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17:49
Erdogan attacca: "Israele minaccia per umanità". Ira Netanyahu: "No lezioni da dittatore antisemita"
(Adnkronos) - Israele è "una minaccia per l'umanità", per questo "va fermato". No, "non accettiamo lezioni da un dittatore antisemita che stermina i curdi''. E' un botta e risposta al vetriolo quello a distanza tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Con il leader turco che, ancora una volta, è tornato a paragonare il premier israeliano ad Adolf Hitler.
''Ottantacinque anni fa, il silenzio e la mancata azione di fronte a Hitler portarono alla morte di 80 milioni di persone in tutto il mondo. Tutta l'umanità pagò il prezzo della follia di un tiranno squilibrato. Oggi, lo stesso errore si sta ripetendo'', ha dichiarato Erdogan in Parlamento. ''Le azioni genocidarie del macellaio di Gaza Netanyahu e del suo governo vengono osservate con lo stesso silenzio e la stessa mancanza di reazione che un tempo accolsero Hitler'', ha aggiunto Erdogan, sottolineando che ''nessuno dovrebbe dimenticare che quando un incendio divampa, non brucia solo la regione in cui ha inizio'', ma ''le sue scintille si propagano in tutto il mondo''.
Quindi, ha sottolineato il presidente turco, ''così come oggi il mondo intero sta pagando il prezzo della situazione irrisolta nello Stretto di Hormuz, se non si pone fine all'illegalità di Israele, tutta l'umanità, insieme alla regione, ne subirà le conseguenze''.
La risposta di Netanyahu non si è fatta attendere ed è stata affidata a 'X'. ''Il dittatore antisemita Erdogan, che sta commettendo un genocidio contro i curdi, sostiene l'organizzazione terroristica Hamas, opprime il suo stesso popolo e imprigiona gli oppositori politici, è l'ultima persona che può dare lezioni di moralità allo Stato di Israele'', ha scritto il premier israeliano in un post. ''Lo Stato di Israele e le Forze di Difesa Israeliane, l'esercito più morale del mondo, continueranno ad agire con fermezza contro l'Iran e i suoi alleati, che minacciano il Medio Oriente e il mondo intero'', ha concluso.
L'attacco di Erdogan a Netanyahu è l'ultimo di una serie, alimentato negli anni dalle politiche del governo israeliano contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania e contro il Libano. A giugno di un anno fa, sempre in Parlamento, Erdogan aveva definito Netanyahu "di gran lunga peggio di Hitler" e aveva difeso il ''diritto legttimo dell'Iran di difendersi dal terrorismo di Israele''.
Due anni fa, ancora una volta a giugno in Parlamento, Erdogan aveva definito Netanyahu un ''malato di mente'' che con le sue azioni in Libano avrebbe ''aggravato il disastro''. Più di recente, lo scorso marzo, in un discorso effettuato durante il primo giorno dell’Eid-al-Fitr Erdogan aveva detto che "il terrore di Netanyahu continua a minacciare la pace regionale e globale".

Categoria: internazionale/esteri
17:25
F24 e addebito diretto sul conto corrente, ecco come funzionerà
(Adnkronos) - Novità in arrivo per i contribuenti italiani. Grazie al Decreto Semplificazioni sarà infatti possibile pagare le tasse come la gran parte delle bollette, decidendo di abbinare l'Iban del proprio conto corrente all'F24, consentendo così di pagare tutte le somme dovute all'Agenzia delle Entrate. L'addebito automatico, previsto a livello normativo, non è ancora attivo, ma si attendono novità a breve.
Ma come funzionerà questa svolta digitale concretamente? “I modelli F24 sempre più potranno essere gestiti attraverso piattaforme digitali e canali di pagamento più rapidi, con procedure automatizzate simili a quelle già utilizzate per luce, gas, acqua o telefonia, tipo PagoPa con bollettini già prestampati, quindi tramite home banking, tabaccherie, app ed altri sistemi digitali. Naturalmente gli F24 con compensazioni o a zero devono essere pagati ancora tramite Entratel o altri canali dell'Agenzia delle Entrate", spiega ad Adnkronos/Labitalia Marco Cuchel, presidente dell'Associazione nazionale commercialisti.
Una svolta digitale necessaria, secondo il professionista. "La possibilità di pagare gli F24 con modalità sempre più simili a quelle utilizzate per le bollette rappresenta un passo importante verso la semplificazione del rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria", sottolinea Cuchel.
E non mancheranno i vantaggi, come sottolinea Cuchel: "Rendere i pagamenti fiscali più intuitivi, digitali e accessibili significa ridurre errori, tempi burocratici e difficoltà operative sia per i cittadini sia per le imprese. È una misura che va nella direzione giusta perché favorisce trasparenza, tracciabilità ed efficienza amministrativa. Per i professionisti e per le aziende significa poter gestire gli adempimenti con procedure più snelle e moderne, mentre per la pubblica amministrazione vuol dire migliorare la qualità dei controlli e velocizzare la gestione degli incassi", rimarca.
Ma per Cuchel, in conclusione, "la vera sfida sarà accompagnare questa innovazione con sistemi informatici realmente integrati e con una semplificazione concreta delle procedure fiscali". (di Fabio Paluccio)

Categoria: lavoro
17:21
Truppe russe al confine con la Nato, l'allarme danese: "Rischio guerra nei prossimi tre anni"
(Adnkronos) - La Russia non si starebbe preparando soltanto a sostenere la guerra in Ucraina. Secondo una lunga inchiesta della tv pubblica danese DR, realizzata insieme alle omologhe svedese Svt, norvegese Nrk e al media estone Delfi, Mosca starebbe riorganizzando in profondità il proprio dispositivo militare lungo il confine con l’Europa settentrionale, dall’Artico al Baltico, in vista di un possibile confronto di larga scala con la Nato.
È questa la sostanza più rilevante del lavoro giornalistico intitolato “Krigsplan Europa”, “Piano di guerra Europa”: nuove basi, ampliamento di strutture esistenti, ricostituzione di grandi unità militari, aumento della capacità logistica e trasformazione delle forze russe da brigate a divisioni. Non un semplice rafforzamento difensivo, ma una riorganizzazione pensata per sostenere operazioni prolungate e ad alta intensità.
Il punto più delicato riguarda i tempi. Le fonti consultate da DR indicano nei prossimi uno-tre anni la fase potenzialmente più pericolosa per l’Europa, soprattutto nel periodo immediatamente successivo a un’eventuale fine dei combattimenti in Ucraina. In quello scenario, Mosca potrebbe disporre di un esercito temprato dal conflitto, di un’economia già convertita alla produzione bellica e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui i Paesi europei stanno ricostruendo le proprie difese.
L’inchiesta di DR nasce da un lavoro durato oltre un anno e mezzo e si fonda su oltre 25 colloqui approfonditi con capi dei servizi di intelligence nordici, generali, ufficiali di alto rango della Nato e fonti con accesso diretto a informazioni classificate sull’attività militare russa.
A questa base testimoniale si aggiungono immagini satellitari inedite, analizzate da Marko Eklund, ex ufficiale dell’intelligence militare finlandese, documenti riservati della Nato relativi a scenari di guerra e le valutazioni di minaccia pubblicate negli ultimi anni da sette agenzie di intelligence della regione.
La conclusione che emerge è netta: la Russia sta rafforzando l’intero arco di confine con la Nato nel Nord Europa, dalla Norvegia e dalla Finlandia fino alla Lituania. L’allargamento dell’Alleanza a Finlandia e Svezia ha trasformato quell’area in uno dei fronti più sensibili della sicurezza europea. Mosca, secondo l’inchiesta, sta rispondendo con una riorganizzazione militare strutturale.
Il passaggio più significativo non riguarda soltanto il numero dei soldati, ma il tipo di forze schierate. Mosca starebbe trasformando unità organizzate in brigate, composte indicativamente da circa 4.000 uomini, in divisioni, che possono arrivare a circa 10.000 soldati ciascuna.
La differenza è sostanziale. Le brigate sono più leggere e flessibili. Le divisioni, invece, sono pensate per operazioni di combattimento di maggiore durata, con artiglieria, logistica, supporto pesante e capacità di condurre una guerra convenzionale su vasta scala. È per questo che gli esperti consultati dall’inchiesta leggono il cambiamento come un segnale politico e militare: non si tratta di un dispositivo di frontiera o di una misura simbolica, ma di un assetto compatibile con scenari di guerra ad alta intensità.
Secondo Marko Eklund, quando le operazioni in Ucraina saranno terminate, la Russia potrebbe arrivare a schierare circa 115.000 soldati nelle aree di confine con l’Europa settentrionale. A questi si aggiungerebbe la possibilità di mobilitare rapidamente centinaia di migliaia di veterani del conflitto ucraino, spostandoli da altre aree del territorio russo verso il fianco nordico e baltico.
Il generale Thomas Nilsson, capo dell’intelligence militare svedese, ha sintetizzato così il senso delle immagini satellitari mostrate da Svt: “Non crediamo che siano lì solo per fare bella figura. Si tratta di prepararsi a uno scontro con la Nato in un conflitto di grande scala in futuro”.
Il passaggio centrale riguarda la cosiddetta finestra di vulnerabilità. Secondo le fonti di DR, la fase più rischiosa potrebbe aprirsi subito dopo la fine o il congelamento della guerra in Ucraina. Il motivo è semplice: in quel momento la Russia potrebbe disporre di forze combattenti esperte, di industrie militari ancora in pieno regime e di un vantaggio temporale rispetto al riarmo europeo.
Un capo dell’intelligence nordica, citato dall’inchiesta, spiega che Mosca potrebbe decidere di agire non quando sarà al massimo della propria preparazione, ma quando l’avversario sarà ancora troppo debole. Il fattore decisivo, dunque, non sarebbe solo la forza assoluta della Russia, ma il divario temporaneo tra la sua capacità di mobilitazione e la lentezza con cui l’Europa sta colmando i propri vuoti militari.
Il generale norvegese Eirik Kristoffersen, capo delle forze armate di Oslo, ha indicato in due-tre anni l’orizzonte del peggior scenario possibile. La sua valutazione parte dalla constatazione che la produzione militare russa non è in calo, ma al contrario resta su livelli molto elevati. Finché l’Europa non avrà aumentato in modo sostanziale la propria produzione di munizioni, sistemi di difesa, mezzi terrestri, capacità aeree e tecnologie avanzate, Mosca potrebbe conservare un vantaggio operativo.
È questo il cuore politico dell’inchiesta: non la previsione certa di un attacco russo, ma l’idea che nei prossimi anni l’Europa possa trovarsi nel punto più esposto della propria transizione militare. Troppo tardi per affidarsi alle vecchie certezze del periodo post-Guerra fredda, troppo presto per disporre davvero delle nuove capacità promesse dai piani di riarmo.
Il rafforzamento russo riguarda un’area che negli ultimi anni ha cambiato natura strategica. L’ingresso della Finlandia nella Nato nel 2023 e quello della Svezia nel 2024 hanno allungato enormemente la frontiera diretta tra l’Alleanza e la Russia. La penisola di Kola, il Baltico, la regione di San Pietroburgo e l’ex distretto militare di Leningrado sono tornati al centro della pianificazione militare europea.
Per Mosca, quella fascia territoriale è cruciale: protegge l’accesso all’Artico, ospita assetti navali strategici, collega il Nord con il Baltico e guarda direttamente ai Paesi che oggi più di altri percepiscono la minaccia russa come concreta. Per Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia e Norvegia, invece, il problema non è teorico. È geografico.
La possibilità che la Russia sposti forze veterane dall’Ucraina verso il confine nordico e baltico viene considerata dagli apparati di sicurezza della regione come una delle variabili principali dei prossimi anni. Non significa che un conflitto sia inevitabile. Significa che l’Europa deve prepararsi a uno scenario in cui Mosca possa usare la pressione militare come strumento di intimidazione, coercizione politica o, nel caso peggiore, aggressione diretta.
L’inchiesta non descrive soltanto la minaccia russa. Mette in evidenza anche le debolezze della risposta europea. Un alto ufficiale Nato interpellato da DR indica una serie di lacune: forze convenzionali insufficienti su terra, mare e aria; accesso limitato alle capacità spaziali; carenza di sistemi unmanned, cioè droni e piattaforme senza equipaggio; difficoltà nella protezione aerea di infrastrutture civili e militari.
Quest’ultimo punto viene indicato come il maggiore “buco” nelle capacità europee. In uno scenario di guerra moderna, aeroporti, porti, centrali energetiche, reti ferroviarie, nodi digitali, basi militari e infrastrutture logistiche diventerebbero obiettivi prioritari. La difesa aerea europea, pur rafforzata negli ultimi anni, resta frammentata e non sempre sufficiente a coprire un conflitto ad alta intensità su più fronti.
La questione si intreccia con il ruolo degli Stati Uniti. Da Washington arriva da tempo un messaggio chiaro: l’Europa deve assumersi una quota maggiore della propria sicurezza. Anche senza immaginare un ritiro americano dalla Nato, l’ipotesi che gli Stati Uniti siano impegnati contemporaneamente in altri teatri, a partire dall’Indo-Pacifico, obbliga gli europei a ragionare su una maggiore autonomia operativa nella deterrenza verso Mosca.
Il quadro delineato da DR si inserisce in un filone più ampio di analisi strategiche analizzate dall’Adnkronos. Il Sipri, istituto svedese tra i più autorevoli nel monitoraggio della spesa militare globale, ha documentato l’aumento della spesa russa per la difesa e il peso crescente dell’economia di guerra. L’International Institute for Strategic Studies, nel Military Balance, ha seguito la ricostituzione di unità e comandi russi orientati verso il fianco nordico e baltico.
Anche il Finnish Institute of International Affairs ha analizzato la riorganizzazione militare russa nel Nord, collegandola direttamente all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. La Rand Corporation, nei suoi lavori sulla deterrenza nel fianco orientale dell’Alleanza, ha più volte sottolineato la vulnerabilità dei Paesi baltici nelle prime fasi di un eventuale conflitto. L’European Council on Foreign Relations ha invece richiamato l’attenzione sulla differenza di percezione tra Est e Ovest dell’Europa: per i Paesi di frontiera la minaccia è immediata, mentre in molte capitali occidentali e meridionali viene ancora percepita come più lontana.
Il Kiel Institute for the World Economy ha documentato la resilienza dell’economia russa nonostante le sanzioni e la capacità di mantenere alta la produzione di armamenti. È un elemento importante perché riduce l’efficacia dell’idea secondo cui la pressione economica, da sola, possa contenere nel breve periodo la minaccia militare russa.
L’ambasciata russa a Copenaghen ha respinto le conclusioni dell’inchiesta. L’ambasciatore Vladimir Barbin ha definito “una menzogna” l’affermazione secondo cui la Russia avrebbe deciso di attaccare uno o più Paesi Nato nel prossimo futuro. Secondo la versione russa, accuse di questo tipo servirebbero a spaventare gli europei e a giustificare il rafforzamento militare dei Paesi Nato e dell’Unione europea.
Il Ministero della Difesa e il Ministero degli Esteri russi, secondo quanto riportato da DR, non hanno risposto alle richieste di commento.
La smentita di Mosca era prevedibile. Ma non cancella il dato militare. L’inchiesta non sostiene che un attacco sia stato deciso, né indica una data. Descrive invece un’evoluzione delle capacità russe, un cambiamento nella postura militare e una convergenza di valutazioni tra intelligence nordiche, ufficiali Nato ed esperti indipendenti. In altre parole: non una profezia, ma un segnale d’allarme.
Il generale danese Brian Nissen, che in caso di conflitto avrebbe responsabilità nel comando di una forza fino a 150.000 soldati per la difesa dei Paesi baltici e di parte della Polonia, ha descritto l’eventuale scontro con la Russia come una guerra multidimensionale: terra, aria, mare, spazio e cyberspazio. Una guerra per la sopravvivenza delle democrazie europee e del loro modo di vivere.
Sono parole dure, ma spiegano il cambio di linguaggio avvenuto negli ultimi anni nelle capitali del Nord e dell’Est Europa. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la minaccia russa non viene più letta soltanto come pressione diplomatica o guerra ibrida. Viene considerata anche come possibilità convenzionale, da prevenire attraverso la deterrenza.
Questo non significa che il conflitto tra Russia e Nato sia inevitabile. Al contrario, l’obiettivo della deterrenza è proprio impedire che lo diventi. Ma per funzionare, la deterrenza deve essere credibile. E la credibilità dipende da capacità militari reali, tempi rapidi di risposta, scorte sufficienti, produzione industriale, difesa aerea, intelligence, logistica e unità politica.
Il messaggio più scomodo dell’inchiesta DR riguarda l’Europa più che la Russia. Mosca si sta adattando a una lunga stagione di confronto con l’Occidente. L’Europa, invece, sta ancora cercando di trasformare la consapevolezza politica in capacità militare. Il divario tra questi due tempi è il punto di maggiore vulnerabilità.
Per anni la sicurezza europea si è fondata sulla superiorità tecnologica occidentale, sulla protezione americana e sull’idea che una guerra convenzionale ad alta intensità nel continente fosse improbabile. L’Ucraina ha smentito questa illusione. Ora il fronte nordico e baltico costringe l’Alleanza a misurarsi con una seconda domanda: cosa accadrebbe se la Russia, dopo l’Ucraina, decidesse di testare la coesione della Nato proprio nel punto in cui il riarmo europeo non è ancora completo?
La risposta non è scritta. Ma secondo DR, intelligence nordiche e ufficiali Nato concordano su un punto: il tempo a disposizione non è infinito. (di Giorgio Rutelli)

Categoria: internazionale/esteri
17:21
Cappellacci (Fi), 'dal Parlamento misure concrete su screening e innovazione'
(Adnkronos) - "Il tema dell’oncologia è un tema importantissimo per il nostro Servizio sanitario nazionale e per i cittadini. Tutti, purtroppo, sono stati toccati direttamente o indirettamente da questa realtà. Questo Governo e il Parlamento sono impegnati in modo significativo su diversi fronti: dalla prevenzione ai risultati concreti, anche grazie al lavoro svolto in sinergia con la comunità scientifica e le associazioni dei pazienti, fino alle terapie innovative che oggi tracciano la strada del futuro". Così all'Adnkronos Salute Ugo Cappellacci, presidente della XII Commissione Affari Sociali e Salute della Camera dei deputati durante l'Oncology Summit 2026 oggi nella Sala Regina della Camera, evento nato da un'iniziativa dello stesso deputato di Forza Italia.
Cappellacci ha poi richiamato l’attenzione anche sul tema del cosiddetto "stigma" dei pazienti oncologici guariti: "Chi ha superato la malattia, in passato, poteva trovarsi ancora penalizzato da una sorta di 'peso' legato alla propria storia clinica, che di fatto limitava l’accesso a servizi come mutui bancari o assicurazioni, arrivando persino a incidere su scelte di vita come l’adozione di un bambino. La legge sull’oblio oncologico ha risolto questo problema, cancellando questo stigma". Tra i provvedimenti citati anche il Piano nazionale di prevenzione e l’estensione degli screening per il tumore al seno. "C’è un impegno importante che si traduce in fatti concreti e in un miglioramento effettivo della qualità di vita delle persone".
Infine, a proposito del Summit sull’oncologia e del dialogo tra istituzioni e mondo scientifico, Cappellacci ha spiegato: "Il futuro dell’oncologia è entrato da tempo nelle istituzioni. Questo summit serve da un lato a prendere atto di quanto già realizzato dal Parlamento e dal Governo, dall’altro a confermare un metodo basato sul dialogo e sull’ascolto. Un metodo che parte dalle società scientifiche e dalle associazioni dei pazienti, mettendo a sistema tutti i soggetti coinvolti" ha poi cloncluso.

Categoria: cronaca
17:20
Di Maio (Aiom), 'gli screening salvano vite ma adesione ancora troppo bassa'
(Adnkronos) - In oncologia "gli screening rappresentano uno strumento prezioso perché, per diverse patologie, hanno dimostrato di ridurre la mortalità. Il motivo è semplice: consentono di individuare il tumore in una fase più precoce e quindi più facilmente curabile. In Italia, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, il Servizio sanitario nazionale offre già programmi di screening per alcuni dei tumori più diffusi, come quelli della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Ora chiediamo che questa offerta possa essere estesa anche ad altre patologie, a partire dal tumore del polmone. È dimostrato che la Tac spirale nei forti fumatori riduce la mortalità per questa malattia, ma al momento non rientra ancora nei programmi di screening pubblici". Così all'Adnkronos Salute , presidente nazionale di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e Massimo Di Maiodirettore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino in occasione dell'Oncology Summit 2026, oggi alla Camera dei deputati.
Secondo Di Maio, è necessario migliorare sia l’offerta da parte delle Regioni sia l’adesione dei cittadini. "Anche dove i programmi sono disponibili, la partecipazione resta inferiore a quanto auspicabile. È un peccato, perché aderire agli screening significa investire concretamente nella propria salute" ha aggiunto.
Sul tema della partecipazione, il presidente degli oncologi osserva che in Italia "gli screening rivolti alle donne sono più numerosi, grazie ai programmi per il tumore della mammella e della cervice uterina. Per il tumore del colon-retto, che riguarda uomini e donne, la partecipazione al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci rimane purtroppo subottimale in entrambi i sessi. Dobbiamo rafforzare la cultura della prevenzione - ha rimarcato - e far comprendere che questi test possono letteralmente salvare la vita".
Di Maio ha infine sottolineato il valore dell’Oncology Summit come momento di confronto tra clinici e istituzioni. "È un’occasione importante per fare il punto sui risultati raggiunti dall’oncologia italiana, che oggi garantisce livelli di cura elevati, ma anche per individuare ciò che resta da migliorare. Dall’efficienza dei percorsi diagnostici e terapeutici alla tempestività della presa in carico dei pazienti, ci sono ancora aspetti su cui lavorare. Incontri come questo non servono soltanto a valorizzare quanto è stato fatto, ma soprattutto a costruire le basi per ulteriori progressi" ha poi concluso.

Categoria: cronaca
17:19
Perrone (Fondazione Aiom), 'screening e rincaro sigarette contro il cancro'
(Adnkronos) - "Rafforzare gli screening oncologici e, più in generale, le politiche di prevenzione anche attraverso misure che incidano sui principali fattori di rischio, come il tabagismo". Così all'Adnkronos Salute Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom (Associazione italiana oncologia medica) durante l'Oncology Summit oggi nella Sala Regina della Camera, evento nato da un'iniziativa di Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia e presidente della XII Commissione Affari Sociali e Salute della Camera. Obiettivo dell'evento, organizzato da Nomos Centro studi parlamentari con il patrocinio di Aiom, offrire uno spazio di confronto e dibattito tra clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni.
"Quando parliamo degli screening, parliamo della prevenzione secondaria. In Italia esistono programmi per i tre principali tumori: mammella, colon-retto e cervice uterina. Tuttavia, - sottolinea Perrone - non funzionano come dovrebbero: dovrebbero essere più efficaci su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto non garantiscono gli stessi livelli di copertura nelle diverse regioni". Secondo Perrone, si tratta di una "criticità che richiede un impegno condiviso all’interno del Servizio sanitario nazionale. Rispondere a un programma di screening significa aumentare in modo significativo le possibilità di guarigione in caso di malattia, ed è un messaggio che deve essere chiaro a tutti" ha aggiunto.
Accanto alla diagnosi precoce, ha sottolineato Perrone, è però necessario "intervenire ancora prima, riducendo l’esposizione ai fattori di rischio. Negli ultimi anni abbiamo compreso che dobbiamo fare di più per diminuire il numero di persone che si ammalano. Questo significa educazione sanitaria e azioni proattive sui fattori di rischio noti". Tra questi, il principale resta il fumo di sigaretta, "strettamente correlato, in termini di causa ed effetto, ai tumori del polmone, ma anche a numerose altre forme tumorali e a patologie cardiovascolari". Per questo motivo, ha rimarcato, "Aiom, Fondazione Aiom, Fondazione Veronesi e Fondazione Airc hanno promosso un’iniziativa congiunta per sollecitare il Parlamento a intervenire sul prezzo dei prodotti del tabacco. Abbiamo raccolto le firme necessarie per proporre una legge che aumenti il costo delle sigarette e di tutti i prodotti da fumo. In altri Paesi questa misura ha prodotto risultati significativi. Chiediamo che possa accadere anche in Italia, per ridurre il numero di persone che si ammalano di cancro".

Categoria: cronaca
17:16
Seconda giornata a Piacenza Expo tra supply chain nucleare, mobilità idrogeno e protezione infrastrutture
(Adnkronos) - Seconda giornata intensa a Piacenza Expo per le tre manifestazioni organizzate da Mediapoint & Exhibitions di Fabio Potestà: Nuclear Power-Expo, Hydrogen-Expo e Cybsec-Expo proseguono con un fitto programma di convegni che approfondiscono i temi più urgenti delle rispettive filiere. Nei padiglioni si alternano espositori, delegazioni istituzionali e delegati tecnici provenienti da tutta Italia e dall’estero, a conferma della crescente rilevanza internazionale delle tre manifestazioni.
Sul fronte nucleare, la giornata si è articolata in quattro sessioni di alto profilo, aprendosi con il convegno dedicato alla Iso 19443, lo standard di qualità per la supply chain nucleare, con la partecipazione di operatori di primo livello internazionale, tra cui Westinghouse Electric Italy e Fomas Group. In parallelo si è tenuto il Meeting della European Fusion Association, appuntamento di riferimento per la comunità europea della fusione. Successivamente, il convegno su Diritto Nucleare, con videosaluto introduttivo del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, per affrontare le opportunità e le sfide del quadro normativo italiano e internazionale a pochi giorni dall’approvazione del Ddl delega alla Camera.
Nel pomeriggio, il convegno sulla Supply Chain italiana del nucleare, in collaborazione con Ain - Associazione Italiana Nucleare, ha affrontato prospettive e criticità della filiera, mettendo in evidenza il valore delle competenze industriali italiane e le opportunità di sviluppo del settore. "Il confronto tra i principali operatori ha confermato la forza della filiera nucleare italiana, la seconda industria manifatturiera nucleare in Europa dopo la Francia. Il dibattito ha fatto emergere sia le opportunità sia le sfide che caratterizzano il comparto, offrendo indicazioni utili alle imprese interessate a entrare nella supply chain. Una filiera già attiva sui mercati internazionali e che ci aspettiamo possa presto avere un ruolo centrale anche nel futuro programma nucleare nazionale", ha dichiarato Stefano Monti, presidente di Ain. Sono seguiti interventi estesi sulla ricerca applicata da parte di Enea alle opportunità del mercato polacco per le imprese italiane. Ha chiuso la giornata la sessione Building Europe’s Fusion Industrial Base, promossa dalla European Fusion Association, con speaker da Ansaldo Nucleare, Asg e Simic.
Hydrogen-Expo ha offerto un programma per coprire l’intera catena del valore dell’idrogeno. In mattinata si è parlato delle infrastrutture di distribuzione in occasione del convegno Idrogeno a domicilio, e della sessione H2IT dedicata a idrogeno e derivati per la mobilità del futuro, con la partecipazione di operatori del trasporto su gomma e di Hydrogen Europe. "Mettendo in luce un punto fondamentale: per generare valore reale dall'idrogeno nella mobilità, occorre allineare tutti i segmenti della filiera contemporaneamente, le infrastrutture di rifornimento, i produttori di mezzi e le imprese che li integreranno nei propri processi. Solo costruendo un ecosistema coeso tra questi attori saremo in grado di essere competitivi a livello europeo. Come H2IT lavoriamo esattamente per questo: abilitare il confronto tra gli stakeholder e creare le condizioni affinché gli strumenti di supporto raggiungano davvero chi ne ha bisogno lungo tutta la catena del valore", ha dichiarato Cristina Maggi, direttrice di H2IT - Associazione Italiana Idrogeno. Simone Mausoli, Hydrogen Senior Business Development Manager di Bureau Veritas Italia ha aggiunto: "Penso che l'idrogeno sia finalmente arrivato alla fase conclusiva. Attualmente, dopo la gestazione di anni di studi di fattibilità e altro, i primi impianti stanno prendendo luce. Il nostro impegno è affiancare le società che vogliono investire in questo mercato, partendo dagli studi di fattibilità sino al commissioning dell'impianto ed alla certificazione".
Il convegno su profili regolatori e applicazioni nel panorama italiano ed europeo ha aggiornato la filiera sul quadro normativo in evoluzione. Nel pomeriggio l’Hydrogen Safety Day, con il coinvolgimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e dell’Università di Padova, si è entrati nel dettaglio della gestione del rischio, delle normative Atex e degli iter autorizzativi per gli impianti idrogeno, con un focus specifico sull’intersezione tra sicurezza degli impianti e cybersecurity. La sessione Made in Italy e l’Industrial Accelerator Act, con la partecipazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di Hydrogen Europe, ha completato il quadro con una visione di politica industriale europea.
In serata, l’atteso appuntamento con la 4ª edizione degli Ihta - Italian Hydrogen Technology Awards, i riconoscimenti ideati per dare visibilità internazionale alle imprese italiane che operano nella filiera tecnologica dell’idrogeno ed a seguire una cena di gala per favorire networking fra gli attori della filiera protagonisti in fiera.
Cybsec-Expo ha dedicato la seconda giornata a due sessioni di forte impatto istituzionale. In mattinata il convegno sulla Protezione informatica delle reti industriali, moderato da Confindustria Piacenza e Confapi Piacenza, ha affrontato i temi della cyber resilience e del Cyber Resilience Act con un approccio orientato alle Pmi industriali. "La distinzione tra sicurezza pubblica e sicurezza privata nel mondo delle infrastrutture critiche ha perso di senso. Reti, sistemi e infrastrutture sono oggi così interconnessi che il confine tra i due ambiti è di fatto indistinguibile. Dobbiamo andare verso una vera osmosi tra sicurezza cibernetica pubblica e privata: è l'unico approccio all'altezza di un contesto diventato strutturalmente più pericoloso e più complesso", ha dichiarato Andrea Margelletti, presidente di Cesi - Centro Studi Internazionali. Nel pomeriggio, la Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica ha portato in fiera la prospettiva delle forze dell’ordine sul cybercrime, con interventi della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Piacenza e del Nucleo Operativo di Bologna. A seguire, il prezioso contributo di Women4Cyber Italy per completare il quadro con il profilo giuridico delle minacce digitali.

Categoria: economia
17:15
Dieta d'estate e 'sfida' tra tacchino e pollo, ecco chi vince a tavola secondo il medico-nutrizionista
(Adnkronos) - Con l'arrivo del caldo e la voglia di piatti freschi, le insalate arricchite con straccetti o cubetti di carne bianca diventano un classico intramontabile dell'estate. Se dal punto di vista culinario pollo e tacchino sembrano quasi intercambiabili, sotto il profilo biochimico e nutrizionale presentano sfumature diverse e interessanti, capaci di influenzare il nostro benessere sotto l'ombrellone.
"Se isoliamo il taglio estivo per eccellenza, ovvero il petto deprivato della pelle, scopriamo che le differenze macroscopiche sono sottili ma significative per il metabolismo. Il tacchino vanta una densità proteica leggermente superiore e una percentuale di grassi saturi eccezionalmente bassa, configurandosi come una delle opzioni più magre in assoluto. Sorprendentemente, il tacchino supera il pollo anche sul fronte del ferro eme, la forma più facilmente assorbibile dall'organismo, con uno scarto di circa il 40% a suo favore. Entrambi i volatili, composti per circa il 75% da acqua, offrono comunque un eccellente supporto all'idratazione sistemica nei mesi caldi". Così all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
"La vera differenza, quella che impatta sulla biochimica del benessere estivo, si gioca però sul terreno dei micronutrienti e degli aminoacidi. Il tacchino è ben noto per l'elevato contenuto di triptofano, un aminoacido essenziale che funge da precursore della serotonina, il neurotrasmettitore del buon umore, e della melatonina, l'ormone che regola il sonno. Poiché - prosegue - le lunghe giornate estive e l'afa possono alterare i ritmi circadiani e compromettere la qualità del riposo, un'insalata serale a base di tacchino può biochimicamente favorire un sonno più ristoratore. Inoltre, il tacchino offre una quota superiore di selenio, un oligoelemento fondamentale per la funzionalità tiroidea e per i sistemi antiossidanti endogeni, prezioso in estate quando lo stress ossidativo indotto dai raggi Uv è ai massimi livelli. Il pollo, d'altra parte, risponde brillantemente sul fronte della vitamina B6, essenziale per il metabolismo degli aminoacidi e per l'energetica cellulare, superando il tacchino in questa specifica funzione, mentre quest'ultimo si distingue per la maggiore disponibilità di vitamina B12, cruciale per il sistema nervoso".
Per sfruttare appieno il potenziale di questi alimenti all'interno di un'insalata, "la chimica degli abbinamenti suggerisce alcune combinazioni strategiche. Il ferro presente in queste carni bianche viene assorbito in modo molto più efficiente se associato alla vitamina C: condire il piatto con succo di limone fresco o aggiungere ingredienti come i pomodori trasforma la pietanza in un booster biodisponibile contro la spossatezza estiva. Inoltre, essendo sia il pollo che il tacchino estremamente magri, l'aggiunta di una quota di grassi 'buoni', come l'acido oleico dell'olio extravergine d'oliva o i polinsaturi dell'avocado, è biologicamente necessaria per assimilare le vitamine liposolubili contenute negli ortaggi. Infine, l'abbinamento con verdure ricche di potassio e acqua, come cetrioli o sedano, contrasta la ritenzione idrica e reintegra i liquidi persi con la sudorazione".
In sintesi, "se l'obiettivo principale è la massima leggerezza combinata con un piccolo sprint sul fronte del ferro e del rilassamento neuro-muscolare, il tacchino si aggiudica un leggero vantaggio estivo. Se invece si cerca un sapore più tradizionale con un ottimo apporto di vitamina B6 per il supporto energetico, il pollo resta una certezza scientificamente inappuntabile", conclude.

Categoria: salute
16:48
Donzelli chiude a Vannacci: "E' contro di noi, vuol far cadere il governo"
(Adnkronos) - C'è "una serie di persone" che è "contro il lavoro che sta facendo il governo di centrodestra", e "tra questi c'è anche Vannacci". Lo dice il responsabile organizzazione di Fdi, Giovanni Donzelli, a 'Point break' di Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti, in onda stasera sul canale 550 San Marino RTV, diretta da Roberto Sergio. "Non vedo perché dovrei parlare di alleanza con uno che è contro di noi esattamente come il Pd. Vannacci è tra quelli che vorrebbero far cadere il governo Meloni", avverte Donzelli.
"Paradossalmente Fratelli d'Italia - continua - avrebbe da guadagnarci con l'attuale legge elettorale perché continuerebbe a fare il primo partito e continuerebbe ad essere determinante per qualsiasi governo, ma a noi non interessa pareggiare noi vogliamo una legge elettorale che dia la possibilità il giorno dopo le elezioni di dire chi ha vinto e chi ha perso". Sulle preferenze il responsabile organizzativo del partito di Giorgia Meloni ha detto "presenteremo l'emendamento che introduce le preferenze in aula e sarà l'aula a decidere". La legge elettorale si scrive con le opposizioni a tutti i costi ? "No" dice Donzelli a Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti "con le opposizioni ricerca del dialogo a tutti i costi ma la legge elettorale si farà perché serve al Paese".
Sul fronte Ucraina, spiega, "ha difeso finora l'Europa e si è meritata la possibilità di essere un partner strategico e in futuro, vedendo le modalità, anche un componente dell'Europa".

Categoria: politica
16:44
Juventus e Torino, vietate le trasferte fino al 3 novembre: la decisione del Viminale
(Adnkronos) - Stop alle trasferte per i tifosi del Torino e della Juventus. Dopo gli incidenti avvenuti nel corso del derby del 24 maggio scorso, il Viminale ha disposto il divieto di trasferta fino al 3 novembre 2026. La misura incide sulle prime dieci giornate della stagione 2026/2027 del campionato di calcio.
L'episodio risale al 24 maggio quando la partita è iniziata con un notevole ritardo rispetto alle altre in programma alle 20.45 a causa di disordini fuori dallo stadio. Il prepartita è stato caratterizzato da violenti scontri tra le due tifoserie avvenuti nel pomeriggio, con un tifoso di 36 anni che ha riportato un trauma cranico ed è stato ricoverato in ospedale in codice rosso.

Categoria: cronaca
16:13
Malattie rare, nuova roadmap per la cura dell’Egpa tra reti multidisciplinari e terapie mirate
(Adnkronos) - Superare la frammentazione assistenziale, azzerare i ritardi diagnostici e promuovere percorsi di presa in carico efficaci. Sono gli obiettivi del piano in 7 punti elaborato dalle associazioni dei pazienti con Granulomatosi eosinofila con poliangioite (Egpa) presentato oggi a Roma alla Camera dei Deputati in un evento che ha visto riuniti istituzioni, comunità scientifica, associazione di pazienti e Industria. La roadmap di azioni concrete scaturisce dal lavoro di ascolto e co-creazione che ha dato vita al Libro bianco 'Storie di vita con Egpa”, promosso da Gsk con il patrocinio di Apacs Aps, di Egpa Study Group e delle principali società scientifiche impegnate in quest’area: un punto di partenza fondamentale che ha raccolto evidenze, criticità e proposte lungo tutto il patient journey della persona con Egpa. “L’evento di oggi segna il passaggio successivo: dalla consapevolezza alla responsabilità condivisa, dalla fotografia del problema alla definizione di priorità attuabili”. A sottolinearlo è Francesca R. Torracca, presidente Apacs Aps (Associazione Pazienti Sindrome di Churg-Strauss). “Le Istituzioni sono sensibilizzate sulle tante criticità su cui si deve velocemente intervenire affinché la rarità non sia una condanna. E siamo fiduciosi, perché il cambiamento è già iniziato”.
Il piano d’azione in 7 punti. Concretezza la parola chiave che ha guidato il confronto verso una roadmap di interventi prioritari; l’adozione di un Pdta a livello nazionale; il superamento delle disomogeneità regionali attraverso una governance nazionale realmente condivisa sulle vasculiti rare; l’introduzione di un codice di invalidità civile specifico per l’Egpa; la definizione univoca delle caratteristiche strutturali della patologia; l’istituzione di un Registro Nazionale dell’Egpa; l’attivazione di campagne pubbliche di informazione e formazione; l’ottimale utilizzo dei fondi dedicati nell’ambito del Piano nazionale malattie rare 2023-2026
Cos’è l’Egpa: il punto di vista dei clinici. E'una malattia rara con una prevalenza inferiore a 5 casi ogni 100.000 abitanti. “Nelle sue fasi iniziali è spesso confusa con asma grave o rinosinusite cronica, e diventa particolarmente pericolosa quando evolve nella fase vasculitica, aggredendo organi vitali come il cuore, i reni e il sistema nervoso periferico” spiega Augusto Vaglio, Professore Associato in Nefrologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Nefrologia presso l’Università degli Studi di Firenze, Coordinatore aziendale delle Malattie Rare e Dirigente Medico presso Unità di Nefrologia, Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer, Firenze. “È frequente che la diagnosi della malattia sia tardiva. Spesso, infatti, passano anni prima di riuscire a identificarla, un tempo troppolungo in cui i danni d’organo evolvono in modo irreversibile. Il tempo è un fattore critico di successo del percorso terapeutico”.
La complessità sistemica dell'Egpa impone di agire subito sulla governance del percorso del paziente: oggi manca un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta) condiviso a livello nazionale e questa mancanza di uniformità crea una sanità a più velocità, quando servirebbe invece connettere la medicina del territorio con i grandi centri hub ospedalieri, creando delle corsie preferenziali di accesso. “Il paziente deve sentirsi parte di un “sistema familiare” in cui ogni figura sanitaria coinvolta lo segue in modo coordinato - aggiunge Cristiano Caruso, Direttore UOSD Allergologia e Immunologia Clinica, Fondazione Policlinico A. Gemelli Irccs roma e delegato ai rapporti con associazione pazienti della Siaaic, Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica. “In questo senso l’ospedale non deve accentrare, ma condividere la presa in carico con il territorio per garantire continuità assistenziale. Altro elemento centrale è il caregiver, figura fondamentale per il paziente soprattutto in presenza di problemi di mobilità, immunosoppressione o difficoltà a seguire il percorso da solo. In assenza di una rete territoriale o familiare, anche una terapia efficace può non bastare”.
Oltre all’adozione di Pdta chiari, condivisi e omogenei a livello nazionale, è urgente il riconoscimento di un codice di invalidità specifico, che valorizzi la complessità e l’impatto sistemico dell’EGPA. Serve inoltre un impegno deciso per potenziare la formazione dei medici di medicina generale e degli specialisti. “Si tratta di una patologia che unisce la vasculite all'infiltrazione di eosinofili nei tessuti - spiega Giacomo Emmi, Professore Ordinario di Medicina Interna, Università di Trieste e direttore Struttura complessa medicina clinica, immunologia e reumatologia, ospedale yniversitario Cattinara, Trieste – Questa infiammazione può nel tempo causare a livello cardiaco fibrosi ed eventuale insufficienza cardiaca anche in soggetti giovani, compromettendo la loro salute fisica e psicologica. Il precoce danno infiammatorio a carico di arterie e vene accelera la degenerazione vascolare, elevando il rischio di eventi trombotici, tra cui infarto ed ictus fino ad un paziente su quattro. La terapia spazia dal cortisone agli immunosoppressori e farmaci biologici in base alla gravità, ma richiede sempre una gestione multidisciplinare guidata da uno specialista”.
Tra le criticità evidenziate, ancora, la disparità nell’accesso ai farmaci tra le varie regioni. “L'azione terapeutica deve evolvere verso una reale sostenibilità nella vita quotidiana del paziente - afferma Roberto Padoan, Responsabile del Centro Vasculiti di Padova presso l’Uoc Reumatologia dell'Azienda Ospedale-Università Padova – La gestione dell’Egpa è cambiata in modo significativo grazie all’arrivo di terapie mirate, capaci di agire su meccanismi chiave della malattia, inclusa l’infiammazione eosinofilica. Oggi la sfida è portare precocemente queste innovazioni nei percorsi di cura ordinari, con l’obiettivo di controllare meglio la malattia, limitare il ricorso prolungato ai glucocorticoidi e migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
Il ruolo della politica. L’appello della comunità scientifica ha trovato ascolto presso i decisori politici e istituzionali. "Ospitare alla Camera dei deputati la presentazione del Libro Bianco sull’Egpa significa contribuire a dare attenzione istituzionale a una patologia rara ancora poco conosciuta ma fortemente impattante per pazienti e caregiver. È fondamentale sostenere occasioni di dialogo come questa, che mettono in rete istituzioni, clinici e associazioni pazienti per promuovere una presa in carico più tempestiva ed equa. Le evidenze e le proposte contenute nel Libro Bianco potranno inoltre costituire una base di lavoro utile anche per future iniziative parlamentari finalizzate a mantenere alta l’attenzione sui bisogni dei pazienti con Egpa", afferma Gian Antonio Girelli, componente XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati.
Il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche è condizione imprescindibile per migliorare concretamente la vita dei pazienti con Egpa, malattia che, per la sua complessità e la sua scarsa conoscenza, rischia di essere invisibile. “Accendere i riflettori sulle malattie rare significa dare attenzione a bisogni spesso poco visibili ma molto concreti per pazienti e famiglie. La presentazione di oggi del Libro Bianco sull’Egpa rappresenta un momento importante per valorizzare il lavoro svolto da Apacs, dalla comunità scientifica e da tutti gli stakeholder coinvolti, favorendo una maggiore consapevolezza su diagnosi, presa in carico e qualità della vita. È ora dovere delle istituzioni tradurre questa consapevolezza in un impegno concreto e continuativo a sostegno dei malati rari, rafforzando le politiche di presa in carico e l’equità di accesso alle cure.” aggiunge la senatrice Elena Murelli, capogruppo 10a Commissione Affari sociali e membro IV Commissione Politiche dell'Ue del Senato della Repubblica

Categoria: salute
16:11
Via libera Cdm a decreti su Intelligenza artificiale, Piantedosi: "Al servizio della polizia, ma nessun Grande Fratello"
(Adnkronos) - Via libera del Consiglio dei ministri a due decreti legislativi in materia di intelligenza artificiale, con l'Ai messa al servizio anche delle forze di polizia. Ma "ma non c'è nessun Grande Fratello generalizzato perché è vietato l'utilizzo di banche dati biometriche create con raccolta massiva e generalizzate, quindi non mirata, di dati dal web''. Ad assicurarlo è il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa dopo il Cdm.
''Sono sono previsti elementi di informazione specifica per gli operatori di polizia e anche la possibilità per le forze di Polizia di sperimentare nuove soluzioni di intelligenza artificiale in ambienti protetti, in particolare ad alto rischio, in ambienti controllati'', ha aggiunto.
''L'intelligenza artificiale è un supporto e non è un poliziotto automatizzato, le decisioni restano umane'', le parole del ministro, che continua: "Ci sono delle regole stringenti per l'identificazione biometrica in tempo reale per finalità di polizia che è ammessa solo in casi eccezionali". L'utilizzo in tempo reale, ha poi precisato, può avvenire anche ''prima della commissione di reati'' nei casi di ''pericolo, minacce gravi specifiche'' come quelle ''con finalità di terrorismo o altri reati di particolare allarme sociale, oppure quando c'è necessità per la ricerca di persone scomparse o vittime di tratta, sequestro e sfruttamento sessuale''.
Piantedosi ha poi spiegato che ''serve la richiesta del questore, quindi dell'autorità di pubblica sicurezza che va indirizzata al procuratore della Repubblica e quindi poi una necessaria autorizzazione della autorità giudiziaria''. ''Sono peraltro previsti meccanismi di valutazioni di impatto sui diritti fondamentali prima dell'uso e anche meccanismi di notifica al garante della privacy delle condizioni di utilizzo'', ha spiegato.
''L'obiettivo è quello di mettere a disposizione delle funzioni di polizia, quindi di sicurezza, anche le tecnologie più avanzate. Il decreto stabilisce che l'intelligenza artificiale è un importante innovativo strumento di supporto dell'attività dell'operatore di polizia, ma non un sostituto delle decisioni umane. Questo è importante tenerlo in considerazione perché questo concetto permea un po' tutta la parte del procedimento che riguarda questo specifico utilizzo. Ogni utilizzo deve essere proporzionato, sottoposto a revisione e a sorveglianza umana qualificata e ovviamente rispettoso delle regole in materia di protezione dei dati personali, in particolare per quanto riguarda i dati sensibili'', sottilinea ancora il ministro.

Categoria: politica
15:59
Porti Roma e Lazio, trimestre record per passeggeri e automotive
(Adnkronos) - I Porti di Roma e del Lazio continuano a confermarsi protagonisti nel panorama nazionale e internazionale del traffico passeggeri. I dati statistici relativi al primo trimestre del 2026 evidenziano infatti una crescita significativa dei crocieristi e dei passeggeri di linea nel porto di Civitavecchia, principale scalo del network laziale. Nei primi tre mesi dell’anno sono transitati nel porto di Civitavecchia oltre mezzo milione di passeggeri. A trainare il risultato è il comparto crocieristico che, con 335.459 crocieristi movimentati, registra un incremento del 32,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 (+81.539 passeggeri) che è stato l'anno record per lo scalo con oltre 3,5 milioni di crocieristi.
Particolarmente rilevante la crescita dei passeggeri “home port”, aumentati del 40,5%, mentre quelli in transito crescono del 27,2%, confermando il ruolo sempre più centrale di Civitavecchia come porto scelto per l’inizio e la conclusione delle crociere nel Mediterraneo. Positivo anche il dato relativo ai passeggeri delle Autostrade del Mare che, con un incremento del 17,9% (+25.871), raggiungono quota 170.692 unità nei primi novanta giorni dell’anno. La crescita del traffico passeggeri si riflette anche sul numero complessivo degli accosti, che registra un aumento del 9,8%, per un totale di 491 approdi: 128 navi da carico (+1%), 87 navi da crociera (+40,3%) e 276 navi di linea (+7%).
Continua inoltre l’espansione del settore automotive nel porto di Civitavecchia che, dall’inizio del 2026, segna un incremento del 49,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 77.650 autovetture movimentate (+25.686). Un dato che conferma il crescente ruolo dello scalo come piattaforma logistica di riferimento per uno dei comparti industriali più importanti del Paese. Per quanto riguarda il traffico commerciale, il network dei Porti di Roma e del Lazio registra complessivamente 2.942.025 tonnellate di merci movimentate, con un lieve incremento dello 0,2% rispetto al primo trimestre del 2025.
Nel dettaglio, il porto di Civitavecchia registra un traffico complessivo pari a 1.761.362 tonnellate (-1%), ma con performance particolarmente positive in diversi comparti merceologici. Crescono le rinfuse liquide, che segnano un aumento del 27,1%, per un totale di 301.375 tonnellate movimentate (+64.280 tonnellate). All’interno del comparto, i prodotti raffinati raggiungono 291.375 tonnellate, con un incremento del 24,2% rispetto al primo trimestre del 2025. In crescita anche il settore delle merci varie in colli, che raggiunge 1.362.932 tonnellate (+2,4%; +32.181 tonnellate). Si registra invece una contrazione del traffico delle rinfuse solide (-54%; -113.812 tonnellate), legata all’ormai completo azzeramento del carbone e alla diminuzione dei prodotti metallurgici (-61,5%) e dei minerali grezzi (-60,8%). Un calo parzialmente compensato dall’aumento della categoria “altre rinfuse solide”, che cresce del 72,7%, attestandosi a 21.272 tonnellate movimentate. In lieve diminuzione anche il traffico container, con 26.428 Teu movimentati (-5,4%).
Per quanto riguarda gli altri scali del network laziale, il porto di Gaeta registra nel primo trimestre del 2026 un traffico complessivo pari a 487.051 tonnellate, con una crescita del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata principalmente dalle merci solide (+5,9%) e, in misura minore, dalle merci liquide (+2,5%). In aumento anche il numero degli accosti, che cresce del 13,6%, per un totale di 67. Nel porto di Fiumicino, infine, il traffico complessivo si attesta a 693.612 tonnellate (+0,5%), costituito prevalentemente dai prodotti raffinati destinati all’approvvigionamento dell’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci.
"Il primo trimestre del 2026 conferma la solidità del percorso di crescita intrapreso dal sistema dei Porti di Roma e del Lazio e dimostra come Civitavecchia stia consolidando il proprio ruolo di hub strategico nel Mediterraneo", dichiara il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa. "I risultati registrati nel comparto crocieristico sono particolarmente significativi. L’aumento dei passeggeri, soprattutto nel segmento home port, testimonia la crescente attrattività internazionale dello scalo e il rafforzamento del suo ruolo quale porta d’accesso privilegiata a Roma e all’Italia. Al tempo stesso, la forte crescita del traffico automotive conferma la capacità del porto di intercettare nuovi flussi di traffico legati alla logistica. Proprio per questo ho voluto proporre l'idea di realizzare un grande multipiano che possa servire anche a dare una risposta concreta alla necessità di ulteriori spazi per fare crescere ancora l'automotive", aggiunge Latrofa.
"Stiamo portando avanti - prosegue Latrofa - interventi strategici che saranno determinanti per il futuro dei porti dell’intero network laziale: dal completamento dell’ultimo miglio ferroviario al cold ironing, dalle opere previste dal Pnrr ai progetti legati alla sostenibilità energetica e all’idrogeno, fino alla realizzazione del primo lotto del porto commerciale di Fiumicino. Infrastrutture moderne, intermodalità efficiente e transizione ecologica rappresentano le condizioni indispensabili per sostenere la crescita dei traffici, aumentare la competitività dei nostri scali e generare nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale per il territorio".
"Anche i numeri in crescita dei traffici commerciali del porto di Gaeta - aggiunge il presidente dell'Adsp - ci restituiscono l'immagine di uno scalo in salute, che già dai prossimi mesi potrà beneficare di un ulteriore impulso positivo anche per i passeggeri. Al Seatrade di Miami abbiamo avviato la promozione di Gaeta come porto per le navi boutique e il segmento delle crociere del lusso, per le quali stiamo aprendo un tavolo con Comune, Capitaneria di Porto e altri stakeholder per cogliere nuove opportunità molto concrete".
"Questi numeri – conclude Latrofa – sono il frutto di un lavoro di sistema che coinvolge gli operatori, le imprese, le istituzioni del territorio e l’Adsp, che ringrazio come squadra, che ho trovato lacerata internamente al mio arrivo e che insieme stiamo ricostruendo con soddisfazione di tutti, a partire dai dipendenti. I risultati rappresentano anche uno stimolo a proseguire con determinazione lungo la strada degli investimenti infrastrutturali e dell’innovazione",

Categoria: economia
15:57
Dolore cronico per 10 mln di italiani, anestesisti: "Mancano cure uniformi, serve una legge"
(Adnkronos) - Dieci milioni di italiani convivono con il dolore cronico. "Un dolore che non finisce, che cambia la vita, che impedisce di lavorare, di dormire, di avere una vita sociale soddisfacente. Una malattia riconosciuta a livello internazionale come tale, con radici fisiche, psicologiche e sociali". Eppure, "in Italia chi ne soffre non ha le stesse possibilità di cura a seconda di dove abita, e spesso non sa nemmeno che esiste uno specialista dedicato", denuncia la Siaarti, Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia Intensiva. "Dalla Sicilia al Piemonte cambia tutto: quali terapie sono rimborsate, quante strutture esistono, persino se lo specialista c'è o no", incalzano gli specialisti che - a quasi 2 mesi dal congresso Siaarti di Area Medicina del dolore che si è svolto a Riccione ad aprile - rilanciano l'allarme rivolgendo "una richiesta precisa alle istituzioni: un atto normativo vincolante che metta fine alla disomogeneità oggi esistente nella cura del dolore cronico".
"In Italia - ricorda la Siaarti - esiste da anni una legge (la 38 del 2010) e un riconoscimento formale della terapia del dolore come specialità medica autonoma. Ma il passaggio dalle norme alla realtà è ancora incompleto e disuguale". Un caso concreto lo illustra Paolo Cotogni, direttore della Struttura complessa di Terapia del dolore della Città della Salute e della Scienza di Torino: "In Piemonte il tariffario regionale approvato nel 2024 non associava alcune terapie tipiche degli specialisti del dolore alla branca corretta, attribuendole invece a radiologi o neurochirurghi. Lo specialista giusto non poteva erogare ufficialmente quelle cure. Il problema è stato corretto solo nel 2025, dopo ripetute richieste. Un'eccezione positiva nella stessa regione: grazie a una delibera del 2014, l'Aou Città della Salute e della Scienza dispone di 9 posti letto dedicati alla terapia del dolore, caso ancora raro in Italia". Il messaggio della società scientifica degli anestesisti-rianimatori italiani è che oggi lungo la Penisola "ci sono regioni con reparti dedicati e posti letto per la terapia del dolore, e regioni dove non esistono. Regioni che rimborsano determinate terapie innovative e Regioni che non lo fanno. Addirittura, all'interno della stessa regione, la situazione può cambiare da un ospedale all'altro".
"Il dolore cronico è spesso sottovalutato perché non immediatamente visibile. Non solo per il paziente, ma anche per gli amministratori. La mancanza di una codifica della patologia rende difficile comprendere quante persone si rivolgono ai nostri ambulatori e perché", sono le parole di Silvia Natoli, responsabile Area culturale Siaarti Dolore e cure palliative, che fotografano uno dei nodi più profondi del problema: "Il dolore cronico non si vede, non lascia tracce evidenti, non finisce sui referti. Ed è proprio questa sua invisibilità - agli occhi dei pazienti, dei medici di medicina generale, degli amministratori sanitari - che rende così difficile conferirgli l'attenzione dovuta sul piano istituzionale", rilevano gli esperti.
"Il dolore cronico non è un sintomo: è una malattia", chiarisce Arturo Cuomo, direttore Sc Anestesia e rianimazione e Terapia antalgica dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli: "Il dolore cronico coinvolge la sfera psicologica, relazionale e lavorativa della persona, determinando frequentemente condizioni di vera e propria disabilità dolorosa", sottolinea. "Chi ne soffre spesso non riesce a lavorare, si isola, sviluppa depressione. Il costo umano è enorme" e "quello economico - tra giornate lavorative perse, accessi impropri al pronto soccorso, terapie non appropriate - lo è altrettanto", evidenzia la Siaarti. Per costruire risposte adeguate servono strutture e percorsi condivisi, osserva Cesare Bonezzi, Senior Consultant Unità di Terapia del dolore Istituti clinici scientifici Maugeri, Irccs Pavia. "E' fondamentale definire percorsi diagnostico-terapeutici condivisi, strutture adeguatamente accreditate e reti realmente operative - precisa - Solo attraverso un'organizzazione omogenea sarà possibile garantire appropriatezza clinica, continuità assistenziale e accesso uniforme alle cure. La disciplina si occupa di pazienti complessi, spesso con patologie croniche di confine tra varie specialità, che richiedono un approccio interdisciplinare e competenze altamente specifiche. Fondamentale" per Bonezzi anche "garantire una corretta valorizzazione delle procedure terapeutiche e mininvasive, alla luce dell'evoluzione tecnologica e dei costi organizzativi che comportano".
Il nodo centrale, secondo la Siiarti, "non è la mancanza di conoscenze mediche né di documenti tecnici, ma la mancanza di uno strumento normativo che obblighi le Regioni ad applicare le stesse regole". Ricorda Antonino Giarratano, past president della società scientifica e componente del Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute: "Come Siaarti abbiamo dimostrato negli anni la capacità di produrre documenti tecnici di alto livello. Ma il nodo vero è un altro: tutto ciò che produciamo sarà recepito dalla Conferenza Stato-Regioni? Diverrà un decreto che imponga l'omogeneizzazione sul territorio nazionale? Perché altrimenti chi lavora sul campo è costretto a cercare nei codici esistenti quale assomiglia di più alla procedura che sta eseguendo, senza riconoscimento e senza logica". Giarratano ribadisce inoltre che "la crescente domanda assistenziale richiede specialisti adeguatamente preparati, ma oggi i percorsi formativi nelle scuole di specializzazione risultano ancora insufficienti rispetto alla complessità clinica e organizzativa della disciplina". Sul piano pratico indica la strada Franco Marinangeli, ordinario di Anestesia e rianimazione all'università dell'Aquila: "La società scientifica deve dare linee di indirizzo e portarle al ministero. Dopodiché, dentro ogni ospedale, è il direttore generale che con l'atto aziendale decide se istituire un reparto di terapia del dolore. Ognuno di noi conosce la propria realtà locale e deve usare quegli strumenti per orientare le direzioni aziendali. La via esiste. Ma oggi il primo obiettivo è rialzare l'attenzione sul tema e fare in modo che i documenti che produciamo arrivino a una soluzione concreta".
In questo quadro, si legge in una nota, "Siaarti si rende disponibile a collaborare con il ministero della Salute a un decreto che obblighi tutte le Regioni ad applicare in modo uniforme il riconoscimento della terapia del dolore come specialità, con strutture accreditate e tariffe omogenee. Parallelamente, la società scientifica chiede che il dolore cronico venga inserito tra le patologie del Piano nazionale della cronicità, e che nelle nuove Case di comunità Hub sia garantita la presenza di uno specialista in grado di intercettare i pazienti prima che arrivino al pronto soccorso. Sul fronte dei trattamenti, i tariffari regionali devono riconoscere e remunerare adeguatamente le terapie innovative e mininvasive. Infine, occorre investire nella formazione: i percorsi nelle scuole di specializzazione sono ancora insufficienti rispetto alla complessità di una disciplina che riguarda 10 milioni di persone". Conclude Bonezzi: "Garantire a chi soffre di dolore cronico lo stesso accesso alle cure indipendentemente dalla regione in cui vive non è una questione organizzativa. E' una questione di equità".

Categoria: cronaca
15:53
'Super Karaoke', stasera 10 giugno su Canale 5: Sal Da Vinci ospite
(Adnkronos) - Stasera, mercoledì 10 giugno, torna su Canale 5 'Super karaoke' con il secondo appuntamento. Alla conduzione Michelle Hunziker che si mette in gioco insieme agli ospiti e ai concorrenti in gara. I protagonisti dello show sono le persone comuni che condividono la passione per il canto e che si sfidano a colpi di karaoke.
A contendersi la vittoria quattro squadre, ciascuna composta da cinque concorrenti scelti dai capisquadra: Lucilla Agosti, Daniele Battaglia, Fabio De Vivo e Rosaria Rollo. Questi ultimi hanno a disposizione, inoltre, alcuni 'partecipanti speciali', denominati Wild Card, che possono aggiungersi alla squadra per dare il proprio contributo sul palco.
Nel corso della sfida, i concorrenti hanno l’opportunità di duettare con alcuni dei più grandi artisti della musica italiana. Ospiti della seconda puntata: Sal Da Vinci, Anna Tatangelo, Francesco Renga e Serena Brancale.
Le voci in gara si sfidano sulle note dei più celebri brani della musica italiana, dai grandi classici e alle hit degli anni Ottanta, Novanta e di oggi: brani che hanno fatto cantare intere generazioni. Al termine della competizione è il pubblico presente in piazza Trento e Trieste a Ferrara a decretare il vincitore.

Categoria: spettacoli
15:50
Meloni mezza nuda sul letto? La premier: "Ci deve essere scritto 'prodotto con Ai', se no abbiamo un problema"
(Adnkronos) - L'intelligenza artificiale è una "questione tra le più complesse del nostro tempo". Lo afferma Giorgia meloni del giorno del consiglio dei Ministri convocato proprio per approvare i decreti attuativi delle norme di riferimento sull'utilizzo dell'IA. E la premier, per sottolineare come si stia andando "verso un mondo nel quale diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è", cita come esempio la sua foto fake in lingerie, da lei stessa rilanciata, che ha fatto il giro del web.
"Se vedi la Meloni in camicia da notte, sul letto, mezza nuda, non pubblicare la foto dicendo 'si può un presidente del Consiglio dei Ministri presentare così' perché ci sarà scritto 'la Meloni è nuda perché è stato fatto con l'intelligenza artificiale'. Altrimenti abbiamo un problema", ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un passaggio del suo intervento all'assemblea generale di Confcommercio, ricodando che "abbiamo fatto una proposta a livello internazionale, cioè quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall'intelligenza artificiale, deve essere scritto in sovraimpressione 'è prodotto dall'intelligenza artificiale'".
Il tema, ha ribadito la presidente del Consiglio, riguarda in generale la necessità di affrontare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’informazione e sulla percezione della realtà, in un contesto in cui la distinzione tra vero e falso diventa sempre più complessa.
Quanto alla sfera lavorativa, l'intelligenza artificiale è uno "strumento dal potenziale straordinario" ma la sua "potenza potremmo scoprirla davvero molto tardi". "Oggi quello che rischia di essere sostituito è il lavoro di intelletto e quindi l'impatto che può avere sul nostro mercato del lavoro è imponderabile. Noi rischiamo oggettivamente un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo nel quale la ricchezza si concentra e si verticalizza ancora di più. Va governato. Non si può governare solo a livello nazionale, va governato a livello globale, a livello internazionale", ha detto.

Categoria: politica
15:43
Nathalie Caldonazzo insultata sui social: "Mi hanno detto che sembro un verme"
(Adnkronos) - Nathalie Caldonazzo presa di mira per la sua "eccessiva magrezza". L'attrice ospite oggi, mercoledì 10 giugno, a 'La volta buona' ha parlato delle critiche ricevute sui social negli ultimi mesi a causa del suo aspetto fisico. "La situazione stava degenerando, era partito sui social un fomento di cattiveria e disprezzo nei miei confronti", ha spiegato Caldonazzo, che è intervenuta con un video su Instagram dopo i giudizi ricevuti.
La showgirl ha spiegato che le critiche sono arrivate dopo essersi mostrata sul suo profilo instagram mentre ballava insieme alla madre: "Da quel momento hanno cominciato a insultarmi dicendomi che sembravo un verme e uno scheletro", ha detto l'attrice, ricordando alcuni dei commenti ricevuti e sottolineando come provenissero tutti da account gestiti da donne.

Categoria: spettacoli
15:42
Integratori e prodotti naturali, allerta Sitox 'naturale non vuol dire sicuro'
(Adnkronos) - "Naturale non vuol dire sempre sicuro. Integratori, estratti vegetali e botanicals sono sempre più diffusi e spesso percepiti dai consumatori come prodotti innocui proprio perché di origine naturale. Ma possono contenere sostanze attive, miscele complesse, contaminanti o interagire con farmaci e terapie in corso". È l'allerta lanciata in occasione del 23esimo Congresso nazionale della Società italiana di tossicologia (Sitox), che si chiude oggi a Bologna: tre giorni di lavori, oltre 80 esperti coinvolti tra relatori, moderatori e componenti dei panel, più di 20 sessioni scientifiche e momenti congressuali, comunicazioni orali, poster session e flash communication, per fare il punto sul ruolo della tossicologia nella tutela della salute pubblica.
La sessione 'Sicurezza delle sostanze botaniche e NAMs' è stata moderata da Corrado L. Galli e Marina Marinovich e ha affrontato il tema della valutazione tossicologica delle sostanze botaniche attraverso un approccio scientifico integrato: caratterizzazione chimica, valutazione delle miscele, approcci in silico e studio della genotossicità. "Il fatto che una sostanza sia naturale non significa che sia automaticamente sicura - sottolinea Galli, past president della Sitox - Le sostanze botaniche possono contenere composti attivi, miscele complesse e contaminanti che richiedono una valutazione rigorosa, soprattutto quando vengono assunte come integratori o prodotti di largo consumo".
Il programma congressuale ha attraversato numerosi ambiti della tossicologia moderna: alimenti, farmaci, dispositivi medici, botanicals e integratori, agrofarmaci, nanomateriali, tossine naturali, tossicologia analitica e clinica. I simposi sono stati promossi dai tavoli e dai gruppi di lavoro della Sitox, e integrati dalle proposte scientifiche dei soci e delle aziende. Per gli esperti della società scientifica, il punto centrale è superare l'idea che botanicals e integratori siano prodotti 'leggeri' o privi di rischi. La sicurezza dipende dalla composizione, dalla dose, dalla qualità della materia prima, dalle possibili interazioni con farmaci e dalle caratteristiche della persona che li assume.
"La valutazione della sicurezza deve partire da una conoscenza precisa di ciò che il prodotto contiene - aggiunge Galli - Senza una corretta caratterizzazione chimica e senza strumenti adeguati per valutare tossicità, genotossicità e interazioni, il consumatore rischia di essere esposto a sostanze di cui non conosce davvero il profilo di rischio".
In questo contesto diventano centrali le NAMs-New Approach Methodologies, nuovi approcci metodologici che integrano modelli computazionali, strumenti predittivi, metodi alternativi e analisi avanzate per valutare la sicurezza in modo più mirato e moderno. "Le NAMs rappresentano un'opportunità importante - spiega Marinovich, membro della Società italiana di tossicologia - perché permettono di combinare dati chimici, biologici e computazionali per ottenere valutazioni più rapide, predittive e aderenti alla complessità reale delle sostanze botaniche. Ma devono essere utilizzate con criteri scientifici solidi e in un quadro regolatorio chiaro".
La crescente diffusione di prodotti naturali, botanicals e integratori rende necessario rafforzare anche la comunicazione verso cittadini e operatori sanitari, rimaca la Sitox. Non si tratta di demonizzare questi prodotti - precisa la società scientifica - ma di promuoverne un uso consapevole, soprattutto nei soggetti fragili, nelle donne in gravidanza, negli anziani, nei pazienti cronici o in chi assume terapie farmacologiche.

Categoria: cronaca
15:39
Cancro al seno, studio: "Una donna colpita su 3 è depressa, 1 su 10 perde il lavoro"
(Adnkronos) - Una donna su 3 con tumore della mammella presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti. L'ansia rappresenta la dimensione psicologica più diffusa: oltre il 30% manifesta livelli moderati o severi e quasi la metà riporta sintomi lievi. Il 52% segnala un aumento dello stress di coppia e il 67% problemi significativi di intimità sessuale, che permangono anche dopo la fine dei trattamenti. La malattia ha effetti rilevanti anche sulla dimensione professionale e sui progetti di vita. Circa il 10% delle donne interrompe completamente lavoro o formazione, oltre il 20% riduce le ore lavorate e circa il 6% modifica ruolo o occupazione. Sono alcuni dei principali risultati del II Rapporto Andos–Crea Sanità 'Effetti collaterali del cancro alla mammella: qualità di vita', presentato oggi a Roma, realizzato per approfondire l'impatto del carcinoma mammario sul lavoro, sul benessere psicologico, sulle relazioni familiari e affettive e sulla qualità di vita percepita.
Alla survey hanno partecipato 1.590 donne, di cui 1.051 hanno completato integralmente il questionario. La qualità di vita percepita risulta significativamente inferiore rispetto alla popolazione generale femminile, sia sul piano fisico che psicologico. Dal punto di vista professionale, "le difficoltà sono più frequenti tra le lavoratrici dipendenti, con contratti a tempo determinato ed indeterminato - emerge dalla ricerca - e nelle pazienti sottoposte a chemioterapia, trattamento associato al maggiore impatto negativo in ambito occupazionale, anche se pure l'ormonoterapia determina nel tempo rilevanti problemi lavorativi. Oltre il 45% delle donne dichiara di aver dovuto modificare in modo abbastanza rilevante i propri progetti di vita e il 22% parla di cambiamenti molto o moltissimo impattanti. Tra le under 40, il 58,1% riferisce di aver rinunciato ad avere figli".
"Negli ultimi anni i progressi della ricerca e delle terapie hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza nel tumore della mammella, ma oggi sappiamo che non basta salvare la vita: dobbiamo restituirla - afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos - Questo report conferma quanto la malattia continui a incidere sulla quotidianità delle donne, sulle relazioni, sul lavoro, sulla progettualità personale e sulla serenità psicologica, anche molti anni dopo la diagnosi. Il supporto psiconcologico e sociale non può più essere considerato un elemento accessorio, ma deve diventare parte integrante del percorso di cura, così come l’ascolto dei bisogni concreti delle donne".
L'analisi - si legge nel report - evidenzia un carico psicologico particolarmente elevato: le paure più rilevanti sono quella di "non guarire per un'eventuale recidiva, quella degli effetti collaterali dei trattamenti e quella inerente al futuro dei familiari, con oltre il 65-75% delle donne che attribuisce a questi aspetti un impatto importante". Inoltre, "il 21,2% riporta livelli moderati di ansia e il 10,9% severi, mentre quasi la metà (47,9%) sintomi lievi, l'analisi per età dimostra quanto questo sia un problema per le donne più giovani e in trattamento, sia con chemioterapia o, in misura minore, con ormonoterapia. Affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, isolamento percepito e perdita di autostima restano elementi diffusi e persistenti nel tempo".
"L'indagine mostra con chiarezza che la qualità della vita delle donne con tumore della mammella è influenzata non solo dalla patologia, ma anche dalle conseguenze psicologiche, relazionali, familiari e sociali dell'esperienza oncologica - spiega Barbara Polistena, direttore scientifico di Crea Sanità - I dati dimostrano come il disagio emotivo non si esaurisca nella fase iniziale della malattia, ma possa protrarsi nel tempo, incidendo sulla quotidianità, sulle relazioni affettive, sulla genitorialità, sul lavoro e sulla capacità di progettare il futuro. La survey evidenzia un impatto multidimensionale persistente che richiede un approccio di presa in carico realmente integrato e multidisciplinare, capace di considerare la persona nella sua globalità e di accompagnarla anche oltre la fase più acuta delle cure".
"Questi risultati mostrano come il carcinoma mammario produca effetti che vanno ben oltre la dimensione clinica, generando conseguenze organizzative, sociali ed economiche che incidono sui percorsi di vita - sottolinea Federico Spandonaro, presidente del Comitato scientifico di Crea Sanità - Per il sistema sanitario questo significa investire in modelli di presa in carico più strutturati, continuità assistenziale, supporto psicologico e strumenti di accompagnamento sociale e lavorativo, affinché la sopravvivenza si traduca anche in una migliore qualità della vita e in minori disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di cura e reinserimento".
"La ricerca oncologica ci ha insegnato a misurare sempre meglio l’efficacia delle cure, ma oggi dobbiamo fare un passo ulteriore e capire come le donne vivono realmente la malattia - afferma Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associaione italiana oncologia medica) - I Patient-Reported Outcomes (Pro), cioè i disagi riferiti direttamente dalle pazienti, senza il filtro dell’oncologo, ci aiutano a valutare aspetti fondamentali come qualità di vita, benessere psicologico, sintomi, relazioni e impatto sulla quotidianità, rendendo le cure sempre più personalizzate e realmente centrate sulla persona. Questo report mostra chiaramente che il tumore della mammella continua ad avere un peso rilevante sulla componente fisica, emotiva e relazionale della vita delle donne. È una neoplasia importante che colpisce ogni anno oltre 53mila persone".
"Da questa indagine emerge un quadro di grande complessità che i Comitati Andos conoscono bene attraverso l’esperienza quotidiana accanto alle donne, ma che abbiamo il dovere di studiare e comprendere sempre meglio - conclude Flori Degrassi - L'obiettivo non è solo individuare risposte e strumenti di intervento più efficaci per accompagnare le pazienti nel percorso di cura, ma anche rafforzare la nostra attività di advocacy verso le Istituzioni e la comunità scientifica, affinché i bisogni delle donne trovino ascolto e si traducano in azioni concrete".

Categoria: cronaca
15:33
Università, lezione di Marta Cartabia alla Scuola Sant'Anna di Pisa
(Adnkronos) - Più di duecento studentesse e studenti hanno partecipato alla lezione della professoressa Marta Cartabia sugli 80 anni della Repubblica Italiana, che si è svolta oggi, mercoledì 10 giugno, presso l’Aula Magna della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. L’iniziativa rientra nell’ambito del programma del tirocinio residenziale del progetto Me.Mo. (Merito e Mobilità Sociale), il programma di Orientamento rivolto a studentesse e studenti al quarto anno delle scuole superiori, selezionati in base al merito e alla provenienza da contesti di possibile fragilità economica e sociale.
Grazie al finanziamento del progetto Pnrr Merita, la rete per il talento che unisce cinque Scuole Universitarie Superiori Italiane (Scuola Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, il Collegio Superiore dell’Università di Bologna, la Scuola Galileiana di Padova e la Scuola Superiore di Studi Avanzati della Sapienza di Roma), alla lezione hanno partecipato in collegamento anche le studentesse e gli studenti delle altre scuole coinvolte nella rete Merita.
Nel suo intervento Marta Cartabia, professoressa di Diritto Costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano, già Mministro della Giustizia del governo Draghi, ha incontrato le studentesse e gli studenti di Me.Mo. intrecciando il racconto del proprio percorso formativo e professionale con una riflessione sugli ottant’anni della Repubblica italiana. Al centro della lezione, il valore della partecipazione democratica e della capacità di riconoscere nella realtà possibilità non sempre previste. Cartabia ha ricordato come la costruzione del proprio percorso non segua necessariamente una traiettoria lineare: imprevisti e persino fallimenti possono contribuire a dare forma alle scelte personali e professionali. Richiamando anche alcuni passaggi della propria esperienza, ha invitato studentesse e studenti a leggere gli ostacoli non solo come punti di arresto, ma anche come occasioni per esplorare nuove strade e comprendere meglio la propria vocazione. La realtà, ha sottolineato, è sempre più grande degli obiettivi che ci si è dati e contiene possibilità che non sempre si riescono a vedere subito.
L’edizione 2026 di Me.Mo. coordinata dalla Scuola Superiore Sant’Anna ha registrato numeri particolarmente significativi: i tre tirocini residenziale, che si sono svolti tra maggio e giugno, hanno visto la partecipazione di 658 studentesse e studenti, selezionati tra oltre 1800 candidature. Le scuole superiore secondarie coinvolte sono state circa 300 mentre più del 38% dei partecipanti a Me.Mo. è arrivato dal sud Italia. Questi dati confermano il ruolo di Me.Mo. come una delle azioni più riconoscibili della rete Merita e come progetto capace di intercettare studentesse e studenti con alto potenziale, spesso provenienti da contesti familiari in cui l’università non è ancora una traiettoria consolidata.
«Me.Mo. è uno dei progetti che meglio rappresenta il senso della rete Merita: lavorare insieme per rendere l’accesso alla formazione universitaria più equo e consapevole», dichiara Nicola Vitiello, Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, capofila del progetto Merita. «La Scuola Sant’Anna ha sostenuto e coordinato il percorso che ha coinvolto tutte le Scuole della rete, con l’obiettivo di raggiungere studentesse e studenti ad alto potenziale, spesso privi di riferimenti familiari diretti nel mondo universitario. I risultati di questa edizione confermano che Me.Mo. è uno strumento concreto di mobilità sociale e di responsabilità pubblica del sistema universitario: il 90% dei partecipanti dichiara infatti di iscriversi all’università».
Me.Mo. si rivolge in particolare ai cosiddetti first generation students, studentesse e studenti figli di genitori non laureati, con l’obiettivo di accompagnarli in un percorso di orientamento che mira ad ampliare le opportunità, ridurre le disuguaglianze informative e rafforzare la fiducia nelle proprie possibilità.
Per la rete Merita, Me.Mo. rappresenta un progetto identitario: il percorso ha permesso alle Scuole della rete di lavorare insieme su un obiettivo comune, mettendo a disposizione competenze, tutor, attività formative e strumenti di orientamento per avvicinare sempre più studenti e studentesse alle opportunità dell’alta formazione.
L’evento finale non segna la conclusione dell’esperienza Me.Mo. Grazie al piano di sostenibilità della rete Merita e a finanziamenti dedicati, il progetto proseguirà anche nei prossimi anni a livello di rete, con il coinvolgimento delle cinque Scuole e con la possibilità di ulteriori collaborazioni con altri atenei.
La prosecuzione di Me.Mo. conferma la volontà della rete Merita di rendere stabile un modello di orientamento avanzato, capace di contribuire concretamente alla mobilità sociale e di rafforzare il ruolo delle Scuole universitarie superiori nel sistema universitaro nazionale.

Categoria: cronaca
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17:49
Erdogan attacca: "Israele minaccia per umanità". Ira Netanyahu: "No lezioni da dittatore antisemita"
(Adnkronos) - Israele è "una minaccia per l'umanità", per questo "va fermato". No, "non accettiamo lezioni da un dittatore antisemita che stermina i curdi''. E' un botta e risposta al vetriolo quello a distanza tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Con il leader turco che, ancora una volta, è tornato a paragonare il premier israeliano ad Adolf Hitler.
''Ottantacinque anni fa, il silenzio e la mancata azione di fronte a Hitler portarono alla morte di 80 milioni di persone in tutto il mondo. Tutta l'umanità pagò il prezzo della follia di un tiranno squilibrato. Oggi, lo stesso errore si sta ripetendo'', ha dichiarato Erdogan in Parlamento. ''Le azioni genocidarie del macellaio di Gaza Netanyahu e del suo governo vengono osservate con lo stesso silenzio e la stessa mancanza di reazione che un tempo accolsero Hitler'', ha aggiunto Erdogan, sottolineando che ''nessuno dovrebbe dimenticare che quando un incendio divampa, non brucia solo la regione in cui ha inizio'', ma ''le sue scintille si propagano in tutto il mondo''.
Quindi, ha sottolineato il presidente turco, ''così come oggi il mondo intero sta pagando il prezzo della situazione irrisolta nello Stretto di Hormuz, se non si pone fine all'illegalità di Israele, tutta l'umanità, insieme alla regione, ne subirà le conseguenze''.
La risposta di Netanyahu non si è fatta attendere ed è stata affidata a 'X'. ''Il dittatore antisemita Erdogan, che sta commettendo un genocidio contro i curdi, sostiene l'organizzazione terroristica Hamas, opprime il suo stesso popolo e imprigiona gli oppositori politici, è l'ultima persona che può dare lezioni di moralità allo Stato di Israele'', ha scritto il premier israeliano in un post. ''Lo Stato di Israele e le Forze di Difesa Israeliane, l'esercito più morale del mondo, continueranno ad agire con fermezza contro l'Iran e i suoi alleati, che minacciano il Medio Oriente e il mondo intero'', ha concluso.
L'attacco di Erdogan a Netanyahu è l'ultimo di una serie, alimentato negli anni dalle politiche del governo israeliano contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania e contro il Libano. A giugno di un anno fa, sempre in Parlamento, Erdogan aveva definito Netanyahu "di gran lunga peggio di Hitler" e aveva difeso il ''diritto legttimo dell'Iran di difendersi dal terrorismo di Israele''.
Due anni fa, ancora una volta a giugno in Parlamento, Erdogan aveva definito Netanyahu un ''malato di mente'' che con le sue azioni in Libano avrebbe ''aggravato il disastro''. Più di recente, lo scorso marzo, in un discorso effettuato durante il primo giorno dell’Eid-al-Fitr Erdogan aveva detto che "il terrore di Netanyahu continua a minacciare la pace regionale e globale".

Categoria: internazionale/esteri
17:25
F24 e addebito diretto sul conto corrente, ecco come funzionerà
(Adnkronos) - Novità in arrivo per i contribuenti italiani. Grazie al Decreto Semplificazioni sarà infatti possibile pagare le tasse come la gran parte delle bollette, decidendo di abbinare l'Iban del proprio conto corrente all'F24, consentendo così di pagare tutte le somme dovute all'Agenzia delle Entrate. L'addebito automatico, previsto a livello normativo, non è ancora attivo, ma si attendono novità a breve.
Ma come funzionerà questa svolta digitale concretamente? “I modelli F24 sempre più potranno essere gestiti attraverso piattaforme digitali e canali di pagamento più rapidi, con procedure automatizzate simili a quelle già utilizzate per luce, gas, acqua o telefonia, tipo PagoPa con bollettini già prestampati, quindi tramite home banking, tabaccherie, app ed altri sistemi digitali. Naturalmente gli F24 con compensazioni o a zero devono essere pagati ancora tramite Entratel o altri canali dell'Agenzia delle Entrate", spiega ad Adnkronos/Labitalia Marco Cuchel, presidente dell'Associazione nazionale commercialisti.
Una svolta digitale necessaria, secondo il professionista. "La possibilità di pagare gli F24 con modalità sempre più simili a quelle utilizzate per le bollette rappresenta un passo importante verso la semplificazione del rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria", sottolinea Cuchel.
E non mancheranno i vantaggi, come sottolinea Cuchel: "Rendere i pagamenti fiscali più intuitivi, digitali e accessibili significa ridurre errori, tempi burocratici e difficoltà operative sia per i cittadini sia per le imprese. È una misura che va nella direzione giusta perché favorisce trasparenza, tracciabilità ed efficienza amministrativa. Per i professionisti e per le aziende significa poter gestire gli adempimenti con procedure più snelle e moderne, mentre per la pubblica amministrazione vuol dire migliorare la qualità dei controlli e velocizzare la gestione degli incassi", rimarca.
Ma per Cuchel, in conclusione, "la vera sfida sarà accompagnare questa innovazione con sistemi informatici realmente integrati e con una semplificazione concreta delle procedure fiscali". (di Fabio Paluccio)

Categoria: lavoro
17:21
Truppe russe al confine con la Nato, l'allarme danese: "Rischio guerra nei prossimi tre anni"
(Adnkronos) - La Russia non si starebbe preparando soltanto a sostenere la guerra in Ucraina. Secondo una lunga inchiesta della tv pubblica danese DR, realizzata insieme alle omologhe svedese Svt, norvegese Nrk e al media estone Delfi, Mosca starebbe riorganizzando in profondità il proprio dispositivo militare lungo il confine con l’Europa settentrionale, dall’Artico al Baltico, in vista di un possibile confronto di larga scala con la Nato.
È questa la sostanza più rilevante del lavoro giornalistico intitolato “Krigsplan Europa”, “Piano di guerra Europa”: nuove basi, ampliamento di strutture esistenti, ricostituzione di grandi unità militari, aumento della capacità logistica e trasformazione delle forze russe da brigate a divisioni. Non un semplice rafforzamento difensivo, ma una riorganizzazione pensata per sostenere operazioni prolungate e ad alta intensità.
Il punto più delicato riguarda i tempi. Le fonti consultate da DR indicano nei prossimi uno-tre anni la fase potenzialmente più pericolosa per l’Europa, soprattutto nel periodo immediatamente successivo a un’eventuale fine dei combattimenti in Ucraina. In quello scenario, Mosca potrebbe disporre di un esercito temprato dal conflitto, di un’economia già convertita alla produzione bellica e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui i Paesi europei stanno ricostruendo le proprie difese.
L’inchiesta di DR nasce da un lavoro durato oltre un anno e mezzo e si fonda su oltre 25 colloqui approfonditi con capi dei servizi di intelligence nordici, generali, ufficiali di alto rango della Nato e fonti con accesso diretto a informazioni classificate sull’attività militare russa.
A questa base testimoniale si aggiungono immagini satellitari inedite, analizzate da Marko Eklund, ex ufficiale dell’intelligence militare finlandese, documenti riservati della Nato relativi a scenari di guerra e le valutazioni di minaccia pubblicate negli ultimi anni da sette agenzie di intelligence della regione.
La conclusione che emerge è netta: la Russia sta rafforzando l’intero arco di confine con la Nato nel Nord Europa, dalla Norvegia e dalla Finlandia fino alla Lituania. L’allargamento dell’Alleanza a Finlandia e Svezia ha trasformato quell’area in uno dei fronti più sensibili della sicurezza europea. Mosca, secondo l’inchiesta, sta rispondendo con una riorganizzazione militare strutturale.
Il passaggio più significativo non riguarda soltanto il numero dei soldati, ma il tipo di forze schierate. Mosca starebbe trasformando unità organizzate in brigate, composte indicativamente da circa 4.000 uomini, in divisioni, che possono arrivare a circa 10.000 soldati ciascuna.
La differenza è sostanziale. Le brigate sono più leggere e flessibili. Le divisioni, invece, sono pensate per operazioni di combattimento di maggiore durata, con artiglieria, logistica, supporto pesante e capacità di condurre una guerra convenzionale su vasta scala. È per questo che gli esperti consultati dall’inchiesta leggono il cambiamento come un segnale politico e militare: non si tratta di un dispositivo di frontiera o di una misura simbolica, ma di un assetto compatibile con scenari di guerra ad alta intensità.
Secondo Marko Eklund, quando le operazioni in Ucraina saranno terminate, la Russia potrebbe arrivare a schierare circa 115.000 soldati nelle aree di confine con l’Europa settentrionale. A questi si aggiungerebbe la possibilità di mobilitare rapidamente centinaia di migliaia di veterani del conflitto ucraino, spostandoli da altre aree del territorio russo verso il fianco nordico e baltico.
Il generale Thomas Nilsson, capo dell’intelligence militare svedese, ha sintetizzato così il senso delle immagini satellitari mostrate da Svt: “Non crediamo che siano lì solo per fare bella figura. Si tratta di prepararsi a uno scontro con la Nato in un conflitto di grande scala in futuro”.
Il passaggio centrale riguarda la cosiddetta finestra di vulnerabilità. Secondo le fonti di DR, la fase più rischiosa potrebbe aprirsi subito dopo la fine o il congelamento della guerra in Ucraina. Il motivo è semplice: in quel momento la Russia potrebbe disporre di forze combattenti esperte, di industrie militari ancora in pieno regime e di un vantaggio temporale rispetto al riarmo europeo.
Un capo dell’intelligence nordica, citato dall’inchiesta, spiega che Mosca potrebbe decidere di agire non quando sarà al massimo della propria preparazione, ma quando l’avversario sarà ancora troppo debole. Il fattore decisivo, dunque, non sarebbe solo la forza assoluta della Russia, ma il divario temporaneo tra la sua capacità di mobilitazione e la lentezza con cui l’Europa sta colmando i propri vuoti militari.
Il generale norvegese Eirik Kristoffersen, capo delle forze armate di Oslo, ha indicato in due-tre anni l’orizzonte del peggior scenario possibile. La sua valutazione parte dalla constatazione che la produzione militare russa non è in calo, ma al contrario resta su livelli molto elevati. Finché l’Europa non avrà aumentato in modo sostanziale la propria produzione di munizioni, sistemi di difesa, mezzi terrestri, capacità aeree e tecnologie avanzate, Mosca potrebbe conservare un vantaggio operativo.
È questo il cuore politico dell’inchiesta: non la previsione certa di un attacco russo, ma l’idea che nei prossimi anni l’Europa possa trovarsi nel punto più esposto della propria transizione militare. Troppo tardi per affidarsi alle vecchie certezze del periodo post-Guerra fredda, troppo presto per disporre davvero delle nuove capacità promesse dai piani di riarmo.
Il rafforzamento russo riguarda un’area che negli ultimi anni ha cambiato natura strategica. L’ingresso della Finlandia nella Nato nel 2023 e quello della Svezia nel 2024 hanno allungato enormemente la frontiera diretta tra l’Alleanza e la Russia. La penisola di Kola, il Baltico, la regione di San Pietroburgo e l’ex distretto militare di Leningrado sono tornati al centro della pianificazione militare europea.
Per Mosca, quella fascia territoriale è cruciale: protegge l’accesso all’Artico, ospita assetti navali strategici, collega il Nord con il Baltico e guarda direttamente ai Paesi che oggi più di altri percepiscono la minaccia russa come concreta. Per Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia e Norvegia, invece, il problema non è teorico. È geografico.
La possibilità che la Russia sposti forze veterane dall’Ucraina verso il confine nordico e baltico viene considerata dagli apparati di sicurezza della regione come una delle variabili principali dei prossimi anni. Non significa che un conflitto sia inevitabile. Significa che l’Europa deve prepararsi a uno scenario in cui Mosca possa usare la pressione militare come strumento di intimidazione, coercizione politica o, nel caso peggiore, aggressione diretta.
L’inchiesta non descrive soltanto la minaccia russa. Mette in evidenza anche le debolezze della risposta europea. Un alto ufficiale Nato interpellato da DR indica una serie di lacune: forze convenzionali insufficienti su terra, mare e aria; accesso limitato alle capacità spaziali; carenza di sistemi unmanned, cioè droni e piattaforme senza equipaggio; difficoltà nella protezione aerea di infrastrutture civili e militari.
Quest’ultimo punto viene indicato come il maggiore “buco” nelle capacità europee. In uno scenario di guerra moderna, aeroporti, porti, centrali energetiche, reti ferroviarie, nodi digitali, basi militari e infrastrutture logistiche diventerebbero obiettivi prioritari. La difesa aerea europea, pur rafforzata negli ultimi anni, resta frammentata e non sempre sufficiente a coprire un conflitto ad alta intensità su più fronti.
La questione si intreccia con il ruolo degli Stati Uniti. Da Washington arriva da tempo un messaggio chiaro: l’Europa deve assumersi una quota maggiore della propria sicurezza. Anche senza immaginare un ritiro americano dalla Nato, l’ipotesi che gli Stati Uniti siano impegnati contemporaneamente in altri teatri, a partire dall’Indo-Pacifico, obbliga gli europei a ragionare su una maggiore autonomia operativa nella deterrenza verso Mosca.
Il quadro delineato da DR si inserisce in un filone più ampio di analisi strategiche analizzate dall’Adnkronos. Il Sipri, istituto svedese tra i più autorevoli nel monitoraggio della spesa militare globale, ha documentato l’aumento della spesa russa per la difesa e il peso crescente dell’economia di guerra. L’International Institute for Strategic Studies, nel Military Balance, ha seguito la ricostituzione di unità e comandi russi orientati verso il fianco nordico e baltico.
Anche il Finnish Institute of International Affairs ha analizzato la riorganizzazione militare russa nel Nord, collegandola direttamente all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. La Rand Corporation, nei suoi lavori sulla deterrenza nel fianco orientale dell’Alleanza, ha più volte sottolineato la vulnerabilità dei Paesi baltici nelle prime fasi di un eventuale conflitto. L’European Council on Foreign Relations ha invece richiamato l’attenzione sulla differenza di percezione tra Est e Ovest dell’Europa: per i Paesi di frontiera la minaccia è immediata, mentre in molte capitali occidentali e meridionali viene ancora percepita come più lontana.
Il Kiel Institute for the World Economy ha documentato la resilienza dell’economia russa nonostante le sanzioni e la capacità di mantenere alta la produzione di armamenti. È un elemento importante perché riduce l’efficacia dell’idea secondo cui la pressione economica, da sola, possa contenere nel breve periodo la minaccia militare russa.
L’ambasciata russa a Copenaghen ha respinto le conclusioni dell’inchiesta. L’ambasciatore Vladimir Barbin ha definito “una menzogna” l’affermazione secondo cui la Russia avrebbe deciso di attaccare uno o più Paesi Nato nel prossimo futuro. Secondo la versione russa, accuse di questo tipo servirebbero a spaventare gli europei e a giustificare il rafforzamento militare dei Paesi Nato e dell’Unione europea.
Il Ministero della Difesa e il Ministero degli Esteri russi, secondo quanto riportato da DR, non hanno risposto alle richieste di commento.
La smentita di Mosca era prevedibile. Ma non cancella il dato militare. L’inchiesta non sostiene che un attacco sia stato deciso, né indica una data. Descrive invece un’evoluzione delle capacità russe, un cambiamento nella postura militare e una convergenza di valutazioni tra intelligence nordiche, ufficiali Nato ed esperti indipendenti. In altre parole: non una profezia, ma un segnale d’allarme.
Il generale danese Brian Nissen, che in caso di conflitto avrebbe responsabilità nel comando di una forza fino a 150.000 soldati per la difesa dei Paesi baltici e di parte della Polonia, ha descritto l’eventuale scontro con la Russia come una guerra multidimensionale: terra, aria, mare, spazio e cyberspazio. Una guerra per la sopravvivenza delle democrazie europee e del loro modo di vivere.
Sono parole dure, ma spiegano il cambio di linguaggio avvenuto negli ultimi anni nelle capitali del Nord e dell’Est Europa. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la minaccia russa non viene più letta soltanto come pressione diplomatica o guerra ibrida. Viene considerata anche come possibilità convenzionale, da prevenire attraverso la deterrenza.
Questo non significa che il conflitto tra Russia e Nato sia inevitabile. Al contrario, l’obiettivo della deterrenza è proprio impedire che lo diventi. Ma per funzionare, la deterrenza deve essere credibile. E la credibilità dipende da capacità militari reali, tempi rapidi di risposta, scorte sufficienti, produzione industriale, difesa aerea, intelligence, logistica e unità politica.
Il messaggio più scomodo dell’inchiesta DR riguarda l’Europa più che la Russia. Mosca si sta adattando a una lunga stagione di confronto con l’Occidente. L’Europa, invece, sta ancora cercando di trasformare la consapevolezza politica in capacità militare. Il divario tra questi due tempi è il punto di maggiore vulnerabilità.
Per anni la sicurezza europea si è fondata sulla superiorità tecnologica occidentale, sulla protezione americana e sull’idea che una guerra convenzionale ad alta intensità nel continente fosse improbabile. L’Ucraina ha smentito questa illusione. Ora il fronte nordico e baltico costringe l’Alleanza a misurarsi con una seconda domanda: cosa accadrebbe se la Russia, dopo l’Ucraina, decidesse di testare la coesione della Nato proprio nel punto in cui il riarmo europeo non è ancora completo?
La risposta non è scritta. Ma secondo DR, intelligence nordiche e ufficiali Nato concordano su un punto: il tempo a disposizione non è infinito. (di Giorgio Rutelli)

Categoria: internazionale/esteri
17:21
Cappellacci (Fi), 'dal Parlamento misure concrete su screening e innovazione'
(Adnkronos) - "Il tema dell’oncologia è un tema importantissimo per il nostro Servizio sanitario nazionale e per i cittadini. Tutti, purtroppo, sono stati toccati direttamente o indirettamente da questa realtà. Questo Governo e il Parlamento sono impegnati in modo significativo su diversi fronti: dalla prevenzione ai risultati concreti, anche grazie al lavoro svolto in sinergia con la comunità scientifica e le associazioni dei pazienti, fino alle terapie innovative che oggi tracciano la strada del futuro". Così all'Adnkronos Salute Ugo Cappellacci, presidente della XII Commissione Affari Sociali e Salute della Camera dei deputati durante l'Oncology Summit 2026 oggi nella Sala Regina della Camera, evento nato da un'iniziativa dello stesso deputato di Forza Italia.
Cappellacci ha poi richiamato l’attenzione anche sul tema del cosiddetto "stigma" dei pazienti oncologici guariti: "Chi ha superato la malattia, in passato, poteva trovarsi ancora penalizzato da una sorta di 'peso' legato alla propria storia clinica, che di fatto limitava l’accesso a servizi come mutui bancari o assicurazioni, arrivando persino a incidere su scelte di vita come l’adozione di un bambino. La legge sull’oblio oncologico ha risolto questo problema, cancellando questo stigma". Tra i provvedimenti citati anche il Piano nazionale di prevenzione e l’estensione degli screening per il tumore al seno. "C’è un impegno importante che si traduce in fatti concreti e in un miglioramento effettivo della qualità di vita delle persone".
Infine, a proposito del Summit sull’oncologia e del dialogo tra istituzioni e mondo scientifico, Cappellacci ha spiegato: "Il futuro dell’oncologia è entrato da tempo nelle istituzioni. Questo summit serve da un lato a prendere atto di quanto già realizzato dal Parlamento e dal Governo, dall’altro a confermare un metodo basato sul dialogo e sull’ascolto. Un metodo che parte dalle società scientifiche e dalle associazioni dei pazienti, mettendo a sistema tutti i soggetti coinvolti" ha poi cloncluso.

Categoria: cronaca
17:20
Di Maio (Aiom), 'gli screening salvano vite ma adesione ancora troppo bassa'
(Adnkronos) - In oncologia "gli screening rappresentano uno strumento prezioso perché, per diverse patologie, hanno dimostrato di ridurre la mortalità. Il motivo è semplice: consentono di individuare il tumore in una fase più precoce e quindi più facilmente curabile. In Italia, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, il Servizio sanitario nazionale offre già programmi di screening per alcuni dei tumori più diffusi, come quelli della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Ora chiediamo che questa offerta possa essere estesa anche ad altre patologie, a partire dal tumore del polmone. È dimostrato che la Tac spirale nei forti fumatori riduce la mortalità per questa malattia, ma al momento non rientra ancora nei programmi di screening pubblici". Così all'Adnkronos Salute , presidente nazionale di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e Massimo Di Maiodirettore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino in occasione dell'Oncology Summit 2026, oggi alla Camera dei deputati.
Secondo Di Maio, è necessario migliorare sia l’offerta da parte delle Regioni sia l’adesione dei cittadini. "Anche dove i programmi sono disponibili, la partecipazione resta inferiore a quanto auspicabile. È un peccato, perché aderire agli screening significa investire concretamente nella propria salute" ha aggiunto.
Sul tema della partecipazione, il presidente degli oncologi osserva che in Italia "gli screening rivolti alle donne sono più numerosi, grazie ai programmi per il tumore della mammella e della cervice uterina. Per il tumore del colon-retto, che riguarda uomini e donne, la partecipazione al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci rimane purtroppo subottimale in entrambi i sessi. Dobbiamo rafforzare la cultura della prevenzione - ha rimarcato - e far comprendere che questi test possono letteralmente salvare la vita".
Di Maio ha infine sottolineato il valore dell’Oncology Summit come momento di confronto tra clinici e istituzioni. "È un’occasione importante per fare il punto sui risultati raggiunti dall’oncologia italiana, che oggi garantisce livelli di cura elevati, ma anche per individuare ciò che resta da migliorare. Dall’efficienza dei percorsi diagnostici e terapeutici alla tempestività della presa in carico dei pazienti, ci sono ancora aspetti su cui lavorare. Incontri come questo non servono soltanto a valorizzare quanto è stato fatto, ma soprattutto a costruire le basi per ulteriori progressi" ha poi concluso.

Categoria: cronaca
17:19
Perrone (Fondazione Aiom), 'screening e rincaro sigarette contro il cancro'
(Adnkronos) - "Rafforzare gli screening oncologici e, più in generale, le politiche di prevenzione anche attraverso misure che incidano sui principali fattori di rischio, come il tabagismo". Così all'Adnkronos Salute Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom (Associazione italiana oncologia medica) durante l'Oncology Summit oggi nella Sala Regina della Camera, evento nato da un'iniziativa di Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia e presidente della XII Commissione Affari Sociali e Salute della Camera. Obiettivo dell'evento, organizzato da Nomos Centro studi parlamentari con il patrocinio di Aiom, offrire uno spazio di confronto e dibattito tra clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni.
"Quando parliamo degli screening, parliamo della prevenzione secondaria. In Italia esistono programmi per i tre principali tumori: mammella, colon-retto e cervice uterina. Tuttavia, - sottolinea Perrone - non funzionano come dovrebbero: dovrebbero essere più efficaci su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto non garantiscono gli stessi livelli di copertura nelle diverse regioni". Secondo Perrone, si tratta di una "criticità che richiede un impegno condiviso all’interno del Servizio sanitario nazionale. Rispondere a un programma di screening significa aumentare in modo significativo le possibilità di guarigione in caso di malattia, ed è un messaggio che deve essere chiaro a tutti" ha aggiunto.
Accanto alla diagnosi precoce, ha sottolineato Perrone, è però necessario "intervenire ancora prima, riducendo l’esposizione ai fattori di rischio. Negli ultimi anni abbiamo compreso che dobbiamo fare di più per diminuire il numero di persone che si ammalano. Questo significa educazione sanitaria e azioni proattive sui fattori di rischio noti". Tra questi, il principale resta il fumo di sigaretta, "strettamente correlato, in termini di causa ed effetto, ai tumori del polmone, ma anche a numerose altre forme tumorali e a patologie cardiovascolari". Per questo motivo, ha rimarcato, "Aiom, Fondazione Aiom, Fondazione Veronesi e Fondazione Airc hanno promosso un’iniziativa congiunta per sollecitare il Parlamento a intervenire sul prezzo dei prodotti del tabacco. Abbiamo raccolto le firme necessarie per proporre una legge che aumenti il costo delle sigarette e di tutti i prodotti da fumo. In altri Paesi questa misura ha prodotto risultati significativi. Chiediamo che possa accadere anche in Italia, per ridurre il numero di persone che si ammalano di cancro".

Categoria: cronaca
17:16
Seconda giornata a Piacenza Expo tra supply chain nucleare, mobilità idrogeno e protezione infrastrutture
(Adnkronos) - Seconda giornata intensa a Piacenza Expo per le tre manifestazioni organizzate da Mediapoint & Exhibitions di Fabio Potestà: Nuclear Power-Expo, Hydrogen-Expo e Cybsec-Expo proseguono con un fitto programma di convegni che approfondiscono i temi più urgenti delle rispettive filiere. Nei padiglioni si alternano espositori, delegazioni istituzionali e delegati tecnici provenienti da tutta Italia e dall’estero, a conferma della crescente rilevanza internazionale delle tre manifestazioni.
Sul fronte nucleare, la giornata si è articolata in quattro sessioni di alto profilo, aprendosi con il convegno dedicato alla Iso 19443, lo standard di qualità per la supply chain nucleare, con la partecipazione di operatori di primo livello internazionale, tra cui Westinghouse Electric Italy e Fomas Group. In parallelo si è tenuto il Meeting della European Fusion Association, appuntamento di riferimento per la comunità europea della fusione. Successivamente, il convegno su Diritto Nucleare, con videosaluto introduttivo del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, per affrontare le opportunità e le sfide del quadro normativo italiano e internazionale a pochi giorni dall’approvazione del Ddl delega alla Camera.
Nel pomeriggio, il convegno sulla Supply Chain italiana del nucleare, in collaborazione con Ain - Associazione Italiana Nucleare, ha affrontato prospettive e criticità della filiera, mettendo in evidenza il valore delle competenze industriali italiane e le opportunità di sviluppo del settore. "Il confronto tra i principali operatori ha confermato la forza della filiera nucleare italiana, la seconda industria manifatturiera nucleare in Europa dopo la Francia. Il dibattito ha fatto emergere sia le opportunità sia le sfide che caratterizzano il comparto, offrendo indicazioni utili alle imprese interessate a entrare nella supply chain. Una filiera già attiva sui mercati internazionali e che ci aspettiamo possa presto avere un ruolo centrale anche nel futuro programma nucleare nazionale", ha dichiarato Stefano Monti, presidente di Ain. Sono seguiti interventi estesi sulla ricerca applicata da parte di Enea alle opportunità del mercato polacco per le imprese italiane. Ha chiuso la giornata la sessione Building Europe’s Fusion Industrial Base, promossa dalla European Fusion Association, con speaker da Ansaldo Nucleare, Asg e Simic.
Hydrogen-Expo ha offerto un programma per coprire l’intera catena del valore dell’idrogeno. In mattinata si è parlato delle infrastrutture di distribuzione in occasione del convegno Idrogeno a domicilio, e della sessione H2IT dedicata a idrogeno e derivati per la mobilità del futuro, con la partecipazione di operatori del trasporto su gomma e di Hydrogen Europe. "Mettendo in luce un punto fondamentale: per generare valore reale dall'idrogeno nella mobilità, occorre allineare tutti i segmenti della filiera contemporaneamente, le infrastrutture di rifornimento, i produttori di mezzi e le imprese che li integreranno nei propri processi. Solo costruendo un ecosistema coeso tra questi attori saremo in grado di essere competitivi a livello europeo. Come H2IT lavoriamo esattamente per questo: abilitare il confronto tra gli stakeholder e creare le condizioni affinché gli strumenti di supporto raggiungano davvero chi ne ha bisogno lungo tutta la catena del valore", ha dichiarato Cristina Maggi, direttrice di H2IT - Associazione Italiana Idrogeno. Simone Mausoli, Hydrogen Senior Business Development Manager di Bureau Veritas Italia ha aggiunto: "Penso che l'idrogeno sia finalmente arrivato alla fase conclusiva. Attualmente, dopo la gestazione di anni di studi di fattibilità e altro, i primi impianti stanno prendendo luce. Il nostro impegno è affiancare le società che vogliono investire in questo mercato, partendo dagli studi di fattibilità sino al commissioning dell'impianto ed alla certificazione".
Il convegno su profili regolatori e applicazioni nel panorama italiano ed europeo ha aggiornato la filiera sul quadro normativo in evoluzione. Nel pomeriggio l’Hydrogen Safety Day, con il coinvolgimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e dell’Università di Padova, si è entrati nel dettaglio della gestione del rischio, delle normative Atex e degli iter autorizzativi per gli impianti idrogeno, con un focus specifico sull’intersezione tra sicurezza degli impianti e cybersecurity. La sessione Made in Italy e l’Industrial Accelerator Act, con la partecipazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di Hydrogen Europe, ha completato il quadro con una visione di politica industriale europea.
In serata, l’atteso appuntamento con la 4ª edizione degli Ihta - Italian Hydrogen Technology Awards, i riconoscimenti ideati per dare visibilità internazionale alle imprese italiane che operano nella filiera tecnologica dell’idrogeno ed a seguire una cena di gala per favorire networking fra gli attori della filiera protagonisti in fiera.
Cybsec-Expo ha dedicato la seconda giornata a due sessioni di forte impatto istituzionale. In mattinata il convegno sulla Protezione informatica delle reti industriali, moderato da Confindustria Piacenza e Confapi Piacenza, ha affrontato i temi della cyber resilience e del Cyber Resilience Act con un approccio orientato alle Pmi industriali. "La distinzione tra sicurezza pubblica e sicurezza privata nel mondo delle infrastrutture critiche ha perso di senso. Reti, sistemi e infrastrutture sono oggi così interconnessi che il confine tra i due ambiti è di fatto indistinguibile. Dobbiamo andare verso una vera osmosi tra sicurezza cibernetica pubblica e privata: è l'unico approccio all'altezza di un contesto diventato strutturalmente più pericoloso e più complesso", ha dichiarato Andrea Margelletti, presidente di Cesi - Centro Studi Internazionali. Nel pomeriggio, la Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica ha portato in fiera la prospettiva delle forze dell’ordine sul cybercrime, con interventi della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Piacenza e del Nucleo Operativo di Bologna. A seguire, il prezioso contributo di Women4Cyber Italy per completare il quadro con il profilo giuridico delle minacce digitali.

Categoria: economia
17:15
Dieta d'estate e 'sfida' tra tacchino e pollo, ecco chi vince a tavola secondo il medico-nutrizionista
(Adnkronos) - Con l'arrivo del caldo e la voglia di piatti freschi, le insalate arricchite con straccetti o cubetti di carne bianca diventano un classico intramontabile dell'estate. Se dal punto di vista culinario pollo e tacchino sembrano quasi intercambiabili, sotto il profilo biochimico e nutrizionale presentano sfumature diverse e interessanti, capaci di influenzare il nostro benessere sotto l'ombrellone.
"Se isoliamo il taglio estivo per eccellenza, ovvero il petto deprivato della pelle, scopriamo che le differenze macroscopiche sono sottili ma significative per il metabolismo. Il tacchino vanta una densità proteica leggermente superiore e una percentuale di grassi saturi eccezionalmente bassa, configurandosi come una delle opzioni più magre in assoluto. Sorprendentemente, il tacchino supera il pollo anche sul fronte del ferro eme, la forma più facilmente assorbibile dall'organismo, con uno scarto di circa il 40% a suo favore. Entrambi i volatili, composti per circa il 75% da acqua, offrono comunque un eccellente supporto all'idratazione sistemica nei mesi caldi". Così all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
"La vera differenza, quella che impatta sulla biochimica del benessere estivo, si gioca però sul terreno dei micronutrienti e degli aminoacidi. Il tacchino è ben noto per l'elevato contenuto di triptofano, un aminoacido essenziale che funge da precursore della serotonina, il neurotrasmettitore del buon umore, e della melatonina, l'ormone che regola il sonno. Poiché - prosegue - le lunghe giornate estive e l'afa possono alterare i ritmi circadiani e compromettere la qualità del riposo, un'insalata serale a base di tacchino può biochimicamente favorire un sonno più ristoratore. Inoltre, il tacchino offre una quota superiore di selenio, un oligoelemento fondamentale per la funzionalità tiroidea e per i sistemi antiossidanti endogeni, prezioso in estate quando lo stress ossidativo indotto dai raggi Uv è ai massimi livelli. Il pollo, d'altra parte, risponde brillantemente sul fronte della vitamina B6, essenziale per il metabolismo degli aminoacidi e per l'energetica cellulare, superando il tacchino in questa specifica funzione, mentre quest'ultimo si distingue per la maggiore disponibilità di vitamina B12, cruciale per il sistema nervoso".
Per sfruttare appieno il potenziale di questi alimenti all'interno di un'insalata, "la chimica degli abbinamenti suggerisce alcune combinazioni strategiche. Il ferro presente in queste carni bianche viene assorbito in modo molto più efficiente se associato alla vitamina C: condire il piatto con succo di limone fresco o aggiungere ingredienti come i pomodori trasforma la pietanza in un booster biodisponibile contro la spossatezza estiva. Inoltre, essendo sia il pollo che il tacchino estremamente magri, l'aggiunta di una quota di grassi 'buoni', come l'acido oleico dell'olio extravergine d'oliva o i polinsaturi dell'avocado, è biologicamente necessaria per assimilare le vitamine liposolubili contenute negli ortaggi. Infine, l'abbinamento con verdure ricche di potassio e acqua, come cetrioli o sedano, contrasta la ritenzione idrica e reintegra i liquidi persi con la sudorazione".
In sintesi, "se l'obiettivo principale è la massima leggerezza combinata con un piccolo sprint sul fronte del ferro e del rilassamento neuro-muscolare, il tacchino si aggiudica un leggero vantaggio estivo. Se invece si cerca un sapore più tradizionale con un ottimo apporto di vitamina B6 per il supporto energetico, il pollo resta una certezza scientificamente inappuntabile", conclude.

Categoria: salute
16:48
Donzelli chiude a Vannacci: "E' contro di noi, vuol far cadere il governo"
(Adnkronos) - C'è "una serie di persone" che è "contro il lavoro che sta facendo il governo di centrodestra", e "tra questi c'è anche Vannacci". Lo dice il responsabile organizzazione di Fdi, Giovanni Donzelli, a 'Point break' di Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti, in onda stasera sul canale 550 San Marino RTV, diretta da Roberto Sergio. "Non vedo perché dovrei parlare di alleanza con uno che è contro di noi esattamente come il Pd. Vannacci è tra quelli che vorrebbero far cadere il governo Meloni", avverte Donzelli.
"Paradossalmente Fratelli d'Italia - continua - avrebbe da guadagnarci con l'attuale legge elettorale perché continuerebbe a fare il primo partito e continuerebbe ad essere determinante per qualsiasi governo, ma a noi non interessa pareggiare noi vogliamo una legge elettorale che dia la possibilità il giorno dopo le elezioni di dire chi ha vinto e chi ha perso". Sulle preferenze il responsabile organizzativo del partito di Giorgia Meloni ha detto "presenteremo l'emendamento che introduce le preferenze in aula e sarà l'aula a decidere". La legge elettorale si scrive con le opposizioni a tutti i costi ? "No" dice Donzelli a Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti "con le opposizioni ricerca del dialogo a tutti i costi ma la legge elettorale si farà perché serve al Paese".
Sul fronte Ucraina, spiega, "ha difeso finora l'Europa e si è meritata la possibilità di essere un partner strategico e in futuro, vedendo le modalità, anche un componente dell'Europa".

Categoria: politica
16:44
Juventus e Torino, vietate le trasferte fino al 3 novembre: la decisione del Viminale
(Adnkronos) - Stop alle trasferte per i tifosi del Torino e della Juventus. Dopo gli incidenti avvenuti nel corso del derby del 24 maggio scorso, il Viminale ha disposto il divieto di trasferta fino al 3 novembre 2026. La misura incide sulle prime dieci giornate della stagione 2026/2027 del campionato di calcio.
L'episodio risale al 24 maggio quando la partita è iniziata con un notevole ritardo rispetto alle altre in programma alle 20.45 a causa di disordini fuori dallo stadio. Il prepartita è stato caratterizzato da violenti scontri tra le due tifoserie avvenuti nel pomeriggio, con un tifoso di 36 anni che ha riportato un trauma cranico ed è stato ricoverato in ospedale in codice rosso.

Categoria: cronaca
16:13
Malattie rare, nuova roadmap per la cura dell’Egpa tra reti multidisciplinari e terapie mirate
(Adnkronos) - Superare la frammentazione assistenziale, azzerare i ritardi diagnostici e promuovere percorsi di presa in carico efficaci. Sono gli obiettivi del piano in 7 punti elaborato dalle associazioni dei pazienti con Granulomatosi eosinofila con poliangioite (Egpa) presentato oggi a Roma alla Camera dei Deputati in un evento che ha visto riuniti istituzioni, comunità scientifica, associazione di pazienti e Industria. La roadmap di azioni concrete scaturisce dal lavoro di ascolto e co-creazione che ha dato vita al Libro bianco 'Storie di vita con Egpa”, promosso da Gsk con il patrocinio di Apacs Aps, di Egpa Study Group e delle principali società scientifiche impegnate in quest’area: un punto di partenza fondamentale che ha raccolto evidenze, criticità e proposte lungo tutto il patient journey della persona con Egpa. “L’evento di oggi segna il passaggio successivo: dalla consapevolezza alla responsabilità condivisa, dalla fotografia del problema alla definizione di priorità attuabili”. A sottolinearlo è Francesca R. Torracca, presidente Apacs Aps (Associazione Pazienti Sindrome di Churg-Strauss). “Le Istituzioni sono sensibilizzate sulle tante criticità su cui si deve velocemente intervenire affinché la rarità non sia una condanna. E siamo fiduciosi, perché il cambiamento è già iniziato”.
Il piano d’azione in 7 punti. Concretezza la parola chiave che ha guidato il confronto verso una roadmap di interventi prioritari; l’adozione di un Pdta a livello nazionale; il superamento delle disomogeneità regionali attraverso una governance nazionale realmente condivisa sulle vasculiti rare; l’introduzione di un codice di invalidità civile specifico per l’Egpa; la definizione univoca delle caratteristiche strutturali della patologia; l’istituzione di un Registro Nazionale dell’Egpa; l’attivazione di campagne pubbliche di informazione e formazione; l’ottimale utilizzo dei fondi dedicati nell’ambito del Piano nazionale malattie rare 2023-2026
Cos’è l’Egpa: il punto di vista dei clinici. E'una malattia rara con una prevalenza inferiore a 5 casi ogni 100.000 abitanti. “Nelle sue fasi iniziali è spesso confusa con asma grave o rinosinusite cronica, e diventa particolarmente pericolosa quando evolve nella fase vasculitica, aggredendo organi vitali come il cuore, i reni e il sistema nervoso periferico” spiega Augusto Vaglio, Professore Associato in Nefrologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Nefrologia presso l’Università degli Studi di Firenze, Coordinatore aziendale delle Malattie Rare e Dirigente Medico presso Unità di Nefrologia, Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer, Firenze. “È frequente che la diagnosi della malattia sia tardiva. Spesso, infatti, passano anni prima di riuscire a identificarla, un tempo troppolungo in cui i danni d’organo evolvono in modo irreversibile. Il tempo è un fattore critico di successo del percorso terapeutico”.
La complessità sistemica dell'Egpa impone di agire subito sulla governance del percorso del paziente: oggi manca un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta) condiviso a livello nazionale e questa mancanza di uniformità crea una sanità a più velocità, quando servirebbe invece connettere la medicina del territorio con i grandi centri hub ospedalieri, creando delle corsie preferenziali di accesso. “Il paziente deve sentirsi parte di un “sistema familiare” in cui ogni figura sanitaria coinvolta lo segue in modo coordinato - aggiunge Cristiano Caruso, Direttore UOSD Allergologia e Immunologia Clinica, Fondazione Policlinico A. Gemelli Irccs roma e delegato ai rapporti con associazione pazienti della Siaaic, Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica. “In questo senso l’ospedale non deve accentrare, ma condividere la presa in carico con il territorio per garantire continuità assistenziale. Altro elemento centrale è il caregiver, figura fondamentale per il paziente soprattutto in presenza di problemi di mobilità, immunosoppressione o difficoltà a seguire il percorso da solo. In assenza di una rete territoriale o familiare, anche una terapia efficace può non bastare”.
Oltre all’adozione di Pdta chiari, condivisi e omogenei a livello nazionale, è urgente il riconoscimento di un codice di invalidità specifico, che valorizzi la complessità e l’impatto sistemico dell’EGPA. Serve inoltre un impegno deciso per potenziare la formazione dei medici di medicina generale e degli specialisti. “Si tratta di una patologia che unisce la vasculite all'infiltrazione di eosinofili nei tessuti - spiega Giacomo Emmi, Professore Ordinario di Medicina Interna, Università di Trieste e direttore Struttura complessa medicina clinica, immunologia e reumatologia, ospedale yniversitario Cattinara, Trieste – Questa infiammazione può nel tempo causare a livello cardiaco fibrosi ed eventuale insufficienza cardiaca anche in soggetti giovani, compromettendo la loro salute fisica e psicologica. Il precoce danno infiammatorio a carico di arterie e vene accelera la degenerazione vascolare, elevando il rischio di eventi trombotici, tra cui infarto ed ictus fino ad un paziente su quattro. La terapia spazia dal cortisone agli immunosoppressori e farmaci biologici in base alla gravità, ma richiede sempre una gestione multidisciplinare guidata da uno specialista”.
Tra le criticità evidenziate, ancora, la disparità nell’accesso ai farmaci tra le varie regioni. “L'azione terapeutica deve evolvere verso una reale sostenibilità nella vita quotidiana del paziente - afferma Roberto Padoan, Responsabile del Centro Vasculiti di Padova presso l’Uoc Reumatologia dell'Azienda Ospedale-Università Padova – La gestione dell’Egpa è cambiata in modo significativo grazie all’arrivo di terapie mirate, capaci di agire su meccanismi chiave della malattia, inclusa l’infiammazione eosinofilica. Oggi la sfida è portare precocemente queste innovazioni nei percorsi di cura ordinari, con l’obiettivo di controllare meglio la malattia, limitare il ricorso prolungato ai glucocorticoidi e migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
Il ruolo della politica. L’appello della comunità scientifica ha trovato ascolto presso i decisori politici e istituzionali. "Ospitare alla Camera dei deputati la presentazione del Libro Bianco sull’Egpa significa contribuire a dare attenzione istituzionale a una patologia rara ancora poco conosciuta ma fortemente impattante per pazienti e caregiver. È fondamentale sostenere occasioni di dialogo come questa, che mettono in rete istituzioni, clinici e associazioni pazienti per promuovere una presa in carico più tempestiva ed equa. Le evidenze e le proposte contenute nel Libro Bianco potranno inoltre costituire una base di lavoro utile anche per future iniziative parlamentari finalizzate a mantenere alta l’attenzione sui bisogni dei pazienti con Egpa", afferma Gian Antonio Girelli, componente XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati.
Il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche è condizione imprescindibile per migliorare concretamente la vita dei pazienti con Egpa, malattia che, per la sua complessità e la sua scarsa conoscenza, rischia di essere invisibile. “Accendere i riflettori sulle malattie rare significa dare attenzione a bisogni spesso poco visibili ma molto concreti per pazienti e famiglie. La presentazione di oggi del Libro Bianco sull’Egpa rappresenta un momento importante per valorizzare il lavoro svolto da Apacs, dalla comunità scientifica e da tutti gli stakeholder coinvolti, favorendo una maggiore consapevolezza su diagnosi, presa in carico e qualità della vita. È ora dovere delle istituzioni tradurre questa consapevolezza in un impegno concreto e continuativo a sostegno dei malati rari, rafforzando le politiche di presa in carico e l’equità di accesso alle cure.” aggiunge la senatrice Elena Murelli, capogruppo 10a Commissione Affari sociali e membro IV Commissione Politiche dell'Ue del Senato della Repubblica

Categoria: salute
16:11
Via libera Cdm a decreti su Intelligenza artificiale, Piantedosi: "Al servizio della polizia, ma nessun Grande Fratello"
(Adnkronos) - Via libera del Consiglio dei ministri a due decreti legislativi in materia di intelligenza artificiale, con l'Ai messa al servizio anche delle forze di polizia. Ma "ma non c'è nessun Grande Fratello generalizzato perché è vietato l'utilizzo di banche dati biometriche create con raccolta massiva e generalizzate, quindi non mirata, di dati dal web''. Ad assicurarlo è il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa dopo il Cdm.
''Sono sono previsti elementi di informazione specifica per gli operatori di polizia e anche la possibilità per le forze di Polizia di sperimentare nuove soluzioni di intelligenza artificiale in ambienti protetti, in particolare ad alto rischio, in ambienti controllati'', ha aggiunto.
''L'intelligenza artificiale è un supporto e non è un poliziotto automatizzato, le decisioni restano umane'', le parole del ministro, che continua: "Ci sono delle regole stringenti per l'identificazione biometrica in tempo reale per finalità di polizia che è ammessa solo in casi eccezionali". L'utilizzo in tempo reale, ha poi precisato, può avvenire anche ''prima della commissione di reati'' nei casi di ''pericolo, minacce gravi specifiche'' come quelle ''con finalità di terrorismo o altri reati di particolare allarme sociale, oppure quando c'è necessità per la ricerca di persone scomparse o vittime di tratta, sequestro e sfruttamento sessuale''.
Piantedosi ha poi spiegato che ''serve la richiesta del questore, quindi dell'autorità di pubblica sicurezza che va indirizzata al procuratore della Repubblica e quindi poi una necessaria autorizzazione della autorità giudiziaria''. ''Sono peraltro previsti meccanismi di valutazioni di impatto sui diritti fondamentali prima dell'uso e anche meccanismi di notifica al garante della privacy delle condizioni di utilizzo'', ha spiegato.
''L'obiettivo è quello di mettere a disposizione delle funzioni di polizia, quindi di sicurezza, anche le tecnologie più avanzate. Il decreto stabilisce che l'intelligenza artificiale è un importante innovativo strumento di supporto dell'attività dell'operatore di polizia, ma non un sostituto delle decisioni umane. Questo è importante tenerlo in considerazione perché questo concetto permea un po' tutta la parte del procedimento che riguarda questo specifico utilizzo. Ogni utilizzo deve essere proporzionato, sottoposto a revisione e a sorveglianza umana qualificata e ovviamente rispettoso delle regole in materia di protezione dei dati personali, in particolare per quanto riguarda i dati sensibili'', sottilinea ancora il ministro.

Categoria: politica
15:59
Porti Roma e Lazio, trimestre record per passeggeri e automotive
(Adnkronos) - I Porti di Roma e del Lazio continuano a confermarsi protagonisti nel panorama nazionale e internazionale del traffico passeggeri. I dati statistici relativi al primo trimestre del 2026 evidenziano infatti una crescita significativa dei crocieristi e dei passeggeri di linea nel porto di Civitavecchia, principale scalo del network laziale. Nei primi tre mesi dell’anno sono transitati nel porto di Civitavecchia oltre mezzo milione di passeggeri. A trainare il risultato è il comparto crocieristico che, con 335.459 crocieristi movimentati, registra un incremento del 32,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 (+81.539 passeggeri) che è stato l'anno record per lo scalo con oltre 3,5 milioni di crocieristi.
Particolarmente rilevante la crescita dei passeggeri “home port”, aumentati del 40,5%, mentre quelli in transito crescono del 27,2%, confermando il ruolo sempre più centrale di Civitavecchia come porto scelto per l’inizio e la conclusione delle crociere nel Mediterraneo. Positivo anche il dato relativo ai passeggeri delle Autostrade del Mare che, con un incremento del 17,9% (+25.871), raggiungono quota 170.692 unità nei primi novanta giorni dell’anno. La crescita del traffico passeggeri si riflette anche sul numero complessivo degli accosti, che registra un aumento del 9,8%, per un totale di 491 approdi: 128 navi da carico (+1%), 87 navi da crociera (+40,3%) e 276 navi di linea (+7%).
Continua inoltre l’espansione del settore automotive nel porto di Civitavecchia che, dall’inizio del 2026, segna un incremento del 49,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 77.650 autovetture movimentate (+25.686). Un dato che conferma il crescente ruolo dello scalo come piattaforma logistica di riferimento per uno dei comparti industriali più importanti del Paese. Per quanto riguarda il traffico commerciale, il network dei Porti di Roma e del Lazio registra complessivamente 2.942.025 tonnellate di merci movimentate, con un lieve incremento dello 0,2% rispetto al primo trimestre del 2025.
Nel dettaglio, il porto di Civitavecchia registra un traffico complessivo pari a 1.761.362 tonnellate (-1%), ma con performance particolarmente positive in diversi comparti merceologici. Crescono le rinfuse liquide, che segnano un aumento del 27,1%, per un totale di 301.375 tonnellate movimentate (+64.280 tonnellate). All’interno del comparto, i prodotti raffinati raggiungono 291.375 tonnellate, con un incremento del 24,2% rispetto al primo trimestre del 2025. In crescita anche il settore delle merci varie in colli, che raggiunge 1.362.932 tonnellate (+2,4%; +32.181 tonnellate). Si registra invece una contrazione del traffico delle rinfuse solide (-54%; -113.812 tonnellate), legata all’ormai completo azzeramento del carbone e alla diminuzione dei prodotti metallurgici (-61,5%) e dei minerali grezzi (-60,8%). Un calo parzialmente compensato dall’aumento della categoria “altre rinfuse solide”, che cresce del 72,7%, attestandosi a 21.272 tonnellate movimentate. In lieve diminuzione anche il traffico container, con 26.428 Teu movimentati (-5,4%).
Per quanto riguarda gli altri scali del network laziale, il porto di Gaeta registra nel primo trimestre del 2026 un traffico complessivo pari a 487.051 tonnellate, con una crescita del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata principalmente dalle merci solide (+5,9%) e, in misura minore, dalle merci liquide (+2,5%). In aumento anche il numero degli accosti, che cresce del 13,6%, per un totale di 67. Nel porto di Fiumicino, infine, il traffico complessivo si attesta a 693.612 tonnellate (+0,5%), costituito prevalentemente dai prodotti raffinati destinati all’approvvigionamento dell’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci.
"Il primo trimestre del 2026 conferma la solidità del percorso di crescita intrapreso dal sistema dei Porti di Roma e del Lazio e dimostra come Civitavecchia stia consolidando il proprio ruolo di hub strategico nel Mediterraneo", dichiara il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa. "I risultati registrati nel comparto crocieristico sono particolarmente significativi. L’aumento dei passeggeri, soprattutto nel segmento home port, testimonia la crescente attrattività internazionale dello scalo e il rafforzamento del suo ruolo quale porta d’accesso privilegiata a Roma e all’Italia. Al tempo stesso, la forte crescita del traffico automotive conferma la capacità del porto di intercettare nuovi flussi di traffico legati alla logistica. Proprio per questo ho voluto proporre l'idea di realizzare un grande multipiano che possa servire anche a dare una risposta concreta alla necessità di ulteriori spazi per fare crescere ancora l'automotive", aggiunge Latrofa.
"Stiamo portando avanti - prosegue Latrofa - interventi strategici che saranno determinanti per il futuro dei porti dell’intero network laziale: dal completamento dell’ultimo miglio ferroviario al cold ironing, dalle opere previste dal Pnrr ai progetti legati alla sostenibilità energetica e all’idrogeno, fino alla realizzazione del primo lotto del porto commerciale di Fiumicino. Infrastrutture moderne, intermodalità efficiente e transizione ecologica rappresentano le condizioni indispensabili per sostenere la crescita dei traffici, aumentare la competitività dei nostri scali e generare nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale per il territorio".
"Anche i numeri in crescita dei traffici commerciali del porto di Gaeta - aggiunge il presidente dell'Adsp - ci restituiscono l'immagine di uno scalo in salute, che già dai prossimi mesi potrà beneficare di un ulteriore impulso positivo anche per i passeggeri. Al Seatrade di Miami abbiamo avviato la promozione di Gaeta come porto per le navi boutique e il segmento delle crociere del lusso, per le quali stiamo aprendo un tavolo con Comune, Capitaneria di Porto e altri stakeholder per cogliere nuove opportunità molto concrete".
"Questi numeri – conclude Latrofa – sono il frutto di un lavoro di sistema che coinvolge gli operatori, le imprese, le istituzioni del territorio e l’Adsp, che ringrazio come squadra, che ho trovato lacerata internamente al mio arrivo e che insieme stiamo ricostruendo con soddisfazione di tutti, a partire dai dipendenti. I risultati rappresentano anche uno stimolo a proseguire con determinazione lungo la strada degli investimenti infrastrutturali e dell’innovazione",

Categoria: economia
15:57
Dolore cronico per 10 mln di italiani, anestesisti: "Mancano cure uniformi, serve una legge"
(Adnkronos) - Dieci milioni di italiani convivono con il dolore cronico. "Un dolore che non finisce, che cambia la vita, che impedisce di lavorare, di dormire, di avere una vita sociale soddisfacente. Una malattia riconosciuta a livello internazionale come tale, con radici fisiche, psicologiche e sociali". Eppure, "in Italia chi ne soffre non ha le stesse possibilità di cura a seconda di dove abita, e spesso non sa nemmeno che esiste uno specialista dedicato", denuncia la Siaarti, Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia Intensiva. "Dalla Sicilia al Piemonte cambia tutto: quali terapie sono rimborsate, quante strutture esistono, persino se lo specialista c'è o no", incalzano gli specialisti che - a quasi 2 mesi dal congresso Siaarti di Area Medicina del dolore che si è svolto a Riccione ad aprile - rilanciano l'allarme rivolgendo "una richiesta precisa alle istituzioni: un atto normativo vincolante che metta fine alla disomogeneità oggi esistente nella cura del dolore cronico".
"In Italia - ricorda la Siaarti - esiste da anni una legge (la 38 del 2010) e un riconoscimento formale della terapia del dolore come specialità medica autonoma. Ma il passaggio dalle norme alla realtà è ancora incompleto e disuguale". Un caso concreto lo illustra Paolo Cotogni, direttore della Struttura complessa di Terapia del dolore della Città della Salute e della Scienza di Torino: "In Piemonte il tariffario regionale approvato nel 2024 non associava alcune terapie tipiche degli specialisti del dolore alla branca corretta, attribuendole invece a radiologi o neurochirurghi. Lo specialista giusto non poteva erogare ufficialmente quelle cure. Il problema è stato corretto solo nel 2025, dopo ripetute richieste. Un'eccezione positiva nella stessa regione: grazie a una delibera del 2014, l'Aou Città della Salute e della Scienza dispone di 9 posti letto dedicati alla terapia del dolore, caso ancora raro in Italia". Il messaggio della società scientifica degli anestesisti-rianimatori italiani è che oggi lungo la Penisola "ci sono regioni con reparti dedicati e posti letto per la terapia del dolore, e regioni dove non esistono. Regioni che rimborsano determinate terapie innovative e Regioni che non lo fanno. Addirittura, all'interno della stessa regione, la situazione può cambiare da un ospedale all'altro".
"Il dolore cronico è spesso sottovalutato perché non immediatamente visibile. Non solo per il paziente, ma anche per gli amministratori. La mancanza di una codifica della patologia rende difficile comprendere quante persone si rivolgono ai nostri ambulatori e perché", sono le parole di Silvia Natoli, responsabile Area culturale Siaarti Dolore e cure palliative, che fotografano uno dei nodi più profondi del problema: "Il dolore cronico non si vede, non lascia tracce evidenti, non finisce sui referti. Ed è proprio questa sua invisibilità - agli occhi dei pazienti, dei medici di medicina generale, degli amministratori sanitari - che rende così difficile conferirgli l'attenzione dovuta sul piano istituzionale", rilevano gli esperti.
"Il dolore cronico non è un sintomo: è una malattia", chiarisce Arturo Cuomo, direttore Sc Anestesia e rianimazione e Terapia antalgica dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli: "Il dolore cronico coinvolge la sfera psicologica, relazionale e lavorativa della persona, determinando frequentemente condizioni di vera e propria disabilità dolorosa", sottolinea. "Chi ne soffre spesso non riesce a lavorare, si isola, sviluppa depressione. Il costo umano è enorme" e "quello economico - tra giornate lavorative perse, accessi impropri al pronto soccorso, terapie non appropriate - lo è altrettanto", evidenzia la Siaarti. Per costruire risposte adeguate servono strutture e percorsi condivisi, osserva Cesare Bonezzi, Senior Consultant Unità di Terapia del dolore Istituti clinici scientifici Maugeri, Irccs Pavia. "E' fondamentale definire percorsi diagnostico-terapeutici condivisi, strutture adeguatamente accreditate e reti realmente operative - precisa - Solo attraverso un'organizzazione omogenea sarà possibile garantire appropriatezza clinica, continuità assistenziale e accesso uniforme alle cure. La disciplina si occupa di pazienti complessi, spesso con patologie croniche di confine tra varie specialità, che richiedono un approccio interdisciplinare e competenze altamente specifiche. Fondamentale" per Bonezzi anche "garantire una corretta valorizzazione delle procedure terapeutiche e mininvasive, alla luce dell'evoluzione tecnologica e dei costi organizzativi che comportano".
Il nodo centrale, secondo la Siiarti, "non è la mancanza di conoscenze mediche né di documenti tecnici, ma la mancanza di uno strumento normativo che obblighi le Regioni ad applicare le stesse regole". Ricorda Antonino Giarratano, past president della società scientifica e componente del Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute: "Come Siaarti abbiamo dimostrato negli anni la capacità di produrre documenti tecnici di alto livello. Ma il nodo vero è un altro: tutto ciò che produciamo sarà recepito dalla Conferenza Stato-Regioni? Diverrà un decreto che imponga l'omogeneizzazione sul territorio nazionale? Perché altrimenti chi lavora sul campo è costretto a cercare nei codici esistenti quale assomiglia di più alla procedura che sta eseguendo, senza riconoscimento e senza logica". Giarratano ribadisce inoltre che "la crescente domanda assistenziale richiede specialisti adeguatamente preparati, ma oggi i percorsi formativi nelle scuole di specializzazione risultano ancora insufficienti rispetto alla complessità clinica e organizzativa della disciplina". Sul piano pratico indica la strada Franco Marinangeli, ordinario di Anestesia e rianimazione all'università dell'Aquila: "La società scientifica deve dare linee di indirizzo e portarle al ministero. Dopodiché, dentro ogni ospedale, è il direttore generale che con l'atto aziendale decide se istituire un reparto di terapia del dolore. Ognuno di noi conosce la propria realtà locale e deve usare quegli strumenti per orientare le direzioni aziendali. La via esiste. Ma oggi il primo obiettivo è rialzare l'attenzione sul tema e fare in modo che i documenti che produciamo arrivino a una soluzione concreta".
In questo quadro, si legge in una nota, "Siaarti si rende disponibile a collaborare con il ministero della Salute a un decreto che obblighi tutte le Regioni ad applicare in modo uniforme il riconoscimento della terapia del dolore come specialità, con strutture accreditate e tariffe omogenee. Parallelamente, la società scientifica chiede che il dolore cronico venga inserito tra le patologie del Piano nazionale della cronicità, e che nelle nuove Case di comunità Hub sia garantita la presenza di uno specialista in grado di intercettare i pazienti prima che arrivino al pronto soccorso. Sul fronte dei trattamenti, i tariffari regionali devono riconoscere e remunerare adeguatamente le terapie innovative e mininvasive. Infine, occorre investire nella formazione: i percorsi nelle scuole di specializzazione sono ancora insufficienti rispetto alla complessità di una disciplina che riguarda 10 milioni di persone". Conclude Bonezzi: "Garantire a chi soffre di dolore cronico lo stesso accesso alle cure indipendentemente dalla regione in cui vive non è una questione organizzativa. E' una questione di equità".

Categoria: cronaca
15:53
'Super Karaoke', stasera 10 giugno su Canale 5: Sal Da Vinci ospite
(Adnkronos) - Stasera, mercoledì 10 giugno, torna su Canale 5 'Super karaoke' con il secondo appuntamento. Alla conduzione Michelle Hunziker che si mette in gioco insieme agli ospiti e ai concorrenti in gara. I protagonisti dello show sono le persone comuni che condividono la passione per il canto e che si sfidano a colpi di karaoke.
A contendersi la vittoria quattro squadre, ciascuna composta da cinque concorrenti scelti dai capisquadra: Lucilla Agosti, Daniele Battaglia, Fabio De Vivo e Rosaria Rollo. Questi ultimi hanno a disposizione, inoltre, alcuni 'partecipanti speciali', denominati Wild Card, che possono aggiungersi alla squadra per dare il proprio contributo sul palco.
Nel corso della sfida, i concorrenti hanno l’opportunità di duettare con alcuni dei più grandi artisti della musica italiana. Ospiti della seconda puntata: Sal Da Vinci, Anna Tatangelo, Francesco Renga e Serena Brancale.
Le voci in gara si sfidano sulle note dei più celebri brani della musica italiana, dai grandi classici e alle hit degli anni Ottanta, Novanta e di oggi: brani che hanno fatto cantare intere generazioni. Al termine della competizione è il pubblico presente in piazza Trento e Trieste a Ferrara a decretare il vincitore.

Categoria: spettacoli
15:50
Meloni mezza nuda sul letto? La premier: "Ci deve essere scritto 'prodotto con Ai', se no abbiamo un problema"
(Adnkronos) - L'intelligenza artificiale è una "questione tra le più complesse del nostro tempo". Lo afferma Giorgia meloni del giorno del consiglio dei Ministri convocato proprio per approvare i decreti attuativi delle norme di riferimento sull'utilizzo dell'IA. E la premier, per sottolineare come si stia andando "verso un mondo nel quale diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è", cita come esempio la sua foto fake in lingerie, da lei stessa rilanciata, che ha fatto il giro del web.
"Se vedi la Meloni in camicia da notte, sul letto, mezza nuda, non pubblicare la foto dicendo 'si può un presidente del Consiglio dei Ministri presentare così' perché ci sarà scritto 'la Meloni è nuda perché è stato fatto con l'intelligenza artificiale'. Altrimenti abbiamo un problema", ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un passaggio del suo intervento all'assemblea generale di Confcommercio, ricodando che "abbiamo fatto una proposta a livello internazionale, cioè quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall'intelligenza artificiale, deve essere scritto in sovraimpressione 'è prodotto dall'intelligenza artificiale'".
Il tema, ha ribadito la presidente del Consiglio, riguarda in generale la necessità di affrontare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’informazione e sulla percezione della realtà, in un contesto in cui la distinzione tra vero e falso diventa sempre più complessa.
Quanto alla sfera lavorativa, l'intelligenza artificiale è uno "strumento dal potenziale straordinario" ma la sua "potenza potremmo scoprirla davvero molto tardi". "Oggi quello che rischia di essere sostituito è il lavoro di intelletto e quindi l'impatto che può avere sul nostro mercato del lavoro è imponderabile. Noi rischiamo oggettivamente un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo nel quale la ricchezza si concentra e si verticalizza ancora di più. Va governato. Non si può governare solo a livello nazionale, va governato a livello globale, a livello internazionale", ha detto.

Categoria: politica
15:43
Nathalie Caldonazzo insultata sui social: "Mi hanno detto che sembro un verme"
(Adnkronos) - Nathalie Caldonazzo presa di mira per la sua "eccessiva magrezza". L'attrice ospite oggi, mercoledì 10 giugno, a 'La volta buona' ha parlato delle critiche ricevute sui social negli ultimi mesi a causa del suo aspetto fisico. "La situazione stava degenerando, era partito sui social un fomento di cattiveria e disprezzo nei miei confronti", ha spiegato Caldonazzo, che è intervenuta con un video su Instagram dopo i giudizi ricevuti.
La showgirl ha spiegato che le critiche sono arrivate dopo essersi mostrata sul suo profilo instagram mentre ballava insieme alla madre: "Da quel momento hanno cominciato a insultarmi dicendomi che sembravo un verme e uno scheletro", ha detto l'attrice, ricordando alcuni dei commenti ricevuti e sottolineando come provenissero tutti da account gestiti da donne.

Categoria: spettacoli
15:42
Integratori e prodotti naturali, allerta Sitox 'naturale non vuol dire sicuro'
(Adnkronos) - "Naturale non vuol dire sempre sicuro. Integratori, estratti vegetali e botanicals sono sempre più diffusi e spesso percepiti dai consumatori come prodotti innocui proprio perché di origine naturale. Ma possono contenere sostanze attive, miscele complesse, contaminanti o interagire con farmaci e terapie in corso". È l'allerta lanciata in occasione del 23esimo Congresso nazionale della Società italiana di tossicologia (Sitox), che si chiude oggi a Bologna: tre giorni di lavori, oltre 80 esperti coinvolti tra relatori, moderatori e componenti dei panel, più di 20 sessioni scientifiche e momenti congressuali, comunicazioni orali, poster session e flash communication, per fare il punto sul ruolo della tossicologia nella tutela della salute pubblica.
La sessione 'Sicurezza delle sostanze botaniche e NAMs' è stata moderata da Corrado L. Galli e Marina Marinovich e ha affrontato il tema della valutazione tossicologica delle sostanze botaniche attraverso un approccio scientifico integrato: caratterizzazione chimica, valutazione delle miscele, approcci in silico e studio della genotossicità. "Il fatto che una sostanza sia naturale non significa che sia automaticamente sicura - sottolinea Galli, past president della Sitox - Le sostanze botaniche possono contenere composti attivi, miscele complesse e contaminanti che richiedono una valutazione rigorosa, soprattutto quando vengono assunte come integratori o prodotti di largo consumo".
Il programma congressuale ha attraversato numerosi ambiti della tossicologia moderna: alimenti, farmaci, dispositivi medici, botanicals e integratori, agrofarmaci, nanomateriali, tossine naturali, tossicologia analitica e clinica. I simposi sono stati promossi dai tavoli e dai gruppi di lavoro della Sitox, e integrati dalle proposte scientifiche dei soci e delle aziende. Per gli esperti della società scientifica, il punto centrale è superare l'idea che botanicals e integratori siano prodotti 'leggeri' o privi di rischi. La sicurezza dipende dalla composizione, dalla dose, dalla qualità della materia prima, dalle possibili interazioni con farmaci e dalle caratteristiche della persona che li assume.
"La valutazione della sicurezza deve partire da una conoscenza precisa di ciò che il prodotto contiene - aggiunge Galli - Senza una corretta caratterizzazione chimica e senza strumenti adeguati per valutare tossicità, genotossicità e interazioni, il consumatore rischia di essere esposto a sostanze di cui non conosce davvero il profilo di rischio".
In questo contesto diventano centrali le NAMs-New Approach Methodologies, nuovi approcci metodologici che integrano modelli computazionali, strumenti predittivi, metodi alternativi e analisi avanzate per valutare la sicurezza in modo più mirato e moderno. "Le NAMs rappresentano un'opportunità importante - spiega Marinovich, membro della Società italiana di tossicologia - perché permettono di combinare dati chimici, biologici e computazionali per ottenere valutazioni più rapide, predittive e aderenti alla complessità reale delle sostanze botaniche. Ma devono essere utilizzate con criteri scientifici solidi e in un quadro regolatorio chiaro".
La crescente diffusione di prodotti naturali, botanicals e integratori rende necessario rafforzare anche la comunicazione verso cittadini e operatori sanitari, rimaca la Sitox. Non si tratta di demonizzare questi prodotti - precisa la società scientifica - ma di promuoverne un uso consapevole, soprattutto nei soggetti fragili, nelle donne in gravidanza, negli anziani, nei pazienti cronici o in chi assume terapie farmacologiche.

Categoria: cronaca
15:39
Cancro al seno, studio: "Una donna colpita su 3 è depressa, 1 su 10 perde il lavoro"
(Adnkronos) - Una donna su 3 con tumore della mammella presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti. L'ansia rappresenta la dimensione psicologica più diffusa: oltre il 30% manifesta livelli moderati o severi e quasi la metà riporta sintomi lievi. Il 52% segnala un aumento dello stress di coppia e il 67% problemi significativi di intimità sessuale, che permangono anche dopo la fine dei trattamenti. La malattia ha effetti rilevanti anche sulla dimensione professionale e sui progetti di vita. Circa il 10% delle donne interrompe completamente lavoro o formazione, oltre il 20% riduce le ore lavorate e circa il 6% modifica ruolo o occupazione. Sono alcuni dei principali risultati del II Rapporto Andos–Crea Sanità 'Effetti collaterali del cancro alla mammella: qualità di vita', presentato oggi a Roma, realizzato per approfondire l'impatto del carcinoma mammario sul lavoro, sul benessere psicologico, sulle relazioni familiari e affettive e sulla qualità di vita percepita.
Alla survey hanno partecipato 1.590 donne, di cui 1.051 hanno completato integralmente il questionario. La qualità di vita percepita risulta significativamente inferiore rispetto alla popolazione generale femminile, sia sul piano fisico che psicologico. Dal punto di vista professionale, "le difficoltà sono più frequenti tra le lavoratrici dipendenti, con contratti a tempo determinato ed indeterminato - emerge dalla ricerca - e nelle pazienti sottoposte a chemioterapia, trattamento associato al maggiore impatto negativo in ambito occupazionale, anche se pure l'ormonoterapia determina nel tempo rilevanti problemi lavorativi. Oltre il 45% delle donne dichiara di aver dovuto modificare in modo abbastanza rilevante i propri progetti di vita e il 22% parla di cambiamenti molto o moltissimo impattanti. Tra le under 40, il 58,1% riferisce di aver rinunciato ad avere figli".
"Negli ultimi anni i progressi della ricerca e delle terapie hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza nel tumore della mammella, ma oggi sappiamo che non basta salvare la vita: dobbiamo restituirla - afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos - Questo report conferma quanto la malattia continui a incidere sulla quotidianità delle donne, sulle relazioni, sul lavoro, sulla progettualità personale e sulla serenità psicologica, anche molti anni dopo la diagnosi. Il supporto psiconcologico e sociale non può più essere considerato un elemento accessorio, ma deve diventare parte integrante del percorso di cura, così come l’ascolto dei bisogni concreti delle donne".
L'analisi - si legge nel report - evidenzia un carico psicologico particolarmente elevato: le paure più rilevanti sono quella di "non guarire per un'eventuale recidiva, quella degli effetti collaterali dei trattamenti e quella inerente al futuro dei familiari, con oltre il 65-75% delle donne che attribuisce a questi aspetti un impatto importante". Inoltre, "il 21,2% riporta livelli moderati di ansia e il 10,9% severi, mentre quasi la metà (47,9%) sintomi lievi, l'analisi per età dimostra quanto questo sia un problema per le donne più giovani e in trattamento, sia con chemioterapia o, in misura minore, con ormonoterapia. Affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, isolamento percepito e perdita di autostima restano elementi diffusi e persistenti nel tempo".
"L'indagine mostra con chiarezza che la qualità della vita delle donne con tumore della mammella è influenzata non solo dalla patologia, ma anche dalle conseguenze psicologiche, relazionali, familiari e sociali dell'esperienza oncologica - spiega Barbara Polistena, direttore scientifico di Crea Sanità - I dati dimostrano come il disagio emotivo non si esaurisca nella fase iniziale della malattia, ma possa protrarsi nel tempo, incidendo sulla quotidianità, sulle relazioni affettive, sulla genitorialità, sul lavoro e sulla capacità di progettare il futuro. La survey evidenzia un impatto multidimensionale persistente che richiede un approccio di presa in carico realmente integrato e multidisciplinare, capace di considerare la persona nella sua globalità e di accompagnarla anche oltre la fase più acuta delle cure".
"Questi risultati mostrano come il carcinoma mammario produca effetti che vanno ben oltre la dimensione clinica, generando conseguenze organizzative, sociali ed economiche che incidono sui percorsi di vita - sottolinea Federico Spandonaro, presidente del Comitato scientifico di Crea Sanità - Per il sistema sanitario questo significa investire in modelli di presa in carico più strutturati, continuità assistenziale, supporto psicologico e strumenti di accompagnamento sociale e lavorativo, affinché la sopravvivenza si traduca anche in una migliore qualità della vita e in minori disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di cura e reinserimento".
"La ricerca oncologica ci ha insegnato a misurare sempre meglio l’efficacia delle cure, ma oggi dobbiamo fare un passo ulteriore e capire come le donne vivono realmente la malattia - afferma Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associaione italiana oncologia medica) - I Patient-Reported Outcomes (Pro), cioè i disagi riferiti direttamente dalle pazienti, senza il filtro dell’oncologo, ci aiutano a valutare aspetti fondamentali come qualità di vita, benessere psicologico, sintomi, relazioni e impatto sulla quotidianità, rendendo le cure sempre più personalizzate e realmente centrate sulla persona. Questo report mostra chiaramente che il tumore della mammella continua ad avere un peso rilevante sulla componente fisica, emotiva e relazionale della vita delle donne. È una neoplasia importante che colpisce ogni anno oltre 53mila persone".
"Da questa indagine emerge un quadro di grande complessità che i Comitati Andos conoscono bene attraverso l’esperienza quotidiana accanto alle donne, ma che abbiamo il dovere di studiare e comprendere sempre meglio - conclude Flori Degrassi - L'obiettivo non è solo individuare risposte e strumenti di intervento più efficaci per accompagnare le pazienti nel percorso di cura, ma anche rafforzare la nostra attività di advocacy verso le Istituzioni e la comunità scientifica, affinché i bisogni delle donne trovino ascolto e si traducano in azioni concrete".

Categoria: cronaca
15:33
Università, lezione di Marta Cartabia alla Scuola Sant'Anna di Pisa
(Adnkronos) - Più di duecento studentesse e studenti hanno partecipato alla lezione della professoressa Marta Cartabia sugli 80 anni della Repubblica Italiana, che si è svolta oggi, mercoledì 10 giugno, presso l’Aula Magna della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. L’iniziativa rientra nell’ambito del programma del tirocinio residenziale del progetto Me.Mo. (Merito e Mobilità Sociale), il programma di Orientamento rivolto a studentesse e studenti al quarto anno delle scuole superiori, selezionati in base al merito e alla provenienza da contesti di possibile fragilità economica e sociale.
Grazie al finanziamento del progetto Pnrr Merita, la rete per il talento che unisce cinque Scuole Universitarie Superiori Italiane (Scuola Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, il Collegio Superiore dell’Università di Bologna, la Scuola Galileiana di Padova e la Scuola Superiore di Studi Avanzati della Sapienza di Roma), alla lezione hanno partecipato in collegamento anche le studentesse e gli studenti delle altre scuole coinvolte nella rete Merita.
Nel suo intervento Marta Cartabia, professoressa di Diritto Costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano, già Mministro della Giustizia del governo Draghi, ha incontrato le studentesse e gli studenti di Me.Mo. intrecciando il racconto del proprio percorso formativo e professionale con una riflessione sugli ottant’anni della Repubblica italiana. Al centro della lezione, il valore della partecipazione democratica e della capacità di riconoscere nella realtà possibilità non sempre previste. Cartabia ha ricordato come la costruzione del proprio percorso non segua necessariamente una traiettoria lineare: imprevisti e persino fallimenti possono contribuire a dare forma alle scelte personali e professionali. Richiamando anche alcuni passaggi della propria esperienza, ha invitato studentesse e studenti a leggere gli ostacoli non solo come punti di arresto, ma anche come occasioni per esplorare nuove strade e comprendere meglio la propria vocazione. La realtà, ha sottolineato, è sempre più grande degli obiettivi che ci si è dati e contiene possibilità che non sempre si riescono a vedere subito.
L’edizione 2026 di Me.Mo. coordinata dalla Scuola Superiore Sant’Anna ha registrato numeri particolarmente significativi: i tre tirocini residenziale, che si sono svolti tra maggio e giugno, hanno visto la partecipazione di 658 studentesse e studenti, selezionati tra oltre 1800 candidature. Le scuole superiore secondarie coinvolte sono state circa 300 mentre più del 38% dei partecipanti a Me.Mo. è arrivato dal sud Italia. Questi dati confermano il ruolo di Me.Mo. come una delle azioni più riconoscibili della rete Merita e come progetto capace di intercettare studentesse e studenti con alto potenziale, spesso provenienti da contesti familiari in cui l’università non è ancora una traiettoria consolidata.
«Me.Mo. è uno dei progetti che meglio rappresenta il senso della rete Merita: lavorare insieme per rendere l’accesso alla formazione universitaria più equo e consapevole», dichiara Nicola Vitiello, Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, capofila del progetto Merita. «La Scuola Sant’Anna ha sostenuto e coordinato il percorso che ha coinvolto tutte le Scuole della rete, con l’obiettivo di raggiungere studentesse e studenti ad alto potenziale, spesso privi di riferimenti familiari diretti nel mondo universitario. I risultati di questa edizione confermano che Me.Mo. è uno strumento concreto di mobilità sociale e di responsabilità pubblica del sistema universitario: il 90% dei partecipanti dichiara infatti di iscriversi all’università».
Me.Mo. si rivolge in particolare ai cosiddetti first generation students, studentesse e studenti figli di genitori non laureati, con l’obiettivo di accompagnarli in un percorso di orientamento che mira ad ampliare le opportunità, ridurre le disuguaglianze informative e rafforzare la fiducia nelle proprie possibilità.
Per la rete Merita, Me.Mo. rappresenta un progetto identitario: il percorso ha permesso alle Scuole della rete di lavorare insieme su un obiettivo comune, mettendo a disposizione competenze, tutor, attività formative e strumenti di orientamento per avvicinare sempre più studenti e studentesse alle opportunità dell’alta formazione.
L’evento finale non segna la conclusione dell’esperienza Me.Mo. Grazie al piano di sostenibilità della rete Merita e a finanziamenti dedicati, il progetto proseguirà anche nei prossimi anni a livello di rete, con il coinvolgimento delle cinque Scuole e con la possibilità di ulteriori collaborazioni con altri atenei.
La prosecuzione di Me.Mo. conferma la volontà della rete Merita di rendere stabile un modello di orientamento avanzato, capace di contribuire concretamente alla mobilità sociale e di rafforzare il ruolo delle Scuole universitarie superiori nel sistema universitaro nazionale.

Categoria: cronaca













































