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14:35
Menù light e tavolo riservato, nasce al ristorante 'Costanza' il programma del centrosinistra
(Adnkronos) - Menù light e conto alla romana per i leader del centrosinistra che si sono ritrovati a pranzo da 'Costanza', storico ristorante nel cuore di Roma a due passi da Campo de' fiori. "Non è la prima volta che vengono politici qui, di destra, di sinistra, di centro", spiegano dal locale che ha ospitato il leader del M5s con Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni martedì. 'Costanza' si propone come "osteria romana tipica" e può vantare una location suggestiva: le sue sale sono ricavate dai resti del teatro di Pompeo, costruito intorno al 61 a.C. e 'scenario' di uno degli episodi più celebri della storia della città eterna: l'assassinio di Giulio Cesare e le di di marzo del 44 a.C.
I leader di M5s, Pd e Avs però, hanno avuto a disposizione una saletta riservata, attigua agli spazi 'storici' del ristorante e quindi maggioramente frequentati. Come è stato possibile? "Hanno prenotato loro, non certo dei collaboratori", ammettono da Costanza senza aggiungere altro per non violare la privacy di chi frequenta il locale. Ma "Giuseppe Conte è un cliente abituale, da un po' di tempo", aggiungono. Quello di Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni è stato però un pranzo light. Niente eccessi: pesce e una verdura di contorno. Zero vino. Niente dolce. Per capirsi, il menù di Costanza può dare grande soddisfazione agli amanti del pesce, a partire dalle ostriche e dal sautè di cozze di antipasto. Tra le portate principali, tagliolini con i moscardini e bottarga, fusilloni ai frutti di mare, friutto di calamari, scampi alla griglia, spiedino di mazzancolle alla griglia, calamari alla grigila e pescato del giorno. Nella carta anche diversi piatti di carne, così come i contorni come carciofi alla giudia e verdure di stagione. Chi ha pagato? "Per il conto facciamo a rotazione", ha rivelato all'AdnKronos l'ex premier, Giuseppe Conte, intervistato dal direttore Davide Desario, ospite di AdnTalks.
Anche se leggero, il pranzo dei leader del centrosinistra potrebbe comunque essere ricordato come un momento chiave nel percorso di costruzione del programma della coalizione in vista delle prossime elezioni: "Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto", ha scritto Nicola Fratoianni sui social immortalando in un selfie il tavolo dei leader.

Categoria: politica
14:30
Totti conquista anche Malta, a cena nella Steak House 'Era Ora' tra tifosi e palleggi
(Adnkronos) - Francesco Totti conquista anche Malta. L’ex capitano della Roma è stato protagonista di una serata speciale alla Steak House “Era Ora”, dove ha attirato fan e curiosi. Totti ha scelto un ricco filetto ben cotto, accompagnato - a sorpresa - da una tripla porzione di dolce, concedendosi un momento di puro gusto. Non solo cena: l’icona giallorossa si è fermata a firmare numerosi autografi su maglie e palloni, regalando sorrisi e ricordi indelebili ai presenti. Applausi e smartphone alzati quando, sulla terrazza del ristorante, si è esibito in qualche palleggio, dimostrando che la classe non passa mai.
Una visita che ha trasformato una semplice serata in un piccolo evento, in giorni particolarmente simbolici per i tifosi romanisti: proprio il 17 giugno si celebra infatti lo storico scudetto della Roma del 2001, un trionfo indimenticabile di cui Totti è stato protagonista assoluto. Un mix perfetto di nostalgia e attualità che conferma ancora una volta il legame speciale tra Totti e i suoi tifosi, ovunque si trovi.

Categoria: sport
14:22
Naomi Campbell accusa l'ex legale, "frode e inganno" dietro lo scandalo della sua charity
(Adnkronos) - Naomi Campbell ha attribuito a “frode e inganno d’identità” da parte di una ex fiduciaria e consulente legale le gravi irregolarità finanziarie che hanno portato al divieto di gestione di enti benefici a suo carico. La top model è intervenuta in un’udienza d’appello a Londra nel tentativo di ribaltare la decisione che le impedisce di amministrare charity per cinque anni. Secondo la sua testimonianza, la co-fiduciaria e avvocata Bianka Hellmich avrebbe falsificato la sua firma e utilizzato un indirizzo email contraffatto per deviare fondi destinati alla fondazione Fashion for Relief, l’organizzazione benefica fondata dalla stessa Campbell. “Il mio unico errore è stato fidarmi della persona sbagliata”, ha dichiarato in aula secondo quanto riportato dalla Bbc.
La vicenda riguarda le conclusioni di un’inchiesta del 2024 della Charity Commission for England and Wales, secondo cui all’interno della fondazione sarebbero emerse diffuse irregolarità finanziarie. L’indagine ha rilevato che solo una minima parte delle somme raccolte sarebbe stata effettivamente destinata a finalità benefiche, mentre il resto sarebbe stato speso in hotel di lusso, trattamenti spa, sigarette e servizi di sicurezza. Oltre a Campbell, anche Bianka Hellmich e la terza fiduciaria Veronica Chou sono state colpite da provvedimenti di interdizione alla gestione di enti non profit, rispettivamente per nove e quattro anni.
Nel corso dell’udienza, la difesa di Campbell ha sostenuto che Hellmich avrebbe orchestrato un “sistema continuativo di cattiva gestione e inganno”, nascondendo le proprie azioni agli altri amministratori. La Charity Commission for England and Wales, tuttavia, ha ribattuto che non è possibile per un fiduciario “abdicare” alle proprie responsabilità limitandosi a un ruolo di facciata. Tra le criticità emerse anche il caso di Unicef Uk, che avrebbe presentato un reclamo dopo che Fashion for Relief avrebbe erroneamente dichiarato collaborazioni e raccolte fondi mai effettivamente trasferite all’organizzazione. La fondazione Fashion for Relief, nata con l’obiettivo di unire il mondo della moda per finanziare progetti umanitari, è stata sciolta nel 2024. L’udienza è ancora in corso e potrebbe avere ulteriori sviluppi nei prossimi giorni. (di Paolo Martini)

Categoria: cronaca
14:11
Trump sfida l'eredità di Jfk a Versailles: Macron si gioca la 'roba seria' per riconquistarlo
(Adnkronos) - "Non oro placcato, ma roba seria". Donald Trump ha presentato così la cena di questa sera alla reggia di Versailles, ospite del presidente francese Emmanuel Macron. Per partecipare al banchetto, il leader americano ha prolungato la sua permanenza al termine del G7 di Évian-les-Bains, dichiarando con la sua consueta schiettezza di essere "un fan dei luoghi belli. Il presidente francese mi ha invitato a cena e Versailles non è oro placcato, è roba seria. Ho detto che mi avrebbe fatto piacere". Per l'Eliseo, che ha persino modificato le date del vertice pur di non sovrapporlo all'ottantesimo compleanno del tycoon e scongiurare una sua partenza anticipata, la presenza di Trump fino alla conclusione dei lavori è già di per sé un successo politico.
Ufficialmente, l'incontro inaugura le celebrazioni per il 250esimo anniversario dell'Indipendenza americana, un omaggio al ruolo della Francia nel sostenere la rivoluzione delle Tredici Colonie. Dietro il valore commemorativo e le coreografie spettacolari previste - che includono una visita privata alla Galleria degli Specchi e giochi di luce nelle fontane - la cena offre però anche l'occasione per un confronto su alcuni dei dossier più delicati nei rapporti tra Washington e Parigi. Sul tavolo restano infatti le tensioni commerciali: alla vigilia del summit Trump ha minacciato dazi del 100% su vino e champagne francesi se Parigi non ritirerà la tassa sulle grandi aziende tecnologiche statunitensi.
Il rapporto tra i due leader, dall'inizio del secondo mandato di Trump, è stato tutt'altro che semplice. Nei comizi e negli interventi pubblici, il presidente americano si è spesso lasciato andare a lunghe imitazioni di Macron, riproducendone l'accento e descrivendolo mentre lo implora al telefono di ridurre i dazi. Non sono mancate neppure battute sulla First Lady Brigitte Macron, accusata scherzosamente dal tycoon di "trattare male" il marito.
Eppure il fascino esercitato dai palazzi storici e dalla magnificenza del potere continua ad avere una presa particolare su Trump, come già emerso durante le sue visite in Cina e la sua nota ammirazione per le grandi architetture monumentali, di cui sta provando a creare proprie versioni a Washington con la nuova 'sala da ballo' della Casa Bianca già in costruzione e l'"Arc de Trump" in progettazione di fronte al Lincoln Memorial.
Da secoli la Francia utilizza il capolavoro voluto da Luigi XIV come strumento di rappresentazione politica e di influenza internazionale. Già nel 1685 - solo tre anni dopo l'inaugurazione - il Re Sole la scelse come location per ospitare il doge della Repubblica di Genova, Francesco Maria Imperiale Lercari, nella nuova Galleria degli Specchi, con l'obiettivo di impressionarlo e risolvere annose questioni diplomatiche. Sempre a Versailles, nel 1778, Benjamin Franklin contribuì a rafforzare l'alleanza franco-americana; nel 2017 Macron ricevette Vladimir Putin e nel 2023 accolse re Carlo III e la Regina Camilla. Tra i presidenti statunitensi che hanno visitato Versailles figurano anche Jimmy Carter, ospite nel 1978 al Grand Trianon, e Ronald Reagan durante il G7 del 1982.
Tra gli ospiti americani, tuttavia, l'impronta più iconica resta quella lasciata dai Kennedy nel 1961. Charles de Gaulle aveva scelto Versailles per celebrare la grandezza della Francia davanti al giovane presidente degli Stati Uniti, ma fu Jacqueline Kennedy a conquistare la scena grazie al suo impeccabile francese e al suo fascino. Tanto che John Fitzgerald Kennedy si presentò ai giornalisti con una battuta rimasta celebre: "Sono l'uomo che ha accompagnato Jacqueline Kennedy a Parigi". Per Trump si tratta invece della prima visita alla Reggia di Versailles, già raggiunta nel 2018 da Melania Trump per un pranzo nel Salon de Vénus con Brigitte Macron. Per un presidente spesso descritto come affascinato dall'estetica "Camelot" associata ai Kennedy, raccoglierne simbolicamente l'eredità in uno dei luoghi più evocativi della diplomazia francese potrebbe rappresentare un motivo di ulteriore soddisfazione.
Per Trump, del resto, Versailles è anche una dichiarazione di stile. Il presidente americano non ha mai nascosto di essersi ispirato al barocco francese e all'estetica del Re Sole per molte delle sue proprietà, a partire dalla celebre penthouse su tre piani della Trump Tower di New York, dominata da marmi, stucchi e dettagli in oro a 24 carati. "Ho sempre desiderato il meglio - scriveva già nel 1987 in The Art of the Deal - Se costruisci un giocattolo per i molto ricchi, deve essere il miglior giocattolo del mondo". Già nel 2005, parlando del restauro di Mar-a-Lago, ammetteva: "Ho modellato gli interni su Versailles, non c'è niente di simile negli Stati Uniti".
Per il presidente Usa, secondo il Washington Post, "ciò che è buono è d'oro", e ha traghettato questa sua "ossessione" fin dentro le istituzioni, lasciando un'impronta dorata indelebile sulla Casa Bianca: scritte in lettere d'oro sulle pareti della West Wing, dettagli aurei nei bagni storici e cornici rigorosamente dorate per i ritratti dei suoi predecessori. Chissà che anche questa sera, in una fase di rapporti tutt'altro che semplici con gli alleati europei, il presidente americano non finisca per lasciarsi conquistare ancora una volta dal "real deal" della grandeur francese, il modello originale di quel sogno dorato che da una vita intera cerca di replicare.

Categoria: internazionale/esteri
14:05
Migranti, via libera del Parlamento Ue a direttiva sui rimpatri. Meloni: "Promessa mantenuta"
(Adnkronos) - Il Parlamento europeo ha approvato oggi la direttiva sui rimpatri dei migranti irregolari con 418 sì, 218 no e 30 astenuti. Il testo è passato con il supporto di tutte le forze di destra e centrodestra dell'Eurocamera, ossia Popolari (Ppe), Conservatori (Ecr), Patrioti (Ppe) e Sovranisti (Ecr), più alcuni eurodeputati di centrosinistra, in una votazione che diverge dalla tradizionale maggioranza centrista.
"Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi. Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l'Europa e lo abbiamo fatto, con coraggio, con pazienza, con determinazione, perché la nostra bussola è chiara, rispettare il programma votato dai cittadini punto per punto, non ci fermeremo, andremo avanti". Così la premier Giorgia Meloni, commentando da Evian, sede del G7, l'ok del Parlamento europeo.
Il regolamento europeo sui rimpatri è "frutto soprattutto del lavoro del Governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell'Unione europea", spiega poi in un video postato sui social. Il regolamento "prevede tra l'altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal Governo italiano con il protocollo con l'Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo Governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell'Europa intera", rimarca ancora la presidente del Consiglio.
Il regolamento mira ad accelerare le procedure di rimpatrio "nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue", come sottolinea un comunicato dell'Eurocamera. Tra le novità spicca la possibilità di trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso dei "centri di rimpatrio" situati in Paesi terzi che accettino di accoglierli, sulla base di accordi bilaterali con uno Stato membro, sul modello del protocollo Italia-Albania.
"Tali accordi potranno essere conclusi solo con Paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento", anche se "le carenze riscontrate in parti specifiche del territorio del Paese terzo o rispetto a determinate categorie di persone non impediscono la conclusione di tali accordi, a condizione che sussistano garanzie sufficienti per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei cittadini di Paesi terzi interessati", come specifica il testo.
Secondo le nuove norme, una decisione di rimpatrio emessa dalle autorità nazionali competenti nei confronti di un cittadino di un Paese terzo in soggiorno irregolare comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato: sullo sfondo, il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, in vigore dallo scorso venerdì, che armonizza l'approccio dei Ventisette in questi ambiti.
Come ricorda il comunicato dell'Eurocamera, i destinatari di decisioni di rimpatrio "potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale, ad esempio in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza", con il trattenimento che dovrà essere disposto da un’autorità amministrativa o giudiziaria e che potrà durare fino a 24 mesi.
Possibile anche una proroga fino a sei mesi complessivi in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni o miglioramento della cooperazione con un Paese terzo. Se il cittadino si sposta in un altro Paese Ue, potrà applicarsi un nuovo periodo di trattenimento, e gli Stati membri potranno anche imporre l’obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità competenti o di risiedere in un luogo designato, con garanzia finanziaria o monitoraggio elettronico designate come possibili alternative.
Infine, le autorità nazionali potranno svolgere operazioni investigative specifiche per preparare o garantire l’effettivo rimpatrio, tra cui perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, soggette ad autorizzazione giudiziaria o amministrativa, nonché il sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici, prosegue il testo, sottolineando che tali misure dovranno rispettare i diritti fondamentali e quelli previsti nelle legislazioni nazionali e dell'Ue.

Categoria: politica
14:05
Miastenia gravis, Rettore (Am): "Calvario inizia prima della diagnosi, serve più consapevolezza"
(Adnkronos) - "La miastenia è una malattia che spesso non si vede, e proprio per questo può essere difficile da comprendere. Le immagini e le testimonianze riescono a spiegare ciò che a volte le parole non riescono a raccontare: la fatica, la fragilità e il senso di incomprensione che molti pazienti sperimentano ogni giorno". Così Marco Rettore, presidente di Am - Associazione miastenia OdV e paziente, commenta il progetto fotografico 'Quello che non vedi', realizzato da OMaR (Osservatorio malattie rare) e associazioni di pazienti per richiamare l’attenzione su invisibilità della malattia rara, diritti e accesso a percorsi di cura personalizzati. L'iniziativa, nata per raccontare l'impatto reale della miastenia gravis sulla vita quotidiana, è stata presentata questa mattina durante una conferenza stampa online.
Rettore sottolinea come "il vero calvario inizi spesso prima della diagnosi. Molti pazienti trascorrono mesi o anni da uno specialista all'altro, sentendosi dire che è stress o che il problema è psicologico. Una diagnosi tardiva non significa soltanto ritardare le cure, ma vivere un vero trauma, mentre la malattia continua a progredire". La sua esperienza ne è un esempio. "Prima di ricevere una diagnosi corretta ho affrontato un lungo percorso, fino all'arrivo in un centro specializzato per le malattie neuromuscolari, dove finalmente è stato possibile dare un nome ai miei sintomi e avviare le cure appropriate" ricorda.
Per il presidente di Am, una maggiore conoscenza della patologia da parte dei medici e della popolazione può fare la differenza: "Più consapevolezza significa diagnosi più rapide e interventi tempestivi". Ma la diagnosi è solo l'inizio. "Pazienti e famiglie hanno bisogno di informazioni chiare, supporto pratico e confronto con chi vive la stessa esperienza". È qui che, secondo Rettore, il ruolo delle associazioni diventa fondamentale: "creare reti di sostegno, offrire orientamento e ricordare ai pazienti che non sono soli" aggiunge. Infine, Rettore richiama l'attenzione su alcuni aspetti ancora critici, come il rinnovo della patente di guida per le persone con miastenia. "Molti pazienti in remissione o con sintomi ben controllati sono costretti a sottoporsi a frequenti visite di idoneità, con procedure lunghe, costose e stressanti. Sarebbe auspicabile una maggiore flessibilità, come già avviene per altre patologie croniche. Dietro ogni diagnosi c'è una persona, una famiglia e una storia. Iniziative come questa aiutano a rendere visibile una malattia che troppo spesso resta nascosta agli occhi degli altri", conclude.

Categoria: cronaca
14:04
Miastenia gravis, Pino (Aim): "Difficile spiegare stanchezza che non si vede"
(Adnkronos) - "La parte più difficile è spiegare una stanchezza che non si vede. Per anni mi sono chiesta se fosse giusto espormi. Poi ho deciso di metterci la faccia per superare lo stigma e contribuire a far conoscere una malattia ancora poco compresa". È questo il messaggio che Mariangela Pino, vicepresidente di Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative Amici del Besta, ha voluto affidare al progetto fotografico 'Quello che non vedi', promosso da OMaR per raccontare l'impatto nascosto della miastenia gravis e presentato oggi durante una conferenza stampa online.
La miastenia gravis è spesso definita una malattia invisibile perché molti dei suoi sintomi non sono immediatamente percepibili dall'esterno. "Le persone mi vedono sorridere e pensano che stia bene - racconta Mariangela Pino - In realtà è molto difficile spiegare cosa significhi convivere con una fatica estrema che può rendere complicati anche i gesti più semplici". Mariangela ricorda di aver vissuto anche "una crisi respiratoria, una delle manifestazioni più gravi della patologia". Da allora convive con la "consapevolezza che la malattia possa cambiare improvvisamente il corso delle giornate, influenzando lavoro, relazioni e progetti personali. Anche organizzare una vacanza richiede attenzioni e precauzioni che gli altri non immaginano", fa notare.
Oltre al peso fisico della malattia, la vicepresidente di Aim sottolinea le difficoltà legate al riconoscimento dei diritti e delle tutele: "L'invisibilità della miastenia spesso penalizza i pazienti anche nei percorsi di valutazione dell'invalidità e dell'accesso ai benefici previsti dalla legge". Per questo ha scelto di partecipare alla campagna: "Spero che questa iniziativa contribuisca a far conoscere la nostra realtà, aumentando non solo la consapevolezza sulla malattia, ma anche l'attenzione verso i bisogni e i diritti delle persone che ne sono colpite", conclude.

Categoria: cronaca
14:04
Miastenia gravis, Pirro (M5S): "Serve garantire diagnosi rapide e cure uniformi su tutto il territorio"
(Adnkronos) - "Questo progetto e queste foto sono molto toccanti e rappresentative delle cose di cui stiamo discutendo questa mattina. È sempre difficile riuscire a far capire agli altri quanto possa essere dolorosa, ma non solo in senso di dolore fisico, una patologia che non è immediatamente visibile e riconoscibile da chi ci circonda". Così la senatrice del M5S Elisa Pirro è intervenuta durante la presentazione di 'Quello che non vedi', progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti e presentato oggi durante una conferenza stampa online. Pirro ha sottolineato l'importanza di "aumentare la conoscenza sulle malattie rare".
"Dal punto di vista politico c'è sicuramente un'attenzione particolare per chi si occupa di salute riguardo al tema delle malattie rare in generale e poi delle singole patologie che si possono incontrare nei nostri percorsi parlamentari e di approfondimento", ha sottolineato. Per la senatrice, una delle priorità è garantire equità nell’assistenza: "Quello che deve essere fondamentale per noi politici è quello di garantire dei percorsi diagnostico terapeutici il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale, garantire una velocità di accesso alle cure, che vuol dire ovviamente anche una facilità di arrivare a una diagnosi in tempi il più possibile precoci", ha aggiunto.
Un altro aspetto centrale riguarda la ricerca e l’accesso alle nuove terapie: "Il tema dei farmaci disponibili, dell'innovazione farmaceutica, diventa un tema molto più grande e difficile quando parliamo di terapie per le malattie rare. Possiamo fare molto", ha spiegato. La senatrice ha poi evidenziato come le malattie rare possano diventare un banco di prova per nuove soluzioni: "Il campo delle malattie rare può essere un terreno anche di sperimentazione e di test di strumenti che la legislazione mette a disposizione innovativi, sia per garantire l'uniformità di accesso alle cure sia per garantire un accesso più rapido alle nuove terapie". "Ci sono temi che riguardano un po' tutte le patologie rare e che possono essere un punto di test di legislazione innovativa e di procedure semplificate che, a maggior ragione quando stiamo parlando di patologie di questo tipo, necessitano di un occhio di riguardo anche da parte del legislatore", ha aggiunto. Infine, Pirro ha ricordato l’importanza della collaborazione istituzionale: "C'è un'interlocuzione con il ministero della Salute, per cui speriamo in tempi ragionevolmente brevi di mettere a disposizione una serie di strumenti che servono a semplificare la vita a persone che hanno delle difficoltà legate alla loro patologia e ai loro familiari, in modo da raggiungere davvero quei livelli di inclusione e di adeguata presa in carico che la nostra Costituzione declama", ha poi concluso.

Categoria: cronaca
14:03
Miastenia gravis, Antonia: "La sedia a rotelle ha reso visibile la mia patologia"
(Adnkronos) - La miastenia gravis "è una malattia invisibile: oggi mi vedono solo perché sono in sedia a rotelle, ma per anni nessuno riusciva a capire cosa stessi vivendo". Così racconta la sua esperienza Antonia Occhilupo, psichiatra e paziente con Miastenia gravis e volto di 'Quello che non vedi', progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti e presentato oggi durante una conferenza stampa online.
La malattia "si è manifestata all'improvviso nel 2005, quando aveva 50 anni - racconta Antonia Occhilupo che è vicepresidente di Amg - Associazione miastenia gravis Aps - La diagnosi non è stata immediata perché i sintomi erano facilmente confondibili con quelli di altre patologie. Alla miastenia si è poi aggiunto un timoma, con recidiva dopo pochi mesi, che ha richiesto interventi e radioterapia. I primi segnali sono stati la mancanza di forza e l'estrema affaticabilità dei muscoli. Con il riposo miglioravo, come se il corpo avesse bisogno di ricaricare una batteria". A differenza di molti pazienti, Antonia non ha presentato "inizialmente i sintomi oculari più tipici, come ptosi palpebrale (abbassamento palpebra) e diplopia (visione doppia), fattore che ha ulteriormente complicato il percorso diagnostico. Con il tempo sono comparsi disturbi della parola, della masticazione e della deglutizione, fino al coinvolgimento dei muscoli del collo, degli arti e della respirazione. Gesti semplici come parlare, mangiare, bere, ridere o salire le scale possono diventare imprese enormi. Vivo con il timore costante delle crisi di soffocamento legate alla disfagia".
Nonostante il tentativo di continuare a lavorare, nel 2011 Antonia ha dovuto lasciare il suo incarico di psichiatra presso un Centro di salute mentale e andare in pensione anticipata: "Ascoltavo i pazienti cercando di sostenere con una mano la mandibola che cedeva". Occhilupo definisce la miastenia "la malattia dei 'fiocchi di neve': ogni paziente presenta sintomi, decorso e bisogni diversi. Oltre alle limitazioni fisiche, la patologia incide profondamente sulla vita sociale, familiare e psicologica, coinvolgendo spesso anche i caregiver. La miastenia è una malattia cronica e invalidante, ma mi ha insegnato ad accettare la lentezza del mio corpo e a vivere il presente. Mi ripeto spesso una frase che mi dà forza: ‘Vado lenta, ma niente mi spaventa’”, conclude.

Categoria: cronaca
14:03
Malattie rare, 'Quello che non vedi': storie e scatti per dare volto alla miastenia gravis
(Adnkronos) - L’invisibilità catturata dall’obiettivo. La quotidianità complessa di una patologia rara colorata di bianco e nero. Si presenta così 'Quello che non vedi', il progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti. Angelo, Antonia, Barbara, Filippo e Mariangela sono i protagonisti di questi scatti realizzati da Francesca Bolla e Tommaso Lusena de Sarmiento e raccolti nell’omonimo book fotografico d’autore. Un’iniziativa presentata alla stampa e all’opinione pubblica nel mese dedicato alla sensibilizzazione sulla miastenia gravis e che vede pazienti, associazioni e istituzioni accendere i riflettori su una malattia rara spesso invisibile agli occhi degli altri, ma profondamente impattante nella vita quotidiana delle persone.
"Il progetto - spigano da OMaR - nasce con l’obiettivo di raccontare la miastenia gravis oltre la dimensione clinica della patologia, dando spazio anche al suo impatto psicologico, relazionale, sociale e lavorativo. I volti e le storie di Angelo, Antonia, Barbara, Filippo e Mariangela, di diversa età, provenienza e professione, raccolti attraverso le immagini e le testimonianze di questo progetto hanno un chiaro intento, ossia trasformare la conoscenza in comprensione superando stereotipi, stigma e semplificazioni che spesso accompagnano le malattie invisibili".
"La miastenia gravis non sempre si vede, ma questo non significa che pesi meno sulla vita delle persone – sottolinea Mariangela Pino, vicepresidente Aim e protagonista del book – Troppo spesso chi convive con questa patologia è costretto a spiegare continuamente la propria stanchezza, le difficoltà motorie o respiratorie, l’impossibilità di sostenere ritmi considerati normali. L’invisibilità dei sintomi rischia di trasformarsi in invisibilità sociale, lavorativa e sanitaria". Nel corso del confronto è emersa con forza anche la necessità di garantire percorsi assistenziali multidisciplinari e un accesso sempre più equo alla medicina personalizzata e all’innovazione terapeutica.
"Le persone con malattie rare hanno diritto a cure appropriate e costruite intorno ai loro bisogni reali – ribadisce Antonia Occhilupo, vicepresidente dell’Associazione Miastenia Aps – Parlare oggi di medicina personalizzata significa garantire accesso uniforme ai percorsi diagnostici, ai centri di riferimento, ai trattamenti innovativi e a una presa in carico che consideri non solo gli aspetti clinici, ma anche quelli psicologici, sociali e lavorativi". "Fare rete tra associazioni, istituzioni, clinici e mondo della comunicazione è fondamentale per trasformare la consapevolezza in cambiamento concreto – conclude Barbara Maccanico, segretario dell’Associazione Miastenia Odv – Progetti artistici e narrativi come 'Quello che non vedi' non sono soltanto strumenti di sensibilizzazione: possono contribuire a rendere visibili bisogni reali, abbattere stereotipi e creare le condizioni culturali necessarie per migliorare diritti, presa in carico e accesso alle cure per le persone che convivono con la miastenia gravis".
Durante l’evento, che ha coinvolto rappresentanti del mondo istituzionale e parlamentare, è stato inoltre sottolineato il valore della comunicazione e della consapevolezza pubblica nel migliorare il riconoscimento delle malattie rare invisibili. "Le malattie rare invisibili rappresentano ancora oggi una sfida importante non solo sul piano sanitario, ma anche culturale e sociale – dichiara la senatrice Elisa Pirro, componente della Commissione Bilancio del Senato – È fondamentale promuovere iniziative capaci di dare voce alle persone e di rendere visibili bisogni troppo spesso sottovalutati. Qualità della vita, inclusione e accesso uniforme alle cure devono restare al centro dell’agenda istituzionale".
"La voce dei pazienti è essenziale per costruire politiche sanitarie più vicine ai bisogni reali delle persone – afferma la deputata Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari Sociali della Camera –. Progetti come questo contribuiscono a rafforzare consapevolezza e attenzione verso patologie ancora poco conosciute e verso l’importanza di garantire accesso all’innovazione e percorsi di cura personalizzati. Quando si parla di malattie rare non si può guardare soltanto all’aspetto clinico: patologie come la miastenia gravis hanno un impatto profondo sulla salute psicologica, sulla vita familiare, lavorativa e relazionale delle persone. Per questo è fondamentale promuovere modelli di presa in carico globale, capaci di accompagnare pazienti e caregiver lungo tutto il percorso di cura, integrando competenze sanitarie, supporto psicologico e attenzione alla qualità della vita".
La conferenza stampa ha rappresentato anche un momento di ascolto e confronto tra pazienti, associazioni e istituzioni sul tema delle malattie rare invisibili e della necessità di rafforzare la consapevolezza pubblica e sanitaria rispetto al loro impatto complessivo sulla vita delle persone. La miastenia gravis è una patologia autoimmune rara caratterizzata da debolezza muscolare fluttuante e sintomi che possono compromettere attività essenziali della vita quotidiana: parlare, sorridere, mangiare, respirare, lavorare, mantenere relazioni sociali. Nonostante ciò, la malattia resta ancora poco conosciuta e frequentemente sottovalutata, anche a causa della sua dimensione "invisibile".
Il progetto e l'incontro online di presentazione di 'Quello che non vedi' - informa una nota - sono stati promossi da OMaR in collaborazione e con il patrocinio di Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative amici del Besta Odv, Associazione miastenia gravis Aps, Am - Associazione miastenia Odv, e con il contributo non condizionante di Alexion AstraZeneca Rare Disease, Argenx e Ucb.

Categoria: cronaca
13:41
I Mondiali dei figli d'arte, gli eredi in campo: Haaland show e Zidane incubo
(Adnkronos) - I Mondiali 2026 passeranno alla storia come i Mondiali dei figli d'arte, tra fuoriclasse e protagonisti improbabili. La World Cup in corso negli Stati Uniti, in Messico e in Canada archivia una giornata caratterizzata dalla presenza di una pattuglia di calciatori che hanno ereditato passione, carriera e, almeno in alcuni casi, successi dei padri. Il caso più speciale è rappresentato dalla Norvegia, che ha debuttato battendo 4-1 l'Iraq con la doppietta di Erling Braut Haaland.
Il centravanti del Manchester City ha lasciato subito il segno, raccogliendo il testimone mondiale del papà Alf-Inge. Haaland senior, oggi 54enne, da difensore ha vestito la maglia della Nazionale in 34 match senza mai andare in gol. Nel 1994 ha fatto parte della spedizione ai Mondiali, anche quelli giocati negli Stati Uniti. A New York giocò, e perse 1-0 contro l'Italia di Arrigo Sacchi.
Haaland e Haaland non sono l'unica coppia padre-figlio che la Norvegia vanta nella storia dei Mondiali americani. Ieri, sono scesi in campo anche Alexander Sørloth, attaccante dell'Atletico Madrid accostato alla Juventus, e Kristian Thorstvedt, centrocampista del Sassuolo.
Ebbene, anche i loro padri nell'estate del '94 erano impegnati nella World Cup. Erik Thorstvedt, padre di Kristian, è considerato ancora oggi il miglior portiere della storia del calcio norvegese. Il padre di Sørloth, Goran, è stato un attaccante come il figliolo. Se Alexander è titolare della selezione attuale, il padre nei Mondiali 1994 ha fatto la comparsa: 36 minuti totali in campo, nello 0-0 con l'Irlanda. Gli eredi norvegesi hanno festeggiato l'inizio dell'avventura con una vittoria netta, per la gioia di tifosi e famglie.
C'è un figlio d'arte, però, che ha vissuto un debutto da incubo proprio sotto gli occhi dell'illustre padre. Luca Zidane, 28 anni, ha difeso la porta dell'Algeria con risultati rivedibili. Il figlio di Zinedine Zidane, icona del calcio francese e campione del mondo nel 1998, ha scelto la cittadinanza algerina e si è guadagnato la convocazione come titolare. Contro l'Argentina e contro Leo Messi, però, ha giocato una partita mediocre, per non dire pessima. La tripletta di Messi è, per metà, 'merito' del portiere algerino, che gioca con una speciale maschera protettiva dopo la frattura alla mascella riportata in primavera con il Granada: mano 'moscia' sul sinistro che ha prodotto l'1-0, goffa respinta centrale prima del tap-in del 2-0. Un paio di parate apprezzabili, a gara ampiamente compromessa, non sono state sufficienti a cancellare la domanda inevitabile: con un cognome diverso sarebbe stato convocato?

Categoria: sport
13:35
Ismea: bilancio 2025, ente solido e utile in crescita, approvati nuovi criteri Banca nazionale delle Terre Agricole
(Adnkronos) - Il Consiglio di Amministrazione di Ismea ha approvato oggi il Bilancio di esercizio 2025, che registra risultati economici e finanziari positivi, confermando la solidità patrimoniale dell'Istituto e la sua capacità di sostenere gli investimenti e lo sviluppo del sistema agroalimentare nazionale. L’esercizio 2025 si chiude con un valore della produzione superiore a 88 milioni di euro e un utile netto di oltre 8 milioni di euro, in crescita rispetto all’esercizio precedente. Positivo anche l’andamento degli altri principali indicatori economico-finanziari dell’Istituto, in un quadro che ha visto Ismea mobilitare risorse a favore del sistema agricolo e agroalimentare per oltre 4,5 miliardi di euro, tra fondi Pnrr e i diversi strumenti dell’Istituto.
Si tratta di volumi di intervento mai stanziati in precedenza per il settore agricolo e agroalimentare, resi possibili grazie all’impegno costante di questo Governo e del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, guidato dal ministro Francesco Lollobrigida. Tutto ciò conferma la capacità di Ismea di coniugare equilibrio gestionale, solidità economico-finanziaria e sostegno concreto agli investimenti delle imprese del settore.
Nella stessa seduta, il CdA ha approvato alcune rilevanti novità della Banca nazionale delle Terre Agricole (Bta), la cui nona edizione aprirà i battenti a luglio, volte a rafforzare i principi di legalità, inclusione sociale e ricambio generazionale che ispirano l'azione dell'Istituto. Tra queste l'introduzione, tra le cause di esclusione dalla procedura di acquisto dei terreni, della condanna per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis del Codice penale), comunemente noto come reato di caporalato.
La nuova previsione estende ai soggetti condannati per questo grave illecito le condizioni di esclusione già previste per altri reati particolarmente rilevanti sotto il profilo della legalità e della tutela dei diritti fondamentali. I nuovi criteri introducono inoltre il diritto di prelazione a favore degli Enti del Terzo Settore iscritti al Runts ai quali siano stati affidati in custodia i terreni oggetto di vendita. La misura riconosce e valorizza il ruolo svolto da tali soggetti nella gestione e nella salvaguardia del patrimonio fondiario agricolo, favorendo percorsi di inclusione sociale e di restituzione produttiva dei beni.
Ulteriore novità riguarda i giovani agricoltori che acquistano terreni attraverso la Banca delle Terre Agricole avvalendosi della rateizzazione ISMEA: per coloro che sottoscriveranno una polizza assicurativa è prevista una riduzione di un punto percentuale del tasso di interesse applicato al finanziamento. "La legalità rappresenta un valore imprescindibile per lo sviluppo dell'agricoltura italiana. Con l'introduzione dell'esclusione per il reato di caporalato vogliamo fornire un contributo concreto alle politiche di contrasto che il Governo Meloni sta portando avanti, riaffermando con chiarezza che chi sfrutta il lavoro non può accedere agli strumenti pubblici destinati alla crescita e allo sviluppo del settore", dichiarano congiuntamente il presidente di Ismea, Livio Proietti, e il direttore generale, Sergio Marchi.
“Allo stesso tempo, il riconoscimento del diritto di prelazione agli Enti del Terzo Settore testimonia l’attenzione dell’Istituto verso quelle realtà che operano quotidianamente per la coesione sociale, la valorizzazione dei territori e il recupero dei beni agricoli. In questo quadro si conferma e si rafforza anche l’impegno di Ismea a favore del ricambio generazionale in agricoltura, - concludono i vertici di Ismea - con particolare attenzione all’accesso dei giovani agricoltori alla terra e alla creazione di nuove opportunità di investimento e sviluppo. Le novità approvate oggi si inseriscono in un più ampio percorso di rafforzamento degli strumenti a sostegno dell’agricoltura italiana, reso possibile dai positivi risultati economici e finanziari conseguiti dall’Istituto”.

Categoria: economia
13:33
Mondiali 2026, quote Repubblica Ceca-Sudafrica: per Sisal.it avanti i cechi a 1,75
(Adnkronos) - Seconda giornata per il Gruppo A del Mondiale e già il match tra Repubblica Ceca e Sudafrica è da dentro o fuori. Entrambe sconfitte all’esordio, con Corea del Sud e Messico, le due squadre devono vincere per non rischiare l’eliminazione. Nonostante abbia deluso nel match con i coreani, la Repubblica Ceca sembra avere più chance di successo per gli esperti Sisal che la favoriscono a 1,75, si sale a 4,75 per la vittoria sudafricana, il pareggio è a 3,60. Ci si aspetta una gara povera di spettacolo, con l’Under 2,50 a 1,72 e l’1 a 0 come finale più probabile, a 6,50. Tra i cechi, è sempre Patrik Schick il giocatore più pericoloso: 30 anni e 26 reti in 53 presenze con la maglia della nazionale, il centravanti del Bayer Leverkusen è il primo candidato al gol, a 2,40. Il Sudafrica, la cui prestazione con il Messico è stata segnata da ben due espulsioni, punta su Apollis per invertire la tendenza che la vede poco prolifica, ma la rete del centravanti è a 6,00. In campo anche le capoliste del Gruppo A, Messico e Corea del Sud, che si sfidano per il primato del girone. I padroni di casa sono favoriti, a 2,00, ma la nazionale asiatica ha stupito nella gara di esordio e vincere per i messicani potrebbe essere più difficile del previsto: la Corea del Sud è comunque indietro, a 4,00, a 3,25 il segno X. Tra i motivi per cui il Messico può sorridere, ci sono gli attaccanti Quinones e Raul Jimenez, entrambi in rete con il Sudafrica e rispettivamente a 3,00 e 3,50 per la seconda marcatura consecutiva. In casa coreana il più pericoloso è il capitano Son Heung Min, a 3,75, ma occhio a Hwang In-Beom, autore di un gol e un assist nel match di esordio, che potrebbe ripetersi a 6,00.
Nel Gruppo B regna il totale equilibrio con tutte e quattro le squadre appaiate a un punto, e con la stessa differenza reti: un gol segnato e uno subito. La seconda giornata vede sfidarsi la Svizzera con la Bosnia Erzegovina e, per gli esperti di Sisal, gli elvetici, dopo aver mancato la vittoria conto il Qatar, la più debole del raggruppamento, faranno lo scatto da tre punti, a 1,55 contro il 6,00 dei bosniaci e il 4,00 del pareggio. Nell’altra gara del Gruppo, il Canada potrebbe prendersi il primato visto che è nettamente avanti con il Qatar, a 1,28. Nonostante gli arabi abbiano fermato la Svizzera, ripetersi sembra un’impresa, con il segno X a 5,50 e la vittoria a 11 volte la posta. Il Qatar resta la squadra meno attrezzata a passare il turno, ipotesi a 33, mentre la Svizzera, nonostante il mezzo passo falso con la Cenerentola del girone, rimane la favorita, a 2,00, con il Canada in seconda posizione, a 2,50 e la Bosnia underdog che potrebbe sorprendere con il passaggio turno a 6,00.

Categoria: sport
13:03
Leucemia linfatica cronica, rimborso per acalabrutinib con venetoclax in prima linea
(Adnkronos) - Lo standard di cura in prima linea per alcune neoplasie del sistema linfatico si amplia. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di seconda generazione a durata fissa, per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica (Llc) in combinazione con venetoclax. L’approvazione riguarda anche il trattamento del linfoma mantellare precedentemente non trattato in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del linfoma mantellare recidivato in monoterapia.
Nello studio Amplify - informa una nota - l’88,5% dei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con acalabrutinib in combinazione con venetoclax, un nuovo regime completamente orale a durata fissa, non necessita di una nuova terapia di seconda linea dopo 3 anni, rispetto al 75,2% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia. Nello studio Echo, acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia, nel trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma mantellare, ha dimostrato una riduzione del 32% del rischio di progressione della malattia o di morte. Alle nuove frontiere della cura dei tumori del sistema linfatico è dedicata oggi a Milano una conferenza stampa promossa da AstraZeneca.
La leucemia linfatica cronica - riferisce la farmaceutica - è la forma più comune di leucemia negli adulti (30% di tutte le diagnosi). In Italia, sono stimati circa 2.750 nuovi casi ogni anno. “È una patologia linfoproliferativa”, spiega Paolo Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla Llc all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Oncologia medica all’Università Vita-Salute San Raffaele. Si tratta di “una neoplasia del sistema linfatico caratterizzata da un accumulo di un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti B, nel sangue periferico, nel midollo osseo e negli organi linfatici. Incremento dei linfociti, anemia, ingrossamento dei linfonodi, piastrinopenia - chiarisce - sono le principali manifestazioni di questa neoplasia. La chemio-immunoterapia, che un tempo rappresentava lo standard di cura in prima linea, oggi è superata dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di Btk e di Bcl-2”.
Nello studio Amplify, pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ - precisa la nota - la sopravvivenza libera da progressione a 36 mesi è stata pari al 76,5% con acalabrutinib più venetoclax, inibitore di Bcl-2, rispetto al 66,5% con chemio-immunoterapia. “Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax – illustra Ghia - Sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia. Altro aspetto cruciale è l’elevato profilo di tollerabilità di acalabrutinib più venetoclax, che consente di preservare la qualità di vita dei pazienti. Gli effetti collaterali, in particolare quelli di tipo cardiovascolare, come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e sanguinamenti - continua - si sono verificati in una minima percentuale di pazienti, caratterizzati da una lieve entità e facilmente gestibili. Sono dati particolarmente rilevanti, se si considera che i pazienti con Llc sono, nella maggior parte dei casi, anziani, spesso con comorbidità determinate dall’età avanzata”.
Passi avanti significativi si registrano anche nella cura del linfoma mantellare, un altro tumore del sistema linfatico. Questa neoplasia rappresenta il 6% dei linfomi non Hodgkin. Si stimano, in Italia, ogni anno, circa 800 nuovi casi. “Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non Hodgkin B linfocitario, caratterizzato da una particolare resistenza ai trattamenti - afferma Enrico Derenzini, direttore della divisione di Oncoematologia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e professore associato di Ematologia alla Statale di Milano - L’età mediana di incidenza è pari a circa 70 anni, ma può colpire anche persone più giovani. Può presentarsi in diverse forme, ad esempio con l’ingrossamento di un linfonodo del collo, dell’ascella o dell’inguine e può localizzarsi a livello del midollo osseo e a livello gastroenterico. Storicamente, rappresenta uno dei linfomi più difficili da curare perché lo standard di cura in prima linea, costituito dalla chemio-immunoterapia con bendamustina e rituximab, nei pazienti over 65 o non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali, consente di ottenere remissioni complete, ma la malattia resta caratterizzata da molteplici recidive”.
Lo studio Echo ha dimostrato che l’aggiunta di acalabrutinib alla chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), in prima linea, migliora in modo sostanziale i risultati clinici in questi pazienti non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali. “Vi è stata una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 32% e il tasso di remissioni complete ha raggiunto il 67% rispetto al 53% con la sola chemio-immunoterapia standard, con risposte più profonde – sottolinea Derenzini - Inoltre, è stato ridotto del 24% il rischio di iniziare una terapia di terza linea, a dimostrazione dei benefici a lungo termine della nuova combinazione. A questi risultati - aggiunge - si associa una tendenza favorevole, non significativa dal punto di vista statistico, ma importante clinicamente, nella sopravvivenza globale. Inoltre, al recente congresso della Società europea di ematologia, è stata presentata una sottoanalisi dello studio Echo, relativa al rischio infettivo, da cui non sono emerse differenze significative tra i 2 bracci di trattamento per quanto riguarda le infezioni non-Covid, confermando così il buon profilo di sicurezza e tollerabilità del regime con acalabrutinib”.
L’approvazione al rimborso di Aifa riguarda anche acalabrutinib in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario non precedentemente trattati con un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (Btk). “Nel linfoma mantellare, le recidive possono avvenire anche a distanza di 6-7 anni – puntualizza Derenzini – e dunque continueremo a vedere pazienti in recidiva, non precedentemente trattati con inibitore di Btk. Per questo, è importante avere a disposizione un inibitore di Btk di seconda generazione, come acalabrutinib, caratterizzato da elevata efficacia e tollerabilità. Nello studio di fase 2 Ace-Ly-004, i pazienti con malattia recidivante o refrattaria sono rimasti liberi da progressione per una mediana di 22 mesi. Il tasso di risposta completa ha raggiunto il 48%, con una sopravvivenza globale a 5 anni del 50%. Si tratta di evidenze scientifiche solide, che hanno portato all’approvazione in questa popolazione di pazienti”.
“Vogliamo trasformare lo scenario terapeutico in ematologia, sviluppando farmaci che offrano un cambio di paradigma – conclude Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca - Lavoriamo ogni giorno per rendere disponibili trattamenti sempre più mirati, efficaci e con il miglior profilo di tollerabilità possibile. Abbiamo compiuto progressi significativi nel trattamento della leucemia linfatica cronica. Acalabrutinib, inibitore di Btk di seconda generazione, associato a venetoclax, migliora la sopravvivenza libera da progressione e rende 9 pazienti su 10 liberi dal trattamento a 3 anni. L’approvazione di Aifa segna un cambiamento dello standard di cura di prima linea anche nel linfoma mantellare, perché offre ai pazienti l’opportunità di trarre beneficio dall’efficacia e dal solido profilo di sicurezza osservato con acalabrutinib”.

Categoria: cronaca
12:57
Centrosinistra, Conte: "Disponibili a guardare al futuro senza preclusioni". E su Vannacci: "Se dovesse entrare in maggioranza verrà diluito"
(Adnkronos) - Giuseppe Conte apre alla possibilità di ampliare la coalizione progressista, ma invita alla prudenza per evitare di compromettere la coerenza del progetto politico. Intervenendo ad AdnTalks, intervistato dal direttore Davide Desario, il presidente del Movimento 5 Stelle ha spiegato che chi entrerà a far parte della coalizione progressista "si valuterà in un momento successivo".
"Adesso abbiamo riassunto e riassumeremo in due incontri che faremo a luglio" nel formato con Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni "il lavoro che è stato fatto, ma siamo assolutamente disponibili a guardare al futuro con apertura, senza preclusioni", ha affermato il leader pentastellato, sottolineando però la necessità di preservare "coerenza, solidità e concretezza" del progetto progressista (VIDEO).
Conte ha, quindi, messo in guardia dal rischio di costruire alleanze troppo ampie e poco omogenee: "Farò di tutto, perché questo progetto progressista mantenga coerenza, solidità e concretezza e non si diluisca per dover accogliere di tutto di più e più e alla fine ovviamente rischi, come è successo in passato al centrosinistra, che si val al governo e dopo un po' ci si scioglie".
"Non entriamo nel giochino per cui" la foto di ieri rappresenta "l'estrema sinistra, per noi quando si tratta di rispondere ai problemi degli italiani non esiste colore politico. Quel formato nasce dal fatto che durante questa legislatura abbiamo già avuto tanti incontri, abbiamo già lavorato e non significa che vogliamo escludere la possibilità che ci siano forze moderate". Per lo sbilanciamento a sinistra non si deve preoccupare nessuno, aggiunge Conte, perchè "il Movimento 5 Stelle, che è una forza tradizionalmente non di sinistra, è una forza giovane che non appartiene alle famiglie di sinistra, è una forza che si dichiara progressista indipendente, sulla sicurezza, sull'immigrazione, e vuole parlare a tutto il Paese, perchè se c'è un bisogno di sicurezza quello va soddisfatto, e non va soddisfatto perchè si è di destra o di sinistra ma perchè io esco la sera e non voglio fare a botte con nessuno, non voglio essere aggredito, non voglio essere scippato del mio portafoglio...". "Chi ha pagato il conto del pranzo" della foto? "Facciamo a rotazione" rivela il leader del M5S.
"Innanzitutto", prima di capire cosa farà il Movimento 5 stelle in Parlamento in merito all'invio di navi nello stretto di Hormuz, "va firmato questo accordo, poi ovviamente è una anticipazione perché ci sono tanti punti da discutere e implementare, la questione nucleare è stata stralciata, quindi, in questo momento, a dispetto di tantissimi annunci che sono stati fatti non abbiamo ancora nulla di realmente concreto, definitivo e duraturo. In questo contesto sicuramente bisogna liberare la navigazione nello stretto di Hormuz. L'Italia può fare la sua parte? Sì, il problema è: a quali condizioni? Con quali regole di ingaggio? In quale contesto? Non possiamo mandare i nostri militari in una situazione di incertezza e quindi dovremmo aspettare un attimo gli sviluppi di questo negoziato".
"Dobbiamo andarci cauti perché mandare i nostri militari in contesti di crisi senza un chiaro quadro stabile, definitivo dove i nostri possono assolutamente svolgere un ruolo di pacificazione, di liberazione di navigazione, ma addirittura in un contesto conflittuale, sarebbe addirittura irresponsabile", aggiunge l'ex premier.
"Cosa farà Vannacci? Entrerà in centrodestra o correrà da solo? Tanto vale lanciare i dadi in aria perchè non conosco Vannacci e non so che prospettiva si dà. Se lui avesse una prospettiva politica di medio-lungo termine sicuramente non deve entrare in maggioranza, se vuole accontentarsi di qualche briciola può entrarci e far vedere che ha ottenuto chissà che cosa, è chiaro che entrando verrà diluita e questa prospettiva di crescita che ha si ridurrà drasticamente".
Conte sottolinea, poi, che non pensa che "la legge elettorale sia una priorità per i cittadini italiani, ma qual è la priorità? Cambiare le regole del gioco pensando di avvantaggiarsi?". "Ora cosa sta succedendo? Che ci stanno iniziando a ripensare perchè è venuto fuori il fenomeno Vannacci, che si è fatto un partito politico, e si incunea nelle contraddizioni, che sono tantissime, nei litigi, che sono evidenti, del centrodestra e a questo punto ci stanno ripensando", aggiunge l'ex premier. "Cosa farà Vannacci? Entrerà in centrodestra o correrà da solo? Tanto vale lanciare i dadi in aria perchè non conosco Vannacci e non so che prospettiva si dà. Se lui avesse una prospettiva politica di medio-lungo termine sicuramente non deve entrare in maggioranza, se vuole accontentarsi di qualche briciola può entrarci e far vedere che ha ottenuto chissà che cosa, è chiaro che entrando verrà diluita e questa prospettiva di crescita che ha si ridurrà drasticamente".
"Io ho sfruttato la simpatia, cordialità" con Donald Trump "chiedendo per il nostro Paese e ottenendo tante cose, invece qui" Giorgia Meloni, "al contrario, ha sfruttato questo rapporto ideologico destra e destra, americana e italiana, per concedere agli Stati Uniti tutto quello che avevano richiesto. E' successo che nel momento in cui poi Trump ha continuato a chiedere, Meloni è stata costretto a venir fuori, a dir no ed è stata mollata".
"Ieri - aggiunge l'ex premier - si è parlato di un grande riavvicinamento, non spetta a me dirlo, vedremo se si recupererà questo rapporto, ma mi sembra che dalle immagini virali che girano che non ci sia tutto questo atteggiamento di apertura e cordialità da parte di Trump, c'è qualche sketch che è abbastanza evidente".
"Nessuno ha la bacchetta magica e sicuramente qualsiasi altro presidente del Consiglio avrebbe oggi difficoltà a gestire il rapporto con Trump e con gli Stati Uniti - sottolinea Conte - il problema è che oggi per contenere queste posizioni, questa volontà di supremazia sugli alleati di Trump dovremo lavorare meglio con l'Europa. Non puoi pensare di avere un rapporto privilegiato, andare negli Stati Uniti a promettere acquisto di gas, acquisto di armi, zero tassazione dei giganti del web americano e non puoi far credere a Trump che sei disponibile ad accogliere, per tenertelo buono, tutte le sue richieste".
"L'Europa che oggi è un'Europa disorientata, frastornata, un'Europa che subisce qualsiasi iniziativa di qualsiasi potenza mondiale e non riesce a esprimere una leadership, l'Europa cosa vuole fare rispetto a questo conflitto russo ucraino? Siamo al 22esimo pacchetto di aiuti, che sono sempre più striminziti" e non solo. "La domanda è: l'Europa ritiene che il negoziato sia la svolta o vuole continuare a prendere in giro tutti? Mi sembra che non ci sia questa chiarezza, tanto è vero che non riusciamo a individuare il negoziatore europeio che si possa sedere" al tavolo. "Non sarebbe opportuno fare un nome, se fossi stato al governo avrei spinto per una svolta negoziale. Si poteva da subito recuperare il ruolo della politica, che significa dialogo e diplomazia. Ma l'interrogativo è: i nostri leader europei vogliono ancora scommettere sulla vittoria militare sulla Russia oppure persa questa scommessa tracheggiano e vogliono evitare di sedersi a un tavolo negoziale? Qual è l'alternativa che loro offrono?", chiede ancora l'ex premier.

Categoria: politica
12:56
Imprese, Manageritalia: "Conflitti, Ia e benessere, il futuro aziende si gioca sulle relazioni"
(Adnkronos) - Come costruire organizzazioni più sane, inclusive e capaci di affrontare le grandi trasformazioni del lavoro contemporaneo? È stata questa la domanda al centro di “Conflitti & Benessere nelle Organizzazioni – Dalla gestione dei conflitti alla salute organizzativa: leadership, benessere e relazioni di qualità”, l’incontro promosso da Manageritalia Toscana e Aleteia Ets, con il patrocinio del Comune di Firenze, Confcommercio Toscana, Cida e Aidp svoltosi questa mattina a Palazzo Vecchio.
L’evento ha riunito istituzioni, manager e imprenditori per confrontarsi sulle strategie necessarie a favorire benessere, inclusione e qualità delle relazioni nei luoghi di lavoro. Sono intervenuti Laura Sparavigna, Assessora a Organizzazione e Personale, Smart City e Innovazione del Comune di Firenze - Marco Zuffanelli, Presidente di Manageritalia Toscana e Simone Stefani, presidente di Aleteia Ets .
“Ringrazio Manageritalia e Aleteia Ets per aver scelto la casa dei fiorentini per la presentazione di questa importante ricerca. Come Comune di Firenze abbiamo deciso di intervenire sul benessere organizzativo e sulle condizioni di lavoro dei nostri dipendenti: abbiamo rivisto i criteri di maturazione dei buoni pasto, istituito un nuovo regolamento per lo smart working e avviato le prime misure di welfare culturale e sportivo e sperimentazioni di mobilità sostenibile. E abbiamo attivato un welfare aziendale di 1.000 euro per dipendente, utilizzabile anche per il pagamento di utenze e canoni d’affitto. Perché vogliamo una pubblica amministrazione moderna, capace di attrarre e trattenere giovani competenti. E investire sul personale significa investire nel futuro della comunità”, ha dichiarato Laura Sparavigna, assessora a Organizzazione e personale, smart city e innovazione del Comune di Firenze.
Il dibattito ha preso avvio dalla presentazione della ricerca nazionale “Obiettivo Benessere”, commissionata da Manageritalia e realizzata da AstraRicerche, illustrata da Cosimo Finzi.Tra le principali sfide individuate dai manager emerge la digitalizzazione dei processi e l’utilizzo dell’AI, indicata dal 72,3% degli intervistati e considerata la priorità assoluta dal 21,3%. Seguono il controllo dei costi operativi (65%) e la difficoltà nel reperire personale qualificato. Rimangono inoltre centrali la gestione del cambiamento generazionale e l’integrazione della Generazione Z, indicate dal 46% del campione.
La ricerca evidenzia come il 75% dei manager percepisca la propria organizzazione in fase di trasformazione per adeguarsi ai nuovi scenari economici e sociali. Tuttavia, nelle PMI italiane prevalgono ancora modelli gerarchici; di tutte le aziende 30% adotta una struttura piramidale tradizionale e il 40% una gerarchia snella. Una tendenza particolarmente diffusa nelle imprese più piccole, che rappresentano il 94,8% del tessuto produttivo nazionale.
Significativa la correlazione tra modelli organizzativi e smart working. Nelle aziende che non prevedono lavoro agile, i modelli gerarchici tradizionali raggiungono l’84%, mentre scendono al 58% nelle organizzazioni che consentono almeno tre giorni di smart working alla settimana. Rispetto agli anni post-pandemia, però, il lavoro agile registra una contrazione: il 41% delle aziende ne ha ridotto l’utilizzo e solo il 14,5% lo ha aumentato.
Dal rapporto emerge anche il ruolo strategico del welfare aziendale, considerato utile per offrire vantaggi economici ai lavoratori (69%), migliorare il clima interno (62%) e favorire il benessere e l’equilibrio tra vita professionale e privata (58%). Per oltre la metà dei manager rappresenta inoltre uno strumento efficace per trattenere i talenti e ridurre il turnover. Fondamentale anche la formazione, che coinvolge tutti i lavoratori nel 73,6% delle organizzazioni. Le competenze tecniche restano prioritarie (65,5%), ma cresce l’attenzione verso le soft skill (57%) e le competenze digitali avanzate (57,9%).
Ampio spazio è stato dedicato alla conflittualità organizzativa. Le principali cause individuate sono i carichi di lavoro e la distribuzione delle attività (49%), seguiti dai cambiamenti organizzativi (46,4%), dalle relazioni interpersonali (36%) e dalla definizione di ruoli e percorsi di carriera (31%). Solo il 21% attribuisce i conflitti principalmente a questioni economiche o retributive.
Quando non vengono gestiti correttamente, i conflitti producono conseguenze rilevanti: il 73,4% degli intervistati indica il peggioramento del clima aziendale come principale effetto negativo, seguito dal calo della produttività (38,7%).
Un focus specifico è stato dedicato all’AI. Se da un lato le nuove tecnologie vengono riconosciute come strumenti capaci di aumentare efficienza e velocità dei processi, dall’altro emergono timori significativi. Il 64% dei manager segnala il rischio di non riuscire a comprendere quando l’IA sbaglia o potrebbe fornire risultati migliori; il 62% evidenzia la necessità di maggiore formazione e i rischi legati alla gestione dei dati sensibili. Preoccupa inoltre il possibile impoverimento delle capacità cognitive delle persone: il 60,2% teme che un uso eccessivo dell’IA possa ridurre l’abitudine all’analisi critica, alla valutazione autonoma e al problem solving.
''I dati della ricerca confermano che il benessere organizzativo non è un tema accessorio, ma una leva strategica per la competitività delle imprese», ha dichiarato Marco Zuffanelli, presidente di Manageritalia Toscana. ''In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche, nuove esigenze delle persone e crescente complessità gestionale, le organizzazioni devono investire nella qualità delle relazioni, nella formazione e nella capacità di gestire i conflitti. Creare ambienti di lavoro inclusivi e orientati all’ascolto significa migliorare non solo il clima aziendale, ma anche produttività, innovazione e capacità di attrarre e trattenere talenti''.
Per Simone Stefani presidente di Aleteia Ets: "Per noi, migliorare la qualità delle relazioni e la vivibilità degli ambienti di lavoro e della società significa contribuire alla costruzione di organizzazioni più sane, inclusive e sostenibili. È da qui che nasce la possibilità di coniugare benessere individuale, efficacia organizzativa e prosperità collettiva. Ed è proprio con questa prospettiva che abbiamo sviluppato la nostra certificazione Conflict-Positive Organization per aiutare le imprese a riconoscerele tensioni, leggerle e trasformarle in occasioni di apprendimento, fiducia e corresponsabilità. Un cambio di sguardo che mette al centro la qualità delle relazioni".
L’incontro ha visto anche la partecipazione di numerosi manager del territorio che hanno portato le loro personali esperienze come: Silvia Bucciarelli, HR director El.En. - Elena Cipollini, chief HR & Quality Officier Lungarno Collection - Maria Micheletti, responsabile Ufficio del Personale Enegan - Nicola Perini, presidente Publiacqua - Luisa Zuffo, HR manager Mirror moderati nella tavola rotonda conclusiva da Lapo Tasselli, Vicepresidente vicario Aidp Toscana.

Categoria: economia
12:43
Lady Diana (adolescente) aveva una cotta per Andrea, gli spediva biglietti a San Valentino
(Adnkronos) - La principessa Diana nutriva una cotta per l'ex principe Andrea. Lo rivela la giornalista Catherine Mayer in 'Divide & Rule', in uscita domani. La futura moglie di Re Carlo inviava ogni anno all'ex duca di York biglietti di San Valentino anonimi, fino dall'età di 15 o 16 anni. La biografa - scrive il Telegraph - ha dichiarato di essere rimasta "piuttosto sorpresa" dalla rivelazione che le ha fatto un'amica di scuola di Diana Spencer. "E' stata una novità assoluta", ha aggiunto, specialmente se si pensa che l'aneddoto emerge mentre il sovrano britannico ha preso ulteriori provvedimenti per allontanare Andrea dalla vita reale, sottolineando il netto contrasto tra i legami personali del passato e l'attuale distacco pubblico. L'ammirazione spensierata che Diana nutriva da adolescente per Andrea offre uno sguardo umanizzante sulla sua giovinezza prima del matrimonio reale. Al contrario, la perdita dei titoli reali del fratello del Re, a causa dei suoi legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, aggiunge nuovi elementi per comprendere la trasformazione in atto all'interno della famiglia reale.
Ultimo segno del cambiamento in corso a Palazzo, l'esclusione di Andrea, lunedì, dal Garter Day. Nominato membro dell'Ordine della Giarrettiera dalla Regina Elisabetta II nel 2006, la partecipazione di Andrea alla cerimonia era un segno distintivo del suo status. Sotto il regno di Carlo, ne è stato completamente esiliato, il suo stendardo araldico è stato rimosso dalla Cappella di San Giorgio e, a quanto pare, le sue vesti cerimoniali sono state riassegnate. Fonti vicine all'ex duca descrivono quest'ultima decisione come un provvedimento che lo ha reso "più isolato che mai", evidenziando un brusco declino dai favori di corte e la quasi totale assenza dalla vita pubblica.
Il libro della Mayer, 'Divide & Rule', con le sue rivelazioni su Diana che probabilmente susciteranno un ampio dibattito, esamina le vite di otto donne della famiglia reale ed esplora il modo in cui hanno affrontato la vita di corte. Le storie di Anna Bolena, Elisabetta I, Vittoria, Elisabetta II, Diana, Camilla, Kate e Meghan, portate alla luce dalla giornalista, rivelano queste donne straordinarie in tutta la loro complessità, tracciando i loro successi, le loro peculiarità, alcuni parallelismi, i loro modi gentili ma a volte anche crudeli, e la loro profonda influenza, a corte così come nella società inglese.

Categoria: internazionale/royalfamilynews
12:41
Accordo Usa-Iran, il giallo del documento: "Testo vago per favorire negoziati"
(Adnkronos) - Un testo vago, con un linguaggio generico e privo di dettagli operativi. Così fonti dell'amministrazione Usa miminizzano la reale porta del memorandum di intesa con l'Iran. Secondo alcune fonti, il testo, ancora non pubblicato ufficialmente, punta a creare un quadro politico flessibile in vista dei negoziati e della firma ufficale dell’accordo in Svizzera, lasciando però aperti numerosi interrogativi sui reali impegni delle parti, dalle sanzioni al nucleare fino alla gestione dei fondi iraniani congelati. "Non si dovrebbe leggere troppo nel linguaggio utilizzato nel memorandum", sostiene con la Cnn una delle fonti, descrivendo come un 'documento politico' il testo dell'accordo, che secondo quanto rivelato dal vice presidente JD Vance è lungo appena una pagina e mezzo.
Le fonti ammettono che il team negoziale del presidente ha "formulato un linguaggio che permetta all'Iran di dire quello che deve dire per la sua politica interna". Ma avvisano che non riflette gli impegni cruciali assunti dall'Iran attraverso i canali di trattative riservate, cosa sempre destinata a dare agli iraniani maggiore possibilità di firmare l'accordo. "Quello che è più importante dell'effettivo documento è l'intesa che abbiamo tra di noi, che possiamo creare l'ambiente per procedere e parlare di tutte queste cose - proseguono le fonti - perché il testo dice che noi solleveremo le sanzioni, faremo l'accordo sul nucleare e sbloccheremo i fondi. Ma solleveremo le sanzioni - aggiungono - sulla base dei progressi. Sbloccheremo i fondi quando avremo un accordo sul meccanismo per farlo".
Una scelta negoziale e diplomatica che insieme a vantaggi porta rischi politici interni. Da una parte infatti Donald Trump può rivendicare di aver portato a casa un accordo con l'Iran che mette fine ad un conflitto, da lui avviato senza un chiaro endgame, sempre più impopolare tra gli americani anche, e soprattutto, per la vertiginosa ascesa del prezzo della benzina a pochi mesi dal voto di midterm. Ma allo stesso tempo i falchi anti-Iran, tra i quali suoi alleati di ferro come Lindsey Graham, temono che Trump e i suoi abbiano concesso troppo a Teheran pur di chiudere la guerra e insistono nel voler leggere il testo dell'intesa.
Anche se gli Usa non hanno ancora pubblicato il testo del memorandum, copie stanno circolando tra gli alleati europei, in particolare tra i funzionari riuniti in Francia per il vertice del G7. E chi l'intesa l'ha letta racconta alla Cnn che il testo non dettaglia impegni sulle riserve di uranio arricchito che l'Iran avrebbe preso, stando a quanto affermano Trump ed altri membri dell'amministrazione.
Nel testo vi sarebbe solamente che l'Iran "ribadisce che non produrrà mai armi atomiche", lo stesso impegno preso nell'accordo sul nucleare con l'amministrazione Obama nel 2015. Ma le fonti della Cnn sostengono che attraverso i canali paralleli Teheran avrebbe offerto a Washington le concessioni richieste, compreso il ruolo Usa nella distruzione delle riserve in coordinamento con l'Aiea, anche se di questo non c'è accenno nel testo firmato.
Il testo è parimenti vago sul fronte finanziario, non specificando quale tipo di aiuto finanziario l'Iran si potrà aspettare se rispetta i patti, compresa la possibilità di accedere ad un fondo per lo sviluppo da 300 miliardi che Trump e Vance hanno escluso che possa essere finanziato dagli Usa. Nessuna chiarezza anche sull'altra questione cruciale, quello dello sblocco dei fondi iraniani congelati che saranno resi "pienamente disponibili" quando ci saranno progressi nei prossimi negoziati, si limita a dire il testo.
Nell'intesa è invece specificato che l'Iran potrà vendere petrolio e prodotti petrolchimici subito dopo la firma dell'accordo con gli Stati Uniti che vareranno eccezioni per le sanzioni per permettere a Teheran di incassare da queste vendite. Ma a una domanda a riguardo, le fonti dell'amministrazione, ripetono che l'accordo è "basato sulla performance" e che l'Iran potrà "accedere ai benefici previsti dall'intesa solo se rispetterà tutti i punti acccettati, no armi nucleari, neutralizzazione dell'uranio arricchito e nessuna interferenza sulla libera navigazione dello stretto di Hormuz".
Su questo ultimo punto, cruciale, sempre la Cnn ha però raccolto l'allarme di fonti dell'intelligence americana che sottolineano che, anche se l'accordo prevede l'apertura dello stretto come preludio dei colloqui sul nucleare, come risultato della guerra il regime iraniano ha acquisito una nuova potente abilità di colpire l'economia globale, dimostrando di poter chiudere l'accesso a Hormuz. Cosa che potrà succedere ancora, aggiungono le fonti, ammettendo che "noi ora abbiamo di fatto consegnato all'Iran il controllo sullo stretto, un'arma molto più potente di qualsiasi atomica".
Infine, sul riserbo riguardo al testo dell'intesa, da Washington si giura che "noi vogliamo che sia pubblico, ma ci hanno chiesto di aspettare fino a venerdì" per dare all'Iran un margine di manovra sempre sul fronte della politica interna. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei infatti ha dato la sua tacita approvazione all'intesa, ma sono in corso discussioni interne riguardo all'opportunità che lui faccia una dichiarazione ufficiale prima di venerdì. "Noi stiamo chiedendo di poterlo pubblicare prima, stiamo cercando di farlo", assicurano ancora le fonti Usa, dopo che Trump ieri al margine del G7 ha detto di essere così orgoglioso del testo negoziato da poterlo recitare parola per parola di fronte alle telecamere.
Nelle scorse ore Bloomberg ha pubblicato la bozza di intesa, destinata a mettere fine alle ostilità e creare la cornice per un accordo più ampio e dettagliato. Ma una fonte vicina al team negoziale iraniano, citata dall'agenzia Tasnim', ha contestato l'accuratezza del documento, sostenendo che la versione diffusa contiene "numerose inesattezze".
Secondo il testo pubblicato da Bloomberg, Washington e Teheran dovrebbero annunciare lo stop immediato alle ostilità, impegnandosi ad astenersi da azioni ostili e a negoziare un accordo definitivo entro 60 giorni, con la possibilità di prorogare il termine. Il memorandum prevederebbe inoltre la revoca immediata del blocco navale statunitense e una sorta di 'road map' per la revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica.
Tra le altre misure indicate nella bozza figura anche lo sblocco degli asset iraniani congelati all'estero. In cambio, Teheran riaffermerebbe l'impegno a non produrre mai armi nucleari. Le decisioni sul futuro del materiale nucleare arricchito sarebbero rinviate a una fase successiva. "Quanto pubblicato da Bloomberg come testo integrale del memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti non è accurato e presenta numerose inesattezze", ha osservato la fonte iraniana, aggiungendo che il memorandum contiene 14 clausole e che i dettagli riportati sono in alcuni casi "significativamente incompleti".

Categoria: internazionale/esteri
12:39
Elio: "De Gregori? Difendo suo diritto a parlare. Vannacci? Non mi piace, sono antifascista"
(Adnkronos) - D’accordo con Manuel Agnelli sulla ‘musica di merda’? "Sì, perché oggi manca qualità". Con Francesco De Gregori "posso non essere d’accordo ma difendo il suo diritto a dirlo". Su Vannacci invece "non ho dubbi: non mi piace, sono antifascista". E su Sanremo? "Non tornerei mai in gara e il Festival dovrebbe essere della canzone italiana, non dei cantanti”. Elio non si sottrae a alcun tema. A pochi giorni dalla quinta edizione del 'Concertozzo', l’evento ideato con il Trio Medusa che farà tappa a Biella il 26 e 27 giugno unendo musica e inclusione sociale, il leader di Elio e le Storie Tese, al secolo Stefano Belisari, si racconta in un’intervista a tutto campo all'Adnkronos. Dal futuro della band, “da sempre ispirata ai Pooh”, alle polemiche sulla libertà di espressione degli artisti, fino alla politica. Con una stoccata netta: “Cultura e destra non sono concetti che riescono ad andare bene insieme”. E mentre ribadisce di non avere alcuna intenzione di tornare in gara a Sanremo, rilancia il sogno di trasformare il 'Concertozzo' in un appuntamento sempre più grande e istituzionale, capace di mettere al centro i temi dell’autismo e dell’inclusione.
Elio, siamo alla quinta edizione del Concertozzo, mi ricordi come è nato e come si è trasformato nel tempo?
"E’ nato a Bergamo cinque anni fa come una festa di fine pandemia, da un’idea del Trio Medusa che ci ha coinvolti. Poi ha perso quell’identità, perché non si può fare più di una festa di fine pandemia. Anche se, per dirla tutta, non lo sappiamo se è finita la pandemia. Detto ciò, era stata una bella occasione, con tantissima gente, per cui abbiamo pensato di ripetere a Carpi l’anno successivo ed è andata ancora meglio. In entrambe le occasioni avevo invitato sul palco Nico Acampora di PizzAut che all’epoca non era la figura importante che è oggi. Questa cosa aveva raccolto molto interesse, sia da parte del pubblico sia da parte nostra della band. Per cui abbiamo pensato poi di dargli un altro indirizzo".
Cosa è diventato oggi il Concertozzo?
"Da tre anni è l’unico concerto al mondo in cui cibo e bevande che vengono serviti al pubblico sono preparate da associazioni che impiegano persone autistiche. Non avviene da nessun’altra parte. Ne siamo molto contenti: l’anno scorso a Bassano del Grappa è stato un trionfo, con più di 10mila spettatori e cinque associazioni che sono tornate a casa con le tasche piene di soldi. E soddisfatte per aver fatto un’esperienza unica. Oltre all’aspetto economico, perché bisogna sottolineare che queste associazioni non percepiscono contributi pubblici, e vivono solo di quello che riescono a vendere. L’altro aspetto molto importante è quello dell’inclusione. Inclusione è uno di quei termini che si usano perché si sentono dire ma poi pochi sanno effettivamente cosa significhi. Oltre 10mila spettatori entrano in contatto con queste persone autistiche, mangiano il cibo che preparano e servono e questa è l’inclusione, cioè incontrarsi, vivere insieme, trovando un punto d’incontro a metà strada".
Parlando di inclusione ti sorprende che nel 2026 si continui a considerare l’inclusione come un gesto di generosità più che normalità?
"Sì e no, nel senso che, se non se ne parla, le persone non trovano naturale comportarsi in modo inclusivo. Ma quasi tutti, appena si rendono conto di come stanno le cose, tipicamente quando vengono a mangiare da PizzAut entrano in contatto con questi ragazzi e subito si rendono conto del fatto che bisogna trovare un punto di incontro fra noi e loro a metà strada. Ed è una cosa che va fatta, al di là del gesto di gentilezza. Siamo nel 2026 e l’autismo è la forma di disabilità più diffusa in assoluto nel mondo. In Italia si parla di un nuovo caso ogni 70 nati, che è una percentuale spaventosa perché è più dell’1% ma negli Usa c’è di nuovo caso ogni 30 nati. Questi dati dicono anche che l’autismo va affrontato con impegno e con competenza immediatamente perché si trasformerà, e anzi lo è già, in un problema che coinvolge tutti, non solo le persone autistiche e i loro cari".
Quali sono le novità principali del Concertozzo quest’anno?
"Ci sono degli ospiti nuovi e degli obiettivi nuovi che ci siamo posti ma dipenderà anche da quanta gente viene. Già siamo oltre i 10mila dell’anno scorso, speriamo di aumentare ancora di più. Ci sono degli ospiti fortissimi che sono Valerio Lundini, Carlo Amleto, Tony Hadley degli Spandau Ballet e poi ci sarà TonyPitony, che è la stella del 2026".
Gli Elio e le Storie Tese hanno attraversato periodi di riunioni, scioglimenti, addii, ritorni. Oggi che organismo siete?
"Siamo sempre quelli che eravamo prima, semplicemente la cosa che non è chiara al pubblico è che noi abbiamo sempre usato come esempio i Pooh: sono il nostro modello. Loro si sono già sciolti due o tre volte, per cui noi andiamo verso quella strada lì. Ci siamo sciolti una prima volta, la reunion è stata bellissima e fra un po’ ci scioglieremo ancora, per vivere ancora quelle emozioni".
Visto che continuate a tornare, dobbiamo considerare chiusa la possibilità di nuova musica o esiste qualcosa che potrebbe convincervi a rientrare in studio?
"Noi siamo abituati fin dall’inizio a fare quello che ci viene di fare, in questo periodo non abbiamo particolari idee in tema di composizione, però ce le abbiamo su alcuni temi. Personalmente, sono gasatissimo dal Concertozzo, voglio che cresca, che arrivi a centomila spettatori, deve trasformarsi in un appuntamento annuale, e lo è già, un appuntamento istituzionale. In assenza dello Stato, sono le invenzioni dei singoli a cambiando un po’ il mondo. PizzAut se l’ha inventato il papà di un bimbo autistico e si è trasformato in un fenomeno. All’inizio ha fatto una fatica micidiale per mettere insieme i pochi soldi che gli hanno permesso di fare dei passi avanti. Le persone cosiddette competenti cercavano di dissuaderlo dall’intraprendere questa avventura, invece oggi, oltre a una pizzeria che va molto bene, senza contributi pubblici, è anche un punto di riferimento per tutte le famiglie che hanno figli autistici".
Credi ci sia una differenza tra usare il palco per difendere dei diritti concreti, temi sociali, come accade al Concertozzo e usare il palco per sostenere una parte politica?
"Molto spesso le due cose coincidono, dipende sempre dalla buona fede di chi lo fa. Quando hai un figlio autistico le tue giornate passano con un pensiero fisso, ti chiedi 24 ore al giorno cosa posso fare per aiutare il mio figlio, per aiutare i nostri figli, perché io e Nico siamo andati un passo avanti. Bisogna muoversi, bisogna fare delle cose, perché un genitore come me sa troppo bene che ogni giorno perso, ogni ora persa è persa per sempre. Per questo ci arrabbiamo di fronte all’immobilità delle istituzioni, perché il tempo passa e purtroppo non si riesce a rimediare, a tornare indietro".
Negli ultimi mesi molti artisti sono stati invitati a schierarsi sulla guerra a Gaza, sulle mobilitazioni pro Palestina. Francesco De Gregori ha detto qualche settimana fa di essere infastidito dagli artisti che trasformano il palco in una tribuna politica, tu sei d’accordo?
"Io sono per la libertà di opinione. Purtroppo quando si usa questo termine, la mia impressione è che non si sono capiti bene la sua importanza e il suo peso. Libertà significa 'io faccio quello che voglio, senza che nessuno mi imponga niente'. Abbiamo la fortuna sfacciata di vivere in un Paese dove ognuno può dire quello che pensa. Io sento intorno a me un sacco di persone che dicono delle cose che non condivido ma sono contento che possano dirlo, perché vuol dire che siamo in un Paese libero. La stessa cosa vale per De Gregori. Chiunque è libero di prendere posizione e deve farlo. Io sono libero di dire che non sono d’accordo con quello che ha detto De Gregori ma sono contento che lo abbia fatto, perché vuol dire che in Italia ognuno può dire quello che pensa. Bisogna battersi perché questa cosa possa accadere sempre, senza imposizioni dagli altri".
Artisti come Manuel Agnelli non fanno mistero che in Italia in questo momento ci sia parecchia “musica di merda”. Al netto della provocazione, il problema è la qualità della musica o è un problema culturale?
"Ne ho già parlato ma credo che sì, c’è un problema di qualità che fortunatamente non è solo italiano. La qualità della musica mondiale in questi anni è bassissima. Però qualche artista valido c'è sempre. In questo periodo ascolto molto gli Angine de Poitrine. Quel duo è la prova che anche in un periodo, come dice Manuel Agnelli, di 'musica di merda', può esistere anche chi inventa e crea ancora qualcosa di originale e di qualità, qualitativamente alto. Sono le due cose che mancano di più oggi: originalità e qualità".
Per decenni vincere Sanremo ha significato, quasi automaticamente, andare all’Eurovision. Ora le due strade, secondo le indiscrezioni sul nuovo regolamento del festival, si separano. Nel festival si correrà per tre titoli: la vittoria della serata cover, la vittoria della serata Eurovision e la vittoria finale del festival: Ti sembra un’evoluzione sensata o l’ennesima complicazione all’italiana?
"La prima risposta è che non me ne frega un cazzo. La seconda è che io avevo già diffuso la mia opinione di Festival perché punto a essere chiamato per condurlo e organizzarlo. La mia idea è questa: far scrivere 20 canzoni a 20 bravi compositori perché Sanremo è il Festival della canzone italiana, non dei cantanti. E poi fare cantare 20 abbonati con l’autotune, sorteggiati. Questa è la mia formula per il Festival, poi Eurovision o no cambia poco".
Ti è mai venuta voglia di scrivere un nuovo pezzo per Sanremo? Ci torneresti, anche in gara?
"No, non mi è mai venuto in mente".
Per quale motivo?
"Abbiamo già visto e fatto tutto, abbiamo vinto anche se non ufficialmente, nel cuore degli ascoltatori, siamo arrivati ultimi. Abbiamo fatto il Dopofestival, ci manca solo di organizzarlo e di condurlo ma dal punto di vista artistico abbiamo già fatto tutto quello che volevamo fare. Non c’è più gusto".
Avevate fatto anche l’’Eliovision’, il festival parodia nel 2022…
"Abbiamo fatto tutto, per quello che non abbiamo più voglia, non ci viene alcuno spunto, nessuno stimolo, tranne che per una conduzione e direzione artistica. Rinnovo l’appello".
La città di Venezia è stata al centro negli ultimi mesi di tante polemiche, dalla Venezi al Teatro alla Fenice alla decisione di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, di consentire l'apertura del Padiglione russo, tu hai seguito queste vicende e che idea ti sei fatto?
"Le ho seguite molto poco, però non posso fare a meno di notare che per quanto riguarda i personaggi messi a capo della cultura da questo governo di destra, quasi nessuno è all’altezza del compito. Cultura e destra non sono concetti che riescono ad andare bene insieme. La logica è mettere le persone nei posti, poi chi se ne frega di quello che fanno. Non è la mancanza di cultura, è la mancanza di voglia di fare qualcosa per la cultura italiana. Non c’è un’idea, e ci sono frequenti casi di scelte che non vengono fatte bene. Non mi viene in mente niente inventato da qualcuno nel mondo culturale di destra".
A sinistra invece come stanno le cose? Si parla delle primarie nel PD per le elezioni politiche del prossimo anno, pensi che riusciranno a trovare la quadra?
"Non lo so, è un argomento che non mi gasa. Vorrei sentire delle idee prima di sapere chi vince. Mancano idee e persone che riescono a portarle avanti. Nel mondo dell’autismo c’è spazio per fare mille cose, basterebbe imitare quello che ha fatto Nico Acampora con PizzAut. Parlo di lui come simbolo di altre cento associazioni che si sono inventate attività. Questa cosa nella politica non accade. Ci sono tante pacche sulle spalle, tante foto per apparire, ma poi all’atto pratico non accade niente".
Ma perché non gliene frega niente?
"Perché ci vuole competenza, bisogna fare fatica, bisogna anche avere voglia di cambiare il mondo, in questo senso. Mi sembra che non ci sia questa voglia, mi sembra che il mondo gli vada benissimo come è".
Cosa ne pensi di personaggi come Vannacci?
"Non mi piace, io sono antifascista, come dovrebbero essere tutti in Italia. Sono contrario al fascismo, ha portato solo male". (di Federica Mochi)

Categoria: spettacoli
12:23
G7, Trump arriva per ultimo alla riunione dei leader: "Sono il boss"
(Adnkronos) - "Ciao, sono il boss". Donald Trump si è presentato così alla sessione di lavoro mattutina del G7 di Évian, arrivando per ultimo quando tutti gli altri leader erano già riuniti attorno al tavolo. Dopo una pacca sulla spalla al premier britannico Keir Starmer, il presidente americano ha preso posto e ha dato il via ai lavori dell'ultima giornata del summit.
Prima che la riunione entrasse nel vivo, Trump ha anche invitato i giornalisti presenti a rimanere in sala per assistere alla discussione, proposta subito respinta dal presidente francese Emmanuel Macron. L'attesa degli altri leader era durata diversi minuti. In quel lasso di tempo, il presidente americano era impegnato su Truth Social, dove aveva condiviso un video del conduttore Greg Gutfeld, che celebrava su Fox News l'accordo con l'Iran raggiunto dal presidente.

Categoria: internazionale/esteri
In Sardegna
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14:35
Menù light e tavolo riservato, nasce al ristorante 'Costanza' il programma del centrosinistra
(Adnkronos) - Menù light e conto alla romana per i leader del centrosinistra che si sono ritrovati a pranzo da 'Costanza', storico ristorante nel cuore di Roma a due passi da Campo de' fiori. "Non è la prima volta che vengono politici qui, di destra, di sinistra, di centro", spiegano dal locale che ha ospitato il leader del M5s con Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni martedì. 'Costanza' si propone come "osteria romana tipica" e può vantare una location suggestiva: le sue sale sono ricavate dai resti del teatro di Pompeo, costruito intorno al 61 a.C. e 'scenario' di uno degli episodi più celebri della storia della città eterna: l'assassinio di Giulio Cesare e le di di marzo del 44 a.C.
I leader di M5s, Pd e Avs però, hanno avuto a disposizione una saletta riservata, attigua agli spazi 'storici' del ristorante e quindi maggioramente frequentati. Come è stato possibile? "Hanno prenotato loro, non certo dei collaboratori", ammettono da Costanza senza aggiungere altro per non violare la privacy di chi frequenta il locale. Ma "Giuseppe Conte è un cliente abituale, da un po' di tempo", aggiungono. Quello di Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni è stato però un pranzo light. Niente eccessi: pesce e una verdura di contorno. Zero vino. Niente dolce. Per capirsi, il menù di Costanza può dare grande soddisfazione agli amanti del pesce, a partire dalle ostriche e dal sautè di cozze di antipasto. Tra le portate principali, tagliolini con i moscardini e bottarga, fusilloni ai frutti di mare, friutto di calamari, scampi alla griglia, spiedino di mazzancolle alla griglia, calamari alla grigila e pescato del giorno. Nella carta anche diversi piatti di carne, così come i contorni come carciofi alla giudia e verdure di stagione. Chi ha pagato? "Per il conto facciamo a rotazione", ha rivelato all'AdnKronos l'ex premier, Giuseppe Conte, intervistato dal direttore Davide Desario, ospite di AdnTalks.
Anche se leggero, il pranzo dei leader del centrosinistra potrebbe comunque essere ricordato come un momento chiave nel percorso di costruzione del programma della coalizione in vista delle prossime elezioni: "Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto", ha scritto Nicola Fratoianni sui social immortalando in un selfie il tavolo dei leader.

Categoria: politica
14:30
Totti conquista anche Malta, a cena nella Steak House 'Era Ora' tra tifosi e palleggi
(Adnkronos) - Francesco Totti conquista anche Malta. L’ex capitano della Roma è stato protagonista di una serata speciale alla Steak House “Era Ora”, dove ha attirato fan e curiosi. Totti ha scelto un ricco filetto ben cotto, accompagnato - a sorpresa - da una tripla porzione di dolce, concedendosi un momento di puro gusto. Non solo cena: l’icona giallorossa si è fermata a firmare numerosi autografi su maglie e palloni, regalando sorrisi e ricordi indelebili ai presenti. Applausi e smartphone alzati quando, sulla terrazza del ristorante, si è esibito in qualche palleggio, dimostrando che la classe non passa mai.
Una visita che ha trasformato una semplice serata in un piccolo evento, in giorni particolarmente simbolici per i tifosi romanisti: proprio il 17 giugno si celebra infatti lo storico scudetto della Roma del 2001, un trionfo indimenticabile di cui Totti è stato protagonista assoluto. Un mix perfetto di nostalgia e attualità che conferma ancora una volta il legame speciale tra Totti e i suoi tifosi, ovunque si trovi.

Categoria: sport
14:22
Naomi Campbell accusa l'ex legale, "frode e inganno" dietro lo scandalo della sua charity
(Adnkronos) - Naomi Campbell ha attribuito a “frode e inganno d’identità” da parte di una ex fiduciaria e consulente legale le gravi irregolarità finanziarie che hanno portato al divieto di gestione di enti benefici a suo carico. La top model è intervenuta in un’udienza d’appello a Londra nel tentativo di ribaltare la decisione che le impedisce di amministrare charity per cinque anni. Secondo la sua testimonianza, la co-fiduciaria e avvocata Bianka Hellmich avrebbe falsificato la sua firma e utilizzato un indirizzo email contraffatto per deviare fondi destinati alla fondazione Fashion for Relief, l’organizzazione benefica fondata dalla stessa Campbell. “Il mio unico errore è stato fidarmi della persona sbagliata”, ha dichiarato in aula secondo quanto riportato dalla Bbc.
La vicenda riguarda le conclusioni di un’inchiesta del 2024 della Charity Commission for England and Wales, secondo cui all’interno della fondazione sarebbero emerse diffuse irregolarità finanziarie. L’indagine ha rilevato che solo una minima parte delle somme raccolte sarebbe stata effettivamente destinata a finalità benefiche, mentre il resto sarebbe stato speso in hotel di lusso, trattamenti spa, sigarette e servizi di sicurezza. Oltre a Campbell, anche Bianka Hellmich e la terza fiduciaria Veronica Chou sono state colpite da provvedimenti di interdizione alla gestione di enti non profit, rispettivamente per nove e quattro anni.
Nel corso dell’udienza, la difesa di Campbell ha sostenuto che Hellmich avrebbe orchestrato un “sistema continuativo di cattiva gestione e inganno”, nascondendo le proprie azioni agli altri amministratori. La Charity Commission for England and Wales, tuttavia, ha ribattuto che non è possibile per un fiduciario “abdicare” alle proprie responsabilità limitandosi a un ruolo di facciata. Tra le criticità emerse anche il caso di Unicef Uk, che avrebbe presentato un reclamo dopo che Fashion for Relief avrebbe erroneamente dichiarato collaborazioni e raccolte fondi mai effettivamente trasferite all’organizzazione. La fondazione Fashion for Relief, nata con l’obiettivo di unire il mondo della moda per finanziare progetti umanitari, è stata sciolta nel 2024. L’udienza è ancora in corso e potrebbe avere ulteriori sviluppi nei prossimi giorni. (di Paolo Martini)

Categoria: cronaca
14:11
Trump sfida l'eredità di Jfk a Versailles: Macron si gioca la 'roba seria' per riconquistarlo
(Adnkronos) - "Non oro placcato, ma roba seria". Donald Trump ha presentato così la cena di questa sera alla reggia di Versailles, ospite del presidente francese Emmanuel Macron. Per partecipare al banchetto, il leader americano ha prolungato la sua permanenza al termine del G7 di Évian-les-Bains, dichiarando con la sua consueta schiettezza di essere "un fan dei luoghi belli. Il presidente francese mi ha invitato a cena e Versailles non è oro placcato, è roba seria. Ho detto che mi avrebbe fatto piacere". Per l'Eliseo, che ha persino modificato le date del vertice pur di non sovrapporlo all'ottantesimo compleanno del tycoon e scongiurare una sua partenza anticipata, la presenza di Trump fino alla conclusione dei lavori è già di per sé un successo politico.
Ufficialmente, l'incontro inaugura le celebrazioni per il 250esimo anniversario dell'Indipendenza americana, un omaggio al ruolo della Francia nel sostenere la rivoluzione delle Tredici Colonie. Dietro il valore commemorativo e le coreografie spettacolari previste - che includono una visita privata alla Galleria degli Specchi e giochi di luce nelle fontane - la cena offre però anche l'occasione per un confronto su alcuni dei dossier più delicati nei rapporti tra Washington e Parigi. Sul tavolo restano infatti le tensioni commerciali: alla vigilia del summit Trump ha minacciato dazi del 100% su vino e champagne francesi se Parigi non ritirerà la tassa sulle grandi aziende tecnologiche statunitensi.
Il rapporto tra i due leader, dall'inizio del secondo mandato di Trump, è stato tutt'altro che semplice. Nei comizi e negli interventi pubblici, il presidente americano si è spesso lasciato andare a lunghe imitazioni di Macron, riproducendone l'accento e descrivendolo mentre lo implora al telefono di ridurre i dazi. Non sono mancate neppure battute sulla First Lady Brigitte Macron, accusata scherzosamente dal tycoon di "trattare male" il marito.
Eppure il fascino esercitato dai palazzi storici e dalla magnificenza del potere continua ad avere una presa particolare su Trump, come già emerso durante le sue visite in Cina e la sua nota ammirazione per le grandi architetture monumentali, di cui sta provando a creare proprie versioni a Washington con la nuova 'sala da ballo' della Casa Bianca già in costruzione e l'"Arc de Trump" in progettazione di fronte al Lincoln Memorial.
Da secoli la Francia utilizza il capolavoro voluto da Luigi XIV come strumento di rappresentazione politica e di influenza internazionale. Già nel 1685 - solo tre anni dopo l'inaugurazione - il Re Sole la scelse come location per ospitare il doge della Repubblica di Genova, Francesco Maria Imperiale Lercari, nella nuova Galleria degli Specchi, con l'obiettivo di impressionarlo e risolvere annose questioni diplomatiche. Sempre a Versailles, nel 1778, Benjamin Franklin contribuì a rafforzare l'alleanza franco-americana; nel 2017 Macron ricevette Vladimir Putin e nel 2023 accolse re Carlo III e la Regina Camilla. Tra i presidenti statunitensi che hanno visitato Versailles figurano anche Jimmy Carter, ospite nel 1978 al Grand Trianon, e Ronald Reagan durante il G7 del 1982.
Tra gli ospiti americani, tuttavia, l'impronta più iconica resta quella lasciata dai Kennedy nel 1961. Charles de Gaulle aveva scelto Versailles per celebrare la grandezza della Francia davanti al giovane presidente degli Stati Uniti, ma fu Jacqueline Kennedy a conquistare la scena grazie al suo impeccabile francese e al suo fascino. Tanto che John Fitzgerald Kennedy si presentò ai giornalisti con una battuta rimasta celebre: "Sono l'uomo che ha accompagnato Jacqueline Kennedy a Parigi". Per Trump si tratta invece della prima visita alla Reggia di Versailles, già raggiunta nel 2018 da Melania Trump per un pranzo nel Salon de Vénus con Brigitte Macron. Per un presidente spesso descritto come affascinato dall'estetica "Camelot" associata ai Kennedy, raccoglierne simbolicamente l'eredità in uno dei luoghi più evocativi della diplomazia francese potrebbe rappresentare un motivo di ulteriore soddisfazione.
Per Trump, del resto, Versailles è anche una dichiarazione di stile. Il presidente americano non ha mai nascosto di essersi ispirato al barocco francese e all'estetica del Re Sole per molte delle sue proprietà, a partire dalla celebre penthouse su tre piani della Trump Tower di New York, dominata da marmi, stucchi e dettagli in oro a 24 carati. "Ho sempre desiderato il meglio - scriveva già nel 1987 in The Art of the Deal - Se costruisci un giocattolo per i molto ricchi, deve essere il miglior giocattolo del mondo". Già nel 2005, parlando del restauro di Mar-a-Lago, ammetteva: "Ho modellato gli interni su Versailles, non c'è niente di simile negli Stati Uniti".
Per il presidente Usa, secondo il Washington Post, "ciò che è buono è d'oro", e ha traghettato questa sua "ossessione" fin dentro le istituzioni, lasciando un'impronta dorata indelebile sulla Casa Bianca: scritte in lettere d'oro sulle pareti della West Wing, dettagli aurei nei bagni storici e cornici rigorosamente dorate per i ritratti dei suoi predecessori. Chissà che anche questa sera, in una fase di rapporti tutt'altro che semplici con gli alleati europei, il presidente americano non finisca per lasciarsi conquistare ancora una volta dal "real deal" della grandeur francese, il modello originale di quel sogno dorato che da una vita intera cerca di replicare.

Categoria: internazionale/esteri
14:05
Migranti, via libera del Parlamento Ue a direttiva sui rimpatri. Meloni: "Promessa mantenuta"
(Adnkronos) - Il Parlamento europeo ha approvato oggi la direttiva sui rimpatri dei migranti irregolari con 418 sì, 218 no e 30 astenuti. Il testo è passato con il supporto di tutte le forze di destra e centrodestra dell'Eurocamera, ossia Popolari (Ppe), Conservatori (Ecr), Patrioti (Ppe) e Sovranisti (Ecr), più alcuni eurodeputati di centrosinistra, in una votazione che diverge dalla tradizionale maggioranza centrista.
"Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi. Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l'Europa e lo abbiamo fatto, con coraggio, con pazienza, con determinazione, perché la nostra bussola è chiara, rispettare il programma votato dai cittadini punto per punto, non ci fermeremo, andremo avanti". Così la premier Giorgia Meloni, commentando da Evian, sede del G7, l'ok del Parlamento europeo.
Il regolamento europeo sui rimpatri è "frutto soprattutto del lavoro del Governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell'Unione europea", spiega poi in un video postato sui social. Il regolamento "prevede tra l'altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal Governo italiano con il protocollo con l'Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo Governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell'Europa intera", rimarca ancora la presidente del Consiglio.
Il regolamento mira ad accelerare le procedure di rimpatrio "nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue", come sottolinea un comunicato dell'Eurocamera. Tra le novità spicca la possibilità di trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso dei "centri di rimpatrio" situati in Paesi terzi che accettino di accoglierli, sulla base di accordi bilaterali con uno Stato membro, sul modello del protocollo Italia-Albania.
"Tali accordi potranno essere conclusi solo con Paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento", anche se "le carenze riscontrate in parti specifiche del territorio del Paese terzo o rispetto a determinate categorie di persone non impediscono la conclusione di tali accordi, a condizione che sussistano garanzie sufficienti per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei cittadini di Paesi terzi interessati", come specifica il testo.
Secondo le nuove norme, una decisione di rimpatrio emessa dalle autorità nazionali competenti nei confronti di un cittadino di un Paese terzo in soggiorno irregolare comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato: sullo sfondo, il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, in vigore dallo scorso venerdì, che armonizza l'approccio dei Ventisette in questi ambiti.
Come ricorda il comunicato dell'Eurocamera, i destinatari di decisioni di rimpatrio "potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale, ad esempio in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza", con il trattenimento che dovrà essere disposto da un’autorità amministrativa o giudiziaria e che potrà durare fino a 24 mesi.
Possibile anche una proroga fino a sei mesi complessivi in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni o miglioramento della cooperazione con un Paese terzo. Se il cittadino si sposta in un altro Paese Ue, potrà applicarsi un nuovo periodo di trattenimento, e gli Stati membri potranno anche imporre l’obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità competenti o di risiedere in un luogo designato, con garanzia finanziaria o monitoraggio elettronico designate come possibili alternative.
Infine, le autorità nazionali potranno svolgere operazioni investigative specifiche per preparare o garantire l’effettivo rimpatrio, tra cui perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, soggette ad autorizzazione giudiziaria o amministrativa, nonché il sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici, prosegue il testo, sottolineando che tali misure dovranno rispettare i diritti fondamentali e quelli previsti nelle legislazioni nazionali e dell'Ue.

Categoria: politica
14:05
Miastenia gravis, Rettore (Am): "Calvario inizia prima della diagnosi, serve più consapevolezza"
(Adnkronos) - "La miastenia è una malattia che spesso non si vede, e proprio per questo può essere difficile da comprendere. Le immagini e le testimonianze riescono a spiegare ciò che a volte le parole non riescono a raccontare: la fatica, la fragilità e il senso di incomprensione che molti pazienti sperimentano ogni giorno". Così Marco Rettore, presidente di Am - Associazione miastenia OdV e paziente, commenta il progetto fotografico 'Quello che non vedi', realizzato da OMaR (Osservatorio malattie rare) e associazioni di pazienti per richiamare l’attenzione su invisibilità della malattia rara, diritti e accesso a percorsi di cura personalizzati. L'iniziativa, nata per raccontare l'impatto reale della miastenia gravis sulla vita quotidiana, è stata presentata questa mattina durante una conferenza stampa online.
Rettore sottolinea come "il vero calvario inizi spesso prima della diagnosi. Molti pazienti trascorrono mesi o anni da uno specialista all'altro, sentendosi dire che è stress o che il problema è psicologico. Una diagnosi tardiva non significa soltanto ritardare le cure, ma vivere un vero trauma, mentre la malattia continua a progredire". La sua esperienza ne è un esempio. "Prima di ricevere una diagnosi corretta ho affrontato un lungo percorso, fino all'arrivo in un centro specializzato per le malattie neuromuscolari, dove finalmente è stato possibile dare un nome ai miei sintomi e avviare le cure appropriate" ricorda.
Per il presidente di Am, una maggiore conoscenza della patologia da parte dei medici e della popolazione può fare la differenza: "Più consapevolezza significa diagnosi più rapide e interventi tempestivi". Ma la diagnosi è solo l'inizio. "Pazienti e famiglie hanno bisogno di informazioni chiare, supporto pratico e confronto con chi vive la stessa esperienza". È qui che, secondo Rettore, il ruolo delle associazioni diventa fondamentale: "creare reti di sostegno, offrire orientamento e ricordare ai pazienti che non sono soli" aggiunge. Infine, Rettore richiama l'attenzione su alcuni aspetti ancora critici, come il rinnovo della patente di guida per le persone con miastenia. "Molti pazienti in remissione o con sintomi ben controllati sono costretti a sottoporsi a frequenti visite di idoneità, con procedure lunghe, costose e stressanti. Sarebbe auspicabile una maggiore flessibilità, come già avviene per altre patologie croniche. Dietro ogni diagnosi c'è una persona, una famiglia e una storia. Iniziative come questa aiutano a rendere visibile una malattia che troppo spesso resta nascosta agli occhi degli altri", conclude.

Categoria: cronaca
14:04
Miastenia gravis, Pino (Aim): "Difficile spiegare stanchezza che non si vede"
(Adnkronos) - "La parte più difficile è spiegare una stanchezza che non si vede. Per anni mi sono chiesta se fosse giusto espormi. Poi ho deciso di metterci la faccia per superare lo stigma e contribuire a far conoscere una malattia ancora poco compresa". È questo il messaggio che Mariangela Pino, vicepresidente di Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative Amici del Besta, ha voluto affidare al progetto fotografico 'Quello che non vedi', promosso da OMaR per raccontare l'impatto nascosto della miastenia gravis e presentato oggi durante una conferenza stampa online.
La miastenia gravis è spesso definita una malattia invisibile perché molti dei suoi sintomi non sono immediatamente percepibili dall'esterno. "Le persone mi vedono sorridere e pensano che stia bene - racconta Mariangela Pino - In realtà è molto difficile spiegare cosa significhi convivere con una fatica estrema che può rendere complicati anche i gesti più semplici". Mariangela ricorda di aver vissuto anche "una crisi respiratoria, una delle manifestazioni più gravi della patologia". Da allora convive con la "consapevolezza che la malattia possa cambiare improvvisamente il corso delle giornate, influenzando lavoro, relazioni e progetti personali. Anche organizzare una vacanza richiede attenzioni e precauzioni che gli altri non immaginano", fa notare.
Oltre al peso fisico della malattia, la vicepresidente di Aim sottolinea le difficoltà legate al riconoscimento dei diritti e delle tutele: "L'invisibilità della miastenia spesso penalizza i pazienti anche nei percorsi di valutazione dell'invalidità e dell'accesso ai benefici previsti dalla legge". Per questo ha scelto di partecipare alla campagna: "Spero che questa iniziativa contribuisca a far conoscere la nostra realtà, aumentando non solo la consapevolezza sulla malattia, ma anche l'attenzione verso i bisogni e i diritti delle persone che ne sono colpite", conclude.

Categoria: cronaca
14:04
Miastenia gravis, Pirro (M5S): "Serve garantire diagnosi rapide e cure uniformi su tutto il territorio"
(Adnkronos) - "Questo progetto e queste foto sono molto toccanti e rappresentative delle cose di cui stiamo discutendo questa mattina. È sempre difficile riuscire a far capire agli altri quanto possa essere dolorosa, ma non solo in senso di dolore fisico, una patologia che non è immediatamente visibile e riconoscibile da chi ci circonda". Così la senatrice del M5S Elisa Pirro è intervenuta durante la presentazione di 'Quello che non vedi', progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti e presentato oggi durante una conferenza stampa online. Pirro ha sottolineato l'importanza di "aumentare la conoscenza sulle malattie rare".
"Dal punto di vista politico c'è sicuramente un'attenzione particolare per chi si occupa di salute riguardo al tema delle malattie rare in generale e poi delle singole patologie che si possono incontrare nei nostri percorsi parlamentari e di approfondimento", ha sottolineato. Per la senatrice, una delle priorità è garantire equità nell’assistenza: "Quello che deve essere fondamentale per noi politici è quello di garantire dei percorsi diagnostico terapeutici il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale, garantire una velocità di accesso alle cure, che vuol dire ovviamente anche una facilità di arrivare a una diagnosi in tempi il più possibile precoci", ha aggiunto.
Un altro aspetto centrale riguarda la ricerca e l’accesso alle nuove terapie: "Il tema dei farmaci disponibili, dell'innovazione farmaceutica, diventa un tema molto più grande e difficile quando parliamo di terapie per le malattie rare. Possiamo fare molto", ha spiegato. La senatrice ha poi evidenziato come le malattie rare possano diventare un banco di prova per nuove soluzioni: "Il campo delle malattie rare può essere un terreno anche di sperimentazione e di test di strumenti che la legislazione mette a disposizione innovativi, sia per garantire l'uniformità di accesso alle cure sia per garantire un accesso più rapido alle nuove terapie". "Ci sono temi che riguardano un po' tutte le patologie rare e che possono essere un punto di test di legislazione innovativa e di procedure semplificate che, a maggior ragione quando stiamo parlando di patologie di questo tipo, necessitano di un occhio di riguardo anche da parte del legislatore", ha aggiunto. Infine, Pirro ha ricordato l’importanza della collaborazione istituzionale: "C'è un'interlocuzione con il ministero della Salute, per cui speriamo in tempi ragionevolmente brevi di mettere a disposizione una serie di strumenti che servono a semplificare la vita a persone che hanno delle difficoltà legate alla loro patologia e ai loro familiari, in modo da raggiungere davvero quei livelli di inclusione e di adeguata presa in carico che la nostra Costituzione declama", ha poi concluso.

Categoria: cronaca
14:03
Miastenia gravis, Antonia: "La sedia a rotelle ha reso visibile la mia patologia"
(Adnkronos) - La miastenia gravis "è una malattia invisibile: oggi mi vedono solo perché sono in sedia a rotelle, ma per anni nessuno riusciva a capire cosa stessi vivendo". Così racconta la sua esperienza Antonia Occhilupo, psichiatra e paziente con Miastenia gravis e volto di 'Quello che non vedi', progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti e presentato oggi durante una conferenza stampa online.
La malattia "si è manifestata all'improvviso nel 2005, quando aveva 50 anni - racconta Antonia Occhilupo che è vicepresidente di Amg - Associazione miastenia gravis Aps - La diagnosi non è stata immediata perché i sintomi erano facilmente confondibili con quelli di altre patologie. Alla miastenia si è poi aggiunto un timoma, con recidiva dopo pochi mesi, che ha richiesto interventi e radioterapia. I primi segnali sono stati la mancanza di forza e l'estrema affaticabilità dei muscoli. Con il riposo miglioravo, come se il corpo avesse bisogno di ricaricare una batteria". A differenza di molti pazienti, Antonia non ha presentato "inizialmente i sintomi oculari più tipici, come ptosi palpebrale (abbassamento palpebra) e diplopia (visione doppia), fattore che ha ulteriormente complicato il percorso diagnostico. Con il tempo sono comparsi disturbi della parola, della masticazione e della deglutizione, fino al coinvolgimento dei muscoli del collo, degli arti e della respirazione. Gesti semplici come parlare, mangiare, bere, ridere o salire le scale possono diventare imprese enormi. Vivo con il timore costante delle crisi di soffocamento legate alla disfagia".
Nonostante il tentativo di continuare a lavorare, nel 2011 Antonia ha dovuto lasciare il suo incarico di psichiatra presso un Centro di salute mentale e andare in pensione anticipata: "Ascoltavo i pazienti cercando di sostenere con una mano la mandibola che cedeva". Occhilupo definisce la miastenia "la malattia dei 'fiocchi di neve': ogni paziente presenta sintomi, decorso e bisogni diversi. Oltre alle limitazioni fisiche, la patologia incide profondamente sulla vita sociale, familiare e psicologica, coinvolgendo spesso anche i caregiver. La miastenia è una malattia cronica e invalidante, ma mi ha insegnato ad accettare la lentezza del mio corpo e a vivere il presente. Mi ripeto spesso una frase che mi dà forza: ‘Vado lenta, ma niente mi spaventa’”, conclude.

Categoria: cronaca
14:03
Malattie rare, 'Quello che non vedi': storie e scatti per dare volto alla miastenia gravis
(Adnkronos) - L’invisibilità catturata dall’obiettivo. La quotidianità complessa di una patologia rara colorata di bianco e nero. Si presenta così 'Quello che non vedi', il progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti. Angelo, Antonia, Barbara, Filippo e Mariangela sono i protagonisti di questi scatti realizzati da Francesca Bolla e Tommaso Lusena de Sarmiento e raccolti nell’omonimo book fotografico d’autore. Un’iniziativa presentata alla stampa e all’opinione pubblica nel mese dedicato alla sensibilizzazione sulla miastenia gravis e che vede pazienti, associazioni e istituzioni accendere i riflettori su una malattia rara spesso invisibile agli occhi degli altri, ma profondamente impattante nella vita quotidiana delle persone.
"Il progetto - spigano da OMaR - nasce con l’obiettivo di raccontare la miastenia gravis oltre la dimensione clinica della patologia, dando spazio anche al suo impatto psicologico, relazionale, sociale e lavorativo. I volti e le storie di Angelo, Antonia, Barbara, Filippo e Mariangela, di diversa età, provenienza e professione, raccolti attraverso le immagini e le testimonianze di questo progetto hanno un chiaro intento, ossia trasformare la conoscenza in comprensione superando stereotipi, stigma e semplificazioni che spesso accompagnano le malattie invisibili".
"La miastenia gravis non sempre si vede, ma questo non significa che pesi meno sulla vita delle persone – sottolinea Mariangela Pino, vicepresidente Aim e protagonista del book – Troppo spesso chi convive con questa patologia è costretto a spiegare continuamente la propria stanchezza, le difficoltà motorie o respiratorie, l’impossibilità di sostenere ritmi considerati normali. L’invisibilità dei sintomi rischia di trasformarsi in invisibilità sociale, lavorativa e sanitaria". Nel corso del confronto è emersa con forza anche la necessità di garantire percorsi assistenziali multidisciplinari e un accesso sempre più equo alla medicina personalizzata e all’innovazione terapeutica.
"Le persone con malattie rare hanno diritto a cure appropriate e costruite intorno ai loro bisogni reali – ribadisce Antonia Occhilupo, vicepresidente dell’Associazione Miastenia Aps – Parlare oggi di medicina personalizzata significa garantire accesso uniforme ai percorsi diagnostici, ai centri di riferimento, ai trattamenti innovativi e a una presa in carico che consideri non solo gli aspetti clinici, ma anche quelli psicologici, sociali e lavorativi". "Fare rete tra associazioni, istituzioni, clinici e mondo della comunicazione è fondamentale per trasformare la consapevolezza in cambiamento concreto – conclude Barbara Maccanico, segretario dell’Associazione Miastenia Odv – Progetti artistici e narrativi come 'Quello che non vedi' non sono soltanto strumenti di sensibilizzazione: possono contribuire a rendere visibili bisogni reali, abbattere stereotipi e creare le condizioni culturali necessarie per migliorare diritti, presa in carico e accesso alle cure per le persone che convivono con la miastenia gravis".
Durante l’evento, che ha coinvolto rappresentanti del mondo istituzionale e parlamentare, è stato inoltre sottolineato il valore della comunicazione e della consapevolezza pubblica nel migliorare il riconoscimento delle malattie rare invisibili. "Le malattie rare invisibili rappresentano ancora oggi una sfida importante non solo sul piano sanitario, ma anche culturale e sociale – dichiara la senatrice Elisa Pirro, componente della Commissione Bilancio del Senato – È fondamentale promuovere iniziative capaci di dare voce alle persone e di rendere visibili bisogni troppo spesso sottovalutati. Qualità della vita, inclusione e accesso uniforme alle cure devono restare al centro dell’agenda istituzionale".
"La voce dei pazienti è essenziale per costruire politiche sanitarie più vicine ai bisogni reali delle persone – afferma la deputata Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari Sociali della Camera –. Progetti come questo contribuiscono a rafforzare consapevolezza e attenzione verso patologie ancora poco conosciute e verso l’importanza di garantire accesso all’innovazione e percorsi di cura personalizzati. Quando si parla di malattie rare non si può guardare soltanto all’aspetto clinico: patologie come la miastenia gravis hanno un impatto profondo sulla salute psicologica, sulla vita familiare, lavorativa e relazionale delle persone. Per questo è fondamentale promuovere modelli di presa in carico globale, capaci di accompagnare pazienti e caregiver lungo tutto il percorso di cura, integrando competenze sanitarie, supporto psicologico e attenzione alla qualità della vita".
La conferenza stampa ha rappresentato anche un momento di ascolto e confronto tra pazienti, associazioni e istituzioni sul tema delle malattie rare invisibili e della necessità di rafforzare la consapevolezza pubblica e sanitaria rispetto al loro impatto complessivo sulla vita delle persone. La miastenia gravis è una patologia autoimmune rara caratterizzata da debolezza muscolare fluttuante e sintomi che possono compromettere attività essenziali della vita quotidiana: parlare, sorridere, mangiare, respirare, lavorare, mantenere relazioni sociali. Nonostante ciò, la malattia resta ancora poco conosciuta e frequentemente sottovalutata, anche a causa della sua dimensione "invisibile".
Il progetto e l'incontro online di presentazione di 'Quello che non vedi' - informa una nota - sono stati promossi da OMaR in collaborazione e con il patrocinio di Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative amici del Besta Odv, Associazione miastenia gravis Aps, Am - Associazione miastenia Odv, e con il contributo non condizionante di Alexion AstraZeneca Rare Disease, Argenx e Ucb.

Categoria: cronaca
13:41
I Mondiali dei figli d'arte, gli eredi in campo: Haaland show e Zidane incubo
(Adnkronos) - I Mondiali 2026 passeranno alla storia come i Mondiali dei figli d'arte, tra fuoriclasse e protagonisti improbabili. La World Cup in corso negli Stati Uniti, in Messico e in Canada archivia una giornata caratterizzata dalla presenza di una pattuglia di calciatori che hanno ereditato passione, carriera e, almeno in alcuni casi, successi dei padri. Il caso più speciale è rappresentato dalla Norvegia, che ha debuttato battendo 4-1 l'Iraq con la doppietta di Erling Braut Haaland.
Il centravanti del Manchester City ha lasciato subito il segno, raccogliendo il testimone mondiale del papà Alf-Inge. Haaland senior, oggi 54enne, da difensore ha vestito la maglia della Nazionale in 34 match senza mai andare in gol. Nel 1994 ha fatto parte della spedizione ai Mondiali, anche quelli giocati negli Stati Uniti. A New York giocò, e perse 1-0 contro l'Italia di Arrigo Sacchi.
Haaland e Haaland non sono l'unica coppia padre-figlio che la Norvegia vanta nella storia dei Mondiali americani. Ieri, sono scesi in campo anche Alexander Sørloth, attaccante dell'Atletico Madrid accostato alla Juventus, e Kristian Thorstvedt, centrocampista del Sassuolo.
Ebbene, anche i loro padri nell'estate del '94 erano impegnati nella World Cup. Erik Thorstvedt, padre di Kristian, è considerato ancora oggi il miglior portiere della storia del calcio norvegese. Il padre di Sørloth, Goran, è stato un attaccante come il figliolo. Se Alexander è titolare della selezione attuale, il padre nei Mondiali 1994 ha fatto la comparsa: 36 minuti totali in campo, nello 0-0 con l'Irlanda. Gli eredi norvegesi hanno festeggiato l'inizio dell'avventura con una vittoria netta, per la gioia di tifosi e famglie.
C'è un figlio d'arte, però, che ha vissuto un debutto da incubo proprio sotto gli occhi dell'illustre padre. Luca Zidane, 28 anni, ha difeso la porta dell'Algeria con risultati rivedibili. Il figlio di Zinedine Zidane, icona del calcio francese e campione del mondo nel 1998, ha scelto la cittadinanza algerina e si è guadagnato la convocazione come titolare. Contro l'Argentina e contro Leo Messi, però, ha giocato una partita mediocre, per non dire pessima. La tripletta di Messi è, per metà, 'merito' del portiere algerino, che gioca con una speciale maschera protettiva dopo la frattura alla mascella riportata in primavera con il Granada: mano 'moscia' sul sinistro che ha prodotto l'1-0, goffa respinta centrale prima del tap-in del 2-0. Un paio di parate apprezzabili, a gara ampiamente compromessa, non sono state sufficienti a cancellare la domanda inevitabile: con un cognome diverso sarebbe stato convocato?

Categoria: sport
13:35
Ismea: bilancio 2025, ente solido e utile in crescita, approvati nuovi criteri Banca nazionale delle Terre Agricole
(Adnkronos) - Il Consiglio di Amministrazione di Ismea ha approvato oggi il Bilancio di esercizio 2025, che registra risultati economici e finanziari positivi, confermando la solidità patrimoniale dell'Istituto e la sua capacità di sostenere gli investimenti e lo sviluppo del sistema agroalimentare nazionale. L’esercizio 2025 si chiude con un valore della produzione superiore a 88 milioni di euro e un utile netto di oltre 8 milioni di euro, in crescita rispetto all’esercizio precedente. Positivo anche l’andamento degli altri principali indicatori economico-finanziari dell’Istituto, in un quadro che ha visto Ismea mobilitare risorse a favore del sistema agricolo e agroalimentare per oltre 4,5 miliardi di euro, tra fondi Pnrr e i diversi strumenti dell’Istituto.
Si tratta di volumi di intervento mai stanziati in precedenza per il settore agricolo e agroalimentare, resi possibili grazie all’impegno costante di questo Governo e del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, guidato dal ministro Francesco Lollobrigida. Tutto ciò conferma la capacità di Ismea di coniugare equilibrio gestionale, solidità economico-finanziaria e sostegno concreto agli investimenti delle imprese del settore.
Nella stessa seduta, il CdA ha approvato alcune rilevanti novità della Banca nazionale delle Terre Agricole (Bta), la cui nona edizione aprirà i battenti a luglio, volte a rafforzare i principi di legalità, inclusione sociale e ricambio generazionale che ispirano l'azione dell'Istituto. Tra queste l'introduzione, tra le cause di esclusione dalla procedura di acquisto dei terreni, della condanna per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis del Codice penale), comunemente noto come reato di caporalato.
La nuova previsione estende ai soggetti condannati per questo grave illecito le condizioni di esclusione già previste per altri reati particolarmente rilevanti sotto il profilo della legalità e della tutela dei diritti fondamentali. I nuovi criteri introducono inoltre il diritto di prelazione a favore degli Enti del Terzo Settore iscritti al Runts ai quali siano stati affidati in custodia i terreni oggetto di vendita. La misura riconosce e valorizza il ruolo svolto da tali soggetti nella gestione e nella salvaguardia del patrimonio fondiario agricolo, favorendo percorsi di inclusione sociale e di restituzione produttiva dei beni.
Ulteriore novità riguarda i giovani agricoltori che acquistano terreni attraverso la Banca delle Terre Agricole avvalendosi della rateizzazione ISMEA: per coloro che sottoscriveranno una polizza assicurativa è prevista una riduzione di un punto percentuale del tasso di interesse applicato al finanziamento. "La legalità rappresenta un valore imprescindibile per lo sviluppo dell'agricoltura italiana. Con l'introduzione dell'esclusione per il reato di caporalato vogliamo fornire un contributo concreto alle politiche di contrasto che il Governo Meloni sta portando avanti, riaffermando con chiarezza che chi sfrutta il lavoro non può accedere agli strumenti pubblici destinati alla crescita e allo sviluppo del settore", dichiarano congiuntamente il presidente di Ismea, Livio Proietti, e il direttore generale, Sergio Marchi.
“Allo stesso tempo, il riconoscimento del diritto di prelazione agli Enti del Terzo Settore testimonia l’attenzione dell’Istituto verso quelle realtà che operano quotidianamente per la coesione sociale, la valorizzazione dei territori e il recupero dei beni agricoli. In questo quadro si conferma e si rafforza anche l’impegno di Ismea a favore del ricambio generazionale in agricoltura, - concludono i vertici di Ismea - con particolare attenzione all’accesso dei giovani agricoltori alla terra e alla creazione di nuove opportunità di investimento e sviluppo. Le novità approvate oggi si inseriscono in un più ampio percorso di rafforzamento degli strumenti a sostegno dell’agricoltura italiana, reso possibile dai positivi risultati economici e finanziari conseguiti dall’Istituto”.

Categoria: economia
13:33
Mondiali 2026, quote Repubblica Ceca-Sudafrica: per Sisal.it avanti i cechi a 1,75
(Adnkronos) - Seconda giornata per il Gruppo A del Mondiale e già il match tra Repubblica Ceca e Sudafrica è da dentro o fuori. Entrambe sconfitte all’esordio, con Corea del Sud e Messico, le due squadre devono vincere per non rischiare l’eliminazione. Nonostante abbia deluso nel match con i coreani, la Repubblica Ceca sembra avere più chance di successo per gli esperti Sisal che la favoriscono a 1,75, si sale a 4,75 per la vittoria sudafricana, il pareggio è a 3,60. Ci si aspetta una gara povera di spettacolo, con l’Under 2,50 a 1,72 e l’1 a 0 come finale più probabile, a 6,50. Tra i cechi, è sempre Patrik Schick il giocatore più pericoloso: 30 anni e 26 reti in 53 presenze con la maglia della nazionale, il centravanti del Bayer Leverkusen è il primo candidato al gol, a 2,40. Il Sudafrica, la cui prestazione con il Messico è stata segnata da ben due espulsioni, punta su Apollis per invertire la tendenza che la vede poco prolifica, ma la rete del centravanti è a 6,00. In campo anche le capoliste del Gruppo A, Messico e Corea del Sud, che si sfidano per il primato del girone. I padroni di casa sono favoriti, a 2,00, ma la nazionale asiatica ha stupito nella gara di esordio e vincere per i messicani potrebbe essere più difficile del previsto: la Corea del Sud è comunque indietro, a 4,00, a 3,25 il segno X. Tra i motivi per cui il Messico può sorridere, ci sono gli attaccanti Quinones e Raul Jimenez, entrambi in rete con il Sudafrica e rispettivamente a 3,00 e 3,50 per la seconda marcatura consecutiva. In casa coreana il più pericoloso è il capitano Son Heung Min, a 3,75, ma occhio a Hwang In-Beom, autore di un gol e un assist nel match di esordio, che potrebbe ripetersi a 6,00.
Nel Gruppo B regna il totale equilibrio con tutte e quattro le squadre appaiate a un punto, e con la stessa differenza reti: un gol segnato e uno subito. La seconda giornata vede sfidarsi la Svizzera con la Bosnia Erzegovina e, per gli esperti di Sisal, gli elvetici, dopo aver mancato la vittoria conto il Qatar, la più debole del raggruppamento, faranno lo scatto da tre punti, a 1,55 contro il 6,00 dei bosniaci e il 4,00 del pareggio. Nell’altra gara del Gruppo, il Canada potrebbe prendersi il primato visto che è nettamente avanti con il Qatar, a 1,28. Nonostante gli arabi abbiano fermato la Svizzera, ripetersi sembra un’impresa, con il segno X a 5,50 e la vittoria a 11 volte la posta. Il Qatar resta la squadra meno attrezzata a passare il turno, ipotesi a 33, mentre la Svizzera, nonostante il mezzo passo falso con la Cenerentola del girone, rimane la favorita, a 2,00, con il Canada in seconda posizione, a 2,50 e la Bosnia underdog che potrebbe sorprendere con il passaggio turno a 6,00.

Categoria: sport
13:03
Leucemia linfatica cronica, rimborso per acalabrutinib con venetoclax in prima linea
(Adnkronos) - Lo standard di cura in prima linea per alcune neoplasie del sistema linfatico si amplia. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di seconda generazione a durata fissa, per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica (Llc) in combinazione con venetoclax. L’approvazione riguarda anche il trattamento del linfoma mantellare precedentemente non trattato in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del linfoma mantellare recidivato in monoterapia.
Nello studio Amplify - informa una nota - l’88,5% dei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con acalabrutinib in combinazione con venetoclax, un nuovo regime completamente orale a durata fissa, non necessita di una nuova terapia di seconda linea dopo 3 anni, rispetto al 75,2% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia. Nello studio Echo, acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia, nel trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma mantellare, ha dimostrato una riduzione del 32% del rischio di progressione della malattia o di morte. Alle nuove frontiere della cura dei tumori del sistema linfatico è dedicata oggi a Milano una conferenza stampa promossa da AstraZeneca.
La leucemia linfatica cronica - riferisce la farmaceutica - è la forma più comune di leucemia negli adulti (30% di tutte le diagnosi). In Italia, sono stimati circa 2.750 nuovi casi ogni anno. “È una patologia linfoproliferativa”, spiega Paolo Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla Llc all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Oncologia medica all’Università Vita-Salute San Raffaele. Si tratta di “una neoplasia del sistema linfatico caratterizzata da un accumulo di un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti B, nel sangue periferico, nel midollo osseo e negli organi linfatici. Incremento dei linfociti, anemia, ingrossamento dei linfonodi, piastrinopenia - chiarisce - sono le principali manifestazioni di questa neoplasia. La chemio-immunoterapia, che un tempo rappresentava lo standard di cura in prima linea, oggi è superata dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di Btk e di Bcl-2”.
Nello studio Amplify, pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ - precisa la nota - la sopravvivenza libera da progressione a 36 mesi è stata pari al 76,5% con acalabrutinib più venetoclax, inibitore di Bcl-2, rispetto al 66,5% con chemio-immunoterapia. “Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax – illustra Ghia - Sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia. Altro aspetto cruciale è l’elevato profilo di tollerabilità di acalabrutinib più venetoclax, che consente di preservare la qualità di vita dei pazienti. Gli effetti collaterali, in particolare quelli di tipo cardiovascolare, come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e sanguinamenti - continua - si sono verificati in una minima percentuale di pazienti, caratterizzati da una lieve entità e facilmente gestibili. Sono dati particolarmente rilevanti, se si considera che i pazienti con Llc sono, nella maggior parte dei casi, anziani, spesso con comorbidità determinate dall’età avanzata”.
Passi avanti significativi si registrano anche nella cura del linfoma mantellare, un altro tumore del sistema linfatico. Questa neoplasia rappresenta il 6% dei linfomi non Hodgkin. Si stimano, in Italia, ogni anno, circa 800 nuovi casi. “Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non Hodgkin B linfocitario, caratterizzato da una particolare resistenza ai trattamenti - afferma Enrico Derenzini, direttore della divisione di Oncoematologia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e professore associato di Ematologia alla Statale di Milano - L’età mediana di incidenza è pari a circa 70 anni, ma può colpire anche persone più giovani. Può presentarsi in diverse forme, ad esempio con l’ingrossamento di un linfonodo del collo, dell’ascella o dell’inguine e può localizzarsi a livello del midollo osseo e a livello gastroenterico. Storicamente, rappresenta uno dei linfomi più difficili da curare perché lo standard di cura in prima linea, costituito dalla chemio-immunoterapia con bendamustina e rituximab, nei pazienti over 65 o non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali, consente di ottenere remissioni complete, ma la malattia resta caratterizzata da molteplici recidive”.
Lo studio Echo ha dimostrato che l’aggiunta di acalabrutinib alla chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), in prima linea, migliora in modo sostanziale i risultati clinici in questi pazienti non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali. “Vi è stata una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 32% e il tasso di remissioni complete ha raggiunto il 67% rispetto al 53% con la sola chemio-immunoterapia standard, con risposte più profonde – sottolinea Derenzini - Inoltre, è stato ridotto del 24% il rischio di iniziare una terapia di terza linea, a dimostrazione dei benefici a lungo termine della nuova combinazione. A questi risultati - aggiunge - si associa una tendenza favorevole, non significativa dal punto di vista statistico, ma importante clinicamente, nella sopravvivenza globale. Inoltre, al recente congresso della Società europea di ematologia, è stata presentata una sottoanalisi dello studio Echo, relativa al rischio infettivo, da cui non sono emerse differenze significative tra i 2 bracci di trattamento per quanto riguarda le infezioni non-Covid, confermando così il buon profilo di sicurezza e tollerabilità del regime con acalabrutinib”.
L’approvazione al rimborso di Aifa riguarda anche acalabrutinib in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario non precedentemente trattati con un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (Btk). “Nel linfoma mantellare, le recidive possono avvenire anche a distanza di 6-7 anni – puntualizza Derenzini – e dunque continueremo a vedere pazienti in recidiva, non precedentemente trattati con inibitore di Btk. Per questo, è importante avere a disposizione un inibitore di Btk di seconda generazione, come acalabrutinib, caratterizzato da elevata efficacia e tollerabilità. Nello studio di fase 2 Ace-Ly-004, i pazienti con malattia recidivante o refrattaria sono rimasti liberi da progressione per una mediana di 22 mesi. Il tasso di risposta completa ha raggiunto il 48%, con una sopravvivenza globale a 5 anni del 50%. Si tratta di evidenze scientifiche solide, che hanno portato all’approvazione in questa popolazione di pazienti”.
“Vogliamo trasformare lo scenario terapeutico in ematologia, sviluppando farmaci che offrano un cambio di paradigma – conclude Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca - Lavoriamo ogni giorno per rendere disponibili trattamenti sempre più mirati, efficaci e con il miglior profilo di tollerabilità possibile. Abbiamo compiuto progressi significativi nel trattamento della leucemia linfatica cronica. Acalabrutinib, inibitore di Btk di seconda generazione, associato a venetoclax, migliora la sopravvivenza libera da progressione e rende 9 pazienti su 10 liberi dal trattamento a 3 anni. L’approvazione di Aifa segna un cambiamento dello standard di cura di prima linea anche nel linfoma mantellare, perché offre ai pazienti l’opportunità di trarre beneficio dall’efficacia e dal solido profilo di sicurezza osservato con acalabrutinib”.

Categoria: cronaca
12:57
Centrosinistra, Conte: "Disponibili a guardare al futuro senza preclusioni". E su Vannacci: "Se dovesse entrare in maggioranza verrà diluito"
(Adnkronos) - Giuseppe Conte apre alla possibilità di ampliare la coalizione progressista, ma invita alla prudenza per evitare di compromettere la coerenza del progetto politico. Intervenendo ad AdnTalks, intervistato dal direttore Davide Desario, il presidente del Movimento 5 Stelle ha spiegato che chi entrerà a far parte della coalizione progressista "si valuterà in un momento successivo".
"Adesso abbiamo riassunto e riassumeremo in due incontri che faremo a luglio" nel formato con Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni "il lavoro che è stato fatto, ma siamo assolutamente disponibili a guardare al futuro con apertura, senza preclusioni", ha affermato il leader pentastellato, sottolineando però la necessità di preservare "coerenza, solidità e concretezza" del progetto progressista (VIDEO).
Conte ha, quindi, messo in guardia dal rischio di costruire alleanze troppo ampie e poco omogenee: "Farò di tutto, perché questo progetto progressista mantenga coerenza, solidità e concretezza e non si diluisca per dover accogliere di tutto di più e più e alla fine ovviamente rischi, come è successo in passato al centrosinistra, che si val al governo e dopo un po' ci si scioglie".
"Non entriamo nel giochino per cui" la foto di ieri rappresenta "l'estrema sinistra, per noi quando si tratta di rispondere ai problemi degli italiani non esiste colore politico. Quel formato nasce dal fatto che durante questa legislatura abbiamo già avuto tanti incontri, abbiamo già lavorato e non significa che vogliamo escludere la possibilità che ci siano forze moderate". Per lo sbilanciamento a sinistra non si deve preoccupare nessuno, aggiunge Conte, perchè "il Movimento 5 Stelle, che è una forza tradizionalmente non di sinistra, è una forza giovane che non appartiene alle famiglie di sinistra, è una forza che si dichiara progressista indipendente, sulla sicurezza, sull'immigrazione, e vuole parlare a tutto il Paese, perchè se c'è un bisogno di sicurezza quello va soddisfatto, e non va soddisfatto perchè si è di destra o di sinistra ma perchè io esco la sera e non voglio fare a botte con nessuno, non voglio essere aggredito, non voglio essere scippato del mio portafoglio...". "Chi ha pagato il conto del pranzo" della foto? "Facciamo a rotazione" rivela il leader del M5S.
"Innanzitutto", prima di capire cosa farà il Movimento 5 stelle in Parlamento in merito all'invio di navi nello stretto di Hormuz, "va firmato questo accordo, poi ovviamente è una anticipazione perché ci sono tanti punti da discutere e implementare, la questione nucleare è stata stralciata, quindi, in questo momento, a dispetto di tantissimi annunci che sono stati fatti non abbiamo ancora nulla di realmente concreto, definitivo e duraturo. In questo contesto sicuramente bisogna liberare la navigazione nello stretto di Hormuz. L'Italia può fare la sua parte? Sì, il problema è: a quali condizioni? Con quali regole di ingaggio? In quale contesto? Non possiamo mandare i nostri militari in una situazione di incertezza e quindi dovremmo aspettare un attimo gli sviluppi di questo negoziato".
"Dobbiamo andarci cauti perché mandare i nostri militari in contesti di crisi senza un chiaro quadro stabile, definitivo dove i nostri possono assolutamente svolgere un ruolo di pacificazione, di liberazione di navigazione, ma addirittura in un contesto conflittuale, sarebbe addirittura irresponsabile", aggiunge l'ex premier.
"Cosa farà Vannacci? Entrerà in centrodestra o correrà da solo? Tanto vale lanciare i dadi in aria perchè non conosco Vannacci e non so che prospettiva si dà. Se lui avesse una prospettiva politica di medio-lungo termine sicuramente non deve entrare in maggioranza, se vuole accontentarsi di qualche briciola può entrarci e far vedere che ha ottenuto chissà che cosa, è chiaro che entrando verrà diluita e questa prospettiva di crescita che ha si ridurrà drasticamente".
Conte sottolinea, poi, che non pensa che "la legge elettorale sia una priorità per i cittadini italiani, ma qual è la priorità? Cambiare le regole del gioco pensando di avvantaggiarsi?". "Ora cosa sta succedendo? Che ci stanno iniziando a ripensare perchè è venuto fuori il fenomeno Vannacci, che si è fatto un partito politico, e si incunea nelle contraddizioni, che sono tantissime, nei litigi, che sono evidenti, del centrodestra e a questo punto ci stanno ripensando", aggiunge l'ex premier. "Cosa farà Vannacci? Entrerà in centrodestra o correrà da solo? Tanto vale lanciare i dadi in aria perchè non conosco Vannacci e non so che prospettiva si dà. Se lui avesse una prospettiva politica di medio-lungo termine sicuramente non deve entrare in maggioranza, se vuole accontentarsi di qualche briciola può entrarci e far vedere che ha ottenuto chissà che cosa, è chiaro che entrando verrà diluita e questa prospettiva di crescita che ha si ridurrà drasticamente".
"Io ho sfruttato la simpatia, cordialità" con Donald Trump "chiedendo per il nostro Paese e ottenendo tante cose, invece qui" Giorgia Meloni, "al contrario, ha sfruttato questo rapporto ideologico destra e destra, americana e italiana, per concedere agli Stati Uniti tutto quello che avevano richiesto. E' successo che nel momento in cui poi Trump ha continuato a chiedere, Meloni è stata costretto a venir fuori, a dir no ed è stata mollata".
"Ieri - aggiunge l'ex premier - si è parlato di un grande riavvicinamento, non spetta a me dirlo, vedremo se si recupererà questo rapporto, ma mi sembra che dalle immagini virali che girano che non ci sia tutto questo atteggiamento di apertura e cordialità da parte di Trump, c'è qualche sketch che è abbastanza evidente".
"Nessuno ha la bacchetta magica e sicuramente qualsiasi altro presidente del Consiglio avrebbe oggi difficoltà a gestire il rapporto con Trump e con gli Stati Uniti - sottolinea Conte - il problema è che oggi per contenere queste posizioni, questa volontà di supremazia sugli alleati di Trump dovremo lavorare meglio con l'Europa. Non puoi pensare di avere un rapporto privilegiato, andare negli Stati Uniti a promettere acquisto di gas, acquisto di armi, zero tassazione dei giganti del web americano e non puoi far credere a Trump che sei disponibile ad accogliere, per tenertelo buono, tutte le sue richieste".
"L'Europa che oggi è un'Europa disorientata, frastornata, un'Europa che subisce qualsiasi iniziativa di qualsiasi potenza mondiale e non riesce a esprimere una leadership, l'Europa cosa vuole fare rispetto a questo conflitto russo ucraino? Siamo al 22esimo pacchetto di aiuti, che sono sempre più striminziti" e non solo. "La domanda è: l'Europa ritiene che il negoziato sia la svolta o vuole continuare a prendere in giro tutti? Mi sembra che non ci sia questa chiarezza, tanto è vero che non riusciamo a individuare il negoziatore europeio che si possa sedere" al tavolo. "Non sarebbe opportuno fare un nome, se fossi stato al governo avrei spinto per una svolta negoziale. Si poteva da subito recuperare il ruolo della politica, che significa dialogo e diplomazia. Ma l'interrogativo è: i nostri leader europei vogliono ancora scommettere sulla vittoria militare sulla Russia oppure persa questa scommessa tracheggiano e vogliono evitare di sedersi a un tavolo negoziale? Qual è l'alternativa che loro offrono?", chiede ancora l'ex premier.

Categoria: politica
12:56
Imprese, Manageritalia: "Conflitti, Ia e benessere, il futuro aziende si gioca sulle relazioni"
(Adnkronos) - Come costruire organizzazioni più sane, inclusive e capaci di affrontare le grandi trasformazioni del lavoro contemporaneo? È stata questa la domanda al centro di “Conflitti & Benessere nelle Organizzazioni – Dalla gestione dei conflitti alla salute organizzativa: leadership, benessere e relazioni di qualità”, l’incontro promosso da Manageritalia Toscana e Aleteia Ets, con il patrocinio del Comune di Firenze, Confcommercio Toscana, Cida e Aidp svoltosi questa mattina a Palazzo Vecchio.
L’evento ha riunito istituzioni, manager e imprenditori per confrontarsi sulle strategie necessarie a favorire benessere, inclusione e qualità delle relazioni nei luoghi di lavoro. Sono intervenuti Laura Sparavigna, Assessora a Organizzazione e Personale, Smart City e Innovazione del Comune di Firenze - Marco Zuffanelli, Presidente di Manageritalia Toscana e Simone Stefani, presidente di Aleteia Ets .
“Ringrazio Manageritalia e Aleteia Ets per aver scelto la casa dei fiorentini per la presentazione di questa importante ricerca. Come Comune di Firenze abbiamo deciso di intervenire sul benessere organizzativo e sulle condizioni di lavoro dei nostri dipendenti: abbiamo rivisto i criteri di maturazione dei buoni pasto, istituito un nuovo regolamento per lo smart working e avviato le prime misure di welfare culturale e sportivo e sperimentazioni di mobilità sostenibile. E abbiamo attivato un welfare aziendale di 1.000 euro per dipendente, utilizzabile anche per il pagamento di utenze e canoni d’affitto. Perché vogliamo una pubblica amministrazione moderna, capace di attrarre e trattenere giovani competenti. E investire sul personale significa investire nel futuro della comunità”, ha dichiarato Laura Sparavigna, assessora a Organizzazione e personale, smart city e innovazione del Comune di Firenze.
Il dibattito ha preso avvio dalla presentazione della ricerca nazionale “Obiettivo Benessere”, commissionata da Manageritalia e realizzata da AstraRicerche, illustrata da Cosimo Finzi.Tra le principali sfide individuate dai manager emerge la digitalizzazione dei processi e l’utilizzo dell’AI, indicata dal 72,3% degli intervistati e considerata la priorità assoluta dal 21,3%. Seguono il controllo dei costi operativi (65%) e la difficoltà nel reperire personale qualificato. Rimangono inoltre centrali la gestione del cambiamento generazionale e l’integrazione della Generazione Z, indicate dal 46% del campione.
La ricerca evidenzia come il 75% dei manager percepisca la propria organizzazione in fase di trasformazione per adeguarsi ai nuovi scenari economici e sociali. Tuttavia, nelle PMI italiane prevalgono ancora modelli gerarchici; di tutte le aziende 30% adotta una struttura piramidale tradizionale e il 40% una gerarchia snella. Una tendenza particolarmente diffusa nelle imprese più piccole, che rappresentano il 94,8% del tessuto produttivo nazionale.
Significativa la correlazione tra modelli organizzativi e smart working. Nelle aziende che non prevedono lavoro agile, i modelli gerarchici tradizionali raggiungono l’84%, mentre scendono al 58% nelle organizzazioni che consentono almeno tre giorni di smart working alla settimana. Rispetto agli anni post-pandemia, però, il lavoro agile registra una contrazione: il 41% delle aziende ne ha ridotto l’utilizzo e solo il 14,5% lo ha aumentato.
Dal rapporto emerge anche il ruolo strategico del welfare aziendale, considerato utile per offrire vantaggi economici ai lavoratori (69%), migliorare il clima interno (62%) e favorire il benessere e l’equilibrio tra vita professionale e privata (58%). Per oltre la metà dei manager rappresenta inoltre uno strumento efficace per trattenere i talenti e ridurre il turnover. Fondamentale anche la formazione, che coinvolge tutti i lavoratori nel 73,6% delle organizzazioni. Le competenze tecniche restano prioritarie (65,5%), ma cresce l’attenzione verso le soft skill (57%) e le competenze digitali avanzate (57,9%).
Ampio spazio è stato dedicato alla conflittualità organizzativa. Le principali cause individuate sono i carichi di lavoro e la distribuzione delle attività (49%), seguiti dai cambiamenti organizzativi (46,4%), dalle relazioni interpersonali (36%) e dalla definizione di ruoli e percorsi di carriera (31%). Solo il 21% attribuisce i conflitti principalmente a questioni economiche o retributive.
Quando non vengono gestiti correttamente, i conflitti producono conseguenze rilevanti: il 73,4% degli intervistati indica il peggioramento del clima aziendale come principale effetto negativo, seguito dal calo della produttività (38,7%).
Un focus specifico è stato dedicato all’AI. Se da un lato le nuove tecnologie vengono riconosciute come strumenti capaci di aumentare efficienza e velocità dei processi, dall’altro emergono timori significativi. Il 64% dei manager segnala il rischio di non riuscire a comprendere quando l’IA sbaglia o potrebbe fornire risultati migliori; il 62% evidenzia la necessità di maggiore formazione e i rischi legati alla gestione dei dati sensibili. Preoccupa inoltre il possibile impoverimento delle capacità cognitive delle persone: il 60,2% teme che un uso eccessivo dell’IA possa ridurre l’abitudine all’analisi critica, alla valutazione autonoma e al problem solving.
''I dati della ricerca confermano che il benessere organizzativo non è un tema accessorio, ma una leva strategica per la competitività delle imprese», ha dichiarato Marco Zuffanelli, presidente di Manageritalia Toscana. ''In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche, nuove esigenze delle persone e crescente complessità gestionale, le organizzazioni devono investire nella qualità delle relazioni, nella formazione e nella capacità di gestire i conflitti. Creare ambienti di lavoro inclusivi e orientati all’ascolto significa migliorare non solo il clima aziendale, ma anche produttività, innovazione e capacità di attrarre e trattenere talenti''.
Per Simone Stefani presidente di Aleteia Ets: "Per noi, migliorare la qualità delle relazioni e la vivibilità degli ambienti di lavoro e della società significa contribuire alla costruzione di organizzazioni più sane, inclusive e sostenibili. È da qui che nasce la possibilità di coniugare benessere individuale, efficacia organizzativa e prosperità collettiva. Ed è proprio con questa prospettiva che abbiamo sviluppato la nostra certificazione Conflict-Positive Organization per aiutare le imprese a riconoscerele tensioni, leggerle e trasformarle in occasioni di apprendimento, fiducia e corresponsabilità. Un cambio di sguardo che mette al centro la qualità delle relazioni".
L’incontro ha visto anche la partecipazione di numerosi manager del territorio che hanno portato le loro personali esperienze come: Silvia Bucciarelli, HR director El.En. - Elena Cipollini, chief HR & Quality Officier Lungarno Collection - Maria Micheletti, responsabile Ufficio del Personale Enegan - Nicola Perini, presidente Publiacqua - Luisa Zuffo, HR manager Mirror moderati nella tavola rotonda conclusiva da Lapo Tasselli, Vicepresidente vicario Aidp Toscana.

Categoria: economia
12:43
Lady Diana (adolescente) aveva una cotta per Andrea, gli spediva biglietti a San Valentino
(Adnkronos) - La principessa Diana nutriva una cotta per l'ex principe Andrea. Lo rivela la giornalista Catherine Mayer in 'Divide & Rule', in uscita domani. La futura moglie di Re Carlo inviava ogni anno all'ex duca di York biglietti di San Valentino anonimi, fino dall'età di 15 o 16 anni. La biografa - scrive il Telegraph - ha dichiarato di essere rimasta "piuttosto sorpresa" dalla rivelazione che le ha fatto un'amica di scuola di Diana Spencer. "E' stata una novità assoluta", ha aggiunto, specialmente se si pensa che l'aneddoto emerge mentre il sovrano britannico ha preso ulteriori provvedimenti per allontanare Andrea dalla vita reale, sottolineando il netto contrasto tra i legami personali del passato e l'attuale distacco pubblico. L'ammirazione spensierata che Diana nutriva da adolescente per Andrea offre uno sguardo umanizzante sulla sua giovinezza prima del matrimonio reale. Al contrario, la perdita dei titoli reali del fratello del Re, a causa dei suoi legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, aggiunge nuovi elementi per comprendere la trasformazione in atto all'interno della famiglia reale.
Ultimo segno del cambiamento in corso a Palazzo, l'esclusione di Andrea, lunedì, dal Garter Day. Nominato membro dell'Ordine della Giarrettiera dalla Regina Elisabetta II nel 2006, la partecipazione di Andrea alla cerimonia era un segno distintivo del suo status. Sotto il regno di Carlo, ne è stato completamente esiliato, il suo stendardo araldico è stato rimosso dalla Cappella di San Giorgio e, a quanto pare, le sue vesti cerimoniali sono state riassegnate. Fonti vicine all'ex duca descrivono quest'ultima decisione come un provvedimento che lo ha reso "più isolato che mai", evidenziando un brusco declino dai favori di corte e la quasi totale assenza dalla vita pubblica.
Il libro della Mayer, 'Divide & Rule', con le sue rivelazioni su Diana che probabilmente susciteranno un ampio dibattito, esamina le vite di otto donne della famiglia reale ed esplora il modo in cui hanno affrontato la vita di corte. Le storie di Anna Bolena, Elisabetta I, Vittoria, Elisabetta II, Diana, Camilla, Kate e Meghan, portate alla luce dalla giornalista, rivelano queste donne straordinarie in tutta la loro complessità, tracciando i loro successi, le loro peculiarità, alcuni parallelismi, i loro modi gentili ma a volte anche crudeli, e la loro profonda influenza, a corte così come nella società inglese.

Categoria: internazionale/royalfamilynews
12:41
Accordo Usa-Iran, il giallo del documento: "Testo vago per favorire negoziati"
(Adnkronos) - Un testo vago, con un linguaggio generico e privo di dettagli operativi. Così fonti dell'amministrazione Usa miminizzano la reale porta del memorandum di intesa con l'Iran. Secondo alcune fonti, il testo, ancora non pubblicato ufficialmente, punta a creare un quadro politico flessibile in vista dei negoziati e della firma ufficale dell’accordo in Svizzera, lasciando però aperti numerosi interrogativi sui reali impegni delle parti, dalle sanzioni al nucleare fino alla gestione dei fondi iraniani congelati. "Non si dovrebbe leggere troppo nel linguaggio utilizzato nel memorandum", sostiene con la Cnn una delle fonti, descrivendo come un 'documento politico' il testo dell'accordo, che secondo quanto rivelato dal vice presidente JD Vance è lungo appena una pagina e mezzo.
Le fonti ammettono che il team negoziale del presidente ha "formulato un linguaggio che permetta all'Iran di dire quello che deve dire per la sua politica interna". Ma avvisano che non riflette gli impegni cruciali assunti dall'Iran attraverso i canali di trattative riservate, cosa sempre destinata a dare agli iraniani maggiore possibilità di firmare l'accordo. "Quello che è più importante dell'effettivo documento è l'intesa che abbiamo tra di noi, che possiamo creare l'ambiente per procedere e parlare di tutte queste cose - proseguono le fonti - perché il testo dice che noi solleveremo le sanzioni, faremo l'accordo sul nucleare e sbloccheremo i fondi. Ma solleveremo le sanzioni - aggiungono - sulla base dei progressi. Sbloccheremo i fondi quando avremo un accordo sul meccanismo per farlo".
Una scelta negoziale e diplomatica che insieme a vantaggi porta rischi politici interni. Da una parte infatti Donald Trump può rivendicare di aver portato a casa un accordo con l'Iran che mette fine ad un conflitto, da lui avviato senza un chiaro endgame, sempre più impopolare tra gli americani anche, e soprattutto, per la vertiginosa ascesa del prezzo della benzina a pochi mesi dal voto di midterm. Ma allo stesso tempo i falchi anti-Iran, tra i quali suoi alleati di ferro come Lindsey Graham, temono che Trump e i suoi abbiano concesso troppo a Teheran pur di chiudere la guerra e insistono nel voler leggere il testo dell'intesa.
Anche se gli Usa non hanno ancora pubblicato il testo del memorandum, copie stanno circolando tra gli alleati europei, in particolare tra i funzionari riuniti in Francia per il vertice del G7. E chi l'intesa l'ha letta racconta alla Cnn che il testo non dettaglia impegni sulle riserve di uranio arricchito che l'Iran avrebbe preso, stando a quanto affermano Trump ed altri membri dell'amministrazione.
Nel testo vi sarebbe solamente che l'Iran "ribadisce che non produrrà mai armi atomiche", lo stesso impegno preso nell'accordo sul nucleare con l'amministrazione Obama nel 2015. Ma le fonti della Cnn sostengono che attraverso i canali paralleli Teheran avrebbe offerto a Washington le concessioni richieste, compreso il ruolo Usa nella distruzione delle riserve in coordinamento con l'Aiea, anche se di questo non c'è accenno nel testo firmato.
Il testo è parimenti vago sul fronte finanziario, non specificando quale tipo di aiuto finanziario l'Iran si potrà aspettare se rispetta i patti, compresa la possibilità di accedere ad un fondo per lo sviluppo da 300 miliardi che Trump e Vance hanno escluso che possa essere finanziato dagli Usa. Nessuna chiarezza anche sull'altra questione cruciale, quello dello sblocco dei fondi iraniani congelati che saranno resi "pienamente disponibili" quando ci saranno progressi nei prossimi negoziati, si limita a dire il testo.
Nell'intesa è invece specificato che l'Iran potrà vendere petrolio e prodotti petrolchimici subito dopo la firma dell'accordo con gli Stati Uniti che vareranno eccezioni per le sanzioni per permettere a Teheran di incassare da queste vendite. Ma a una domanda a riguardo, le fonti dell'amministrazione, ripetono che l'accordo è "basato sulla performance" e che l'Iran potrà "accedere ai benefici previsti dall'intesa solo se rispetterà tutti i punti acccettati, no armi nucleari, neutralizzazione dell'uranio arricchito e nessuna interferenza sulla libera navigazione dello stretto di Hormuz".
Su questo ultimo punto, cruciale, sempre la Cnn ha però raccolto l'allarme di fonti dell'intelligence americana che sottolineano che, anche se l'accordo prevede l'apertura dello stretto come preludio dei colloqui sul nucleare, come risultato della guerra il regime iraniano ha acquisito una nuova potente abilità di colpire l'economia globale, dimostrando di poter chiudere l'accesso a Hormuz. Cosa che potrà succedere ancora, aggiungono le fonti, ammettendo che "noi ora abbiamo di fatto consegnato all'Iran il controllo sullo stretto, un'arma molto più potente di qualsiasi atomica".
Infine, sul riserbo riguardo al testo dell'intesa, da Washington si giura che "noi vogliamo che sia pubblico, ma ci hanno chiesto di aspettare fino a venerdì" per dare all'Iran un margine di manovra sempre sul fronte della politica interna. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei infatti ha dato la sua tacita approvazione all'intesa, ma sono in corso discussioni interne riguardo all'opportunità che lui faccia una dichiarazione ufficiale prima di venerdì. "Noi stiamo chiedendo di poterlo pubblicare prima, stiamo cercando di farlo", assicurano ancora le fonti Usa, dopo che Trump ieri al margine del G7 ha detto di essere così orgoglioso del testo negoziato da poterlo recitare parola per parola di fronte alle telecamere.
Nelle scorse ore Bloomberg ha pubblicato la bozza di intesa, destinata a mettere fine alle ostilità e creare la cornice per un accordo più ampio e dettagliato. Ma una fonte vicina al team negoziale iraniano, citata dall'agenzia Tasnim', ha contestato l'accuratezza del documento, sostenendo che la versione diffusa contiene "numerose inesattezze".
Secondo il testo pubblicato da Bloomberg, Washington e Teheran dovrebbero annunciare lo stop immediato alle ostilità, impegnandosi ad astenersi da azioni ostili e a negoziare un accordo definitivo entro 60 giorni, con la possibilità di prorogare il termine. Il memorandum prevederebbe inoltre la revoca immediata del blocco navale statunitense e una sorta di 'road map' per la revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica.
Tra le altre misure indicate nella bozza figura anche lo sblocco degli asset iraniani congelati all'estero. In cambio, Teheran riaffermerebbe l'impegno a non produrre mai armi nucleari. Le decisioni sul futuro del materiale nucleare arricchito sarebbero rinviate a una fase successiva. "Quanto pubblicato da Bloomberg come testo integrale del memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti non è accurato e presenta numerose inesattezze", ha osservato la fonte iraniana, aggiungendo che il memorandum contiene 14 clausole e che i dettagli riportati sono in alcuni casi "significativamente incompleti".

Categoria: internazionale/esteri
12:39
Elio: "De Gregori? Difendo suo diritto a parlare. Vannacci? Non mi piace, sono antifascista"
(Adnkronos) - D’accordo con Manuel Agnelli sulla ‘musica di merda’? "Sì, perché oggi manca qualità". Con Francesco De Gregori "posso non essere d’accordo ma difendo il suo diritto a dirlo". Su Vannacci invece "non ho dubbi: non mi piace, sono antifascista". E su Sanremo? "Non tornerei mai in gara e il Festival dovrebbe essere della canzone italiana, non dei cantanti”. Elio non si sottrae a alcun tema. A pochi giorni dalla quinta edizione del 'Concertozzo', l’evento ideato con il Trio Medusa che farà tappa a Biella il 26 e 27 giugno unendo musica e inclusione sociale, il leader di Elio e le Storie Tese, al secolo Stefano Belisari, si racconta in un’intervista a tutto campo all'Adnkronos. Dal futuro della band, “da sempre ispirata ai Pooh”, alle polemiche sulla libertà di espressione degli artisti, fino alla politica. Con una stoccata netta: “Cultura e destra non sono concetti che riescono ad andare bene insieme”. E mentre ribadisce di non avere alcuna intenzione di tornare in gara a Sanremo, rilancia il sogno di trasformare il 'Concertozzo' in un appuntamento sempre più grande e istituzionale, capace di mettere al centro i temi dell’autismo e dell’inclusione.
Elio, siamo alla quinta edizione del Concertozzo, mi ricordi come è nato e come si è trasformato nel tempo?
"E’ nato a Bergamo cinque anni fa come una festa di fine pandemia, da un’idea del Trio Medusa che ci ha coinvolti. Poi ha perso quell’identità, perché non si può fare più di una festa di fine pandemia. Anche se, per dirla tutta, non lo sappiamo se è finita la pandemia. Detto ciò, era stata una bella occasione, con tantissima gente, per cui abbiamo pensato di ripetere a Carpi l’anno successivo ed è andata ancora meglio. In entrambe le occasioni avevo invitato sul palco Nico Acampora di PizzAut che all’epoca non era la figura importante che è oggi. Questa cosa aveva raccolto molto interesse, sia da parte del pubblico sia da parte nostra della band. Per cui abbiamo pensato poi di dargli un altro indirizzo".
Cosa è diventato oggi il Concertozzo?
"Da tre anni è l’unico concerto al mondo in cui cibo e bevande che vengono serviti al pubblico sono preparate da associazioni che impiegano persone autistiche. Non avviene da nessun’altra parte. Ne siamo molto contenti: l’anno scorso a Bassano del Grappa è stato un trionfo, con più di 10mila spettatori e cinque associazioni che sono tornate a casa con le tasche piene di soldi. E soddisfatte per aver fatto un’esperienza unica. Oltre all’aspetto economico, perché bisogna sottolineare che queste associazioni non percepiscono contributi pubblici, e vivono solo di quello che riescono a vendere. L’altro aspetto molto importante è quello dell’inclusione. Inclusione è uno di quei termini che si usano perché si sentono dire ma poi pochi sanno effettivamente cosa significhi. Oltre 10mila spettatori entrano in contatto con queste persone autistiche, mangiano il cibo che preparano e servono e questa è l’inclusione, cioè incontrarsi, vivere insieme, trovando un punto d’incontro a metà strada".
Parlando di inclusione ti sorprende che nel 2026 si continui a considerare l’inclusione come un gesto di generosità più che normalità?
"Sì e no, nel senso che, se non se ne parla, le persone non trovano naturale comportarsi in modo inclusivo. Ma quasi tutti, appena si rendono conto di come stanno le cose, tipicamente quando vengono a mangiare da PizzAut entrano in contatto con questi ragazzi e subito si rendono conto del fatto che bisogna trovare un punto di incontro fra noi e loro a metà strada. Ed è una cosa che va fatta, al di là del gesto di gentilezza. Siamo nel 2026 e l’autismo è la forma di disabilità più diffusa in assoluto nel mondo. In Italia si parla di un nuovo caso ogni 70 nati, che è una percentuale spaventosa perché è più dell’1% ma negli Usa c’è di nuovo caso ogni 30 nati. Questi dati dicono anche che l’autismo va affrontato con impegno e con competenza immediatamente perché si trasformerà, e anzi lo è già, in un problema che coinvolge tutti, non solo le persone autistiche e i loro cari".
Quali sono le novità principali del Concertozzo quest’anno?
"Ci sono degli ospiti nuovi e degli obiettivi nuovi che ci siamo posti ma dipenderà anche da quanta gente viene. Già siamo oltre i 10mila dell’anno scorso, speriamo di aumentare ancora di più. Ci sono degli ospiti fortissimi che sono Valerio Lundini, Carlo Amleto, Tony Hadley degli Spandau Ballet e poi ci sarà TonyPitony, che è la stella del 2026".
Gli Elio e le Storie Tese hanno attraversato periodi di riunioni, scioglimenti, addii, ritorni. Oggi che organismo siete?
"Siamo sempre quelli che eravamo prima, semplicemente la cosa che non è chiara al pubblico è che noi abbiamo sempre usato come esempio i Pooh: sono il nostro modello. Loro si sono già sciolti due o tre volte, per cui noi andiamo verso quella strada lì. Ci siamo sciolti una prima volta, la reunion è stata bellissima e fra un po’ ci scioglieremo ancora, per vivere ancora quelle emozioni".
Visto che continuate a tornare, dobbiamo considerare chiusa la possibilità di nuova musica o esiste qualcosa che potrebbe convincervi a rientrare in studio?
"Noi siamo abituati fin dall’inizio a fare quello che ci viene di fare, in questo periodo non abbiamo particolari idee in tema di composizione, però ce le abbiamo su alcuni temi. Personalmente, sono gasatissimo dal Concertozzo, voglio che cresca, che arrivi a centomila spettatori, deve trasformarsi in un appuntamento annuale, e lo è già, un appuntamento istituzionale. In assenza dello Stato, sono le invenzioni dei singoli a cambiando un po’ il mondo. PizzAut se l’ha inventato il papà di un bimbo autistico e si è trasformato in un fenomeno. All’inizio ha fatto una fatica micidiale per mettere insieme i pochi soldi che gli hanno permesso di fare dei passi avanti. Le persone cosiddette competenti cercavano di dissuaderlo dall’intraprendere questa avventura, invece oggi, oltre a una pizzeria che va molto bene, senza contributi pubblici, è anche un punto di riferimento per tutte le famiglie che hanno figli autistici".
Credi ci sia una differenza tra usare il palco per difendere dei diritti concreti, temi sociali, come accade al Concertozzo e usare il palco per sostenere una parte politica?
"Molto spesso le due cose coincidono, dipende sempre dalla buona fede di chi lo fa. Quando hai un figlio autistico le tue giornate passano con un pensiero fisso, ti chiedi 24 ore al giorno cosa posso fare per aiutare il mio figlio, per aiutare i nostri figli, perché io e Nico siamo andati un passo avanti. Bisogna muoversi, bisogna fare delle cose, perché un genitore come me sa troppo bene che ogni giorno perso, ogni ora persa è persa per sempre. Per questo ci arrabbiamo di fronte all’immobilità delle istituzioni, perché il tempo passa e purtroppo non si riesce a rimediare, a tornare indietro".
Negli ultimi mesi molti artisti sono stati invitati a schierarsi sulla guerra a Gaza, sulle mobilitazioni pro Palestina. Francesco De Gregori ha detto qualche settimana fa di essere infastidito dagli artisti che trasformano il palco in una tribuna politica, tu sei d’accordo?
"Io sono per la libertà di opinione. Purtroppo quando si usa questo termine, la mia impressione è che non si sono capiti bene la sua importanza e il suo peso. Libertà significa 'io faccio quello che voglio, senza che nessuno mi imponga niente'. Abbiamo la fortuna sfacciata di vivere in un Paese dove ognuno può dire quello che pensa. Io sento intorno a me un sacco di persone che dicono delle cose che non condivido ma sono contento che possano dirlo, perché vuol dire che siamo in un Paese libero. La stessa cosa vale per De Gregori. Chiunque è libero di prendere posizione e deve farlo. Io sono libero di dire che non sono d’accordo con quello che ha detto De Gregori ma sono contento che lo abbia fatto, perché vuol dire che in Italia ognuno può dire quello che pensa. Bisogna battersi perché questa cosa possa accadere sempre, senza imposizioni dagli altri".
Artisti come Manuel Agnelli non fanno mistero che in Italia in questo momento ci sia parecchia “musica di merda”. Al netto della provocazione, il problema è la qualità della musica o è un problema culturale?
"Ne ho già parlato ma credo che sì, c’è un problema di qualità che fortunatamente non è solo italiano. La qualità della musica mondiale in questi anni è bassissima. Però qualche artista valido c'è sempre. In questo periodo ascolto molto gli Angine de Poitrine. Quel duo è la prova che anche in un periodo, come dice Manuel Agnelli, di 'musica di merda', può esistere anche chi inventa e crea ancora qualcosa di originale e di qualità, qualitativamente alto. Sono le due cose che mancano di più oggi: originalità e qualità".
Per decenni vincere Sanremo ha significato, quasi automaticamente, andare all’Eurovision. Ora le due strade, secondo le indiscrezioni sul nuovo regolamento del festival, si separano. Nel festival si correrà per tre titoli: la vittoria della serata cover, la vittoria della serata Eurovision e la vittoria finale del festival: Ti sembra un’evoluzione sensata o l’ennesima complicazione all’italiana?
"La prima risposta è che non me ne frega un cazzo. La seconda è che io avevo già diffuso la mia opinione di Festival perché punto a essere chiamato per condurlo e organizzarlo. La mia idea è questa: far scrivere 20 canzoni a 20 bravi compositori perché Sanremo è il Festival della canzone italiana, non dei cantanti. E poi fare cantare 20 abbonati con l’autotune, sorteggiati. Questa è la mia formula per il Festival, poi Eurovision o no cambia poco".
Ti è mai venuta voglia di scrivere un nuovo pezzo per Sanremo? Ci torneresti, anche in gara?
"No, non mi è mai venuto in mente".
Per quale motivo?
"Abbiamo già visto e fatto tutto, abbiamo vinto anche se non ufficialmente, nel cuore degli ascoltatori, siamo arrivati ultimi. Abbiamo fatto il Dopofestival, ci manca solo di organizzarlo e di condurlo ma dal punto di vista artistico abbiamo già fatto tutto quello che volevamo fare. Non c’è più gusto".
Avevate fatto anche l’’Eliovision’, il festival parodia nel 2022…
"Abbiamo fatto tutto, per quello che non abbiamo più voglia, non ci viene alcuno spunto, nessuno stimolo, tranne che per una conduzione e direzione artistica. Rinnovo l’appello".
La città di Venezia è stata al centro negli ultimi mesi di tante polemiche, dalla Venezi al Teatro alla Fenice alla decisione di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, di consentire l'apertura del Padiglione russo, tu hai seguito queste vicende e che idea ti sei fatto?
"Le ho seguite molto poco, però non posso fare a meno di notare che per quanto riguarda i personaggi messi a capo della cultura da questo governo di destra, quasi nessuno è all’altezza del compito. Cultura e destra non sono concetti che riescono ad andare bene insieme. La logica è mettere le persone nei posti, poi chi se ne frega di quello che fanno. Non è la mancanza di cultura, è la mancanza di voglia di fare qualcosa per la cultura italiana. Non c’è un’idea, e ci sono frequenti casi di scelte che non vengono fatte bene. Non mi viene in mente niente inventato da qualcuno nel mondo culturale di destra".
A sinistra invece come stanno le cose? Si parla delle primarie nel PD per le elezioni politiche del prossimo anno, pensi che riusciranno a trovare la quadra?
"Non lo so, è un argomento che non mi gasa. Vorrei sentire delle idee prima di sapere chi vince. Mancano idee e persone che riescono a portarle avanti. Nel mondo dell’autismo c’è spazio per fare mille cose, basterebbe imitare quello che ha fatto Nico Acampora con PizzAut. Parlo di lui come simbolo di altre cento associazioni che si sono inventate attività. Questa cosa nella politica non accade. Ci sono tante pacche sulle spalle, tante foto per apparire, ma poi all’atto pratico non accade niente".
Ma perché non gliene frega niente?
"Perché ci vuole competenza, bisogna fare fatica, bisogna anche avere voglia di cambiare il mondo, in questo senso. Mi sembra che non ci sia questa voglia, mi sembra che il mondo gli vada benissimo come è".
Cosa ne pensi di personaggi come Vannacci?
"Non mi piace, io sono antifascista, come dovrebbero essere tutti in Italia. Sono contrario al fascismo, ha portato solo male". (di Federica Mochi)

Categoria: spettacoli
12:23
G7, Trump arriva per ultimo alla riunione dei leader: "Sono il boss"
(Adnkronos) - "Ciao, sono il boss". Donald Trump si è presentato così alla sessione di lavoro mattutina del G7 di Évian, arrivando per ultimo quando tutti gli altri leader erano già riuniti attorno al tavolo. Dopo una pacca sulla spalla al premier britannico Keir Starmer, il presidente americano ha preso posto e ha dato il via ai lavori dell'ultima giornata del summit.
Prima che la riunione entrasse nel vivo, Trump ha anche invitato i giornalisti presenti a rimanere in sala per assistere alla discussione, proposta subito respinta dal presidente francese Emmanuel Macron. L'attesa degli altri leader era durata diversi minuti. In quel lasso di tempo, il presidente americano era impegnato su Truth Social, dove aveva condiviso un video del conduttore Greg Gutfeld, che celebrava su Fox News l'accordo con l'Iran raggiunto dal presidente.

Categoria: internazionale/esteri








































