è assolutamente confrontato con la vecchia opposizione, perché nella sua percezione gli elettori erano stanchi non solo del regime di Orbán, ma anche della vecchia opposizione”. Per due anni ha percorso il Paese in lungo e in largo, costruendo un movimento dal basso, senza compromessi e senza alleanze, e creando “un partito che sembra essere forte quanto Fidész”, anche se fondato su “una base elettorale ideologicamente molto diversificata e molto basata sul voto di protesta”. A ogni modo, “è riuscito a unire una coalizione di elettori anti-regime, non una coalizione di partiti. Ed è una distinzione importante“.
In caso di vittoria, cosa cambierebbe nel rapporto tra Budapest e Bruxelles? “Il punto di partenza di Péter Magyar è il rilancio dell’impegno dell’Ungheria verso l’Unione Europea“, spiega Végh, avvertendo che non si tratta in alcun modo di un convinto euro-federalista, ma un politico nazionalista, conservatore, “il cui punto di riferimento è ancora la sovranità del Paese e l’interesse della nazione”. Il cambio di passo rispetto a Orbán sarebbe comunque netto: Magyar adotterebbe un “tono più collaborativo” e “molto probabilmente si allontanerebbe dalla politica del veto, che in molti casi non era guidata dagli interessi nazionali ungheresi, ma, come vediamo sempre più chiaramente, dalla rappresentanza degli interessi russi”.
È lecito aspettarsi che Magyar porti avanti battaglie in Ue sulla migrazione, sui fondi per l’Ungheria nel prossimo bilancio 2028-2034, specialmente per quanto riguarda l’agricoltura, e sui punti di frizione bilaterali con l’Ucraina riguardanti la minoranza ungherese, aggiunge l’esperta. I diritti delle minoranze sono state identificate come priorità dalla candidata ministra degli Esteri di Tisza, Anita Orbán, che ha portato l’esempio polacco e rumeno come modello su come gestire il tema. “Ma ora abbiamo anche il problema energetico, quello relativo all’oleodotto Druzhba. Questo sarà all’ordine del giorno per qualsiasi governo perché per ora l’Ungheria dipende ancora da quella fornitura. Ma vedremmo più apertura da un governo Tisza per quanto riguarda la diversificazione e l’allontanamento dalla dipendenza dalla Russia”.
Sul fronte ucraino, la posizione di Magyar è sfumata: probabilmente il suo governo sarebbe più aperto a sostenere il Paese, almeno finché il farlo non impatta negativamente sull’Ungheria. “Mi aspetto più apertura verso il sostegno finanziario, ma non tanto su quello militare“, puntualizza l’analista. Quanto all’adesione di Kiev all’Ue, Magyar non è contrario in linea di principio, ma si oppone alla corsia preferenziale: “Deve essere un processo basato sul merito. Il percorso accelerato sta trasformando l’adesione dell’Ucraina in una questione geopolitica piuttosto che nel processo standard di europeizzazione”. E vuole rimettere la questione agli ungheresi tramite referendum, mossa complicata, “visto quanto questi ultimi siano stati soggetti a così tanta propaganda anti-ucraina dal governo negli ultimi quattro anni”.
Al di là del rapporto con Bruxelles, Magyar ha indicato il rafforzamento della cooperazione regionale con i Paesi dell’Europa centrale come seconda priorità di politica estera. L’ambizione è riportare l’Ungheria al centro del Gruppo di Visegrád (V4), di cui fa parte insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e che sotto Orbán si era progressivamente trasformato da piattaforma di cooperazione a fronte comune anti-Ue. Con la Polonia di Donald Tusk, spiega Végh, i margini di collaborazione sono ampi. Con il premier ceco Andrej Babiš ci si potrebbe aspettare “una cooperazione pragmatica”. Diverso il caso di Robert Fico in Slovacchia, dove la controversia sui decreti di espulsione che colpiscono la minoranza ungherese ha già creato attriti.
Uno degli aspetti più visibili della campagna elettorale in corso è stato l’endorsement esterno a favore di Orbán — quello di JD Vance in visita a Budapest — mentre Magyar si è deliberatamente tenuto lontano da qualsiasi appoggio internazionale, anche per difendersi dalle accuse di essere un fantoccio di interessi stranieri. “L’esatto contrario di ciò che Orbán ha fatto nella sua strategia di campagna, sebbene sia lui a posizionarsi come sovranista e difensore dell’interesse nazionale: un paradosso interessante”, osserva Végh. L’opposizione vede l’ironia della posizione del leader di Fidész, ma non gli elettori pro-governo, aggiuge.
Tuttavia, l’esperta non si aspetta che il sostegno di Washington influenzi la campagna elettorale, visto quanto è polarizzante l’amministrazione Usa. Lo stesso Vance non ha una forte presa sul pubblico ungherese, e il fatto che sia andato a fare campagna a fianco del premier “non influenza più la scelta degli elettori a questo punto. È troppo tardi“. L’esperta ravvisa nella visita del vicepresidente un messaggio più simbolico rivolto alle istituzioni Ue, che ha criticato apertamente accusandole di ingerenza straniera, e agli attori sovranisti affini in Ue, per assicurarli del sostegno del movimento Maga.
L’influenza russa, invece, “è molto più sottile e a lungo termine”, prosegue l’analista, ricordando che gli “stretti legami” tra il governo ungherese e il Cremlino spiegano perché Mosca sarebbe molto interessata a mantenere Orbán al potere: “W stato un asset molto importante per la Russia nell’Ue”. La Russia opera “dietro le quinte, attraverso la costruzione di narrazioni. Abbiamo prove che testate filogovernative abbiano di fatto ripreso propaganda di fabbricazione russa e l’abbiano adattata al pubblico di lettori ungheresi”. E ci sono anche indicazioni di cooperazione sul fronte elettorale, con segnalazioni di funzionari del Gru, l’intelligence militare russa, “coinvolti come consiglieri del governo ungherese”. Anche se non è chiaro quanto tutto questo sia realmente necessario, dato il sistema politico costruito da Orbán, aggiunge l’esperta.
Il recente episodio degli zaini pieni di esplosivi trovati in prossimità di un gasdotto in Serbia è “ampiamente visto come un’operazione false flag andata storta”, afferma Végh. “Le autorità serbe non hanno fornito una narrativa che avrebbe in alcun modo aiutato. Il governo serbo ha apertamente affermato che non c’era alcun collegamento con l’Ucraina. Se era davvero un’operazione false flag, non è stata un’operazione di successo: ha interferito solo con il weekend di Pasqua”.
Che l’opinione pubblica abbia sospettato subito della versione del governo dice molto sul lavoro svolto da giornalisti e analisti indipendenti, in un Paese dove Fidesz “controlla i media pubblici — che a questo punto non dovremmo considerare come media di servizio pubblico, ma come un canale di propaganda — e la quota preponderante dei media privati“. Gli organi di informazione indipendenti sopravvivono, ma “operano sotto una pressione crescente” da parte delle autorità: attacchi a pagine social, siti web, webshop, ossia le principali fonti di introiti per le piccole attività. Il risultato, tuttavia, è visibile: “Quando accade qualcosa, il governo non ha automaticamente il dominio narrativo. È molto più difficile ingannare le persone che sono state rese consapevoli della possibilità di uno scenario come quello”.
L’ipotesi di un mancato riconoscimento della sconfitta da parte del premier è nell’aria. Végh delinea una serie di scenari possibili, a partire dalla contestazione legale di singoli collegi, con riconteggi e possibile ripetizione del voto in caso di irregolarità, ossia la via meno destabilizzante, seppur in grado di ritardare i risultati definitivi. Ma ci sono scenari più estremi: se Fidész non accettasse il risultato e non trasferisse il potere in linea con la propria Costituzione, potrebbe decidere di rimanere al potere illegittimamente.
Le conseguenze sarebbero pesanti. In primo luogo, “l’Ue non può permettere a un leader che non è legittimamente in carica di rappresentare il proprio Paese”, evidenzia l’esperta. Sul piano economico, “i mercati ne risentirebbero, il rating dell’Ungheria crollerebbe, il fiorino collasserebbe”. Dato che l’Ungheria “non è un Paese con molte risorse che può fare da sé, non sarebbe praticabile per un governo rimanere al potere contro la volontà popolare”. L’analista non esclude il rischio di proteste in piazza, caso in cui sarebbe nell’interesse di Tisza mantenere le manifestazioni non violente, con “provocatori infiltrati dal regime tra i manifestanti per causare violenza“. Lo scenario rimane improbabile, aggiunge. Anche perché ci sono altri modi di ostacolare un possibile governo Magyar.
Il vero nodo, in caso di vittoria di Tisza, è cosa succederebbe il giorno dopo. Il parallelo è la Polonia di Donald Tusk, dove il governo riformista sta facendo i conti con istituzioni colonizzate dal partito uscente. Se Magyar vincesse una maggioranza semplice e non costituzionale “si troverebbe di fronte a una serie di attori di veto incorporati nel sistema: la presidenza, la Corte Costituzionale, il pubblico ministero, la Banca Nazionale, la Corte dei Conti”. La soglia critica è di 133 seggi su 199, i due terzi necessari per la maggioranza costituzionale. Al di sotto di quella soglia, Magyar potrebbe dare seguito alla sua promessa di sbloccare i fondi Ue congelati e avviare alcune riforme”, ma probabilmente non sarebbe in grado di invertire l’erosione democratica del sistema”, avverte l’esperta.
Il banco di prova più immediato sarebbe l’approvazione del bilancio, che deve avvenire entro marzo 2027. “Il consiglio fiscale che deve dare il via libera è composto da tre membri: il presidente nominato dal partito di governo, il governatore della Banca Nazionale, ex ministro delle finanze di Fidész, e il presidente della Corte dei Conti, anch’esso un fedelissimo di Fidész». Se il bilancio non venisse approvato, il presidente della Repubblica avrebbe il diritto di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. “Quindi il primo anno sarà davvero cruciale“, conclude Végh. “Se invece c’è la maggioranza costituzionale, allora tecnicamente Magyar può fare quello che vuole”.
E se Orbán vincesse ancora? Nessun cambio di traiettoria, in caso di un quinto mandato: “Questo governo si è sempre radicalizzato dopo ogni singola elezione, anche in politica estera“, sottolinea Végh. Difficile anche un semplice rimpasto: “Con le rivelazioni sugli stretti legami con la Russia, che è il punto dolente particolare, una rimozione del ministro degli Esteri sarebbe l’ammissione di evidenti comportamenti scorretti. Non credo che il governo Orbán possa farlo. Non sono nemmeno sicuro che la Russia permetterebbe al governo ungherese di farlo. Il che mostrerebbe che ci sono dipendenze piuttosto significative e solleverebbe di nuovo domande sulla sovranità”.
La prospettiva europea sarebbe quella di un isolamento crescente, prosegue, spiegando di non vedere come possa continuare la collaborazione con i partner europei se Péter Szijjártó ricomparisse davanti al Consiglio europeo dopo le sue ammissioni sulla collaborazione attiva con il Cremlino. “È molto difficile cooperare con un governo che non nega nemmeno di aver fatto trapelare informazioni dalle riunioni del Consiglio a una terza parte che i partecipanti considerano un nemico e una minaccia”. Non si esclude, dunque, il ricorso all’articolo 7 dei Trattati per privare Budapest del diritto di veto, opzione che finora Bruxelles si è ben guardata dal considerare per non fornire munizioni alla campagna anti-Ue di Orbán.
In questo ambito, l’esperta crede che la Commissione europea, in linea di massima, “abbia navigato bene” il periodo elettorale. “Non è intervenuta in alcun modo nella campagna. Ed è l’approccio giusto: non dovrebbe”. Nemmeno quando il governo ungherese ha colto l’Ue in contropiede rifiutandosi di appoggiare all’ultimo momento il pacchetto da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. “Non riesco davvero a biasimare l’Ue per aver rinviato il confronto e aver cercato di aspettare. Allo stesso tempo, questo mette l’Ucraina in una posizione molto vulnerabile, e trovarsi in quella posizione ha ovviamente contribuito anche all’escalation dei rapporti tra Ungheria e Ucraina che il governo ungherese ha potuto sfruttare“.

Categoria: internazionale/esteri
18:59
Milan, Leao prima punta non piace ai tifosi: "Perché gioca lì?"
(Adnkronos) - Rafa Leao nel mirino dei tifosi del Milan. Oggi, sabato 11 aprile, l'attaccante portoghese è impegnato in Milan-Udinese, valida per la 32esima giornata di Serie A, ma protagonista di un primo tempo decisamente negativo e terminato sotto 2-0 tra i fischi di San Siro. Il numero 10 rossonero è stato schierato ancora una volta prima punta da Massimiliano Allegri, con Pulisic e Saelemaekers esterni ai suoi lati.
Una scelta tattica che non è piaciuta ai tifosi del Milan e che Leao in primis, viste le prestazioni, ha già mostrato di non gradire particolarmente in stagione: "Non sa cosa fare in campo, va a destra e sinistra senza sapere cosa fare", è l'analisi di un tifoso su X. Un'analisi largamente condivisa: "Leao con Allegri va venduto, non ci sono prospettive: è giusto separarsi. Oggi siamo al peggio del peggio", "Mister, questi fischi sono anche per te. Non si può iniziare senza punta", ha scritto un utente riferendosi ai sonori fischi che hanno accompagnato il Milan negli spogliatoi.
"Perché sta giocando punta?", è il pensiero largamente condiviso su X dai tifosi rossoneri, che non hanno condiviso, forse proprio come Leao, la scelta di schierare il portoghese come centravanti.

Categoria: sport
18:36
Stefania Orlando: "A 18 anni ho subito una molestia, credevo di essere sbagliata"
(Adnkronos) - Stefania Orlando ha parlato pubblicamente per la prima volta di aver subito una molestia quando aveva 18 anni. La showgil ospite oggi a Verissimo ha ricordato, con la voce rotta dal pianto, che in quel periodo stava cercando di farsi strada nel mondo della moda: "Facevo la modella e avevo un agente. Una volta mi ha chiesto di andare a Milano per un provino".
Orlando ha raccontato di essere stata ingannata dall'uomo che le avea proposto di dormire a casa sua per risparmiare sulle spese dell'hotel: "Mi sembrava una persona molto seria, mi fidavo. E aveva detto che non sarei stata da sola, ma che ci sarebbero state altre ragazze in casa".
Ma arrivata nel suo appartamento si è ritrovata da sola con lui: "Mi ha detto che non mi dovevo preoccupare e che le altre avevano trovato un'altra sistemazione". La showgirl ha poi aggiunto: "Sono andata a dormire e durante la notte mi sono svegliata perché lui si era infilato nel mio letto. Mi ha messo le mani addosso, frugando tra le parti intime. Io sono rimasta paralizzata, solo dopo qualche secondo ho capito cosa stesse succedendo, mi sono subito agitata e gli ho chiesto cosa stesse facendo".
L'uomo, ha raccontato Orlando, ha cominciato ad insultarla dicendole che "in questo mondo funziona così". "Io mi sono sentita in colpa per essere rimasta lì. Ero profondamente umiliata", ha aggiunto.
Il giorno dopo l'agente l'ha accompagnata in stazione, congedandola senza portarla a nessun provino: "Mi ha detto che con questo carattere non sarei mai andata da nessuna parte e io gli ho creduto".
Orlando ha confessato di non aver mai denunciato l'uomo: "Non l’ho mai raccontato nemmeno ai miei genitori. Avevo paura che mio papà si potesse arrabbiare. Lui non l’ho mai più visto, io ho lasciato immediatamente quel mondo, non volevo più farne parte".
Inevitabilmente, questa esperienza ha cambiato il suo rapporto con gli uomini: "Sono diventata molto più diffidente, ho sempre avuto paura di essere trattata male, tradita, o che mi potessero fare del male. Ero giovane, ingenua".
E in conclusione, la showgirl ha lanciato un appello al coraggio rivolto a tutte le donne: "Bisogna denuciare, raccontare e mai vergognarsi perché la colpa non è mai la nostra".

Categoria: spettacoli
18:26
Casellati: "Intelligenza artificiale per semplificare e dare certezze, burocrazia è stalker quotidiano"
(Adnkronos) - "Sono stata la prima a lanciare il tema della Ia applicata alla semplificazione normativa perché è uno strumento straordinario. Semplificare significa dare possibilità e certezza dei propri diritti e doveri ai cittadini e all'impresa". "La semplificazione normativa è una straordinaria leva economica a costo zero", che porta "sviluppo e competitività". Lo dice la ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, intervistata dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario alla Scuola di Formazione Politica della Lega in corso a Roma, a Palazzo Rospigliosi.
"Abbiamo eliminato 40 km di norme, regi decreti che si ritrovano nei richiami delle varie leggi", equivalenti a "trentamila mila atti" ed "istituito la legge di semplificazione normativa come legge annuale perché fino ad oggi il carattere delle semplificazioni è stato occasionale. Ma io voglio sia sistematico". "Noi oggi spesso non sappiamo neanche che tipo di diritti abbiamo a causa delle varie disposizioni sparse nei tanti provvedimenti. Grazie all'Intelligenza artificiale invece facciamo raccolte, eliminando sovrapposizioni e dando certezza dei diritti ai cittadini e semplicità di percorso agli imprenditori".
Avete pensato ad eliminare il burocratese per rendere più comprensibili le norme? "Sì, rendere le norme chiare e semplici è un aspetto a cui stiamo guardando. Nel 2023 - ricorda Casellati - c'è stata una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima una norma per oscurità, perché non si capiva nulla. Io penso che la burocrazia sia uno stalker che ci accompagna tutti i giorni".
"Sul premierato siamo in seconda lettura alla Camera, abbiamo bisogno di 4 letture trattandosi di una legge costituzionale. C'è stato un momento di stallo per provvedimenti urgenti accavallati in Commissione. Io spero che la riforma sia definita entro la fine della legislatura. Se non otterrà il consenso si andrà a referendum nella prossima legislatura", dice Casellati.
"Il premierato è una legge preziosissima, che intende garantire stabilità - prosegue - Noi abbiamo finora avuto governi che si sono succeduti senza passare dal voto dei cittadini. Io ho vissuto due Conte e Draghi nella legislatura 2018 - 2022 da presidente del Senato e mi son trovata in grande difficoltà per aggregazioni inedite ed improbabili che non andavano d'accordo su niente. Oggi il Pd sta pensando al campo largo, lo trovo impossibile. Non andavano d'accordo su niente. E' caduto il governo per la questione dei termovalorizzatori a Roma. Si fermerebbe tutto".
"Roma Capitale d'Italia ha lo stesso trattamento di tutti i comuni. Altre capitali europee e non europee hanno poteri particolari... Ma Roma è la culla della civiltà, della cultura, la sede di organi istituzionali e del Papato, con una storia millenaria per cui merita un'attenzione particolare. Per questo vogliamo attribuire a Roma Capitale alcuni poteri legislativi che riguardano le esigenze di questo territorio, come il patrimonio artistico, la polizia locale... non tante materie ma alcune legate alle esigenze dei nostri cittadini", spiega Casellati.
Cosa dice ai giovani del centrodestra per il futuro? "Noi abbiamo pensato a loro. Ho introdotto nella legge di semplificazione un principio già in vigore, la Vig, valutazione dell'impatto generazionale, che valuta l'effetto delle norme sulle future generazioni. Questo è un cambio di paradigma culturale: i giovani potranno programmarsi esprimendo i loro talenti qui nel loro Paese, non essendo costretti a cercare fortuna altrove. Il principio è già legge, stiamo facendo il regolamento di attuazione. Il termine ultimo è maggio", dice la ministra Casellati intervistata dal direttore Desario.
In una università le consentirebbero di spiegarlo? "Molte delle nostre leggi non sono conosciute. A Bruxelles proporrò che Vig diventi un principio europeo. Tra l'altro mi hanno invitato perché in Italia siamo i capofila. Sono stata invitata per parlarne anche all'Ocse e a scrivere un articolo nell'università americana della Pennsylvania, la quarta negli Usa per importanza e autorevolezza", conclude.

Categoria: politica
17:51
Stefano Corti, la separazione da Bianca Atzei: "Periodo difficile, il dolore è ancora vivo"
(Adnkronos) - "Il dolore non è ancora passato". Stefano Corti, ospite oggi a Verissimo, ha parlato per la prima volta pubblicamente della separazione da Bianca Atzei.
Il conduttore televisivo e inviato de 'Le Iene' ha raccontato di star attraversando un periodo complesso, fatto di alti e bassi: "Sono passati ancora pochi mesi dalla nostra separazione ma il tempo guarisce tutte le ferite". Secondo quanto aveva rivelato Bianca Atzei, sempre ospite a Verissimo, i due avevano deciso di intraprendere strade diverse lo scorso settembre.
La guarigione, però, non è un percorso lineare: "Non è ancora passato il dolore. Soprattutto quando ci sono bambini in mezzo, il dispiacere è immenso", ha aggiunto Corti, papà di Noa Alexander, nato dall'amore con Atzei nel 2023. "La nostra sarà una famiglia allargata e sarà bellissimo così", ha concluso.
Corti ha provato a spiegare i motivi che hanno portato alla separazione della coppia: "Il tempo ha fatto venir fuori il carattere vero, non siamo stati in grado di adattarci ai caratteri dell'altro. Probabilmente non ho lavorato abbastanza, la felicità di coppia è un lavoro costante". Il suo più grande dispiacere rimane per il figlio: "Mi spiace tanto per l'idea che ho di famiglia, per Noa che oggi capisce la situazione, non è facile".

Categoria: spettacoli
17:44
Violenta lite tra due rider in centro a Milano, coltellate e un arresto per tentato omicidio
(Adnkronos) - Una violenta lite in centro tra rider, di fronte ai locali in attesa di ricevere il cibo da consegnare. E' accaduto ieri sera a Milano, dove un ragazzo di 29 anni di origine pakistana, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per tentato omicidio.
Il fatto è avvenuto intorno alle 21. Gli agenti della sesta sezione della squadra mobile di Milano, impegnati in un servizio di controllo in abiti civili, transitando in piazza Oberdan hanno notato i due rider litigare tra loro e in forte stato di agitazione. Uno dei due, un cittadino afghano di 28 anni, visti gli agenti ha chiesto aiuto mostrando loro alcune ferite e indicando il 29enne pakistano, che stringeva in mano un coltello. I poliziotti hanno immediatamente allertato i soccorsi e messo in sicurezza la zona, bloccando il presunto aggressore che, nel frattempo, aveva lasciato l'arma all’interno del portavivande della sua bicicletta.
Gli accertamenti svolti nell’immediatezza dal personale della squadra mobile con l’ausilio della polizia scientifica e la visione delle immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’aggressione. Le ferite, risultate compatibili con l’arma gettata dal 29enne, hanno trovato riscontro sui capi di vestiario, indossati dalla vittima al momento dell’aggressione. Al termine degli accertamenti, il giovane è stato accompagnato al carcere di San Vittore. La vittima è stata trasportata in codice giallo all'ospedale Niguarda con ferite sul torace, alla schiena e al gluteo.
Categoria: cronaca
17:27
Bassetti: "Trump blocca report su effetti vaccino covid"
(Adnkronos) - "I Cdc degli Usa hanno nascosto all'opinione pubblica americana dati che dimostrano i benefici dei vaccini Covid su ricoveri e complicanze, ritardando per ordine di Trump la pubblicazione di articoli scientifici". Il professor Matteo Bassetti critica la linea dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Negli Usa, come riferisce il Washington Post, è stata bloccata la pubblicazione di un report che dimostrerebbe l'efficacia dei vaccini contro il covid, con effetti evidenti sul calo di ricoveri. "Quando a comandare la sanità ci metti no-vax e complottisti, questi sono i risultati. E' censura scientifica, ormai sono alla frutta", dice il direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.
Secondo il Washington Post, che cita come fonte due scienziati a conoscenza della decisione, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno posticipato la pubblicazione di un rapporto che dimostra come il vaccino contro il Covid abbia dimezzato la probabilità di accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per gli adulti sani lo scorso inverno. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra funzionari attuali e non: il timore è che le informazioni sui benefici del vaccino vengano minimizzate perché in contrasto con le posizioni del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., da sempre critico nei confronti delle vaccinazioni. Il rapporto avrebbe dovuto essere diffuso il 19 marzo sulla principale pubblicazione scientifica di punta del CDC, il Morbidity and Mortality Weekly Report.
Secondo il report, tra settembre e dicembre 2025 gli adulti sani che hanno ricevuto il vaccino hanno ridotto del 50% la probabilità di recarsi al pronto soccorso o in una struttura di assistenza urgente e del 55% il rischio di essere ricoverati in ospedale per Covid rispetto a coloro che non hanno ricevuto la dose di vaccino prevista per il periodo 2025-2026.

Categoria: internazionale/esteri
17:26
Iran, due cacciatorpedinieri Usa hanno attraversato Hormuz. Ma Teheran smentisce
(Adnkronos) - Sarebbero due cacciatorpedinieri lanciamissili le navi della Marina Usa che oggi hanno passato lo Stretto di Hormuz, secondo tre fonti Usa citate dal Wall Street Journal, segnando il primo passaggio di navi da guerra americane dall'inizio del conflitto con l'Iran sei settimane fa. Secondo le fonti non ci sarebbero stati problemi per quella che viene descritta come una missione per la libertà di navigazione, dal momento che le navi non scortavano navi commerciali. In precedenza Axios aveva diffuso la notizia del passaggio delle navi americane, specificando che questo non era stato coordinato con le autorità di Teheran.
Mentre le fonti diffondevano queste notizie, Donald Trump ha pubblicato su Truth un post in cui annuncia che "stiamo avviando il processo di sgombro dello stretto di Hormuz", sottolineando che si tratta di "un favore" a Paesi come la Cina, il Giappone e la Francia "che non hanno il coraggio o la volontà di fare da soli questo lavoro". Nello stesso post, pubblicato praticamente mentre le delegazioni americane ed iraniane si stavano per sedere per il primo faccia a faccia in decenni, Trump ha insistito nel dire che l'Iran "sta perdendo alla grande", riconoscendo però la minaccia delle mine iraniane nello Stretto. "L'unica cosa che hanno è la minaccia che una nave possa incappare in una delle loro mine sottomarine", ha scritto.
Intanto, però, i media iraniani hanno negato che le navi Usa abbiano attraversato lo Stretto, riferendo di un episodio in cui una nave sarebbe ritornata indietro dopo che le forze di teheran avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento. Ma le fonti americane citate da Axios negano di aver ricevuto questo avvertimento.
Se Teheran smentisce, a confermare la notizia è invece la dichiarazione diffusa dal comandante del Centcom, il comando militare centrale Usa competente per le operazioni in Medio Oriente, che parla di una "operazione di sminamento".
"Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper.
Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno inziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni", conclude il comunicato del Centcom.

Categoria: internazionale/esteri
15:56
Cinturrino, dichiarazioni spontanee in aula: "Mai usato violenza, sempre agito nel pieno della legalità". Testimoni ribadiscono le accuse
(Adnkronos) - Da un lato i testimoni che ribadiscono le accuse contro Carmelo Cinturrino, dall'altro lato l'assistente capo del commissariato Mecenate che conferma di aver agito sempre con correttezza. La due giorni di incidente probatorio - al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano - non cambia il quadro, ma cristallizza quelle che sono le plurime accuse contro l'agente accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri e di una trentina di capi d'imputazione che vanno dalle minacce allo spaccio.
Per l'intera giornata i testimoni, sei in tutto tra ieri e oggi, ribadiscono le minacce subite durante i controlli nel boschetto di Rogoredo, nota area di spaccio, raccontano di 'Luca martello' impegnato a usare un'arma contro consumatori o pusher, di un agente che teneva per sé droga e soldi. Accuse che sono costate a tutti una denuncia per calunnia da parte degli avvocati di Cinturrino.
Uno dei testimoni - tutti uomini giovani con fragilità - ribadisce di essere stato colpito durante un controllo al commissariato, un altro conferma che è stato stilato un falso verbale per il suo arresto nel quartiere Corvetto e c'è anche chi, a lungo, ricostruisce le presunte minacce del poliziotto ora in carcere contro Mansouri per gli equilibri nella piazza di spaccio di Rogoredo. Parole la cui attendibilità è certa per la difesa della vittima e che, invece, viene messa in dubbio dai difensori di Cinturrino. Le domande del giudice Domenico Santoro si mescolano a quelle del pubblico ministero Giovanni Tarzia e dei legali e restituiscono in due giorni oltre 20 ore di intensi botta e risposta.
"Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia, la divisa è sempre stata la mia passione. Non ho mai usato violenza contro nessuno, non ho mai sottratto droga o soldi, ho sempre agito nel pieno della legalità". E' il senso delle dichiarazioni spontanee rese da Cinturrino nell'aula a porte chiuse del terzo piano del Palazzo di Giustizia. L'assistente capo del commissariato Mecenate si mostra sicuro, rivendica i "riconoscimenti" di una carriera lunga quasi 20 anni, segnati da pochi giorni di malattia, e dall'amore per la divisa.
"Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io", è uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee rese dal poliziotto. L'assistente capo del commissariato Mecenate arrestato e in carcere per l'omicidio volontario del 28enne, colpito con un colpo di pistola alla testa la sera del 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo durante un controllo antidroga, ribadisce nell'aula a porte chiuse del Tribunale di Milano di aver sparato "perché ho avuto paura". Un timore nato dal fatto che il giovane si sarebbe chinato e quel movimento sospetto avrebbe portato alla reazione fatale.
Per circa 45 minuti, Cinturrino difende sé stesso e lo fa ricordando la passione per la divisa - "il primo in famiglia a vestirla" - gli encomi ricevuti, una dedizione che si traduce "in 25 giorni di malattia in 18 anni di servizio". Un amore che diventa commozione quando ricorda il padre e il loro incontro in carcere. Le scuse per la vittima non occupano molto spazio nelle dichiarazioni spontanee, e il suo essere "enormemente dispiaciuto" per Mansouri si lega allo stesso dispiacere che prova per sé stesso.
Il suo racconto si traduce nell'orgoglio per gli arresti fatti - tutti svolti "nella massima legalità" - rimarca di non aver mai torto un capello a nessuno ("non ho mai picchiato nessuno, a maggior ragione un invalido"), respinge chi lo accusa di aver tenuto per sé droga o soldi, ma restituisce quasi l'immagine di un buon samaritano che portava "abiti e medicine" a chi era in difficoltà nel boschetto di Rogoredo.
Davanti al giudice Santoro, al pubblico ministero Giovanni Polizzi e alle parti, ribatte (episodio su episodio) alle accuse dei testimoni sentiti nella prima giornata dell'incidente probatorio. Nega di conoscere la vittima, conferma che un ragazzo afghano era presente al momento dello sparo esploso "per paura" ma non fa cenno alla pistola finta messa accanto a Mansouri o alle dichiarazioni dei suoi stessi colleghi che lo accusano.
"Ha spiegato e respinto le accuse, ha spiegato che aveva il martello per cercare lo stupefacente e non per colpire, ha negato di aver mai proferito minacce di morte. I testimoni sono stati denunciati per calunnia", spiegano gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, difensori del poliziotto. "Non lo conosceva Mansouri, lo aveva visto dalle foto segnaletiche" per un'indagine condotta da altri pochi mesi prima. "Per l'ennesima volta si è detto dispiaciuto, un profondo e autentico dispiacere" ed ha ribadito che non voleva uccidere.
"Da chi dice che ha ucciso senza volere uccidere mi aspettavo una disperazione che non è emersa nelle dichiarazioni spontanee", il commento dell'avvocato Marco Romagnoli che insieme alla collega Debora Piazza difende la famiglia di Mansouri.

Categoria: cronaca
15:06
Montecarlo, Alcaraz batte anche Vacherot: domani la finale con Sinner vale il numero uno
(Adnkronos) - Sarà Carlos Alcaraz a sfidare domani, domenica 12 aprile, Jannik Sinner nella finale del torneo Atp Masters 1000 di Montecarlo. Lo spagnolo, numero 1 del mondo e prima testa di serie, supera il monegasco Valentin Vacherot, numero 23 del ranking Atp, con il punteggio di 6-4, 6-4 in un'ora e 25 minuti. Chi vince domani, oltre a conquistare il torneo del Principato, sarà anche il numero uno del mondo.
La finale del Masters 1000 di Montecarlo è in programma domani alle 15.

Categoria: sport
14:34
Da Rushdie a Veronesi, le novità in libreria
(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con Mondadori 'L’undicesima ora' di Salman Rushdie. Il quintetto di racconti che compone il libro offre una caleidoscopica quanto affascinante esplorazione della vita, della morte e di ciò che viene messo a fuoco quando ci si trova alle prese con l’atto finale della nostra vicenda umana. 'Nel sud' narra di una coppia di anziani litigiosi, Junior e Senior, e della loro personalissima tragedia privata che si consuma nel bel mezzo di un momento di calamità nazionale. 'Nella Musicista di Kahani', una giovane musicista di prodigioso talento – che vive nel quartiere di Mumbai descritto nei Figli della mezzanotte – sfrutta le sue doti magiche per vendicarsi della ricca famiglia di cui è entrata a far parte con il matrimonio.
Nel racconto 'In ritardo', il fantasma di un docente di Cambridge chiede l’aiuto di una studentessa solitaria per vendicarsi di quello che è stato il suo aguzzino per una vita. Oklahoma vede un giovane scrittore smarrirsi progressivamente in una rete di inganni e bugie mentre cerca di capire se il suo mentore si sia suicidato o abbia finto la propria morte. E, per finire, 'Il vecchio nella piazza' è una potente parabola per i nostri tempi sulla libertà di parola. Come trascorriamo la nostra “undicesima ora”: in serenità o nella rabbia? Ci adattiamo alla morte o la combattiamo? E come possiamo raggiungere la pienezza della nostra vita se non conosciamo la fine della nostra storia? Queste pagine straordinarie – arricchite dall’immaginazione sconfinata e dalle intuizioni penetranti che hanno reso Salman Rushdie uno degli scrittori più celebrati del nostro tempo – ci offrono degli spunti di riflessione indimenticabili sulla vita e sulla morte, sull’identità e sull’eredità che ci lasciamo dietro.
Conosciuto e apprezzato per i suoi romanzi, Sandro Veronesi in realtà è da sempre un cultore della narrazione in forma breve. Ma è solo dal 12 maggio con 'Caducità' - in uscita per la Nave di Teseo, come tutti i suoi ultimi libri - che sarà possibile ritrovare per la prima volta in volume tutti i suoi racconti. Un atlante inesplorato della sua narrativa - spiega l'editore - in cui ritrovare i sentimenti e i temi che abbiamo amato nei suoi romanzi. Gli affetti familiari, le conquiste e le perdite, le sfumature dell’amore, lo sport, la musica e le passioni letterarie: a partire dal suo primo racconto, scritto nel 1983 e rimasto fino a oggi inedito, il rapporto di Veronesi con la scrittura è una lunga indagine, alimentata storia dopo storia, attorno all’umanità dei suoi protagonisti, tra le pieghe delle loro debolezze e nella luce dell’energia che li anima. Sono trentadue racconti legati tra loro come i capitoli di un romanzo che unisce generazioni di lettori.
E' in libreria con la casa editrice Sem 'Genesi. Soldi, crimine, impunità. Storia dell'estrema destra israeliana' della reporter Elena Testi. Prima di varcare la soglia parlamentare della Knesset e diventare ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir militava nel Kach, partito così attivamente razzista da essere considerato un’organizzazione terroristica. Nella vita precedente a quella di ministro delle Finanze, Bezalel Yoel Smotrich traeva ispirazione dalle parole degli esponenti di Gush Emunim, movimento ultranazionalista affiancato dalla formazione paramilitare Jewish Underground, responsabile di numerosi attentati. Benjamin Netanyahu, il carismatico e machiavellico “Bibi”, “l’Americano” per il legame a doppio filo con gli States, da bambino non poteva neanche immaginare che sarebbe diventato il premier più longevo della storia del suo paese, mentre cresceva con i libri di Žabotinskij – il padre del revisionismo sionista – e coltivava il sogno della Grande Israele. Ed è lui che, nella sua villa a Cesarea, convince Ben-Gvir e Smotrich a stringere il patto che darà origine al governo più estremista di sempre.
Ma il preludio a questa irresistibile ascesa è una fitta trama che viene da lontano. Affonda le radici negli anni sessanta e si snoda fino ai giorni nostri attraverso figure oscure e atti fondativi siglati nel sangue. C’è il rabbino Meir Kahane, informatore per l’Fbi di Edgar Hoover e pioniere dello spregiudicato espansionismo nei territori della West Bank. C’è Daniella Weiss, convinta sostenitrice della violenza contro i goyim, i non ebrei che occupano abusivamente la Cisgiordania. C’è Baruch Goldstein, rispettabile medico che dopo gli accordi di Oslo decide di disfarsi del camice per indossare i panni dell’attentatore. Ci sono famiglie, finanziatori, sostenitori della causa, dai Falic a Mike Pompeo, passando per Donald Trump. E c’è molto altro. Con la tenacia della reporter e il ritmo di una grande narratrice, Elena Testi racconta l’epica nera dell’estrema destra che si è presa Israele. Genesi è il romanzo criminale, ma tutto vero, sull’inquietante deriva geopolitica e umana a cui stiamo assistendo.
La carriera di un giovane calciatore formidabile, capace di compiere imprese fuori dal comune. A raccontarla è 'Lamine Yamal. Storia di un talento', del giornalista Fabrizio Biasin sugli scaffali con Gallucci. Il libro è il racconto di come un dono riesca a crescere se nutrito con l’affetto di una famiglia speciale, con l’orgoglio per le proprie origini e con tanto, tantissimo impegno personale.
Dai primi calci nel suo “barrio” di Mataró alla mitica accademia giovanile La Masia, fino ad arrivare in direttissima nei più grandi stadi europei, dietro il campione c’è sempre un ragazzo del 2007 amante dei videogiochi che nonostante la fama, i trofei e i record non ha mai dimenticato chi è veramente.Pagina dopo pagina, seguiamo insieme i suoi sogni, le sue azioni più spettacolari e soprattutto i momenti epici di un attaccante eccezionale che sta lasciando un segno indelebile nella storia del calcio. Le tappe del suo percorso leggendario sono rese ancora più emozionanti dalle illustrazioni di Giovanni Gastaldi.
Un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che, almeno una volta, hanno avuto la sensazione di restare bloccati sempre negli stessi errori, in un eterno gioco di pensieri negativi. E' 'Hai ancora paura', il libro di Maria Beatrice Alonzi pubblicato da Sperling&Kupfer. Una luce fredda, implacabile. Uno specchio buio. Una stanza spoglia. Non sai come sia potuto succedere, ma su una cosa non hai dubbi: questo è un interrogatorio. E sotto indagine ci sei tu. Tu e tutte le scelte che hai fatto - e che non hai fatto - finora. Dalle più piccole e quotidiane alle più grandi e importanti. Una vita intera a prendere decisioni, giuste o sbagliate che fossero. Ma il punto è un altro: che cosa c'è stato dietro quelle scelte? Forse pensi di aver fatto ogni cosa per il meglio, avendo ragionato, ponderato tutte le opzioni possibili e assecondato la tua volontà e il tuo desiderio.Eppure non è così, perché a guidare le tue scelte c'è sempre stato un unico motore:la paura. Quella antica, infantile, di sbagliare, di non essere abbastanza, di rimanere senza nessuno al tuo fianco.
E allora non puoi fare altro che aprire una porta dei ricordi per volta e ripercorrere tutti i momenti cruciali della tua vita per indagare, con una nuova consapevolezza, quello che è stato. Non puoi ancora sapere come finirà l'indagine, e se dovrai salire sul banco degli imputati, ciò che importa però è la lezione che ne puoi trarre: tu non sei colpevole per il tuo passato. Sei responsabile del tuo futuro. Una lettura straordinariamente immersiva - promette l'editore - un racconto lucido e allo stesso tempo emotivo che si legge come un romanzo e che genera identificazione immediata: perché tutti noi in fondo abbiamo ancora paura.
Maria Beatrice Alonzi è scrittrice, sceneggiatrice, editorialista televisiva. Esperta di comunicazione e nuovi media, specializzata nella gestione della reputazione, cultura ed etica degli spazi digitali. È laureata in scienze umanistiche per le comunicazioni all’Università Statale di Milano e ha un Master in Tecniche e Metodi di Analisi Comportamentale e Analisi Scientifica del Comportamento non-verbale. Ha scritto cinque libri: quattro saggi e un romanzo, tutti best-seller. È tradotta in oltre 15 Paesi, e ha una community di oltre 2M di followers e altrettanti lettori.
La casa editrice Santelli manda sugli scaffali 'Quasi tutto ciò che vuoi' di Fabio Nocchi. Come reagireste se, all’improvviso, i vostri desideri cominciassero a realizzarsi uno dopo l’altro? Da questo spunto surreale comincia la storia di Malox, un bamboccione quarantenne che ama oziare, uscire con gli amici e fare baldoria. Sembra un sogno che diventa realtà, la possibilità di riscattare un’esistenza mediocre e primeggiare finalmente sugli odiati nemici: colleghi di lavoro ed ex compagni di scuola.
Malox, però, scopre presto che soltanto alcuni desideri si avverano e che lui non ha nessun potere di decidere quali. È l’inizio di un crescendo tragicomico di situazioni grottesche in cui il protagonista capirà che ogni desiderio – se realizzato –ha conseguenze inattese e imprevedibili. Soltanto facendo i conti fino in fondo con le “grandi responsabilità” che derivano dai suoi “grandi poteri”, Malox potrà decidere se il misterioso dono ricevuto sia una fortuna o, invece, una maledizione.
E' in libreria con Sellerio 'Omicidi Srl' di Alessandro Robecchi. Fare i killer - scrive l'editore - è un mestieraccio, diciamolo. Ecco il Biondo e Quello con la cravatta, professionisti con partita iva, alle prese con un nuovo incarico, un omicidio di alta gamma, con parcella a sei zeri. Un lavoro difficile, per cui decidono di coinvolgere Francesca Aroldi, stimata collega di cui hanno avuto modo di apprezzare la professionalità. Ma i dubbi restano, sarebbe comunque un costo aggiuntivo, e poi: si possono davvero fidare fino in fondo? L’occasione si presenta quando Gianguido Howard Tossini De Coullier, giovane studente americano che vive a Milano, orfano di entrambi i genitori, sta per entrare in possesso dell’enorme eredità, sinora amministrata dal nonno materno, un detestabile mercante d’arte. Il vecchio De Coullier, però, non dev’essere molto felice di questo passaggio di consegne, se è disposto a pagare un compenso milionario alla Snap Srl per farlo fuori prima del compimento dei ventuno anni.
Al Biondo e a Quello con la cravatta si presenta subito un problema etico: come si fa a sopprimere un ventenne, nemmeno così odioso? E poi ci sono i problemi pratici: Gianguido conduce una vita regolata, niente vizi o eccessi, né compagnie pericolose, almeno in apparenza. Bisogna scavare bene, nella vita e negli ambienti, suoi e del nonno, per trovare una soluzione. Ed è quello che fanno con consumata abilità e il solito distacco che non gli risparmierà, però, colpi di scena e scoperte sorprendenti.
Omicidi Srl è un affilato poliziesco al contrario, in cui moventi, logiche e dinamiche di un delitto sono ricostruiti dal punto di vista di chi lo compie. Una crime story in forma di commedia che contiene una satira cinica su quel che abbiamo fatto della nostra società, e che rappresenta la stratigrafia ironico-grottesca di una città che è al contempo la «capitale attrattiva e moderna che moltiplica i soldi» e l’agglomerato in cui vive "la folla di quelli che soldi ne hanno pochi, e li cercano dove possono": la Milano nera di Alessandro Robecchi.
Arriverà in libreria con Einaudi il 14 aprile 'Cosa sono le nuvole' di Francesco Piccolo. È stato uno degli attori più amati del cinema italiano. A teatro era così acclamato che il pubblico non lo faceva neppure recitare: appena apriva bocca scrosciavano applausi a non finire. Quando calava il sipario, però, lasciava in camerino quell’irresistibile maschera comica e tornava a essere Antonio De Curtis. "Ehi, signor principe, è inutile che si dia tante arie e snobbi il povero Totò, – diceva alla propria immagine allo specchio. – Si ricordi che è Totò che dà da mangiare al principe, e non viceversa".
Negli ultimi anni divenne quasi cieco. Eppure, quando sul set battevano il ciak, avveniva il miracolo. Tolti gli occhiali scuri, si muoveva tra i mobili di scena senza sfiorarli, scavalcava i cavi elettrici, orientandosi come se ci vedesse ancora. Ormai i film di maggior successo commerciale, quelli con Peppino, erano alle spalle. Ma poi incontrò Pasolini, che l’avrebbe scelto per il suo ultimo ruolo da protagonista in 'Uccellacci' e uccellini: una consacrazione tardiva per un attore che temeva di aver recitato in pellicole che nessuno avrebbe ricordato. Tenendo insieme le testimonianze degli amici e dei colleghi di Totò, narrandone la vita privata, i capricci e le bontà, l’ambizione e lo sconforto, Francesco Piccolo scandaglia gli ultimi anni del principe della risata. E riesce a distillare l’essenza di un personaggio in cui hanno convissuto anime e indoli quasi inconciliabili, miserie e nobiltà – come accade a tutte le leggende.
Nella sua burrascosa carriera, Philip Roth ci ha abituato alle più spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in 'Operazione Shylock' - ora sugli scaffali con Adelphi - dove per dire e fare tutto ciò che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo più temibile avversario: un altro Philip Roth – stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo Moishe Pipik a distinguerlo da sé. Mai il tema del Doppio è stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo.
Roth azzanna sé stesso come essere umano, come ebreo, come Philip Roth, e non si accontenta di una libbra di carne. Come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il Mossad, il processo al mostro di Treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da Halcion, l’incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una Gerusalemme pattugliata dall’esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l’altro Philip Roth – un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d’origine – e con la sua procace, concupita compagna? Sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, Roth combina in queste pagine la più spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a Gerusalemme che – incredibile a dirsi – fa anche ridere (a cura di Carlo Roma).

Categoria: cultura
13:54
L'incubo di un medico italiano: "Abbandonato dopo incidente in mototaxi a Bali. Rischio amputazione, nessuno mi risarcirà"
(Adnkronos) - “La vita e la morte sono solo le due facce della stessa medaglia. Ma com’è bello essere vivi, oggi, a Bali”. È il 24 luglio 2024. Simone Salvo, giovane medico siciliano e aspirante giornalista, si gode la tanto desiderata vacanza in Indonesia. La frase da piazzare sulla prossima storia Instagram è pronta: ha appena fotografato la meravigliosa cascata di Nungnung e deve arrivare a Ubud, cittadina sulle colline di Bali, incastonata tra la foresta tropicale e una miriade di risaie. Prenota un mototaxi, arriva e gli viene offerto un prezzo forfettario per fare anche la corsa di ritorno: “Per salire - racconta all’Adnkronos - il tassista mi chiede di cancellare la prenotazione fatta sull’app di 'Grab', la compagnia che offre il servizio. Purtroppo lo faccio”. Così parte. E inizia l’incubo. “C’è un’area di lavori in corso e il guidatore, ragazzo di vent’anni o poco più, fa un sorpasso e resta per una cinquantina di metri sull’altra corsia”. Spunta un camion rosso, l’impatto è inevitabile: “Ci scontriamo e lui, per evitare il frontale, espone il lato posteriore della moto. Volo via, finisco a terra. La mia gamba destra è aperta, squarciata. Il mototassista ha il tempo di rimettersi in piedi, capisce cos'è successo. Mi guarda negli occhi, terrorizzato. Si gira, risale sul mezzo e scappa”.
Il calvario di Simone, 30 anni, inizia qui. Dopo un anno e mezzo, sette interventi chirurgici e il rischio – ancora concreto – dell'amputazione della gamba, decide di raccontare la sua storia dal Policlinico Umberto I di Roma. In questi mesi ha speso migliaia di euro tra operazioni, visite specialistiche e cure e non ha ricevuto nessun risarcimento dalla compagnia indonesiana ‘Grab’, che oggi cerca di riversare tutte le responsabilità sul guidatore: “Mi hanno abbandonato sulla strada, anche il camionista è scappato”. Passa qualche macchina, ma non si ferma nessuno: “Addirittura vedo qualcuno fare dei video, senza aiutarmi, mentre perdo tanto sangue. Poi arriva un signore sulla cinquantina e mi soccorre, mi dà la sua giacca e la uso come laccio emostatico. Chiama un’ambulanza. Nel frattempo, provo a rimettere in asse la gamba e a riallineare i capi ossei, per quanto possibile”. I soccorsi arrivano, lo portano in un centro di campagna lontano una decina di minuti. Una sorta di guardia medica del posto. “Ma non mi fanno nulla. Niente. Non rilasciano nemmeno un certificato e dopo tre quarti d’ora dicono che non c’è possibilità di trasferirmi in un vero ospedale”. La svolta con l’arrivo della polizia: “Un poliziotto si avvicina per capire. Gli afferro la gamba, gli urlo che potrei essere suo figlio. Si commuove, è lui stesso a portarmi in un vero ospedale insieme agli ambulanzieri”.
Simone viene così trasferito per le cure: "Dopo tre ore iniziano a farmi i primi oppioidi e le trasfusioni, mi girano la gamba. La pressione è bassissima, 50/30, risale a 70/40 con i liquidi. Sono in shock emorragico. Mi fanno i raggi e si vedono tutte le fratture, esposte a femore, rotula e tibia, scomposte al secondo e terzo metatarso del piede. E poi, legamenti rotti, tendine del quadricipite rotto, un'arteria lesionata”. Alle 3 e mezza, lo spostamento in un altro centro per la chirurgia, alle 5 del mattino, con la sola compagnia di un’amica brasiliana del posto: “Ho avuto problemi nei giorni successivi, rischio di sepsi e di embolia polmonare, complicanze legate a un intervento di questo tipo. I rischi maggiori sono stati però scongiurati presto e, quando l’emoglobina è tornata a livelli normali, hanno cominciato a parlare di dimissioni”. Arrivano il 12 agosto, quando Simone riesce a tornare in Italia con un volo medicalizzato, accompagnato da un medico e dall’infermiere dell’assicurazione: “Avevo il pacchetto base, che mi è stato molto utile per coprire una serie di spese importanti. Consiglierei però a tutti di non prendere proprio la cosa più economica sul mercato, spendere un po’ di più può rivelarsi importante. Nel mio caso, per esempio, l’assicurazione non comprendeva risarcimento per invalidità e danni permanenti, ma mi ha salvato la vita e ha coperto decine di migliaia di euro di spese sul posto”.
In Italia, si sottopone alla seconda chirurgia all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, al femore e al piede. “Il 24 agosto torno a casa, in Sicilia, sto a letto per un mese e inizia pian piano una ripresa che però dura poco, visto che nella successiva primavera la tibia va in pseudoartrosi per l’infezione”. Inizia così una serie di chirurgie per cercare di risolvere il problema. Un intervento a Milano, altri quattro a Roma. Tutto affrontato, da medico, con consapevolezza: “Le tante complicazioni erano tutte prevedibili e una parte di me sapeva che si sarebbero potute verificare. Compresa l'infezione. La formazione che ho mi ha aiutato ad affrontare ogni step con la giusta razionalità ma, dall’altra parte, sono sempre stato consapevole di tutti i rischi. Anche a lungo termine. Non è semplice accettare quanto successo”.
Qualche mese fa, Simone ha conseguito il Master in giornalismo e comunicazione multimediale alla Luiss, a cui si era iscritto nel 2023 per realizzare un altro dei suoi sogni: diventare giornalista, specializzandosi in àmbito medico. “I miei colleghi mi hanno dato una mano con lezioni e appunti, per quanto possibile ho seguito i corsi della Scuola a distanza e lo scorso ottobre sono anche riuscito a fare un mese di stage nella redazione di Sky. Per me, il periodo più normale da quel 24 luglio. Proprio lì si è però riaperta la fistola e sono dovuto tornare a Roma per un nuovo intervento”. La prossima chirurgia, a cui si sottoporrà a inizio maggio, servirà a ricostruire la tibia.
Il nodo, per i prossimi mesi, riguarda anche il processo. Dopo l’incidente, che gli ha causato danni fisici e psicologici, Simone non ha ricevuto un euro di risarcimento: “E, se non mi presento a Bali il prima possibile, il caso verrà archiviato. Per il processo pretendono che sia lì e in queste condizioni non è semplice. Dovrei tornare una volta per la fase di investigation, ma poi anche per la causa civile. Tutto a mie spese, quando magari si potrebbe fare a distanza con l’aiuto dell’Ambasciata, con cui sono in contatto”.
Simone chiede un altro supporto: “Magari per una trattativa con la compagnia di mototaxi, per venirci incontro sul processo penale. Se riuscissi a evitare delle conseguenze serie per il mototassista, sarei anche felice. Nonostante quello che è successo e il suo comportamento, non voglio rovinare la vita a nessuno. C’è il tema dell’omissione di soccorso ed è comunque molto grave”. Guarda anche oltre: “Sarebbe ancora più importante creare un fondo per le vittime stradali extra-Ue. In Europa c’è già un aiuto di questo tipo, per incidenti in altri Paesi ancora no. Potrebbe essere molto importante”. Per Simone, ma anche per tante altre persone che hanno visto la loro vita cambiare. In un istante. (di Michele Antonelli)

Categoria: cronaca
13:22
Ascolti tv, vince 'Dalla Strada al Palco' su Rai1. In access lo speciale di 'Affari Tuoi' vola al 27%
(Adnkronos) - 'Dalla Strada al Palco Special', in onda ieri su Rai1, è stato il programma più seguito del prime time di venerdì, con 2.977.000 spettatori e il 21% di share. Al secondo posto 'Grande Fratello Vip' su Canale 5, con 1.974.000 spettatori e il 17.2% di share. In terza posizione, testa a testa tra 'Fratelli di Crozza' su Nove, con 1.309.000 spettatori e il 7.5% di share, e 'Quarto Grado' su Rete4, con 1.071.000 spettatori e l'8.7% di share.
In access prime time, grande successo per lo speciale di 'Affari Tuoi' di Stefano De Martino su Rai1, che vedeva come concorrenti per un montepremi di beneficenza Jovanotti e Gianni Morandi e che ha ottenuto 5.444.000 spettatori con il 27.5% di share (contro i 4.507.000 spettatori e il 22.8% di share ottenuti su Canale 5 da 'La Ruota della Fortuna'). Il clima dello speciale, con grande feeling e divertimento tra i tre, ha popolato i social di commenti all'insegna della speranza che il trio si possa ricostituire anche sul palco di Sanremo 2027, di cui De Martino è conduttore e direttore artistico.
A contribuire ad alimentare le speranze dei fan anche le parole di Jovanotti che sui social ha definito Stefano De Martino "uno scugnizzo di grande talento e qualità umane preziose", per poi aggiungere: "Tra Stefano De Martino (1989) me (1966) e Gianni Morandi official (1944) ci sono due salti di 23 anni (mese più mese meno) in pratica tre generazioni di gente di spettacolo. Non avevo pensato affatto a questa cosa perché quando siamo insieme pare di essere davvero coetanei fermi intorno ai 10 anni (come i personaggi dei cartoon), però ora che ci penso mi emoziona, e non so neanche perché. Bella storia".

Categoria: spettacoli
13:15
Rissa in strada nel varesotto: un morto e due feriti
(Adnkronos) - Un uomo di 30 anni ucciso e due feriti. E' il bilancio di una rissa scoppiata la scorsa notte - poco dopo l'una - in strada a Induno Olona, in provincia di Varese. "Per cause ancora in corso di accertamento", gli uomini hanno fatto ricorso a "diverse armi improprie e dei coltelli" per mettere fine a un diverbio, si legge in una nota dei carabinieri. La vittima è stata colpita al busto, ferite poi rivelatesi fatali. L’uomo, nonostante l'intervento dei soccorsi del 118, è morto sul posto. Il bilancio dell’aggressione conta anche altri due feriti, padre e figlio ora ricoverati in ospedale. Sulla rissa indagano, coordinati dalla procura di Varese, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Varese.

Categoria: cronaca
13:13
Volontariato, poesia, coraggio: ecco i nuovi Alfieri della Repubblica
(Adnkronos) - Disponibilità nell'aiutare amici disabili, coraggio nel salvare genitori e coetanei in pericolo di vita, sensibilità nell'interpretare le sensazioni della propria età e trasferirle in poesia, apertura e originalità nell'offrire aiuto ai più bisognosi, tenacia nell'affrontare le difficoltà. Sono le storie raccontate attraverso l'esperienza dei 28 giovani ai quali il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto conferire l'attestato di Alfiere della Repubblica, rispettando una tradizione che si rinnova di anno in anno dall'inizio del suo mandato. "Sperimentare e comunicare la solidarietà" è il tema scelto per riassumere l'impegno di adolescenti capaci - sottolinea il Quirinale - di partecipazione, empatia e desiderio di aiutare, sfatando un luogo comune che li descrive come distanti dall'impegno sociale.
Emanuele Amodio, 18 anni, di Ostuni, in provincia di Brindisi, fin dall’infanzia non ha mai messo in secondo piano l'amicizia che lo lega al compagno di banco Karol Pastore, costretto su una sedia a rotelle, pure lui diciottenne. Un sostegno che sicuramente gli ha dato la necessaria carica per affrontare con energia e positività le sfide quotidiane, nella scuola e fuori, dove fa parte di una squadra di powerchair football.
Antonio Bertoli, 12 anni, bresciano, partecipa a un progetto dedicato a ragazzi con disturbo dello spettro autistico.
Dalila Brocculi, 16 anni, di Rimini, nata prematura, è una volontaria dell’associazione 'La Prima Coccola', che sostiene la Terapia intensiva neonatale della città romagnola, a supporto delle famiglie dei piccoli pazienti, collaborando a iniziative benefiche e ai laboratori dedicati ai bambini.
Mariasole Di Biase, 15 anni, di Nichelino, in provincia di Torino, aiuta come volontaria i ragazzi con sindrome di Down.
E a Torino, Leonardo Figello, 17 anni, parcheggia ogni mattina davanti alla scuola il suo mezzo a tre ruote rosso, ribattezzato 'CondividApe': sul retro un cartello con la scritta 'Serviti pure se hai bisogno, altrimenti se puoi, lascia qualcosa'.
Angelica Maria Masella, 15 anni, di Minturno, in provincia di Latina, offre un supporto fondamentale a un compagno in grave fragilità, aiutandolo nella vita scolastica e quotidiana, favorendo la sua autonomia, condividendo momenti di gioco e socializzazione.
Ludovico Natalizi, 18 anni, di Marsciano, provincia di Perugia, dedica il proprio tempo ai bambini più piccoli aiutandoli nei compiti scolastici.
Gioele Petrella, 15 anni, di Velletri, in provincia di Roma, ha un grande passione per la chitarra, che ha scelto di mettere generosamente al servizio del progetto I MusicAbili APS, un laboratorio di teatro, musica e danza per ragazzi con disabilità. Da circa due anni, ogni sabato affronta un viaggio di cinque ore per essere parte attiva del gruppo.
Emilia Zarrone, 14 anni, di Alife, provincia di Caserta, ha dimostrato, fin dalla più tenera età, grande sensibilità ed empatia nei confronti di un compagno di classe con disturbo dello spettro autistico. La dolcezza della loro amicizia è stata raccontata anche in un libro realizzato dallo stesso compagno.
Serena Zullo, 17 anni, di Lauria, in provincia di Potenza, partecipa con entusiasmo a tutte le iniziative di solidarietà e di promozione della cultura del dono organizzate dall’Avis comunale. Come animatrice parrocchiale contribuisce alla vita dell’oratorio invernale ed estivo, curando in particolare il laboratorio teatrale. Profondamente legata alle tradizioni della propria terra, ha scelto di suonare l’organetto, strumento tipico della musica folk locale, guadagnandosi la stima e l’apprezzamento della comunità.
Gabriele Galal, 18 anni, romano, volontario della Croce Rossa, partecipa attivamente a iniziative di supporto alla comunità, tra cui raccolte alimentari, distribuzione di pacchi alle famiglie, assistenza ai senza fissa dimora.
Fa parte della Croce rossa anche Noa Thuy Bertuccioli, 17 anni, di Urbino, promotrice di un corso di primo soccorso nel proprio istituto scolastico.
Pratiche messe in pratica da Riccardo Cremonesi, 17 anni, di San Martino Siccomario, provincia di Pavia, riuscito a salvare la vita di un compagno di classe che rischiava di soffocare a causa di una caramella, eseguendo la manovra di Heimlich.
Viola Menichetti, 18 anni, di San Donato Milanese, è riuscita invece a salvare la vita di suo padre, precipitato per cento metri in un canalone ghiacciato: non poteva muoversi, immobilizzato da numerose fratture e in stato di ipotermia. Nonostante il freddo intenso, la neve e la sopraggiunta oscurità, Viola ha camminato per oltre due ore su un sentiero non conosciuto, perdendo anche uno scarpone, ma alla fine è riuscita a raggiungere il punto da cui poter attivare i soccorsi.
Nicolas Treppo, 12 anni, di Tarcento, in provincia di Udine, si è lanciato in acqua e ha tratto in salvo un suo amico in balia della corrente di un torrente, trascinandolo a riva. Accortosi che il ragazzo non era cosciente, ha praticato la respirazione bocca a bocca, continuando fino all’arrivo dei soccorsi.
Inerio Vacca, 15 anni, di Arbus, in Sardegna, ha soccorso un amico rimasto privo di sensi in acqua dopo un tuffo. Portatolo a riva gli ha prestato i primi soccorsi ed è riuscito a rianimarlo.
Francesco Correale, 17 anni, di Roccapiemonte, provincia di Salerno, non ha esitato a mettersi a servizio della comunità nei giorni dell’esondazione del torrente Solofrana, nel novembre del 2022.
Rocco Antonio Commisso, 12 anni, di Roccella Jonica, durante un’escursione in mare con il padre ha soccorso una tartaruga Caretta caretta ferita da alcuni residui di reti e palangari da pesca. La scuola frequentata da Rocco ha poi adottato una tartaruga marina di peluche come mascotte, simbolo delle attività educative dedicate alla tutela dell’ambiente e alla cultura del rispetto del mare.
Sempre in Calabria, Aurora di Vanna, 18 anni, di Santa Domenica Talao, provincia di Cosenza, ha scritto il libro 'Dietro un sorriso', ispirato alla storia di un’amica della madre e volto a sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne.
Jasmeen Kaur, 17 anni, di Fabbrico, provincia di Reggio Emilia, è riuscita, attraverso la poesia, a interpretare ed esprimere i pensieri dei ragazzi della sua età, creando spazi di introspezione e di confronto.
Anche Claudia Savarino, 19 anni, di Agira, provincia di Enna, si distingue per la sensibilità con cui osserva e interpreta la realtà che la circonda e per un autentico amore verso la poesia.
Tommaso Lavecchia, 15 anni, residente a San Miniato, in provincia di Pisa, di recente ha esposto alcuni scatti della Luna, confrontandoli con le immagini riprodotte da Ludovico Cardi, detto il Cigoli, e da Galileo Galilei, accompagnando poi il suo lavoro con un opuscolo informativo distribuito gratuitamente ai compagni di classe.
Originale l'idea dei diciottenni Matteo Morvillo e Amedeo Valestra, di Massa Lubrense, provincia di Napoli. Hanno unito la passione per la tecnologia con quella della cucina dando vita a 'Cucinalo', una app che persegue l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare domestico e promuovere uno stile di vita più sostenibile. Fotografando i cibi presenti nel frigorifero, la app suggerisce ricette personalizzate e guida l’utente nella preparazione dei pasti.
Salwa Ez-Zahiri, 18 anni, di Genova, arrivata in Italia dal Marocco, si segnala per la sua preziosa azione di mediatrice culturale sperimentata prima in famiglia, poi in favore di altre persone.
Infine le storie di coloro che non si arrendono di fronte alle difficoltà più dure. Marco Mazzariol, 15 anni, di Carbonera, provincia di Treviso, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, è testimonial per Parent Project APS e partecipa a laboratori teatrali inclusivi, dimostrando così che le barriere si possono abbattere.
Sara Pignatelli, 19 anni, di Castello d'Agogna, provincia di Pavia, affetta da linfoma primitivo del mediastino', nonostante le difficili terapie, tutte affrontate con grande determinazione, ha scelto di non rinunciare allo studio, mantenendo sempre un atteggiamento positivo e riconoscente verso il personale sanitario. Oggi, superata la malattia, continua a coltivare i suoi sogni: diventare ingegnere edile specializzata in costruzioni sostenibili e, nel contempo, continuare a frequentare attivamente il suo gruppo scout Fse.
L'Alfiere della Repubblica è un Attestato d'Onore istituito dalla Presidenza della Repubblica nel 2010 per premiare quei giovani minorenni che, per comportamento o attitudini, rappresentano un modello di buon cittadino. I premiati si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.
L’Attestato attribuisce il titolo di “Alfiere della Repubblica” ed è riservato ai giovani fino ai 18 anni. Viene concesso ai cittadini italiani, anche residenti all’estero e ai cittadini stranieri residenti, che siano nati nel nostro Paese o abbiano frequentato con profitto le scuole italiane per almeno 5 anni. L’Attestato è conferito dal Presidente della Repubblica, in un numero massimo di 30 ogni anno, su proposta del Segretario generale sentita l’apposita Commissione valutativa.
Non solo gli Alfieri della Repubblica. Con loro anche quest'anno il presidente della Repubblica ha voluto premiare classi che si sono distinte nella creazione di contesti accoglienti e accessibili, nella promozione di iniziative contro ogni forma di discriminazione e nell’impegno a favore dei più fragili, assegnando loro quattro targhe dedicate al tema dell'inclusione.
La prima è andata alla V A dell'Istituto comprensivo 'Don Milani-Leopardi'–Plesso Scuola primaria 'A. Grippo'–C.da Rossellino (Pz), 'Per aver imparato il linguaggio dell’amicizia'. Si tratta della storia di Micaela, una bambina sorda che ha iniziato a comunicare e a esprimere i propri pensieri attraverso la Lingua dei segni Italiana (Lis), appresa a scuola. Fin dalla prima infanzia, insieme ai docenti, agli educatori e ai compagni di classe, ha costruito un percorso scolastico fondato sull’inclusione e sull’accessibilità: oggi Micaela e tutti i suoi compagni comunicano correttamente in Lis, dimostrando quanto una lingua possa unire e creare relazioni autentiche.
La 2^ B dell'Istituto comprensivo 3 'A. Vivenza–Giovanni XXIII' – Scuola secondaria di primo grado – Avezzano (Aq), è stata premiata 'per la solidarietà vissuta con entusiasmo'. I ragazzi hanno dimostrato bontà, altruismo e sensibilità nel prendersi cura di Francesco, un loro compagno con autismo non verbale. Lo sostengono in ogni attività, scolastica e non, lo includono nei lavori di gruppo e lo accompagnano quotidianamente, trasformando piccoli gesti in grandi atti di amicizia e di solidarietà.
'Nulla è impossibile se si cammina insieme' è la motivazione che ha portato all'assegnazione della targa per la classe V dell'Istituto comprensivo 'Giosuè Carducci'– Plesso Scuola primaria di Castelletto–Busca (Cn). L’arrivo di due bambini con problemi di vista ha consentito di esprimere profondi valori di solidarietà grazie al progetto 'Amico Braille', avviato in collaborazione con il Centro di riabilitazione visiva di Fossano. Docenti e compagni hanno imparato l’alfabeto Braille, sperimentando lettura e scrittura a punti in rilievo, vivendo un’esperienza che ha permesso di sviluppare empatia, collaborazione e rispetto delle diversità.
Ultima targa per la V A dell'Istituto comprensivo 'E. Rosetti'–Plesso Scuola primaria 'Don Milani' – Forlimpopoli (Fc). 'Quando la condivisione fa la forza'. Gli alunni durante tutta la scuola primaria hanno affiancato quotidianamente un compagno con disabilità, seguendo turni di solidarietà. Ogni giorno una coppia di bambini-tutor ha supportato il compagno anche nelle attività individuali, facendo da mediatori quando necessario, trasformando il peer-tutoring in un’occasione di crescita e inclusione per tutti. Il progetto, basato sulle capacità relazionali dei bambini, ha valorizzato la condivisione, la loro naturale propensione al gioco e la comunicazione senza barriere.

Categoria: politica
12:44
Benzina e diesel, continua calo prezzi carburanti
(Adnkronos) - Prosegue la discesa dei prezzi alla pompa di benzina e gasolio. I dati di oggi - sabato 11 aprile 2026 - dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy evidenziano il secondo giorno consecutivo di calo dei prezzi medi, anche per effetto degli adeguamenti al ribasso indicati dalle compagnie petrolifere. Lungo la rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self service è pari a 1,785 euro/l per la benzina e 2,166 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,817 euro/l per la benzina e 2,196 euro/l per il gasolio.
I livelli dei listini alla pompa, tuttavia, rimangono ancora elevatissimi, afferma il Codacons, e rispetto al periodo pre-conflitto costano agli italiani quasi 150 milioni di euro in più a settimana solo a titolo di maggiori costi di rifornimento, calcola l'associazione. Nel confronto con i prezzi medi praticati sulla rete italiana a fine febbraio, prima dello scoppio del conflitto in Iran, e nonostante il taglio delle accise disposto dal governo, il gasolio costa nell'ultimo periodo oltre un quarto in più, con un aumento alla pompa del +26%, mentre la benzina è rincarata di circa il 7%, rileva il Codacons.
"Tradotto in soldoni, un pieno di diesel costa circa 23 euro in più rispetto a febbraio, un pieno di benzina circa 5,8 euro in più - sottolinea l'associazione - Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria, ossia su strade e autostrade, gli italiani si ritrovano a pagare oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti: 128,7 milioni di euro in più per il gasolio, 19,5 milioni in più per la benzina".
"Ho chiesto al ministro Urso di convocare le compagnie petrolifere e far vedere loro il prezzo alla pompa e il prezzo alla produzione. Perché le compagnie, come le banche, sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c'è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono", ha detto il ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vicepremier Matteo Salvini parlando con i giornalisti a un gazebo della Lega a Milano dei prezzi del carburante, giudicati da molti ancora troppo alti nonostante i provvedimenti del governo. "Se poi fossimo costretti a fare anche un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni di banche, compagnie petrolifere ed energetiche - ha aggiunto - io sarei assolutamente d'accordo".
Il ministro Adolfo Urso da parte sua ha osservato: "Giovedì ho convocato le società petrolifere, quando è stato siglato il primo armistizio, affinché procedessero da subito alla riduzione dei prezzi dei carburanti ed è quello che è immediatamente avvenuto, perché dopo poche ore dalla mia convocazione le quattro grandi compagnie petrolifere che agiscono nel nostro Paese hanno consigliato dei prezzi in riduzione e questo ha comportato una significativa riduzione dei prezzi di benzina e gasolio, sia nella giornata di oggi sia nella giornata di ieri, e mi auguro che prosegua questa tendenza alla riduzione".
A stretto giro la reazione delle opposizioni. "Oggi assistiamo a uno spettacolo indecoroso: il vicepremier Salvini chiede al ministro Urso, suo collega di governo, di fare il proprio lavoro. Questo è il governo Meloni: un esecutivo allo sbando che auto-denuncia la propria incapacità davanti agli italiani", ha commentato Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde.
"C’è una cosa di Salvini di cui si può sempre essere certi: lui non fa mai nulla, al massimo chiede a qualcun altro di fare il che nel caso di specie è come chiederlo alla nebbia. Urso e Salvini sono gemelli separati alla nascita", ha scritto su X Carlo Calenda.

Categoria: economia
In Sardegna
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21:00
Firenze, 17enne in gita scolastica accusa un malore e muore
(Adnkronos) - Uno studente di 17 anni, arrivato a Firenze dalla Sicilia in gita scolastica, è morto a causa di un malore. Secondo le prime informazioni, il giovane – di Adrano, in provincia di Catania – si sarebbe sentito male mentre stava facendo un giro su una bici elettrica, e dopo aver perso conoscenza non si sarebbe più ripreso. La procura di Firenze ha disposto il sequestro della salma per l'esame autoptico previsto per martedì 14 aprile.

Categoria: cronaca
20:56
Milano, madre e figlia trovate morte in casa: corpi in avanzato stato di decomposizione
(Adnkronos) - I corpi di due donne, madre e figlia, di 82 e 50 anni, in avanzato stato di decomposizione sono stati trovati dal nucleo Saf dei vigili del fuoco di Milano in un appartamento al quarto piano di uno stabile in via Rovani 118 a Sesto San Giovanni.
L'allarme è stato lanciato verso le 17.30 dai condomini preoccupati per i forti odori che provenivano dall'abitazione. Dopo aver forzato la porta di ingresso, i vigili del fuoco non hanno potuto che constatare, insieme a carabinieri e 118, il decesso delle due donne, per le cui cause si dovrà attendere il responso degli esami autoptici disposti dalla magistratura.

Categoria: cronaca
19:43
Bimbo di 18 mesi cade da finestra a Civita Castellana, è grave
(Adnkronos) - Un bimbo di un anno e mezzo si trova ricoverato in gravi condizioni al Policlinico Gemelli dopo essere caduto dalla finestra di una palazzo a Civita Castellana, nel Viterbese. Il piccolo, di origine marocchina, nella caduta ha riportato un grave trauma cranico e si trova ora in prognosi riservata nella terapia intensiva pediatrica, intubato e ventilato meccanicamente in sedazione farmacologica.
È intanto morto oggi in ospedale il bambino di poco più di un anno che giovedì pomeriggio, attorno alle 17, era caduto da una finestra al secondo piano di un palazzo in via Ada Negri a Bologna. Il bambino era ricoverato all’ospedale Maggiore. Sul posto erano intervenuti il 118 e la Polizia.

Categoria: cronaca
19:23
L'appello del Papa ai potenti del mondo: "Stop a riarmo e follia della guerra, chi prega non uccide"
(Adnkronos) - “Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente”. Papa Leone XIV utilizza parole nette presiedendo la veglia di preghiera per la pace a San Pietro.
“Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, - scandisce Leone - chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio”. Da qui il potente monito: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.
“La vera forza - dice Leone - si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: ‘Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana’. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: ‘Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra’”. Il Pontefice sferza i fedeli: “Uniamo le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra”.
"Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”, l’accorato appello del Papa ai potenti del mondo. Il Pontefice si rivolge a quanti ripudiano la guerra: “Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”.
“San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: ‘Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: ‘Mai più la guerra!’, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità’”, dice il Papa che fa proprio “questa sera il suo appello, tanto attuale”.
Stop alla “follia della guerra”. La veglia presieduta dal Papa si conclude con la supplica a Gesù: “Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati. Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto. La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!”.

Categoria: cronaca
19:02
Ungheria, domani il voto: decine di migliaia al mega evento contro Orban
(Adnkronos) - Decine di migliaia di giovani ungheresi, centomila secondo alcune stime, hanno affollato la Piazza degli Eroi di Budapest, e tutte le vie circostanti, per assistere al mega concerto "per smantellare il regime". Un 'concertone' di sette ore, a cui hanno partecipato oltre 50 artisti e band, alla vigilia delle elezioni di domani che, per la prima volta in 16 anni, potrebbero mettere fine al governo di Viktor Orban, sfidato da Peter Magyar.
"Lo sento nelle mie ossa che qualcosa cambierà, non credo che io voterei per Magyar in una situazione ideale, ma questa è la nostra unica chance", ha detto alla Bbc Fanni, una ragazza al primo voto che è stata accompagnata al concerto della madre, riferendosi a Peter Magyar, l'ex insider di Fidesz che due anni fa ha clamorosamente rotto con Orban ed ora guida Tisza, formazione di centro destra che promette una politica più europeista e anti-corruzone che i sondaggi danno in vantaggio. Non a caso, uno degli slogan scanditi dai giovani durante il concerto è stato “Ruszkik haza!”, Russi, tornate a casa', la frase simbolo della rivoluzione antisovietica del '56 ora usata contro l'ingerenza della Russia di Vladimir Putin, alleato di ferro di Orban.
La grande partecipazione al concerto, che è stato anche seguito da 100mila persone in streaming, è una nuova conferma del forte sostegno che il 45enne Magyar raccoglie tra i più giovani, con un recente sondaggio che indica che il 65% degli under 30 sono per Tisza, contro appena il 14% che appoggia il premier nazionalista. Oggi sono previsti gli ultimi comizi, quello di Magyar a Debrecen, nel nord est del Paese, e quello di Orban nella piazza della capitale che ieri notte era piena dei giovani che chiedono il cambiamento.
Intanto Trump ha lanciato il suo endorsement a Orban. "Il giorno delle elezioni è domenica 12 aprile 2026. Ungheria: andate a votare per Viktor Orban . E' un vero amico, un combattente e un vincente che ha il mio pieno e incondizionato sostegno nella sua lotta per la rielezione a primo ministro dell'Ungheria", ha scritto il presidente degli Stati Uniti, sottolineando che "Viktor Orban non deluderà mai il grande popolo ungherese. Sarò con lui fino alla fine!". Nel sostenerlo, Trump ha aggiunto che "Viktor Orban è un leader davvero forte e influente, con una comprovata esperienza nel raggiungimento di risultati eccezionali", ha scritto.
Secondo il presidente statunitense Orban "combatte instancabilmente per il suo grande Paese e il suo popolo e li ama, proprio come io amo gli Stati Uniti". Inoltre, ha aggiunto Trump, "Viktor si sta impegnando a fondo per proteggere l'Ungheria, far crescere l'economia, creare posti di lavoro, sostenere il commercio, fermare l'immigrazione clandestina e garantire l'ordine pubblico".
Il presidente americano ha poi parlato delle "relazioni tra l'Ungheria e gli Stati Uniti" che a suo avviso "hanno raggiunto nuovi livelli di cooperazione e importanti traguardi durante il mio mandato, in gran parte grazie al primo ministro Orban". Per questo, ha continuato Trump, "non vedo l'ora di continuare a lavorare a stretto contatto con lui affinché entrambi i nostri Paesi possano proseguire su questo eccellente percorso di sviluppo e cooperazione".
Tutta l’Europa guarda all’Ungheria e alle elezioni di domenica, che potrebbero segnare la fine di 16 anni di governo di Vitkor Orban. I sondaggi indipendenti, danno in netto vantaggio il leader dell’opposizione Péter Magyar, ma la strada rimane in salita. Come ha spiegato a Eurofocus di Adnkronos Zsuzsanna Végh, analista politica ungherese del German Marshall Fund degli Stati Uniti e ricercatrice associata dell’European Council on Foreign Relations, gli apparati del potere sono stati rimodellati dagli orbaniani: una vittoria del partito rivale Tisza sarebbe solo l’inizio di una battaglia ben più lunga.
Magyar sembra aver fatto tesoro dei tentativi fallimentari di sconfiggere Orbán, rileva l’esperta. L’ex politico di Fidész si è posizionato per parlare direttamente allo storico elettorato ungherese di centrodestra, si è dedicato intensamente alla campagna elettorale sul terreno e promette così bene che la maggior parte dei partiti di opposizione ha ritirato i propri candidati dalla corsa elettorale per dargli la migliore possibilità contro il premier in carica. Una situazione ben diversa dalla scorsa tornata elettorale, quella del 2022, quando naufragò la coalizione di convenienza guidata da Péter Márki-Záy, lasciando Fidész con una supermaggioranza al Parlamento.
“In definitiva, la situazione è diversa ora e i protagonisti sono diversi - riassume l’analista - Nel 2022, dopo diversi tentativi falliti, era diventato chiaro per l’opposizione che nel sistema costruito da Fidész è impossibile sfidare il partito più forte se si corre separatamente“. Così i partiti di opposizione si sono uniti in un matrimonio di convivenza, pur mantenendo orientamenti ideologici molto diversi, con rivalità e conflitti interni alla coalizione evidenti. “Ma non c’era un messaggio unificante chiaro al di là di ‘vota contro Orbán'”. Negli ultimi due anni, dopo aver sfiorato il 30% alle elezioni europee, Magyar è emerso come “un nuovo leader che ha messo tutto questo da parte e non si è assolutamente confrontato con la vecchia opposizione, perché nella sua percezione gli elettori erano stanchi non solo del regime di Orbán, ma anche della vecchia opposizione”. Per due anni ha percorso il Paese in lungo e in largo, costruendo un movimento dal basso, senza compromessi e senza alleanze, e creando “un partito che sembra essere forte quanto Fidész”, anche se fondato su “una base elettorale ideologicamente molto diversificata e molto basata sul voto di protesta”. A ogni modo, “è riuscito a unire una coalizione di elettori anti-regime, non una coalizione di partiti. Ed è una distinzione importante“.
In caso di vittoria, cosa cambierebbe nel rapporto tra Budapest e Bruxelles? “Il punto di partenza di Péter Magyar è il rilancio dell’impegno dell’Ungheria verso l’Unione Europea“, spiega Végh, avvertendo che non si tratta in alcun modo di un convinto euro-federalista, ma un politico nazionalista, conservatore, “il cui punto di riferimento è ancora la sovranità del Paese e l’interesse della nazione”. Il cambio di passo rispetto a Orbán sarebbe comunque netto: Magyar adotterebbe un “tono più collaborativo” e “molto probabilmente si allontanerebbe dalla politica del veto, che in molti casi non era guidata dagli interessi nazionali ungheresi, ma, come vediamo sempre più chiaramente, dalla rappresentanza degli interessi russi”.
È lecito aspettarsi che Magyar porti avanti battaglie in Ue sulla migrazione, sui fondi per l’Ungheria nel prossimo bilancio 2028-2034, specialmente per quanto riguarda l’agricoltura, e sui punti di frizione bilaterali con l’Ucraina riguardanti la minoranza ungherese, aggiunge l’esperta. I diritti delle minoranze sono state identificate come priorità dalla candidata ministra degli Esteri di Tisza, Anita Orbán, che ha portato l’esempio polacco e rumeno come modello su come gestire il tema. “Ma ora abbiamo anche il problema energetico, quello relativo all’oleodotto Druzhba. Questo sarà all’ordine del giorno per qualsiasi governo perché per ora l’Ungheria dipende ancora da quella fornitura. Ma vedremmo più apertura da un governo Tisza per quanto riguarda la diversificazione e l’allontanamento dalla dipendenza dalla Russia”.
Sul fronte ucraino, la posizione di Magyar è sfumata: probabilmente il suo governo sarebbe più aperto a sostenere il Paese, almeno finché il farlo non impatta negativamente sull’Ungheria. “Mi aspetto più apertura verso il sostegno finanziario, ma non tanto su quello militare“, puntualizza l’analista. Quanto all’adesione di Kiev all’Ue, Magyar non è contrario in linea di principio, ma si oppone alla corsia preferenziale: “Deve essere un processo basato sul merito. Il percorso accelerato sta trasformando l’adesione dell’Ucraina in una questione geopolitica piuttosto che nel processo standard di europeizzazione”. E vuole rimettere la questione agli ungheresi tramite referendum, mossa complicata, “visto quanto questi ultimi siano stati soggetti a così tanta propaganda anti-ucraina dal governo negli ultimi quattro anni”.
Al di là del rapporto con Bruxelles, Magyar ha indicato il rafforzamento della cooperazione regionale con i Paesi dell’Europa centrale come seconda priorità di politica estera. L’ambizione è riportare l’Ungheria al centro del Gruppo di Visegrád (V4), di cui fa parte insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e che sotto Orbán si era progressivamente trasformato da piattaforma di cooperazione a fronte comune anti-Ue. Con la Polonia di Donald Tusk, spiega Végh, i margini di collaborazione sono ampi. Con il premier ceco Andrej Babiš ci si potrebbe aspettare “una cooperazione pragmatica”. Diverso il caso di Robert Fico in Slovacchia, dove la controversia sui decreti di espulsione che colpiscono la minoranza ungherese ha già creato attriti.
Uno degli aspetti più visibili della campagna elettorale in corso è stato l’endorsement esterno a favore di Orbán — quello di JD Vance in visita a Budapest — mentre Magyar si è deliberatamente tenuto lontano da qualsiasi appoggio internazionale, anche per difendersi dalle accuse di essere un fantoccio di interessi stranieri. “L’esatto contrario di ciò che Orbán ha fatto nella sua strategia di campagna, sebbene sia lui a posizionarsi come sovranista e difensore dell’interesse nazionale: un paradosso interessante”, osserva Végh. L’opposizione vede l’ironia della posizione del leader di Fidész, ma non gli elettori pro-governo, aggiuge.
Tuttavia, l’esperta non si aspetta che il sostegno di Washington influenzi la campagna elettorale, visto quanto è polarizzante l’amministrazione Usa. Lo stesso Vance non ha una forte presa sul pubblico ungherese, e il fatto che sia andato a fare campagna a fianco del premier “non influenza più la scelta degli elettori a questo punto. È troppo tardi“. L’esperta ravvisa nella visita del vicepresidente un messaggio più simbolico rivolto alle istituzioni Ue, che ha criticato apertamente accusandole di ingerenza straniera, e agli attori sovranisti affini in Ue, per assicurarli del sostegno del movimento Maga.
L’influenza russa, invece, “è molto più sottile e a lungo termine”, prosegue l’analista, ricordando che gli “stretti legami” tra il governo ungherese e il Cremlino spiegano perché Mosca sarebbe molto interessata a mantenere Orbán al potere: “W stato un asset molto importante per la Russia nell’Ue”. La Russia opera “dietro le quinte, attraverso la costruzione di narrazioni. Abbiamo prove che testate filogovernative abbiano di fatto ripreso propaganda di fabbricazione russa e l’abbiano adattata al pubblico di lettori ungheresi”. E ci sono anche indicazioni di cooperazione sul fronte elettorale, con segnalazioni di funzionari del Gru, l’intelligence militare russa, “coinvolti come consiglieri del governo ungherese”. Anche se non è chiaro quanto tutto questo sia realmente necessario, dato il sistema politico costruito da Orbán, aggiunge l’esperta.
Il recente episodio degli zaini pieni di esplosivi trovati in prossimità di un gasdotto in Serbia è “ampiamente visto come un’operazione false flag andata storta”, afferma Végh. “Le autorità serbe non hanno fornito una narrativa che avrebbe in alcun modo aiutato. Il governo serbo ha apertamente affermato che non c’era alcun collegamento con l’Ucraina. Se era davvero un’operazione false flag, non è stata un’operazione di successo: ha interferito solo con il weekend di Pasqua”.
Che l’opinione pubblica abbia sospettato subito della versione del governo dice molto sul lavoro svolto da giornalisti e analisti indipendenti, in un Paese dove Fidesz “controlla i media pubblici — che a questo punto non dovremmo considerare come media di servizio pubblico, ma come un canale di propaganda — e la quota preponderante dei media privati“. Gli organi di informazione indipendenti sopravvivono, ma “operano sotto una pressione crescente” da parte delle autorità: attacchi a pagine social, siti web, webshop, ossia le principali fonti di introiti per le piccole attività. Il risultato, tuttavia, è visibile: “Quando accade qualcosa, il governo non ha automaticamente il dominio narrativo. È molto più difficile ingannare le persone che sono state rese consapevoli della possibilità di uno scenario come quello”.
L’ipotesi di un mancato riconoscimento della sconfitta da parte del premier è nell’aria. Végh delinea una serie di scenari possibili, a partire dalla contestazione legale di singoli collegi, con riconteggi e possibile ripetizione del voto in caso di irregolarità, ossia la via meno destabilizzante, seppur in grado di ritardare i risultati definitivi. Ma ci sono scenari più estremi: se Fidész non accettasse il risultato e non trasferisse il potere in linea con la propria Costituzione, potrebbe decidere di rimanere al potere illegittimamente.
Le conseguenze sarebbero pesanti. In primo luogo, “l’Ue non può permettere a un leader che non è legittimamente in carica di rappresentare il proprio Paese”, evidenzia l’esperta. Sul piano economico, “i mercati ne risentirebbero, il rating dell’Ungheria crollerebbe, il fiorino collasserebbe”. Dato che l’Ungheria “non è un Paese con molte risorse che può fare da sé, non sarebbe praticabile per un governo rimanere al potere contro la volontà popolare”. L’analista non esclude il rischio di proteste in piazza, caso in cui sarebbe nell’interesse di Tisza mantenere le manifestazioni non violente, con “provocatori infiltrati dal regime tra i manifestanti per causare violenza“. Lo scenario rimane improbabile, aggiunge. Anche perché ci sono altri modi di ostacolare un possibile governo Magyar.
Il vero nodo, in caso di vittoria di Tisza, è cosa succederebbe il giorno dopo. Il parallelo è la Polonia di Donald Tusk, dove il governo riformista sta facendo i conti con istituzioni colonizzate dal partito uscente. Se Magyar vincesse una maggioranza semplice e non costituzionale “si troverebbe di fronte a una serie di attori di veto incorporati nel sistema: la presidenza, la Corte Costituzionale, il pubblico ministero, la Banca Nazionale, la Corte dei Conti”. La soglia critica è di 133 seggi su 199, i due terzi necessari per la maggioranza costituzionale. Al di sotto di quella soglia, Magyar potrebbe dare seguito alla sua promessa di sbloccare i fondi Ue congelati e avviare alcune riforme”, ma probabilmente non sarebbe in grado di invertire l’erosione democratica del sistema”, avverte l’esperta.
Il banco di prova più immediato sarebbe l’approvazione del bilancio, che deve avvenire entro marzo 2027. “Il consiglio fiscale che deve dare il via libera è composto da tre membri: il presidente nominato dal partito di governo, il governatore della Banca Nazionale, ex ministro delle finanze di Fidész, e il presidente della Corte dei Conti, anch’esso un fedelissimo di Fidész». Se il bilancio non venisse approvato, il presidente della Repubblica avrebbe il diritto di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. “Quindi il primo anno sarà davvero cruciale“, conclude Végh. “Se invece c’è la maggioranza costituzionale, allora tecnicamente Magyar può fare quello che vuole”.
E se Orbán vincesse ancora? Nessun cambio di traiettoria, in caso di un quinto mandato: “Questo governo si è sempre radicalizzato dopo ogni singola elezione, anche in politica estera“, sottolinea Végh. Difficile anche un semplice rimpasto: “Con le rivelazioni sugli stretti legami con la Russia, che è il punto dolente particolare, una rimozione del ministro degli Esteri sarebbe l’ammissione di evidenti comportamenti scorretti. Non credo che il governo Orbán possa farlo. Non sono nemmeno sicuro che la Russia permetterebbe al governo ungherese di farlo. Il che mostrerebbe che ci sono dipendenze piuttosto significative e solleverebbe di nuovo domande sulla sovranità”.
La prospettiva europea sarebbe quella di un isolamento crescente, prosegue, spiegando di non vedere come possa continuare la collaborazione con i partner europei se Péter Szijjártó ricomparisse davanti al Consiglio europeo dopo le sue ammissioni sulla collaborazione attiva con il Cremlino. “È molto difficile cooperare con un governo che non nega nemmeno di aver fatto trapelare informazioni dalle riunioni del Consiglio a una terza parte che i partecipanti considerano un nemico e una minaccia”. Non si esclude, dunque, il ricorso all’articolo 7 dei Trattati per privare Budapest del diritto di veto, opzione che finora Bruxelles si è ben guardata dal considerare per non fornire munizioni alla campagna anti-Ue di Orbán.
In questo ambito, l’esperta crede che la Commissione europea, in linea di massima, “abbia navigato bene” il periodo elettorale. “Non è intervenuta in alcun modo nella campagna. Ed è l’approccio giusto: non dovrebbe”. Nemmeno quando il governo ungherese ha colto l’Ue in contropiede rifiutandosi di appoggiare all’ultimo momento il pacchetto da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. “Non riesco davvero a biasimare l’Ue per aver rinviato il confronto e aver cercato di aspettare. Allo stesso tempo, questo mette l’Ucraina in una posizione molto vulnerabile, e trovarsi in quella posizione ha ovviamente contribuito anche all’escalation dei rapporti tra Ungheria e Ucraina che il governo ungherese ha potuto sfruttare“.

Categoria: internazionale/esteri
18:59
Milan, Leao prima punta non piace ai tifosi: "Perché gioca lì?"
(Adnkronos) - Rafa Leao nel mirino dei tifosi del Milan. Oggi, sabato 11 aprile, l'attaccante portoghese è impegnato in Milan-Udinese, valida per la 32esima giornata di Serie A, ma protagonista di un primo tempo decisamente negativo e terminato sotto 2-0 tra i fischi di San Siro. Il numero 10 rossonero è stato schierato ancora una volta prima punta da Massimiliano Allegri, con Pulisic e Saelemaekers esterni ai suoi lati.
Una scelta tattica che non è piaciuta ai tifosi del Milan e che Leao in primis, viste le prestazioni, ha già mostrato di non gradire particolarmente in stagione: "Non sa cosa fare in campo, va a destra e sinistra senza sapere cosa fare", è l'analisi di un tifoso su X. Un'analisi largamente condivisa: "Leao con Allegri va venduto, non ci sono prospettive: è giusto separarsi. Oggi siamo al peggio del peggio", "Mister, questi fischi sono anche per te. Non si può iniziare senza punta", ha scritto un utente riferendosi ai sonori fischi che hanno accompagnato il Milan negli spogliatoi.
"Perché sta giocando punta?", è il pensiero largamente condiviso su X dai tifosi rossoneri, che non hanno condiviso, forse proprio come Leao, la scelta di schierare il portoghese come centravanti.

Categoria: sport
18:36
Stefania Orlando: "A 18 anni ho subito una molestia, credevo di essere sbagliata"
(Adnkronos) - Stefania Orlando ha parlato pubblicamente per la prima volta di aver subito una molestia quando aveva 18 anni. La showgil ospite oggi a Verissimo ha ricordato, con la voce rotta dal pianto, che in quel periodo stava cercando di farsi strada nel mondo della moda: "Facevo la modella e avevo un agente. Una volta mi ha chiesto di andare a Milano per un provino".
Orlando ha raccontato di essere stata ingannata dall'uomo che le avea proposto di dormire a casa sua per risparmiare sulle spese dell'hotel: "Mi sembrava una persona molto seria, mi fidavo. E aveva detto che non sarei stata da sola, ma che ci sarebbero state altre ragazze in casa".
Ma arrivata nel suo appartamento si è ritrovata da sola con lui: "Mi ha detto che non mi dovevo preoccupare e che le altre avevano trovato un'altra sistemazione". La showgirl ha poi aggiunto: "Sono andata a dormire e durante la notte mi sono svegliata perché lui si era infilato nel mio letto. Mi ha messo le mani addosso, frugando tra le parti intime. Io sono rimasta paralizzata, solo dopo qualche secondo ho capito cosa stesse succedendo, mi sono subito agitata e gli ho chiesto cosa stesse facendo".
L'uomo, ha raccontato Orlando, ha cominciato ad insultarla dicendole che "in questo mondo funziona così". "Io mi sono sentita in colpa per essere rimasta lì. Ero profondamente umiliata", ha aggiunto.
Il giorno dopo l'agente l'ha accompagnata in stazione, congedandola senza portarla a nessun provino: "Mi ha detto che con questo carattere non sarei mai andata da nessuna parte e io gli ho creduto".
Orlando ha confessato di non aver mai denunciato l'uomo: "Non l’ho mai raccontato nemmeno ai miei genitori. Avevo paura che mio papà si potesse arrabbiare. Lui non l’ho mai più visto, io ho lasciato immediatamente quel mondo, non volevo più farne parte".
Inevitabilmente, questa esperienza ha cambiato il suo rapporto con gli uomini: "Sono diventata molto più diffidente, ho sempre avuto paura di essere trattata male, tradita, o che mi potessero fare del male. Ero giovane, ingenua".
E in conclusione, la showgirl ha lanciato un appello al coraggio rivolto a tutte le donne: "Bisogna denuciare, raccontare e mai vergognarsi perché la colpa non è mai la nostra".

Categoria: spettacoli
18:26
Casellati: "Intelligenza artificiale per semplificare e dare certezze, burocrazia è stalker quotidiano"
(Adnkronos) - "Sono stata la prima a lanciare il tema della Ia applicata alla semplificazione normativa perché è uno strumento straordinario. Semplificare significa dare possibilità e certezza dei propri diritti e doveri ai cittadini e all'impresa". "La semplificazione normativa è una straordinaria leva economica a costo zero", che porta "sviluppo e competitività". Lo dice la ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, intervistata dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario alla Scuola di Formazione Politica della Lega in corso a Roma, a Palazzo Rospigliosi.
"Abbiamo eliminato 40 km di norme, regi decreti che si ritrovano nei richiami delle varie leggi", equivalenti a "trentamila mila atti" ed "istituito la legge di semplificazione normativa come legge annuale perché fino ad oggi il carattere delle semplificazioni è stato occasionale. Ma io voglio sia sistematico". "Noi oggi spesso non sappiamo neanche che tipo di diritti abbiamo a causa delle varie disposizioni sparse nei tanti provvedimenti. Grazie all'Intelligenza artificiale invece facciamo raccolte, eliminando sovrapposizioni e dando certezza dei diritti ai cittadini e semplicità di percorso agli imprenditori".
Avete pensato ad eliminare il burocratese per rendere più comprensibili le norme? "Sì, rendere le norme chiare e semplici è un aspetto a cui stiamo guardando. Nel 2023 - ricorda Casellati - c'è stata una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima una norma per oscurità, perché non si capiva nulla. Io penso che la burocrazia sia uno stalker che ci accompagna tutti i giorni".
"Sul premierato siamo in seconda lettura alla Camera, abbiamo bisogno di 4 letture trattandosi di una legge costituzionale. C'è stato un momento di stallo per provvedimenti urgenti accavallati in Commissione. Io spero che la riforma sia definita entro la fine della legislatura. Se non otterrà il consenso si andrà a referendum nella prossima legislatura", dice Casellati.
"Il premierato è una legge preziosissima, che intende garantire stabilità - prosegue - Noi abbiamo finora avuto governi che si sono succeduti senza passare dal voto dei cittadini. Io ho vissuto due Conte e Draghi nella legislatura 2018 - 2022 da presidente del Senato e mi son trovata in grande difficoltà per aggregazioni inedite ed improbabili che non andavano d'accordo su niente. Oggi il Pd sta pensando al campo largo, lo trovo impossibile. Non andavano d'accordo su niente. E' caduto il governo per la questione dei termovalorizzatori a Roma. Si fermerebbe tutto".
"Roma Capitale d'Italia ha lo stesso trattamento di tutti i comuni. Altre capitali europee e non europee hanno poteri particolari... Ma Roma è la culla della civiltà, della cultura, la sede di organi istituzionali e del Papato, con una storia millenaria per cui merita un'attenzione particolare. Per questo vogliamo attribuire a Roma Capitale alcuni poteri legislativi che riguardano le esigenze di questo territorio, come il patrimonio artistico, la polizia locale... non tante materie ma alcune legate alle esigenze dei nostri cittadini", spiega Casellati.
Cosa dice ai giovani del centrodestra per il futuro? "Noi abbiamo pensato a loro. Ho introdotto nella legge di semplificazione un principio già in vigore, la Vig, valutazione dell'impatto generazionale, che valuta l'effetto delle norme sulle future generazioni. Questo è un cambio di paradigma culturale: i giovani potranno programmarsi esprimendo i loro talenti qui nel loro Paese, non essendo costretti a cercare fortuna altrove. Il principio è già legge, stiamo facendo il regolamento di attuazione. Il termine ultimo è maggio", dice la ministra Casellati intervistata dal direttore Desario.
In una università le consentirebbero di spiegarlo? "Molte delle nostre leggi non sono conosciute. A Bruxelles proporrò che Vig diventi un principio europeo. Tra l'altro mi hanno invitato perché in Italia siamo i capofila. Sono stata invitata per parlarne anche all'Ocse e a scrivere un articolo nell'università americana della Pennsylvania, la quarta negli Usa per importanza e autorevolezza", conclude.

Categoria: politica
17:51
Stefano Corti, la separazione da Bianca Atzei: "Periodo difficile, il dolore è ancora vivo"
(Adnkronos) - "Il dolore non è ancora passato". Stefano Corti, ospite oggi a Verissimo, ha parlato per la prima volta pubblicamente della separazione da Bianca Atzei.
Il conduttore televisivo e inviato de 'Le Iene' ha raccontato di star attraversando un periodo complesso, fatto di alti e bassi: "Sono passati ancora pochi mesi dalla nostra separazione ma il tempo guarisce tutte le ferite". Secondo quanto aveva rivelato Bianca Atzei, sempre ospite a Verissimo, i due avevano deciso di intraprendere strade diverse lo scorso settembre.
La guarigione, però, non è un percorso lineare: "Non è ancora passato il dolore. Soprattutto quando ci sono bambini in mezzo, il dispiacere è immenso", ha aggiunto Corti, papà di Noa Alexander, nato dall'amore con Atzei nel 2023. "La nostra sarà una famiglia allargata e sarà bellissimo così", ha concluso.
Corti ha provato a spiegare i motivi che hanno portato alla separazione della coppia: "Il tempo ha fatto venir fuori il carattere vero, non siamo stati in grado di adattarci ai caratteri dell'altro. Probabilmente non ho lavorato abbastanza, la felicità di coppia è un lavoro costante". Il suo più grande dispiacere rimane per il figlio: "Mi spiace tanto per l'idea che ho di famiglia, per Noa che oggi capisce la situazione, non è facile".

Categoria: spettacoli
17:44
Violenta lite tra due rider in centro a Milano, coltellate e un arresto per tentato omicidio
(Adnkronos) - Una violenta lite in centro tra rider, di fronte ai locali in attesa di ricevere il cibo da consegnare. E' accaduto ieri sera a Milano, dove un ragazzo di 29 anni di origine pakistana, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per tentato omicidio.
Il fatto è avvenuto intorno alle 21. Gli agenti della sesta sezione della squadra mobile di Milano, impegnati in un servizio di controllo in abiti civili, transitando in piazza Oberdan hanno notato i due rider litigare tra loro e in forte stato di agitazione. Uno dei due, un cittadino afghano di 28 anni, visti gli agenti ha chiesto aiuto mostrando loro alcune ferite e indicando il 29enne pakistano, che stringeva in mano un coltello. I poliziotti hanno immediatamente allertato i soccorsi e messo in sicurezza la zona, bloccando il presunto aggressore che, nel frattempo, aveva lasciato l'arma all’interno del portavivande della sua bicicletta.
Gli accertamenti svolti nell’immediatezza dal personale della squadra mobile con l’ausilio della polizia scientifica e la visione delle immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’aggressione. Le ferite, risultate compatibili con l’arma gettata dal 29enne, hanno trovato riscontro sui capi di vestiario, indossati dalla vittima al momento dell’aggressione. Al termine degli accertamenti, il giovane è stato accompagnato al carcere di San Vittore. La vittima è stata trasportata in codice giallo all'ospedale Niguarda con ferite sul torace, alla schiena e al gluteo.
Categoria: cronaca
17:27
Bassetti: "Trump blocca report su effetti vaccino covid"
(Adnkronos) - "I Cdc degli Usa hanno nascosto all'opinione pubblica americana dati che dimostrano i benefici dei vaccini Covid su ricoveri e complicanze, ritardando per ordine di Trump la pubblicazione di articoli scientifici". Il professor Matteo Bassetti critica la linea dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Negli Usa, come riferisce il Washington Post, è stata bloccata la pubblicazione di un report che dimostrerebbe l'efficacia dei vaccini contro il covid, con effetti evidenti sul calo di ricoveri. "Quando a comandare la sanità ci metti no-vax e complottisti, questi sono i risultati. E' censura scientifica, ormai sono alla frutta", dice il direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.
Secondo il Washington Post, che cita come fonte due scienziati a conoscenza della decisione, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno posticipato la pubblicazione di un rapporto che dimostra come il vaccino contro il Covid abbia dimezzato la probabilità di accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per gli adulti sani lo scorso inverno. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra funzionari attuali e non: il timore è che le informazioni sui benefici del vaccino vengano minimizzate perché in contrasto con le posizioni del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., da sempre critico nei confronti delle vaccinazioni. Il rapporto avrebbe dovuto essere diffuso il 19 marzo sulla principale pubblicazione scientifica di punta del CDC, il Morbidity and Mortality Weekly Report.
Secondo il report, tra settembre e dicembre 2025 gli adulti sani che hanno ricevuto il vaccino hanno ridotto del 50% la probabilità di recarsi al pronto soccorso o in una struttura di assistenza urgente e del 55% il rischio di essere ricoverati in ospedale per Covid rispetto a coloro che non hanno ricevuto la dose di vaccino prevista per il periodo 2025-2026.

Categoria: internazionale/esteri
17:26
Iran, due cacciatorpedinieri Usa hanno attraversato Hormuz. Ma Teheran smentisce
(Adnkronos) - Sarebbero due cacciatorpedinieri lanciamissili le navi della Marina Usa che oggi hanno passato lo Stretto di Hormuz, secondo tre fonti Usa citate dal Wall Street Journal, segnando il primo passaggio di navi da guerra americane dall'inizio del conflitto con l'Iran sei settimane fa. Secondo le fonti non ci sarebbero stati problemi per quella che viene descritta come una missione per la libertà di navigazione, dal momento che le navi non scortavano navi commerciali. In precedenza Axios aveva diffuso la notizia del passaggio delle navi americane, specificando che questo non era stato coordinato con le autorità di Teheran.
Mentre le fonti diffondevano queste notizie, Donald Trump ha pubblicato su Truth un post in cui annuncia che "stiamo avviando il processo di sgombro dello stretto di Hormuz", sottolineando che si tratta di "un favore" a Paesi come la Cina, il Giappone e la Francia "che non hanno il coraggio o la volontà di fare da soli questo lavoro". Nello stesso post, pubblicato praticamente mentre le delegazioni americane ed iraniane si stavano per sedere per il primo faccia a faccia in decenni, Trump ha insistito nel dire che l'Iran "sta perdendo alla grande", riconoscendo però la minaccia delle mine iraniane nello Stretto. "L'unica cosa che hanno è la minaccia che una nave possa incappare in una delle loro mine sottomarine", ha scritto.
Intanto, però, i media iraniani hanno negato che le navi Usa abbiano attraversato lo Stretto, riferendo di un episodio in cui una nave sarebbe ritornata indietro dopo che le forze di teheran avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento. Ma le fonti americane citate da Axios negano di aver ricevuto questo avvertimento.
Se Teheran smentisce, a confermare la notizia è invece la dichiarazione diffusa dal comandante del Centcom, il comando militare centrale Usa competente per le operazioni in Medio Oriente, che parla di una "operazione di sminamento".
"Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper.
Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno inziato a "stabilire le condizioni" per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione "nei prossimi giorni", conclude il comunicato del Centcom.

Categoria: internazionale/esteri
15:56
Cinturrino, dichiarazioni spontanee in aula: "Mai usato violenza, sempre agito nel pieno della legalità". Testimoni ribadiscono le accuse
(Adnkronos) - Da un lato i testimoni che ribadiscono le accuse contro Carmelo Cinturrino, dall'altro lato l'assistente capo del commissariato Mecenate che conferma di aver agito sempre con correttezza. La due giorni di incidente probatorio - al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano - non cambia il quadro, ma cristallizza quelle che sono le plurime accuse contro l'agente accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri e di una trentina di capi d'imputazione che vanno dalle minacce allo spaccio.
Per l'intera giornata i testimoni, sei in tutto tra ieri e oggi, ribadiscono le minacce subite durante i controlli nel boschetto di Rogoredo, nota area di spaccio, raccontano di 'Luca martello' impegnato a usare un'arma contro consumatori o pusher, di un agente che teneva per sé droga e soldi. Accuse che sono costate a tutti una denuncia per calunnia da parte degli avvocati di Cinturrino.
Uno dei testimoni - tutti uomini giovani con fragilità - ribadisce di essere stato colpito durante un controllo al commissariato, un altro conferma che è stato stilato un falso verbale per il suo arresto nel quartiere Corvetto e c'è anche chi, a lungo, ricostruisce le presunte minacce del poliziotto ora in carcere contro Mansouri per gli equilibri nella piazza di spaccio di Rogoredo. Parole la cui attendibilità è certa per la difesa della vittima e che, invece, viene messa in dubbio dai difensori di Cinturrino. Le domande del giudice Domenico Santoro si mescolano a quelle del pubblico ministero Giovanni Tarzia e dei legali e restituiscono in due giorni oltre 20 ore di intensi botta e risposta.
"Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia, la divisa è sempre stata la mia passione. Non ho mai usato violenza contro nessuno, non ho mai sottratto droga o soldi, ho sempre agito nel pieno della legalità". E' il senso delle dichiarazioni spontanee rese da Cinturrino nell'aula a porte chiuse del terzo piano del Palazzo di Giustizia. L'assistente capo del commissariato Mecenate si mostra sicuro, rivendica i "riconoscimenti" di una carriera lunga quasi 20 anni, segnati da pochi giorni di malattia, e dall'amore per la divisa.
"Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io", è uno dei passaggi delle dichiarazioni spontanee rese dal poliziotto. L'assistente capo del commissariato Mecenate arrestato e in carcere per l'omicidio volontario del 28enne, colpito con un colpo di pistola alla testa la sera del 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo durante un controllo antidroga, ribadisce nell'aula a porte chiuse del Tribunale di Milano di aver sparato "perché ho avuto paura". Un timore nato dal fatto che il giovane si sarebbe chinato e quel movimento sospetto avrebbe portato alla reazione fatale.
Per circa 45 minuti, Cinturrino difende sé stesso e lo fa ricordando la passione per la divisa - "il primo in famiglia a vestirla" - gli encomi ricevuti, una dedizione che si traduce "in 25 giorni di malattia in 18 anni di servizio". Un amore che diventa commozione quando ricorda il padre e il loro incontro in carcere. Le scuse per la vittima non occupano molto spazio nelle dichiarazioni spontanee, e il suo essere "enormemente dispiaciuto" per Mansouri si lega allo stesso dispiacere che prova per sé stesso.
Il suo racconto si traduce nell'orgoglio per gli arresti fatti - tutti svolti "nella massima legalità" - rimarca di non aver mai torto un capello a nessuno ("non ho mai picchiato nessuno, a maggior ragione un invalido"), respinge chi lo accusa di aver tenuto per sé droga o soldi, ma restituisce quasi l'immagine di un buon samaritano che portava "abiti e medicine" a chi era in difficoltà nel boschetto di Rogoredo.
Davanti al giudice Santoro, al pubblico ministero Giovanni Polizzi e alle parti, ribatte (episodio su episodio) alle accuse dei testimoni sentiti nella prima giornata dell'incidente probatorio. Nega di conoscere la vittima, conferma che un ragazzo afghano era presente al momento dello sparo esploso "per paura" ma non fa cenno alla pistola finta messa accanto a Mansouri o alle dichiarazioni dei suoi stessi colleghi che lo accusano.
"Ha spiegato e respinto le accuse, ha spiegato che aveva il martello per cercare lo stupefacente e non per colpire, ha negato di aver mai proferito minacce di morte. I testimoni sono stati denunciati per calunnia", spiegano gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, difensori del poliziotto. "Non lo conosceva Mansouri, lo aveva visto dalle foto segnaletiche" per un'indagine condotta da altri pochi mesi prima. "Per l'ennesima volta si è detto dispiaciuto, un profondo e autentico dispiacere" ed ha ribadito che non voleva uccidere.
"Da chi dice che ha ucciso senza volere uccidere mi aspettavo una disperazione che non è emersa nelle dichiarazioni spontanee", il commento dell'avvocato Marco Romagnoli che insieme alla collega Debora Piazza difende la famiglia di Mansouri.

Categoria: cronaca
15:06
Montecarlo, Alcaraz batte anche Vacherot: domani la finale con Sinner vale il numero uno
(Adnkronos) - Sarà Carlos Alcaraz a sfidare domani, domenica 12 aprile, Jannik Sinner nella finale del torneo Atp Masters 1000 di Montecarlo. Lo spagnolo, numero 1 del mondo e prima testa di serie, supera il monegasco Valentin Vacherot, numero 23 del ranking Atp, con il punteggio di 6-4, 6-4 in un'ora e 25 minuti. Chi vince domani, oltre a conquistare il torneo del Principato, sarà anche il numero uno del mondo.
La finale del Masters 1000 di Montecarlo è in programma domani alle 15.

Categoria: sport
14:34
Da Rushdie a Veronesi, le novità in libreria
(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con Mondadori 'L’undicesima ora' di Salman Rushdie. Il quintetto di racconti che compone il libro offre una caleidoscopica quanto affascinante esplorazione della vita, della morte e di ciò che viene messo a fuoco quando ci si trova alle prese con l’atto finale della nostra vicenda umana. 'Nel sud' narra di una coppia di anziani litigiosi, Junior e Senior, e della loro personalissima tragedia privata che si consuma nel bel mezzo di un momento di calamità nazionale. 'Nella Musicista di Kahani', una giovane musicista di prodigioso talento – che vive nel quartiere di Mumbai descritto nei Figli della mezzanotte – sfrutta le sue doti magiche per vendicarsi della ricca famiglia di cui è entrata a far parte con il matrimonio.
Nel racconto 'In ritardo', il fantasma di un docente di Cambridge chiede l’aiuto di una studentessa solitaria per vendicarsi di quello che è stato il suo aguzzino per una vita. Oklahoma vede un giovane scrittore smarrirsi progressivamente in una rete di inganni e bugie mentre cerca di capire se il suo mentore si sia suicidato o abbia finto la propria morte. E, per finire, 'Il vecchio nella piazza' è una potente parabola per i nostri tempi sulla libertà di parola. Come trascorriamo la nostra “undicesima ora”: in serenità o nella rabbia? Ci adattiamo alla morte o la combattiamo? E come possiamo raggiungere la pienezza della nostra vita se non conosciamo la fine della nostra storia? Queste pagine straordinarie – arricchite dall’immaginazione sconfinata e dalle intuizioni penetranti che hanno reso Salman Rushdie uno degli scrittori più celebrati del nostro tempo – ci offrono degli spunti di riflessione indimenticabili sulla vita e sulla morte, sull’identità e sull’eredità che ci lasciamo dietro.
Conosciuto e apprezzato per i suoi romanzi, Sandro Veronesi in realtà è da sempre un cultore della narrazione in forma breve. Ma è solo dal 12 maggio con 'Caducità' - in uscita per la Nave di Teseo, come tutti i suoi ultimi libri - che sarà possibile ritrovare per la prima volta in volume tutti i suoi racconti. Un atlante inesplorato della sua narrativa - spiega l'editore - in cui ritrovare i sentimenti e i temi che abbiamo amato nei suoi romanzi. Gli affetti familiari, le conquiste e le perdite, le sfumature dell’amore, lo sport, la musica e le passioni letterarie: a partire dal suo primo racconto, scritto nel 1983 e rimasto fino a oggi inedito, il rapporto di Veronesi con la scrittura è una lunga indagine, alimentata storia dopo storia, attorno all’umanità dei suoi protagonisti, tra le pieghe delle loro debolezze e nella luce dell’energia che li anima. Sono trentadue racconti legati tra loro come i capitoli di un romanzo che unisce generazioni di lettori.
E' in libreria con la casa editrice Sem 'Genesi. Soldi, crimine, impunità. Storia dell'estrema destra israeliana' della reporter Elena Testi. Prima di varcare la soglia parlamentare della Knesset e diventare ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir militava nel Kach, partito così attivamente razzista da essere considerato un’organizzazione terroristica. Nella vita precedente a quella di ministro delle Finanze, Bezalel Yoel Smotrich traeva ispirazione dalle parole degli esponenti di Gush Emunim, movimento ultranazionalista affiancato dalla formazione paramilitare Jewish Underground, responsabile di numerosi attentati. Benjamin Netanyahu, il carismatico e machiavellico “Bibi”, “l’Americano” per il legame a doppio filo con gli States, da bambino non poteva neanche immaginare che sarebbe diventato il premier più longevo della storia del suo paese, mentre cresceva con i libri di Žabotinskij – il padre del revisionismo sionista – e coltivava il sogno della Grande Israele. Ed è lui che, nella sua villa a Cesarea, convince Ben-Gvir e Smotrich a stringere il patto che darà origine al governo più estremista di sempre.
Ma il preludio a questa irresistibile ascesa è una fitta trama che viene da lontano. Affonda le radici negli anni sessanta e si snoda fino ai giorni nostri attraverso figure oscure e atti fondativi siglati nel sangue. C’è il rabbino Meir Kahane, informatore per l’Fbi di Edgar Hoover e pioniere dello spregiudicato espansionismo nei territori della West Bank. C’è Daniella Weiss, convinta sostenitrice della violenza contro i goyim, i non ebrei che occupano abusivamente la Cisgiordania. C’è Baruch Goldstein, rispettabile medico che dopo gli accordi di Oslo decide di disfarsi del camice per indossare i panni dell’attentatore. Ci sono famiglie, finanziatori, sostenitori della causa, dai Falic a Mike Pompeo, passando per Donald Trump. E c’è molto altro. Con la tenacia della reporter e il ritmo di una grande narratrice, Elena Testi racconta l’epica nera dell’estrema destra che si è presa Israele. Genesi è il romanzo criminale, ma tutto vero, sull’inquietante deriva geopolitica e umana a cui stiamo assistendo.
La carriera di un giovane calciatore formidabile, capace di compiere imprese fuori dal comune. A raccontarla è 'Lamine Yamal. Storia di un talento', del giornalista Fabrizio Biasin sugli scaffali con Gallucci. Il libro è il racconto di come un dono riesca a crescere se nutrito con l’affetto di una famiglia speciale, con l’orgoglio per le proprie origini e con tanto, tantissimo impegno personale.
Dai primi calci nel suo “barrio” di Mataró alla mitica accademia giovanile La Masia, fino ad arrivare in direttissima nei più grandi stadi europei, dietro il campione c’è sempre un ragazzo del 2007 amante dei videogiochi che nonostante la fama, i trofei e i record non ha mai dimenticato chi è veramente.Pagina dopo pagina, seguiamo insieme i suoi sogni, le sue azioni più spettacolari e soprattutto i momenti epici di un attaccante eccezionale che sta lasciando un segno indelebile nella storia del calcio. Le tappe del suo percorso leggendario sono rese ancora più emozionanti dalle illustrazioni di Giovanni Gastaldi.
Un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che, almeno una volta, hanno avuto la sensazione di restare bloccati sempre negli stessi errori, in un eterno gioco di pensieri negativi. E' 'Hai ancora paura', il libro di Maria Beatrice Alonzi pubblicato da Sperling&Kupfer. Una luce fredda, implacabile. Uno specchio buio. Una stanza spoglia. Non sai come sia potuto succedere, ma su una cosa non hai dubbi: questo è un interrogatorio. E sotto indagine ci sei tu. Tu e tutte le scelte che hai fatto - e che non hai fatto - finora. Dalle più piccole e quotidiane alle più grandi e importanti. Una vita intera a prendere decisioni, giuste o sbagliate che fossero. Ma il punto è un altro: che cosa c'è stato dietro quelle scelte? Forse pensi di aver fatto ogni cosa per il meglio, avendo ragionato, ponderato tutte le opzioni possibili e assecondato la tua volontà e il tuo desiderio.Eppure non è così, perché a guidare le tue scelte c'è sempre stato un unico motore:la paura. Quella antica, infantile, di sbagliare, di non essere abbastanza, di rimanere senza nessuno al tuo fianco.
E allora non puoi fare altro che aprire una porta dei ricordi per volta e ripercorrere tutti i momenti cruciali della tua vita per indagare, con una nuova consapevolezza, quello che è stato. Non puoi ancora sapere come finirà l'indagine, e se dovrai salire sul banco degli imputati, ciò che importa però è la lezione che ne puoi trarre: tu non sei colpevole per il tuo passato. Sei responsabile del tuo futuro. Una lettura straordinariamente immersiva - promette l'editore - un racconto lucido e allo stesso tempo emotivo che si legge come un romanzo e che genera identificazione immediata: perché tutti noi in fondo abbiamo ancora paura.
Maria Beatrice Alonzi è scrittrice, sceneggiatrice, editorialista televisiva. Esperta di comunicazione e nuovi media, specializzata nella gestione della reputazione, cultura ed etica degli spazi digitali. È laureata in scienze umanistiche per le comunicazioni all’Università Statale di Milano e ha un Master in Tecniche e Metodi di Analisi Comportamentale e Analisi Scientifica del Comportamento non-verbale. Ha scritto cinque libri: quattro saggi e un romanzo, tutti best-seller. È tradotta in oltre 15 Paesi, e ha una community di oltre 2M di followers e altrettanti lettori.
La casa editrice Santelli manda sugli scaffali 'Quasi tutto ciò che vuoi' di Fabio Nocchi. Come reagireste se, all’improvviso, i vostri desideri cominciassero a realizzarsi uno dopo l’altro? Da questo spunto surreale comincia la storia di Malox, un bamboccione quarantenne che ama oziare, uscire con gli amici e fare baldoria. Sembra un sogno che diventa realtà, la possibilità di riscattare un’esistenza mediocre e primeggiare finalmente sugli odiati nemici: colleghi di lavoro ed ex compagni di scuola.
Malox, però, scopre presto che soltanto alcuni desideri si avverano e che lui non ha nessun potere di decidere quali. È l’inizio di un crescendo tragicomico di situazioni grottesche in cui il protagonista capirà che ogni desiderio – se realizzato –ha conseguenze inattese e imprevedibili. Soltanto facendo i conti fino in fondo con le “grandi responsabilità” che derivano dai suoi “grandi poteri”, Malox potrà decidere se il misterioso dono ricevuto sia una fortuna o, invece, una maledizione.
E' in libreria con Sellerio 'Omicidi Srl' di Alessandro Robecchi. Fare i killer - scrive l'editore - è un mestieraccio, diciamolo. Ecco il Biondo e Quello con la cravatta, professionisti con partita iva, alle prese con un nuovo incarico, un omicidio di alta gamma, con parcella a sei zeri. Un lavoro difficile, per cui decidono di coinvolgere Francesca Aroldi, stimata collega di cui hanno avuto modo di apprezzare la professionalità. Ma i dubbi restano, sarebbe comunque un costo aggiuntivo, e poi: si possono davvero fidare fino in fondo? L’occasione si presenta quando Gianguido Howard Tossini De Coullier, giovane studente americano che vive a Milano, orfano di entrambi i genitori, sta per entrare in possesso dell’enorme eredità, sinora amministrata dal nonno materno, un detestabile mercante d’arte. Il vecchio De Coullier, però, non dev’essere molto felice di questo passaggio di consegne, se è disposto a pagare un compenso milionario alla Snap Srl per farlo fuori prima del compimento dei ventuno anni.
Al Biondo e a Quello con la cravatta si presenta subito un problema etico: come si fa a sopprimere un ventenne, nemmeno così odioso? E poi ci sono i problemi pratici: Gianguido conduce una vita regolata, niente vizi o eccessi, né compagnie pericolose, almeno in apparenza. Bisogna scavare bene, nella vita e negli ambienti, suoi e del nonno, per trovare una soluzione. Ed è quello che fanno con consumata abilità e il solito distacco che non gli risparmierà, però, colpi di scena e scoperte sorprendenti.
Omicidi Srl è un affilato poliziesco al contrario, in cui moventi, logiche e dinamiche di un delitto sono ricostruiti dal punto di vista di chi lo compie. Una crime story in forma di commedia che contiene una satira cinica su quel che abbiamo fatto della nostra società, e che rappresenta la stratigrafia ironico-grottesca di una città che è al contempo la «capitale attrattiva e moderna che moltiplica i soldi» e l’agglomerato in cui vive "la folla di quelli che soldi ne hanno pochi, e li cercano dove possono": la Milano nera di Alessandro Robecchi.
Arriverà in libreria con Einaudi il 14 aprile 'Cosa sono le nuvole' di Francesco Piccolo. È stato uno degli attori più amati del cinema italiano. A teatro era così acclamato che il pubblico non lo faceva neppure recitare: appena apriva bocca scrosciavano applausi a non finire. Quando calava il sipario, però, lasciava in camerino quell’irresistibile maschera comica e tornava a essere Antonio De Curtis. "Ehi, signor principe, è inutile che si dia tante arie e snobbi il povero Totò, – diceva alla propria immagine allo specchio. – Si ricordi che è Totò che dà da mangiare al principe, e non viceversa".
Negli ultimi anni divenne quasi cieco. Eppure, quando sul set battevano il ciak, avveniva il miracolo. Tolti gli occhiali scuri, si muoveva tra i mobili di scena senza sfiorarli, scavalcava i cavi elettrici, orientandosi come se ci vedesse ancora. Ormai i film di maggior successo commerciale, quelli con Peppino, erano alle spalle. Ma poi incontrò Pasolini, che l’avrebbe scelto per il suo ultimo ruolo da protagonista in 'Uccellacci' e uccellini: una consacrazione tardiva per un attore che temeva di aver recitato in pellicole che nessuno avrebbe ricordato. Tenendo insieme le testimonianze degli amici e dei colleghi di Totò, narrandone la vita privata, i capricci e le bontà, l’ambizione e lo sconforto, Francesco Piccolo scandaglia gli ultimi anni del principe della risata. E riesce a distillare l’essenza di un personaggio in cui hanno convissuto anime e indoli quasi inconciliabili, miserie e nobiltà – come accade a tutte le leggende.
Nella sua burrascosa carriera, Philip Roth ci ha abituato alle più spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in 'Operazione Shylock' - ora sugli scaffali con Adelphi - dove per dire e fare tutto ciò che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo più temibile avversario: un altro Philip Roth – stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo Moishe Pipik a distinguerlo da sé. Mai il tema del Doppio è stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo.
Roth azzanna sé stesso come essere umano, come ebreo, come Philip Roth, e non si accontenta di una libbra di carne. Come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il Mossad, il processo al mostro di Treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da Halcion, l’incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una Gerusalemme pattugliata dall’esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l’altro Philip Roth – un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d’origine – e con la sua procace, concupita compagna? Sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, Roth combina in queste pagine la più spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a Gerusalemme che – incredibile a dirsi – fa anche ridere (a cura di Carlo Roma).

Categoria: cultura
13:54
L'incubo di un medico italiano: "Abbandonato dopo incidente in mototaxi a Bali. Rischio amputazione, nessuno mi risarcirà"
(Adnkronos) - “La vita e la morte sono solo le due facce della stessa medaglia. Ma com’è bello essere vivi, oggi, a Bali”. È il 24 luglio 2024. Simone Salvo, giovane medico siciliano e aspirante giornalista, si gode la tanto desiderata vacanza in Indonesia. La frase da piazzare sulla prossima storia Instagram è pronta: ha appena fotografato la meravigliosa cascata di Nungnung e deve arrivare a Ubud, cittadina sulle colline di Bali, incastonata tra la foresta tropicale e una miriade di risaie. Prenota un mototaxi, arriva e gli viene offerto un prezzo forfettario per fare anche la corsa di ritorno: “Per salire - racconta all’Adnkronos - il tassista mi chiede di cancellare la prenotazione fatta sull’app di 'Grab', la compagnia che offre il servizio. Purtroppo lo faccio”. Così parte. E inizia l’incubo. “C’è un’area di lavori in corso e il guidatore, ragazzo di vent’anni o poco più, fa un sorpasso e resta per una cinquantina di metri sull’altra corsia”. Spunta un camion rosso, l’impatto è inevitabile: “Ci scontriamo e lui, per evitare il frontale, espone il lato posteriore della moto. Volo via, finisco a terra. La mia gamba destra è aperta, squarciata. Il mototassista ha il tempo di rimettersi in piedi, capisce cos'è successo. Mi guarda negli occhi, terrorizzato. Si gira, risale sul mezzo e scappa”.
Il calvario di Simone, 30 anni, inizia qui. Dopo un anno e mezzo, sette interventi chirurgici e il rischio – ancora concreto – dell'amputazione della gamba, decide di raccontare la sua storia dal Policlinico Umberto I di Roma. In questi mesi ha speso migliaia di euro tra operazioni, visite specialistiche e cure e non ha ricevuto nessun risarcimento dalla compagnia indonesiana ‘Grab’, che oggi cerca di riversare tutte le responsabilità sul guidatore: “Mi hanno abbandonato sulla strada, anche il camionista è scappato”. Passa qualche macchina, ma non si ferma nessuno: “Addirittura vedo qualcuno fare dei video, senza aiutarmi, mentre perdo tanto sangue. Poi arriva un signore sulla cinquantina e mi soccorre, mi dà la sua giacca e la uso come laccio emostatico. Chiama un’ambulanza. Nel frattempo, provo a rimettere in asse la gamba e a riallineare i capi ossei, per quanto possibile”. I soccorsi arrivano, lo portano in un centro di campagna lontano una decina di minuti. Una sorta di guardia medica del posto. “Ma non mi fanno nulla. Niente. Non rilasciano nemmeno un certificato e dopo tre quarti d’ora dicono che non c’è possibilità di trasferirmi in un vero ospedale”. La svolta con l’arrivo della polizia: “Un poliziotto si avvicina per capire. Gli afferro la gamba, gli urlo che potrei essere suo figlio. Si commuove, è lui stesso a portarmi in un vero ospedale insieme agli ambulanzieri”.
Simone viene così trasferito per le cure: "Dopo tre ore iniziano a farmi i primi oppioidi e le trasfusioni, mi girano la gamba. La pressione è bassissima, 50/30, risale a 70/40 con i liquidi. Sono in shock emorragico. Mi fanno i raggi e si vedono tutte le fratture, esposte a femore, rotula e tibia, scomposte al secondo e terzo metatarso del piede. E poi, legamenti rotti, tendine del quadricipite rotto, un'arteria lesionata”. Alle 3 e mezza, lo spostamento in un altro centro per la chirurgia, alle 5 del mattino, con la sola compagnia di un’amica brasiliana del posto: “Ho avuto problemi nei giorni successivi, rischio di sepsi e di embolia polmonare, complicanze legate a un intervento di questo tipo. I rischi maggiori sono stati però scongiurati presto e, quando l’emoglobina è tornata a livelli normali, hanno cominciato a parlare di dimissioni”. Arrivano il 12 agosto, quando Simone riesce a tornare in Italia con un volo medicalizzato, accompagnato da un medico e dall’infermiere dell’assicurazione: “Avevo il pacchetto base, che mi è stato molto utile per coprire una serie di spese importanti. Consiglierei però a tutti di non prendere proprio la cosa più economica sul mercato, spendere un po’ di più può rivelarsi importante. Nel mio caso, per esempio, l’assicurazione non comprendeva risarcimento per invalidità e danni permanenti, ma mi ha salvato la vita e ha coperto decine di migliaia di euro di spese sul posto”.
In Italia, si sottopone alla seconda chirurgia all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, al femore e al piede. “Il 24 agosto torno a casa, in Sicilia, sto a letto per un mese e inizia pian piano una ripresa che però dura poco, visto che nella successiva primavera la tibia va in pseudoartrosi per l’infezione”. Inizia così una serie di chirurgie per cercare di risolvere il problema. Un intervento a Milano, altri quattro a Roma. Tutto affrontato, da medico, con consapevolezza: “Le tante complicazioni erano tutte prevedibili e una parte di me sapeva che si sarebbero potute verificare. Compresa l'infezione. La formazione che ho mi ha aiutato ad affrontare ogni step con la giusta razionalità ma, dall’altra parte, sono sempre stato consapevole di tutti i rischi. Anche a lungo termine. Non è semplice accettare quanto successo”.
Qualche mese fa, Simone ha conseguito il Master in giornalismo e comunicazione multimediale alla Luiss, a cui si era iscritto nel 2023 per realizzare un altro dei suoi sogni: diventare giornalista, specializzandosi in àmbito medico. “I miei colleghi mi hanno dato una mano con lezioni e appunti, per quanto possibile ho seguito i corsi della Scuola a distanza e lo scorso ottobre sono anche riuscito a fare un mese di stage nella redazione di Sky. Per me, il periodo più normale da quel 24 luglio. Proprio lì si è però riaperta la fistola e sono dovuto tornare a Roma per un nuovo intervento”. La prossima chirurgia, a cui si sottoporrà a inizio maggio, servirà a ricostruire la tibia.
Il nodo, per i prossimi mesi, riguarda anche il processo. Dopo l’incidente, che gli ha causato danni fisici e psicologici, Simone non ha ricevuto un euro di risarcimento: “E, se non mi presento a Bali il prima possibile, il caso verrà archiviato. Per il processo pretendono che sia lì e in queste condizioni non è semplice. Dovrei tornare una volta per la fase di investigation, ma poi anche per la causa civile. Tutto a mie spese, quando magari si potrebbe fare a distanza con l’aiuto dell’Ambasciata, con cui sono in contatto”.
Simone chiede un altro supporto: “Magari per una trattativa con la compagnia di mototaxi, per venirci incontro sul processo penale. Se riuscissi a evitare delle conseguenze serie per il mototassista, sarei anche felice. Nonostante quello che è successo e il suo comportamento, non voglio rovinare la vita a nessuno. C’è il tema dell’omissione di soccorso ed è comunque molto grave”. Guarda anche oltre: “Sarebbe ancora più importante creare un fondo per le vittime stradali extra-Ue. In Europa c’è già un aiuto di questo tipo, per incidenti in altri Paesi ancora no. Potrebbe essere molto importante”. Per Simone, ma anche per tante altre persone che hanno visto la loro vita cambiare. In un istante. (di Michele Antonelli)

Categoria: cronaca
13:22
Ascolti tv, vince 'Dalla Strada al Palco' su Rai1. In access lo speciale di 'Affari Tuoi' vola al 27%
(Adnkronos) - 'Dalla Strada al Palco Special', in onda ieri su Rai1, è stato il programma più seguito del prime time di venerdì, con 2.977.000 spettatori e il 21% di share. Al secondo posto 'Grande Fratello Vip' su Canale 5, con 1.974.000 spettatori e il 17.2% di share. In terza posizione, testa a testa tra 'Fratelli di Crozza' su Nove, con 1.309.000 spettatori e il 7.5% di share, e 'Quarto Grado' su Rete4, con 1.071.000 spettatori e l'8.7% di share.
In access prime time, grande successo per lo speciale di 'Affari Tuoi' di Stefano De Martino su Rai1, che vedeva come concorrenti per un montepremi di beneficenza Jovanotti e Gianni Morandi e che ha ottenuto 5.444.000 spettatori con il 27.5% di share (contro i 4.507.000 spettatori e il 22.8% di share ottenuti su Canale 5 da 'La Ruota della Fortuna'). Il clima dello speciale, con grande feeling e divertimento tra i tre, ha popolato i social di commenti all'insegna della speranza che il trio si possa ricostituire anche sul palco di Sanremo 2027, di cui De Martino è conduttore e direttore artistico.
A contribuire ad alimentare le speranze dei fan anche le parole di Jovanotti che sui social ha definito Stefano De Martino "uno scugnizzo di grande talento e qualità umane preziose", per poi aggiungere: "Tra Stefano De Martino (1989) me (1966) e Gianni Morandi official (1944) ci sono due salti di 23 anni (mese più mese meno) in pratica tre generazioni di gente di spettacolo. Non avevo pensato affatto a questa cosa perché quando siamo insieme pare di essere davvero coetanei fermi intorno ai 10 anni (come i personaggi dei cartoon), però ora che ci penso mi emoziona, e non so neanche perché. Bella storia".

Categoria: spettacoli
13:15
Rissa in strada nel varesotto: un morto e due feriti
(Adnkronos) - Un uomo di 30 anni ucciso e due feriti. E' il bilancio di una rissa scoppiata la scorsa notte - poco dopo l'una - in strada a Induno Olona, in provincia di Varese. "Per cause ancora in corso di accertamento", gli uomini hanno fatto ricorso a "diverse armi improprie e dei coltelli" per mettere fine a un diverbio, si legge in una nota dei carabinieri. La vittima è stata colpita al busto, ferite poi rivelatesi fatali. L’uomo, nonostante l'intervento dei soccorsi del 118, è morto sul posto. Il bilancio dell’aggressione conta anche altri due feriti, padre e figlio ora ricoverati in ospedale. Sulla rissa indagano, coordinati dalla procura di Varese, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Varese.

Categoria: cronaca
13:13
Volontariato, poesia, coraggio: ecco i nuovi Alfieri della Repubblica
(Adnkronos) - Disponibilità nell'aiutare amici disabili, coraggio nel salvare genitori e coetanei in pericolo di vita, sensibilità nell'interpretare le sensazioni della propria età e trasferirle in poesia, apertura e originalità nell'offrire aiuto ai più bisognosi, tenacia nell'affrontare le difficoltà. Sono le storie raccontate attraverso l'esperienza dei 28 giovani ai quali il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto conferire l'attestato di Alfiere della Repubblica, rispettando una tradizione che si rinnova di anno in anno dall'inizio del suo mandato. "Sperimentare e comunicare la solidarietà" è il tema scelto per riassumere l'impegno di adolescenti capaci - sottolinea il Quirinale - di partecipazione, empatia e desiderio di aiutare, sfatando un luogo comune che li descrive come distanti dall'impegno sociale.
Emanuele Amodio, 18 anni, di Ostuni, in provincia di Brindisi, fin dall’infanzia non ha mai messo in secondo piano l'amicizia che lo lega al compagno di banco Karol Pastore, costretto su una sedia a rotelle, pure lui diciottenne. Un sostegno che sicuramente gli ha dato la necessaria carica per affrontare con energia e positività le sfide quotidiane, nella scuola e fuori, dove fa parte di una squadra di powerchair football.
Antonio Bertoli, 12 anni, bresciano, partecipa a un progetto dedicato a ragazzi con disturbo dello spettro autistico.
Dalila Brocculi, 16 anni, di Rimini, nata prematura, è una volontaria dell’associazione 'La Prima Coccola', che sostiene la Terapia intensiva neonatale della città romagnola, a supporto delle famiglie dei piccoli pazienti, collaborando a iniziative benefiche e ai laboratori dedicati ai bambini.
Mariasole Di Biase, 15 anni, di Nichelino, in provincia di Torino, aiuta come volontaria i ragazzi con sindrome di Down.
E a Torino, Leonardo Figello, 17 anni, parcheggia ogni mattina davanti alla scuola il suo mezzo a tre ruote rosso, ribattezzato 'CondividApe': sul retro un cartello con la scritta 'Serviti pure se hai bisogno, altrimenti se puoi, lascia qualcosa'.
Angelica Maria Masella, 15 anni, di Minturno, in provincia di Latina, offre un supporto fondamentale a un compagno in grave fragilità, aiutandolo nella vita scolastica e quotidiana, favorendo la sua autonomia, condividendo momenti di gioco e socializzazione.
Ludovico Natalizi, 18 anni, di Marsciano, provincia di Perugia, dedica il proprio tempo ai bambini più piccoli aiutandoli nei compiti scolastici.
Gioele Petrella, 15 anni, di Velletri, in provincia di Roma, ha un grande passione per la chitarra, che ha scelto di mettere generosamente al servizio del progetto I MusicAbili APS, un laboratorio di teatro, musica e danza per ragazzi con disabilità. Da circa due anni, ogni sabato affronta un viaggio di cinque ore per essere parte attiva del gruppo.
Emilia Zarrone, 14 anni, di Alife, provincia di Caserta, ha dimostrato, fin dalla più tenera età, grande sensibilità ed empatia nei confronti di un compagno di classe con disturbo dello spettro autistico. La dolcezza della loro amicizia è stata raccontata anche in un libro realizzato dallo stesso compagno.
Serena Zullo, 17 anni, di Lauria, in provincia di Potenza, partecipa con entusiasmo a tutte le iniziative di solidarietà e di promozione della cultura del dono organizzate dall’Avis comunale. Come animatrice parrocchiale contribuisce alla vita dell’oratorio invernale ed estivo, curando in particolare il laboratorio teatrale. Profondamente legata alle tradizioni della propria terra, ha scelto di suonare l’organetto, strumento tipico della musica folk locale, guadagnandosi la stima e l’apprezzamento della comunità.
Gabriele Galal, 18 anni, romano, volontario della Croce Rossa, partecipa attivamente a iniziative di supporto alla comunità, tra cui raccolte alimentari, distribuzione di pacchi alle famiglie, assistenza ai senza fissa dimora.
Fa parte della Croce rossa anche Noa Thuy Bertuccioli, 17 anni, di Urbino, promotrice di un corso di primo soccorso nel proprio istituto scolastico.
Pratiche messe in pratica da Riccardo Cremonesi, 17 anni, di San Martino Siccomario, provincia di Pavia, riuscito a salvare la vita di un compagno di classe che rischiava di soffocare a causa di una caramella, eseguendo la manovra di Heimlich.
Viola Menichetti, 18 anni, di San Donato Milanese, è riuscita invece a salvare la vita di suo padre, precipitato per cento metri in un canalone ghiacciato: non poteva muoversi, immobilizzato da numerose fratture e in stato di ipotermia. Nonostante il freddo intenso, la neve e la sopraggiunta oscurità, Viola ha camminato per oltre due ore su un sentiero non conosciuto, perdendo anche uno scarpone, ma alla fine è riuscita a raggiungere il punto da cui poter attivare i soccorsi.
Nicolas Treppo, 12 anni, di Tarcento, in provincia di Udine, si è lanciato in acqua e ha tratto in salvo un suo amico in balia della corrente di un torrente, trascinandolo a riva. Accortosi che il ragazzo non era cosciente, ha praticato la respirazione bocca a bocca, continuando fino all’arrivo dei soccorsi.
Inerio Vacca, 15 anni, di Arbus, in Sardegna, ha soccorso un amico rimasto privo di sensi in acqua dopo un tuffo. Portatolo a riva gli ha prestato i primi soccorsi ed è riuscito a rianimarlo.
Francesco Correale, 17 anni, di Roccapiemonte, provincia di Salerno, non ha esitato a mettersi a servizio della comunità nei giorni dell’esondazione del torrente Solofrana, nel novembre del 2022.
Rocco Antonio Commisso, 12 anni, di Roccella Jonica, durante un’escursione in mare con il padre ha soccorso una tartaruga Caretta caretta ferita da alcuni residui di reti e palangari da pesca. La scuola frequentata da Rocco ha poi adottato una tartaruga marina di peluche come mascotte, simbolo delle attività educative dedicate alla tutela dell’ambiente e alla cultura del rispetto del mare.
Sempre in Calabria, Aurora di Vanna, 18 anni, di Santa Domenica Talao, provincia di Cosenza, ha scritto il libro 'Dietro un sorriso', ispirato alla storia di un’amica della madre e volto a sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne.
Jasmeen Kaur, 17 anni, di Fabbrico, provincia di Reggio Emilia, è riuscita, attraverso la poesia, a interpretare ed esprimere i pensieri dei ragazzi della sua età, creando spazi di introspezione e di confronto.
Anche Claudia Savarino, 19 anni, di Agira, provincia di Enna, si distingue per la sensibilità con cui osserva e interpreta la realtà che la circonda e per un autentico amore verso la poesia.
Tommaso Lavecchia, 15 anni, residente a San Miniato, in provincia di Pisa, di recente ha esposto alcuni scatti della Luna, confrontandoli con le immagini riprodotte da Ludovico Cardi, detto il Cigoli, e da Galileo Galilei, accompagnando poi il suo lavoro con un opuscolo informativo distribuito gratuitamente ai compagni di classe.
Originale l'idea dei diciottenni Matteo Morvillo e Amedeo Valestra, di Massa Lubrense, provincia di Napoli. Hanno unito la passione per la tecnologia con quella della cucina dando vita a 'Cucinalo', una app che persegue l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare domestico e promuovere uno stile di vita più sostenibile. Fotografando i cibi presenti nel frigorifero, la app suggerisce ricette personalizzate e guida l’utente nella preparazione dei pasti.
Salwa Ez-Zahiri, 18 anni, di Genova, arrivata in Italia dal Marocco, si segnala per la sua preziosa azione di mediatrice culturale sperimentata prima in famiglia, poi in favore di altre persone.
Infine le storie di coloro che non si arrendono di fronte alle difficoltà più dure. Marco Mazzariol, 15 anni, di Carbonera, provincia di Treviso, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, è testimonial per Parent Project APS e partecipa a laboratori teatrali inclusivi, dimostrando così che le barriere si possono abbattere.
Sara Pignatelli, 19 anni, di Castello d'Agogna, provincia di Pavia, affetta da linfoma primitivo del mediastino', nonostante le difficili terapie, tutte affrontate con grande determinazione, ha scelto di non rinunciare allo studio, mantenendo sempre un atteggiamento positivo e riconoscente verso il personale sanitario. Oggi, superata la malattia, continua a coltivare i suoi sogni: diventare ingegnere edile specializzata in costruzioni sostenibili e, nel contempo, continuare a frequentare attivamente il suo gruppo scout Fse.
L'Alfiere della Repubblica è un Attestato d'Onore istituito dalla Presidenza della Repubblica nel 2010 per premiare quei giovani minorenni che, per comportamento o attitudini, rappresentano un modello di buon cittadino. I premiati si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.
L’Attestato attribuisce il titolo di “Alfiere della Repubblica” ed è riservato ai giovani fino ai 18 anni. Viene concesso ai cittadini italiani, anche residenti all’estero e ai cittadini stranieri residenti, che siano nati nel nostro Paese o abbiano frequentato con profitto le scuole italiane per almeno 5 anni. L’Attestato è conferito dal Presidente della Repubblica, in un numero massimo di 30 ogni anno, su proposta del Segretario generale sentita l’apposita Commissione valutativa.
Non solo gli Alfieri della Repubblica. Con loro anche quest'anno il presidente della Repubblica ha voluto premiare classi che si sono distinte nella creazione di contesti accoglienti e accessibili, nella promozione di iniziative contro ogni forma di discriminazione e nell’impegno a favore dei più fragili, assegnando loro quattro targhe dedicate al tema dell'inclusione.
La prima è andata alla V A dell'Istituto comprensivo 'Don Milani-Leopardi'–Plesso Scuola primaria 'A. Grippo'–C.da Rossellino (Pz), 'Per aver imparato il linguaggio dell’amicizia'. Si tratta della storia di Micaela, una bambina sorda che ha iniziato a comunicare e a esprimere i propri pensieri attraverso la Lingua dei segni Italiana (Lis), appresa a scuola. Fin dalla prima infanzia, insieme ai docenti, agli educatori e ai compagni di classe, ha costruito un percorso scolastico fondato sull’inclusione e sull’accessibilità: oggi Micaela e tutti i suoi compagni comunicano correttamente in Lis, dimostrando quanto una lingua possa unire e creare relazioni autentiche.
La 2^ B dell'Istituto comprensivo 3 'A. Vivenza–Giovanni XXIII' – Scuola secondaria di primo grado – Avezzano (Aq), è stata premiata 'per la solidarietà vissuta con entusiasmo'. I ragazzi hanno dimostrato bontà, altruismo e sensibilità nel prendersi cura di Francesco, un loro compagno con autismo non verbale. Lo sostengono in ogni attività, scolastica e non, lo includono nei lavori di gruppo e lo accompagnano quotidianamente, trasformando piccoli gesti in grandi atti di amicizia e di solidarietà.
'Nulla è impossibile se si cammina insieme' è la motivazione che ha portato all'assegnazione della targa per la classe V dell'Istituto comprensivo 'Giosuè Carducci'– Plesso Scuola primaria di Castelletto–Busca (Cn). L’arrivo di due bambini con problemi di vista ha consentito di esprimere profondi valori di solidarietà grazie al progetto 'Amico Braille', avviato in collaborazione con il Centro di riabilitazione visiva di Fossano. Docenti e compagni hanno imparato l’alfabeto Braille, sperimentando lettura e scrittura a punti in rilievo, vivendo un’esperienza che ha permesso di sviluppare empatia, collaborazione e rispetto delle diversità.
Ultima targa per la V A dell'Istituto comprensivo 'E. Rosetti'–Plesso Scuola primaria 'Don Milani' – Forlimpopoli (Fc). 'Quando la condivisione fa la forza'. Gli alunni durante tutta la scuola primaria hanno affiancato quotidianamente un compagno con disabilità, seguendo turni di solidarietà. Ogni giorno una coppia di bambini-tutor ha supportato il compagno anche nelle attività individuali, facendo da mediatori quando necessario, trasformando il peer-tutoring in un’occasione di crescita e inclusione per tutti. Il progetto, basato sulle capacità relazionali dei bambini, ha valorizzato la condivisione, la loro naturale propensione al gioco e la comunicazione senza barriere.

Categoria: politica
12:44
Benzina e diesel, continua calo prezzi carburanti
(Adnkronos) - Prosegue la discesa dei prezzi alla pompa di benzina e gasolio. I dati di oggi - sabato 11 aprile 2026 - dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy evidenziano il secondo giorno consecutivo di calo dei prezzi medi, anche per effetto degli adeguamenti al ribasso indicati dalle compagnie petrolifere. Lungo la rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self service è pari a 1,785 euro/l per la benzina e 2,166 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,817 euro/l per la benzina e 2,196 euro/l per il gasolio.
I livelli dei listini alla pompa, tuttavia, rimangono ancora elevatissimi, afferma il Codacons, e rispetto al periodo pre-conflitto costano agli italiani quasi 150 milioni di euro in più a settimana solo a titolo di maggiori costi di rifornimento, calcola l'associazione. Nel confronto con i prezzi medi praticati sulla rete italiana a fine febbraio, prima dello scoppio del conflitto in Iran, e nonostante il taglio delle accise disposto dal governo, il gasolio costa nell'ultimo periodo oltre un quarto in più, con un aumento alla pompa del +26%, mentre la benzina è rincarata di circa il 7%, rileva il Codacons.
"Tradotto in soldoni, un pieno di diesel costa circa 23 euro in più rispetto a febbraio, un pieno di benzina circa 5,8 euro in più - sottolinea l'associazione - Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria, ossia su strade e autostrade, gli italiani si ritrovano a pagare oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti: 128,7 milioni di euro in più per il gasolio, 19,5 milioni in più per la benzina".
"Ho chiesto al ministro Urso di convocare le compagnie petrolifere e far vedere loro il prezzo alla pompa e il prezzo alla produzione. Perché le compagnie, come le banche, sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c'è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono", ha detto il ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vicepremier Matteo Salvini parlando con i giornalisti a un gazebo della Lega a Milano dei prezzi del carburante, giudicati da molti ancora troppo alti nonostante i provvedimenti del governo. "Se poi fossimo costretti a fare anche un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni di banche, compagnie petrolifere ed energetiche - ha aggiunto - io sarei assolutamente d'accordo".
Il ministro Adolfo Urso da parte sua ha osservato: "Giovedì ho convocato le società petrolifere, quando è stato siglato il primo armistizio, affinché procedessero da subito alla riduzione dei prezzi dei carburanti ed è quello che è immediatamente avvenuto, perché dopo poche ore dalla mia convocazione le quattro grandi compagnie petrolifere che agiscono nel nostro Paese hanno consigliato dei prezzi in riduzione e questo ha comportato una significativa riduzione dei prezzi di benzina e gasolio, sia nella giornata di oggi sia nella giornata di ieri, e mi auguro che prosegua questa tendenza alla riduzione".
A stretto giro la reazione delle opposizioni. "Oggi assistiamo a uno spettacolo indecoroso: il vicepremier Salvini chiede al ministro Urso, suo collega di governo, di fare il proprio lavoro. Questo è il governo Meloni: un esecutivo allo sbando che auto-denuncia la propria incapacità davanti agli italiani", ha commentato Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde.
"C’è una cosa di Salvini di cui si può sempre essere certi: lui non fa mai nulla, al massimo chiede a qualcun altro di fare il che nel caso di specie è come chiederlo alla nebbia. Urso e Salvini sono gemelli separati alla nascita", ha scritto su X Carlo Calenda.

Categoria: economia












































