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Iran, contro i droni di Teheran tutti vogliono gli intercettori ucraini

(Adnkronos) - L'Ucraina diventa protagonista anche nella guerra contro l'Iran. Per respingere gli attacchi dei droni di Teheran, il Pentagono punta sugli intercettori ucraini. Kiev da anni deve far fronte agli attacchi che la Russia sferra con le ondate di droni Shahed, gli stessi protagonisti nel conflitto iniziato il 28 febbraio in Medio Oriente. 

 

L'Ucraina si ritrova 'in cattedra' e il presidente Volodymyr Zelensky, che secondo Donald Trump da tempo "non ha carte in mano" nel complesso negoziato con la Russia, ora diventa un interlocutore di livello anche per Washington nelle vesti di fornitore, almeno di competenze se non di sistemi. Zelensky, dice ancora oggi Trump, "deve darsi da fare e concludere un accordo" con la Russia."Non avete le carte. Ora ne ha ancora meno", afferma, convinto che il presidente russo Vladimir Putin sia pronto a negoziare per la fine del conflitto: "Penso sia pronto a un accordo". Zelensky incassa l'ennesimo colpo e si prende una parziale rivincita a livello d'immagine: "Abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti una richiesta di supporto specifico per la protezione contro gli Shahed", scrive su X annunciando di aver "dato istruzioni di fornire i mezzi necessari e di assicurare la presenza di specialisti ucraini in grado di garantire la sicurezza richiesta. L'Ucraina aiuta i partner che contribuiscono a garantire la nostra sicurezza e a proteggere la vita del nostro popolo", rivendica Zelensky. 

Il Financial Times delinea un quadro in cui il Dipartimento della Difesa statunitense e almeno un governo del Golfo sono in trattative per acquistare intercettori di fabbricazione ucraina. Gli stati del Golfo hanno utilizzato costosi missili Patriot per difendersi dalle ondate di droni iraniani Shahed fin da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra. Ma le loro scorte stanno diminuendo e ora guardano a Kiev per una difesa più economica contro il fuoco dei droni. 

 

 L'Ucraina è stata pioniera nell'utilizzo di intercettori prodotti in serie, del costo di poche migliaia di dollari, per distruggere le versioni russe degli Shahed, lanciati a sciami contro le città del paese. Gli Shahed costano solo 30mila dollari, mentre i missili intercettori come i PAC-3 utilizzati nel sistema Patriot costano più di 13,5 milioni di dollari ciascuno. 

Un funzionario ucraino ha descritto i colloqui con il Pentagono come un argomento "delicato". "Tuttavia, è evidente che c'è un crescente interesse per i droni intercettori ucraini, che possono fermare gli Shahed ad un costo molto basso". Lo confermano le dichiarazioni di Zelensky, che ha detto di essere stato in contatto con lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar, e con Mohammed bin Zayed al-Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, in merito all'uso della tecnologia anti-drone ucraina. "L'esperienza dell'Ucraina nel contrastare i droni 'Shahed' è attualmente la più avanzata al mondo", ha affermato Zelensky.  

"Tuttavia, qualsiasi cooperazione di questo tipo volta a proteggere i nostri partner può procedere solo a patto di non ridurre le nostre capacità difensive". Secondo gli esperti citati dal quotidiano l'Iran potrebbe aver accumulato decine di migliaia di droni Shahed. Ne ha lanciati a centinaia da quando è stato attaccato da Israele e Stati Uniti, utilizzandoli principalmente contro gli stati del Golfo per seminare caos e terrore e per prosciugare le scorte di missili terra-aria e aria-aria avversari. 

Facili da nascondere e utilizzabili a partire da qualunque punto di partenza, gli Shahed sono meno vulnerabili alle tattiche statunitensi e israeliane che puntano alla distruzione dei lanciatori e delle riserve di missili a terra. Kiev ha iniziato a utilizzare armi più economiche, come autocannoni e artiglieria antiaerea, per abbattere i droni, inclusi gli Shahed, che Mosca ha utilizzato contro l'Ucraina da quando ha lanciato la sua invasione nel 2022. Dall'autunno, l'Ucraina utilizza anche intercettori ad alta velocità che possono raggiungere i 250 km/h, in grado di fermare uno Shahed, la cui velocità massima è di 185 km/h. Finora Kiev non è stata in grado di schierare un intercettore efficace per i nuovi droni a reazione Geran-3 di produzione russa, in grado di volare a oltre 550 km/h. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, Mosca ne ha lanciati 54mila contro l'Ucraina l'anno scorso. 

 

Kiev è preoccupata per le proprie forniture di munizioni anti-drone, ma conta sul fatto che se i paesi mediorientali utilizzeranno gli intercettori per droni al posto dei missili PAC-3 per le batterie Patriot, rimarranno più scorte globali di PAC-3 per l'Ucraina, che ne ha bisogno per difendersi dai missili balistici e da crociera. 

Tra gli intercettori per droni usati in Ucraina c'è il Merops, un drone ad ala fissa prodotto da aziende finanziate dall'ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt. Un altro quadricottero - drone multirotore dotato di quattro eliche - a forma di proiettile, noto come Sting, prodotto dall'azienda ucraina Wild Hornets, è stato usato al largo di Odessa su droni navali Magura prodotti dalla startup Uforce. Anche la General Cherry, un'altra azienda ucraina, produce un drone intercettore veloce. 

 Le tattiche iraniane nel Golfo imitano quelle russe contro la città costiera di Odessa, dove i droni Shahed sfiorano l'oceano in avvicinamento per evitare i radar e confondere gli intercettori missilistici. I droni intercettori schierati al largo hanno migliori possibilità di intercettarli, spiega un esperto ucraino citato dal quotidiano. In Ucraina, "ci sono una dozzina di aziende che producono intercettori cinetici – piccoli quadricotteri a forma di proiettile o droni ad ala fissa – per poche migliaia di dollari l'uno", spiega una persona a conoscenza dei colloqui. 

  

 

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Iran, Trump 'punta' sui curdi: il dialogo e il piano per la spallata a Teheran

(Adnkronos) - "Siete con noi o con l'Iran?". E' la domanda perentoria che Donald Trump ha posto ad un leader dei curdi, candidati a svolgere un ruolo cruciale nella guerra avviata dall'attacco di Stati Uniti e Israele. I raid iniziati il 28 febbraio costituiscono il primo step dell'operazione. Per raggiungere tutti gli obiettivi, compreso eventualmente un reale 'regime change' a Teheran, l'azione dal cielo deve essere seguita dall'invasione di terra. 

E per il presidente degli Stati Uniti, che al momento non prevede l'invio di truppe americane, i curdi diventano un'opzione in cima alla lista. Pubblicamente, in una delle tante interviste delle ultime ore, Trump si dice "completamente favorevole" all'eventuale offensiva delle forze curde. "Penso che sia meraviglioso che vogliano farlo", aggiunge lasciando intendere che l'iniziativa sarebbe una scelta delle milizie. In realtà, non è proprio così. 

 

L'Amministrazione ha iniziato a 'contattare' l'opposizione interna a Teheran nel tentativo di trovare possibili alleati per fomentare una rivolta contro il regime, scrive il Washington Post che riferisce di contatti tra Trump e leader della minoranza curda in Iran e Iraq con l'offerta di "grande copertura aerea americana". Sul tavolo, anche la garanzia di ulteriore supporto per i curdi iraniani che si oppongono al regime in modo che possano prendere il controllo di aree dell'Iran occidentale. 

Secondo un esponente dell'Unione patriottica del Kurdistan citata dal Post, "la richiesta americana ai curdi iracheni è di aprire la strada e non ostacolare" i curdi iraniani che si mobilitano in Iraq, "fornendo supporto logistico". Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad assicurare supporto aereo se i combattenti curdi superassero il confine dall'Iraq settentrionale. 

Il quadro è ancora estremamente fluido. Il New York Times cita funzionari iracheni ed esponenti di gruppi di curdi iraniani e riferisce di forze curde iraniane, filo-americane, con base in Iraq, che preparano unità armate: le formazioni potrebbero entrare in Iran. Sullo sfondo rimane il ruolo della Cia, che avrebbe già fornito armi leggere alle forze curde iraniane nell'ambito di un programma per destabilizzare l'Iran. Quando tutto sia iniziato non è chiaro, ma - concordano i media americani - ben prima di sabato scorso quando Usa e Israele hanno annunciato l'avvio di operazioni contro l'Iran e con l'obiettivo - secondo le fonti del Nyt - di destabilizzare il governo di Teheran, 'distrarre' i leader o potenzialmente creare una crisi a livello di sicurezza.  

 

Uno snodo cruciale risale al primo marzo. Secondo la ricostruzione del Washington Post, domenica scorsa "Trump è stato chiaro nel colloquio" con il leader dell'Unione patriottica del Kurdistan, Bafel Talabani. "Ci ha detto che i curdi devono scegliere da che parte stare in questa battaglia, con l'America e Israele o con l'Iran", ha aggiunto. Un colloquio confermato da un esponente del Partito democratico del Kurdistan, il cui leader Masoud Barzani è stato allo stesso modo contattato da Trump. 

"Non si tratta di chi ha più milizie armate attive" pronte a entrare in Iran, "ma di chi ha più sostegno dall'interno". Trump, hanno detto anche al Nyt due leader dei curdi iraniani e due ufficiali iracheni, ha parlato nei giorni scorsi con Barzani e Talabani e gli ha chiesto di consentire ai combattenti curdi iraniani con base in Iraq di spostarsi in Iran. 

La Casa Bianca, ufficialmente, non conferma nulla e smonta le ipotesi relative al coinvolgimento dei curdi nel conflitto. Trump "ha parlato con i leader curdi riguardo la base che abbiamo nel nord dell'Iraq", ma "è falsa" ogni "notizia che suggerisca che il presidente abbia concordato qualsiasi piano di questo genere", le parole della portavoce Karoline Leavitt. Il punto, sintetizza per il Post Victoria Taylor, a capo del programma Medio Oriente dell'Atlantic Council, è che "i combattenti curdi iraniani sono un numero limitato e difficilmente avrebbero ampio sostegno in zone non curde" dell'Iran. "Sembra la ricetta per il caos etnico", dice. 

Il mosaico da comporre è a dir poco complesso. I curdi iracheni potrebbero interrogarsi sulla "forza del sostegno Usa" ed essere riluttanti ad assicurare supporto a un'offensiva che rischierebbe di innescare una rappresaglia iraniana. Inoltre, rileva il Washington Post, una decisione di armare i gruppi curdi iraniani potrebbe 'non piacere' alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Poi c'è la Siria. E i curdi iracheni sono in una posizione più che difficile. "Se dovesse fallire un'offensiva di terra (dei curdi iraniani), non sappiamo quale potrebbe essere la reazione" dell'Iran contro il Kurdistan iracheno, ha detto un esponente dell'Unione patriottica del Kurdistan. E, al contempo, "non possiamo semplicemente respingere una richiesta di Trump". 

 

Teheran sa che la minaccia periferica può diventare pericolosissima e ha messo in guardia i "gruppi separatisti" affinché non si uniscano all'allargamento del conflitto. L'Iran ha effettuato raid contro gruppi curdi con base in Iraq. Il governo centrale iracheno, legato a Teheran, ha ordinato ai funzionari del Kurdistan iracheno di non consentire ai militanti curdi iraniani di superare il confine, hanno confermato al Nyt due funzionari iracheni di alto grado. 

I segnali non mancano. Negli ultimi mesi si sono "intensificate" operazioni nelle zone nordoccidentali dell'Iran, dove le comunità curde sono più numerose. A gennaio ci sono state notizie di scontri tra i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, e gruppi di peshmerga entrati in Iran dalla Turchia e dall'Iraq. Una serie di recenti attacchi con droni contro unità dei Pasdaran e postazioni lungo il confine avrebbero i 'tratti distintivi' dell'intelligence israeliana. 

Gli attacchi con droni e altri raid aerei lungo il confine tra Iran e Iraq, secondo un ex ufficiale Usa, sembrano indicare l'inizio di un lavoro per aprire "punti di accesso" che eventualmente consentirebbero a combattenti curdi con armi leggere di entrare in Iran. "Se si ha potenza aerea a sufficienza, e ben coordinata, (i curdi) dovrebbero solo camminare tra le macerie e qualsiasi contrattacco del regime verrebbe sventato ben prima che sia necessario sparare", ha detto la fonte. L'obiettivo non sarebbe "marciare su Teheran", ma 'distrarre' i militari iraniani. E preparare la spallata. 

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Categoria: internazionale/esteri

00:03

Iran e basi Usa in Italia: regole, trattati e limiti d'utilizzo

(Adnkronos) - La presenza di basi militari statunitensi in Italia è disciplinata da una serie di accordi bilaterali, firmati a partire dagli anni Cinquanta nell'ambito della cooperazione Nato. Il tema è tornato di attualità dopo lo scoppio della crisi legata all'Iran, con il dibattito politico che ora è focalizzato proprio sull'eventuale utilizzo delle installazioni presenti sul nostro territorio. 

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato che le basi statunitensi sono concesse in base ad accordi risalenti al 1954, aggiornati nel tempo, che consentono attività logistiche e operazioni non legate ad azioni di bombardamento o combattimento diretto, precisando che a oggi non esistono richieste per un diverso utilizzo. Qualora arrivassero, ha aggiunto, la decisione spetterebbe al governo, ma "in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento". Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato che la presenza delle basi statunitensi in Italia è disciplinata da norme internazionali consolidate da oltre 70 anni, frutto dell'adesione italiana all'Alleanza atlantica. 

 

Tra le intese principali figurano l'Accordo bilaterale Italia-Usa, firmato a Washington il 27 gennaio 1950 sull'assistenza difensiva reciproca e l'Accordo sulla sicurezza reciproca, firmato a Roma il 7 gennaio 1952. Nel 1954, inoltre, sono stati sottoscritti due documenti fondamentali che costituiscono ancora oggi la base della cooperazione militare: l'Air Technical Agreement stabilisce i limiti delle attività operative, addestrative e logistiche dei velivoli statunitensi sul territorio italiano, mentre il Bilateral Infrastructure Agreement (Bia) del 20 ottobre 1954, noto anche come 'accordo ombrello', disciplina l'uso delle infrastrutture militari concesse alle forze statunitensi e la gestione delle installazioni. 

Poiché tali documenti sono coperti da un elevato livello di classificazione, non possono essere declassificati unilateralmente. Per rendere più uniforme l'applicazione delle norme tecniche è stato poi firmato nel 1995 il memorandum of understanding tra il ministero della Difesa italiano ed il Dipartimento alla Difesa Usa noto come 'Shell Agreement'. 

Il memorandum introduce la possibilità di negoziare un 'technical arrangement' specifico per ogni base utilizzata dalle forze statunitensi sul territorio italiano, definendo procedure operative, aspetti logistici e modalità di gestione delle infrastrutture. Il documento istituisce anche una commissione militare congiunta incaricata di risolvere eventuali controversie interpretative o questioni legate all'applicazione degli accordi. 

Il sistema di cooperazione prevede una forma di gestione condivisa delle basi: i comandanti sono militari italiani, ma il controllo delle attività operative, del personale e degli equipaggiamenti delle forze statunitensi resta prevalentemente sotto la responsabilità del comando americano. Il memorandum disciplina inoltre le procedure per l'eventuale restituzione delle infrastrutture allo Stato italiano. 

Il memorandum del 1995 è entrato in vigore con la firma delle parti e rimane valido fino a eventuale revoca con preavviso di un anno da parte di uno dei due Paesi o fino a un accordo di modifica concordato bilateralmente. Non risultano accordi successivi che abbiano cambiato l'impianto generale della cooperazione. 

 

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Categoria: internazionale/esteri

23:44

Trump, meglio Messi o Pelé? "Leo è più forte"

(Adnkronos) - "E' più forte Messi o Pelé?". Donald Trump si cimenta con il soccer alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti riceve Leo Messi e l'Inter Miami, la squadra campione della MLS. Davanti al fuoriclasse argentino, Trump ricorda di aver iniziato a seguire il calcio a New York quando nei Cosmos giocava Pelé. Il paragone è inevitabile... 

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Categoria: sport

23:23

Trump, Messi e la guerra contro l'Iran: lo show alla Casa Bianca

(Adnkronos) - Donald Trump parla della guerra contro l'Iran. Leo Messi e l'Inter Miami, la squadra campione della MLS, ascolta con attenzione l'aggiornamento del presidente degli Stati Uniti. L'evento organizzato per celebrare il trionfo della squadra della Florida diventa un evento per certi versi surreale. Trump snocciola dati sull'operazione militare, parla di missili e aerei, invita i pasdaran ad arrendersi. I calciatori ascoltano, qualcuno ha comprensibilmente un'espressione perplessa. Il presidente si sofferma su Cuba, prevede il crollo dell'isola caraibica, accenna alle elezioni del 2020 'rubate'. Quindi, dopo il lungo prologo, si passa a parlare di calcio: "Meglio Messi o Pelé? Meglio Messi, ma anche Pelé era forte...". 

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Categoria: altro

23:03

Iran, Trump avanti tutta: "Teheran vuole accordo ma è troppo tardi"

(Adnkronos) - "L'Iran ha chiamato per fare un accordo. E' un po' tardi...". Donald Trump riceve Leo Messi e l'Inter Miami alla Casa Bianca e mentre premia i campioni della MLS fa il punto sulla guerra che gli Stati Uniti e Israele stanno conducendo contro l'Iran. 

"Gli Stati Uniti continuano a demolire totalmente il nemico, siamo in anticipo rispetto al programma, a livelli mai visti. Stiamo distruggendo la capacità di lanciare missili e droni, abbiamo colpito circa il 60%. La loro Marina è andata, 24 navi in 3 giorni sono state distrutte. Non hanno aviazione, non hanno difesa aerea. Le loro comunicazioni sono compromesse", dice Trump in una scena a dir poco curiosa: il presidente americano snocciola gli aggiornamenti sull'operazione militare mentre Messi, a due passi, ascolta. Alle spalle di Trump, la squadra schierata assiste al comizio. 

"Gli iraniani sono duri, vogliono combattere. Stanno chiamando per chiedere 'come possiamo fare un accordo?'. E' un po' tardi, vogliamo combattere più di quanto lo vogliano loro", svela Trump, ribadendo che l'operazione Furia Epica si fermerà solo quando la Casa Bianca riterrà di aver centrato gli obiettivi. 

"Abbiamo avuto 47 anni di orrore" con questo regime. "Altri presidenti hanno convissuto con qualcosa che io non ho accettato. Esorto ancora la Guardia rivoluzionaria e la polizia a deporre le armi: accettate la totale immunità o preparatevi ad affrontare una morte certa. Per il popolo iraniano è il momento di farsi avanti e riprendersi il proprio paese dopo tanti anni, per l'Iran sta cominciando un grande futuro. I diplomatici iranianinel mondo devono chiedere asilo e aiutarci a creare il nuovo Iran, un paese con un grande futuro. Gli Stati Uniti si assicureranno che il paese, a prescindere da chi sarà alla guida, non sarà una minaccia per nessuno", dice Trump.  

Dopo l'apertura dedicata alla crisi internazionale, con passaggi sul prezzo del petrolio ("i prezzi caleranno") e su Cuba ("il segretario Marco Rubio sta facendo un lavoro eccellente"), con disinvoltura il presidente volta pagina e passa a parlare di 'soccer'. "Mio figlio oggi mi ha detto 'papà, sai chi c'è oggi alla Casa Bianca?'... Ho risposto 'No, ho un po' di cose da fare in questo periodo'... C'è Leo Messi", dice il presidente tra le risate generali. "Io ho visto giocare Pelé, sono un po' vecchio. Chi è meglio, Messi o Pelè? Messi, sono d'accordo... Ma anche Pelè era forte...". 

 

La partecipazione di Trump all'evento con l'Inter Miami chiude un giornata caratterizzata da una lunga serie di interviste concesse dal presidente a diversi media americani. Le risposte servono a chiarire ulteriormente la linea degli Stati Uniti in relazione all'Iran e in particolare al futuro di Teheran. Il presidente degli Stati Uniti, in particolare, boccia la nomina del figlio dell'ayatollah Ali Khamenei a nuova guida suprema del paese. "Per me è inaccettabile. Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran. Stanno sprecando il loro tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina", dice Trump. 

"Lavoreremo con il popolo e il regime per assicurarci che arrivi al potere qualcuno in grado di costruire un Iran migliore, ma senza armi nucleari", aggiunge sottolineando che gli Usa aiuteranno a "fare la scelta giusta" perché vogliono evitare di avere un leader dell'Iran "che porterà a dover rifare tutto questo tra 10 anni". Alla domanda su quanta influenza si aspetta di avere sulla futura leadership iraniana, Trump replica: "Avrò un grande impatto, altrimenti non ci sarà alcun accordo". 

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Categoria: internazionale/esteri

21:05

Harry Styles sulla morte di Liam Payne: "Perderlo è stato molto difficile"

(Adnkronos) - Per la prima volta Harry Styles parla del lutto che ha colpito gli ex One Direction, la morte di Liam Payne nell'ottobre 2024. "È sempre difficile perdere un amico, ma è ancora di più difficile perderne uno che ti assomiglia così tanto in così tanti modi", ha detto il cantante a Zane Lowe di Apple Music nel corso di un'intervista in occasione del suo quarto album in studio, 'Kiss All of the Time'. "È stato un momento davvero importante per me, perché mi ha permesso di guardare alla mia vita e chiedermi: 'Cosa voglio fare della mia vita? Come voglio vivere la mia vita?'. E penso che il modo migliore per onorare i propri amici che se ne vanno sia vivere al massimo", ha continuato. 

"Credo che ci sia stato un periodo, dopo la sua morte, - ha spiegato - in cui ho faticato molto a riconoscere quanto sia strano che altre persone si approprino in qualche modo di parte del tuo dolore. Provo emozioni molto forti per la morte del mio amico. E poi, all'improvviso, mi sono reso conto che forse c'è un desiderio da parte degli altri che tu esprima in qualche modo ciò che provi altrimenti significa che non lo stai provando". 

Payne è morto a soli 31 anni precipitando dal balcone di un hotel a Buenos Aires. Sul fatto sono ancora in corso le indagini. 

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Categoria: spettacoli

20:46

Referendum giustizia, il sondaggio: testa a testa sì al 50,5% e no al 49,5%

(Adnkronos) - Testa a testa tra sì e no a meno di 20 giorni dal referendum sulla riforma della giustizia. Il duello all'insegna dell'equilibrio, con meno di un punto di differenza, è descritto dal sondaggio dell'Istituto 'Only Numbers' (Alessandra Ghisleri) per Porta a Porta. "Il 38% degli italiani dichiara che il 22 e il 23 marzo andrà a votare per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, non andrà il 21%, indecisi il 41%", è la premessa, che evidenzia l'affluenza estremamente bassa e il ruolo chiave degli indecisi: sono tantissimi, a giudicare dal sondaggio, i potenziali elettori che non hanno scelto se votare o meno. 

Tra chi andrà alle urne, "il 47,9% voterebbe sì alla conferma della legge di riforma della giustizia. Erano il 47,2% nella scorsa rilevazione del 16 febbraio, mentre il 47% voterebbe no, quindi per l'abrogazione (erano il 43,1%). In percentuale il sì è dato al 50,5% mentre il no si attesta al 49,5% ( 0,3% le schede bianche, 4,8% ancora non sa se voterà si, no o bianca)". 

 

Alla domanda "la legge prevede l'introduzione di due diversi Consigli superiori della magistratura, composti rispettivamente da pubblici ministeri e da magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, lei è favorevole o contrario?" risponde "favorevole il 43,4% degli intervistati, contrario il 39,8%, non sa il 16,8%". 

Alla domanda, invece "i due Consigli superiori saranno composti per due terzi da magistrati sorteggiati all'interno della categoria e per un terzo da professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di attività professionale, sorteggiati all'interno di un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune" sono favorevoli il 41,2% degli intervistati, contrari il 41%, indecisi o non sanno il 17,8%".  

Infine, alla domanda "la legge prevede che i magistrati vengano giudicati da un'alta corte disciplinare, composta da 15 membri, tre nominati dal presidente della Repubblica, tre da professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di anzianità estratti a sorte in un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune e a nove magistrati estratti a sorte tra i pubblici ministeri e i magistrati giudicanti", è favorevole il 43,9% degli italiani, contrario il 38,4%, non sa il 17,7%. 

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Categoria: politica

19:17

Iran e le 'città dei missili', nuovo bersaglio di Usa e Israele: cosa sono e perché sono prese di mira

(Adnkronos) - Le 'città dei missili', la rete di basi sotterranee costruita dall'Iran per proteggere il proprio arsenale balistico, sono diventate uno dei principali obiettivi della campagna militare di Stati Uniti e Israele. A sei giorni dall'inizio della guerra, la strategia dei bunker degli ayatollah - evidenzia il Wall Street Journal - ha iniziato a rivelarsi un errore. 

Aerei da guerra e droni armati sorvolano da giorni decine di siti sotterranei, colpendo i lanciatori di missili quando emergono dai tunnel per attaccare, mentre bombardieri pesanti sganciano bombe sulle strutture, in alcuni casi seppellendo le armi iraniane sotto terra. 

Immagini satellitari hanno mostrato i resti di missili e lanciatori distrutti vicino agli ingressi dei complessi. 

Dall'inizio della guerra l'Iran ha lanciato oltre 500 missili contro Israele, basi Usa e altri obiettivi nella regione del Golfo. Molti sono stati intercettati dalle difese aeree. Ma mentre nei primi giorni del conflitto le salve sono state particolarmente intense, con il proseguire degli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro la Repubblica islamica il ritmo dei lanci è diminuito sensibilmente. 

Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), le operazioni militari hanno ridotto dell'86% i lanci. "Stiamo dando la caccia agli ultimi lanciatori di missili balistici rimasti all'Iran", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, sottolineando che la capacità di Teheran di colpire è in calo. 

Gli analisti, prosegue il Wsj, ritengono comunque che una parte consistente delle migliaia di missili iraniani a corto e medio raggio sia ancora immagazzinata nelle basi sotterranee, le cui posizioni sono però in gran parte note alle forze statunitensi e israeliane. Le basi missilistiche iraniane sono quasi tutte sotterranee, ma presentano ingressi, strade e strutture visibili nelle immagini satellitari. 

Questo rappresenta proprio il limite principale del sistema delle 'città dei missili'. "Quello che una volta era mobile e difficile da individuare non è più mobile ed è più facile da colpire", ha spiegato l'analista ha spiegato Sam Lair del James Martin Center for Nonproliferation Studies. 

Queste caratteristiche hanno permesso nel tempo al Pentagono e all'esercito israeliano di individuarne la posizione. Diversi siti sono stati colpiti negli ultimi giorni. Tra questi, basi nei pressi di Shiraz, Isfahan e Kermanshah, mentre nel nord del Paese risultano danneggiati ingressi di tunnel vicino alla città di Tabriz. Nel sud dell'Iran gli analisti segnalano attacchi contro installazioni vicino alle località di Khorgo, Haji Abad e Jam. In alcuni siti, sono stati costruiti rudimentali silos sotterranei per il lancio diretto dei missili. Una base nel sud del Paese vicino alla città di Khormuj sarebbe dotata di nove silos scavati nel fianco di una montagna e orientati verso il Golfo Persico. 

Nonostante i danni subiti, l'Iran continua comunque a effettuare attacchi con droni armati e lanci sporadici di missili. Secondo gli analisti, Teheran potrebbe inoltre conservare parte dei suoi vettori più potenti e a lungo raggio come ultima risorsa nel caso in cui il regime fosse seriamente minacciato. 

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Categoria: internazionale/esteri

19:17

BigMama rientrata in Italia, era bloccata da giorni a Dubai

(Adnkronos) - "Finalmente a casa". BigMama è rientrata in Italia da Dubai. La cantante è atterrata all'aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, e ha pubblicato una foto nello scalo lombardo. Come riferiscono fonti informate, BigMama è sbarcata con uno dei 7 voli arrivati oggi in Italia dagli Emirati Arabi Uniti. La cantante era rimasta bloccata a Dubai, dove aveva fatto scalo di rientro dalle Maldive, dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Teheran ha reagito con lancio di missili e droni colpendo anche gli Emirati. 

L’artista è una dei 1.770 italiani che hanno viaggiato oggi. Molti connazionali sono stati assistiti dal ministero degli Esteri che continua a lavorare con le linee aeree di Dubai e Abu Dhabi per permettere il decollo di altri voli. 

Nei giorni scorsi, sui social, la cantante aveva raccontato la situazione a Dubai. "Sentiamo i missili sulla testa", aveva detto in lacrime. Per poi lanciare una richiesta di aiuto: "Stiamo vivendo un incubo. Siamo tantissimi italiani in questa situazione quindi dovete cercare di muovere tutte le forze possibili". "Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa. - ha spiegato -. Io sono terrorizzata, siamo tante persone qui. Occhi su di noi, vogliamo tornare a casa. Non ho mai chiesto niente ma ho troppa paura". "Voglio solo tornare a casa", aveva concluso la cantante dopo aver spiegato che era "partita dall'aeroporto di Malè quando il nostro volo è stato dirottato nel deserto nei pressi di Dubai. Siamo stati portati in hotel e adesso ci dicono che dobbiamo restare qui facendo attenzione". 

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Categoria: internazionale/esteri

19:10

Sondaggio politico, Fratelli d'Italia stabile e Pd cresce. M5S cala

(Adnkronos) - Fratelli d'Italia stabile, il Pd cresce, il M5S cala. E il partito di Roberto Vannacci sale. E' la 'classifica' oggi nel sondaggio dell'Istituto Only Numbers (Alessandra Ghisleri) per 'Porta a Porta' con le intenzioni di voto in caso di elezioni secondo i dati del 5 marzo. 

Fratelli d'Italia è stabile rispetto alla rilevazione dello scorso 16 febbraio. Il partito guidato dalla premier Giorgia Meloni è sempre al 29,3% con un ampio vantaggio sul Pd. Il Partito Democratico guadagna lo 0,4% e sale al 23%. Il Movimento 5 stelle, invece, è al 10,5% in calo dello 0,6%. Ai piedi del podio Forza Italia al 9% è stabile, mentre la Lega è all'8,5% (+0,2%). Alleanza verdi e sinistra è al 6,5% (+0,2%), Azione è al 3,3% e cede mezzo punto (-0,5%). Quindi, Futuro Nazionale: il partito di Vannacci cresce dello 0,2% e si attesta al 2,8%. Italia viva al 2,6% (+0,1%) e Più Europa all'1,4% (-0,1%), mentre Noi moderati è allo 0,5% in calo dello 0,3%. 

In generale, il centrodestra è al 47,3% (-0,1%) mentre il centrosinistra è al 30,9% e guadagna mezzo punto. Infine campo largo (senza Azione) è al 44%, stabile. Gli astenuti-indecisi si attestano al 45,9% (+0,3% rispetto all'ultima rilevazione). 

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Categoria: politica

18:45

Zcs Azzurro a Key 2026, 10 anni di evoluzione e visione per transizione energetica

(Adnkronos) - Zcs Azzurro è presente a Key – The Energy Transition Expo 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il settore delle energie rinnovabili, in programma a Rimini dal 4 al 6 marzo. Il marchio di Zucchetti Centro Sistemi (Zcs) espone al Padiglione D3/Stand 300, per celebrare i primi 10 anni di attività nel settore fotovoltaico e l’evoluzione della propria visione industriale e tecnologica. A Key 2026, Zcs Azzurro presenta il proprio concetto di ecosistema energetico integrato che unisce fotovoltaico, accumulo, stazioni di ricarica e pompe di calore in un’unica architettura coordinata. Un approccio pensato per rispondere alle esigenze di impianti industriali, commerciali e residenziali, ottimizzando la gestione dell’energia in modo semplice ed efficace. Cuore del sistema è Zcs Azzurro Hub che, grazie all’intelligenza artificiale, governa i flussi energetici utilizzando l’energia prodotta nel momento e nel luogo in cui serve davvero. Il risultato è una maggiore autonomia, una riduzione dei costi e degli sprechi e un utilizzo più consapevole dell’energia, con benefici concreti anche in termini di sostenibilità ambientale. 

Il 2026 segna un passaggio chiave per Zcs Azzurro con l’avvio del progetto Made in Europe su alcuni modelli di inverter di grande potenza. Una scelta che valorizza qualità industriale e innovazione tecnologica, in linea con le più recenti normative europee.  

All’interno di questo progetto si inserisce un importante progetto di reshoring: nei primi mesi del 2026, Zcs Azzurro riporterà in Italia (Toscana) alcune linee di produzione e assemblaggio della gamma Zcs Azzurro. Un investimento strategico che consente di rafforzare competenze, processi industriali e standard qualitativi, contribuendo al rilancio della manifattura europea nel settore delle energie rinnovabili. Il decimo anniversario di attività di Zcs Azzurro rappresenta una tappa significativa in un percorso di crescita costante, costruito su un Heritage industriale di oltre 40 anni di Zucchetti Centro Sistemi. In questi anni, Zcs Azzurro ha consolidato il proprio posizionamento puntando su affidabilità, qualità dei prodotti e centralità del servizio post-vendita, oggi elementi sempre più determinanti nelle scelte di installatori e operatori del settore fotovoltaico. 

 

All’interno di questo percorso di crescita si inserisce il restyling del logo Zcs Azzurro. Una nuova identità visiva che nasce come naturale conseguenza dell’evoluzione del brand: dieci anni di esperienza nel fotovoltaico, un rafforzamento del posizionamento internazionale e una visione sempre più orientata al futuro dell’energia.  

Il nuovo logo interpreta in chiave contemporanea solidità, innovazione e visione europea, accompagnando Zcs Azzurro in una nuova fase di sviluppo e consolidamento nel panorama delle energie rinnovabili. 

Zcs Azzurro, brand della Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi Spa, consolida il proprio posizionamento nel mercato dei sistemi fotovoltaici intelligenti, contribuendo attivamente alla transizione energetica attraverso soluzioni integrate per i settori residenziale, commerciale e industriale. L’offerta comprende inverter di ultima generazione, sistemi di accumulo, soluzioni Bess per applicazioni C&I e industriali, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e piattaforme avanzate di monitoraggio. Un ecosistema energetico completo, progettato per ottimizzare l’autoconsumo, migliorare la gestione dei flussi energetici e supportare la stabilità della rete. Grazie all’intelligenza “Zcs inside”, gli impianti garantiscono controllo evoluto, efficienza operativa e riduzione dell’impatto ambientale, offrendo a imprese e privati una gestione dell’energia sempre più autonoma e consapevole.La crescita in numeri: 12 Partner Tecnologici; 30 Partner Commerciali ; 5.000 Installatori Certificati ; Oltre 1.000.000 di impianti installati ; Oltre 7 GW di potenza installata ; Oltre 2,5 GWh di capacità di storage installata. Zcs Azzurro conferma così il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni energetiche innovative, efficienti e sostenibili, al servizio di un futuro sempre più elettrico e intelligente. 

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Categoria: sostenibilita

18:12

Quando Vance scese in campo per Trump: "Non ha mai iniziato una guerra"

(Adnkronos) -  L’inusuale ed enigmatico silenzio del vicepresidente americano Jd Vance sull’attacco Usa all'Iran ordinato da Donald Trump scuote la destra americana. Nei primi giorni dell’operazione militare ordinata dalla Casa Bianca, il vicepresidente ha mantenuto un profilo pubblico insolitamente basso, alimentando malumori tra alleati e base Maga e mettendo in discussione non solo il ruolo politico dell’ex paladino del non interventismo all’interno dell’amministrazione Trump, ma anche le sue credenziali come possibile "erede naturale" del tycoon alla guida della Casa Bianca. Lo riferisce Politico, ricordando come Vance abbia costruito parte della propria ascesa politica sulla critica alle "guerre infinite" in Medio Oriente e sul sostegno a una politica estera più prudente. Oggi, però, il vicepresidente si trova associato a una svolta militare che molti sostenitori del movimento Maga - che lo consideravano un interprete rigoroso dell’ideologia America First - vedono come un dietrofront dalle posizioni da lui sempre sostenute. 

Nel gennaio 2023, quando era ancora senatore, Vance aveva annunciato il proprio sostegno alla candidatura presidenziale di Donald Trump per il 2024, lodandone il primo mandato per non aver "iniziato guerre" e definendo questo risultato la principale eredità politica del presidente. Una posizione ribadita anche nell’ottobre dello stesso anno, alla vigilia delle elezioni, quando sosteneva che l’interesse degli Stati Uniti fosse "non andare in guerra con l’Iran".  

L’attacco ordinato dalla Casa Bianca contro l'Iran rappresenta dunque una netta inversione di rotta per il vicepresidente, che dall’inizio dell’operazione ha mantenuto un profilo pubblico estremamente basso: non era presente a Mar-a-Lago con Trump durante l’avvio dei raid - seguendoli invece dalla Situation Room di Washington (a differenza del segretario di Stato Marco Rubio, altro favorito alla corsa 2028) - e si è limitato a brevi post social e a poche interviste, di cui l'ultima a Fox News, in cui ha ribadito per filo e per segno la linea presidenziale sulla "minaccia nucleare" iraniana e si è limitato a dire che "non avremo i problemi che abbiamo avuto con Iraq e Afghanistan".  

L’assenza di prese di posizione più incisive ha alimentato malumori anche tra i repubblicani. Durante un incontro in Florida del National Republican Congressional Committee, diversi esponenti del Gop avrebbero discusso proprio del silenzio di Vance e della sua mancata presenza accanto al presidente nella gestione pubblica dell’operazione. Secondo i sostenitori della linea cosiddetta "restrainer", favorevole a una politica estera meno interventista, quanto accaduto dimostrerebbe il fallimento della corrente anti-guerra nel frenare l’approccio più aggressivo dell’amministrazione, nonostante i tentativi di pressione mediatica portati avanti nei mesi precedenti da figure vicine al movimento Maga. 

Analisti e commentatori conservatori citati da Politico sottolineano tuttavia che i limiti istituzionali della vicepresidenza impongono spesso di difendere le decisioni del presidente anche a costo di accantonare posizioni personali. Resta però il prezzo politico per Vance, considerato tra i favoriti per la candidatura repubblicana alla Casa Bianca nel 2028: una parte della base non-interventista mette ora in dubbio la sua coerenza e teme che la svolta militare possa indebolire il progetto di costruire una larga coalizione conservatrice capace di attrarre l’elettorato stanco delle guerre all’estero. Nonostante le critiche, conclude Politico, molti alleati continuano a considerare il suo ruolo un investimento di lungo periodo, confidando che eventuali cambiamenti di rotta di Trump possano restituirgli spazio politico. 

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Categoria: internazionale/esteri

18:00

Angelina Mango torna a esibirsi, tra il pubblico di Roma c'è Maria De Filippi

(Adnkronos) - Un'ospite d'eccezione ieri sera tra il pubblico dell'Auditorium Conciliazione di Roma per la data del tour di Angelina Mango: Maria De Filippi. La conduttrice, che ha visto nascere e ha consacrato il talento della giovane cantautrice nel suo programma 'Amici', non è voluta mancare a una delle tappe più importanti del tour 'Nina canta nei teatri', applaudendo la sua ex allieva in uno show che segna il suo rientro dopo circa un anno di pausa dalle scene. 

Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, nasce sulla scia dell'album ‘caramé’, pubblicato a sorpresa lo scorso ottobre a un anno e mezzo di distanza dal precedente lavoro "poké melodrama". Lo spettacolo è un'immersione totale nel mondo dell'artista. Il palco, disegnato da lei stessa, è trasformato in una "casa", un monolocale-studio arredato con oggetti personali e simbolici. Spicca un letto a castello verde, ricordo d'infanzia condiviso con il fratello Filippo Mango (batterista della band), su cui Angelina canta 'Edmund e Lucy', brano a lui dedicato. Ogni elemento, dalla libreria allo specchio vintage, contribuisce a creare un'atmosfera di profonda intimità, come se il pubblico fosse seduto accanto a lei in studio. 

La musica è la protagonista assoluta, con arrangiamenti ripensati per una band che unisce strumenti classici a sonorità più ricercate, con contrabbasso, archi, fisarmonica e theremin. La scaletta alterna i brani di "caramé" a successi come ‘La noia’, con cui ha trionfato a Sanremo, e l'inno alla libertà ‘Che t'o dico a fa’. 

Dopo Roma, il tour 'Nina canta nei teatri' proseguirà a Catania (7 marzo), Palermo (9 marzo), Bari (12 marzo) e in altre città italiane, prima di concludersi con la doppia data di Milano il 27 e 28 marzo. 

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Categoria: spettacoli

17:54

'Life in motion': all'Arena di Verona la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina

(Adnkronos) - Il successo delle Olimpiadi italiane è ancora vivo. Il viaggio di Milano Cortina 2026, però, non è ancora finito. È pronto anzi ad aprire un nuovo capitolo con i Giochi Paralimpici, introdotti da uno spettacolo che punterà su valori universali e un forte messaggio culturale. Alfredo Accatino, direttore artistico di Filmmaster, ha curato insieme alla sua squadra la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi e ha raccontato all'Adnkronos le coordinate dell'evento: “Arriviamo da un successo per certi versi inaspettato, oltre le previsioni. Ci ha dato una grande carica. Dopo uno show così importante spesso l'adrenalina cala, invece noi siamo ripartiti subito. Ci scommetto, sarà uno spettacolo bellissimo”. L’appuntamento è per domani, venerdì 6 marzo, all’Arena di Verona. 

La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi è stata pensata (anche) in continuità con la chiusura dei Giochi Olimpici. A partire dalla location, la maestosa Arena di Verona: “Abbiamo ragionato - spiega Accatino - su due titoli. Da Beauty in Action, bellezza in movimento, a Life in Motion. Una sorta di saga divisa in due capitoli". Il concetto chiave è proprio il movimento, declinato in più significati. “È da intendere come cambiamento, ma anche come movimento in senso paralimpico, capace di cambiare le regole e la percezione delle cose. Sarà questo il filo conduttore della cerimonia, insieme a valori universali che parlano al mondo contemporaneo”. 

Tra i temi centrali ci sarà la pace, in un periodo storico segnato da numerosi conflitti. “E un argomento importante sarà l’amore, omaggio alla pace e alla vita”. Non mancherà poi il riferimento allo spazio, inteso come diritto all’inclusione. “Parleremo di spaces, cioè del diritto ad avere uno spazio giusto per noi. È un richiamo al mondo che ci circonda, che deve permetterci di esprimerci senza vincoli architettonici”. 

La serata vedrà la partecipazione di numerosi ospiti internazionali, ognuno scelto per un significato. "Tra questi Stewart Copeland, storico batterista e fondatore dei Police, che si esibirà in un dialogo musicale con un batterista con disabilità e con una giovane batterista veronese". Ci saranno anche i Meduza, Miky Bionic e Dardust, protagonista di un progetto musicale pensato appositamente per la cerimonia. 

Sul palco saliranno inoltre due giovani voci della scena musicale, le ultime due vincitrici di X Factor, Mimì Caruso e Rob, entrambe giovanissime. “Canteranno insieme – precisa Accatino –. Abbiamo voluto affiancarle ad artisti provenienti da altre parti del mondo, è una contaminazione che ci piace”. A Verona, insomma, andrà in scena una cerimonia da non perdere, trasmessa in prima serata su Rai 1. “È un messaggio molto importante e ci tengo a sottolinearlo, soprattutto dopo il grande successo delle Olimpiadi. Portare questo evento in prima serata, pochi giorni dopo Sanremo, è un atto di coraggio e dimostra la consapevolezza dell’importanza delle Paralimpiadi. Seguirla sarà importante, la crescita civile passa anche da questi momenti”. (di Michele Antonelli) 

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Categoria: milano-cortina-2026/eventi

17:42

Sal Da Vinci a Napoli, festa di piazza per vincitore Sanremo

(Adnkronos) - Oltre mille persone in Largo Torretta, zona in cui è cresciuto, a pochi metri dal lungomare Caracciolo, hanno festeggiato l'arrivo di Sal da Vinci per la celebrazione del suo successo al festival di Sanremo 2026.  

L'interprete di 'Sarà per sempre Sì' ha salutato la folla e si è esibito per un breve show. Presente la mamma del cantante, il fratello ed altri familiari. 

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Categoria: spettacoli

17:40

Iran, Trump: "Inaccettabile figlio Khamenei nuovo leader. Voglio essere coinvolto nella scelta"

(Adnkronos) - Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema dell'Iran? "Per me è inaccettabile". Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha risposto così in un'intervista ad Axios, escludendo il nome del figlio di Ali Khamenei dai possibili successori dell'ayatollah ucciso nella prima ondata di raid americani e israeliani su Teheran. "Il figlio di Khamenei per me è inaccettabile. Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran", ha detto Trump. 

Il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato di voler essere coinvolto personalmente nella scelta della nuova Guida Suprema dell'Iran, che prenderà il posto di Ali Khamenei. "Stanno sprecando il loro tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come nel caso di Delcy (Rodriguez, ndr) in Venezuela", ha scandito il tycoon, confermando che Mojtaba Khamenei è il nome più accreditato per il ruolo di Guida Suprema. 

"Lavoreremo con il popolo e il regime per assicurarci che arrivi al potere qualcuno in grado di costruire un Iran migliore, ma senza armi nucleari", ha aggiunto Trump rispondendo in un'altra intervista a Politico e sottolineando che gli Usa aiuteranno a "fare la scelta giusta" perché vogliono evitare di avere un leader dell'Iran "che porterà a dover rifare tutto questo tra 10 anni". Alla domanda su quanta influenza si aspetta di avere sulla futura leadership iraniana, Trump ha risposto: "Avrò un grande impatto, altrimenti non ci sarà alcun accordo. Ora stanno guardando al figlio. Il motivo per cui il padre non ha voluto affidare il potere al figlio è che lo considerava incompetente". 

La guerra, ha ribadito, ha preso una direzione ben precisa: l'Iran è spacciato "Non hanno una Marina. Non hanno un'Aeronautica. Non hanno sistemi di rilevamento aereo. È stato tutto spazzato via. I loro radar sono stati tutti distrutti. Il loro esercito è decimato. Tutto quello che hanno è il coraggio", ha detto Trump a Politico. 

Poi, in un'intervista telefonica a Channel 12, Trump ha ribadito la richiesta al presidente israeliano Isaac Herzog di concedere immediatamente la grazia al primo ministro Benjamin Netanyahu, in modo che quest'ultimo possa concentrarsi sulla guerra contro l'Iran. Il presidente Usa ha spiegato di non volere che Netanyahu si preoccupi di questioni diverse dalla guerra con Teheran. Trump ha definito quello di Herzog un comportamento inaccettabile, sostenendo di aver sollevato la questione con il presidente israeliano per un anno e che Herzog gli ha promesso cinque volte che avrebbe graziato Netanyahu. 

A stretto giro, la risposta di Herzog. "In un momento in cui siamo tutti mobilitati, il presidente non si sta occupando della questione della grazia", le parole in una dichiarazione dell'ufficio del presidente israeliano. "Come è stato chiarito più volte in passato, Israele è uno Stato sovrano, uno Stato di diritto e pertanto la richiesta del premier è al ministero della Giustizia per un parere legale, come da procedura, e quando si sarà concluso il processo il presidente esaminerà la richiesta nel rispetto della legge, per il bene dello Stato, secondo la sua coscienza e senza influenze o pressioni esterne di sorta". 

 

Secco no a interferenze americane da parte dell'Iran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi ha replicato a Trump, sostenendo con l'Nbc che la scelta su chi sarà la nuova Guida Suprema "è una questione che riguarda esclusivamente il popolo iraniano e nessuno può interferire". "Ci sono molte voci, ma nessuno alla fine sa esattamente chi potrebbe essere eletto" dall'Assemblea degli Esperti, ha aggiunto Araghchi, commentando le indiscrezioni sulla nomina del figlio di Khamenei, Mojtaba. 

Ha, poi, rilanciato le accuse contro Israele per un drone che ha colpito l'aeroporto dell'exclave azera di Nakhchivan, ferendo quattro persone. In un colloquio telefonico con il collega di Baku, Djeyhoun Bairamov, Araghchi - come già avevano fatto le Forze armate iraniane - ha negato che Teheran abbia attaccato l'Azerbaigian, "denunciando il ruolo del regime israeliano in questi attacchi, con l'obiettivo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica e danneggiare le buone relazioni dell'Iran con i suoi vicini". 

Nel sesto giorno di guerra, Araghchi in un post su X si è poi rivolto a Trump: "Il piano A per una vittoria militare rapida e netta è fallito, signor presidente. Il suo piano B rischia di essere un fallimento ancora più grande". "La verità è che la possibilità di raggiungere un accordo unico è andata persa quando la cricca dell''America Last' ha oscurato i 'progressi significativi' che erano stati fatti nei negoziati", ha aggiunto Araghchi, riferendosi ai tre round di negoziati sul nucleare tra Teheran e Washington che si sono tenuti in Oman e in Svizzera. "'Israele First' significa sempre 'America Last'", ha affermato. 

In un'intervista all'emittente americana Nbc, il ministro degli Esteri iraniano ha inoltre specificato: "Non abbiamo chiuso lo Stretto di Hormuz: sono le navi e le petroliere che non provano ad attraversarlo perché temono di essere colpite da entrambe le parti. Non abbiamo alcuna intenzione di chiudere lo Stretto di Hormuz in questo momento, ma se la guerra dovesse continuare prenderemo in considerazione ogni scenario possibile". 

E' tornato, poi, a farsi sentire per voce del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani. "La storia non è finita e il martirio dell'Imam Khamenei avrà per voi un prezzo altissimo", aveva detto ieri Larijani rivolto a Trump e agli americani. E oggi su X ha rincarato: "Alcuni funzionari americani hanno minacciato di inviare forze di terra in Iran. I coraggiosi giovani cresciuti alla scuola dell'Imam Khomeini e dell'Imam Khamenei sono pronti a umiliare questi malvagi invasori americani, infliggendo loro migliaia di vittime e facendo molti prigionieri". Larijani ha sottolineato che "la sacra terra dell'Iran non è un posto per i servitori dell'inferno". 

 

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Categoria: internazionale/esteri

17:33

Tram deragliato a Milano, la compagna di una delle due vittime: "Andava fortissimo, urlavano tutti"

(Adnkronos) - Il tram della linea 9 deragliato venerdì scorso a Milano "andava fortissimo" fin da quando Flores Calderon e il compagno Ferdinando Favia, morto nell’incidente insieme a Johnson Lucky Okon, sono saliti alla fermata di via Fabio Filzi, oltre un chilometro prima del luogo del disastro. Lo ha detto la donna, sentita oggi al Reparto Radiomobile della Polizia locale di Milano, dopo l'incidente di venerdì scorso che ha provocato due morti in viale Vittorio Veneto a Milano. "Sono molto dispiaciuta per quello che è successo. Non è possibile che nel 2026 succeda su un tram nuovo. È una cosa veramente grave, non è possibile", si dispera Calderon, rimasta ferita nello schianto. "Mi sento ancora male. Sono molto dispiaciuta per tutto quello che è successo. È una cosa incredibile", dice ai cronisti prima di entrare negli uffici della polizia locale, riferendo a più riprese che "appena siamo saliti" abbiamo notato "una forte velocità" (VIDEO).  

Il tram "andava fortissimo, è stato tremendo. Perché un treno deve correre così?". Dopo il deragliamento "abbiamo visto tutti andare di qua e di là. Un caos. Urlavano tutti, c’era anche un bambino", racconta tra le lacrime Calderon. "Meno male Rudy (il compagno, ndr.) mi ha sostenuto, poi ho perso conoscenza, forse perché ho preso un colpo e non mi ricordo" più nulla. "Per quanto ci riguarda - aggiunge il legale della donna, Stefano Benvenuto - valuteremo sia la situazione tecnica del mezzo, sia lo stato dei luoghi". Inoltre, venerdì 6 marzo, "si procederà con l'esame autoptico, per avere una visione globale dei fatti per poi poter dedurre le nostre conclusioni insieme alla Procura". 

 

La Procura di Milano ha sequestrato le scarpe al tranviere sessantenne. Si tratta di un accertamento per capire se il suo racconto trova conferma. L'uomo ha raccontato che quel venerdì pomeriggio, subito dopo essere entrato in servizio, è uscito dalla cabina per aiutare un disabile in carrozzina a salire a bordo. Nel corso dell’operazione, la sedia a rotelle gli sarebbe finita accidentalmente sull’alluce del piede sinistro, provocandogli un trauma. Gli accertamenti medici hanno dato conto della contusione: l'alluce è nero e l'unghia è staccata. Il sequestro delle calzature è per vedere se c'è traccia delle ruote della carrozzina. 

Sul fronte degli approfondimenti tecnici, invece, si attende la prossima settimana per capire in che modo procedere, tra attività irripetibili e semplici consulenze. Tra i primi elementi c'è la "scatola nera" che insieme a una consulenza cinematica potrà chiarire dinamica e velocità di marcia del tram di ultima generazione. 

Risposte potrebbero arrivare anche dalle telecamere interne del mezzo Atm, anche se - manca solo la conferma ufficiale - quella che punta sul tranviere non registrerebbe secondo quelle che sono le norme previste a tutela del lavoratore. E ulteriori tasselli potranno arrivare infine dal traffico dati del conducente - indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose - che, da quanto emerso, non era al telefono durante l'orario di lavoro e solo dopo il deragliamento avrebbe effettuato una chiamata per avvertire dell'incidente mortale. 

In attesa delle due autopsie fissate per domani mattina, gli accertamenti medici sul tranviere hanno confermato la sua contusione al piede, causa del malore che ha poi portato al mancato cambio e, quindi, al deragliamento. 

 

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Categoria: cronaca

17:27

Femminicidio Ilaria Sula, il racconto della madre di Samson: "C'era tanto sangue, ho pulito la stanza"

(Adnkronos) - A un anno dalla morte di Ilaria Sula, oggi in aula è stata ascoltata la madre dell'ex fidanzato Mark Antony Samson, reo confesso del femminicidio. La donna, sentita oggi come testimone assistito all'udienza nell'aula bunker di Rebibbia, ha patteggiato una pena a due anni per concorso in occultamento di cadavere aggravato dal nesso teleologico. "Mi dispiace tanto per i genitori di Ilaria ma avevo paura e ho pensato prima a mio figlio", ha detto. 

"Mark quella mattina ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che piangeva, era tutto rosso. Tremava, diceva 'mamma ho fame, non ho dormito'. Cercai di abbracciarlo e vidi il corpo di Ilaria steso in terra a faccia in giù, si vedevano i piedi. Ho chiesto a mio figlio 'che cosa hai fatto?'. Lui mi ha risposto dicendo 'Ilaria non c’è più, mi ha tradito' e che se non fosse morta lei sarebbe morto lui", ha raccontato la madre di Mark Antony Samson, reo confesso dell'omicidio della sua ex fidanzata, uccisa il 25 marzo dello scorso anno nell'appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, con tre coltellate al collo e abbandonata in una valigia in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina.  

La sera prima dell’omicidio "Mark mi scrisse un messaggio in cui mi diceva ‘non entrare nella stanza, è l’unica cosa che ti chiedo, devo concentrarmi", ha spiegato la donna in aula rispondendo alle domande della pm Maria Perna. "Dovevo prendere i panni stesi fuori dalla finestra della sua camera ma Mark mi disse che ci avrebbe pensato lui. La mattina dopo quando mi sono svegliata intorno alle 9 è venuto in cucina e mi ha abbracciato. Poi ha preparato il caffè con due tazzine, dicendo che c’era Ilaria con lui".  

Poco dopo, ha ricordato la madre di Samson, "li ho sentiti parlare ad alta voce dalla stanza, discutevano. Allora sono andata a bussare alla porta, ero preoccupata. Mark mi ha detto: 'mamma, stiamo solo parlando'. Poco dopo ho sentito Ilaria nella stanza che gridava e diceva ‘adesso che cosa vuoi fare’. Ho provato a entrare ma lui per due volte mi ha detto 'mamma, aspetta'".  

Una volta aperta la porta della stanza, ha proseguito, "ricordo di aver visto tanto sangue sul pavimento, attorno alla testa di Ilaria. Mark mi ha portato nella mia camera e mi ha chiesto 'mamma, abbiamo una valigia?'. Poi mi ha detto di andare a comprare buste e detersivo. Lui ha usato dei fazzoletti di carta per pulire il sangue e io gli ho dato dei vestiti vecchi. Gli dissi 'basta che hai levato il grosso'" ha aggiunto la madre dell’imputato, presente oggi in aula, che sarà sentito alla prossima udienza del 17 marzo. 

"Quando Mark è uscito di casa io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra, ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti dentro e ho buttato tutto. Poi ho svuotato il cestino di Mark, dentro c’erano dei preservativi", ha dichiarato la donna. "Mi dispiace tanto per i genitori di Ilaria ma avevo paura e ho pensato prima a mio figlio", ha aggiunto. 

 

"Perché quando lei ha sentito Ilaria urlare dalla stanza di Mark non è intervenuta? Perché quando il figlio ha aperto la porta e lei ha visto il corpo di Ilaria non ha chiamato la polizia? Magari era ancora viva e si sarebbe potuta salvare. Invece non l’ha fermato", così Flamur e Gezime Sula, genitori di Ilaria Sula, a margine dell’udienza del processo nell’aula bunker di Rebibbia a Roma per l’omicidio della giovane. "Venire qui in aula per noi è sempre una ferita aperta. È un anno che non vediamo Ilaria, le scuse non esistono per un fatto del genere", hanno aggiunto.  

 

A Samson, alla luce di tutti gli elementi emersi nel corso dell’indagine i pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, contestano l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, oltre a quelle dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima e l’occultamento di cadavere.  

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Categoria: cronaca

16:52

Iran, botta e risposta tra Tajani e D'Alema: cosa è successo

(Adnkronos) - Attacco del vicepremier e ministro degli Esteri Tajani a Massimo D'Alema durante la sua replica alla Camera dopo l'intervento sugli sviluppi della crisi in Iran e nel Golfo. "Io non mi devo vergognare di nulla", ma "forse è qualcun altro che si deve vergognare di quello che ha fatto in passato". Perché "chi non ha rispettato il Parlamento mandando gli aerei a bombardare i Balcani è stato il presidente del Consiglio Massimo D'Alema", ha detto Tajani in Aula. 

Immediata la replica dell'ex presidente del Consiglio. "Non vorrei infierire sul ministro Tajani, già impegnato a infierire su se stesso con dichiarazioni e apparizioni televisive che spero non danneggino la credibilità della Farnesina. Per quanto riguarda il Kosovo lo rimando al discorso con il quale il presidente Berlusconi espresse, il 26 marzo 1999, il suo sostegno all’azione del mio governo, rivendicando anzi che quel sostegno fosse decisivo perché altrimenti, a parer suo, il governo non avrebbe avuto una maggioranza in politica estera. Chissà se Berlusconi sarebbe lieto di ciò che afferma chi oggi porta i colori di Forza Italia", ha dichiarato D’Alema. 

Categoria: internazionale/esteri

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Iran, contro i droni di Teheran tutti vogliono gli intercettori ucraini

(Adnkronos) - L'Ucraina diventa protagonista anche nella guerra contro l'Iran. Per respingere gli attacchi dei droni di Teheran, il Pentagono punta sugli intercettori ucraini. Kiev da anni deve far fronte agli attacchi che la Russia sferra con le ondate di droni Shahed, gli stessi protagonisti nel conflitto iniziato il 28 febbraio in Medio Oriente. 

 

L'Ucraina si ritrova 'in cattedra' e il presidente Volodymyr Zelensky, che secondo Donald Trump da tempo "non ha carte in mano" nel complesso negoziato con la Russia, ora diventa un interlocutore di livello anche per Washington nelle vesti di fornitore, almeno di competenze se non di sistemi. Zelensky, dice ancora oggi Trump, "deve darsi da fare e concludere un accordo" con la Russia."Non avete le carte. Ora ne ha ancora meno", afferma, convinto che il presidente russo Vladimir Putin sia pronto a negoziare per la fine del conflitto: "Penso sia pronto a un accordo". Zelensky incassa l'ennesimo colpo e si prende una parziale rivincita a livello d'immagine: "Abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti una richiesta di supporto specifico per la protezione contro gli Shahed", scrive su X annunciando di aver "dato istruzioni di fornire i mezzi necessari e di assicurare la presenza di specialisti ucraini in grado di garantire la sicurezza richiesta. L'Ucraina aiuta i partner che contribuiscono a garantire la nostra sicurezza e a proteggere la vita del nostro popolo", rivendica Zelensky. 

Il Financial Times delinea un quadro in cui il Dipartimento della Difesa statunitense e almeno un governo del Golfo sono in trattative per acquistare intercettori di fabbricazione ucraina. Gli stati del Golfo hanno utilizzato costosi missili Patriot per difendersi dalle ondate di droni iraniani Shahed fin da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra. Ma le loro scorte stanno diminuendo e ora guardano a Kiev per una difesa più economica contro il fuoco dei droni. 

 

 L'Ucraina è stata pioniera nell'utilizzo di intercettori prodotti in serie, del costo di poche migliaia di dollari, per distruggere le versioni russe degli Shahed, lanciati a sciami contro le città del paese. Gli Shahed costano solo 30mila dollari, mentre i missili intercettori come i PAC-3 utilizzati nel sistema Patriot costano più di 13,5 milioni di dollari ciascuno. 

Un funzionario ucraino ha descritto i colloqui con il Pentagono come un argomento "delicato". "Tuttavia, è evidente che c'è un crescente interesse per i droni intercettori ucraini, che possono fermare gli Shahed ad un costo molto basso". Lo confermano le dichiarazioni di Zelensky, che ha detto di essere stato in contatto con lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar, e con Mohammed bin Zayed al-Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, in merito all'uso della tecnologia anti-drone ucraina. "L'esperienza dell'Ucraina nel contrastare i droni 'Shahed' è attualmente la più avanzata al mondo", ha affermato Zelensky.  

"Tuttavia, qualsiasi cooperazione di questo tipo volta a proteggere i nostri partner può procedere solo a patto di non ridurre le nostre capacità difensive". Secondo gli esperti citati dal quotidiano l'Iran potrebbe aver accumulato decine di migliaia di droni Shahed. Ne ha lanciati a centinaia da quando è stato attaccato da Israele e Stati Uniti, utilizzandoli principalmente contro gli stati del Golfo per seminare caos e terrore e per prosciugare le scorte di missili terra-aria e aria-aria avversari. 

Facili da nascondere e utilizzabili a partire da qualunque punto di partenza, gli Shahed sono meno vulnerabili alle tattiche statunitensi e israeliane che puntano alla distruzione dei lanciatori e delle riserve di missili a terra. Kiev ha iniziato a utilizzare armi più economiche, come autocannoni e artiglieria antiaerea, per abbattere i droni, inclusi gli Shahed, che Mosca ha utilizzato contro l'Ucraina da quando ha lanciato la sua invasione nel 2022. Dall'autunno, l'Ucraina utilizza anche intercettori ad alta velocità che possono raggiungere i 250 km/h, in grado di fermare uno Shahed, la cui velocità massima è di 185 km/h. Finora Kiev non è stata in grado di schierare un intercettore efficace per i nuovi droni a reazione Geran-3 di produzione russa, in grado di volare a oltre 550 km/h. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, Mosca ne ha lanciati 54mila contro l'Ucraina l'anno scorso. 

 

Kiev è preoccupata per le proprie forniture di munizioni anti-drone, ma conta sul fatto che se i paesi mediorientali utilizzeranno gli intercettori per droni al posto dei missili PAC-3 per le batterie Patriot, rimarranno più scorte globali di PAC-3 per l'Ucraina, che ne ha bisogno per difendersi dai missili balistici e da crociera. 

Tra gli intercettori per droni usati in Ucraina c'è il Merops, un drone ad ala fissa prodotto da aziende finanziate dall'ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt. Un altro quadricottero - drone multirotore dotato di quattro eliche - a forma di proiettile, noto come Sting, prodotto dall'azienda ucraina Wild Hornets, è stato usato al largo di Odessa su droni navali Magura prodotti dalla startup Uforce. Anche la General Cherry, un'altra azienda ucraina, produce un drone intercettore veloce. 

 Le tattiche iraniane nel Golfo imitano quelle russe contro la città costiera di Odessa, dove i droni Shahed sfiorano l'oceano in avvicinamento per evitare i radar e confondere gli intercettori missilistici. I droni intercettori schierati al largo hanno migliori possibilità di intercettarli, spiega un esperto ucraino citato dal quotidiano. In Ucraina, "ci sono una dozzina di aziende che producono intercettori cinetici – piccoli quadricotteri a forma di proiettile o droni ad ala fissa – per poche migliaia di dollari l'uno", spiega una persona a conoscenza dei colloqui. 

  

 

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00:06

Iran, Trump 'punta' sui curdi: il dialogo e il piano per la spallata a Teheran

(Adnkronos) - "Siete con noi o con l'Iran?". E' la domanda perentoria che Donald Trump ha posto ad un leader dei curdi, candidati a svolgere un ruolo cruciale nella guerra avviata dall'attacco di Stati Uniti e Israele. I raid iniziati il 28 febbraio costituiscono il primo step dell'operazione. Per raggiungere tutti gli obiettivi, compreso eventualmente un reale 'regime change' a Teheran, l'azione dal cielo deve essere seguita dall'invasione di terra. 

E per il presidente degli Stati Uniti, che al momento non prevede l'invio di truppe americane, i curdi diventano un'opzione in cima alla lista. Pubblicamente, in una delle tante interviste delle ultime ore, Trump si dice "completamente favorevole" all'eventuale offensiva delle forze curde. "Penso che sia meraviglioso che vogliano farlo", aggiunge lasciando intendere che l'iniziativa sarebbe una scelta delle milizie. In realtà, non è proprio così. 

 

L'Amministrazione ha iniziato a 'contattare' l'opposizione interna a Teheran nel tentativo di trovare possibili alleati per fomentare una rivolta contro il regime, scrive il Washington Post che riferisce di contatti tra Trump e leader della minoranza curda in Iran e Iraq con l'offerta di "grande copertura aerea americana". Sul tavolo, anche la garanzia di ulteriore supporto per i curdi iraniani che si oppongono al regime in modo che possano prendere il controllo di aree dell'Iran occidentale. 

Secondo un esponente dell'Unione patriottica del Kurdistan citata dal Post, "la richiesta americana ai curdi iracheni è di aprire la strada e non ostacolare" i curdi iraniani che si mobilitano in Iraq, "fornendo supporto logistico". Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad assicurare supporto aereo se i combattenti curdi superassero il confine dall'Iraq settentrionale. 

Il quadro è ancora estremamente fluido. Il New York Times cita funzionari iracheni ed esponenti di gruppi di curdi iraniani e riferisce di forze curde iraniane, filo-americane, con base in Iraq, che preparano unità armate: le formazioni potrebbero entrare in Iran. Sullo sfondo rimane il ruolo della Cia, che avrebbe già fornito armi leggere alle forze curde iraniane nell'ambito di un programma per destabilizzare l'Iran. Quando tutto sia iniziato non è chiaro, ma - concordano i media americani - ben prima di sabato scorso quando Usa e Israele hanno annunciato l'avvio di operazioni contro l'Iran e con l'obiettivo - secondo le fonti del Nyt - di destabilizzare il governo di Teheran, 'distrarre' i leader o potenzialmente creare una crisi a livello di sicurezza.  

 

Uno snodo cruciale risale al primo marzo. Secondo la ricostruzione del Washington Post, domenica scorsa "Trump è stato chiaro nel colloquio" con il leader dell'Unione patriottica del Kurdistan, Bafel Talabani. "Ci ha detto che i curdi devono scegliere da che parte stare in questa battaglia, con l'America e Israele o con l'Iran", ha aggiunto. Un colloquio confermato da un esponente del Partito democratico del Kurdistan, il cui leader Masoud Barzani è stato allo stesso modo contattato da Trump. 

"Non si tratta di chi ha più milizie armate attive" pronte a entrare in Iran, "ma di chi ha più sostegno dall'interno". Trump, hanno detto anche al Nyt due leader dei curdi iraniani e due ufficiali iracheni, ha parlato nei giorni scorsi con Barzani e Talabani e gli ha chiesto di consentire ai combattenti curdi iraniani con base in Iraq di spostarsi in Iran. 

La Casa Bianca, ufficialmente, non conferma nulla e smonta le ipotesi relative al coinvolgimento dei curdi nel conflitto. Trump "ha parlato con i leader curdi riguardo la base che abbiamo nel nord dell'Iraq", ma "è falsa" ogni "notizia che suggerisca che il presidente abbia concordato qualsiasi piano di questo genere", le parole della portavoce Karoline Leavitt. Il punto, sintetizza per il Post Victoria Taylor, a capo del programma Medio Oriente dell'Atlantic Council, è che "i combattenti curdi iraniani sono un numero limitato e difficilmente avrebbero ampio sostegno in zone non curde" dell'Iran. "Sembra la ricetta per il caos etnico", dice. 

Il mosaico da comporre è a dir poco complesso. I curdi iracheni potrebbero interrogarsi sulla "forza del sostegno Usa" ed essere riluttanti ad assicurare supporto a un'offensiva che rischierebbe di innescare una rappresaglia iraniana. Inoltre, rileva il Washington Post, una decisione di armare i gruppi curdi iraniani potrebbe 'non piacere' alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Poi c'è la Siria. E i curdi iracheni sono in una posizione più che difficile. "Se dovesse fallire un'offensiva di terra (dei curdi iraniani), non sappiamo quale potrebbe essere la reazione" dell'Iran contro il Kurdistan iracheno, ha detto un esponente dell'Unione patriottica del Kurdistan. E, al contempo, "non possiamo semplicemente respingere una richiesta di Trump". 

 

Teheran sa che la minaccia periferica può diventare pericolosissima e ha messo in guardia i "gruppi separatisti" affinché non si uniscano all'allargamento del conflitto. L'Iran ha effettuato raid contro gruppi curdi con base in Iraq. Il governo centrale iracheno, legato a Teheran, ha ordinato ai funzionari del Kurdistan iracheno di non consentire ai militanti curdi iraniani di superare il confine, hanno confermato al Nyt due funzionari iracheni di alto grado. 

I segnali non mancano. Negli ultimi mesi si sono "intensificate" operazioni nelle zone nordoccidentali dell'Iran, dove le comunità curde sono più numerose. A gennaio ci sono state notizie di scontri tra i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, e gruppi di peshmerga entrati in Iran dalla Turchia e dall'Iraq. Una serie di recenti attacchi con droni contro unità dei Pasdaran e postazioni lungo il confine avrebbero i 'tratti distintivi' dell'intelligence israeliana. 

Gli attacchi con droni e altri raid aerei lungo il confine tra Iran e Iraq, secondo un ex ufficiale Usa, sembrano indicare l'inizio di un lavoro per aprire "punti di accesso" che eventualmente consentirebbero a combattenti curdi con armi leggere di entrare in Iran. "Se si ha potenza aerea a sufficienza, e ben coordinata, (i curdi) dovrebbero solo camminare tra le macerie e qualsiasi contrattacco del regime verrebbe sventato ben prima che sia necessario sparare", ha detto la fonte. L'obiettivo non sarebbe "marciare su Teheran", ma 'distrarre' i militari iraniani. E preparare la spallata. 

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00:03

Iran e basi Usa in Italia: regole, trattati e limiti d'utilizzo

(Adnkronos) - La presenza di basi militari statunitensi in Italia è disciplinata da una serie di accordi bilaterali, firmati a partire dagli anni Cinquanta nell'ambito della cooperazione Nato. Il tema è tornato di attualità dopo lo scoppio della crisi legata all'Iran, con il dibattito politico che ora è focalizzato proprio sull'eventuale utilizzo delle installazioni presenti sul nostro territorio. 

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato che le basi statunitensi sono concesse in base ad accordi risalenti al 1954, aggiornati nel tempo, che consentono attività logistiche e operazioni non legate ad azioni di bombardamento o combattimento diretto, precisando che a oggi non esistono richieste per un diverso utilizzo. Qualora arrivassero, ha aggiunto, la decisione spetterebbe al governo, ma "in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento". Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato che la presenza delle basi statunitensi in Italia è disciplinata da norme internazionali consolidate da oltre 70 anni, frutto dell'adesione italiana all'Alleanza atlantica. 

 

Tra le intese principali figurano l'Accordo bilaterale Italia-Usa, firmato a Washington il 27 gennaio 1950 sull'assistenza difensiva reciproca e l'Accordo sulla sicurezza reciproca, firmato a Roma il 7 gennaio 1952. Nel 1954, inoltre, sono stati sottoscritti due documenti fondamentali che costituiscono ancora oggi la base della cooperazione militare: l'Air Technical Agreement stabilisce i limiti delle attività operative, addestrative e logistiche dei velivoli statunitensi sul territorio italiano, mentre il Bilateral Infrastructure Agreement (Bia) del 20 ottobre 1954, noto anche come 'accordo ombrello', disciplina l'uso delle infrastrutture militari concesse alle forze statunitensi e la gestione delle installazioni. 

Poiché tali documenti sono coperti da un elevato livello di classificazione, non possono essere declassificati unilateralmente. Per rendere più uniforme l'applicazione delle norme tecniche è stato poi firmato nel 1995 il memorandum of understanding tra il ministero della Difesa italiano ed il Dipartimento alla Difesa Usa noto come 'Shell Agreement'. 

Il memorandum introduce la possibilità di negoziare un 'technical arrangement' specifico per ogni base utilizzata dalle forze statunitensi sul territorio italiano, definendo procedure operative, aspetti logistici e modalità di gestione delle infrastrutture. Il documento istituisce anche una commissione militare congiunta incaricata di risolvere eventuali controversie interpretative o questioni legate all'applicazione degli accordi. 

Il sistema di cooperazione prevede una forma di gestione condivisa delle basi: i comandanti sono militari italiani, ma il controllo delle attività operative, del personale e degli equipaggiamenti delle forze statunitensi resta prevalentemente sotto la responsabilità del comando americano. Il memorandum disciplina inoltre le procedure per l'eventuale restituzione delle infrastrutture allo Stato italiano. 

Il memorandum del 1995 è entrato in vigore con la firma delle parti e rimane valido fino a eventuale revoca con preavviso di un anno da parte di uno dei due Paesi o fino a un accordo di modifica concordato bilateralmente. Non risultano accordi successivi che abbiano cambiato l'impianto generale della cooperazione. 

 

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Categoria: internazionale/esteri

23:44

Trump, meglio Messi o Pelé? "Leo è più forte"

(Adnkronos) - "E' più forte Messi o Pelé?". Donald Trump si cimenta con il soccer alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti riceve Leo Messi e l'Inter Miami, la squadra campione della MLS. Davanti al fuoriclasse argentino, Trump ricorda di aver iniziato a seguire il calcio a New York quando nei Cosmos giocava Pelé. Il paragone è inevitabile... 

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Categoria: sport

23:23

Trump, Messi e la guerra contro l'Iran: lo show alla Casa Bianca

(Adnkronos) - Donald Trump parla della guerra contro l'Iran. Leo Messi e l'Inter Miami, la squadra campione della MLS, ascolta con attenzione l'aggiornamento del presidente degli Stati Uniti. L'evento organizzato per celebrare il trionfo della squadra della Florida diventa un evento per certi versi surreale. Trump snocciola dati sull'operazione militare, parla di missili e aerei, invita i pasdaran ad arrendersi. I calciatori ascoltano, qualcuno ha comprensibilmente un'espressione perplessa. Il presidente si sofferma su Cuba, prevede il crollo dell'isola caraibica, accenna alle elezioni del 2020 'rubate'. Quindi, dopo il lungo prologo, si passa a parlare di calcio: "Meglio Messi o Pelé? Meglio Messi, ma anche Pelé era forte...". 

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Categoria: altro

23:03

Iran, Trump avanti tutta: "Teheran vuole accordo ma è troppo tardi"

(Adnkronos) - "L'Iran ha chiamato per fare un accordo. E' un po' tardi...". Donald Trump riceve Leo Messi e l'Inter Miami alla Casa Bianca e mentre premia i campioni della MLS fa il punto sulla guerra che gli Stati Uniti e Israele stanno conducendo contro l'Iran. 

"Gli Stati Uniti continuano a demolire totalmente il nemico, siamo in anticipo rispetto al programma, a livelli mai visti. Stiamo distruggendo la capacità di lanciare missili e droni, abbiamo colpito circa il 60%. La loro Marina è andata, 24 navi in 3 giorni sono state distrutte. Non hanno aviazione, non hanno difesa aerea. Le loro comunicazioni sono compromesse", dice Trump in una scena a dir poco curiosa: il presidente americano snocciola gli aggiornamenti sull'operazione militare mentre Messi, a due passi, ascolta. Alle spalle di Trump, la squadra schierata assiste al comizio. 

"Gli iraniani sono duri, vogliono combattere. Stanno chiamando per chiedere 'come possiamo fare un accordo?'. E' un po' tardi, vogliamo combattere più di quanto lo vogliano loro", svela Trump, ribadendo che l'operazione Furia Epica si fermerà solo quando la Casa Bianca riterrà di aver centrato gli obiettivi. 

"Abbiamo avuto 47 anni di orrore" con questo regime. "Altri presidenti hanno convissuto con qualcosa che io non ho accettato. Esorto ancora la Guardia rivoluzionaria e la polizia a deporre le armi: accettate la totale immunità o preparatevi ad affrontare una morte certa. Per il popolo iraniano è il momento di farsi avanti e riprendersi il proprio paese dopo tanti anni, per l'Iran sta cominciando un grande futuro. I diplomatici iranianinel mondo devono chiedere asilo e aiutarci a creare il nuovo Iran, un paese con un grande futuro. Gli Stati Uniti si assicureranno che il paese, a prescindere da chi sarà alla guida, non sarà una minaccia per nessuno", dice Trump.  

Dopo l'apertura dedicata alla crisi internazionale, con passaggi sul prezzo del petrolio ("i prezzi caleranno") e su Cuba ("il segretario Marco Rubio sta facendo un lavoro eccellente"), con disinvoltura il presidente volta pagina e passa a parlare di 'soccer'. "Mio figlio oggi mi ha detto 'papà, sai chi c'è oggi alla Casa Bianca?'... Ho risposto 'No, ho un po' di cose da fare in questo periodo'... C'è Leo Messi", dice il presidente tra le risate generali. "Io ho visto giocare Pelé, sono un po' vecchio. Chi è meglio, Messi o Pelè? Messi, sono d'accordo... Ma anche Pelè era forte...". 

 

La partecipazione di Trump all'evento con l'Inter Miami chiude un giornata caratterizzata da una lunga serie di interviste concesse dal presidente a diversi media americani. Le risposte servono a chiarire ulteriormente la linea degli Stati Uniti in relazione all'Iran e in particolare al futuro di Teheran. Il presidente degli Stati Uniti, in particolare, boccia la nomina del figlio dell'ayatollah Ali Khamenei a nuova guida suprema del paese. "Per me è inaccettabile. Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran. Stanno sprecando il loro tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina", dice Trump. 

"Lavoreremo con il popolo e il regime per assicurarci che arrivi al potere qualcuno in grado di costruire un Iran migliore, ma senza armi nucleari", aggiunge sottolineando che gli Usa aiuteranno a "fare la scelta giusta" perché vogliono evitare di avere un leader dell'Iran "che porterà a dover rifare tutto questo tra 10 anni". Alla domanda su quanta influenza si aspetta di avere sulla futura leadership iraniana, Trump replica: "Avrò un grande impatto, altrimenti non ci sarà alcun accordo". 

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Categoria: internazionale/esteri

21:05

Harry Styles sulla morte di Liam Payne: "Perderlo è stato molto difficile"

(Adnkronos) - Per la prima volta Harry Styles parla del lutto che ha colpito gli ex One Direction, la morte di Liam Payne nell'ottobre 2024. "È sempre difficile perdere un amico, ma è ancora di più difficile perderne uno che ti assomiglia così tanto in così tanti modi", ha detto il cantante a Zane Lowe di Apple Music nel corso di un'intervista in occasione del suo quarto album in studio, 'Kiss All of the Time'. "È stato un momento davvero importante per me, perché mi ha permesso di guardare alla mia vita e chiedermi: 'Cosa voglio fare della mia vita? Come voglio vivere la mia vita?'. E penso che il modo migliore per onorare i propri amici che se ne vanno sia vivere al massimo", ha continuato. 

"Credo che ci sia stato un periodo, dopo la sua morte, - ha spiegato - in cui ho faticato molto a riconoscere quanto sia strano che altre persone si approprino in qualche modo di parte del tuo dolore. Provo emozioni molto forti per la morte del mio amico. E poi, all'improvviso, mi sono reso conto che forse c'è un desiderio da parte degli altri che tu esprima in qualche modo ciò che provi altrimenti significa che non lo stai provando". 

Payne è morto a soli 31 anni precipitando dal balcone di un hotel a Buenos Aires. Sul fatto sono ancora in corso le indagini. 

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Categoria: spettacoli

20:46

Referendum giustizia, il sondaggio: testa a testa sì al 50,5% e no al 49,5%

(Adnkronos) - Testa a testa tra sì e no a meno di 20 giorni dal referendum sulla riforma della giustizia. Il duello all'insegna dell'equilibrio, con meno di un punto di differenza, è descritto dal sondaggio dell'Istituto 'Only Numbers' (Alessandra Ghisleri) per Porta a Porta. "Il 38% degli italiani dichiara che il 22 e il 23 marzo andrà a votare per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, non andrà il 21%, indecisi il 41%", è la premessa, che evidenzia l'affluenza estremamente bassa e il ruolo chiave degli indecisi: sono tantissimi, a giudicare dal sondaggio, i potenziali elettori che non hanno scelto se votare o meno. 

Tra chi andrà alle urne, "il 47,9% voterebbe sì alla conferma della legge di riforma della giustizia. Erano il 47,2% nella scorsa rilevazione del 16 febbraio, mentre il 47% voterebbe no, quindi per l'abrogazione (erano il 43,1%). In percentuale il sì è dato al 50,5% mentre il no si attesta al 49,5% ( 0,3% le schede bianche, 4,8% ancora non sa se voterà si, no o bianca)". 

 

Alla domanda "la legge prevede l'introduzione di due diversi Consigli superiori della magistratura, composti rispettivamente da pubblici ministeri e da magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, lei è favorevole o contrario?" risponde "favorevole il 43,4% degli intervistati, contrario il 39,8%, non sa il 16,8%". 

Alla domanda, invece "i due Consigli superiori saranno composti per due terzi da magistrati sorteggiati all'interno della categoria e per un terzo da professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di attività professionale, sorteggiati all'interno di un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune" sono favorevoli il 41,2% degli intervistati, contrari il 41%, indecisi o non sanno il 17,8%".  

Infine, alla domanda "la legge prevede che i magistrati vengano giudicati da un'alta corte disciplinare, composta da 15 membri, tre nominati dal presidente della Repubblica, tre da professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di anzianità estratti a sorte in un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune e a nove magistrati estratti a sorte tra i pubblici ministeri e i magistrati giudicanti", è favorevole il 43,9% degli italiani, contrario il 38,4%, non sa il 17,7%. 

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Categoria: politica

19:17

Iran e le 'città dei missili', nuovo bersaglio di Usa e Israele: cosa sono e perché sono prese di mira

(Adnkronos) - Le 'città dei missili', la rete di basi sotterranee costruita dall'Iran per proteggere il proprio arsenale balistico, sono diventate uno dei principali obiettivi della campagna militare di Stati Uniti e Israele. A sei giorni dall'inizio della guerra, la strategia dei bunker degli ayatollah - evidenzia il Wall Street Journal - ha iniziato a rivelarsi un errore. 

Aerei da guerra e droni armati sorvolano da giorni decine di siti sotterranei, colpendo i lanciatori di missili quando emergono dai tunnel per attaccare, mentre bombardieri pesanti sganciano bombe sulle strutture, in alcuni casi seppellendo le armi iraniane sotto terra. 

Immagini satellitari hanno mostrato i resti di missili e lanciatori distrutti vicino agli ingressi dei complessi. 

Dall'inizio della guerra l'Iran ha lanciato oltre 500 missili contro Israele, basi Usa e altri obiettivi nella regione del Golfo. Molti sono stati intercettati dalle difese aeree. Ma mentre nei primi giorni del conflitto le salve sono state particolarmente intense, con il proseguire degli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro la Repubblica islamica il ritmo dei lanci è diminuito sensibilmente. 

Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), le operazioni militari hanno ridotto dell'86% i lanci. "Stiamo dando la caccia agli ultimi lanciatori di missili balistici rimasti all'Iran", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, sottolineando che la capacità di Teheran di colpire è in calo. 

Gli analisti, prosegue il Wsj, ritengono comunque che una parte consistente delle migliaia di missili iraniani a corto e medio raggio sia ancora immagazzinata nelle basi sotterranee, le cui posizioni sono però in gran parte note alle forze statunitensi e israeliane. Le basi missilistiche iraniane sono quasi tutte sotterranee, ma presentano ingressi, strade e strutture visibili nelle immagini satellitari. 

Questo rappresenta proprio il limite principale del sistema delle 'città dei missili'. "Quello che una volta era mobile e difficile da individuare non è più mobile ed è più facile da colpire", ha spiegato l'analista ha spiegato Sam Lair del James Martin Center for Nonproliferation Studies. 

Queste caratteristiche hanno permesso nel tempo al Pentagono e all'esercito israeliano di individuarne la posizione. Diversi siti sono stati colpiti negli ultimi giorni. Tra questi, basi nei pressi di Shiraz, Isfahan e Kermanshah, mentre nel nord del Paese risultano danneggiati ingressi di tunnel vicino alla città di Tabriz. Nel sud dell'Iran gli analisti segnalano attacchi contro installazioni vicino alle località di Khorgo, Haji Abad e Jam. In alcuni siti, sono stati costruiti rudimentali silos sotterranei per il lancio diretto dei missili. Una base nel sud del Paese vicino alla città di Khormuj sarebbe dotata di nove silos scavati nel fianco di una montagna e orientati verso il Golfo Persico. 

Nonostante i danni subiti, l'Iran continua comunque a effettuare attacchi con droni armati e lanci sporadici di missili. Secondo gli analisti, Teheran potrebbe inoltre conservare parte dei suoi vettori più potenti e a lungo raggio come ultima risorsa nel caso in cui il regime fosse seriamente minacciato. 

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Categoria: internazionale/esteri

19:17

BigMama rientrata in Italia, era bloccata da giorni a Dubai

(Adnkronos) - "Finalmente a casa". BigMama è rientrata in Italia da Dubai. La cantante è atterrata all'aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, e ha pubblicato una foto nello scalo lombardo. Come riferiscono fonti informate, BigMama è sbarcata con uno dei 7 voli arrivati oggi in Italia dagli Emirati Arabi Uniti. La cantante era rimasta bloccata a Dubai, dove aveva fatto scalo di rientro dalle Maldive, dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Teheran ha reagito con lancio di missili e droni colpendo anche gli Emirati. 

L’artista è una dei 1.770 italiani che hanno viaggiato oggi. Molti connazionali sono stati assistiti dal ministero degli Esteri che continua a lavorare con le linee aeree di Dubai e Abu Dhabi per permettere il decollo di altri voli. 

Nei giorni scorsi, sui social, la cantante aveva raccontato la situazione a Dubai. "Sentiamo i missili sulla testa", aveva detto in lacrime. Per poi lanciare una richiesta di aiuto: "Stiamo vivendo un incubo. Siamo tantissimi italiani in questa situazione quindi dovete cercare di muovere tutte le forze possibili". "Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa. - ha spiegato -. Io sono terrorizzata, siamo tante persone qui. Occhi su di noi, vogliamo tornare a casa. Non ho mai chiesto niente ma ho troppa paura". "Voglio solo tornare a casa", aveva concluso la cantante dopo aver spiegato che era "partita dall'aeroporto di Malè quando il nostro volo è stato dirottato nel deserto nei pressi di Dubai. Siamo stati portati in hotel e adesso ci dicono che dobbiamo restare qui facendo attenzione". 

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Categoria: internazionale/esteri

19:10

Sondaggio politico, Fratelli d'Italia stabile e Pd cresce. M5S cala

(Adnkronos) - Fratelli d'Italia stabile, il Pd cresce, il M5S cala. E il partito di Roberto Vannacci sale. E' la 'classifica' oggi nel sondaggio dell'Istituto Only Numbers (Alessandra Ghisleri) per 'Porta a Porta' con le intenzioni di voto in caso di elezioni secondo i dati del 5 marzo. 

Fratelli d'Italia è stabile rispetto alla rilevazione dello scorso 16 febbraio. Il partito guidato dalla premier Giorgia Meloni è sempre al 29,3% con un ampio vantaggio sul Pd. Il Partito Democratico guadagna lo 0,4% e sale al 23%. Il Movimento 5 stelle, invece, è al 10,5% in calo dello 0,6%. Ai piedi del podio Forza Italia al 9% è stabile, mentre la Lega è all'8,5% (+0,2%). Alleanza verdi e sinistra è al 6,5% (+0,2%), Azione è al 3,3% e cede mezzo punto (-0,5%). Quindi, Futuro Nazionale: il partito di Vannacci cresce dello 0,2% e si attesta al 2,8%. Italia viva al 2,6% (+0,1%) e Più Europa all'1,4% (-0,1%), mentre Noi moderati è allo 0,5% in calo dello 0,3%. 

In generale, il centrodestra è al 47,3% (-0,1%) mentre il centrosinistra è al 30,9% e guadagna mezzo punto. Infine campo largo (senza Azione) è al 44%, stabile. Gli astenuti-indecisi si attestano al 45,9% (+0,3% rispetto all'ultima rilevazione). 

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Categoria: politica

18:45

Zcs Azzurro a Key 2026, 10 anni di evoluzione e visione per transizione energetica

(Adnkronos) - Zcs Azzurro è presente a Key – The Energy Transition Expo 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il settore delle energie rinnovabili, in programma a Rimini dal 4 al 6 marzo. Il marchio di Zucchetti Centro Sistemi (Zcs) espone al Padiglione D3/Stand 300, per celebrare i primi 10 anni di attività nel settore fotovoltaico e l’evoluzione della propria visione industriale e tecnologica. A Key 2026, Zcs Azzurro presenta il proprio concetto di ecosistema energetico integrato che unisce fotovoltaico, accumulo, stazioni di ricarica e pompe di calore in un’unica architettura coordinata. Un approccio pensato per rispondere alle esigenze di impianti industriali, commerciali e residenziali, ottimizzando la gestione dell’energia in modo semplice ed efficace. Cuore del sistema è Zcs Azzurro Hub che, grazie all’intelligenza artificiale, governa i flussi energetici utilizzando l’energia prodotta nel momento e nel luogo in cui serve davvero. Il risultato è una maggiore autonomia, una riduzione dei costi e degli sprechi e un utilizzo più consapevole dell’energia, con benefici concreti anche in termini di sostenibilità ambientale. 

Il 2026 segna un passaggio chiave per Zcs Azzurro con l’avvio del progetto Made in Europe su alcuni modelli di inverter di grande potenza. Una scelta che valorizza qualità industriale e innovazione tecnologica, in linea con le più recenti normative europee.  

All’interno di questo progetto si inserisce un importante progetto di reshoring: nei primi mesi del 2026, Zcs Azzurro riporterà in Italia (Toscana) alcune linee di produzione e assemblaggio della gamma Zcs Azzurro. Un investimento strategico che consente di rafforzare competenze, processi industriali e standard qualitativi, contribuendo al rilancio della manifattura europea nel settore delle energie rinnovabili. Il decimo anniversario di attività di Zcs Azzurro rappresenta una tappa significativa in un percorso di crescita costante, costruito su un Heritage industriale di oltre 40 anni di Zucchetti Centro Sistemi. In questi anni, Zcs Azzurro ha consolidato il proprio posizionamento puntando su affidabilità, qualità dei prodotti e centralità del servizio post-vendita, oggi elementi sempre più determinanti nelle scelte di installatori e operatori del settore fotovoltaico. 

 

All’interno di questo percorso di crescita si inserisce il restyling del logo Zcs Azzurro. Una nuova identità visiva che nasce come naturale conseguenza dell’evoluzione del brand: dieci anni di esperienza nel fotovoltaico, un rafforzamento del posizionamento internazionale e una visione sempre più orientata al futuro dell’energia.  

Il nuovo logo interpreta in chiave contemporanea solidità, innovazione e visione europea, accompagnando Zcs Azzurro in una nuova fase di sviluppo e consolidamento nel panorama delle energie rinnovabili. 

Zcs Azzurro, brand della Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi Spa, consolida il proprio posizionamento nel mercato dei sistemi fotovoltaici intelligenti, contribuendo attivamente alla transizione energetica attraverso soluzioni integrate per i settori residenziale, commerciale e industriale. L’offerta comprende inverter di ultima generazione, sistemi di accumulo, soluzioni Bess per applicazioni C&I e industriali, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e piattaforme avanzate di monitoraggio. Un ecosistema energetico completo, progettato per ottimizzare l’autoconsumo, migliorare la gestione dei flussi energetici e supportare la stabilità della rete. Grazie all’intelligenza “Zcs inside”, gli impianti garantiscono controllo evoluto, efficienza operativa e riduzione dell’impatto ambientale, offrendo a imprese e privati una gestione dell’energia sempre più autonoma e consapevole.La crescita in numeri: 12 Partner Tecnologici; 30 Partner Commerciali ; 5.000 Installatori Certificati ; Oltre 1.000.000 di impianti installati ; Oltre 7 GW di potenza installata ; Oltre 2,5 GWh di capacità di storage installata. Zcs Azzurro conferma così il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni energetiche innovative, efficienti e sostenibili, al servizio di un futuro sempre più elettrico e intelligente. 

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Categoria: sostenibilita

18:12

Quando Vance scese in campo per Trump: "Non ha mai iniziato una guerra"

(Adnkronos) -  L’inusuale ed enigmatico silenzio del vicepresidente americano Jd Vance sull’attacco Usa all'Iran ordinato da Donald Trump scuote la destra americana. Nei primi giorni dell’operazione militare ordinata dalla Casa Bianca, il vicepresidente ha mantenuto un profilo pubblico insolitamente basso, alimentando malumori tra alleati e base Maga e mettendo in discussione non solo il ruolo politico dell’ex paladino del non interventismo all’interno dell’amministrazione Trump, ma anche le sue credenziali come possibile "erede naturale" del tycoon alla guida della Casa Bianca. Lo riferisce Politico, ricordando come Vance abbia costruito parte della propria ascesa politica sulla critica alle "guerre infinite" in Medio Oriente e sul sostegno a una politica estera più prudente. Oggi, però, il vicepresidente si trova associato a una svolta militare che molti sostenitori del movimento Maga - che lo consideravano un interprete rigoroso dell’ideologia America First - vedono come un dietrofront dalle posizioni da lui sempre sostenute. 

Nel gennaio 2023, quando era ancora senatore, Vance aveva annunciato il proprio sostegno alla candidatura presidenziale di Donald Trump per il 2024, lodandone il primo mandato per non aver "iniziato guerre" e definendo questo risultato la principale eredità politica del presidente. Una posizione ribadita anche nell’ottobre dello stesso anno, alla vigilia delle elezioni, quando sosteneva che l’interesse degli Stati Uniti fosse "non andare in guerra con l’Iran".  

L’attacco ordinato dalla Casa Bianca contro l'Iran rappresenta dunque una netta inversione di rotta per il vicepresidente, che dall’inizio dell’operazione ha mantenuto un profilo pubblico estremamente basso: non era presente a Mar-a-Lago con Trump durante l’avvio dei raid - seguendoli invece dalla Situation Room di Washington (a differenza del segretario di Stato Marco Rubio, altro favorito alla corsa 2028) - e si è limitato a brevi post social e a poche interviste, di cui l'ultima a Fox News, in cui ha ribadito per filo e per segno la linea presidenziale sulla "minaccia nucleare" iraniana e si è limitato a dire che "non avremo i problemi che abbiamo avuto con Iraq e Afghanistan".  

L’assenza di prese di posizione più incisive ha alimentato malumori anche tra i repubblicani. Durante un incontro in Florida del National Republican Congressional Committee, diversi esponenti del Gop avrebbero discusso proprio del silenzio di Vance e della sua mancata presenza accanto al presidente nella gestione pubblica dell’operazione. Secondo i sostenitori della linea cosiddetta "restrainer", favorevole a una politica estera meno interventista, quanto accaduto dimostrerebbe il fallimento della corrente anti-guerra nel frenare l’approccio più aggressivo dell’amministrazione, nonostante i tentativi di pressione mediatica portati avanti nei mesi precedenti da figure vicine al movimento Maga. 

Analisti e commentatori conservatori citati da Politico sottolineano tuttavia che i limiti istituzionali della vicepresidenza impongono spesso di difendere le decisioni del presidente anche a costo di accantonare posizioni personali. Resta però il prezzo politico per Vance, considerato tra i favoriti per la candidatura repubblicana alla Casa Bianca nel 2028: una parte della base non-interventista mette ora in dubbio la sua coerenza e teme che la svolta militare possa indebolire il progetto di costruire una larga coalizione conservatrice capace di attrarre l’elettorato stanco delle guerre all’estero. Nonostante le critiche, conclude Politico, molti alleati continuano a considerare il suo ruolo un investimento di lungo periodo, confidando che eventuali cambiamenti di rotta di Trump possano restituirgli spazio politico. 

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18:00

Angelina Mango torna a esibirsi, tra il pubblico di Roma c'è Maria De Filippi

(Adnkronos) - Un'ospite d'eccezione ieri sera tra il pubblico dell'Auditorium Conciliazione di Roma per la data del tour di Angelina Mango: Maria De Filippi. La conduttrice, che ha visto nascere e ha consacrato il talento della giovane cantautrice nel suo programma 'Amici', non è voluta mancare a una delle tappe più importanti del tour 'Nina canta nei teatri', applaudendo la sua ex allieva in uno show che segna il suo rientro dopo circa un anno di pausa dalle scene. 

Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, nasce sulla scia dell'album ‘caramé’, pubblicato a sorpresa lo scorso ottobre a un anno e mezzo di distanza dal precedente lavoro "poké melodrama". Lo spettacolo è un'immersione totale nel mondo dell'artista. Il palco, disegnato da lei stessa, è trasformato in una "casa", un monolocale-studio arredato con oggetti personali e simbolici. Spicca un letto a castello verde, ricordo d'infanzia condiviso con il fratello Filippo Mango (batterista della band), su cui Angelina canta 'Edmund e Lucy', brano a lui dedicato. Ogni elemento, dalla libreria allo specchio vintage, contribuisce a creare un'atmosfera di profonda intimità, come se il pubblico fosse seduto accanto a lei in studio. 

La musica è la protagonista assoluta, con arrangiamenti ripensati per una band che unisce strumenti classici a sonorità più ricercate, con contrabbasso, archi, fisarmonica e theremin. La scaletta alterna i brani di "caramé" a successi come ‘La noia’, con cui ha trionfato a Sanremo, e l'inno alla libertà ‘Che t'o dico a fa’. 

Dopo Roma, il tour 'Nina canta nei teatri' proseguirà a Catania (7 marzo), Palermo (9 marzo), Bari (12 marzo) e in altre città italiane, prima di concludersi con la doppia data di Milano il 27 e 28 marzo. 

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Categoria: spettacoli

17:54

'Life in motion': all'Arena di Verona la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina

(Adnkronos) - Il successo delle Olimpiadi italiane è ancora vivo. Il viaggio di Milano Cortina 2026, però, non è ancora finito. È pronto anzi ad aprire un nuovo capitolo con i Giochi Paralimpici, introdotti da uno spettacolo che punterà su valori universali e un forte messaggio culturale. Alfredo Accatino, direttore artistico di Filmmaster, ha curato insieme alla sua squadra la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi e ha raccontato all'Adnkronos le coordinate dell'evento: “Arriviamo da un successo per certi versi inaspettato, oltre le previsioni. Ci ha dato una grande carica. Dopo uno show così importante spesso l'adrenalina cala, invece noi siamo ripartiti subito. Ci scommetto, sarà uno spettacolo bellissimo”. L’appuntamento è per domani, venerdì 6 marzo, all’Arena di Verona. 

La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi è stata pensata (anche) in continuità con la chiusura dei Giochi Olimpici. A partire dalla location, la maestosa Arena di Verona: “Abbiamo ragionato - spiega Accatino - su due titoli. Da Beauty in Action, bellezza in movimento, a Life in Motion. Una sorta di saga divisa in due capitoli". Il concetto chiave è proprio il movimento, declinato in più significati. “È da intendere come cambiamento, ma anche come movimento in senso paralimpico, capace di cambiare le regole e la percezione delle cose. Sarà questo il filo conduttore della cerimonia, insieme a valori universali che parlano al mondo contemporaneo”. 

Tra i temi centrali ci sarà la pace, in un periodo storico segnato da numerosi conflitti. “E un argomento importante sarà l’amore, omaggio alla pace e alla vita”. Non mancherà poi il riferimento allo spazio, inteso come diritto all’inclusione. “Parleremo di spaces, cioè del diritto ad avere uno spazio giusto per noi. È un richiamo al mondo che ci circonda, che deve permetterci di esprimerci senza vincoli architettonici”. 

La serata vedrà la partecipazione di numerosi ospiti internazionali, ognuno scelto per un significato. "Tra questi Stewart Copeland, storico batterista e fondatore dei Police, che si esibirà in un dialogo musicale con un batterista con disabilità e con una giovane batterista veronese". Ci saranno anche i Meduza, Miky Bionic e Dardust, protagonista di un progetto musicale pensato appositamente per la cerimonia. 

Sul palco saliranno inoltre due giovani voci della scena musicale, le ultime due vincitrici di X Factor, Mimì Caruso e Rob, entrambe giovanissime. “Canteranno insieme – precisa Accatino –. Abbiamo voluto affiancarle ad artisti provenienti da altre parti del mondo, è una contaminazione che ci piace”. A Verona, insomma, andrà in scena una cerimonia da non perdere, trasmessa in prima serata su Rai 1. “È un messaggio molto importante e ci tengo a sottolinearlo, soprattutto dopo il grande successo delle Olimpiadi. Portare questo evento in prima serata, pochi giorni dopo Sanremo, è un atto di coraggio e dimostra la consapevolezza dell’importanza delle Paralimpiadi. Seguirla sarà importante, la crescita civile passa anche da questi momenti”. (di Michele Antonelli) 

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Categoria: milano-cortina-2026/eventi

17:42

Sal Da Vinci a Napoli, festa di piazza per vincitore Sanremo

(Adnkronos) - Oltre mille persone in Largo Torretta, zona in cui è cresciuto, a pochi metri dal lungomare Caracciolo, hanno festeggiato l'arrivo di Sal da Vinci per la celebrazione del suo successo al festival di Sanremo 2026.  

L'interprete di 'Sarà per sempre Sì' ha salutato la folla e si è esibito per un breve show. Presente la mamma del cantante, il fratello ed altri familiari. 

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Categoria: spettacoli

17:40

Iran, Trump: "Inaccettabile figlio Khamenei nuovo leader. Voglio essere coinvolto nella scelta"

(Adnkronos) - Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema dell'Iran? "Per me è inaccettabile". Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha risposto così in un'intervista ad Axios, escludendo il nome del figlio di Ali Khamenei dai possibili successori dell'ayatollah ucciso nella prima ondata di raid americani e israeliani su Teheran. "Il figlio di Khamenei per me è inaccettabile. Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran", ha detto Trump. 

Il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato di voler essere coinvolto personalmente nella scelta della nuova Guida Suprema dell'Iran, che prenderà il posto di Ali Khamenei. "Stanno sprecando il loro tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come nel caso di Delcy (Rodriguez, ndr) in Venezuela", ha scandito il tycoon, confermando che Mojtaba Khamenei è il nome più accreditato per il ruolo di Guida Suprema. 

"Lavoreremo con il popolo e il regime per assicurarci che arrivi al potere qualcuno in grado di costruire un Iran migliore, ma senza armi nucleari", ha aggiunto Trump rispondendo in un'altra intervista a Politico e sottolineando che gli Usa aiuteranno a "fare la scelta giusta" perché vogliono evitare di avere un leader dell'Iran "che porterà a dover rifare tutto questo tra 10 anni". Alla domanda su quanta influenza si aspetta di avere sulla futura leadership iraniana, Trump ha risposto: "Avrò un grande impatto, altrimenti non ci sarà alcun accordo. Ora stanno guardando al figlio. Il motivo per cui il padre non ha voluto affidare il potere al figlio è che lo considerava incompetente". 

La guerra, ha ribadito, ha preso una direzione ben precisa: l'Iran è spacciato "Non hanno una Marina. Non hanno un'Aeronautica. Non hanno sistemi di rilevamento aereo. È stato tutto spazzato via. I loro radar sono stati tutti distrutti. Il loro esercito è decimato. Tutto quello che hanno è il coraggio", ha detto Trump a Politico. 

Poi, in un'intervista telefonica a Channel 12, Trump ha ribadito la richiesta al presidente israeliano Isaac Herzog di concedere immediatamente la grazia al primo ministro Benjamin Netanyahu, in modo che quest'ultimo possa concentrarsi sulla guerra contro l'Iran. Il presidente Usa ha spiegato di non volere che Netanyahu si preoccupi di questioni diverse dalla guerra con Teheran. Trump ha definito quello di Herzog un comportamento inaccettabile, sostenendo di aver sollevato la questione con il presidente israeliano per un anno e che Herzog gli ha promesso cinque volte che avrebbe graziato Netanyahu. 

A stretto giro, la risposta di Herzog. "In un momento in cui siamo tutti mobilitati, il presidente non si sta occupando della questione della grazia", le parole in una dichiarazione dell'ufficio del presidente israeliano. "Come è stato chiarito più volte in passato, Israele è uno Stato sovrano, uno Stato di diritto e pertanto la richiesta del premier è al ministero della Giustizia per un parere legale, come da procedura, e quando si sarà concluso il processo il presidente esaminerà la richiesta nel rispetto della legge, per il bene dello Stato, secondo la sua coscienza e senza influenze o pressioni esterne di sorta". 

 

Secco no a interferenze americane da parte dell'Iran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi ha replicato a Trump, sostenendo con l'Nbc che la scelta su chi sarà la nuova Guida Suprema "è una questione che riguarda esclusivamente il popolo iraniano e nessuno può interferire". "Ci sono molte voci, ma nessuno alla fine sa esattamente chi potrebbe essere eletto" dall'Assemblea degli Esperti, ha aggiunto Araghchi, commentando le indiscrezioni sulla nomina del figlio di Khamenei, Mojtaba. 

Ha, poi, rilanciato le accuse contro Israele per un drone che ha colpito l'aeroporto dell'exclave azera di Nakhchivan, ferendo quattro persone. In un colloquio telefonico con il collega di Baku, Djeyhoun Bairamov, Araghchi - come già avevano fatto le Forze armate iraniane - ha negato che Teheran abbia attaccato l'Azerbaigian, "denunciando il ruolo del regime israeliano in questi attacchi, con l'obiettivo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica e danneggiare le buone relazioni dell'Iran con i suoi vicini". 

Nel sesto giorno di guerra, Araghchi in un post su X si è poi rivolto a Trump: "Il piano A per una vittoria militare rapida e netta è fallito, signor presidente. Il suo piano B rischia di essere un fallimento ancora più grande". "La verità è che la possibilità di raggiungere un accordo unico è andata persa quando la cricca dell''America Last' ha oscurato i 'progressi significativi' che erano stati fatti nei negoziati", ha aggiunto Araghchi, riferendosi ai tre round di negoziati sul nucleare tra Teheran e Washington che si sono tenuti in Oman e in Svizzera. "'Israele First' significa sempre 'America Last'", ha affermato. 

In un'intervista all'emittente americana Nbc, il ministro degli Esteri iraniano ha inoltre specificato: "Non abbiamo chiuso lo Stretto di Hormuz: sono le navi e le petroliere che non provano ad attraversarlo perché temono di essere colpite da entrambe le parti. Non abbiamo alcuna intenzione di chiudere lo Stretto di Hormuz in questo momento, ma se la guerra dovesse continuare prenderemo in considerazione ogni scenario possibile". 

E' tornato, poi, a farsi sentire per voce del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani. "La storia non è finita e il martirio dell'Imam Khamenei avrà per voi un prezzo altissimo", aveva detto ieri Larijani rivolto a Trump e agli americani. E oggi su X ha rincarato: "Alcuni funzionari americani hanno minacciato di inviare forze di terra in Iran. I coraggiosi giovani cresciuti alla scuola dell'Imam Khomeini e dell'Imam Khamenei sono pronti a umiliare questi malvagi invasori americani, infliggendo loro migliaia di vittime e facendo molti prigionieri". Larijani ha sottolineato che "la sacra terra dell'Iran non è un posto per i servitori dell'inferno". 

 

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Categoria: internazionale/esteri

17:33

Tram deragliato a Milano, la compagna di una delle due vittime: "Andava fortissimo, urlavano tutti"

(Adnkronos) - Il tram della linea 9 deragliato venerdì scorso a Milano "andava fortissimo" fin da quando Flores Calderon e il compagno Ferdinando Favia, morto nell’incidente insieme a Johnson Lucky Okon, sono saliti alla fermata di via Fabio Filzi, oltre un chilometro prima del luogo del disastro. Lo ha detto la donna, sentita oggi al Reparto Radiomobile della Polizia locale di Milano, dopo l'incidente di venerdì scorso che ha provocato due morti in viale Vittorio Veneto a Milano. "Sono molto dispiaciuta per quello che è successo. Non è possibile che nel 2026 succeda su un tram nuovo. È una cosa veramente grave, non è possibile", si dispera Calderon, rimasta ferita nello schianto. "Mi sento ancora male. Sono molto dispiaciuta per tutto quello che è successo. È una cosa incredibile", dice ai cronisti prima di entrare negli uffici della polizia locale, riferendo a più riprese che "appena siamo saliti" abbiamo notato "una forte velocità" (VIDEO).  

Il tram "andava fortissimo, è stato tremendo. Perché un treno deve correre così?". Dopo il deragliamento "abbiamo visto tutti andare di qua e di là. Un caos. Urlavano tutti, c’era anche un bambino", racconta tra le lacrime Calderon. "Meno male Rudy (il compagno, ndr.) mi ha sostenuto, poi ho perso conoscenza, forse perché ho preso un colpo e non mi ricordo" più nulla. "Per quanto ci riguarda - aggiunge il legale della donna, Stefano Benvenuto - valuteremo sia la situazione tecnica del mezzo, sia lo stato dei luoghi". Inoltre, venerdì 6 marzo, "si procederà con l'esame autoptico, per avere una visione globale dei fatti per poi poter dedurre le nostre conclusioni insieme alla Procura". 

 

La Procura di Milano ha sequestrato le scarpe al tranviere sessantenne. Si tratta di un accertamento per capire se il suo racconto trova conferma. L'uomo ha raccontato che quel venerdì pomeriggio, subito dopo essere entrato in servizio, è uscito dalla cabina per aiutare un disabile in carrozzina a salire a bordo. Nel corso dell’operazione, la sedia a rotelle gli sarebbe finita accidentalmente sull’alluce del piede sinistro, provocandogli un trauma. Gli accertamenti medici hanno dato conto della contusione: l'alluce è nero e l'unghia è staccata. Il sequestro delle calzature è per vedere se c'è traccia delle ruote della carrozzina. 

Sul fronte degli approfondimenti tecnici, invece, si attende la prossima settimana per capire in che modo procedere, tra attività irripetibili e semplici consulenze. Tra i primi elementi c'è la "scatola nera" che insieme a una consulenza cinematica potrà chiarire dinamica e velocità di marcia del tram di ultima generazione. 

Risposte potrebbero arrivare anche dalle telecamere interne del mezzo Atm, anche se - manca solo la conferma ufficiale - quella che punta sul tranviere non registrerebbe secondo quelle che sono le norme previste a tutela del lavoratore. E ulteriori tasselli potranno arrivare infine dal traffico dati del conducente - indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose - che, da quanto emerso, non era al telefono durante l'orario di lavoro e solo dopo il deragliamento avrebbe effettuato una chiamata per avvertire dell'incidente mortale. 

In attesa delle due autopsie fissate per domani mattina, gli accertamenti medici sul tranviere hanno confermato la sua contusione al piede, causa del malore che ha poi portato al mancato cambio e, quindi, al deragliamento. 

 

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Categoria: cronaca

17:27

Femminicidio Ilaria Sula, il racconto della madre di Samson: "C'era tanto sangue, ho pulito la stanza"

(Adnkronos) - A un anno dalla morte di Ilaria Sula, oggi in aula è stata ascoltata la madre dell'ex fidanzato Mark Antony Samson, reo confesso del femminicidio. La donna, sentita oggi come testimone assistito all'udienza nell'aula bunker di Rebibbia, ha patteggiato una pena a due anni per concorso in occultamento di cadavere aggravato dal nesso teleologico. "Mi dispiace tanto per i genitori di Ilaria ma avevo paura e ho pensato prima a mio figlio", ha detto. 

"Mark quella mattina ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che piangeva, era tutto rosso. Tremava, diceva 'mamma ho fame, non ho dormito'. Cercai di abbracciarlo e vidi il corpo di Ilaria steso in terra a faccia in giù, si vedevano i piedi. Ho chiesto a mio figlio 'che cosa hai fatto?'. Lui mi ha risposto dicendo 'Ilaria non c’è più, mi ha tradito' e che se non fosse morta lei sarebbe morto lui", ha raccontato la madre di Mark Antony Samson, reo confesso dell'omicidio della sua ex fidanzata, uccisa il 25 marzo dello scorso anno nell'appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, con tre coltellate al collo e abbandonata in una valigia in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina.  

La sera prima dell’omicidio "Mark mi scrisse un messaggio in cui mi diceva ‘non entrare nella stanza, è l’unica cosa che ti chiedo, devo concentrarmi", ha spiegato la donna in aula rispondendo alle domande della pm Maria Perna. "Dovevo prendere i panni stesi fuori dalla finestra della sua camera ma Mark mi disse che ci avrebbe pensato lui. La mattina dopo quando mi sono svegliata intorno alle 9 è venuto in cucina e mi ha abbracciato. Poi ha preparato il caffè con due tazzine, dicendo che c’era Ilaria con lui".  

Poco dopo, ha ricordato la madre di Samson, "li ho sentiti parlare ad alta voce dalla stanza, discutevano. Allora sono andata a bussare alla porta, ero preoccupata. Mark mi ha detto: 'mamma, stiamo solo parlando'. Poco dopo ho sentito Ilaria nella stanza che gridava e diceva ‘adesso che cosa vuoi fare’. Ho provato a entrare ma lui per due volte mi ha detto 'mamma, aspetta'".  

Una volta aperta la porta della stanza, ha proseguito, "ricordo di aver visto tanto sangue sul pavimento, attorno alla testa di Ilaria. Mark mi ha portato nella mia camera e mi ha chiesto 'mamma, abbiamo una valigia?'. Poi mi ha detto di andare a comprare buste e detersivo. Lui ha usato dei fazzoletti di carta per pulire il sangue e io gli ho dato dei vestiti vecchi. Gli dissi 'basta che hai levato il grosso'" ha aggiunto la madre dell’imputato, presente oggi in aula, che sarà sentito alla prossima udienza del 17 marzo. 

"Quando Mark è uscito di casa io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra, ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti dentro e ho buttato tutto. Poi ho svuotato il cestino di Mark, dentro c’erano dei preservativi", ha dichiarato la donna. "Mi dispiace tanto per i genitori di Ilaria ma avevo paura e ho pensato prima a mio figlio", ha aggiunto. 

 

"Perché quando lei ha sentito Ilaria urlare dalla stanza di Mark non è intervenuta? Perché quando il figlio ha aperto la porta e lei ha visto il corpo di Ilaria non ha chiamato la polizia? Magari era ancora viva e si sarebbe potuta salvare. Invece non l’ha fermato", così Flamur e Gezime Sula, genitori di Ilaria Sula, a margine dell’udienza del processo nell’aula bunker di Rebibbia a Roma per l’omicidio della giovane. "Venire qui in aula per noi è sempre una ferita aperta. È un anno che non vediamo Ilaria, le scuse non esistono per un fatto del genere", hanno aggiunto.  

 

A Samson, alla luce di tutti gli elementi emersi nel corso dell’indagine i pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, contestano l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, oltre a quelle dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima e l’occultamento di cadavere.  

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Categoria: cronaca

16:52

Iran, botta e risposta tra Tajani e D'Alema: cosa è successo

(Adnkronos) - Attacco del vicepremier e ministro degli Esteri Tajani a Massimo D'Alema durante la sua replica alla Camera dopo l'intervento sugli sviluppi della crisi in Iran e nel Golfo. "Io non mi devo vergognare di nulla", ma "forse è qualcun altro che si deve vergognare di quello che ha fatto in passato". Perché "chi non ha rispettato il Parlamento mandando gli aerei a bombardare i Balcani è stato il presidente del Consiglio Massimo D'Alema", ha detto Tajani in Aula. 

Immediata la replica dell'ex presidente del Consiglio. "Non vorrei infierire sul ministro Tajani, già impegnato a infierire su se stesso con dichiarazioni e apparizioni televisive che spero non danneggino la credibilità della Farnesina. Per quanto riguarda il Kosovo lo rimando al discorso con il quale il presidente Berlusconi espresse, il 26 marzo 1999, il suo sostegno all’azione del mio governo, rivendicando anzi che quel sostegno fosse decisivo perché altrimenti, a parer suo, il governo non avrebbe avuto una maggioranza in politica estera. Chissà se Berlusconi sarebbe lieto di ciò che afferma chi oggi porta i colori di Forza Italia", ha dichiarato D’Alema. 

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