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17:43
Fiere, Santori (Made in Italy Community): "Raccontiamo al mondo l’Italia che produce e innova"
(Adnkronos) - "Abbiamo avviato ‘Made in Italy Community’ che nasce con l'obiettivo di raccontare le storie di successo italiane nel mondo. Crediamo fortemente che ci sia un grande bisogno di raccontare l'Italia che funziona, l'Italia che va bene, produce, innova e rispetta la sostenibilità, a prescindere dalle correnti politiche del momento”. Lo ha detto Roberto Santori, fondatore di Made in Italy Community, partecipando al panel ‘Sostenibilità e made in Italy tra obiettivi pubblici ed esigenze delle imprese’ alla quinta edizione di LetExpo a Verona, la manifestazione targata Alis - Associazione logistica dell'intermodalità sostenibile e dedicata a trasporti, logistica e servizi alle imprese che riunisce istituzioni, aziende e operatori del settore, in svolgimento fino al al 13 marzo.
Anche nel campo della sostenibilità, come Italia “ci confermiamo eccellenti. Le piccole e medie imprese lavorano a stretto contatto con il territorio - spiega - impegnandosi a rispettarlo e a creare una sostenibilità che riguardi non solo l’ambiente ma anche i cittadini e le persone che vivono sul territorio. È quello che il mercato ‘paga’ più di altri prodotti rispetto al prodotto realizzato in Cina a basso costo”.
Stando ad una delle ricerche “che presentiamo sia in Italia che all'estero, in una sorta di road show internazionale” i consumatori dei mercati esteri “sono disposti a pagare fino al 18% in più un prodotto se è realmente made in Italy”. “Nelle emergenze dimostriamo sempre di essere veloci a cambiare strategie, ad innovare, a trasformarci - conclude - Penso a quando l’anno scorso eravamo tutti spaventati dai dazi di Trump. Oggi, dopo 21 anni, abbiamo sbloccato con l'Europa gli accordi del Mercosur, abbiamo sbloccato l'India, stiamo trovando nuovi mercati”.

Categoria: economia
17:37
Biennale Arte di Venezia, Russia non invitata: partecipa perché proprietaria di padiglione dal 1914
(Adnkronos) - La Russia non è stata invitata alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che si svolgerà da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 con la partecipazione di 99 Paesi e 31 eventi collaterali. La presenza della Federazione Russa deriva, invece, da una procedura ordinaria prevista dal regolamento della manifestazione per i Paesi che possiedono un proprio padiglione ai Giardini. La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914. In totale sono 29 i Paesi proprietarie di un padiglione nazionale alla Biennale, a cui da quest'anno si aggiungerà il Qatar.
Come più volte chiarito dall'Istituzione veneziana, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana a chiedere autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale. Nel caso di Stati proprietari di un padiglione ai Giardini – come la Russia – la procedura consiste in una semplice comunicazione della volontà di partecipare. La Biennale prende atto della comunicazione e, di norma, non interviene per impedirne la presenza. È quanto ricostruito dall’Adnkronos sul caso emerso nell’ultima settimana, dopo che si è appreso del ritorno della Russia alla prossima Biennale Arte. Mosca aveva ritirato nel 2022 il progetto espositivo previsto, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, mentre nell’edizione del 2024 aveva concesso il proprio padiglione nazionale alla Bolivia.
La Federazione Russa ha quindi comunicato la propria partecipazione alla 61esima Esposizione attraverso il commissario del padiglione, Anastasiia Karneeva, riaprendo autonomamente lo spazio ai Giardini dopo quattro anni di assenza. Il padiglione russo, progettato dall’architetto Alexey Shchusev, rappresenta da oltre un secolo la presenza culturale del Paese all’interno della rassegna veneziana.
La Biennale di Venezia nei giorni scorsi, prima dello scoppio della polemica, aveva chiarito che “qualsiasi Paese riconosciuto dalla Repubblica Italiana può partecipare se possiede un padiglione ai Giardini”. In un comunicato ufficiale l’istituzione ha inoltre riaffermato il rifiuto di ogni forma di esclusione o censura dell’arte e della cultura, sottolineando che Venezia rimane “un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo connessioni tra popoli e culture, con la speranza duratura della cessazione dei conflitti e della sofferenza”. Il presidente Buttafuoco ha ribadito, parlando durante un evento al ministero della Cultura, mercoledì 10 marzo, in occasione della presentazione del Padiglione Italia, "l'autonomia di una Istituzione che da 130 anni costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della fondazione Biennale di Venezia".
Il padiglione della Federazione Russa presenterà il progetto espositivo intitolato 'The Tree is Rooted in the Sky' ('L’albero è radicato nel cielo'): coinvolgerà oltre cinquanta giovani musicisti, poeti e filosofi provenienti dalla Russia e da altri Paesi, tra cui Argentina, Brasile, Mali e Messico. All’interno del padiglione, apprende l'Adnkronos, è previsto un “festival musicale” volto a valorizzare il potenziale creativo delle aree periferiche e delle pratiche artistiche lontane dai grandi centri culturali: per tre giorni, dal 5 all’8 maggio, prima dell’apertura ufficiale della Biennale, sono in programma performance musicali affidate, tra gli altri, all’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che unirà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica. Secondo gli organizzatori russi, l’iniziativa intende creare uno spazio di dialogo e scambio tra culture diverse, mettendo in relazione radici locali e visioni globali. Il festival di tre giorni dal 5 all’8 maggio, prima dell’apertura ufficiale della Biennale, includerà performance musicali e interventi filosofici. Tra i partecipanti è annunciato l’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che unirà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica.
“La cultura russa non è isolata e i tentativi di ‘cancellarla’ non hanno avuto successo”, ha affermato Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura, come riferito da ArtNews, aggiungendo che “nessuno può privare la Russia del diritto all’espressione artistica”. Mikhail Shvydkoy ha respinto l’idea di un “ritorno”: il padiglione ai Giardini, ha affermato, ha sempre rappresentato la “presenza della Russia nello spazio culturale veneziano”. L’esposizione sarebbe, nelle sue parole, la prova che “la cultura russa non è isolata” e che i tentativi di “cancellarla”, attribuiti alle élite politiche occidentali negli ultimi quattro anni, “non hanno avuto successo”.
All'interno del padiglione russo, secondo quanto risulta all'Adnkronos, esporranno gli artisti: Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, DJ Diaki, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Atosigado y Herrica, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin, Maria Vinogradova
L’annuncio della presenza russa ha provocato immediate reazioni politiche, a partire dal ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli, che ha ricordato in una nota che la decisione è stata assunta “in totale autonomia” dalla Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, “nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano”. Critiche sono arrivate anche dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea. I ministri della Cultura e degli Affari esteri di 22 paesi, compresa l'Ucraina, hanno giudicato "inaccettabile" la partecipazione della Federazione Russa.
La riapertura del padiglione russo si inserisce in un clima di tensioni culturali già emerse negli ultimi anni in Italia a causa dell'invasione dell'Ucraina. Nel luglio scorso, ad esempio, un concerto del direttore d’orchestra Valery Gergiev era stato cancellato dopo proteste legate al suo sostegno al presidente russo Vladimir Putin. A gennaio il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva accusato l’Italia di “escludere attivamente l’arte russa” e di impedire l’accesso al padiglione veneziano.
La Biennale Arte 2026 è stata presentata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco come una sorta di “tregua” simbolica in un mondo attraversato da conflitti. “Dove c’è arte c’è dialettica”, ha affermato, sottolineando il ruolo della manifestazione come spazio di confronto internazionale.
Accanto alla Russia saranno presenti anche Israele, Iran e Ucraina, mentre è previsto un evento collaterale palestinese intitolato 'Gaza – No Words' promosso dal Palestine Museum. Tra le novità dell’edizione figurano inoltre sette Paesi al debutto – Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam – mentre El Salvador avrà per la prima volta un proprio padiglione nazionale. Tornerà anche la Santa Sede.
Il principio su cui si fonda la rassegna veneziano resta quello di offrire uno spazio in cui le opere possano essere giudicate nel confronto pubblico. Eventuali tentativi di propaganda finirebbero inevitabilmente sotto lo sguardo critico della comunità internazionale e della stampa. Sarà dunque il contenuto artistico delle proposte, una volta aperti i padiglioni, a determinare il giudizio finale sull’edizione 2026, al netto delle polemiche politiche. (di Paolo Martini)

Categoria: cultura
17:33
"L'alleanza Usa-Europa non tornerà mai più come prima. Ed è un bene". Parla l'esperta
(Adnkronos) - L’alleanza transatlantica sta vivendo una trasformazione profonda. Dopo un anno di tensioni su difesa, commercio e tecnologia, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa si trova oggi in una fase di riequilibrio che potrebbe ridefinire il ruolo del continente europeo nello scenario globale.
Secondo Alina Polyakova, presidente e Ceo del Center for European Policy Analysis (Cepa), think tank di Washington specializzato in sicurezza euro-atlantica, la guerra in Iran ha momentaneamente congelato le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. Ma sotto la superficie restano divergenze profonde.
In questa intervista con l’Adnkronos - a margine della conferenza “Eu-Us Tech Agenda 2030” organizzata da Formiche alla Camera dei Deputati, alla quale hanno partecipato tra gli altri il viceministro Valentino Valentini e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè - Polyakova analizza la nuova fase dei rapporti tra Washington e Bruxelles, il ruolo dei leader europei nei rapporti con Donald Trump e il futuro della cooperazione tecnologica tra Stati Uniti ed Europa.
Qual è oggi il suo giudizio sul rapporto tra Stati Uniti e Unione europea? Le tensioni viste nell’ultimo anno si sono ridotte o il divario sta aumentando?
Credo che in questo momento ci troviamo in una sorta di fase di stallo, soprattutto perché la guerra in Iran ha preso il centro della scena. È evidente che una parte significativa delle opinioni pubbliche europee non approva le operazioni statunitensi in Iran. Ma è ancora troppo presto per capire come evolverà la situazione, perché non sappiamo ancora come finirà questo conflitto.
Se guardo all’ultimo anno, non è certo mancata la tensione. Ma se dovessi indicare due momenti simbolici, direi che sono stati i due discorsi alla Munich Security Conference: quello del vicepresidente americano JD Vance e, poche settimane fa, quello del segretario di Stato Marco Rubio.
Io ero presente a entrambi e devo dire che è impressionante vedere quanto le cose siano cambiate. Il primo discorso fu percepito come uno shock da molti europei. Ma quando lo stesso messaggio è stato riproposto da Rubio quest’anno, è stato accolto con una standing ovation.
Questo dimostra che nel frattempo è iniziato un processo di riequilibrio del rapporto transatlantico. Un riequilibrio che era necessario da molto tempo.
Ma questo approccio non rischia di alienare gli alleati storici?
Non c'è dubbio che questa “shock therapy” nei confronti dell’Europa può essere sgradevole, perché parliamo di un’alleanza profondissima. Ma allo stesso tempo era necessaria. Ora infatti l’Europa sta facendo di più sulla difesa e sta diventando più consapevole del proprio ruolo nel mondo.
Detto questo, nell’ultimo anno abbiamo visto tensioni praticamente su tutti i dossier: sicurezza, difesa, politica estera, tecnologia, commercio. Oggi siamo in una fase di attesa: l’Europa ha bisogno di tempo per fare ciò che dice di voler fare, soprattutto su difesa e competitività economica. E gli Stati Uniti, nel frattempo, sono concentrati su altre priorità.
Tra i governi europei sembra esserci una differenza di approccio verso Washington. Giorgia Meloni e Friedrich Merz sembrano cercare un dialogo più stretto con l’amministrazione Trump, mentre altri, come Macron o Sánchez, prendono le distanze. Visto con la prospettiva da Washington, chi parla a nome dell’Europa oggi?
È una domanda fondamentale. Il Regno Unito alla fine ha fatto marcia indietro sulla questione dell’uso delle basi da parte degli Stati Uniti, ma la Spagna ha creato una frattura significativa.
Se si guarda la questione dal punto di vista di Washington, il ragionamento è molto semplice: “Abbiamo sostenuto l’Europa per 80 anni, e quando ora abbiamo bisogno del vostro supporto voi ci dite di no”. Questo è qualcosa che molti decisori politici americani considerano inaccettabile.
Quando alcuni leader europei parlano degli Stati Uniti come di un partner inaffidabile, questo ferisce profondamente a Washington. Perché la percezione americana è esattamente opposta: siamo stati noi a garantire la vostra sicurezza per decenni. Fortunatamente quella posizione non rappresenta tutta l’Europa, mi pare che nel suo estremismo il governo spagnolo faccia storia a sé.
Se faccio a lei la classica domanda di Kissinger, "che numero devo fare per chiamare l'Europa?"
Alcuni leader però stanno emergendo come interlocutori particolarmente efficaci per Donald Trump. Sicuramente Giorgia Meloni. Anche il presidente finlandese Alexander Stubb ha un rapporto molto diretto. E Friedrich Merz sembra riuscire a mantenere una relazione positiva con Washington.
Ma la vera domanda è: cosa produce davvero una buona relazione personale tra leader? Guardiamo al rapporto tra Trump e Macron. È sempre stato positivo a livello personale, fin dal primo mandato. Ma cosa ha ottenuto concretamente la Francia da quel rapporto? Non vedo grossi risultati concreti.
Ecco perché per i leader europei è una posizione molto complicata: devono mantenere buone relazioni con Washington mentre l’opinione pubblica europea è spesso sempre più critica verso gli Stati Uniti.
Da questo punto di vista, penso che Meloni stia gestendo questo equilibrio meglio di chiunque altro: mantiene un buon rapporto con Trump, non isola l’Italia in Europa e conserva consenso interno. Sono tre obiettivi difficili da conciliare.
Lei è a Roma per parlare della relazione transatlantica. La tendenza ad aprire fratture è destinata a consolidarsi? A parte Trump, è un approccio condiviso anche da altri del mondo politico americano contemporaneo?
La realtà è che l’alleanza transatlantica non tornerà mai più com’era prima. E francamente penso che sia una buona cosa. Questo riequilibrio è doloroso, ma necessario. Non era sostenibile un modello in cui gli Stati Uniti pagavano per la sicurezza europea e l’Europa, in cambio, seguiva la linea americana senza avere grossa voce in capitolo.
Gli europei stessi non erano più soddisfatti di questo schema. Nessun leader vuole dire alla propria opinione pubblica che deve semplicemente seguire Washington. Il problema è che l’Europa è rimasta a lungo “addormentata”. Barack Obama aveva già detto chiaramente, in modo più diplomatico, che l’era della priorità europea per gli Stati Uniti stava finendo e che Washington avrebbe spostato l’attenzione verso l’Indo-Pacifico. Ma non è cambiato quasi nulla. Neanche dopo l’invasione russa dell’Ucraina abbiamo visto una vera trasformazione. Il vero cambiamento è arrivato solo dopo la rielezione di Trump.
Nonostante tutte le difficoltà, io sono in realtà molto ottimista sul futuro dell’Europa. Questo è un momento di verità. Probabilmente il più importante dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma richiederà scelte politiche difficili: aumentare la spesa per la difesa significa togliere risorse ad altri capitoli di bilancio, magari al welfare. E questo può costare grosse fette di consenso ai governi, se non proprio una sconfitta elettorale. Lo stesso vale per le riforme economiche necessarie per aumentare la competitività.
Uno dei temi centrali del dibattito è la sovranità tecnologica. L’Europa sta cercando di costruire alternative ai big tech americani.
Qui devo essere molto diretta: la competizione è già finita. Non esiste uno scenario realistico in cui l’Europa possa sostituire Amazon, Google o Microsoft. Queste aziende hanno costruito la loro posizione nel corso di decenni.
Oggi tre aziende americane controllano circa il 70% dell’infrastruttura cloud europea. In Europa questo viene spesso percepito come una dipendenza che indebolisce. Ma io penso che sia il contrario. Bisogna guardare a questa relazione come a una interdipendenza strategica, non come a una competizione. L’alternativa quale sarebbe? Oggi in Europa non c'è un'unione dei capitali che consentirebbe gli investimenti e la dimensione necessari alla nascita di un player in grado di tenere testa alle Big tech. Volete forse puntare su Huawei, Tencent e altre aziende cinesi?
Possiamo farla semplice, quasi elementare: gli Stati Uniti fanno parte dell’Occidente, la Cina no. Non credo che il regime di Pechino possa essere garanzia di affidabilità o di non ingerenza politica.
L’Europa ha ancora enormi vantaggi tecnologici. Tre aziende europee controllano circa due terzi del mercato mondiale delle infrastrutture fisiche della rete – cavi sottomarini, turbine, connettori.
E poi ci sono settori in cui l’Europa è ancora fortissima: biotecnologie, quantum computing e litografia.
Se Europa e Stati Uniti collaborano sfruttando queste complementarità, possono competere con la Cina. Separatamente sarebbe molto più difficile, per entrambi. Per questo credo che l’Europa debba abbandonare il concetto di “sovranità digitale” e passare a quello di interdipendenza strategica.
Molti europei temono però che questa interdipendenza possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica da parte di Washington. C’è la paura di un “kill switch”, cioè di interruzione dei servizi digitali su ordine (o pressione) dell’amministrazione di turno.
Capisco queste paure, ma credo che siano ampiamente esagerate. Bisogna distinguere tra governo e settore privato. Sono due cose molto diverse. Immaginiamo un presidente americano che ordina a Microsoft o Amazon di interrompere i servizi cloud in Europa. Le aziende non lo farebbero, e il motivo è molto semplice: perderebbero miliardi di dollari.
Le multinazionali americane hanno investito somme enormi nell’economia europea. Qui impiegano centinaia di migliaia di lavoratori. E' un mercato essenziale. Una decisione del genere distruggerebbe il loro modello di business.
Lo abbiamo visto in Venezuela dopo la cattura di Maduro: il ceo di ExxonMobil ha detto chiaramente a Trump che secondo lui il paese sudamericano è “uninvestable”, cioè non ha senso tornare a investirci. Trump si è lamentato, ma il manager non ha cambiato idea perché alla fine deve rispondere ai suoi azionisti e stakeholder.
E non dimentichiamo un altro punto: se le corporation voltassero di colpo le spalle all’Europa, il messaggio arriverebbe immediatamente in Giappone, Corea del Sud, Sud-Est asiatico. Nessun Paese si fiderebbe più di loro. In altre parole, sarebbe un suicidio economico. Per questo penso che molti discorsi sui “kill switch” siano più retorica politica che realtà economica.
L’Europa dovrebbe guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorrebbe che fosse. E la realtà è che l’interdipendenza economica tra Stati Uniti ed Europa è enorme. Su questa base si può costruire la crescita e la prosperità dei prossimi anni. (di Giorgio Rutelli)

Categoria: internazionale/esteri
17:15
Migranti, Corte d'Appello di Roma: "Dubbi su legittimità protocollo Italia-Albania"
(Adnkronos) - "Si deve osservare che la convalida richiesta del trattenimento operato non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina del Protocollo Italia - Albania e della conseguente legge di ratifica, di cui si invoca l’applicazione, per effetto del recentissimo rinvio pregiudiziale sollevato da questa Corte di Appello il 5 e 17 novembre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea". Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Roma nei provvedimenti depositati nelle scorse settimane con cui non sono stati convalidati i trattenimenti nel Cpr di Gjader in Albania per tre cittadini nordafricani richiedenti protezione internazionale sui quali gravava un decreto di espulsione e con condanne già scontate per varie accuse tra cui traffico di droga, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale.
!Ancora oggi permangono i dubbi già sollevati da questa Corte di Appello con decreto del 24 aprile 2025 e ribaditi poi da questa Corte di Appello il 19 maggio 2025, rispetto alla compatibilità con l'art. 9 della direttiva, a norma del quale il richiedente asilo ha il diritto di rimanere nello Stato membro fino all'adozione della decisione sulla sua domanda", si legge nei dispositivi. Inoltre, nei casi di "domande reiterate" di protezione internazionale da parte dei richiedenti, i giudici affermano che "non possono considerarsi integrati gli estremi delle eccezioni". "Dall'esame degli atti – scrivono i giudici in uno dei provvedimenti - compreso il provvedimento di espulsione e dagli atti trasmessi dalla Questura, non risulta che vi sia stata una precedente domanda e che la stessa sia stata rigettata benché la procura abbia riferito il contrario in udienza senza però essere in grado di documentare quanto dedotto; che ad ogni modo non risulta che detto eventuale provvedimento sia stato notificato".
Sui centri in Albania si è espressa oggi in Senato la premier Giorgia Meloni, nel corso delle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. "Oggi l’Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo - ha detto Meloni - Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania".

Categoria: cronaca
17:00
Logistica, Pichetto Fratin: "Transizione va gestita con pragmatismo"
(Adnkronos) - "Dobbiamo essere responsabili e realisti difendendo sia l'ambiente che la capacità delle aziende di crescere e creare lavoro. Questa è la sfida: una transizione che viene definita giusta è possibile, è necessaria ma va gestita con pragmatismo. E questo è l'approccio che il governo ha avuto sin dal suo insediamento, in quelle che sono le politiche climatiche nazionali e anche nel confronto europeo. Abbiamo posto con forza il principio della neutralità tecnologica aprendo a tutte le soluzioni che contribuiscono a ridurre le emissioni, sostenendo con determinazione quindi i biocarburanti. Inoltre stiamo promuovendo l'elettrificazione delle infrastrutture portuali. È una sfida importante, fondamentale per coniugare efficienza logistica e tutela dell'ambiente". Così il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in un videomessaggio inviato a LetExpo, evento di riferimento per i trasporti, la logistica ed i servizi alle imprese, organizzato da Alis in collaborazione con Veronafiere.
"Il trasporto integrato su gomma, ferro e mare rappresenta più di una mera posizione strategica, un requisito che possiamo definire essenziale per potenziare l'efficienza della nostra produzione - osserva Pichetto - Parliamo di settori di rilievo che stanno accompagnando la transizione energetica senza però, con questo, trascurare l'esigenza di garantire la competitività delle nostre imprese e il loro bisogno di continua innovazione. Sostenibilità e competitività sono le due facce della stessa medaglia".

Categoria: economia
16:40
Medici Roma, 'dieta mediterranea chiave per longevità'
(Adnkronos) - Secondo i dati riportati dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) gli ultraottantenni italiani assumono quotidianamente tra le 10 e le 15 pillole. Cercare di ridurre questo fenomeno, rendendo quindi sostenibile il Servizio sanitario nazionale attraverso corretti stili di vita e sottolineando l'importanza per i cittadini di un'alimentazione sana, è uno degli obiettivi del convegno 'Alimentazione e salute: la prevenzione come pilastro di longevità e benessere', promosso oggi dall'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma presso il ministero della Salute. Presenti il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.
Prevenzione e dieta mediterranea sono state indicate come strumenti fondamentali per favorire il benessere e promuovere un invecchiamento in salute, contribuendo allo stesso tempo alla sostenibilità del nostro Ssn. Nel contesto sanitario contemporaneo - è stato evidenziato - l'alimentazione riveste un ruolo centrale nella promozione della salute pubblica, nella prevenzione delle principali malattie croniche e nel mantenimento di un adeguato livello di benessere lungo tutto l'arco della vita. L'evoluzione epidemiologica degli ultimi decenni ha mostrato un progressivo aumento delle malattie non trasmissibili (Mnt, tra cui patologie cardiovascolari, tumori, diabete di tipo 2 e malattie neurodegenerative) spesso correlate a errate abitudini alimentari, sedentarietà e stili di vita non salutari. In questo quadro l'alimentazione non può più essere considerata soltanto un mezzo di sostentamento, ma una vera e propria determinante di salute, in grado di interagire con fattori genetici, ambientali e sociali. La ricerca scientifica ha dimostrato che una dieta equilibrata, ispirata ai principi della dieta mediterranea, riduce significativamente l'incidenza di molte patologie croniche, contribuendo a migliorare aspettativa e qualità della vita. L'alimentazione è una 'medicina quotidiana', elemento fondante della salute e leva strategica anche per la sostenibilità del sistema sanitario. In questa prospettiva la prevenzione, intesa come investimento sul capitale umano e sulla qualità della vita, deve rappresentare uno dei cardini delle politiche sanitarie future.
Al dibattito hanno partecipato anche il presidente dell'Omceo Roma Antonio Magi e la consigliera dell’Ordine e organizzatrice dell'incontro Maria Grazia Tarsitano. "La salute nel nostro Paese - ha sottolineato Magi - la salvaguardiamo grazie al nostro Ssn, che c'è e che dobbiamo mantenere a tutti i costi. E' un impegno che devono condividere istituzioni, Ordini professionali e cittadini, oggi più che mai, anche alla luce dell'aumento dei costi legato ai farmaci innovativi e alle cure sempre più specialistiche. La prevenzione inizia dalla bocca, quindi dall'alimentazione e dagli stili di vita sani. Prevenire significa anche rendere più sostenibile il Ssn: se riduciamo i costi legati alle malattie evitabili, possiamo preservare questo bene che abbiamo nel nostro Paese. Spesso non ci rendiamo conto che il nostro sistema sanitario è un valore unico, indispensabile come l'aria e la libertà", ha ammonito. "Come ente - ha aggiunto Tarsitano - siamo qui oggi per avviare una nuova serie di attività di supporto concreto con i due ministeri di riferimento, Salute e Agricoltura. Se la prevenzione si svolge quotidianamente, mantenendo informazione e formazione continua su quelli che sono i pilastri più importanti, si possono ottenere risultati reali che incidano positivamente sullo stato di salute della popolazione".

Categoria: salute
16:34
Sal Da Vinci, parla l'avvocato Claps: "Se le critiche diventano offese, agirà legalmente"
(Adnkronos) - "C'è differenza tra critica alla canzone e offesa personale". Così Carlo Claps, avvocato e amico di Sal Da Vinci, è intervenuto sulle polemiche degli ultimi giorni che hanno coinvolto il cantante vincitore del Festival di Sanremo 2026 e la canzone portata in gara 'Per sempre sì'.
Claps, ospite oggi in collegamento con La Volta Buona, ha spiegato le intenzioni del cantautore napoletano: "Se le critiche diventeranno offese ricorreremo a vie legali". Claps ha voluto chiarire la posizione di Sal Da Vinci: "Lui è sereno, si sta godendo il momento. Lui non vuole agire contro nessuno al momento, però vuole che io monitoro le dichiarazioni per valutare insieme a lui eventuali azioni legali".
Secondo il legale, alcune affermazioni sarebbero andate oltre la semplice critica artistica, arrivando a colpire l'identità del cantante in quanto napoletano e rappresentante della cultura partenopea: "Si è oltrepassato il limite e c'è stata anche discriminazione in alcune dichiarazioni, su questo noi ci incontreremo per valutare", ha spiegato.
Claps ha commentato il dietrofront del giornalista Aldo Cazzullo, che aveva definito il brano "adatto ad un matrimonio della camorra", salvo poi precisare che si trattava di una semplice "battuta". L'avvocato ha replicato: "Io non sono molto d'accordo su questa interpretazione".
In collegamento anche il maestro d'orchestra Adriano Pennino, che ha diretto al Festival di Sanremo 2026. Sulle dichiarazioni rilasciate da Eros Ramazzotti che ha giudicato il brano di Sal Da Vinci "Non male, ma l'arrangiamento è retrò, non ci rappresenta all'Eurovision". Il maestro ha spiegato: "L'arrangiamento è stato fatto per quella canzone e per la sua composizione, non abbiamo voluto rovinare la canzone originale. Il pezzo è fantastico fatto in quel modo. Io comunque tutta questa modernità non la sento in giro".

Categoria: spettacoli
16:27
Whatsapp, arrivano gli account per under 13 gestiti da un genitore
(Adnkronos) - Arrivano gli account Whatsapp per gli under 13, che saranno configurati e gestiti dai genitori. Lo annuncia Whatsapp, l'app di messaggistica detenuta dal gruppo Usa Meta, assicurando che saranno introdotti "nuovi controlli pensati per limitare la loro esperienza" alla messaggistica e alle chiamate, attraverso le impostazioni predefinite più rigorose. La novità è stata messa a punto "in collaborazione con famiglie ed esperti", si spiega. "Implementeremo gradualmente gli account gestiti da un genitore nei prossimi mesi e non vediamo l'ora di ricevere i feedback degli utenti per continuare a sviluppare WhatsApp e offrire alle famiglie il modo più sicuro e privato per comunicare".
Gli account per i più giovani sono stati sviluppati in risposta ai feedback dei genitori, che "ci hanno espresso il desiderio di poter introdurre i propri preadolescenti a Whatsapp" attraverso un’esperienza pensata specificamente per gli under 13''. Dovranno essere creati e gestiti attivamente dai genitori o dai tutori e rimanere collegati al loro account Whatsapp. Consentono esclusivamente di effettuare chiamate e inviare messaggi''. In questo modo sarà possibile gestire chi può contattare i propri figli preadolescenti, i gruppi a cui possono accedere e le relative impostazioni sulla privacy.
I genitori potranno decidere chi può contattare l'account e in quali gruppi è possibile entrare. Inoltre possono controllare le richieste di messaggi da parte di contatti sconosciuti e gestire le impostazioni sulla privacy dell'account.

Categoria: economia
16:22
Torino-Lione: svelata la prima talpa per lo scavo del tunnel base in Italia
(Adnkronos) - È lunga come due campi da calcio, pesa migliaia di tonnellate ed è progettata per scavare in diverse situazioni geologiche con coperture fino a 2.000 metri di roccia. La prima delle due maxi frese (Tbm)destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione, è stata consegnata ufficialmente oggi nello stabilimento Herrenknecht in Germania dove è stata costruita per il raggruppamento di imprese Uct (Itinera, Ghella e Spie Batignolles). La Tbm è destinata al cantiere di Chiomonte, in Val di Susa, dove realizzerà la seconda discenderia prima di proseguire con lo scavo della galleria sud del tunnel di base, già iniziato sul lato francese, avanzando sotto la montagna fino a Susa. A regime nei prossimi anni, saranno 7 le frese che realizzeranno il 75% degli scavi del tunnel di base in Italia e Francia. Alla cerimonia di consegna, sancita dalla rotazione della testa della Tbm, hanno partecipato Daniel Bursaux e Maurizio Bufalini, presidente e direttore generale di Telt, la società binazionale italo-francese responsabile della realizzazione e della futura gestione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, le imprese del raggruppamento Uxt, e della direzione lavori Is2p (Fs Engineering, Arx, Systra, Setec), oltre al console italiano a Friburgo Pietro Falcone e alla vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino. In video collegamento i ministri italiano e francese dei Trasporti Matteo Salvini e Philippe Tabarot.
“Oggi - ha osservato Bufalini - tocchiamo con mano i lavori della Torino-Lione che sono in pieno svolgimento: questa Tbm ci dà la consapevolezza che l’opera entra ora in una nuova fase anche sul versante italiano. Il collegamento rappresenta una grande infrastruttura europea, pensata per rafforzare la mobilità sostenibile e l’integrazione tra i territori. Allo stesso tempo è una sfida tecnica di straordinaria complessità, resa possibile grazie al sostegno e alla collaborazione dei governi e dell’Europa, che continuano a credere nel valore strategico di questo progetto” “Mentre sono già stati scavati quasi 50 km di gallerie, di cui 20 km per il solo tunnel, il cantiere del tunnel di base del Moncenisio conoscerà una forte accelerazione nei prossimi mesi e negli anni a venire, con sette nuove frese che scaveranno simultaneamente in Francia e in Italia - ha aggiunto Bursaux - non siamo soltanto il più grande cantiere di infrastruttura ferroviaria attualmente in attività sul nostro continente, con già più di 3.000 donne e uomini al lavoro: siamo anche i costruttori di un nuovo collegamento che ci permetterà di vivere in un’Europa meglio connessa e più sostenibile”.
“La consegna della prima fresa destinata allo scavo del tunnel di base lato italiano è un momento importante e simbolico - ha osservato Chiorino -questa cerimonia rappresenta un passo concreto verso la realizzazione di un’infrastruttura strategica per l’Italia e l’Europa tutta. La Torino-Lione è una scelta di futuro che rafforza collegamenti, competitività e opportunità di sviluppo del territorio. Ma è anche un grande progetto di lavoro, che già attualmente coinvolge centinaia di persone nei cantieri e che nei prossimi anni genererà importanti occasioni occupazionali. Come Regione Piemonte stiamo accompagnando questo percorso e lo stiamo facendo attraverso politiche attive del lavoro e della formazione, affinché le opportunità create dalla Torino-Lione possano tradursi in lavoro e crescita per il nostro territorio. Lo facciamo nella convinzione che investire nelle infrastrutture significhi investire anche nelle competenze e nel capitale umano, nell’occupazione di qualità e nel futuro della nostra Nazione”.

Categoria: economia
16:20
Mauro Icardi e Wanda Nara in tribunale, la nuova battaglia sulle case italiane
(Adnkronos) - Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda tra Mauro Icardi e Wanda Nara. L’attaccante 33enne argentino, in forza attualmente al Galatasaray, ha avviato, a quanto apprende l'Adnkronos, un’azione legale per ottenere la restituzione degli immobili da lui acquistati in Italia durante il matrimonio, oggi al centro del contenzioso patrimoniale tra i due ex coniugi.
La questione è stata affrontata questa mattina nella prima udienza davanti al giudice, Dott.ssa Ilaria Gentile, della V sezione civile del Tribunale di Milano, che al termine dell’udienza ha proposto la possibilità di una transazione per tentare di chiudere la controversia in via conciliativa. Mauro Icardi è assistito dagli avvocati Valeria De Vellis e Raffaele Rigitano, mentre Wanda Nara è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Di Carlo.
Il nuovo contenzioso arriva al termine di una storia che è sempre andata oltre il campo da gioco, trasformandosi spesso in un caso mediatico con una dinamica di coppia sempre al centro dei riflettori. Wanda Nara, ex manager e compagna per anni di Icardi, ha spesso avuto un ruolo chiave nella carriera del calciatore, gestendone immagine, trasferimenti e comunicazione, un unicum nel panorama calcistico internazionale.
Icardi in Italia ha giocato con le maglia della Sampdoria dal 2011 al 2013 e con quella dell'Inter dal 2013 al 2019 porima di trasferirtsi al Psg e poi in Turchia.
Nel 2021 la coppia affrontò la celebre “crisi del like”, un terremoto sentimentale esploso sui social a seguito di presunti tradimenti, poi ricomposta dopo settimane di post, stories e dichiarazioni pubbliche.
Nei mesi successivi, nuove frizioni, separazioni annunciate e smentite, riconciliazioni lampo e successivi allontanamenti hanno contribuito a un clima costante di incertezza, riacceso più volte dai media argentini e italiani.
La questione economica, legata a contratti, proprietà immobiliari, investimenti e diritti di immagine, è da tempo uno dei nodi più delicati, acuitosi con la fine del matrimonio e la ripartizione degli asset accumulati negli anni più intensi della carriera di Icardi. La disputa sugli immobili italiani è quindi solo l’ultimo tassello di una vicenda complessa, in cui aspetti personali e patrimoniali continuano a intrecciarsi.

Categoria: sport
16:18
Endometriosi e il dolore negato, l'indagine: "Spesso poco creduto e riconosciuto"
(Adnkronos) - Il dolore spesso non viene riconosciuto né creduto per chi soffre di endometriosi. È uno dei risultati che emergono da un sondaggio nazionale su oltre 830 testimonianze di donne - oltre la metà (52%) del Nord; il 23% del Centro; il 13,6% del Sud; il 6% dalle Isole, con alcune residenti all’estero - promosso dalla Fondazione italiana endometriosi e diffuso in occasione della campagna di sensibilizzazione dedicata al tema della normalizzazione del dolore femminile. L’iniziativa prevede una serie di installazioni visive nelle metropolitane italiane con l’obiettivo di rendere visibile un fenomeno spesso invisibile: il modo in cui il dolore femminile viene ridotto d’importanza, minimizzato nella società, nelle relazioni quotidiane e, talvolta, anche nei contesti sanitari.
Uno dei dati più significativi dell’indagine, condotta in forma anonima, riguarda l’età di insorgenza dei sintomi dolorosi che, nel 57% dei casi, compaiono già durante l’adolescenza, mentre circa il 20% li sperimenta tra i 18 e i 25 anni. Quote più ridotte riferiscono l’insorgenza tra i 26 e i 35 anni (circa il 17%) o dopo i 35 anni (circa il 5%). Questo dato - riporta una nota - suggerisce che “molte donne iniziano a convivere con i sintomi fin dall’età scolastica”. Il questionario rivela che il 66% delle partecipanti dichiara di essersi sentita “spesso non creduta quando parlava dei propri sintomi”, mentre un ulteriore 23% afferma che questo è accaduto ‘almeno qualche volta’. Solo una minoranza molto ridotta dichiara di non aver mai vissuto questa esperienza.
Uno degli aspetti più critici riguarda il rapporto con il sistema sanitario. Alla domanda su come sia stato trattato il proprio dolore in ambito sanitario, “il 45,7% afferma che è stato minimizzato, il 18,2% che è stato messo in dubbio e il 14,2% che è stato ignorato”. Solo circa una donna su cinque (21%) dichiara di essersi sentita “pienamente creduta dai professionisti sanitari”. Un altro dato particolarmente rilevante riguarda la normalizzazione del dolore mestruale. Il 91% delle partecipanti afferma di essersi sentita dire almeno una volta che il dolore del ciclo è ‘normale’, mentre l’87% riferisce di aver ricevuto, esplicitamente o implicitamente, il messaggio che ciò che stava vivendo fosse qualcosa di fisiologico.
Quando si analizza l’origine di questo messaggio, emerge che “nel 34,9% dei casi proviene dal medico, nel 20,9% dalla famiglia, nel 7,1% dagli amici, nel 4,8% dal contesto lavorativo e nel 3% dall’ambiente scolastico”. Il dato suggerisce che la banalizzazione del dolore femminile - si legge nella nota - può essere alimentata da diversi contesti sociali e istituzionali. Le conseguenze di queste dinamiche influenzano anche il modo in cui le pazienti raccontano i propri sintomi. Dopo essersi sentite dire che il dolore era “normale”, il 30,5% dichiara di aver cambiato medico, il 18,4% di aver ridotto il modo in cui raccontava i propri sintomi, mentre circa il 18% ha cercato informazioni o conferme online. Una quota più ridotta afferma invece di aver smesso del tutto di parlarne.
Un altro elemento emerso dal sondaggio riguarda la psicologizzazione del dolore femminile. Il 26,9% delle partecipanti afferma che il proprio dolore è stato associato a una presunta instabilità mentale, mentre il 24,4% dichiara che questo è accaduto almeno occasionalmente. Il sondaggio mette in luce anche una dimensione culturale più ampia. Alla domanda se l’idea che una donna sia ‘abituata a sopportare il dolore’ faccia parte del pensiero collettivo, il 93% delle partecipanti risponde affermativamente. Infine, l’indagine evidenzia alcune dinamiche nelle relazioni sociali: il 51% delle partecipanti indica, paradossalmente, che sia stato più difficile far comprendere il proprio dolore ad altre donne, mentre il 42% indica gli uomini, suggerendo come la normalizzazione del dolore femminile possa essere interiorizzata anche all’interno dello stesso contesto femminile.
Nel complesso, i risultati del sondaggio restituiscono l’immagine di un fenomeno che non riguarda solo la medicina, ma anche la cultura. Molte delle testimonianze raccolte mostrano come il dolore femminile venga ancora frequentemente minimizzato o interpretato come qualcosa che una donna dovrebbe semplicemente imparare a sopportare. Questa dinamica può contribuire a ritardare il riconoscimento dei sintomi e a rendere più difficile per molte pazienti ottenere ascolto e diagnosi. L’endometriosi, che colpisce oltre 1,8 milioni di donne in Italia, diventa così anche il simbolo di una disuguaglianza più ampia: una malattia reale, ma spesso invisibile nello sguardo sociale e sanitario.
Tra le frasi più usate per normalizzare il dolore nell’endometriosi (circa il 14% delle testimonianze) comprendono: ‘È normale’; ‘Capita a tutte’; ‘Il ciclo fa male a tutte le donne’. Un altro 6–7% riducono il problema a semplice dolore mestruale, con affermazioni come ‘È solo il ciclo’ oppure ‘Sono solo dolori mestruali’. Circa il 5% delle testimonianze riguarda invece frasi che ridimensionano la percezione del dolore o mettono in dubbio l’intensità dei sintomi, con espressioni come ‘Stai esagerando’ o ‘Sei troppo sensibile’. Nel 4–5% dei casi, il dolore viene attribuito a fattori emotivi o psicologici, con frasi come ‘È solo stress’ oppure ‘È tutto nella tua testa’. Circa il 4% fa riferimento alla maternità come presunta soluzione ai sintomi, con frasi tipo: ‘Fai un figlio e passerà’ o ‘Dopo una gravidanza starai meglio’. Infine, oltre il 65% comprende una grande varietà di frasi diverse che rientrano nello stesso schema culturale di minimizzazione del dolore: ‘Succede a tutte le donne’; ‘È una fase’; ‘Devi solo sopportare’ o ‘Vedrai che passa con il tempo’.
Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono un quadro molto chiaro: accanto alla dimensione clinica dell’endometriosi, molte donne raccontano di essersi confrontate con una narrazione sociale che tende a normalizzare o ridimensionare il dolore femminile, con possibili conseguenze sul riconoscimento dei sintomi e sul percorso verso la diagnosi. In questo contesto, la campagna prevede, nelle installazioni visive, l’inserimento di alcune delle frasi che molte donne con endometriosi dichiarano di essersi sentite dire nel corso della loro vita che contribuiscono a ridimensionare o banalizzare i sintomi. Tra le frasi riportate nella campagna: ‘Sei una donna, è normale per te provare dolore’; ‘Fai un figlio che ti passa’ e ‘Sei stressata’.
Attraverso questa campagna - conclude la nota - la Fondazione intende stimolare una riflessione pubblica in occasione del mese dell’endometriosi su quanto sia importante ascoltare e riconoscere i sintomi, favorendo una maggiore consapevolezza sull’endometriosi e sulle difficoltà che molte donne incontrano nel percorso verso la diagnosi.

Categoria: salute
16:17
Torino-Lione, Salvini: "Con la prima fresa parte lo scavo del tunnel, Italia leader europeo"
(Adnkronos) - “La consegna della prima delle due frese che scaveranno il tunnel sul lato italiano rappresenta un passaggio fondamentale. Con questo macchinario iniziano ufficialmente i lavori di scavo ed è il momento in cui si comincia finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel”. Cosi’ il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo in videoconferenza alla cerimonia di consegna della prima delle due maxi frese destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione. La cerimonia si è svolta questa mattina nello stabilimento Herrenknecht in Germania alla presenza dei vertici di Telt, la società binazionale italo-francese responsabile della realizzazione e futura gestione della sezione transfrontaliera della Torino Lione, e del Consorzio di imprese Uxt “L’Italia è attualmente il Paese europeo con il maggior numero di frese operative o di prossima attivazione e questo, come ministro dei Lavori Pubblici, è per me motivo di grande orgoglio”, ha sottolineato Salvini, evidenziando come la Torino-Lione sia “un’opera che ha avuto un avvio complicato ma che oggi, grazie al sostegno su entrambi i fronti e all’impegno di migliaia di operai, tecnici e ingegneri, sta entrando nella sua fase di massima maturità”. Il ministro ha poi ringraziato le forze dell’ordine impegnate nella tutela del cantiere di Chiomonte, in Val Susa. “È uno dei pochi casi al mondo in cui circa 400 donne e uomini in divisa sono impiegati giorno e notte per proteggere un’opera pubblica da assalti di vandali e terroristi. Insieme agli operai e alle imprese, va anche a loro il nostro ringraziamento”, ha detto Salvini ricordando di essersi recato più volte in cantiere negli ultimi anni per verificarne l’avanzamento e ribadire la vicinanza del Governo.
“Opere come questa hanno ricadute economiche straordinarie, ma portano anche innovazione tecnologica e una crescita del know-how specializzato” ha proseguito il ministro che ha augurato a tecnici e imprese impegnate “i migliori successi per gli imminenti lavori di scavo sul lato italiano: spero inizino il prima possibile e avrò certamente il piacere di tornare a visitarli”. Attualmente tra Italia e Francia sono attivi undici cantieri che impiegano circa 3.200 persone, con l’obiettivo di superare presto le 4.000 unità. Il tunnel di base della Torino-Lione, insieme al tunnel di base del Brennero, è tra le grandi infrastrutture ferroviarie transfrontaliere che dovrebbero essere completate entro il 2033, consentendo al Nord Italia di collegarsi stabilmente al cuore dell’Europa. Concludendo il suo intervento , infine, Salvini ha ricordato che “proprio ieri, in Consiglio dei ministri, abbiamo approvato un Decreto Infrastrutture che spero rappresenti l’ultimo tassello per permettere l’avvio, in questo 2026, di un’altra grande opera strategica: il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, il Ponte sullo Stretto di Messina”.

Categoria: economia
16:03
Milan, altra multa dopo il derby: è il club più sanzionato in Serie A
(Adnkronos) - Nuova multa per il Milan, dopo il derby vinto contro l'Inter in Serie A. I rossoneri sono stati multati dal Giudice Sportivo per altri 22mila euro a causa di rientri in campo tardivi per i secondi tempi (l'ultimo, nella stracittadina, è stato di due minuti). Fin qui, i numerosi ritardi sono costati al Diavolo circa 107mila euro. E il Diavolo, tra multe varie prese in stagione (lancio di oggetti, cori offensivi ecc...) ha superato quota 121.500 euro, diventando la società più sanzionata della Serie A. Un record.
Ma perché i rossoneri rientrano spesso in campo in ritardo per i secondi tempi? Più che di errori di calcolo, per la squadra di Allegri potrebbe trattarsi di una vera e propria strategia. Insomma, una sorta di questione di nervi, soprattutto considerando la grande attenzione del tecnico per tutti i dettagli, anche extra-campo. Dietro al Milan, le società più multate sono il Lecce (107mila euro) e la Roma (93mila e 500 euro). Il club meno multato è invece il Sassuolo (4mila euro).

Categoria: sport
16:01
Cerno: "Insulti a me e Diaco 'gay di destra', dove sono ora gli attivisti Arcobaleno?"
(Adnkronos) - "Ieri pomeriggio su Rai due ospite di Bellama' abbiamo cantato Sal da Vinci con un'orchestra. Semplicemente la canzone. Nulla che c'entrasse con il referendum, con il sì, con il no, con Gratteri. Ma non va bene. Perché? Perché siamo omosessuali di destra? E gli omosessuali non possono esserlo. I commenti parlano chiaro". Così Tommaso Cerno, durante la puntata di oggi della striscia quotidiana '2 di Picche' su Rai2, parla dei commenti arrivati dopo la puntata di ieri, ospite del programma di Pierluigi Diaco.
"Una dose di omofobia - afferma il direttore del 'Giornale' - che a me non fa né caldo né freddo, ma che volevo citare per spiegare come siamo ridotti in questo Paese: 'Che schifo. Non c'è niente che mi fa più schifo dei froci di destra che cantano'", riporta il giornalista. "Voi direte un giudizio legittimo. Questo lo posso dire io che vengo criticato perché non sono abbastanza politicamente corretto ma - sostiene Cerno - non sento tutti questi grandi attivisti dei diritti con le bandiere arcobaleno difendere due omosessuali, Diaco e Cerno, attaccati perché cantano una canzone".
"Stupido e senza senso chi ha fatto un commento del genere. Non c'entra nulla essere di destra o di sinistra facciamo tutti parte di una stessa comunità a prescindere del colore politico, siamo omosessuali. Ed esprimo la mia solidarietà a Diaco e Cerno per aver ricevuto un insulto così pesante". Così all'Adnkronos Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli, in merito a quando denunciato da Tommaso Cerno. "L'uso delle parole 'froci di destra' è una vergogna - continua Colamarino - il colore politico non ha nulla a che vedere con l'orientamento sessuale. A mio avviso la questione è che l'Italia ha un problema con il fatto che due uomini o due donne si possano amare".
"Esprimo piena solidarietà a Tommaso Cerno e Pierluigi Diaco per i vergognosi attacchi omofobi di cui sono stati oggetto nelle ultime ore. La critica è sempre legittima in una democrazia; l’insulto fondato sull’orientamento sessuale delle persone non lo è mai. Colpire due professionisti per ciò che sono, anziché per ciò che fanno o dicono, rappresenta un segnale preoccupante di regressione nel dibattito pubblico. Mi auguro che Cerno e Diaco non vengano lasciati soli, tanto meno perché percepiti come non allineati: il pluralismo e il rispetto delle persone sono valori essenziali del servizio pubblico e devono valere per tutti", afferma il consigliere d'amministrazione Rai Federica Frangi.
"Devo dare ragione a Cerno, purtroppo, la solidarietà da una parte politica è selettiva. Quanto succede a Cerno è grave, ma Cerno non è uno debole, persone come lui hanno le spalle per difendersi, non così altri, penso ad esempio alla vicenda delle giocatrici iraniane in Australia, un caso drammatico su cui, abbiamo visto, le femministe nostrane non hanno fatto alcun commento". Così Francesca Pascale, attivista per i diritti. "Ci sono comunisti che preferiscono andare in piazza, pro-pal che attaccano i poliziotti", conclude.
"Cerno non ha bisogno di essere difeso dal sottoscritto, ha spalle grosse e pelo sullo stomaco, certo che quanto dice è una verità" perché la sinistra difende solo la sinistra...". Lo dice all'AdnKronos, il sindaco leghista di Carlino, in Friuli Venezia Giulia, Loris Bazzo, il 47enne agli onori della cronaca in questi giorni per il matrimonio in vista con il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. "La sinistra - sottolinea - è ormai ferma, affacciata al davanzale, guardando lo scorrere del tempo". Posizioni ormai passatiste "anche su altri temi - spiega - . Faccio l'esempio della transizione energetica, che nella mia regione è al centro della politica del centrodestra". "Io e Ale -dice con riferimento al compagno- siamo la prova di come le cose sono cambiate. Salvini e Meloni non si girano altrove se due sindaci di Fdi e della Lega si sposano". "Con Cerno siamo amici, anche se non ci vediamo da un po' per i tanti impegni, ma ha tutta la mia solidarietà, ha detto solo la verità", conclude Bazzo.
Categoria: spettacoli
15:55
Iran, crisi petrolio e boom prezzi: sbloccate riserve per 400 milioni di barili
(Adnkronos) - Ancora un giorno di guerra in Iran e nuova impennata dei prezzi del petrolio, con le minacce dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz a pesare in particolare sui mercati internazionali. Ed è così che - a partire dagli Usa e passando per l'Ue - il mondo corre ai ripari mettendo in campo nuove misure per contrastare gli effetti dell'aumento provocato dall'attacco a Teheran. Nella giornata in cui il costo del petrolio sale a 90 dollari al barile, funzionari statunitensi sostengono che l'Iran abbia posizionato mine a Hormuz e il Regno Unito ha denunciato l'attacco a diverse navi mercantili colpite da proiettili nei pressi dello Stretto, i 32 Paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia - tra cui l'Italia - hanno intanto "deciso all'unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza mai effettuato" nella storia dell'agenzia.
Ad annunciarlo è stato il direttore esecutivo Fatih Birol. "I paesi dell'Aie metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio... per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all'effettiva chiusura dello Stretto", le parole di Birol in un messaggio trasmesso in diretta sul sito web dell'agenzia.
La decisione di intraprendere un'azione collettiva di emergenza, si legge in una nota ufficiale, "è stata presa in seguito a una riunione straordinaria dei governi membri dell'Aie tenutasi ieri, convocata dal direttore esecutivo dell'Aie per valutare le condizioni di mercato nel contesto del conflitto in Medio Oriente e valutare le opzioni per affrontare le interruzioni dell'approvvigionamento".
"Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell'Aie abbiano risposto con un'azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti", ha dichiarato Birol . "I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell'Aie e sono lieto che i membri dell'Agenzia stiano dimostrando una forte solidarietà nell'intraprendere insieme azioni decisive".
Come spiega l'agenzia, le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi.
I membri dell'Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell'Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive sono state intraprese nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022.
Il conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio 2026 - si legge ancora -, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione.
Nel 2025, una media di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi hanno transitato attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Le possibilità per i flussi di petrolio di bypassare lo Stretto di Hormuz sono limitate.
L'Aie fornirà a tempo debito ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione di questa azione collettiva. Continuerà inoltre a monitorare attentamente i mercati globali del petrolio e del gas e a fornire raccomandazioni ai governi membri, ove necessario.
Il Segretario degli Interni statunitense Doug Burgum ha intanto ribadito oggi la posizione dell'amministrazione Trump secondo cui l'aumento dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l'Iran rappresenta solo un'interruzione temporanea, ma ha osservato che "ci sono opzioni" per garantire che "l'energia continui a seguire l'economia globale".
In un'intervista con Fox News, Burgum ha indicato che l'amministrazione potrebbe prendere in considerazione l'utilizzo delle riserve petrolifere nazionali, se necessario.
"Questi sono i momenti in cui queste riserve vengono utilizzate", ha affermato. "Abbiamo un problema di transito, che è temporaneo, e quando si verifica un problema di transito lo stiamo risolvendo diplomaticamente, cosa che possiamo e risolveremo, il momento perfetto per pensare di liberarle per allentare la pressione sui prezzi globali".
"Faremo scendere i prezzi con la pace e la stabilità nel mondo e il Presidente Trump farà in modo che ciò accada", ha promesso, suggerendo che gli alleati degli stati del Golfo potrebbero in definitiva trarne benefici a lungo termine.
La Casa Bianca ritiene di poter tollerare ancora per settimane un aumento dei prezzi del petrolio, prima che diventi un problema politico serio. Secondo fonti vicine all’amministrazione citate da Politico, il team del presidente Trump considera gestibile per tre o quattro settimane un eventuale rialzo delle quotazioni energetiche senza la necessità di modificare la propria strategia militare nel conflitto con l’Iran.
All’interno dell’amministrazione prevale l’idea che gli attuali picchi siano temporanei. Il petrolio è sceso ieri intorno agli 80 dollari al barile, dopo aver toccato circa 120 dollari nel fine settimana, rafforzando la convinzione che le oscillazioni del mercato siano momentanee e non richiedano cambiamenti immediati nella politica statunitense. Un ex funzionario dell’amministrazione ha spiegato che prima di rivedere l’approccio serviranno "diverse settimane di dati coerenti" sull’andamento dei prezzi: "Queste piccole oscillazioni temporanee non sono ciò su cui baseranno la politica". Secondo le fonti, l’aumento delle quotazioni non è stato preso in considerazione come motivo per cambiare la strategia militare, anche se la rapidità dell’impennata registrata domenica sera ha sorpreso la Casa Bianca.
Gli Stati membri dell'Ue devono mantenere scorte di emergenza di petrolio sufficienti per "novanta giorni" e ora i depositi "sono pieni", ha assicurato la portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles, precisando che "domani è prevista una riunione del comitato" per discuterne il possibile utilizzo.

Categoria: internazionale/esteri
15:54
Energia, Rse: "Grazie a smart grid sistema elettrico più sicuro e resiliente ed energia meno cara"
(Adnkronos) - “L’Italia è leader nell’innovazione del sistema elettrico e con oltre due milioni di punti di generazione e più di 700 mila sistemi di accumulo sul territorio nazionale è essenziale per il nostro paese assicurare una gestione intelligente della rete elettrica, anche attraverso l’impiego dell’Intelligenza Artificiale”. Ad affermarlo è l’amministratore delegato Rse, Franco Cotana, in occasione della conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma, con i saluti istituzionali del Presidente del Gse Alfredo Maria Becchetti, per il ritorno in Italia, dopo oltre dieci anni e sotto il coordinamento mondiale di Rse, dell’Executive Commette di Isgan.
“In uno scenario in cui la domanda di energia elettrica annuale crescerà a livello italiano dagli attuali 315 TWh a oltre 650 TWh al 2050 è fondamentale identificare e implementare le soluzioni necessarie al sistema. Grazie alla collaborazione internazionale in contesti come Isgan, che Rse ha l’onore di presiedere, si valorizzano al meglio risorse e competenze, si condividono esperienze e risultati al fine di accelerarne lo sviluppo e l’implementazione pratica a livello globale. Solo così si riusciranno a mantenere i nostri sistemi efficienti e a contenere i costi dell’energia nella bolletta dei cittadini”, questo il messaggio condiviso da Cotana, che ha aggiunto: “Infrastrutture di rete moderne, digitali e intelligenti sono il vero abilitatore della transizione energetica in corso. Continuare a investire in innovazione è la chiave per mantenere il sistema elettrico ed energetico sicuro, flessibile e resiliente, in grado di integrare sempre maggiori quantità di energia da fonte rinnovabile intermittente, come solare ed eolico, ridurre le congestioni di rete e garantire nel tempo costi dell’energia più contenuti per imprese e cittadini”, sottolinea Cotana.
Fondata da Italia, Stati Uniti e Corea del Sud nel 2011 nell’ambito del Clean Energy Ministerial e formalmente riconosciuta come Technology Collaboration Programme (Tcp) dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), Isgan è un’iniziativa globale che riunisce attualmente 26 membri, tra cui 25 governi nazionali e la Commissione Europea, distribuiti su cinque continenti. Obiettivo: favorire la cooperazione internazionale nello sviluppo, diffusione e integrazione di reti elettriche più efficienti, sicure e sostenibili a livello globale.
Isgan affronta tematiche fondamentali per l’evoluzione e la sicurezza del sistema energetico, infatti, grazie alla progressiva implementazione di soluzioni smart grid, il sistema elettrico diventa più sicuro e resiliente, ma anche più efficiente nello sfruttare l’infrastruttura esistente: il monitoraggio in tempo reale e l’automazione consentono di ottimizzare i flussi di energia, ridurre le congestioni e limitare le perdite sulla rete, posticipando o limitando la necessità di nuovi investimenti, pur continuando a connettere nuova generazione da fonte rinnovabile. “Le sfide sono per tutti i Paesi molto simili, se non addirittura esattamente le stesse: massiccia integrazione di generazione da fonte rinnovabile non programmabile e spinta verso una profonda digitalizzazione dei sistemi energetici pur mantenendo elevatissima stabilità, disponibilità e sicurezza. Il momento che stiamo vivendo oggi è strategico per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030”, ha dichiarato Luciano Martini, Direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di Rse e Chair dell'Executive Committee di Isgan dal 2019. “Il ruolo di Rse nello scenario mondiale che va delineandosi è di grande rilievo e siamo felici di ospitare in Italia, dopo oltre dieci anni, la 31° riunione del Comitato Esecutivo, con la partecipazione confermata di ben 20 rappresentanti dei Paesi membri”, ha continuato Martini.
“Per la sua diffusione capillare e la forte spinta verso l’elettrificazione di buona parte dei consumi finali, il ruolo del sistema elettrico nella transizione energetica è destinato a crescere ulteriormente. Isgan ha l’obiettivo di informare i decisori politici sulle soluzioni tecnologiche più innovative e best practice disponibili e implementate nei diversi Paesi membri in maniera tale da poterle adottare e replicare su larga scala. La scorsa riunione del ExCo si è tenuta a Dublino presso la Sustainable Energy Autority of Ireland, ed è stato motivo di orgoglio apprendere che l’Irlanda ha valutato attentamente il lavoro di Isgan prima di prendere la decisione finale a riguardo dei contatori elettronici avanzati o Ami (Advanced Metering Infrastructure), più noti come smart meter da installare. L’attività di Isgan si svolge nei suoi 6 Gruppi di lavoro, ma recentemente abbiamo lanciato il Lighthouse project – un’attività alla quale contribuiscono tutti i GdL - sulla pianificazione a lungo termine delle reti di distribuzione intelligenti, considerando le forti incertezze nell’evoluzione del sistema e il necessario coordinamento tra tutti i vari attori coinvolti”, ha sottolineato Martini.
L'evoluzione delle reti di distribuzione intelligenti è soggetta a dinamiche politiche, economiche, tecnologiche e sociali, nonché alla necessaria interazione tra attori con ruoli e interessi diversi: dai gestori dei sistemi di distribuzione e dai comuni agli enti regolatori, ai fornitori di tecnologia e agli utenti finali. Infatti, la pianificazione e l'implementazione di rete spesso richiedono di considerare molteplici necessità e priorità e in condizioni di incertezza legate a politiche e aspetti regolatori che evolvono nel tempo. L’iniziativa del Lighthouse project promuove la collaborazione internazionale, lo scambio di conoscenze e l'innovazione di sistema, attraverso un approccio di lungo respiro e condiviso.
In questo scenario di trasformazione dei sistemi elettrici si inserisce prepotentemente non solo la forte spinta alla sua ulteriore digitalizzazione, ma anche le possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in questo settore. A tale riguardo, durante i lavori Isgan a Roma verranno condivise alcune anticipazioni sulla "Strategic Roadmap for digitalisation and AI in the energy sector", di imminente pubblicazione da parte della Commissione Europea, che punta ad accelerare l’adozione dell’Ai nel sistema energetico affrontando al tempo stesso le sfide che questa tecnologia comporta per il sistema elettrico europeo in termini sia di sicurezza sia di con- sumi energetici. Secondo la Commissione Europea “As AI drives energy demand, the Roadmap will include actions in order to better integrate data centres in the energy system, making them part of the solution and delivering on the digital needs of the European economy”. La Roadmap europea esplorerà in particolare come l’Ai può supportare la trasformazione del sistema energetico e come sfruttare al meglio le enormi moli di dati per lo sviluppo di servizi energetici smart come, ad esempio, la gestione flessibile dalla domanda e i rischi che l’Ai può comportare per le infrastrutture energetiche critiche, promuovendo la cooperazione internazionale per diffondere soluzioni di intelligenza artificiale affidabili e sicure per il settore energetico.
Nell'ambito dell'innovazione dei sistemi elettrici, a livello europeo Rse coordina anche il Joint Programme on Smart Grids (Jp Sg) dell’European Energy Research Alliance (Eera) che promuove la collaborazione inter- disciplinare tra 33 organizzazioni di ricerca di 18 Paesi europei. Quest’anno il Jp Sg ha lanciato il premio per studenti di dottorato che si sono distinti per qualità, originalità e rilevanza del loro percorso di ricerca nel settore delle smart grid. Il premio valorizza i talenti emergenti della comunità Eera favorendo lo scambio di conoscenze e idee. Tra i vincitori di un "Silver Award" una dottoranda dell'Università di Napoli Federico II per la sua ricerca su soluzioni per sfruttare il potenziale di flessibilità ed efficienza di sistemi industriali decarbonizzati e interattivi con la rete.
Il ruolo di leadership internazionale di Rse, attraverso la presidenza dell’Executive Committee di Isgan e il dialogo con gli altri Stati membri e la Commissione Europea, conferma dunque il posizionamento strategico dell’Italia tra i principali attori globali nel campo dell’innovazione delle reti elettriche intelligenti e nella definizione delle politiche per la transizione energetica

Categoria: economia
15:40
TonyPitony, svelata l'identità? La foto senza maschera e... la somiglianza con Matteo Salvini
(Adnkronos) - TonyPitony senza maschera o Matteo Salvini? Una foto diventata virale sui social avrebbe svelato l'identità del cantante siracusano, reduce dal successo dopo l'ospitata al Festival di Sanremo 2026 al fianco di Ditonellapiaga.
Nell'immagine, condivisa su X e rilanciata da numerosi utenti, si vede un uomo seduto su una panchina che indossa una giacca, mentre sorride. Secondo molti si tratterebbe proprio dell'artista che si esibisce con la maschera di Elvis Presley e che, almeno per ora, non avrebbe alcuna intenzione di toglierla.
Tuttavia, a molti utenti non è sfuggita una certa somiglianza tra l'uomo nella foto e Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Lo stesso Salvini ha commentato la vicenda con ironia: "Stop sending me this" ("Smettete di mandarmi questa foto"), ha scritto accompagnando il messaggio su X con un emoticon sorridente.
Il mistero al momento resta: non esistono conferme sull'identità della persona immortalata nello scatto e non è possibile stabilire se sia o no TonyPitony. Del resto lo stesso artista siciliano, ospite di Gianluca Gazzoli nel podcast 'BSMT', aveva spiegato il motivo della sua scelta: "La maschera mi protegge dalle rotture. Non sopporterei mai l’idea di essere guardato al ristorante, ad esempio. Non fa per me".

Categoria: spettacoli
15:26
La Russa: "Qualità nostre laureate è ottima, bisogna aumentare i numeri"
(Adnkronos) - “Ho ascoltato il grido di dolore relativo ai numeri”, ancora bassi sia rispetto al corrispettivo italiano maschile che alla media europea, delle laureate in materie Stem. “È vero, bisogna incrementare il numero, ma quanto a qualità siamo a posto. Secondo me, le donne scienziate sono ormai anche più brave degli uomini, perché si impegnano di più, sono più eclettiche, sanno cogliere non soltanto l'essenza della loro professione, ma anche l'umanità, che non si discosta mai dalla capacità di fare bene il proprio lavoro”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo a Roma durante l’inaugurazione della mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco, collocata nel prestigioso Corridoio dei Busti del Senato.
“Quindi grazie davvero, per quello che fate, per quello che siete, per quello che rappresentate e grazie per avere dato al Senato l'opportunità di poterlo sottolineare e ribadire - aggiunge - Conosco bene la dottoressa Diana Bracco e sono molto orgoglioso di poter ospitare un lavoro che, in qualche modo, è frutto della sua lungimiranza”.
Il presidente del Senato ha voluto infine ringraziare chi “questa mostra l'ha realizzata, Il fotografo, ma soprattutto la ‘materia prima’, le scienziate. Senza di loro non ci sarebbero state le fotografie e non ci sarebbe stata la mostra”.

Categoria: cultura
15:24
Schifone (FdI): "Competenze Stem sono tema strategico per la nazione"
(Adnkronos) - “Stiamo attraversando una serie di sfide transnazionali, siamo di fronte a un salto tecnologico, con contingenze e contesti geopolitici molto complessi. In questo contesto, il tema delle competenze non è né elitario né voluttuario ma è strategico, per la comunità e per la nazione”. Lo ha detto Marta Schifone, deputata della Repubblica e promotrice della mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco presentata al Senato a Roma.
La mostra fa parte di “100 donne contro gli stereotipi”, un progetto avviato nel 2016 con l’obiettivo di combattere discriminazioni e stereotipi e dare voce alle donne in settori strategici quali la scienza, l’economia, la politica internazionale e le istituzioni culturali. Nata sette anni fa, la galleria fotografica, con gli scatti di Gerald Bruneau, è stata portata in numerose sedi italiane e internazionali, da Washington a Praga, da New York a Città del Messico, da Israele al Brasile.
“Non ci possiamo permettere di perdere talenti - prosegue - anzi, dobbiamo coltivarli. Esiste un profondo divario di genere nella scelta delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette materie Stem. Il rafforzamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e a questi ambiti è cruciale. C'è quindi bisogno di far passare questo messaggio: la scienza, oltre ad essere bellissima, è anche carica di opportunità nel mondo del lavoro, per un futuro di soddisfazione anche dal punto di vista reddituale”.
“Queste esperte sono dei simboli che vogliono lanciare un messaggio alle giovani donne, affinché possano sentirsi ispirate a scegliere queste carriere” conclude.

Categoria: cultura
15:16
Iran, Trump: "Guerra finirà presto, deciderò io quando"
(Adnkronos) - La guerra in Iran finirà "presto" perché "non è praticamente rimasto niente da colpire". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un'intervista telefonica ad Axios. E' rimasta "qualche piccola cosa qua e là... Quando deciderò che deve finire, finirà", ha affermato Trump, riferendosi alla conclusione del conflitto. Il capo della Casa Bianca ha quindi ribadito che "la guerra sta andando alla grande. Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane". Solo due giorni fa il presidente Usa aveva dichiarato che la campagna militare era "praticamente completata".
Oggi il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha tenuto una valutazione dell'operazione militare israelo-americana contro l'Iran insieme al capo di Stato Maggiore delle Idf, il generale Eyal Zamir, ha detto che "l'operazione guidata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro Benjamin Netanyahu continuerà senza limiti di tempo".
Le ripetute dichiarazioni di Trump su una prossima fine della guerra in Iran hanno fatto emergere una differenza nelle posizioni di Stati Uniti e Israele su tempi e condizioni per la fine del conflitto e sui timori alla Casa Bianca sulle intenzioni di Israele a questo riguardo. A scriverlo è il Wall Street Journal, sottolineando come Trump e Netanyahu si siano parlati quasi ogni giorno dall'inizio della guerra, a volte più di una volta al giorno. Netanyahu ha anche avuto colloqui con il segretario di Stato Marco Rubio e Jared Kushner, genero del presidente e inviato speciale per l'Iran. Tutti questi colloqui si incentrano sullo stato attuale della guerra e su come porvi fine, hanno spiegato funzionari statunitensi, citati dal quotidiano.
C'è però una certa preoccupazione tra i funzionari della Casa Bianca sul fatto che Israele voglia che la guerra prosegua dopo che gli Stati Uniti avranno espresso il desiderio di porre fine alla campagna di bombardamenti, hanno affermato le fonti. Funzionari statunitensi e israeliani assicurano che la posizione israeliana prevede la cessazione della campagna in Iran non appena cesserà il coinvolgimento degli Stati Uniti. Trump ha detto ai suoi collaboratori che vuole porre fine alla guerra alle sue condizioni e, dopo aver mediato un cessate il fuoco nella guerra di 12 giorni dell'anno scorso, ritiene di poter porre fine ai combattimenti quando vorrà, spiegano ancora i funzionari statunitensi.
"La fine del coinvolgimento americano in questo conflitto sarà in ultima analisi decisa dal comandante in capo, quando riterrà che gli obiettivi militari siano stati pienamente raggiunti e che la minaccia del regime iraniano sia stata completamente annientata", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Nonostante lo stretto coordinamento, stanno emergendo differenze negli approcci israeliano e americano, con Israele che continua a dar la caccia e uccidere alti funzionari iraniani, ampliando al contempo il suo raggio d'azione per includere l'industria petrolifera del Paese, nel tentativo di imporre un cambio di leadership.
Lunedì gli Stati Uniti hanno anche fatto presente a Israele che l'amministrazione "non era soddisfatta" degli attacchi alle strutture energetiche iraniane e hanno intimato a Israele di non ripeterli senza l'approvazione di Washington, secondo fonti statunitensi. E poche ore dopo che Trump aveva dichiarato a un giornalista che la campagna militare era "praticamente completata", Netanyahu ha ribadito i suoi obiettivi massimalisti per la guerra. "La nostra aspirazione è quella di permettere al popolo iraniano di liberarsi dal giogo della tirannia; in ultima analisi, la decisione spetta a loro", ha dichiarato il premier israeliano ieri.
I Pasdaran hanno rivendicato oggi di aver colpito diverse basi americane in Kuwait e Bahrain nei 12 giorni della guerra di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. "Infrastrutture chiave della base statunitense nel porto di Mina Salman, il centro nevralgico della Quinta Flotta degli Stati Uniti... sono state colpite da missili e droni iraniani", hanno dichiarato i Guardiani della Rivoluzione sul loro sito web Sepah News, riferendosi alle installazioni statunitensi in Bahrain. "Contemporaneamente Camp Patriot (in Kuwait), inclusi hangar per le attrezzature, alloggi e centri di raccolta per i soldati americani nelle basi navali di Mohammed Al-Ahmad e Ali Al-Salem, ha subito anche pesanti perdite", hanno aggiunto, precisando di aver attaccato anche la base di Camp Buehring in Kuwait.
Con il passare delle ore si fa intanto luce sulla sorte di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema dell'Iran, che ha riportato una frattura a un piede, un ematoma attorno all'occhio sinistro e lacerazioni al viso a causa del raid aereo israelo-americano che lo scorso 28 febbraio ha ucciso suo padre, l'Ayatollah Ali Khamenei, e altri cinque membri della sua famiglia. Lo afferma la Cnn citando una propria fonte ben informata. In precedenza una fonte israeliana aveva dichiarato alla Cnn che il secondogenito dell'Ayatollah Khamenei era rimasto ferito la scorsa settimana e da giorni circolano voci sul fatto che sia rimasto ferito. La nuova Guida suprema non è mai apparsa in pubblico, né ha rilasciato dichiarazioni dopo la sua nomina domenica. Il figlio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Yousef, ha dichiarato stamattina di aver saputo che Khamenei era rimasto ferito, ma che ora è "al sicuro, sano e salvo".

Categoria: internazionale/esteri
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17:43
Fiere, Santori (Made in Italy Community): "Raccontiamo al mondo l’Italia che produce e innova"
(Adnkronos) - "Abbiamo avviato ‘Made in Italy Community’ che nasce con l'obiettivo di raccontare le storie di successo italiane nel mondo. Crediamo fortemente che ci sia un grande bisogno di raccontare l'Italia che funziona, l'Italia che va bene, produce, innova e rispetta la sostenibilità, a prescindere dalle correnti politiche del momento”. Lo ha detto Roberto Santori, fondatore di Made in Italy Community, partecipando al panel ‘Sostenibilità e made in Italy tra obiettivi pubblici ed esigenze delle imprese’ alla quinta edizione di LetExpo a Verona, la manifestazione targata Alis - Associazione logistica dell'intermodalità sostenibile e dedicata a trasporti, logistica e servizi alle imprese che riunisce istituzioni, aziende e operatori del settore, in svolgimento fino al al 13 marzo.
Anche nel campo della sostenibilità, come Italia “ci confermiamo eccellenti. Le piccole e medie imprese lavorano a stretto contatto con il territorio - spiega - impegnandosi a rispettarlo e a creare una sostenibilità che riguardi non solo l’ambiente ma anche i cittadini e le persone che vivono sul territorio. È quello che il mercato ‘paga’ più di altri prodotti rispetto al prodotto realizzato in Cina a basso costo”.
Stando ad una delle ricerche “che presentiamo sia in Italia che all'estero, in una sorta di road show internazionale” i consumatori dei mercati esteri “sono disposti a pagare fino al 18% in più un prodotto se è realmente made in Italy”. “Nelle emergenze dimostriamo sempre di essere veloci a cambiare strategie, ad innovare, a trasformarci - conclude - Penso a quando l’anno scorso eravamo tutti spaventati dai dazi di Trump. Oggi, dopo 21 anni, abbiamo sbloccato con l'Europa gli accordi del Mercosur, abbiamo sbloccato l'India, stiamo trovando nuovi mercati”.

Categoria: economia
17:37
Biennale Arte di Venezia, Russia non invitata: partecipa perché proprietaria di padiglione dal 1914
(Adnkronos) - La Russia non è stata invitata alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che si svolgerà da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 con la partecipazione di 99 Paesi e 31 eventi collaterali. La presenza della Federazione Russa deriva, invece, da una procedura ordinaria prevista dal regolamento della manifestazione per i Paesi che possiedono un proprio padiglione ai Giardini. La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914. In totale sono 29 i Paesi proprietarie di un padiglione nazionale alla Biennale, a cui da quest'anno si aggiungerà il Qatar.
Come più volte chiarito dall'Istituzione veneziana, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana a chiedere autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale. Nel caso di Stati proprietari di un padiglione ai Giardini – come la Russia – la procedura consiste in una semplice comunicazione della volontà di partecipare. La Biennale prende atto della comunicazione e, di norma, non interviene per impedirne la presenza. È quanto ricostruito dall’Adnkronos sul caso emerso nell’ultima settimana, dopo che si è appreso del ritorno della Russia alla prossima Biennale Arte. Mosca aveva ritirato nel 2022 il progetto espositivo previsto, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, mentre nell’edizione del 2024 aveva concesso il proprio padiglione nazionale alla Bolivia.
La Federazione Russa ha quindi comunicato la propria partecipazione alla 61esima Esposizione attraverso il commissario del padiglione, Anastasiia Karneeva, riaprendo autonomamente lo spazio ai Giardini dopo quattro anni di assenza. Il padiglione russo, progettato dall’architetto Alexey Shchusev, rappresenta da oltre un secolo la presenza culturale del Paese all’interno della rassegna veneziana.
La Biennale di Venezia nei giorni scorsi, prima dello scoppio della polemica, aveva chiarito che “qualsiasi Paese riconosciuto dalla Repubblica Italiana può partecipare se possiede un padiglione ai Giardini”. In un comunicato ufficiale l’istituzione ha inoltre riaffermato il rifiuto di ogni forma di esclusione o censura dell’arte e della cultura, sottolineando che Venezia rimane “un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo connessioni tra popoli e culture, con la speranza duratura della cessazione dei conflitti e della sofferenza”. Il presidente Buttafuoco ha ribadito, parlando durante un evento al ministero della Cultura, mercoledì 10 marzo, in occasione della presentazione del Padiglione Italia, "l'autonomia di una Istituzione che da 130 anni costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della fondazione Biennale di Venezia".
Il padiglione della Federazione Russa presenterà il progetto espositivo intitolato 'The Tree is Rooted in the Sky' ('L’albero è radicato nel cielo'): coinvolgerà oltre cinquanta giovani musicisti, poeti e filosofi provenienti dalla Russia e da altri Paesi, tra cui Argentina, Brasile, Mali e Messico. All’interno del padiglione, apprende l'Adnkronos, è previsto un “festival musicale” volto a valorizzare il potenziale creativo delle aree periferiche e delle pratiche artistiche lontane dai grandi centri culturali: per tre giorni, dal 5 all’8 maggio, prima dell’apertura ufficiale della Biennale, sono in programma performance musicali affidate, tra gli altri, all’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che unirà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica. Secondo gli organizzatori russi, l’iniziativa intende creare uno spazio di dialogo e scambio tra culture diverse, mettendo in relazione radici locali e visioni globali. Il festival di tre giorni dal 5 all’8 maggio, prima dell’apertura ufficiale della Biennale, includerà performance musicali e interventi filosofici. Tra i partecipanti è annunciato l’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che unirà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica.
“La cultura russa non è isolata e i tentativi di ‘cancellarla’ non hanno avuto successo”, ha affermato Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura, come riferito da ArtNews, aggiungendo che “nessuno può privare la Russia del diritto all’espressione artistica”. Mikhail Shvydkoy ha respinto l’idea di un “ritorno”: il padiglione ai Giardini, ha affermato, ha sempre rappresentato la “presenza della Russia nello spazio culturale veneziano”. L’esposizione sarebbe, nelle sue parole, la prova che “la cultura russa non è isolata” e che i tentativi di “cancellarla”, attribuiti alle élite politiche occidentali negli ultimi quattro anni, “non hanno avuto successo”.
All'interno del padiglione russo, secondo quanto risulta all'Adnkronos, esporranno gli artisti: Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, DJ Diaki, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Atosigado y Herrica, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin, Maria Vinogradova
L’annuncio della presenza russa ha provocato immediate reazioni politiche, a partire dal ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli, che ha ricordato in una nota che la decisione è stata assunta “in totale autonomia” dalla Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, “nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano”. Critiche sono arrivate anche dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea. I ministri della Cultura e degli Affari esteri di 22 paesi, compresa l'Ucraina, hanno giudicato "inaccettabile" la partecipazione della Federazione Russa.
La riapertura del padiglione russo si inserisce in un clima di tensioni culturali già emerse negli ultimi anni in Italia a causa dell'invasione dell'Ucraina. Nel luglio scorso, ad esempio, un concerto del direttore d’orchestra Valery Gergiev era stato cancellato dopo proteste legate al suo sostegno al presidente russo Vladimir Putin. A gennaio il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva accusato l’Italia di “escludere attivamente l’arte russa” e di impedire l’accesso al padiglione veneziano.
La Biennale Arte 2026 è stata presentata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco come una sorta di “tregua” simbolica in un mondo attraversato da conflitti. “Dove c’è arte c’è dialettica”, ha affermato, sottolineando il ruolo della manifestazione come spazio di confronto internazionale.
Accanto alla Russia saranno presenti anche Israele, Iran e Ucraina, mentre è previsto un evento collaterale palestinese intitolato 'Gaza – No Words' promosso dal Palestine Museum. Tra le novità dell’edizione figurano inoltre sette Paesi al debutto – Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam – mentre El Salvador avrà per la prima volta un proprio padiglione nazionale. Tornerà anche la Santa Sede.
Il principio su cui si fonda la rassegna veneziano resta quello di offrire uno spazio in cui le opere possano essere giudicate nel confronto pubblico. Eventuali tentativi di propaganda finirebbero inevitabilmente sotto lo sguardo critico della comunità internazionale e della stampa. Sarà dunque il contenuto artistico delle proposte, una volta aperti i padiglioni, a determinare il giudizio finale sull’edizione 2026, al netto delle polemiche politiche. (di Paolo Martini)

Categoria: cultura
17:33
"L'alleanza Usa-Europa non tornerà mai più come prima. Ed è un bene". Parla l'esperta
(Adnkronos) - L’alleanza transatlantica sta vivendo una trasformazione profonda. Dopo un anno di tensioni su difesa, commercio e tecnologia, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa si trova oggi in una fase di riequilibrio che potrebbe ridefinire il ruolo del continente europeo nello scenario globale.
Secondo Alina Polyakova, presidente e Ceo del Center for European Policy Analysis (Cepa), think tank di Washington specializzato in sicurezza euro-atlantica, la guerra in Iran ha momentaneamente congelato le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. Ma sotto la superficie restano divergenze profonde.
In questa intervista con l’Adnkronos - a margine della conferenza “Eu-Us Tech Agenda 2030” organizzata da Formiche alla Camera dei Deputati, alla quale hanno partecipato tra gli altri il viceministro Valentino Valentini e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè - Polyakova analizza la nuova fase dei rapporti tra Washington e Bruxelles, il ruolo dei leader europei nei rapporti con Donald Trump e il futuro della cooperazione tecnologica tra Stati Uniti ed Europa.
Qual è oggi il suo giudizio sul rapporto tra Stati Uniti e Unione europea? Le tensioni viste nell’ultimo anno si sono ridotte o il divario sta aumentando?
Credo che in questo momento ci troviamo in una sorta di fase di stallo, soprattutto perché la guerra in Iran ha preso il centro della scena. È evidente che una parte significativa delle opinioni pubbliche europee non approva le operazioni statunitensi in Iran. Ma è ancora troppo presto per capire come evolverà la situazione, perché non sappiamo ancora come finirà questo conflitto.
Se guardo all’ultimo anno, non è certo mancata la tensione. Ma se dovessi indicare due momenti simbolici, direi che sono stati i due discorsi alla Munich Security Conference: quello del vicepresidente americano JD Vance e, poche settimane fa, quello del segretario di Stato Marco Rubio.
Io ero presente a entrambi e devo dire che è impressionante vedere quanto le cose siano cambiate. Il primo discorso fu percepito come uno shock da molti europei. Ma quando lo stesso messaggio è stato riproposto da Rubio quest’anno, è stato accolto con una standing ovation.
Questo dimostra che nel frattempo è iniziato un processo di riequilibrio del rapporto transatlantico. Un riequilibrio che era necessario da molto tempo.
Ma questo approccio non rischia di alienare gli alleati storici?
Non c'è dubbio che questa “shock therapy” nei confronti dell’Europa può essere sgradevole, perché parliamo di un’alleanza profondissima. Ma allo stesso tempo era necessaria. Ora infatti l’Europa sta facendo di più sulla difesa e sta diventando più consapevole del proprio ruolo nel mondo.
Detto questo, nell’ultimo anno abbiamo visto tensioni praticamente su tutti i dossier: sicurezza, difesa, politica estera, tecnologia, commercio. Oggi siamo in una fase di attesa: l’Europa ha bisogno di tempo per fare ciò che dice di voler fare, soprattutto su difesa e competitività economica. E gli Stati Uniti, nel frattempo, sono concentrati su altre priorità.
Tra i governi europei sembra esserci una differenza di approccio verso Washington. Giorgia Meloni e Friedrich Merz sembrano cercare un dialogo più stretto con l’amministrazione Trump, mentre altri, come Macron o Sánchez, prendono le distanze. Visto con la prospettiva da Washington, chi parla a nome dell’Europa oggi?
È una domanda fondamentale. Il Regno Unito alla fine ha fatto marcia indietro sulla questione dell’uso delle basi da parte degli Stati Uniti, ma la Spagna ha creato una frattura significativa.
Se si guarda la questione dal punto di vista di Washington, il ragionamento è molto semplice: “Abbiamo sostenuto l’Europa per 80 anni, e quando ora abbiamo bisogno del vostro supporto voi ci dite di no”. Questo è qualcosa che molti decisori politici americani considerano inaccettabile.
Quando alcuni leader europei parlano degli Stati Uniti come di un partner inaffidabile, questo ferisce profondamente a Washington. Perché la percezione americana è esattamente opposta: siamo stati noi a garantire la vostra sicurezza per decenni. Fortunatamente quella posizione non rappresenta tutta l’Europa, mi pare che nel suo estremismo il governo spagnolo faccia storia a sé.
Se faccio a lei la classica domanda di Kissinger, "che numero devo fare per chiamare l'Europa?"
Alcuni leader però stanno emergendo come interlocutori particolarmente efficaci per Donald Trump. Sicuramente Giorgia Meloni. Anche il presidente finlandese Alexander Stubb ha un rapporto molto diretto. E Friedrich Merz sembra riuscire a mantenere una relazione positiva con Washington.
Ma la vera domanda è: cosa produce davvero una buona relazione personale tra leader? Guardiamo al rapporto tra Trump e Macron. È sempre stato positivo a livello personale, fin dal primo mandato. Ma cosa ha ottenuto concretamente la Francia da quel rapporto? Non vedo grossi risultati concreti.
Ecco perché per i leader europei è una posizione molto complicata: devono mantenere buone relazioni con Washington mentre l’opinione pubblica europea è spesso sempre più critica verso gli Stati Uniti.
Da questo punto di vista, penso che Meloni stia gestendo questo equilibrio meglio di chiunque altro: mantiene un buon rapporto con Trump, non isola l’Italia in Europa e conserva consenso interno. Sono tre obiettivi difficili da conciliare.
Lei è a Roma per parlare della relazione transatlantica. La tendenza ad aprire fratture è destinata a consolidarsi? A parte Trump, è un approccio condiviso anche da altri del mondo politico americano contemporaneo?
La realtà è che l’alleanza transatlantica non tornerà mai più com’era prima. E francamente penso che sia una buona cosa. Questo riequilibrio è doloroso, ma necessario. Non era sostenibile un modello in cui gli Stati Uniti pagavano per la sicurezza europea e l’Europa, in cambio, seguiva la linea americana senza avere grossa voce in capitolo.
Gli europei stessi non erano più soddisfatti di questo schema. Nessun leader vuole dire alla propria opinione pubblica che deve semplicemente seguire Washington. Il problema è che l’Europa è rimasta a lungo “addormentata”. Barack Obama aveva già detto chiaramente, in modo più diplomatico, che l’era della priorità europea per gli Stati Uniti stava finendo e che Washington avrebbe spostato l’attenzione verso l’Indo-Pacifico. Ma non è cambiato quasi nulla. Neanche dopo l’invasione russa dell’Ucraina abbiamo visto una vera trasformazione. Il vero cambiamento è arrivato solo dopo la rielezione di Trump.
Nonostante tutte le difficoltà, io sono in realtà molto ottimista sul futuro dell’Europa. Questo è un momento di verità. Probabilmente il più importante dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma richiederà scelte politiche difficili: aumentare la spesa per la difesa significa togliere risorse ad altri capitoli di bilancio, magari al welfare. E questo può costare grosse fette di consenso ai governi, se non proprio una sconfitta elettorale. Lo stesso vale per le riforme economiche necessarie per aumentare la competitività.
Uno dei temi centrali del dibattito è la sovranità tecnologica. L’Europa sta cercando di costruire alternative ai big tech americani.
Qui devo essere molto diretta: la competizione è già finita. Non esiste uno scenario realistico in cui l’Europa possa sostituire Amazon, Google o Microsoft. Queste aziende hanno costruito la loro posizione nel corso di decenni.
Oggi tre aziende americane controllano circa il 70% dell’infrastruttura cloud europea. In Europa questo viene spesso percepito come una dipendenza che indebolisce. Ma io penso che sia il contrario. Bisogna guardare a questa relazione come a una interdipendenza strategica, non come a una competizione. L’alternativa quale sarebbe? Oggi in Europa non c'è un'unione dei capitali che consentirebbe gli investimenti e la dimensione necessari alla nascita di un player in grado di tenere testa alle Big tech. Volete forse puntare su Huawei, Tencent e altre aziende cinesi?
Possiamo farla semplice, quasi elementare: gli Stati Uniti fanno parte dell’Occidente, la Cina no. Non credo che il regime di Pechino possa essere garanzia di affidabilità o di non ingerenza politica.
L’Europa ha ancora enormi vantaggi tecnologici. Tre aziende europee controllano circa due terzi del mercato mondiale delle infrastrutture fisiche della rete – cavi sottomarini, turbine, connettori.
E poi ci sono settori in cui l’Europa è ancora fortissima: biotecnologie, quantum computing e litografia.
Se Europa e Stati Uniti collaborano sfruttando queste complementarità, possono competere con la Cina. Separatamente sarebbe molto più difficile, per entrambi. Per questo credo che l’Europa debba abbandonare il concetto di “sovranità digitale” e passare a quello di interdipendenza strategica.
Molti europei temono però che questa interdipendenza possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica da parte di Washington. C’è la paura di un “kill switch”, cioè di interruzione dei servizi digitali su ordine (o pressione) dell’amministrazione di turno.
Capisco queste paure, ma credo che siano ampiamente esagerate. Bisogna distinguere tra governo e settore privato. Sono due cose molto diverse. Immaginiamo un presidente americano che ordina a Microsoft o Amazon di interrompere i servizi cloud in Europa. Le aziende non lo farebbero, e il motivo è molto semplice: perderebbero miliardi di dollari.
Le multinazionali americane hanno investito somme enormi nell’economia europea. Qui impiegano centinaia di migliaia di lavoratori. E' un mercato essenziale. Una decisione del genere distruggerebbe il loro modello di business.
Lo abbiamo visto in Venezuela dopo la cattura di Maduro: il ceo di ExxonMobil ha detto chiaramente a Trump che secondo lui il paese sudamericano è “uninvestable”, cioè non ha senso tornare a investirci. Trump si è lamentato, ma il manager non ha cambiato idea perché alla fine deve rispondere ai suoi azionisti e stakeholder.
E non dimentichiamo un altro punto: se le corporation voltassero di colpo le spalle all’Europa, il messaggio arriverebbe immediatamente in Giappone, Corea del Sud, Sud-Est asiatico. Nessun Paese si fiderebbe più di loro. In altre parole, sarebbe un suicidio economico. Per questo penso che molti discorsi sui “kill switch” siano più retorica politica che realtà economica.
L’Europa dovrebbe guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorrebbe che fosse. E la realtà è che l’interdipendenza economica tra Stati Uniti ed Europa è enorme. Su questa base si può costruire la crescita e la prosperità dei prossimi anni. (di Giorgio Rutelli)

Categoria: internazionale/esteri
17:15
Migranti, Corte d'Appello di Roma: "Dubbi su legittimità protocollo Italia-Albania"
(Adnkronos) - "Si deve osservare che la convalida richiesta del trattenimento operato non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina del Protocollo Italia - Albania e della conseguente legge di ratifica, di cui si invoca l’applicazione, per effetto del recentissimo rinvio pregiudiziale sollevato da questa Corte di Appello il 5 e 17 novembre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea". Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Roma nei provvedimenti depositati nelle scorse settimane con cui non sono stati convalidati i trattenimenti nel Cpr di Gjader in Albania per tre cittadini nordafricani richiedenti protezione internazionale sui quali gravava un decreto di espulsione e con condanne già scontate per varie accuse tra cui traffico di droga, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale.
!Ancora oggi permangono i dubbi già sollevati da questa Corte di Appello con decreto del 24 aprile 2025 e ribaditi poi da questa Corte di Appello il 19 maggio 2025, rispetto alla compatibilità con l'art. 9 della direttiva, a norma del quale il richiedente asilo ha il diritto di rimanere nello Stato membro fino all'adozione della decisione sulla sua domanda", si legge nei dispositivi. Inoltre, nei casi di "domande reiterate" di protezione internazionale da parte dei richiedenti, i giudici affermano che "non possono considerarsi integrati gli estremi delle eccezioni". "Dall'esame degli atti – scrivono i giudici in uno dei provvedimenti - compreso il provvedimento di espulsione e dagli atti trasmessi dalla Questura, non risulta che vi sia stata una precedente domanda e che la stessa sia stata rigettata benché la procura abbia riferito il contrario in udienza senza però essere in grado di documentare quanto dedotto; che ad ogni modo non risulta che detto eventuale provvedimento sia stato notificato".
Sui centri in Albania si è espressa oggi in Senato la premier Giorgia Meloni, nel corso delle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. "Oggi l’Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo - ha detto Meloni - Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania".

Categoria: cronaca
17:00
Logistica, Pichetto Fratin: "Transizione va gestita con pragmatismo"
(Adnkronos) - "Dobbiamo essere responsabili e realisti difendendo sia l'ambiente che la capacità delle aziende di crescere e creare lavoro. Questa è la sfida: una transizione che viene definita giusta è possibile, è necessaria ma va gestita con pragmatismo. E questo è l'approccio che il governo ha avuto sin dal suo insediamento, in quelle che sono le politiche climatiche nazionali e anche nel confronto europeo. Abbiamo posto con forza il principio della neutralità tecnologica aprendo a tutte le soluzioni che contribuiscono a ridurre le emissioni, sostenendo con determinazione quindi i biocarburanti. Inoltre stiamo promuovendo l'elettrificazione delle infrastrutture portuali. È una sfida importante, fondamentale per coniugare efficienza logistica e tutela dell'ambiente". Così il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in un videomessaggio inviato a LetExpo, evento di riferimento per i trasporti, la logistica ed i servizi alle imprese, organizzato da Alis in collaborazione con Veronafiere.
"Il trasporto integrato su gomma, ferro e mare rappresenta più di una mera posizione strategica, un requisito che possiamo definire essenziale per potenziare l'efficienza della nostra produzione - osserva Pichetto - Parliamo di settori di rilievo che stanno accompagnando la transizione energetica senza però, con questo, trascurare l'esigenza di garantire la competitività delle nostre imprese e il loro bisogno di continua innovazione. Sostenibilità e competitività sono le due facce della stessa medaglia".

Categoria: economia
16:40
Medici Roma, 'dieta mediterranea chiave per longevità'
(Adnkronos) - Secondo i dati riportati dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) gli ultraottantenni italiani assumono quotidianamente tra le 10 e le 15 pillole. Cercare di ridurre questo fenomeno, rendendo quindi sostenibile il Servizio sanitario nazionale attraverso corretti stili di vita e sottolineando l'importanza per i cittadini di un'alimentazione sana, è uno degli obiettivi del convegno 'Alimentazione e salute: la prevenzione come pilastro di longevità e benessere', promosso oggi dall'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma presso il ministero della Salute. Presenti il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.
Prevenzione e dieta mediterranea sono state indicate come strumenti fondamentali per favorire il benessere e promuovere un invecchiamento in salute, contribuendo allo stesso tempo alla sostenibilità del nostro Ssn. Nel contesto sanitario contemporaneo - è stato evidenziato - l'alimentazione riveste un ruolo centrale nella promozione della salute pubblica, nella prevenzione delle principali malattie croniche e nel mantenimento di un adeguato livello di benessere lungo tutto l'arco della vita. L'evoluzione epidemiologica degli ultimi decenni ha mostrato un progressivo aumento delle malattie non trasmissibili (Mnt, tra cui patologie cardiovascolari, tumori, diabete di tipo 2 e malattie neurodegenerative) spesso correlate a errate abitudini alimentari, sedentarietà e stili di vita non salutari. In questo quadro l'alimentazione non può più essere considerata soltanto un mezzo di sostentamento, ma una vera e propria determinante di salute, in grado di interagire con fattori genetici, ambientali e sociali. La ricerca scientifica ha dimostrato che una dieta equilibrata, ispirata ai principi della dieta mediterranea, riduce significativamente l'incidenza di molte patologie croniche, contribuendo a migliorare aspettativa e qualità della vita. L'alimentazione è una 'medicina quotidiana', elemento fondante della salute e leva strategica anche per la sostenibilità del sistema sanitario. In questa prospettiva la prevenzione, intesa come investimento sul capitale umano e sulla qualità della vita, deve rappresentare uno dei cardini delle politiche sanitarie future.
Al dibattito hanno partecipato anche il presidente dell'Omceo Roma Antonio Magi e la consigliera dell’Ordine e organizzatrice dell'incontro Maria Grazia Tarsitano. "La salute nel nostro Paese - ha sottolineato Magi - la salvaguardiamo grazie al nostro Ssn, che c'è e che dobbiamo mantenere a tutti i costi. E' un impegno che devono condividere istituzioni, Ordini professionali e cittadini, oggi più che mai, anche alla luce dell'aumento dei costi legato ai farmaci innovativi e alle cure sempre più specialistiche. La prevenzione inizia dalla bocca, quindi dall'alimentazione e dagli stili di vita sani. Prevenire significa anche rendere più sostenibile il Ssn: se riduciamo i costi legati alle malattie evitabili, possiamo preservare questo bene che abbiamo nel nostro Paese. Spesso non ci rendiamo conto che il nostro sistema sanitario è un valore unico, indispensabile come l'aria e la libertà", ha ammonito. "Come ente - ha aggiunto Tarsitano - siamo qui oggi per avviare una nuova serie di attività di supporto concreto con i due ministeri di riferimento, Salute e Agricoltura. Se la prevenzione si svolge quotidianamente, mantenendo informazione e formazione continua su quelli che sono i pilastri più importanti, si possono ottenere risultati reali che incidano positivamente sullo stato di salute della popolazione".

Categoria: salute
16:34
Sal Da Vinci, parla l'avvocato Claps: "Se le critiche diventano offese, agirà legalmente"
(Adnkronos) - "C'è differenza tra critica alla canzone e offesa personale". Così Carlo Claps, avvocato e amico di Sal Da Vinci, è intervenuto sulle polemiche degli ultimi giorni che hanno coinvolto il cantante vincitore del Festival di Sanremo 2026 e la canzone portata in gara 'Per sempre sì'.
Claps, ospite oggi in collegamento con La Volta Buona, ha spiegato le intenzioni del cantautore napoletano: "Se le critiche diventeranno offese ricorreremo a vie legali". Claps ha voluto chiarire la posizione di Sal Da Vinci: "Lui è sereno, si sta godendo il momento. Lui non vuole agire contro nessuno al momento, però vuole che io monitoro le dichiarazioni per valutare insieme a lui eventuali azioni legali".
Secondo il legale, alcune affermazioni sarebbero andate oltre la semplice critica artistica, arrivando a colpire l'identità del cantante in quanto napoletano e rappresentante della cultura partenopea: "Si è oltrepassato il limite e c'è stata anche discriminazione in alcune dichiarazioni, su questo noi ci incontreremo per valutare", ha spiegato.
Claps ha commentato il dietrofront del giornalista Aldo Cazzullo, che aveva definito il brano "adatto ad un matrimonio della camorra", salvo poi precisare che si trattava di una semplice "battuta". L'avvocato ha replicato: "Io non sono molto d'accordo su questa interpretazione".
In collegamento anche il maestro d'orchestra Adriano Pennino, che ha diretto al Festival di Sanremo 2026. Sulle dichiarazioni rilasciate da Eros Ramazzotti che ha giudicato il brano di Sal Da Vinci "Non male, ma l'arrangiamento è retrò, non ci rappresenta all'Eurovision". Il maestro ha spiegato: "L'arrangiamento è stato fatto per quella canzone e per la sua composizione, non abbiamo voluto rovinare la canzone originale. Il pezzo è fantastico fatto in quel modo. Io comunque tutta questa modernità non la sento in giro".

Categoria: spettacoli
16:27
Whatsapp, arrivano gli account per under 13 gestiti da un genitore
(Adnkronos) - Arrivano gli account Whatsapp per gli under 13, che saranno configurati e gestiti dai genitori. Lo annuncia Whatsapp, l'app di messaggistica detenuta dal gruppo Usa Meta, assicurando che saranno introdotti "nuovi controlli pensati per limitare la loro esperienza" alla messaggistica e alle chiamate, attraverso le impostazioni predefinite più rigorose. La novità è stata messa a punto "in collaborazione con famiglie ed esperti", si spiega. "Implementeremo gradualmente gli account gestiti da un genitore nei prossimi mesi e non vediamo l'ora di ricevere i feedback degli utenti per continuare a sviluppare WhatsApp e offrire alle famiglie il modo più sicuro e privato per comunicare".
Gli account per i più giovani sono stati sviluppati in risposta ai feedback dei genitori, che "ci hanno espresso il desiderio di poter introdurre i propri preadolescenti a Whatsapp" attraverso un’esperienza pensata specificamente per gli under 13''. Dovranno essere creati e gestiti attivamente dai genitori o dai tutori e rimanere collegati al loro account Whatsapp. Consentono esclusivamente di effettuare chiamate e inviare messaggi''. In questo modo sarà possibile gestire chi può contattare i propri figli preadolescenti, i gruppi a cui possono accedere e le relative impostazioni sulla privacy.
I genitori potranno decidere chi può contattare l'account e in quali gruppi è possibile entrare. Inoltre possono controllare le richieste di messaggi da parte di contatti sconosciuti e gestire le impostazioni sulla privacy dell'account.

Categoria: economia
16:22
Torino-Lione: svelata la prima talpa per lo scavo del tunnel base in Italia
(Adnkronos) - È lunga come due campi da calcio, pesa migliaia di tonnellate ed è progettata per scavare in diverse situazioni geologiche con coperture fino a 2.000 metri di roccia. La prima delle due maxi frese (Tbm)destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione, è stata consegnata ufficialmente oggi nello stabilimento Herrenknecht in Germania dove è stata costruita per il raggruppamento di imprese Uct (Itinera, Ghella e Spie Batignolles). La Tbm è destinata al cantiere di Chiomonte, in Val di Susa, dove realizzerà la seconda discenderia prima di proseguire con lo scavo della galleria sud del tunnel di base, già iniziato sul lato francese, avanzando sotto la montagna fino a Susa. A regime nei prossimi anni, saranno 7 le frese che realizzeranno il 75% degli scavi del tunnel di base in Italia e Francia. Alla cerimonia di consegna, sancita dalla rotazione della testa della Tbm, hanno partecipato Daniel Bursaux e Maurizio Bufalini, presidente e direttore generale di Telt, la società binazionale italo-francese responsabile della realizzazione e della futura gestione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, le imprese del raggruppamento Uxt, e della direzione lavori Is2p (Fs Engineering, Arx, Systra, Setec), oltre al console italiano a Friburgo Pietro Falcone e alla vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino. In video collegamento i ministri italiano e francese dei Trasporti Matteo Salvini e Philippe Tabarot.
“Oggi - ha osservato Bufalini - tocchiamo con mano i lavori della Torino-Lione che sono in pieno svolgimento: questa Tbm ci dà la consapevolezza che l’opera entra ora in una nuova fase anche sul versante italiano. Il collegamento rappresenta una grande infrastruttura europea, pensata per rafforzare la mobilità sostenibile e l’integrazione tra i territori. Allo stesso tempo è una sfida tecnica di straordinaria complessità, resa possibile grazie al sostegno e alla collaborazione dei governi e dell’Europa, che continuano a credere nel valore strategico di questo progetto” “Mentre sono già stati scavati quasi 50 km di gallerie, di cui 20 km per il solo tunnel, il cantiere del tunnel di base del Moncenisio conoscerà una forte accelerazione nei prossimi mesi e negli anni a venire, con sette nuove frese che scaveranno simultaneamente in Francia e in Italia - ha aggiunto Bursaux - non siamo soltanto il più grande cantiere di infrastruttura ferroviaria attualmente in attività sul nostro continente, con già più di 3.000 donne e uomini al lavoro: siamo anche i costruttori di un nuovo collegamento che ci permetterà di vivere in un’Europa meglio connessa e più sostenibile”.
“La consegna della prima fresa destinata allo scavo del tunnel di base lato italiano è un momento importante e simbolico - ha osservato Chiorino -questa cerimonia rappresenta un passo concreto verso la realizzazione di un’infrastruttura strategica per l’Italia e l’Europa tutta. La Torino-Lione è una scelta di futuro che rafforza collegamenti, competitività e opportunità di sviluppo del territorio. Ma è anche un grande progetto di lavoro, che già attualmente coinvolge centinaia di persone nei cantieri e che nei prossimi anni genererà importanti occasioni occupazionali. Come Regione Piemonte stiamo accompagnando questo percorso e lo stiamo facendo attraverso politiche attive del lavoro e della formazione, affinché le opportunità create dalla Torino-Lione possano tradursi in lavoro e crescita per il nostro territorio. Lo facciamo nella convinzione che investire nelle infrastrutture significhi investire anche nelle competenze e nel capitale umano, nell’occupazione di qualità e nel futuro della nostra Nazione”.

Categoria: economia
16:20
Mauro Icardi e Wanda Nara in tribunale, la nuova battaglia sulle case italiane
(Adnkronos) - Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda tra Mauro Icardi e Wanda Nara. L’attaccante 33enne argentino, in forza attualmente al Galatasaray, ha avviato, a quanto apprende l'Adnkronos, un’azione legale per ottenere la restituzione degli immobili da lui acquistati in Italia durante il matrimonio, oggi al centro del contenzioso patrimoniale tra i due ex coniugi.
La questione è stata affrontata questa mattina nella prima udienza davanti al giudice, Dott.ssa Ilaria Gentile, della V sezione civile del Tribunale di Milano, che al termine dell’udienza ha proposto la possibilità di una transazione per tentare di chiudere la controversia in via conciliativa. Mauro Icardi è assistito dagli avvocati Valeria De Vellis e Raffaele Rigitano, mentre Wanda Nara è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Di Carlo.
Il nuovo contenzioso arriva al termine di una storia che è sempre andata oltre il campo da gioco, trasformandosi spesso in un caso mediatico con una dinamica di coppia sempre al centro dei riflettori. Wanda Nara, ex manager e compagna per anni di Icardi, ha spesso avuto un ruolo chiave nella carriera del calciatore, gestendone immagine, trasferimenti e comunicazione, un unicum nel panorama calcistico internazionale.
Icardi in Italia ha giocato con le maglia della Sampdoria dal 2011 al 2013 e con quella dell'Inter dal 2013 al 2019 porima di trasferirtsi al Psg e poi in Turchia.
Nel 2021 la coppia affrontò la celebre “crisi del like”, un terremoto sentimentale esploso sui social a seguito di presunti tradimenti, poi ricomposta dopo settimane di post, stories e dichiarazioni pubbliche.
Nei mesi successivi, nuove frizioni, separazioni annunciate e smentite, riconciliazioni lampo e successivi allontanamenti hanno contribuito a un clima costante di incertezza, riacceso più volte dai media argentini e italiani.
La questione economica, legata a contratti, proprietà immobiliari, investimenti e diritti di immagine, è da tempo uno dei nodi più delicati, acuitosi con la fine del matrimonio e la ripartizione degli asset accumulati negli anni più intensi della carriera di Icardi. La disputa sugli immobili italiani è quindi solo l’ultimo tassello di una vicenda complessa, in cui aspetti personali e patrimoniali continuano a intrecciarsi.

Categoria: sport
16:18
Endometriosi e il dolore negato, l'indagine: "Spesso poco creduto e riconosciuto"
(Adnkronos) - Il dolore spesso non viene riconosciuto né creduto per chi soffre di endometriosi. È uno dei risultati che emergono da un sondaggio nazionale su oltre 830 testimonianze di donne - oltre la metà (52%) del Nord; il 23% del Centro; il 13,6% del Sud; il 6% dalle Isole, con alcune residenti all’estero - promosso dalla Fondazione italiana endometriosi e diffuso in occasione della campagna di sensibilizzazione dedicata al tema della normalizzazione del dolore femminile. L’iniziativa prevede una serie di installazioni visive nelle metropolitane italiane con l’obiettivo di rendere visibile un fenomeno spesso invisibile: il modo in cui il dolore femminile viene ridotto d’importanza, minimizzato nella società, nelle relazioni quotidiane e, talvolta, anche nei contesti sanitari.
Uno dei dati più significativi dell’indagine, condotta in forma anonima, riguarda l’età di insorgenza dei sintomi dolorosi che, nel 57% dei casi, compaiono già durante l’adolescenza, mentre circa il 20% li sperimenta tra i 18 e i 25 anni. Quote più ridotte riferiscono l’insorgenza tra i 26 e i 35 anni (circa il 17%) o dopo i 35 anni (circa il 5%). Questo dato - riporta una nota - suggerisce che “molte donne iniziano a convivere con i sintomi fin dall’età scolastica”. Il questionario rivela che il 66% delle partecipanti dichiara di essersi sentita “spesso non creduta quando parlava dei propri sintomi”, mentre un ulteriore 23% afferma che questo è accaduto ‘almeno qualche volta’. Solo una minoranza molto ridotta dichiara di non aver mai vissuto questa esperienza.
Uno degli aspetti più critici riguarda il rapporto con il sistema sanitario. Alla domanda su come sia stato trattato il proprio dolore in ambito sanitario, “il 45,7% afferma che è stato minimizzato, il 18,2% che è stato messo in dubbio e il 14,2% che è stato ignorato”. Solo circa una donna su cinque (21%) dichiara di essersi sentita “pienamente creduta dai professionisti sanitari”. Un altro dato particolarmente rilevante riguarda la normalizzazione del dolore mestruale. Il 91% delle partecipanti afferma di essersi sentita dire almeno una volta che il dolore del ciclo è ‘normale’, mentre l’87% riferisce di aver ricevuto, esplicitamente o implicitamente, il messaggio che ciò che stava vivendo fosse qualcosa di fisiologico.
Quando si analizza l’origine di questo messaggio, emerge che “nel 34,9% dei casi proviene dal medico, nel 20,9% dalla famiglia, nel 7,1% dagli amici, nel 4,8% dal contesto lavorativo e nel 3% dall’ambiente scolastico”. Il dato suggerisce che la banalizzazione del dolore femminile - si legge nella nota - può essere alimentata da diversi contesti sociali e istituzionali. Le conseguenze di queste dinamiche influenzano anche il modo in cui le pazienti raccontano i propri sintomi. Dopo essersi sentite dire che il dolore era “normale”, il 30,5% dichiara di aver cambiato medico, il 18,4% di aver ridotto il modo in cui raccontava i propri sintomi, mentre circa il 18% ha cercato informazioni o conferme online. Una quota più ridotta afferma invece di aver smesso del tutto di parlarne.
Un altro elemento emerso dal sondaggio riguarda la psicologizzazione del dolore femminile. Il 26,9% delle partecipanti afferma che il proprio dolore è stato associato a una presunta instabilità mentale, mentre il 24,4% dichiara che questo è accaduto almeno occasionalmente. Il sondaggio mette in luce anche una dimensione culturale più ampia. Alla domanda se l’idea che una donna sia ‘abituata a sopportare il dolore’ faccia parte del pensiero collettivo, il 93% delle partecipanti risponde affermativamente. Infine, l’indagine evidenzia alcune dinamiche nelle relazioni sociali: il 51% delle partecipanti indica, paradossalmente, che sia stato più difficile far comprendere il proprio dolore ad altre donne, mentre il 42% indica gli uomini, suggerendo come la normalizzazione del dolore femminile possa essere interiorizzata anche all’interno dello stesso contesto femminile.
Nel complesso, i risultati del sondaggio restituiscono l’immagine di un fenomeno che non riguarda solo la medicina, ma anche la cultura. Molte delle testimonianze raccolte mostrano come il dolore femminile venga ancora frequentemente minimizzato o interpretato come qualcosa che una donna dovrebbe semplicemente imparare a sopportare. Questa dinamica può contribuire a ritardare il riconoscimento dei sintomi e a rendere più difficile per molte pazienti ottenere ascolto e diagnosi. L’endometriosi, che colpisce oltre 1,8 milioni di donne in Italia, diventa così anche il simbolo di una disuguaglianza più ampia: una malattia reale, ma spesso invisibile nello sguardo sociale e sanitario.
Tra le frasi più usate per normalizzare il dolore nell’endometriosi (circa il 14% delle testimonianze) comprendono: ‘È normale’; ‘Capita a tutte’; ‘Il ciclo fa male a tutte le donne’. Un altro 6–7% riducono il problema a semplice dolore mestruale, con affermazioni come ‘È solo il ciclo’ oppure ‘Sono solo dolori mestruali’. Circa il 5% delle testimonianze riguarda invece frasi che ridimensionano la percezione del dolore o mettono in dubbio l’intensità dei sintomi, con espressioni come ‘Stai esagerando’ o ‘Sei troppo sensibile’. Nel 4–5% dei casi, il dolore viene attribuito a fattori emotivi o psicologici, con frasi come ‘È solo stress’ oppure ‘È tutto nella tua testa’. Circa il 4% fa riferimento alla maternità come presunta soluzione ai sintomi, con frasi tipo: ‘Fai un figlio e passerà’ o ‘Dopo una gravidanza starai meglio’. Infine, oltre il 65% comprende una grande varietà di frasi diverse che rientrano nello stesso schema culturale di minimizzazione del dolore: ‘Succede a tutte le donne’; ‘È una fase’; ‘Devi solo sopportare’ o ‘Vedrai che passa con il tempo’.
Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono un quadro molto chiaro: accanto alla dimensione clinica dell’endometriosi, molte donne raccontano di essersi confrontate con una narrazione sociale che tende a normalizzare o ridimensionare il dolore femminile, con possibili conseguenze sul riconoscimento dei sintomi e sul percorso verso la diagnosi. In questo contesto, la campagna prevede, nelle installazioni visive, l’inserimento di alcune delle frasi che molte donne con endometriosi dichiarano di essersi sentite dire nel corso della loro vita che contribuiscono a ridimensionare o banalizzare i sintomi. Tra le frasi riportate nella campagna: ‘Sei una donna, è normale per te provare dolore’; ‘Fai un figlio che ti passa’ e ‘Sei stressata’.
Attraverso questa campagna - conclude la nota - la Fondazione intende stimolare una riflessione pubblica in occasione del mese dell’endometriosi su quanto sia importante ascoltare e riconoscere i sintomi, favorendo una maggiore consapevolezza sull’endometriosi e sulle difficoltà che molte donne incontrano nel percorso verso la diagnosi.

Categoria: salute
16:17
Torino-Lione, Salvini: "Con la prima fresa parte lo scavo del tunnel, Italia leader europeo"
(Adnkronos) - “La consegna della prima delle due frese che scaveranno il tunnel sul lato italiano rappresenta un passaggio fondamentale. Con questo macchinario iniziano ufficialmente i lavori di scavo ed è il momento in cui si comincia finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel”. Cosi’ il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo in videoconferenza alla cerimonia di consegna della prima delle due maxi frese destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione. La cerimonia si è svolta questa mattina nello stabilimento Herrenknecht in Germania alla presenza dei vertici di Telt, la società binazionale italo-francese responsabile della realizzazione e futura gestione della sezione transfrontaliera della Torino Lione, e del Consorzio di imprese Uxt “L’Italia è attualmente il Paese europeo con il maggior numero di frese operative o di prossima attivazione e questo, come ministro dei Lavori Pubblici, è per me motivo di grande orgoglio”, ha sottolineato Salvini, evidenziando come la Torino-Lione sia “un’opera che ha avuto un avvio complicato ma che oggi, grazie al sostegno su entrambi i fronti e all’impegno di migliaia di operai, tecnici e ingegneri, sta entrando nella sua fase di massima maturità”. Il ministro ha poi ringraziato le forze dell’ordine impegnate nella tutela del cantiere di Chiomonte, in Val Susa. “È uno dei pochi casi al mondo in cui circa 400 donne e uomini in divisa sono impiegati giorno e notte per proteggere un’opera pubblica da assalti di vandali e terroristi. Insieme agli operai e alle imprese, va anche a loro il nostro ringraziamento”, ha detto Salvini ricordando di essersi recato più volte in cantiere negli ultimi anni per verificarne l’avanzamento e ribadire la vicinanza del Governo.
“Opere come questa hanno ricadute economiche straordinarie, ma portano anche innovazione tecnologica e una crescita del know-how specializzato” ha proseguito il ministro che ha augurato a tecnici e imprese impegnate “i migliori successi per gli imminenti lavori di scavo sul lato italiano: spero inizino il prima possibile e avrò certamente il piacere di tornare a visitarli”. Attualmente tra Italia e Francia sono attivi undici cantieri che impiegano circa 3.200 persone, con l’obiettivo di superare presto le 4.000 unità. Il tunnel di base della Torino-Lione, insieme al tunnel di base del Brennero, è tra le grandi infrastrutture ferroviarie transfrontaliere che dovrebbero essere completate entro il 2033, consentendo al Nord Italia di collegarsi stabilmente al cuore dell’Europa. Concludendo il suo intervento , infine, Salvini ha ricordato che “proprio ieri, in Consiglio dei ministri, abbiamo approvato un Decreto Infrastrutture che spero rappresenti l’ultimo tassello per permettere l’avvio, in questo 2026, di un’altra grande opera strategica: il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, il Ponte sullo Stretto di Messina”.

Categoria: economia
16:03
Milan, altra multa dopo il derby: è il club più sanzionato in Serie A
(Adnkronos) - Nuova multa per il Milan, dopo il derby vinto contro l'Inter in Serie A. I rossoneri sono stati multati dal Giudice Sportivo per altri 22mila euro a causa di rientri in campo tardivi per i secondi tempi (l'ultimo, nella stracittadina, è stato di due minuti). Fin qui, i numerosi ritardi sono costati al Diavolo circa 107mila euro. E il Diavolo, tra multe varie prese in stagione (lancio di oggetti, cori offensivi ecc...) ha superato quota 121.500 euro, diventando la società più sanzionata della Serie A. Un record.
Ma perché i rossoneri rientrano spesso in campo in ritardo per i secondi tempi? Più che di errori di calcolo, per la squadra di Allegri potrebbe trattarsi di una vera e propria strategia. Insomma, una sorta di questione di nervi, soprattutto considerando la grande attenzione del tecnico per tutti i dettagli, anche extra-campo. Dietro al Milan, le società più multate sono il Lecce (107mila euro) e la Roma (93mila e 500 euro). Il club meno multato è invece il Sassuolo (4mila euro).

Categoria: sport
16:01
Cerno: "Insulti a me e Diaco 'gay di destra', dove sono ora gli attivisti Arcobaleno?"
(Adnkronos) - "Ieri pomeriggio su Rai due ospite di Bellama' abbiamo cantato Sal da Vinci con un'orchestra. Semplicemente la canzone. Nulla che c'entrasse con il referendum, con il sì, con il no, con Gratteri. Ma non va bene. Perché? Perché siamo omosessuali di destra? E gli omosessuali non possono esserlo. I commenti parlano chiaro". Così Tommaso Cerno, durante la puntata di oggi della striscia quotidiana '2 di Picche' su Rai2, parla dei commenti arrivati dopo la puntata di ieri, ospite del programma di Pierluigi Diaco.
"Una dose di omofobia - afferma il direttore del 'Giornale' - che a me non fa né caldo né freddo, ma che volevo citare per spiegare come siamo ridotti in questo Paese: 'Che schifo. Non c'è niente che mi fa più schifo dei froci di destra che cantano'", riporta il giornalista. "Voi direte un giudizio legittimo. Questo lo posso dire io che vengo criticato perché non sono abbastanza politicamente corretto ma - sostiene Cerno - non sento tutti questi grandi attivisti dei diritti con le bandiere arcobaleno difendere due omosessuali, Diaco e Cerno, attaccati perché cantano una canzone".
"Stupido e senza senso chi ha fatto un commento del genere. Non c'entra nulla essere di destra o di sinistra facciamo tutti parte di una stessa comunità a prescindere del colore politico, siamo omosessuali. Ed esprimo la mia solidarietà a Diaco e Cerno per aver ricevuto un insulto così pesante". Così all'Adnkronos Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli, in merito a quando denunciato da Tommaso Cerno. "L'uso delle parole 'froci di destra' è una vergogna - continua Colamarino - il colore politico non ha nulla a che vedere con l'orientamento sessuale. A mio avviso la questione è che l'Italia ha un problema con il fatto che due uomini o due donne si possano amare".
"Esprimo piena solidarietà a Tommaso Cerno e Pierluigi Diaco per i vergognosi attacchi omofobi di cui sono stati oggetto nelle ultime ore. La critica è sempre legittima in una democrazia; l’insulto fondato sull’orientamento sessuale delle persone non lo è mai. Colpire due professionisti per ciò che sono, anziché per ciò che fanno o dicono, rappresenta un segnale preoccupante di regressione nel dibattito pubblico. Mi auguro che Cerno e Diaco non vengano lasciati soli, tanto meno perché percepiti come non allineati: il pluralismo e il rispetto delle persone sono valori essenziali del servizio pubblico e devono valere per tutti", afferma il consigliere d'amministrazione Rai Federica Frangi.
"Devo dare ragione a Cerno, purtroppo, la solidarietà da una parte politica è selettiva. Quanto succede a Cerno è grave, ma Cerno non è uno debole, persone come lui hanno le spalle per difendersi, non così altri, penso ad esempio alla vicenda delle giocatrici iraniane in Australia, un caso drammatico su cui, abbiamo visto, le femministe nostrane non hanno fatto alcun commento". Così Francesca Pascale, attivista per i diritti. "Ci sono comunisti che preferiscono andare in piazza, pro-pal che attaccano i poliziotti", conclude.
"Cerno non ha bisogno di essere difeso dal sottoscritto, ha spalle grosse e pelo sullo stomaco, certo che quanto dice è una verità" perché la sinistra difende solo la sinistra...". Lo dice all'AdnKronos, il sindaco leghista di Carlino, in Friuli Venezia Giulia, Loris Bazzo, il 47enne agli onori della cronaca in questi giorni per il matrimonio in vista con il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. "La sinistra - sottolinea - è ormai ferma, affacciata al davanzale, guardando lo scorrere del tempo". Posizioni ormai passatiste "anche su altri temi - spiega - . Faccio l'esempio della transizione energetica, che nella mia regione è al centro della politica del centrodestra". "Io e Ale -dice con riferimento al compagno- siamo la prova di come le cose sono cambiate. Salvini e Meloni non si girano altrove se due sindaci di Fdi e della Lega si sposano". "Con Cerno siamo amici, anche se non ci vediamo da un po' per i tanti impegni, ma ha tutta la mia solidarietà, ha detto solo la verità", conclude Bazzo.
Categoria: spettacoli
15:55
Iran, crisi petrolio e boom prezzi: sbloccate riserve per 400 milioni di barili
(Adnkronos) - Ancora un giorno di guerra in Iran e nuova impennata dei prezzi del petrolio, con le minacce dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz a pesare in particolare sui mercati internazionali. Ed è così che - a partire dagli Usa e passando per l'Ue - il mondo corre ai ripari mettendo in campo nuove misure per contrastare gli effetti dell'aumento provocato dall'attacco a Teheran. Nella giornata in cui il costo del petrolio sale a 90 dollari al barile, funzionari statunitensi sostengono che l'Iran abbia posizionato mine a Hormuz e il Regno Unito ha denunciato l'attacco a diverse navi mercantili colpite da proiettili nei pressi dello Stretto, i 32 Paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia - tra cui l'Italia - hanno intanto "deciso all'unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza mai effettuato" nella storia dell'agenzia.
Ad annunciarlo è stato il direttore esecutivo Fatih Birol. "I paesi dell'Aie metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio... per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all'effettiva chiusura dello Stretto", le parole di Birol in un messaggio trasmesso in diretta sul sito web dell'agenzia.
La decisione di intraprendere un'azione collettiva di emergenza, si legge in una nota ufficiale, "è stata presa in seguito a una riunione straordinaria dei governi membri dell'Aie tenutasi ieri, convocata dal direttore esecutivo dell'Aie per valutare le condizioni di mercato nel contesto del conflitto in Medio Oriente e valutare le opzioni per affrontare le interruzioni dell'approvvigionamento".
"Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell'Aie abbiano risposto con un'azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti", ha dichiarato Birol . "I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell'Aie e sono lieto che i membri dell'Agenzia stiano dimostrando una forte solidarietà nell'intraprendere insieme azioni decisive".
Come spiega l'agenzia, le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi.
I membri dell'Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell'Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive sono state intraprese nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022.
Il conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio 2026 - si legge ancora -, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione.
Nel 2025, una media di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi hanno transitato attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Le possibilità per i flussi di petrolio di bypassare lo Stretto di Hormuz sono limitate.
L'Aie fornirà a tempo debito ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione di questa azione collettiva. Continuerà inoltre a monitorare attentamente i mercati globali del petrolio e del gas e a fornire raccomandazioni ai governi membri, ove necessario.
Il Segretario degli Interni statunitense Doug Burgum ha intanto ribadito oggi la posizione dell'amministrazione Trump secondo cui l'aumento dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l'Iran rappresenta solo un'interruzione temporanea, ma ha osservato che "ci sono opzioni" per garantire che "l'energia continui a seguire l'economia globale".
In un'intervista con Fox News, Burgum ha indicato che l'amministrazione potrebbe prendere in considerazione l'utilizzo delle riserve petrolifere nazionali, se necessario.
"Questi sono i momenti in cui queste riserve vengono utilizzate", ha affermato. "Abbiamo un problema di transito, che è temporaneo, e quando si verifica un problema di transito lo stiamo risolvendo diplomaticamente, cosa che possiamo e risolveremo, il momento perfetto per pensare di liberarle per allentare la pressione sui prezzi globali".
"Faremo scendere i prezzi con la pace e la stabilità nel mondo e il Presidente Trump farà in modo che ciò accada", ha promesso, suggerendo che gli alleati degli stati del Golfo potrebbero in definitiva trarne benefici a lungo termine.
La Casa Bianca ritiene di poter tollerare ancora per settimane un aumento dei prezzi del petrolio, prima che diventi un problema politico serio. Secondo fonti vicine all’amministrazione citate da Politico, il team del presidente Trump considera gestibile per tre o quattro settimane un eventuale rialzo delle quotazioni energetiche senza la necessità di modificare la propria strategia militare nel conflitto con l’Iran.
All’interno dell’amministrazione prevale l’idea che gli attuali picchi siano temporanei. Il petrolio è sceso ieri intorno agli 80 dollari al barile, dopo aver toccato circa 120 dollari nel fine settimana, rafforzando la convinzione che le oscillazioni del mercato siano momentanee e non richiedano cambiamenti immediati nella politica statunitense. Un ex funzionario dell’amministrazione ha spiegato che prima di rivedere l’approccio serviranno "diverse settimane di dati coerenti" sull’andamento dei prezzi: "Queste piccole oscillazioni temporanee non sono ciò su cui baseranno la politica". Secondo le fonti, l’aumento delle quotazioni non è stato preso in considerazione come motivo per cambiare la strategia militare, anche se la rapidità dell’impennata registrata domenica sera ha sorpreso la Casa Bianca.
Gli Stati membri dell'Ue devono mantenere scorte di emergenza di petrolio sufficienti per "novanta giorni" e ora i depositi "sono pieni", ha assicurato la portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles, precisando che "domani è prevista una riunione del comitato" per discuterne il possibile utilizzo.

Categoria: internazionale/esteri
15:54
Energia, Rse: "Grazie a smart grid sistema elettrico più sicuro e resiliente ed energia meno cara"
(Adnkronos) - “L’Italia è leader nell’innovazione del sistema elettrico e con oltre due milioni di punti di generazione e più di 700 mila sistemi di accumulo sul territorio nazionale è essenziale per il nostro paese assicurare una gestione intelligente della rete elettrica, anche attraverso l’impiego dell’Intelligenza Artificiale”. Ad affermarlo è l’amministratore delegato Rse, Franco Cotana, in occasione della conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma, con i saluti istituzionali del Presidente del Gse Alfredo Maria Becchetti, per il ritorno in Italia, dopo oltre dieci anni e sotto il coordinamento mondiale di Rse, dell’Executive Commette di Isgan.
“In uno scenario in cui la domanda di energia elettrica annuale crescerà a livello italiano dagli attuali 315 TWh a oltre 650 TWh al 2050 è fondamentale identificare e implementare le soluzioni necessarie al sistema. Grazie alla collaborazione internazionale in contesti come Isgan, che Rse ha l’onore di presiedere, si valorizzano al meglio risorse e competenze, si condividono esperienze e risultati al fine di accelerarne lo sviluppo e l’implementazione pratica a livello globale. Solo così si riusciranno a mantenere i nostri sistemi efficienti e a contenere i costi dell’energia nella bolletta dei cittadini”, questo il messaggio condiviso da Cotana, che ha aggiunto: “Infrastrutture di rete moderne, digitali e intelligenti sono il vero abilitatore della transizione energetica in corso. Continuare a investire in innovazione è la chiave per mantenere il sistema elettrico ed energetico sicuro, flessibile e resiliente, in grado di integrare sempre maggiori quantità di energia da fonte rinnovabile intermittente, come solare ed eolico, ridurre le congestioni di rete e garantire nel tempo costi dell’energia più contenuti per imprese e cittadini”, sottolinea Cotana.
Fondata da Italia, Stati Uniti e Corea del Sud nel 2011 nell’ambito del Clean Energy Ministerial e formalmente riconosciuta come Technology Collaboration Programme (Tcp) dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), Isgan è un’iniziativa globale che riunisce attualmente 26 membri, tra cui 25 governi nazionali e la Commissione Europea, distribuiti su cinque continenti. Obiettivo: favorire la cooperazione internazionale nello sviluppo, diffusione e integrazione di reti elettriche più efficienti, sicure e sostenibili a livello globale.
Isgan affronta tematiche fondamentali per l’evoluzione e la sicurezza del sistema energetico, infatti, grazie alla progressiva implementazione di soluzioni smart grid, il sistema elettrico diventa più sicuro e resiliente, ma anche più efficiente nello sfruttare l’infrastruttura esistente: il monitoraggio in tempo reale e l’automazione consentono di ottimizzare i flussi di energia, ridurre le congestioni e limitare le perdite sulla rete, posticipando o limitando la necessità di nuovi investimenti, pur continuando a connettere nuova generazione da fonte rinnovabile. “Le sfide sono per tutti i Paesi molto simili, se non addirittura esattamente le stesse: massiccia integrazione di generazione da fonte rinnovabile non programmabile e spinta verso una profonda digitalizzazione dei sistemi energetici pur mantenendo elevatissima stabilità, disponibilità e sicurezza. Il momento che stiamo vivendo oggi è strategico per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030”, ha dichiarato Luciano Martini, Direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di Rse e Chair dell'Executive Committee di Isgan dal 2019. “Il ruolo di Rse nello scenario mondiale che va delineandosi è di grande rilievo e siamo felici di ospitare in Italia, dopo oltre dieci anni, la 31° riunione del Comitato Esecutivo, con la partecipazione confermata di ben 20 rappresentanti dei Paesi membri”, ha continuato Martini.
“Per la sua diffusione capillare e la forte spinta verso l’elettrificazione di buona parte dei consumi finali, il ruolo del sistema elettrico nella transizione energetica è destinato a crescere ulteriormente. Isgan ha l’obiettivo di informare i decisori politici sulle soluzioni tecnologiche più innovative e best practice disponibili e implementate nei diversi Paesi membri in maniera tale da poterle adottare e replicare su larga scala. La scorsa riunione del ExCo si è tenuta a Dublino presso la Sustainable Energy Autority of Ireland, ed è stato motivo di orgoglio apprendere che l’Irlanda ha valutato attentamente il lavoro di Isgan prima di prendere la decisione finale a riguardo dei contatori elettronici avanzati o Ami (Advanced Metering Infrastructure), più noti come smart meter da installare. L’attività di Isgan si svolge nei suoi 6 Gruppi di lavoro, ma recentemente abbiamo lanciato il Lighthouse project – un’attività alla quale contribuiscono tutti i GdL - sulla pianificazione a lungo termine delle reti di distribuzione intelligenti, considerando le forti incertezze nell’evoluzione del sistema e il necessario coordinamento tra tutti i vari attori coinvolti”, ha sottolineato Martini.
L'evoluzione delle reti di distribuzione intelligenti è soggetta a dinamiche politiche, economiche, tecnologiche e sociali, nonché alla necessaria interazione tra attori con ruoli e interessi diversi: dai gestori dei sistemi di distribuzione e dai comuni agli enti regolatori, ai fornitori di tecnologia e agli utenti finali. Infatti, la pianificazione e l'implementazione di rete spesso richiedono di considerare molteplici necessità e priorità e in condizioni di incertezza legate a politiche e aspetti regolatori che evolvono nel tempo. L’iniziativa del Lighthouse project promuove la collaborazione internazionale, lo scambio di conoscenze e l'innovazione di sistema, attraverso un approccio di lungo respiro e condiviso.
In questo scenario di trasformazione dei sistemi elettrici si inserisce prepotentemente non solo la forte spinta alla sua ulteriore digitalizzazione, ma anche le possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in questo settore. A tale riguardo, durante i lavori Isgan a Roma verranno condivise alcune anticipazioni sulla "Strategic Roadmap for digitalisation and AI in the energy sector", di imminente pubblicazione da parte della Commissione Europea, che punta ad accelerare l’adozione dell’Ai nel sistema energetico affrontando al tempo stesso le sfide che questa tecnologia comporta per il sistema elettrico europeo in termini sia di sicurezza sia di con- sumi energetici. Secondo la Commissione Europea “As AI drives energy demand, the Roadmap will include actions in order to better integrate data centres in the energy system, making them part of the solution and delivering on the digital needs of the European economy”. La Roadmap europea esplorerà in particolare come l’Ai può supportare la trasformazione del sistema energetico e come sfruttare al meglio le enormi moli di dati per lo sviluppo di servizi energetici smart come, ad esempio, la gestione flessibile dalla domanda e i rischi che l’Ai può comportare per le infrastrutture energetiche critiche, promuovendo la cooperazione internazionale per diffondere soluzioni di intelligenza artificiale affidabili e sicure per il settore energetico.
Nell'ambito dell'innovazione dei sistemi elettrici, a livello europeo Rse coordina anche il Joint Programme on Smart Grids (Jp Sg) dell’European Energy Research Alliance (Eera) che promuove la collaborazione inter- disciplinare tra 33 organizzazioni di ricerca di 18 Paesi europei. Quest’anno il Jp Sg ha lanciato il premio per studenti di dottorato che si sono distinti per qualità, originalità e rilevanza del loro percorso di ricerca nel settore delle smart grid. Il premio valorizza i talenti emergenti della comunità Eera favorendo lo scambio di conoscenze e idee. Tra i vincitori di un "Silver Award" una dottoranda dell'Università di Napoli Federico II per la sua ricerca su soluzioni per sfruttare il potenziale di flessibilità ed efficienza di sistemi industriali decarbonizzati e interattivi con la rete.
Il ruolo di leadership internazionale di Rse, attraverso la presidenza dell’Executive Committee di Isgan e il dialogo con gli altri Stati membri e la Commissione Europea, conferma dunque il posizionamento strategico dell’Italia tra i principali attori globali nel campo dell’innovazione delle reti elettriche intelligenti e nella definizione delle politiche per la transizione energetica

Categoria: economia
15:40
TonyPitony, svelata l'identità? La foto senza maschera e... la somiglianza con Matteo Salvini
(Adnkronos) - TonyPitony senza maschera o Matteo Salvini? Una foto diventata virale sui social avrebbe svelato l'identità del cantante siracusano, reduce dal successo dopo l'ospitata al Festival di Sanremo 2026 al fianco di Ditonellapiaga.
Nell'immagine, condivisa su X e rilanciata da numerosi utenti, si vede un uomo seduto su una panchina che indossa una giacca, mentre sorride. Secondo molti si tratterebbe proprio dell'artista che si esibisce con la maschera di Elvis Presley e che, almeno per ora, non avrebbe alcuna intenzione di toglierla.
Tuttavia, a molti utenti non è sfuggita una certa somiglianza tra l'uomo nella foto e Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Lo stesso Salvini ha commentato la vicenda con ironia: "Stop sending me this" ("Smettete di mandarmi questa foto"), ha scritto accompagnando il messaggio su X con un emoticon sorridente.
Il mistero al momento resta: non esistono conferme sull'identità della persona immortalata nello scatto e non è possibile stabilire se sia o no TonyPitony. Del resto lo stesso artista siciliano, ospite di Gianluca Gazzoli nel podcast 'BSMT', aveva spiegato il motivo della sua scelta: "La maschera mi protegge dalle rotture. Non sopporterei mai l’idea di essere guardato al ristorante, ad esempio. Non fa per me".

Categoria: spettacoli
15:26
La Russa: "Qualità nostre laureate è ottima, bisogna aumentare i numeri"
(Adnkronos) - “Ho ascoltato il grido di dolore relativo ai numeri”, ancora bassi sia rispetto al corrispettivo italiano maschile che alla media europea, delle laureate in materie Stem. “È vero, bisogna incrementare il numero, ma quanto a qualità siamo a posto. Secondo me, le donne scienziate sono ormai anche più brave degli uomini, perché si impegnano di più, sono più eclettiche, sanno cogliere non soltanto l'essenza della loro professione, ma anche l'umanità, che non si discosta mai dalla capacità di fare bene il proprio lavoro”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo a Roma durante l’inaugurazione della mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco, collocata nel prestigioso Corridoio dei Busti del Senato.
“Quindi grazie davvero, per quello che fate, per quello che siete, per quello che rappresentate e grazie per avere dato al Senato l'opportunità di poterlo sottolineare e ribadire - aggiunge - Conosco bene la dottoressa Diana Bracco e sono molto orgoglioso di poter ospitare un lavoro che, in qualche modo, è frutto della sua lungimiranza”.
Il presidente del Senato ha voluto infine ringraziare chi “questa mostra l'ha realizzata, Il fotografo, ma soprattutto la ‘materia prima’, le scienziate. Senza di loro non ci sarebbero state le fotografie e non ci sarebbe stata la mostra”.

Categoria: cultura
15:24
Schifone (FdI): "Competenze Stem sono tema strategico per la nazione"
(Adnkronos) - “Stiamo attraversando una serie di sfide transnazionali, siamo di fronte a un salto tecnologico, con contingenze e contesti geopolitici molto complessi. In questo contesto, il tema delle competenze non è né elitario né voluttuario ma è strategico, per la comunità e per la nazione”. Lo ha detto Marta Schifone, deputata della Repubblica e promotrice della mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco presentata al Senato a Roma.
La mostra fa parte di “100 donne contro gli stereotipi”, un progetto avviato nel 2016 con l’obiettivo di combattere discriminazioni e stereotipi e dare voce alle donne in settori strategici quali la scienza, l’economia, la politica internazionale e le istituzioni culturali. Nata sette anni fa, la galleria fotografica, con gli scatti di Gerald Bruneau, è stata portata in numerose sedi italiane e internazionali, da Washington a Praga, da New York a Città del Messico, da Israele al Brasile.
“Non ci possiamo permettere di perdere talenti - prosegue - anzi, dobbiamo coltivarli. Esiste un profondo divario di genere nella scelta delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette materie Stem. Il rafforzamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e a questi ambiti è cruciale. C'è quindi bisogno di far passare questo messaggio: la scienza, oltre ad essere bellissima, è anche carica di opportunità nel mondo del lavoro, per un futuro di soddisfazione anche dal punto di vista reddituale”.
“Queste esperte sono dei simboli che vogliono lanciare un messaggio alle giovani donne, affinché possano sentirsi ispirate a scegliere queste carriere” conclude.

Categoria: cultura
15:16
Iran, Trump: "Guerra finirà presto, deciderò io quando"
(Adnkronos) - La guerra in Iran finirà "presto" perché "non è praticamente rimasto niente da colpire". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un'intervista telefonica ad Axios. E' rimasta "qualche piccola cosa qua e là... Quando deciderò che deve finire, finirà", ha affermato Trump, riferendosi alla conclusione del conflitto. Il capo della Casa Bianca ha quindi ribadito che "la guerra sta andando alla grande. Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane". Solo due giorni fa il presidente Usa aveva dichiarato che la campagna militare era "praticamente completata".
Oggi il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha tenuto una valutazione dell'operazione militare israelo-americana contro l'Iran insieme al capo di Stato Maggiore delle Idf, il generale Eyal Zamir, ha detto che "l'operazione guidata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro Benjamin Netanyahu continuerà senza limiti di tempo".
Le ripetute dichiarazioni di Trump su una prossima fine della guerra in Iran hanno fatto emergere una differenza nelle posizioni di Stati Uniti e Israele su tempi e condizioni per la fine del conflitto e sui timori alla Casa Bianca sulle intenzioni di Israele a questo riguardo. A scriverlo è il Wall Street Journal, sottolineando come Trump e Netanyahu si siano parlati quasi ogni giorno dall'inizio della guerra, a volte più di una volta al giorno. Netanyahu ha anche avuto colloqui con il segretario di Stato Marco Rubio e Jared Kushner, genero del presidente e inviato speciale per l'Iran. Tutti questi colloqui si incentrano sullo stato attuale della guerra e su come porvi fine, hanno spiegato funzionari statunitensi, citati dal quotidiano.
C'è però una certa preoccupazione tra i funzionari della Casa Bianca sul fatto che Israele voglia che la guerra prosegua dopo che gli Stati Uniti avranno espresso il desiderio di porre fine alla campagna di bombardamenti, hanno affermato le fonti. Funzionari statunitensi e israeliani assicurano che la posizione israeliana prevede la cessazione della campagna in Iran non appena cesserà il coinvolgimento degli Stati Uniti. Trump ha detto ai suoi collaboratori che vuole porre fine alla guerra alle sue condizioni e, dopo aver mediato un cessate il fuoco nella guerra di 12 giorni dell'anno scorso, ritiene di poter porre fine ai combattimenti quando vorrà, spiegano ancora i funzionari statunitensi.
"La fine del coinvolgimento americano in questo conflitto sarà in ultima analisi decisa dal comandante in capo, quando riterrà che gli obiettivi militari siano stati pienamente raggiunti e che la minaccia del regime iraniano sia stata completamente annientata", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Nonostante lo stretto coordinamento, stanno emergendo differenze negli approcci israeliano e americano, con Israele che continua a dar la caccia e uccidere alti funzionari iraniani, ampliando al contempo il suo raggio d'azione per includere l'industria petrolifera del Paese, nel tentativo di imporre un cambio di leadership.
Lunedì gli Stati Uniti hanno anche fatto presente a Israele che l'amministrazione "non era soddisfatta" degli attacchi alle strutture energetiche iraniane e hanno intimato a Israele di non ripeterli senza l'approvazione di Washington, secondo fonti statunitensi. E poche ore dopo che Trump aveva dichiarato a un giornalista che la campagna militare era "praticamente completata", Netanyahu ha ribadito i suoi obiettivi massimalisti per la guerra. "La nostra aspirazione è quella di permettere al popolo iraniano di liberarsi dal giogo della tirannia; in ultima analisi, la decisione spetta a loro", ha dichiarato il premier israeliano ieri.
I Pasdaran hanno rivendicato oggi di aver colpito diverse basi americane in Kuwait e Bahrain nei 12 giorni della guerra di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. "Infrastrutture chiave della base statunitense nel porto di Mina Salman, il centro nevralgico della Quinta Flotta degli Stati Uniti... sono state colpite da missili e droni iraniani", hanno dichiarato i Guardiani della Rivoluzione sul loro sito web Sepah News, riferendosi alle installazioni statunitensi in Bahrain. "Contemporaneamente Camp Patriot (in Kuwait), inclusi hangar per le attrezzature, alloggi e centri di raccolta per i soldati americani nelle basi navali di Mohammed Al-Ahmad e Ali Al-Salem, ha subito anche pesanti perdite", hanno aggiunto, precisando di aver attaccato anche la base di Camp Buehring in Kuwait.
Con il passare delle ore si fa intanto luce sulla sorte di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema dell'Iran, che ha riportato una frattura a un piede, un ematoma attorno all'occhio sinistro e lacerazioni al viso a causa del raid aereo israelo-americano che lo scorso 28 febbraio ha ucciso suo padre, l'Ayatollah Ali Khamenei, e altri cinque membri della sua famiglia. Lo afferma la Cnn citando una propria fonte ben informata. In precedenza una fonte israeliana aveva dichiarato alla Cnn che il secondogenito dell'Ayatollah Khamenei era rimasto ferito la scorsa settimana e da giorni circolano voci sul fatto che sia rimasto ferito. La nuova Guida suprema non è mai apparsa in pubblico, né ha rilasciato dichiarazioni dopo la sua nomina domenica. Il figlio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Yousef, ha dichiarato stamattina di aver saputo che Khamenei era rimasto ferito, ma che ora è "al sicuro, sano e salvo".

Categoria: internazionale/esteri














































