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00:39
L'ansia da guerra fa volare gli ascolti tv notturni, boom per notizie e film horror
(Adnkronos) - La guerra inquieta gli italiani, che già avevano altri problemi (lavoro, caro vita, insicurezza), al punto da condizionare anche il consumo notturno della tv. Secondo una ricerca di OmnicomMediaGroup realizzata per il quotidiano 'Libero', che ogni giorno monitora i trend degli ascolti, nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del conflitto in Iran, avvenuto lo scorso sabato 28 febbraio, il consumo è aumentato del 100% con le all news Rainews24, TgCom24 e Sky Tg24 che hanno garantito una copertura h24 arrivando a quadruplicare i loro ascolti e registrando picchi di 100mila spettatori con share al 5% già all'alba nei primissimi giorni di quella che è stata ormai denominata la Terza Guerra del Golfo. Anche le messe in onda in simulcast sui generalisti sono state seguitissime: Rainews24 su Rai 1 dalle 4 alle 7 ha toccato picchi del 25% e di 350mila spettatori, Sky Tg24 nei simulcast notturni su Tv8 ha tenuto medie sopra le 50mila teste mentre le pillole di TgCom24 nel late night di Canale 5 e Italia 1 han superato i 150mila spettatori.
Ma ad andare bene sono state anche le repliche dei programmi del daytime. 'Otto e mezzo' di Lilli Gruber su La7, cresciuto di 2 punti di share nell'ultimo periodo superando anche il 10%, nelle repliche notturne tra l'una e le due ha segnato punte di 200mila spettatori. '4 di sera' di Paolo Del Debbio così come '4 di sera Weekend' di Francesca Barra e Roberto Poletti, entrambi su Rete 4, nelle repliche alla mattina presto sono arrivati a 150mila teste con picchi di share del 6%. Tornando a La7, 'L'aria che tira' di David Parenzo, spesso al 7% negli ultimi tempi, in replica in piena notte tra le 4 e le 5:30 ha appassionato fino a 60mila utenti insonni. E su Rai 3 'In mezz'ora' di Monica Maggioni, che in diretta domenica pomeriggio registra anche share del 10%, nelle riproposizioni notturne tra l'una e le tre ha lambito i 200mila telespettatori.
Sempre stando allo studio OmnicomMediaGroup per Libero, non è solo la guerra a stimolare il consumo nelle ore piccole, ci sono anche film horror/thriller come 'Final Destination' a 300mila teste tra l'una e le 3 su Italia 1, 'L'ultima eclissi' tratto dal libro di Stephen King che su Rete 4 verso le due di notte ha sfiorato 200mila spettatori o 'Alex Cross - La memoria del killer' che tra le 2 e le 4 su Rai 2 raccoglie quasi 40mila persone. Ottimi riscontri anche per format documentaristici come quello sulle Guerre Puniche che su Italia 1 tra le 4 e le 5 ha tenuto svegli 50/60mila spettatori, film storici come 'Il conquistatore di Corinto' visto da 50mila teste tra le 4 e le 5 su Rete 4.
E ci sono anche gli insonni che, magari per consolarsi un po' dalle notizie allarmistiche che arrivano quotidianamente, non si perdono le commedie sexy all'italiana anni '70/'80 con punte di 40/50mila persone sintonizzate su Rete 4 tra le 4 e le 5:30 per titoli come 'La signora ha fatto il pieno', 'La signora gioca bene a scopa?' o 'Il vizio di famiglia'.

Categoria: spettacoli
00:23
Alzheimer, mangiare più carne può proteggere il cervello: lo studio
(Adnkronos) - Mangiare carne, in alcuni casi, potrebbe proteggere dal morbo di Alzheimer. In uno studio pubblicato su 'Jama Network Open', scienziati del Karolinska Institutet svedese - quello che ogni anno assegna il Nobel per la Medicina - hanno osservato che "le persone anziane con un rischio genetico di malattia di Alzheimer" associato alle varianti ApoE 3/4 o ApoE 4/4 "non hanno mostrato l'atteso aumento del declino cognitivo e del pericolo di demenza se consumavano quantità relativamente elevate di carne", specie se "non lavorata". Secondo gli autori i risultati - da confermare con ricerche disegnate ad hoc per valutare meglio i rapporti causa-effetto - potrebbero aiutare a definire consigli dietetici più personalizzati per proteggere la salute del cervello.
L'ApoE è un gene che influenza il rischio di malattia di Alzheimer, spiegano gli scienziati. In Svezia, circa il 30% della popolazione è portatrice delle combinazioni genetiche ApoE 3/4 o ApoE 4/4. Tra chi soffre di Alzheimer, i pazienti con questi genotipi rappresentano quasi il 70%. Quando l'anno scorso l'Agenzia svedese per l'alimentazione ha presentato una panoramica degli studi sul legame tra dieta e demenza, sono state richieste ulteriori ricerche per valutare un possibile legame tra il consumo di carne e lo sviluppo della patologia. "Questo studio ha verificato l'ipotesi che le persone con genotipi ApoE 3/4 e ApoE 4/4 avrebbero un rischio ridotto di declino cognitivo e demenza con un maggiore consumo di carne, basandosi sul fatto che l'ApoE4 è la variante evolutivamente più antica del gene ApoE e potrebbe essere comparsa in un periodo in cui i nostri antenati seguivano una dieta più ricca di prodotti animali", afferma il primo autore Jakob Norgren, ricercatore del Dipartimento di Neurobiologia, scienze dell'assistenza e società del Karolinska Institutet.
Gli scienziati hanno seguito oltre 2.100 partecipanti allo Studio nazionale svedese sull'invecchiamento e l'assistenza, Kungsholmen (Snac-K) per un periodo massimo di 15 anni. Tutti avevano un'età pari o superiore a 60 anni e non presentavano una diagnosi di demenza all'inizio delle indagini. E' stata quindi analizzata l'associazione tra l'alimentazione auto-riferita e le misure di salute cognitiva, tenendo conto di età, sesso, livello di istruzione e fattori legati allo stile di vita. "Con un basso consumo di carne - riferiscono i ricercatori - il gruppo con le varianti genetiche ApoE 3/4 e ApoE 4/4 presentava un rischio di demenza più che doppio rispetto alle persone senza queste varianti". Invece "l'aumento del rischio di declino cognitivo e demenza nei gruppi a rischio" genetico "non è stato riscontrato nel quinto dei partecipanti che consumava più carne. Il loro consumo medio è stato stimato in circa 870 grammi di carne a settimana, standardizzato su un apporto energetico giornaliero di 2.000 calorie". Precisa Norgren: "Coloro che consumavano più carne in generale presentavano un declino cognitivo significativamente più lento e un rischio inferiore di demenza, ma solo se portatori delle varianti genetiche ApoE 3/4 o ApoE 4/4".
"Esiste una carenza di ricerche sull'alimentazione in relazione alla salute del cervello e i nostri risultati - sottolinea il primo autore - suggeriscono che i consigli dietetici convenzionali potrebbero essere sfavorevoli per un sottogruppo della popolazione geneticamente definito. Per coloro che sono consapevoli di appartenere a questo gruppo a rischio genetico, i risultati" del nuovo lavoro "offrono speranza: il rischio potrebbe essere modificabile attraverso cambiamenti nello stile di vita".
Lo studio del Karolinska dimostra anche l'importanza del tipo di carne: "Una minore percentuale di carne lavorata sul consumo totale di carne è stata associata a un minor rischio di demenza, indipendentemente dal genotipo ApoE", rimarca Sara Garcia-Ptacek, professoressa associata dello stesso dipartimento di Norgren, che insieme alla docente senior Erika J Laukka è l'ultima autrice della ricerca. Il lavoro è stato finanziato, tra gli altri, dalla Fondazione svedese per l'Alzheimer, dalla Fondazione svedese per la demenza, dalla Fondazione Emil e Wera Cornell, dalla famiglia Leif Lundblad e da altri filantropi, dal Consiglio svedese per la ricerca e da Forte (Swedish Research Council for Health Working Life and Welfare). Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.
I risultati del team svedese vanno oltre la salute cerebrale. In un'analisi di follow-up, gli scienziati hanno osservato "una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause nei portatori di ApoE 3/4 e ApoE 4/4 con un maggiore consumo di carne non lavorata". Si tratta però di "uno studio è osservazionale che necessita di essere seguito da studi di intervento adatti a chiarire meglio le relazioni causali", puntualizzano gli autori. "Sono ora necessari studi clinici per sviluppare raccomandazioni dietetiche specifiche per il genotipo ApoE", chiarisce Norgren. "Dato che la prevalenza dell'allele ApoE4 è circa doppia nei Paesi nordici rispetto a quelli mediterranei - conclude - siamo particolarmente adatti a condurre ricerche su raccomandazioni dietetiche personalizzate per questo gruppo a rischio".

Categoria: cronaca
00:21
Iran, Trump: "Non mando soldati". Netanyahu: "Regime sta cedendo"
(Adnkronos) - "Non mando truppe da nessuna parte. E se decido di mandarle, non lo dico...". Le parole di Donald Trump non sono sufficienti per allontanare l'ipotesi di una 'fase 2' della guerra in Iran. Un'invasione di terra di portata limitata e nettamente circoscritta, e in particolare un'operazione dei Marines per riaprire lo Stretto di Hormuz, è uno sviluppo da prendere in considerazione nel conflitto che si avvia a chiudere la terza settimana.
Lo stallo nel Golfo Persico continua a produrre effetti dirompenti sul mercato del petrolio: Teheran blocca il traffico di greggio e le quotazioni del Brent volano abbondantemente oltre i 100 dollari a barile. "Pensavo che i prezzi sarebbero cresciuti di più. Quando lo Stretto sarà riaperto, caleranno rapidamente", dice Trump. Il quadro rimane estremamente complicato, con l'ulteriore escalation innescata dall'attacco di Israele contro il giacimento iraniano di gas naturale di South Pars. Per la Casa Bianca, l'azione di forza diventa un'opzione che può scalare le classifiche.
Il Wall Street Journal è l'ultimo in ordine di tempo a ipotizzare che gli Usa potrebbero andare all'assalto di una serie di isole - compresa la fondamentale Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano - per acquisire basi operativa o almeno una leva negoziale con Teheran. Il Pentagono, come è noto, ha disposto l'invio nella regione della 31esima unità di spedizione dei Marines, forza di circa 2.200 uomini imbarcata sulla nave anfibia Uss Tripoli, attesa in Medio Oriente dal Giappone entro poco più di una settimana.
L'unità, autosufficiente e specializzata in raid via mare e via aria, offre a Washington nuove potenziali soluzioni. Secondo fonti citate dal Wsj, gli Usa potrebbero decidere di colpire le infrastrutture energetiche di Kharg - con possibili ripercussioni anche sull'economia globale - oppure occupare l'isola per utilizzarla come strumento di pressione senza danneggiare i mercati. Le operazioni potrebbero avvenire con sbarchi anfibi direttamente dalla Uss Tripoli o tramite incursioni aeree con elicotteri e jet F-35B. Tra le ipotesi allo studio c'è anche la presa di isole all'ingresso dello stretto, come Qeshm - che ospita basi navali e sistemi missilistici in tunnel sotterranei - oppure Kish e Hormuz, utilizzate da Teheran per attività militari e logistiche. Il controllo di queste posizioni consentirebbe alle forze statunitensi di intercettare imbarcazioni veloci e contrastare attacchi contro le rotte commerciali.
"Non utilizziamo lo Stretto di Hormuz, ma lo difendiamo per tutti gli altri. Farò quello che serve per tenere i prezzi sotto controllo", dice il presidente americano. "In realtà mi aspettavo numeri molto peggiori. Tutto questo passerà presto", aggiunge, disinnescando anche il caso provocato dall'attacco israeliano al giacimento iraniano di gas di South Pars. Teheran ha reagito prendendo di mira raffinerie e impianti GNL in Qatar, Arabia Saudita, Kuwait: una reazione a catena che lascia il segno sui mercati.
"Ho detto a Netanyahu di non attaccare le infrastrutture energetiche e lui si è adeguato. Non ne abbiamo discusso nei dettagli - agiamo in modo autonomo - ma siamo molto in sintonia. C'è coordinamento. A volte prende iniziative, ma se non le condivido non si ripetono", aggiunge Trump ribadendo quanto espresso in un post sul social Truth: Israele ha agito autonomamente senza consultare la Casa Bianca, sebbene i media americani - sulla base di informazioni fornite da fonti israeliane - affermino che Israele ha agito dopo aver consultato Washington.
A puntellare la versione trumpiana provvede Netanyahu. "Israele ha agito da solo contro il complesso gasiero di South Pars. In secondo luogo, il presidente Donald Trump ci ha chiesto di sospendere qualsiasi nuovo attacco e noi ci stiamo conformando", dice il premier israeliano, che in conferenza stampa fissa alcuni paletti. "Per prima cosa - dice smentendo le voci relative alla sua morte - sono vivo, siete testimoni". A Netanyahu preme smentire la ricostruzione secondo cui gli Stati Uniti sarebbero stati trascinati in guerra da Israele.
"Qualcuno pensa davvero che si possa dire al presidente Trump cosa fare? Per favore... Trump prende sempre le sue decisioni in base a ciò che ritiene sia meglio per l'America" e per le "generazioni future", aggiunge. Giorno dopo giorno, si ha l'impressione che a tratti Trump e Netanyahu combattano due guerre diverse per obiettivi parzialmente differenti. "Israele sta aiutando, con mezzi propri, a riaprire lo Stretto di Hormuz contribuendo agli sforzi americani", dice il primo ministro evidenziando sintonia e unità di intenti. I due paesi puntano ad ottenere un regime change a Teheran: missione estremamente complessa, ai limiti dell'impossibile se si considera la capacità con cui l'Iran sopravvive all'eliminazione di figure apicali. Netanyahu non esclude il crollo, ma si prepara a convivere con lo status quo: "Ci sono molti segnali che il regime iraniano stia cedendo. Stiamo lavorando per creare le condizioni per il suo collasso. Potrebbe sopravvivere oppure no, ma se lo farà sarà nel suo momento di massima debolezza".

Categoria: internazionale/esteri
00:20
Iran, Meloni: "Nessuno pensa a missione militare per forzare il blocco di Hormuz"
(Adnkronos) - "Su questo voglio essere chiara, perché mi pare che ci siano state delle interpretazioni un po’ forzate: nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz. Quello su cui ci interroghiamo è, quando dovessero esserci le condizioni - ma ragionevolmente in una fase post-conflitto - come possiamo offrire il contributo, chiaramente d’accordo con le parti, per garantire e difendere la libertà di navigazione". Così la premier Giorgia Meloni, parlando della guerra in Iran al termine del Consiglio europeo.
"I Paesi dell’Unione europea non sono coinvolti direttamente in questo conflitto e sono invece impegnati a costruire sul piano diplomatico le strade possibili per una de-escalation. Chiaramente questa è stata la gran parte del nostro dibattito. Ne abbiamo parlato anche con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, a pranzo", ha aggiunto la premier.
"La questione della sicurezza energetica: entra nelle conclusioni del Consiglio anche un riferimento, che pure noi abbiamo chiesto, a una moratoria degli attacchi sulle infrastrutture energetiche che, come avete visto in questi ultimi giorni, chiaramente deve particolarmente preoccupare", ha poi continuato.
Per Meloni, c'è un "possibile impatto" della crisi iraniana "anche sul fronte migratorio, oggetto della riunione del tavolo dei Paesi like-minded, che poi attraverso una proposta italo-danese ha proposto di inserire nelle conclusioni un riferimento molto chiaro sul fatto che l’Europa, anche imparando dalla crisi del 2015, debba oggi invece prevenire una possibile crisi migratoria, rafforzando ancora di più la difesa dei suoi confini esterni. Quindi altra iniziativa sulla quale c’è stato un importante contributo italiano".
Per quanto riguarda l'Ucraina, "è ribadito dal Consiglio europeo il sostegno a 360 gradi alla nazione invasa. Ovviamente la gran parte della discussione è ruotata attorno al blocco che c’è sul prestito da 90 miliardi da parte ungherese. Anche qui ho letto delle ricostruzioni abbastanza bizzarre su quello che avrei detto, quindi condivido volentieri con voi quello che ho ribadito. Io credo che la situazione sia risolvibile. Credo che per risolverla serva flessibilità da entrambe le parti. E quindi da una parte è necessaria, dal mio punto di vista, la riapertura del gasdotto Druzhba e dall’altra, in automatico, si sbloccano anche i 90 miliardi", ha poi chiarito Meloni, smentendo le indiscrezioni secondo cui, durante i lavori, avrebbe espresso comprensione per il veto di Viktor Orban sul prestito a Kiev.
"Bisogna avviare chiaramente una trattativa, bisogna andare nei dettagli, ma sono confidente che si possa avere un via libera dalla Commissione" al dl bollette, ha detto la premier.
Il decreto carburanti? "Dipende da come evolve la crisi, e la ragione per la quale l’abbiamo fatto per un tempo limitato ovviamente non è una questione elettorale: è che noi non sappiamo quale sia la tempistica, non sappiamo qual è la fluttuazione dei prezzi del petrolio e quindi, prima di mettere risorse che potrebbero non essere necessarie, aspettiamo a vedere come va e poi, se sarà necessario, ovviamente in base a come andrà, aggiusteremo il tiro".
Per quanto riguarda le critiche delle opposizioni, "prendo atto che avrebbero preferito che non lo facessimo, però mi sembrava che anche loro lo avessero chiesto, perché nelle misure che noi abbiamo varato ieri ci sono anche le famose accise mobili che l’opposizione ci ha richiesto... Quindi io non so che dire, perché non mi sembra che abbiano le idee chiarissime", ha aggiunto.
Meloni si è poi detta "contenta" di aver "dato una risposta che ci serviva intanto a frenare l’impennata dei prezzi, ma contestualmente a dare vita a un meccanismo efficace sul tema della speculazione", ha rimarcato la presidente del Consiglio.
"Alla fine, dopo lunga discussione, siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente, da lunedì, di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto bollette. Questo, per noi, era importantissimo", ha detto ancora Meloni.
"Dopodiché, sul medio termine, c’è il tema della revisione di Ets. Io penso che questo confronto oggi sia stato molto utile anche per aiutarci tra Stati membri a capire ciascuno la posizione dell’altro. C’è un tema di come risolvere strutturalmente questi impatti che non sono equilibrati tra nazione e nazione, e quindi è un altro lavoro che va fatto nel medio termine; ma per medio termine si intende che, secondo noi, nel prossimo Consiglio europeo di giugno già si dovrebbe arrivare con delle risposte concrete", ha proseguito Meloni.
"Quindi, anche sul tema dei prezzi e dell’energia, che per me oggi era la cosa più importante, siamo riusciti a portare a casa il risultato che era per noi irrinunciabile e quindi sono soddisfatta di questo lungo Consiglio europeo", ha evidenziato la leader di Fratelli d'Italia.
Caso Delmastro? "Leggo che la segretaria Schlein" ha appreso dalla stampa "che io sapevo questa cosa da un mese, il che mi diverte moltissimo, perché io scopro la vicenda Delmastro dalla stampa... Forse ci dovremmo anche interrogare su un certo modo di fare giornalismo. Non so che cosa abbia letto Schlein, ma sicuramente ha letto una fake news, perché di questo stiamo parlando", ha poi sottolineato la premier sul caso.
"A Delmastro viene contestato di aver preso delle quote in un ristorante con dei soci incensurati e di aver, nel momento in cui ha scoperto che non uno dei soci ma il padre di uno dei soci aveva dei problemi con la giustizia, venduto quelle quote. Quello che si può dire al sottosegretario Delmastro - ha aggiunto - è che forse avrebbe dovuto essere più accorto, ma da questo a segnalare una contiguità tra il sottosegretario Delmastro, che è un signore che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, con ambienti criminali francamente ce ne passa"
Il sottosegretario alla Giustizia resta quindi al suo posto? "Sì", la replica di Meloni.

Categoria: politica
23:26
Referendum, Snals-Confsal: "Rammarico per quanto accaduto durante intervento Tajani"
(Adnkronos) - ''Desideriamo esprimere il nostro rammarico per quanto accaduto stamane, in occasione della proiezione del videomessaggio fatto pervenire su nostra richiesta dal vicepremier Antonio Tajani, al XIII Congresso nazionale Snals-Confsal''. E' quanto dichiarato dai segretari generali del sindacato scuola Snals-Confsal, Elvira Serafini, e della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, in una nota. ''Non può essere in discussione la facoltà di un alto esponente del governo di sollecitare il sostegno all’approvazione referendaria di una riforma costituzionale, né la libertà degli astanti delegati di accogliere o meno tale sollecitazione. Ciò in ossequio al pluralismo che ha sempre ispirato il nostro sindacato”, concludono i sindatalisti.

Categoria: politica
23:11
Bossi, la canottiera che cambiò la politica: l’estate 1994 del leader della Lega in Sardegna
(Adnkronos) - Umberto Bossi è stato il politico dei gesti. Il dito medio alzato, le corna, il pugno e l’avambraccio, la pernacchia, e soprattutto la celebre canottiera sfoggiata sulle spiagge della Sardegna nell’estate del 1994, esibita più volte in luoghi pubblici come se fosse un manifesto della sua irriverenza. Ogni gesto, ogni posa, ogni abito raccontava una politica diversa: diretta, provocatoria, fuori dagli schemi della Prima Repubblica, pronta a infrangere le regole e a conquistare l’attenzione del Paese nella Seconda Repubblica.
Come ha osservato lo scrittore, saggista e docente universitario Marco Belpoliti nel suo libro "La canottiera di Bossi" (Guanda, 2012), il capo leghista incarnava una rottura radicale con la tradizione politica italiana: il linguaggio misurato dei parlamentari, il contegno da notaio, la distanza cerimoniosa dai cittadini. Bossi, al contrario, comunicava con il corpo, con l’ironia, con la provocazione. Non aveva completato gli studi, non possedeva doti intellettuali dichiarate, eppure, agli occhi dei suoi seguaci, dei giornalisti e perfino di alcune figure del mondo della cultura, era un genio della politica. Come un “vitellone” felliniano, sospeso tra apparente immaturità e magnetismo irresistibile.
È nell’estate del 1994 che questa teatralità del potere trova il suo palcoscenico più simbolico. Da una parte, Silvio Berlusconi nella sua villa Certosa a Porto Rotondo, cuore pulsante della Gallura che presto sarebbe diventata la “Camp David sarda”. Dall’altra, Bossi ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda. Intorno a loro, una galassia di ministri, viceministri e dirigenti di partito che trasformano i borghi turistici della Sardegna da sfondo di vacanza in epicentro di cronaca politica.
Fino ad allora, il potere economico e politico italiano frequentava la Costa Smeralda in modalità “low profile”: Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti, la famiglia Barilla, Raul Gardini, i Merloni e lo stesso Berlusconi erano di casa tra Porto Cervo e Porto Rotondo, ma lontani dai riflettori. Le vacanze servivano a staccare dai palazzi romani, non a fare notizia. Ma l’agosto del 1994 segna un’inversione di tendenza: i politici non solo si mostrano, ma discutono lì le sorti del Paese. Porto Rotondo e Porto Cervo diventano, per qualche settimana, capitali del potere nazionale.
Le riunioni si tengono nelle ville e nei residence locali. A Porto Rotondo, alla Certosa di Berlusconi, arrivano ministri e sottosegretari come Cesare Previti, Alfredo Biondi, Roberto Maroni e Gianni Letta. A pochi chilometri di distanza, una piccola enclave leghista si raccoglie attorno alla casa di Vito Gnutti, con Bossi al centro. La distanza fisica tra i due poli riflette anche la distanza politica e simbolica: Berlusconi rappresenta il potere elegante, costruito e mediatico; Bossi quello spettacolare, diretto, provocatorio.
Quel contrasto, tra formalità e irriverenza, racconta una trasformazione più ampia della politica italiana. La comunicazione politica non passa più solo attraverso il discorso, il programma o la conferenza stampa: diventa gesto, immagine, esposizione mediatica. La canottiera di Bossi non era un dettaglio estivo, ma un manifesto visivo, una dichiarazione di appartenenza a un nuovo tipo di populismo che parla al corpo e all’emotività del pubblico. Ogni gesto, dal dito medio al pugno alzato, contribuisce a costruire un linguaggio politico immediato e riconoscibile. (di Paolo Martini)

Categoria: politica
22:46
Roma-Bologna, rigore segnato da Malen ma i giallorossi chiedono un altro penalty. Cos'è successo in Europa League
(Adnkronos) - Succede di tutto nel secondo tempo di Roma-Bologna, ritorno degli ottavi di Europa League allo stadio Olimpico oggi, giovedì 19 marzo. Dopo il gol dell'1-3 di Castro, i giallorossi hanno un contraccolpo ma rientrano in partita grazie a un calcio di rigore concesso dall'arbitro al 68' per un fallo in area di Freuler su Robinio Vaz. Un episodio valso il penalty per gli uomini di Gasperini, realizzato da un glaciale Malen per il 2-3 tra le proteste rossoblù dopo check Var. Finita qui? Per niente.
Pochi minuti dopo, la Roma chiede un altro rigore per un possibile tocco di mano in area rossoblù. Il direttore di gara però lascia correre e il finale di partita si accende, fino al gol del 3-3 di Lorenzo Pellegrini

Categoria: sport
22:39
Allenamento al mattino è il top, scelta migliore per il cuore: lo studio
(Adnkronos) - L'effetto positivo dell'attività fisica per la salute è noto. Basta camminare per ottenere benefici per il cuore, per la pressione, i livelli di glicemia e colesterolo. Conta ovviamente la 'quantità' di allenamento, ma pesa anche il momento della giornata in cui si decide di mettersi in moto: esiste l'orario ideale, come stabilisce lo studio presentato alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology (Acc.26). La ricerca mostra che le persone che si allenano regolarmente al mattino presto hanno una probabilità significativamente inferiore di soffrire di coronaropatia, ipertensione, diabete di tipo 2 o obesità rispetto a chi si allena più tardi nel corso della giornata.
Lo studio si basa sulle cartelle cliniche e i dati della frequenza cardiaca ricavati da Fitbit di oltre 14.000 persone. Anche se non è chiaro se la relazione tra la tempistica dell'esercizio fisico e la salute cardiometabolica sia causale o mediata da altri fattori, i ricercatori affermano che i risultati potrebbero fornire spunti per la consulenza ai pazienti su come allenarsi, grazie a un'analisi più dettagliata dei comportamenti relativi all'esercizio rispetto a quanto fosse possibile in precedenza. "Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un'ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena", spiega Prem Patel, studente di medicina della Chan Medical School dell'Università del Massachusetts e autore principale dello studio. "Sembra che l'esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche".
I marcatori delle malattie cardiometaboliche, come l'ipertensione, il diabete e l'obesità, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache, la principale causa di morte a livello mondiale. È risaputo che l'attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare questi marcatori, nonché di incorrere in gravi eventi cardiaci. I ricercatori hanno analizzato i dati dei 14.489 partecipanti a 'All of Us', ampio studio nazionale Usa.
I dati sulla frequenza cardiaca, registrati al minuto dai dispositivi Fitbit, sono stati analizzati nell'arco di un anno. Per monitorare i picchi di attività fisica, i ricercatori hanno identificato i periodi in cui i partecipanti presentavano una frequenza cardiaca elevata per 15 minuti consecutivi o più. La metodologia si differenzia da quella di altri studi in quanto si basa sulla risposta del corpo all'esercizio fisico, ovvero sull'aumento della frequenza cardiaca, piuttosto che sul monitoraggio di attività specifiche come camminare per andare al lavoro, svolgere le faccende domestiche o allenarsi in palestra.
Rispetto a chi si allenava più tardi nel corso della giornata, chi lo faceva frequentemente al mattino aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare una malattia coronarica, il 18% di probabilità in meno di avere la pressione alta, il 21% di probabilità in meno di avere l'iperlipidemia, il 30% di probabilità in meno di avere il diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in meno di essere obeso. Queste associazioni erano indipendenti dalla quantità totale di attività fisica giornaliera. L'ora esatta risultata migliore di tutte? L'esercizio fisico tra le 7 e le 8 del mattino era associato alla minore probabilità di sviluppare una malattia coronarica.
Per i ricercatori, lo studio offre una visione più olistica dell'esercizio fisico rispetto alle ricerche precedenti e suggerisce che la tempistica dell'esercizio potrebbe rappresentare un aspetto finora sottovalutato della salute cardiometabolica. Questo è, inoltre, il primo studio di grandi dimensioni a valutare la quantità e la tempistica dell'esercizio basandosi su dati a lungo termine provenienti da dispositivi indossabili, sottolineano. "In passato, i ricercatori si sono concentrati principalmente sulla quantità di attività fisica da svolgere, sul numero di minuti o sull'intensità dell'attività", conclude Patel.
"Ora, con un americano su tre in possesso di un dispositivo indossabile, stiamo acquisendo la capacità di analizzare l'esercizio fisico minuto per minuto, e questo apre molte possibilità in termini di nuove analisi". Tuttavia, una precisazione: i risultati, dicono gli esperti, mostrano solo un'associazione e non indicano se l'abitudine di fare esercizio fisico al mattino presto causi miglioramenti negli indicatori di salute.
Anche fattori biologici come ormoni, sonno o genetica potrebbero giocare un ruolo nelle associazioni osservate, così come fattori comportamentali e psicologici: fare esercizio fisico al mattino presto potrebbe portare a livelli di energia più elevati e a scelte alimentari più sane durante la giornata, oppure potrebbe essere più comune tra le persone che danno priorità alle abitudini salutari in generale. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare raccomandazioni più precise.

Categoria: cronaca
22:31
Salvini e l'addio a Umberto Bossi: "Mi hai cambiato la vita, ti saluto con gratitudine"
(Adnkronos) - "Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato". Questo, su X, il messaggio del segretario della Lega Matteo Salvini dopo la morte di Umberto Bossi, fondatore e leader storico del Carroccio.
"Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio", conclude Salvini, postando una foto con il Senatur.

Categoria: politica
22:27
Il patto della pajata: quando Bossi fece pace con Alemanno e fu la fine di 'Roma ladrona'
(Adnkronos) - Roma, 6 ottobre 2010. Davanti a Montecitorio va in scena una delle rappresentazioni più surreali e insieme più rivelatrici della Seconda Repubblica: una tavolata pubblica, piatti fumanti, cori da stadio e un leader che fino a pochi giorni prima aveva definito i romani “porci” seduto a mangiare con il sindaco della Capitale.
È il giorno passato alla storia come “il patto della polenta”. O, dalla prospettiva romana, quello della pajata e della coda alla vaccinara.
Tutto nasce da una battuta, di quelle che Umberto Bossi, scomparso oggi, aveva trasformato in marchio politico, sull’acronimo Spqr: “Sono porci questi romani”.
Una frase che scatena una reazione trasversale e immediata: dal sindaco Gianni Alemanno alla neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini, fino al centrosinistra e a pezzi della stessa maggioranza.
Il contesto è quello del governo Berlusconi IV, con la Lega Nord tornata forza strutturale dell’esecutivo e protagonista della stagione del federalismo. Roma, però, è il simbolo dell’opposto: il centro del potere, della spesa pubblica, della “Roma ladrona” contro cui la Lega aveva costruito la propria identità.
La crisi stava per diventare politica. Serviva una soluzione visibile, teatrale, immediata.
La risposta è un pranzo. Pubblico. In piazza. Polenta, rigatoni con la coda alla vaccinara, cicoria, parmigiano e vino dei Castelli: Nord e Sud nello stesso menu, nel solco del patto della crostata tra D’Alema e Berlusconi (1997, a casa di Gianni Letta), del patto del caciocavallo tra Craxi e De Mita negli anni Ottanta.
Bossi e Alemanno brindano davanti alle telecamere, seduti a una lunga tavolata montata davanti alla Camera dei deputati. Attorno, una platea che è metà pubblico e metà curva da stadio: militanti leghisti che gridano “Padania libera” e romani divisi tra ironia, rabbia e incredulità.
Beatrice Lorenzin (all’epoca in Forza Italia) gira la polenta, Roberto Cota, presidente del Piemonte, sorseggia vino dei Castelli. Ci sono Maurizio Gasparri e Rosi Mauro con una fetta di salame, Roberto Calderoli che ispeziona gli stand arrivati dal profondo Nord per firmare la tregua.
I lanci Adnkronos dell’epoca raccontano la scena come una vera “riconciliazione” sancita da un brindisi e da un piatto condiviso. “La pace è fatta”, dirà Bossi a fine pranzo.
Ma il momento che trasforma quell’evento in icona è un altro: Renata Polverini che imbocca Bossi.
Una scena che fa il giro d’Italia e dei media internazionali. La leader sindacale diventata presidente della Regione Lazio che nutre il capo della Lega: Roma che accoglie, il Nord che si lascia “integrare”, la politica che diventa gesto.
Intorno, la protesta dei deputati del Partito democratico, che distribuiscono volantini “Benvenuti al Sud” e Bersani che liquida tutto come “spettacolo disdicevole”. entinaia di militanti di ogni colore politico, una bolgia che vede un giornalista parlamentare aggredito. I vox populi raccontano gente venuta per la polenta, per protestare, o solo per curiosità.
Quella giornata è molto più di un episodio folkloristico. Riassume la politica italiana di quegli anni: il conflitto che non viene risolto non in una sede istituzionale, ma in una piazza trasformata in palcoscenico; la Lega di Bossi che riesce a tenere insieme la retorica anti-Roma e la partecipazione piena al potere centrale.
Roma è il centro contro cui si costruisce il consenso, ma anche il luogo in cui si esercita il potere. Quel giorno, le due dimensioni si incontrano, e si neutralizzano, a tavola.
Gianni Alemanno è oggi in carcere, da dove si spende per i diritti dei detenuti. Renata Polverini nel 2022 lascia il parlamento e nel 2025 ha lasciato Forza Italia per Noi Moderati, il movimento di Maurizio Lupi. Roberto Cota, dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato delle elezioni che lo avevano visto eletto presidente del Piemonte, nel 2014 torna alla professione di avvocato. Oggi è responsabile giustizia di Forza Italia in Piemonte. Rosi Mauro, indagata nelle inchieste per le “spese pazze” nel 2012, viene espulsa dalla Lega, ma sarà poi archiviata nel 2014, con la motivazione che le spese effettuate potevano essere considerate attività “in un certo qual modo routinarie” nelle funzioni di rappresentanza.

Categoria: politica
22:19
Umberto Bossi, da 'Roma ladrona' a 'La Lega ce l'ha duro': anatomia del linguaggio del Senatur
(Adnkronos) - C’è stato un tempo in cui la politica italiana si parlava addosso con il lessico felpato della Prima Repubblica, fatto di perifrasi, allusioni e prudenza. Poi arrivò Umberto Bossi, e la lingua cambiò di colpo: meno congiuntivi, più viscere. Meno retorica istituzionale, più slogan da stadio. Il Senatùr non si limitò a guidare il suo movimento, la Lega Nord: ne inventò la grammatica, costruendo un codice comunicativo che mescolava dialetto, provocazione e una dose calcolata di scurrilità.
“Roma ladrona” non è stato soltanto uno slogan: per il Senatur è stata una formula magica per far breccia nell'opinione pubblica dell'Italia settentrionale, che per lui era la "Padania", altra parola resa un luogo metaforico del suo linguaggio. Tre sillabe e un’accusa, capaci di condensare un intero impianto ideologico. Nello slogan "Roma ladrona" (poi con l'aggiunta della piazza "La Lega non perdona"), si ritrova l’idea di uno Stato predatore, di un Nord produttivo contrapposto a un centro parassitario, di una rabbia che cerca un bersaglio semplice e riconoscibile. Non è un caso che proprio Roma - la città simbolo della nazione . venga trasformata nel nemico per eccellenza: non una critica amministrativa, ma una narrazione.
E poi c’è l’altro slogan, quello che ha fatto più discutere: “la Lega ce l’ha duro”. Qui il linguaggio si fa corporeo, quasi tribale. Non è più solo politica, ma identità virile, appartenenza fisica. È una comunicazione che rifiuta deliberatamente il decoro, perché nel rifiuto del decoro trova la sua forza. La volgarità non è un incidente: è un messaggio. È la dichiarazione di guerra a un’élite percepita come distante, sofisticata, ipocrita.
Bossi parlava come un militante, non come un leader. E forse proprio per questo riusciva a esserlo davvero. I suoi comizi non erano conferenze stampa, ma riti collettivi: urla, applausi, gesti teatrali. In un’epoca in cui la politica si affidava sempre più alla televisione, lui privilegiava la piazza, 'il pratone di Pontida', il contatto diretto, la parola gridata. Una scelta che lo avvicina, per certi versi, ai capi carismatici di altri movimenti populisti europei, ma con una peculiarità tutta italiana: l’uso spregiudicato della cultura popolare e dei simboli.
Emblematico è il rapporto con gli inni. Il ricorso ossessivo al coro del 'Và pensiero' - tratto dall'opera lirica 'Nabucco' di Giuseppe Verdi - a scapito dell'inno nazionale, Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, non è solo una scelta musicale. È un gesto politico: sostituire il simbolo dell’Unità nazionale con quello dell’esilio e della nostalgia. È la "Padania" immaginata come un popolo oppresso, in cerca di riscatto. Una narrazione potente, anche se storicamente fragile.
Il linguaggio del Senatùr ha spesso superato i limiti del politicamente accettabile. Dalle offese personali - come il celebre “Monti vaffa…” rivolto al presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti - alle invettive contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ('terùn") fino alle provocazioni sul Tricolore, “buono per pulirsi…”, ogni uscita contribuiva a costruire un personaggio. Un personaggio che viveva di eccessi, ma che proprio negli eccessi trovava visibilità e consenso. Eppure, ridurre Bossi a una caricatura sarebbe un errore. Dietro la rudezza c’era una strategia comunicativa precisa. Il suo linguaggio “povero” era in realtà estremamente efficace: accessibile, memorabile, replicabile. Non richiedeva mediazioni, non necessitava di interpretazioni. Era fatto per essere ripetuto, scritto sui muri, urlato nelle piazze, come ebbe ad annotare negli anni '90 il linguista Gian Carlo Oli, il celebre padre del Vocabolario della lingua italiana pubblicato da Le Monnier. (di Paolo Martini)

Categoria: politica
22:05
Giorgetti e la foto con il fondatore della Lega Nord, l'addio a Umberto Bossi
(Adnkronos) - Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, posta un foto con Umberto Bossi su X, entrambi sorridenti e giovani. Non ci sono commenti che accompagnano il ricordo. Il fondatore e leader storico della Lega è morto oggi, a Varese, all'età di 84 anni.
La foto è stata scatta agli inizi della militanza politica nella Lega. Il titolare di via XX settembre rende così omaggio al fondatore del suo partito, scomparso oggi.

Categoria: economia
21:55
La 'Bossi-Fini', legge sull'immigrazione ancora in vigore: nasce nel 2002 con il secondo governo Berlusconi
(Adnkronos) - Porta la firma di Umberto Bossi, insieme a quella di Gianfranco Fini, la legge sull'immigrzione che è ancora in vigore. La Bossi-Fini risale al 2002 ed è sul piano legislativo una delle principali eredità del secondo governo Berlusconi. Da sempre contestata dalla sinistra, ha resistito negli anni senza subire modifiche sostanziali. In estrema sintesi, la legge istituisce un legame diretto tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, inasprisce le pene per il traffico di clandestini, introduce respingimenti immediati in mare e l'obbligo di impronte digitali.
Di quel governo, e della maggioranza che lo sosteneva, la Lega di Umberto Bossi era un partito chiave, insieme a Forza Italia, ad Alleanza Nazionale, con Ccd-Cdu (poi Udc) e Nuovo Psi a completarla. Fini era vicepresidente del Consiglio e Bossi ministro delle Riforme istituzionali e della Devoluzione. E la legge che firmarono nasceva come risposta al crescente aumento degli sbarchi. Nel corso degli anni, è stata criticata per l'inefficacia nel gestire i flussi migratori e, talvolta, dallo stesso Fini. Ma è ancora la legge vigente.

Categoria: politica
21:44
Umberto Bossi, l'addio del figlio Renzo: "Sempre fedele ai suoi ideali"
(Adnkronos) - "Dopo una vita di battaglie, vissuta fino all’ultimo respiro con passione e fedeltà ai suoi ideali, oggi si è spento nell’abbraccio dei suoi cari". Renzo Bossi, all'Adnkronos, rende omaggio così al padre Umberto Bossi, morto oggi 19 marzo all'età di 84 anni. "Ci lascia la forza di non arrenderci mai, il coraggio di rialzarci dopo ogni caduta e l’amore profondo per la libertà e la nostra terra", dice il figlio del fondatore della Lega. "Questo - conclude- è ciò che porteremo avanti, ogni giorno".

Categoria: politica
21:43
Bossi, Mattarella: "Italia perde leader appassionato". Meloni: "Ha segnato fase importante della storia italiana"
(Adnkronos) - "Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica". Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni, dopo la morte del fondatore e leader storico della Lega a 84 anni oggi a Varese.
Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo “sincero cordoglio” per la scomparsa di Bossi. “Fondatore e animatore della Lega Nord -sottolinea il Capo dello Stato- è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito.
"Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del nord e le scelte utili alla sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra. Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica", scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
"È arrivata una notizia che non avremmo mai voluto sentire. Nel giorno della Festa del Papà è venuto a mancare il padre della Lega, per me un padre politico. La scomparsa di Umberto Bossi mi riempie di un dolore profondo e lacerante. È stato per me una figura decisiva: la ragione del mio approdo in politica. Fin da giovanissimo mi ha affascinato con le sue idee e il suo impegno, lasciando un segno indelebile nella storia del nostro Paese. Ci mancherà molto. Restano i suoi insegnamenti, i ricordi dei nostri incontri, delle conversazioni, dei suoi comizi: momenti che porto nel cuore e che non mi abbandoneranno mai. Alla sua famiglia rivolgo un abbraccio sincero e la mia più sentita vicinanza in questo momento così difficile". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
Salvini e l'addio a Umberto Bossi: "Mi hai cambiato la vita, ti saluto con gratitudine"
Ed è lutto nel mondo politico per la scomparsa del Senatur. "Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace", scrive su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani.
"É morto Umberto Bossi. Ho avuto l’onore di conoscerlo, di lavorare con lui, di scherzare con lui, di confrontarmi e discutere con lui". Così, via social, il ministro della Difesa Guido Crosetto. "La prima volta - ripercorre il ministro - fu quando ero relatore alla legge di Bilancio e ci trovammo in un impasse perché il gruppo della Lega aveva fatto muro contro il finanziamento del fondo per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per un finanziamento per i dissalatori in Sicilia. Tutto si bloccò e, alle due del mattino, entrò nella stanza dove ci stavamo confrontando il capo supremo della Lega Nord. Lo vidi entrare e pensai: ok é finita ora lui dirà che non si può far nulla ed i deputati di An e di Forza Italia del sud faranno saltare il banco. Si zittirono tutti. 'Rocky (Marciano così gli piaceva chiamarmi) che succede?' Gli spiegai che avevo proposto un meccanismo virtuoso per cui avremmo finanziato gli Lsu ma prevedendo una riduzione obbligatoria negli anni fino ad arrivare a zero e che invece l’investimento nei dissalatori era secondo una cosa intelligente in una zona con poca acqua. Mi guardò, guardò i suoi e disse: 'Perché mi avete disturbato (fu un po’ più rude), se avete trovato una soluzione seria su Napoli e Palermo? L’unica mia preoccupazione è che poi li tengano in funzione i dissalatori, una volta fatti'. Ed uscì. Perché lui era così: di buonsenso, mai superficiale e molto realista. Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto".
“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Con queste parole il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda lo storico leader della Lega Nord. “Lo chiamavano il Senatur – sottolinea il presidente Zaia - un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”. “Ci lascia un grande leader - conclude Zaia - un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”.
"Umberto Bossi è stato un grande leader politico, un visionario che ha dato centralità al federalismo per i territori. Ha costruito il partito più longevo presente in parlamento in Italia, a lui va il mio ringraziamento, a noi il compito di continuare con il credo della sua passione", dice all'Adnkronos Claudio Durigon, vicesegretario della Lega.
"Umberto Bossi era prima di tutto un mio grande amico. Un amico vero, di tanti momenti insieme, non per anni ma per decenni, per una vita: giornate e serate interminabili insieme, nella sede di via Bellerio, in giro per comizi e manifestazioni in lungo e in largo in tutto il Nord Italia e poi ovviamente a Roma, in Parlamento e al governo. Siamo cresciuti insieme, siamo invecchiati insieme, abbiamo affrontato gioie e malattie insieme. E proprio nel giorno del festa del papà perdo ‘papà Umberto’, perché per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l’autonomia per i territori", dichiara il senatore della Lega Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie.
"Per me è stato un fulmine a ciel sereno, era un po' che non lo sentivo. Non me l'aspettavo. Oggi siamo tutti orfani, Bossi è stato per me un padre politico, ho imparato tutto da lui, sul piano umano invece è stato un fratello maggiore, perché eravamo amici. Oggi si chiude un'epoca storica, ora devono vivere le sue idee". Così all'AdnKronos, Roberto Castelli, ex ministro leghista della Giustizia con Berlusconi a Palazzo Chigi. "Sto ascoltando la sua voce a Radio Libertà, pensi sempre che alcuni siano immortali, come quando è morto Berlusconi", aggiunge . "Io sono stato uno dei pochi a continuare ad andarlo a trovare anche negli ultimi anni, non ho mai interrotto i rapporto con lui", conclude Castelli.
"In questo momento non ci sono parole, c’è solo il dolore, c’è solo il vuoto, di tutta la grande famiglia della Lega Lombarda, la casa di Umberto, la sua Lombardia da dove tutto è iniziato negli anni Ottanta, arrivando a cambiare la storia di questo Paese. L’unica parola che viene, dal cuore, è grazie Umberto, per aver acceso la scintilla della passione politica in ognuno di noi, per aver scatenato la voglia di seguirti nella battaglia per l’autonomia e il federalismo dei nostri territori, prima, e poi in quella successiva, cambiando il mondo intorno a noi, per la difesa dei nostri valori, di quello che siamo. Stasera Umberto possiamo solo ringraziarti. E piangerti". Lo dichiara il segretario regionale della Lega Lombarda e capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo.
"Esprimo le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia, a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi, venuto a mancare oggi". Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.
"Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene". Lo scrive su X Pier Luigi Bersani.
"Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori", dice in una nota Pier Ferdinando Casini.
"Le più sincere condoglianze per la scomparsa di Umberto Bossi. Avversari in anni intensi, quando entrambi guidavamo i nostri partiti, ma sempre nel rispetto reciproco e nel confronto vero della politica. Oggi resta il ricordo di una personalità importante della vita pubblica italiana e la vicinanza umana alla sua famiglia in questo momento di dolore", ha scritto su X Piero Fassino, già segretario dei Ds.
"Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace", la nota di Matteo Renzi, leader di Italia viva.
Gianfranco Rotondi, presidente Dc e deputato di Fratelli d’Italia, ha scelto di rendere omaggio a Bossi postando sui social una immagine che li ritrae assieme ai banchi dell’ultimo governo Berlusconi, con la frase che Bossi amava ripetere: ‘mai mulàr’. E poi un semplice "ciao Umberto".
"Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, protagonista della vita politica italiana e fondatore della Lega Nord. Al di là delle differenze politiche, resta il segno di un lungo impegno nelle istituzioni e nel dibattito pubblico. Alla famiglia e alla comunità politica della Lega le mie più sincere condoglianze". Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd.
"È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento", scrive in una nota Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle.
"Mi dispiace per la sua scomparsa" perché "Bossi aveva una sua autenticità, ci siamo tante volte incontrati, eravamo vicini per territorio e lontani politicamente. C'è stato un confronto nel conflitto sempre netto tra noi, ma segnato dal rispetto". Così all'AdnKronos, Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e leader della sinistra. "Ripeto -sottolinea- con lui in comune c'era una territorialità e il codice comune antifascista" tanto che "scherzavamo sul fatto di avere due opposte tendenze ad animare il nord, la sua nel nome del territorio, la mia del comunismo". "Ma c'era il comune sentire anti-fascista", sottolinea. Con Bossi -ricorda ancora Bertinotti- scherzavamo sul passaporto, 'tu non puoi passare il Ticino'". Bertinotti riconosce alla Lega di Bossi di aver dato vita a una sorta di scissione: "L'arrivo della Lega nelle fabbriche segna un primo momento di crisi del movimento operaio, durante la fase della solidarietà nazionale", spiega l'ex leader sindacale. "Dico 'scissione' perché una parte del popolo che aveva vissuto quei territori, che era tanta parte del movimento operaio, comunista, socialista e cattolico, una parte di quel mondo si stacca e sceglie la via del separatismo" in una "scissione che è certo discontinuità". Cosa resta di quella Lega di Bossi? "Il 900 si è concluso -risponde Bertinotti- basta vedere quanto la Lega di Bossi è lontana da quella di Salvini. Non c'è quindi eredità di quella Lega, e mi pare che Bossi sapesse che questa Lega attuale non c'entrasse più nulla con quella sua, è questa la mia impressione", conclude.
"Apprendo con grande dolore della scomparsa di Umberto Bossi. Uomo autentico e coraggioso, è stato innovatore e portatore di nuove istanze. Ha contribuito all’avvio di importanti stagioni. Ovviamente ci sono state scelte che abbiamo condiviso, altre che sono state base di confronto, a tratti complesso, ma sempre ricco di contenuti e di progetti di cambiamento. Aperti al protagonismo dei territori. Bossi resterà un protagonista storico della politica italiana. Alla famiglia, a tutto il popolo della Lega vicinanza e solidarietà in questo momento di comune tristezza". Lo dichiara il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri.
"L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari", si legge in una nota della Lega. Intanto Matteo Salvini ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per domani e tornerà a Milano con il primo volo.
"Ho saputo dalla tv della scomparsa di Bossi, ma credo di essere stato l'ultimo a vederlo, una decina di giorni fa". Così all'AdnKronos, Giuseppe Leoni, tra i fondatori della Lega, con Bossi. "Mi aveva detto -racconta - 'attivati per rimettere tutti i movimenti autonomisti tutto sotto l'unica bandiera, la bandiera della Lega nord' e questo è il suo testamento politico".
"L'avevo visto che non stava bene, eravamo a casa sua, guardava la televisione e avevamo parlato della Milano-Sanremo di ciclismo, dandoci appuntamento per vederla assieme". "Quella di Gemonio -racconta ancora- era una casa aperta, per me era il mio fratello maggiore. Manuela, la moglie, mi aveva fatto capire che c'era qualche problema, mi aveva detto di essere tanto impegnata con la famiglia...". Poi racconta: "Avevamo parlato anche della guerra, mi aveva detto, 'Giuseppe, la guerra non va bene...'"

Categoria: politica
21:39
Roma-Bologna, vantaggio rossoblù con Rowe tra le proteste. Cos'è successo in Europa League
(Adnkronos) - Il Bologna sblocca il ritorno degli ottavi di finale di Europa League oggi, giovedì 19 marzo, ma il gol di Rowe è accompagnato da una pioggia di proteste della panchina della Roma. Cos'è successo all'Olimpico? Il numero 11 rossoblù segna il gol del vantaggio nell'euroderby di coppa al minuto 22, con un gran destro all'incrocio dei pali. I giallorossi e il tecnico Gian Piero Gasperini protestano però per una trattenuta a inizio azione su Gianluca Mancini.
Dopo il gol, check Var per valutare l'episodio ma tutto regolare sul gol del Bologna. Al minuto 32, il pari di testa di 'Ndicka rimette gli ottavi di Europa League in equilibrio.

Categoria: sport
21:07
E' morto Umberto Bossi, addio al fondatore della Lega: aveva 84 anni
(Adnkronos) - E' morto Umberto Bossi. Il fondatore e storico leader della Lega si è spento a Varese, aveva 84 anni.
Nato il 19 settembre del 1941 a Cassano Magnago, un comune in provincia di Varese, Bossi - l'uomo che ideò il Carroccio con l'emblema di Alberto da Giussano, personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato, da protagonista, alla battaglia di Legnano - ha inanellato una lunghissima serie di incarichi e si conquistò l'appellativo di Senatur che lo ha accompagnato per tutta la vita, in Parlamento, al governo e nel partito. E' stato rieletto per otto volte alla Camera dall'undicesima alla diciannovesima legislatura. Un filotto iniziato nel 1992, contrassegnato anche da tre mandati al Parlamento europeo.
Il 2001 è l'anno del suo ingresso al governo, nel Berlusconi II con l'incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione. Segretario ma soprattutto leader indiscusso della Lega dal 1989, è stato costretto a farsi da parte, anche sotto la spinta della generazione di politici che aveva 'svezzato' e fatto crescere sotto il simbolo del Carroccio, nell'aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi della Lega a favore della sua famiglia. Aveva dato le dimissioni ma aveva conservato la carica di presidente a vita.
"Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica", raccontava di sè Bossi, rimarcando le sue origini che non erano certo quelle di un politico di professione. Assodata e confermata è stata invece la sua militanza giovanile nei partiti della sinistra estraparlamentare e nel 1975 risulta iscritto al Pci.
Quattro anni dopo incrocia quasi per caso l'autonomismo che poi, più avanti, anche sotto la spinta del politologo Gianfranco Miglio, uno dei più illustri scienziati della politica taliana con cattedra all'Università Cattolica di Milano, diventerà federalismo. Risolutivo in questo senso è stato prima l'incontro con Bruno Salvadori e Roberto Maroni. Oramai è sceso in campo, proprio accanto a Salvadori che, tuttavia, muore prematuramente nel 1980 in un incidente automobilistico.
Passano due anni e insieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, Bossi fonda la Lega Autonomista Lombarda, ma viene bocciato alla elezioni politiche, alle quali si presenta per la prima volta nel 1983, raccogliendo - sotto il simbolo della Lista per Trieste, nelle circoscrizioni Varese-Como-Sondrio - meno di 200 voti. Non si perde d'animo. Nell'aprile del 1984 dà vita alla Lega Lombarda, assume la carica di segretario che conserverà fino al 1993.
Nel 1987 si aprono le porte di palazzo Madama e in parallelo Bossi porta avanti il progetto di collegare le esperienze autonomiste, che si articolano nelle regioni del Nord. E' solo questione di tempo e alla fine del 1989, il Senatur fonda la Lega Nord. Al raduno di Pontida viene 'acclamato' segretario. Tangentopoli non è alle porte ma inesorabile si avvicina. Sotto le inchieste della magistratura di Milano, viene giù la Prima Repubblica. Siamo al 1992 il pentapartito si sgretola e Bossi viene eletto alla alla Camera, con 240.000 preferenze.
Bossi dapprima appoggia il 'pool di Mani Pulite, ma la Lega non è immacolata e viene coinvolta per aver ricevuto un finanziamento di 200 milioni delle vecchie lire dalla Montedison finita nelle mani del finanziere Raul Gardini. Come segretario della Lega Umberto Bossi viene condannato a 8 mesi nel 1995 per violazione della legge sul finanziamento pubblico.
Un anno prima Silvio Berlusconi ha fondato Forza Italia. Nasce la prima alleanza che prende il nome di Polo delle libertà. Un sodalizio che dura pochi mesi. Il 22 dicembre 1994, Berlusconi viene sfiduciato ed è proprio Bossi a presentare la mozione di sfiducia contro il suo ex alleato.
Nel 1996 la Lega corre da sola e alle elezioni conquista il 10,8% a livello nazionale, ma in Veneto sfiora il 30%, il 26% in Lombardia e il 18% in Piemonte. Si tiene le mani libere e dall'opposizione coltiva il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale, quella che insieme a Gianfranco Miglio, battezza come l'indipendenza della Padania. Dà vita al Parlamento del Nord che si riunisce periodicamente a Mantova, suscitando le critiche e le accuse di voler dividere in due l'Italia del centrosinistra
Il centro sinistra è al governo con Romano Prodi (1996-1998); poi con Massimo D'Alema (1998-2000) e Giuliano Amato (2000-2001). Bossi tiene la Lega all'opposizione e dopo il gelo dei mesi precedenti riallaccia i rapporti con Berlusconi. Nel 2001 Forza Italia e Lega fondano la Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche ma la Lega crolla dal 10 al 3,9%. Tuttavia Bossi entra al governo con l'incarico di ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione.
L'11 marzo 2004 è una data spartiacque. Bossi viene colpito da ictus celebrale e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Si salva ma la degenza e la riabilitazione sono molto lunghe e il senatur è costretto per diversi mesi a interrompere l'attività politica. Nel 2006 viene confermato alla Camera ma rifiuta il seggio per restare al Parlamento europeo. Due anni dopo viene rieletto alla Camera e nominato ministro delle Riforme istituzionali nel governo Berlusconi IV.
Al declino fisico si aggiunge quello politico. Il 5 aprile 2012 sotto la spinta delle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, è costretto a dimettersi, accusato di aver stornato una parte dei fondi della Lega Nord e averli dati alla sua famiglia. Il consiglio federale insedia un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.
Nel maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, soldi dei rimborsi elettorali che veniva utilizzato per esigenze personali. Nel 10 luglio 2017 il tribunale di Milano lo condanna a due anni e tre mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato a causa dei rendiconti depositati in Parlamento tra il 2008 e il 2010 per ottenere indebitamente fondi pubblici.
La parabola del senatur declina. Bossi si allontana dalla scena politica, ma nel 2013 si candida alle primarie che la Lega Nord ha indetto per nominare il nuovo segretario. Vince Salvini che ottiene l'82% dei voti e per la Lega si apre una nuova stagione politica, con un ricambio di classe dirigente e con una rivoluzione nei riferimenti politici e nel quadro delle alleanze. Con Salvini non mancano i dissapori, le polemiche e gli scontri. Ma al vecchio 'guerriero' viene riconosciuto l'onore delle armi e nel 2018 viene ricandidato e eletto al Senato. Alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene ricandidato alla Camera, come capolista per la Lega per Salvini Premier nel collegio plurinominale Lombardia 2 - 01, venendo rieletto deputato per la XIX legislatura, risultando il deputato in carica più anziano. (di Paolo Martini)

Categoria: politica
21:03
Rakow-Fiorentina 1-2: viola ai quarti di Conference League con gol da centrocampo di Pongracic
(Adnkronos) - La Fiorentina avanza ai quarti di finale di Conference League per il quarto anno consecutivo. I viola si impongono 2-1 sul campo del Rakow Czestochowa oggi, giovedì 19 marzo, dopo aver vinto all'andata in casa con lo stesso punteggio. Al vantaggio dei polacchi al 46' di Struski replicano Ndour al 68' e Pongracic al 97'.
Partita con poche emozioni nel primo tempo. L'occasione più netta arriva nel recupero. Parisi accelera a sinistra e al lato corto dell'area crossa in mezzo, basso e a rimorchio: Fagioli calcia di prima col sinistro e trova la respinta di Zych.
In avvio di ripresa, i polacchi sbloccano la partita riportando in equilibrio le sorti del doppio confronto. Struski riceve palla in area, rientra sul destro, Ndour gli lascia troppo spazio, diagonale rasoterra che trova l'angolo basso con Christensen in leggero ritardo.
Al 21' viola a un passo dal pari. Cross di Gosens da sinistra e stacco perentorio di Piccoli sul primo palo: pallone che sbatte contro il 'legno' a portiere battuto. Due minuti dopo la Fiorentina trova il pari. Splendida azione di Parisi da destra con sterzata a saltare un avversario e scarico al limite dell'area di rigore per Piccoli. Sponda all'indietro del centravanti per Ndour, che calcia e batte Zych grazie a una deviazione di Piccoli che però non modifica la traiettoria del tiro.
Al 34' tiro di Parisi e palla fuori di un soffio. Al 40' l'arbitro prima assegna un rigore al Rakow poi lo revoca, dopo aver rivisto l'azione al Var. Palla in profondità per Brunes, che si allarga leggermente a sinistra, Christensen esce dai pali Brunes va giù ma fra i due non c'è contatto e il giocatore del Rakow si prende un giallo per simulazione. Prima del 90' arrivano gli ultimi cambi di Vanoli che prima inserisce Pongracic per Dodo passando alla difesa a tre e poi toglie Fagioli e Harrison per Mandragora e Gudmundsson. Negli ultimi minuti è arrembaggio Rakow ma la difesa viola tiene e anzi trova la vittoria al 97' grazie a Pongracic. Sull'ultimo angolo per il Rakow va a saltare anche il portiere Zych. La Fiorentina non solo allontana la minaccia, ma segna con un tiro da centrocampo del difensore che si infila nella porta vuota.

Categoria: sport
20:42
Referendum, non solo derby in musica Sal da Vinci-Vasco: nel '74 Eurovision in onda in ritardo per voto sul divorzio
(Adnkronos) - Da una parte Sal Da Vinci con la sua 'Per sempre sì', dall'altra 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi: anche la musica si schiera per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì prossimi. Se la canzone vincitrice di Sanremo è diventata il jingle perfetto per scandire i tempi nel comizio finale di Fratelli d'Italia a Milano della settimana scorsa, la pluridecennale hit del rocker di Zocca ha aperto, in una nuova veste e con un altro artista, il palco dei comitati del no di ieri a piazza del Popolo, ma tanti altri brani potrebbero essere 'arruolati' in questa tornata referendaria. In una sorta di ipotetica playlist, in effetti, sono molte altre le hit che nel titolo, e poi nel ritornello, si 'schierano', inconsapevolmente sia chiaro, a favore di uno o dell'altro schieramento. Proviamo qui a fare una carrellata, pescando qua e là nei repertori di musica leggera, dagli anni '70 a oggi.
Laura Pausini, per esempio, potrebbe andare bene tanto per chiudere un comizio referendario di Forza Italia, quanto per uno dei vari appuntamenti del campo largo in giro per l'Italia. La cantautrice romagnola intona, è vero, "Io sì", la canzone con cui ha vinto il Golden Globe nel 2021, ma nel 2008 cantava anche "Invece no". Dopo tutto, lei per prima aveva detto di non essere "dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito".
Chi, invece, non va bene per tutti i gusti è senza dubbio "Sì", di Gigliola Cinquetti. Nel 1974, quando l'Ugola d'oro partecipò all'Eurovision portando sul palco di Brighton il brano, la Rai decise di rimandare la messa in onda del festival a dopo il 12 maggio, giorno in cui si votò per il referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio, proprio per evitare che si potesse influenzare il voto degli italiani.
Perentori e facilmente arruolabili, ma nello schieramento opposto, poi, ci sono Mina e Gianni Bella, con la loro "No". Sia per la Tigre di Cremona, sia per il cantautore di Catania il no è da rivolgere al proprio amato, non certamente a un referendum costituzionale, ma si tratta di una playlist, e tutto fa brodo. Anche Claudio Baglioni con la sua, manco a dirlo, "Noi no", e questa sì che andrebbe bene per festeggiare la vittoria, se arriverà, in un comitato per il no lunedì. Così come "Come no" di Baby K se si volessero coinvolgere i più giovani e farli ballare al ritmo di reggaeton.
Più giovani che, ancora, potrebbero trovarsi in "Sì, ah" di Frah Quintale. Certo, la canzone del rapper bresciano dovrebbe essere 'zoomata' solo in quelle paroline magiche da spot elettorale, ma come sound, per tenere viva l'attenzione, ci siamo. A differenza di "Certo che sì" di Pierdavide Carone, più romantica, meno da jingle, ma pur sempre 'schierabile'. Infine, c'è "Dimmi di sì" dei Pooh, che con il suo ritmo trascinante sarebbe perfetta per essere canticchiata nel segreto dell'urna da chi questa riforma la vuole.

Categoria: politica
20:24
Europa League, Roma-Bologna 3-4: Cambiaghi regala i quarti ai rossoblù - Rivivi la partita
(Adnkronos) - Il Bologna vola ai quarti di finale di Europa League, dove affronterà l'Aston Villa. Dopo il pari per 1-1 al Dall'Ara nell'andata degli ottavi di finale, nel ritorno dell'Olimpico i rossoblù battono 4-3 la Roma dopo i tempi supplementari oggi, giovedì 19 marzo. Decisivo il gol di Cambiaghi al 6' del secondo supplementare. I tempi regolamentari erano finiti 3-3. Per gli ospiti gol di Rowe al 22', Bernardeschi su rigore al 47', Castro al 58'. Per i padroni di casa a segno 'Ndicka al 32', Malen su rigore al 69' e Pellegrini all'80'.
A inizio aprile la doppia sfida con gli inglesi dell'Aston Villa.

Categoria: sport
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00:39
L'ansia da guerra fa volare gli ascolti tv notturni, boom per notizie e film horror
(Adnkronos) - La guerra inquieta gli italiani, che già avevano altri problemi (lavoro, caro vita, insicurezza), al punto da condizionare anche il consumo notturno della tv. Secondo una ricerca di OmnicomMediaGroup realizzata per il quotidiano 'Libero', che ogni giorno monitora i trend degli ascolti, nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del conflitto in Iran, avvenuto lo scorso sabato 28 febbraio, il consumo è aumentato del 100% con le all news Rainews24, TgCom24 e Sky Tg24 che hanno garantito una copertura h24 arrivando a quadruplicare i loro ascolti e registrando picchi di 100mila spettatori con share al 5% già all'alba nei primissimi giorni di quella che è stata ormai denominata la Terza Guerra del Golfo. Anche le messe in onda in simulcast sui generalisti sono state seguitissime: Rainews24 su Rai 1 dalle 4 alle 7 ha toccato picchi del 25% e di 350mila spettatori, Sky Tg24 nei simulcast notturni su Tv8 ha tenuto medie sopra le 50mila teste mentre le pillole di TgCom24 nel late night di Canale 5 e Italia 1 han superato i 150mila spettatori.
Ma ad andare bene sono state anche le repliche dei programmi del daytime. 'Otto e mezzo' di Lilli Gruber su La7, cresciuto di 2 punti di share nell'ultimo periodo superando anche il 10%, nelle repliche notturne tra l'una e le due ha segnato punte di 200mila spettatori. '4 di sera' di Paolo Del Debbio così come '4 di sera Weekend' di Francesca Barra e Roberto Poletti, entrambi su Rete 4, nelle repliche alla mattina presto sono arrivati a 150mila teste con picchi di share del 6%. Tornando a La7, 'L'aria che tira' di David Parenzo, spesso al 7% negli ultimi tempi, in replica in piena notte tra le 4 e le 5:30 ha appassionato fino a 60mila utenti insonni. E su Rai 3 'In mezz'ora' di Monica Maggioni, che in diretta domenica pomeriggio registra anche share del 10%, nelle riproposizioni notturne tra l'una e le tre ha lambito i 200mila telespettatori.
Sempre stando allo studio OmnicomMediaGroup per Libero, non è solo la guerra a stimolare il consumo nelle ore piccole, ci sono anche film horror/thriller come 'Final Destination' a 300mila teste tra l'una e le 3 su Italia 1, 'L'ultima eclissi' tratto dal libro di Stephen King che su Rete 4 verso le due di notte ha sfiorato 200mila spettatori o 'Alex Cross - La memoria del killer' che tra le 2 e le 4 su Rai 2 raccoglie quasi 40mila persone. Ottimi riscontri anche per format documentaristici come quello sulle Guerre Puniche che su Italia 1 tra le 4 e le 5 ha tenuto svegli 50/60mila spettatori, film storici come 'Il conquistatore di Corinto' visto da 50mila teste tra le 4 e le 5 su Rete 4.
E ci sono anche gli insonni che, magari per consolarsi un po' dalle notizie allarmistiche che arrivano quotidianamente, non si perdono le commedie sexy all'italiana anni '70/'80 con punte di 40/50mila persone sintonizzate su Rete 4 tra le 4 e le 5:30 per titoli come 'La signora ha fatto il pieno', 'La signora gioca bene a scopa?' o 'Il vizio di famiglia'.

Categoria: spettacoli
00:23
Alzheimer, mangiare più carne può proteggere il cervello: lo studio
(Adnkronos) - Mangiare carne, in alcuni casi, potrebbe proteggere dal morbo di Alzheimer. In uno studio pubblicato su 'Jama Network Open', scienziati del Karolinska Institutet svedese - quello che ogni anno assegna il Nobel per la Medicina - hanno osservato che "le persone anziane con un rischio genetico di malattia di Alzheimer" associato alle varianti ApoE 3/4 o ApoE 4/4 "non hanno mostrato l'atteso aumento del declino cognitivo e del pericolo di demenza se consumavano quantità relativamente elevate di carne", specie se "non lavorata". Secondo gli autori i risultati - da confermare con ricerche disegnate ad hoc per valutare meglio i rapporti causa-effetto - potrebbero aiutare a definire consigli dietetici più personalizzati per proteggere la salute del cervello.
L'ApoE è un gene che influenza il rischio di malattia di Alzheimer, spiegano gli scienziati. In Svezia, circa il 30% della popolazione è portatrice delle combinazioni genetiche ApoE 3/4 o ApoE 4/4. Tra chi soffre di Alzheimer, i pazienti con questi genotipi rappresentano quasi il 70%. Quando l'anno scorso l'Agenzia svedese per l'alimentazione ha presentato una panoramica degli studi sul legame tra dieta e demenza, sono state richieste ulteriori ricerche per valutare un possibile legame tra il consumo di carne e lo sviluppo della patologia. "Questo studio ha verificato l'ipotesi che le persone con genotipi ApoE 3/4 e ApoE 4/4 avrebbero un rischio ridotto di declino cognitivo e demenza con un maggiore consumo di carne, basandosi sul fatto che l'ApoE4 è la variante evolutivamente più antica del gene ApoE e potrebbe essere comparsa in un periodo in cui i nostri antenati seguivano una dieta più ricca di prodotti animali", afferma il primo autore Jakob Norgren, ricercatore del Dipartimento di Neurobiologia, scienze dell'assistenza e società del Karolinska Institutet.
Gli scienziati hanno seguito oltre 2.100 partecipanti allo Studio nazionale svedese sull'invecchiamento e l'assistenza, Kungsholmen (Snac-K) per un periodo massimo di 15 anni. Tutti avevano un'età pari o superiore a 60 anni e non presentavano una diagnosi di demenza all'inizio delle indagini. E' stata quindi analizzata l'associazione tra l'alimentazione auto-riferita e le misure di salute cognitiva, tenendo conto di età, sesso, livello di istruzione e fattori legati allo stile di vita. "Con un basso consumo di carne - riferiscono i ricercatori - il gruppo con le varianti genetiche ApoE 3/4 e ApoE 4/4 presentava un rischio di demenza più che doppio rispetto alle persone senza queste varianti". Invece "l'aumento del rischio di declino cognitivo e demenza nei gruppi a rischio" genetico "non è stato riscontrato nel quinto dei partecipanti che consumava più carne. Il loro consumo medio è stato stimato in circa 870 grammi di carne a settimana, standardizzato su un apporto energetico giornaliero di 2.000 calorie". Precisa Norgren: "Coloro che consumavano più carne in generale presentavano un declino cognitivo significativamente più lento e un rischio inferiore di demenza, ma solo se portatori delle varianti genetiche ApoE 3/4 o ApoE 4/4".
"Esiste una carenza di ricerche sull'alimentazione in relazione alla salute del cervello e i nostri risultati - sottolinea il primo autore - suggeriscono che i consigli dietetici convenzionali potrebbero essere sfavorevoli per un sottogruppo della popolazione geneticamente definito. Per coloro che sono consapevoli di appartenere a questo gruppo a rischio genetico, i risultati" del nuovo lavoro "offrono speranza: il rischio potrebbe essere modificabile attraverso cambiamenti nello stile di vita".
Lo studio del Karolinska dimostra anche l'importanza del tipo di carne: "Una minore percentuale di carne lavorata sul consumo totale di carne è stata associata a un minor rischio di demenza, indipendentemente dal genotipo ApoE", rimarca Sara Garcia-Ptacek, professoressa associata dello stesso dipartimento di Norgren, che insieme alla docente senior Erika J Laukka è l'ultima autrice della ricerca. Il lavoro è stato finanziato, tra gli altri, dalla Fondazione svedese per l'Alzheimer, dalla Fondazione svedese per la demenza, dalla Fondazione Emil e Wera Cornell, dalla famiglia Leif Lundblad e da altri filantropi, dal Consiglio svedese per la ricerca e da Forte (Swedish Research Council for Health Working Life and Welfare). Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.
I risultati del team svedese vanno oltre la salute cerebrale. In un'analisi di follow-up, gli scienziati hanno osservato "una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause nei portatori di ApoE 3/4 e ApoE 4/4 con un maggiore consumo di carne non lavorata". Si tratta però di "uno studio è osservazionale che necessita di essere seguito da studi di intervento adatti a chiarire meglio le relazioni causali", puntualizzano gli autori. "Sono ora necessari studi clinici per sviluppare raccomandazioni dietetiche specifiche per il genotipo ApoE", chiarisce Norgren. "Dato che la prevalenza dell'allele ApoE4 è circa doppia nei Paesi nordici rispetto a quelli mediterranei - conclude - siamo particolarmente adatti a condurre ricerche su raccomandazioni dietetiche personalizzate per questo gruppo a rischio".

Categoria: cronaca
00:21
Iran, Trump: "Non mando soldati". Netanyahu: "Regime sta cedendo"
(Adnkronos) - "Non mando truppe da nessuna parte. E se decido di mandarle, non lo dico...". Le parole di Donald Trump non sono sufficienti per allontanare l'ipotesi di una 'fase 2' della guerra in Iran. Un'invasione di terra di portata limitata e nettamente circoscritta, e in particolare un'operazione dei Marines per riaprire lo Stretto di Hormuz, è uno sviluppo da prendere in considerazione nel conflitto che si avvia a chiudere la terza settimana.
Lo stallo nel Golfo Persico continua a produrre effetti dirompenti sul mercato del petrolio: Teheran blocca il traffico di greggio e le quotazioni del Brent volano abbondantemente oltre i 100 dollari a barile. "Pensavo che i prezzi sarebbero cresciuti di più. Quando lo Stretto sarà riaperto, caleranno rapidamente", dice Trump. Il quadro rimane estremamente complicato, con l'ulteriore escalation innescata dall'attacco di Israele contro il giacimento iraniano di gas naturale di South Pars. Per la Casa Bianca, l'azione di forza diventa un'opzione che può scalare le classifiche.
Il Wall Street Journal è l'ultimo in ordine di tempo a ipotizzare che gli Usa potrebbero andare all'assalto di una serie di isole - compresa la fondamentale Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano - per acquisire basi operativa o almeno una leva negoziale con Teheran. Il Pentagono, come è noto, ha disposto l'invio nella regione della 31esima unità di spedizione dei Marines, forza di circa 2.200 uomini imbarcata sulla nave anfibia Uss Tripoli, attesa in Medio Oriente dal Giappone entro poco più di una settimana.
L'unità, autosufficiente e specializzata in raid via mare e via aria, offre a Washington nuove potenziali soluzioni. Secondo fonti citate dal Wsj, gli Usa potrebbero decidere di colpire le infrastrutture energetiche di Kharg - con possibili ripercussioni anche sull'economia globale - oppure occupare l'isola per utilizzarla come strumento di pressione senza danneggiare i mercati. Le operazioni potrebbero avvenire con sbarchi anfibi direttamente dalla Uss Tripoli o tramite incursioni aeree con elicotteri e jet F-35B. Tra le ipotesi allo studio c'è anche la presa di isole all'ingresso dello stretto, come Qeshm - che ospita basi navali e sistemi missilistici in tunnel sotterranei - oppure Kish e Hormuz, utilizzate da Teheran per attività militari e logistiche. Il controllo di queste posizioni consentirebbe alle forze statunitensi di intercettare imbarcazioni veloci e contrastare attacchi contro le rotte commerciali.
"Non utilizziamo lo Stretto di Hormuz, ma lo difendiamo per tutti gli altri. Farò quello che serve per tenere i prezzi sotto controllo", dice il presidente americano. "In realtà mi aspettavo numeri molto peggiori. Tutto questo passerà presto", aggiunge, disinnescando anche il caso provocato dall'attacco israeliano al giacimento iraniano di gas di South Pars. Teheran ha reagito prendendo di mira raffinerie e impianti GNL in Qatar, Arabia Saudita, Kuwait: una reazione a catena che lascia il segno sui mercati.
"Ho detto a Netanyahu di non attaccare le infrastrutture energetiche e lui si è adeguato. Non ne abbiamo discusso nei dettagli - agiamo in modo autonomo - ma siamo molto in sintonia. C'è coordinamento. A volte prende iniziative, ma se non le condivido non si ripetono", aggiunge Trump ribadendo quanto espresso in un post sul social Truth: Israele ha agito autonomamente senza consultare la Casa Bianca, sebbene i media americani - sulla base di informazioni fornite da fonti israeliane - affermino che Israele ha agito dopo aver consultato Washington.
A puntellare la versione trumpiana provvede Netanyahu. "Israele ha agito da solo contro il complesso gasiero di South Pars. In secondo luogo, il presidente Donald Trump ci ha chiesto di sospendere qualsiasi nuovo attacco e noi ci stiamo conformando", dice il premier israeliano, che in conferenza stampa fissa alcuni paletti. "Per prima cosa - dice smentendo le voci relative alla sua morte - sono vivo, siete testimoni". A Netanyahu preme smentire la ricostruzione secondo cui gli Stati Uniti sarebbero stati trascinati in guerra da Israele.
"Qualcuno pensa davvero che si possa dire al presidente Trump cosa fare? Per favore... Trump prende sempre le sue decisioni in base a ciò che ritiene sia meglio per l'America" e per le "generazioni future", aggiunge. Giorno dopo giorno, si ha l'impressione che a tratti Trump e Netanyahu combattano due guerre diverse per obiettivi parzialmente differenti. "Israele sta aiutando, con mezzi propri, a riaprire lo Stretto di Hormuz contribuendo agli sforzi americani", dice il primo ministro evidenziando sintonia e unità di intenti. I due paesi puntano ad ottenere un regime change a Teheran: missione estremamente complessa, ai limiti dell'impossibile se si considera la capacità con cui l'Iran sopravvive all'eliminazione di figure apicali. Netanyahu non esclude il crollo, ma si prepara a convivere con lo status quo: "Ci sono molti segnali che il regime iraniano stia cedendo. Stiamo lavorando per creare le condizioni per il suo collasso. Potrebbe sopravvivere oppure no, ma se lo farà sarà nel suo momento di massima debolezza".

Categoria: internazionale/esteri
00:20
Iran, Meloni: "Nessuno pensa a missione militare per forzare il blocco di Hormuz"
(Adnkronos) - "Su questo voglio essere chiara, perché mi pare che ci siano state delle interpretazioni un po’ forzate: nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz. Quello su cui ci interroghiamo è, quando dovessero esserci le condizioni - ma ragionevolmente in una fase post-conflitto - come possiamo offrire il contributo, chiaramente d’accordo con le parti, per garantire e difendere la libertà di navigazione". Così la premier Giorgia Meloni, parlando della guerra in Iran al termine del Consiglio europeo.
"I Paesi dell’Unione europea non sono coinvolti direttamente in questo conflitto e sono invece impegnati a costruire sul piano diplomatico le strade possibili per una de-escalation. Chiaramente questa è stata la gran parte del nostro dibattito. Ne abbiamo parlato anche con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, a pranzo", ha aggiunto la premier.
"La questione della sicurezza energetica: entra nelle conclusioni del Consiglio anche un riferimento, che pure noi abbiamo chiesto, a una moratoria degli attacchi sulle infrastrutture energetiche che, come avete visto in questi ultimi giorni, chiaramente deve particolarmente preoccupare", ha poi continuato.
Per Meloni, c'è un "possibile impatto" della crisi iraniana "anche sul fronte migratorio, oggetto della riunione del tavolo dei Paesi like-minded, che poi attraverso una proposta italo-danese ha proposto di inserire nelle conclusioni un riferimento molto chiaro sul fatto che l’Europa, anche imparando dalla crisi del 2015, debba oggi invece prevenire una possibile crisi migratoria, rafforzando ancora di più la difesa dei suoi confini esterni. Quindi altra iniziativa sulla quale c’è stato un importante contributo italiano".
Per quanto riguarda l'Ucraina, "è ribadito dal Consiglio europeo il sostegno a 360 gradi alla nazione invasa. Ovviamente la gran parte della discussione è ruotata attorno al blocco che c’è sul prestito da 90 miliardi da parte ungherese. Anche qui ho letto delle ricostruzioni abbastanza bizzarre su quello che avrei detto, quindi condivido volentieri con voi quello che ho ribadito. Io credo che la situazione sia risolvibile. Credo che per risolverla serva flessibilità da entrambe le parti. E quindi da una parte è necessaria, dal mio punto di vista, la riapertura del gasdotto Druzhba e dall’altra, in automatico, si sbloccano anche i 90 miliardi", ha poi chiarito Meloni, smentendo le indiscrezioni secondo cui, durante i lavori, avrebbe espresso comprensione per il veto di Viktor Orban sul prestito a Kiev.
"Bisogna avviare chiaramente una trattativa, bisogna andare nei dettagli, ma sono confidente che si possa avere un via libera dalla Commissione" al dl bollette, ha detto la premier.
Il decreto carburanti? "Dipende da come evolve la crisi, e la ragione per la quale l’abbiamo fatto per un tempo limitato ovviamente non è una questione elettorale: è che noi non sappiamo quale sia la tempistica, non sappiamo qual è la fluttuazione dei prezzi del petrolio e quindi, prima di mettere risorse che potrebbero non essere necessarie, aspettiamo a vedere come va e poi, se sarà necessario, ovviamente in base a come andrà, aggiusteremo il tiro".
Per quanto riguarda le critiche delle opposizioni, "prendo atto che avrebbero preferito che non lo facessimo, però mi sembrava che anche loro lo avessero chiesto, perché nelle misure che noi abbiamo varato ieri ci sono anche le famose accise mobili che l’opposizione ci ha richiesto... Quindi io non so che dire, perché non mi sembra che abbiano le idee chiarissime", ha aggiunto.
Meloni si è poi detta "contenta" di aver "dato una risposta che ci serviva intanto a frenare l’impennata dei prezzi, ma contestualmente a dare vita a un meccanismo efficace sul tema della speculazione", ha rimarcato la presidente del Consiglio.
"Alla fine, dopo lunga discussione, siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente, da lunedì, di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto bollette. Questo, per noi, era importantissimo", ha detto ancora Meloni.
"Dopodiché, sul medio termine, c’è il tema della revisione di Ets. Io penso che questo confronto oggi sia stato molto utile anche per aiutarci tra Stati membri a capire ciascuno la posizione dell’altro. C’è un tema di come risolvere strutturalmente questi impatti che non sono equilibrati tra nazione e nazione, e quindi è un altro lavoro che va fatto nel medio termine; ma per medio termine si intende che, secondo noi, nel prossimo Consiglio europeo di giugno già si dovrebbe arrivare con delle risposte concrete", ha proseguito Meloni.
"Quindi, anche sul tema dei prezzi e dell’energia, che per me oggi era la cosa più importante, siamo riusciti a portare a casa il risultato che era per noi irrinunciabile e quindi sono soddisfatta di questo lungo Consiglio europeo", ha evidenziato la leader di Fratelli d'Italia.
Caso Delmastro? "Leggo che la segretaria Schlein" ha appreso dalla stampa "che io sapevo questa cosa da un mese, il che mi diverte moltissimo, perché io scopro la vicenda Delmastro dalla stampa... Forse ci dovremmo anche interrogare su un certo modo di fare giornalismo. Non so che cosa abbia letto Schlein, ma sicuramente ha letto una fake news, perché di questo stiamo parlando", ha poi sottolineato la premier sul caso.
"A Delmastro viene contestato di aver preso delle quote in un ristorante con dei soci incensurati e di aver, nel momento in cui ha scoperto che non uno dei soci ma il padre di uno dei soci aveva dei problemi con la giustizia, venduto quelle quote. Quello che si può dire al sottosegretario Delmastro - ha aggiunto - è che forse avrebbe dovuto essere più accorto, ma da questo a segnalare una contiguità tra il sottosegretario Delmastro, che è un signore che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, con ambienti criminali francamente ce ne passa"
Il sottosegretario alla Giustizia resta quindi al suo posto? "Sì", la replica di Meloni.

Categoria: politica
23:26
Referendum, Snals-Confsal: "Rammarico per quanto accaduto durante intervento Tajani"
(Adnkronos) - ''Desideriamo esprimere il nostro rammarico per quanto accaduto stamane, in occasione della proiezione del videomessaggio fatto pervenire su nostra richiesta dal vicepremier Antonio Tajani, al XIII Congresso nazionale Snals-Confsal''. E' quanto dichiarato dai segretari generali del sindacato scuola Snals-Confsal, Elvira Serafini, e della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, in una nota. ''Non può essere in discussione la facoltà di un alto esponente del governo di sollecitare il sostegno all’approvazione referendaria di una riforma costituzionale, né la libertà degli astanti delegati di accogliere o meno tale sollecitazione. Ciò in ossequio al pluralismo che ha sempre ispirato il nostro sindacato”, concludono i sindatalisti.

Categoria: politica
23:11
Bossi, la canottiera che cambiò la politica: l’estate 1994 del leader della Lega in Sardegna
(Adnkronos) - Umberto Bossi è stato il politico dei gesti. Il dito medio alzato, le corna, il pugno e l’avambraccio, la pernacchia, e soprattutto la celebre canottiera sfoggiata sulle spiagge della Sardegna nell’estate del 1994, esibita più volte in luoghi pubblici come se fosse un manifesto della sua irriverenza. Ogni gesto, ogni posa, ogni abito raccontava una politica diversa: diretta, provocatoria, fuori dagli schemi della Prima Repubblica, pronta a infrangere le regole e a conquistare l’attenzione del Paese nella Seconda Repubblica.
Come ha osservato lo scrittore, saggista e docente universitario Marco Belpoliti nel suo libro "La canottiera di Bossi" (Guanda, 2012), il capo leghista incarnava una rottura radicale con la tradizione politica italiana: il linguaggio misurato dei parlamentari, il contegno da notaio, la distanza cerimoniosa dai cittadini. Bossi, al contrario, comunicava con il corpo, con l’ironia, con la provocazione. Non aveva completato gli studi, non possedeva doti intellettuali dichiarate, eppure, agli occhi dei suoi seguaci, dei giornalisti e perfino di alcune figure del mondo della cultura, era un genio della politica. Come un “vitellone” felliniano, sospeso tra apparente immaturità e magnetismo irresistibile.
È nell’estate del 1994 che questa teatralità del potere trova il suo palcoscenico più simbolico. Da una parte, Silvio Berlusconi nella sua villa Certosa a Porto Rotondo, cuore pulsante della Gallura che presto sarebbe diventata la “Camp David sarda”. Dall’altra, Bossi ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda. Intorno a loro, una galassia di ministri, viceministri e dirigenti di partito che trasformano i borghi turistici della Sardegna da sfondo di vacanza in epicentro di cronaca politica.
Fino ad allora, il potere economico e politico italiano frequentava la Costa Smeralda in modalità “low profile”: Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti, la famiglia Barilla, Raul Gardini, i Merloni e lo stesso Berlusconi erano di casa tra Porto Cervo e Porto Rotondo, ma lontani dai riflettori. Le vacanze servivano a staccare dai palazzi romani, non a fare notizia. Ma l’agosto del 1994 segna un’inversione di tendenza: i politici non solo si mostrano, ma discutono lì le sorti del Paese. Porto Rotondo e Porto Cervo diventano, per qualche settimana, capitali del potere nazionale.
Le riunioni si tengono nelle ville e nei residence locali. A Porto Rotondo, alla Certosa di Berlusconi, arrivano ministri e sottosegretari come Cesare Previti, Alfredo Biondi, Roberto Maroni e Gianni Letta. A pochi chilometri di distanza, una piccola enclave leghista si raccoglie attorno alla casa di Vito Gnutti, con Bossi al centro. La distanza fisica tra i due poli riflette anche la distanza politica e simbolica: Berlusconi rappresenta il potere elegante, costruito e mediatico; Bossi quello spettacolare, diretto, provocatorio.
Quel contrasto, tra formalità e irriverenza, racconta una trasformazione più ampia della politica italiana. La comunicazione politica non passa più solo attraverso il discorso, il programma o la conferenza stampa: diventa gesto, immagine, esposizione mediatica. La canottiera di Bossi non era un dettaglio estivo, ma un manifesto visivo, una dichiarazione di appartenenza a un nuovo tipo di populismo che parla al corpo e all’emotività del pubblico. Ogni gesto, dal dito medio al pugno alzato, contribuisce a costruire un linguaggio politico immediato e riconoscibile. (di Paolo Martini)

Categoria: politica
22:46
Roma-Bologna, rigore segnato da Malen ma i giallorossi chiedono un altro penalty. Cos'è successo in Europa League
(Adnkronos) - Succede di tutto nel secondo tempo di Roma-Bologna, ritorno degli ottavi di Europa League allo stadio Olimpico oggi, giovedì 19 marzo. Dopo il gol dell'1-3 di Castro, i giallorossi hanno un contraccolpo ma rientrano in partita grazie a un calcio di rigore concesso dall'arbitro al 68' per un fallo in area di Freuler su Robinio Vaz. Un episodio valso il penalty per gli uomini di Gasperini, realizzato da un glaciale Malen per il 2-3 tra le proteste rossoblù dopo check Var. Finita qui? Per niente.
Pochi minuti dopo, la Roma chiede un altro rigore per un possibile tocco di mano in area rossoblù. Il direttore di gara però lascia correre e il finale di partita si accende, fino al gol del 3-3 di Lorenzo Pellegrini

Categoria: sport
22:39
Allenamento al mattino è il top, scelta migliore per il cuore: lo studio
(Adnkronos) - L'effetto positivo dell'attività fisica per la salute è noto. Basta camminare per ottenere benefici per il cuore, per la pressione, i livelli di glicemia e colesterolo. Conta ovviamente la 'quantità' di allenamento, ma pesa anche il momento della giornata in cui si decide di mettersi in moto: esiste l'orario ideale, come stabilisce lo studio presentato alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology (Acc.26). La ricerca mostra che le persone che si allenano regolarmente al mattino presto hanno una probabilità significativamente inferiore di soffrire di coronaropatia, ipertensione, diabete di tipo 2 o obesità rispetto a chi si allena più tardi nel corso della giornata.
Lo studio si basa sulle cartelle cliniche e i dati della frequenza cardiaca ricavati da Fitbit di oltre 14.000 persone. Anche se non è chiaro se la relazione tra la tempistica dell'esercizio fisico e la salute cardiometabolica sia causale o mediata da altri fattori, i ricercatori affermano che i risultati potrebbero fornire spunti per la consulenza ai pazienti su come allenarsi, grazie a un'analisi più dettagliata dei comportamenti relativi all'esercizio rispetto a quanto fosse possibile in precedenza. "Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un'ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena", spiega Prem Patel, studente di medicina della Chan Medical School dell'Università del Massachusetts e autore principale dello studio. "Sembra che l'esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche".
I marcatori delle malattie cardiometaboliche, come l'ipertensione, il diabete e l'obesità, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache, la principale causa di morte a livello mondiale. È risaputo che l'attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare questi marcatori, nonché di incorrere in gravi eventi cardiaci. I ricercatori hanno analizzato i dati dei 14.489 partecipanti a 'All of Us', ampio studio nazionale Usa.
I dati sulla frequenza cardiaca, registrati al minuto dai dispositivi Fitbit, sono stati analizzati nell'arco di un anno. Per monitorare i picchi di attività fisica, i ricercatori hanno identificato i periodi in cui i partecipanti presentavano una frequenza cardiaca elevata per 15 minuti consecutivi o più. La metodologia si differenzia da quella di altri studi in quanto si basa sulla risposta del corpo all'esercizio fisico, ovvero sull'aumento della frequenza cardiaca, piuttosto che sul monitoraggio di attività specifiche come camminare per andare al lavoro, svolgere le faccende domestiche o allenarsi in palestra.
Rispetto a chi si allenava più tardi nel corso della giornata, chi lo faceva frequentemente al mattino aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare una malattia coronarica, il 18% di probabilità in meno di avere la pressione alta, il 21% di probabilità in meno di avere l'iperlipidemia, il 30% di probabilità in meno di avere il diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in meno di essere obeso. Queste associazioni erano indipendenti dalla quantità totale di attività fisica giornaliera. L'ora esatta risultata migliore di tutte? L'esercizio fisico tra le 7 e le 8 del mattino era associato alla minore probabilità di sviluppare una malattia coronarica.
Per i ricercatori, lo studio offre una visione più olistica dell'esercizio fisico rispetto alle ricerche precedenti e suggerisce che la tempistica dell'esercizio potrebbe rappresentare un aspetto finora sottovalutato della salute cardiometabolica. Questo è, inoltre, il primo studio di grandi dimensioni a valutare la quantità e la tempistica dell'esercizio basandosi su dati a lungo termine provenienti da dispositivi indossabili, sottolineano. "In passato, i ricercatori si sono concentrati principalmente sulla quantità di attività fisica da svolgere, sul numero di minuti o sull'intensità dell'attività", conclude Patel.
"Ora, con un americano su tre in possesso di un dispositivo indossabile, stiamo acquisendo la capacità di analizzare l'esercizio fisico minuto per minuto, e questo apre molte possibilità in termini di nuove analisi". Tuttavia, una precisazione: i risultati, dicono gli esperti, mostrano solo un'associazione e non indicano se l'abitudine di fare esercizio fisico al mattino presto causi miglioramenti negli indicatori di salute.
Anche fattori biologici come ormoni, sonno o genetica potrebbero giocare un ruolo nelle associazioni osservate, così come fattori comportamentali e psicologici: fare esercizio fisico al mattino presto potrebbe portare a livelli di energia più elevati e a scelte alimentari più sane durante la giornata, oppure potrebbe essere più comune tra le persone che danno priorità alle abitudini salutari in generale. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare raccomandazioni più precise.

Categoria: cronaca
22:31
Salvini e l'addio a Umberto Bossi: "Mi hai cambiato la vita, ti saluto con gratitudine"
(Adnkronos) - "Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato". Questo, su X, il messaggio del segretario della Lega Matteo Salvini dopo la morte di Umberto Bossi, fondatore e leader storico del Carroccio.
"Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio", conclude Salvini, postando una foto con il Senatur.

Categoria: politica
22:27
Il patto della pajata: quando Bossi fece pace con Alemanno e fu la fine di 'Roma ladrona'
(Adnkronos) - Roma, 6 ottobre 2010. Davanti a Montecitorio va in scena una delle rappresentazioni più surreali e insieme più rivelatrici della Seconda Repubblica: una tavolata pubblica, piatti fumanti, cori da stadio e un leader che fino a pochi giorni prima aveva definito i romani “porci” seduto a mangiare con il sindaco della Capitale.
È il giorno passato alla storia come “il patto della polenta”. O, dalla prospettiva romana, quello della pajata e della coda alla vaccinara.
Tutto nasce da una battuta, di quelle che Umberto Bossi, scomparso oggi, aveva trasformato in marchio politico, sull’acronimo Spqr: “Sono porci questi romani”.
Una frase che scatena una reazione trasversale e immediata: dal sindaco Gianni Alemanno alla neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini, fino al centrosinistra e a pezzi della stessa maggioranza.
Il contesto è quello del governo Berlusconi IV, con la Lega Nord tornata forza strutturale dell’esecutivo e protagonista della stagione del federalismo. Roma, però, è il simbolo dell’opposto: il centro del potere, della spesa pubblica, della “Roma ladrona” contro cui la Lega aveva costruito la propria identità.
La crisi stava per diventare politica. Serviva una soluzione visibile, teatrale, immediata.
La risposta è un pranzo. Pubblico. In piazza. Polenta, rigatoni con la coda alla vaccinara, cicoria, parmigiano e vino dei Castelli: Nord e Sud nello stesso menu, nel solco del patto della crostata tra D’Alema e Berlusconi (1997, a casa di Gianni Letta), del patto del caciocavallo tra Craxi e De Mita negli anni Ottanta.
Bossi e Alemanno brindano davanti alle telecamere, seduti a una lunga tavolata montata davanti alla Camera dei deputati. Attorno, una platea che è metà pubblico e metà curva da stadio: militanti leghisti che gridano “Padania libera” e romani divisi tra ironia, rabbia e incredulità.
Beatrice Lorenzin (all’epoca in Forza Italia) gira la polenta, Roberto Cota, presidente del Piemonte, sorseggia vino dei Castelli. Ci sono Maurizio Gasparri e Rosi Mauro con una fetta di salame, Roberto Calderoli che ispeziona gli stand arrivati dal profondo Nord per firmare la tregua.
I lanci Adnkronos dell’epoca raccontano la scena come una vera “riconciliazione” sancita da un brindisi e da un piatto condiviso. “La pace è fatta”, dirà Bossi a fine pranzo.
Ma il momento che trasforma quell’evento in icona è un altro: Renata Polverini che imbocca Bossi.
Una scena che fa il giro d’Italia e dei media internazionali. La leader sindacale diventata presidente della Regione Lazio che nutre il capo della Lega: Roma che accoglie, il Nord che si lascia “integrare”, la politica che diventa gesto.
Intorno, la protesta dei deputati del Partito democratico, che distribuiscono volantini “Benvenuti al Sud” e Bersani che liquida tutto come “spettacolo disdicevole”. entinaia di militanti di ogni colore politico, una bolgia che vede un giornalista parlamentare aggredito. I vox populi raccontano gente venuta per la polenta, per protestare, o solo per curiosità.
Quella giornata è molto più di un episodio folkloristico. Riassume la politica italiana di quegli anni: il conflitto che non viene risolto non in una sede istituzionale, ma in una piazza trasformata in palcoscenico; la Lega di Bossi che riesce a tenere insieme la retorica anti-Roma e la partecipazione piena al potere centrale.
Roma è il centro contro cui si costruisce il consenso, ma anche il luogo in cui si esercita il potere. Quel giorno, le due dimensioni si incontrano, e si neutralizzano, a tavola.
Gianni Alemanno è oggi in carcere, da dove si spende per i diritti dei detenuti. Renata Polverini nel 2022 lascia il parlamento e nel 2025 ha lasciato Forza Italia per Noi Moderati, il movimento di Maurizio Lupi. Roberto Cota, dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato delle elezioni che lo avevano visto eletto presidente del Piemonte, nel 2014 torna alla professione di avvocato. Oggi è responsabile giustizia di Forza Italia in Piemonte. Rosi Mauro, indagata nelle inchieste per le “spese pazze” nel 2012, viene espulsa dalla Lega, ma sarà poi archiviata nel 2014, con la motivazione che le spese effettuate potevano essere considerate attività “in un certo qual modo routinarie” nelle funzioni di rappresentanza.

Categoria: politica
22:19
Umberto Bossi, da 'Roma ladrona' a 'La Lega ce l'ha duro': anatomia del linguaggio del Senatur
(Adnkronos) - C’è stato un tempo in cui la politica italiana si parlava addosso con il lessico felpato della Prima Repubblica, fatto di perifrasi, allusioni e prudenza. Poi arrivò Umberto Bossi, e la lingua cambiò di colpo: meno congiuntivi, più viscere. Meno retorica istituzionale, più slogan da stadio. Il Senatùr non si limitò a guidare il suo movimento, la Lega Nord: ne inventò la grammatica, costruendo un codice comunicativo che mescolava dialetto, provocazione e una dose calcolata di scurrilità.
“Roma ladrona” non è stato soltanto uno slogan: per il Senatur è stata una formula magica per far breccia nell'opinione pubblica dell'Italia settentrionale, che per lui era la "Padania", altra parola resa un luogo metaforico del suo linguaggio. Tre sillabe e un’accusa, capaci di condensare un intero impianto ideologico. Nello slogan "Roma ladrona" (poi con l'aggiunta della piazza "La Lega non perdona"), si ritrova l’idea di uno Stato predatore, di un Nord produttivo contrapposto a un centro parassitario, di una rabbia che cerca un bersaglio semplice e riconoscibile. Non è un caso che proprio Roma - la città simbolo della nazione . venga trasformata nel nemico per eccellenza: non una critica amministrativa, ma una narrazione.
E poi c’è l’altro slogan, quello che ha fatto più discutere: “la Lega ce l’ha duro”. Qui il linguaggio si fa corporeo, quasi tribale. Non è più solo politica, ma identità virile, appartenenza fisica. È una comunicazione che rifiuta deliberatamente il decoro, perché nel rifiuto del decoro trova la sua forza. La volgarità non è un incidente: è un messaggio. È la dichiarazione di guerra a un’élite percepita come distante, sofisticata, ipocrita.
Bossi parlava come un militante, non come un leader. E forse proprio per questo riusciva a esserlo davvero. I suoi comizi non erano conferenze stampa, ma riti collettivi: urla, applausi, gesti teatrali. In un’epoca in cui la politica si affidava sempre più alla televisione, lui privilegiava la piazza, 'il pratone di Pontida', il contatto diretto, la parola gridata. Una scelta che lo avvicina, per certi versi, ai capi carismatici di altri movimenti populisti europei, ma con una peculiarità tutta italiana: l’uso spregiudicato della cultura popolare e dei simboli.
Emblematico è il rapporto con gli inni. Il ricorso ossessivo al coro del 'Và pensiero' - tratto dall'opera lirica 'Nabucco' di Giuseppe Verdi - a scapito dell'inno nazionale, Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, non è solo una scelta musicale. È un gesto politico: sostituire il simbolo dell’Unità nazionale con quello dell’esilio e della nostalgia. È la "Padania" immaginata come un popolo oppresso, in cerca di riscatto. Una narrazione potente, anche se storicamente fragile.
Il linguaggio del Senatùr ha spesso superato i limiti del politicamente accettabile. Dalle offese personali - come il celebre “Monti vaffa…” rivolto al presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti - alle invettive contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ('terùn") fino alle provocazioni sul Tricolore, “buono per pulirsi…”, ogni uscita contribuiva a costruire un personaggio. Un personaggio che viveva di eccessi, ma che proprio negli eccessi trovava visibilità e consenso. Eppure, ridurre Bossi a una caricatura sarebbe un errore. Dietro la rudezza c’era una strategia comunicativa precisa. Il suo linguaggio “povero” era in realtà estremamente efficace: accessibile, memorabile, replicabile. Non richiedeva mediazioni, non necessitava di interpretazioni. Era fatto per essere ripetuto, scritto sui muri, urlato nelle piazze, come ebbe ad annotare negli anni '90 il linguista Gian Carlo Oli, il celebre padre del Vocabolario della lingua italiana pubblicato da Le Monnier. (di Paolo Martini)

Categoria: politica
22:05
Giorgetti e la foto con il fondatore della Lega Nord, l'addio a Umberto Bossi
(Adnkronos) - Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, posta un foto con Umberto Bossi su X, entrambi sorridenti e giovani. Non ci sono commenti che accompagnano il ricordo. Il fondatore e leader storico della Lega è morto oggi, a Varese, all'età di 84 anni.
La foto è stata scatta agli inizi della militanza politica nella Lega. Il titolare di via XX settembre rende così omaggio al fondatore del suo partito, scomparso oggi.

Categoria: economia
21:55
La 'Bossi-Fini', legge sull'immigrazione ancora in vigore: nasce nel 2002 con il secondo governo Berlusconi
(Adnkronos) - Porta la firma di Umberto Bossi, insieme a quella di Gianfranco Fini, la legge sull'immigrzione che è ancora in vigore. La Bossi-Fini risale al 2002 ed è sul piano legislativo una delle principali eredità del secondo governo Berlusconi. Da sempre contestata dalla sinistra, ha resistito negli anni senza subire modifiche sostanziali. In estrema sintesi, la legge istituisce un legame diretto tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, inasprisce le pene per il traffico di clandestini, introduce respingimenti immediati in mare e l'obbligo di impronte digitali.
Di quel governo, e della maggioranza che lo sosteneva, la Lega di Umberto Bossi era un partito chiave, insieme a Forza Italia, ad Alleanza Nazionale, con Ccd-Cdu (poi Udc) e Nuovo Psi a completarla. Fini era vicepresidente del Consiglio e Bossi ministro delle Riforme istituzionali e della Devoluzione. E la legge che firmarono nasceva come risposta al crescente aumento degli sbarchi. Nel corso degli anni, è stata criticata per l'inefficacia nel gestire i flussi migratori e, talvolta, dallo stesso Fini. Ma è ancora la legge vigente.

Categoria: politica
21:44
Umberto Bossi, l'addio del figlio Renzo: "Sempre fedele ai suoi ideali"
(Adnkronos) - "Dopo una vita di battaglie, vissuta fino all’ultimo respiro con passione e fedeltà ai suoi ideali, oggi si è spento nell’abbraccio dei suoi cari". Renzo Bossi, all'Adnkronos, rende omaggio così al padre Umberto Bossi, morto oggi 19 marzo all'età di 84 anni. "Ci lascia la forza di non arrenderci mai, il coraggio di rialzarci dopo ogni caduta e l’amore profondo per la libertà e la nostra terra", dice il figlio del fondatore della Lega. "Questo - conclude- è ciò che porteremo avanti, ogni giorno".

Categoria: politica
21:43
Bossi, Mattarella: "Italia perde leader appassionato". Meloni: "Ha segnato fase importante della storia italiana"
(Adnkronos) - "Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica". Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni, dopo la morte del fondatore e leader storico della Lega a 84 anni oggi a Varese.
Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo “sincero cordoglio” per la scomparsa di Bossi. “Fondatore e animatore della Lega Nord -sottolinea il Capo dello Stato- è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito.
"Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del nord e le scelte utili alla sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra. Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica", scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
"È arrivata una notizia che non avremmo mai voluto sentire. Nel giorno della Festa del Papà è venuto a mancare il padre della Lega, per me un padre politico. La scomparsa di Umberto Bossi mi riempie di un dolore profondo e lacerante. È stato per me una figura decisiva: la ragione del mio approdo in politica. Fin da giovanissimo mi ha affascinato con le sue idee e il suo impegno, lasciando un segno indelebile nella storia del nostro Paese. Ci mancherà molto. Restano i suoi insegnamenti, i ricordi dei nostri incontri, delle conversazioni, dei suoi comizi: momenti che porto nel cuore e che non mi abbandoneranno mai. Alla sua famiglia rivolgo un abbraccio sincero e la mia più sentita vicinanza in questo momento così difficile". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
Salvini e l'addio a Umberto Bossi: "Mi hai cambiato la vita, ti saluto con gratitudine"
Ed è lutto nel mondo politico per la scomparsa del Senatur. "Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace", scrive su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani.
"É morto Umberto Bossi. Ho avuto l’onore di conoscerlo, di lavorare con lui, di scherzare con lui, di confrontarmi e discutere con lui". Così, via social, il ministro della Difesa Guido Crosetto. "La prima volta - ripercorre il ministro - fu quando ero relatore alla legge di Bilancio e ci trovammo in un impasse perché il gruppo della Lega aveva fatto muro contro il finanziamento del fondo per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per un finanziamento per i dissalatori in Sicilia. Tutto si bloccò e, alle due del mattino, entrò nella stanza dove ci stavamo confrontando il capo supremo della Lega Nord. Lo vidi entrare e pensai: ok é finita ora lui dirà che non si può far nulla ed i deputati di An e di Forza Italia del sud faranno saltare il banco. Si zittirono tutti. 'Rocky (Marciano così gli piaceva chiamarmi) che succede?' Gli spiegai che avevo proposto un meccanismo virtuoso per cui avremmo finanziato gli Lsu ma prevedendo una riduzione obbligatoria negli anni fino ad arrivare a zero e che invece l’investimento nei dissalatori era secondo una cosa intelligente in una zona con poca acqua. Mi guardò, guardò i suoi e disse: 'Perché mi avete disturbato (fu un po’ più rude), se avete trovato una soluzione seria su Napoli e Palermo? L’unica mia preoccupazione è che poi li tengano in funzione i dissalatori, una volta fatti'. Ed uscì. Perché lui era così: di buonsenso, mai superficiale e molto realista. Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto".
“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Con queste parole il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda lo storico leader della Lega Nord. “Lo chiamavano il Senatur – sottolinea il presidente Zaia - un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”. “Ci lascia un grande leader - conclude Zaia - un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”.
"Umberto Bossi è stato un grande leader politico, un visionario che ha dato centralità al federalismo per i territori. Ha costruito il partito più longevo presente in parlamento in Italia, a lui va il mio ringraziamento, a noi il compito di continuare con il credo della sua passione", dice all'Adnkronos Claudio Durigon, vicesegretario della Lega.
"Umberto Bossi era prima di tutto un mio grande amico. Un amico vero, di tanti momenti insieme, non per anni ma per decenni, per una vita: giornate e serate interminabili insieme, nella sede di via Bellerio, in giro per comizi e manifestazioni in lungo e in largo in tutto il Nord Italia e poi ovviamente a Roma, in Parlamento e al governo. Siamo cresciuti insieme, siamo invecchiati insieme, abbiamo affrontato gioie e malattie insieme. E proprio nel giorno del festa del papà perdo ‘papà Umberto’, perché per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l’autonomia per i territori", dichiara il senatore della Lega Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie.
"Per me è stato un fulmine a ciel sereno, era un po' che non lo sentivo. Non me l'aspettavo. Oggi siamo tutti orfani, Bossi è stato per me un padre politico, ho imparato tutto da lui, sul piano umano invece è stato un fratello maggiore, perché eravamo amici. Oggi si chiude un'epoca storica, ora devono vivere le sue idee". Così all'AdnKronos, Roberto Castelli, ex ministro leghista della Giustizia con Berlusconi a Palazzo Chigi. "Sto ascoltando la sua voce a Radio Libertà, pensi sempre che alcuni siano immortali, come quando è morto Berlusconi", aggiunge . "Io sono stato uno dei pochi a continuare ad andarlo a trovare anche negli ultimi anni, non ho mai interrotto i rapporto con lui", conclude Castelli.
"In questo momento non ci sono parole, c’è solo il dolore, c’è solo il vuoto, di tutta la grande famiglia della Lega Lombarda, la casa di Umberto, la sua Lombardia da dove tutto è iniziato negli anni Ottanta, arrivando a cambiare la storia di questo Paese. L’unica parola che viene, dal cuore, è grazie Umberto, per aver acceso la scintilla della passione politica in ognuno di noi, per aver scatenato la voglia di seguirti nella battaglia per l’autonomia e il federalismo dei nostri territori, prima, e poi in quella successiva, cambiando il mondo intorno a noi, per la difesa dei nostri valori, di quello che siamo. Stasera Umberto possiamo solo ringraziarti. E piangerti". Lo dichiara il segretario regionale della Lega Lombarda e capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo.
"Esprimo le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia, a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi, venuto a mancare oggi". Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.
"Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene". Lo scrive su X Pier Luigi Bersani.
"Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori", dice in una nota Pier Ferdinando Casini.
"Le più sincere condoglianze per la scomparsa di Umberto Bossi. Avversari in anni intensi, quando entrambi guidavamo i nostri partiti, ma sempre nel rispetto reciproco e nel confronto vero della politica. Oggi resta il ricordo di una personalità importante della vita pubblica italiana e la vicinanza umana alla sua famiglia in questo momento di dolore", ha scritto su X Piero Fassino, già segretario dei Ds.
"Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace", la nota di Matteo Renzi, leader di Italia viva.
Gianfranco Rotondi, presidente Dc e deputato di Fratelli d’Italia, ha scelto di rendere omaggio a Bossi postando sui social una immagine che li ritrae assieme ai banchi dell’ultimo governo Berlusconi, con la frase che Bossi amava ripetere: ‘mai mulàr’. E poi un semplice "ciao Umberto".
"Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, protagonista della vita politica italiana e fondatore della Lega Nord. Al di là delle differenze politiche, resta il segno di un lungo impegno nelle istituzioni e nel dibattito pubblico. Alla famiglia e alla comunità politica della Lega le mie più sincere condoglianze". Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd.
"È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento", scrive in una nota Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle.
"Mi dispiace per la sua scomparsa" perché "Bossi aveva una sua autenticità, ci siamo tante volte incontrati, eravamo vicini per territorio e lontani politicamente. C'è stato un confronto nel conflitto sempre netto tra noi, ma segnato dal rispetto". Così all'AdnKronos, Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e leader della sinistra. "Ripeto -sottolinea- con lui in comune c'era una territorialità e il codice comune antifascista" tanto che "scherzavamo sul fatto di avere due opposte tendenze ad animare il nord, la sua nel nome del territorio, la mia del comunismo". "Ma c'era il comune sentire anti-fascista", sottolinea. Con Bossi -ricorda ancora Bertinotti- scherzavamo sul passaporto, 'tu non puoi passare il Ticino'". Bertinotti riconosce alla Lega di Bossi di aver dato vita a una sorta di scissione: "L'arrivo della Lega nelle fabbriche segna un primo momento di crisi del movimento operaio, durante la fase della solidarietà nazionale", spiega l'ex leader sindacale. "Dico 'scissione' perché una parte del popolo che aveva vissuto quei territori, che era tanta parte del movimento operaio, comunista, socialista e cattolico, una parte di quel mondo si stacca e sceglie la via del separatismo" in una "scissione che è certo discontinuità". Cosa resta di quella Lega di Bossi? "Il 900 si è concluso -risponde Bertinotti- basta vedere quanto la Lega di Bossi è lontana da quella di Salvini. Non c'è quindi eredità di quella Lega, e mi pare che Bossi sapesse che questa Lega attuale non c'entrasse più nulla con quella sua, è questa la mia impressione", conclude.
"Apprendo con grande dolore della scomparsa di Umberto Bossi. Uomo autentico e coraggioso, è stato innovatore e portatore di nuove istanze. Ha contribuito all’avvio di importanti stagioni. Ovviamente ci sono state scelte che abbiamo condiviso, altre che sono state base di confronto, a tratti complesso, ma sempre ricco di contenuti e di progetti di cambiamento. Aperti al protagonismo dei territori. Bossi resterà un protagonista storico della politica italiana. Alla famiglia, a tutto il popolo della Lega vicinanza e solidarietà in questo momento di comune tristezza". Lo dichiara il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri.
"L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari", si legge in una nota della Lega. Intanto Matteo Salvini ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per domani e tornerà a Milano con il primo volo.
"Ho saputo dalla tv della scomparsa di Bossi, ma credo di essere stato l'ultimo a vederlo, una decina di giorni fa". Così all'AdnKronos, Giuseppe Leoni, tra i fondatori della Lega, con Bossi. "Mi aveva detto -racconta - 'attivati per rimettere tutti i movimenti autonomisti tutto sotto l'unica bandiera, la bandiera della Lega nord' e questo è il suo testamento politico".
"L'avevo visto che non stava bene, eravamo a casa sua, guardava la televisione e avevamo parlato della Milano-Sanremo di ciclismo, dandoci appuntamento per vederla assieme". "Quella di Gemonio -racconta ancora- era una casa aperta, per me era il mio fratello maggiore. Manuela, la moglie, mi aveva fatto capire che c'era qualche problema, mi aveva detto di essere tanto impegnata con la famiglia...". Poi racconta: "Avevamo parlato anche della guerra, mi aveva detto, 'Giuseppe, la guerra non va bene...'"

Categoria: politica
21:39
Roma-Bologna, vantaggio rossoblù con Rowe tra le proteste. Cos'è successo in Europa League
(Adnkronos) - Il Bologna sblocca il ritorno degli ottavi di finale di Europa League oggi, giovedì 19 marzo, ma il gol di Rowe è accompagnato da una pioggia di proteste della panchina della Roma. Cos'è successo all'Olimpico? Il numero 11 rossoblù segna il gol del vantaggio nell'euroderby di coppa al minuto 22, con un gran destro all'incrocio dei pali. I giallorossi e il tecnico Gian Piero Gasperini protestano però per una trattenuta a inizio azione su Gianluca Mancini.
Dopo il gol, check Var per valutare l'episodio ma tutto regolare sul gol del Bologna. Al minuto 32, il pari di testa di 'Ndicka rimette gli ottavi di Europa League in equilibrio.

Categoria: sport
21:07
E' morto Umberto Bossi, addio al fondatore della Lega: aveva 84 anni
(Adnkronos) - E' morto Umberto Bossi. Il fondatore e storico leader della Lega si è spento a Varese, aveva 84 anni.
Nato il 19 settembre del 1941 a Cassano Magnago, un comune in provincia di Varese, Bossi - l'uomo che ideò il Carroccio con l'emblema di Alberto da Giussano, personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato, da protagonista, alla battaglia di Legnano - ha inanellato una lunghissima serie di incarichi e si conquistò l'appellativo di Senatur che lo ha accompagnato per tutta la vita, in Parlamento, al governo e nel partito. E' stato rieletto per otto volte alla Camera dall'undicesima alla diciannovesima legislatura. Un filotto iniziato nel 1992, contrassegnato anche da tre mandati al Parlamento europeo.
Il 2001 è l'anno del suo ingresso al governo, nel Berlusconi II con l'incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione. Segretario ma soprattutto leader indiscusso della Lega dal 1989, è stato costretto a farsi da parte, anche sotto la spinta della generazione di politici che aveva 'svezzato' e fatto crescere sotto il simbolo del Carroccio, nell'aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi della Lega a favore della sua famiglia. Aveva dato le dimissioni ma aveva conservato la carica di presidente a vita.
"Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica", raccontava di sè Bossi, rimarcando le sue origini che non erano certo quelle di un politico di professione. Assodata e confermata è stata invece la sua militanza giovanile nei partiti della sinistra estraparlamentare e nel 1975 risulta iscritto al Pci.
Quattro anni dopo incrocia quasi per caso l'autonomismo che poi, più avanti, anche sotto la spinta del politologo Gianfranco Miglio, uno dei più illustri scienziati della politica taliana con cattedra all'Università Cattolica di Milano, diventerà federalismo. Risolutivo in questo senso è stato prima l'incontro con Bruno Salvadori e Roberto Maroni. Oramai è sceso in campo, proprio accanto a Salvadori che, tuttavia, muore prematuramente nel 1980 in un incidente automobilistico.
Passano due anni e insieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, Bossi fonda la Lega Autonomista Lombarda, ma viene bocciato alla elezioni politiche, alle quali si presenta per la prima volta nel 1983, raccogliendo - sotto il simbolo della Lista per Trieste, nelle circoscrizioni Varese-Como-Sondrio - meno di 200 voti. Non si perde d'animo. Nell'aprile del 1984 dà vita alla Lega Lombarda, assume la carica di segretario che conserverà fino al 1993.
Nel 1987 si aprono le porte di palazzo Madama e in parallelo Bossi porta avanti il progetto di collegare le esperienze autonomiste, che si articolano nelle regioni del Nord. E' solo questione di tempo e alla fine del 1989, il Senatur fonda la Lega Nord. Al raduno di Pontida viene 'acclamato' segretario. Tangentopoli non è alle porte ma inesorabile si avvicina. Sotto le inchieste della magistratura di Milano, viene giù la Prima Repubblica. Siamo al 1992 il pentapartito si sgretola e Bossi viene eletto alla alla Camera, con 240.000 preferenze.
Bossi dapprima appoggia il 'pool di Mani Pulite, ma la Lega non è immacolata e viene coinvolta per aver ricevuto un finanziamento di 200 milioni delle vecchie lire dalla Montedison finita nelle mani del finanziere Raul Gardini. Come segretario della Lega Umberto Bossi viene condannato a 8 mesi nel 1995 per violazione della legge sul finanziamento pubblico.
Un anno prima Silvio Berlusconi ha fondato Forza Italia. Nasce la prima alleanza che prende il nome di Polo delle libertà. Un sodalizio che dura pochi mesi. Il 22 dicembre 1994, Berlusconi viene sfiduciato ed è proprio Bossi a presentare la mozione di sfiducia contro il suo ex alleato.
Nel 1996 la Lega corre da sola e alle elezioni conquista il 10,8% a livello nazionale, ma in Veneto sfiora il 30%, il 26% in Lombardia e il 18% in Piemonte. Si tiene le mani libere e dall'opposizione coltiva il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale, quella che insieme a Gianfranco Miglio, battezza come l'indipendenza della Padania. Dà vita al Parlamento del Nord che si riunisce periodicamente a Mantova, suscitando le critiche e le accuse di voler dividere in due l'Italia del centrosinistra
Il centro sinistra è al governo con Romano Prodi (1996-1998); poi con Massimo D'Alema (1998-2000) e Giuliano Amato (2000-2001). Bossi tiene la Lega all'opposizione e dopo il gelo dei mesi precedenti riallaccia i rapporti con Berlusconi. Nel 2001 Forza Italia e Lega fondano la Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche ma la Lega crolla dal 10 al 3,9%. Tuttavia Bossi entra al governo con l'incarico di ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione.
L'11 marzo 2004 è una data spartiacque. Bossi viene colpito da ictus celebrale e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Si salva ma la degenza e la riabilitazione sono molto lunghe e il senatur è costretto per diversi mesi a interrompere l'attività politica. Nel 2006 viene confermato alla Camera ma rifiuta il seggio per restare al Parlamento europeo. Due anni dopo viene rieletto alla Camera e nominato ministro delle Riforme istituzionali nel governo Berlusconi IV.
Al declino fisico si aggiunge quello politico. Il 5 aprile 2012 sotto la spinta delle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, è costretto a dimettersi, accusato di aver stornato una parte dei fondi della Lega Nord e averli dati alla sua famiglia. Il consiglio federale insedia un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.
Nel maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, soldi dei rimborsi elettorali che veniva utilizzato per esigenze personali. Nel 10 luglio 2017 il tribunale di Milano lo condanna a due anni e tre mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato a causa dei rendiconti depositati in Parlamento tra il 2008 e il 2010 per ottenere indebitamente fondi pubblici.
La parabola del senatur declina. Bossi si allontana dalla scena politica, ma nel 2013 si candida alle primarie che la Lega Nord ha indetto per nominare il nuovo segretario. Vince Salvini che ottiene l'82% dei voti e per la Lega si apre una nuova stagione politica, con un ricambio di classe dirigente e con una rivoluzione nei riferimenti politici e nel quadro delle alleanze. Con Salvini non mancano i dissapori, le polemiche e gli scontri. Ma al vecchio 'guerriero' viene riconosciuto l'onore delle armi e nel 2018 viene ricandidato e eletto al Senato. Alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene ricandidato alla Camera, come capolista per la Lega per Salvini Premier nel collegio plurinominale Lombardia 2 - 01, venendo rieletto deputato per la XIX legislatura, risultando il deputato in carica più anziano. (di Paolo Martini)

Categoria: politica
21:03
Rakow-Fiorentina 1-2: viola ai quarti di Conference League con gol da centrocampo di Pongracic
(Adnkronos) - La Fiorentina avanza ai quarti di finale di Conference League per il quarto anno consecutivo. I viola si impongono 2-1 sul campo del Rakow Czestochowa oggi, giovedì 19 marzo, dopo aver vinto all'andata in casa con lo stesso punteggio. Al vantaggio dei polacchi al 46' di Struski replicano Ndour al 68' e Pongracic al 97'.
Partita con poche emozioni nel primo tempo. L'occasione più netta arriva nel recupero. Parisi accelera a sinistra e al lato corto dell'area crossa in mezzo, basso e a rimorchio: Fagioli calcia di prima col sinistro e trova la respinta di Zych.
In avvio di ripresa, i polacchi sbloccano la partita riportando in equilibrio le sorti del doppio confronto. Struski riceve palla in area, rientra sul destro, Ndour gli lascia troppo spazio, diagonale rasoterra che trova l'angolo basso con Christensen in leggero ritardo.
Al 21' viola a un passo dal pari. Cross di Gosens da sinistra e stacco perentorio di Piccoli sul primo palo: pallone che sbatte contro il 'legno' a portiere battuto. Due minuti dopo la Fiorentina trova il pari. Splendida azione di Parisi da destra con sterzata a saltare un avversario e scarico al limite dell'area di rigore per Piccoli. Sponda all'indietro del centravanti per Ndour, che calcia e batte Zych grazie a una deviazione di Piccoli che però non modifica la traiettoria del tiro.
Al 34' tiro di Parisi e palla fuori di un soffio. Al 40' l'arbitro prima assegna un rigore al Rakow poi lo revoca, dopo aver rivisto l'azione al Var. Palla in profondità per Brunes, che si allarga leggermente a sinistra, Christensen esce dai pali Brunes va giù ma fra i due non c'è contatto e il giocatore del Rakow si prende un giallo per simulazione. Prima del 90' arrivano gli ultimi cambi di Vanoli che prima inserisce Pongracic per Dodo passando alla difesa a tre e poi toglie Fagioli e Harrison per Mandragora e Gudmundsson. Negli ultimi minuti è arrembaggio Rakow ma la difesa viola tiene e anzi trova la vittoria al 97' grazie a Pongracic. Sull'ultimo angolo per il Rakow va a saltare anche il portiere Zych. La Fiorentina non solo allontana la minaccia, ma segna con un tiro da centrocampo del difensore che si infila nella porta vuota.

Categoria: sport
20:42
Referendum, non solo derby in musica Sal da Vinci-Vasco: nel '74 Eurovision in onda in ritardo per voto sul divorzio
(Adnkronos) - Da una parte Sal Da Vinci con la sua 'Per sempre sì', dall'altra 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi: anche la musica si schiera per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì prossimi. Se la canzone vincitrice di Sanremo è diventata il jingle perfetto per scandire i tempi nel comizio finale di Fratelli d'Italia a Milano della settimana scorsa, la pluridecennale hit del rocker di Zocca ha aperto, in una nuova veste e con un altro artista, il palco dei comitati del no di ieri a piazza del Popolo, ma tanti altri brani potrebbero essere 'arruolati' in questa tornata referendaria. In una sorta di ipotetica playlist, in effetti, sono molte altre le hit che nel titolo, e poi nel ritornello, si 'schierano', inconsapevolmente sia chiaro, a favore di uno o dell'altro schieramento. Proviamo qui a fare una carrellata, pescando qua e là nei repertori di musica leggera, dagli anni '70 a oggi.
Laura Pausini, per esempio, potrebbe andare bene tanto per chiudere un comizio referendario di Forza Italia, quanto per uno dei vari appuntamenti del campo largo in giro per l'Italia. La cantautrice romagnola intona, è vero, "Io sì", la canzone con cui ha vinto il Golden Globe nel 2021, ma nel 2008 cantava anche "Invece no". Dopo tutto, lei per prima aveva detto di non essere "dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito".
Chi, invece, non va bene per tutti i gusti è senza dubbio "Sì", di Gigliola Cinquetti. Nel 1974, quando l'Ugola d'oro partecipò all'Eurovision portando sul palco di Brighton il brano, la Rai decise di rimandare la messa in onda del festival a dopo il 12 maggio, giorno in cui si votò per il referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio, proprio per evitare che si potesse influenzare il voto degli italiani.
Perentori e facilmente arruolabili, ma nello schieramento opposto, poi, ci sono Mina e Gianni Bella, con la loro "No". Sia per la Tigre di Cremona, sia per il cantautore di Catania il no è da rivolgere al proprio amato, non certamente a un referendum costituzionale, ma si tratta di una playlist, e tutto fa brodo. Anche Claudio Baglioni con la sua, manco a dirlo, "Noi no", e questa sì che andrebbe bene per festeggiare la vittoria, se arriverà, in un comitato per il no lunedì. Così come "Come no" di Baby K se si volessero coinvolgere i più giovani e farli ballare al ritmo di reggaeton.
Più giovani che, ancora, potrebbero trovarsi in "Sì, ah" di Frah Quintale. Certo, la canzone del rapper bresciano dovrebbe essere 'zoomata' solo in quelle paroline magiche da spot elettorale, ma come sound, per tenere viva l'attenzione, ci siamo. A differenza di "Certo che sì" di Pierdavide Carone, più romantica, meno da jingle, ma pur sempre 'schierabile'. Infine, c'è "Dimmi di sì" dei Pooh, che con il suo ritmo trascinante sarebbe perfetta per essere canticchiata nel segreto dell'urna da chi questa riforma la vuole.

Categoria: politica
20:24
Europa League, Roma-Bologna 3-4: Cambiaghi regala i quarti ai rossoblù - Rivivi la partita
(Adnkronos) - Il Bologna vola ai quarti di finale di Europa League, dove affronterà l'Aston Villa. Dopo il pari per 1-1 al Dall'Ara nell'andata degli ottavi di finale, nel ritorno dell'Olimpico i rossoblù battono 4-3 la Roma dopo i tempi supplementari oggi, giovedì 19 marzo. Decisivo il gol di Cambiaghi al 6' del secondo supplementare. I tempi regolamentari erano finiti 3-3. Per gli ospiti gol di Rowe al 22', Bernardeschi su rigore al 47', Castro al 58'. Per i padroni di casa a segno 'Ndicka al 32', Malen su rigore al 69' e Pellegrini all'80'.
A inizio aprile la doppia sfida con gli inglesi dell'Aston Villa.

Categoria: sport












































