Live Streaming

ULTIM'ORA

00:16

Caldo non dura, in arrivo pioggia e freddo: come cambia meteo in Italia

(Adnkronos) - Caldo d'estate fino a domenica 12 aprile, poi cambia tutto. Il meteo dei prossimi giorni conferma un'Italia instabile, con giornate di sole e temperature decisamente elevate per il periodo che lasceranno spazio a piogge e una nuova ondata di maltempo. A confermarlo all'Adnkronos è Mattia Gussoni, meteorologo de 'iLMeteo.it': "Almeno fino a domenica 12 aprile, il Mediterraneo sarà dominato da un vasto campo di alta pressione di matrice subtropicale". 

Tradotto, caldo e sole: "Nascendo a ridosso delle latitudini sahariane, a differenza del più mite anticiclone delle Azzorre, questo sistema agisce come un vero e proprio muro: da un lato devia le perturbazioni atlantiche verso il Nord Europa, dall'altro trasporta direttamente sull'Italia masse d'aria decisamente calde per la stagione". 

Una vera e propria estate anticipata, con le temperature che toccheranno il loro picco domenica: "L'influenza di questo anticiclone garantirà stabilità atmosferica e temperature dal sapore tipicamente da inizio estate per gran parte del weekend specie al Centro Sud (versante tirrenico) e sulle due Isole Maggiori. Il picco del caldo è atteso proprio per domenica, quando città come Roma e Firenze toccheranno i 27°C. In alcune aree della Sardegna, inoltre, complici i venti caldi di Scirocco, si sfiorerà addirittura la soglia dei 30°C". 

L'inizio della prossima settimana però segnerà un deciso cambio di rotta: "Questa fase di grande stabilità, tuttavia, non è destinata a durare a lungo. Dalla serata di domenica l'alta pressione inizierà a cedere sotto la spinta di un ciclone nordeuropeo, che invierà in alta quota infiltrazioni di aria decisamente più fresca e instabile. Quando questo flusso più freddo si scontrerà con l’aria calda e umida accumulatosi nei giorni precedenti, si innescherà un vero e proprio mix esplosivo", ha spiegato il meteorologo, "il forte contrasto termico darà vita a temporali improvvisi, che colpiranno in particolare Liguria, Piemonte e Lombardia. Sarà il primo avvertimento, il preludio a un peggioramento ben più corposo atteso per l'inizio della prossima settimana. Anche le temperature sono destinate a perdere diversi gradi su tutto il Paese riportandosi su valori più consoni alla metà di aprile". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

00:11

L'obesità sana non esiste, anche con esami perfetti rischio malattia e morte aumenta: lo studio

(Adnkronos) - Obeso, ma sano? Impossibile. Non si può essere obesi e in salute: se l'eccesso di peso è importante, il rischio di malattie e di morte cresce, e anche avere analisi perfette non è una garanzia per il futuro. Parola degli esperti della Società italiana dell'obesità (Sio), che rilanciano uno studio inglese condotto da ricercatori dell'Imperial College London.  

 

 

Il lavoro, pubblicato sull''American Journal of Preventive Cardiology', smonta la teoria dell'obesità 'metabolicamente sana', archiviandola come una "vecchia idea rassicurante" che nella realtà è soltanto un'illusione. "Per anni il concetto di 'metabolicamente sano' è stato il porto sicuro per chi, pur convivendo con un forte eccesso di peso, mostrava analisi del sangue perfette, niente diabete, pressione nella norma e colesterolo sotto controllo - afferma il presidente Sio, Silvio Buscemi - Ma la scienza accende un 'semaforo rosso': quel porto sicuro non esiste. In altre parole, anche quando i parametri metabolici sono impeccabili, l'obesità aumenta drasticamente il rischio di malattie gravi rispetto a chi ha un peso nella norma". 

Lo studio su cui gli specialisti italiani accendono i riflettori si basa sui dati della Uk Biobank, che ha seguito oltre 157mila persone per 13 anni. I risultati che la Sio riporta in una nota non lasciano spazio a dubbi: chi vive con l'obesità, pur senza complicanze immediate, affronta un rischio drasticamente superiore di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Precisamente, il rischio sale del 46% negli uomini e del 34% nelle donne. Ancora più alto è il pericolo di insufficienza cardiaca: un aumento del 63% per lui e del 69% per lei. "I dati sul rischio di sviluppare la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica sono ancora più allarmanti", sottolinea Buscemi. Per il cosiddetto fegato grasso "si parla di un aumento del 137% negli uomini e del 344% nelle donne". E "anche senza malattie metaboliche evidenti, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta del 36% (uomini) e del 27% (donne)".  

Se l'obesità già da sola è pericolosa, quando si aggiungono i classici problemi metabolici, come ipertensione, diabete o dislipidemia, la situazione precipita: la ricerca dimostra che la presenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all'obesità. "Il rischio non è 'acceso o spento' - chiarisce Buscemi - ma segue un gradiente preciso: più la colonna della bilancia sale (passando dall'obesità di classe I alla III) e più si accumulano disturbi metabolici, più la probabilità di finire in ospedale per infarto, ictus o insufficienza renale aumenta".  

Un aspetto chiave che emerge dallo studio britannico riguarda le differenze di genere, evidenzia la Sio. "L'impatto dell'obesità sulle donne sembra essere più aggressivo - rimarca il presidente - In particolare, la circonferenza vita si è rivelata un segnale d'allarme fondamentale. Anche le donne che rientrano in un peso normale secondo l'indice di massa corporea (Bmi), ma che presentano obesità centrale (girovita superiore a 88 cm), corrono rischi significativamente più alti. Questo suggerisce che la bilancia non dice tutto: dove accumuliamo il grasso conta quanto, e a volte più, di quanto pesiamo".  

 

Il vero killer è l'infiammazione. "Se il grasso fa male anche se gli zuccheri nel sangue sono a posto - spiega Buscemi - è a causa dell'infiammazione cronica di basso grado. Il tessuto adiposo non è un deposito inerte, ma un organo attivo che rilascia sostanze infiammatorie. Analizzando la proteina C-reattiva, un marker dell'infiammazione, i ricercatori hanno scoperto che può mediare fino al 48% del rischio di malattie cardiovascolari nelle donne 'sane, ma obese'. In pratica, il corpo è in uno stato di perenne allerta che logora arterie e organi".  

Gli esperti guardano con timore alle nuove generazioni, ai trend di sovrappeso e obesità infantile, e ci tengono a sfatare "un altro luogo comune pericoloso: non è vero che i bambini 'hanno tempo per cambiare' senza conseguenze", avverte la Sio.  

"Nuove evidenze cliniche confermano che l'obesità pediatrica, anche quando non presenta i tratti tipici della malattia metabolica, eleva il rischio cardiometabolico già nell'infanzia", ammonisce Buscemi. Uno studio svedese del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato su 'Jama Pediatrics', ha dimostrato che i bambini considerati metabolicamente sani nonostante l'obesità presentano comunque un rischio significativamente più alto di sviluppare complicazioni cardiometaboliche rispetto ai coetanei normopeso, riferisce ancora la Sio. I dati raccolti - su 7.275 minori con obesità confrontati con 35.636 coetanei della popolazione generale, seguiti dall'infanzia fino ai 30 anni d'età - mostrano che i bambini con obesità inizialmente definita sana hanno una probabilità 4,3 volte superiore di sviluppare il diabete di tipo 2 e un rischio 2,7 volte maggiore di soffrire di ipertensione rispetto ai bambini con peso nella norma. Oltre a queste minacce, resta marcatamente elevato il rischio di dislipidemia, con una probabilità 3,1 volte superiore di riscontrare livelli anomali di grassi nel sangue, confermando che la stragrande maggioranza di questi pazienti finisce per perdere lo status di 'sano' nell'arco di pochi anni.  

"Con circa 300 milioni di persone nel mondo classificate come 'obese ma sane'", le evidenze citate suonano come "una chiamata alle armi per la sanità pubblica - commenta Buscemi - L'obesità non è un problema che si può ignorare finché non compare il diabete, ma è una condizione che va trattata subito. Non bisogna dunque aspettare che le analisi diventino 'rosse'. Agire sul peso oggi, attraverso lo stile di vita o le nuove terapie farmacologiche, significa disinnescare una bomba a orologeria prima che inizi a ticchettare". 

Proprio per questo - si legge in una nota - la Sio è impegnata ogni giorno nel sostenere la lotta all'obesità: donare il 5x1000 alla società scientifica è un significativo gesto a costo zero che permette di finanziare studi indipendenti, campagne di prevenzione e borse di studio per giovani ricercatori impegnati a sconfiggere questa epidemia globale. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: salute

00:08

Tumore al seno, scoperto interruttore molecolare che frena la progressione

(Adnkronos) - Un 'interruttore molecolare' per frenare la progressione del cancro al seno. E' la scoperta di un team di ricercatori italiani del Cnr-Ieomi (Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia del Consiglio nazionale delle ricerche) di Napoli. Gli esperti, in uno studio condotto in collaborazione con l'azienda Dompé farmaceutici, hanno acceso i riflettori su una proteina chiamata Shp1, normalmente associata a un'azione di contrasto al cancro, e hanno dimostrato come sia in grado di bloccare la catena di segnali avviata dall'interleuchina 8 (IL-8), agendo appunto come una sorta di interruttore molecolare.  

L'interleuchina 8 è una proteina prodotta nell'ambiente che circonda il tumore e lo rende più aggressivo, favorendo la capacità delle cellule cancerose di invadere i tessuti e formare metastasi. Lo studio dimostra che questo meccanismo funziona anche in senso inverso: l'interleuchina 8 può a sua volta disattivare Shp1 mediante una modificazione chimica, innescando una serie di eventi che portano alla distruzione del recettore attraverso cui il segnale viene trasmesso. Il tumore è, quindi, in grado di regolare da solo la propria aggressività attraverso un meccanismo finora completamente sconosciuto, evidenziano gli autori del lavoro, pubblicato sulla rivista 'Cell Death & Disease'.  

"Abbiamo identificato una modalità del tutto nuova con cui le cellule tumorali regolano il segnale di IL-8, controllando la stabilità del suo recettore", spiega Alessia Varone, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coordinatrice dello studio. "Questo meccanismo non era mai stato descritto prima e apre la strada allo studio di processi simili anche per altre proteine cruciali nell'ambiente tumorale".  

Lo studio ha anche rilevato che questo meccanismo è attivo in modo selettivo in due sottotipi di tumore al seno tra i più difficili da trattare: i tumori luminali e i cosiddetti 'triplo negativi'. In quest'ultimo caso, bassi livelli di Shp1 si associano a un'elevata produzione di interleuchina 8 e a una prognosi più sfavorevole, suggerendo che questa via molecolare potrebbe diventare sia un marcatore per valutare la gravità della malattia, sia un bersaglio per nuove terapie mirate.  

Un elemento chiave dello studio, rimarcano gli esperti in una nota, è la stretta integrazione tra ricerca di base e industria farmaceutica: la collaborazione con Dompé farmaceutici ha permesso di collegare la scoperta di laboratorio alla valutazione di possibili applicazioni cliniche, accelerando il percorso dalla ricerca di base alla medicina. 

"I nostri dati suggeriscono che agire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia innovativa per contrastare i tumori più aggressivi - aggiunge Daniela Corda, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coautrice senior del lavoro - È un esempio concreto di come la collaborazione tra ricerca pubblica e industria farmaceutica possa accelerare il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche". L'interleuchina 8 gioca un ruolo rilevante anche in altri tumori solidi, come quelli del polmone, del pancreas e della prostata, rendendo questa scoperta - prospettano gli autori - potenzialmente applicabile a un contesto oncologico più ampio. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

00:01

Usa-Iran, colloqui in salita. Trump: "Apriremo Stretto di Hormuz con o senza Teheran"

(Adnkronos) - Il dialogo comincia in salita. Stati Uniti e Iran si incontrano a Islamabad, in Pakistan, per cercare di arrivare all'accordo che ponga fine alla guerra. La tregua di 14 giorni regge ma non poggia su fondamenta solide. Teheran da una parte e Donald Trump dall'altra, con dichiarazioni e messaggi, dimostrano quanto sia precario il quadro. 

L'Iran aggiunge al menù una richiesta a sorpresa relativa ad imprecisati "asset bloccati", il presidente americano minaccia una letale ripresa degli attacchi. Per riassumere la situazione, è utile la frase affidata da un funzionario degli Usa a Axios: "Non siamo ancora d'accordo su cosa negoziare". A completare il mosaico, le indiscrezioni diffuse dalla tv pubblica in Israele: l'esercito si starebbe preparando all'eventualità di un fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e a una conseguente ripresa delle ostilità. 

Al tavolo, gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vice presidente JD Vance. E' lui a capo della delegazione americana, di cui fanno parte l'inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Centcom Brad Cooper. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf guidano la delegazione iraniana, di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr, il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi, il segretario del Consiglio di difesa, Ali Akbar Ahmadian, il governatore della Banca centrale, Abdolnaser Hemmati, e alcuni parlamentari. 

Per il presidente americano, il tema dirimente al momento è uno: la riapertura dello Stretto di Hormuz, di fatto ancora 'ostaggio' dell'Iran, e lo stop al programma nucleare di Teheran. "Apriremo lo Stretto, con loro o senza di loro. E lo faremo presto. L'obiettivo numero 1 è impedire che l'Iran abbia armi nucleari", dice Trump rispondendo ai media prima di volare in Virginia. E se i negoziati non dovessero decollare? "Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite, persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi. Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace".  

"Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non un'estorsione a breve termine nei confronti del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali", scrive Trump in uno dei numerosi post affidati al social Truth. Secondo gli Stati Uniti, la riapertura dello Stretto - decisivo per il commercio del 20% del petrolio mondiale - era una condizione alla base dell'implementazione della tregua. Teheran non sblocca la situazione: il passaggio delle navi avviene col contagocce e la Repubblica islamica non esclude l'ipotesi di introdurre un sistema di pedaggi. "L'unico motivo per cui gli iraniani sono ancora in vita oggi è negoziare", aggiunge Trump. Gli iraniani, dice il presidente, sono "più bravi a gestire i media delle fake news e le 'pubbliche relazioni' che a combattere". 

 

La ripresa della guerra è un'opzione che non va esclusa. Mentre iniziano i negoziati, gli Usa dispiegano altri uomini e mezzi in Medio Oriente, come scrive il 'Wall Street Journal'. Caccia e aerei d’attacco sono recentemente arrivati nella regione, secondo dati di tracciamento dei voli e in base alle informazioni fornite da un funzionario. Inoltre, tra 1.500 e 2.000 soldati della 82esima Divisione Aviotrasportata dell'esercito americano, un’unità d’élite, potrebbero arrivare nei prossimi giorni. La portaerei Uss George H.W. Bush e le navi che la accompagnano sono partite dalla Virginia alla fine di marzo e si trovano attualmente nell’Atlantico. La Uss Boxer e le sue unità di scorta, che trasportano l’11esima Unità di Spedizione dei Marines, sono invece partite dalla California a metà marzo e si trovano nel Pacifico, secondo un'altra fonte della Marina. Le navi impiegheranno probabilmente più di una settimana per raggiungere l'area del Medio Oriente. 

Per Teheran, alla vigilia dei negoziati parla soprattutto Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento. "Due delle misure concordate tra le parti devono ancora essere attuate: il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani bloccati prima dell'avvio dei negoziati. Secondo quanto previsto, entrambe le condizioni dovranno essere rispettate prima dell'inizio dei negoziati", dice. La Repubblica islamica esige lo stop degli attacchi israeliani contro il Libano, evidenziando che anche il paese dei cedri sia coperto dalla tregua. Per Israele e Stati Uniti, invece, Beirut non è protetta dall'ombrello. L'inizio dei colloqui di Islamabad, a giudicare dalle news diffuse dai media sauditi, potrebbe coincidere con l'annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Libano in vista di negoziati diretti in programma la prossima settimana. 

Ghalibaf introduce un tema 'a sorpresa' citando in maniera vaga "asset bloccati". Le parole del presidente del Parlamento potrebbero fare riferimento a beni congelati in passato dopo l'adozione di sanzioni varate dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali. Recentemente, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha affermato: "Sappiamo dove sono i conti bancari dei leader iraniani, vengono congelati". Ghalibaf, quindi, potrebbe alludere a provvedimenti adottati nelle ultime settimane. Il tema dei 'frozen assets' non è stato inserito in maniera specifica dall'Iran nel piano di 10 punti che dovrebbe servire come base negoziale a Islamabad. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

22:07

Achille Lauro lascia X Factor: "Voglio dare tutto alla mia musica"

(Adnkronos) - Achille Lauro lascia X Factor e non sarà giudice nel talent show della prossima stagione. "Dopo 2 anni bellissimi a X Factor con una squadra unica e momenti bellissimi che non dimenticherò mai, la mia avventura nel programma si conclude qui", annuncia il cantante dal proprio profilo Instagram. "Mi trovo in un momento stupendo della mia vita. Tra un enorme tour negli stadi e l'amore travolgente che sto ricevendo, ho deciso di dedicarmi completamente alla musica e a chi, in questi anni, mi ha dato tutto. La musica è la mia casa. Scrivo canzoni da quando ero piccolissimo, ho sognato questo per tutta la vita e voglio dare tutto me stesso alla mia gente e a questo sogno", aggiunge l'artista. 

"Grazie di cuore a XF per questi anni bellissimi. Grazie ai miei amici Paola, Jake, Francesco, Manuel, Giorgia, ad Andrea Duilio e a tutta Sky, al team Fremantle, a Marco Tombolini, a Paola Costa, a Giacomo Carrera, Paolo Scarbaci e a tutta l'incredibile squadra che lavora dietro le quinte del programma", dice con una lunga lista di ringraziamenti. "Grazie di cuore per tutto, con infinita stima, amicizia e amore", dice prima di lasciare uno spiraglio aperto per il futuro: "E' stato stupendo e come sempre cito il grande Califano. 'Non escludo il ritorno'". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

19:22

Wilma Goich ricorda la figlia Susanna: "È dura, ma bisogna vivere". Balivo in lacrime

(Adnkronos) - "È dura, ma bisogna vivere e cerchiamo di farlo al meglio". Wilma Goich ha ricordato oggi, ospite a La volta buona, Susanna Vianello, la figlia scomparsa nel 2020 all'età di 49 anni a causa di un tumore ai polmoni. 

"Il meglio per me è mio nipote, mi distrae molto", ha raccontato. La cantante ha spiegato di aver scritto per la figlia una canzone "bellissima" e spera di poterla cantare presto in pubblico: "Io ne parlo volentieri di mia figlia, perché Susanna è qui con me, c'è sempre per me".  

Goich ha poi aggiunto di aver trovato delle vecchie foto che ritraggono la figlia, rivivendo quei momenti con il sorriso. La conduttrice Caterina Balivo commossa le ha detto: "Che forza che hai Wilma... da mamma te lo dico", senza riuscire a concludere la frase tra le lacrime.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

19:14

Quando l'orchestra suona 'note di prevenzione', al via campagna Ats Milano per sicurezza sul lavoro

(Adnkronos) - Parte ufficialmente domani, sabato 11 aprile, la campagna 'Note di Prevenzione' di Ats Città metropolitana di Milano per promuovere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Protagonista del progetto è 'l'orchestra della sicurezza', dove ogni strumento è un elemento di prevenzione e di uso di buone pratiche. Quando suonano tutti insieme, generano una sinfonia di attenzione e professionalità, capace di rendere più sicuri i luoghi di lavoro. In questa visione, ogni soggetto coinvolto è parte attiva del sistema di sicurezza: tutti sono musicisti e nessuno è spettatore. La campagna trasmette il messaggio che la sicurezza, come la musica, esiste solo quando tutti 'suonano bene la propria parte', trasformando l’impegno individuale in un risultato collettivo. 

"'Note di prevenzione' -spiega Silvano Casazza, direttore generale di Ats Città metropolitana di Milano- vuole dire con forza che la prevenzione è il primo e più importante strumento per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni comportamento corretto e ogni scelta consapevole contribuiscono a prevenire gli infortuni e a proteggere la salute dei lavoratori. In questo sistema, ogni ruolo e ogni persona sono fondamentali: solo quando tutti apportano il proprio contributo si costruisce un ambiente di lavoro davvero sicuro". 

Per la campagna è stato realizzato un video spot dedicato e delle videoclip trasmesse su tv locali e canali social. A dirigere l’orchestra, nelle videoclip, è l’attore Lillo Petrolo. E' stata aperta anche una pagina web dedicata dove è possibile consultare materiale informativo e interrogare un agente conversazionale multilingua che fornisce risposte in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Saranno, inoltre, diffusi materiali grafici di promozione della campagna coinvolgendo tutti i Comuni di Ats Città metropolitana di Milano. 

Il progetto Psal- Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro nasce dall’esigenza di rendere la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro più accessibile, concreta e condivisa. Un tema spesso percepito come distante viene riportato nella quotidianità delle persone attraverso un linguaggio semplice, un’immagine forte e un sistema di comunicazione capace di unire informazione, esperienza e coinvolgimento. Il concept del 'lavoro d’orchestra' diventa la chiave narrativa dell’intero progetto: la sicurezza non è il risultato di un singolo gesto, ma l’armonia tra competenze, attenzioni e responsabilità diverse. Come in una sinfonia, ogni elemento ha un ruolo preciso e contribuisce a un risultato comune. Questa metafora permette di raccontare la prevenzione in modo immediato, positivo e memorabile, trasformando un messaggio istituzionale in un’esperienza emotiva e partecipata. 

La campagna si sviluppa come un ecosistema integrato che combina canali tradizionali e digitali con una forte presenza sul territorio. Affissioni, stampa e video dialogano con attivazioni dal vivo pensate per intercettare un pubblico ampio e trasversale. Le installazioni immersive e le performance musicali portano fisicamente il progetto nei luoghi di passaggio quotidiano, creando occasioni di scoperta, interazione e racconto. L’esperienza diventa così il primo veicolo di consapevolezza. A questo si affianca una piattaforma digitale progettata come punto di accesso unico ai contenuti e ai servizi dedicati alla sicurezza sul lavoro. La landing page e l'agente conversazionale permettono di prolungare l'esperienza, offrendo informazioni chiare, orientate ai bisogni e facilmente fruibili, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Il digitale non è un canale separato, ma parte integrante del sistema, pensato per accompagnare le persone prima, durante e dopo il contatto con la campagna. 

Il valore del progetto sta nella sua visione complessiva: unire linguaggi, strumenti e contesti diversi in un racconto coerente, capace di stimolare una nuova consapevolezza. Che non si limita a comunicare la sicurezza, ma la mette in scena, la fa vivere e la rende condivisa. Perché la prevenzione funziona davvero solo quando diventa un gesto collettivo, costruito giorno dopo giorno, in armonia. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: economia

19:13

Iran, ottimismo Casa Bianca per i colloqui. Ma gli analisti: "Attenzione agli scenari da incubo"

(Adnkronos) - Alla Casa Bianca si respira un’atmosfera abbastanza rilassata, dopo il turbinio di emozioni e sensazioni contrastanti che hanno caratterizzato i giorni e le ore antecedenti all’annuncio di Donald Trump del cessate il fuoco temporaneo di due settimane in Iran. Un portavoce dell’amministrazione, all'Adnkronos, conferma che le sensazioni sono positive e ripete le parole del vicepresidente JD Vance prima d’imbarcarsi in aereo con direzione Islamabad, in quelli che saranno i negoziati di più alto livello fra i due Paesi fin dal 1979. “Se tenteranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non è poi così ricettivo”, ha detto Vance. Il portavoce, senza giri di parole, sottolinea che gli iraniani devono evitare di “fare i furbi”, come durante i negoziati dei mesi scorsi in Svizzera e Oman, quando avevano tentato – a detta dell’inviato Steve Witkoff – di occultare dei numeri in una bozza preliminare d’accordo. 

Nel “draft” presentato a Ginevra, secondo Witkoff, si chiedeva di poter arricchire più uranio all’interno di un reattore nucleare civile chiamato Trr (Reattore di ricerca di Teheran), utilizzato teoricamente per produrre radioisotopi a scopo medico e agricolo. Un luogo dove l’uranio, secondo la bozza presentata, sarebbe stato arricchito al 20%, quando il massimo consentito dall’accordo siglato dall’amministrazione Obama nel 2015 era del 3,67% d’arricchimento. "Partendo dal 20% ci vorranno forse tre o quattro settimane per arrivare al 90% di qualità per creare armi, il 60%, di cui avevano 460 chilogrammi, è a solo una settimana o 10 giorni di distanza dalla qualità necessaria per realizzare armi", aveva spiegato Witkoff in una chiamata a cui aveva partecipato anche l'Adnkronos. In quel momento, l’inviato aveva capito che il 20% avrebbe fatto risparmiare a Teheran un sacco di tempo nella corsa al raggiungimento di un'arma atomica.  

Tornando ai negoziati di Islamabad, che potrebbero durare anche due o tre giorni – a seconda di come andranno – la delegazione guidata da Vance parte con delle direttive precise e chiare del presidente, che possono essere riassunte in due punti: no al programma nucleare militare iraniano, sì alla riapertura totale per tutte le navi, senza pedaggi, dello Stretto di Hormuz. Secondo il Washington Post, l'amministrazione Trump intende richiedere anche il rilascio degli americani detenuti dal regime degli ayatollah, tuttavia c’è preoccupazione che tale richiesta possa mettere in pericolo delle trattative già di per sé complicate.  

In tutto questo, il cessate il fuoco di due settimane potrebbe addirittura essere prorogato se la Casa Bianca riterrà che siano stati compiuti progressi sufficienti in Pakistan. Di fatto, l'attuale stop alle ostilità potrebbe servire da trampolino di lancio per le trattative, fornendo ulteriore tempo per raggiungere un accordo di pace definitivo con la Repubblica Islamica. Allo stesso tempo, e lo hanno chiarito perfettamente sia il Pentagono che il presidente Trump, le forze americane rimangono in posizione nel Golfo Persico e saranno pronte ad attaccare di nuovo, se i negoziati naufragassero o se Teheran non dimostrasse di voler trattare in buona fede. Al New York Post, il presidente ha ribadito che, qualora non venga raggiunto un accordo di pace, gli Stati Uniti riprenderanno la loro azione militare con intensità ancora maggiore, affermando: "È in corso un reset". "Stiamo caricando sulle navi le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi", ha dichiarato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti le “utilizzeranno in modo molto efficace”, qualora non si giungesse a un’intesa. Trump ha assicurato che "le prossime 24 ore" riveleranno se le trattative avranno successo: “Lo scopriremo presto”.  

Nel frattempo, gli analisti rimangono cauti riguardo a una svolta definitiva, a causa di diversi "scenari da incubo". "Dipende in larga misura dal fattore Libano e da come Israele intenderà posizionarsi. In questo contesto, Trump è chiamato a giocare un ruolo strategico di equilibrio tra due potenze regionali che sono arcinemiche, Israele e Iran. Da un lato, Israele ha tutto l’interesse a proseguire le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano: i colpi inferti stanno producendo risultati significativi e potrebbero contribuire a mettere in sicurezza le comunità israeliane del nord, che restano tuttora sotto la minaccia dei razzi del gruppo sciita”, afferma Alissa Pavia, direttrice associata dei Programmi per il Medio Oriente del think tank Atlantic Council. Mentre Iran e Pakistan sostengono che il cessate il fuoco includa anche il Libano, Israele continua a colpire Hezbollah, con il premier Benjamin Netanyahu che ha dichiarato esplicitamente che non vi sia "alcun cessate il fuoco in Libano". E questo ha indotto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ad avvertire che i colloqui potrebbero diventare "privi di significato".  

Secondo Elizabeth Threlkeld, direttrice del Programma per l'Asia meridionale presso lo Stimson Center, il Pakistan ha dei limiti al proprio potere negoziale. “Nonostante il suo ruolo di ‘mediatore indispensabile’, il Pakistan non possiede il potere di imporre concessioni qualora entrambe le parti si rifiutino di cedere su questioni fondamentali, quali la riapertura dello Stretto di Hormuz o l'arricchimento nucleare”. La fiducia fra i due paesi, secondo gli esperti, è fragile: Trump ha già accusato Teheran di aver svolto un "pessimo lavoro" nel mantenere le promesse relative allo Stretto di Hormuz, gettando dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di qualsiasi accordo raggiunto a Islamabad. “Dall’altro lato, Trump ha un forte incentivo a raggiungere un accordo con Teheran. I mercati globali sono troppo fragili per sostenere a lungo una chiusura dello Stretto di Hormuz, e vi sono segnali che indicano una possibile disponibilità iraniana a negoziare almeno una riduzione parziale delle proprie scorte nucleari. Anche una concessione limitata potrebbe essere facilmente presentata da Trump come un successo politico”, sottolinea Pavia.  

Secondo l'analista, tuttavia, Teheran difficilmente accetterà di sedersi al tavolo negoziale sul dossier nucleare mentre Israele continua a colpire Hezbollah. Una simile mossa verrebbe percepita come una resa unilaterale, con implicazioni potenzialmente esistenziali per il regime iraniano. La speranza, come ha espresso più volte il presidente, è che gli attuali leader iraniani sono meno radicali di quelli precedenti – quasi tutti uccisi durante la guerra, dice Trump – e si sono mostrati più ragionevoli e aperti ad accettare le richieste americane. Il presidente l’ha definito “il terzo regime”, precisando che le dichiarazioni dure e bellicose in pubblico non sarebbero poi le posizioni mantenute da Teheran in privato. Al New York Post, Trump ha poi espresso dubbi in merito ai messaggi diffusi dall'Iran: “Ci stiamo confrontando con persone di cui non sappiamo se dicano o meno la verità. Di persona, ci dicono che si stanno sbarazzando di tutte le armi nucleari, che è tutto sparito. E poi si rivolgono alla stampa dicendo: ‘No, vorremmo procedere con l'arricchimento’. Quindi, lo scopriremo”, ha concluso Trump. (di Iacopo Luzi) 

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

18:23

Pd, Fiano verso l'addio: "Dem Milano per stop gemellaggio Tel Aviv, impossibile restare"

(Adnkronos) - Emanuele Fiano, ex parlamentare Pd, verso l'addio ai democratici. "È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così", scrive su Fb. Una riflessione dopo la decisione del Pd milanese di sospendere il gemellaggio del capoluogo lombardo con Tel Aviv. Scrive Fiano sui social: "Il Partito Democratico Di Milano, non so se al termine di una lunga discussione nella direzione provinciale di cui non faccio più parte da quando non sono più parlamentare, o se per decisione presa solo dai vertici, chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Vedo che appoggiano questa richiesta portata una aula in Consiglio Comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni, anche Pierfrancesco Majorino e ovviamente il segretario metropolitano Capelli".  

"Bravi complimenti vi siete messi il cuore in pace così! Mentre a Tel aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Nethaniau e i suoi ministri razzisti e reazionari e tutte le loro scelte, hanno manifestato per i diritti dei palestinesi, contro l’occupazione della Cisgiordania e le violenze disumane dei coloni contro i palestinesi, hanno manifestato i giovani che si rifiutano di servire l’esercito, e i giovani che sfilano con le foto dei bambini palestinesi uccisi. Mentre solo due giorni fa la polizia ha malmenato, per disperdere, in una di queste manifestazioni, Colette Avital una nostra anziana compagna laburista, già responsabile esteri dei laburisti israeliani, protagonista di tanti incontri con il Pds e i Ds ed il Pd, alla ricerca della pace, con Napolitano, Veltroni, Fassino. Ecco voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. È un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace".  

"È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima? Mi pare evidente che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità. Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare ( parola ormai desueta ) e per farsi protagonisti del dialogo. Mai visto niente del genere nel Partito di oggi. Mai visto chiedere a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, un contributo, mai visto aprire una discussione. E come mai non chiedete l’interruzione del gemellaggio con Chicago negli USA, visto il comportamento di Trump? E come mai non chiedete di cancellare il gemellaggio con San Pietroburgo visto il comportamento di Putin?".  

Immagine in aggiornamento

Categoria: politica

17:40

Pietro delle Piane: "Non ho mai tradito Antonella Elia, da sei mesi sono casto"

(Adnkronos) - "Io e Antonella abbiamo rotto dopo che lei ha scoperto le mie chat notturne con le fans. Mi inviavano foto hot e mi chiedevano di vedermi. Ma non ho mai tradito la Elia e da quando non stiamo più insieme cioè da 6 mesi sono casto". Lo ha detto Pietro delle Piane a Monica Setta a 'Storie al bivio' nella puntata in onda sabato alle 15. 30 su Rai 2. A distanza di mesi dalla rottura con la Elia che ha fatto saltare le nozze programmate e con Antonella nella casa del Gf, delle Piane svela il motivo che, secondo lui, lo avrebbe fatto lasciare dalla compagna. 

"Sono amareggiato e offeso dal fatto che Antonella pensa che io mi faccia pubblicità con la nostra storia" dice ancora l'attore "ma le voglio ancora molto bene". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

16:54

Elezioni Ungheria, Orban accusa Facebook: "Il suo algoritmo favorisce Magyar"

(Adnkronos) - Alla vigilia delle elezioni di domenica 12 aprile in Ungheria in cui il partito di opposizione Tisza appare in netto vantaggio, il governo di Viktor Orban accusa Facebook di danneggiare la campagna di Fidesz e favorire invece il partito di Peter Magyar. "L'algoritmo sta fondamentalmente lavorando contro i partiti governativi", ha detto a Politico il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs puntando il dito contro Meta per l'avanzata nei sondaggi dell'ex funzionario di Fidesz che ha lanciato la sua sfida ad Orban proprio con un post su Facebook due anni fa in cui accusava il partito appena abbandonato di corruzione e declino morale.  

Facebook è il social più usato in Ungheria, con 4 milioni di visite nel febbraio scorso in un Paese di nove milioni di abitanti, ed è quindi una piattaforma politica importante per la politica ungherese e Magyar, pur avendo 'solo' 930mila follower, quasi la metà degli 1,6 milioni di Orban, sta ricevendo molti più commenti e like, con oltre 14 milioni di interazioni a marzo per 287 post, quasi il doppio delle 7,8 milioni di interazioni per i 342 post di Orban. Secondo Kovacs, questo sarebbe colpa del fatto che "il primo ministro deve avere un profilo politico con ovvie limitazioni mentre abbiamo il leader dell'opposizione con un profilo da figura pubblica che viene gestito da un diverso algoritmo".  

Affermazioni smentite da Meta: "I nostri sistemi non trattano i profili professionali delle pagine in modo diverso per quanto riguarda la distribuzione su Facebook, non ci sono restrizioni per gli account del primo ministro e nessun post è stato rimosso", ha dichiarato un portavoce del gigante tecnologico di Mark Zuckerberg.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

16:54

Ostia, sigilli a una parte dello stabilimento Capanno. I gestori: "Siamo regolarmente aperti"

(Adnkronos) - Una parte dello stabilimento Capanno Beach Club di Ostia è stato sequestrato dalla polizia di Roma Capitale e dalla Gdf. Nei giorni scorsi i finanzieri del VI Nucleo operativo metropolitano di Roma si sono accorti che in una porzione dello stabilimento, sequestrata per abusi, erano stati rimossi i sigilli. Oggi sono stati ripristinati e ai gestori è stata contestata la violazione dei sigilli. I finanzieri hanno quindi inviato una relazione in procura. 

Sulla pagina Facebook dello stabilimento i gestori rassicurano i clienti spiegando che ''il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia''. ''Siamo regolarmente aperti - si legge sul social - Vogliamo rassicurare tutti i nostri amici e clienti. Il Capanno continua la sua attività senza alcuna variazione. In merito agli accertamenti avvenuti nelle scorse ore, ci teniamo a fare chiarezza per evitare inutili allarmismi. Il servizio continua regolarmente. L’attività di somministrazione non ha subito interruzioni e vi aspettiamo come sempre con i nostri orari consueti. Il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia. La presenza di materiali all’interno di quello spazio (vettovaglie e arredi già presenti) è stata erroneamente interpretata come attività in corso, laddove l’area era invece ferma proprio in attesa dei titoli definitivi. I nostri legali sono già al lavoro per chiarire l’equivoco e confermare che abbiamo agito nel pieno rispetto delle prescrizioni. Nulla cambia per voi: la cucina è operativa, lo staff è pronto e l’atmosfera è quella di sempre. Vi aspettiamo per goderci insieme questa stagione''. 

 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

16:46

Mattarella a Praga, i ragazzi entusiasti lo salutano con l'Inno di Mameli

(Adnkronos) - Seconda e ultima giornata della visita ufficiale nella Repubblica Ceca del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, con il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, in rappresentanza del Governo.  

La giornata di Mattarella è iniziata con una passeggiata sul Ponte Carlo, sotto qualche fiocco di neve, dove ha incontrato due gruppi di studenti provenienti da Caltanissetta, che sorpresi ed entusiasti lo hanno salutato cantandogli l'Inno d'Italia.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: politica

16:27

Attirata con una scusa nel bagno della scuola, 12enne ferita con le forbici da una coetanea

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa,a Castelfranco di Sotto  

L’episodio è avvenuto poco dopo le 10, al termine dell’ora di educazione fisica, negli spazi della palestra dell’istituto. Secondo le prime ricostruzioni, la minore avrebbe attirato la coetanea in bagno con una scusa, per poi estrarre un paio di forbici e colpirla con più fendenti, anche al collo. In precedenza tra le due sarebbe nata una discussione, poi degenerata. La studentessa ferita è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove risulta ricoverata. Le sue condizioni non sarebbero gravi. 

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire il movente. La presunta responsabile si trova in caserma insieme ai genitori per essere ascoltata dagli investigatori. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

16:03

Non solo petrolio. How to Feed the Planet, il documentario che racconta la guerra per le risorse alimentari

(Adnkronos) - Come sfameremo 10 miliardi di persone nel 2050? Aumentare la produzione delle risorse alimentari è davvero la scelta migliore? È a queste domande che risponde il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, How to Feed the Planet (Come nutrire il Pianeta), un film che vuole mettere in discussione i grandi dogmi dell’industria alimentare, uno su tutti la dieta mediterranea, e che porta alla luce il ruolo sottovalutato delle risorse alimentari nell'innescare alcuni tra i più grandi conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Congo. 

How to Feed the Planet, capitolo finale. Il documentario sarà presentato in anteprima il prossimo 11 aprile al Nuovo Cinema Aquila (Roma), durante il Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzata dal Centro Internazionale Crocevia. Con questo lungometraggio, De Augustinis chiude il cerchio del progetto indipendente ONE EARTH, iniziato nel 2019: dopo aver affrontato, con i precedenti lavori, il tema della deforestazione tropicale, aver esplorato le conseguenze devastanti dell’aumento della produzione zootecnica e aver mostrato perché l’acquacoltura rappresenti una “finta soluzione” al problema della sovrapproduzione di carne, questo film cerca di dare una risposta alla domanda “Come nutrire il Pianeta?”, assicurando cibo a tutti, senza deforestare, distruggere ecosistemi e portare altre popolazioni alla rovina.  

La mistificazione della dieta mediterranea. Il film mette in discussione il concetto moderno di “dieta mediterranea”, grande baluardo dell’industria alimentare italiana che oggi è ridotto a uno strumento di marketing per promuovere esportazioni e influenzare normative europee, sostenendo interessi più economici che salutari e ambientali. È dal Cilento che comincia il viaggio del regista per risalire alle origini e al vero significato della dieta mediterranea, codificata dallo scienziato Ancel Keys nel secondo dopoguerra. Tutto è poi cambiato nel giro di pochi anni, quando la produzione industriale ha preso il sopravvento ed è aumentata esponenzialmente la produzione di carne e di pesce. Non tutto è perduto, però. In un viaggio che dal Cilento porta il pubblico fino a Boston, si mostra come i principi della dieta mediterranea originale siano alla base di un’altra dieta, diventata negli ultimi anni un punto di riferimento scientifico, che cerca di rispondere alla domanda delle domande e dà il titolo al documentario stesso.  

Dall’Ucraina al Congo: è guerra per le risorse alimentari. Il viaggio di How to Feed the Planet non è solo nel tempo, ma anche nello spazio. Dall’Ucraina al Congo, passando per l’Argentina, il regista mostra come alcuni tra i più grandi conflitti del nostro tempo non siano innescati per conquistare solo petrolio e terre rare, ma anche per accaparrarsi terreni e risorse alimentari. È il caso dell’Ucraina, diventata nel giro di pochi anni il “granaio d’Europa” o delle comunità rurali in Argentina, alle prese con l’avanzata dell’industria della soia. O ancora dei villaggi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove gli interessi dell’agribusiness contribuiscono a compromettere la stabilità di un Paese che si ritrova ogni anno in vetta alle classifiche delle crisi alimentari globali. “Si pensa che la RDC sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo in RDC per accaparrarsi delle grandi superfici - afferma nel film Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPAC - C’è un collegamento tra la guerra e la produzione agricola. Le risorse minerarie sono la base ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto”.  

Nuovo modello è scelta politica tra un futuro di pace e un futuro di guerra. “Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca - dice Francesco De Augustinis - Possiamo continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, il che oggi significa legittimare un sistema basato sullo sfruttamento, sulla distruzione e sulla sopraffazione, ma domani significherà assistere a un numero sempre maggiore di conflitti per l'accaparramento di queste risorse agricole, alimentari e idriche. Oppure - prosegue il regista - possiamo riconoscere cosa non ha funzionato nel sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni e rimboccarci le maniche per correggere il tiro. È necessario costruire un nuovo modello basato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre”. 

Anteprima a Roma. Il film sarà presentato in anteprima al Nuovo Cinema Aquila sabato 11 aprile alle 21 nell’ambito del Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzato dal Centro Internazionale Crocevia. Seguirà alla proiezione un dibattito con il regista Francesco De Augustinis, i giornalisti ambientali Stefano Liberti e Francesco Paniè, con la moderazione di Monica Di Sisto. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

15:54

Campagna 'Non scuoterlo', Vanzi (Fnopi): "Importante informare sui rischi"

(Adnkronos) - "Crediamo molto nella campagna 'Non scuoterlo' per informare sulle problematiche e le conseguenze, anche molto invalidanti, della pratica di scuotere i bambini, soprattutto quelli più piccoli, dalle 2 settimane ai 6 mesi di vita". Lo ha detto Valentina Vanzi, presidente della Commissione d'Albo per infermieri pediatrici della Fnopi-Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, all'Adnkronos Salute in occasione della campagna che interesserà, l'11 e il 12 aprile, oltre 150 piazze italiane per le Giornate nazionali di prevenzione della sindrome del bambino scosso. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Terre des Hommes, segna il primo passo concreto dell'accordo sottoscritto tra la Fnopi e la Fondazione per promuovere attività di formazione e sostenere iniziative di sensibilizzazione e prevenzione sulle forme di maltrattamento e discriminazione nei confronti dei più piccoli.  

"Come infermieri e", in particolare, "infermieri pediatrici - spiega Vanzi - notiamo che spesso la 'shaken baby syndrome' non è connotata dall'intenzionalità: nasce come una reazione in eseguito all'esasperazione per un pianto inconsolabile, alla mancanza di sonno, a tutta una serie di fattori che sono estremamente stressogeni per i genitori che, quasi per calmare il piccolo, tendono a scuoterlo. Per questo c'è bisogno di fare una comunicazione e un'educazione a tappeto sugli esiti di una tale pratica”. E in questo gli infermieri "sono sicuramente in prima linea, anche perché la diagnosi è complessa - chiarisce - Bisogna attenzionare una serie di segni e sintomi: spesso non viene neanche presentato questo tipo di precedente quando magari i genitori portano il bambino all'attenzione del pronto soccorso perché notano una letargia, o - nei casi più importanti - una reazione di vomito incontenibile, un'irritabilità eccessiva o, addirittura, le convulsioni". Attualmente "non sappiamo quantificare quanta deve essere la forza meccanica e per quanto deve essere perpetuata per causare delle conseguenze nel piccolo - sottolinea Vanzi - ma sappiamo che a volte può essere sufficiente anche uno scuotimento energetico di 3-4 volte per qualche secondo per portare a dei danni invalidanti sui bambini". La casistica "in termini assoluti non è alta - precisa - Ma è alta la morbilità e la mortalità che ne può derivare: 1 caso su 4 di quelli che vengono diagnosticati come shaking baby syndrome può portare a esiti come il coma o la morte del neonato o del lattante. Nei primi mesi di vita - illustra l'esperta - il cranio non ha ancora tutta la muscolatura e le strutture osteocartilaginee sviluppate per resistere all'insulto meccanico: anche per questo c'è bisogno di una campagna di informazione".  

Domani e domenica, dunque, "a livello nazionale ci saranno degli info point sia a livello ospedaliero, per incontrare i genitori negli ambulatori, durante visite o ricoveri, ma soprattutto in territori 'laici': piazze, parchi, tutte quelle aree dove possiamo incontrare le famiglie, ma anche i nonni - particolarmente preziosi anche in questo contesto - per trasmettere le informazioni sugli effetti di questa pratica. Materiali informativi - conclude Vanzi - sono comunque disponibili anche sul sito di Terre de Hommes". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: salute

15:46

Vittime Epstein contro Melania: "Protegge i potenti e scarica su di noi"

(Adnkronos) - "Protegge chi detiene il potere" e "scarica il peso della responsabilità sulle vittime". Così un gruppo di vittime del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein ha criticato il discorso della First lady Melania Trump, nel quale affermava di non aver mai avuto rapporti con lui e con la sua complice Ghislaine Maxwell. "Le vittime di Jeffrey Epstein hanno già dimostrato uno straordinario coraggio facendosi avanti, presentando denunce e rilasciando testimonianze. Chiedere loro di più ora significa scaricare la responsabilità, non rendere giustizia", si legge in una nota. 

Il discorso di Melania, "inoltre, distoglie l'attenzione da Pam Bondi", l'ex procuratrice generale licenziata dal presidente americano Donald Trump. Bondi "dovrà rispondere dei documenti occultati e della divulgazione dell'identità dei sopravvissuti". Si tratta di "fallimenti che continuano a mettere a rischio vite umane, proteggendo al contempo chi li ha resi possibili. I sopravvissuti hanno fatto la loro parte. Ora è il momento che chi è al potere faccia la sua", prosegue la nota. 

Melania Trump ha negato qualsiasi coinvolgimento negli abusi commessi da Epstein, morto in carcere nel 2019. "Non ho avuto alcun rapporto con Epstein" e "non sono mai stata vittima di Epstein", ha detto Melania alla stampa. "Non sono stata presentata a Donald Trump da Epstein", ha aggiunto la First lady precisando: "Non ero a conoscenza delle attività illegali di Epstein". 

"Le menzogne che mi collegano al vergognoso Jeffrey Epstein devono finire oggi stesso", ha dichiarato la First lady. "Le persone che mentono sul mio conto sono prive di etica, umiltà e rispetto", ha aggiunto. 

"Per anni, numerose immagini e dichiarazioni false su Epstein e su di me sono circolate sui social media. Fate attenzione a ciò in cui credete. Queste immagini e storie sono completamente false", ha continuato Melania Trump. "Non sono mai stata a conoscenza degli abusi di Epstein sulle sue vittime. Non sono mai stata coinvolta in alcun modo. Non vi ho partecipato", ha dichiarato dopo che sono state diffuse foto che la ritraevano insieme a Donald Trump e a Epstein a feste dell'alta società newyorkese. 

"Non sono mai stata legalmente accusata o condannata per alcun reato legato al traffico sessuale, agli abusi sui minori e ad altri comportamenti ripugnanti di Epstein", ha affermato ancora, esortando il Congresso a tenere un'udienza pubblica per le vittime del finanziere al fine di "dare loro l'opportunità di testimoniare sotto giuramento". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

15:26

Regolamento europeo sulle batterie, l’allarme: rischio stop per tecnologie emergenti

(Adnkronos) - Al Centro studi americani di Roma si è svolto un confronto su uno dei temi più sensibili per il futuro europeo: il rapporto tra innovazione tecnologica e regolazione. L’incontro, promosso da Meta e Adnkronos, ha riunito esponenti del governo, del parlamento, delle aziende, delle associazioni, con l’obiettivo di far emergere punti di vista diversi su una questione sempre più strategica. 

Dal dibattito, che si è aperto con l’intervento del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è emersa una consapevolezza condivisa: lo sviluppo tecnologico, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale e dei dispositivi digitali avanzati, non è più soltanto un fattore economico, ma una leva che incide direttamente sull’esercizio dei diritti. Accesso alla salute, inclusione, informazione e capacità produttiva sono sempre più legati alla diffusione delle nuove tecnologie. 

In questo contesto, il tema della regolazione europea è apparso centrale. Da più interventi è stato sottolineato come il processo normativo dell’Unione, spesso lungo e complesso, rischi di produrre regole già superate al momento della loro applicazione. Un effetto che può tradursi in un freno alla competitività, soprattutto in settori ad alta velocità di innovazione. 

Il caso dei dispositivi indossabili, e in particolare degli smart glasses, è stato indicato come emblematico. Si tratta di uno dei pochi ambiti nell’elettronica di consumo in cui l’Europa, e in particolare l’Italia con EssilorLuxottica, mantiene una posizione di leadership industriale, che è stata invece persa in molti altri settori. Tuttavia, alcune norme nate con obiettivi ambientali, come il Regolamento europeo sulla sostituibilità delle batterie, rischiano di avere un impatto diretto sul design, sulla sicurezza e sulla sostenibilità economica di questi prodotti, mettendo in discussione intere filiere industriali. 

Più in generale, nel confronto è emersa una critica diffusa a quella che viene percepita come un’“ipertrofia regolatoria”: un sistema caratterizzato da un’elevata produzione normativa, da una molteplicità di autorità e da un’eccessiva frammentazione tra i diversi Stati membri. Un quadro che può generare incertezza, rallentare gli investimenti e limitare la capacità di innovare. 

Accanto alla dimensione normativa, è stato evidenziato anche un tema culturale. In Europa, è stato osservato, l’innovazione continua a essere spesso percepita più come un rischio da contenere che come un’opportunità da promuovere. Una visione che contrasta con quella di altri grandi attori globali, come Stati Uniti e Cina, dove la battaglia per il dominio nel campo tecnologico è ormai al centro delle scelte di politica economica, industriale e anche militare. 

Da qui la necessità, emersa in più interventi, di un cambio di paradigma: non solo semplificare le regole, ma anche riconoscere l’innovazione come elemento centrale delle politiche pubbliche. In questo senso, è stato richiamato il concetto di “diritto all’innovazione”, inteso non solo come libertà di fare ricerca e impresa, ma anche come diritto dei cittadini a beneficiare dei progressi tecnologici, analogamente a quanto avvenuto in passato con i diritti sociali. 

Il confronto ha inoltre messo in luce il ritardo europeo in alcuni ambiti chiave, come l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, a fronte di una crescente domanda di capacità computazionale ed energetica. Un cambiamento che sta già trasformando interi settori industriali e che richiede politiche capaci di accompagnare, e non inseguire, l’innovazione. 

Infine, è emersa con forza la dimensione geopolitica della questione. La capacità dell’Europa di mantenere un ruolo rilevante dipenderà dalla possibilità di coniugare sostenibilità, diritti e sviluppo, senza che uno di questi fattori sia talmente dominante da soffocare gli altri due. 

L’incontro ha così restituito un quadro articolato, in cui la sfida non è scegliere tra regolazione e innovazione, ma trovare un equilibrio capace di trasformare le regole in un fattore abilitante, e non limitante, per la crescita tecnologica europea. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: economia

15:21

Fedez papà per la terza volta, Giulia Honegger è incinta

(Adnkronos) - Fedez diventerà papà per la terza volta. Il rapper di Rozzano ha condiviso sui social una foto che ritrae la compagna Giulia Honegger con il pancino ben in vista.  

Da settimane infatti circolavano sui social indescrizioni su una presunta dolce attesa. La notizia non è mai stata confermata, né smentita dai diritti interessati. Fino ad oggi. Dalla foto condivisa su Instagram sembrerebbe che il cantante abbia deciso così di uscire allo scoperto.  

Lo scatto ritrae la fidanzata Giulia in piedi con i jeans sbottonati, lasciando intravedere una pancione già accennato. A corredo dello scatto, fedez ha aggiunto un cuoricino bianco senza ulteriori commenti.  

Questo sarebbe il terzo figlio per il rapper, già padre di Leone e Vittoria, nati dal matrimonio con l'imprenditrice digitale Ferragni.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

15:00

Il ritorno dei Cesaroni tra l’affetto dei fan e la dedica a Fassari

(Adnkronos) - "Vi dovete aspettare la stessa pasta dei Cesaroni. Abbiamo cercato di essere fedeli a un titolo così amato: il pubblico se lo aspetta. È stato un po' come tornare indietro, ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa al passo coi tempi. I Cesaroni sono rimasti loro stessi in una Roma che è cambiata, invasa dalla tecnologia. Ci siamo adeguati, certo, ma in casa Cesaroni si parla ancora 'cesaroni'. Rudy, per esempio, fa il bidello, non 'l’operatore scolastico'". Così Claudio Amendola, emozionatissimo, presenta il ritorno de 'I Cesaroni', a vent’anni dalla prima stagione e a quattordici dalla sesta. Ad accogliere lui e il resto del cast -Matteo Branciamore, Elda Alvigini, Niccolò Centioni, Federico Russo, Ludovico Fremont e le new entry Ricky Memphis, Lucia Ocone, Marta Filippi, Andrea Arru, Pietro Serpi e Valentina Bivona - una folla di fan assiepata davanti al Teatro Palladium di Roma, nel cuore della Garbatella, quartiere simbolo della serie. Molti erano lì dalle prime ore del mattino, e provenienti da ogni parte di Italia, cantando a squarciagola la sigla interpretata da Branciamore, che al termine della presentazione della nuova stagione targata Rti-Publispei ha intonato con loro l’iconico brano. 

Una mattina all'insegna dell'emozione e anche delle lacrime (di Amendola): "Io non ho dormito questa notte", confessa Amendola, travolto dall’emozione. Il ritorno della serie è anche un omaggio all'interprete di Cesare Cesaroni, Antonello Fassari, morto nell’aprile 2025 a 72 anni. "È tutto dedicato a lui", dice Amendola con la voce rotta. Una dedica che non resta fuori dalla narrazione: "C’è anche qualcosa dentro la serie", anticipa. Il rientro sul set è stato un vero tuffo al cuore. "Ritrovare i teatri di posa con le costruzioni identiche alle prime stagioni è stata un’emozione fortissima. Era casa", racconta. E quando ha portato Branciamore, Centioni e Russo a rivedere quei luoghi, la reazione è stata immediata: "Hanno pianto, era inevitabile. Io a loro voglio bene come a dei figli". Da anni il pubblico chiedeva il ritorno della famiglia più sgangherata della Garbatella. La scintilla, però, è scattata grazie all’aiuto regista Alessandro Panza: "Un giorno era a Termini e sull’albero di Natale ha letto una letterina: 'Caro Babbo Natale, portami la settima stagione dei Cesaroni'. Da lì è partito tutto". 

Al centro della serie resta la famiglia allargata, che nel 2006 fece scalpore. "Io giudico le famiglie dalla quantità di affetto, amore, complicità e comprensione che ci si riesce a dare. Il grado di parentela viene dopo. Ammiro le famiglie tradizionali come quelle che non lo sono agli occhi di tanti. E sono convinto che anche le famiglie con genitori dello stesso sesso possano dare la stessa quantità di amore", afferma Amendola, che si definisce "una sorta di padre d’Italia". Non mancheranno i temi d’attualità, "raccontati in modo semplice, alla Cesaroni". Attraverso il personaggio di Olmo (Andrea Arru), la serie affronta lo spettro autistico: "Vogliamo far cadere barriere e pregiudizi". 

E mentre il pubblico attende il debutto della settima stagione - dal 13 aprile in prima serata su Canale 5 - la macchina creativa non si ferma. "Stiamo scrivendo l'ottava. Ma martedì mattina ci diranno sì o no", confida Amendola, riferendosi all'attesa per gli ascolti della prima puntata. 

La serie, composta da dodici episodi, ambientata nel quartiere romano della Garbatella, è diretta e interpretata da Claudio Amendola. Giulio Cesaroni (Amendola) si dedica alla famiglia, gestendo con impegno la casa e mantenendo vivi i legami con gli amici di sempre, come Stefania (Elda Alvigini) e Walter Masetti (Ludovico Fremont). Walter miglior amico di Marco Cesaroni (Matteo Branciamore) fin dai tempi del liceo, ora lavora come cameriere nella storica bottiglieria di famiglia. La famiglia si è allargata: insieme a Rudi (Niccolò Centioni), Mimmo (Federico Russo) e Marco, che convive con la nuova compagna Virginia (Marta Filippi); c’è Adriano (Pietro Serpi), il figlio di Marco e Virginia e da New York arriva Marta (Valentina Bivona), figlia di Marco ed Eva. Nonostante tutto sembri andare bene, c’è un problema: la bottiglieria storica è in crisi finanziaria e rischia di essere venduta all’asta, anche a causa delle manovre nascoste del fratello di Giulio, Augusto (Maurizio Mattioli). Nel cast si aggiungono due personaggi nuovi: Carlo (Ricky Memphis), padre di Virginia e suocero di Marco, un uomo forte e fuori dagli schemi, e Livia (Lucia Ocone), un personaggio eccentrico che aiuterà la famiglia a salvare la bottiglieria. 

Inoltre, entrano nella storia Andrea Arru nel ruolo di Olmo, un ragazzo neuro divergente, e Chiara Mastalli che interpreta sua madre, Ines, con cui Mimmo avrà una complicata relazione. Paolo Bonolis e Fabio Rovazzi, nei panni di loro stessi, saranno le guest star assolute di questa nuova stagione in ruoli che si integrano perfettamente con la trama della serie. Bonolis interagirà con Giulio Cesaroni all'interno della bottiglieria, creando un momento autentico e coinvolgente che arricchisce la storia. Rovazzi, invece, farà la sua comparsa nel contesto musicale della serie, lavorando insieme a Marco Cesaroni, che ora è produttore musicale, e sta lavorando al suo disco. Questi camei portano freschezza e attualità alla narrazione mantenendo il legame con la cultura pop attuale e creando momenti di interazione tra personaggi storici e nuove influenze musicali e televisive. Nel cast anche Melissa Monti, presente alla presentazione accompagnata dal fidanzato Cristian Totti, figlio di Francesco e Ilary Blasi. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

Programmi

Live Streaming

ULTIM'ORA

00:16

Caldo non dura, in arrivo pioggia e freddo: come cambia meteo in Italia

(Adnkronos) - Caldo d'estate fino a domenica 12 aprile, poi cambia tutto. Il meteo dei prossimi giorni conferma un'Italia instabile, con giornate di sole e temperature decisamente elevate per il periodo che lasceranno spazio a piogge e una nuova ondata di maltempo. A confermarlo all'Adnkronos è Mattia Gussoni, meteorologo de 'iLMeteo.it': "Almeno fino a domenica 12 aprile, il Mediterraneo sarà dominato da un vasto campo di alta pressione di matrice subtropicale". 

Tradotto, caldo e sole: "Nascendo a ridosso delle latitudini sahariane, a differenza del più mite anticiclone delle Azzorre, questo sistema agisce come un vero e proprio muro: da un lato devia le perturbazioni atlantiche verso il Nord Europa, dall'altro trasporta direttamente sull'Italia masse d'aria decisamente calde per la stagione". 

Una vera e propria estate anticipata, con le temperature che toccheranno il loro picco domenica: "L'influenza di questo anticiclone garantirà stabilità atmosferica e temperature dal sapore tipicamente da inizio estate per gran parte del weekend specie al Centro Sud (versante tirrenico) e sulle due Isole Maggiori. Il picco del caldo è atteso proprio per domenica, quando città come Roma e Firenze toccheranno i 27°C. In alcune aree della Sardegna, inoltre, complici i venti caldi di Scirocco, si sfiorerà addirittura la soglia dei 30°C". 

L'inizio della prossima settimana però segnerà un deciso cambio di rotta: "Questa fase di grande stabilità, tuttavia, non è destinata a durare a lungo. Dalla serata di domenica l'alta pressione inizierà a cedere sotto la spinta di un ciclone nordeuropeo, che invierà in alta quota infiltrazioni di aria decisamente più fresca e instabile. Quando questo flusso più freddo si scontrerà con l’aria calda e umida accumulatosi nei giorni precedenti, si innescherà un vero e proprio mix esplosivo", ha spiegato il meteorologo, "il forte contrasto termico darà vita a temporali improvvisi, che colpiranno in particolare Liguria, Piemonte e Lombardia. Sarà il primo avvertimento, il preludio a un peggioramento ben più corposo atteso per l'inizio della prossima settimana. Anche le temperature sono destinate a perdere diversi gradi su tutto il Paese riportandosi su valori più consoni alla metà di aprile". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

00:11

L'obesità sana non esiste, anche con esami perfetti rischio malattia e morte aumenta: lo studio

(Adnkronos) - Obeso, ma sano? Impossibile. Non si può essere obesi e in salute: se l'eccesso di peso è importante, il rischio di malattie e di morte cresce, e anche avere analisi perfette non è una garanzia per il futuro. Parola degli esperti della Società italiana dell'obesità (Sio), che rilanciano uno studio inglese condotto da ricercatori dell'Imperial College London.  

 

 

Il lavoro, pubblicato sull''American Journal of Preventive Cardiology', smonta la teoria dell'obesità 'metabolicamente sana', archiviandola come una "vecchia idea rassicurante" che nella realtà è soltanto un'illusione. "Per anni il concetto di 'metabolicamente sano' è stato il porto sicuro per chi, pur convivendo con un forte eccesso di peso, mostrava analisi del sangue perfette, niente diabete, pressione nella norma e colesterolo sotto controllo - afferma il presidente Sio, Silvio Buscemi - Ma la scienza accende un 'semaforo rosso': quel porto sicuro non esiste. In altre parole, anche quando i parametri metabolici sono impeccabili, l'obesità aumenta drasticamente il rischio di malattie gravi rispetto a chi ha un peso nella norma". 

Lo studio su cui gli specialisti italiani accendono i riflettori si basa sui dati della Uk Biobank, che ha seguito oltre 157mila persone per 13 anni. I risultati che la Sio riporta in una nota non lasciano spazio a dubbi: chi vive con l'obesità, pur senza complicanze immediate, affronta un rischio drasticamente superiore di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Precisamente, il rischio sale del 46% negli uomini e del 34% nelle donne. Ancora più alto è il pericolo di insufficienza cardiaca: un aumento del 63% per lui e del 69% per lei. "I dati sul rischio di sviluppare la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica sono ancora più allarmanti", sottolinea Buscemi. Per il cosiddetto fegato grasso "si parla di un aumento del 137% negli uomini e del 344% nelle donne". E "anche senza malattie metaboliche evidenti, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta del 36% (uomini) e del 27% (donne)".  

Se l'obesità già da sola è pericolosa, quando si aggiungono i classici problemi metabolici, come ipertensione, diabete o dislipidemia, la situazione precipita: la ricerca dimostra che la presenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all'obesità. "Il rischio non è 'acceso o spento' - chiarisce Buscemi - ma segue un gradiente preciso: più la colonna della bilancia sale (passando dall'obesità di classe I alla III) e più si accumulano disturbi metabolici, più la probabilità di finire in ospedale per infarto, ictus o insufficienza renale aumenta".  

Un aspetto chiave che emerge dallo studio britannico riguarda le differenze di genere, evidenzia la Sio. "L'impatto dell'obesità sulle donne sembra essere più aggressivo - rimarca il presidente - In particolare, la circonferenza vita si è rivelata un segnale d'allarme fondamentale. Anche le donne che rientrano in un peso normale secondo l'indice di massa corporea (Bmi), ma che presentano obesità centrale (girovita superiore a 88 cm), corrono rischi significativamente più alti. Questo suggerisce che la bilancia non dice tutto: dove accumuliamo il grasso conta quanto, e a volte più, di quanto pesiamo".  

 

Il vero killer è l'infiammazione. "Se il grasso fa male anche se gli zuccheri nel sangue sono a posto - spiega Buscemi - è a causa dell'infiammazione cronica di basso grado. Il tessuto adiposo non è un deposito inerte, ma un organo attivo che rilascia sostanze infiammatorie. Analizzando la proteina C-reattiva, un marker dell'infiammazione, i ricercatori hanno scoperto che può mediare fino al 48% del rischio di malattie cardiovascolari nelle donne 'sane, ma obese'. In pratica, il corpo è in uno stato di perenne allerta che logora arterie e organi".  

Gli esperti guardano con timore alle nuove generazioni, ai trend di sovrappeso e obesità infantile, e ci tengono a sfatare "un altro luogo comune pericoloso: non è vero che i bambini 'hanno tempo per cambiare' senza conseguenze", avverte la Sio.  

"Nuove evidenze cliniche confermano che l'obesità pediatrica, anche quando non presenta i tratti tipici della malattia metabolica, eleva il rischio cardiometabolico già nell'infanzia", ammonisce Buscemi. Uno studio svedese del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato su 'Jama Pediatrics', ha dimostrato che i bambini considerati metabolicamente sani nonostante l'obesità presentano comunque un rischio significativamente più alto di sviluppare complicazioni cardiometaboliche rispetto ai coetanei normopeso, riferisce ancora la Sio. I dati raccolti - su 7.275 minori con obesità confrontati con 35.636 coetanei della popolazione generale, seguiti dall'infanzia fino ai 30 anni d'età - mostrano che i bambini con obesità inizialmente definita sana hanno una probabilità 4,3 volte superiore di sviluppare il diabete di tipo 2 e un rischio 2,7 volte maggiore di soffrire di ipertensione rispetto ai bambini con peso nella norma. Oltre a queste minacce, resta marcatamente elevato il rischio di dislipidemia, con una probabilità 3,1 volte superiore di riscontrare livelli anomali di grassi nel sangue, confermando che la stragrande maggioranza di questi pazienti finisce per perdere lo status di 'sano' nell'arco di pochi anni.  

"Con circa 300 milioni di persone nel mondo classificate come 'obese ma sane'", le evidenze citate suonano come "una chiamata alle armi per la sanità pubblica - commenta Buscemi - L'obesità non è un problema che si può ignorare finché non compare il diabete, ma è una condizione che va trattata subito. Non bisogna dunque aspettare che le analisi diventino 'rosse'. Agire sul peso oggi, attraverso lo stile di vita o le nuove terapie farmacologiche, significa disinnescare una bomba a orologeria prima che inizi a ticchettare". 

Proprio per questo - si legge in una nota - la Sio è impegnata ogni giorno nel sostenere la lotta all'obesità: donare il 5x1000 alla società scientifica è un significativo gesto a costo zero che permette di finanziare studi indipendenti, campagne di prevenzione e borse di studio per giovani ricercatori impegnati a sconfiggere questa epidemia globale. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: salute

00:08

Tumore al seno, scoperto interruttore molecolare che frena la progressione

(Adnkronos) - Un 'interruttore molecolare' per frenare la progressione del cancro al seno. E' la scoperta di un team di ricercatori italiani del Cnr-Ieomi (Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia del Consiglio nazionale delle ricerche) di Napoli. Gli esperti, in uno studio condotto in collaborazione con l'azienda Dompé farmaceutici, hanno acceso i riflettori su una proteina chiamata Shp1, normalmente associata a un'azione di contrasto al cancro, e hanno dimostrato come sia in grado di bloccare la catena di segnali avviata dall'interleuchina 8 (IL-8), agendo appunto come una sorta di interruttore molecolare.  

L'interleuchina 8 è una proteina prodotta nell'ambiente che circonda il tumore e lo rende più aggressivo, favorendo la capacità delle cellule cancerose di invadere i tessuti e formare metastasi. Lo studio dimostra che questo meccanismo funziona anche in senso inverso: l'interleuchina 8 può a sua volta disattivare Shp1 mediante una modificazione chimica, innescando una serie di eventi che portano alla distruzione del recettore attraverso cui il segnale viene trasmesso. Il tumore è, quindi, in grado di regolare da solo la propria aggressività attraverso un meccanismo finora completamente sconosciuto, evidenziano gli autori del lavoro, pubblicato sulla rivista 'Cell Death & Disease'.  

"Abbiamo identificato una modalità del tutto nuova con cui le cellule tumorali regolano il segnale di IL-8, controllando la stabilità del suo recettore", spiega Alessia Varone, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coordinatrice dello studio. "Questo meccanismo non era mai stato descritto prima e apre la strada allo studio di processi simili anche per altre proteine cruciali nell'ambiente tumorale".  

Lo studio ha anche rilevato che questo meccanismo è attivo in modo selettivo in due sottotipi di tumore al seno tra i più difficili da trattare: i tumori luminali e i cosiddetti 'triplo negativi'. In quest'ultimo caso, bassi livelli di Shp1 si associano a un'elevata produzione di interleuchina 8 e a una prognosi più sfavorevole, suggerendo che questa via molecolare potrebbe diventare sia un marcatore per valutare la gravità della malattia, sia un bersaglio per nuove terapie mirate.  

Un elemento chiave dello studio, rimarcano gli esperti in una nota, è la stretta integrazione tra ricerca di base e industria farmaceutica: la collaborazione con Dompé farmaceutici ha permesso di collegare la scoperta di laboratorio alla valutazione di possibili applicazioni cliniche, accelerando il percorso dalla ricerca di base alla medicina. 

"I nostri dati suggeriscono che agire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia innovativa per contrastare i tumori più aggressivi - aggiunge Daniela Corda, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coautrice senior del lavoro - È un esempio concreto di come la collaborazione tra ricerca pubblica e industria farmaceutica possa accelerare il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche". L'interleuchina 8 gioca un ruolo rilevante anche in altri tumori solidi, come quelli del polmone, del pancreas e della prostata, rendendo questa scoperta - prospettano gli autori - potenzialmente applicabile a un contesto oncologico più ampio. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

00:01

Usa-Iran, colloqui in salita. Trump: "Apriremo Stretto di Hormuz con o senza Teheran"

(Adnkronos) - Il dialogo comincia in salita. Stati Uniti e Iran si incontrano a Islamabad, in Pakistan, per cercare di arrivare all'accordo che ponga fine alla guerra. La tregua di 14 giorni regge ma non poggia su fondamenta solide. Teheran da una parte e Donald Trump dall'altra, con dichiarazioni e messaggi, dimostrano quanto sia precario il quadro. 

L'Iran aggiunge al menù una richiesta a sorpresa relativa ad imprecisati "asset bloccati", il presidente americano minaccia una letale ripresa degli attacchi. Per riassumere la situazione, è utile la frase affidata da un funzionario degli Usa a Axios: "Non siamo ancora d'accordo su cosa negoziare". A completare il mosaico, le indiscrezioni diffuse dalla tv pubblica in Israele: l'esercito si starebbe preparando all'eventualità di un fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e a una conseguente ripresa delle ostilità. 

Al tavolo, gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vice presidente JD Vance. E' lui a capo della delegazione americana, di cui fanno parte l'inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Centcom Brad Cooper. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf guidano la delegazione iraniana, di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr, il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi, il segretario del Consiglio di difesa, Ali Akbar Ahmadian, il governatore della Banca centrale, Abdolnaser Hemmati, e alcuni parlamentari. 

Per il presidente americano, il tema dirimente al momento è uno: la riapertura dello Stretto di Hormuz, di fatto ancora 'ostaggio' dell'Iran, e lo stop al programma nucleare di Teheran. "Apriremo lo Stretto, con loro o senza di loro. E lo faremo presto. L'obiettivo numero 1 è impedire che l'Iran abbia armi nucleari", dice Trump rispondendo ai media prima di volare in Virginia. E se i negoziati non dovessero decollare? "Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite, persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi. Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace".  

"Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non un'estorsione a breve termine nei confronti del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali", scrive Trump in uno dei numerosi post affidati al social Truth. Secondo gli Stati Uniti, la riapertura dello Stretto - decisivo per il commercio del 20% del petrolio mondiale - era una condizione alla base dell'implementazione della tregua. Teheran non sblocca la situazione: il passaggio delle navi avviene col contagocce e la Repubblica islamica non esclude l'ipotesi di introdurre un sistema di pedaggi. "L'unico motivo per cui gli iraniani sono ancora in vita oggi è negoziare", aggiunge Trump. Gli iraniani, dice il presidente, sono "più bravi a gestire i media delle fake news e le 'pubbliche relazioni' che a combattere". 

 

La ripresa della guerra è un'opzione che non va esclusa. Mentre iniziano i negoziati, gli Usa dispiegano altri uomini e mezzi in Medio Oriente, come scrive il 'Wall Street Journal'. Caccia e aerei d’attacco sono recentemente arrivati nella regione, secondo dati di tracciamento dei voli e in base alle informazioni fornite da un funzionario. Inoltre, tra 1.500 e 2.000 soldati della 82esima Divisione Aviotrasportata dell'esercito americano, un’unità d’élite, potrebbero arrivare nei prossimi giorni. La portaerei Uss George H.W. Bush e le navi che la accompagnano sono partite dalla Virginia alla fine di marzo e si trovano attualmente nell’Atlantico. La Uss Boxer e le sue unità di scorta, che trasportano l’11esima Unità di Spedizione dei Marines, sono invece partite dalla California a metà marzo e si trovano nel Pacifico, secondo un'altra fonte della Marina. Le navi impiegheranno probabilmente più di una settimana per raggiungere l'area del Medio Oriente. 

Per Teheran, alla vigilia dei negoziati parla soprattutto Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento. "Due delle misure concordate tra le parti devono ancora essere attuate: il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani bloccati prima dell'avvio dei negoziati. Secondo quanto previsto, entrambe le condizioni dovranno essere rispettate prima dell'inizio dei negoziati", dice. La Repubblica islamica esige lo stop degli attacchi israeliani contro il Libano, evidenziando che anche il paese dei cedri sia coperto dalla tregua. Per Israele e Stati Uniti, invece, Beirut non è protetta dall'ombrello. L'inizio dei colloqui di Islamabad, a giudicare dalle news diffuse dai media sauditi, potrebbe coincidere con l'annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Libano in vista di negoziati diretti in programma la prossima settimana. 

Ghalibaf introduce un tema 'a sorpresa' citando in maniera vaga "asset bloccati". Le parole del presidente del Parlamento potrebbero fare riferimento a beni congelati in passato dopo l'adozione di sanzioni varate dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali. Recentemente, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha affermato: "Sappiamo dove sono i conti bancari dei leader iraniani, vengono congelati". Ghalibaf, quindi, potrebbe alludere a provvedimenti adottati nelle ultime settimane. Il tema dei 'frozen assets' non è stato inserito in maniera specifica dall'Iran nel piano di 10 punti che dovrebbe servire come base negoziale a Islamabad. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

22:07

Achille Lauro lascia X Factor: "Voglio dare tutto alla mia musica"

(Adnkronos) - Achille Lauro lascia X Factor e non sarà giudice nel talent show della prossima stagione. "Dopo 2 anni bellissimi a X Factor con una squadra unica e momenti bellissimi che non dimenticherò mai, la mia avventura nel programma si conclude qui", annuncia il cantante dal proprio profilo Instagram. "Mi trovo in un momento stupendo della mia vita. Tra un enorme tour negli stadi e l'amore travolgente che sto ricevendo, ho deciso di dedicarmi completamente alla musica e a chi, in questi anni, mi ha dato tutto. La musica è la mia casa. Scrivo canzoni da quando ero piccolissimo, ho sognato questo per tutta la vita e voglio dare tutto me stesso alla mia gente e a questo sogno", aggiunge l'artista. 

"Grazie di cuore a XF per questi anni bellissimi. Grazie ai miei amici Paola, Jake, Francesco, Manuel, Giorgia, ad Andrea Duilio e a tutta Sky, al team Fremantle, a Marco Tombolini, a Paola Costa, a Giacomo Carrera, Paolo Scarbaci e a tutta l'incredibile squadra che lavora dietro le quinte del programma", dice con una lunga lista di ringraziamenti. "Grazie di cuore per tutto, con infinita stima, amicizia e amore", dice prima di lasciare uno spiraglio aperto per il futuro: "E' stato stupendo e come sempre cito il grande Califano. 'Non escludo il ritorno'". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

19:22

Wilma Goich ricorda la figlia Susanna: "È dura, ma bisogna vivere". Balivo in lacrime

(Adnkronos) - "È dura, ma bisogna vivere e cerchiamo di farlo al meglio". Wilma Goich ha ricordato oggi, ospite a La volta buona, Susanna Vianello, la figlia scomparsa nel 2020 all'età di 49 anni a causa di un tumore ai polmoni. 

"Il meglio per me è mio nipote, mi distrae molto", ha raccontato. La cantante ha spiegato di aver scritto per la figlia una canzone "bellissima" e spera di poterla cantare presto in pubblico: "Io ne parlo volentieri di mia figlia, perché Susanna è qui con me, c'è sempre per me".  

Goich ha poi aggiunto di aver trovato delle vecchie foto che ritraggono la figlia, rivivendo quei momenti con il sorriso. La conduttrice Caterina Balivo commossa le ha detto: "Che forza che hai Wilma... da mamma te lo dico", senza riuscire a concludere la frase tra le lacrime.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

19:14

Quando l'orchestra suona 'note di prevenzione', al via campagna Ats Milano per sicurezza sul lavoro

(Adnkronos) - Parte ufficialmente domani, sabato 11 aprile, la campagna 'Note di Prevenzione' di Ats Città metropolitana di Milano per promuovere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Protagonista del progetto è 'l'orchestra della sicurezza', dove ogni strumento è un elemento di prevenzione e di uso di buone pratiche. Quando suonano tutti insieme, generano una sinfonia di attenzione e professionalità, capace di rendere più sicuri i luoghi di lavoro. In questa visione, ogni soggetto coinvolto è parte attiva del sistema di sicurezza: tutti sono musicisti e nessuno è spettatore. La campagna trasmette il messaggio che la sicurezza, come la musica, esiste solo quando tutti 'suonano bene la propria parte', trasformando l’impegno individuale in un risultato collettivo. 

"'Note di prevenzione' -spiega Silvano Casazza, direttore generale di Ats Città metropolitana di Milano- vuole dire con forza che la prevenzione è il primo e più importante strumento per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni comportamento corretto e ogni scelta consapevole contribuiscono a prevenire gli infortuni e a proteggere la salute dei lavoratori. In questo sistema, ogni ruolo e ogni persona sono fondamentali: solo quando tutti apportano il proprio contributo si costruisce un ambiente di lavoro davvero sicuro". 

Per la campagna è stato realizzato un video spot dedicato e delle videoclip trasmesse su tv locali e canali social. A dirigere l’orchestra, nelle videoclip, è l’attore Lillo Petrolo. E' stata aperta anche una pagina web dedicata dove è possibile consultare materiale informativo e interrogare un agente conversazionale multilingua che fornisce risposte in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Saranno, inoltre, diffusi materiali grafici di promozione della campagna coinvolgendo tutti i Comuni di Ats Città metropolitana di Milano. 

Il progetto Psal- Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro nasce dall’esigenza di rendere la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro più accessibile, concreta e condivisa. Un tema spesso percepito come distante viene riportato nella quotidianità delle persone attraverso un linguaggio semplice, un’immagine forte e un sistema di comunicazione capace di unire informazione, esperienza e coinvolgimento. Il concept del 'lavoro d’orchestra' diventa la chiave narrativa dell’intero progetto: la sicurezza non è il risultato di un singolo gesto, ma l’armonia tra competenze, attenzioni e responsabilità diverse. Come in una sinfonia, ogni elemento ha un ruolo preciso e contribuisce a un risultato comune. Questa metafora permette di raccontare la prevenzione in modo immediato, positivo e memorabile, trasformando un messaggio istituzionale in un’esperienza emotiva e partecipata. 

La campagna si sviluppa come un ecosistema integrato che combina canali tradizionali e digitali con una forte presenza sul territorio. Affissioni, stampa e video dialogano con attivazioni dal vivo pensate per intercettare un pubblico ampio e trasversale. Le installazioni immersive e le performance musicali portano fisicamente il progetto nei luoghi di passaggio quotidiano, creando occasioni di scoperta, interazione e racconto. L’esperienza diventa così il primo veicolo di consapevolezza. A questo si affianca una piattaforma digitale progettata come punto di accesso unico ai contenuti e ai servizi dedicati alla sicurezza sul lavoro. La landing page e l'agente conversazionale permettono di prolungare l'esperienza, offrendo informazioni chiare, orientate ai bisogni e facilmente fruibili, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Il digitale non è un canale separato, ma parte integrante del sistema, pensato per accompagnare le persone prima, durante e dopo il contatto con la campagna. 

Il valore del progetto sta nella sua visione complessiva: unire linguaggi, strumenti e contesti diversi in un racconto coerente, capace di stimolare una nuova consapevolezza. Che non si limita a comunicare la sicurezza, ma la mette in scena, la fa vivere e la rende condivisa. Perché la prevenzione funziona davvero solo quando diventa un gesto collettivo, costruito giorno dopo giorno, in armonia. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: economia

19:13

Iran, ottimismo Casa Bianca per i colloqui. Ma gli analisti: "Attenzione agli scenari da incubo"

(Adnkronos) - Alla Casa Bianca si respira un’atmosfera abbastanza rilassata, dopo il turbinio di emozioni e sensazioni contrastanti che hanno caratterizzato i giorni e le ore antecedenti all’annuncio di Donald Trump del cessate il fuoco temporaneo di due settimane in Iran. Un portavoce dell’amministrazione, all'Adnkronos, conferma che le sensazioni sono positive e ripete le parole del vicepresidente JD Vance prima d’imbarcarsi in aereo con direzione Islamabad, in quelli che saranno i negoziati di più alto livello fra i due Paesi fin dal 1979. “Se tenteranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non è poi così ricettivo”, ha detto Vance. Il portavoce, senza giri di parole, sottolinea che gli iraniani devono evitare di “fare i furbi”, come durante i negoziati dei mesi scorsi in Svizzera e Oman, quando avevano tentato – a detta dell’inviato Steve Witkoff – di occultare dei numeri in una bozza preliminare d’accordo. 

Nel “draft” presentato a Ginevra, secondo Witkoff, si chiedeva di poter arricchire più uranio all’interno di un reattore nucleare civile chiamato Trr (Reattore di ricerca di Teheran), utilizzato teoricamente per produrre radioisotopi a scopo medico e agricolo. Un luogo dove l’uranio, secondo la bozza presentata, sarebbe stato arricchito al 20%, quando il massimo consentito dall’accordo siglato dall’amministrazione Obama nel 2015 era del 3,67% d’arricchimento. "Partendo dal 20% ci vorranno forse tre o quattro settimane per arrivare al 90% di qualità per creare armi, il 60%, di cui avevano 460 chilogrammi, è a solo una settimana o 10 giorni di distanza dalla qualità necessaria per realizzare armi", aveva spiegato Witkoff in una chiamata a cui aveva partecipato anche l'Adnkronos. In quel momento, l’inviato aveva capito che il 20% avrebbe fatto risparmiare a Teheran un sacco di tempo nella corsa al raggiungimento di un'arma atomica.  

Tornando ai negoziati di Islamabad, che potrebbero durare anche due o tre giorni – a seconda di come andranno – la delegazione guidata da Vance parte con delle direttive precise e chiare del presidente, che possono essere riassunte in due punti: no al programma nucleare militare iraniano, sì alla riapertura totale per tutte le navi, senza pedaggi, dello Stretto di Hormuz. Secondo il Washington Post, l'amministrazione Trump intende richiedere anche il rilascio degli americani detenuti dal regime degli ayatollah, tuttavia c’è preoccupazione che tale richiesta possa mettere in pericolo delle trattative già di per sé complicate.  

In tutto questo, il cessate il fuoco di due settimane potrebbe addirittura essere prorogato se la Casa Bianca riterrà che siano stati compiuti progressi sufficienti in Pakistan. Di fatto, l'attuale stop alle ostilità potrebbe servire da trampolino di lancio per le trattative, fornendo ulteriore tempo per raggiungere un accordo di pace definitivo con la Repubblica Islamica. Allo stesso tempo, e lo hanno chiarito perfettamente sia il Pentagono che il presidente Trump, le forze americane rimangono in posizione nel Golfo Persico e saranno pronte ad attaccare di nuovo, se i negoziati naufragassero o se Teheran non dimostrasse di voler trattare in buona fede. Al New York Post, il presidente ha ribadito che, qualora non venga raggiunto un accordo di pace, gli Stati Uniti riprenderanno la loro azione militare con intensità ancora maggiore, affermando: "È in corso un reset". "Stiamo caricando sulle navi le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi", ha dichiarato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti le “utilizzeranno in modo molto efficace”, qualora non si giungesse a un’intesa. Trump ha assicurato che "le prossime 24 ore" riveleranno se le trattative avranno successo: “Lo scopriremo presto”.  

Nel frattempo, gli analisti rimangono cauti riguardo a una svolta definitiva, a causa di diversi "scenari da incubo". "Dipende in larga misura dal fattore Libano e da come Israele intenderà posizionarsi. In questo contesto, Trump è chiamato a giocare un ruolo strategico di equilibrio tra due potenze regionali che sono arcinemiche, Israele e Iran. Da un lato, Israele ha tutto l’interesse a proseguire le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano: i colpi inferti stanno producendo risultati significativi e potrebbero contribuire a mettere in sicurezza le comunità israeliane del nord, che restano tuttora sotto la minaccia dei razzi del gruppo sciita”, afferma Alissa Pavia, direttrice associata dei Programmi per il Medio Oriente del think tank Atlantic Council. Mentre Iran e Pakistan sostengono che il cessate il fuoco includa anche il Libano, Israele continua a colpire Hezbollah, con il premier Benjamin Netanyahu che ha dichiarato esplicitamente che non vi sia "alcun cessate il fuoco in Libano". E questo ha indotto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ad avvertire che i colloqui potrebbero diventare "privi di significato".  

Secondo Elizabeth Threlkeld, direttrice del Programma per l'Asia meridionale presso lo Stimson Center, il Pakistan ha dei limiti al proprio potere negoziale. “Nonostante il suo ruolo di ‘mediatore indispensabile’, il Pakistan non possiede il potere di imporre concessioni qualora entrambe le parti si rifiutino di cedere su questioni fondamentali, quali la riapertura dello Stretto di Hormuz o l'arricchimento nucleare”. La fiducia fra i due paesi, secondo gli esperti, è fragile: Trump ha già accusato Teheran di aver svolto un "pessimo lavoro" nel mantenere le promesse relative allo Stretto di Hormuz, gettando dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di qualsiasi accordo raggiunto a Islamabad. “Dall’altro lato, Trump ha un forte incentivo a raggiungere un accordo con Teheran. I mercati globali sono troppo fragili per sostenere a lungo una chiusura dello Stretto di Hormuz, e vi sono segnali che indicano una possibile disponibilità iraniana a negoziare almeno una riduzione parziale delle proprie scorte nucleari. Anche una concessione limitata potrebbe essere facilmente presentata da Trump come un successo politico”, sottolinea Pavia.  

Secondo l'analista, tuttavia, Teheran difficilmente accetterà di sedersi al tavolo negoziale sul dossier nucleare mentre Israele continua a colpire Hezbollah. Una simile mossa verrebbe percepita come una resa unilaterale, con implicazioni potenzialmente esistenziali per il regime iraniano. La speranza, come ha espresso più volte il presidente, è che gli attuali leader iraniani sono meno radicali di quelli precedenti – quasi tutti uccisi durante la guerra, dice Trump – e si sono mostrati più ragionevoli e aperti ad accettare le richieste americane. Il presidente l’ha definito “il terzo regime”, precisando che le dichiarazioni dure e bellicose in pubblico non sarebbero poi le posizioni mantenute da Teheran in privato. Al New York Post, Trump ha poi espresso dubbi in merito ai messaggi diffusi dall'Iran: “Ci stiamo confrontando con persone di cui non sappiamo se dicano o meno la verità. Di persona, ci dicono che si stanno sbarazzando di tutte le armi nucleari, che è tutto sparito. E poi si rivolgono alla stampa dicendo: ‘No, vorremmo procedere con l'arricchimento’. Quindi, lo scopriremo”, ha concluso Trump. (di Iacopo Luzi) 

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

18:23

Pd, Fiano verso l'addio: "Dem Milano per stop gemellaggio Tel Aviv, impossibile restare"

(Adnkronos) - Emanuele Fiano, ex parlamentare Pd, verso l'addio ai democratici. "È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così", scrive su Fb. Una riflessione dopo la decisione del Pd milanese di sospendere il gemellaggio del capoluogo lombardo con Tel Aviv. Scrive Fiano sui social: "Il Partito Democratico Di Milano, non so se al termine di una lunga discussione nella direzione provinciale di cui non faccio più parte da quando non sono più parlamentare, o se per decisione presa solo dai vertici, chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Vedo che appoggiano questa richiesta portata una aula in Consiglio Comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni, anche Pierfrancesco Majorino e ovviamente il segretario metropolitano Capelli".  

"Bravi complimenti vi siete messi il cuore in pace così! Mentre a Tel aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Nethaniau e i suoi ministri razzisti e reazionari e tutte le loro scelte, hanno manifestato per i diritti dei palestinesi, contro l’occupazione della Cisgiordania e le violenze disumane dei coloni contro i palestinesi, hanno manifestato i giovani che si rifiutano di servire l’esercito, e i giovani che sfilano con le foto dei bambini palestinesi uccisi. Mentre solo due giorni fa la polizia ha malmenato, per disperdere, in una di queste manifestazioni, Colette Avital una nostra anziana compagna laburista, già responsabile esteri dei laburisti israeliani, protagonista di tanti incontri con il Pds e i Ds ed il Pd, alla ricerca della pace, con Napolitano, Veltroni, Fassino. Ecco voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. È un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace".  

"È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima? Mi pare evidente che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità. Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare ( parola ormai desueta ) e per farsi protagonisti del dialogo. Mai visto niente del genere nel Partito di oggi. Mai visto chiedere a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, un contributo, mai visto aprire una discussione. E come mai non chiedete l’interruzione del gemellaggio con Chicago negli USA, visto il comportamento di Trump? E come mai non chiedete di cancellare il gemellaggio con San Pietroburgo visto il comportamento di Putin?".  

Immagine in aggiornamento

Categoria: politica

17:40

Pietro delle Piane: "Non ho mai tradito Antonella Elia, da sei mesi sono casto"

(Adnkronos) - "Io e Antonella abbiamo rotto dopo che lei ha scoperto le mie chat notturne con le fans. Mi inviavano foto hot e mi chiedevano di vedermi. Ma non ho mai tradito la Elia e da quando non stiamo più insieme cioè da 6 mesi sono casto". Lo ha detto Pietro delle Piane a Monica Setta a 'Storie al bivio' nella puntata in onda sabato alle 15. 30 su Rai 2. A distanza di mesi dalla rottura con la Elia che ha fatto saltare le nozze programmate e con Antonella nella casa del Gf, delle Piane svela il motivo che, secondo lui, lo avrebbe fatto lasciare dalla compagna. 

"Sono amareggiato e offeso dal fatto che Antonella pensa che io mi faccia pubblicità con la nostra storia" dice ancora l'attore "ma le voglio ancora molto bene". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

16:54

Elezioni Ungheria, Orban accusa Facebook: "Il suo algoritmo favorisce Magyar"

(Adnkronos) - Alla vigilia delle elezioni di domenica 12 aprile in Ungheria in cui il partito di opposizione Tisza appare in netto vantaggio, il governo di Viktor Orban accusa Facebook di danneggiare la campagna di Fidesz e favorire invece il partito di Peter Magyar. "L'algoritmo sta fondamentalmente lavorando contro i partiti governativi", ha detto a Politico il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs puntando il dito contro Meta per l'avanzata nei sondaggi dell'ex funzionario di Fidesz che ha lanciato la sua sfida ad Orban proprio con un post su Facebook due anni fa in cui accusava il partito appena abbandonato di corruzione e declino morale.  

Facebook è il social più usato in Ungheria, con 4 milioni di visite nel febbraio scorso in un Paese di nove milioni di abitanti, ed è quindi una piattaforma politica importante per la politica ungherese e Magyar, pur avendo 'solo' 930mila follower, quasi la metà degli 1,6 milioni di Orban, sta ricevendo molti più commenti e like, con oltre 14 milioni di interazioni a marzo per 287 post, quasi il doppio delle 7,8 milioni di interazioni per i 342 post di Orban. Secondo Kovacs, questo sarebbe colpa del fatto che "il primo ministro deve avere un profilo politico con ovvie limitazioni mentre abbiamo il leader dell'opposizione con un profilo da figura pubblica che viene gestito da un diverso algoritmo".  

Affermazioni smentite da Meta: "I nostri sistemi non trattano i profili professionali delle pagine in modo diverso per quanto riguarda la distribuzione su Facebook, non ci sono restrizioni per gli account del primo ministro e nessun post è stato rimosso", ha dichiarato un portavoce del gigante tecnologico di Mark Zuckerberg.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

16:54

Ostia, sigilli a una parte dello stabilimento Capanno. I gestori: "Siamo regolarmente aperti"

(Adnkronos) - Una parte dello stabilimento Capanno Beach Club di Ostia è stato sequestrato dalla polizia di Roma Capitale e dalla Gdf. Nei giorni scorsi i finanzieri del VI Nucleo operativo metropolitano di Roma si sono accorti che in una porzione dello stabilimento, sequestrata per abusi, erano stati rimossi i sigilli. Oggi sono stati ripristinati e ai gestori è stata contestata la violazione dei sigilli. I finanzieri hanno quindi inviato una relazione in procura. 

Sulla pagina Facebook dello stabilimento i gestori rassicurano i clienti spiegando che ''il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia''. ''Siamo regolarmente aperti - si legge sul social - Vogliamo rassicurare tutti i nostri amici e clienti. Il Capanno continua la sua attività senza alcuna variazione. In merito agli accertamenti avvenuti nelle scorse ore, ci teniamo a fare chiarezza per evitare inutili allarmismi. Il servizio continua regolarmente. L’attività di somministrazione non ha subito interruzioni e vi aspettiamo come sempre con i nostri orari consueti. Il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia. La presenza di materiali all’interno di quello spazio (vettovaglie e arredi già presenti) è stata erroneamente interpretata come attività in corso, laddove l’area era invece ferma proprio in attesa dei titoli definitivi. I nostri legali sono già al lavoro per chiarire l’equivoco e confermare che abbiamo agito nel pieno rispetto delle prescrizioni. Nulla cambia per voi: la cucina è operativa, lo staff è pronto e l’atmosfera è quella di sempre. Vi aspettiamo per goderci insieme questa stagione''. 

 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

16:46

Mattarella a Praga, i ragazzi entusiasti lo salutano con l'Inno di Mameli

(Adnkronos) - Seconda e ultima giornata della visita ufficiale nella Repubblica Ceca del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, con il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, in rappresentanza del Governo.  

La giornata di Mattarella è iniziata con una passeggiata sul Ponte Carlo, sotto qualche fiocco di neve, dove ha incontrato due gruppi di studenti provenienti da Caltanissetta, che sorpresi ed entusiasti lo hanno salutato cantandogli l'Inno d'Italia.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: politica

16:27

Attirata con una scusa nel bagno della scuola, 12enne ferita con le forbici da una coetanea

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa,a Castelfranco di Sotto  

L’episodio è avvenuto poco dopo le 10, al termine dell’ora di educazione fisica, negli spazi della palestra dell’istituto. Secondo le prime ricostruzioni, la minore avrebbe attirato la coetanea in bagno con una scusa, per poi estrarre un paio di forbici e colpirla con più fendenti, anche al collo. In precedenza tra le due sarebbe nata una discussione, poi degenerata. La studentessa ferita è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove risulta ricoverata. Le sue condizioni non sarebbero gravi. 

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire il movente. La presunta responsabile si trova in caserma insieme ai genitori per essere ascoltata dagli investigatori. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: cronaca

16:03

Non solo petrolio. How to Feed the Planet, il documentario che racconta la guerra per le risorse alimentari

(Adnkronos) - Come sfameremo 10 miliardi di persone nel 2050? Aumentare la produzione delle risorse alimentari è davvero la scelta migliore? È a queste domande che risponde il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, How to Feed the Planet (Come nutrire il Pianeta), un film che vuole mettere in discussione i grandi dogmi dell’industria alimentare, uno su tutti la dieta mediterranea, e che porta alla luce il ruolo sottovalutato delle risorse alimentari nell'innescare alcuni tra i più grandi conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Congo. 

How to Feed the Planet, capitolo finale. Il documentario sarà presentato in anteprima il prossimo 11 aprile al Nuovo Cinema Aquila (Roma), durante il Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzata dal Centro Internazionale Crocevia. Con questo lungometraggio, De Augustinis chiude il cerchio del progetto indipendente ONE EARTH, iniziato nel 2019: dopo aver affrontato, con i precedenti lavori, il tema della deforestazione tropicale, aver esplorato le conseguenze devastanti dell’aumento della produzione zootecnica e aver mostrato perché l’acquacoltura rappresenti una “finta soluzione” al problema della sovrapproduzione di carne, questo film cerca di dare una risposta alla domanda “Come nutrire il Pianeta?”, assicurando cibo a tutti, senza deforestare, distruggere ecosistemi e portare altre popolazioni alla rovina.  

La mistificazione della dieta mediterranea. Il film mette in discussione il concetto moderno di “dieta mediterranea”, grande baluardo dell’industria alimentare italiana che oggi è ridotto a uno strumento di marketing per promuovere esportazioni e influenzare normative europee, sostenendo interessi più economici che salutari e ambientali. È dal Cilento che comincia il viaggio del regista per risalire alle origini e al vero significato della dieta mediterranea, codificata dallo scienziato Ancel Keys nel secondo dopoguerra. Tutto è poi cambiato nel giro di pochi anni, quando la produzione industriale ha preso il sopravvento ed è aumentata esponenzialmente la produzione di carne e di pesce. Non tutto è perduto, però. In un viaggio che dal Cilento porta il pubblico fino a Boston, si mostra come i principi della dieta mediterranea originale siano alla base di un’altra dieta, diventata negli ultimi anni un punto di riferimento scientifico, che cerca di rispondere alla domanda delle domande e dà il titolo al documentario stesso.  

Dall’Ucraina al Congo: è guerra per le risorse alimentari. Il viaggio di How to Feed the Planet non è solo nel tempo, ma anche nello spazio. Dall’Ucraina al Congo, passando per l’Argentina, il regista mostra come alcuni tra i più grandi conflitti del nostro tempo non siano innescati per conquistare solo petrolio e terre rare, ma anche per accaparrarsi terreni e risorse alimentari. È il caso dell’Ucraina, diventata nel giro di pochi anni il “granaio d’Europa” o delle comunità rurali in Argentina, alle prese con l’avanzata dell’industria della soia. O ancora dei villaggi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove gli interessi dell’agribusiness contribuiscono a compromettere la stabilità di un Paese che si ritrova ogni anno in vetta alle classifiche delle crisi alimentari globali. “Si pensa che la RDC sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo in RDC per accaparrarsi delle grandi superfici - afferma nel film Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPAC - C’è un collegamento tra la guerra e la produzione agricola. Le risorse minerarie sono la base ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto”.  

Nuovo modello è scelta politica tra un futuro di pace e un futuro di guerra. “Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca - dice Francesco De Augustinis - Possiamo continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, il che oggi significa legittimare un sistema basato sullo sfruttamento, sulla distruzione e sulla sopraffazione, ma domani significherà assistere a un numero sempre maggiore di conflitti per l'accaparramento di queste risorse agricole, alimentari e idriche. Oppure - prosegue il regista - possiamo riconoscere cosa non ha funzionato nel sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni e rimboccarci le maniche per correggere il tiro. È necessario costruire un nuovo modello basato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre”. 

Anteprima a Roma. Il film sarà presentato in anteprima al Nuovo Cinema Aquila sabato 11 aprile alle 21 nell’ambito del Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzato dal Centro Internazionale Crocevia. Seguirà alla proiezione un dibattito con il regista Francesco De Augustinis, i giornalisti ambientali Stefano Liberti e Francesco Paniè, con la moderazione di Monica Di Sisto. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

15:54

Campagna 'Non scuoterlo', Vanzi (Fnopi): "Importante informare sui rischi"

(Adnkronos) - "Crediamo molto nella campagna 'Non scuoterlo' per informare sulle problematiche e le conseguenze, anche molto invalidanti, della pratica di scuotere i bambini, soprattutto quelli più piccoli, dalle 2 settimane ai 6 mesi di vita". Lo ha detto Valentina Vanzi, presidente della Commissione d'Albo per infermieri pediatrici della Fnopi-Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, all'Adnkronos Salute in occasione della campagna che interesserà, l'11 e il 12 aprile, oltre 150 piazze italiane per le Giornate nazionali di prevenzione della sindrome del bambino scosso. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Terre des Hommes, segna il primo passo concreto dell'accordo sottoscritto tra la Fnopi e la Fondazione per promuovere attività di formazione e sostenere iniziative di sensibilizzazione e prevenzione sulle forme di maltrattamento e discriminazione nei confronti dei più piccoli.  

"Come infermieri e", in particolare, "infermieri pediatrici - spiega Vanzi - notiamo che spesso la 'shaken baby syndrome' non è connotata dall'intenzionalità: nasce come una reazione in eseguito all'esasperazione per un pianto inconsolabile, alla mancanza di sonno, a tutta una serie di fattori che sono estremamente stressogeni per i genitori che, quasi per calmare il piccolo, tendono a scuoterlo. Per questo c'è bisogno di fare una comunicazione e un'educazione a tappeto sugli esiti di una tale pratica”. E in questo gli infermieri "sono sicuramente in prima linea, anche perché la diagnosi è complessa - chiarisce - Bisogna attenzionare una serie di segni e sintomi: spesso non viene neanche presentato questo tipo di precedente quando magari i genitori portano il bambino all'attenzione del pronto soccorso perché notano una letargia, o - nei casi più importanti - una reazione di vomito incontenibile, un'irritabilità eccessiva o, addirittura, le convulsioni". Attualmente "non sappiamo quantificare quanta deve essere la forza meccanica e per quanto deve essere perpetuata per causare delle conseguenze nel piccolo - sottolinea Vanzi - ma sappiamo che a volte può essere sufficiente anche uno scuotimento energetico di 3-4 volte per qualche secondo per portare a dei danni invalidanti sui bambini". La casistica "in termini assoluti non è alta - precisa - Ma è alta la morbilità e la mortalità che ne può derivare: 1 caso su 4 di quelli che vengono diagnosticati come shaking baby syndrome può portare a esiti come il coma o la morte del neonato o del lattante. Nei primi mesi di vita - illustra l'esperta - il cranio non ha ancora tutta la muscolatura e le strutture osteocartilaginee sviluppate per resistere all'insulto meccanico: anche per questo c'è bisogno di una campagna di informazione".  

Domani e domenica, dunque, "a livello nazionale ci saranno degli info point sia a livello ospedaliero, per incontrare i genitori negli ambulatori, durante visite o ricoveri, ma soprattutto in territori 'laici': piazze, parchi, tutte quelle aree dove possiamo incontrare le famiglie, ma anche i nonni - particolarmente preziosi anche in questo contesto - per trasmettere le informazioni sugli effetti di questa pratica. Materiali informativi - conclude Vanzi - sono comunque disponibili anche sul sito di Terre de Hommes". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: salute

15:46

Vittime Epstein contro Melania: "Protegge i potenti e scarica su di noi"

(Adnkronos) - "Protegge chi detiene il potere" e "scarica il peso della responsabilità sulle vittime". Così un gruppo di vittime del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein ha criticato il discorso della First lady Melania Trump, nel quale affermava di non aver mai avuto rapporti con lui e con la sua complice Ghislaine Maxwell. "Le vittime di Jeffrey Epstein hanno già dimostrato uno straordinario coraggio facendosi avanti, presentando denunce e rilasciando testimonianze. Chiedere loro di più ora significa scaricare la responsabilità, non rendere giustizia", si legge in una nota. 

Il discorso di Melania, "inoltre, distoglie l'attenzione da Pam Bondi", l'ex procuratrice generale licenziata dal presidente americano Donald Trump. Bondi "dovrà rispondere dei documenti occultati e della divulgazione dell'identità dei sopravvissuti". Si tratta di "fallimenti che continuano a mettere a rischio vite umane, proteggendo al contempo chi li ha resi possibili. I sopravvissuti hanno fatto la loro parte. Ora è il momento che chi è al potere faccia la sua", prosegue la nota. 

Melania Trump ha negato qualsiasi coinvolgimento negli abusi commessi da Epstein, morto in carcere nel 2019. "Non ho avuto alcun rapporto con Epstein" e "non sono mai stata vittima di Epstein", ha detto Melania alla stampa. "Non sono stata presentata a Donald Trump da Epstein", ha aggiunto la First lady precisando: "Non ero a conoscenza delle attività illegali di Epstein". 

"Le menzogne che mi collegano al vergognoso Jeffrey Epstein devono finire oggi stesso", ha dichiarato la First lady. "Le persone che mentono sul mio conto sono prive di etica, umiltà e rispetto", ha aggiunto. 

"Per anni, numerose immagini e dichiarazioni false su Epstein e su di me sono circolate sui social media. Fate attenzione a ciò in cui credete. Queste immagini e storie sono completamente false", ha continuato Melania Trump. "Non sono mai stata a conoscenza degli abusi di Epstein sulle sue vittime. Non sono mai stata coinvolta in alcun modo. Non vi ho partecipato", ha dichiarato dopo che sono state diffuse foto che la ritraevano insieme a Donald Trump e a Epstein a feste dell'alta società newyorkese. 

"Non sono mai stata legalmente accusata o condannata per alcun reato legato al traffico sessuale, agli abusi sui minori e ad altri comportamenti ripugnanti di Epstein", ha affermato ancora, esortando il Congresso a tenere un'udienza pubblica per le vittime del finanziere al fine di "dare loro l'opportunità di testimoniare sotto giuramento". 

Immagine in aggiornamento

Categoria: internazionale/esteri

15:26

Regolamento europeo sulle batterie, l’allarme: rischio stop per tecnologie emergenti

(Adnkronos) - Al Centro studi americani di Roma si è svolto un confronto su uno dei temi più sensibili per il futuro europeo: il rapporto tra innovazione tecnologica e regolazione. L’incontro, promosso da Meta e Adnkronos, ha riunito esponenti del governo, del parlamento, delle aziende, delle associazioni, con l’obiettivo di far emergere punti di vista diversi su una questione sempre più strategica. 

Dal dibattito, che si è aperto con l’intervento del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è emersa una consapevolezza condivisa: lo sviluppo tecnologico, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale e dei dispositivi digitali avanzati, non è più soltanto un fattore economico, ma una leva che incide direttamente sull’esercizio dei diritti. Accesso alla salute, inclusione, informazione e capacità produttiva sono sempre più legati alla diffusione delle nuove tecnologie. 

In questo contesto, il tema della regolazione europea è apparso centrale. Da più interventi è stato sottolineato come il processo normativo dell’Unione, spesso lungo e complesso, rischi di produrre regole già superate al momento della loro applicazione. Un effetto che può tradursi in un freno alla competitività, soprattutto in settori ad alta velocità di innovazione. 

Il caso dei dispositivi indossabili, e in particolare degli smart glasses, è stato indicato come emblematico. Si tratta di uno dei pochi ambiti nell’elettronica di consumo in cui l’Europa, e in particolare l’Italia con EssilorLuxottica, mantiene una posizione di leadership industriale, che è stata invece persa in molti altri settori. Tuttavia, alcune norme nate con obiettivi ambientali, come il Regolamento europeo sulla sostituibilità delle batterie, rischiano di avere un impatto diretto sul design, sulla sicurezza e sulla sostenibilità economica di questi prodotti, mettendo in discussione intere filiere industriali. 

Più in generale, nel confronto è emersa una critica diffusa a quella che viene percepita come un’“ipertrofia regolatoria”: un sistema caratterizzato da un’elevata produzione normativa, da una molteplicità di autorità e da un’eccessiva frammentazione tra i diversi Stati membri. Un quadro che può generare incertezza, rallentare gli investimenti e limitare la capacità di innovare. 

Accanto alla dimensione normativa, è stato evidenziato anche un tema culturale. In Europa, è stato osservato, l’innovazione continua a essere spesso percepita più come un rischio da contenere che come un’opportunità da promuovere. Una visione che contrasta con quella di altri grandi attori globali, come Stati Uniti e Cina, dove la battaglia per il dominio nel campo tecnologico è ormai al centro delle scelte di politica economica, industriale e anche militare. 

Da qui la necessità, emersa in più interventi, di un cambio di paradigma: non solo semplificare le regole, ma anche riconoscere l’innovazione come elemento centrale delle politiche pubbliche. In questo senso, è stato richiamato il concetto di “diritto all’innovazione”, inteso non solo come libertà di fare ricerca e impresa, ma anche come diritto dei cittadini a beneficiare dei progressi tecnologici, analogamente a quanto avvenuto in passato con i diritti sociali. 

Il confronto ha inoltre messo in luce il ritardo europeo in alcuni ambiti chiave, come l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, a fronte di una crescente domanda di capacità computazionale ed energetica. Un cambiamento che sta già trasformando interi settori industriali e che richiede politiche capaci di accompagnare, e non inseguire, l’innovazione. 

Infine, è emersa con forza la dimensione geopolitica della questione. La capacità dell’Europa di mantenere un ruolo rilevante dipenderà dalla possibilità di coniugare sostenibilità, diritti e sviluppo, senza che uno di questi fattori sia talmente dominante da soffocare gli altri due. 

L’incontro ha così restituito un quadro articolato, in cui la sfida non è scegliere tra regolazione e innovazione, ma trovare un equilibrio capace di trasformare le regole in un fattore abilitante, e non limitante, per la crescita tecnologica europea. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: economia

15:21

Fedez papà per la terza volta, Giulia Honegger è incinta

(Adnkronos) - Fedez diventerà papà per la terza volta. Il rapper di Rozzano ha condiviso sui social una foto che ritrae la compagna Giulia Honegger con il pancino ben in vista.  

Da settimane infatti circolavano sui social indescrizioni su una presunta dolce attesa. La notizia non è mai stata confermata, né smentita dai diritti interessati. Fino ad oggi. Dalla foto condivisa su Instagram sembrerebbe che il cantante abbia deciso così di uscire allo scoperto.  

Lo scatto ritrae la fidanzata Giulia in piedi con i jeans sbottonati, lasciando intravedere una pancione già accennato. A corredo dello scatto, fedez ha aggiunto un cuoricino bianco senza ulteriori commenti.  

Questo sarebbe il terzo figlio per il rapper, già padre di Leone e Vittoria, nati dal matrimonio con l'imprenditrice digitale Ferragni.  

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli

15:00

Il ritorno dei Cesaroni tra l’affetto dei fan e la dedica a Fassari

(Adnkronos) - "Vi dovete aspettare la stessa pasta dei Cesaroni. Abbiamo cercato di essere fedeli a un titolo così amato: il pubblico se lo aspetta. È stato un po' come tornare indietro, ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa al passo coi tempi. I Cesaroni sono rimasti loro stessi in una Roma che è cambiata, invasa dalla tecnologia. Ci siamo adeguati, certo, ma in casa Cesaroni si parla ancora 'cesaroni'. Rudy, per esempio, fa il bidello, non 'l’operatore scolastico'". Così Claudio Amendola, emozionatissimo, presenta il ritorno de 'I Cesaroni', a vent’anni dalla prima stagione e a quattordici dalla sesta. Ad accogliere lui e il resto del cast -Matteo Branciamore, Elda Alvigini, Niccolò Centioni, Federico Russo, Ludovico Fremont e le new entry Ricky Memphis, Lucia Ocone, Marta Filippi, Andrea Arru, Pietro Serpi e Valentina Bivona - una folla di fan assiepata davanti al Teatro Palladium di Roma, nel cuore della Garbatella, quartiere simbolo della serie. Molti erano lì dalle prime ore del mattino, e provenienti da ogni parte di Italia, cantando a squarciagola la sigla interpretata da Branciamore, che al termine della presentazione della nuova stagione targata Rti-Publispei ha intonato con loro l’iconico brano. 

Una mattina all'insegna dell'emozione e anche delle lacrime (di Amendola): "Io non ho dormito questa notte", confessa Amendola, travolto dall’emozione. Il ritorno della serie è anche un omaggio all'interprete di Cesare Cesaroni, Antonello Fassari, morto nell’aprile 2025 a 72 anni. "È tutto dedicato a lui", dice Amendola con la voce rotta. Una dedica che non resta fuori dalla narrazione: "C’è anche qualcosa dentro la serie", anticipa. Il rientro sul set è stato un vero tuffo al cuore. "Ritrovare i teatri di posa con le costruzioni identiche alle prime stagioni è stata un’emozione fortissima. Era casa", racconta. E quando ha portato Branciamore, Centioni e Russo a rivedere quei luoghi, la reazione è stata immediata: "Hanno pianto, era inevitabile. Io a loro voglio bene come a dei figli". Da anni il pubblico chiedeva il ritorno della famiglia più sgangherata della Garbatella. La scintilla, però, è scattata grazie all’aiuto regista Alessandro Panza: "Un giorno era a Termini e sull’albero di Natale ha letto una letterina: 'Caro Babbo Natale, portami la settima stagione dei Cesaroni'. Da lì è partito tutto". 

Al centro della serie resta la famiglia allargata, che nel 2006 fece scalpore. "Io giudico le famiglie dalla quantità di affetto, amore, complicità e comprensione che ci si riesce a dare. Il grado di parentela viene dopo. Ammiro le famiglie tradizionali come quelle che non lo sono agli occhi di tanti. E sono convinto che anche le famiglie con genitori dello stesso sesso possano dare la stessa quantità di amore", afferma Amendola, che si definisce "una sorta di padre d’Italia". Non mancheranno i temi d’attualità, "raccontati in modo semplice, alla Cesaroni". Attraverso il personaggio di Olmo (Andrea Arru), la serie affronta lo spettro autistico: "Vogliamo far cadere barriere e pregiudizi". 

E mentre il pubblico attende il debutto della settima stagione - dal 13 aprile in prima serata su Canale 5 - la macchina creativa non si ferma. "Stiamo scrivendo l'ottava. Ma martedì mattina ci diranno sì o no", confida Amendola, riferendosi all'attesa per gli ascolti della prima puntata. 

La serie, composta da dodici episodi, ambientata nel quartiere romano della Garbatella, è diretta e interpretata da Claudio Amendola. Giulio Cesaroni (Amendola) si dedica alla famiglia, gestendo con impegno la casa e mantenendo vivi i legami con gli amici di sempre, come Stefania (Elda Alvigini) e Walter Masetti (Ludovico Fremont). Walter miglior amico di Marco Cesaroni (Matteo Branciamore) fin dai tempi del liceo, ora lavora come cameriere nella storica bottiglieria di famiglia. La famiglia si è allargata: insieme a Rudi (Niccolò Centioni), Mimmo (Federico Russo) e Marco, che convive con la nuova compagna Virginia (Marta Filippi); c’è Adriano (Pietro Serpi), il figlio di Marco e Virginia e da New York arriva Marta (Valentina Bivona), figlia di Marco ed Eva. Nonostante tutto sembri andare bene, c’è un problema: la bottiglieria storica è in crisi finanziaria e rischia di essere venduta all’asta, anche a causa delle manovre nascoste del fratello di Giulio, Augusto (Maurizio Mattioli). Nel cast si aggiungono due personaggi nuovi: Carlo (Ricky Memphis), padre di Virginia e suocero di Marco, un uomo forte e fuori dagli schemi, e Livia (Lucia Ocone), un personaggio eccentrico che aiuterà la famiglia a salvare la bottiglieria. 

Inoltre, entrano nella storia Andrea Arru nel ruolo di Olmo, un ragazzo neuro divergente, e Chiara Mastalli che interpreta sua madre, Ines, con cui Mimmo avrà una complicata relazione. Paolo Bonolis e Fabio Rovazzi, nei panni di loro stessi, saranno le guest star assolute di questa nuova stagione in ruoli che si integrano perfettamente con la trama della serie. Bonolis interagirà con Giulio Cesaroni all'interno della bottiglieria, creando un momento autentico e coinvolgente che arricchisce la storia. Rovazzi, invece, farà la sua comparsa nel contesto musicale della serie, lavorando insieme a Marco Cesaroni, che ora è produttore musicale, e sta lavorando al suo disco. Questi camei portano freschezza e attualità alla narrazione mantenendo il legame con la cultura pop attuale e creando momenti di interazione tra personaggi storici e nuove influenze musicali e televisive. Nel cast anche Melissa Monti, presente alla presentazione accompagnata dal fidanzato Cristian Totti, figlio di Francesco e Ilary Blasi. 

Immagine in aggiornamento

Categoria: spettacoli