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02:53
Australian Open, oggi Djokovic-Maestrelli - Diretta
(Adnkronos) - Il sogno di Francesco Maestrelli incontra Novak Djokovic. Nella quinta giornata degli Australian Open che comincia nella notte tra oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista azzurro sfida il serbo - in diretta tv e streaming - nel secondo turno del torneo di Melbourne. Maestrelli, all'esordio assoluto in uno Slam, ha battuto il francese Terence Atmane in cinque set, mentre Djokovic ha vinto agilmente in tre parziali contro lo spagnolo Pedro Martinez.
Nella mattinata italiana toccherà poi a Jannik Sinner, in campo contro l'australiano Duckworth.

Categoria: sport
02:30
Musetti, Tartarini assente agli Australian Open: allenatore salta match con Sonego
(Adnkronos) - Assenza pesante nell'angolo di Lorenzo Musetti. Oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista toscano ha battuto Lorenzo Sonego nel derby azzurro del secondo turno degli Australian Open 2026, ma senza il suo allenatore. Simone Tartarini non era infatti alla Margaret Court Arena a causa di un lutto che avrebbe subito nella giornata di ieri.
Secondo quanto raccontato da Eurosport infatti, Tartarini sarebbe tornato in Italia a causa della morte della madre, e per questo non era presente allo stadio per seguire la sfida tra Musetti e Sonego. Svelato quindi il mistero dell'assenza dello storico coach del numero cinque del mondo, che segue Musetti fin da giovanissimo e lo ha portato in top 5 grazie alla finale raggiunta nel torneo di Hong Kong con cui ha aperto la nuova stagione, poi persa contro Bublik.

Categoria: sport
01:54
Allenamento in palestra, meglio pesi leggeri o carichi pesanti? Lo studio a sorpresa
(Adnkronos) - In palestra è davvero necessario arrivare a sollevare pesi 'top' o si possono ottenere risultati anche con carichi leggeri? Uno studio recente lima la differenza tra l'allenamento di chi sceglie pesi più soft e chi, invece, si confronta con esercizi più impegnativi. "Solleva i pesi che preferisci, questo è l'insegnamento", dice il professor Stuart Phillips, della McMaster University in Canada, autore principale dello studio pubblicato sul Journal of Physiology e citato dal Washington Post.
"Persone che si allenano da decenni sono convinte che vadano sollevati pesi" per aumentare la massa muscolare e la forza. I carichi, per questi individui, devono essere notevoli e consentire solo 8-9 ripetizioni impegnative prima di arrivare al cedimento di braccia e gambe. Gli studi più recenti evidenziano che qualsiasi esercizio di sollevamento pesi "promuove forza e ipertrofia".
Il doppio canale è legato a domande d'obbligo: se si usano pesi più leggeri, quante volte si dovrebbe ripetere ogni movimento? I carichi ridotti producono crescita muscolare?
Nello studio sono stati coinvolti 20 uomini giovani e sani ma non abituati ad allenarsi. I soggetti sono stati destinati in maniera casuale ad esercizi con pesi notevoli o ridotti. Nel dettaglio, il braccio destro o sinistro è stato utilizzato per completare curl per i bicipiti usando un peso rilevante, mentre l'altro braccio ha eseguito lo stesso esercizio con un peso molto più leggero. Lo stesso criterio è stato utilizzato per gli esercizi destinati alle gambe.
I pesi maggiori si sono rivelati impegnativi al punto da non consentire ai partecipanti di superare le 12 ripetizioni prima di raggiungere il cedimento muscolare. Con i pesi più leggeri, i soggetti coinvolti partecipanti hanno completato fino a 25 ripetizioni prima dello stop.
I giovani si sono allenati per 3 volte a settimana, aumentando i carichi quando riuscivano a completare facilmente più di 12 ripetizioni pesanti o 25 leggere. Al termine delle 10 settimane previste dallo studio, i ricercatori hanno sottoposto tutti a un nuovo test.
Risultato? I muscoli in 2 mesi e mezzo sono diventati tutti più forti e più grandi, con poche differenze tra gli arti: il braccio che ha sollevato pesi leggeri ha raggiunto il livello dell'altro braccio, abbinato a carichi maggiori. Questa scoperta "rafforza l'idea che il carico non sia un fattore determinante" per definire la risposta muscolare, spiega Phillips. Sul risultato incide "lo sforzo". In sostanza, si ottengono risultati se si sollevano pesi fino a stancare i muscoli.
Secondo l'esperto, quindi, è opportuno "scegliere ciò che funziona" in base alle esigenze individuali. Se ci sono dolori articolari, sarà opportuno optare per pesi ridotti. Se si è in buona forma e si ha poco tempo a disposizione, si può puntare su carichi più pesanti.
Non tutto, però, è così lineare. I risultati, nello studio, sono risultati differenti da soggetto a soggetto: c'è chi ha raddoppiato forza e massa e c'è chi si è fermato decisamente prima. Le differenze evidenziano il ruolo della genetica. "In una certa misura, le nostre risposte muscolari sono innate", afferma Phillips. Dopo 10 settimane con la stessa routine di sollevamento pesi, non tutti arriveranno allo stesso livello, anche estetico.

Categoria: cronaca
01:48
Australian Open, cori, bandiere e... Maradona: è Italia-Argentina sugli spalti per Darderi-Baez
(Adnkronos) - Italia-Argentina sugli spalti degli Australian Open 2026. Oggi, giovedì 22 gennaio, il campo 6 di Melbourne si è animato per Darderi-Baez, match del secondo turno dello Slam che apre la stagione, vinto da Darderi in quattro set, con una vera e propria sfida tra tifosi, a suon di urla e cori. A seguire l'azzurro sono arrivati tanti appassionati italiani, mentre ancora di più sono gli argentini accorsi per sostenere Baez.
"Noi vogliamo questa vittoria", è stato il coro intonato dagli spettatori italiani al momento dell'ingresso in campo dei due giocatori, un modo per caricare e far sentire il proprio sostegno a Darderi. A rispondere gli argentini, che sulle note di 'Muchachos', canzone il cui remake è diventato identitario per la Nazionale albiceleste di calcio e già protagonista a Melbourne con Etcheverry, oggi tutto per Baez.
Sugli spalti sono spuntate inoltre bandiere tricolori e argentine, con spettatori che hanno sfoggiato magliette dell'Albiceleste, una anche con il 10 di Maradona sulle spalle.

Categoria: sport
00:57
Groenlandia, Trump dice sì all'accordo: decisivo ok a basi Usa sull'isola
(Adnkronos) - "Un accordo per sempre, infinito". Donald Trump annuncia l'intesa di massima che chiude il caso Groenlandia. A Davos, il presidente degli Stati Uniti comunica la fumata bianca: c'è il "quadro di un accordo" con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che consente agli Usa di raggiungere gli obiettivi in termini di sicurezza nazionale senza arrivare all'acquisizione dell'isola, territorio autonomo danese. Trump esulta e cancella i dazi destinati a entrare in vigore il primo febbraio nei confronti dei paesi che nei giorni scorsi hanno inviato soldati in Groenlandia.
La struttura dell'accordo è avvolta nel mistero. "C'è ancora lavoro da fare", dice Rutte. Per Trump, però, il traguardo è vicino e riguarda "l'intera regione artica". Il presidente americano semina dettagli qua e là: gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia. I paesi del Vecchio Continente "saranno coinvolti nel Golden Dome e sui minerali e così anche noi". Trump ufficialmente non fa riferimento in nessun modo all'acquisizione dell'isola. Rutte, a Fox News, dice che la questione della sovranità "non è emersa nelle mie conversazioni con il presidente".
Prima di sbarcare in Svizzera, Trump ha sempre dichiarato che l'unica soluzione sarebbe stata l'acquisizione totale della Groenlandia: "Bisogna essere proprietari per difendere" l'isola. "Chi diavolo vuole difendere un contratto di affitto o un leasing?". Perché allora il presidente americano ha cambiato idea accettando una soluzione teoricamente al ribasso?
Il compromesso, secondo il New York Times, prevede che la Danimarca conceda agli Stati Uniti la sovranità su "piccole tasche" di territorio in Groenlandia: in queste aree, gli Usa potrebbero costruire basi militari, come riferiscono 3 fonti a conoscenza dei negoziati. Questo elemento, portato sul tavolo da Rutte, avrebbe fatto la differenza. Lo scenario delineato ricorderebbe quello realizzati a Cipro: sull'isola nel Mediterraneo, il Regno Unito controlla basi militari che sono considerate territorio britannico.
In Groenlandia, gli Stati Uniti hanno già una base, la Pituffik Space Base. La struttura nel nord-ovest dell'isola, conosciuta in passato anche come Thule Air Base, è operativa dal 1952 e comprende il sistema radar che permette di segnalare tempestivamente eventuali attacchi missilistici contro il territorio americano. Nell'area, l'unica base americana nell'Artico, operano circa 150 militari americani.
La fumata bianca, se l'iter dovesse essere completato come prospettato da Trump, arriva al termine di una giornata in cui il presidente degli Stati Uniti esclude l'uso della forza militare: "Probabilmente non otterremo nulla a meno che io non decida di usare una forza eccessiva. Saremmo inarrestabili. Ma non lo farò, non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia", l'intervento del numero 1 della Casa Bianca davanti alla platea del Forum. La richiesta di "negoziati immediata" formulata dal podio si rivela fruttuosa: le trattative decollano e nel giro di poche ore, a sentire Trump, si arriva a dama.

Categoria: internazionale/esteri
00:49
Australian Open, Medvedev non rinuncia a nazionalità russa: "Non ci ho mai pensato"
(Adnkronos) - Daniil Medvedev non cambia nazionalità. Il tennista russo, dopo aver superato il secondo turno degli Australian Open 2026 battendo il francese Quentin Halys in rimonta, ha parlato della possibilità di rinunciare alla cittadinanza russa, come hanno fatto altri giocatori dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: "Io capisco quella scelta, al 100%. è qualcosa che si può fare ed è giusto che si faccia se lo si desidera, soprattutto nello sport", ha detto in conferenza stampa.
"Io però non ci ho mai pensato. Il luogo dove si nasce penso sia importante, ma ripeto che tanti giocatori cambiano nazionalità e io resto comunque loro amico. Lo sono di molti giocatori nello spogliatoio, la scelta è tutta loro", ha concluso Medvedev, che al momento gioca gli Australian Open da atleta neutrale, senza la bandiera russa accanto al suo nome.

Categoria: sport
00:14
Australian Open, Musetti vince il derby con Sonego. Darderi batte Baez
(Adnkronos) - Lorenzo Musetti vince il derby azzurro contro Lorenzo Sonego e vola al terzo turno degli Australian Open 2026. Oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista toscano ha superato il torinese, amico e compagno di doppio, in tre set con il punteggio di 6-3, 6-3, 6-4 in due ore e 49 minuti di gioco in una partita estremamente tirata, decisa da un break per set e da una sequenza di controbreak nel terzo parziale. Nel prossimo turno Musetti se la vedrà con il vincente della sfida tra Machac e Tsitsipas.
Passa il turno anche Luciano Darderi, che ha battuto l'argentino Sebastian Baez. L'azzurro si è imposto in quattro set 6-3, 1-6, 6-4, 6-3 in due ore e 29 di gioco. Nel prossimo turno Darderi troverà il russo Karen Khachanov, che ha superato a sua volta l'americano Basavareddy in tre set.
Nella mattinata italiana toccherà poi a Jannik Sinner, in campo contro l'australiano Duckworth.

Categoria: sport
00:11
Groenlandia, la svolta di Trump: "Accordo con la Nato, stop dazi"
(Adnkronos) - Sulle montagne russe ma alla fine arriva una svolta sulla Groenlandia, un accordo "per sempre", come annuncia Donald Trump. Al termine di un'altra giornata calda sul fronte internazionale il colpo di scena sull'isola artica: gli Stati Uniti non 'compreranno' la Groenlandia ma raggiungeranno gli obiettivi legati alla sicurezza nazionale grazie ad un'intesa che, per ora, ha contorni molto vaghi.
Il presidente americano può esultare quando comunica via social che dal primo febbraio non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sul territorio autonomo controllato dalla Danimarca. Tutto 'merito' del "quadro di un futuro accordo" raggiunto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
La giornata è segnata dall'intervento a Davos in cui Trump ribadisce le sue mire sull'isola. Il tycoon torna a mettere sotto pressione l'Europa sulla Groenlandia, chiedendo dal palco del World Economic Forum "negoziati immediati" per l'acquisizione dell'isola da parte degli Stati Uniti e avvertendo gli alleati che un rifiuto avrebbe conseguenze politiche ed economiche. Ma per raggiungere l'obiettivo esclude di ricorrere all'opzione militare, almeno per adesso. La porta per il dialogo, dunque, resta aperta e tanto basta per spingere in alto i listini americani.
"Non devo usare la forza, non voglio usare la forza, non userò la forza", dichiara il presidente degli Stati Uniti, senza però fare alcuna marcia indietro rispetto ai dazi aggiuntivi al 10% minacciati contro gli otto Paesi europei che nei giorni scorsi hanno inviato contingenti militari simbolici in Groenlandia. "Probabilmente non otterremo nulla a meno che io non decida di usare forza e violenza eccessive - dice Trump - Francamente, saremmo inarrestabili, ma non lo farò".
Il presidente non risparmia i consueti toni minacciosi nei confronti degli alleati. "Potete dire sì e noi ne saremo molto grati, oppure potete dire no e ce ne ricorderemo", conclude, rivolgendosi direttamente ai leader europei contrari all'operazione.
In serata arriva la svolta, con l'annuncio del presidente americano in un post: "Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all'intera regione artica. Questa soluzione, se portata a termine, sarà ottima per gli Stati Uniti d'America e per tutti i Paesi della Nato. Sulla base di questo accordo, non imporrò i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio".
Nel post, Trump riferisce che "sono in corso ulteriori discussioni riguardanti il Golden Dome in relazione alla Groenlandia" e che "ulteriori informazioni saranno rese disponibili man mano che le discussioni procederanno". "Il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati e riferiranno direttamente a me", conclude il presidente. Rutte, negli stessi minuti, afferma che "c'è ancora molto da fare".
Il 'treno Trump' però è lanciatissimo, il presidente ai giornalisti a Davos parla di un obiettivo apparentemente a portata di mano: "L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno". Se gli Stati Uniti non acquisiranno la Groenlandia, perché l'intesa è ritenuta positiva? "E' un accordo che durerà per sempre", sottolinea. "E' un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo", scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia.
"Le discussioni tra gli alleati della Nato sul quadro di riferimento citato dal presidente" nell'ambito di un futuro accordo per la Groenlandia "si concentreranno sulla garanzia della sicurezza nell'Artico attraverso gli sforzi collettivi degli alleati, in particolare dei sette alleati artici", chiarisce un portavoce dell'Alleanza atlantica, secondo cui "i negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l'obiettivo di garantire che Russia e Cina non acquisiscano mai un punto d'appoggio, economico o militare, in Groenlandia".
Secondo il portavoce, il segretario generale della Nato Rutte ha avuto un "incontro molto produttivo" con Trump a Davos, durante il quale i due hanno discusso dell'"importanza fondamentale della sicurezza nella regione artica per tutti gli alleati".
La sorpresa serale restituisce serenità anche alla Danimarca. Per Copenhagen, Trump ha lanciato "messaggi positivi" sospendendo la minaccia di dazi e rinunciando all'uso della forza, dice il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen reagendo alle parole del presidente americano. Poi a Tv2 Rasmussen sottolinea: "Salvaguarderemo la sovranità del regno (di Danimarca) e il diritto all'autodeterminazione del popolo groenlandese. Detto questo, faremo tutto il possibile per garantire che le ragionevoli considerazioni americane che condividiamo, per proteggere l'Artico, siano soddisfatte".

Categoria: internazionale/esteri
00:05
Ucraina, doppio fronte nei negoziati: Trump oggi vede Zelensky, Witkoff da Putin a Mosca
(Adnkronos) - Risolto il giallo dell'incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky a Davos. Il colloquio tra i presidenti di Ucraina e Stati Uniti si svolgerà oggi 22 gennaio, secondo quanto chiarito dallo stesso Trump che inizialmente lo aveva annunciato per ieri. Ma ieri Zelensky si trovava a Kiev, come precisato dalla presidenza ucraina.
Se si considera che oggi il presidente russo Vladimir Putin a Mosca riceve gli emissari di Trump - Steve Witkoff e Jared Kushner - non è azzardato affermare che le prossime ore si presentano come uno snodo chiave nel complicato percorso per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia, in corso ormai da 4 anni.
Washington e Kiev dialogano da settimane per definire il piano di pace in 20 punti: come dichiarato da Zelensky, c'è una sostanziale intesa sulle garanzie che l'Ucraina chiede nello scenario post-conflitto. Manca, invece, la fumata bianca sulla questione territoriale: il Donbass, obiettivo primario del Cremlino, rimane il nodo principale. Kiev non accetta sacrifici territoriali senza l'approvazione della popolazione attraverso un referendum.
Nel corso del suo intervento al World economic forum, il capo della Casa Bianca ha ribadito la convinzione che Putin "voglia fare un accordo". Se Putin e Zelensky non arrivano a un accordo significa che "sono stupidi", ha detto senza mezzi termini Trump, parlando in Svizzera delle prospettive di pace per l'Ucraina e ribadendo di aver pensato che "sarebbe stato più semplice" risolvere il conflitto tra Mosca e Kiev. "Non è con tanto odio che si raggiungono gli accordi - ha sottolineato il presidente americano - Quando Zelensky è disposto a farlo, è Putin che vuole di più".
Detto questo, rivolgendosi dal palco di Davos all'inviato speciale Witkoff, responsabile del dossier, il presidente Usa ha affermato: "Siamo ragionevolmente vicini a un accordo". Quello che sta succedendo lì "è un bagno di sangue", ha ribadito, e "se non riescono a raggiungere un accordo, sono stupidi!", ha scandito il capo della Casa Bianca.
Trump ha di nuovo messo in chiaro che "sta all'Europa risolvere la guerra in Ucraina, non agli Stati Uniti". "Lavoro sulla guerra in Ucraina da un anno, ho risolto nello stesso periodo otto guerre - ha rivendicato - Putin mi ha chiamato per dirmi che non riusciva a credere che avessi risolto il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in un giorno, mentre lui ci stava lavorando da dieci anni".
Witkoff sarà a Mosca insieme al genero di Trump, Jared Kushner. "Dovremmo incontrare Putin. La Russia ha richiesto l'incontro - ha fatto sapere Witkoff - Penso che si tratti di un segnale importante da parte della Russia. E credo che tutti, ho la sensazione che tutti vogliano la pace".
Putin ha "previsto in agenda" di incontrare oggi a Mosca l'inviato statunitense, ha riferito alla Tass il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, confermando quanto annunciato da Witkoff a margine del Forum di Davos. L'inviato di Trump è ormai una presenza abituale a Mosca: sarà al Cremlino per la sesta volta, l'incontro con Putin sarà il settimo complessivo. Witkoff, infatti, ha visto il presidente russo anche ad Anchorage, in Alaska, nel summit andato in scena il 15 agosto.
In Italia, intanto, è passato, nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, l'emendamento della maggioranza al decreto aiuti a Kiev che modifica testo e titolo del provvedimento eliminando la parola 'militari' e introducendo la definizione 'di difesa civile'. La modifica era stata proposta dai deputati Zoffili (Lega), Ciaburro (FdI), Saccani Jotti (Forza Italia) e Carfagna (Noi moderati). Le opposizioni (compreso M5S) sono intervenute tutte in commissione per spiegare il no alla modifica. "Della questione politica parleremo, ma così si apre una questione giuridica che non possiamo ignorare, chiediamo l'intervento del presidente della Camera: se non mandate aiuti militari a che serve fare un decreto?", ha chiesto Enzo Amendola (Pd).
Il voto al dl Ucraina, previsto per ieri, nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera è stato rinviato alla prossima settimana.

Categoria: internazionale/esteri
00:02
Juventus, Spalletti show con Benfica: litiga con un tifoso, poi tira un ceffone a Openda
(Adnkronos) - Storie tese in casa Juventus. Nonostante la vittoria di oggi, mercoledì 21 gennaio, in Champions League contro il Benfica, battuto all'Allianz Stadium 2-0, Luciano Spalletti è stato protagonista di una lite piuttosto accesa con un tifoso, prima di rifilare un ceffone a Openda. Succede tutto nel primo tempo della sfida contro i portoghesi di josé Mourinho, in una partita più complicata di quanto dica il risultato.
Fino al gol di Thuram che ha sbloccato la gara infatti, la Juventus è stata protagonista di una gara sottotono, subendo il pressing e l'aggressività degli avversari senza riuscire a creare veri occasioni. Lo Stadium si è fatto sentire, con i tifosi bianconeri che hanno iniziato a innervosirsi e qualcuno si è sfogato proprio con Spalletti. L'allenatore bianconero è stato infatti 'ripreso' da un tifoso seduto dietro la sua panchina: "La prossima volta stai a casa", gli ha urlato, prima di 'salutarlo' con un "ma vai a f*****o". La scena ha ricordato quanto accaduto contro il Cagliari in Serie A, quando Spalletti aveva affrontato a duro muso un altro tifoso che lo insultava dicendogli: "Cosa vuoi?".
Ma il Spalletti show non è finito qui. Al 70' il tecnico bianconero richiama Openda per farlo entrare in campo, durante le indicazioni tattiche però l'attaccante francese sembra distratto e così l'ex ct della Nazionale gli rifila un ceffone sulla guancia, urlandogli nell'orecchio: "Ti devi svegliare". Il tutto, ovviamente, a favore di telecamere, con il video diventato inevitabilmente virale su X.

Categoria: sport
23:53
Papa Leone, il messaggio per i 30 anni di 'Porta a Porta'
(Adnkronos) - "Egregio direttore, in occasione dei trent'anni dalla nascita di Porta a porta, giungano a lei, alla redazione e ai vostri telespettatori i miei auguri di buon anniversario. Tante cose sono successe in questi anni, in Italia, nel mondo, e nella Chiesa. Guerre, accordi di pace. Crisi e riprese. Eventi gioiosi e tristi. La sua trasmissione ha trasformato tutto questo in occasione costante di dialogo sotto i riflettori delle telecamere, davanti a quello che nel tempo ci siamo abituati a definire pubblico televisivo". Lo scrive Papa Leone XIV nel messaggio inviato a Porta a porta per i suoi trent'anni e letto in diretta da Bruno Vespa.
"Anche la televisione in questi anni è cambiata - aggiunge il Pontefice -. E con essa la comunicazione generale. Nuovi strumenti, nuove possibilità di informarsi, di conoscere, di interagire. E insieme a questo anche nuovi rischi come quello di scambiare il falso per il vero, lo zapping compulsivo per ascolto, il doom-scrolling per una lettura intenzionale, la curiosità superficiale per desiderio di conoscere, i monologhi per dialoghi dove nessuno ascolta davvero. Ci vuole pazienza e lungimiranza per coltivare una relazione durevole".
"La comunicazione ci sfida tutti a non cedere mai alla tentazione del banale. A coltivare con i nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione la unicità della nostra umanità. Auguro a lei e a tutti voi di poter sempre offrire al mondo assetato di bellezza e di verità una televisione di qualità. Buon anniversario!", conclude papa Leone XIV.

Categoria: politica
22:50
Incendio a Davos, Lilli Gruber via dallo studio di Otto e Mezzo
(Adnkronos) - Due incendi a Davos, dove è in corso l'incontro annuale del Forum economico mondiale, e Lilli Gruber deve interrompere il collegamento con Otto e mezzo. La conduttrice del programma di La7 ha aperto la puntata dalla sede del Forum. Dopo l'anteprima, però, Gruber non è più apparsa nello studio. Media svizzeri hanno fatto riferimento a un incendio all'interno del Congress center, sede della conferenza, e ad un altro incendio in un hotel nelle vicinanze. In entrambi i casi, non si sono registrati danni né feriti.
Gruber ha dato la notizia dell'evacuazione del centro congressi, dove aveva allestito il collegamento con la sua trasmissione Otto e mezzo su La7. Lina Palmerini, da Roma, poco dopo ha contattato Gruber telefonicamente. "Siamo fuori dal centro congressi, abbiamo lasciato tutto le nostre cose all'interno. Ci sono elicotteri che volano sopra le nostre teste, c'è un'emergenza evacuazione", ha detto la conduttrice dalla Svizzera. "Per fortuna non ci sono feriti, la sicurezza è a livelli altissimi, qui ci sono gli uomini e le donne più potenti e ricchi del mondo. Immaginate il caos in giro nelle stradine di Davos", ha aggiunto. I giornalisti si sono spostati in un'altra struttura e da lì, come mostra la foto pubblicata dal profilo della trasmissione su X, Gruber ha ripreso a lavorare in condizioni a dir poco precarie.

Categoria: internazionale/esteri
22:11
Trump e lo spoiler su Putin: "Entra nel Board per la pace"
(Adnkronos) - Vladimir Putin ha accettato l'invito a entrare nel Board per la pace per Gaza. Così almeno ha detto Donald Trump da Davos, proprio mentre il presidente russo ringraziava il presidente americano per l'invito e annunciava di aver dato istruzioni al ministero degli Esteri perché valutasse l'ingresso di Mosca nell'organismo creato dal presidente americano per la ricostruzione della Striscia. "E' stato invitato, ha accettato, molte persone hanno accettato", ha detto Trump parlando con i giornalisti a Davos. E poi, rispondendo a una domanda sulle critiche per aver invitato anche alcune personalità "controverse", Trump ha aggiunto: "Sì, ma sono persone che portano a termine il lavoro".
L'ingresso nel board costa un miliardo di dollari. La Russia intende pagare? Sì, con una soluzione ad hoc prospettata da Putin. "Considerando il rapporto speciale della Russia con il popolo palestinese, credo che potremmo destinare un miliardo di dollari di beni russi congelati sotto la precedente amministrazione statunitense al Board per la pace", ha detto il presidente russo. "I fondi rimanenti dei nostri beni congelati negli Stati Uniti potrebbero anche essere utilizzati per ricostruire i territori danneggiati dai combattimenti dopo la conclusione di un trattato di pace tra Russia e Ucraina", ha affermato Putin. In pratica, verrebbero usate risorse che Mosca non può al momento recuperare.
L'annuncio del sì di Putin non è stato confermato ufficialmente da Mosca. In un incontro con i membri del Consiglio di sicurezza, il presidente russo ha confermato di aver ricevuto "un invito personale dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a partecipare alla nuova struttura internazionale creata su sua iniziativa: il Consiglio per la Pace. A questo proposito, vorrei innanzitutto ringraziare il presidente degli Stati Uniti per questa proposta".
La risposta formale della Russia arriverà dopo che il ministero degli Esteri avrà esaminato i documenti presentati e si sarà consultato con i partner strategici della Russia. "Il ministero degli Esteri russo è stato incaricato di esaminare i documenti ricevuti e di consultarsi con i nostri partner strategici in merito. Solo allora saremo in grado di rispondere all'invito che ci è stato rivolto", ha detto Putin. Evidentemente, Trump sa già tutto.
"La cosa essenziale - ha sottolineato il leader del Cremlino - è che l'intero processo abbia un effetto favorevole sulla risoluzione a lungo termine del conflitto israelo-palestinese, sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite. È necessario che le esigenze e i desideri inalienabili dei palestinesi siano presi in considerazione". La Russia, ha ribadito, sosterrà "tutti gli sforzi volti a rafforzare la stabilità internazionale".

Categoria: internazionale/esteri
21:21
Davos, incendio al Congress center: no danni né feriti
(Adnkronos) - Due incendi a Davos, dove è in corso l'incontro annuale del Forum economico mondiale. Media svizzeri parlano di un incendio all'interno del Congress center, sede della conferenza, e un altro incendio in un hotel nelle vicinanze. In entrambi i casi, non si sono registrati danni né feriti.
La giornalista Lilli Gruber aveva dato la notizia dell'evacuazione del centro congressi, dove aveva allestito il collegamento con la sua trasmissione Otto e mezzo su La7. Costretta a intervenire al telefono Gruber ha detto in chiusura di collegamento: "Per fortuna non ci sono feriti, la sicurezza è a livelli altissimi, qui ci sono gli uomini e le donne più potenti e ricchi del mondo. Immaginate il caos in giro nelle stradine di Davos".

Categoria: internazionale/esteri
20:48
Groenlandia, Trump: "Definito con Nato quadro futuro accordo, no dazi dal primo febbraio". Rutte: "Ancora molto da fare"
(Adnkronos) - Donald Trump annuncia di aver raggiunto "il quadro di un futuro accordo" sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e che pertanto non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sull'isola e che sarebbero dovuti entrare in vigore il primo febbraio. "L'incontro di stasera" con Trump "è stato molto positivo. Ma c'è ancora molto lavoro da fare", dichiara Rutte all'Afp.
La svolta arriva al termine di un'altra giornata convulsa sul fronte internazionale. Prima l'intervento a Davos in cui Trump ribadisce le sue mire sull'isola, poi in serata l'annuncio del presidente americano in un post su X: "Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all'intera regione artica. Questa soluzione, se portata a termine, sarà ottima per gli Stati Uniti d'America e per tutti i Paesi della Nato. Sulla base di questo accordo, non imporrò i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio".
Nel post, Trump riferisce che "sono in corso ulteriori discussioni riguardanti il Golden Dome in relazione alla Groenlandia" e che "ulteriori informazioni saranno rese disponibili man mano che le discussioni procederanno". "Il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati e riferiranno direttamente a me", conclude il presidente.
Poi, parlando con i giornalisti a Davos, spiega: "L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno". "E' un accordo che durerà per sempre", sottolinea. "E' un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo", scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia.
"Accolgo con favore l'annuncio del Presidente Trump di sospendere l'imposizione dei dazi prevista per il 1° febbraio nei confronti di alcuni Stati europei - dichiara la premier Giorgia Meloni - Come l'Italia ha sempre sostenuto, è fondamentale continuare a favorire il dialogo tra Nazioni alleate".
Il Consiglio Europeo convocato per domani sera a Bruxelles si terrà ugualmente, malgrado le ultime dichiarazioni del presidente Usa. Lo confermano fonti Ue. L'argomento all'ordine del giorno non è cambiato: "Ultimi sviluppi nelle relazioni transatlantiche e le relative implicazioni per l'Ue”.

Categoria: internazionale/esteri
20:42
Trapianti, papà dona 2 organi alla figlia. L'ansia e poi la gioia: "Posso tenerla in braccio?"
(Adnkronos) - "Posso tenerla in braccio?". Arrivato in reparto dopo aver donato due organi in simultanea alla figlia Sofija (nome di fantasia), 7 anni, è stata questa la prima domanda rivolta ai medici dal papà - un 37enne cittadino serbo - protagonista con la sua piccola del primo trapianto combinato da donatore vivente eseguito in Italia. Un pensiero che ha emozionato Lorenzo D'Antiga, professore dell'università di Milano-Bicocca e direttore della Pediatria dell'Asst Papa Giovanni XXIII. "Se lo chiedeva per la preoccupazione che potesse essere un problema per due persone che hanno delle suture fresche. Ed è stato bello vedere un papà con la sua bambina in braccio e pensare che gli organi che una settimana erano nella pancia di uno ora erano nella pancia dell'altra", racconta il medico all'Adnkronos Salute.
L'intervento è stato eseguito il 18 dicembre. Padre e figlia stanno bene e sono stati dimessi lunedì 19 gennaio. Sofija soffriva di una rara malattia genetica che colpisce sia fegato che reni e che la costringeva alla dialisi fin dall'età di 4 anni. La dialisi peritoneale domiciliare durava dalle 13 alle 18 ore al giorno, poi la necessità di ricorrere all'emodialisi ha limitato i movimenti della piccola, legata a sedute eseguite a giorni alterni. Il quadro si è complicato con lo sviluppo di cirrosi epatica, che non consentiva l'esecuzione di un trapianto renale isolato. Da qui la decisione di procedere simultaneamente con il trapianto di un rene e di una porzione di fegato. Padre e figlia sono cittadini della Repubblica Serba e sono giunti al Papa Giovanni previa richiesta del ministero della Salute serbo. L'iter di un trapianto da donatore vivente in Italia è rigoroso e volto a garantire sia il donatore (che sceglie di donare senza condizionamenti esterni e bene informato sui rischi) sia il ricevente. Alla valutazione di idoneità della coppia è seguito il parere favorevole della Commissione regionale di parte terza e infine il nulla osta della Procura di Bergamo. Così, dopo questa complessa procedura, la famiglia è arrivata a Bergamo ad ottobre.
"I nostri colleghi della Serbia, attraverso il loro ministero della Serbia - spiega D'Antiga - ci inviano normalmente, come altri Paesi dei Balcani, dei bambini per il trapianto, perché loro non hanno un programma. Quindi qualche mese prima ci hanno segnalato questo caso, e c'è stato un lungo processo di valutazione a distanza, oltre che burocratico amministrativo. E' stato anche un periodo di ansia sia nostro che dei genitori. Abbiamo cercato di comprendere e aiutare i nostri colleghi a distanza per la gestione di questa bimba che peggiorava rapidamente. C'è stata anche una valutazione a distanza dei genitori, come potenziali donatori". Il candidato adatto è risultato essere il padre.
"Noi facciamo degli esami del sangue per vedere le compatibilità più generiche, poi una valutazione approfondita di indagini radiologiche, Tac, risonanza magnetica. Abbiamo un software molto sofisticato dedicato allo studio dell'anatomia di donatori e riceventi, che ci permette di calcolare le misure, i pesi. C'è infatti bisogno di una corrispondenza sia anatomica che di peso e di volume dell'organo (la parte che si trapianta deve essere sufficiente a chi lo riceve, e non deve essere rimosso troppo tessuto dal donatore) - illustra il pediatra - In più abbiamo un software che ci permette una sorta di 'trapianto virtuale' prima di cimentarci con quello reale, e questo permette al chirurgo di valutare in modo molto dettagliato l'anatomia, e di riuscire ad essere precisi anche a distanza sulla compatibilità e sulla possibilità di eseguire l'intervento".
Al termine del percorso la bimba è arrivata in Italia. "E' stato complicato - continua D'Antiga - perché faceva la dialisi tutti i giorni. E' stata portata con un aereo del ministero della Serbia. Appena qui l'abbiamo subito attaccata alla dialisi e abbiamo trattato anche la patologia del fegato. Poi è partita una fase di preparazione nel nostro ospedale", sono state ripetute tutte le valutazioni dal vivo ed è stata anche "valutata l'idoneità alla donazione da un punto di vista psicologico, un passaggio istituzionale che viene fatto in Italia per confermare che la donazione sia fatta in piena libertà. Per quanto riguarda un genitore questo è abbastanza scontato", come testimoniano le parole del papà di Sofija. Parole semplici e dirette, che hanno ancora una volta molto colpito D'Antiga. "Lui è un uomo silenzioso - lo descrive il medico - ed è un po' più difficile raccogliere le sensazioni da una persona riservata e che non parla la tua lingua. In ogni caso, dopo una settimana dall'intervento il papà è stato dimesso ed era lì al letto di sua figlia. Gli abbiamo fatto le congratulazioni per il suo coraggio, perché si è trattato di un grosso intervento. E lui ci ha detto con grande sobrietà e dignità, senza nessuna enfasi, solo una frase: 'Qualsiasi padre farebbe quello che ho fatto io'. Da papà gli do ragione". Non ha avuto "alcun dubbio, né ha percepito come un merito speciale" il gesto fatto da un padre per un figlio.
Dopo l'intervento, l'ansia, l'angoscia e l'attesa - che trasparivano anche dalle email scambiate dalla famiglia con i medici italiani e poi dai colloqui dal vivo avuti attraverso i mediatori culturali - hanno lasciato il posto alla speranza e alla gioia. "La decisione di donare per nostra figlia l'avevamo presa io e mia moglie più di 2 anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi e quindi anche la preparazione al trapianto - ha raccontato il papà - Abbiamo pregato Dio di aiutarci e ha esaudito le nostre preghiere in questo modo. I medici dell'ospedale di Bergamo hanno svolto il compito più grande e più responsabile. E' una gioia oggi vedere che nostra figlia ha riacquistato l'appetito e la voglia di giocare. Prima si stancava molto facilmente e interrompeva il gioco per sdraiarsi a riposare. Ora sta diventando come tutti gli altri bambini: vivace, gioiosa, piena di energia, finalmente senza cateteri che erano necessari per la dialisi. Potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei".
L'intervento è durato 18 ore, dalle 9.30 del 18 dicembre alle 3.37 di notte del giorno successivo. In due sale chirurgiche attigue si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. La procedura è iniziata con il trapianto di fegato eseguito dai chirurghi Domenico Pinelli e Marco Zambelli ed è proseguita con il trapianto di rene eseguito da Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri.
E proprio Pinelli (che nel 2023 era stato anche nell'équipe che si è occupata di un'altra prima importante, un trapianto di polmone da vivente, ancora una volta da padre a figlio) a ricordare che "l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è uno dei pochi centri autorizzati a realizzare trapianti di tutti gli organi sia adulti che pediatrici. Qui nel 1999 è stata introdotta la tecnica 'split' per il trapianto di fegato, metodica che ha permesso di azzerare la lista d'attesa pediatrica in Italia. Attualmente quello di Bergamo è tra i centri con la maggiore esperienza al mondo per questo tipo di interventi. In questo caso la tecnica split è stata adattata per effettuare il prelievo dal genitore solo di una piccola parte di fegato (25% circa) che serviva per il trapianto della figlia". L'intervento combinato eseguito su Sofija e il suo papà non era mai stato realizzato nel nostro Paese ed esistono solo rari casi riportati in letteratura eseguiti in altri Paesi europei.
Sofija, conferma D'Antiga, "è guarita istantaneamente, dopo il normale periodo di convalescenza". Gli organi donati hanno "cominciato presto a lavorare normalmente. Non era più attaccata a nessuna macchina, a nessun tubo, ha cominciato a correre in giro nel reparto contenta, libera. Un cambiamento molto repentino. Fra noi la comunicazione non era verbale, ma i suoi gesti dicevano tutto della sua felicità. E' stato bello" vederla rifiorire. La piccola per i prossimi mesi resterà a Bergamo per i controlli - "nelle case d'accoglienza delle nostre associazioni di volontariato, che sono fondamentali per tutti i pazienti che vengono da lontano", rimarca il pediatra - ma potrà condurre una vita regolare. Anche il papà "avrà una vita completamente normale". Dell'operazione resta solo la cicatrice, ricordo di un gesto d'amore. "Il suo fegato rigenererà la parte mancante e sappiamo che si può vivere normalmente con un rene solo, per cui non cambia niente - chiarisce D'Antiga - La bambina dovrà continuare a stare sotto controllo per prevenire il rigetto" e dovrà assumere i classici farmaci previsti per questo scopo. "Ma avendo ricevuto gli organi dallo stesso donatore, questi hanno un vantaggio immunologico: il rene viene 'protetto' dal fegato dal punto di vista del rigetto".

Categoria: salute/sanita
20:13
Champions League, Juve-Benfica 2-0 e bianconeri ai playoff. Atalanta-Athletic Bilbao 2-3
(Adnkronos) - La Juve vince 2-0 allo Stadium contro il Benfica, oggi mercoledì 21 gennaio. I bianconeri portano a casa tre punti cruciali per restare in Champions League contro la squadra di Mourinho, grazie alle reti di McKennie e Thuram. La squadra di Spalletti, matematicamente qualificata ai playoff, può ancora giocarsi un posto nelle prime 8 per gli ottavi diretti. Eliminato dalla competizione il Benfica di Mourinho.
Perde invece l'Atalanta contro l'Athletic Bilbao: la squadra di Palladino sciupa così, a Bergamo, la prima occasione per la qualificazione diretta agli ottavi contro i baschi. Apre i giochi Scamacca al 16', poi la rimonta degli ospiti tutta nella ripresa con i gol di Guruzeta (58'), Serrano (70') e Navarro (74'). All'88' segna Krstovic, ma la rete dell'attaccante non basta ai nerazzurri.
Nell'ultima giornata di Champions, mercoledì 28 gennaio, i bianconeri affronteranno il Monaco in trasferta. L'Atalanta se la vedrà invece con l'Union SG in Belgio.

Categoria: sport
20:06
Board of Peace, Meloni: "Italia aperta e disponibile ma ci serve più tempo"
(Adnkronos) - "C'è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione. Questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo, c'è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura". Così la premier Giorgia Meloni, parlando del Board of Peace per Gaza, ospite della puntata per i 30 anni di 'Porta a Porta', in onda questa sera su Rai1.
''La posizione dell'Italia è di apertura, nel senso che noi siamo aperti, disponibili e interessati per almeno due ragioni. La prima - ha detto la premier - l'ho spiegata molte volte. Io penso che l'Italia possa realizzare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella prospettiva della costruzione dei due Stati e poi perché in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell'Italia, ma secondo me neanche da parte dell'Europa, quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante''.
La presidente del Consiglio ha spiegato che ''la questione legale e regolamentare è soprattutto in rapporto all'articolo 11. Quello per cui noi possiamo concedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni statuti, con alcuni articoli dello statuto".
Rispondendo alle domande di Bruno Vespa, Meloni ha poi affermato: "Non credo che un organismo del genere e che nessun organismo in generale possa sostituirsi alle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite sono un organismo troppo consolidato e tra l'altro le ricordo che il Board of Peace nasce all'interno, diciamo, nell'ambito di una risoluzione delle Nazioni Unite. Quindi è uno strumento previsto anche dalle Nazioni Unite".
Quanto alla presenza di Vladimir Putin nel Board of Peace per Gaza, "è una questione politica". Però "devo segnalare che in qualsiasi organismo diciamo multilaterale, multipolare, ci sono e ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi...".
''Vorrei ricordare - ha sottolineato Meloni - che la Russia siede nelle Nazioni Unite, nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al G20. In qualsiasi organismo nel quale ci si siede, ci si siede con qualcuno che è distante. Il sistema multilaterale nasce per questo. La questione si può valutare politicamente, ma non è niente di nuovo e niente di strano rispetto a tutti i meccanismi del multilateralismo''.
Capitolo Groenlandia. ''E' una materia che va trattata nell'ambito dell'Alleanza Atlantica. E' una competenza della Nato'', ha detto la presidente del Consiglio, spiegando di "non essere rimasta stupita da quel che ha detto Trump. lo dico da più di un anno che secondo me non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia. Chiaramente tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere, no? E quindi a me non ha stupito" quel che ha detto Trump. ''Sono contenta che lo abbia ribadito, che l'abbia messo nero su bianco, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni".
"Io credo che non convenga a nessuno una divaricazione tra Europa e Stati Uniti, certamente non conviene all'Italia", ha detto la premier.
Secondo Meloni ''c'è una parte dei problemi" tra Ue e Usa che "è soprattutto data forse da un'assenza di comunicazione che bisogna ripristinare". "Quando nei giorni e nelle settimane passate - ha ricordato - alcuni Paesi europei hanno deciso di inviare dei soldati per delle operazioni di training in Groenlandia, questo è stato letto dall'Amministrazione americana come un attacco nei confronti degli americani. Io credo che invece fosse il tentativo di rispondere a un'esigenza che anche gli americani pongono. È la ragione per cui ho chiamato Donald Trump e gli ho detto: 'Guarda che credo che non si sia capito. E credo che sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta'''.
Meloni ospite di Bruno Vespa ha poi confidato che "sapersi districare in un'epoca storica del genere per una ragazza della Garbatella che si ritrova a doversi assumere le responsabilità, non è una cosa facile...''.
''Guardi - ha sottolineato - io sono in generale preoccupata, diciamo, da quello che accade sulla politica internazionale. Mi pare di dimostrarlo perché me ne occupo moltissimo, e non solamente per le dichiarazioni che può fare un leader o che può fare un altro. Ma perché obiettivamente noi siamo in un contesto storico nel quale tutte le certezze che eravamo convinti di avere stanno svanendo o rischiano di svanire".

Categoria: politica
20:01
Sclerosi multipla, tra 1.500 farmaci 'vecchi' c'è quello che può riparare il sistema nervoso
(Adnkronos) - Un farmaco utile contro la sclerosi multipla, trovato fra oltre 1.500 altri farmaci già noti. Cercandola con una piattaforma innovativa di screening, che mette insieme la potenza dell'Ai e vari modelli costruiti anche con l'uso di staminali dei pazienti per test mirati, rapidi e precisi. Una sorta di 'tunnel del vento' per candidate terapie.
E' così che un network internazionale di scienziati coordinato dall'università Vita-Salute San Raffaele di Milano è arrivato a una molecola - già studiata in passato per il trattamento di disturbi del sonno e della veglia - che mostra per la prima volta la capacità di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla.
Lo studio, pubblicato su 'Science Translational Medicine', ha permesso di identificare bavisant come candidato terapeutico in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di rimielinizzazione. Una scoperta che accende una speranza per una patologia ancora oggi senza risposte.
L'impresa scientifica ha riunito i migliori centri internazionali impegnati nella ricerca sulla sclerosi multipla - tra cui il Paris Brain Institute - Institut du Cerveau (Icm), la University of California San Francisco (Ucsf) e l'università di Münster in Germania - e questo super team che ha animato il progetto guidato da UniSR e Irccs ospedale San Raffaele si è messo subito alla ricerca.
Partendo dall'esplorazione di un archivio di oltre 1.500 farmaci, test dopo test si è approdati a un singolo candidato pronto per lo sviluppo clinico. La scoperta, spiegano gli esperti coinvolti, rappresenta il primo grande risultato del progetto BRAVEinMS. Questo network internazionale è stato avviato nel 2017 con un finanziamento della International Progressive Ms Alliance, di cui l'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) e la sua Fondazione (Fism) sono membri fondatori, parte del managing board e finanziatori.
Punto di partenza una necessità clinica, un bisogno senza risposta. La sclerosi multipla progressiva è la forma più grave della malattia: colpisce oltre 1 milione di persone nel mondo e circa 15-20mila in Italia. A differenza delle forme recidivanti, è caratterizzata da una degenerazione continua delle fibre nervose e dalla perdita della mielina, la guaina che protegge i neuroni e permette al segnale nervoso di viaggiare correttamente. Il risultato è una progressiva perdita delle funzioni motorie, visive e cognitive, oggi non arrestabile con i farmaci disponibili.
Negli ultimi decenni la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di approcci farmacologici in grado di agire contemporaneamente nel riparare la mielina e proteggere i neuroni. Un traguardo non ancora raggiunto, che consentirebbe di rallentare o bloccare la neurodegenerazione. Quindi nel 2017 il consorzio si pone una domanda ambiziosa: è possibile riutilizzare farmaci già approvati per altre indicazioni terapeutiche contro la sclerosi multipla? Domanda che ha dato vita al lavoro che porta fino ad oggi.
A partire da un bacino di farmaci già noti e già approvati per l'uso nell'uomo - i cosiddetti farmaci di riposizionamento (repurposed drugs) - i ricercatori si sono chiesti quale sarebbe stato il modo più rapido ed efficace per valutarne l'azione sia protettiva che rigenerante sul sistema nervoso. Si sono quindi messi all'opera per costruire una piattaforma di screening dei farmaci "senza precedenti", che combina analisi computazionali su grandi database biologici e farmacologici, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti, tessuti cerebrali in coltura e modelli sperimentali di sclerosi multipla. Il vantaggio? Invece di testare una molecola alla volta in modo lento e costoso, migliaia di composti possono essere 'filtrati' e selezionati solo se mostrano potenziali capacità rigenerative.
Da 1.500 molecole si è arrivati così a un candidato: bavisant. Una farmaco che non nasce da zero in laboratorio, e il fatto che sia già noto consente tempi più brevi, costi più bassi e maggiore sicurezza rispetto allo sviluppo di una nuova molecola. Il consorzio sta proseguendo gli studi sul meccanismo d'azione e sull'ottimizzazione della formulazione per poter considerare la possibilità nel breve di svolgere studi di efficacia nell'uomo.
Il percorso di selezione è stato rigoroso, assicurano gli autori. Primo passo: l'analisi informatica 'in silico' ha portato a identificare 273 molecole - fra le 1.500 iniziali - con potenziale attività su mielina e neuroni. Dopo una lunga serie di test per valutare la tossicità di tali molecole su cellule nervose e oligodendrociti (le cellule che producono la mielina nel sistema nervoso) di origine animale e umana, il numero si è ristretto a 32 composti. Dopodiché i test di efficacia hanno ridotto i candidati principali a 6. E alla fine i ricercatori si sono concentrati su bavisant, un antagonista del recettore istaminico H3, farmaco con profilo di sicurezza già noto. Nei modelli sperimentali di sclerosi multipla, tra cui chimere uomo-topo, bavisant ha dimostrato di stimolare le cellule che producono mielina a riparare le fibre nervose, di proteggere i neuroni dal danno degenerativo, e di ridurre l'espressione dei geni coinvolti nell'infiammazione. In definitiva, la molecola agisce su due diversi tipi di cellule del cervello, cioè i neuroni e le cellule produttrici di melina, permettendo così al tessuto nervoso di ripararsi e di resistere al danno.
"Per la prima volta - spiega Paola Panina, professoressa di Biologia cellulare e sperimentale dell'università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice senior dello studio - abbiamo dimostrato che è possibile individuare, con un approccio sistematico, basato su modelli umani in vitro ed in vivo, una molecola capace di rigenerare la mielina e, contestualmente, di proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva. Questa piattaforma non serve solo a identificare nuovi trattamenti, ma anche a costruire un nuovo modo di fare ricerca farmacologica: più rapido, più predittivo e più vicino alle aspettative delle persone con sclerosi multipla". "Abbiamo identificato - aggiunge Brahim Nait-Oumesmar, coautore senior e responsabile del gruppo di ricerca al Paris Brain Institute - diversi farmaci promettenti che migliorano la riparazione della mielina e la neuroprotezione in modelli preclinici di sclerosi multipla, tra cui bavisant" che ha "un forte potenziale di traduzione clinica. Il nostro studio rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di studi clinici mirati ai meccanismi della neurodegenerazione e della progressione della disabilità nella sclerosi multipla".
"Abbiamo scommesso su un'idea: unire intelligenza artificiale, modellistica basata su cellule staminali e scienza collaborativa per accelerare la scoperta di nuove terapie per la sclerosi multipla progressiva - evidenzia Gianvito Martino, prorettore alla Ricerca e alla Terza missione dell'università Vita-Salute San Raffaele e direttore scientifico dell'Irccs ospedale San Raffaele - Oggi quella scommessa ha prodotto non solo un candidato reale a cui manca ora solo l'ultimo miglio per arrivare fino al letto del malato, ma anche ulteriori 30 possibili nuovi candidati potenzialmente utilizzabili nella sclerosi multipla progressiva. In aggiunta a ciò, abbiamo costruito e validato una piattaforma di screening, efficace, funzionante e capace di validare e valutare la potenza neuroprotettiva di qualsivoglia molecola. Una piattaforma che può diventare uno strumento fondamentale a disposizione della ricerca scientifica per trasformare le conoscenze in cure".
"L'integrazione di saggi fenotipici in vitro che utilizzano cellule derivate da cellule staminali pluripotenti indotte, così come di modelli murini umanizzati nel processo di screening - entra nel dettaglio Tanja Kuhlmann, Istituto di neuropatologia, università di Münster - consente la validazione dei candidati farmaci in modelli preclinici umani e rappresenta un importante progresso". E, a monte, "il knowledge graph spoke, cioè la piattaforma usata per l'analisi in silico, è stato fondamentale per la prioritizzazione dei candidati farmacologici di questo studio pionieristico - interviene Sergio Baranzini, della University of California San Francisco - Integrando la teoria dei grafi e il machine learning, siamo riusciti a ridurre migliaia di composti a poche centinaia, semplificando le successive fasi di test in vitro e in vivo. Questo lavoro evidenzia la potenza degli strumenti computazionali nell'accelerare la scoperta di farmaci e mette in luce l'impatto della collaborazione internazionale e multidisciplinare. Insieme a ricercatori di primo piano di diverse istituzioni, abbiamo compiuto un passo significativo verso l'identificazione di candidati terapeutici come bavisant, offrendo una rinnovata speranza ai pazienti con sclerosi multipla progressiva".
La ricerca è stata resa possibile grazie al finanziamento della International Progressive Ms Alliance - realtà che unisce le principali associazioni pazienti con ricercatori, operatori sanitari, industria farmaceutica, aziende, trust, fondazioni, donatori - e al contributo dei partner accademici e industriali del consorzio. "I risultati di BRAVEinMS - dichiara Mario Alberto Battaglia, presidente della Fism e della Federazione internazionale sclerosi multipla che raccoglie 80 associazioni nel mondo - confermano che investire in una ricerca strategica, condivisa e orientata ai bisogni delle persone con sclerosi multipla progressiva è una strada di successo. Come Fondazione italiana sclerosi multipla, insieme alle altre associazioni della International Progressive Ms Alliance, abbiamo scelto di sostenere questo modello di ricerca perché capace di trasformare la collaborazione scientifica in opportunità concrete di nuove terapie, anche per quelle forme di malattia che finora hanno avuto meno risposte".

Categoria: cronaca
19:03
Lo 'scambio di batteri' tra bambini arricchisce il microbioma
(Adnkronos) - L'interazione sociale tra bambini e bambine nel primo anno di vita influenza e arricchisce la diversità di ceppi microbici intestinali. Non solo dalla famiglia dunque: il microbioma dei piccoli viene modellato anche dalle relazioni fin dalla tenera età. La conferma arriva da un lavoro condotto da studiose e studiosi al Dipartimento di Biologia cellulare, computazione e integrata dell'università di Trento e pubblicato su 'Nature'. Il gruppo di ricerca di Metagenomica computazionale ha indagato la trasmissione del microbioma in contesti e fasce d'età finora mai esplorati. Per farlo si è avvalso della collaborazione dell'Ufficio Servizi per l'infanzia e Istruzione del Comune di Trento e di 3 asili nido del territorio comunale.
In precedenti studi condotti sempre nello stesso laboratorio del Dipartimento Cibio era stata osservata la trasmissione di microbi nel corpo umano attraverso la madre già durante il parto e poi quella tra persone adulte conviventi. Ma la dinamica di come il microbioma della prima infanzia viene assemblato nei pochi anni dopo la nascita per diventare un ecosistema complesso e individuale in età adulta è ancora poco compresa. Questo articolo potrebbe rappresentare l'anello mancante della catena, spiegano dall'ateneo trentino.
Le persone coinvolte nello studio sono state 134. Tra loro 41 frequentanti il primo anno di nido tra i 4 e i 15 mesi di età (6 i gruppi coinvolti delle 3 strutture), i loro genitori, fratelli e sorelle e gli animali domestici presenti in famiglia, educatori, educatrici e personale in servizio nei nido. Per un intero anno educativo, da settembre 2022 a luglio 2023, sono stati raccolti regolarmente campioni di ogni partecipante. Questi sono stati poi studiati attraverso il processo del sequenziamento metagenomico e dell'analisi bioinformatica dei dati ottenuti. Un'operazione che ha consentito di profilare le singole varianti delle specie batteriche (ceppi) e mappare la loro condivisione e trasmissione tra le persone nel tempo grazie anche a nuovi metodi informatici sviluppati appositamente dal gruppo di ricerca. "Quello che abbiamo osservato - riferisce Liviana Ricci, assegnista di ricerca al Dipartimento Cibio e prima firmataria dell'articolo - è che durante i primi 3 mesi il numero di ceppi iniziava a essere condiviso da chi era nello stesso gruppo, ma non da coloro che frequentavano nidi d'infanzia diversi. Inizialmente, quindi, i bambini tra loro non avevano di norma nessun ceppo in comune. Alla fine della nostra attività abbiamo riscontrato che, in media, circa un 20% dei ceppi presenti in ognuno era condiviso con almeno un'altra persona al nido".
Uno dei risultati descritti nello studio riguarda ad esempio il tracciamento di un singolo ceppo di Akkermansia muciniphila, una specie batterica comune nell'intestino. "Abbiamo rilevato - illustra Vitor Heidrich, co- autore dello studio che si è occupato dell'analisi computazionale dei dati - il suo passaggio da una madre e un figlio a un coetaneo presente nella stessa classe, e infine ai genitori di quest'ultimo, dove ha sostituito addirittura un ceppo residente esistente". Tracciamenti simili sono stati individuati per molti ceppi distinti di ognuna delle centinaia di specie batteriche diverse, generando una mappa estremamente intricata di trasmissione microbica. Questo è un risultato rilevante, per chi ha condotto il lavoro.
L'assunzione di antibiotico, sottolinea Nicola Segata, docente di Genetica e coordinatore scientifico del lavoro, "non solo elimina il patogeno per il quale il farmaco viene assunto, ma come effetto indesiderato diminuisce anche la quantità e varietà batterica del microbioma. Nel bambino invece, ed è questa la novità, nel periodo seguente al trattamento antibiotico si notava un incremento nell'acquisizione di nuovi ceppi o di nuove specie dai propri coetanei. Questo perché probabilmente il disequilibrio intestinale indotto dall'antibiotico rendeva l'intestino del bambino più pronto ad accogliere batteri esterni e ripristinare quindi una più adeguata configurazione microbica".
Il risvolto pratico di queste conoscenze di base potrebbe riguardare future strategie di intervento basate sul microbioma. "L'uso della trasmissione artificiale del microbioma attraverso trapianti fecali in alcune categorie di pazienti oncologici sotto terapia immunoterapica, ad esempio - ricorda Segata - è già stato tentato con successo in altri studi a cui abbiamo contribuito, e comprendere i modelli di trasmissione potrebbe portare a strategie preventive e ad approcci bioterapeutici mirati". Per la riuscita dello studio è stata fondamentale la collaborazione da parte di tutto il personale dei nidi, degli uffici comunali di Trento dedicati ai servizi per l'infanzia e delle famiglie coinvolte. "Questo è stato un vero lavoro di squadra multidisciplinare - rimarca il gruppo di ricerca - e una testimonianza di come la scienza possa avere un impatto particolare quando costruita insieme alla comunità".

Categoria: cronaca
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Australian Open, oggi Djokovic-Maestrelli - Diretta
(Adnkronos) - Il sogno di Francesco Maestrelli incontra Novak Djokovic. Nella quinta giornata degli Australian Open che comincia nella notte tra oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista azzurro sfida il serbo - in diretta tv e streaming - nel secondo turno del torneo di Melbourne. Maestrelli, all'esordio assoluto in uno Slam, ha battuto il francese Terence Atmane in cinque set, mentre Djokovic ha vinto agilmente in tre parziali contro lo spagnolo Pedro Martinez.
Nella mattinata italiana toccherà poi a Jannik Sinner, in campo contro l'australiano Duckworth.

Categoria: sport
02:30
Musetti, Tartarini assente agli Australian Open: allenatore salta match con Sonego
(Adnkronos) - Assenza pesante nell'angolo di Lorenzo Musetti. Oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista toscano ha battuto Lorenzo Sonego nel derby azzurro del secondo turno degli Australian Open 2026, ma senza il suo allenatore. Simone Tartarini non era infatti alla Margaret Court Arena a causa di un lutto che avrebbe subito nella giornata di ieri.
Secondo quanto raccontato da Eurosport infatti, Tartarini sarebbe tornato in Italia a causa della morte della madre, e per questo non era presente allo stadio per seguire la sfida tra Musetti e Sonego. Svelato quindi il mistero dell'assenza dello storico coach del numero cinque del mondo, che segue Musetti fin da giovanissimo e lo ha portato in top 5 grazie alla finale raggiunta nel torneo di Hong Kong con cui ha aperto la nuova stagione, poi persa contro Bublik.

Categoria: sport
01:54
Allenamento in palestra, meglio pesi leggeri o carichi pesanti? Lo studio a sorpresa
(Adnkronos) - In palestra è davvero necessario arrivare a sollevare pesi 'top' o si possono ottenere risultati anche con carichi leggeri? Uno studio recente lima la differenza tra l'allenamento di chi sceglie pesi più soft e chi, invece, si confronta con esercizi più impegnativi. "Solleva i pesi che preferisci, questo è l'insegnamento", dice il professor Stuart Phillips, della McMaster University in Canada, autore principale dello studio pubblicato sul Journal of Physiology e citato dal Washington Post.
"Persone che si allenano da decenni sono convinte che vadano sollevati pesi" per aumentare la massa muscolare e la forza. I carichi, per questi individui, devono essere notevoli e consentire solo 8-9 ripetizioni impegnative prima di arrivare al cedimento di braccia e gambe. Gli studi più recenti evidenziano che qualsiasi esercizio di sollevamento pesi "promuove forza e ipertrofia".
Il doppio canale è legato a domande d'obbligo: se si usano pesi più leggeri, quante volte si dovrebbe ripetere ogni movimento? I carichi ridotti producono crescita muscolare?
Nello studio sono stati coinvolti 20 uomini giovani e sani ma non abituati ad allenarsi. I soggetti sono stati destinati in maniera casuale ad esercizi con pesi notevoli o ridotti. Nel dettaglio, il braccio destro o sinistro è stato utilizzato per completare curl per i bicipiti usando un peso rilevante, mentre l'altro braccio ha eseguito lo stesso esercizio con un peso molto più leggero. Lo stesso criterio è stato utilizzato per gli esercizi destinati alle gambe.
I pesi maggiori si sono rivelati impegnativi al punto da non consentire ai partecipanti di superare le 12 ripetizioni prima di raggiungere il cedimento muscolare. Con i pesi più leggeri, i soggetti coinvolti partecipanti hanno completato fino a 25 ripetizioni prima dello stop.
I giovani si sono allenati per 3 volte a settimana, aumentando i carichi quando riuscivano a completare facilmente più di 12 ripetizioni pesanti o 25 leggere. Al termine delle 10 settimane previste dallo studio, i ricercatori hanno sottoposto tutti a un nuovo test.
Risultato? I muscoli in 2 mesi e mezzo sono diventati tutti più forti e più grandi, con poche differenze tra gli arti: il braccio che ha sollevato pesi leggeri ha raggiunto il livello dell'altro braccio, abbinato a carichi maggiori. Questa scoperta "rafforza l'idea che il carico non sia un fattore determinante" per definire la risposta muscolare, spiega Phillips. Sul risultato incide "lo sforzo". In sostanza, si ottengono risultati se si sollevano pesi fino a stancare i muscoli.
Secondo l'esperto, quindi, è opportuno "scegliere ciò che funziona" in base alle esigenze individuali. Se ci sono dolori articolari, sarà opportuno optare per pesi ridotti. Se si è in buona forma e si ha poco tempo a disposizione, si può puntare su carichi più pesanti.
Non tutto, però, è così lineare. I risultati, nello studio, sono risultati differenti da soggetto a soggetto: c'è chi ha raddoppiato forza e massa e c'è chi si è fermato decisamente prima. Le differenze evidenziano il ruolo della genetica. "In una certa misura, le nostre risposte muscolari sono innate", afferma Phillips. Dopo 10 settimane con la stessa routine di sollevamento pesi, non tutti arriveranno allo stesso livello, anche estetico.

Categoria: cronaca
01:48
Australian Open, cori, bandiere e... Maradona: è Italia-Argentina sugli spalti per Darderi-Baez
(Adnkronos) - Italia-Argentina sugli spalti degli Australian Open 2026. Oggi, giovedì 22 gennaio, il campo 6 di Melbourne si è animato per Darderi-Baez, match del secondo turno dello Slam che apre la stagione, vinto da Darderi in quattro set, con una vera e propria sfida tra tifosi, a suon di urla e cori. A seguire l'azzurro sono arrivati tanti appassionati italiani, mentre ancora di più sono gli argentini accorsi per sostenere Baez.
"Noi vogliamo questa vittoria", è stato il coro intonato dagli spettatori italiani al momento dell'ingresso in campo dei due giocatori, un modo per caricare e far sentire il proprio sostegno a Darderi. A rispondere gli argentini, che sulle note di 'Muchachos', canzone il cui remake è diventato identitario per la Nazionale albiceleste di calcio e già protagonista a Melbourne con Etcheverry, oggi tutto per Baez.
Sugli spalti sono spuntate inoltre bandiere tricolori e argentine, con spettatori che hanno sfoggiato magliette dell'Albiceleste, una anche con il 10 di Maradona sulle spalle.

Categoria: sport
00:57
Groenlandia, Trump dice sì all'accordo: decisivo ok a basi Usa sull'isola
(Adnkronos) - "Un accordo per sempre, infinito". Donald Trump annuncia l'intesa di massima che chiude il caso Groenlandia. A Davos, il presidente degli Stati Uniti comunica la fumata bianca: c'è il "quadro di un accordo" con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che consente agli Usa di raggiungere gli obiettivi in termini di sicurezza nazionale senza arrivare all'acquisizione dell'isola, territorio autonomo danese. Trump esulta e cancella i dazi destinati a entrare in vigore il primo febbraio nei confronti dei paesi che nei giorni scorsi hanno inviato soldati in Groenlandia.
La struttura dell'accordo è avvolta nel mistero. "C'è ancora lavoro da fare", dice Rutte. Per Trump, però, il traguardo è vicino e riguarda "l'intera regione artica". Il presidente americano semina dettagli qua e là: gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia. I paesi del Vecchio Continente "saranno coinvolti nel Golden Dome e sui minerali e così anche noi". Trump ufficialmente non fa riferimento in nessun modo all'acquisizione dell'isola. Rutte, a Fox News, dice che la questione della sovranità "non è emersa nelle mie conversazioni con il presidente".
Prima di sbarcare in Svizzera, Trump ha sempre dichiarato che l'unica soluzione sarebbe stata l'acquisizione totale della Groenlandia: "Bisogna essere proprietari per difendere" l'isola. "Chi diavolo vuole difendere un contratto di affitto o un leasing?". Perché allora il presidente americano ha cambiato idea accettando una soluzione teoricamente al ribasso?
Il compromesso, secondo il New York Times, prevede che la Danimarca conceda agli Stati Uniti la sovranità su "piccole tasche" di territorio in Groenlandia: in queste aree, gli Usa potrebbero costruire basi militari, come riferiscono 3 fonti a conoscenza dei negoziati. Questo elemento, portato sul tavolo da Rutte, avrebbe fatto la differenza. Lo scenario delineato ricorderebbe quello realizzati a Cipro: sull'isola nel Mediterraneo, il Regno Unito controlla basi militari che sono considerate territorio britannico.
In Groenlandia, gli Stati Uniti hanno già una base, la Pituffik Space Base. La struttura nel nord-ovest dell'isola, conosciuta in passato anche come Thule Air Base, è operativa dal 1952 e comprende il sistema radar che permette di segnalare tempestivamente eventuali attacchi missilistici contro il territorio americano. Nell'area, l'unica base americana nell'Artico, operano circa 150 militari americani.
La fumata bianca, se l'iter dovesse essere completato come prospettato da Trump, arriva al termine di una giornata in cui il presidente degli Stati Uniti esclude l'uso della forza militare: "Probabilmente non otterremo nulla a meno che io non decida di usare una forza eccessiva. Saremmo inarrestabili. Ma non lo farò, non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia", l'intervento del numero 1 della Casa Bianca davanti alla platea del Forum. La richiesta di "negoziati immediata" formulata dal podio si rivela fruttuosa: le trattative decollano e nel giro di poche ore, a sentire Trump, si arriva a dama.

Categoria: internazionale/esteri
00:49
Australian Open, Medvedev non rinuncia a nazionalità russa: "Non ci ho mai pensato"
(Adnkronos) - Daniil Medvedev non cambia nazionalità. Il tennista russo, dopo aver superato il secondo turno degli Australian Open 2026 battendo il francese Quentin Halys in rimonta, ha parlato della possibilità di rinunciare alla cittadinanza russa, come hanno fatto altri giocatori dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: "Io capisco quella scelta, al 100%. è qualcosa che si può fare ed è giusto che si faccia se lo si desidera, soprattutto nello sport", ha detto in conferenza stampa.
"Io però non ci ho mai pensato. Il luogo dove si nasce penso sia importante, ma ripeto che tanti giocatori cambiano nazionalità e io resto comunque loro amico. Lo sono di molti giocatori nello spogliatoio, la scelta è tutta loro", ha concluso Medvedev, che al momento gioca gli Australian Open da atleta neutrale, senza la bandiera russa accanto al suo nome.

Categoria: sport
00:14
Australian Open, Musetti vince il derby con Sonego. Darderi batte Baez
(Adnkronos) - Lorenzo Musetti vince il derby azzurro contro Lorenzo Sonego e vola al terzo turno degli Australian Open 2026. Oggi, giovedì 22 gennaio, il tennista toscano ha superato il torinese, amico e compagno di doppio, in tre set con il punteggio di 6-3, 6-3, 6-4 in due ore e 49 minuti di gioco in una partita estremamente tirata, decisa da un break per set e da una sequenza di controbreak nel terzo parziale. Nel prossimo turno Musetti se la vedrà con il vincente della sfida tra Machac e Tsitsipas.
Passa il turno anche Luciano Darderi, che ha battuto l'argentino Sebastian Baez. L'azzurro si è imposto in quattro set 6-3, 1-6, 6-4, 6-3 in due ore e 29 di gioco. Nel prossimo turno Darderi troverà il russo Karen Khachanov, che ha superato a sua volta l'americano Basavareddy in tre set.
Nella mattinata italiana toccherà poi a Jannik Sinner, in campo contro l'australiano Duckworth.

Categoria: sport
00:11
Groenlandia, la svolta di Trump: "Accordo con la Nato, stop dazi"
(Adnkronos) - Sulle montagne russe ma alla fine arriva una svolta sulla Groenlandia, un accordo "per sempre", come annuncia Donald Trump. Al termine di un'altra giornata calda sul fronte internazionale il colpo di scena sull'isola artica: gli Stati Uniti non 'compreranno' la Groenlandia ma raggiungeranno gli obiettivi legati alla sicurezza nazionale grazie ad un'intesa che, per ora, ha contorni molto vaghi.
Il presidente americano può esultare quando comunica via social che dal primo febbraio non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sul territorio autonomo controllato dalla Danimarca. Tutto 'merito' del "quadro di un futuro accordo" raggiunto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
La giornata è segnata dall'intervento a Davos in cui Trump ribadisce le sue mire sull'isola. Il tycoon torna a mettere sotto pressione l'Europa sulla Groenlandia, chiedendo dal palco del World Economic Forum "negoziati immediati" per l'acquisizione dell'isola da parte degli Stati Uniti e avvertendo gli alleati che un rifiuto avrebbe conseguenze politiche ed economiche. Ma per raggiungere l'obiettivo esclude di ricorrere all'opzione militare, almeno per adesso. La porta per il dialogo, dunque, resta aperta e tanto basta per spingere in alto i listini americani.
"Non devo usare la forza, non voglio usare la forza, non userò la forza", dichiara il presidente degli Stati Uniti, senza però fare alcuna marcia indietro rispetto ai dazi aggiuntivi al 10% minacciati contro gli otto Paesi europei che nei giorni scorsi hanno inviato contingenti militari simbolici in Groenlandia. "Probabilmente non otterremo nulla a meno che io non decida di usare forza e violenza eccessive - dice Trump - Francamente, saremmo inarrestabili, ma non lo farò".
Il presidente non risparmia i consueti toni minacciosi nei confronti degli alleati. "Potete dire sì e noi ne saremo molto grati, oppure potete dire no e ce ne ricorderemo", conclude, rivolgendosi direttamente ai leader europei contrari all'operazione.
In serata arriva la svolta, con l'annuncio del presidente americano in un post: "Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all'intera regione artica. Questa soluzione, se portata a termine, sarà ottima per gli Stati Uniti d'America e per tutti i Paesi della Nato. Sulla base di questo accordo, non imporrò i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio".
Nel post, Trump riferisce che "sono in corso ulteriori discussioni riguardanti il Golden Dome in relazione alla Groenlandia" e che "ulteriori informazioni saranno rese disponibili man mano che le discussioni procederanno". "Il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati e riferiranno direttamente a me", conclude il presidente. Rutte, negli stessi minuti, afferma che "c'è ancora molto da fare".
Il 'treno Trump' però è lanciatissimo, il presidente ai giornalisti a Davos parla di un obiettivo apparentemente a portata di mano: "L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno". Se gli Stati Uniti non acquisiranno la Groenlandia, perché l'intesa è ritenuta positiva? "E' un accordo che durerà per sempre", sottolinea. "E' un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo", scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia.
"Le discussioni tra gli alleati della Nato sul quadro di riferimento citato dal presidente" nell'ambito di un futuro accordo per la Groenlandia "si concentreranno sulla garanzia della sicurezza nell'Artico attraverso gli sforzi collettivi degli alleati, in particolare dei sette alleati artici", chiarisce un portavoce dell'Alleanza atlantica, secondo cui "i negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l'obiettivo di garantire che Russia e Cina non acquisiscano mai un punto d'appoggio, economico o militare, in Groenlandia".
Secondo il portavoce, il segretario generale della Nato Rutte ha avuto un "incontro molto produttivo" con Trump a Davos, durante il quale i due hanno discusso dell'"importanza fondamentale della sicurezza nella regione artica per tutti gli alleati".
La sorpresa serale restituisce serenità anche alla Danimarca. Per Copenhagen, Trump ha lanciato "messaggi positivi" sospendendo la minaccia di dazi e rinunciando all'uso della forza, dice il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen reagendo alle parole del presidente americano. Poi a Tv2 Rasmussen sottolinea: "Salvaguarderemo la sovranità del regno (di Danimarca) e il diritto all'autodeterminazione del popolo groenlandese. Detto questo, faremo tutto il possibile per garantire che le ragionevoli considerazioni americane che condividiamo, per proteggere l'Artico, siano soddisfatte".

Categoria: internazionale/esteri
00:05
Ucraina, doppio fronte nei negoziati: Trump oggi vede Zelensky, Witkoff da Putin a Mosca
(Adnkronos) - Risolto il giallo dell'incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky a Davos. Il colloquio tra i presidenti di Ucraina e Stati Uniti si svolgerà oggi 22 gennaio, secondo quanto chiarito dallo stesso Trump che inizialmente lo aveva annunciato per ieri. Ma ieri Zelensky si trovava a Kiev, come precisato dalla presidenza ucraina.
Se si considera che oggi il presidente russo Vladimir Putin a Mosca riceve gli emissari di Trump - Steve Witkoff e Jared Kushner - non è azzardato affermare che le prossime ore si presentano come uno snodo chiave nel complicato percorso per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia, in corso ormai da 4 anni.
Washington e Kiev dialogano da settimane per definire il piano di pace in 20 punti: come dichiarato da Zelensky, c'è una sostanziale intesa sulle garanzie che l'Ucraina chiede nello scenario post-conflitto. Manca, invece, la fumata bianca sulla questione territoriale: il Donbass, obiettivo primario del Cremlino, rimane il nodo principale. Kiev non accetta sacrifici territoriali senza l'approvazione della popolazione attraverso un referendum.
Nel corso del suo intervento al World economic forum, il capo della Casa Bianca ha ribadito la convinzione che Putin "voglia fare un accordo". Se Putin e Zelensky non arrivano a un accordo significa che "sono stupidi", ha detto senza mezzi termini Trump, parlando in Svizzera delle prospettive di pace per l'Ucraina e ribadendo di aver pensato che "sarebbe stato più semplice" risolvere il conflitto tra Mosca e Kiev. "Non è con tanto odio che si raggiungono gli accordi - ha sottolineato il presidente americano - Quando Zelensky è disposto a farlo, è Putin che vuole di più".
Detto questo, rivolgendosi dal palco di Davos all'inviato speciale Witkoff, responsabile del dossier, il presidente Usa ha affermato: "Siamo ragionevolmente vicini a un accordo". Quello che sta succedendo lì "è un bagno di sangue", ha ribadito, e "se non riescono a raggiungere un accordo, sono stupidi!", ha scandito il capo della Casa Bianca.
Trump ha di nuovo messo in chiaro che "sta all'Europa risolvere la guerra in Ucraina, non agli Stati Uniti". "Lavoro sulla guerra in Ucraina da un anno, ho risolto nello stesso periodo otto guerre - ha rivendicato - Putin mi ha chiamato per dirmi che non riusciva a credere che avessi risolto il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in un giorno, mentre lui ci stava lavorando da dieci anni".
Witkoff sarà a Mosca insieme al genero di Trump, Jared Kushner. "Dovremmo incontrare Putin. La Russia ha richiesto l'incontro - ha fatto sapere Witkoff - Penso che si tratti di un segnale importante da parte della Russia. E credo che tutti, ho la sensazione che tutti vogliano la pace".
Putin ha "previsto in agenda" di incontrare oggi a Mosca l'inviato statunitense, ha riferito alla Tass il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, confermando quanto annunciato da Witkoff a margine del Forum di Davos. L'inviato di Trump è ormai una presenza abituale a Mosca: sarà al Cremlino per la sesta volta, l'incontro con Putin sarà il settimo complessivo. Witkoff, infatti, ha visto il presidente russo anche ad Anchorage, in Alaska, nel summit andato in scena il 15 agosto.
In Italia, intanto, è passato, nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, l'emendamento della maggioranza al decreto aiuti a Kiev che modifica testo e titolo del provvedimento eliminando la parola 'militari' e introducendo la definizione 'di difesa civile'. La modifica era stata proposta dai deputati Zoffili (Lega), Ciaburro (FdI), Saccani Jotti (Forza Italia) e Carfagna (Noi moderati). Le opposizioni (compreso M5S) sono intervenute tutte in commissione per spiegare il no alla modifica. "Della questione politica parleremo, ma così si apre una questione giuridica che non possiamo ignorare, chiediamo l'intervento del presidente della Camera: se non mandate aiuti militari a che serve fare un decreto?", ha chiesto Enzo Amendola (Pd).
Il voto al dl Ucraina, previsto per ieri, nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera è stato rinviato alla prossima settimana.

Categoria: internazionale/esteri
00:02
Juventus, Spalletti show con Benfica: litiga con un tifoso, poi tira un ceffone a Openda
(Adnkronos) - Storie tese in casa Juventus. Nonostante la vittoria di oggi, mercoledì 21 gennaio, in Champions League contro il Benfica, battuto all'Allianz Stadium 2-0, Luciano Spalletti è stato protagonista di una lite piuttosto accesa con un tifoso, prima di rifilare un ceffone a Openda. Succede tutto nel primo tempo della sfida contro i portoghesi di josé Mourinho, in una partita più complicata di quanto dica il risultato.
Fino al gol di Thuram che ha sbloccato la gara infatti, la Juventus è stata protagonista di una gara sottotono, subendo il pressing e l'aggressività degli avversari senza riuscire a creare veri occasioni. Lo Stadium si è fatto sentire, con i tifosi bianconeri che hanno iniziato a innervosirsi e qualcuno si è sfogato proprio con Spalletti. L'allenatore bianconero è stato infatti 'ripreso' da un tifoso seduto dietro la sua panchina: "La prossima volta stai a casa", gli ha urlato, prima di 'salutarlo' con un "ma vai a f*****o". La scena ha ricordato quanto accaduto contro il Cagliari in Serie A, quando Spalletti aveva affrontato a duro muso un altro tifoso che lo insultava dicendogli: "Cosa vuoi?".
Ma il Spalletti show non è finito qui. Al 70' il tecnico bianconero richiama Openda per farlo entrare in campo, durante le indicazioni tattiche però l'attaccante francese sembra distratto e così l'ex ct della Nazionale gli rifila un ceffone sulla guancia, urlandogli nell'orecchio: "Ti devi svegliare". Il tutto, ovviamente, a favore di telecamere, con il video diventato inevitabilmente virale su X.

Categoria: sport
23:53
Papa Leone, il messaggio per i 30 anni di 'Porta a Porta'
(Adnkronos) - "Egregio direttore, in occasione dei trent'anni dalla nascita di Porta a porta, giungano a lei, alla redazione e ai vostri telespettatori i miei auguri di buon anniversario. Tante cose sono successe in questi anni, in Italia, nel mondo, e nella Chiesa. Guerre, accordi di pace. Crisi e riprese. Eventi gioiosi e tristi. La sua trasmissione ha trasformato tutto questo in occasione costante di dialogo sotto i riflettori delle telecamere, davanti a quello che nel tempo ci siamo abituati a definire pubblico televisivo". Lo scrive Papa Leone XIV nel messaggio inviato a Porta a porta per i suoi trent'anni e letto in diretta da Bruno Vespa.
"Anche la televisione in questi anni è cambiata - aggiunge il Pontefice -. E con essa la comunicazione generale. Nuovi strumenti, nuove possibilità di informarsi, di conoscere, di interagire. E insieme a questo anche nuovi rischi come quello di scambiare il falso per il vero, lo zapping compulsivo per ascolto, il doom-scrolling per una lettura intenzionale, la curiosità superficiale per desiderio di conoscere, i monologhi per dialoghi dove nessuno ascolta davvero. Ci vuole pazienza e lungimiranza per coltivare una relazione durevole".
"La comunicazione ci sfida tutti a non cedere mai alla tentazione del banale. A coltivare con i nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione la unicità della nostra umanità. Auguro a lei e a tutti voi di poter sempre offrire al mondo assetato di bellezza e di verità una televisione di qualità. Buon anniversario!", conclude papa Leone XIV.

Categoria: politica
22:50
Incendio a Davos, Lilli Gruber via dallo studio di Otto e Mezzo
(Adnkronos) - Due incendi a Davos, dove è in corso l'incontro annuale del Forum economico mondiale, e Lilli Gruber deve interrompere il collegamento con Otto e mezzo. La conduttrice del programma di La7 ha aperto la puntata dalla sede del Forum. Dopo l'anteprima, però, Gruber non è più apparsa nello studio. Media svizzeri hanno fatto riferimento a un incendio all'interno del Congress center, sede della conferenza, e ad un altro incendio in un hotel nelle vicinanze. In entrambi i casi, non si sono registrati danni né feriti.
Gruber ha dato la notizia dell'evacuazione del centro congressi, dove aveva allestito il collegamento con la sua trasmissione Otto e mezzo su La7. Lina Palmerini, da Roma, poco dopo ha contattato Gruber telefonicamente. "Siamo fuori dal centro congressi, abbiamo lasciato tutto le nostre cose all'interno. Ci sono elicotteri che volano sopra le nostre teste, c'è un'emergenza evacuazione", ha detto la conduttrice dalla Svizzera. "Per fortuna non ci sono feriti, la sicurezza è a livelli altissimi, qui ci sono gli uomini e le donne più potenti e ricchi del mondo. Immaginate il caos in giro nelle stradine di Davos", ha aggiunto. I giornalisti si sono spostati in un'altra struttura e da lì, come mostra la foto pubblicata dal profilo della trasmissione su X, Gruber ha ripreso a lavorare in condizioni a dir poco precarie.

Categoria: internazionale/esteri
22:11
Trump e lo spoiler su Putin: "Entra nel Board per la pace"
(Adnkronos) - Vladimir Putin ha accettato l'invito a entrare nel Board per la pace per Gaza. Così almeno ha detto Donald Trump da Davos, proprio mentre il presidente russo ringraziava il presidente americano per l'invito e annunciava di aver dato istruzioni al ministero degli Esteri perché valutasse l'ingresso di Mosca nell'organismo creato dal presidente americano per la ricostruzione della Striscia. "E' stato invitato, ha accettato, molte persone hanno accettato", ha detto Trump parlando con i giornalisti a Davos. E poi, rispondendo a una domanda sulle critiche per aver invitato anche alcune personalità "controverse", Trump ha aggiunto: "Sì, ma sono persone che portano a termine il lavoro".
L'ingresso nel board costa un miliardo di dollari. La Russia intende pagare? Sì, con una soluzione ad hoc prospettata da Putin. "Considerando il rapporto speciale della Russia con il popolo palestinese, credo che potremmo destinare un miliardo di dollari di beni russi congelati sotto la precedente amministrazione statunitense al Board per la pace", ha detto il presidente russo. "I fondi rimanenti dei nostri beni congelati negli Stati Uniti potrebbero anche essere utilizzati per ricostruire i territori danneggiati dai combattimenti dopo la conclusione di un trattato di pace tra Russia e Ucraina", ha affermato Putin. In pratica, verrebbero usate risorse che Mosca non può al momento recuperare.
L'annuncio del sì di Putin non è stato confermato ufficialmente da Mosca. In un incontro con i membri del Consiglio di sicurezza, il presidente russo ha confermato di aver ricevuto "un invito personale dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a partecipare alla nuova struttura internazionale creata su sua iniziativa: il Consiglio per la Pace. A questo proposito, vorrei innanzitutto ringraziare il presidente degli Stati Uniti per questa proposta".
La risposta formale della Russia arriverà dopo che il ministero degli Esteri avrà esaminato i documenti presentati e si sarà consultato con i partner strategici della Russia. "Il ministero degli Esteri russo è stato incaricato di esaminare i documenti ricevuti e di consultarsi con i nostri partner strategici in merito. Solo allora saremo in grado di rispondere all'invito che ci è stato rivolto", ha detto Putin. Evidentemente, Trump sa già tutto.
"La cosa essenziale - ha sottolineato il leader del Cremlino - è che l'intero processo abbia un effetto favorevole sulla risoluzione a lungo termine del conflitto israelo-palestinese, sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite. È necessario che le esigenze e i desideri inalienabili dei palestinesi siano presi in considerazione". La Russia, ha ribadito, sosterrà "tutti gli sforzi volti a rafforzare la stabilità internazionale".

Categoria: internazionale/esteri
21:21
Davos, incendio al Congress center: no danni né feriti
(Adnkronos) - Due incendi a Davos, dove è in corso l'incontro annuale del Forum economico mondiale. Media svizzeri parlano di un incendio all'interno del Congress center, sede della conferenza, e un altro incendio in un hotel nelle vicinanze. In entrambi i casi, non si sono registrati danni né feriti.
La giornalista Lilli Gruber aveva dato la notizia dell'evacuazione del centro congressi, dove aveva allestito il collegamento con la sua trasmissione Otto e mezzo su La7. Costretta a intervenire al telefono Gruber ha detto in chiusura di collegamento: "Per fortuna non ci sono feriti, la sicurezza è a livelli altissimi, qui ci sono gli uomini e le donne più potenti e ricchi del mondo. Immaginate il caos in giro nelle stradine di Davos".

Categoria: internazionale/esteri
20:48
Groenlandia, Trump: "Definito con Nato quadro futuro accordo, no dazi dal primo febbraio". Rutte: "Ancora molto da fare"
(Adnkronos) - Donald Trump annuncia di aver raggiunto "il quadro di un futuro accordo" sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e che pertanto non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sull'isola e che sarebbero dovuti entrare in vigore il primo febbraio. "L'incontro di stasera" con Trump "è stato molto positivo. Ma c'è ancora molto lavoro da fare", dichiara Rutte all'Afp.
La svolta arriva al termine di un'altra giornata convulsa sul fronte internazionale. Prima l'intervento a Davos in cui Trump ribadisce le sue mire sull'isola, poi in serata l'annuncio del presidente americano in un post su X: "Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all'intera regione artica. Questa soluzione, se portata a termine, sarà ottima per gli Stati Uniti d'America e per tutti i Paesi della Nato. Sulla base di questo accordo, non imporrò i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio".
Nel post, Trump riferisce che "sono in corso ulteriori discussioni riguardanti il Golden Dome in relazione alla Groenlandia" e che "ulteriori informazioni saranno rese disponibili man mano che le discussioni procederanno". "Il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e altri, se necessario, saranno responsabili dei negoziati e riferiranno direttamente a me", conclude il presidente.
Poi, parlando con i giornalisti a Davos, spiega: "L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno". "E' un accordo che durerà per sempre", sottolinea. "E' un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo", scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia.
"Accolgo con favore l'annuncio del Presidente Trump di sospendere l'imposizione dei dazi prevista per il 1° febbraio nei confronti di alcuni Stati europei - dichiara la premier Giorgia Meloni - Come l'Italia ha sempre sostenuto, è fondamentale continuare a favorire il dialogo tra Nazioni alleate".
Il Consiglio Europeo convocato per domani sera a Bruxelles si terrà ugualmente, malgrado le ultime dichiarazioni del presidente Usa. Lo confermano fonti Ue. L'argomento all'ordine del giorno non è cambiato: "Ultimi sviluppi nelle relazioni transatlantiche e le relative implicazioni per l'Ue”.

Categoria: internazionale/esteri
20:42
Trapianti, papà dona 2 organi alla figlia. L'ansia e poi la gioia: "Posso tenerla in braccio?"
(Adnkronos) - "Posso tenerla in braccio?". Arrivato in reparto dopo aver donato due organi in simultanea alla figlia Sofija (nome di fantasia), 7 anni, è stata questa la prima domanda rivolta ai medici dal papà - un 37enne cittadino serbo - protagonista con la sua piccola del primo trapianto combinato da donatore vivente eseguito in Italia. Un pensiero che ha emozionato Lorenzo D'Antiga, professore dell'università di Milano-Bicocca e direttore della Pediatria dell'Asst Papa Giovanni XXIII. "Se lo chiedeva per la preoccupazione che potesse essere un problema per due persone che hanno delle suture fresche. Ed è stato bello vedere un papà con la sua bambina in braccio e pensare che gli organi che una settimana erano nella pancia di uno ora erano nella pancia dell'altra", racconta il medico all'Adnkronos Salute.
L'intervento è stato eseguito il 18 dicembre. Padre e figlia stanno bene e sono stati dimessi lunedì 19 gennaio. Sofija soffriva di una rara malattia genetica che colpisce sia fegato che reni e che la costringeva alla dialisi fin dall'età di 4 anni. La dialisi peritoneale domiciliare durava dalle 13 alle 18 ore al giorno, poi la necessità di ricorrere all'emodialisi ha limitato i movimenti della piccola, legata a sedute eseguite a giorni alterni. Il quadro si è complicato con lo sviluppo di cirrosi epatica, che non consentiva l'esecuzione di un trapianto renale isolato. Da qui la decisione di procedere simultaneamente con il trapianto di un rene e di una porzione di fegato. Padre e figlia sono cittadini della Repubblica Serba e sono giunti al Papa Giovanni previa richiesta del ministero della Salute serbo. L'iter di un trapianto da donatore vivente in Italia è rigoroso e volto a garantire sia il donatore (che sceglie di donare senza condizionamenti esterni e bene informato sui rischi) sia il ricevente. Alla valutazione di idoneità della coppia è seguito il parere favorevole della Commissione regionale di parte terza e infine il nulla osta della Procura di Bergamo. Così, dopo questa complessa procedura, la famiglia è arrivata a Bergamo ad ottobre.
"I nostri colleghi della Serbia, attraverso il loro ministero della Serbia - spiega D'Antiga - ci inviano normalmente, come altri Paesi dei Balcani, dei bambini per il trapianto, perché loro non hanno un programma. Quindi qualche mese prima ci hanno segnalato questo caso, e c'è stato un lungo processo di valutazione a distanza, oltre che burocratico amministrativo. E' stato anche un periodo di ansia sia nostro che dei genitori. Abbiamo cercato di comprendere e aiutare i nostri colleghi a distanza per la gestione di questa bimba che peggiorava rapidamente. C'è stata anche una valutazione a distanza dei genitori, come potenziali donatori". Il candidato adatto è risultato essere il padre.
"Noi facciamo degli esami del sangue per vedere le compatibilità più generiche, poi una valutazione approfondita di indagini radiologiche, Tac, risonanza magnetica. Abbiamo un software molto sofisticato dedicato allo studio dell'anatomia di donatori e riceventi, che ci permette di calcolare le misure, i pesi. C'è infatti bisogno di una corrispondenza sia anatomica che di peso e di volume dell'organo (la parte che si trapianta deve essere sufficiente a chi lo riceve, e non deve essere rimosso troppo tessuto dal donatore) - illustra il pediatra - In più abbiamo un software che ci permette una sorta di 'trapianto virtuale' prima di cimentarci con quello reale, e questo permette al chirurgo di valutare in modo molto dettagliato l'anatomia, e di riuscire ad essere precisi anche a distanza sulla compatibilità e sulla possibilità di eseguire l'intervento".
Al termine del percorso la bimba è arrivata in Italia. "E' stato complicato - continua D'Antiga - perché faceva la dialisi tutti i giorni. E' stata portata con un aereo del ministero della Serbia. Appena qui l'abbiamo subito attaccata alla dialisi e abbiamo trattato anche la patologia del fegato. Poi è partita una fase di preparazione nel nostro ospedale", sono state ripetute tutte le valutazioni dal vivo ed è stata anche "valutata l'idoneità alla donazione da un punto di vista psicologico, un passaggio istituzionale che viene fatto in Italia per confermare che la donazione sia fatta in piena libertà. Per quanto riguarda un genitore questo è abbastanza scontato", come testimoniano le parole del papà di Sofija. Parole semplici e dirette, che hanno ancora una volta molto colpito D'Antiga. "Lui è un uomo silenzioso - lo descrive il medico - ed è un po' più difficile raccogliere le sensazioni da una persona riservata e che non parla la tua lingua. In ogni caso, dopo una settimana dall'intervento il papà è stato dimesso ed era lì al letto di sua figlia. Gli abbiamo fatto le congratulazioni per il suo coraggio, perché si è trattato di un grosso intervento. E lui ci ha detto con grande sobrietà e dignità, senza nessuna enfasi, solo una frase: 'Qualsiasi padre farebbe quello che ho fatto io'. Da papà gli do ragione". Non ha avuto "alcun dubbio, né ha percepito come un merito speciale" il gesto fatto da un padre per un figlio.
Dopo l'intervento, l'ansia, l'angoscia e l'attesa - che trasparivano anche dalle email scambiate dalla famiglia con i medici italiani e poi dai colloqui dal vivo avuti attraverso i mediatori culturali - hanno lasciato il posto alla speranza e alla gioia. "La decisione di donare per nostra figlia l'avevamo presa io e mia moglie più di 2 anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi e quindi anche la preparazione al trapianto - ha raccontato il papà - Abbiamo pregato Dio di aiutarci e ha esaudito le nostre preghiere in questo modo. I medici dell'ospedale di Bergamo hanno svolto il compito più grande e più responsabile. E' una gioia oggi vedere che nostra figlia ha riacquistato l'appetito e la voglia di giocare. Prima si stancava molto facilmente e interrompeva il gioco per sdraiarsi a riposare. Ora sta diventando come tutti gli altri bambini: vivace, gioiosa, piena di energia, finalmente senza cateteri che erano necessari per la dialisi. Potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei".
L'intervento è durato 18 ore, dalle 9.30 del 18 dicembre alle 3.37 di notte del giorno successivo. In due sale chirurgiche attigue si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. La procedura è iniziata con il trapianto di fegato eseguito dai chirurghi Domenico Pinelli e Marco Zambelli ed è proseguita con il trapianto di rene eseguito da Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri.
E proprio Pinelli (che nel 2023 era stato anche nell'équipe che si è occupata di un'altra prima importante, un trapianto di polmone da vivente, ancora una volta da padre a figlio) a ricordare che "l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è uno dei pochi centri autorizzati a realizzare trapianti di tutti gli organi sia adulti che pediatrici. Qui nel 1999 è stata introdotta la tecnica 'split' per il trapianto di fegato, metodica che ha permesso di azzerare la lista d'attesa pediatrica in Italia. Attualmente quello di Bergamo è tra i centri con la maggiore esperienza al mondo per questo tipo di interventi. In questo caso la tecnica split è stata adattata per effettuare il prelievo dal genitore solo di una piccola parte di fegato (25% circa) che serviva per il trapianto della figlia". L'intervento combinato eseguito su Sofija e il suo papà non era mai stato realizzato nel nostro Paese ed esistono solo rari casi riportati in letteratura eseguiti in altri Paesi europei.
Sofija, conferma D'Antiga, "è guarita istantaneamente, dopo il normale periodo di convalescenza". Gli organi donati hanno "cominciato presto a lavorare normalmente. Non era più attaccata a nessuna macchina, a nessun tubo, ha cominciato a correre in giro nel reparto contenta, libera. Un cambiamento molto repentino. Fra noi la comunicazione non era verbale, ma i suoi gesti dicevano tutto della sua felicità. E' stato bello" vederla rifiorire. La piccola per i prossimi mesi resterà a Bergamo per i controlli - "nelle case d'accoglienza delle nostre associazioni di volontariato, che sono fondamentali per tutti i pazienti che vengono da lontano", rimarca il pediatra - ma potrà condurre una vita regolare. Anche il papà "avrà una vita completamente normale". Dell'operazione resta solo la cicatrice, ricordo di un gesto d'amore. "Il suo fegato rigenererà la parte mancante e sappiamo che si può vivere normalmente con un rene solo, per cui non cambia niente - chiarisce D'Antiga - La bambina dovrà continuare a stare sotto controllo per prevenire il rigetto" e dovrà assumere i classici farmaci previsti per questo scopo. "Ma avendo ricevuto gli organi dallo stesso donatore, questi hanno un vantaggio immunologico: il rene viene 'protetto' dal fegato dal punto di vista del rigetto".

Categoria: salute/sanita
20:13
Champions League, Juve-Benfica 2-0 e bianconeri ai playoff. Atalanta-Athletic Bilbao 2-3
(Adnkronos) - La Juve vince 2-0 allo Stadium contro il Benfica, oggi mercoledì 21 gennaio. I bianconeri portano a casa tre punti cruciali per restare in Champions League contro la squadra di Mourinho, grazie alle reti di McKennie e Thuram. La squadra di Spalletti, matematicamente qualificata ai playoff, può ancora giocarsi un posto nelle prime 8 per gli ottavi diretti. Eliminato dalla competizione il Benfica di Mourinho.
Perde invece l'Atalanta contro l'Athletic Bilbao: la squadra di Palladino sciupa così, a Bergamo, la prima occasione per la qualificazione diretta agli ottavi contro i baschi. Apre i giochi Scamacca al 16', poi la rimonta degli ospiti tutta nella ripresa con i gol di Guruzeta (58'), Serrano (70') e Navarro (74'). All'88' segna Krstovic, ma la rete dell'attaccante non basta ai nerazzurri.
Nell'ultima giornata di Champions, mercoledì 28 gennaio, i bianconeri affronteranno il Monaco in trasferta. L'Atalanta se la vedrà invece con l'Union SG in Belgio.

Categoria: sport
20:06
Board of Peace, Meloni: "Italia aperta e disponibile ma ci serve più tempo"
(Adnkronos) - "C'è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione. Questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo, c'è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura". Così la premier Giorgia Meloni, parlando del Board of Peace per Gaza, ospite della puntata per i 30 anni di 'Porta a Porta', in onda questa sera su Rai1.
''La posizione dell'Italia è di apertura, nel senso che noi siamo aperti, disponibili e interessati per almeno due ragioni. La prima - ha detto la premier - l'ho spiegata molte volte. Io penso che l'Italia possa realizzare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella prospettiva della costruzione dei due Stati e poi perché in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell'Italia, ma secondo me neanche da parte dell'Europa, quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante''.
La presidente del Consiglio ha spiegato che ''la questione legale e regolamentare è soprattutto in rapporto all'articolo 11. Quello per cui noi possiamo concedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni statuti, con alcuni articoli dello statuto".
Rispondendo alle domande di Bruno Vespa, Meloni ha poi affermato: "Non credo che un organismo del genere e che nessun organismo in generale possa sostituirsi alle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite sono un organismo troppo consolidato e tra l'altro le ricordo che il Board of Peace nasce all'interno, diciamo, nell'ambito di una risoluzione delle Nazioni Unite. Quindi è uno strumento previsto anche dalle Nazioni Unite".
Quanto alla presenza di Vladimir Putin nel Board of Peace per Gaza, "è una questione politica". Però "devo segnalare che in qualsiasi organismo diciamo multilaterale, multipolare, ci sono e ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi...".
''Vorrei ricordare - ha sottolineato Meloni - che la Russia siede nelle Nazioni Unite, nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al G20. In qualsiasi organismo nel quale ci si siede, ci si siede con qualcuno che è distante. Il sistema multilaterale nasce per questo. La questione si può valutare politicamente, ma non è niente di nuovo e niente di strano rispetto a tutti i meccanismi del multilateralismo''.
Capitolo Groenlandia. ''E' una materia che va trattata nell'ambito dell'Alleanza Atlantica. E' una competenza della Nato'', ha detto la presidente del Consiglio, spiegando di "non essere rimasta stupita da quel che ha detto Trump. lo dico da più di un anno che secondo me non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia. Chiaramente tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere, no? E quindi a me non ha stupito" quel che ha detto Trump. ''Sono contenta che lo abbia ribadito, che l'abbia messo nero su bianco, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni".
"Io credo che non convenga a nessuno una divaricazione tra Europa e Stati Uniti, certamente non conviene all'Italia", ha detto la premier.
Secondo Meloni ''c'è una parte dei problemi" tra Ue e Usa che "è soprattutto data forse da un'assenza di comunicazione che bisogna ripristinare". "Quando nei giorni e nelle settimane passate - ha ricordato - alcuni Paesi europei hanno deciso di inviare dei soldati per delle operazioni di training in Groenlandia, questo è stato letto dall'Amministrazione americana come un attacco nei confronti degli americani. Io credo che invece fosse il tentativo di rispondere a un'esigenza che anche gli americani pongono. È la ragione per cui ho chiamato Donald Trump e gli ho detto: 'Guarda che credo che non si sia capito. E credo che sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta'''.
Meloni ospite di Bruno Vespa ha poi confidato che "sapersi districare in un'epoca storica del genere per una ragazza della Garbatella che si ritrova a doversi assumere le responsabilità, non è una cosa facile...''.
''Guardi - ha sottolineato - io sono in generale preoccupata, diciamo, da quello che accade sulla politica internazionale. Mi pare di dimostrarlo perché me ne occupo moltissimo, e non solamente per le dichiarazioni che può fare un leader o che può fare un altro. Ma perché obiettivamente noi siamo in un contesto storico nel quale tutte le certezze che eravamo convinti di avere stanno svanendo o rischiano di svanire".

Categoria: politica
20:01
Sclerosi multipla, tra 1.500 farmaci 'vecchi' c'è quello che può riparare il sistema nervoso
(Adnkronos) - Un farmaco utile contro la sclerosi multipla, trovato fra oltre 1.500 altri farmaci già noti. Cercandola con una piattaforma innovativa di screening, che mette insieme la potenza dell'Ai e vari modelli costruiti anche con l'uso di staminali dei pazienti per test mirati, rapidi e precisi. Una sorta di 'tunnel del vento' per candidate terapie.
E' così che un network internazionale di scienziati coordinato dall'università Vita-Salute San Raffaele di Milano è arrivato a una molecola - già studiata in passato per il trattamento di disturbi del sonno e della veglia - che mostra per la prima volta la capacità di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla.
Lo studio, pubblicato su 'Science Translational Medicine', ha permesso di identificare bavisant come candidato terapeutico in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di rimielinizzazione. Una scoperta che accende una speranza per una patologia ancora oggi senza risposte.
L'impresa scientifica ha riunito i migliori centri internazionali impegnati nella ricerca sulla sclerosi multipla - tra cui il Paris Brain Institute - Institut du Cerveau (Icm), la University of California San Francisco (Ucsf) e l'università di Münster in Germania - e questo super team che ha animato il progetto guidato da UniSR e Irccs ospedale San Raffaele si è messo subito alla ricerca.
Partendo dall'esplorazione di un archivio di oltre 1.500 farmaci, test dopo test si è approdati a un singolo candidato pronto per lo sviluppo clinico. La scoperta, spiegano gli esperti coinvolti, rappresenta il primo grande risultato del progetto BRAVEinMS. Questo network internazionale è stato avviato nel 2017 con un finanziamento della International Progressive Ms Alliance, di cui l'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) e la sua Fondazione (Fism) sono membri fondatori, parte del managing board e finanziatori.
Punto di partenza una necessità clinica, un bisogno senza risposta. La sclerosi multipla progressiva è la forma più grave della malattia: colpisce oltre 1 milione di persone nel mondo e circa 15-20mila in Italia. A differenza delle forme recidivanti, è caratterizzata da una degenerazione continua delle fibre nervose e dalla perdita della mielina, la guaina che protegge i neuroni e permette al segnale nervoso di viaggiare correttamente. Il risultato è una progressiva perdita delle funzioni motorie, visive e cognitive, oggi non arrestabile con i farmaci disponibili.
Negli ultimi decenni la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di approcci farmacologici in grado di agire contemporaneamente nel riparare la mielina e proteggere i neuroni. Un traguardo non ancora raggiunto, che consentirebbe di rallentare o bloccare la neurodegenerazione. Quindi nel 2017 il consorzio si pone una domanda ambiziosa: è possibile riutilizzare farmaci già approvati per altre indicazioni terapeutiche contro la sclerosi multipla? Domanda che ha dato vita al lavoro che porta fino ad oggi.
A partire da un bacino di farmaci già noti e già approvati per l'uso nell'uomo - i cosiddetti farmaci di riposizionamento (repurposed drugs) - i ricercatori si sono chiesti quale sarebbe stato il modo più rapido ed efficace per valutarne l'azione sia protettiva che rigenerante sul sistema nervoso. Si sono quindi messi all'opera per costruire una piattaforma di screening dei farmaci "senza precedenti", che combina analisi computazionali su grandi database biologici e farmacologici, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti, tessuti cerebrali in coltura e modelli sperimentali di sclerosi multipla. Il vantaggio? Invece di testare una molecola alla volta in modo lento e costoso, migliaia di composti possono essere 'filtrati' e selezionati solo se mostrano potenziali capacità rigenerative.
Da 1.500 molecole si è arrivati così a un candidato: bavisant. Una farmaco che non nasce da zero in laboratorio, e il fatto che sia già noto consente tempi più brevi, costi più bassi e maggiore sicurezza rispetto allo sviluppo di una nuova molecola. Il consorzio sta proseguendo gli studi sul meccanismo d'azione e sull'ottimizzazione della formulazione per poter considerare la possibilità nel breve di svolgere studi di efficacia nell'uomo.
Il percorso di selezione è stato rigoroso, assicurano gli autori. Primo passo: l'analisi informatica 'in silico' ha portato a identificare 273 molecole - fra le 1.500 iniziali - con potenziale attività su mielina e neuroni. Dopo una lunga serie di test per valutare la tossicità di tali molecole su cellule nervose e oligodendrociti (le cellule che producono la mielina nel sistema nervoso) di origine animale e umana, il numero si è ristretto a 32 composti. Dopodiché i test di efficacia hanno ridotto i candidati principali a 6. E alla fine i ricercatori si sono concentrati su bavisant, un antagonista del recettore istaminico H3, farmaco con profilo di sicurezza già noto. Nei modelli sperimentali di sclerosi multipla, tra cui chimere uomo-topo, bavisant ha dimostrato di stimolare le cellule che producono mielina a riparare le fibre nervose, di proteggere i neuroni dal danno degenerativo, e di ridurre l'espressione dei geni coinvolti nell'infiammazione. In definitiva, la molecola agisce su due diversi tipi di cellule del cervello, cioè i neuroni e le cellule produttrici di melina, permettendo così al tessuto nervoso di ripararsi e di resistere al danno.
"Per la prima volta - spiega Paola Panina, professoressa di Biologia cellulare e sperimentale dell'università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice senior dello studio - abbiamo dimostrato che è possibile individuare, con un approccio sistematico, basato su modelli umani in vitro ed in vivo, una molecola capace di rigenerare la mielina e, contestualmente, di proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva. Questa piattaforma non serve solo a identificare nuovi trattamenti, ma anche a costruire un nuovo modo di fare ricerca farmacologica: più rapido, più predittivo e più vicino alle aspettative delle persone con sclerosi multipla". "Abbiamo identificato - aggiunge Brahim Nait-Oumesmar, coautore senior e responsabile del gruppo di ricerca al Paris Brain Institute - diversi farmaci promettenti che migliorano la riparazione della mielina e la neuroprotezione in modelli preclinici di sclerosi multipla, tra cui bavisant" che ha "un forte potenziale di traduzione clinica. Il nostro studio rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di studi clinici mirati ai meccanismi della neurodegenerazione e della progressione della disabilità nella sclerosi multipla".
"Abbiamo scommesso su un'idea: unire intelligenza artificiale, modellistica basata su cellule staminali e scienza collaborativa per accelerare la scoperta di nuove terapie per la sclerosi multipla progressiva - evidenzia Gianvito Martino, prorettore alla Ricerca e alla Terza missione dell'università Vita-Salute San Raffaele e direttore scientifico dell'Irccs ospedale San Raffaele - Oggi quella scommessa ha prodotto non solo un candidato reale a cui manca ora solo l'ultimo miglio per arrivare fino al letto del malato, ma anche ulteriori 30 possibili nuovi candidati potenzialmente utilizzabili nella sclerosi multipla progressiva. In aggiunta a ciò, abbiamo costruito e validato una piattaforma di screening, efficace, funzionante e capace di validare e valutare la potenza neuroprotettiva di qualsivoglia molecola. Una piattaforma che può diventare uno strumento fondamentale a disposizione della ricerca scientifica per trasformare le conoscenze in cure".
"L'integrazione di saggi fenotipici in vitro che utilizzano cellule derivate da cellule staminali pluripotenti indotte, così come di modelli murini umanizzati nel processo di screening - entra nel dettaglio Tanja Kuhlmann, Istituto di neuropatologia, università di Münster - consente la validazione dei candidati farmaci in modelli preclinici umani e rappresenta un importante progresso". E, a monte, "il knowledge graph spoke, cioè la piattaforma usata per l'analisi in silico, è stato fondamentale per la prioritizzazione dei candidati farmacologici di questo studio pionieristico - interviene Sergio Baranzini, della University of California San Francisco - Integrando la teoria dei grafi e il machine learning, siamo riusciti a ridurre migliaia di composti a poche centinaia, semplificando le successive fasi di test in vitro e in vivo. Questo lavoro evidenzia la potenza degli strumenti computazionali nell'accelerare la scoperta di farmaci e mette in luce l'impatto della collaborazione internazionale e multidisciplinare. Insieme a ricercatori di primo piano di diverse istituzioni, abbiamo compiuto un passo significativo verso l'identificazione di candidati terapeutici come bavisant, offrendo una rinnovata speranza ai pazienti con sclerosi multipla progressiva".
La ricerca è stata resa possibile grazie al finanziamento della International Progressive Ms Alliance - realtà che unisce le principali associazioni pazienti con ricercatori, operatori sanitari, industria farmaceutica, aziende, trust, fondazioni, donatori - e al contributo dei partner accademici e industriali del consorzio. "I risultati di BRAVEinMS - dichiara Mario Alberto Battaglia, presidente della Fism e della Federazione internazionale sclerosi multipla che raccoglie 80 associazioni nel mondo - confermano che investire in una ricerca strategica, condivisa e orientata ai bisogni delle persone con sclerosi multipla progressiva è una strada di successo. Come Fondazione italiana sclerosi multipla, insieme alle altre associazioni della International Progressive Ms Alliance, abbiamo scelto di sostenere questo modello di ricerca perché capace di trasformare la collaborazione scientifica in opportunità concrete di nuove terapie, anche per quelle forme di malattia che finora hanno avuto meno risposte".

Categoria: cronaca
19:03
Lo 'scambio di batteri' tra bambini arricchisce il microbioma
(Adnkronos) - L'interazione sociale tra bambini e bambine nel primo anno di vita influenza e arricchisce la diversità di ceppi microbici intestinali. Non solo dalla famiglia dunque: il microbioma dei piccoli viene modellato anche dalle relazioni fin dalla tenera età. La conferma arriva da un lavoro condotto da studiose e studiosi al Dipartimento di Biologia cellulare, computazione e integrata dell'università di Trento e pubblicato su 'Nature'. Il gruppo di ricerca di Metagenomica computazionale ha indagato la trasmissione del microbioma in contesti e fasce d'età finora mai esplorati. Per farlo si è avvalso della collaborazione dell'Ufficio Servizi per l'infanzia e Istruzione del Comune di Trento e di 3 asili nido del territorio comunale.
In precedenti studi condotti sempre nello stesso laboratorio del Dipartimento Cibio era stata osservata la trasmissione di microbi nel corpo umano attraverso la madre già durante il parto e poi quella tra persone adulte conviventi. Ma la dinamica di come il microbioma della prima infanzia viene assemblato nei pochi anni dopo la nascita per diventare un ecosistema complesso e individuale in età adulta è ancora poco compresa. Questo articolo potrebbe rappresentare l'anello mancante della catena, spiegano dall'ateneo trentino.
Le persone coinvolte nello studio sono state 134. Tra loro 41 frequentanti il primo anno di nido tra i 4 e i 15 mesi di età (6 i gruppi coinvolti delle 3 strutture), i loro genitori, fratelli e sorelle e gli animali domestici presenti in famiglia, educatori, educatrici e personale in servizio nei nido. Per un intero anno educativo, da settembre 2022 a luglio 2023, sono stati raccolti regolarmente campioni di ogni partecipante. Questi sono stati poi studiati attraverso il processo del sequenziamento metagenomico e dell'analisi bioinformatica dei dati ottenuti. Un'operazione che ha consentito di profilare le singole varianti delle specie batteriche (ceppi) e mappare la loro condivisione e trasmissione tra le persone nel tempo grazie anche a nuovi metodi informatici sviluppati appositamente dal gruppo di ricerca. "Quello che abbiamo osservato - riferisce Liviana Ricci, assegnista di ricerca al Dipartimento Cibio e prima firmataria dell'articolo - è che durante i primi 3 mesi il numero di ceppi iniziava a essere condiviso da chi era nello stesso gruppo, ma non da coloro che frequentavano nidi d'infanzia diversi. Inizialmente, quindi, i bambini tra loro non avevano di norma nessun ceppo in comune. Alla fine della nostra attività abbiamo riscontrato che, in media, circa un 20% dei ceppi presenti in ognuno era condiviso con almeno un'altra persona al nido".
Uno dei risultati descritti nello studio riguarda ad esempio il tracciamento di un singolo ceppo di Akkermansia muciniphila, una specie batterica comune nell'intestino. "Abbiamo rilevato - illustra Vitor Heidrich, co- autore dello studio che si è occupato dell'analisi computazionale dei dati - il suo passaggio da una madre e un figlio a un coetaneo presente nella stessa classe, e infine ai genitori di quest'ultimo, dove ha sostituito addirittura un ceppo residente esistente". Tracciamenti simili sono stati individuati per molti ceppi distinti di ognuna delle centinaia di specie batteriche diverse, generando una mappa estremamente intricata di trasmissione microbica. Questo è un risultato rilevante, per chi ha condotto il lavoro.
L'assunzione di antibiotico, sottolinea Nicola Segata, docente di Genetica e coordinatore scientifico del lavoro, "non solo elimina il patogeno per il quale il farmaco viene assunto, ma come effetto indesiderato diminuisce anche la quantità e varietà batterica del microbioma. Nel bambino invece, ed è questa la novità, nel periodo seguente al trattamento antibiotico si notava un incremento nell'acquisizione di nuovi ceppi o di nuove specie dai propri coetanei. Questo perché probabilmente il disequilibrio intestinale indotto dall'antibiotico rendeva l'intestino del bambino più pronto ad accogliere batteri esterni e ripristinare quindi una più adeguata configurazione microbica".
Il risvolto pratico di queste conoscenze di base potrebbe riguardare future strategie di intervento basate sul microbioma. "L'uso della trasmissione artificiale del microbioma attraverso trapianti fecali in alcune categorie di pazienti oncologici sotto terapia immunoterapica, ad esempio - ricorda Segata - è già stato tentato con successo in altri studi a cui abbiamo contribuito, e comprendere i modelli di trasmissione potrebbe portare a strategie preventive e ad approcci bioterapeutici mirati". Per la riuscita dello studio è stata fondamentale la collaborazione da parte di tutto il personale dei nidi, degli uffici comunali di Trento dedicati ai servizi per l'infanzia e delle famiglie coinvolte. "Questo è stato un vero lavoro di squadra multidisciplinare - rimarca il gruppo di ricerca - e una testimonianza di come la scienza possa avere un impatto particolare quando costruita insieme alla comunità".

Categoria: cronaca











































