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05:00

Messi, tripletta e record: è miglior marcatore della storia dei Mondiali

(Adnkronos) - Leggenda Lionel Messi ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, il fuoriclasse dell'Argentina ha guidato l'Albiceleste all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, risultando decisivo nel 3-0 con cui i campioni del Mondo in carica hanno battuto l'Algeria. A firmare i tre gol dell'Albiceleste infatti, è stato proprio Messi, che a 38 continua a macinare record e ha tagliato un traguardo storico. 

Il numero 10 dell'Argentina , grazie alla doppietta siglata contro l'Algeria, è diventato il miglior marcatore della storia dei Mondiali, raggiungendo Miroslav Klose a quota 16 gol. Alle loro spalle Ronaldo il Fenomeno a 15, mentre Kylian Mbappé è terzo, insieme a Gerd Muller, a 14. 

Messi è diventato il primo giocatore a giocare in sei Mondiali (2006, 2010, 2014, 2014, 2018, 2022 e 2026) in attesa di Cristiano Ronaldo e Guillermo Ochoa, che potrebbero raggiungerlo con Portogallo e Messico in questa speciale classifica. Messi, proprio insieme a Ronaldo, è anche il primo a segnare in cinque Mondiali diversi (2006, 2014, 2018, 2022 e 2026). 

 

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04:06

Argentina-Algeria, due gol annullati in otto minuti: cos'è successo

(Adnkronos) - Caos in Argentina-Algeria. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale campione del Mondo in carica ha sfidato quella africana nella gara d'esordio del girone J, in una partita segnata anche da alcune decisioni arbitrali. Nei primi minuti di gioco infatti sono stati annullati due gol, uno per parte, prima a Lionel Messi e poi a Chaibi. 

Succede tutto nei primi otto minuti di partita. Al 6' Messi si fa trovare smarcato sulla destra ed entra in area, servito perfettamente dall'assist di Lautaro Martinez, battendo Zidane sul primo palo. L'arbitro però annulla subito il gol per fuorigioco, con le immagini che mostrano poi come il numero 10 argentino sia effettivamente più avanti dell'ultimo difensore avversario, seppur 'soltanto' di mezza spalla. 

Passano soltanto due minuti ed è l'Algeria a vedersi annullato il gol del vantaggio. Un'imbucata geniale dalla trequarti trova Chaibi solo in area. L'esterno algerino controlla il pallone, incrocia il destro e batte il Dibu Martinez, ma l'arbitro annulla anche in questo caso per fuorigioco. 

 

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Categoria: sport

02:07

Argentina-Algeria 3-0, Messi fa volare Scaloni ed è miglior marcatore di sempre a Mondiali

(Adnkronos) - Vince l'Argentina all'esordio nei Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale albiceleste ha battuto l'Algeria 3-0 nella prima giornata del girone J della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. A decidere la partita la tripletta di Lionel Messi, a segno al 17', 60' e 76'.  

Con queste tre reti il capitano dell'Argentina taglia un traguardo storico, diventando il miglior marcatore di sempre nella storia dei Mondiali con 16 gol, raggiungendo Miroslav Klose in vetta a questa speciale classifica. I campioni del Mondo in carica volano così a quota tre nel gruppo J, completato da Austria e Giordania, mentre l'Algeria rimane a zero. 

 

La sfida tra Austria e Giordania è in programma alle 6. 

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Categoria: sport

02:05

Haaland trascina la Norvegia, doppietta e show all'esordio Mondiale

(Adnkronos) - Erling Haaland show ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, l'attaccante del Manchester City, alla prima presenza in Coppa del Mondo, ha guidato la Norvegia alla vittoria all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, battendo l'Iraq 2-1 e firmando una doppietta. 

A siglare il primo gol, Haaland ci impiega meno di mezzora. Al 29' Nusa sfonda sulla destra e mette al centro un pallone che va a cercare proprio l'attaccante del Manchester City. Haaland si inserisce sul secondo palo, prende posizione tra due avversari e in spaccata firma il vantaggio norvegese. L'esultanza è quella di sempre per la sua prima gioia in un Mondiale. 

La storia si ripete Al 43', appena quattro minuti dopo che l'Iraq aveva trovato il pareggio. Haaland questa volta approfitta di un errore clamoroso in uscita del portiere dell'Iraq Hassan, che aspetta a rinviare sul passaggio di un compagno e favorisce proprio l'intervento del centravanti norvegese, che firma un altro tap-in e completa la sua doppietta. 

 

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Categoria: sport

00:54

Moutet vince al Queen's, poi parolacce nell'intervista e rimprovero

(Adnkronos) - Corentin Moutet 'rimproverato' al Queen's. Il tennista francese ha battuto il connazionale Giovanni Mpetshi-Perricard nel primo turno dell'Atp 500 di Londra, uno dei tornei preparatori a Wimbledon 2026, torneo a cui Jannik Sinner arriverà da campione in carica dopo aver battuto Carlos Alcaraz, assente per infortunio, nella finale dello scorso anno. 

Moutet ha regalato spettacolo durante l'intervista post partita, direttamente dall'erba londinese: "Avevo un match point e lui doveva servire la seconda, mi ero detto 'qualunque cosa fa, pensa soltanto a giocarla in campo'. Poi lui fa ace e quindi mi sono detto 'f**k, ora dovrò servire''". Una parolaccia che ha provocato l'ilarità del pubblico ma che è stata ripresa dall'intervistatrice: "Niente parolacce perfavore". 

La risposta di Moutet al microfono? "F**k, f**k, f**k", per la disperazione dell'intervistatrice: "No, no, no. Scusate tutti per il linguaggio. Ti faccio un'ultima domanda, quindi perfavore non dire parolacce: com'è stato ottenere la prima vittoria sull'erba?". Ma Moutet, ancora una volta, non si smentisce: "F**k, f**k, f**k", e pubblico in delirio. 

 

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Categoria: sport

00:16

Iran, Trump: "Grande accordo, presto il testo. A Hormuz nessun pedaggio"

(Adnkronos) - Quello firmato con l'Iran è un "accordo giusto", "un buon accordo", "un grande accordo". Parola del presidente americano Donald Trump, a Evian per il G7, dove ha colto l'occasione per smentire le indiscrezioni secondo cui Washington investirà fino a 300 miliardi di dollari nella Repubblica Islamica, definendo le news "ridicole". Intanto, "entro un paio di giorni" il tycoon promette che renderà pubblico il testo integrale del memorandum, lasciando intendere che potrebbe leggerlo integralmente davanti alle telecamere per evitare, a suo dire, interpretazioni distorte. 

Parlando durante un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, a margine del vertice in Francia, Trump ha spiegato di volere "una cornice formale" per diffondere il documento. "Non ho alcun problema a pubblicarlo, è un grande accordo", ha affermato, sintetizzando quello che considera il punto centrale dell'intesa, ossia che "l'Iran non avrà mai un'arma nucleare". 

Trump ha poi precisato che potrebbe convocare una conferenza stampa per illustrare il documento "parola per parola". Il presidente americano ha quindi annunciato che invierà al Congresso il testo per una revisione. 

Poi la rassicurazione su Hormuz, che "sarà completamente riaperto a partire da venerdì'', giorno della firma dell'intesa a Ginevra. Per le navi che attraverseranno lo Stretto, ha sottolineato il presidente, "non ci saranno pedaggi" mentre "l'Iran sta rimuovendo le mine proprio in questo momento" 

In attesa della firma, il leader Usa è intanto tornato a lanciare il monito a Teheran: "Tutto l'inferno gli cadrà addosso se l'Iran provasse ad avere un'arma nucleare". Trump ha spiegato inoltre che quella che spinge gli Stati Uniti a voler prendere possesso dell'uranio iraniano arricchito a livelli prossimi a quelli per uso militare è una questione "psicologica"  

"Andremo a prenderlo, ma andarlo a prendere è una questione importante perché dicono che solo la Cina e noi abbiamo le attrezzature necessarie per estrarlo. L'intera montagna è crollata", ha detto il tycoon. "Si potrebbe obiettare: perché ci stiamo dando pena? Perché non è poi così prezioso. Ma credo che, psicologicamente, lo desideriamo", ha aggiunto. 

 

Gli Stati Uniti, ha spiegato intanto il vice ministro degli Esteri di Teheran Majid Takht-Ravanchi, avrebbero rimosso il blocco navale imposto per circa due mesi sui porti iraniani in vista della firma del memorandum d'intesa.  

"La revoca del blocco era qualcosa che avevamo sottolineato fin dall'inizio. Ora è iniziata e il blocco è stato revocato prima della firma formale" dell'intesa, ha dichiarato. Già lunedì sera i media della Repubblica islamica avevano dato notizia che "tre petroliere e due navi cariche di beni essenziali per l'Iran" avevano superato il blocco navale. 

"La guerra deve finire su tutti i fronti, compreso il Libano", ha quindi ammonito il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo aver parlato con il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa iraniana Mehr, Berri ha anche chiesto il ritiro delle truppe israeliane dal Libano. 

 

Gli Stati Uniti consentiranno all'Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio e carburanti subito dopo la firma, offrendo a Teheran un primo e significativo incentivo economico per consolidare la tregua e proseguire i negoziati. A rivelarlo sono fonti informate, citate dal Wall Street Journal, secondo le quali le deroghe alle sanzioni sulla vendita di greggio comprenderanno anche i servizi necessari a facilitare le esportazioni, tra cui operazioni bancarie, assicurative e di trasporto marittimo. Il Wsj evidenzia che si tratta di una delle concessioni più rilevanti accordate finora da Washington alla Repubblica islamica. 

Un alto funzionario americano ha precisato che l'allentamento immediato dalle sanzioni riguarderà esclusivamente il commercio petrolifero, mentre un alleggerimento più ampio delle misure restrittive dipenderà dal rispetto degli impegni richiesti dagli Stati Uniti, inclusi la riapertura dello Stretto di Hormuz e i progressi sul programma nucleare. Teheran, ha aggiunto, non avrà invece accesso immediato ai miliardi di dollari di fondi congelati all'estero. 

Un primo effetto dell'accordo potrebbe essere già emerso nelle ultime ore. L'organizzazione United Against Nuclear Iran ha riferito che una superpetroliera iraniana carica di greggio ha lasciato il porto di Chabahar e sta navigando nel Golfo dell'Oman con il transponder acceso, una circostanza che non si verificava dall'avvio del blocco navale statunitense. 

 

Da Israele trapela intanto il timore che l'Iran possa sfruttare i 60 giorni di negoziati previsti dall'intesa con gli Usa per procedere con il suo programma nucleare e fare progressi verso la costruzione dell'arma nucleare, quanto riferisce Channel 12 citando alti funzionari del governo israeliano. Secondo l'emittente, la valutazione di Israele è che il leader supremo Mojtaba Khamenei non ha intenzione di raggiungere un accordo finale sul nucleare ed ha approvato il memorandum di intesa principalmente per aprire lo stretto di Hormuz e alleviare la situazione economica del regime. 

Ufficiali della Difesa israeliana hanno quindi avvisato che Teheran "trascinerà il processo e i 60 giorni di negoziato si trasformeranno in qualcosa di molto" più lungo, continua Channel 12. Un'altra fonte ha affermato che sarebbe stupito se Teheran non usasse "tutti i suoi sforzi e trucchi per accorciare i tempi della svolta sul nucleare, usando la copertura dei negoziati". 

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Categoria: internazionale/esteri

00:13

G7, Trump e Meloni tra frecciate e siparietti. Leader a Evian compatti su Ucraina

(Adnkronos) - Un tentativo di disgelo, un “chiarimento” dopo settimane di tensioni e reciproche incomprensioni, con un obiettivo - un mantra, quasi - che resta sempre lo stesso: preservare la compattezza del fronte occidentale. Nella seconda giornata del G7 di Evian, Giorgia Meloni prova a ricucire il rapporto con il presidente americano Donald Trump, incrinatosi nelle ultime settimane sul dossier iraniano. Il tycoon aveva puntato il dito contro l'Italia, accusandola di non aver fatto abbastanza, mentre Roma aveva optato per una linea più prudente: vedi il no all’uso della base di Sigonella. 

 

 

Nessun ritorno di fiamma né colpi di spugna sul grande gelo delle ultime settimane, ma qualcosa comincia a muoversi. Sulle rive del lago Lemano, nella cornice esclusiva del Royal Hotel, i due leader hanno avuto un nuovo scambio di battute a margine dei lavori del vertice francese, dopo il colloquio informale andato in scena già nella serata di lunedì durante la cena dei leader. Un confronto, quello di ieri sera, che fonti diplomatiche italiane descrivono come un incontro di chiarimento, definito "utile" nel contesto del G7, dove le occasioni di contatto tra i capi di Stato e di governo si moltiplicano tra sessioni di lavoro e momenti informali. 

Secondo le stesse fonti, il colloquio avrebbe avuto come sfondo la necessità di riaffermare l'unità dell'Occidente, ritenuta "necessaria in questa fase di crisi". Non sarebbe stato affrontato un singolo dossier specifico, bensì una serie di questioni destinate a tornare al centro delle interlocuzioni anche nelle prossime ore.  

Non è mancato un siparietto, in una pausa dei lavori. “Siete di nuovo amici?”: è la domanda del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che dà il via a uno scambio di battute tra Trump e Meloni. “Lo siamo sempre stati”, replica pronta la premier italiana. Ma il tycoon non si fa sfuggire l'occasione per punzecchiare, facendo riferimento alle recenti frizioni sul tema Iran: “Sono stato abbandonato”, dice rivolto al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Un'uscita che si chiude tra le risate della premier: “No, non è vero!”. 

 

 

Le prove di riavvicinamento tra Roma e Washington si inseriscono in una giornata dominata soprattutto dal dossier ucraino. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che al tavolo con Volodymyr Zelensky (protagonista anche di un trilaterale con Trump ed Emmanuel Macron) sarebbe emersa una "forte compattezza" del G7 nel sostegno a Kiev. Tre i punti principali condivisi dai leader: il rafforzamento del sostegno militare ed energetico all'Ucraina - con particolare attenzione alla difesa aerea - e la conferma della linea di pressione su Mosca, con l’Ue pronta a sfoderare un nuovo pacchetto di sanzioni. I bombardamenti russi delle ultime ore vengono letti come un ulteriore segnale della mancanza di aperture verso un negoziato, mentre l'Italia avrebbe contribuito con circa 30-35 milioni di euro agli interventi sulle infrastrutture energetiche ucraine. Proprio sul dossier ucraino, sottolineano le fonti, sarebbe emersa una sostanziale convergenza di vedute tra Trump e gli altri leader del G7, inclusa Meloni. "Mosca deve fare un accordo", il pressing di Trump, secondo il quale sarà "presto" possibile reintrodurre le sanzioni sul petrolio russo. 

Sul fronte mediorientale, invece, non si sarebbero registrate particolari frizioni durante la cena dei leader sul tema dello Stretto di Hormuz. La questione è approdata al centro della colazione di lavoro dedicata al Medio Oriente, allargata alla partecipazione di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Da Washington sono attesi ulteriori dettagli sulla prima fase dell'intesa con Teheran, mentre l'Italia intende ribadire la centralità della libertà di navigazione in un'area considerata strategica per gli equilibri energetici globali.  

 

 

Tornando all’Ucraina, nella prima sessione del vertice la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di mantenere il sostegno a Kiev, sostenendo che la situazione sul campo contraddice la narrativa di Mosca. Secondo Meloni, l'avanzata russa si sarebbe gradualmente esaurita dopo aver prodotto guadagni territoriali modesti (a oggi, Mosca ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino) a fronte di perdite umane e materiali molto elevate. Per questo - è il ragionamento di Meloni - Mosca non può pretendere, nei negoziati, concessioni territoriali che non è riuscita a ottenere militarmente. La premier ha anche segnalato difficoltà crescenti all'interno della Russia stessa - economiche e di consenso interno - sottolineando che la coesione degli alleati occidentali è condizione indispensabile per rendere credibile qualsiasi negoziato. Da Evian è emersa una posizione chiara: un eventuale accordo di pace dovrà basarsi sul diritto internazionale e non potrà legittimare annessioni ottenute con la forza. L'obiettivo rimane favorire un incontro diretto tra Zelensky e Putin, pur registrando che, al momento, da Mosca non sono arrivati segnali concreti in direzione di una soluzione negoziale. 

Nella seconda sessione, allargata ai partner mediorientali, Meloni ha messo al centro il ruolo strategico delle monarchie del Golfo come interlocutori privilegiati su energia, tecnologia e sviluppo. La presidente del Consiglio ha sottolineato come questi Paesi stiano attraversando profondi processi di modernizzazione senza rinunciare alla propria identità, e ha osservato che proprio questa traiettoria di crescita li ha resi bersaglio di tensioni regionali. L'invito rivolto ai partner è stato quello di trasformare l'attuale instabilità in un'occasione per rafforzare la cooperazione tra Europa, G7 e Golfo, valorizzando le convergenze strategiche già esistenti. Meloni ha espresso apprezzamento per i recenti accordi nell'area mediorientale, giudicandoli un fattore di stabilità. Particolare attenzione è stata riservata alla sicurezza delle rotte marittime e alla libertà di navigazione, ambiti in cui l'Italia intende continuare a contribuire attraverso le missioni internazionali. Sul fronte delle crisi aperte, la premier ha richiamato la necessità di scongiurare ulteriori escalation e di perseguire soluzioni politiche durature per Gaza e il Libano, nell'ottica di una stabilizzazione di lungo periodo dell'intera regione. 

Nel panel con Banca Mondiale e Banca Africana, invece, Meloni ha bocciato la vecchia cooperazione internazionale - giudicata paternalistica e inefficace - proponendo un nuovo partenariato paritario fondato su trasparenza e rispetto della sovranità. Forte dell'aumento degli aiuti italiani nel 2025, la premier ha rilanciato l'approccio strategico del Piano Mattei e del Corridoio di Lobito, chiedendo azioni concrete sul debito sovrano per evitare che i Paesi vulnerabili cadano in nuove forme di dipendenza.  

 

 

I leader del G7, inoltre, hanno siglato tre dichiarazioni. Sulla cooperazione allo sviluppo, un impegno a riformare il sistema degli aiuti puntando su investimenti privati e partnership vantaggiose, con un richiamo al Piano Mattei per l'Africa. Sull'ebola, l'appello a una risposta urgente e coordinata: sul tavolo oltre 1,5 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la lotta al cancro, l'obiettivo è ridurre la mortalità per tumore al polmone entro dieci anni, con condivisione internazionale dei dati e uso dell'intelligenza artificiale. (dall'inviato Antonio Atte) 

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Categoria: politica

00:09

Accordo Iran-Usa, firma in Svizzera nel resort di Burgenstock: set di James Bond amato da Hepburn e Loren

(Adnkronos) - Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran verrà firmato venerdì nel resort di Burgenstock, nel canton Nidvaldo sul lago di Lucerna. Lo ha indicato a Keystone-Ats il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero. Prevista la presenza del vice presidente americano Jd Vance e del capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il complesso alberghiero aveva già ospitato nel 2024 un vertice sull'Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky e dell'allora vicepresidente americana Kamala Harris. 

Affacciato sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e arroccato a quasi 900 metri di quota, il Burgenstock Resort è da sempre sinonimo di massima riservatezza, essendo raggiungibile quasi esclusivamente in battello, funicolare ed elicottero. Dal matrimonio blindato di Audrey Hepburn ai retroscena di James Bond, fino al vertice sull'Ucraina del 2024, il resort si è affermato negli anni come fortezza prediletta della diplomazia e del jet-set. Un'esclusività che si riflette nei prezzi d'élite: una camera standard oscilla tra i 1.100 e i 1.800 euro a notte, superando facilmente i 10.000 euro per le suite presidenziali. 

Esteso su oltre 60 ettari completamente immersi nel verde, il resort - secondo la Svizzera proposto anche dai mediatori pakistani e qatarioti - domina dall'alto il lago con una vista privilegiata sulle Alpi Svizzere, a cavallo tra i cantoni Nidvaldo e Lucerna. Nato nel 1873 con l'apertura del Grand Hotel, è oggi il più grande resort integrato della Svizzera: comprende hotel a cinque stelle, residenze private, due spa di lusso, campi da golf e l'iconico Hammetschwand Lift, l'ascensore panoramico all'aperto più alto d'Europa. 

Sono tante le storie che si sono intrecciate al Burgenstock. Nel 1954 Audrey Hepburn vi sposò Mel Ferrer nella cappella locale, diventando poi vicina di casa di Sophia Loren e Carlo Ponti, che nella loro Villa Daniel ospitavano lo star system del cinema mondiale. Negli stessi anni, le lussuose stanze del Palace Hotel fecero da quartier generale a Sean Connery e all'intera troupe di Goldfinger (1964); l'attore passava il tempo libero a perfezionare il suo swing sul campo da golf del resort, prima di girare il leggendario inseguimento con l'Aston Martin Db5 sul non lontano Passo della Furka. Il complesso è rimasto particolarmente legato all'esperienza con James Bond, e nel 2024 ne ha celebrato il 60° anniversario con serate di gala in smoking, proiezioni nel cinema privato e iconici Vesper Martini che continuano a essere serviti "agitati, non mescolati" al suo Lakeview Bar. 

Tra gli ospiti illustri che sono passati dal Burgenstock, si ricordano anche i cancellieri tedeschi Konrad Adenauer e Helmut Kohl, l'ex premier indiana Indira Gandhi, Jimmy Carter e Henry Kissinger. Con la sua posizione isolata, racchiusa tra pareti di roccia e specchi d'acqua, il resort è stato teatro dei colloqui di pace sul Sudan (2002), dei negoziati su Cipro (2004) e degli incontri del Gruppo Bilderberg. 

L'appuntamento più recente due anni fa: il 15 e il 16 giugno 2024 fu teatro del Summit per la Pace in Ucraina, fortemente voluto da Volodymyr Zelensky per gettare le basi per un futuro percorso di pace basato sul diritto internazionale. Presenti in quell'occasione 92 Paesi e 8 organizzazioni internazionali, tra cui l'allora vicepresidente americana Kamala Harris e la premier italiana Giorgia Meloni.  

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Categoria: internazionale/esteri

00:07

Gran caldo in arrivo sull'Italia, domani 5 città da bollino arancione: oggi 9 sono in preallerta

(Adnkronos) - Gran caldo in arrivo sull'Italia, aspettando il 21 giugno, inizio ufficiale dell'estate. Le temperature saliranno, con picchi di 39°C attesi nel fine settimana. L'afa si farà strada in tutto il Paese, intensificandosi a partire da oggi mercoledì 17 giugno. Torna così a colorarsi di giallo e arancione il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, che prevede livello di rischio 1 in 10 città oggi. Mentre per domani, giovedì 18, sarà bollino arancione (Allerta 2) in 5 città. 

Il livello 1, di pre-allerta, indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute. Il livello 2 (bollino arancione) invece indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili. 

Il bollettino del ministero della Salute prevede bollino giallo oggi ad Ancona, Bologna, Brescia, Firenze, Napoli, Perugia, Rieti, Roma e Torino. Bollino arancione domani invece per Bologna, Brescia, Firenze, Perugia e Torino. Saranno inoltre 12 le città in Allerta 1: Ancona, Bolzano, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Pescara, Rieti, Roma, Venezia, Verona e Viterbo.  

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Categoria: cronaca

23:59

Ruini, il cordoglio di Meloni: "Eredità del cardinale generi nuovi frutti"

(Adnkronos) - "La notizia della scomparsa del cardinal Camillo Ruini mi colpisce e mi addolora particolarmente". Così la premier Giorgia Meloni dopo la scomparsa, a 95 anni, del teologo e presidente storico della Cei. "Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana. Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti", prosegue la presidente del Consiglio.  

"È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti", conclude. 

"Nell’apprendere con sincera e profonda commozione la notizia della scomparsa del cardinale Camillo Ruini, esprimo gratitudine e riconoscimento per il suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l'intera società civile e le istituzioni democratiche. Alla Chiesa italiana e ai familiari il cordoglio mio personale e del Senato della Repubblica". Lo dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica. 

"La scomparsa del cardinale Camillo Ruini mi addolora profondamente. Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano. Rivolgo la mia vicinanza ai suoi familiari, alla sua comunità e a quanti gli hanno voluto bene. La sua eredità culturale e spirituale continuerà a ispirarci e ad accompagnarci". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. 

"Apprendo con grande dispiacere della scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Figura autorevole della Chiesa, prima da segretario generale e poi come presidente della Cei. Strenuo difensore dei valori tradizionali, è stato un prezioso interlocutore della politica e delle Istituzioni. Un grande italiano. Lo ringrazio per la sua opera cristiana. Che riposi in pace", scrive sui social Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia. 

"Sono addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai suoi familiari e a tutti i fedeli che oggi ne piangono la scomparsa", il post di Matteo Salvini, leader della Lega, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

"Ho appreso con profondo dolore della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini. Guida autorevole della Chiesa italiana, uomo di grande cultura, fede e profondo senso delle Istituzioni, ha accompagnato per decenni il dibattito civile e spirituale del nostro Paese, offrendo un contributo significativo alla riflessione sui valori fondanti della nostra comunità nazionale. Alla Chiesa italiana, ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene giungano il mio più sincero cordoglio e la vicinanza mia personale e di tutta la Difesa'', scrive su X il ministro della Difesa Guido Crosetto. 

"Ha difeso con equilibrio e fermezza i valori del Cattolicesimo, mantenendo sempre aperto il dialogo tra la Chiesa, la società italiana e il mondo. È tornato alla Casa del Padre Sua Eminenza il cardinale Camillo Ruini. Alla presidenza della Conferenza episcopale italiana è stato punto di riferimento per il clero, guida per la comunità cattolica, consigliere ascoltato di San Giovanni Paolo e papa Benedetto XVI. Il cardinale Ruini voleva una 'Chiesa non irrilevante': è probabilmente questo il suo principale lascito a tutti noi", dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione. 

"Con profondo cordoglio apprendo della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini. Figura autorevole della Chiesa italiana e protagonista di una stagione importante del dialogo tra istituzioni e comunità ecclesiale, ha contribuito con convinzione e chiarezza al dibattito pubblico sui grandi temi etici e sociali del nostro tempo, suscitando confronto e riflessione ben oltre l’ambito ecclesiale. Lascia un segno indelebile nel nostro Paese. Alla Chiesa, ai suoi cari e a quanti ne hanno condiviso il cammino rivolgo le più sincere condoglianze'', le parole del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci. 

"Il cardinale Camillo Ruini ha segnato una lunga fase della storia della Chiesa italiana. Alla guida della Conferenza episcopale italiana ha rappresentato un punto di riferimento saldo, difendendo i ‘valori non negoziabili’, affrontando i temi della vita e della famiglia con lucidità e con una chiara visione legata alla tradizione italiana. Nel rispetto dei ruoli diversi della Chiesa e dello Stato, ha favorito sintesi e riflessioni. Il suo ruolo è stato prezioso per l’Italia e non solo, soprattutto accanto al papa Giovanni Paolo II, in un tempo in cui il confronto sui valori è stato intenso", sottolinea Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. 

"Ruini - aggiunge - ha sempre analizzato con capacità di visione e realismo la società italiana ed è stato riferimento prezioso per il cattolici impegnati in politica, interprete dei grandi cambiamenti avvenuti dai primi anni Novanta. Il cardinale Ruini con la sua immensa cultura ha offerto riflessioni fondamentali a quanti hanno avuto il privilegio di essere tra i suoi interlocutori. Un italiano di grande levatura a cui ho guardato con costanza e con la consapevolezza di avere dall’incontro con lui, fino si suoi ultimi giorni, forza e coraggio nella battaglia per la difesa dei diritti fondamentali, vita, famiglia, sussidiarietà". "Ha segnato la storia. Resterà nella storia", conclude Gasparri. 

"La scomparsa del cardinale Ruini mi addolora profondamente. Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell'evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l'omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell'antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato", dichiara in una nota Romano Prodi. 

"Con la sua scomparsa perdiamo un esempio di straordinaria intelligenza, un Sacerdote della Chiesa sorretto e illuminato da una fede sostenuta da certezza e razionalità, un servitore della Chiesa come studioso e come docente di teologia. Il mio pensiero commosso va a lui e a tutti coloro che gli hanno voluto bene", conclude Prodi. 

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Categoria: politica

23:35

La palestra aiuta cuore e cervello, 90 minuti di allenamento a settimana allungano la vita

(Adnkronos) - La palestra migliora la salute e allunga la vita, sollevare pesi per un'ora e mezza a settimana riduce il rischio di morte prematura. E' il verdetto di un nuovo studio appena pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, sulla base dei dati raccolti nell'arco di 30 anni e relativi all'attività fisica svolta da 147mila persone. Secondo la ricerca coordinata dal professor Edward Giovannucci, docente di nutrizione e epidemiologia alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, qualsiasi esercizio abbinato ai pesi si rivela utile, a prescindere dal tempo dedicato all'allenamento. 

 

L'effetto positivo è evidente rispetto a chi non utilizza macchinari o solleva ghisa. L'efficacia, in termini di longevità, è netta anche rispetto alla corsa, alla camminata e all'esercizio aerobico in genere. In particolare, lavorare sulla forza riduce il rischio di morte per patologie cardiovascolari - infarto in primis - e per Alzheimer. Al di là delle linee guida generali, gli scienziati hanno anche individuato il 'numero magico' di minuti di allenamento con i pesi a settimana: il beneficio più rilevante si manifesta se l'allenamento oscilla tra i 90 e 119 minuti a settimana. In sostanza, 3 allenamenti settimanali da 40 minuti potrebbero rappresentare l'optimum anche se lo studio non suggerisce un programma dettagliato. 

Da tempo i ricercatori si concentrano sulla quantità 'necessaria' di lavoro aerobico: le linee guida prevedono almeno 150 minuti a settimana di esercizio moderato. Anche un impegno più contenuto, in ogni caso, è ritenuto utile in termini di longevita. "Si sa meno, però, del collegamento tra lavoro sulla forza e rischio di morte", spiega Giovannucci. Il professore e i suoi collaboratoi hanno preso in considerazioni un ampio numero di studi che si sono trasformati in un gigantesco database: quasi 150mila persone da 'analizzare'. I soggetti, nell'arco di 30 anni, hanno compilato questionari relativi alle routine di allenamento. Da una parta la durata delle sessioni di corsa, camminata, bicicletta, nuoto. 

 

Dall'altra, gli allenamenti con macchinari e pesi liberi. I dati raccolti sono stati valutati, con l'ausilio di complessi modelli, in relazione ai decessi registrati nei successivi 30 anni. Gli schemi adottati hanno permesso di individuare la quantità ideale di allenamento con i paesi: appunto, tra 90 e 119 minuti a settimana. Questo intervallo è associato ad una riduzione del 13% del rischio di morte prematura in generale. Si sale al 19% se si considera solo il rischio per patologie cardiovascolari. Il rischio cala addirittura del 27% se si parla di malattie neurologiche. L'effetto positivo si riduce, ma non sparisce, se il tempo dedicato all'allenamento è inferiore - anche nettamente - ai 90 minuti settimanali richiesti. Lavorare più di 119 minuti in 7 giorni sicuramente contribuisce ad aumentare volumi e massa muscolare ma, in termini di longevità, non incide. L'ideale, sottolineano i ricercatori, è abbinare ai pesi anche esercizio aerobico: "Questo mix riduce al minimo il rischio di mortalità", dice il professor Yiwen Zhang, coinvolto nello studio. 

 

Lo studio non stabilisce un rapporto causa-effetto e non spiega come l'allenamento con i pesi riduca il rischio di morte prematura. Altre ricerche, tuttavia, suggeriscono che 'essere forti' migliora la mobilità e aiuta a prevenire le cadute con l'avanzare dell'età. La massa muscolare giova alla salute metabolica a lungo termine e l'esercizio di resistenza probabilmente migliora la salute cerebrale rilasciando nel flusso sanguigno sostanze che raggiungono il cervello e stimolano processi che contribuiscono a mantenerlo giovane. 

Rimangono punti da chiarire. Per arrivare alla soglia dei 90 minuti settimanali, meglio 3 sessioni da 30 minuti o 6 allenamenti da 15 minuti? Meglio aumentare i carichi o lavorare con pesi più bassi per aumentare le ripetizioni? Push up e corpo libero possono rivelarsi efficaci come esercizi con macchine e manubri? "Servono sicuramente altre ricerche", ammette Giovannucci. 

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Categoria: salute

23:09

Norvegia-Iraq 4-1, poker scandinavo con doppietta Haaland

(Adnkronos) - La Norvegia vince all'esordio ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale scandinava ha battuto l'Iraq per 4-1 nella prima giornata del gruppo I, completato da Francia e Senegal. A decidere la partita la doppietta di Haaland al 29' e 43' e i gol di Ostigard al 76' e di Thorstvedt al 90+7'. Nel mezzo il momentaneo pareggio di Hussein al 39'. Con questa vittoria la Norvegia raggiunge la Francia a quota 3 in testa al girone, mentre l'Iraq rimane a zero insieme al Senegal. 

 

Alle 3 l'esordio dell'Argentina contro l'Algeria. 

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Categoria: sport

23:08

Vita, morte e dignità umana: le battaglie di Ruini su fecondazione e i casi Englaro e Welby

(Adnkronos) - Per il cardinale Camillo Ruini, morto oggi a 95 anni, le questioni di bioetica, legate alla vita e alla morte, erano il banco di prova più drammatico del relativismo contemporaneo contro cui la Chiesa doveva opporsi. Nel 2005 guidò la mobilitazione dei vescovi italiani contro il referendum sulla fecondazione assistita, scegliendo la via dell’astensione. A suo parere, non era una battaglia di retroguardia, ma un modo per riaffermare che la vita umana non è mai riducibile a materiale disponibile o a prodotto tecnico.  

Nel 2009, durante il dramma di Eluana Englaro, arrivò a definire la sospensione di alimentazione e idratazione come un “omicidio”, un atto che infligge la morte “in maniera terribile” a una persona indifesa. Non si trattava, nelle sue parole, di una disputa astratta, ma della difesa di chi non può più difendersi. Anche sul caso di Piergiorgio Welby, che da malato cosciente chiese di morire, Ruini mantenne una posizione netta: non si può rivendicare al tempo stesso l’appartenenza al cattolicesimo e l’autonomia assoluta nel decidere sulla propria vita. 

Per lui, la vita non era un oggetto a disposizione del singolo, ma un dono indisponibile, che lo Stato e la comunità hanno il dovere di proteggere. Dietro queste posizioni c’era una diagnosi più profonda, che Ruini mutuava dal magistero di Benedetto XVI: la “dittatura del relativismo”, cioè la perdita di punti fermi e di riferimenti etici condivisi. Per questo sosteneva che le scelte sulla vita e sulla morte non erano semplici questioni confessionali, ma riguardavano la tenuta stessa della società. 

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Categoria: cronaca

22:58

Ruini, il cardinale protagonista della Seconda Repubblica

(Adnkronos) - Con la morte del cardinale Camillo Ruini, all'età di 95 anni, si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo. 

Protagonista di spicco dell'episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l'avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una 'Chiesa pensante', capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica. 

Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida. 

Docente di filosofia e poi di teologia dogmatica, Ruini fu per quasi trent'anni punto di riferimento per generazioni di seminaristi e teologi, contribuendo alla formazione del clero emiliano. Il suo impegno culturale si espresse anche attraverso la presidenza del Centro culturale "Giovanni XXIII", che contribuì al dialogo tra fede e modernità in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e ideologiche. 

Nel 1983 fu consacrato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla, e nel 1986 assunse l'incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Due anni dopo fu tra i principali artefici del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), evento che segnò la rinnovata volontà della Chiesa italiana di dialogare con la società, dopo le ferite del post-'68. Il punto culminante del suo servizio ecclesiale arrivò nel 1991, quando Papa Giovanni Paolo II lo nominò Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presidente della Cei e, il 28 giugno dello stesso anno, lo creò cardinale. Da quel momento, Ruini divenne la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia. 

Camillo Ruini fu non solo un uomo di Chiesa, ma anche un "politico della fede", capace di incidere profondamente nel dibattito culturale e legislativo italiano. Difensore tenace dell'identità cristiana del Paese, non esitò a prendere posizioni nette su temi etici come il riconoscimento delle unioni civili, la bioetica e la laicità dello Stato. Memorabile fu il suo ruolo nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita, dove promosse con efficacia l'astensione, contribuendo al suo fallimento. Per molti, quel momento segnò l'apice della sua influenza pubblica. 

Al contempo, Ruini fu protagonista del tentativo - ispirato da Giovanni Paolo II - di rilanciare una "nuova presenza pubblica dei cattolici", non attraverso un partito confessionale, ma tramite una cultura cristiana capace di orientare le coscienze e le scelte politiche. 

Pur essendo considerato un uomo dell'ala conservatrice della Chiesa, Ruini fu sempre animato da una visione lucida e profonda delle sfide della modernità. Nel suo pensiero teologico e pastorale si avvertiva costantemente la preoccupazione per la crisi della fede in Europa, il rischio del relativismo e la necessità di una presenza cristiana capace di interrogare la cultura contemporanea. 

Anche dopo la fine dei suoi incarichi ufficiali - nel 2007 come presidente della Cei e nel 2008 come Vicario di Roma - non si ritirò dal dibattito ecclesiale. Nel 2010 fu chiamato da Papa Benedetto XVI a presiedere la Commissione internazionale d'inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, segno della fiducia che continuava a godere ai più alti livelli della Curia romana. 

Il cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, rigore e passione per oltre settant'anni. È stato teologo, educatore, vescovo, consigliere di papi e guida della comunità ecclesiale italiana. Uomo sobrio, riservato ma determinato, che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa post-conciliare. 

La traiettoria ecclesiale e pubblica del cardinale Camillo Ruini si è incrociata con le dinamiche della Seconda Repubblica. Nota e discussa la sua interazione con Silvio Berlusconi, il cui ingresso sulla scena politica nel 1994 con Forza Italia coincise con la fase di massima influenza di quello che i critici definirono 'sistema Ruini'. Entrambi operarono come attori centrali di due sistemi paralleli - 'ruinismo' e 'berlusconismo' - che, pur partendo da presupposti radicalmente diversi, trovarono un punto d'incontro nel comune obiettivo di ristrutturare l'identità italiana dopo il crollo del sistema dei partiti tradizionali e la crisi dell'etica pubblica. 

Camillo Ruini e Silvio Berlusconi non avevano nulla in comune per cultura, stile, sensibilità personale. Il primo era un teologo rigoroso, formato nella scuola tomista romana, abituato alla riservatezza del seminario e alla profondità del dibattito ecclesiale. Il secondo era un imprenditore televisivo, istrionico, pragmatico, portatore di una visione della società basata sull'individuo, sul successo e sull'iniziativa privata. Eppure, tra il 1994 e il 2007, i due 'sistemi' riuscirono a interagire proficuamente grazie a una convergenza di opportunità, favorita dal contesto storico. 

Questa convergenza non fu mai organica, ma si costruì su una serie di sinergie tattiche: Ruini vide in Berlusconi un possibile argine alla secolarizzazione e alla frammentazione dei valori familiari, mentre Berlusconi trovò nella Cei di Ruini una sponda autorevole per legittimare la propria proposta politica agli occhi del mondo cattolico. Il punto più alto di questa sinergia si registrò nel 2005 con il referendum sulla procreazione assistita. La Cei promosse apertamente l'astensione, ottenendo un successo politico e mediatico che confermò la capacità della Chiesa di incidere nella società anche in assenza di un partito confessionale. Il sostegno, tacito o esplicito, del governo Berlusconi fu fondamentale per la riuscita della campagna. 

Analogamente, su temi come il rifiuto del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, il sostegno alla scuola privata cattolica, la sussidiarietà nel welfare e il ruolo delle organizzazioni cattoliche nella società civile, Ruini e Berlusconi marciarono in parallelo, pur senza mai formalizzare un'alleanza politica. Particolarmente significativa fu la convergenza sul principio di sussidiarietà, promosso dalla Dottrina sociale della Chiesa e interpretato in chiave neoliberale da Forza Italia. 

Non mancarono, però, momenti di tensione. L'opposizione della Cei alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione nel 2002, e successivamente il caso Boffo nel 2009 - quando il direttore di "Avvenire" Dino Boffo fu travolto da uno scandalo tirato fuori dal "Giornale" diretto da Vittorio Feltri - segnarono la fine della stagione dell'intesa. La gestione unitaria dei rapporti tra Chiesa e politica si sfaldò, portando a una maggiore frammentazione e al ritorno del pluralismo cattolico. (di Paolo Martini)  

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Categoria: politica

22:40

Francia-Senegal, contatto Mbappé-Mané e rigore negato: furia Deschamps e tv 'ingannate'

(Adnkronos) - Proteste e polemiche in Francia-Senegal. Oggi, martedì 16 giugno, i Bleus hanno sfidato la Nazionale africana nella prima giornata del girone I dei Mondiali 2026, in una partita segnata anche da un episodio arbitrale decisamente contestato. Deschamps e i giocatori della Francia hanno infatti protestato in maniera veemente per un calcio di rigore non assegnato alla Francia per un contatto falloso di Mané su Mbappé in area nel corso del secondo tempo. 

Succede tutto al 60'. Mbappé brucia Mané sulla destra ed entra in area, l'attaccante interviene in scivolata ma sbaglia il tempo dell'intervento e finisce per travolgere il centravanti del Real Madrid. L'arbitro australiano Faghani però fa segno di proseguire, provocando subito le proteste francesi. 

Passa qualche secondo e il direttore di gara viene richiamato dal Var, che lo invita a rivedere l'azione. Dopo la revisione al monitor però l'arbitro assegna calcio di punizione per il Senegal, spiegando che, secondo la sua lettura, è stato Mbappé il primo a iniziare il contatto con Mané. Una decisione che ha scatenato la rabbia di Deschamps e di tutta la Francia. 

La decisione dell'arbitro ha 'sorpreso' anche i telecronisti Rai, che al gesto di Faghani, che sembrava indicare il dischetto, hanno urlato: "È calcio di rigore, calcio di rigore per la Francia". 

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Categoria: sport

22:24

Zverev e il segreto dietro trionfo a Parigi: "Ho fatto 60 iniezioni..."

(Adnkronos) - Alexander Zverev e una rivelazione choc dietro il trionfo al Roland Garros. Il tennista tedesco ha conquistato a Parigi il suo primo titolo Slam, battendo Flavio Cobolli in finale. Prima della partita però, Zverev ha dovuto fare i conti con un dolore alla schiena che lo accompagna ormai da diverso tempo. 

"L’anno scorso ho avuto problemi alla schiena e un edema osseo legato a un disturbo metabolico. È per questo che giocavo con dolore. A dicembre ho fatto molte iniezioni. Forse non erano 70, ma sono certo che ce ne siano state circa 60. Grazie a quelle ho potuto giocare quest’anno senza dolore", ha rivelato alla Bild, "Non riuscivo ad allenarmi correttamente e ho perso la tecnica, ero molto lontano dal mio miglior livello". 

"A Shanghai ho iniziato a gestire meglio questi problemi e gradualmente mi sono sentito meglio. È per questo che ho ritrovato un buon livello di gioco", ha continuato Zverev, "dopo il Masters 1000 di Roma, me ho fatto un’altra quarantina di iniezioni. Hanno quindi giocato un ruolo importante in questo titolo e mi hanno aiutato enormemente”. 

 

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Categoria: sport

22:15

Morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, storico presidente della Cei

(Adnkronos) - E’ morto il cardinale Camillo Ruini, già presidente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato aveva 95 anni. Lo scorso maggio, il cardinale era di nuovo precipitato in gravi condizioni di salute. Lo storico presidente della Cei, originario di Sassuolo, aveva compiuto 95 anni lo scorso 19 febbraio e da tempo affrontava problemi di salute legati in particolare alla funzionalità renale. Ruini fu ricoverato d'urgenza nel luglio 2024 al Policlinico Gemelli a causa di un infarto. Dopo essersi ripreso dall'attacco cardiaco, Ruini venne curato successivamente anche per un blocco renale nel 2025. 

Il cardinale Vicario di Roma, Baldassare Reina, il Consiglio episcopale con la Diocesi di Roma, “grati per la lunga e proficua vita cristiana e per il suo servizio alla Chiesa”, affidano “alla misericordia del Signore il cardinale Camillo Ruini”. “La sua guida pastorale dal 1991 al 2008, ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana. Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, - sottolinea Reina - ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale Veritas liberabit nos”. 

 

 

Con la morte di Ruini si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo. 

Protagonista di spicco dell'episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l'avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una 'Chiesa pensante', capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica. 

Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida. 

Docente di filosofia e poi di teologia dogmatica, Ruini fu per quasi trent'anni punto di riferimento per generazioni di seminaristi e teologi, contribuendo alla formazione del clero emiliano. Il suo impegno culturale si espresse anche attraverso la presidenza del Centro culturale "Giovanni XXIII", che contribuì al dialogo tra fede e modernità in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e ideologiche. 

Nel 1983 fu consacrato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla, e nel 1986 assunse l'incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Due anni dopo fu tra i principali artefici del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), evento che segnò la rinnovata volontà della Chiesa italiana di dialogare con la società, dopo le ferite del post-'68. Il punto culminante del suo servizio ecclesiale arrivò nel 1991, quando Papa Giovanni Paolo II lo nominò Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presidente della Cei e, il 28 giugno dello stesso anno, lo creò cardinale. Da quel momento, Ruini divenne la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia. 

Camillo Ruini fu non solo un uomo di Chiesa, ma anche un "politico della fede", capace di incidere profondamente nel dibattito culturale e legislativo italiano. Difensore tenace dell'identità cristiana del Paese, non esitò a prendere posizioni nette su temi etici come il riconoscimento delle unioni civili, la bioetica e la laicità dello Stato. Memorabile fu il suo ruolo nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita, dove promosse con efficacia l'astensione, contribuendo al suo fallimento. Per molti, quel momento segnò l'apice della sua influenza pubblica. 

Al contempo, Ruini fu protagonista del tentativo - ispirato da Giovanni Paolo II - di rilanciare una "nuova presenza pubblica dei cattolici", non attraverso un partito confessionale, ma tramite una cultura cristiana capace di orientare le coscienze e le scelte politiche. 

Pur essendo considerato un uomo dell'ala conservatrice della Chiesa, Ruini fu sempre animato da una visione lucida e profonda delle sfide della modernità. Nel suo pensiero teologico e pastorale si avvertiva costantemente la preoccupazione per la crisi della fede in Europa, il rischio del relativismo e la necessità di una presenza cristiana capace di interrogare la cultura contemporanea. 

Anche dopo la fine dei suoi incarichi ufficiali - nel 2007 come presidente della Cei e nel 2008 come Vicario di Roma - non si ritirò dal dibattito ecclesiale. Nel 2010 fu chiamato da Papa Benedetto XVI a presiedere la Commissione internazionale d'inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, segno della fiducia che continuava a godere ai più alti livelli della Curia romana.  

Il cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, rigore e passione per oltre settant'anni. È stato teologo, educatore, vescovo, consigliere di papi e guida della comunità ecclesiale italiana. Uomo sobrio, riservato ma determinato, che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa post-conciliare. 

La traiettoria ecclesiale e pubblica del cardinale Camillo Ruini si è incrociata con le dinamiche della Seconda Repubblica. Nota e discussa la sua interazione con Silvio Berlusconi, il cui ingresso sulla scena politica nel 1994 con Forza Italia coincise con la fase di massima influenza di quello che i critici definirono 'sistema Ruini'. Entrambi operarono come attori centrali di due sistemi paralleli - 'ruinismo' e 'berlusconismo' - che, pur partendo da presupposti radicalmente diversi, trovarono un punto d'incontro nel comune obiettivo di ristrutturare lìidentità italiana dopo il crollo del sistema dei partiti tradizionali e la crisi dell'etica pubblica. 

Camillo Ruini e Silvio Berlusconi non avevano nulla in comune per cultura, stile, sensibilità personale. Il primo era un teologo rigoroso, formato nella scuola tomista romana, abituato alla riservatezza del seminario e alla profondità del dibattito ecclesiale. Il secondo era un imprenditore televisivo, istrionico, pragmatico, portatore di una visione della società basata sull'individuo, sul successo e sull'iniziativa privata. Eppure, tra il 1994 e il 2007, i due 'sistemi' riuscirono a interagire proficuamente grazie a una convergenza di opportunità, favorita dal contesto storico. 

Questa convergenza non fu mai organica, ma si costruì su una serie di sinergie tattiche: Ruini vide in Berlusconi un possibile argine alla secolarizzazione e alla frammentazione dei valori familiari, mentre Berlusconi trovò nella Cei di Ruini una sponda autorevole per legittimare la propria proposta politica agli occhi del mondo cattolico. Il punto più alto di questa sinergia si registrò nel 2005 con il referendum sulla procreazione assistita. La Cei promosse apertamente l'astensione, ottenendo un successo politico e mediatico che confermò la capacità della Chiesa di incidere nella società anche in assenza di un partito confessionale. Il sostegno, tacito o esplicito, del governo Berlusconi fu fondamentale per la riuscita della campagna. 

Analogamente, su temi come il rifiuto del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, il sostegno alla scuola privata cattolica, la sussidiarietà nel welfare e il ruolo delle organizzazioni cattoliche nella società civile, Ruini e Berlusconi marciarono in parallelo, pur senza mai formalizzare un'alleanza politica. Particolarmente significativa fu la convergenza sul principio di sussidiarietà, promosso dalla Dottrina sociale della Chiesa e interpretato in chiave neoliberale da Forza Italia. 

Non mancarono, però, momenti di tensione. L'opposizione della Cei alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione nel 2002, e successivamente il caso Boffo nel 2009 - quando il direttore di "Avvenire" Dino Boffo fu travolto da uno scandalo tirato fuori dal "Giornale" diretto da Vittorio Feltri - segnarono la fine della stagione dell'intesa. La gestione unitaria dei rapporti tra Chiesa e politica si sfaldò, portando a una maggiore frammentazione e al ritorno del pluralismo cattolico. (di Elena Davolio e Paolo Martini) 

 

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Categoria: cronaca

22:13

Eros Ramazzotti scalda la sua città, in 42mila allo stadio Olimpico di Roma

(Adnkronos) - In 42mila allo stadio Olimpico per Eros Ramazzotti. L'artista, nato proprio nella capitale, è tornato a casa per una tappa speciale del suo "Una Storia Importante World Tour", un tour mondiale che celebra i suoi oltre quarant'anni di carriera. La serata si è aperta con le note di 'Taxi Story', ma è stato con 'Quanto amore sei', subito dopo, che l'atmosfera si è scaldata. Il boato del pubblico ha accompagnato la sentita dedica dell'artista alla sua città: "Roma, quanto amore sei". 

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Categoria: spettacoli

21:19

La maglia più bella dei Mondiali? Uruguay al top, meglio di Germania e Spagna

(Adnkronos) - Qual è la maglia più bella ai Mondiali 2026? La World Cup tra Stati Uniti, Messico e Canada non ha ancora proposto tutte le Nazionali. Il calendario della prima giornata non è ancora stato completato ma le divise di tutti i team sono ormai note tra partite, spot e foto che rimbalzano online. Il Washington Post, quindi, ha schierato Ashley Fetters Maloy, la firma di punta tra i fashion reporter per stilare una classifica delle jersey più belle. E, visto che si parla di soccer, ha snocciolato le posizioni dalla numero 11 alla numero 1. "Sono valutazioni puramente estetiche", ha precisato la giornalista prima di sfidare il giudizio severissimo dei tifosi. 

 

Il ranking comincia con la maglia dell'Arabia Saudita, che merita l'undicesimo posto per il suo design geometrico. In decima posizione, la seconda maglia del Belgio: colori tenui tra rosa e celeste, una divisa che invita a sognare. In nona posizione, a sorpresa, la terza maglia della Tunisia: tutta nera, con bordi rossi. Perché piace a Fetters Maloy? Il collo a 'v' è decisivo. Al numero 8, la casacca del Senegal. La divisa è una tela, realizzata con una tecnica particolare: è stampata al rovescio, i colori 'pieni' sono sul lato interno. All'esterno si ottiene un effetto visivo più morbido e dai toni pastello sbiaditi. Il design si ispira ai celebri Car Rapide, i coloratissimi minibus iconici che circolano a Dakar. 

'Number seven' per la prima maglia dell'Iran: minimalista nel suo bianco totale, ma con un dettaglio che ruba l'occhio. Il ghepardo che spicca come sfondo viene promosso a pieni voti. 

Al sesto posto, la seconda maglia della Scozia, perfetto esempio di tradizione: tinta unita salmone, sottili righe verticali blu per una sobria perfezione. Il Washington Post fa volare al quinto posto la seconda maglia di Curacao: gialla, bordi blu e le note di colore supplementari offerte dalle iconiche strisce dello sponsor tecnico. "Fa venire voglia di andare in spiaggia", scrive Fetters Maloy. Il design lineare, il collo stile polo e il binomio verde-oro spingono la seconda maglia del Sudafrica ai piedi del podio: quarto posto. 

Più su si piazza la seconda maglia della Spagna: il mix tra il bianco 'sporco' e i dettagli bordeaux vale la terza posizione. La Germania conquista il secondo posto con la maglia che viene definita l'edizione 'throwback' per eccellenza: la celebrazione della indimenticabile divisa utilizzata a Italia '90 fa centro. 

Nessuno può competere con la prima maglia dell'Uruguay, che si merita il primo posto senza discussione. La scelta di Fetters Maloy è condivisa anche dai colleghi di Espn: la casacca celeste è "ultra-elegante", con il colletto bianco e i bottoni che trasformano la divisa - ispirata a quella usata in particolare nelle Olimpiadi 1924 - ad una camicia. "Sembra anche qualcosa che potrebbe indossare un principe bambino o un piccolo scolaretto francese: due delle micropopolazioni più eleganti del pianeta". 

 

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Categoria: sport

21:16

Sinner, cena speciale a Montecarlo con Laila Hasanovic e... Russell

(Adnkronos) - Jannik Sinner è tornato ad allenarsi in vista di Wimbledon, ma senza rinunciare a distrarsi nella sua Montecarlo. Dopo essere stato 'paparazzato' per le strade del Principato di Monaco insieme alla fidanzata Laila Hasanovic, sulla sua vespa rossa, questa volta Sinner è stato fotografato a cena con un ospite speciale. 

Il tennista azzurro si è concesso infatti una cena a quattro con la fidanzata al suo fianco e George Russell e la compagna dall'altra parte del tavolo. Una scena che conferma il buon rapporto che lega Sinner a molti piloti di Formula 1, sport di cui Jannik è grande appassionato. 

La foto è diventata rapidamente virale, come tutto quello che riguarda Sinner, mai lontano, per quanto ci provi, dai riflettori. L'azzurro lo scorso anno è stato ospite di diversi team di Formula 1, tra cui la Ferrari, in alcuni Gp, e più volte in questo anno ha espresso pubblicamente il suo tifo per Andrea Kimi Antonelli, compagno in Mercedes proprio di Russell. 

 

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Categoria: sport

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05:00

Messi, tripletta e record: è miglior marcatore della storia dei Mondiali

(Adnkronos) - Leggenda Lionel Messi ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, il fuoriclasse dell'Argentina ha guidato l'Albiceleste all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, risultando decisivo nel 3-0 con cui i campioni del Mondo in carica hanno battuto l'Algeria. A firmare i tre gol dell'Albiceleste infatti, è stato proprio Messi, che a 38 continua a macinare record e ha tagliato un traguardo storico. 

Il numero 10 dell'Argentina , grazie alla doppietta siglata contro l'Algeria, è diventato il miglior marcatore della storia dei Mondiali, raggiungendo Miroslav Klose a quota 16 gol. Alle loro spalle Ronaldo il Fenomeno a 15, mentre Kylian Mbappé è terzo, insieme a Gerd Muller, a 14. 

Messi è diventato il primo giocatore a giocare in sei Mondiali (2006, 2010, 2014, 2014, 2018, 2022 e 2026) in attesa di Cristiano Ronaldo e Guillermo Ochoa, che potrebbero raggiungerlo con Portogallo e Messico in questa speciale classifica. Messi, proprio insieme a Ronaldo, è anche il primo a segnare in cinque Mondiali diversi (2006, 2014, 2018, 2022 e 2026). 

 

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Categoria: sport

04:06

Argentina-Algeria, due gol annullati in otto minuti: cos'è successo

(Adnkronos) - Caos in Argentina-Algeria. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale campione del Mondo in carica ha sfidato quella africana nella gara d'esordio del girone J, in una partita segnata anche da alcune decisioni arbitrali. Nei primi minuti di gioco infatti sono stati annullati due gol, uno per parte, prima a Lionel Messi e poi a Chaibi. 

Succede tutto nei primi otto minuti di partita. Al 6' Messi si fa trovare smarcato sulla destra ed entra in area, servito perfettamente dall'assist di Lautaro Martinez, battendo Zidane sul primo palo. L'arbitro però annulla subito il gol per fuorigioco, con le immagini che mostrano poi come il numero 10 argentino sia effettivamente più avanti dell'ultimo difensore avversario, seppur 'soltanto' di mezza spalla. 

Passano soltanto due minuti ed è l'Algeria a vedersi annullato il gol del vantaggio. Un'imbucata geniale dalla trequarti trova Chaibi solo in area. L'esterno algerino controlla il pallone, incrocia il destro e batte il Dibu Martinez, ma l'arbitro annulla anche in questo caso per fuorigioco. 

 

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02:07

Argentina-Algeria 3-0, Messi fa volare Scaloni ed è miglior marcatore di sempre a Mondiali

(Adnkronos) - Vince l'Argentina all'esordio nei Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale albiceleste ha battuto l'Algeria 3-0 nella prima giornata del girone J della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. A decidere la partita la tripletta di Lionel Messi, a segno al 17', 60' e 76'.  

Con queste tre reti il capitano dell'Argentina taglia un traguardo storico, diventando il miglior marcatore di sempre nella storia dei Mondiali con 16 gol, raggiungendo Miroslav Klose in vetta a questa speciale classifica. I campioni del Mondo in carica volano così a quota tre nel gruppo J, completato da Austria e Giordania, mentre l'Algeria rimane a zero. 

 

La sfida tra Austria e Giordania è in programma alle 6. 

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02:05

Haaland trascina la Norvegia, doppietta e show all'esordio Mondiale

(Adnkronos) - Erling Haaland show ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, l'attaccante del Manchester City, alla prima presenza in Coppa del Mondo, ha guidato la Norvegia alla vittoria all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, battendo l'Iraq 2-1 e firmando una doppietta. 

A siglare il primo gol, Haaland ci impiega meno di mezzora. Al 29' Nusa sfonda sulla destra e mette al centro un pallone che va a cercare proprio l'attaccante del Manchester City. Haaland si inserisce sul secondo palo, prende posizione tra due avversari e in spaccata firma il vantaggio norvegese. L'esultanza è quella di sempre per la sua prima gioia in un Mondiale. 

La storia si ripete Al 43', appena quattro minuti dopo che l'Iraq aveva trovato il pareggio. Haaland questa volta approfitta di un errore clamoroso in uscita del portiere dell'Iraq Hassan, che aspetta a rinviare sul passaggio di un compagno e favorisce proprio l'intervento del centravanti norvegese, che firma un altro tap-in e completa la sua doppietta. 

 

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00:54

Moutet vince al Queen's, poi parolacce nell'intervista e rimprovero

(Adnkronos) - Corentin Moutet 'rimproverato' al Queen's. Il tennista francese ha battuto il connazionale Giovanni Mpetshi-Perricard nel primo turno dell'Atp 500 di Londra, uno dei tornei preparatori a Wimbledon 2026, torneo a cui Jannik Sinner arriverà da campione in carica dopo aver battuto Carlos Alcaraz, assente per infortunio, nella finale dello scorso anno. 

Moutet ha regalato spettacolo durante l'intervista post partita, direttamente dall'erba londinese: "Avevo un match point e lui doveva servire la seconda, mi ero detto 'qualunque cosa fa, pensa soltanto a giocarla in campo'. Poi lui fa ace e quindi mi sono detto 'f**k, ora dovrò servire''". Una parolaccia che ha provocato l'ilarità del pubblico ma che è stata ripresa dall'intervistatrice: "Niente parolacce perfavore". 

La risposta di Moutet al microfono? "F**k, f**k, f**k", per la disperazione dell'intervistatrice: "No, no, no. Scusate tutti per il linguaggio. Ti faccio un'ultima domanda, quindi perfavore non dire parolacce: com'è stato ottenere la prima vittoria sull'erba?". Ma Moutet, ancora una volta, non si smentisce: "F**k, f**k, f**k", e pubblico in delirio. 

 

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00:16

Iran, Trump: "Grande accordo, presto il testo. A Hormuz nessun pedaggio"

(Adnkronos) - Quello firmato con l'Iran è un "accordo giusto", "un buon accordo", "un grande accordo". Parola del presidente americano Donald Trump, a Evian per il G7, dove ha colto l'occasione per smentire le indiscrezioni secondo cui Washington investirà fino a 300 miliardi di dollari nella Repubblica Islamica, definendo le news "ridicole". Intanto, "entro un paio di giorni" il tycoon promette che renderà pubblico il testo integrale del memorandum, lasciando intendere che potrebbe leggerlo integralmente davanti alle telecamere per evitare, a suo dire, interpretazioni distorte. 

Parlando durante un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, a margine del vertice in Francia, Trump ha spiegato di volere "una cornice formale" per diffondere il documento. "Non ho alcun problema a pubblicarlo, è un grande accordo", ha affermato, sintetizzando quello che considera il punto centrale dell'intesa, ossia che "l'Iran non avrà mai un'arma nucleare". 

Trump ha poi precisato che potrebbe convocare una conferenza stampa per illustrare il documento "parola per parola". Il presidente americano ha quindi annunciato che invierà al Congresso il testo per una revisione. 

Poi la rassicurazione su Hormuz, che "sarà completamente riaperto a partire da venerdì'', giorno della firma dell'intesa a Ginevra. Per le navi che attraverseranno lo Stretto, ha sottolineato il presidente, "non ci saranno pedaggi" mentre "l'Iran sta rimuovendo le mine proprio in questo momento" 

In attesa della firma, il leader Usa è intanto tornato a lanciare il monito a Teheran: "Tutto l'inferno gli cadrà addosso se l'Iran provasse ad avere un'arma nucleare". Trump ha spiegato inoltre che quella che spinge gli Stati Uniti a voler prendere possesso dell'uranio iraniano arricchito a livelli prossimi a quelli per uso militare è una questione "psicologica"  

"Andremo a prenderlo, ma andarlo a prendere è una questione importante perché dicono che solo la Cina e noi abbiamo le attrezzature necessarie per estrarlo. L'intera montagna è crollata", ha detto il tycoon. "Si potrebbe obiettare: perché ci stiamo dando pena? Perché non è poi così prezioso. Ma credo che, psicologicamente, lo desideriamo", ha aggiunto. 

 

Gli Stati Uniti, ha spiegato intanto il vice ministro degli Esteri di Teheran Majid Takht-Ravanchi, avrebbero rimosso il blocco navale imposto per circa due mesi sui porti iraniani in vista della firma del memorandum d'intesa.  

"La revoca del blocco era qualcosa che avevamo sottolineato fin dall'inizio. Ora è iniziata e il blocco è stato revocato prima della firma formale" dell'intesa, ha dichiarato. Già lunedì sera i media della Repubblica islamica avevano dato notizia che "tre petroliere e due navi cariche di beni essenziali per l'Iran" avevano superato il blocco navale. 

"La guerra deve finire su tutti i fronti, compreso il Libano", ha quindi ammonito il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo aver parlato con il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa iraniana Mehr, Berri ha anche chiesto il ritiro delle truppe israeliane dal Libano. 

 

Gli Stati Uniti consentiranno all'Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio e carburanti subito dopo la firma, offrendo a Teheran un primo e significativo incentivo economico per consolidare la tregua e proseguire i negoziati. A rivelarlo sono fonti informate, citate dal Wall Street Journal, secondo le quali le deroghe alle sanzioni sulla vendita di greggio comprenderanno anche i servizi necessari a facilitare le esportazioni, tra cui operazioni bancarie, assicurative e di trasporto marittimo. Il Wsj evidenzia che si tratta di una delle concessioni più rilevanti accordate finora da Washington alla Repubblica islamica. 

Un alto funzionario americano ha precisato che l'allentamento immediato dalle sanzioni riguarderà esclusivamente il commercio petrolifero, mentre un alleggerimento più ampio delle misure restrittive dipenderà dal rispetto degli impegni richiesti dagli Stati Uniti, inclusi la riapertura dello Stretto di Hormuz e i progressi sul programma nucleare. Teheran, ha aggiunto, non avrà invece accesso immediato ai miliardi di dollari di fondi congelati all'estero. 

Un primo effetto dell'accordo potrebbe essere già emerso nelle ultime ore. L'organizzazione United Against Nuclear Iran ha riferito che una superpetroliera iraniana carica di greggio ha lasciato il porto di Chabahar e sta navigando nel Golfo dell'Oman con il transponder acceso, una circostanza che non si verificava dall'avvio del blocco navale statunitense. 

 

Da Israele trapela intanto il timore che l'Iran possa sfruttare i 60 giorni di negoziati previsti dall'intesa con gli Usa per procedere con il suo programma nucleare e fare progressi verso la costruzione dell'arma nucleare, quanto riferisce Channel 12 citando alti funzionari del governo israeliano. Secondo l'emittente, la valutazione di Israele è che il leader supremo Mojtaba Khamenei non ha intenzione di raggiungere un accordo finale sul nucleare ed ha approvato il memorandum di intesa principalmente per aprire lo stretto di Hormuz e alleviare la situazione economica del regime. 

Ufficiali della Difesa israeliana hanno quindi avvisato che Teheran "trascinerà il processo e i 60 giorni di negoziato si trasformeranno in qualcosa di molto" più lungo, continua Channel 12. Un'altra fonte ha affermato che sarebbe stupito se Teheran non usasse "tutti i suoi sforzi e trucchi per accorciare i tempi della svolta sul nucleare, usando la copertura dei negoziati". 

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00:13

G7, Trump e Meloni tra frecciate e siparietti. Leader a Evian compatti su Ucraina

(Adnkronos) - Un tentativo di disgelo, un “chiarimento” dopo settimane di tensioni e reciproche incomprensioni, con un obiettivo - un mantra, quasi - che resta sempre lo stesso: preservare la compattezza del fronte occidentale. Nella seconda giornata del G7 di Evian, Giorgia Meloni prova a ricucire il rapporto con il presidente americano Donald Trump, incrinatosi nelle ultime settimane sul dossier iraniano. Il tycoon aveva puntato il dito contro l'Italia, accusandola di non aver fatto abbastanza, mentre Roma aveva optato per una linea più prudente: vedi il no all’uso della base di Sigonella. 

 

 

Nessun ritorno di fiamma né colpi di spugna sul grande gelo delle ultime settimane, ma qualcosa comincia a muoversi. Sulle rive del lago Lemano, nella cornice esclusiva del Royal Hotel, i due leader hanno avuto un nuovo scambio di battute a margine dei lavori del vertice francese, dopo il colloquio informale andato in scena già nella serata di lunedì durante la cena dei leader. Un confronto, quello di ieri sera, che fonti diplomatiche italiane descrivono come un incontro di chiarimento, definito "utile" nel contesto del G7, dove le occasioni di contatto tra i capi di Stato e di governo si moltiplicano tra sessioni di lavoro e momenti informali. 

Secondo le stesse fonti, il colloquio avrebbe avuto come sfondo la necessità di riaffermare l'unità dell'Occidente, ritenuta "necessaria in questa fase di crisi". Non sarebbe stato affrontato un singolo dossier specifico, bensì una serie di questioni destinate a tornare al centro delle interlocuzioni anche nelle prossime ore.  

Non è mancato un siparietto, in una pausa dei lavori. “Siete di nuovo amici?”: è la domanda del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che dà il via a uno scambio di battute tra Trump e Meloni. “Lo siamo sempre stati”, replica pronta la premier italiana. Ma il tycoon non si fa sfuggire l'occasione per punzecchiare, facendo riferimento alle recenti frizioni sul tema Iran: “Sono stato abbandonato”, dice rivolto al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Un'uscita che si chiude tra le risate della premier: “No, non è vero!”. 

 

 

Le prove di riavvicinamento tra Roma e Washington si inseriscono in una giornata dominata soprattutto dal dossier ucraino. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che al tavolo con Volodymyr Zelensky (protagonista anche di un trilaterale con Trump ed Emmanuel Macron) sarebbe emersa una "forte compattezza" del G7 nel sostegno a Kiev. Tre i punti principali condivisi dai leader: il rafforzamento del sostegno militare ed energetico all'Ucraina - con particolare attenzione alla difesa aerea - e la conferma della linea di pressione su Mosca, con l’Ue pronta a sfoderare un nuovo pacchetto di sanzioni. I bombardamenti russi delle ultime ore vengono letti come un ulteriore segnale della mancanza di aperture verso un negoziato, mentre l'Italia avrebbe contribuito con circa 30-35 milioni di euro agli interventi sulle infrastrutture energetiche ucraine. Proprio sul dossier ucraino, sottolineano le fonti, sarebbe emersa una sostanziale convergenza di vedute tra Trump e gli altri leader del G7, inclusa Meloni. "Mosca deve fare un accordo", il pressing di Trump, secondo il quale sarà "presto" possibile reintrodurre le sanzioni sul petrolio russo. 

Sul fronte mediorientale, invece, non si sarebbero registrate particolari frizioni durante la cena dei leader sul tema dello Stretto di Hormuz. La questione è approdata al centro della colazione di lavoro dedicata al Medio Oriente, allargata alla partecipazione di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Da Washington sono attesi ulteriori dettagli sulla prima fase dell'intesa con Teheran, mentre l'Italia intende ribadire la centralità della libertà di navigazione in un'area considerata strategica per gli equilibri energetici globali.  

 

 

Tornando all’Ucraina, nella prima sessione del vertice la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di mantenere il sostegno a Kiev, sostenendo che la situazione sul campo contraddice la narrativa di Mosca. Secondo Meloni, l'avanzata russa si sarebbe gradualmente esaurita dopo aver prodotto guadagni territoriali modesti (a oggi, Mosca ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino) a fronte di perdite umane e materiali molto elevate. Per questo - è il ragionamento di Meloni - Mosca non può pretendere, nei negoziati, concessioni territoriali che non è riuscita a ottenere militarmente. La premier ha anche segnalato difficoltà crescenti all'interno della Russia stessa - economiche e di consenso interno - sottolineando che la coesione degli alleati occidentali è condizione indispensabile per rendere credibile qualsiasi negoziato. Da Evian è emersa una posizione chiara: un eventuale accordo di pace dovrà basarsi sul diritto internazionale e non potrà legittimare annessioni ottenute con la forza. L'obiettivo rimane favorire un incontro diretto tra Zelensky e Putin, pur registrando che, al momento, da Mosca non sono arrivati segnali concreti in direzione di una soluzione negoziale. 

Nella seconda sessione, allargata ai partner mediorientali, Meloni ha messo al centro il ruolo strategico delle monarchie del Golfo come interlocutori privilegiati su energia, tecnologia e sviluppo. La presidente del Consiglio ha sottolineato come questi Paesi stiano attraversando profondi processi di modernizzazione senza rinunciare alla propria identità, e ha osservato che proprio questa traiettoria di crescita li ha resi bersaglio di tensioni regionali. L'invito rivolto ai partner è stato quello di trasformare l'attuale instabilità in un'occasione per rafforzare la cooperazione tra Europa, G7 e Golfo, valorizzando le convergenze strategiche già esistenti. Meloni ha espresso apprezzamento per i recenti accordi nell'area mediorientale, giudicandoli un fattore di stabilità. Particolare attenzione è stata riservata alla sicurezza delle rotte marittime e alla libertà di navigazione, ambiti in cui l'Italia intende continuare a contribuire attraverso le missioni internazionali. Sul fronte delle crisi aperte, la premier ha richiamato la necessità di scongiurare ulteriori escalation e di perseguire soluzioni politiche durature per Gaza e il Libano, nell'ottica di una stabilizzazione di lungo periodo dell'intera regione. 

Nel panel con Banca Mondiale e Banca Africana, invece, Meloni ha bocciato la vecchia cooperazione internazionale - giudicata paternalistica e inefficace - proponendo un nuovo partenariato paritario fondato su trasparenza e rispetto della sovranità. Forte dell'aumento degli aiuti italiani nel 2025, la premier ha rilanciato l'approccio strategico del Piano Mattei e del Corridoio di Lobito, chiedendo azioni concrete sul debito sovrano per evitare che i Paesi vulnerabili cadano in nuove forme di dipendenza.  

 

 

I leader del G7, inoltre, hanno siglato tre dichiarazioni. Sulla cooperazione allo sviluppo, un impegno a riformare il sistema degli aiuti puntando su investimenti privati e partnership vantaggiose, con un richiamo al Piano Mattei per l'Africa. Sull'ebola, l'appello a una risposta urgente e coordinata: sul tavolo oltre 1,5 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la lotta al cancro, l'obiettivo è ridurre la mortalità per tumore al polmone entro dieci anni, con condivisione internazionale dei dati e uso dell'intelligenza artificiale. (dall'inviato Antonio Atte) 

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Categoria: politica

00:09

Accordo Iran-Usa, firma in Svizzera nel resort di Burgenstock: set di James Bond amato da Hepburn e Loren

(Adnkronos) - Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran verrà firmato venerdì nel resort di Burgenstock, nel canton Nidvaldo sul lago di Lucerna. Lo ha indicato a Keystone-Ats il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero. Prevista la presenza del vice presidente americano Jd Vance e del capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il complesso alberghiero aveva già ospitato nel 2024 un vertice sull'Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky e dell'allora vicepresidente americana Kamala Harris. 

Affacciato sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e arroccato a quasi 900 metri di quota, il Burgenstock Resort è da sempre sinonimo di massima riservatezza, essendo raggiungibile quasi esclusivamente in battello, funicolare ed elicottero. Dal matrimonio blindato di Audrey Hepburn ai retroscena di James Bond, fino al vertice sull'Ucraina del 2024, il resort si è affermato negli anni come fortezza prediletta della diplomazia e del jet-set. Un'esclusività che si riflette nei prezzi d'élite: una camera standard oscilla tra i 1.100 e i 1.800 euro a notte, superando facilmente i 10.000 euro per le suite presidenziali. 

Esteso su oltre 60 ettari completamente immersi nel verde, il resort - secondo la Svizzera proposto anche dai mediatori pakistani e qatarioti - domina dall'alto il lago con una vista privilegiata sulle Alpi Svizzere, a cavallo tra i cantoni Nidvaldo e Lucerna. Nato nel 1873 con l'apertura del Grand Hotel, è oggi il più grande resort integrato della Svizzera: comprende hotel a cinque stelle, residenze private, due spa di lusso, campi da golf e l'iconico Hammetschwand Lift, l'ascensore panoramico all'aperto più alto d'Europa. 

Sono tante le storie che si sono intrecciate al Burgenstock. Nel 1954 Audrey Hepburn vi sposò Mel Ferrer nella cappella locale, diventando poi vicina di casa di Sophia Loren e Carlo Ponti, che nella loro Villa Daniel ospitavano lo star system del cinema mondiale. Negli stessi anni, le lussuose stanze del Palace Hotel fecero da quartier generale a Sean Connery e all'intera troupe di Goldfinger (1964); l'attore passava il tempo libero a perfezionare il suo swing sul campo da golf del resort, prima di girare il leggendario inseguimento con l'Aston Martin Db5 sul non lontano Passo della Furka. Il complesso è rimasto particolarmente legato all'esperienza con James Bond, e nel 2024 ne ha celebrato il 60° anniversario con serate di gala in smoking, proiezioni nel cinema privato e iconici Vesper Martini che continuano a essere serviti "agitati, non mescolati" al suo Lakeview Bar. 

Tra gli ospiti illustri che sono passati dal Burgenstock, si ricordano anche i cancellieri tedeschi Konrad Adenauer e Helmut Kohl, l'ex premier indiana Indira Gandhi, Jimmy Carter e Henry Kissinger. Con la sua posizione isolata, racchiusa tra pareti di roccia e specchi d'acqua, il resort è stato teatro dei colloqui di pace sul Sudan (2002), dei negoziati su Cipro (2004) e degli incontri del Gruppo Bilderberg. 

L'appuntamento più recente due anni fa: il 15 e il 16 giugno 2024 fu teatro del Summit per la Pace in Ucraina, fortemente voluto da Volodymyr Zelensky per gettare le basi per un futuro percorso di pace basato sul diritto internazionale. Presenti in quell'occasione 92 Paesi e 8 organizzazioni internazionali, tra cui l'allora vicepresidente americana Kamala Harris e la premier italiana Giorgia Meloni.  

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Categoria: internazionale/esteri

00:07

Gran caldo in arrivo sull'Italia, domani 5 città da bollino arancione: oggi 9 sono in preallerta

(Adnkronos) - Gran caldo in arrivo sull'Italia, aspettando il 21 giugno, inizio ufficiale dell'estate. Le temperature saliranno, con picchi di 39°C attesi nel fine settimana. L'afa si farà strada in tutto il Paese, intensificandosi a partire da oggi mercoledì 17 giugno. Torna così a colorarsi di giallo e arancione il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, che prevede livello di rischio 1 in 10 città oggi. Mentre per domani, giovedì 18, sarà bollino arancione (Allerta 2) in 5 città. 

Il livello 1, di pre-allerta, indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute. Il livello 2 (bollino arancione) invece indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili. 

Il bollettino del ministero della Salute prevede bollino giallo oggi ad Ancona, Bologna, Brescia, Firenze, Napoli, Perugia, Rieti, Roma e Torino. Bollino arancione domani invece per Bologna, Brescia, Firenze, Perugia e Torino. Saranno inoltre 12 le città in Allerta 1: Ancona, Bolzano, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Pescara, Rieti, Roma, Venezia, Verona e Viterbo.  

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Categoria: cronaca

23:59

Ruini, il cordoglio di Meloni: "Eredità del cardinale generi nuovi frutti"

(Adnkronos) - "La notizia della scomparsa del cardinal Camillo Ruini mi colpisce e mi addolora particolarmente". Così la premier Giorgia Meloni dopo la scomparsa, a 95 anni, del teologo e presidente storico della Cei. "Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana. Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti", prosegue la presidente del Consiglio.  

"È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti", conclude. 

"Nell’apprendere con sincera e profonda commozione la notizia della scomparsa del cardinale Camillo Ruini, esprimo gratitudine e riconoscimento per il suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l'intera società civile e le istituzioni democratiche. Alla Chiesa italiana e ai familiari il cordoglio mio personale e del Senato della Repubblica". Lo dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica. 

"La scomparsa del cardinale Camillo Ruini mi addolora profondamente. Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano. Rivolgo la mia vicinanza ai suoi familiari, alla sua comunità e a quanti gli hanno voluto bene. La sua eredità culturale e spirituale continuerà a ispirarci e ad accompagnarci". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. 

"Apprendo con grande dispiacere della scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Figura autorevole della Chiesa, prima da segretario generale e poi come presidente della Cei. Strenuo difensore dei valori tradizionali, è stato un prezioso interlocutore della politica e delle Istituzioni. Un grande italiano. Lo ringrazio per la sua opera cristiana. Che riposi in pace", scrive sui social Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia. 

"Sono addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai suoi familiari e a tutti i fedeli che oggi ne piangono la scomparsa", il post di Matteo Salvini, leader della Lega, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

"Ho appreso con profondo dolore della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini. Guida autorevole della Chiesa italiana, uomo di grande cultura, fede e profondo senso delle Istituzioni, ha accompagnato per decenni il dibattito civile e spirituale del nostro Paese, offrendo un contributo significativo alla riflessione sui valori fondanti della nostra comunità nazionale. Alla Chiesa italiana, ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene giungano il mio più sincero cordoglio e la vicinanza mia personale e di tutta la Difesa'', scrive su X il ministro della Difesa Guido Crosetto. 

"Ha difeso con equilibrio e fermezza i valori del Cattolicesimo, mantenendo sempre aperto il dialogo tra la Chiesa, la società italiana e il mondo. È tornato alla Casa del Padre Sua Eminenza il cardinale Camillo Ruini. Alla presidenza della Conferenza episcopale italiana è stato punto di riferimento per il clero, guida per la comunità cattolica, consigliere ascoltato di San Giovanni Paolo e papa Benedetto XVI. Il cardinale Ruini voleva una 'Chiesa non irrilevante': è probabilmente questo il suo principale lascito a tutti noi", dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione. 

"Con profondo cordoglio apprendo della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini. Figura autorevole della Chiesa italiana e protagonista di una stagione importante del dialogo tra istituzioni e comunità ecclesiale, ha contribuito con convinzione e chiarezza al dibattito pubblico sui grandi temi etici e sociali del nostro tempo, suscitando confronto e riflessione ben oltre l’ambito ecclesiale. Lascia un segno indelebile nel nostro Paese. Alla Chiesa, ai suoi cari e a quanti ne hanno condiviso il cammino rivolgo le più sincere condoglianze'', le parole del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci. 

"Il cardinale Camillo Ruini ha segnato una lunga fase della storia della Chiesa italiana. Alla guida della Conferenza episcopale italiana ha rappresentato un punto di riferimento saldo, difendendo i ‘valori non negoziabili’, affrontando i temi della vita e della famiglia con lucidità e con una chiara visione legata alla tradizione italiana. Nel rispetto dei ruoli diversi della Chiesa e dello Stato, ha favorito sintesi e riflessioni. Il suo ruolo è stato prezioso per l’Italia e non solo, soprattutto accanto al papa Giovanni Paolo II, in un tempo in cui il confronto sui valori è stato intenso", sottolinea Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. 

"Ruini - aggiunge - ha sempre analizzato con capacità di visione e realismo la società italiana ed è stato riferimento prezioso per il cattolici impegnati in politica, interprete dei grandi cambiamenti avvenuti dai primi anni Novanta. Il cardinale Ruini con la sua immensa cultura ha offerto riflessioni fondamentali a quanti hanno avuto il privilegio di essere tra i suoi interlocutori. Un italiano di grande levatura a cui ho guardato con costanza e con la consapevolezza di avere dall’incontro con lui, fino si suoi ultimi giorni, forza e coraggio nella battaglia per la difesa dei diritti fondamentali, vita, famiglia, sussidiarietà". "Ha segnato la storia. Resterà nella storia", conclude Gasparri. 

"La scomparsa del cardinale Ruini mi addolora profondamente. Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell'evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l'omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell'antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato", dichiara in una nota Romano Prodi. 

"Con la sua scomparsa perdiamo un esempio di straordinaria intelligenza, un Sacerdote della Chiesa sorretto e illuminato da una fede sostenuta da certezza e razionalità, un servitore della Chiesa come studioso e come docente di teologia. Il mio pensiero commosso va a lui e a tutti coloro che gli hanno voluto bene", conclude Prodi. 

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Categoria: politica

23:35

La palestra aiuta cuore e cervello, 90 minuti di allenamento a settimana allungano la vita

(Adnkronos) - La palestra migliora la salute e allunga la vita, sollevare pesi per un'ora e mezza a settimana riduce il rischio di morte prematura. E' il verdetto di un nuovo studio appena pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, sulla base dei dati raccolti nell'arco di 30 anni e relativi all'attività fisica svolta da 147mila persone. Secondo la ricerca coordinata dal professor Edward Giovannucci, docente di nutrizione e epidemiologia alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, qualsiasi esercizio abbinato ai pesi si rivela utile, a prescindere dal tempo dedicato all'allenamento. 

 

L'effetto positivo è evidente rispetto a chi non utilizza macchinari o solleva ghisa. L'efficacia, in termini di longevità, è netta anche rispetto alla corsa, alla camminata e all'esercizio aerobico in genere. In particolare, lavorare sulla forza riduce il rischio di morte per patologie cardiovascolari - infarto in primis - e per Alzheimer. Al di là delle linee guida generali, gli scienziati hanno anche individuato il 'numero magico' di minuti di allenamento con i pesi a settimana: il beneficio più rilevante si manifesta se l'allenamento oscilla tra i 90 e 119 minuti a settimana. In sostanza, 3 allenamenti settimanali da 40 minuti potrebbero rappresentare l'optimum anche se lo studio non suggerisce un programma dettagliato. 

Da tempo i ricercatori si concentrano sulla quantità 'necessaria' di lavoro aerobico: le linee guida prevedono almeno 150 minuti a settimana di esercizio moderato. Anche un impegno più contenuto, in ogni caso, è ritenuto utile in termini di longevita. "Si sa meno, però, del collegamento tra lavoro sulla forza e rischio di morte", spiega Giovannucci. Il professore e i suoi collaboratoi hanno preso in considerazioni un ampio numero di studi che si sono trasformati in un gigantesco database: quasi 150mila persone da 'analizzare'. I soggetti, nell'arco di 30 anni, hanno compilato questionari relativi alle routine di allenamento. Da una parta la durata delle sessioni di corsa, camminata, bicicletta, nuoto. 

 

Dall'altra, gli allenamenti con macchinari e pesi liberi. I dati raccolti sono stati valutati, con l'ausilio di complessi modelli, in relazione ai decessi registrati nei successivi 30 anni. Gli schemi adottati hanno permesso di individuare la quantità ideale di allenamento con i paesi: appunto, tra 90 e 119 minuti a settimana. Questo intervallo è associato ad una riduzione del 13% del rischio di morte prematura in generale. Si sale al 19% se si considera solo il rischio per patologie cardiovascolari. Il rischio cala addirittura del 27% se si parla di malattie neurologiche. L'effetto positivo si riduce, ma non sparisce, se il tempo dedicato all'allenamento è inferiore - anche nettamente - ai 90 minuti settimanali richiesti. Lavorare più di 119 minuti in 7 giorni sicuramente contribuisce ad aumentare volumi e massa muscolare ma, in termini di longevità, non incide. L'ideale, sottolineano i ricercatori, è abbinare ai pesi anche esercizio aerobico: "Questo mix riduce al minimo il rischio di mortalità", dice il professor Yiwen Zhang, coinvolto nello studio. 

 

Lo studio non stabilisce un rapporto causa-effetto e non spiega come l'allenamento con i pesi riduca il rischio di morte prematura. Altre ricerche, tuttavia, suggeriscono che 'essere forti' migliora la mobilità e aiuta a prevenire le cadute con l'avanzare dell'età. La massa muscolare giova alla salute metabolica a lungo termine e l'esercizio di resistenza probabilmente migliora la salute cerebrale rilasciando nel flusso sanguigno sostanze che raggiungono il cervello e stimolano processi che contribuiscono a mantenerlo giovane. 

Rimangono punti da chiarire. Per arrivare alla soglia dei 90 minuti settimanali, meglio 3 sessioni da 30 minuti o 6 allenamenti da 15 minuti? Meglio aumentare i carichi o lavorare con pesi più bassi per aumentare le ripetizioni? Push up e corpo libero possono rivelarsi efficaci come esercizi con macchine e manubri? "Servono sicuramente altre ricerche", ammette Giovannucci. 

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Categoria: salute

23:09

Norvegia-Iraq 4-1, poker scandinavo con doppietta Haaland

(Adnkronos) - La Norvegia vince all'esordio ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale scandinava ha battuto l'Iraq per 4-1 nella prima giornata del gruppo I, completato da Francia e Senegal. A decidere la partita la doppietta di Haaland al 29' e 43' e i gol di Ostigard al 76' e di Thorstvedt al 90+7'. Nel mezzo il momentaneo pareggio di Hussein al 39'. Con questa vittoria la Norvegia raggiunge la Francia a quota 3 in testa al girone, mentre l'Iraq rimane a zero insieme al Senegal. 

 

Alle 3 l'esordio dell'Argentina contro l'Algeria. 

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Categoria: sport

23:08

Vita, morte e dignità umana: le battaglie di Ruini su fecondazione e i casi Englaro e Welby

(Adnkronos) - Per il cardinale Camillo Ruini, morto oggi a 95 anni, le questioni di bioetica, legate alla vita e alla morte, erano il banco di prova più drammatico del relativismo contemporaneo contro cui la Chiesa doveva opporsi. Nel 2005 guidò la mobilitazione dei vescovi italiani contro il referendum sulla fecondazione assistita, scegliendo la via dell’astensione. A suo parere, non era una battaglia di retroguardia, ma un modo per riaffermare che la vita umana non è mai riducibile a materiale disponibile o a prodotto tecnico.  

Nel 2009, durante il dramma di Eluana Englaro, arrivò a definire la sospensione di alimentazione e idratazione come un “omicidio”, un atto che infligge la morte “in maniera terribile” a una persona indifesa. Non si trattava, nelle sue parole, di una disputa astratta, ma della difesa di chi non può più difendersi. Anche sul caso di Piergiorgio Welby, che da malato cosciente chiese di morire, Ruini mantenne una posizione netta: non si può rivendicare al tempo stesso l’appartenenza al cattolicesimo e l’autonomia assoluta nel decidere sulla propria vita. 

Per lui, la vita non era un oggetto a disposizione del singolo, ma un dono indisponibile, che lo Stato e la comunità hanno il dovere di proteggere. Dietro queste posizioni c’era una diagnosi più profonda, che Ruini mutuava dal magistero di Benedetto XVI: la “dittatura del relativismo”, cioè la perdita di punti fermi e di riferimenti etici condivisi. Per questo sosteneva che le scelte sulla vita e sulla morte non erano semplici questioni confessionali, ma riguardavano la tenuta stessa della società. 

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Categoria: cronaca

22:58

Ruini, il cardinale protagonista della Seconda Repubblica

(Adnkronos) - Con la morte del cardinale Camillo Ruini, all'età di 95 anni, si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo. 

Protagonista di spicco dell'episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l'avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una 'Chiesa pensante', capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica. 

Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida. 

Docente di filosofia e poi di teologia dogmatica, Ruini fu per quasi trent'anni punto di riferimento per generazioni di seminaristi e teologi, contribuendo alla formazione del clero emiliano. Il suo impegno culturale si espresse anche attraverso la presidenza del Centro culturale "Giovanni XXIII", che contribuì al dialogo tra fede e modernità in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e ideologiche. 

Nel 1983 fu consacrato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla, e nel 1986 assunse l'incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Due anni dopo fu tra i principali artefici del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), evento che segnò la rinnovata volontà della Chiesa italiana di dialogare con la società, dopo le ferite del post-'68. Il punto culminante del suo servizio ecclesiale arrivò nel 1991, quando Papa Giovanni Paolo II lo nominò Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presidente della Cei e, il 28 giugno dello stesso anno, lo creò cardinale. Da quel momento, Ruini divenne la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia. 

Camillo Ruini fu non solo un uomo di Chiesa, ma anche un "politico della fede", capace di incidere profondamente nel dibattito culturale e legislativo italiano. Difensore tenace dell'identità cristiana del Paese, non esitò a prendere posizioni nette su temi etici come il riconoscimento delle unioni civili, la bioetica e la laicità dello Stato. Memorabile fu il suo ruolo nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita, dove promosse con efficacia l'astensione, contribuendo al suo fallimento. Per molti, quel momento segnò l'apice della sua influenza pubblica. 

Al contempo, Ruini fu protagonista del tentativo - ispirato da Giovanni Paolo II - di rilanciare una "nuova presenza pubblica dei cattolici", non attraverso un partito confessionale, ma tramite una cultura cristiana capace di orientare le coscienze e le scelte politiche. 

Pur essendo considerato un uomo dell'ala conservatrice della Chiesa, Ruini fu sempre animato da una visione lucida e profonda delle sfide della modernità. Nel suo pensiero teologico e pastorale si avvertiva costantemente la preoccupazione per la crisi della fede in Europa, il rischio del relativismo e la necessità di una presenza cristiana capace di interrogare la cultura contemporanea. 

Anche dopo la fine dei suoi incarichi ufficiali - nel 2007 come presidente della Cei e nel 2008 come Vicario di Roma - non si ritirò dal dibattito ecclesiale. Nel 2010 fu chiamato da Papa Benedetto XVI a presiedere la Commissione internazionale d'inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, segno della fiducia che continuava a godere ai più alti livelli della Curia romana. 

Il cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, rigore e passione per oltre settant'anni. È stato teologo, educatore, vescovo, consigliere di papi e guida della comunità ecclesiale italiana. Uomo sobrio, riservato ma determinato, che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa post-conciliare. 

La traiettoria ecclesiale e pubblica del cardinale Camillo Ruini si è incrociata con le dinamiche della Seconda Repubblica. Nota e discussa la sua interazione con Silvio Berlusconi, il cui ingresso sulla scena politica nel 1994 con Forza Italia coincise con la fase di massima influenza di quello che i critici definirono 'sistema Ruini'. Entrambi operarono come attori centrali di due sistemi paralleli - 'ruinismo' e 'berlusconismo' - che, pur partendo da presupposti radicalmente diversi, trovarono un punto d'incontro nel comune obiettivo di ristrutturare l'identità italiana dopo il crollo del sistema dei partiti tradizionali e la crisi dell'etica pubblica. 

Camillo Ruini e Silvio Berlusconi non avevano nulla in comune per cultura, stile, sensibilità personale. Il primo era un teologo rigoroso, formato nella scuola tomista romana, abituato alla riservatezza del seminario e alla profondità del dibattito ecclesiale. Il secondo era un imprenditore televisivo, istrionico, pragmatico, portatore di una visione della società basata sull'individuo, sul successo e sull'iniziativa privata. Eppure, tra il 1994 e il 2007, i due 'sistemi' riuscirono a interagire proficuamente grazie a una convergenza di opportunità, favorita dal contesto storico. 

Questa convergenza non fu mai organica, ma si costruì su una serie di sinergie tattiche: Ruini vide in Berlusconi un possibile argine alla secolarizzazione e alla frammentazione dei valori familiari, mentre Berlusconi trovò nella Cei di Ruini una sponda autorevole per legittimare la propria proposta politica agli occhi del mondo cattolico. Il punto più alto di questa sinergia si registrò nel 2005 con il referendum sulla procreazione assistita. La Cei promosse apertamente l'astensione, ottenendo un successo politico e mediatico che confermò la capacità della Chiesa di incidere nella società anche in assenza di un partito confessionale. Il sostegno, tacito o esplicito, del governo Berlusconi fu fondamentale per la riuscita della campagna. 

Analogamente, su temi come il rifiuto del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, il sostegno alla scuola privata cattolica, la sussidiarietà nel welfare e il ruolo delle organizzazioni cattoliche nella società civile, Ruini e Berlusconi marciarono in parallelo, pur senza mai formalizzare un'alleanza politica. Particolarmente significativa fu la convergenza sul principio di sussidiarietà, promosso dalla Dottrina sociale della Chiesa e interpretato in chiave neoliberale da Forza Italia. 

Non mancarono, però, momenti di tensione. L'opposizione della Cei alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione nel 2002, e successivamente il caso Boffo nel 2009 - quando il direttore di "Avvenire" Dino Boffo fu travolto da uno scandalo tirato fuori dal "Giornale" diretto da Vittorio Feltri - segnarono la fine della stagione dell'intesa. La gestione unitaria dei rapporti tra Chiesa e politica si sfaldò, portando a una maggiore frammentazione e al ritorno del pluralismo cattolico. (di Paolo Martini)  

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Categoria: politica

22:40

Francia-Senegal, contatto Mbappé-Mané e rigore negato: furia Deschamps e tv 'ingannate'

(Adnkronos) - Proteste e polemiche in Francia-Senegal. Oggi, martedì 16 giugno, i Bleus hanno sfidato la Nazionale africana nella prima giornata del girone I dei Mondiali 2026, in una partita segnata anche da un episodio arbitrale decisamente contestato. Deschamps e i giocatori della Francia hanno infatti protestato in maniera veemente per un calcio di rigore non assegnato alla Francia per un contatto falloso di Mané su Mbappé in area nel corso del secondo tempo. 

Succede tutto al 60'. Mbappé brucia Mané sulla destra ed entra in area, l'attaccante interviene in scivolata ma sbaglia il tempo dell'intervento e finisce per travolgere il centravanti del Real Madrid. L'arbitro australiano Faghani però fa segno di proseguire, provocando subito le proteste francesi. 

Passa qualche secondo e il direttore di gara viene richiamato dal Var, che lo invita a rivedere l'azione. Dopo la revisione al monitor però l'arbitro assegna calcio di punizione per il Senegal, spiegando che, secondo la sua lettura, è stato Mbappé il primo a iniziare il contatto con Mané. Una decisione che ha scatenato la rabbia di Deschamps e di tutta la Francia. 

La decisione dell'arbitro ha 'sorpreso' anche i telecronisti Rai, che al gesto di Faghani, che sembrava indicare il dischetto, hanno urlato: "È calcio di rigore, calcio di rigore per la Francia". 

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Categoria: sport

22:24

Zverev e il segreto dietro trionfo a Parigi: "Ho fatto 60 iniezioni..."

(Adnkronos) - Alexander Zverev e una rivelazione choc dietro il trionfo al Roland Garros. Il tennista tedesco ha conquistato a Parigi il suo primo titolo Slam, battendo Flavio Cobolli in finale. Prima della partita però, Zverev ha dovuto fare i conti con un dolore alla schiena che lo accompagna ormai da diverso tempo. 

"L’anno scorso ho avuto problemi alla schiena e un edema osseo legato a un disturbo metabolico. È per questo che giocavo con dolore. A dicembre ho fatto molte iniezioni. Forse non erano 70, ma sono certo che ce ne siano state circa 60. Grazie a quelle ho potuto giocare quest’anno senza dolore", ha rivelato alla Bild, "Non riuscivo ad allenarmi correttamente e ho perso la tecnica, ero molto lontano dal mio miglior livello". 

"A Shanghai ho iniziato a gestire meglio questi problemi e gradualmente mi sono sentito meglio. È per questo che ho ritrovato un buon livello di gioco", ha continuato Zverev, "dopo il Masters 1000 di Roma, me ho fatto un’altra quarantina di iniezioni. Hanno quindi giocato un ruolo importante in questo titolo e mi hanno aiutato enormemente”. 

 

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Categoria: sport

22:15

Morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, storico presidente della Cei

(Adnkronos) - E’ morto il cardinale Camillo Ruini, già presidente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato aveva 95 anni. Lo scorso maggio, il cardinale era di nuovo precipitato in gravi condizioni di salute. Lo storico presidente della Cei, originario di Sassuolo, aveva compiuto 95 anni lo scorso 19 febbraio e da tempo affrontava problemi di salute legati in particolare alla funzionalità renale. Ruini fu ricoverato d'urgenza nel luglio 2024 al Policlinico Gemelli a causa di un infarto. Dopo essersi ripreso dall'attacco cardiaco, Ruini venne curato successivamente anche per un blocco renale nel 2025. 

Il cardinale Vicario di Roma, Baldassare Reina, il Consiglio episcopale con la Diocesi di Roma, “grati per la lunga e proficua vita cristiana e per il suo servizio alla Chiesa”, affidano “alla misericordia del Signore il cardinale Camillo Ruini”. “La sua guida pastorale dal 1991 al 2008, ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana. Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, - sottolinea Reina - ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale Veritas liberabit nos”. 

 

 

Con la morte di Ruini si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo. 

Protagonista di spicco dell'episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l'avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una 'Chiesa pensante', capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica. 

Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida. 

Docente di filosofia e poi di teologia dogmatica, Ruini fu per quasi trent'anni punto di riferimento per generazioni di seminaristi e teologi, contribuendo alla formazione del clero emiliano. Il suo impegno culturale si espresse anche attraverso la presidenza del Centro culturale "Giovanni XXIII", che contribuì al dialogo tra fede e modernità in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e ideologiche. 

Nel 1983 fu consacrato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla, e nel 1986 assunse l'incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Due anni dopo fu tra i principali artefici del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), evento che segnò la rinnovata volontà della Chiesa italiana di dialogare con la società, dopo le ferite del post-'68. Il punto culminante del suo servizio ecclesiale arrivò nel 1991, quando Papa Giovanni Paolo II lo nominò Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presidente della Cei e, il 28 giugno dello stesso anno, lo creò cardinale. Da quel momento, Ruini divenne la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia. 

Camillo Ruini fu non solo un uomo di Chiesa, ma anche un "politico della fede", capace di incidere profondamente nel dibattito culturale e legislativo italiano. Difensore tenace dell'identità cristiana del Paese, non esitò a prendere posizioni nette su temi etici come il riconoscimento delle unioni civili, la bioetica e la laicità dello Stato. Memorabile fu il suo ruolo nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita, dove promosse con efficacia l'astensione, contribuendo al suo fallimento. Per molti, quel momento segnò l'apice della sua influenza pubblica. 

Al contempo, Ruini fu protagonista del tentativo - ispirato da Giovanni Paolo II - di rilanciare una "nuova presenza pubblica dei cattolici", non attraverso un partito confessionale, ma tramite una cultura cristiana capace di orientare le coscienze e le scelte politiche. 

Pur essendo considerato un uomo dell'ala conservatrice della Chiesa, Ruini fu sempre animato da una visione lucida e profonda delle sfide della modernità. Nel suo pensiero teologico e pastorale si avvertiva costantemente la preoccupazione per la crisi della fede in Europa, il rischio del relativismo e la necessità di una presenza cristiana capace di interrogare la cultura contemporanea. 

Anche dopo la fine dei suoi incarichi ufficiali - nel 2007 come presidente della Cei e nel 2008 come Vicario di Roma - non si ritirò dal dibattito ecclesiale. Nel 2010 fu chiamato da Papa Benedetto XVI a presiedere la Commissione internazionale d'inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, segno della fiducia che continuava a godere ai più alti livelli della Curia romana.  

Il cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, rigore e passione per oltre settant'anni. È stato teologo, educatore, vescovo, consigliere di papi e guida della comunità ecclesiale italiana. Uomo sobrio, riservato ma determinato, che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa post-conciliare. 

La traiettoria ecclesiale e pubblica del cardinale Camillo Ruini si è incrociata con le dinamiche della Seconda Repubblica. Nota e discussa la sua interazione con Silvio Berlusconi, il cui ingresso sulla scena politica nel 1994 con Forza Italia coincise con la fase di massima influenza di quello che i critici definirono 'sistema Ruini'. Entrambi operarono come attori centrali di due sistemi paralleli - 'ruinismo' e 'berlusconismo' - che, pur partendo da presupposti radicalmente diversi, trovarono un punto d'incontro nel comune obiettivo di ristrutturare lìidentità italiana dopo il crollo del sistema dei partiti tradizionali e la crisi dell'etica pubblica. 

Camillo Ruini e Silvio Berlusconi non avevano nulla in comune per cultura, stile, sensibilità personale. Il primo era un teologo rigoroso, formato nella scuola tomista romana, abituato alla riservatezza del seminario e alla profondità del dibattito ecclesiale. Il secondo era un imprenditore televisivo, istrionico, pragmatico, portatore di una visione della società basata sull'individuo, sul successo e sull'iniziativa privata. Eppure, tra il 1994 e il 2007, i due 'sistemi' riuscirono a interagire proficuamente grazie a una convergenza di opportunità, favorita dal contesto storico. 

Questa convergenza non fu mai organica, ma si costruì su una serie di sinergie tattiche: Ruini vide in Berlusconi un possibile argine alla secolarizzazione e alla frammentazione dei valori familiari, mentre Berlusconi trovò nella Cei di Ruini una sponda autorevole per legittimare la propria proposta politica agli occhi del mondo cattolico. Il punto più alto di questa sinergia si registrò nel 2005 con il referendum sulla procreazione assistita. La Cei promosse apertamente l'astensione, ottenendo un successo politico e mediatico che confermò la capacità della Chiesa di incidere nella società anche in assenza di un partito confessionale. Il sostegno, tacito o esplicito, del governo Berlusconi fu fondamentale per la riuscita della campagna. 

Analogamente, su temi come il rifiuto del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, il sostegno alla scuola privata cattolica, la sussidiarietà nel welfare e il ruolo delle organizzazioni cattoliche nella società civile, Ruini e Berlusconi marciarono in parallelo, pur senza mai formalizzare un'alleanza politica. Particolarmente significativa fu la convergenza sul principio di sussidiarietà, promosso dalla Dottrina sociale della Chiesa e interpretato in chiave neoliberale da Forza Italia. 

Non mancarono, però, momenti di tensione. L'opposizione della Cei alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione nel 2002, e successivamente il caso Boffo nel 2009 - quando il direttore di "Avvenire" Dino Boffo fu travolto da uno scandalo tirato fuori dal "Giornale" diretto da Vittorio Feltri - segnarono la fine della stagione dell'intesa. La gestione unitaria dei rapporti tra Chiesa e politica si sfaldò, portando a una maggiore frammentazione e al ritorno del pluralismo cattolico. (di Elena Davolio e Paolo Martini) 

 

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Categoria: cronaca

22:13

Eros Ramazzotti scalda la sua città, in 42mila allo stadio Olimpico di Roma

(Adnkronos) - In 42mila allo stadio Olimpico per Eros Ramazzotti. L'artista, nato proprio nella capitale, è tornato a casa per una tappa speciale del suo "Una Storia Importante World Tour", un tour mondiale che celebra i suoi oltre quarant'anni di carriera. La serata si è aperta con le note di 'Taxi Story', ma è stato con 'Quanto amore sei', subito dopo, che l'atmosfera si è scaldata. Il boato del pubblico ha accompagnato la sentita dedica dell'artista alla sua città: "Roma, quanto amore sei". 

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Categoria: spettacoli

21:19

La maglia più bella dei Mondiali? Uruguay al top, meglio di Germania e Spagna

(Adnkronos) - Qual è la maglia più bella ai Mondiali 2026? La World Cup tra Stati Uniti, Messico e Canada non ha ancora proposto tutte le Nazionali. Il calendario della prima giornata non è ancora stato completato ma le divise di tutti i team sono ormai note tra partite, spot e foto che rimbalzano online. Il Washington Post, quindi, ha schierato Ashley Fetters Maloy, la firma di punta tra i fashion reporter per stilare una classifica delle jersey più belle. E, visto che si parla di soccer, ha snocciolato le posizioni dalla numero 11 alla numero 1. "Sono valutazioni puramente estetiche", ha precisato la giornalista prima di sfidare il giudizio severissimo dei tifosi. 

 

Il ranking comincia con la maglia dell'Arabia Saudita, che merita l'undicesimo posto per il suo design geometrico. In decima posizione, la seconda maglia del Belgio: colori tenui tra rosa e celeste, una divisa che invita a sognare. In nona posizione, a sorpresa, la terza maglia della Tunisia: tutta nera, con bordi rossi. Perché piace a Fetters Maloy? Il collo a 'v' è decisivo. Al numero 8, la casacca del Senegal. La divisa è una tela, realizzata con una tecnica particolare: è stampata al rovescio, i colori 'pieni' sono sul lato interno. All'esterno si ottiene un effetto visivo più morbido e dai toni pastello sbiaditi. Il design si ispira ai celebri Car Rapide, i coloratissimi minibus iconici che circolano a Dakar. 

'Number seven' per la prima maglia dell'Iran: minimalista nel suo bianco totale, ma con un dettaglio che ruba l'occhio. Il ghepardo che spicca come sfondo viene promosso a pieni voti. 

Al sesto posto, la seconda maglia della Scozia, perfetto esempio di tradizione: tinta unita salmone, sottili righe verticali blu per una sobria perfezione. Il Washington Post fa volare al quinto posto la seconda maglia di Curacao: gialla, bordi blu e le note di colore supplementari offerte dalle iconiche strisce dello sponsor tecnico. "Fa venire voglia di andare in spiaggia", scrive Fetters Maloy. Il design lineare, il collo stile polo e il binomio verde-oro spingono la seconda maglia del Sudafrica ai piedi del podio: quarto posto. 

Più su si piazza la seconda maglia della Spagna: il mix tra il bianco 'sporco' e i dettagli bordeaux vale la terza posizione. La Germania conquista il secondo posto con la maglia che viene definita l'edizione 'throwback' per eccellenza: la celebrazione della indimenticabile divisa utilizzata a Italia '90 fa centro. 

Nessuno può competere con la prima maglia dell'Uruguay, che si merita il primo posto senza discussione. La scelta di Fetters Maloy è condivisa anche dai colleghi di Espn: la casacca celeste è "ultra-elegante", con il colletto bianco e i bottoni che trasformano la divisa - ispirata a quella usata in particolare nelle Olimpiadi 1924 - ad una camicia. "Sembra anche qualcosa che potrebbe indossare un principe bambino o un piccolo scolaretto francese: due delle micropopolazioni più eleganti del pianeta". 

 

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Categoria: sport

21:16

Sinner, cena speciale a Montecarlo con Laila Hasanovic e... Russell

(Adnkronos) - Jannik Sinner è tornato ad allenarsi in vista di Wimbledon, ma senza rinunciare a distrarsi nella sua Montecarlo. Dopo essere stato 'paparazzato' per le strade del Principato di Monaco insieme alla fidanzata Laila Hasanovic, sulla sua vespa rossa, questa volta Sinner è stato fotografato a cena con un ospite speciale. 

Il tennista azzurro si è concesso infatti una cena a quattro con la fidanzata al suo fianco e George Russell e la compagna dall'altra parte del tavolo. Una scena che conferma il buon rapporto che lega Sinner a molti piloti di Formula 1, sport di cui Jannik è grande appassionato. 

La foto è diventata rapidamente virale, come tutto quello che riguarda Sinner, mai lontano, per quanto ci provi, dai riflettori. L'azzurro lo scorso anno è stato ospite di diversi team di Formula 1, tra cui la Ferrari, in alcuni Gp, e più volte in questo anno ha espresso pubblicamente il suo tifo per Andrea Kimi Antonelli, compagno in Mercedes proprio di Russell. 

 

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Categoria: sport