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20:12

Europa League, oggi Roma-Stoccarda - La partita in diretta

(Adnkronos) - La Roma torna in campo in Europa League. Oggi, giovedì 22 gennaio, i giallorossi ospitano lo Stoccarda all'Olimpico nella penultima partita della fase campionato. In classifica, la squadra di Gasperini è a quota 12 punti e va a caccia di un successo fondamentale in ottica qualificazione diretta agli ottavi. Stesso discorso per i tedeschi, con gli stessi punti dei capitolini (e avanti per differenza reti). Calcio d'inizio alle 21. 

Dove vedere Roma-Stoccarda? La partita è visibile in diretta tv esclusiva su Sky, ai canali Sky Sport Uno (201) e Sky Sport (252). Sfida visibile anche in streaming su Sky Go e Now. 

Nell'ultima e decisiva giornata di Europa League, la Roma affronterà il Panathinaikos ad Atene, giovedì 29 gennaio alle 21.  

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Categoria: sport

20:04

Sesso, le misure contano davvero? Ecco l'effetto delle dimensioni su uomini e donne

(Adnkronos) - Nel sesso le misure non contano, si dice spesso, un po' per consolazione un po' per incoraggiamento. Ma è proprio vero? Non lo è secondo uno studio della biologa comportamentale ed evoluzionista Upama Aich della University of Western Australia, pubblicato sulla rivista open access 'Plos Biology'. "Le dimensioni del pene umano influenzano l'attrazione femminile e la valutazione maschile dei rivali", è la conclusione di Aich e colleghi. In parole povere - sentenzia la biologia, che è meno romantica dell'amore - un pene grande attira le donne e intimidisce gli altri uomini. 

In relazione alle dimensioni corporee - spiegano i ricercatori - l'organo maschile umano è più grande di quello di altri primati, un'osservazione che ha interrogato a lungo i biologi evoluzionisti. Prima dell'invenzione dell'abbigliamento, il pene sarebbe stato una caratteristica importante che avrebbe potuto influenzare potenziali partner e concorrenti. Studi precedenti hanno scoperto che le sue dimensioni possono influenzare il successo riproduttivo, influenzando la probabilità di gravidanza. Ma un pene più grande potrebbe anche aumentare l'appeal di un maschio per le femmine o ridurre la probabilità di combattimenti con altri maschi, segnalando ad esempio livelli più alti di testosterone e quindi una maggiore capacità nell'agone.  

Per vederci più chiaro, gli autori del nuovo lavoro hanno chiesto a oltre 600 uomini e 200 donne di valutare figure maschili generate al computer, che variavano in altezza, forma del corpo e dimensioni del pene. Le donne erano chiamate a esprimersi sull'attrattività sessuale delle immagini prodotte al Pc, gli uomini a riferire quanto le trovassero minacciose sia in termini di abilità in un eventuale combattimento sia come potenziali rivali nell'accoppiamento. I partecipanti all'indagine, condotta attraverso un sondaggio online, hanno visionato figure a grandezza naturale o immagini in scala. 

 

E' successo che "le donne hanno valutato come più attraenti figure maschili più alte, con un rapporto spalle-fianchi più elevato (indice di un corpo 'a V') e un pene più grande", riportano gli autori. "Tuttavia - precisano - oltre un certo limite, ulteriori aumenti nelle dimensioni del pene, nell'altezza e nella larghezza delle spalle hanno mostrato benefici decrescenti" sul giudizio femminile. E gli uomini? I maschi interpellati "hanno valutato figure più alte, con un corpo più a V e un pene più grande come più intimidatorie in qualità di rivali sessuali e avversari di combattimento". A differenza delle donne, però, anche di fronte a misure esagerate "hanno costantemente classificato i maschi con tratti più accentuati come una minaccia sessuale maggiore", a indicare che gli uomini "tendono a sopravvalutare l'importanza di queste caratteristiche agli occhi delle donne". 

"I risultati suggeriscono che sia le preferenze femminili sia la competizione con altri uomini hanno favorito l'aumento delle dimensioni del pene, dell'altezza e della larghezza delle spalle nei maschi umani", commentano gli scienziati. "Lo studio - sottolineano - fornisce la prima prova sperimentale che i maschi considerano le dimensioni del pene quando valutano la capacità di combattimento e l'attrattività di un rivale. Tuttavia, l'altezza e la forma del corpo hanno avuto una maggiore influenza sul modo in cui i maschi percepiscono i rivali, suggerendo che l'aumento delle dimensioni del pene sia stato maggiormente favorito dall'evoluzione per il suo ruolo nell'attrarre una compagna", puntualizzano i ricercatori. 

 

"Gli uomini hanno valutato i rivali con un pene più grande come più minacciosi fisicamente e sessualmente competitivi", afferma Aich. "Sebbene il pene umano svolga principalmente la funzione di trasferire lo sperma - afferma Michael D Jennions, co-autore del lavoro - il nostro risultato suggerisce che le sue dimensioni insolitamente grandi si siano evolute come 'ornamento' sessuale per attrarre le femmine, piuttosto che come semplice simbolo di 'status' per spaventare i maschi, sebbene svolga entrambe le funzioni". In conclusione, con buona pace di chi preferisce illudersi del contrario, nel sesso le misure contano. 

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Categoria: cronaca

19:59

Non ricaricava il braccialetto elettronico per non farlo funzionare: arrestato

(Adnkronos) - Non ricaricava intenzionalmente il braccialetto elettronico per non farlo funzionare, la polizia lo scopre e lo arresta. Il 28enne è finito in manette ed è stato portato in carcere con un'ordinanza di custodia cautelare emessa da .  

Il giovane nell'arco dei quattro anni di relazione con la compagna, dalla quale recentemente era nata una bambina, avrebbe sottoposto a frequenti vessazioni fisiche e psicologiche la donna, seguitando a maltrattarla anche durante e dopo la gravidanza, e a rifiutarle anche ogni aiuto economico, motivi per i quali era stato colpito dal divieto di avvicinamento alla donna con applicazione del braccialetto elettronico. Sorpreso una volta dai poliziotti entro il raggio d'azione del braccialetto elettronico senza che questo rilanciasse l'allarme, il monitoraggio degli uomini del commissariato di Mestre ha svelato che il motivo risiedeva nel fatto che l’uomo lo faceva scaricare e non lo ricaricava intenzionalmente per metterlo fuori uso.  

 

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Categoria: cronaca

19:54

Pagani (Cotec): "Rapporto indica valori positivi dell’Italia sulle competenze innovative"

(Adnkronos) - “Dal Report 2025 della Fondazione Cotec emerge un fattore molto importante e positivo, cioè un buon posizionamento dal punto di vista delle competenze sull'innovazione, sulla parte scientifica e su quella innovativa dell'Italia. Un buon punto di partenza per poter sempre più investire in quelle che sono le competenze distintive anche per il futuro creando un presupposto per poter essere utili nell'esecuzione e nell'utilizzo di queste competenze”. A dirlo Dario Pagani, vicepresidente della Fondazione Cotec, all’incontro "Coltivare l'eccellenza". Durante l’evento, organizzato a Roma, è stato presentato il Report 2025 della Fondazione Cotec in tema di capitale umano, che si conferma sempre più come una leva centrale per la competitività del Paese. Lo studio “Coltivare l’eccellenza – Profili ad alta competenza” restituisce l’immagine di un’Italia che, al di là di dati spesso poco incoraggianti, presenta condizioni reali per attrarre, far crescere e trattenere profili professionali altamente qualificati. 

“Le aziende riescono ad intercettare i talenti – ha sottolineato Pagani – anche se potete immaginare che su alcuni tipi di competenze c'è una grande competizione, nel senso a livello internazionale e a livello di opportunità, però stanno nascendo molti centri di eccellenza e di sviluppo, anche attraverso il tema delle start-up dove si ha la possibilità di cogliere questi talenti per fare in modo di trattenerli, di mantenerli e dargli le opportune possibilità per poter sviluppare sempre di più le loro competenze, anche sul territorio nazionale e con le aziende del nostro paese che poi operano alla fine, visto il contesto complessivo a livello anche globale”, ha concluso Pagani. 

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Categoria: economia

19:52

Imprese, Frega (Pmi): "Talenti al centro della trasformazione"

(Adnkronos) - “I talenti oggi sono al centro della trasformazione e sono necessari per qualsiasi tipo di business e in qualsiasi parte del mondo. La digital disruption, tutto quello che sta avvenendo con l'intelligenza artificiale ma anche la globalizzazione creano grandi opportunità per le aziende”. Così Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Phillip Morris Italia, in occasione dell’evento "Coltivare l'eccellenza", organizzato a Roma, in cui è stato presentato il Report 2025 della Fondazione Cotec in tema di capitale umano, che si conferma sempre più come una leva centrale per la competitività del Paese. 

“I talenti sono quei soggetti - ha proseguito Frega - che hanno la capacità di cambiare il corso degli eventi, di impattare in maniera laterale rispetto a quello che è il modus operandi dell'organizzazione e i vantaggi che un talento offre oggi sono quelli legati proprio alla capacità di accelerare la trasformazione, alla capacità di portare una conoscenza diversa. Sono persone che guardano al mondo in maniera diversa. Abbiamo esempi importantissimi di talenti che hanno rivoluzionato determinati servizi, prodotti e offerte grazie alla loro capacità di guardare oltre ciò che è convenzionale”. 

L’ad di Phillip Morris ha poi indicato la “ricetta” vincente dell’azienda in questo ambito: “Ci sono due priorità: la prima è quella di una grande capacità di training costante delle nostre persone e dei talenti perché la formazione continua è fondamentale. Un altro aspetto è quello di aspirare ad una carriera che sia internazionale. Ovviamente Philip Morris, che è presente in tutto il mondo, offre quotidianamente queste opportunità ai nostri talenti”, ha concluso Frega. 

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Categoria: economia

19:19

Imprese, Fondazione Cotec: "Su fuga di cervelli Italia ha le risorse per invertire la rotta"

(Adnkronos) - L’Italia è l’ottava economia mondiale e la seconda in Europa per manifattura, con un export record di 623 miliardi nel 2024 e leadership in settori come moda, design e nautica. Tuttavia, la mobilità dei profili ad alta competenza resta una criticità. Sono alcuni dei dati del rapporto “Coltivare l’eccellenza”, presentato oggi a Roma dalla Fondazione Cotec. Lo studio, realizzato in collaborazione con Philip Morris Italia, evidenzia come sia possibile invertire la fuga dei cervelli puntando su ecosistemi territoriali capaci di integrare lavoro qualificato, innovazione, servizi e qualità della vita. 

L’Italia, come emerge dal rapporto, conferma leadership consolidate in settori strategici: prima in Europa nel settore moda-lusso, seconda al mondo nel design-arredo (10% dell’export globale di mobili), prima mondiale nella nautica per yacht, seconda in Europa per macchinari e farmaceutica. L’Italia è anche il quinto Paese Ue per brevetti all’Epo e supera la media europea nell’Innovation Output Index e, sul fronte digitale, il Paese è sesto in Europa per adozione cloud nelle imprese e sopra la media Ue per infrastrutture Ict. 

Il quadro sociale, inoltre, offre fattori aggiuntivi di attrattività. Con 60 siti Unesco (primato mondiale), un’aspettativa di vita a 83,5 anni e una soddisfazione personale all’83% secondo Eurobarometro l'attrattività dell'Italia va ben oltre i puri dati economici, estendendosi ad una qualità della vita unica e apprezzata a livello internazionale. Ma il nodo resta la mobilità dei talenti. Sebbene l’Italia sia sopra la media europea nella capacità di trattenere profili specializzati, fatica ad attrarne di nuovi. Criticità strutturali emergono su formazione, stipendi e modelli organizzativi. La quota di Neet - le persone che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi - resta elevata, mentre gli investimenti in ricerca e sviluppo, pur in crescita, rimangono sotto la media Ue. Il report evidenzia tre priorità per invertire questa tendenza: aumentare la spesa in istruzione, potenziare le competenze Stem e accelerare politiche di inclusione, in particolare sull’occupazione femminile. Per Cotec, la strada è chiara: trasformare la qualità del vivere e la forza del tessuto produttivo in un ecosistema capace non solo di frenare la fuga dei cervelli ma di fare dell’Italia un polo competitivo nella geografia internazionale dei talenti. 

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Categoria: economia

19:15

Attivista ad Ai Festival: "Internet oscurato in Iran da regime per impedire documentazione"

(Adnkronos) - "La scuola educa a pensare in un solo modo, a costruire un nemico invisibile che “viene da fuori”, ma che in realtà è dentro ilsistema stesso. La maggior parte dei manifestanti ha meno di 35 anni. E stanno morendo" queste le parole di Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista per i diritti umani di origine iraniana intervenuta sul palco della Plenaria di AI Festival - Festival Internazionale sull’Intelligenza Artificiale in scena a Milano. 

Intervistata da Cosmano Lombardo, Founder e Ceo di Search On Media Group e ideatore di AI Festival, Pour afferma: "L'Iran in questo momento è nel buio totale e ancor peggio, nel silenzio globale. Internet è stato tolto dal regime proprio per non dare la possibilità di documentare e raccontare quello che sta accadendo. Hanno provato ad usare l'intelligenza artificiale creando delle fake news, ma siamo stati in grado di capire e segnalare immediatamente. L'intelligenza artificiale può essere usata persalvare e non per reprimere". Pour accende una luce sull’attuale situazione iraniana, attraversata da un’ondata di proteste e della violenta repressione governativa che sta causando migliaia di vittime, riportando le testimonianze di ragazzi arrestati, torturati, lasciati per giorni senza cibo né acqua, di madri che cercano i figli credendoli morti. 

"Non abbiamo capito la gravità di quello che sta accadendo in Iran: da oltre venti giorni 92 milioni di persone sono senza connessione,senza voce,senza possibilità di documentare." e prosegue: "Da 47 anni gli iraniani cercano di costruire un futuro diverso. Questa volta non si tratta disemplici rivolte: è una rivoluzione, iniziata il 28 dicembre e diffusa dalle grandi alle piccole città. Oltre il 90% della popolazione non vuole più questo regime" che Moshir definisce "non una repubblica, ma un regime fascista, misogino, razzista e sanguinario. Vivere oggi in Iran,soprattutto per una donna o per un giovane, significa nascere con un destino già scritto." Interrogata su cosa si possa fare, da qui, risponde: "Chi vive fuori dall’Iran ha una responsabilità ancora maggiore: chiedere responsabilità politica, prima ancora che solidarietà. Dobbiamo agire ora. Prima come esseri umani. Poi come cittadini" 

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Categoria: economia

19:13

Signorini denuncia i colossi del web: "Non hanno rimosso i video di Corona"

(Adnkronos) - Alfonso Signorini contro i giganti del web. I difensori del conduttore televisivo, gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, hanno denunciato i legali rappresentanti di Google Italy e Google Ireland perché "nonostante le ripetute richieste, il web hosting non ha rimosso contenuti diffamatori, corrispondenza personale e documenti ottenuti in maniera illecita, aggravando giorno dopo giorno le conseguenze del reato". Le risposte di Google "oltre ad esser state tardive e ciclostilate hanno di fatto negato la richiesta di rimuovere i contenuti presenti su Youtube e nel programma 'Falsissimo' di Fabrizio Corona" si legge in una nota.  

 

I legali rappresentanti, vista la querela di parte, "sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati per concorso in diffamazione aggravata e continuata" nei confronti di Signorini, al centro di pesanti accuse da parte di Corona. "Non é tollerabile la deresponsabilizzazione dei signori del web che a scopo di lucro - per importi enormi - non provvedono - anche a fronte di richieste documentate e reiterate - a tutelare i diritti soggettivi del cittadino e siano disposti ad ospitare ogni forma di illecito, trincerandosi dietro catene di controllo o governance che spesso rendono materialmente inaccessibile ogni forma di tutela" sottolineano i legali.  

Nello specifico "é stata posta in essere una vasta campagna diffamatoria a scopo di lucro, importi incassati sul territorio italiano da Corona attraverso il necessario contributo di Youtube di proprietà Google. Non hanno inteso rimuovere i contenuti illeciti continuando ad incassare ricavi originati dalla permanenza in rete dei contenuti illeciti e dunque aggravando le conseguenze del reato" spiegano i legali di Signorini. "Altre iniziative simili saranno approntate nei confronti di Meta e TikTok. Il web da spazio libero agli utenti non deve essere inteso sciolto da regole del principio del neminem ledere (non danneggiare nessuno, ndr.) e le big della rete devono poter garantire parametri etici e di rispetto delle regole del vivere civile" concludono Aiello e Missaglia. 

 

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Categoria: cronaca

18:39

Trump attacca il New York Times: "Sondaggi falsi contro di me, dovrebbero essere considerati reati"

(Adnkronos) - Donald Trump vuole portare in tribunale il New York Times, che cita sondaggi "falsi" che mettono in dubbio i risultati della sua amministrazione. In un post su Truth, il presidente americano scrive: "Bisogna fare qualcosa per i sondaggi falsi! Sono davvero fuori controllo. Abbiamo la migliore economia nella storia del nostro Paese, abbiamo il confine più forte della storia, nessuno ha mai fatto un lavoro come quello che ho fatto io, e mi danno solo il 40% dei consensi. I democratici hanno distrutto la sanità, io sto cercando di sistemarla e loro mi danno numeri bassi falsi. I sondaggi falsi sull'economia, sui confini, su praticamente tutto, sono ridicoli e pericolosi".  

Invece, sostiene Trump, "i sondaggi reali sono ottimi, ma si rifiutano di pubblicarli... Il New York Times e tanti altri pubblicano sondaggi che sono palesemente falsi. Sono diventati squilibrati e malati. Soffrono di un grave caso di sindrome da squilibrio da Trump (Tds). La loro copertura delle elezioni del 2024 è stata pessima e completamente sbagliata, eppure non sono mai stati chiamati a risponderne. Ma io li sto chiamando a risponderne con la causa che ho intentato e che sta facendo il suo corso nei tribunali. Devono pagare un prezzo per le notizie false e fraudolente e, si spera, in un futuro non troppo lontano, lo faranno!". 

"I sondaggi falsi e fraudolenti dovrebbero essere considerati, virtualmente, un reato penale", ha affermato il presidente su Truth Social, citando ad esempio quando "tutti i media anti-Trump che mi hanno seguito durante le elezioni del 2020 hanno mostrato sondaggi che erano palesemente sbagliati". "Sapevano cosa stavano facendo, cercando di influenzare le elezioni, ma ho vinto in modo schiacciante - ha ribadito Trump - eppure se si esaminano il fallimentare New York Times, le fake news della Abc, della Nbc e della Cbs, la Cnn con i suoi bassi ascolti o l'ormai defunta Msdnc, i sondaggi erano tutti fraudolenti e non avevano nulla a che vedere con i risultati finali". 

"Bisogna fare qualcosa per i sondaggi fraudolenti. Anche i sondaggi di FoxNews e del Wall Street Journal sono stati, nel corso degli anni, terribili! Ci sono ottimi sondaggisti che hanno azzeccato le elezioni, ma i media non vogliono utilizzarli in alcun modo, forma o maniera - ha denunciato - Non è triste ciò che è successo al giornalismo americano, ma farò tutto il possibile per impedire che questa truffa dei sondaggi vada avanti!". 

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Categoria: internazionale/esteri

18:38

'Ma quale software spia'. L'esperto smonta l'allarme sul ministero della Giustizia

(Adnkronos) - Non un 'Watergate digitale', ma l'ennesimo cortocircuito tra tecnologia, politica e percezione pubblica. È questa la conclusione a cui arriva il docente ed esperto di cybersicurezza Matteo Flora, che nell'ultima puntata del suo video-podcast Ciao Internet analizza e smonta la polemica sul presunto 'software spia', installato nei computer del ministero della Giustizia. 

Secondo la narrazione emersa dopo un'inchiesta di Report, il ministero disporrebbe di uno strumento capace di accedere ai computer dei magistrati senza lasciare traccia. Una ricostruzione che, secondo Flora, non regge a una verifica tecnica. 

 

Il sistema al centro delle polemiche è Microsoft Endpoint Configuration Manager (MECM), in precedenza noto come SCCM. Non un malware né un trojan, ma una piattaforma di gestione centralizzata degli endpoint, utilizzata da governi e grandi organizzazioni in tutto il mondo per aggiornamenti di sicurezza, distribuzione software, inventario e assistenza tecnica da remoto. 

"Gestire decine di migliaia di computer senza strumenti di questo tipo è tecnicamente impossibile e pericoloso", spiega Flora. Nel caso della giustizia italiana si parla di circa 40.000 postazioni. 

 

Uno dei punti più contestati è l’idea che il sistema non lasci evidenze delle operazioni svolte. Al contrario, sottolinea Flora, MECM funziona su audit trail e log dettagliati, che registrano ogni intervento, soprattutto quelli che richiedono privilegi elevati. Cancellare sistematicamente queste tracce sarebbe, paradossalmente, molto più complesso che lasciarle. 

 

Altro equivoco centrale: l’idea che “qualsiasi tecnico” possa spiare un magistrato. In realtà, spiega Flora, l’accesso è regolato dal principio del minimo privilegio, con ruoli separati, autorizzazioni limitate e controlli incrociati. I profili con poteri più estesi sono pochissimi e monitorati da strutture di sicurezza dedicate, come i Security Operations Center. 

Il problema, semmai, non sarebbe la tecnologia, ma l’eventuale cattiva definizione dei processi e dei controlli umani. «Se c’è un abuso, è un fallimento organizzativo, non una colpa del software», osserva. 

C’è poi un elemento temporale che indebolisce la lettura politica del caso: il sistema è stato adottato nel 2019, durante il governo Conte I, quando il ministero di Giustizia era guidato dal 5 Stelle Alfonso Bonafede. Un dato che, secondo Flora, rende poco credibile l’idea di un piano recente per il controllo della magistratura. 

Il punto più delicato non è tecnico, ma culturale. Flora richiama concetti come il “chilling effect” e l’“agenda setting”: anche un’accusa tecnicamente infondata può produrre un clima di intimidazione e sfiducia, incidendo sul comportamento delle istituzioni e sulla percezione della separazione dei poteri. 

Il paradosso è che uno strumento pensato per rafforzare la sicurezza finisce per diventare, nel dibattito pubblico, un simbolo di controllo e abuso. Con un risultato opposto a quello desiderato: più sospetto, meno resilienza. 

 

Nel quadro più ampio, avverte Flora, demonizzare strumenti standard di gestione IT significa indebolire la sovranità digitale dello Stato. Rinunciare a infrastrutture di sicurezza per paura della loro rappresentazione mediatica renderebbe la Pubblica Amministrazione più vulnerabile ad attacchi esterni e a interferenze ostili. 

La conclusione è netta: "Il vero bug non è nel codice, ma nel modo in cui raccontiamo e comprendiamo la tecnologia". E senza un salto di qualità nell’alfabetizzazione digitale di politica e media, il rischio è restare intrappolati in un ciclo continuo di allarmi e smentite, mentre le minacce reali restano sullo sfondo. 

 

 

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Categoria: cronaca

18:20

Groenlandia, nuovo stop a Trump: "Scegliamo Danimarca, Ue e Nato"

(Adnkronos) - Se la Groenlandia deve scegliere tra la Danimarca e gli Stati Uniti, "noi scegliamo la Groenlandia, l'Ue e la Nato". Lo ha ribadito il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, in una conferenza stampa a Nuuk, all'indomani dell'annuncio di Donald Trump su un accordo per l'isola, confermando di voler proseguire "un dialogo pacifico" sull'avvenire del territorio, ma nel rispetto del suo "diritto all'autodeterminazione". 

"Voglio un dialogo positivo e rispettoso, in cui possiamo discutere questo genere di cose", ha detto il premier groenlandese, rispondendo a una domanda se sarebbe favorevole a una maggiore presenza militare americana sull'isola. I groenlandesi sono "pacifici", ma sono allarmati di "sentire e vedere ogni giorno sui media che qualcuno vuole prendersi la nostra libertà", ha sottolineato Jens-Frederik Nielsen, che ha precisato di "non sapere cosa ci sia specificamente nell'accordo" annunciato ieri da Donald Trump. "Siamo un alleato fidato e lo siamo da molti anni - ha rivendicato ancora il capo del governo di Nuuk - Il regno di Danimarca e gli Stati Uniti sono stati fianco a fianco per molti anni, anche in tempi difficili, ed è a questo che dobbiamo tornare". 

E ancora, ha riaffermato, "solo la Danimarca e la Groenlandia possono fare accordi sulla Groenlandia". "Noi siamo pronti a discutere di molte cose. Siamo pronti a negoziare, ma la sovranità è una linea rossa. La nostra integrità e i nostri confini sono certamente una linea rossa che nessuno deve oltrepassare".  

A Davos, il presidente degli Stati Uniti comunica la fumata bianca: c'è il "quadro di un accordo" con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che consente agli Usa di raggiungere gli obiettivi in termini di sicurezza nazionale senza arrivare all'acquisizione dell'isola, territorio autonomo danese. Trump esulta e cancella i dazi destinati a entrare in vigore il primo febbraio nei confronti dei paesi che nei giorni scorsi hanno inviato soldati in Groenlandia. 

La struttura dell'accordo è avvolta nel mistero. "C'è ancora lavoro da fare", dice Rutte. Per Trump, però, il traguardo è vicino e riguarda "l'intera regione artica" 

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Categoria: internazionale/esteri

18:14

Sanità, Marino (Unindustria): "Aderiamo a conferenza stampa Uap del 28 gennaio"

(Adnkronos) - La Sezione Sanità di Unindustria aderisce con convinzione alla conferenza stampa dell’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità privata (UAP) che si terrà il prossimo 28 gennaio presso la Clubhouse di piazza di Montecitorio. 

“Insieme a tutte le principali associazioni di categoria del comparto della sanità privata a livello nazionale riunite sotto la sigla Uap saremo presenti il 28 per rappresentare in modo unito e compatto le criticità e per affrontare e chiarire temi di grande rilevanza per i cittadini e per l’intero sistema sanitario.” dichiara Luca Marino Vicepresidente della sezione sanità di Unindustria. “Nel corso dell’incontro verranno illustrati, in particolare, i problemi legati alle tariffe, il ruolo e lo sviluppo delle farmacie dei servizi e le ricadute di tali questioni sulla qualità delle cure garantite alla popolazione. Sarà inoltre posto l’accento sul tema della sicurezza delle prestazioni sanitarie, oggi messa a rischio dall’erogazione di servizi in assenza di controlli adeguati e di requisiti omogenei su tutto il territorio. Le associazioni evidenzieranno come sia indispensabile garantire che le regole per l’erogazione dei servizi sanitari siano uguali per tutti, a tutela dei cittadini, della qualità delle cure e della corretta concorrenza tra operatori. Non possono esistere scorciatoie o modelli differenziati che producano disparità di trattamento e abbassamento degli standard assistenziali”. 

L’obiettivo della conferenza stampa è fornire un’informazione corretta e trasparente alla cittadinanza, evidenziando le criticità che il settore sta attraversando e le possibili soluzioni per tutelare l’accesso alle prestazioni sanitarie, la sostenibilità del sistema e l’elevato livello di assistenza. La Sezione Sanità di Unindustria conferma il proprio impegno a collaborare con le istituzioni e con tutte le realtà del comparto per individuare percorsi condivisi che mettano al centro i bisogni dei cittadini, la sicurezza delle prestazioni e la valorizzazione del sistema della sanità privata. 

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Categoria: salute

18:11

Trump e il nuovo livido sulla mano, tutte le ipotesi secondo Bassetti

(Adnkronos) - "E' evidente che è un punto dove probabilmente vengono fatte flebo". Il professor Matteo Bassetti si esprime così sul nuovo enorme livido comparso sulla mano sinistra di Donald Trump. Le condizioni di salute del presidente degli Stati Uniti da mesi sono al centro di ipotesi e discussioni. Trump deve convivere con un'insufficienza venosa cronica e ha rivelato l'assunzione di massicce dosi di aspirina. 

"Possiamo fare delle ipotesi: una fragilità capillare che in genere si ha con l'età o con dei traumi; potrebbe aver messo una flebo nella mano, l'immagine che si vede è molto simile a quella che si osserva se una persona assume dei liquidi o delle terapie attraverso quella via; oppure quando si assumono anticoagulanti che possono dare queste macchie; ma potrebbe essere una carenze di vitamine o problemi di deficit di piastrine", dice Bassetti, direttore del reparto malattie infettive del policlinico San Martino di Genova. "C'è da dire che non essendo la prima vota che vediamo la mano di Trump in queste condizioni, è evidente che è un punto dove probabilmente vengono fatte flebo", aggiunge.  

"In quell'area qualcosa succede - prosegue il medico - Dovremmo sapere qualcosa di più della sua condizione e delle terapie che fa. L'insufficienza venosa non spiega questo tipo di problema, è un livido che non è giustificato dalla sola insufficienza venosa".  

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Categoria: cronaca

18:09

Trump sempre più ricco, la maggior parte degli americani in difficoltà: i conti non tornano

(Adnkronos) - Donald Trump diventa sempre più ricco, la maggior parte degli americani diventano più poveri. I conti non tornano se si cerca di tenere insieme il denaro che entra nelle tasche del tycoon, almeno 1,4 mld di dollari dall'inizio del secondo mandato secondo un'inchiesta del New York Times, e gli indicatori sul reddito disponibile della classe media, sotto pressione per l'andamento dei prezzi e le condizioni del mercato del lavoro. Il dato sulla crescita, con il terzo trimestre rivisto al rialzo al 4,4%, consente a Trump di descrivere un boom economico ma ogni giorno milioni di americani fanno i conti con una realtà profondamente diversa.  

Perché? Cosa sta succedendo veramente all'economia americana? C'è un dato che aiuta a orientarsi. Un sondaggio Reuters/Ipsos (del 16 dicembre 2025) mostra che il 39% degli adulti approva l’operato del presidente, in calo rispetto al 41% di inizio dicembre e vicino al minimo dell’anno (38%). Ma solo il 33% approva la gestione dell’economia, il valore più basso del 2025. L’approvazione sulla capacità di ridurre il costo della vita è al 27%, in discesa dal 31% di inizio mese. C'è in sostanza, una netta differenza tra quello che dicono i principali indicatori economici, Pil e inflazione, e la percezione della maggior parte degli americani.  

La ragione principale è nella qualità e nelle caratteristiche della crescita. Succede in una fase come questa in cui è spinta dall'intelligenza artificiale e dai ritorni finanziari, senza che l'incremento del pil sia accompagnato dalla produzione di occupazione diffusa. Anche su questo fronte c'è un dato 'sentinella', che viene dal mercato del lavoro. Nel 2025 sono stati creati circa 584.000 posti, poco meno di 50.000 al mese, contro i 168.000 mensili del 2024, il peggior dato da oltre vent’anni, se si escludono i periodi di grande recessione. A questi numeri si aggiunge l'evidenza che la promessa di posti di lavoro legata all'introduzione dei dazi, soprattutto nella manifattura, è stata disattesa. Questo perché gli investimenti 'promessi' non stanno portando lavoro. L’Harvard poll segnala inoltre che i dazi sono fra le politiche meno popolari, solo il 42% li approva, e il rallentamento dell’occupazione è attribuito proprio ai dazi. 

Tutto questo si traduce in un calo del consenso che Trump inizia a pagare. Anche perché le condizioni di vita di chi quel consenso lo deve alimentare stridono, e non poco, con il costante arricchimento personale del Presidente. Se il New York Times arrotonda per difetto a 1,4 mld i proventi di accordi, donazioni (soprattuto quelle delle big tech) e transazioni in criptovalute solo nel corso dell'ultimo anno, al 2 gennaio 2026 il patrimonio personale del presidente è stimato da Forbes in 6,6 miliardi di dollari, contro i 2,3 miliardi del 2024 e i 5,1 miliardi del 2025. 

La conseguenza di questa sproporzione sempre più netta inizia a pesare in termini elettorali, premiando chi ha messo il costo della vita al centro della propria campagna. Vale per la vittoria di Zohran Mamdani a New York e anche per le vittorie democratiche in Virginia e New Jersey. Altri segnali che fanno dell'economia il vero terreno su cui Trump rischia di perdere il voto della maggior parte degli americani. (Di Fabio Insenga)  

 

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Categoria: internazionale/esteri

17:44

'Non più alleati ma fornitori': Cerra spiega l’America (e l'Italia) post-Davos

(Adnkronos) - Davos 2026 è stato definito da molti l’edizione del "pragmatismo ansioso". Mentre l’attenzione mediatica europea restava concentrata sulla retorica e sulle provocazioni di Donald Trump, nei fogli di calcolo del Dipartimento del Tesoro statunitense prendeva forma qualcosa di molto più strutturato: una ristrutturazione metodica dell’egemonia americana. Non la sua fine, ma la sua trasformazione. 

Rosario Cerra, fondatore e presidente del Centro Economia Digitale, in questo colloquio con l’Adnkronos spiega come Washington stia passando da una "diplomazia dei valori" a un realismo transazionale, in cui l’alleanza non è più un bene pubblico gratuito ma un servizio a pagamento, con costi e condizioni variabili. In questo nuovo contesto, l’Italia non può più limitarsi alla fedeltà storica: deve proporsi come asset strategico, industriale e politico. 

Lei sostiene che non siamo di fronte alla distruzione dell’ordine internazionale, ma alla sua mutazione. Che cosa sta cambiando nel rapporto tra Stati Uniti e alleati?  

"La natura stessa dell’egemonia americana. Per decenni è stata un bene pubblico globale: sicurezza, accesso al mercato, stabilità garantiti quasi automaticamente agli alleati. Oggi questo modello è finito. L’egemonia è diventata un servizio in abbonamento, con costi variabili ma vincolanti. Chi non rispetta determinati parametri economici e militari paga un prezzo politico, commerciale o strategico". 

L’Europa è ipnotizzata dalla "schiuma mediatica" di Trump. Dove bisognerebbe guardare invece?  

"Bisogna guardare ai processi burocratici e ai documenti strategici, non ai social. Il vero cambiamento non è avvenuto nei tweet o nelle dichiarazioni pubbliche, ma nei fogli di calcolo del Tesoro americano. È lì che si vede come i dazi siano diventati una leva strutturale, non più tattica. Una leva fiscale e di politica internazionale, che non distingue più tra alleato politico e rivale economico". 

Questo significa che anche Paesi storicamente alleati, come l’Italia o la Germania, sono oggi trattati come potenziali problemi?  

"Un surplus commerciale persistente non viene più letto come un segnale di efficienza, ma come una distorsione che danneggia la manifattura americana e, per estensione, la sicurezza nazionale. A Davos l’Europa ha capito una cosa molto chiara: l’accesso al mercato statunitense non è un diritto acquisito, ma una concessione da rinegoziare continuamente". 

Lei parla anche di una profonda trasformazione della macchina amministrativa americana, in particolare con la "Schedule F", una riclassificazione del personale federale statunitense che consente all’amministrazione di rimuovere più facilmente funzionari di carriera coinvolti in attività di policy, rafforzando il controllo politico diretto sull’apparato statale.  

"Ha modificato il Dna della burocrazia federale. Migliaia di funzionari sono stati riclassificati, indebolendo quei meccanismi di continuità che proteggevano gli accordi internazionali dagli umori politici. Da un lato abbiamo rappresentanti istituzionali di fatto esautorati, dall’altro una personalizzazione estrema della diplomazia, con dossier affidati a figure senza un mandato formale. Il risultato è un interlocutore più rapido, ma molto più instabile". 

Quanto incide tutto questo sulla credibilità degli accordi con Washington?  

"Incide moltissimo. Gli accordi tecnici, negoziati a livello ministeriale, sono oggi più fragili perché manca quel "cuscinetto burocratico" che in passato li rendeva resilienti ai cambi di amministrazione. Il potere decisionale si è ristretto attorno alla West Wing, rendendo le relazioni internazionali una continua negoziazione di breve periodo". 

Veniamo alla sicurezza. Cosa è cambiato dopo il vertice Nato dell’Aja nel giugno 2025?  

"Pur restando formalmente intatto, l’articolo 5 ha cambiato interpretazione politica. Con l’obiettivo del 5% del Pil in spesa militare entro il 2035, si è creata un’asimmetria di fatto all’interno dell’Alleanza. Non esistono classi ufficiali, ma esistono partner "premium" e partner in zona grigia". 

Chi sono oggi i partner "premium"?  

"Paesi che investono massicciamente nella difesa e acquistano tecnologie americane, come Polonia e Regno Unito. Godono di un canale preferenziale e di una percezione di sicurezza più solida. Per gli altri, la garanzia americana non è scomparsa, ma è diventata condizionata alla performance. Non a caso Trump oggi ha definito la Spagna il “fanalino di coda” che rischia di essere cacciato dall’Alleanza atlantica perché non spende abbastanza". 

In questo scenario, lei sostiene che la strategia italiana basata sulla fedeltà storica non sia più sufficiente. Che cosa dovrebbe fare l'Italia di Giorgia Meloni?  

"Smettere di offrirsi come alleato e iniziare a proporsi come asset. Significa diventare fornitore di soluzioni concrete ai problemi critici degli Stati Uniti, senza mai dimenticare l’appartenenza europea". 

Parliamo di industria pesante e difesa?  

"L’America ha un problema serio di capacità cantieristica. La US Navy deve competere con i ritmi produttivi cinesi, ma i cantieri americani sono saturi. L’Italia può proporsi come banchina industriale del Pentagono: moduli per le fregate Constellation, radar, componenti ad alta tecnologia. Entrare nella supply chain della difesa Usa è la migliore assicurazione contro i dazi". 

C’è poi il Mediterraneo.  

"Che va rivisto in chiave tecnologica. L’amministrazione Trump ha scarso interesse per lo sviluppo umanitario in Africa, ma è ossessionata dalla competizione tecnologica con la Cina. Il Piano Mattei va reinterpretato come infrastruttura di sicurezza: cavi sottomarini, gasdotti, dati. L’Italia può diventare la "guardia costiera del cloud e dell’energia", offrendo un servizio di sicurezza tangibile agli Stati Uniti e all’Europa". 

Come ci si muove in un contesto di “diplomazia asimmetrica”?  

"Con un Dipartimento di Stato indebolito, l’influenza vera si esercita dove ci sono i voti. Bisogna mappare la presenza delle imprese italiane negli Stati americani in grado di influenzare le elezioni, come Ohio, Texas, Alabama, Pennsylvania. Quando si negozia, è più efficace presentarsi con la doppia voce dell’ambasciatore e del Ceo che garantisce posti di lavoro locali. È così che si aggirano le barriere burocratiche e si cattura l’attenzione di Washington". 

Qual è il messaggio finale per l’Italia?  

"Washington ha chiarito le regole del gioco: niente è gratis, tutto è negoziabile. L’Italia deve comportarsi da player attivo, capace di mettere sul tavolo asset industriali, logistici e politici indispensabili all’azionista di maggioranza". (di Giorgio Rutelli) 

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Categoria: economia

17:41

Iran, l'appello di Bianca Balti: "È straziante, sparano ai feriti in ospedale"

(Adnkronos) - Bianca Balti commossa per la situazione in Iran. La supermodella italiana ha condiviso sul proprio profilo Instagram delle Stories in inglese dagli Stati Uniti, dove vive, raccontando di come un incontro casuale l'abbia portata a fare un appello pubblico a informarsi e parlare delle morti in Iran. Nella brutale e sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta sono state uccise, secondo un rapporto ottenuto dal Sunday Times, almeno 16.500 persone mentre circa 330mila sono state ferite. 

Nel video, girato su una rampa di scale, senza trucco e con un abbigliamento semplice, Bianca Balti ha il viso visibilmente rigato dalle lacrime. Spiega che, al termine di una visita oculista, la segretaria del suo medico le ha raccontato che suo marito è iraniano e si trova al momento proprio nel Paese d'origine. "Se vieni ferito e vieni portato in ospedale - dice Bianca Balti - vengono a ucciderti lì. È ciò che sta accadendo in questo momento ed è straziante. È importante parlarne il più possibile". 

La modella ha anche condiviso un video di sostegno "al coraggioso popolo iraniano" girato dall'attivista iraniana Pegah Moshir Pour e dalla conduttrice Giulia Salemi, la cui madre è iraniana. "Nessuno distolga lo sguardo da quello che sta succedendo", dicono.  

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Categoria: spettacoli

17:38

La depressione si nasconde negli audio di WhatsApp, l'IA scova i segnali

(Adnkronos) - L'intelligenza artificiale può rivelarsi utile nel ruolo di 'sentinella' in grado di rilevare spie di depressione analizzando le registrazioni vocali di WhatsApp. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista open access 'Plos Mental Health', che ha messo alla prova un nuovo Llm medico (Large language model). 

Nei test effettuati è stata raggiunta una precisione superiore al 91% nell'identificazione delle partecipanti di sesso femminile a cui è stato diagnosticato un disturbo depressivo maggiore. Per arrivare al risultato il sistema di Ai ha passato in rassegna una breve registrazione audio WhatsApp in cui le partecipanti descrivevano la loro settimana, spiegano gli autori, Victor H.O. Otani, della Santa Casa de São Paulo School of Medical Sciences e di Infinity Doctors, in Brasile, e colleghi. 

Il disturbo depressivo maggiore è una condizione che interessa oltre 280 milioni di persone in tutto il mondo e la diagnosi precoce può essere fondamentale per un trattamento tempestivo, osservano gli esperti. Nello studio Otani e colleghi hanno utilizzato modelli di apprendimento automatico per classificare le persone con e senza disturbo depressivo maggiore in base ai vocali WhatsApp. 

 

Gli autori hanno utilizzato due set di dati: uno per addestrare i loro Llm (con 7 diversi sottomodelli utilizzati) e uno per testare i sistemi. Il set di dati di addestramento era composto da 86 partecipanti: un gruppo di pazienti ambulatoriali (37 donne, 8 uomini) con diagnosi clinica di disturbo depressivo maggiore e un gruppo di controllo di 41 volontari (30 donne, 11 uomini) senza diagnosi di depressione. Il set di dati utilizzato per testare i modelli addestrati era invece composto da 74 partecipanti: 33 pazienti ambulatoriali (17 donne, 16 uomini) con diagnosi di disturbo depressivo maggiore e 41 partecipanti del gruppo di controllo (21 donne, 20 uomini) senza diagnosi di depressione.  

A tutti i partecipanti è stato fornito il consenso informato e sono stati sottoposti a screening per escludere potenziali fattori confondenti come altri problemi medici. Nel set di dati di addestramento, i dati vocali dei pazienti ambulatoriali sono stati ricavati dalle registrazioni audio di WhatsApp inviate ai loro studi medici quando presentavano sintomi; i partecipanti del gruppo di controllo hanno scelto i propri messaggi vocali WhatsApp di routine da condividere. Per il banco di prova invece i dati vocali raccolti dal gruppo di pazienti ambulatoriali e dal gruppo di controllo erano gli stessi: messaggi WhatsApp registrati con conteggio da 1 a 10, nonché messaggi audio che descrivevano la settimana precedente. Tutti i messaggi audio provenivano da brasiliani di madrelingua portoghese. 

I Llm hanno mostrato una maggiore accuratezza nel classificare le donne rispetto agli uomini, in particolare quando venivano forniti i dati 'descrivi la tua settimana', con un tasso di accuratezza del 91,9% per il modello più performante, rispetto a un'accuratezza del 75% ottenuta sui partecipanti maschili. Ciò potrebbe essere potenzialmente spiegato, ipotizzano gli autori, dal numero maggiore di donne partecipanti nel set di dati di addestramento del modello, nonché dalle differenze nei modelli di linguaggio tra uomini e donne. I Llm hanno mostrato prestazioni più simili tra uomini e donne quando venivano forniti i dati 'conta fino a 10', con il modello più performante che ha raggiunto l'82% di accuratezza nelle donne e il 78% negli uomini.  

Gli autori sperano che il continuo perfezionamento dei loro modelli possa portare alla creazione di un metodo pratico ed economico per lo screening della depressione, nonché ad altre potenziali applicazioni cliniche e di ricerca. "Il nostro studio - conclude l'autore senior Lucas Marques - dimostra che sottili modelli acustici nei messaggi vocali spontanei di WhatsApp possono aiutare a identificare profili depressivi con sorprendente accuratezza utilizzando l'apprendimento automatico. Questo apre una promettente strada per strumenti di screening digitale pratici e a basso impatto, che rispettino le abitudini comunicative quotidiane delle persone".  

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Categoria: cronaca

17:23

Lilli Gruber, l'incendio a Davos e l'emergenza: "Sono fuggita nella neve"

(Adnkronos) - L'incendio e la fuga nella neve di Davos. Lilli Gruber racconta la disavventura di ieri, trasmessa in diretta durante la puntata di Otto e mezzo. La conduttrice del programma di La7 era in collegamento dalla località svizzera che ospita il World Economic Forum. All'improvviso, l'allarme. 

''Ero in studio a Davos, tra l'anteprima e l'inizio della puntata di 'Otto e Mezzo' ci hanno ordinato di evacuare immediatamente perché c'era un'emergenza: c'erano sirene, polizia, pompieri. Io ho provato a protestare e a dire che dovevo andare in onda ma un energumeno mi ha fulminato dicendo solo 'get out of here''. Quindi sono dovuta uscire ma, per fortuna, sono riuscita a prendere il telefonino'', racconta la giornalista a 'Un Giorno da Pecora', su Rai Radio 1.  

''Quando sono uscita ho iniziato a fare la diretta telefonica di 'Otto e Mezzo' - continua Gruber - poi sono salita una golf cart che faceva delle curve pericolosissime nella neve, ho anche pensato di cadere dal sedile ma per fortuna non è successo''. 

Destinazione? "Siamo andati in una palazzina vicino alla congress hall, dove mi sono chiusa in una specie di loculo e ho continuato la diretta''. Cos'era realmente accaduto? ''Era scoppiato un incendio in uno dei piccoli chalet vicino al palazzo dei congressi, per fortuna lo hanno spento molto velocemente'', racconta Gruber. Avrà anche pensato potesse essere un attentato, chiedono ancora i conduttori: ''D'altra parte ieri era la giornata di Trump e la sicurezza era a livelli massimi''. 

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Categoria: spettacoli

17:18

Sciopero novembre 2023, Tar 'boccia' precettazione Salvini e condanna Mit a pagare 3mila euro

(Adnkronos) - La precettazione dello sciopero generale del 17 novembre 2023, che aveva ridotto la durata dell’astensione dal lavoro a quattro ore per tutti i servizi pubblici e privati, disposta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, è illegittima. Lo ha stabilito la sentenza odierna del Tar del Lazio per il quale mancavano "i requisiti di necessità e di urgenza" previsti dall’art. 8 della legge 146/1990, legge che stabilisce che la precettazione ministeriale "è uno strumento straordinario". 

Il ricorso presentato da Cgil, Filt Cgil, Uil e Uiltrasporti è dunque ritenuto fondato dal Tar che condanna il Mit al pagamento "in favore delle ricorrenti" di 3mila euro, "oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato, ove versato". 

 

Il citato articolo 8 prevede infatti che, ricorda il Tar, "il potere di precettazione possa essere esercitato dal Mit di propria iniziativa 'su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza'" e che la disciplina in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali è "minuziosamente disciplinata, oltre che dalla legge 146/1990, dagli accordi, dai codici di autoregolamentazione e, soprattutto, dalle deliberazioni della Commissione, alla quale il legislatore ha attribuito la normale valutazione e verifica delle modalità dello sciopero nonché il potere di adottare le misure necessarie". 

L’iniziativa dell’autorità politica è prevista "solo per i casi di straordinaria eccezionalità che la Commissione non ha potuto previamente valutare e per i quali sussiste pertanto una condizione di urgenza e necessità di provvedere". Ma la Commissione, ricostruisce il tar, "all’esito delle sue interlocuzioni con le confederazioni e organizzazioni sindacali coinvolte" ha ritenuto opportuno "soltanto adottare un invito formale" e "nulla segnalare al Ministero". Insomma, l’ordinanza di precettazione è stata adottata senza la previa segnalazione da parte della Commissione e "così facendo, il Ministero ha finito per sovrapporre la propria valutazione a quella dell’autorità di settore, alterando il vigente assetto regolatorio in materia". 

"Una motivazione come quella addotta nella specie, a ben vedere, potrebbe, infatti, essere reiterata ad ogni successiva proclamazione di uno sciopero della specie di quello indetto, da parte dei lavoratori delle categorie odierne ricorrenti, con una sostanziale incidenza su un diritto collettivo dei lavoratori che riceve anch’esso tutela costituzionale", sottolinea il Tar. 

 

“La sentenza odierna del Tar sconfessa il ministro dei Trasporti: è illegittima la precettazione contro lo sciopero generale del 17 novembre 2023, il diritto di sciopero è stato quindi violato. Il Tribunale ha infatti accertato l’illegittimità dell’ordinanza con cui il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva ridotto autoritariamente lo sciopero generale”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che aggiunge: “Il Tar ha riconosciuto che il Governo ha compresso il diritto di sciopero in violazione dei presupposti di legge previsti dall’articolo 8 della legge n.146 del 1990”. 

Secondo Landini, “la pronuncia è lapidaria: non sussistevano né le ragioni di necessità né quelle di urgenza che la legge impone per giustificare un intervento così dirompente sul diritto di sciopero. L’ordinanza ministeriale è risultata pertanto priva di adeguata motivazione, sproporzionata e illegittima. Il Tar - prosegue il leader della Cgil - riafferma principi fondamentali, direttamente riconducibili all’articolo 40 della Costituzione: il diritto di sciopero non può essere limitato per mere scelte politiche; la precettazione non può trasformarsi in uno strumento ordinario di compressione del conflitto sociale”. 

“La Cgil insieme alla Uil vedono così pienamente riconosciute le proprie ragioni: avevano denunciato un abuso di potere e il giudice amministrativo ne ha confermato la fondatezza. La sentenza chiarisce, inoltre, che l’ordinanza illegittima non era finalizzata a tutelare i cittadini, già garantiti dai servizi minimi essenziali, bensì - conclude Landini - a colpire lo sciopero generale, riducendone l’impatto politico e sociale, in assenza di reali condizioni di emergenza”. 

“Siamo molto soddisfatti per l’accoglimento, da parte del Tar, del ricorso di Uil e Cgil contro l’ordinanza con cui, nel novembre del 2023, furono ridotte le ore di sciopero nei servizi pubblici e privati. Avevamo ragione, dunque: quella precettazione fu imposta sulla base di criteri illegittimi”. Lo dichiara il segretario organizzativo della Uil, Emanuele Ronzoni. 

“La sentenza sancisce che, in quell’occasione, fu violato il diritto di sciopero, riconosciuto dalla nostra Costituzione. Uil e Cgil – sottolinea Ronzoni - avevano agito nel rispetto delle norme, che prevedono la garanzia dei servizi minimi essenziali, mentre il ministro Salvini, evidentemente, era stato mosso da ragioni politiche". 

"Non c’era, infatti, alcuna motivazione di urgenza né di necessità per ricorrere alla precettazione, adottata con solerzia e determinazione inopportune e che, invece – conclude Ronzoni – sarebbero necessarie da parte del ministro per affrontare altri tipi di problemi”. 

 

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Categoria: economia

16:27

Durigon e la 'metamorfosi': "Ho perso 43 chili"

(Adnkronos) - "Ho perso almeno 43 kg, ieri ho fatto le prove per un vestito nuovo e ho 26 centimetri in meno di circonferenza in vita". Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e senatore della Lega rivela a Un Giorno da Pecora, il programma di Radiouno Rai, gli effetti ottenuti con il nuovo regime alimentare. "C'è una modifica in corso", dice la conduttrice Geppi Cucciari. "Sono cambiato molto, ho perso 43 chili: tantissimo. Ho perso 26 centimetri alla vita, 4,5 centimetri al collo", aggiunge l'esponente del Carroccio descrivendo la 'metamorfosi' 

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Categoria: politica

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20:12

Europa League, oggi Roma-Stoccarda - La partita in diretta

(Adnkronos) - La Roma torna in campo in Europa League. Oggi, giovedì 22 gennaio, i giallorossi ospitano lo Stoccarda all'Olimpico nella penultima partita della fase campionato. In classifica, la squadra di Gasperini è a quota 12 punti e va a caccia di un successo fondamentale in ottica qualificazione diretta agli ottavi. Stesso discorso per i tedeschi, con gli stessi punti dei capitolini (e avanti per differenza reti). Calcio d'inizio alle 21. 

Dove vedere Roma-Stoccarda? La partita è visibile in diretta tv esclusiva su Sky, ai canali Sky Sport Uno (201) e Sky Sport (252). Sfida visibile anche in streaming su Sky Go e Now. 

Nell'ultima e decisiva giornata di Europa League, la Roma affronterà il Panathinaikos ad Atene, giovedì 29 gennaio alle 21.  

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Categoria: sport

20:04

Sesso, le misure contano davvero? Ecco l'effetto delle dimensioni su uomini e donne

(Adnkronos) - Nel sesso le misure non contano, si dice spesso, un po' per consolazione un po' per incoraggiamento. Ma è proprio vero? Non lo è secondo uno studio della biologa comportamentale ed evoluzionista Upama Aich della University of Western Australia, pubblicato sulla rivista open access 'Plos Biology'. "Le dimensioni del pene umano influenzano l'attrazione femminile e la valutazione maschile dei rivali", è la conclusione di Aich e colleghi. In parole povere - sentenzia la biologia, che è meno romantica dell'amore - un pene grande attira le donne e intimidisce gli altri uomini. 

In relazione alle dimensioni corporee - spiegano i ricercatori - l'organo maschile umano è più grande di quello di altri primati, un'osservazione che ha interrogato a lungo i biologi evoluzionisti. Prima dell'invenzione dell'abbigliamento, il pene sarebbe stato una caratteristica importante che avrebbe potuto influenzare potenziali partner e concorrenti. Studi precedenti hanno scoperto che le sue dimensioni possono influenzare il successo riproduttivo, influenzando la probabilità di gravidanza. Ma un pene più grande potrebbe anche aumentare l'appeal di un maschio per le femmine o ridurre la probabilità di combattimenti con altri maschi, segnalando ad esempio livelli più alti di testosterone e quindi una maggiore capacità nell'agone.  

Per vederci più chiaro, gli autori del nuovo lavoro hanno chiesto a oltre 600 uomini e 200 donne di valutare figure maschili generate al computer, che variavano in altezza, forma del corpo e dimensioni del pene. Le donne erano chiamate a esprimersi sull'attrattività sessuale delle immagini prodotte al Pc, gli uomini a riferire quanto le trovassero minacciose sia in termini di abilità in un eventuale combattimento sia come potenziali rivali nell'accoppiamento. I partecipanti all'indagine, condotta attraverso un sondaggio online, hanno visionato figure a grandezza naturale o immagini in scala. 

 

E' successo che "le donne hanno valutato come più attraenti figure maschili più alte, con un rapporto spalle-fianchi più elevato (indice di un corpo 'a V') e un pene più grande", riportano gli autori. "Tuttavia - precisano - oltre un certo limite, ulteriori aumenti nelle dimensioni del pene, nell'altezza e nella larghezza delle spalle hanno mostrato benefici decrescenti" sul giudizio femminile. E gli uomini? I maschi interpellati "hanno valutato figure più alte, con un corpo più a V e un pene più grande come più intimidatorie in qualità di rivali sessuali e avversari di combattimento". A differenza delle donne, però, anche di fronte a misure esagerate "hanno costantemente classificato i maschi con tratti più accentuati come una minaccia sessuale maggiore", a indicare che gli uomini "tendono a sopravvalutare l'importanza di queste caratteristiche agli occhi delle donne". 

"I risultati suggeriscono che sia le preferenze femminili sia la competizione con altri uomini hanno favorito l'aumento delle dimensioni del pene, dell'altezza e della larghezza delle spalle nei maschi umani", commentano gli scienziati. "Lo studio - sottolineano - fornisce la prima prova sperimentale che i maschi considerano le dimensioni del pene quando valutano la capacità di combattimento e l'attrattività di un rivale. Tuttavia, l'altezza e la forma del corpo hanno avuto una maggiore influenza sul modo in cui i maschi percepiscono i rivali, suggerendo che l'aumento delle dimensioni del pene sia stato maggiormente favorito dall'evoluzione per il suo ruolo nell'attrarre una compagna", puntualizzano i ricercatori. 

 

"Gli uomini hanno valutato i rivali con un pene più grande come più minacciosi fisicamente e sessualmente competitivi", afferma Aich. "Sebbene il pene umano svolga principalmente la funzione di trasferire lo sperma - afferma Michael D Jennions, co-autore del lavoro - il nostro risultato suggerisce che le sue dimensioni insolitamente grandi si siano evolute come 'ornamento' sessuale per attrarre le femmine, piuttosto che come semplice simbolo di 'status' per spaventare i maschi, sebbene svolga entrambe le funzioni". In conclusione, con buona pace di chi preferisce illudersi del contrario, nel sesso le misure contano. 

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Categoria: cronaca

19:59

Non ricaricava il braccialetto elettronico per non farlo funzionare: arrestato

(Adnkronos) - Non ricaricava intenzionalmente il braccialetto elettronico per non farlo funzionare, la polizia lo scopre e lo arresta. Il 28enne è finito in manette ed è stato portato in carcere con un'ordinanza di custodia cautelare emessa da .  

Il giovane nell'arco dei quattro anni di relazione con la compagna, dalla quale recentemente era nata una bambina, avrebbe sottoposto a frequenti vessazioni fisiche e psicologiche la donna, seguitando a maltrattarla anche durante e dopo la gravidanza, e a rifiutarle anche ogni aiuto economico, motivi per i quali era stato colpito dal divieto di avvicinamento alla donna con applicazione del braccialetto elettronico. Sorpreso una volta dai poliziotti entro il raggio d'azione del braccialetto elettronico senza che questo rilanciasse l'allarme, il monitoraggio degli uomini del commissariato di Mestre ha svelato che il motivo risiedeva nel fatto che l’uomo lo faceva scaricare e non lo ricaricava intenzionalmente per metterlo fuori uso.  

 

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Categoria: cronaca

19:54

Pagani (Cotec): "Rapporto indica valori positivi dell’Italia sulle competenze innovative"

(Adnkronos) - “Dal Report 2025 della Fondazione Cotec emerge un fattore molto importante e positivo, cioè un buon posizionamento dal punto di vista delle competenze sull'innovazione, sulla parte scientifica e su quella innovativa dell'Italia. Un buon punto di partenza per poter sempre più investire in quelle che sono le competenze distintive anche per il futuro creando un presupposto per poter essere utili nell'esecuzione e nell'utilizzo di queste competenze”. A dirlo Dario Pagani, vicepresidente della Fondazione Cotec, all’incontro "Coltivare l'eccellenza". Durante l’evento, organizzato a Roma, è stato presentato il Report 2025 della Fondazione Cotec in tema di capitale umano, che si conferma sempre più come una leva centrale per la competitività del Paese. Lo studio “Coltivare l’eccellenza – Profili ad alta competenza” restituisce l’immagine di un’Italia che, al di là di dati spesso poco incoraggianti, presenta condizioni reali per attrarre, far crescere e trattenere profili professionali altamente qualificati. 

“Le aziende riescono ad intercettare i talenti – ha sottolineato Pagani – anche se potete immaginare che su alcuni tipi di competenze c'è una grande competizione, nel senso a livello internazionale e a livello di opportunità, però stanno nascendo molti centri di eccellenza e di sviluppo, anche attraverso il tema delle start-up dove si ha la possibilità di cogliere questi talenti per fare in modo di trattenerli, di mantenerli e dargli le opportune possibilità per poter sviluppare sempre di più le loro competenze, anche sul territorio nazionale e con le aziende del nostro paese che poi operano alla fine, visto il contesto complessivo a livello anche globale”, ha concluso Pagani. 

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Categoria: economia

19:52

Imprese, Frega (Pmi): "Talenti al centro della trasformazione"

(Adnkronos) - “I talenti oggi sono al centro della trasformazione e sono necessari per qualsiasi tipo di business e in qualsiasi parte del mondo. La digital disruption, tutto quello che sta avvenendo con l'intelligenza artificiale ma anche la globalizzazione creano grandi opportunità per le aziende”. Così Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Phillip Morris Italia, in occasione dell’evento "Coltivare l'eccellenza", organizzato a Roma, in cui è stato presentato il Report 2025 della Fondazione Cotec in tema di capitale umano, che si conferma sempre più come una leva centrale per la competitività del Paese. 

“I talenti sono quei soggetti - ha proseguito Frega - che hanno la capacità di cambiare il corso degli eventi, di impattare in maniera laterale rispetto a quello che è il modus operandi dell'organizzazione e i vantaggi che un talento offre oggi sono quelli legati proprio alla capacità di accelerare la trasformazione, alla capacità di portare una conoscenza diversa. Sono persone che guardano al mondo in maniera diversa. Abbiamo esempi importantissimi di talenti che hanno rivoluzionato determinati servizi, prodotti e offerte grazie alla loro capacità di guardare oltre ciò che è convenzionale”. 

L’ad di Phillip Morris ha poi indicato la “ricetta” vincente dell’azienda in questo ambito: “Ci sono due priorità: la prima è quella di una grande capacità di training costante delle nostre persone e dei talenti perché la formazione continua è fondamentale. Un altro aspetto è quello di aspirare ad una carriera che sia internazionale. Ovviamente Philip Morris, che è presente in tutto il mondo, offre quotidianamente queste opportunità ai nostri talenti”, ha concluso Frega. 

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Categoria: economia

19:19

Imprese, Fondazione Cotec: "Su fuga di cervelli Italia ha le risorse per invertire la rotta"

(Adnkronos) - L’Italia è l’ottava economia mondiale e la seconda in Europa per manifattura, con un export record di 623 miliardi nel 2024 e leadership in settori come moda, design e nautica. Tuttavia, la mobilità dei profili ad alta competenza resta una criticità. Sono alcuni dei dati del rapporto “Coltivare l’eccellenza”, presentato oggi a Roma dalla Fondazione Cotec. Lo studio, realizzato in collaborazione con Philip Morris Italia, evidenzia come sia possibile invertire la fuga dei cervelli puntando su ecosistemi territoriali capaci di integrare lavoro qualificato, innovazione, servizi e qualità della vita. 

L’Italia, come emerge dal rapporto, conferma leadership consolidate in settori strategici: prima in Europa nel settore moda-lusso, seconda al mondo nel design-arredo (10% dell’export globale di mobili), prima mondiale nella nautica per yacht, seconda in Europa per macchinari e farmaceutica. L’Italia è anche il quinto Paese Ue per brevetti all’Epo e supera la media europea nell’Innovation Output Index e, sul fronte digitale, il Paese è sesto in Europa per adozione cloud nelle imprese e sopra la media Ue per infrastrutture Ict. 

Il quadro sociale, inoltre, offre fattori aggiuntivi di attrattività. Con 60 siti Unesco (primato mondiale), un’aspettativa di vita a 83,5 anni e una soddisfazione personale all’83% secondo Eurobarometro l'attrattività dell'Italia va ben oltre i puri dati economici, estendendosi ad una qualità della vita unica e apprezzata a livello internazionale. Ma il nodo resta la mobilità dei talenti. Sebbene l’Italia sia sopra la media europea nella capacità di trattenere profili specializzati, fatica ad attrarne di nuovi. Criticità strutturali emergono su formazione, stipendi e modelli organizzativi. La quota di Neet - le persone che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi - resta elevata, mentre gli investimenti in ricerca e sviluppo, pur in crescita, rimangono sotto la media Ue. Il report evidenzia tre priorità per invertire questa tendenza: aumentare la spesa in istruzione, potenziare le competenze Stem e accelerare politiche di inclusione, in particolare sull’occupazione femminile. Per Cotec, la strada è chiara: trasformare la qualità del vivere e la forza del tessuto produttivo in un ecosistema capace non solo di frenare la fuga dei cervelli ma di fare dell’Italia un polo competitivo nella geografia internazionale dei talenti. 

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Categoria: economia

19:15

Attivista ad Ai Festival: "Internet oscurato in Iran da regime per impedire documentazione"

(Adnkronos) - "La scuola educa a pensare in un solo modo, a costruire un nemico invisibile che “viene da fuori”, ma che in realtà è dentro ilsistema stesso. La maggior parte dei manifestanti ha meno di 35 anni. E stanno morendo" queste le parole di Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista per i diritti umani di origine iraniana intervenuta sul palco della Plenaria di AI Festival - Festival Internazionale sull’Intelligenza Artificiale in scena a Milano. 

Intervistata da Cosmano Lombardo, Founder e Ceo di Search On Media Group e ideatore di AI Festival, Pour afferma: "L'Iran in questo momento è nel buio totale e ancor peggio, nel silenzio globale. Internet è stato tolto dal regime proprio per non dare la possibilità di documentare e raccontare quello che sta accadendo. Hanno provato ad usare l'intelligenza artificiale creando delle fake news, ma siamo stati in grado di capire e segnalare immediatamente. L'intelligenza artificiale può essere usata persalvare e non per reprimere". Pour accende una luce sull’attuale situazione iraniana, attraversata da un’ondata di proteste e della violenta repressione governativa che sta causando migliaia di vittime, riportando le testimonianze di ragazzi arrestati, torturati, lasciati per giorni senza cibo né acqua, di madri che cercano i figli credendoli morti. 

"Non abbiamo capito la gravità di quello che sta accadendo in Iran: da oltre venti giorni 92 milioni di persone sono senza connessione,senza voce,senza possibilità di documentare." e prosegue: "Da 47 anni gli iraniani cercano di costruire un futuro diverso. Questa volta non si tratta disemplici rivolte: è una rivoluzione, iniziata il 28 dicembre e diffusa dalle grandi alle piccole città. Oltre il 90% della popolazione non vuole più questo regime" che Moshir definisce "non una repubblica, ma un regime fascista, misogino, razzista e sanguinario. Vivere oggi in Iran,soprattutto per una donna o per un giovane, significa nascere con un destino già scritto." Interrogata su cosa si possa fare, da qui, risponde: "Chi vive fuori dall’Iran ha una responsabilità ancora maggiore: chiedere responsabilità politica, prima ancora che solidarietà. Dobbiamo agire ora. Prima come esseri umani. Poi come cittadini" 

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Categoria: economia

19:13

Signorini denuncia i colossi del web: "Non hanno rimosso i video di Corona"

(Adnkronos) - Alfonso Signorini contro i giganti del web. I difensori del conduttore televisivo, gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, hanno denunciato i legali rappresentanti di Google Italy e Google Ireland perché "nonostante le ripetute richieste, il web hosting non ha rimosso contenuti diffamatori, corrispondenza personale e documenti ottenuti in maniera illecita, aggravando giorno dopo giorno le conseguenze del reato". Le risposte di Google "oltre ad esser state tardive e ciclostilate hanno di fatto negato la richiesta di rimuovere i contenuti presenti su Youtube e nel programma 'Falsissimo' di Fabrizio Corona" si legge in una nota.  

 

I legali rappresentanti, vista la querela di parte, "sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati per concorso in diffamazione aggravata e continuata" nei confronti di Signorini, al centro di pesanti accuse da parte di Corona. "Non é tollerabile la deresponsabilizzazione dei signori del web che a scopo di lucro - per importi enormi - non provvedono - anche a fronte di richieste documentate e reiterate - a tutelare i diritti soggettivi del cittadino e siano disposti ad ospitare ogni forma di illecito, trincerandosi dietro catene di controllo o governance che spesso rendono materialmente inaccessibile ogni forma di tutela" sottolineano i legali.  

Nello specifico "é stata posta in essere una vasta campagna diffamatoria a scopo di lucro, importi incassati sul territorio italiano da Corona attraverso il necessario contributo di Youtube di proprietà Google. Non hanno inteso rimuovere i contenuti illeciti continuando ad incassare ricavi originati dalla permanenza in rete dei contenuti illeciti e dunque aggravando le conseguenze del reato" spiegano i legali di Signorini. "Altre iniziative simili saranno approntate nei confronti di Meta e TikTok. Il web da spazio libero agli utenti non deve essere inteso sciolto da regole del principio del neminem ledere (non danneggiare nessuno, ndr.) e le big della rete devono poter garantire parametri etici e di rispetto delle regole del vivere civile" concludono Aiello e Missaglia. 

 

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Categoria: cronaca

18:39

Trump attacca il New York Times: "Sondaggi falsi contro di me, dovrebbero essere considerati reati"

(Adnkronos) - Donald Trump vuole portare in tribunale il New York Times, che cita sondaggi "falsi" che mettono in dubbio i risultati della sua amministrazione. In un post su Truth, il presidente americano scrive: "Bisogna fare qualcosa per i sondaggi falsi! Sono davvero fuori controllo. Abbiamo la migliore economia nella storia del nostro Paese, abbiamo il confine più forte della storia, nessuno ha mai fatto un lavoro come quello che ho fatto io, e mi danno solo il 40% dei consensi. I democratici hanno distrutto la sanità, io sto cercando di sistemarla e loro mi danno numeri bassi falsi. I sondaggi falsi sull'economia, sui confini, su praticamente tutto, sono ridicoli e pericolosi".  

Invece, sostiene Trump, "i sondaggi reali sono ottimi, ma si rifiutano di pubblicarli... Il New York Times e tanti altri pubblicano sondaggi che sono palesemente falsi. Sono diventati squilibrati e malati. Soffrono di un grave caso di sindrome da squilibrio da Trump (Tds). La loro copertura delle elezioni del 2024 è stata pessima e completamente sbagliata, eppure non sono mai stati chiamati a risponderne. Ma io li sto chiamando a risponderne con la causa che ho intentato e che sta facendo il suo corso nei tribunali. Devono pagare un prezzo per le notizie false e fraudolente e, si spera, in un futuro non troppo lontano, lo faranno!". 

"I sondaggi falsi e fraudolenti dovrebbero essere considerati, virtualmente, un reato penale", ha affermato il presidente su Truth Social, citando ad esempio quando "tutti i media anti-Trump che mi hanno seguito durante le elezioni del 2020 hanno mostrato sondaggi che erano palesemente sbagliati". "Sapevano cosa stavano facendo, cercando di influenzare le elezioni, ma ho vinto in modo schiacciante - ha ribadito Trump - eppure se si esaminano il fallimentare New York Times, le fake news della Abc, della Nbc e della Cbs, la Cnn con i suoi bassi ascolti o l'ormai defunta Msdnc, i sondaggi erano tutti fraudolenti e non avevano nulla a che vedere con i risultati finali". 

"Bisogna fare qualcosa per i sondaggi fraudolenti. Anche i sondaggi di FoxNews e del Wall Street Journal sono stati, nel corso degli anni, terribili! Ci sono ottimi sondaggisti che hanno azzeccato le elezioni, ma i media non vogliono utilizzarli in alcun modo, forma o maniera - ha denunciato - Non è triste ciò che è successo al giornalismo americano, ma farò tutto il possibile per impedire che questa truffa dei sondaggi vada avanti!". 

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Categoria: internazionale/esteri

18:38

'Ma quale software spia'. L'esperto smonta l'allarme sul ministero della Giustizia

(Adnkronos) - Non un 'Watergate digitale', ma l'ennesimo cortocircuito tra tecnologia, politica e percezione pubblica. È questa la conclusione a cui arriva il docente ed esperto di cybersicurezza Matteo Flora, che nell'ultima puntata del suo video-podcast Ciao Internet analizza e smonta la polemica sul presunto 'software spia', installato nei computer del ministero della Giustizia. 

Secondo la narrazione emersa dopo un'inchiesta di Report, il ministero disporrebbe di uno strumento capace di accedere ai computer dei magistrati senza lasciare traccia. Una ricostruzione che, secondo Flora, non regge a una verifica tecnica. 

 

Il sistema al centro delle polemiche è Microsoft Endpoint Configuration Manager (MECM), in precedenza noto come SCCM. Non un malware né un trojan, ma una piattaforma di gestione centralizzata degli endpoint, utilizzata da governi e grandi organizzazioni in tutto il mondo per aggiornamenti di sicurezza, distribuzione software, inventario e assistenza tecnica da remoto. 

"Gestire decine di migliaia di computer senza strumenti di questo tipo è tecnicamente impossibile e pericoloso", spiega Flora. Nel caso della giustizia italiana si parla di circa 40.000 postazioni. 

 

Uno dei punti più contestati è l’idea che il sistema non lasci evidenze delle operazioni svolte. Al contrario, sottolinea Flora, MECM funziona su audit trail e log dettagliati, che registrano ogni intervento, soprattutto quelli che richiedono privilegi elevati. Cancellare sistematicamente queste tracce sarebbe, paradossalmente, molto più complesso che lasciarle. 

 

Altro equivoco centrale: l’idea che “qualsiasi tecnico” possa spiare un magistrato. In realtà, spiega Flora, l’accesso è regolato dal principio del minimo privilegio, con ruoli separati, autorizzazioni limitate e controlli incrociati. I profili con poteri più estesi sono pochissimi e monitorati da strutture di sicurezza dedicate, come i Security Operations Center. 

Il problema, semmai, non sarebbe la tecnologia, ma l’eventuale cattiva definizione dei processi e dei controlli umani. «Se c’è un abuso, è un fallimento organizzativo, non una colpa del software», osserva. 

C’è poi un elemento temporale che indebolisce la lettura politica del caso: il sistema è stato adottato nel 2019, durante il governo Conte I, quando il ministero di Giustizia era guidato dal 5 Stelle Alfonso Bonafede. Un dato che, secondo Flora, rende poco credibile l’idea di un piano recente per il controllo della magistratura. 

Il punto più delicato non è tecnico, ma culturale. Flora richiama concetti come il “chilling effect” e l’“agenda setting”: anche un’accusa tecnicamente infondata può produrre un clima di intimidazione e sfiducia, incidendo sul comportamento delle istituzioni e sulla percezione della separazione dei poteri. 

Il paradosso è che uno strumento pensato per rafforzare la sicurezza finisce per diventare, nel dibattito pubblico, un simbolo di controllo e abuso. Con un risultato opposto a quello desiderato: più sospetto, meno resilienza. 

 

Nel quadro più ampio, avverte Flora, demonizzare strumenti standard di gestione IT significa indebolire la sovranità digitale dello Stato. Rinunciare a infrastrutture di sicurezza per paura della loro rappresentazione mediatica renderebbe la Pubblica Amministrazione più vulnerabile ad attacchi esterni e a interferenze ostili. 

La conclusione è netta: "Il vero bug non è nel codice, ma nel modo in cui raccontiamo e comprendiamo la tecnologia". E senza un salto di qualità nell’alfabetizzazione digitale di politica e media, il rischio è restare intrappolati in un ciclo continuo di allarmi e smentite, mentre le minacce reali restano sullo sfondo. 

 

 

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Categoria: cronaca

18:20

Groenlandia, nuovo stop a Trump: "Scegliamo Danimarca, Ue e Nato"

(Adnkronos) - Se la Groenlandia deve scegliere tra la Danimarca e gli Stati Uniti, "noi scegliamo la Groenlandia, l'Ue e la Nato". Lo ha ribadito il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, in una conferenza stampa a Nuuk, all'indomani dell'annuncio di Donald Trump su un accordo per l'isola, confermando di voler proseguire "un dialogo pacifico" sull'avvenire del territorio, ma nel rispetto del suo "diritto all'autodeterminazione". 

"Voglio un dialogo positivo e rispettoso, in cui possiamo discutere questo genere di cose", ha detto il premier groenlandese, rispondendo a una domanda se sarebbe favorevole a una maggiore presenza militare americana sull'isola. I groenlandesi sono "pacifici", ma sono allarmati di "sentire e vedere ogni giorno sui media che qualcuno vuole prendersi la nostra libertà", ha sottolineato Jens-Frederik Nielsen, che ha precisato di "non sapere cosa ci sia specificamente nell'accordo" annunciato ieri da Donald Trump. "Siamo un alleato fidato e lo siamo da molti anni - ha rivendicato ancora il capo del governo di Nuuk - Il regno di Danimarca e gli Stati Uniti sono stati fianco a fianco per molti anni, anche in tempi difficili, ed è a questo che dobbiamo tornare". 

E ancora, ha riaffermato, "solo la Danimarca e la Groenlandia possono fare accordi sulla Groenlandia". "Noi siamo pronti a discutere di molte cose. Siamo pronti a negoziare, ma la sovranità è una linea rossa. La nostra integrità e i nostri confini sono certamente una linea rossa che nessuno deve oltrepassare".  

A Davos, il presidente degli Stati Uniti comunica la fumata bianca: c'è il "quadro di un accordo" con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che consente agli Usa di raggiungere gli obiettivi in termini di sicurezza nazionale senza arrivare all'acquisizione dell'isola, territorio autonomo danese. Trump esulta e cancella i dazi destinati a entrare in vigore il primo febbraio nei confronti dei paesi che nei giorni scorsi hanno inviato soldati in Groenlandia. 

La struttura dell'accordo è avvolta nel mistero. "C'è ancora lavoro da fare", dice Rutte. Per Trump, però, il traguardo è vicino e riguarda "l'intera regione artica" 

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Categoria: internazionale/esteri

18:14

Sanità, Marino (Unindustria): "Aderiamo a conferenza stampa Uap del 28 gennaio"

(Adnkronos) - La Sezione Sanità di Unindustria aderisce con convinzione alla conferenza stampa dell’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità privata (UAP) che si terrà il prossimo 28 gennaio presso la Clubhouse di piazza di Montecitorio. 

“Insieme a tutte le principali associazioni di categoria del comparto della sanità privata a livello nazionale riunite sotto la sigla Uap saremo presenti il 28 per rappresentare in modo unito e compatto le criticità e per affrontare e chiarire temi di grande rilevanza per i cittadini e per l’intero sistema sanitario.” dichiara Luca Marino Vicepresidente della sezione sanità di Unindustria. “Nel corso dell’incontro verranno illustrati, in particolare, i problemi legati alle tariffe, il ruolo e lo sviluppo delle farmacie dei servizi e le ricadute di tali questioni sulla qualità delle cure garantite alla popolazione. Sarà inoltre posto l’accento sul tema della sicurezza delle prestazioni sanitarie, oggi messa a rischio dall’erogazione di servizi in assenza di controlli adeguati e di requisiti omogenei su tutto il territorio. Le associazioni evidenzieranno come sia indispensabile garantire che le regole per l’erogazione dei servizi sanitari siano uguali per tutti, a tutela dei cittadini, della qualità delle cure e della corretta concorrenza tra operatori. Non possono esistere scorciatoie o modelli differenziati che producano disparità di trattamento e abbassamento degli standard assistenziali”. 

L’obiettivo della conferenza stampa è fornire un’informazione corretta e trasparente alla cittadinanza, evidenziando le criticità che il settore sta attraversando e le possibili soluzioni per tutelare l’accesso alle prestazioni sanitarie, la sostenibilità del sistema e l’elevato livello di assistenza. La Sezione Sanità di Unindustria conferma il proprio impegno a collaborare con le istituzioni e con tutte le realtà del comparto per individuare percorsi condivisi che mettano al centro i bisogni dei cittadini, la sicurezza delle prestazioni e la valorizzazione del sistema della sanità privata. 

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Categoria: salute

18:11

Trump e il nuovo livido sulla mano, tutte le ipotesi secondo Bassetti

(Adnkronos) - "E' evidente che è un punto dove probabilmente vengono fatte flebo". Il professor Matteo Bassetti si esprime così sul nuovo enorme livido comparso sulla mano sinistra di Donald Trump. Le condizioni di salute del presidente degli Stati Uniti da mesi sono al centro di ipotesi e discussioni. Trump deve convivere con un'insufficienza venosa cronica e ha rivelato l'assunzione di massicce dosi di aspirina. 

"Possiamo fare delle ipotesi: una fragilità capillare che in genere si ha con l'età o con dei traumi; potrebbe aver messo una flebo nella mano, l'immagine che si vede è molto simile a quella che si osserva se una persona assume dei liquidi o delle terapie attraverso quella via; oppure quando si assumono anticoagulanti che possono dare queste macchie; ma potrebbe essere una carenze di vitamine o problemi di deficit di piastrine", dice Bassetti, direttore del reparto malattie infettive del policlinico San Martino di Genova. "C'è da dire che non essendo la prima vota che vediamo la mano di Trump in queste condizioni, è evidente che è un punto dove probabilmente vengono fatte flebo", aggiunge.  

"In quell'area qualcosa succede - prosegue il medico - Dovremmo sapere qualcosa di più della sua condizione e delle terapie che fa. L'insufficienza venosa non spiega questo tipo di problema, è un livido che non è giustificato dalla sola insufficienza venosa".  

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Categoria: cronaca

18:09

Trump sempre più ricco, la maggior parte degli americani in difficoltà: i conti non tornano

(Adnkronos) - Donald Trump diventa sempre più ricco, la maggior parte degli americani diventano più poveri. I conti non tornano se si cerca di tenere insieme il denaro che entra nelle tasche del tycoon, almeno 1,4 mld di dollari dall'inizio del secondo mandato secondo un'inchiesta del New York Times, e gli indicatori sul reddito disponibile della classe media, sotto pressione per l'andamento dei prezzi e le condizioni del mercato del lavoro. Il dato sulla crescita, con il terzo trimestre rivisto al rialzo al 4,4%, consente a Trump di descrivere un boom economico ma ogni giorno milioni di americani fanno i conti con una realtà profondamente diversa.  

Perché? Cosa sta succedendo veramente all'economia americana? C'è un dato che aiuta a orientarsi. Un sondaggio Reuters/Ipsos (del 16 dicembre 2025) mostra che il 39% degli adulti approva l’operato del presidente, in calo rispetto al 41% di inizio dicembre e vicino al minimo dell’anno (38%). Ma solo il 33% approva la gestione dell’economia, il valore più basso del 2025. L’approvazione sulla capacità di ridurre il costo della vita è al 27%, in discesa dal 31% di inizio mese. C'è in sostanza, una netta differenza tra quello che dicono i principali indicatori economici, Pil e inflazione, e la percezione della maggior parte degli americani.  

La ragione principale è nella qualità e nelle caratteristiche della crescita. Succede in una fase come questa in cui è spinta dall'intelligenza artificiale e dai ritorni finanziari, senza che l'incremento del pil sia accompagnato dalla produzione di occupazione diffusa. Anche su questo fronte c'è un dato 'sentinella', che viene dal mercato del lavoro. Nel 2025 sono stati creati circa 584.000 posti, poco meno di 50.000 al mese, contro i 168.000 mensili del 2024, il peggior dato da oltre vent’anni, se si escludono i periodi di grande recessione. A questi numeri si aggiunge l'evidenza che la promessa di posti di lavoro legata all'introduzione dei dazi, soprattutto nella manifattura, è stata disattesa. Questo perché gli investimenti 'promessi' non stanno portando lavoro. L’Harvard poll segnala inoltre che i dazi sono fra le politiche meno popolari, solo il 42% li approva, e il rallentamento dell’occupazione è attribuito proprio ai dazi. 

Tutto questo si traduce in un calo del consenso che Trump inizia a pagare. Anche perché le condizioni di vita di chi quel consenso lo deve alimentare stridono, e non poco, con il costante arricchimento personale del Presidente. Se il New York Times arrotonda per difetto a 1,4 mld i proventi di accordi, donazioni (soprattuto quelle delle big tech) e transazioni in criptovalute solo nel corso dell'ultimo anno, al 2 gennaio 2026 il patrimonio personale del presidente è stimato da Forbes in 6,6 miliardi di dollari, contro i 2,3 miliardi del 2024 e i 5,1 miliardi del 2025. 

La conseguenza di questa sproporzione sempre più netta inizia a pesare in termini elettorali, premiando chi ha messo il costo della vita al centro della propria campagna. Vale per la vittoria di Zohran Mamdani a New York e anche per le vittorie democratiche in Virginia e New Jersey. Altri segnali che fanno dell'economia il vero terreno su cui Trump rischia di perdere il voto della maggior parte degli americani. (Di Fabio Insenga)  

 

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Categoria: internazionale/esteri

17:44

'Non più alleati ma fornitori': Cerra spiega l’America (e l'Italia) post-Davos

(Adnkronos) - Davos 2026 è stato definito da molti l’edizione del "pragmatismo ansioso". Mentre l’attenzione mediatica europea restava concentrata sulla retorica e sulle provocazioni di Donald Trump, nei fogli di calcolo del Dipartimento del Tesoro statunitense prendeva forma qualcosa di molto più strutturato: una ristrutturazione metodica dell’egemonia americana. Non la sua fine, ma la sua trasformazione. 

Rosario Cerra, fondatore e presidente del Centro Economia Digitale, in questo colloquio con l’Adnkronos spiega come Washington stia passando da una "diplomazia dei valori" a un realismo transazionale, in cui l’alleanza non è più un bene pubblico gratuito ma un servizio a pagamento, con costi e condizioni variabili. In questo nuovo contesto, l’Italia non può più limitarsi alla fedeltà storica: deve proporsi come asset strategico, industriale e politico. 

Lei sostiene che non siamo di fronte alla distruzione dell’ordine internazionale, ma alla sua mutazione. Che cosa sta cambiando nel rapporto tra Stati Uniti e alleati?  

"La natura stessa dell’egemonia americana. Per decenni è stata un bene pubblico globale: sicurezza, accesso al mercato, stabilità garantiti quasi automaticamente agli alleati. Oggi questo modello è finito. L’egemonia è diventata un servizio in abbonamento, con costi variabili ma vincolanti. Chi non rispetta determinati parametri economici e militari paga un prezzo politico, commerciale o strategico". 

L’Europa è ipnotizzata dalla "schiuma mediatica" di Trump. Dove bisognerebbe guardare invece?  

"Bisogna guardare ai processi burocratici e ai documenti strategici, non ai social. Il vero cambiamento non è avvenuto nei tweet o nelle dichiarazioni pubbliche, ma nei fogli di calcolo del Tesoro americano. È lì che si vede come i dazi siano diventati una leva strutturale, non più tattica. Una leva fiscale e di politica internazionale, che non distingue più tra alleato politico e rivale economico". 

Questo significa che anche Paesi storicamente alleati, come l’Italia o la Germania, sono oggi trattati come potenziali problemi?  

"Un surplus commerciale persistente non viene più letto come un segnale di efficienza, ma come una distorsione che danneggia la manifattura americana e, per estensione, la sicurezza nazionale. A Davos l’Europa ha capito una cosa molto chiara: l’accesso al mercato statunitense non è un diritto acquisito, ma una concessione da rinegoziare continuamente". 

Lei parla anche di una profonda trasformazione della macchina amministrativa americana, in particolare con la "Schedule F", una riclassificazione del personale federale statunitense che consente all’amministrazione di rimuovere più facilmente funzionari di carriera coinvolti in attività di policy, rafforzando il controllo politico diretto sull’apparato statale.  

"Ha modificato il Dna della burocrazia federale. Migliaia di funzionari sono stati riclassificati, indebolendo quei meccanismi di continuità che proteggevano gli accordi internazionali dagli umori politici. Da un lato abbiamo rappresentanti istituzionali di fatto esautorati, dall’altro una personalizzazione estrema della diplomazia, con dossier affidati a figure senza un mandato formale. Il risultato è un interlocutore più rapido, ma molto più instabile". 

Quanto incide tutto questo sulla credibilità degli accordi con Washington?  

"Incide moltissimo. Gli accordi tecnici, negoziati a livello ministeriale, sono oggi più fragili perché manca quel "cuscinetto burocratico" che in passato li rendeva resilienti ai cambi di amministrazione. Il potere decisionale si è ristretto attorno alla West Wing, rendendo le relazioni internazionali una continua negoziazione di breve periodo". 

Veniamo alla sicurezza. Cosa è cambiato dopo il vertice Nato dell’Aja nel giugno 2025?  

"Pur restando formalmente intatto, l’articolo 5 ha cambiato interpretazione politica. Con l’obiettivo del 5% del Pil in spesa militare entro il 2035, si è creata un’asimmetria di fatto all’interno dell’Alleanza. Non esistono classi ufficiali, ma esistono partner "premium" e partner in zona grigia". 

Chi sono oggi i partner "premium"?  

"Paesi che investono massicciamente nella difesa e acquistano tecnologie americane, come Polonia e Regno Unito. Godono di un canale preferenziale e di una percezione di sicurezza più solida. Per gli altri, la garanzia americana non è scomparsa, ma è diventata condizionata alla performance. Non a caso Trump oggi ha definito la Spagna il “fanalino di coda” che rischia di essere cacciato dall’Alleanza atlantica perché non spende abbastanza". 

In questo scenario, lei sostiene che la strategia italiana basata sulla fedeltà storica non sia più sufficiente. Che cosa dovrebbe fare l'Italia di Giorgia Meloni?  

"Smettere di offrirsi come alleato e iniziare a proporsi come asset. Significa diventare fornitore di soluzioni concrete ai problemi critici degli Stati Uniti, senza mai dimenticare l’appartenenza europea". 

Parliamo di industria pesante e difesa?  

"L’America ha un problema serio di capacità cantieristica. La US Navy deve competere con i ritmi produttivi cinesi, ma i cantieri americani sono saturi. L’Italia può proporsi come banchina industriale del Pentagono: moduli per le fregate Constellation, radar, componenti ad alta tecnologia. Entrare nella supply chain della difesa Usa è la migliore assicurazione contro i dazi". 

C’è poi il Mediterraneo.  

"Che va rivisto in chiave tecnologica. L’amministrazione Trump ha scarso interesse per lo sviluppo umanitario in Africa, ma è ossessionata dalla competizione tecnologica con la Cina. Il Piano Mattei va reinterpretato come infrastruttura di sicurezza: cavi sottomarini, gasdotti, dati. L’Italia può diventare la "guardia costiera del cloud e dell’energia", offrendo un servizio di sicurezza tangibile agli Stati Uniti e all’Europa". 

Come ci si muove in un contesto di “diplomazia asimmetrica”?  

"Con un Dipartimento di Stato indebolito, l’influenza vera si esercita dove ci sono i voti. Bisogna mappare la presenza delle imprese italiane negli Stati americani in grado di influenzare le elezioni, come Ohio, Texas, Alabama, Pennsylvania. Quando si negozia, è più efficace presentarsi con la doppia voce dell’ambasciatore e del Ceo che garantisce posti di lavoro locali. È così che si aggirano le barriere burocratiche e si cattura l’attenzione di Washington". 

Qual è il messaggio finale per l’Italia?  

"Washington ha chiarito le regole del gioco: niente è gratis, tutto è negoziabile. L’Italia deve comportarsi da player attivo, capace di mettere sul tavolo asset industriali, logistici e politici indispensabili all’azionista di maggioranza". (di Giorgio Rutelli) 

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Categoria: economia

17:41

Iran, l'appello di Bianca Balti: "È straziante, sparano ai feriti in ospedale"

(Adnkronos) - Bianca Balti commossa per la situazione in Iran. La supermodella italiana ha condiviso sul proprio profilo Instagram delle Stories in inglese dagli Stati Uniti, dove vive, raccontando di come un incontro casuale l'abbia portata a fare un appello pubblico a informarsi e parlare delle morti in Iran. Nella brutale e sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta sono state uccise, secondo un rapporto ottenuto dal Sunday Times, almeno 16.500 persone mentre circa 330mila sono state ferite. 

Nel video, girato su una rampa di scale, senza trucco e con un abbigliamento semplice, Bianca Balti ha il viso visibilmente rigato dalle lacrime. Spiega che, al termine di una visita oculista, la segretaria del suo medico le ha raccontato che suo marito è iraniano e si trova al momento proprio nel Paese d'origine. "Se vieni ferito e vieni portato in ospedale - dice Bianca Balti - vengono a ucciderti lì. È ciò che sta accadendo in questo momento ed è straziante. È importante parlarne il più possibile". 

La modella ha anche condiviso un video di sostegno "al coraggioso popolo iraniano" girato dall'attivista iraniana Pegah Moshir Pour e dalla conduttrice Giulia Salemi, la cui madre è iraniana. "Nessuno distolga lo sguardo da quello che sta succedendo", dicono.  

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Categoria: spettacoli

17:38

La depressione si nasconde negli audio di WhatsApp, l'IA scova i segnali

(Adnkronos) - L'intelligenza artificiale può rivelarsi utile nel ruolo di 'sentinella' in grado di rilevare spie di depressione analizzando le registrazioni vocali di WhatsApp. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista open access 'Plos Mental Health', che ha messo alla prova un nuovo Llm medico (Large language model). 

Nei test effettuati è stata raggiunta una precisione superiore al 91% nell'identificazione delle partecipanti di sesso femminile a cui è stato diagnosticato un disturbo depressivo maggiore. Per arrivare al risultato il sistema di Ai ha passato in rassegna una breve registrazione audio WhatsApp in cui le partecipanti descrivevano la loro settimana, spiegano gli autori, Victor H.O. Otani, della Santa Casa de São Paulo School of Medical Sciences e di Infinity Doctors, in Brasile, e colleghi. 

Il disturbo depressivo maggiore è una condizione che interessa oltre 280 milioni di persone in tutto il mondo e la diagnosi precoce può essere fondamentale per un trattamento tempestivo, osservano gli esperti. Nello studio Otani e colleghi hanno utilizzato modelli di apprendimento automatico per classificare le persone con e senza disturbo depressivo maggiore in base ai vocali WhatsApp. 

 

Gli autori hanno utilizzato due set di dati: uno per addestrare i loro Llm (con 7 diversi sottomodelli utilizzati) e uno per testare i sistemi. Il set di dati di addestramento era composto da 86 partecipanti: un gruppo di pazienti ambulatoriali (37 donne, 8 uomini) con diagnosi clinica di disturbo depressivo maggiore e un gruppo di controllo di 41 volontari (30 donne, 11 uomini) senza diagnosi di depressione. Il set di dati utilizzato per testare i modelli addestrati era invece composto da 74 partecipanti: 33 pazienti ambulatoriali (17 donne, 16 uomini) con diagnosi di disturbo depressivo maggiore e 41 partecipanti del gruppo di controllo (21 donne, 20 uomini) senza diagnosi di depressione.  

A tutti i partecipanti è stato fornito il consenso informato e sono stati sottoposti a screening per escludere potenziali fattori confondenti come altri problemi medici. Nel set di dati di addestramento, i dati vocali dei pazienti ambulatoriali sono stati ricavati dalle registrazioni audio di WhatsApp inviate ai loro studi medici quando presentavano sintomi; i partecipanti del gruppo di controllo hanno scelto i propri messaggi vocali WhatsApp di routine da condividere. Per il banco di prova invece i dati vocali raccolti dal gruppo di pazienti ambulatoriali e dal gruppo di controllo erano gli stessi: messaggi WhatsApp registrati con conteggio da 1 a 10, nonché messaggi audio che descrivevano la settimana precedente. Tutti i messaggi audio provenivano da brasiliani di madrelingua portoghese. 

I Llm hanno mostrato una maggiore accuratezza nel classificare le donne rispetto agli uomini, in particolare quando venivano forniti i dati 'descrivi la tua settimana', con un tasso di accuratezza del 91,9% per il modello più performante, rispetto a un'accuratezza del 75% ottenuta sui partecipanti maschili. Ciò potrebbe essere potenzialmente spiegato, ipotizzano gli autori, dal numero maggiore di donne partecipanti nel set di dati di addestramento del modello, nonché dalle differenze nei modelli di linguaggio tra uomini e donne. I Llm hanno mostrato prestazioni più simili tra uomini e donne quando venivano forniti i dati 'conta fino a 10', con il modello più performante che ha raggiunto l'82% di accuratezza nelle donne e il 78% negli uomini.  

Gli autori sperano che il continuo perfezionamento dei loro modelli possa portare alla creazione di un metodo pratico ed economico per lo screening della depressione, nonché ad altre potenziali applicazioni cliniche e di ricerca. "Il nostro studio - conclude l'autore senior Lucas Marques - dimostra che sottili modelli acustici nei messaggi vocali spontanei di WhatsApp possono aiutare a identificare profili depressivi con sorprendente accuratezza utilizzando l'apprendimento automatico. Questo apre una promettente strada per strumenti di screening digitale pratici e a basso impatto, che rispettino le abitudini comunicative quotidiane delle persone".  

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Categoria: cronaca

17:23

Lilli Gruber, l'incendio a Davos e l'emergenza: "Sono fuggita nella neve"

(Adnkronos) - L'incendio e la fuga nella neve di Davos. Lilli Gruber racconta la disavventura di ieri, trasmessa in diretta durante la puntata di Otto e mezzo. La conduttrice del programma di La7 era in collegamento dalla località svizzera che ospita il World Economic Forum. All'improvviso, l'allarme. 

''Ero in studio a Davos, tra l'anteprima e l'inizio della puntata di 'Otto e Mezzo' ci hanno ordinato di evacuare immediatamente perché c'era un'emergenza: c'erano sirene, polizia, pompieri. Io ho provato a protestare e a dire che dovevo andare in onda ma un energumeno mi ha fulminato dicendo solo 'get out of here''. Quindi sono dovuta uscire ma, per fortuna, sono riuscita a prendere il telefonino'', racconta la giornalista a 'Un Giorno da Pecora', su Rai Radio 1.  

''Quando sono uscita ho iniziato a fare la diretta telefonica di 'Otto e Mezzo' - continua Gruber - poi sono salita una golf cart che faceva delle curve pericolosissime nella neve, ho anche pensato di cadere dal sedile ma per fortuna non è successo''. 

Destinazione? "Siamo andati in una palazzina vicino alla congress hall, dove mi sono chiusa in una specie di loculo e ho continuato la diretta''. Cos'era realmente accaduto? ''Era scoppiato un incendio in uno dei piccoli chalet vicino al palazzo dei congressi, per fortuna lo hanno spento molto velocemente'', racconta Gruber. Avrà anche pensato potesse essere un attentato, chiedono ancora i conduttori: ''D'altra parte ieri era la giornata di Trump e la sicurezza era a livelli massimi''. 

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Categoria: spettacoli

17:18

Sciopero novembre 2023, Tar 'boccia' precettazione Salvini e condanna Mit a pagare 3mila euro

(Adnkronos) - La precettazione dello sciopero generale del 17 novembre 2023, che aveva ridotto la durata dell’astensione dal lavoro a quattro ore per tutti i servizi pubblici e privati, disposta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, è illegittima. Lo ha stabilito la sentenza odierna del Tar del Lazio per il quale mancavano "i requisiti di necessità e di urgenza" previsti dall’art. 8 della legge 146/1990, legge che stabilisce che la precettazione ministeriale "è uno strumento straordinario". 

Il ricorso presentato da Cgil, Filt Cgil, Uil e Uiltrasporti è dunque ritenuto fondato dal Tar che condanna il Mit al pagamento "in favore delle ricorrenti" di 3mila euro, "oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato, ove versato". 

 

Il citato articolo 8 prevede infatti che, ricorda il Tar, "il potere di precettazione possa essere esercitato dal Mit di propria iniziativa 'su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza'" e che la disciplina in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali è "minuziosamente disciplinata, oltre che dalla legge 146/1990, dagli accordi, dai codici di autoregolamentazione e, soprattutto, dalle deliberazioni della Commissione, alla quale il legislatore ha attribuito la normale valutazione e verifica delle modalità dello sciopero nonché il potere di adottare le misure necessarie". 

L’iniziativa dell’autorità politica è prevista "solo per i casi di straordinaria eccezionalità che la Commissione non ha potuto previamente valutare e per i quali sussiste pertanto una condizione di urgenza e necessità di provvedere". Ma la Commissione, ricostruisce il tar, "all’esito delle sue interlocuzioni con le confederazioni e organizzazioni sindacali coinvolte" ha ritenuto opportuno "soltanto adottare un invito formale" e "nulla segnalare al Ministero". Insomma, l’ordinanza di precettazione è stata adottata senza la previa segnalazione da parte della Commissione e "così facendo, il Ministero ha finito per sovrapporre la propria valutazione a quella dell’autorità di settore, alterando il vigente assetto regolatorio in materia". 

"Una motivazione come quella addotta nella specie, a ben vedere, potrebbe, infatti, essere reiterata ad ogni successiva proclamazione di uno sciopero della specie di quello indetto, da parte dei lavoratori delle categorie odierne ricorrenti, con una sostanziale incidenza su un diritto collettivo dei lavoratori che riceve anch’esso tutela costituzionale", sottolinea il Tar. 

 

“La sentenza odierna del Tar sconfessa il ministro dei Trasporti: è illegittima la precettazione contro lo sciopero generale del 17 novembre 2023, il diritto di sciopero è stato quindi violato. Il Tribunale ha infatti accertato l’illegittimità dell’ordinanza con cui il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva ridotto autoritariamente lo sciopero generale”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che aggiunge: “Il Tar ha riconosciuto che il Governo ha compresso il diritto di sciopero in violazione dei presupposti di legge previsti dall’articolo 8 della legge n.146 del 1990”. 

Secondo Landini, “la pronuncia è lapidaria: non sussistevano né le ragioni di necessità né quelle di urgenza che la legge impone per giustificare un intervento così dirompente sul diritto di sciopero. L’ordinanza ministeriale è risultata pertanto priva di adeguata motivazione, sproporzionata e illegittima. Il Tar - prosegue il leader della Cgil - riafferma principi fondamentali, direttamente riconducibili all’articolo 40 della Costituzione: il diritto di sciopero non può essere limitato per mere scelte politiche; la precettazione non può trasformarsi in uno strumento ordinario di compressione del conflitto sociale”. 

“La Cgil insieme alla Uil vedono così pienamente riconosciute le proprie ragioni: avevano denunciato un abuso di potere e il giudice amministrativo ne ha confermato la fondatezza. La sentenza chiarisce, inoltre, che l’ordinanza illegittima non era finalizzata a tutelare i cittadini, già garantiti dai servizi minimi essenziali, bensì - conclude Landini - a colpire lo sciopero generale, riducendone l’impatto politico e sociale, in assenza di reali condizioni di emergenza”. 

“Siamo molto soddisfatti per l’accoglimento, da parte del Tar, del ricorso di Uil e Cgil contro l’ordinanza con cui, nel novembre del 2023, furono ridotte le ore di sciopero nei servizi pubblici e privati. Avevamo ragione, dunque: quella precettazione fu imposta sulla base di criteri illegittimi”. Lo dichiara il segretario organizzativo della Uil, Emanuele Ronzoni. 

“La sentenza sancisce che, in quell’occasione, fu violato il diritto di sciopero, riconosciuto dalla nostra Costituzione. Uil e Cgil – sottolinea Ronzoni - avevano agito nel rispetto delle norme, che prevedono la garanzia dei servizi minimi essenziali, mentre il ministro Salvini, evidentemente, era stato mosso da ragioni politiche". 

"Non c’era, infatti, alcuna motivazione di urgenza né di necessità per ricorrere alla precettazione, adottata con solerzia e determinazione inopportune e che, invece – conclude Ronzoni – sarebbero necessarie da parte del ministro per affrontare altri tipi di problemi”. 

 

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Categoria: economia

16:27

Durigon e la 'metamorfosi': "Ho perso 43 chili"

(Adnkronos) - "Ho perso almeno 43 kg, ieri ho fatto le prove per un vestito nuovo e ho 26 centimetri in meno di circonferenza in vita". Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e senatore della Lega rivela a Un Giorno da Pecora, il programma di Radiouno Rai, gli effetti ottenuti con il nuovo regime alimentare. "C'è una modifica in corso", dice la conduttrice Geppi Cucciari. "Sono cambiato molto, ho perso 43 chili: tantissimo. Ho perso 26 centimetri alla vita, 4,5 centimetri al collo", aggiunge l'esponente del Carroccio descrivendo la 'metamorfosi' 

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Categoria: politica