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12:58

Lupus eritematoso e nefrite lupica, Apmarr: "Ultimi mesi per partecipare alla survey"

(Adnkronos) - Come incidono il lupus eritematoso e la nefrite lupica sulla vita quotidiana delle persone? Quali costi comportano per i pazienti e le loro famiglie? E quali difficoltà si incontrano nell'accesso ai percorsi di cura? Per rispondere a queste domande e costruire una fotografia aggiornata della realtà italiana, è ancora possibile partecipare alla survey nazionale promossa da Apmarr – Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Aps Ets, in collaborazione con Crea Sanità, nell'ambito del progetto di ricerca ‘Patologie reumatologiche in Italia – Epidemiologia ed equità di accesso alle cure’, lanciata nel marzo scorso. L'indagine, disponibile online sul sito di Apmarr Aps Ets - informa una nota - è rivolta alle persone che convivono con lupus eritematoso e nefrite lupica per raccogliere, in forma anonima, informazioni relative a 3 aspetti fondamentali: qualità della vita, utilizzo delle prestazioni sanitarie e costi sostenuti direttamente dai pazienti. 

"L'obiettivo della survey è dare voce alle persone che vivono ogni giorno con queste patologie e raccogliere dati che oggi risultano ancora insufficienti – afferma Antonella Celano, presidente Apmarr Aps Ets – Ogni questionario compilato rappresenta un contributo prezioso per comprendere meglio l'impatto reale della malattia e per sostenere richieste di miglioramento dei servizi, dell'assistenza e dell'equità di accesso alle cure. Per questo invitiamo tutti i pazienti interessati a dedicare pochi minuti del proprio tempo alla compilazione". 

I risultati contribuiranno ad arricchire il patrimonio di conoscenze disponibile su queste patologie e costituiranno una base scientifica utile per orientare le future politiche sanitarie e organizzative. Disporre di dati aggiornati e rappresentativi - riferisce la nota - è fondamentale per comprendere il peso delle patologie sulla vita delle persone e sul sistema. Una partecipazione ampia consentirà di ottenere evidenze più solide e affidabili, indispensabili per individuare le criticità e progettare interventi realmente efficaci. Il progetto è realizzato con il contributo non condizionante di Roche e Celltrion e prevede, nelle fasi successive, l'estensione dell'analisi ad altre patologie reumatologiche e l'approfondimento delle disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure. 

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Categoria: cronaca

12:53

Premio 'Internazionale Fair Play Menarini', Diego Milito ed Emilio Butragueno nel parterre 30esima edizione

(Adnkronos) - La rosa dei vincitori del 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini, in programma il prossimo 2 luglio a Firenze, continua ad accogliere grandi leggende dello sport mondiale. Tra i campioni che al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino riceveranno il riconoscimento dedicato ai più alti valori dello sport, si aggiungono due autentici simboli del calcio internazionale: Diego Milito ed Emilio Butragueno. Protagonista di una carriera straordinaria tra Argentina, Spagna e Italia, “El Principe” Diego Milito ha conquistato il cuore degli appassionati grazie al suo talento, alla sua correttezza e a un percorso costellato di successi. Indimenticabile il ruolo centrale nell’epico “Triplete” dell’Inter nel 2010, coronato dalla doppietta nella finale di Uefa Champions League contro il Bayern Monaco. Accanto a lui sarà premiato Emilio Butragueño, icona nella storia del calcio spagnolo. Soprannominato “El Buitre”, è stato il simbolo del Real Madrid degli anni Ottanta e portabandiera di una delle epoche più vincenti del club madrileno. Con l’ingresso di Milito e Butragueño, il parterre dei premiati del 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini si arricchisce di eccezionali campioni artefici di trionfi sul campo e testimoni dei valori sani dello sport, incarnando perfettamente lo spirito dell’evento che da trent’anni celebra il fair play come patrimonio universale. 

“Accogliamo due star del calcio internazionale, che hanno lasciato un segno profondo nello sport non soltanto per i loro successi, ma anche per il modo in cui li hanno ottenuti – dichiarano Luca Lastrucci, Valeria Speroni Cardi e Filippo Paganelli, membri del Board della Fondazione Fair Play Menarini – Milito e Butragueño condividono gli stessi valori che accomunano tutti i protagonisti del 30° Premio Fair Play Menarini, confermandosi esempi straordinari di sport e correttezza dentro e fuori dal campo”. 

Ecco i premiati dell’edizione 2026: Achille Polonara, pallacanestro; Antonella Palmisano, marcia; Armand Duplantis, salto con l’asta; Bebe Vio, atletica paralimpica; Chiara Mazzel, sci paralimpico; Daniele Garozzo, scherma; Davide Ghiotto – Michele Malfatti – Andrea Giovannini, pattinaggio su ghiaccio; Diego Milito, calcio; Emilio Butragueño, calcio; Fabio Caressa, giornalismo; Gianfranco Zola, calcio; Gregorio Paltrinieri, nuoto; Simone Anzani, pallavolo. Il 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini vede la partecipazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale in qualità di partner istituzionale, e di Sustenium, Frecciarossa, Adiacent ed Estra come partner dell’iniziativa. Per seguire da vicino i protagonisti e restare aggiornati su tutte le novità, visitare il sito ufficiale www.fairplaymenarini.com e i canali social del Premio su Instagram, Facebook e YouTube. 

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Categoria: economia

12:46

Pompei (Deloitte): "Ridurre le barriere alle cure è possibile"

(Adnkronos) - "Tre anni fa Deloitte ha deciso di sostenere questo progetto con l'obiettivo di contribuire a ridurre le barriere nell'accesso alle cure. Oggi siamo particolarmente soddisfatti di poter annunciare che oltre mille persone fragili dal punto di vista economico e sociale, provenienti da più di 75 Paesi, hanno avuto la possibilità di accedere a cure specialistiche. Si tratta di un risultato importante, che dimostra il valore della collaborazione tra pubblico, privato e Terzo settore. In questa iniziativa sono coinvolti Deloitte, l'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola e la Comunità di Sant'Egidio: una sinergia che testimonia quanto idee, competenze ed esperienze condivise possano generare progetti ad alto impatto sociale". Lo ha detto Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, alla conferenza stampa 'Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati'. Obiettivo dell'incontro, questa mattina nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri: dal 2023 a oggi il progetto è riuscito ad assistere oltre mille persone in condizione di fragilità sociale ed economica che, in molti dei casi, avrebbero rinunciato a curarsi. 

"La sfida, oggi - ha poi aggiunto Pompei - non è soltanto proseguire il percorso avviato, ma ampliarlo, garantendo la sostenibilità strutturale delle attività sviluppate dal 2023 e favorendo la nascita di nuove iniziative analoghe. Eventi come quello odierno hanno anche un ruolo fondamentale nel diffondere la conoscenza del progetto, affinché un numero sempre maggiore di persone che ne hanno bisogno possa sapere dell'esistenza di questa opportunità e accedere alle cure disponibili".  

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Categoria: cronaca

12:42

Haaland e la sfida alla Francia: "Vinceranno i Mondiali..."

(Adnkronos) - La Francia vincerà i Mondiali 2026, parola di Erling Haaland. Il centravanti della Norvegia ha trascinato la Nazionale scandinava alla vittoria contro il Senegal, risultando decisivo con una doppietta nel 3-2 che ha deciso la seconda giornata del girone I e strappando il pass per i sedicesimi di finale. 

La Norvegia ha raggiunto così il primo posto del gruppo salendo a quota 6, a pari merito con la Francia, vittoriosa contro l'Iraq per 3-0. L'ultima giornata della fase a gironi sarà quindi decisiva per stabilire chi chiuderà da prima il girone, ma Haaland non ha dubbi sull'esito del match. 

"Non mi importa molto della partita con la Francia", ha detto Haaland ai microfoni di Fox nel post partita, "probabilmente ci batteranno e vinceranno al Coppa del Mondo". 

 

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Categoria: sport

12:42

Arcuri (Gemelli Isola): "Il progetto San Bartolomeo è diventato un modello di cura per i più fragili"

(Adnkronos) - "Sono stati tre anni importanti e impegnativi. Oggi non celebriamo soltanto il traguardo dei mille pazienti assistiti, ma soprattutto la capacità di aver costruito attorno a questo progetto una rete di competenze al servizio delle persone più fragili". Lo ha dichiarato Giovanni Arcuri, direttore generale dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, intervenendo alla conferenza stampa "Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati". L'incontro, ospitato nell'Aula Magna dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, è stato l'occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future dell'iniziativa, che dal 2023 a oggi ha consentito a oltre mille persone in condizioni di fragilità sociale ed economica di accedere alle cure, evitando in molti casi la rinuncia ai percorsi sanitari. 

"L'ospedale ha messo a disposizione la propria capacità clinica e organizzativa; la Comunità di Sant'Egidio ha accompagnato i pazienti, costruendo con loro un rapporto di fiducia e indirizzandoli verso i percorsi di cura; la Fondazione Deloitte ha sostenuto il progetto, contribuendo a strutturarlo e a rafforzarne il metodo", ha spiegato Arcuri. In tre anni il Progetto San Bartolomeo ha preso in carico oltre mille pazienti fragili provenienti da 75 Paesi. "I principali ambiti di intervento hanno riguardato i percorsi ostetrico-ginecologici, le cure odontoiatriche e gli ambulatori di ortopedia, costruendo un modello di assistenza centrato sui bisogni concreti delle persone", ha sottolineato. 

"Più che celebrare un risultato, oggi vogliamo mostrare le fondamenta del futuro. Questo è un percorso che intendiamo continuare perché rappresenta anche la nostra identità valoriale e ci ricorda il significato più profondo del fare sanità: prendersi cura dei pazienti più fragili. Per questo sarà fondamentale continuare a costruire sostegno e collaborazione attorno al progetto, così da garantirne la crescita e la continuità nel tempo", ha concluso Arcuri. 

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Categoria: cronaca

12:42

Impagliazzo: "La cura inizia dall'inclusione dei più vulnerabili"

(Adnkronos) - "La Comunità di Sant'Egidio dispone di una rete di case di accoglienza diffuse sul territorio cittadino, dove vengono intercettate e seguite persone che, per diverse ragioni, rischiano di essere escluse dal Servizio sanitario nazionale, spesso a causa di problemi legati alla documentazione o a condizioni di particolare fragilità. Attraverso il Progetto San Bartolomeo segnaliamo queste persone all'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, affinché possano accedere alle cure di cui hanno bisogno. Si tratta di un progetto di democrazia sanitaria, perché la democrazia di un Paese si misura anche dalla capacità di includere chi rischia di restare ai margini". Lo ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio intervenendo alla conferenza stampa "Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati". L'incontro, ospitato nell'Aula Magna dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, è stato l'occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future dell'iniziativa, che dal 2023 a oggi ha consentito a oltre mille persone in condizioni di fragilità sociale ed economica di accedere alle cure, evitando in molti casi la rinuncia ai percorsi sanitari. 

"Oggi sappiamo che molte persone, anche per motivi economici, non riescono ad accedere ai servizi sanitari, mom hanno la possibilità di farlo. Per questo - ha ricordato Impagliazzo - il nostro impegno è accompagnarle verso percorsi di assistenza e cura. Essere arrivati a questo risultato rappresenta per noi una grande soddisfazione".  

Alla domanda sul ruolo svolto dalla Comunità di Sant'Egidio, il presidente ha sottolineato l'importanza dell'attività di mediazione culturale e accompagnamento: "Molte persone che non hanno rapporti con il sistema sanitario, e quindi non sono abituate a curarsi, provano timore o diffidenza e spesso non sanno come orientarsi nei servizi pubblici. Il nostro compito è proprio quello di accompagnarle, costruire un rapporto di fiducia e rendere più semplice l'accesso ai percorsi sanitari. Grazie a questa mediazione, il cammino verso la cura diventa più facile e accessibile" ha poi concluso. 

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Categoria: cronaca

12:41

Consorzio oli usati, nel 2025 100% raccolta e oltre 98% rigenerazione

(Adnkronos) - Durante uno degli anni più complessi per il settore del riciclo segnato da debolezza dei mercati e pressioni economiche sulla filiera, nel 2025 il Consorzio Nazionale Oli Usati (Conou) riesce a consolidare la propria leadership europea nell’economia circolare, migliorando i propri risultati nella raccolta e rigenerazione degli oli minerali usati e incrementando trasparenza e tracciabilità. Lo certifica il Rapporto di Sostenibilità presentato oggi a Roma dal Conou. Sono 194,5 mila le tonnellate di olio usato raccolte, pari a oltre il 51% dell’immesso al consumo soggetto a contributo in linea col massimo raccoglibile. Si conferma la percentuale di rigenerazione: oltre il 98% dell’olio usato è stato inviato a trasformazione in nuove basi lubrificanti: un primato italiano ben distante dalla media europea ferma al 61%.  

Tutto ciò è avvenuto in un contesto particolarmente difficile: nel corso dell’anno il valore delle basi lubrificanti è sceso drasticamente, mettendo sotto pressione l’intera filiera del riciclo. Il Rapporto di Sostenibilità 2025, redatto rigorosi standard GRI e sottoposto a verifiche indipendenti, è accompagnato per la prima volta anche dalla validazione (da parte del Rina) dell’analisi LCA: da questa analisi si confermano una riduzione significativa delle emissioni climalteranti (impatto ridotto del 41% rispetto al ciclo lineare), il drastico risparmio di risorse naturali ed energia (-83% di combustibili fossili e -77% di acqua) oltre alla forte riduzione degli impatti sulla salute umana (-33% impatti cancerogeni e -84% non cancerogeni) e, infine, una riduzione dell’80% su oltre 7 unità di incidenza di malattie.  

Il sistema Conou continua inoltre a generare valore economico e occupazionale lungo tutta la filiera, coinvolgendo oltre 1.980 addetti di una rete di imprese altamente specializzate distribuita su tutto il territorio nazionale. Tra gli elementi chiave del 2025, anche l’avvio del nuovo Contratto di Filiera 2025 2027 basato sulla Qualità e l’apertura di un dialogo strutturato con altri consorzi europei, in particolare Grecia e Spagna, per condividere best practice e sviluppare una posizione comune rispetto all’Europa. Il percorso conferma il Conou come riferimento internazionale per l’economia circolare applicata agli oli minerali usati. 

 

 

“Il 2025 (e questo turbolento avvio del 2026) dimostrano che la sostenibilità non è uno slogan – osserva Riccardo Piunti Presidente del consorzio Conou – ma la capacità concreta di resistere anche nelle fasi più difficili, garantendo continuità e risultati ambientali. Abbiamo raggiunto nuovi record di raccolta e confermato una circolarità superiore al 98%, mentre 1/3 del fabbisogno di lubrificanti in Italia è coperto con le nostre basi rigenerate. È la prova che un modello efficiente può essere anche economicamente sostenibile anche durante le fasi critiche. Quando parti con questi numeri ogni anno la sfida è quella di migliorare la capacità di recuperare anche le frazioni più complesse per massimizzare i benefici ambientali e industriali. Siamo riconosciuti come un modello leader in tutto il mondo per la capacità di trasformare un rifiuto pericoloso in una risorsa strategica riducendo le importazioni. E stiamo cominciando a confrontarci con i Paesi più virtuosi e simili al nostro”.  

I numeri del Conou nel 2025: 58 Concessionari; 2 Imprese di Rigenerazione; 3 impianti di rigenerazione; 194,5 mila tonnellate di olio usato raccolte; Oltre il 98% dell'olio raccolto avviato a rigenerazione; Oltre il 51% di rapporto tra olio raccolto e olio immesso al consumo; Oltre 1.980 addetti coinvolti lungo la Filiera; 688 automezzi dei Concessionari; Oltre 23 milioni di km percorsi dagli automezzi per la raccolta e il conferimento.  

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Categoria: economia

12:37

Rapporto Coca-Cola Hbc Italia, nel 2025 100% energia da rinnovabili 

(Adnkronos) - Coca-Cola HBC Italia, il principale produttore di bevande in Italia, presenta la 22ª edizione del proprio Rapporto di Sostenibilità, revisionato da Deloitte & Touche e redatto in accordance ai parametri di rendicontazione internazionale GRI Standards. Il documento racconta i risultati dell’azienda nella promozione di una crescita sostenibile per l’ambiente, le persone e l’economia. In questo contesto si inserisce anche il continuo sviluppo industriale, con 175 milioni di euro investiti nelle sei fabbriche dell’azienda sul nostro territorio per il biennio 2025-2026 in innovazione, sostenibilità e ammodernamento dei sistemi produttivi. (VIDEO) 

«Gli investimenti industriali sono il presupposto per generare valore nel lungo periodo e trasformare gli impegni di sostenibilità in azioni concrete» dichiara Giangiacomo Pierini, Corporate Affairs & Sustainability Director di Coca-Cola HBC Italia. «Con l'auspicio che l'entrata in vigore della Sugar tax non comprometta la nostra capacità di portare innovazione nella filiera, continuiamo a investire in Italia con una visione a lungo termine. I nostri stabilimenti sono il motore di questo percorso: è qui che tecnologia, efficienza e sostenibilità si traducono in risultati concreti per l’azienda e per i territori». 

Per il 2025, il 100% dell’energia elettrica acquistata dalla rete ha avuto origine da fonti rinnovabili, e nuovi investimenti mirati hanno consentito di migliorare l’efficienza delle fabbriche: un esempio è lo stabilimento di Marcianise (CE), dove sono stati implementati due innovativi sistemi di refrigerazione per migliorare l’efficienza energetica fino al 23%, con un risparmio energetico stimato in 1.222 MWh/anno.  

 

 

Prosegue anche l’evoluzione nell’ambito della logistica: con l’introduzione della nuova linea per la produzione delle lattine ad Oricola (AQ), il sistema produttivo si è ulteriormente capillarizzato nel 2025, permettendo di servire il Centro Italia direttamente dal sito ed evitando così circa 240.000 km di percorrenze, con la relativa riduzione di emissioni. Importanti novità anche nel packaging: già dal 2023 tutte le bottiglie in plastica per le bibite del portafoglio sono prodotte, tappo ed etichetta esclusi, con 100% PET riciclato, lavorato e trasformato internamente nella fabbrica di Coca-Cola HBC a Gaglianico (BI). Nel 2025, l’azienda ha continuato a investire in questa direzione introducendo il 100% rPET nelle bottiglie di acqua da mezzo litro Lurisia Bolle e Stille imbottigliate nello stabilimento di Roccaforte Mondovì (CN). Parallelamente, prosegue l’impegno nella gestione sostenibile della risorsa idrica: il 100% delle acque reflue viene trattato prima di essere restituito al territorio e, grazie a impianti sempre più moderni, l’azienda continua a ridurre l’utilizzo di acqua nei propri processi produttivi. Nelle fabbriche di Oricola (AQ) e Nogara (VR) è stato installato un sistema di recupero dell'acqua di lavaggio dei filtri a carbone, misurando un risparmio complessivo di quasi 6 milioni di litri per il 2025 e oltre 9 previsti per il 2026.  

Quello di Nogara è uno dei pochi stabilimenti del settore imbottigliamento ad avere una tecnologia che utilizza aria al posto dell’acqua per la pulizia dei contenitori; nel 2025 la sostituzione dell’ultimo sistema di lavaggio ha consentito il risparmio di ulteriori 3,5 milioni di litri di acqua all’anno. L’impegno dell’azienda per la tutela dei territori e la responsabilità d’impresa va oltre i propri siti produttivi e si estende al supporto e la promozione di iniziative locali che hanno l’obiettivo di generare un impatto positivo e duraturo sulla comunità. Con questo impegno, nel 2025 sono stati donati oltre 2 milioni di prodotti ad associazioni e organizzazioni del territorio. A queste iniziative si affiancano numerosi progetti di impatto sociale e culturale realizzati insieme a partner, onlus e associazioni, come le storiche partnership con Special Olympics e Banco Alimentare ETS, con cui l’azienda collabora coinvolgendo anche i dipendenti in attività di volontariato. Rispetto all’anno precedente, il numero di ore dedicato al volontariato aziendale è quasi raddoppiato, superando le 1.000 ore (+ 49% vs 2024). 

Particolare attenzione è dedicata alle nuove generazioni attraverso il programma formativo imprenditoriale #YouthEmpowered, che ha lo scopo di ispirare, formare e accompagnare i giovani nel passaggio dal mondo della scuola al mercato del lavoro. Nel 2025, attraverso questo programma sono stati formati 39.000 giovani in Italia, fornendo loro servizi di orientamento, masterclass, mentorship e borse di studio. 

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Categoria: sostenibilita

12:32

Italia-Usa, McCarthy (Heritage): "Meloni modello di governo conservatore in Ue, ricuciremo"

(Adnkronos) - Il presidente Donald Trump non smette di criticare l’Italia, insieme agli altri alleati della Nato, per averlo abbandonato nella sua guerra contro l’Iran. “L'Italia si è comportata molto male, davvero male”, ha detto ancora ieri nello Studio ovale, ribadendo le accuse agli alleati: “Non ci sono stati per noi e noi abbiamo speso miliardi di dollari per loro”. Tuttavia, al di là delle parole, nella capitale statunitense anche chi è più allineato con il presidente, come l’Heritage Foundation, sottolinea come qualsiasi divergenza emersa tra Roma e Washington possa essere superata. “Credo che ci unisca molto più di quanto non ci dividano certe parole, perché, in fin dei conti, si tratta solo di parole, talvolta accompagnate da questioni politiche, ma non sempre”, afferma Paul McCarthy, ricercatore senior per gli affari europei nel think tank conservatore, che rimane molto influente e vicino all’attuale Casa Bianca.  

“Parlo, sa, in nome del mio think tank, perché tutti noi crediamo in questo. Speriamo di poter rimediare, di poter ricucire questo rapporto, dato che il legame era molto stretto; inoltre, Giorgia Meloni è una leader conservatrice molto stimata in Europa, un punto di riferimento che consideriamo un modello di governo conservatore nel continente”, sostiene McCarthy. Di fronte alla crisi tra i due leader, l'analista incoraggia i partner conservatori europei a non reagire in modo eccessivo a ciò che può emergere di giorno in giorno, come questo recente botta e risposta. "E va riconosciuto al presidente il merito di aver voluto spingere l'Europa a concentrarsi sulla gestione della propria difesa, un aspetto che, in prospettiva, riguarda anche il Medio Oriente. Il nostro obiettivo principale e il fulcro del nostro riorientamento strategico saranno rivolti alla regione Asia-Pacifico”, sottolinea McCarthy.  

L’analista conservatore parla della revisione della postura della Nato, annunciata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth: "È su questo che bisogna concentrarsi nel lungo periodo, per il vostro stesso interesse, poiché gli Stati Uniti non saranno sempre presenti a garantire la difesa. Bisogna inquadrare la questione in quest'ottica. Il presidente Trump ha perfettamente ragione a porvi l'accento, poiché è questo il quadro generale che conta, al di là di un singolo post sui social media”.  

Negli ultimi giorni si è parlato di un ruolo dell’Heritage Foundation per facilitare i contatti tra il governo italiano e la Casa Bianca per riallacciare i rapporti. Tuttavia, McCarthy l'ha minimizzato: “Manteniamo numerosi contatti per assicurarci di comprendere la situazione. Non parliamo a nome del governo statunitense né di alcuna amministrazione, quindi non siamo coinvolti nelle relazioni bilaterali. Questo è compito dell'amministrazione Trump e della coalizione di governo guidata da Meloni, pertanto, no, non siamo direttamente coinvolti in tale ambito, ma restiamo in contatto con esponenti del governo e del parlamento italiano, abbiamo molti contatti in quelle sedi, proprio per comprendere l'evolversi della situazione e la posizione italiana al riguardo, dato che nel frattempo sono cambiate molte cose”.  

Un evento che potrebbe servire a ricucire lo strappo, secondo McCarthy, è il summit sull’intelligenza artificiale e i semiconduttori chiamato “Pax Silica”, che si terrà a Washington il 25 e 26 giugno. A tale incontro il governo italiano parteciperà ufficialmente con la presenza dell'ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri Antonio Tajani per l'innovazione e le nuove tecnologie. “La presenza dell'Italia al ‘Pax Silica’ è molto importante e può essere vista sotto una luce positiva. Speriamo che contribuisca a rafforzare il rapporto tra il nostro governo e il vostro”, conclude McCarthy. (di Iacopo Luzi) 

 

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Categoria: internazionale/esteri

12:29

Nainggolan ancora nei guai: guida senza patente, passa con il rosso e sfiora una pattuglia della polizia

(Adnkronos) - Ancora guai con la giustizia per l'ex centrocampista di Roma e Inter Radja Nainggolan. Secondo quanto riportato dai media belgi, l’ex centrocampista di Inter e Roma è stato fermato dalla polizia nella serata di sabato 20 giugno nel territorio di Ranst, alle porte di Anversa, dopo una serie di infrazioni al codice della strada. Tra gli episodi contestati figurerebbero il passaggio con il semaforo rosso e una manovra pericolosa che avrebbe sfiorato una pattuglia della polizia.  

Dagli accertamenti successivi sarebbe inoltre emerso che il 38enne era alla guida senza una patente valida, in quanto già destinatario di un precedente provvedimento di divieto di guida. Il test dell'etilometro al quale è stato sottoposto ha dato esito negativo ma la macchina è stata sequestrata. La vicenda è stata confermata dalla Procura di Anversa. Nainggolan ha dato la propria versione di quanto accaduto tramite le parole del suo legale, Omar Souidi.  

"Non ha deciso di mettersi al volante, nonostante la patente sospesa, per pigrizia o imprudenza. Ha ricevuto una chiamata dalla figlia, che non si sentiva bene e gli chiedeva di portarla in ospedale perché sprovvista di patente. Convinto che avesse bisogno di assistenza medica, è andato a prenderla per portarla in ospedale". 

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Categoria: sport

12:24

Messi, lo sfottò all'Austria diventa... un meme

(Adnkronos) - Lionel Messi 'sfotte' l'Austria ai Mondiali 2026. Il fuoriclasse argentino ha deciso la sfida tra l'Albiceleste e la Nazionale austriaca, valida per la seconda giornata della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, con una doppietta che gli è valsa il trono dei bomber di tutti i tempi ai Mondiali. 

Tra un gol e l'altro però, Messi ha avuto anche modo di sfottere, a distanza, la panchina dell'Austria, rea di star protestando un po' troppo all'indirizzo dell'arbitro. Il capitano dell'Argentino, come mostrato da un video diventato rapidamente virale sui social,  

ha guardato intensamente i giocatori austriaci, facendo prima un segno con la testa e poi uno con la mano. 

Le espressioni di Messi sono già diventate un meme sui social network, proprio come avvenuto con la maglia del Barcellona contro la Juventus, quando fece l'italianissimo gesto del "che stai dicendo" e proprio con l'Argentina nell'ultimo Mondiale vinto dalla Seleccion. Il numero 10 durante le interviste si era rivolto ai giocatori olandesi dicendo: "Que mira bobo?", diventando ancora una volta virale. 

 

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Categoria: sport

12:22

Re Carlo 'saluta' Starmer, il rapporto di stima: "D'accordo su temi sociali e ambiente"

(Adnkronos) - Re Carlo si appresta a nominare il suo quarto primo ministro in meno di quattro anni, a seguito delle dimissioni di ieri di Keir Starmer. Dopo Liz Truss, scelta dalla Regina Elisabetta il 6 settembre 2022, appena sei settimane dopo esser salito sul trono, Charles aveva nominato premier Rishi Sunak e infine Starmer, dopo le elezioni generali anticipate del 2024.  

L'ultimo inquilino di Downing Street condivideva con il sovrano i temi legati all'ecologia e all'equità sociale. In qualità di capo dello Stato, è dovere del Re nominare il capo del Governo di Sua Maestà, una delle poche prerogative rimaste al sovrano. Il monarca non agisce su consiglio di nessuno, né ha bisogno di consultarsi con alcuno prima di incaricare un politico di formare un governo. Ma il requisito fondamentale è nominare qualcuno che goda della fiducia della Camera dei Comuni, il che di solito significa il leader del partito che detiene la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. 

Starmer e il Re hanno sempre avuto un ottimo rapporto, condividendo idee simili su questioni sociali e ambientali. Il leader laburista è stato nominato primo ministro da Carlo nel luglio 2024, in un anno difficile per il re, pochi mesi dopo la diagnosi di cancro. In qualità di premier, Starmer ha incontrato il Re quasi tutti i mercoledì per l'udienza settimanale, durante la quale vengono discusse questioni di governo dopo il Question Time al Parlamento. Sebbene il Re debba rimanere politicamente neutrale su tutte le questioni, ha la facoltà di consigliare e ammonire i suoi ministri, compreso il premier, quando necessario. 

Starmer ha elogiato il Re per le sue convinzioni ecologiche e sociali, nonostante in passato si fosse espresso a favore dell'abolizione della monarchia. Quando Elisabetta II morì, le rese un sentito omaggio alla Camera dei Comuni, ricordando i suoi "gloriosi" 70 anni nel "cuore della vita di questa nazione".  

Il premier uscente parlò inoltre del nuovo regno, lodando le campagne ambientaliste di Carlo e il suo impegno per l'"equità". "Re Carlo III è stato un devoto servitore di questo Paese per tutta la sua vita, una voce autorevole a favore dell'equità e ha compreso l'importanza dell'ambiente molto prima di tanti altri", dichiarò. Starmer era presente al funerale di Elisabetta II, al consiglio di ascesa al trono del Re e alla sua incoronazione, ed è anche membro del Consiglio Privato dal 2017. Si unì alla famiglia reale nel palco reale per assistere alle celebrazioni del Giubileo di Platino nel 2022 ed è stato nominato cavaliere da Carlo, allora Principe di Galles, nel 2014. 

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Categoria: internazionale/royalfamilynews

12:21

Ascolti tv, 22 giugno: concerto 'Vita!' vince la prima serata con 20,7%

(Adnkronos) - L'evento 'Vita! Il Concerto', in diretta ieri su Rai1 dal Circo Massimo, ha dominato la prima serata con 2.757.000 spettatori, registrando uno share del 20,7%. Medaglia d'argento per la serie spagnola 'Un nuovo inzio' su Canale 5 che ha intrattenuto 1.681.000 spettatori, pari al 13,1% di share mentre Italia 1 con 'Fall' ha totalizzato 839.000 spettatori e il 5,9% di share.  

Fuori dal podio troviamo La7 con 'La Torre di Babele' con 633.000 spettatori (4,1% share) mentre Rete 4 con 'Quarta Repubblica' ha registrato 616.000 spettatori (5,7% share). Seguono: Rai2 con 'Boss in incognito (579.000 spettatori, 5,4% share); Rai3 con 'Filorosso' (511.000 spettatori, 4,2% share); Tv8 con 'Sei giorni, sette notti' (486.000 spettatori, 3,4% share) e Nove con 'Little Big Italy' (470.000 spettatori, 3,3% share). 

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Categoria: spettacoli

12:17

Clima, lo studio: riscaldamento globale accelera, la svolta dal 2013-2014

(Adnkronos) - Il riscaldamento globale accelera: la svolta dal 2013-2014, anni a partire dai quali si registra un cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature. E' quanto emerge da una ricerca congiunta dell’Università dell’Aquila e dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Climate. 

Diversi studi scientifici cercano di stabilire se il riscaldamento globale stia subendo un’accelerazione ma, a causa di fattori naturali nella variabilità del clima da un anno all’altro che incidono nelle tendenze globali - per esempio, l’oscillazione del Pacifico legata a El Niño - i risultati sono stati finora piuttosto contrastanti. In questo quadro si inserisce lo studio congiunto che ha applicato un metodo statistico robusto all’analisi di serie di temperature medie globali. La ricerca evidenzia un punto di cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature a partire dal 2013-2014 e una rapidità di aumento circa raddoppiata nell’ultimo decennio rispetto ai precedenti.  

“Nel nostro lavoro - spiega Umberto Triacca del Dipartimento di ingegneria e scienze dell’informazione e matematica (Disim) dell’Università dell’Aquila, primo autore dell’articolo - siamo partiti da uno studio recente di colleghi stranieri che, una volta depurate cinque diverse serie di temperature globali dai fattori di variabilità naturale, riscontravano effettivamente un cambiamento nel tasso di riscaldamento dai primi anni del decennio scorso. Tuttavia, come mostriamo, la loro analisi statistica non rendeva assolutamente affidabili i risultati. Abbiamo così applicato una metodica diversa, evidenziando un chiaro punto di svolta nel 2013-2014, anni da cui il tasso di aumento della temperatura globale è addirittura raddoppiato, da 0,16-0,18 °C/decennio a 0,34-0,42”. 

L’aumento misurato in gradi centigradi per decennio è quindi doppio negli ultimi 10 anni rispetto al periodo prima del 2013-2014. “I nostri risultati sono estremamente affidabili e valgono per tutte le serie considerate, che vengono dai centri di ricerca più importanti: Nasa, Noaa, HadCru, Berkeley ed Era5 - aggiunge Antonello Pasini (Cnr-Iia), autore corrispondente dell’articolo - Lo sviluppo di questi studi sarà collegare questo cambio di passo della temperatura globale alle sue possibili cause, naturali o dovute all’azione umana, cercando analoghi punti di cambiamento in altre variabili causali come le emissioni antropogeniche di solfati o le proprietà di riflettività del pianeta. Dopo queste analisi statistiche potremo analizzare l’evoluzione del sistema clima con i nostri modelli dinamici e di intelligenza artificiale”. 

“Nell’attuale contesto, in cui assistiamo a un nuovo cambiamento ma non ne comprendiamo ancora le cause specifiche, riteniamo che diventi ancora più importante agire negli ambiti che possiamo controllare e ridurre al minimo, per quanto possibile, l'impatto umano sull'aumento delle temperature”, conclude Pasini. 

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Categoria: economia

12:12

Sorelle scomparse e ritrovate "erano segregate e nascoste". Il pericolo di fuga e le sim 'illegali'

(Adnkronos) - Proseguono le indagini sul caso di Alisya e Sarah Di Giacinto, le sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, nella notte tra il 6 e il 7 giugno e ritrovate l'altro ieri sera, domenica 21 giugno, a Formia, in provincia di Latina. La madre, Valentina D'Acunto, il padre Marco e il compagno della donna, Vincenzo Esposito sono stati fermati, accusati di sequestro di persona perché "in concorso tra loro e con altre persone in via di identificazione privavano della libertà personale" le due ragazzine.  

È questo quello che emerge dal decreto di fermo in base al quale le figlie della donna sarebbero state prelevate il "7 giugno 2026, in piena notte e comunque dopo le ore 2:00, dalla comunità educativa Hope di Civitella Alfedena" e portate dai due uomini fino all'abitazione dell'anziana di circa 80 anni dove sono state ritrovate. 

Nell'appartamento, secondo gli inquirenti, le ragazzine sarebbero rimaste "segregate e nascoste, tutto il tempo in camera, all’infuori del pranzo o della cena, non potendo uscire di casa né affacciarsi dal balcone, fino al 21 giugno 2026 ore 21 circa" quando sono intervenuti i carabinieri. 

 

Secondo gli inquirenti che hanno disposto il decreto di fermo nei confronti di Valentina D'Acunto, del padre Marco e di Vincenzo Esposito, ci sarebbe un "pericolo di fuga" degli indagati. Un pericolo che, secondo quanto emerge dal decreto di fermo, sarebbe rafforzato dalla "complessità delle attività realizzate" e dalle "numerose attività di depistaggio". 

 

Analisi dei tabulati telefonici e alcune schede telefoniche ritenute "abusivamente acquistate a Napoli" sono finite nel mirino degli inquirenti. Le indagini si sono concentrate proprio su alcune telefonate da numeri intestati a due pakistani e, secondo gli inquirenti, "verosimilmente acquistate con anagrafiche fittizie". 

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Categoria: cronaca

12:09

Avs, domani alle 11 Angelo Bonelli in diretta all'Adnkronos

(Adnkronos) - Il portavoce dei Verdi e deputato di Avs Angelo Bonelli, domani 24 giugno, sarà al Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai a Roma, ospite di 'Adn Talks', il nuovo format in diretta sul sito internet e sul canale youtube dell'Adnkronos. Ad intervistarlo sarà il direttore Davide Desario. La diretta avrà inizio alle 11.  

 

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Categoria: politica

11:57

Indagine Woman in rare: "Per le donne 2 anni in più per una diagnosi di una malattia rara rispetto agli uomini"

(Adnkronos) - La strada verso la diagnosi di una malattia rara è un percorso straordinariamente lungo e incerto, in Italia. In media, dal primo sintomo alla diagnosi definitiva trascorrono 5,5 anni, ma per le donne il percorso si allunga a 6 anni, mentre per gli uomini rimane a 4. Una differenza che non è attribuibile soltanto a caratteristiche biologiche delle malattie rare, quanto un riflesso di ostacoli specifici e sistematici nell'accesso ai servizi e nella capacità diagnostica del sistema sanitario. È quanto emerge dal Libro Bianco ‘Da rara a riconosciuta. Cause e impatto del ritardo diagnostico sulla vita delle persone con malattia rara e caregiver’, che raccoglie i risultati dell’indagine nazionale condotta da Censis e Altems Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, per Women in Rare - il Think Tank ideato e promosso da Alexion, AstraZeneca Rare Disease, in partnership con Uniamo-Federazione italiana malattie rare, e con la collaborazione di Fondazione Onda e di un Comitato Scientifico composto da esperti afferenti a diverse specializzazioni nell’ambito delle malattie rare e rappresentanti istituzionali.  

Il Libro bianco è stato presentato oggi al Senato della Repubblica, come uno strumento di advocacy e indirizzo rivolto ai decisori pubblici per la traduzione delle evidenze in azioni concrete di policy. La ricerca - informa una nota - ha coinvolto 1.067 rispondenti, di cui 685 persone con malattie rare e 382 caregiver, e offre un’integrazione efficace tra dimensioni sanitaria, sociale e culturale, mai realizzata prima nel panorama nazionale. Il dato di genere emerge come centrale in ogni aspetto della ricerca.  

“L’indagine - afferma Giorgio De Rita, segretario generale Fondazione Censis - rappresenta un contributo di ricerca unico poiché documenta i tempi che trascorrono dai primi sintomi alla diagnosi e focalizza le profonde ripercussioni sociali ed economiche che le malattie rare hanno sulla vita delle persone e i loro caregiver. Le conseguenze delle malattie rare coinvolgono una molteplicità di ambiti di vita, dalle relazioni familiari al lavoro alla fruizione del tempo libero sino alla socialità con gli altri. Sono in particolare raccontate le non poche criticità, a cominciare dalle difficoltà nell’interpretare i sintomi delle patologie con conseguente allungamento dei tempi per arrivare alla diagnosi finale. L’esito della ricerca è un formidabile strumento a supporto del necessario sforzo collettivo per migliorare l’infrastruttura sanitaria e sociale di supporto alle persone con malattia rara e ai loro caregiver”. 

 

Il percorso diagnostico risulta frammentato e rivela due fasi critiche. La prima – dalla percezione dei sintomi alla prima visita medica – impiega mediamente 2,5 anni, ma emerge una differenza di genere: quasi 3 anni per le donne contro 1,4 anni per gli uomini. Segue una seconda fase – dalla prima visita alla diagnosi definitiva – che richiede mediamente 3 anni, ma solo nel 23,2% dei casi il medico che effettua la prima visita coincide con quello della diagnosi; il 57,1% riscontra difficoltà nel trovare il centro e lo specialista appropriato e il 66,2% segnala che il professionista consultato ha avuto difficoltà nell’interpretare i sintomi. Tra questi, quasi nel 19% i sintomi sono stati scambiati per depressione o problemi psicologici, ma questo accade alle donne nel 20,4% rispetto al 13% degli uomini. 

Emerge quindi un bias diagnostico di genere - si legge nella nota - che riflette come i sintomi delle donne vengano ricondotti a cause psicologiche con maggiore frequenza, ritardando la diagnosi corretta e rivelando una profonda sottovalutazione della loro esperienza clinica. Il ritardo diagnostico non rimane confinato alla sfera sanitaria, ma ridisegna interi percorsi di vita, cancellandoli o deviandoli, comportando interruzioni di carriera o addirittura la completa rinuncia della ricerca di un impiego. E per chi era occupato al momento della diagnosi, l'impatto è stato spesso drammatico: il 46,6% è stato infatti costretto ad andare in pensione anticipatamente.  

“La ricerca - sottolinea Eugenio Di Brino, Altems Advisory - evidenzia che il 31,6% delle persone con malattia rara è stato costretto a spostarsi fuori regione per ottenere una diagnosi corretta” ma, “mentre al Nord e al Centro si sposta quasi un paziente su 3, al Sud e nelle Isole la percentuale tocca il 46%, praticamente 1 persona con malattia rara su 2. A questo si aggiunge il peso socioeconomico: il 70% appartiene a famiglie con un reddito annuo inferiore a 35mila euro, rendendo particolarmente gravoso l'impatto dei costi sanitari, assistenziali e sociali aggiuntivi che la malattia rara comporta”. 

 

Questi dati provano come in alcune aree del Paese l'accesso ai centri di competenza per le malattie rare rimanga strutturalmente compromesso, costringendo i pazienti e le loro famiglie a un doppio carico: quello della malattia rara, e quello della migrazione sanitaria forzata. E per una popolazione già vulnerabile, il ritardo diagnostico si traduce non solo in sofferenza personale, ma in difficoltà economica strutturale. A questo, si aggiungono anche le ripercussioni della malattia su produttività e continuità lavorativa, che risultano compromesse. Tra i lavoratori con malattia rara, l’assenteismo medio è significativo – oltre un mese all'anno – ma ancor più critico è il presenteismo: sono quasi 3 i mesi all’anno passati al lavoro nonostante una salute non ottimale. Anche in questo caso, le donne vivono un carico sproporzionato: quasi l’83% continua a lavorare anche se non sta bene (vs 64% degli uomini), perdono più giorni di lavoro e ricorrono con maggiore frequenza a richieste di riduzioni d’orario.  

“Dal punto di vista clinico, sappiamo che ogni giorno di ritardo ha un costo in termini di progressione della malattia e di prognosi - osserva Giuseppe Limongelli, direttore Centro coordinamento Malattie rare Regione Campania e membro del Comitato Scientifico di Women in Rare - Questa ricerca ci mostra che quel costo non è solo medico, ma economico, professionale e sociale. L'approccio di genere alla diagnostica, supportato da evidenze come queste, deve diventare standard di pratica clinica. Le nostre reti rare devono essere ripensate per ridurre i tempi di diagnosi, eliminare i percorsi frammentati, e superare le barriere territoriali che colpiscono soprattutto il Sud. Non possiamo permetterci ulteriori ritardi”. 

L’indagine amplia la prospettiva anche sul mondo del caregiving. Il 55,4% delle persone con malattia rara - riferisce la nota - riceve supporto da un caregiver, e ancora una volta i dati più critici evidenziano un’importante disparità di genere: mentre l'81,8% degli uomini con malattia rara ha un caregiver, solo il 46,3% delle donne beneficia di questo supporto. I caregiver sono nel 58,5% dei casi donne e nel 41,5% uomini, e nel 98,5% sono familiari. L’attività di cura ha effetti devastanti sulla vita professionale, soprattutto per le donne caregiver. Il 37,2% di loro ha dovuto abbandonare il lavoro per prendersi cura del proprio caro (vs 13,3% degli uomini), o ha smesso di cercare lavoro (41,3% vs 18,1% degli uomini). Si tratta di una penalizzazione doppia: le donne caregiver perdono reddito, opportunità di carriera e continuità professionale, mentre la società penalizza le donne con malattia rara con un percorso diagnostico più lungo.  

 

L’impegno di Women in Rare non si ferma alla presentazione dei risultati: tutte le evidenze sono confluite in un Libro Bianco con l’intento di promuovere alcune raccomandazioni e supportare le Istituzioni nella traduzione di queste in linee d’azione e politiche concrete, monitorando nel tempo l’impatto degli interventi sulla vita delle persone con malattia rara, con particolare attenzione alle disuguaglianze di genere e territoriali. “La voce delle persone con malattia rara e dei caregiver contenuta in questo rapporto è un appello alle Istituzioni perché agiscano - afferma Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo - Abbiamo certificato disuguaglianze che fino ad oggi erano invisibili nei dati ufficiali. Il ritardo diagnostico non è solo una questione clinica: è una questione di equità e di giustizia sociale. Le donne e le famiglie che si prendono cura di loro meritano percorsi rapidi, trasparenti e giusti. Ora abbiamo evidenze solide per chiederlo con forza”. 

“I dati raccolti evidenziano con chiarezza come le donne affrontino percorsi diagnostici più lunghi, maggiori difficoltà assistenziali e un impatto sociale ed economico spesso più gravoso rispetto agli uomini. Questa indagine - dichiara la senatrice Elena Murelli, promotrice dell’evento e capogruppo Lega in Commissione Sanità - rappresenta uno strumento prezioso per orientare le politiche pubbliche, perché ci restituisce un quadro concreto dei bisogni di salute, assistenza e inclusione delle persone che convivono con una malattia rara e dei loro caregiver. La sfida che abbiamo davanti è ridurre le disparità ancora esistenti, garantendo diagnosi tempestive, percorsi di cura appropriati e un adeguato sostegno alle famiglie. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti sul fronte delle malattie rare, ma iniziative come Women in Rare ci ricordano che il lavoro non è concluso. È necessario continuare a investire nella medicina di genere, nella formazione degli operatori sanitari e nel rafforzamento delle reti assistenziali, affinché nessuno sia lasciato indietro e le persone più fragili possano vedere pienamente riconosciuti i propri diritti”. 

“Questa ricerca può rappresentare uno spartiacque, un’opportunità per trasformare le evidenze in strumenti concreti a supporto delle decisioni - evidenzia Anna Chiara Rossi, Vp & General Manager Italy di Alexion, AstraZeneca Rare Disease - In questi anni, Women in Rare ha portato alla luce una situazione critica per oltre due milioni di donne che, come pazienti e caregiver, affrontano ogni giorno l’impatto di una malattia rara. Oggi è fondamentale offrire ai decisori una comprensione chiara delle ricadute reali dell’odissea diagnostica sulla qualità della vita e sul piano socioeconomico, e individuare le azioni di policy in grado di generare un cambiamento concreto. Il genere emerge come una variabile discriminante lungo tutto il percorso del paziente e non può essere considerato un elemento secondario, ma una chiave di lettura essenziale per ripensare come diagnosticare, curare e proteggere le persone che convivono con una malattia rara. Women in Rare vuole essere uno spazio in cui la ricerca si traduce in impegno concreto e le raccomandazioni diventano azioni di cambiamento”. 

 

Emergono con chiarezza alcuni possibili fronti su cui agire, identificati come prioritari per un cambiamento sistemico: 1) occorre accelerare l'integrazione della prospettiva di genere in medicina. Non è sufficiente riconoscere che le donne hanno tempi di diagnosi più lunghi; bisogna formare i clinici a riconoscere i bias di genere che alimentano questa disuguaglianza, attraverso progetti pilota nelle Regioni che traducano la consapevolezza in protocolli e pratiche concrete; 2) le reti di diagnosi devono essere ripensate. Il Piano Nazionale Malattie Rare 2023-26 ha fissato obiettivi chiari: occorre verificarne l'attuazione e accelerare l'invio tempestivo ai centri di competenza, superando la frammentazione territoriale che penalizza sistematicamente Sud e Isole, costringendo i pazienti a migrazioni sanitarie che non dovrebbero essere necessarie; 3) la formazione dei medici di base e dei pediatri deve essere potenziata. Questi professionisti rappresentano il primo filtro diagnostico, eppure non dispongono del bagaglio formativo necessario per sospettare una malattia rara nei tempi dovuti. Investire nella loro formazione può contribuire a ridurre i tempi della fase iniziale del percorso diagnostico; 4) riconoscere e tutelare il caregiver familiare, figura invisibile ma centrale in questo sistema. L'iter legislativo per il riconoscimento del ruolo del caregiver – ancora prevalentemente donna – deve essere accompagnato da forme concrete di protezione economica e sociale che riconoscano il costo opportunità reale della cura, non come beneficenza ma come diritto. 

Si tratta di un insieme di interventi e azioni mirate, implementabili, che affrontano direttamente le barriere identificate e hanno il potenziale di trasformare radicalmente la qualità della vita di chi convive. Il Libro Bianco “Da Rara a Riconosciuta. Cause e impatto del ritardo diagnostico sulla vita delle persone con malattia rara e caregiver” si può scaricare gratuitamente sul sito womeninrare.it. 

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Categoria: cronaca

11:55

Roma, all'ospedale Gemelli Isola curati oltre mille pazienti vulnerabili in 3 anni

(Adnkronos) - Mille pazienti. Mille storie. Il progetto San Bartolomeo continua ad ampliare il proprio impatto e questa mattina ha riunito tutti i promotori – Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte – per fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri: dal 2023 a oggi il progetto è riuscito ad assistere oltre mille persone in condizione di fragilità sociale ed economica che, in molti dei casi, avrebbero rinunciato a curarsi. All’evento, svoltosi nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, hanno partecipato: Leonardo Gallitelli, presidente ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Fabio Pompei, Ceo Deloitte Central Mediterranean, Giusi Lecce, medico referente del progetto per la Comunità di Sant’Egidio, Ahmad Al Khoder, mediatore di odontoiatria della Comunità di Sant’Egidio, Marco Di Dio, responsabile Uos Odontoiatria dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Aurora Poggi, infermiera dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte, Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean, Sergio Alfieri, Direzione Area clinico-scientifica dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Giovanni Arcuri, direttore generale dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola. 

"Dietro ciascuno dei mille pazienti che abbiamo accompagnato in questi tre anni ci sono storie, volti, persone che hanno trovato nel nostro Ospedale cura, accoglienza e ascolto. Il 'progetto San Bartolomeo' è la testimonianza concreta di una medicina che sa farsi prossima, raggiungendo chi nella fragilità rischierebbe di essere lasciato indietro", ha dichiarato Gallitelli.  

"Il progetto San Bartolomeo, frutto di una positiva collaborazione tra Sant'Egidio, il Gemelli Isola Tiberina e Deloitte, ha raggiunto - ha ricordato Impagliazzo - un importante traguardo: oltre mille persone hanno avuto accesso alle cure e sono state accompagnate nel loro percorso in questi tre anni. La mediazione culturale e linguistica effettuata ha contribuito ad aggiungere al sostegno sociale anche quello sanitario rafforzando l’obiettivo di una piena integrazione. Per questo e tanti altri motivi il Progetto rappresenta una speranza e un impegno per il futuro, perché il diritto alla salute sia sempre equamente garantito a tutti, a partire dai più fragili". "Il Progetto San Bartolomeo - ha commentato Fabio Pompei, Ceo Deloitte Central Mediterranean - ci ricorda che quando pubblico, privato e terzo settore collaborano possono generare un impatto di valore per le persone e le comunità. I numeri dei primi tre anni hanno reso San Bartolomeo una best practice e sono l’inizio di un percorso che vuole trasformare questa iniziativa in un modello replicabile, contribuendo a rendere più ampio e inclusivo l’accesso ai servizi sanitari".  

 

Basato sul concetto della "presa in carico" - informa una nota - "il progetto San Bartolomeo prevede che ogni paziente venga seguito lungo tutto il percorso di cura: dalla comunicazione del bisogno fino al follow-up, oltre al supporto offerto anche a eventuali familiari in difficoltà. Con prestazioni sanitarie in ambito di odontoiatria, ginecologia e ostetricia, senologia, oculistica e ortopedia, il progetto ha già coinvolto oltre mille pazienti e ha portato all’erogazione di 3660 prestazioni specialistiche. Tra i pazienti presi in carico finora, il 70% è donna, sono oltre 140 i minori che hanno beneficiato di cure odontoiatriche specialistiche e sono nati 35 bambini. 85 i ricoveri ospedalieri registrati, di cui oltre 20 relativi a pazienti oncologici, a testimonianza della capacità della struttura di gestire patologie ad elevata complessità. La continuità assistenziale ha rappresentato un elemento cardine del modello di cura adottato: il 34% dei pazienti ha ricevuto un follow-up continuativo, percentuale che nel settore odontoiatrico pediatrico si attesta al 23% dei minori in carico". 

Il tema dell’accessibilità alle cure è al centro del progetto: "I pazienti coinvolti - dettaglia la nota - sono persone che avrebbero avuto difficoltà a curarsi a causa di molteplici barriere tra loro interconnesse: non solo quelle economiche, ma anche linguistiche, burocratiche, culturali e psicologiche, che richiedono soluzioni di supporto multidimensionali, concretizzate nel progetto grazie ai diversi attori coinvolti. Tra i servizi di supporto sociale c’è la mediazione linguistica e culturale fornita dalla Comunità di Sant’Egidio. Inoltre, per accompagnare e orientare al meglio i pazienti durante il loro percorso sono stati realizzati dei kit multilingua".  

La "governance del progetto San Bartolomeo - conclude la nota - vanta un modello collaborativo integrato tra pubblico-privato-terzo settore che mette insieme competenze complementari: la Comunità di Sant’Egidio fa da ponte tra pazienti vulnerabili e sistema sanitario attraverso l’accoglienza, l’individuazione dei bisogni e la mediazione culturale; l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola eroga i servizi di cura mediante le competenze cliniche specialistiche; la Fondazione dell’Ospedale ha un ruolo centrale nella sensibilizzazione rispetto al progetto e nella creazione delle rete di attori e promotori; Deloitte e Fondazione Deloitte svolgono il coordinamento e il monitoraggio dei diversi ambiti progettuali, oltre a sviluppare una strategia integrata di comunicazione". 

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Categoria: cronaca

11:54

Roma, donna presa a pugni al volto al Pigneto: aggressore in fuga

(Adnkronos) - Aggredita con dei pugni al volto da uno sconosciuto che poi è fuggito. Vittima della violenza, avvenuta nella notte tra sabato e domenica nel quartiere Pigneto a Roma, una donna di 48 anni che ha poi sporto denuncia ai carabinieri della stazione di Torpignattara. Trasportata in codice giallo all'ospedale San Giovanni, la donna ha ricevuto una prognosi di 7 giorni.  

A fornire ulteriori dettagli sull'accaduto, chiedendo anche la collaborazione dei cittadini per individuare il responsabile, è stata un'amica della vittima attraverso un gruppo Facebook di quartiere in cui si sottolinea come "l'intervento degli abitanti del quartiere è stato salvifico" anche perché "da mesi si ripetono episodi episodi simili a danno delle donne".  

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Categoria: cronaca

11:44

La7 diffonde audio Trump su Meloni, Parenzo: "Prova che intervista partiva con altro scopo"

(Adnkronos) - Dopo giorni di polemiche e tensioni sull'asse Roma–Washington per le dichiarazioni rilasciate da Donald Trump su Giorgia Meloni all'inviato di La7 Daniele Compatangelo all'indomani del G7 di Evian, L'Aria che Tira ha trasmesso in esclusiva l’audio originale della telefonata tra il presidente degli Stati Uniti e il giornalista, finora disponibile soltanto attraverso il doppiaggio e la trascrizione pubblicata dall'emittente. 

Ad aprire la puntata è stato il conduttore David Parenzo, che ha spiegato il contesto della diffusione della registrazione. In un primo momento, ha ricordato, La7 aveva potuto pubblicare soltanto il testo della conversazione in linea con il protocollo previsto per le comunicazioni con il presidente degli Stati Uniti, che normalmente prevede una previa autorizzazione alla diffusione integrale dei contenuti audio e la condivisione iniziale della sola trascrizione. "Abbiamo rispettato il protocollo previsto per le telefonate con il presidente degli Stati Uniti - ha affermato Parenzo -. Qualcuno aveva messo in dubbio il contenuto della telefonata. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di diffondere l’audio originale e la Casa Bianca ci ha autorizzato a farlo". Il conduttore ha inoltre sottolineato che la registrazione è stata trasmessa integralmente, "senza alcun taglio", compresi gli squilli iniziali e i momenti precedenti alla risposta del presidente. 

Nel corso della trasmissione, l'ascolto dell’audio ha confermato quanto già riportato nella trascrizione. Compatangelo aveva avviato l'intervista chiedendo la posizione di Trump sulla futura adesione dell'Ucraina all'Unione europea, ma il presidente ha rapidamente spostato il focus su Meloni. Alla domanda sul recente incontro con la premier italiana, Trump ha dichiarato: "She begged me for a picture. She wanted a picture with me so badly. I would haven't done it, but I felt sorry for her", frase tradotta da La7 come: "Mi ha implorato di fare una foto. La voleva così tanto. Non l'avrei fatta, ma mi ha fatto pena". 

Parenzo ha quindi evidenziato come il contenuto e il tono della registrazione confermassero la ricostruzione proposta dall'emittente, sottolineando che "l'intervista parte con tutt'altro scopo" e che il giornalista era pronto a discutere dei principali dossier internazionali. Il conduttore ha aggiunto che, già dopo pochi secondi, "è stato il presidente a deviare immediatamente la conversazione e a chiedere lui di Giorgia Meloni", ribadendo la linearità della ricostruzione giornalistica fornita dal programma. 

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Categoria: internazionale/esteri

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13:00

Ucraina amplia il raggio dei raid, Russia sposta difese dal fronte per proteggere Mosca

(Adnkronos) - L'Ucraina amplia il raggio dei suoi raid e la Russia sposta le difese dal fronte per proteggere Mosca, nuovo obiettivo di Kiev.  

Le autorità russe hanno infatti iniziato a rafforzare la difesa aerea della capitale, anche spostando sistemi dal fronte, già prima dei nuovi raid delle forze ucraine nella notte fra il 21 e il 22, il terzo attacco contro la capitale russa in una settimana, mentre Kiev sta intensificando i raid a medio e lungo raggio in tutto il Paese e contro le retrovie delle forze russe nei territori occupati. Data l'estensione del territorio e gli innumerevoli possibili bersagli, le decisioni da prendere, per i militari russi, sono oggettivamente difficili, anche tenendo conto della distruzione di capacità radar messa in atto il mese scorso dalle forze ucraine e del rallentamento della produzione di intercettori riconducibili alla carenza di componenti bloccate dalle sanzioni.  

 

 

Una nuova batteria di S-400 è stata installata nel Parco Moskoretsky, uno dei punti più elevati intorno alla città, a fine maggio, secondo immagini satellitari raccolte all'inizio di giugno e analizzate nei giorni scorsi, come scrive l'Institute for the Study of War.  

Su una torre accanto alla raffineria di petrolio colpita nella notte fra il 17 e il 18, dopo un precedente bombardamento il giorno prima, sarebbe stato installato un sistema Pantsir spostato dal fronte, considerata la gabbia metallica protettiva, ha scritto ieri il Telegraph. Il sistema ha solo due dei sei missili di cui può essere dotato, segnalando la possibile carenza di intercettori.  

Cbs nei giorni scorsi aveva parlato della carenza di sistemi di difesa aerea S-300 a causa del freno delle importazioni di componenti a causa delle sanzioni, stop che potrebbe investire anche la produzione di altri sistemi di difesa.  

 

 

Ieri Kiev ha rivendicato di aver colpito il Centro per la comunicazione speciale di Dubna, nella regione di Mosca, a 540 chilometri dal confine, centro di grande importanza per il collegamento dei satelliti alle reti di comunicazioni a terra, che gestisce fra l'altro la rete di collegamento satellitare che collega la Russia all'estero. La Compagnia di stato per le comunicazioni spaziali associata al Centro ha ammesso il raid, precisando tuttavia che non sono state interrotte le trasmissioni televisive e le comunicazioni.  

Kiev ha esteso, anche grazie ai nuovi droni Fire Point ,che possono arrivare a 2.070 chilometri in profondità, le sue capacità di attacco a lungo raggio. Volodymir Zelensky ha anticipato che presto le forze di Kiev riusciranno ad arrivare a 3mila chilometri. Ad aprile, ci sono stati almeno 18 raid in profondità contro infrastrutture del petrolio e asset militari russi, 33 a maggio e 28, a ora, a giugno. 

Un altro obiettivo delle forze di Kiev sono le linee di rifornimento verso la Crimea e i territori occupati dalla Russia. Oggi è stato colpito un deposito di carburante con prodotti derivati del petrolio, che ha preso fuoco, a Kerch. Una colonna di fumo nero si è estesa per 47 chilometri. Un altro incendio è stato registrato vicino all'ingresso di Kerch, nei pressi di Bagerovo, dove avrebbero potuto trovarsi sistemi di difesa aerea russi S-300 e S-400. La Crimea, dove già è stata bloccata la vendita di carburante ai residenti, registra anche interruzioni nell'erogazione di elettricità e acqua dopo i raid ucraini di domenica.  

Secondo analisi indipendenti del sito di notizie Meduza, le forze di Kiev hanno notevolmente intensificato a maggio e giugno i loro raid contro camion o altri mezzi per il rifornimento delle postazioni nelle regioni occupate dell'Ucraina. E' aumentata anche in pochi mesi la gittata dei raid a medio raggio da diversi chilometri a diverse decine di chilometri. L'analista francese indipendente Clement Moulin ha calcolato che sono stati colpiti almeno 500 camion e altri mezzi nelle regioni occupate fra il primo maggio e il 18 giugno. Sono aumentati in modo significativo, ma solo a maggio, anche i raid contro le retrovie russe lungo le direttive Hulyaipole e Oleksandrivka, con attacchi contro l'autostrada M-14 che da Rostov va in Crimea attraverso le regioni di Donetsk e Zaporizhzhia. 

 

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Categoria: internazionale/esteri

12:58

Lupus eritematoso e nefrite lupica, Apmarr: "Ultimi mesi per partecipare alla survey"

(Adnkronos) - Come incidono il lupus eritematoso e la nefrite lupica sulla vita quotidiana delle persone? Quali costi comportano per i pazienti e le loro famiglie? E quali difficoltà si incontrano nell'accesso ai percorsi di cura? Per rispondere a queste domande e costruire una fotografia aggiornata della realtà italiana, è ancora possibile partecipare alla survey nazionale promossa da Apmarr – Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Aps Ets, in collaborazione con Crea Sanità, nell'ambito del progetto di ricerca ‘Patologie reumatologiche in Italia – Epidemiologia ed equità di accesso alle cure’, lanciata nel marzo scorso. L'indagine, disponibile online sul sito di Apmarr Aps Ets - informa una nota - è rivolta alle persone che convivono con lupus eritematoso e nefrite lupica per raccogliere, in forma anonima, informazioni relative a 3 aspetti fondamentali: qualità della vita, utilizzo delle prestazioni sanitarie e costi sostenuti direttamente dai pazienti. 

"L'obiettivo della survey è dare voce alle persone che vivono ogni giorno con queste patologie e raccogliere dati che oggi risultano ancora insufficienti – afferma Antonella Celano, presidente Apmarr Aps Ets – Ogni questionario compilato rappresenta un contributo prezioso per comprendere meglio l'impatto reale della malattia e per sostenere richieste di miglioramento dei servizi, dell'assistenza e dell'equità di accesso alle cure. Per questo invitiamo tutti i pazienti interessati a dedicare pochi minuti del proprio tempo alla compilazione". 

I risultati contribuiranno ad arricchire il patrimonio di conoscenze disponibile su queste patologie e costituiranno una base scientifica utile per orientare le future politiche sanitarie e organizzative. Disporre di dati aggiornati e rappresentativi - riferisce la nota - è fondamentale per comprendere il peso delle patologie sulla vita delle persone e sul sistema. Una partecipazione ampia consentirà di ottenere evidenze più solide e affidabili, indispensabili per individuare le criticità e progettare interventi realmente efficaci. Il progetto è realizzato con il contributo non condizionante di Roche e Celltrion e prevede, nelle fasi successive, l'estensione dell'analisi ad altre patologie reumatologiche e l'approfondimento delle disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure. 

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Categoria: cronaca

12:53

Premio 'Internazionale Fair Play Menarini', Diego Milito ed Emilio Butragueno nel parterre 30esima edizione

(Adnkronos) - La rosa dei vincitori del 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini, in programma il prossimo 2 luglio a Firenze, continua ad accogliere grandi leggende dello sport mondiale. Tra i campioni che al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino riceveranno il riconoscimento dedicato ai più alti valori dello sport, si aggiungono due autentici simboli del calcio internazionale: Diego Milito ed Emilio Butragueno. Protagonista di una carriera straordinaria tra Argentina, Spagna e Italia, “El Principe” Diego Milito ha conquistato il cuore degli appassionati grazie al suo talento, alla sua correttezza e a un percorso costellato di successi. Indimenticabile il ruolo centrale nell’epico “Triplete” dell’Inter nel 2010, coronato dalla doppietta nella finale di Uefa Champions League contro il Bayern Monaco. Accanto a lui sarà premiato Emilio Butragueño, icona nella storia del calcio spagnolo. Soprannominato “El Buitre”, è stato il simbolo del Real Madrid degli anni Ottanta e portabandiera di una delle epoche più vincenti del club madrileno. Con l’ingresso di Milito e Butragueño, il parterre dei premiati del 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini si arricchisce di eccezionali campioni artefici di trionfi sul campo e testimoni dei valori sani dello sport, incarnando perfettamente lo spirito dell’evento che da trent’anni celebra il fair play come patrimonio universale. 

“Accogliamo due star del calcio internazionale, che hanno lasciato un segno profondo nello sport non soltanto per i loro successi, ma anche per il modo in cui li hanno ottenuti – dichiarano Luca Lastrucci, Valeria Speroni Cardi e Filippo Paganelli, membri del Board della Fondazione Fair Play Menarini – Milito e Butragueño condividono gli stessi valori che accomunano tutti i protagonisti del 30° Premio Fair Play Menarini, confermandosi esempi straordinari di sport e correttezza dentro e fuori dal campo”. 

Ecco i premiati dell’edizione 2026: Achille Polonara, pallacanestro; Antonella Palmisano, marcia; Armand Duplantis, salto con l’asta; Bebe Vio, atletica paralimpica; Chiara Mazzel, sci paralimpico; Daniele Garozzo, scherma; Davide Ghiotto – Michele Malfatti – Andrea Giovannini, pattinaggio su ghiaccio; Diego Milito, calcio; Emilio Butragueño, calcio; Fabio Caressa, giornalismo; Gianfranco Zola, calcio; Gregorio Paltrinieri, nuoto; Simone Anzani, pallavolo. Il 30° Premio Internazionale Fair Play Menarini vede la partecipazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale in qualità di partner istituzionale, e di Sustenium, Frecciarossa, Adiacent ed Estra come partner dell’iniziativa. Per seguire da vicino i protagonisti e restare aggiornati su tutte le novità, visitare il sito ufficiale www.fairplaymenarini.com e i canali social del Premio su Instagram, Facebook e YouTube. 

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Categoria: economia

12:46

Pompei (Deloitte): "Ridurre le barriere alle cure è possibile"

(Adnkronos) - "Tre anni fa Deloitte ha deciso di sostenere questo progetto con l'obiettivo di contribuire a ridurre le barriere nell'accesso alle cure. Oggi siamo particolarmente soddisfatti di poter annunciare che oltre mille persone fragili dal punto di vista economico e sociale, provenienti da più di 75 Paesi, hanno avuto la possibilità di accedere a cure specialistiche. Si tratta di un risultato importante, che dimostra il valore della collaborazione tra pubblico, privato e Terzo settore. In questa iniziativa sono coinvolti Deloitte, l'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola e la Comunità di Sant'Egidio: una sinergia che testimonia quanto idee, competenze ed esperienze condivise possano generare progetti ad alto impatto sociale". Lo ha detto Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, alla conferenza stampa 'Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati'. Obiettivo dell'incontro, questa mattina nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri: dal 2023 a oggi il progetto è riuscito ad assistere oltre mille persone in condizione di fragilità sociale ed economica che, in molti dei casi, avrebbero rinunciato a curarsi. 

"La sfida, oggi - ha poi aggiunto Pompei - non è soltanto proseguire il percorso avviato, ma ampliarlo, garantendo la sostenibilità strutturale delle attività sviluppate dal 2023 e favorendo la nascita di nuove iniziative analoghe. Eventi come quello odierno hanno anche un ruolo fondamentale nel diffondere la conoscenza del progetto, affinché un numero sempre maggiore di persone che ne hanno bisogno possa sapere dell'esistenza di questa opportunità e accedere alle cure disponibili".  

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Categoria: cronaca

12:42

Haaland e la sfida alla Francia: "Vinceranno i Mondiali..."

(Adnkronos) - La Francia vincerà i Mondiali 2026, parola di Erling Haaland. Il centravanti della Norvegia ha trascinato la Nazionale scandinava alla vittoria contro il Senegal, risultando decisivo con una doppietta nel 3-2 che ha deciso la seconda giornata del girone I e strappando il pass per i sedicesimi di finale. 

La Norvegia ha raggiunto così il primo posto del gruppo salendo a quota 6, a pari merito con la Francia, vittoriosa contro l'Iraq per 3-0. L'ultima giornata della fase a gironi sarà quindi decisiva per stabilire chi chiuderà da prima il girone, ma Haaland non ha dubbi sull'esito del match. 

"Non mi importa molto della partita con la Francia", ha detto Haaland ai microfoni di Fox nel post partita, "probabilmente ci batteranno e vinceranno al Coppa del Mondo". 

 

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Categoria: sport

12:42

Arcuri (Gemelli Isola): "Il progetto San Bartolomeo è diventato un modello di cura per i più fragili"

(Adnkronos) - "Sono stati tre anni importanti e impegnativi. Oggi non celebriamo soltanto il traguardo dei mille pazienti assistiti, ma soprattutto la capacità di aver costruito attorno a questo progetto una rete di competenze al servizio delle persone più fragili". Lo ha dichiarato Giovanni Arcuri, direttore generale dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, intervenendo alla conferenza stampa "Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati". L'incontro, ospitato nell'Aula Magna dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, è stato l'occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future dell'iniziativa, che dal 2023 a oggi ha consentito a oltre mille persone in condizioni di fragilità sociale ed economica di accedere alle cure, evitando in molti casi la rinuncia ai percorsi sanitari. 

"L'ospedale ha messo a disposizione la propria capacità clinica e organizzativa; la Comunità di Sant'Egidio ha accompagnato i pazienti, costruendo con loro un rapporto di fiducia e indirizzandoli verso i percorsi di cura; la Fondazione Deloitte ha sostenuto il progetto, contribuendo a strutturarlo e a rafforzarne il metodo", ha spiegato Arcuri. In tre anni il Progetto San Bartolomeo ha preso in carico oltre mille pazienti fragili provenienti da 75 Paesi. "I principali ambiti di intervento hanno riguardato i percorsi ostetrico-ginecologici, le cure odontoiatriche e gli ambulatori di ortopedia, costruendo un modello di assistenza centrato sui bisogni concreti delle persone", ha sottolineato. 

"Più che celebrare un risultato, oggi vogliamo mostrare le fondamenta del futuro. Questo è un percorso che intendiamo continuare perché rappresenta anche la nostra identità valoriale e ci ricorda il significato più profondo del fare sanità: prendersi cura dei pazienti più fragili. Per questo sarà fondamentale continuare a costruire sostegno e collaborazione attorno al progetto, così da garantirne la crescita e la continuità nel tempo", ha concluso Arcuri. 

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Categoria: cronaca

12:42

Impagliazzo: "La cura inizia dall'inclusione dei più vulnerabili"

(Adnkronos) - "La Comunità di Sant'Egidio dispone di una rete di case di accoglienza diffuse sul territorio cittadino, dove vengono intercettate e seguite persone che, per diverse ragioni, rischiano di essere escluse dal Servizio sanitario nazionale, spesso a causa di problemi legati alla documentazione o a condizioni di particolare fragilità. Attraverso il Progetto San Bartolomeo segnaliamo queste persone all'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, affinché possano accedere alle cure di cui hanno bisogno. Si tratta di un progetto di democrazia sanitaria, perché la democrazia di un Paese si misura anche dalla capacità di includere chi rischia di restare ai margini". Lo ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio intervenendo alla conferenza stampa "Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati". L'incontro, ospitato nell'Aula Magna dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, è stato l'occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future dell'iniziativa, che dal 2023 a oggi ha consentito a oltre mille persone in condizioni di fragilità sociale ed economica di accedere alle cure, evitando in molti casi la rinuncia ai percorsi sanitari. 

"Oggi sappiamo che molte persone, anche per motivi economici, non riescono ad accedere ai servizi sanitari, mom hanno la possibilità di farlo. Per questo - ha ricordato Impagliazzo - il nostro impegno è accompagnarle verso percorsi di assistenza e cura. Essere arrivati a questo risultato rappresenta per noi una grande soddisfazione".  

Alla domanda sul ruolo svolto dalla Comunità di Sant'Egidio, il presidente ha sottolineato l'importanza dell'attività di mediazione culturale e accompagnamento: "Molte persone che non hanno rapporti con il sistema sanitario, e quindi non sono abituate a curarsi, provano timore o diffidenza e spesso non sanno come orientarsi nei servizi pubblici. Il nostro compito è proprio quello di accompagnarle, costruire un rapporto di fiducia e rendere più semplice l'accesso ai percorsi sanitari. Grazie a questa mediazione, il cammino verso la cura diventa più facile e accessibile" ha poi concluso. 

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Categoria: cronaca

12:41

Consorzio oli usati, nel 2025 100% raccolta e oltre 98% rigenerazione

(Adnkronos) - Durante uno degli anni più complessi per il settore del riciclo segnato da debolezza dei mercati e pressioni economiche sulla filiera, nel 2025 il Consorzio Nazionale Oli Usati (Conou) riesce a consolidare la propria leadership europea nell’economia circolare, migliorando i propri risultati nella raccolta e rigenerazione degli oli minerali usati e incrementando trasparenza e tracciabilità. Lo certifica il Rapporto di Sostenibilità presentato oggi a Roma dal Conou. Sono 194,5 mila le tonnellate di olio usato raccolte, pari a oltre il 51% dell’immesso al consumo soggetto a contributo in linea col massimo raccoglibile. Si conferma la percentuale di rigenerazione: oltre il 98% dell’olio usato è stato inviato a trasformazione in nuove basi lubrificanti: un primato italiano ben distante dalla media europea ferma al 61%.  

Tutto ciò è avvenuto in un contesto particolarmente difficile: nel corso dell’anno il valore delle basi lubrificanti è sceso drasticamente, mettendo sotto pressione l’intera filiera del riciclo. Il Rapporto di Sostenibilità 2025, redatto rigorosi standard GRI e sottoposto a verifiche indipendenti, è accompagnato per la prima volta anche dalla validazione (da parte del Rina) dell’analisi LCA: da questa analisi si confermano una riduzione significativa delle emissioni climalteranti (impatto ridotto del 41% rispetto al ciclo lineare), il drastico risparmio di risorse naturali ed energia (-83% di combustibili fossili e -77% di acqua) oltre alla forte riduzione degli impatti sulla salute umana (-33% impatti cancerogeni e -84% non cancerogeni) e, infine, una riduzione dell’80% su oltre 7 unità di incidenza di malattie.  

Il sistema Conou continua inoltre a generare valore economico e occupazionale lungo tutta la filiera, coinvolgendo oltre 1.980 addetti di una rete di imprese altamente specializzate distribuita su tutto il territorio nazionale. Tra gli elementi chiave del 2025, anche l’avvio del nuovo Contratto di Filiera 2025 2027 basato sulla Qualità e l’apertura di un dialogo strutturato con altri consorzi europei, in particolare Grecia e Spagna, per condividere best practice e sviluppare una posizione comune rispetto all’Europa. Il percorso conferma il Conou come riferimento internazionale per l’economia circolare applicata agli oli minerali usati. 

 

 

“Il 2025 (e questo turbolento avvio del 2026) dimostrano che la sostenibilità non è uno slogan – osserva Riccardo Piunti Presidente del consorzio Conou – ma la capacità concreta di resistere anche nelle fasi più difficili, garantendo continuità e risultati ambientali. Abbiamo raggiunto nuovi record di raccolta e confermato una circolarità superiore al 98%, mentre 1/3 del fabbisogno di lubrificanti in Italia è coperto con le nostre basi rigenerate. È la prova che un modello efficiente può essere anche economicamente sostenibile anche durante le fasi critiche. Quando parti con questi numeri ogni anno la sfida è quella di migliorare la capacità di recuperare anche le frazioni più complesse per massimizzare i benefici ambientali e industriali. Siamo riconosciuti come un modello leader in tutto il mondo per la capacità di trasformare un rifiuto pericoloso in una risorsa strategica riducendo le importazioni. E stiamo cominciando a confrontarci con i Paesi più virtuosi e simili al nostro”.  

I numeri del Conou nel 2025: 58 Concessionari; 2 Imprese di Rigenerazione; 3 impianti di rigenerazione; 194,5 mila tonnellate di olio usato raccolte; Oltre il 98% dell'olio raccolto avviato a rigenerazione; Oltre il 51% di rapporto tra olio raccolto e olio immesso al consumo; Oltre 1.980 addetti coinvolti lungo la Filiera; 688 automezzi dei Concessionari; Oltre 23 milioni di km percorsi dagli automezzi per la raccolta e il conferimento.  

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Categoria: economia

12:37

Rapporto Coca-Cola Hbc Italia, nel 2025 100% energia da rinnovabili 

(Adnkronos) - Coca-Cola HBC Italia, il principale produttore di bevande in Italia, presenta la 22ª edizione del proprio Rapporto di Sostenibilità, revisionato da Deloitte & Touche e redatto in accordance ai parametri di rendicontazione internazionale GRI Standards. Il documento racconta i risultati dell’azienda nella promozione di una crescita sostenibile per l’ambiente, le persone e l’economia. In questo contesto si inserisce anche il continuo sviluppo industriale, con 175 milioni di euro investiti nelle sei fabbriche dell’azienda sul nostro territorio per il biennio 2025-2026 in innovazione, sostenibilità e ammodernamento dei sistemi produttivi. (VIDEO) 

«Gli investimenti industriali sono il presupposto per generare valore nel lungo periodo e trasformare gli impegni di sostenibilità in azioni concrete» dichiara Giangiacomo Pierini, Corporate Affairs & Sustainability Director di Coca-Cola HBC Italia. «Con l'auspicio che l'entrata in vigore della Sugar tax non comprometta la nostra capacità di portare innovazione nella filiera, continuiamo a investire in Italia con una visione a lungo termine. I nostri stabilimenti sono il motore di questo percorso: è qui che tecnologia, efficienza e sostenibilità si traducono in risultati concreti per l’azienda e per i territori». 

Per il 2025, il 100% dell’energia elettrica acquistata dalla rete ha avuto origine da fonti rinnovabili, e nuovi investimenti mirati hanno consentito di migliorare l’efficienza delle fabbriche: un esempio è lo stabilimento di Marcianise (CE), dove sono stati implementati due innovativi sistemi di refrigerazione per migliorare l’efficienza energetica fino al 23%, con un risparmio energetico stimato in 1.222 MWh/anno.  

 

 

Prosegue anche l’evoluzione nell’ambito della logistica: con l’introduzione della nuova linea per la produzione delle lattine ad Oricola (AQ), il sistema produttivo si è ulteriormente capillarizzato nel 2025, permettendo di servire il Centro Italia direttamente dal sito ed evitando così circa 240.000 km di percorrenze, con la relativa riduzione di emissioni. Importanti novità anche nel packaging: già dal 2023 tutte le bottiglie in plastica per le bibite del portafoglio sono prodotte, tappo ed etichetta esclusi, con 100% PET riciclato, lavorato e trasformato internamente nella fabbrica di Coca-Cola HBC a Gaglianico (BI). Nel 2025, l’azienda ha continuato a investire in questa direzione introducendo il 100% rPET nelle bottiglie di acqua da mezzo litro Lurisia Bolle e Stille imbottigliate nello stabilimento di Roccaforte Mondovì (CN). Parallelamente, prosegue l’impegno nella gestione sostenibile della risorsa idrica: il 100% delle acque reflue viene trattato prima di essere restituito al territorio e, grazie a impianti sempre più moderni, l’azienda continua a ridurre l’utilizzo di acqua nei propri processi produttivi. Nelle fabbriche di Oricola (AQ) e Nogara (VR) è stato installato un sistema di recupero dell'acqua di lavaggio dei filtri a carbone, misurando un risparmio complessivo di quasi 6 milioni di litri per il 2025 e oltre 9 previsti per il 2026.  

Quello di Nogara è uno dei pochi stabilimenti del settore imbottigliamento ad avere una tecnologia che utilizza aria al posto dell’acqua per la pulizia dei contenitori; nel 2025 la sostituzione dell’ultimo sistema di lavaggio ha consentito il risparmio di ulteriori 3,5 milioni di litri di acqua all’anno. L’impegno dell’azienda per la tutela dei territori e la responsabilità d’impresa va oltre i propri siti produttivi e si estende al supporto e la promozione di iniziative locali che hanno l’obiettivo di generare un impatto positivo e duraturo sulla comunità. Con questo impegno, nel 2025 sono stati donati oltre 2 milioni di prodotti ad associazioni e organizzazioni del territorio. A queste iniziative si affiancano numerosi progetti di impatto sociale e culturale realizzati insieme a partner, onlus e associazioni, come le storiche partnership con Special Olympics e Banco Alimentare ETS, con cui l’azienda collabora coinvolgendo anche i dipendenti in attività di volontariato. Rispetto all’anno precedente, il numero di ore dedicato al volontariato aziendale è quasi raddoppiato, superando le 1.000 ore (+ 49% vs 2024). 

Particolare attenzione è dedicata alle nuove generazioni attraverso il programma formativo imprenditoriale #YouthEmpowered, che ha lo scopo di ispirare, formare e accompagnare i giovani nel passaggio dal mondo della scuola al mercato del lavoro. Nel 2025, attraverso questo programma sono stati formati 39.000 giovani in Italia, fornendo loro servizi di orientamento, masterclass, mentorship e borse di studio. 

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Categoria: sostenibilita

12:32

Italia-Usa, McCarthy (Heritage): "Meloni modello di governo conservatore in Ue, ricuciremo"

(Adnkronos) - Il presidente Donald Trump non smette di criticare l’Italia, insieme agli altri alleati della Nato, per averlo abbandonato nella sua guerra contro l’Iran. “L'Italia si è comportata molto male, davvero male”, ha detto ancora ieri nello Studio ovale, ribadendo le accuse agli alleati: “Non ci sono stati per noi e noi abbiamo speso miliardi di dollari per loro”. Tuttavia, al di là delle parole, nella capitale statunitense anche chi è più allineato con il presidente, come l’Heritage Foundation, sottolinea come qualsiasi divergenza emersa tra Roma e Washington possa essere superata. “Credo che ci unisca molto più di quanto non ci dividano certe parole, perché, in fin dei conti, si tratta solo di parole, talvolta accompagnate da questioni politiche, ma non sempre”, afferma Paul McCarthy, ricercatore senior per gli affari europei nel think tank conservatore, che rimane molto influente e vicino all’attuale Casa Bianca.  

“Parlo, sa, in nome del mio think tank, perché tutti noi crediamo in questo. Speriamo di poter rimediare, di poter ricucire questo rapporto, dato che il legame era molto stretto; inoltre, Giorgia Meloni è una leader conservatrice molto stimata in Europa, un punto di riferimento che consideriamo un modello di governo conservatore nel continente”, sostiene McCarthy. Di fronte alla crisi tra i due leader, l'analista incoraggia i partner conservatori europei a non reagire in modo eccessivo a ciò che può emergere di giorno in giorno, come questo recente botta e risposta. "E va riconosciuto al presidente il merito di aver voluto spingere l'Europa a concentrarsi sulla gestione della propria difesa, un aspetto che, in prospettiva, riguarda anche il Medio Oriente. Il nostro obiettivo principale e il fulcro del nostro riorientamento strategico saranno rivolti alla regione Asia-Pacifico”, sottolinea McCarthy.  

L’analista conservatore parla della revisione della postura della Nato, annunciata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth: "È su questo che bisogna concentrarsi nel lungo periodo, per il vostro stesso interesse, poiché gli Stati Uniti non saranno sempre presenti a garantire la difesa. Bisogna inquadrare la questione in quest'ottica. Il presidente Trump ha perfettamente ragione a porvi l'accento, poiché è questo il quadro generale che conta, al di là di un singolo post sui social media”.  

Negli ultimi giorni si è parlato di un ruolo dell’Heritage Foundation per facilitare i contatti tra il governo italiano e la Casa Bianca per riallacciare i rapporti. Tuttavia, McCarthy l'ha minimizzato: “Manteniamo numerosi contatti per assicurarci di comprendere la situazione. Non parliamo a nome del governo statunitense né di alcuna amministrazione, quindi non siamo coinvolti nelle relazioni bilaterali. Questo è compito dell'amministrazione Trump e della coalizione di governo guidata da Meloni, pertanto, no, non siamo direttamente coinvolti in tale ambito, ma restiamo in contatto con esponenti del governo e del parlamento italiano, abbiamo molti contatti in quelle sedi, proprio per comprendere l'evolversi della situazione e la posizione italiana al riguardo, dato che nel frattempo sono cambiate molte cose”.  

Un evento che potrebbe servire a ricucire lo strappo, secondo McCarthy, è il summit sull’intelligenza artificiale e i semiconduttori chiamato “Pax Silica”, che si terrà a Washington il 25 e 26 giugno. A tale incontro il governo italiano parteciperà ufficialmente con la presenza dell'ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri Antonio Tajani per l'innovazione e le nuove tecnologie. “La presenza dell'Italia al ‘Pax Silica’ è molto importante e può essere vista sotto una luce positiva. Speriamo che contribuisca a rafforzare il rapporto tra il nostro governo e il vostro”, conclude McCarthy. (di Iacopo Luzi) 

 

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Categoria: internazionale/esteri

12:29

Nainggolan ancora nei guai: guida senza patente, passa con il rosso e sfiora una pattuglia della polizia

(Adnkronos) - Ancora guai con la giustizia per l'ex centrocampista di Roma e Inter Radja Nainggolan. Secondo quanto riportato dai media belgi, l’ex centrocampista di Inter e Roma è stato fermato dalla polizia nella serata di sabato 20 giugno nel territorio di Ranst, alle porte di Anversa, dopo una serie di infrazioni al codice della strada. Tra gli episodi contestati figurerebbero il passaggio con il semaforo rosso e una manovra pericolosa che avrebbe sfiorato una pattuglia della polizia.  

Dagli accertamenti successivi sarebbe inoltre emerso che il 38enne era alla guida senza una patente valida, in quanto già destinatario di un precedente provvedimento di divieto di guida. Il test dell'etilometro al quale è stato sottoposto ha dato esito negativo ma la macchina è stata sequestrata. La vicenda è stata confermata dalla Procura di Anversa. Nainggolan ha dato la propria versione di quanto accaduto tramite le parole del suo legale, Omar Souidi.  

"Non ha deciso di mettersi al volante, nonostante la patente sospesa, per pigrizia o imprudenza. Ha ricevuto una chiamata dalla figlia, che non si sentiva bene e gli chiedeva di portarla in ospedale perché sprovvista di patente. Convinto che avesse bisogno di assistenza medica, è andato a prenderla per portarla in ospedale". 

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Categoria: sport

12:24

Messi, lo sfottò all'Austria diventa... un meme

(Adnkronos) - Lionel Messi 'sfotte' l'Austria ai Mondiali 2026. Il fuoriclasse argentino ha deciso la sfida tra l'Albiceleste e la Nazionale austriaca, valida per la seconda giornata della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, con una doppietta che gli è valsa il trono dei bomber di tutti i tempi ai Mondiali. 

Tra un gol e l'altro però, Messi ha avuto anche modo di sfottere, a distanza, la panchina dell'Austria, rea di star protestando un po' troppo all'indirizzo dell'arbitro. Il capitano dell'Argentino, come mostrato da un video diventato rapidamente virale sui social,  

ha guardato intensamente i giocatori austriaci, facendo prima un segno con la testa e poi uno con la mano. 

Le espressioni di Messi sono già diventate un meme sui social network, proprio come avvenuto con la maglia del Barcellona contro la Juventus, quando fece l'italianissimo gesto del "che stai dicendo" e proprio con l'Argentina nell'ultimo Mondiale vinto dalla Seleccion. Il numero 10 durante le interviste si era rivolto ai giocatori olandesi dicendo: "Que mira bobo?", diventando ancora una volta virale. 

 

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Categoria: sport

12:22

Re Carlo 'saluta' Starmer, il rapporto di stima: "D'accordo su temi sociali e ambiente"

(Adnkronos) - Re Carlo si appresta a nominare il suo quarto primo ministro in meno di quattro anni, a seguito delle dimissioni di ieri di Keir Starmer. Dopo Liz Truss, scelta dalla Regina Elisabetta il 6 settembre 2022, appena sei settimane dopo esser salito sul trono, Charles aveva nominato premier Rishi Sunak e infine Starmer, dopo le elezioni generali anticipate del 2024.  

L'ultimo inquilino di Downing Street condivideva con il sovrano i temi legati all'ecologia e all'equità sociale. In qualità di capo dello Stato, è dovere del Re nominare il capo del Governo di Sua Maestà, una delle poche prerogative rimaste al sovrano. Il monarca non agisce su consiglio di nessuno, né ha bisogno di consultarsi con alcuno prima di incaricare un politico di formare un governo. Ma il requisito fondamentale è nominare qualcuno che goda della fiducia della Camera dei Comuni, il che di solito significa il leader del partito che detiene la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. 

Starmer e il Re hanno sempre avuto un ottimo rapporto, condividendo idee simili su questioni sociali e ambientali. Il leader laburista è stato nominato primo ministro da Carlo nel luglio 2024, in un anno difficile per il re, pochi mesi dopo la diagnosi di cancro. In qualità di premier, Starmer ha incontrato il Re quasi tutti i mercoledì per l'udienza settimanale, durante la quale vengono discusse questioni di governo dopo il Question Time al Parlamento. Sebbene il Re debba rimanere politicamente neutrale su tutte le questioni, ha la facoltà di consigliare e ammonire i suoi ministri, compreso il premier, quando necessario. 

Starmer ha elogiato il Re per le sue convinzioni ecologiche e sociali, nonostante in passato si fosse espresso a favore dell'abolizione della monarchia. Quando Elisabetta II morì, le rese un sentito omaggio alla Camera dei Comuni, ricordando i suoi "gloriosi" 70 anni nel "cuore della vita di questa nazione".  

Il premier uscente parlò inoltre del nuovo regno, lodando le campagne ambientaliste di Carlo e il suo impegno per l'"equità". "Re Carlo III è stato un devoto servitore di questo Paese per tutta la sua vita, una voce autorevole a favore dell'equità e ha compreso l'importanza dell'ambiente molto prima di tanti altri", dichiarò. Starmer era presente al funerale di Elisabetta II, al consiglio di ascesa al trono del Re e alla sua incoronazione, ed è anche membro del Consiglio Privato dal 2017. Si unì alla famiglia reale nel palco reale per assistere alle celebrazioni del Giubileo di Platino nel 2022 ed è stato nominato cavaliere da Carlo, allora Principe di Galles, nel 2014. 

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Categoria: internazionale/royalfamilynews

12:21

Ascolti tv, 22 giugno: concerto 'Vita!' vince la prima serata con 20,7%

(Adnkronos) - L'evento 'Vita! Il Concerto', in diretta ieri su Rai1 dal Circo Massimo, ha dominato la prima serata con 2.757.000 spettatori, registrando uno share del 20,7%. Medaglia d'argento per la serie spagnola 'Un nuovo inzio' su Canale 5 che ha intrattenuto 1.681.000 spettatori, pari al 13,1% di share mentre Italia 1 con 'Fall' ha totalizzato 839.000 spettatori e il 5,9% di share.  

Fuori dal podio troviamo La7 con 'La Torre di Babele' con 633.000 spettatori (4,1% share) mentre Rete 4 con 'Quarta Repubblica' ha registrato 616.000 spettatori (5,7% share). Seguono: Rai2 con 'Boss in incognito (579.000 spettatori, 5,4% share); Rai3 con 'Filorosso' (511.000 spettatori, 4,2% share); Tv8 con 'Sei giorni, sette notti' (486.000 spettatori, 3,4% share) e Nove con 'Little Big Italy' (470.000 spettatori, 3,3% share). 

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Categoria: spettacoli

12:17

Clima, lo studio: riscaldamento globale accelera, la svolta dal 2013-2014

(Adnkronos) - Il riscaldamento globale accelera: la svolta dal 2013-2014, anni a partire dai quali si registra un cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature. E' quanto emerge da una ricerca congiunta dell’Università dell’Aquila e dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Climate. 

Diversi studi scientifici cercano di stabilire se il riscaldamento globale stia subendo un’accelerazione ma, a causa di fattori naturali nella variabilità del clima da un anno all’altro che incidono nelle tendenze globali - per esempio, l’oscillazione del Pacifico legata a El Niño - i risultati sono stati finora piuttosto contrastanti. In questo quadro si inserisce lo studio congiunto che ha applicato un metodo statistico robusto all’analisi di serie di temperature medie globali. La ricerca evidenzia un punto di cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature a partire dal 2013-2014 e una rapidità di aumento circa raddoppiata nell’ultimo decennio rispetto ai precedenti.  

“Nel nostro lavoro - spiega Umberto Triacca del Dipartimento di ingegneria e scienze dell’informazione e matematica (Disim) dell’Università dell’Aquila, primo autore dell’articolo - siamo partiti da uno studio recente di colleghi stranieri che, una volta depurate cinque diverse serie di temperature globali dai fattori di variabilità naturale, riscontravano effettivamente un cambiamento nel tasso di riscaldamento dai primi anni del decennio scorso. Tuttavia, come mostriamo, la loro analisi statistica non rendeva assolutamente affidabili i risultati. Abbiamo così applicato una metodica diversa, evidenziando un chiaro punto di svolta nel 2013-2014, anni da cui il tasso di aumento della temperatura globale è addirittura raddoppiato, da 0,16-0,18 °C/decennio a 0,34-0,42”. 

L’aumento misurato in gradi centigradi per decennio è quindi doppio negli ultimi 10 anni rispetto al periodo prima del 2013-2014. “I nostri risultati sono estremamente affidabili e valgono per tutte le serie considerate, che vengono dai centri di ricerca più importanti: Nasa, Noaa, HadCru, Berkeley ed Era5 - aggiunge Antonello Pasini (Cnr-Iia), autore corrispondente dell’articolo - Lo sviluppo di questi studi sarà collegare questo cambio di passo della temperatura globale alle sue possibili cause, naturali o dovute all’azione umana, cercando analoghi punti di cambiamento in altre variabili causali come le emissioni antropogeniche di solfati o le proprietà di riflettività del pianeta. Dopo queste analisi statistiche potremo analizzare l’evoluzione del sistema clima con i nostri modelli dinamici e di intelligenza artificiale”. 

“Nell’attuale contesto, in cui assistiamo a un nuovo cambiamento ma non ne comprendiamo ancora le cause specifiche, riteniamo che diventi ancora più importante agire negli ambiti che possiamo controllare e ridurre al minimo, per quanto possibile, l'impatto umano sull'aumento delle temperature”, conclude Pasini. 

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Categoria: economia

12:12

Sorelle scomparse e ritrovate "erano segregate e nascoste". Il pericolo di fuga e le sim 'illegali'

(Adnkronos) - Proseguono le indagini sul caso di Alisya e Sarah Di Giacinto, le sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, nella notte tra il 6 e il 7 giugno e ritrovate l'altro ieri sera, domenica 21 giugno, a Formia, in provincia di Latina. La madre, Valentina D'Acunto, il padre Marco e il compagno della donna, Vincenzo Esposito sono stati fermati, accusati di sequestro di persona perché "in concorso tra loro e con altre persone in via di identificazione privavano della libertà personale" le due ragazzine.  

È questo quello che emerge dal decreto di fermo in base al quale le figlie della donna sarebbero state prelevate il "7 giugno 2026, in piena notte e comunque dopo le ore 2:00, dalla comunità educativa Hope di Civitella Alfedena" e portate dai due uomini fino all'abitazione dell'anziana di circa 80 anni dove sono state ritrovate. 

Nell'appartamento, secondo gli inquirenti, le ragazzine sarebbero rimaste "segregate e nascoste, tutto il tempo in camera, all’infuori del pranzo o della cena, non potendo uscire di casa né affacciarsi dal balcone, fino al 21 giugno 2026 ore 21 circa" quando sono intervenuti i carabinieri. 

 

Secondo gli inquirenti che hanno disposto il decreto di fermo nei confronti di Valentina D'Acunto, del padre Marco e di Vincenzo Esposito, ci sarebbe un "pericolo di fuga" degli indagati. Un pericolo che, secondo quanto emerge dal decreto di fermo, sarebbe rafforzato dalla "complessità delle attività realizzate" e dalle "numerose attività di depistaggio". 

 

Analisi dei tabulati telefonici e alcune schede telefoniche ritenute "abusivamente acquistate a Napoli" sono finite nel mirino degli inquirenti. Le indagini si sono concentrate proprio su alcune telefonate da numeri intestati a due pakistani e, secondo gli inquirenti, "verosimilmente acquistate con anagrafiche fittizie". 

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Categoria: cronaca

12:09

Avs, domani alle 11 Angelo Bonelli in diretta all'Adnkronos

(Adnkronos) - Il portavoce dei Verdi e deputato di Avs Angelo Bonelli, domani 24 giugno, sarà al Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai a Roma, ospite di 'Adn Talks', il nuovo format in diretta sul sito internet e sul canale youtube dell'Adnkronos. Ad intervistarlo sarà il direttore Davide Desario. La diretta avrà inizio alle 11.  

 

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Categoria: politica

11:57

Indagine Woman in rare: "Per le donne 2 anni in più per una diagnosi di una malattia rara rispetto agli uomini"

(Adnkronos) - La strada verso la diagnosi di una malattia rara è un percorso straordinariamente lungo e incerto, in Italia. In media, dal primo sintomo alla diagnosi definitiva trascorrono 5,5 anni, ma per le donne il percorso si allunga a 6 anni, mentre per gli uomini rimane a 4. Una differenza che non è attribuibile soltanto a caratteristiche biologiche delle malattie rare, quanto un riflesso di ostacoli specifici e sistematici nell'accesso ai servizi e nella capacità diagnostica del sistema sanitario. È quanto emerge dal Libro Bianco ‘Da rara a riconosciuta. Cause e impatto del ritardo diagnostico sulla vita delle persone con malattia rara e caregiver’, che raccoglie i risultati dell’indagine nazionale condotta da Censis e Altems Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, per Women in Rare - il Think Tank ideato e promosso da Alexion, AstraZeneca Rare Disease, in partnership con Uniamo-Federazione italiana malattie rare, e con la collaborazione di Fondazione Onda e di un Comitato Scientifico composto da esperti afferenti a diverse specializzazioni nell’ambito delle malattie rare e rappresentanti istituzionali.  

Il Libro bianco è stato presentato oggi al Senato della Repubblica, come uno strumento di advocacy e indirizzo rivolto ai decisori pubblici per la traduzione delle evidenze in azioni concrete di policy. La ricerca - informa una nota - ha coinvolto 1.067 rispondenti, di cui 685 persone con malattie rare e 382 caregiver, e offre un’integrazione efficace tra dimensioni sanitaria, sociale e culturale, mai realizzata prima nel panorama nazionale. Il dato di genere emerge come centrale in ogni aspetto della ricerca.  

“L’indagine - afferma Giorgio De Rita, segretario generale Fondazione Censis - rappresenta un contributo di ricerca unico poiché documenta i tempi che trascorrono dai primi sintomi alla diagnosi e focalizza le profonde ripercussioni sociali ed economiche che le malattie rare hanno sulla vita delle persone e i loro caregiver. Le conseguenze delle malattie rare coinvolgono una molteplicità di ambiti di vita, dalle relazioni familiari al lavoro alla fruizione del tempo libero sino alla socialità con gli altri. Sono in particolare raccontate le non poche criticità, a cominciare dalle difficoltà nell’interpretare i sintomi delle patologie con conseguente allungamento dei tempi per arrivare alla diagnosi finale. L’esito della ricerca è un formidabile strumento a supporto del necessario sforzo collettivo per migliorare l’infrastruttura sanitaria e sociale di supporto alle persone con malattia rara e ai loro caregiver”. 

 

Il percorso diagnostico risulta frammentato e rivela due fasi critiche. La prima – dalla percezione dei sintomi alla prima visita medica – impiega mediamente 2,5 anni, ma emerge una differenza di genere: quasi 3 anni per le donne contro 1,4 anni per gli uomini. Segue una seconda fase – dalla prima visita alla diagnosi definitiva – che richiede mediamente 3 anni, ma solo nel 23,2% dei casi il medico che effettua la prima visita coincide con quello della diagnosi; il 57,1% riscontra difficoltà nel trovare il centro e lo specialista appropriato e il 66,2% segnala che il professionista consultato ha avuto difficoltà nell’interpretare i sintomi. Tra questi, quasi nel 19% i sintomi sono stati scambiati per depressione o problemi psicologici, ma questo accade alle donne nel 20,4% rispetto al 13% degli uomini. 

Emerge quindi un bias diagnostico di genere - si legge nella nota - che riflette come i sintomi delle donne vengano ricondotti a cause psicologiche con maggiore frequenza, ritardando la diagnosi corretta e rivelando una profonda sottovalutazione della loro esperienza clinica. Il ritardo diagnostico non rimane confinato alla sfera sanitaria, ma ridisegna interi percorsi di vita, cancellandoli o deviandoli, comportando interruzioni di carriera o addirittura la completa rinuncia della ricerca di un impiego. E per chi era occupato al momento della diagnosi, l'impatto è stato spesso drammatico: il 46,6% è stato infatti costretto ad andare in pensione anticipatamente.  

“La ricerca - sottolinea Eugenio Di Brino, Altems Advisory - evidenzia che il 31,6% delle persone con malattia rara è stato costretto a spostarsi fuori regione per ottenere una diagnosi corretta” ma, “mentre al Nord e al Centro si sposta quasi un paziente su 3, al Sud e nelle Isole la percentuale tocca il 46%, praticamente 1 persona con malattia rara su 2. A questo si aggiunge il peso socioeconomico: il 70% appartiene a famiglie con un reddito annuo inferiore a 35mila euro, rendendo particolarmente gravoso l'impatto dei costi sanitari, assistenziali e sociali aggiuntivi che la malattia rara comporta”. 

 

Questi dati provano come in alcune aree del Paese l'accesso ai centri di competenza per le malattie rare rimanga strutturalmente compromesso, costringendo i pazienti e le loro famiglie a un doppio carico: quello della malattia rara, e quello della migrazione sanitaria forzata. E per una popolazione già vulnerabile, il ritardo diagnostico si traduce non solo in sofferenza personale, ma in difficoltà economica strutturale. A questo, si aggiungono anche le ripercussioni della malattia su produttività e continuità lavorativa, che risultano compromesse. Tra i lavoratori con malattia rara, l’assenteismo medio è significativo – oltre un mese all'anno – ma ancor più critico è il presenteismo: sono quasi 3 i mesi all’anno passati al lavoro nonostante una salute non ottimale. Anche in questo caso, le donne vivono un carico sproporzionato: quasi l’83% continua a lavorare anche se non sta bene (vs 64% degli uomini), perdono più giorni di lavoro e ricorrono con maggiore frequenza a richieste di riduzioni d’orario.  

“Dal punto di vista clinico, sappiamo che ogni giorno di ritardo ha un costo in termini di progressione della malattia e di prognosi - osserva Giuseppe Limongelli, direttore Centro coordinamento Malattie rare Regione Campania e membro del Comitato Scientifico di Women in Rare - Questa ricerca ci mostra che quel costo non è solo medico, ma economico, professionale e sociale. L'approccio di genere alla diagnostica, supportato da evidenze come queste, deve diventare standard di pratica clinica. Le nostre reti rare devono essere ripensate per ridurre i tempi di diagnosi, eliminare i percorsi frammentati, e superare le barriere territoriali che colpiscono soprattutto il Sud. Non possiamo permetterci ulteriori ritardi”. 

L’indagine amplia la prospettiva anche sul mondo del caregiving. Il 55,4% delle persone con malattia rara - riferisce la nota - riceve supporto da un caregiver, e ancora una volta i dati più critici evidenziano un’importante disparità di genere: mentre l'81,8% degli uomini con malattia rara ha un caregiver, solo il 46,3% delle donne beneficia di questo supporto. I caregiver sono nel 58,5% dei casi donne e nel 41,5% uomini, e nel 98,5% sono familiari. L’attività di cura ha effetti devastanti sulla vita professionale, soprattutto per le donne caregiver. Il 37,2% di loro ha dovuto abbandonare il lavoro per prendersi cura del proprio caro (vs 13,3% degli uomini), o ha smesso di cercare lavoro (41,3% vs 18,1% degli uomini). Si tratta di una penalizzazione doppia: le donne caregiver perdono reddito, opportunità di carriera e continuità professionale, mentre la società penalizza le donne con malattia rara con un percorso diagnostico più lungo.  

 

L’impegno di Women in Rare non si ferma alla presentazione dei risultati: tutte le evidenze sono confluite in un Libro Bianco con l’intento di promuovere alcune raccomandazioni e supportare le Istituzioni nella traduzione di queste in linee d’azione e politiche concrete, monitorando nel tempo l’impatto degli interventi sulla vita delle persone con malattia rara, con particolare attenzione alle disuguaglianze di genere e territoriali. “La voce delle persone con malattia rara e dei caregiver contenuta in questo rapporto è un appello alle Istituzioni perché agiscano - afferma Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo - Abbiamo certificato disuguaglianze che fino ad oggi erano invisibili nei dati ufficiali. Il ritardo diagnostico non è solo una questione clinica: è una questione di equità e di giustizia sociale. Le donne e le famiglie che si prendono cura di loro meritano percorsi rapidi, trasparenti e giusti. Ora abbiamo evidenze solide per chiederlo con forza”. 

“I dati raccolti evidenziano con chiarezza come le donne affrontino percorsi diagnostici più lunghi, maggiori difficoltà assistenziali e un impatto sociale ed economico spesso più gravoso rispetto agli uomini. Questa indagine - dichiara la senatrice Elena Murelli, promotrice dell’evento e capogruppo Lega in Commissione Sanità - rappresenta uno strumento prezioso per orientare le politiche pubbliche, perché ci restituisce un quadro concreto dei bisogni di salute, assistenza e inclusione delle persone che convivono con una malattia rara e dei loro caregiver. La sfida che abbiamo davanti è ridurre le disparità ancora esistenti, garantendo diagnosi tempestive, percorsi di cura appropriati e un adeguato sostegno alle famiglie. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti sul fronte delle malattie rare, ma iniziative come Women in Rare ci ricordano che il lavoro non è concluso. È necessario continuare a investire nella medicina di genere, nella formazione degli operatori sanitari e nel rafforzamento delle reti assistenziali, affinché nessuno sia lasciato indietro e le persone più fragili possano vedere pienamente riconosciuti i propri diritti”. 

“Questa ricerca può rappresentare uno spartiacque, un’opportunità per trasformare le evidenze in strumenti concreti a supporto delle decisioni - evidenzia Anna Chiara Rossi, Vp & General Manager Italy di Alexion, AstraZeneca Rare Disease - In questi anni, Women in Rare ha portato alla luce una situazione critica per oltre due milioni di donne che, come pazienti e caregiver, affrontano ogni giorno l’impatto di una malattia rara. Oggi è fondamentale offrire ai decisori una comprensione chiara delle ricadute reali dell’odissea diagnostica sulla qualità della vita e sul piano socioeconomico, e individuare le azioni di policy in grado di generare un cambiamento concreto. Il genere emerge come una variabile discriminante lungo tutto il percorso del paziente e non può essere considerato un elemento secondario, ma una chiave di lettura essenziale per ripensare come diagnosticare, curare e proteggere le persone che convivono con una malattia rara. Women in Rare vuole essere uno spazio in cui la ricerca si traduce in impegno concreto e le raccomandazioni diventano azioni di cambiamento”. 

 

Emergono con chiarezza alcuni possibili fronti su cui agire, identificati come prioritari per un cambiamento sistemico: 1) occorre accelerare l'integrazione della prospettiva di genere in medicina. Non è sufficiente riconoscere che le donne hanno tempi di diagnosi più lunghi; bisogna formare i clinici a riconoscere i bias di genere che alimentano questa disuguaglianza, attraverso progetti pilota nelle Regioni che traducano la consapevolezza in protocolli e pratiche concrete; 2) le reti di diagnosi devono essere ripensate. Il Piano Nazionale Malattie Rare 2023-26 ha fissato obiettivi chiari: occorre verificarne l'attuazione e accelerare l'invio tempestivo ai centri di competenza, superando la frammentazione territoriale che penalizza sistematicamente Sud e Isole, costringendo i pazienti a migrazioni sanitarie che non dovrebbero essere necessarie; 3) la formazione dei medici di base e dei pediatri deve essere potenziata. Questi professionisti rappresentano il primo filtro diagnostico, eppure non dispongono del bagaglio formativo necessario per sospettare una malattia rara nei tempi dovuti. Investire nella loro formazione può contribuire a ridurre i tempi della fase iniziale del percorso diagnostico; 4) riconoscere e tutelare il caregiver familiare, figura invisibile ma centrale in questo sistema. L'iter legislativo per il riconoscimento del ruolo del caregiver – ancora prevalentemente donna – deve essere accompagnato da forme concrete di protezione economica e sociale che riconoscano il costo opportunità reale della cura, non come beneficenza ma come diritto. 

Si tratta di un insieme di interventi e azioni mirate, implementabili, che affrontano direttamente le barriere identificate e hanno il potenziale di trasformare radicalmente la qualità della vita di chi convive. Il Libro Bianco “Da Rara a Riconosciuta. Cause e impatto del ritardo diagnostico sulla vita delle persone con malattia rara e caregiver” si può scaricare gratuitamente sul sito womeninrare.it. 

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Categoria: cronaca

11:55

Roma, all'ospedale Gemelli Isola curati oltre mille pazienti vulnerabili in 3 anni

(Adnkronos) - Mille pazienti. Mille storie. Il progetto San Bartolomeo continua ad ampliare il proprio impatto e questa mattina ha riunito tutti i promotori – Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte – per fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri: dal 2023 a oggi il progetto è riuscito ad assistere oltre mille persone in condizione di fragilità sociale ed economica che, in molti dei casi, avrebbero rinunciato a curarsi. All’evento, svoltosi nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, hanno partecipato: Leonardo Gallitelli, presidente ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Fabio Pompei, Ceo Deloitte Central Mediterranean, Giusi Lecce, medico referente del progetto per la Comunità di Sant’Egidio, Ahmad Al Khoder, mediatore di odontoiatria della Comunità di Sant’Egidio, Marco Di Dio, responsabile Uos Odontoiatria dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Aurora Poggi, infermiera dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte, Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean, Sergio Alfieri, Direzione Area clinico-scientifica dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Giovanni Arcuri, direttore generale dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola. 

"Dietro ciascuno dei mille pazienti che abbiamo accompagnato in questi tre anni ci sono storie, volti, persone che hanno trovato nel nostro Ospedale cura, accoglienza e ascolto. Il 'progetto San Bartolomeo' è la testimonianza concreta di una medicina che sa farsi prossima, raggiungendo chi nella fragilità rischierebbe di essere lasciato indietro", ha dichiarato Gallitelli.  

"Il progetto San Bartolomeo, frutto di una positiva collaborazione tra Sant'Egidio, il Gemelli Isola Tiberina e Deloitte, ha raggiunto - ha ricordato Impagliazzo - un importante traguardo: oltre mille persone hanno avuto accesso alle cure e sono state accompagnate nel loro percorso in questi tre anni. La mediazione culturale e linguistica effettuata ha contribuito ad aggiungere al sostegno sociale anche quello sanitario rafforzando l’obiettivo di una piena integrazione. Per questo e tanti altri motivi il Progetto rappresenta una speranza e un impegno per il futuro, perché il diritto alla salute sia sempre equamente garantito a tutti, a partire dai più fragili". "Il Progetto San Bartolomeo - ha commentato Fabio Pompei, Ceo Deloitte Central Mediterranean - ci ricorda che quando pubblico, privato e terzo settore collaborano possono generare un impatto di valore per le persone e le comunità. I numeri dei primi tre anni hanno reso San Bartolomeo una best practice e sono l’inizio di un percorso che vuole trasformare questa iniziativa in un modello replicabile, contribuendo a rendere più ampio e inclusivo l’accesso ai servizi sanitari".  

 

Basato sul concetto della "presa in carico" - informa una nota - "il progetto San Bartolomeo prevede che ogni paziente venga seguito lungo tutto il percorso di cura: dalla comunicazione del bisogno fino al follow-up, oltre al supporto offerto anche a eventuali familiari in difficoltà. Con prestazioni sanitarie in ambito di odontoiatria, ginecologia e ostetricia, senologia, oculistica e ortopedia, il progetto ha già coinvolto oltre mille pazienti e ha portato all’erogazione di 3660 prestazioni specialistiche. Tra i pazienti presi in carico finora, il 70% è donna, sono oltre 140 i minori che hanno beneficiato di cure odontoiatriche specialistiche e sono nati 35 bambini. 85 i ricoveri ospedalieri registrati, di cui oltre 20 relativi a pazienti oncologici, a testimonianza della capacità della struttura di gestire patologie ad elevata complessità. La continuità assistenziale ha rappresentato un elemento cardine del modello di cura adottato: il 34% dei pazienti ha ricevuto un follow-up continuativo, percentuale che nel settore odontoiatrico pediatrico si attesta al 23% dei minori in carico". 

Il tema dell’accessibilità alle cure è al centro del progetto: "I pazienti coinvolti - dettaglia la nota - sono persone che avrebbero avuto difficoltà a curarsi a causa di molteplici barriere tra loro interconnesse: non solo quelle economiche, ma anche linguistiche, burocratiche, culturali e psicologiche, che richiedono soluzioni di supporto multidimensionali, concretizzate nel progetto grazie ai diversi attori coinvolti. Tra i servizi di supporto sociale c’è la mediazione linguistica e culturale fornita dalla Comunità di Sant’Egidio. Inoltre, per accompagnare e orientare al meglio i pazienti durante il loro percorso sono stati realizzati dei kit multilingua".  

La "governance del progetto San Bartolomeo - conclude la nota - vanta un modello collaborativo integrato tra pubblico-privato-terzo settore che mette insieme competenze complementari: la Comunità di Sant’Egidio fa da ponte tra pazienti vulnerabili e sistema sanitario attraverso l’accoglienza, l’individuazione dei bisogni e la mediazione culturale; l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola eroga i servizi di cura mediante le competenze cliniche specialistiche; la Fondazione dell’Ospedale ha un ruolo centrale nella sensibilizzazione rispetto al progetto e nella creazione delle rete di attori e promotori; Deloitte e Fondazione Deloitte svolgono il coordinamento e il monitoraggio dei diversi ambiti progettuali, oltre a sviluppare una strategia integrata di comunicazione". 

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Categoria: cronaca

11:54

Roma, donna presa a pugni al volto al Pigneto: aggressore in fuga

(Adnkronos) - Aggredita con dei pugni al volto da uno sconosciuto che poi è fuggito. Vittima della violenza, avvenuta nella notte tra sabato e domenica nel quartiere Pigneto a Roma, una donna di 48 anni che ha poi sporto denuncia ai carabinieri della stazione di Torpignattara. Trasportata in codice giallo all'ospedale San Giovanni, la donna ha ricevuto una prognosi di 7 giorni.  

A fornire ulteriori dettagli sull'accaduto, chiedendo anche la collaborazione dei cittadini per individuare il responsabile, è stata un'amica della vittima attraverso un gruppo Facebook di quartiere in cui si sottolinea come "l'intervento degli abitanti del quartiere è stato salvifico" anche perché "da mesi si ripetono episodi episodi simili a danno delle donne".  

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