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00:27

Australian Open, oggi Musetti-Collignon - Diretta

(Adnkronos) - Torna in campo Lorenzo Musetti. Oggi, martedì 20, il tennista azzurro sfida il belga Raphael Collignon - in diretta tv e streaming - nel primo turno dello Slam di Melbourne. Musetti è reduce dalla finale persa nel torneo preparatorio di Hong Kong, che ha aperto la sua stagione, dove si è arreso ad Alexander Bublik, ma grazie a cui ha raggiunto il suo best ranking, volando al terzo posto della classifica Atp. 

Nella mattinata di martedì 20 gennaio invece toccherà a Jannik Sinner. 

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Categoria: sport

00:19

Harry è a Londra, inizia il processo contro l'editore del Daily Mail

(Adnkronos) - È iniziato a Londra il processo che vede il principe Harry contro l'editore del Daily Mail. Presso l'aula 76 dell'Alta Corte, il secondogenito di re Carlo affronta la causa da lui stesso intentata assieme a molti altri personaggi noti: il cantante e compositore Elton John e suo marito, David Furnish, le attrici Liz Hurley e Sadie Frost, Doreen Lawrence, la baronessa laburista il cui figlio Stephen è stato assassinato in un attacco razzista, e l'ex politico Simon Hughes, che un tempo si candidò alla guida dei Liberal Democratici. 

Il loro avversario è l'Associated Newspapers, l'editore del quotidiano più venduto della Gran Bretagna, il cui ex direttore, Paul Dacre, dovrebbe testimoniare. Le accuse contro il Daily Mail e il suo compagno di scuderia, il Mail on Sunday, sono gravi. Harry e gli altri ricorrenti sostengono che, oltre ad aver intercettato messaggi vocali, il Daily Mail e il Mail on Sunday hanno anche intercettato linee telefoniche fisse, hanno corrotto agenti di polizia, rubato cartelle cliniche e persino installato microspie nelle case delle celebrità. 

L'Associated Newspapers ha descritto le affermazioni dei ricorrenti come "assurde" e un "affronto ai giornalisti che lavorano sodo, la cui reputazione e integrità vengono ingiustamente calunniate". La rabbia di Harry nei confronti della stampa è radicata - ricorda il Guardian - Sua madre, Diana, principessa del Galles, morì in un incidente stradale nel 1997 mentre era inseguita dai paparazzi a Parigi. Più di recente, ha criticato il trattamento riservato alla moglie, Meghan, duchessa del Sussex. Nel 2021, un giudice ha stabilito che il Mail on Sunday aveva violato la privacy della duchessa pubblicando un estratto di una lettera che aveva scritto al padre separato, Thomas Markle. 

La decisione del principe di affrontare i tabloid non è stata priva di costi personali e finanziari. Per lui si tratta di una questione di principio, che potrebbe aver contribuito alla rottura del suo rapporto con la famiglia reale. Nella sua biografia 'Spare', Harry ha ricordato che il suo rapporto con il padre, re Carlo, e il fratello, il principe William, era diventato teso a causa di quella che lui considerava la loro incapacità di denunciare presunti illeciti da parte dei giornalisti. Nel 2019, dopo una conversazione con l'avvocato David Sherborne durante una vacanza nella villa di Elton John in Francia, il principe si convinse che i giornali avrebbero dovuto rispondere in tribunale del trattamento riservatogli in passato.  

Nel 2023, Harry è diventato il primo membro della famiglia reale a testimoniare in tribunale in oltre 130 anni, in una causa per violazione della privacy intentata da lui e altri contro l'editore del Mirror. Il giudice ha stabilito che il giornale aveva hackerato il suo telefono "in misura modesta", dalla fine del 2003 al 2009, e gli ha riconosciuto un risarcimento di 140.600 sterline (circa 162.000 euro). L'anno scorso, la sua richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy contro l'editore del Sun e dell'ormai defunto News of the World è stata risolta in tribunale per una somma non rivelata, a quanto pare pari a circa 10 milioni di sterline (11.500.000 euro). 

L'editore si è scusato con Harry per l'intercettazione telefonica del News of the World e per la grave intrusione nella sua vita privata da parte del Sun, compresi "incidenti di attività illegali commessi da investigatori privati che lavorano per il Sun". Tuttavia, si prevede che lo scontro tra il principe e il Daily Mail, che dovrebbe costare 38 milioni di sterline (quasi 44 milioni di euro) se si considerano le spese legali di entrambe le parti, sarà duramente contestato in tribunale. Il caso, che sarà discusso in tribunale nelle prossime nove settimane, probabilmente metterà sotto i riflettori un cast di personaggi con un passato complicato. 

 

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Categoria: internazionale/royalfamilynews

00:15

"Sapeva che avrebbe ucciso Youssef", il gip non crede alla versione di Atif e convalida l'arresto

(Adnkronos) - "Volevo colpire Youssef per mandargli un segnale dopo le sue minacce, ma volevo colpirlo alla gamba e al piede". E' questa la versione che Atif Zouhair, il giovane che venerdì scorso ha ucciso il compagno di scuola 18enne Youssef Abanoub all'Einaudi-Chiodo, ha riferito al gip del tribunale di La Spezia. Parole che tuttavia non hanno convinto il giudice, che ha così convalidato l'arresto. 

"E' di tutta evidenza - sostiene infatti il gip nelle motivazioni della convalida - che l'elemento volitivo del soggetto che si accinga ad aggredire un terzo con un'arma della fattezza e delle caratteristiche di quella utilizzata dall'Atif, impugnandola e colpendo con essa la vittima con un'intensità tale da provocare una lesione dell'entità di quella nitidamente descritta da alcuni testi oculari non possa che integrare il dolo di omicidio, almeno nella sua forma eventuale, avendo l'agente consapevolmente accettato che dal suo comportamento potesse derivare la morte del soggetto attinto dal colpo".  

"Del resto - prosegue il gip - che non fosse la gamba dello Youssef il reale punto di mira dell'indagato è suffragato logicamente sia dalla posizione in cui i due ragazzi si trovavano poco prima del fatto, ossia l'aggressore in piedi e lo Youssef seduto, sia dalla forza impressa al colpo inferto alla vittima".  

Il giudice smonta quindi la tesi del colpo mortale inferto per sbaglio: "Non pare convincente posto che una simile eventualità non risulta compatibile con la concreta dinamica del fatto; invero, così come descritto dai testi oculari, al momento dell'aggressione lo Youssef era seduto e da quella posizione si è limitato a protendere le braccia verso il proprio assalitore, senza compiere alcun altro movimento, connotato da maggiore dinamicità, idoneo a far variare la traiettoria del colpo dalla gamba al fianco sinistro".  

"Non convince dunque l'odierna precisazione fornita dall'indagato - prosegue il giudice - in merito al fatto che lo spostamento della vittima, in sede di interrogatorio solo genericamente indicato, si sarebbe concretizzato in uno scivolamento dello Youssef lungo lo schienale della sedia atteso che, quand'anche effettivamente fosse avvenuto - ma i testi oculari non confermano tale circostanza tale movimento non spiegherebbe la direzione laterale e non frontale del colpo ed inoltre non si sarebbe potuto sostanziare in un movimento talmente repentino da non consentire all'indagato di correggere il tiro".  

"Ancor meno convincente risulta poi - scrive il giudice - la spiegazione fornita dall'indagato in merito all'occultamento sotto i propri pantaloni del coltello acquistato solo due giorni prima, a suo dire, per difesa, togliendolo dallo zaino all'interno del quale l'aveva portato a scuola, spostamento del luogo di custodia dell'arma avvenuto, significativamente, proprio prima di salire al secondo piano ove si trovava la classe della vittima, già incontrata nelle prime ore della mattinata. Invero l'Atif ha sostenuto di avere tolto il coltello dallo zaino perché glielo bucava, così, quando se n'era accorto, lo aveva messo nei pantaloni dove avrebbe potuto controllarlo meglio: si tratta di una spiegazione davvero inverosimile che, al contrario di quanto l'indagato pretenderebbe, appare idonea a rafforzare ancor più l'ipotesi accusatoria, ossia che costui la mattina del 16 gennaio 2026 abbia avuto l'intenzione di affrontare fisicamente lo Youssef a seguito delle minacce da lui asseritamente ricevute e che ciò abbia fatto avvalendosi di un'arma particolarmente micidiale, dunque efficace, comprata solo pochi giorni prima". 

E ancora: "La ricostruzione del movente, al momento delineabile, sulla scorta di quanto riferito dallo stesso indagato e dalla ragazza di costui, contribuisce a dare ulteriore riscontro alla ricostruzione del fatto così come prospettata nei suoi elementi costituitivi oggettivo e soggettivo, essendo emerso un forte sentimento di gelosia e possessività dell'indagato nei confronti di (omissis, ndr) tale da indurlo a sfidare chi avesse osato avvicinarsi alla giovane, unito alla volontà di dimostrare a quest'ultima ed a colui che riteneva un potenziale rivale la propria forza, in modo da farlo desistere da ulteriori tentativi di approccio a lui sgraditi".  

 

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Categoria: cronaca

00:13

Raffreddore alla moviola, ecco che succede nel naso quando il rinovirus attacca

(Adnkronos) - Il primo campo di battaglia quando il rinovirus attacca? Sono le narici. E proprio in questi 'anfratti' si decide la vittoria o l'entità della disfatta, cioè in che misura ci ammaleremo del comune raffreddore. Un team di scienziati ha studiato questo momento clou nei dettagli scoprendo che, nel momento in cui il rinovirus infetta la mucosa delle vie nasali, le nostre cellule collaborano per combatterlo attivando un arsenale di difese antivirali. I 'sensori' danno l'allarme, migliaia di cellule si attivano organizzando una prima linea di difesa, comincia il faccia a faccia col nemico. 

Nello studio pubblicato sulla rivista 'Cell Press Blue', gli autori hanno studiato il raffreddore 'alla moviola' e suggeriscono che sono proprio le difese del nostro organismo contro il patogeno - e non il virus in sé - a predire se lo prenderemo o meno, se cadremo oppure no, così come la gravità dei nostri sintomi.  

La ricerca, spiega l'autrice senior Ellen Foxman della Yale School of Medicine, "ci ha permesso di osservare la mucosa nasale umana e di osservare cosa accade durante le infezioni da rinovirus, sia a livello cellulare che molecolare". Questo è importante, sottolinea l'esperta, essendo questo virus "la causa principale del raffreddore comune e una delle principali cause di problemi respiratori nelle persone affette da asma e altre patologie polmonari croniche".  

 

Per documentare ciò che accade nel momento del primo contatto, i ricercatori hanno creato tessuto nasale umano coltivato in laboratorio. Hanno coltivato cellule staminali nasali umane per 4 settimane, esponendo la superficie superiore all'aria. In queste condizioni, le staminali si sono differenziate in un tessuto contenente molti dei tipi cellulari presenti nelle vie nasali umane e nel rivestimento delle vie aeree polmonari, comprese le cellule che producono muco e le cellule dotate di ciglia, strutture mobili simili a peli che spazzano via il muco dai polmoni. 

Il modello così costruito "riflette le risposte del corpo umano in modo molto più accurato rispetto alle linee cellulari convenzionali utilizzate per la ricerca virologica", assicura Foxman. "Poiché il rinovirus causa malattie negli esseri umani, non in animali, i modelli organotipici dei tessuti umani sono particolarmente preziosi per studiarlo".  

Il team ha potuto esaminare le risposte coordinate di migliaia di singole cellule contemporaneamente e testare come le risposte cambiassero quando i sensori cellulari che rilevano il rinovirus venivano bloccati. In questo modo, i ricercatori hanno osservato un meccanismo difensivo che tiene a bada le infezioni da rinovirus, coordinato dagli interferoni, proteine che bloccano l'ingresso e la replicazione dei virus. 

Ecco tutte le tappe nell'ordine: dopo aver rilevato la presenza del rinovirus, le cellule del rivestimento nasale producono interferoni; questi inducono una difesa antivirale coordinata delle cellule infette e di quelle vicine, rendendo l'ambiente inospitale per la replicazione virale. Se gli interferoni agiscono abbastanza rapidamente, il virus non può diffondersi. Quando i ricercatori hanno impedito sperimentalmente questa risposta, il virus ha rapidamente infettato molte più cellule, causando danni e, in alcuni casi, la morte degli organoidi infetti. "I nostri esperimenti dimostrano quanto sia fondamentale ed efficace una rapida risposta all'interferone nel controllo dell'infezione da rinovirus, anche in assenza di cellule del sistema immunitario", afferma il primo autore, Bao Wang della Yale School of Medicine. 

La ricerca ha anche rivelato altre risposte al rinovirus che si attivano quando aumenta la replicazione virale. Ad esempio, il rinovirus può attivare un diverso sistema di rilevamento che induce le cellule infette e non infette a produrre sinergicamente muco in eccesso, aumentare l'infiammazione e talvolta causare problemi respiratori nei polmoni. Queste risposte potrebbero essere buoni obiettivi per intervenire sull'infezione da rinovirus e promuovere una sana risposta antivirale, affermano gli autori. Il team riconosce che gli organoidi utilizzati contengono un numero limitato di tipi cellulari rispetto a quelli presenti nell'organismo, poiché nell'organismo un'infezione attrae altre cellule, comprese quelle del sistema immunitario, per unirsi alla difesa contro l'infezione da rinovirus. A questo proposito, gli esperti spiegano che comprendere come altri tipi cellulari e fattori ambientali nelle vie nasali e nelle vie aeree calibrino la risposta dell'organismo all'infezione è un importante prossimo passo di questo lavoro. 

"Il nostro studio fa avanzare il paradigma secondo cui le risposte dell'organismo a un virus, piuttosto che le proprietà intrinseche del virus stesso, sono estremamente importanti nel determinare se un virus causerà o meno una malattia e quanto sarà grave - conclude Foxman - Concentrarsi sui meccanismi di difesa è una strada entusiasmante per nuove terapie". 

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Categoria: cronaca

00:12

Groenlandia, Ue studia risposta a Trump. Danimarca chiede una missione Nato

(Adnkronos) - Donald Trump in pressing per acquisire la Groenlandia. L'Ue si muove per reagire ai dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti e la Danimarca invoca la Nato. "Il mondo non è sicuro se gli Usa non controllano la Groenlandia", ribadisce il presidente americano protagonista di una nuova giornata pirotecnica. Prima scrive al premier norvegese accusando Oslo di avergli negato il Nobel, poi annuncia che la pace non sarà più il faro delle sue azioni e quindi conferma l'intenzione di varare dazi dal primo febbraio contro i paesi che hanno mandato soldati in Groenlandia. 

 

A Bruxelles, l'Ue discute il piano per replicare all'azione commerciale di Washington. "Siamo pronti a reagire, ma siamo anche pronti a cercare una interazione costruttiva, una soluzione con gli Usa sulla base del chiaro principio del rispetto della sovranità e della integrità territoriale degli Stati membri: su questo dobbiamo essere molto chiari", dice il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis al termine dell'Eurogruppo. "Tutti gli strumenti sono sul tavolo", aggiunge Dombrovskis.  

 

Intanto, però, l'onda lunga della crisi può 'bagnare' anche la Nato: ''Ho fatto più per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione, ora la Nato dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti'', dice Trump. Come risposta, la Danimarca propone l'invio di una missione di ricognizione in Groenlandia. L'iniziativa parte dal ministro della Difesa, Troels Lund Poulsen, dopo l'incontro con il Segretario generale dell'Alleanza atlantica, Mark Rutte, con la ministra degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt. "Lo abbiamo proposto e il Segretario generale ne ha preso nota e penso che possiamo, lo speriamo, ottenere un quadro che definisca come (la nostra proposta, ndr) si possa concretizzare", ha detto Poulsen. 

Lo scontro con Trump si sposta quindi sul terreno dell'Alleanza Atlantica. Per la Danimarca è importante dimostrare al presidente americano che il suo non è il modo di procedere, di "difendere i principi dell'integrità territoriale e della sovranità. Abbiamo una visione e lui non sarà mai in grado di ottenere quello che vuole esercitando pressioni su di noi", ha dichiarato il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, dopo aver incontrato la controparte britannica Yvette Cooper. 

Danimarca e Groenlandia hanno concordato la formazione di un gruppo di lavoro con gli Stati Uniti per discutere delle posizioni diverse solo la scorsa settimana, "per spostare il discorso dai social media in una stanza in cui potessimo discutere per davvero" possibili soluzioni sulla base della relazione esistente. "Questo è quello che avevamo concordato. Siamo scandinavi pragmatici, con il sangue freddo". 

La Casa Bianca, secondo Rasmussen, sta contraddicendo le sue stesse posizioni: "Per un attimo avevo pensato che saremmo riusciti forse non a risolvere il problema ma a trovare un modo di andare avanti. E questa convinzione è stata mandata all'aria dalle dichiarazioni del Presidente. E' importante che tutti noi crediamo che debba parlare il diritto internazionale per mostrare a Trump che non può continuare a percorrere questa strada". 

Intanto, aerei militari arriveranno presto in Groenlandia per "attività pianificate da tempo", riferisce il Comando di Difesa Aerospaziale Nordamericano (Norad) su X, spiegando che arriveranno alla Base Spaziale di Pituffik. "Insieme agli aerei operanti dalle basi negli Stati Uniti continentali e in Canada, supporteranno diverse attività del Norad pianificate da tempo, basandosi sulla consolidata cooperazione in materia di difesa tra Stati Uniti e Canada, nonché con il Regno di Danimarca", si legge nella nota, in cui si spiega che l'attività "è stata coordinata con il Regno di Danimarca e tutte le forze di supporto operano con le necessarie autorizzazioni diplomatiche. Anche il governo della Groenlandia è informato delle attività pianificate". 

Il Norad "conduce regolarmente operazioni prolungate e distribuite per la difesa del Nord America, attraverso una o tutte e tre le regioni (Alaska, Canada e Stati Uniti continentali)". 

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Categoria: internazionale/esteri

00:06

Maltempo oggi in Sicilia, Sardegna e Calabria: allerta rossa e scuole chiuse

(Adnkronos) - Restano nella morsa del maltempo Sicilia, Sardegna e Calabria a causa dell'arrivo del ciclone Harry. La Protezione civile regionale ha diffuso un avviso per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico per tutta la giornata di oggi, 20 gennaio, che prevede l'allerta rossa per le tre regioni.  

In Sicilia persistono in particolare "venti di burrasca dai quadranti orientali con intensificazione fino a burrasca forte con raffiche di tempesta e forti mareggiate sulle coste esposte". Le precipitazioni saranno "diffuse anche a carattere di rovescio o temporale soprattutto su zone orientali e meridionali con quantitativi cumulati molto elevati". Prevista frequente attività elettrica e locali grandinate. 

Le scuole saranno chiuse a Catania, Palermo, Agrigento e Messina. A Catania sono chiusi anche negozi, musei, biblioteche comunali, mercati storici e rionali e manifestazioni ed eventi all’aperto; a Messina e Palermo chiusi cimiteri, ville e impianti sportivi comunali. 

Anche a Cagliari saranno chiusi gli asili, le scuole e l’Università, gli uffici pubblici, i cimiteri, gli impianti sportivi, i mercati civici, i parchi pubblici, i centri d’arte e le biblioteche. L'allerta rossa per rischio idrogeologico riguarda principalmente le zone di Iglesiente, Campidano, Bacini Flumendosa - Flumineddu, Gallura.  

Scuole chiuse nella giornata di oggi anche in molte zone della Calabria: nelle province di Crotone, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia.  

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Categoria: cronaca

22:54

Auto contro bus nel barese, morti due giovanissimi: grave un 19enne

(Adnkronos) - Due giovanissimi sono morti in un incidente stradale avvenuto questa sera tra Adelfia e Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, nello scontro tra una automobile e un autobus della società di trasporti Sita. A perdere la vita il conducente della vettura, u n giovane di 18 anni, e una ragazzina di 15 anni che era nella stessa auto. Un ragazzo di 19 anni, anche lui passeggero del mezzo, è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Miulli ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Ferito anche il conducente del bus. A bordo del veicolo c'erano alcuni passeggeri. Non si sa se hanno subito conseguenze.  

Lievi le ferite per il conducente del bus, che è stato sottoposto a controlli in ospedale, e per un ragazzo che era a bordo e che ha subito anche un forte spavento. Questi ultimi si trovavano sull'autobus. I feriti sono stati trasportati nel vicino ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva che si trova non lontano dal luogo dell'incidente. Sul posto sono intervenuti la Polizia locale di Acquaviva, che sta procedendo ai rilievi, la Polizia locale di Gioia del Colle, i carabinieri e i vigili del fuoco. La vettura si è letteralmente accartocciata dopo l'impatto e si è anche capovolta. Secondo prime informazioni l'incidente è avvenuto in un tratto di rettilineo. 

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Categoria: cronaca

21:25

Cina, culle mai così vuote: la popolazione cala per il quarto anno consecutivo

(Adnkronos) - La Cina sprofonda in una nuova emergenza demografica. Nel 2025 il tasso di natalità ha toccato il livello più basso mai registrato dall’inizio delle rilevazioni nel 1949, mentre la popolazione è diminuita per il quarto anno consecutivo, confermando le difficoltà del gigante asiatico nel frenare l’invecchiamento e il declino demografico nonostante una lunga serie di incentivi governativi. 

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica, alla fine del 2025 la popolazione è scesa a 1,405 miliardi, circa 3,39 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Le nuove nascite sono state 7,92 milioni, contro i 9,54 milioni del 2024, portando il tasso di natalità al minimo storico di 5,63 nati ogni mille abitanti. Nello stesso periodo i decessi sono saliti a 11,31 milioni, con un tasso di mortalità di 8,04 per mille, il livello più alto dal 1968, in piena Rivoluzione culturale sotto la guida di Mao Zedong. 

Il brusco calo del 2025 segue il temporaneo rimbalzo registrato l’anno precedente, coinciso in gran parte con l’Anno del Drago, tradizionalmente considerato nella cultura cinese propizio per matrimoni e nascite. Esaurito l’effetto simbolico dell’anno "fortunato", le nascite sono tornate a diminuire, inserendosi in una tendenza ormai strutturale aggravata dall’eredità della politica del figlio unico e da un contesto economico incerto. Il 2026, Anno del Cavallo, è considerato "neutrale" per la natalità, mentre è previsto un nuovo calo nel 2027, Anno della Pecora, ritenuto di cattivo auspicio secondo il diffuso proverbio popolare per cui "9 pecore su 10 sono destinate a essere incomplete".  

Negli ultimi anni Pechino ha abolito i limiti alle nascite, consentendo fino a tre figli per coppia, e ha introdotto sussidi, bonus e congedi parentali più lunghi, ma senza risultati significativi. Il tasso di fertilità resta intorno a un figlio per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione, mentre l’assenza di immigrazione rende difficile compensare il calo naturale. Le conseguenze sono pesanti per economia e welfare: la forza lavoro continua a ridursi, cresce il numero degli anziani e il sistema pensionistico mostra segni di affanno. Secondo le Nazioni Unite, la popolazione cinese potrebbe più che dimezzarsi entro il 2100, rendendo la crisi demografica forse la sfida più urgente per la leadership di Pechino nei prossimi decenni.  

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Categoria: internazionale/esteri

20:58

Valentino, Ferragni: "Sue creazioni hanno fatto sognare me e intere generazioni"

(Adnkronos) - “Le creazioni di Valentino Garavani hanno fatto sognare generazioni di donne, me compresa”. Così all’Adnkronos l’imprenditrice Chiara Ferragni ricorda il grande stilista Valentino, morto oggi all’età di 93 anni.  

“È stato uno dei più grandi maestri della moda italiana e mondiale”, prosegue Ferragni. Con la sua visione “ha definito un’idea di eleganza senza tempo, rendendo l’Italia un punto di riferimento assoluto nel lusso. La sua eredità creativa continuerà a ispirare i giovani designer del futuro”, conclude. 

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Categoria: spettacoli

20:14

Lazio-Como 0-3, Fabregas vola al sesto posto e l'Olimpico fischia - Rivivi la partita

(Adnkronos) - Il Como domina e batte la Lazio nel monday night della 21esima giornata di Serie A, oggi lunedì 19 gennaio. Finisce 0-3 all'Olimpico, che chiude fischiando la squadra di Sarri: decidono le reti di Baturina e Nico Paz (doppietta), che nel primo tempo si fa anche parare un rigore da Provedel. Con questo successo, il Como vola al sesto posto a 38 punti. I biancocelesti restano noni a 28 punti. 

Nella prossima giornata di campionato, sabato 24 gennaio, il Como ospiterà il Torino alle 15. In serata, la Lazio affronterà il Lecce al Via del Mare alle 20:45.  

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Categoria: sport

19:57

Coppa d'Africa, la surreale 'lotta' per l'asciugamano tra il portiere del Senegal e i raccattapalle del Marocco

(Adnkronos) - Una storia che ha contorni surreali nella finale di Coppa d'Africa 2026, vinta dal Senegal contro il Marocco. Nei minuti finali dell'ultimo atto del torneo, il secondo portiere senegalese Yehvann Diouf si è trasformato in 'guardiano' dell'asciugamano del titolare Édouard Mendy, dopo che i giocatori del Marocco avevano tentato in ogni modo di portarlo via durante la partita. A guidare la carica, durante i supplementari (sotto una fitta pioggia), i marocchini Hakimi e Saibari. Poi, i rinforzi e l'arrivo (addirittura) dei raccattapalle per riuscire nell'impresa di togliere il telo al portiere avversario. 

Sui motivi, le ipotesi sono diverse. La prima è quella di un disturbo pratico (evitare che il portiere si asciugasse gli occhi, sotto al diluvio) o psicologico, ma è stata addirittura tirata in ballo la magia nera.  

Il motivo? Un rito Voodoo fatto all'oggetto, per 'spingere' il Senegal alla vittoria. Questo almeno, il pensiero nella testa di parte dei calciatori e dei tifosi del Marocco. Alla fine, a spuntarla è stata il Senegal. Con il gol di Pape Gueye all'inizio dei supplementari. 

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Categoria: sport

19:52

Sondaggio politico, Fratelli d'Italia e Pd crescono. M5S giù

(Adnkronos) - Fratelli d'Italia e il Pd in crescita, il Movimento 5 Stelle cala. E' il quadro del sondaggio Swg che oggi, 19 gennaio 2026, fotografa le intenzioni di voto per il Tg La7 in caso di elezioni. Fratelli d'Italia si conferma ampiamente primo partito secondo il rilevamento. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni guadagna lo 0,2% e sale al 31,1%. Aumenta il vantaggio sul Pd della segretaria Elly Schlein, che sale dello 0,1% e si attesta al 22,4%. Il M5S di Giuseppe Conte cede lo 0,3% e ora vale il 12,4%. 

Rispetto alla scorsa settimana, Forza Italia guadagna lo 0,1% e arriva all'8,4% approfittando del calo della Lega, che dall'8,3% scende all'8% netto. In discesa anche Verdi e Sinistra, accreditati del 6,4%. 

Più staccati Azione (2,8%), Italia Viva (2%), +Europa (1,3%) e Noi Moderati (1,2%). 

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Categoria: politica

19:31

Valentino, chi è Giancarlo Giammetti: l'altra metà dello stilista

(Adnkronos) - Se è vero che dietro un grande uomo c’è spesso un grande partner di vita, la storia di Valentino Garavani non fa eccezione. Ed è nella Città Eterna che il destino dello stilista si intreccia a quello di Giancarlo Giammetti, giovane romano, figlio della borghesia capitolina, diviso tra studi di architettura mai davvero amati e le giornate leggere di via Veneto, nel pieno della Dolce Vita. L’incontro avviene alla fine di luglio del 1960, al Café de Paris. Valentino lo racconterà anni dopo con naturalezza: una sera come tante, nessun tavolo libero e sguardi incrociati. Pochi giorni più tardi i due si ritrovano a Capri. Da lì inizia una vita condivisa, sul piano sentimentale e su quello professionale, destinata a durare decenni e a segnare la storia della moda italiana. 

Come Yves Saint Laurent ebbe in Pierre Bergé il suo alter ego, Valentino non sarebbe diventato Valentino senza Giancarlo Giammetti. Se Garavani incarnava l’estro, la visione, l’emotività quasi febbrile della creazione, Giammetti ne è stato il contrappunto razionale: un lucido stratega, capace di trasformare un talento purissimo in una maison internazionale e strutturata. Non solo compagno di vita, ma architetto silenzioso di un impero. Giancarlo è stato l’altra metà di Valentino.  

Giammetti ha sempre saputo leggere e contenere l’animo effervescente del creativo, proteggendolo senza ingabbiarlo, anzi, amplificandone i punti di forza. Lo capiva e lo completava. “Stare con Valentino? Un miracolo” raccontò in un’intervista al ‘Corriere della sera’ qualche anno fa. Il loro rapporto durato oltre 50 anni era fatto di un raro equilibrio, nel quale l’amore non è mai stato separato dal lavoro. Insieme hanno vestito le donne più belle del mondo. Diana Vreeland, storica direttrice di ‘Vogue Us’ li aveva ribattezzati “The Boys”.  

La loro è stata una storia di moda, certo, ma prima ancora una storia di alleanza. Due personalità diverse, unite dalla stessa idea di bellezza e ambizione. Per stare con Valentino “devo avere molta pazienza” ha sempre detto Giammetti. Liti e sfuriate erano all’ordine del giorno con tanto di piatti volati in casa ma poi tutto tornava subito alla normalità.  

Di certo c’è che insieme hanno costruito un linguaggio estetico riconoscibile e un modello imprenditoriale duraturo, dimostrando che dietro una grande visione, spesso è necessario ci sia qualcuno che sappia metterla in pratica. (di Federica Mochi)  

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Categoria: moda

19:31

Alimentazione, esperto Donegani: "Olio di palma demonizzato, sostituirlo non porta benefici"

(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini.  

Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. 

Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”. 

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Categoria: sostenibilita

19:29

Alimentazione, Tapella (Uiops): "Con Olio di palma sostenibile sicurezza e qualità garantite"

(Adnkronos) - “L'olio di palma certificato sostenibile, oltre a garantire la sostenibilità sociale e ambientale, garantisce anche la sicurezza e la qualità del prodotto. È conosciuto e usato in tutto il mondo”. Lo ha detto Vincenzo Tapella, presidente Uiops, l’Unione italiana per l’Olio di palma sostenibile, partecipando oggi a Rimini al seminario organizzato con l’Associazione italiana dell'industria Olearia, nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza. Durante l’incontro è stato presentato il position paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato tecnico scientifico Uiops. 

“Il Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione – spiega il presidente - è un organismo interdisciplinare esterno di esperti scelti per assicurare autorità, rigore scientifico e obiettività nei contenuti pubblicati o adottati dall’associazione stessa. Ha una funzione di supporto scientifico e di validazione oggettiva per tutte le attività di comunicazione e posizionamento dell’Unione sui temi dell’olio di palma sostenibile, in termini di sostenibilità ambientale, nutrizionale, sociale e di filiera”. 

Per Tapella la scelta di presentare il documento alla manifestazione è strategica: “Sigep è una fiera importantissima per quanto riguarda il settore alimentare - afferma - Vogliamo informare sull’evoluzione dell’olio di palma e far conoscere al pubblico le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Questo position paper è rivolto a cascata, non soltanto ai produttori di prodotti alimentari ma anche al consumatore come garanzia di sicurezza, qualità e la sostenibilità dell'olio di palma”, aggiunge. 

 

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Categoria: sostenibilita

19:23

Valentino, l'omaggio dell'imitatore Dario Ballantini: "Gli devo tutto"

(Adnkronos) - "Valentino è stato la svolta della mia carriera. Gli devo tutto". Un commosso Dario Ballantini ricorda con l'Adnkronos lo stilista Valentino che ha imitato per oltre 30 anni nel programma 'Striscia la Notizia'. L''imperatore della moda' è scomparso oggi, 19 gennaio, all'età di 93 anni. 

"Quando iniziai a lavorare - racconta Ballantini - le mie imitazioni tv, per i primi 15 anni, non funzionavano molto. Dopo un po' che lavoravo a 'Striscia' decidemmo allora di puntare su una imitazione di caratura internazionale che non fosse chiusa nello studio ma che andasse in giro. Scegliemmo Valentino e con lui nacque un nuovo tipo di televisione: il personaggio di fama mondiale, la presa in giro della moda, che non era ancora mai stata fatta. Questi ingredienti, uniti alla vis comica che ci ho messo io, sono stati la chiave per un successo durato 40 anni". 

Ma i rapporti con la maison com'erano? "All'inizio buoni, ci diedero anche i primi abiti. Poi si infastidirono un po'. Poi finirono per apprezzare molto. Lui disse anche che in abiti civili un po' assomigliavo a lui da giovane". Vi siete mai incontrati? "Questo ha dell'incredibile. L'unica volta che ci siamo trovati faccia a faccia fu alla prima romana del film di Gabriele Muccino con Will Smith 'La ricerca della felicità' e, ironia della sorte, io ero travestito e truccato da Valentino Rossi, il campione di motociclismo. E così fu Valentino Garavani a darmi una pacca sulla spalla e a dire: 'ciao caro', che era la frase che io gli facevo pronunciare in continuazione". 

Ballantini ammette di sentire "un debito di riconoscenza nei confronti di Valentino: da anni tutti i miei spettacoli teatrali si concludono con la sua imitazione. Ora credo che diventerà un saluto, perché le battute sarebbero fuori luogo".  

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Categoria: spettacoli

19:17

Valentino e la Dolce Vita, Barillari: "A ogni scatto rispondeva con un sorriso"

(Adnkronos) - Il re dei paparazzi Rino Barillari affida all'Adnkronos il suo ricordo di Valentino, morto oggi all'età di 93 anni. "Che personaggio era Valentino, l'orgoglio dei romani, il vanto dell'Italia nel mondo, dove si parla di lui anche il cielo si apre", dice.  

"Conservo ancora delle foto inedite che gli feci nel 2015: lo seguivo negli atelier, ovunque andasse. L'ho immortalato con Liz Taylor, con Sophia Loren, con il Papa. Era sempre tranquillo, un galantuomo. Nei miei ricordi è ancora il re di via dei Condotti, di via Veneto e della dolce vita romana: a ogni scatto lui rispondeva con un sorriso", conclude. 

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Categoria: moda

19:11

Cos'è il bazooka europeo e può davvero fare male a Trump?

(Adnkronos) - Ogni volta che Donald Trump torna a minacciare dazi, ritorsioni commerciali o pressioni politiche sull’Europa, a Bruxelles riemerge una parola che ormai è diventata un mantra: “bazooka”. È il modo in cui viene spesso descritto l’Anti-Coercion Instrument (Aci), il meccanismo che dovrebbe consentire all’Unione europea di reagire a forme di coercizione economica da parte di Paesi terzi. Ma al di là della retorica, cosa c’è davvero dentro questo bazooka? E, soprattutto, quanto farebbe davvero male agli Stati Uniti se l’Ue decidesse di usarlo contro un’America trumpiana? 

L’Anti-Coercion Instrument nasce da una constatazione ormai condivisa a Bruxelles: il commercio globale non è più governato solo da regole multilaterali e arbitrati tecnici, ma è diventato uno strumento di pressione geopolitica. Dazi, minacce regolatorie, restrizioni informali e ritorsioni mirate vengono usate per influenzare decisioni sovrane di altri Paesi. In questo contesto, l’Aci è nato soprattutto per rispondere alla Cina, che in un caso ormai celebre ha esercitato una indebita pressione politica ed economica sulla Lituania rea di aver allacciato rapporti con Taiwan. È una base giuridica per reagire in modo coordinato, evitando che singoli Stati membri vengano colpiti e isolati. 

Un meccanismo non pensato come una risposta automatica o impulsiva, ma come una cornice che consente all’Unione di costruire deterrenza, mostrando di avere opzioni credibili e pronte all’uso. 

Uno degli equivoci più diffusi è immaginare il bazooka europeo come un’unica arma risolutiva. In realtà, la forza dell’Unione sta nella possibilità di combinare più strumenti, calibrando la risposta in base all’intensità della coercizione subita. Sul piano commerciale, questo significa poter colpire settori sensibili per l’economia e per la politica americana, scegliendo prodotti e filiere che hanno un peso simbolico oltre che economico. 

Ma il punto decisivo è che oggi l’Europa non è più limitata ai soli dazi. L’accesso al mercato unico, che resta uno dei più ricchi (e regolati) del mondo, diventa una leva centrale. Norme, standard, autorizzazioni e controlli possono trasformarsi in strumenti di pressione indiretta, capaci di incidere profondamente sugli interessi economici statunitensi senza ricorrere a misure platealmente punitive. 

Se c’è un terreno su cui l’Europa potrebbe colpire in modo particolarmente efficace, è quello dei servizi e del digitale. Le grandi piattaforme tecnologiche americane dipendono in modo strutturale dal mercato europeo, sia in termini di fatturato sia di legittimazione regolatoria. L’applicazione rigorosa del Digital Services Act e del Digital Markets Act, l’inasprimento delle sanzioni e una lettura restrittiva delle norme su dati e concorrenza rappresentano una leva potente. 

Non si tratterebbe tanto di “punire” le aziende americane, quanto di rendere evidente che l’accesso privilegiato al mercato europeo non è scontato in un contesto di conflitto politico. È una forma di pressione estremamente costosa, perché incide su modelli di business e valutazioni finanziarie. 

Un altro capitolo centrale riguarda le tecnologie avanzate, l’energia e le infrastrutture critiche. Qui il bazooka europeo assume una dimensione più strategica. L’Ue dispone oggi di strumenti per limitare l’accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici, per condizionare gli investimenti diretti esteri e per controllare l’esportazione di tecnologie sensibili. 

Nel caso degli Stati Uniti, questo significherebbe toccare nervi scoperti della relazione transatlantica: dalla cooperazione industriale alla sicurezza energetica, fino al ruolo delle aziende americane nei grandi progetti infrastrutturali europei. Come osserva lo European Council on Foreign Relations, sono misure che difficilmente verrebbero usate per prime, ma che contribuiscono a rendere credibile la deterrenza europea. 

Nel dibattito pubblico torna spesso l’idea che l’Europa possa colpire gli Stati Uniti usando la finanza come arma. Gli investitori europei detengono infatti asset americani per un valore che supera i 12.600 miliardi di dollari. Sulla carta, una cifra enorme. Nella pratica, una leva molto meno maneggevole. 

Il “Financial Times” chiarisce perché questo strumento resta più teorico che reale. Quegli asset non sono controllati direttamente dai governi, ma da fondi pensione, assicurazioni e investitori privati. Una loro dismissione forzata danneggerebbe anche l’Europa, rafforzando l’euro e penalizzando le esportazioni. Inoltre, i mercati finanziari statunitensi restano i più profondi e liquidi al mondo, in grado di assorbire shock anche significativi. 

La finanza, dunque, non è un’arma da usare apertamente, ma può funzionare come segnale politico: rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere più costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata. 

Esiste però una leva finanziaria meno discussa, ma politicamente esplosiva: il ruolo delle grandi banche d’affari americane nel collocamento dei titoli di Stato europei. Oggi istituti come Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley o Citi sono attori centrali nelle operazioni di emissione del debito sovrano di molti Paesi dell’Unione. 

In uno scenario di scontro aperto, i governi europei potrebbero valutare – almeno in teoria – di ridurre o escludere le banche americane da questi mandati, privilegiando istituti europei. Sarebbe una mossa ad alto impatto simbolico, perché colpirebbe direttamente Wall Street nel suo ruolo di intermediario globale. Ma sarebbe anche una decisione estremamente delicata: i mercati potrebbero interpretarla come una politicizzazione del debito, aumentando la volatilità e i costi di finanziamento per gli stessi Stati europei. 

Proprio per questo, più che un’arma da usare, questa opzione funziona come minaccia: dimostra che l’interdipendenza finanziaria non è a senso unico e che anche il cuore del sistema finanziario americano dipende dalla cooperazione europea. 

L’Europa, di fronte alle mire trumpiane sull’Artico, non ha bisogno di reagire con uno scontro frontale immediato. Può invece aumentare progressivamente i costi politici, economici e diplomatici di qualsiasi iniziativa unilaterale americana, costruendo alleanze, investimenti alternativi e impegni credibili. 

È lo stesso schema che vale per il commercio: il bazooka europeo non serve tanto per sparare, quanto per far capire che l’escalation sarebbe svantaggiosa per tutti, soprattutto per chi la innesca. 

Alla fine, il punto centrale è questo: l’Europa oggi ha davvero un arsenale più ampio e sofisticato rispetto al passato. Il bazooka esiste, ed è fatto di strumenti commerciali, regolatori, tecnologici e finanziari. Ma la sua efficacia dipende da una scelta politica. 

L’Unione è pronta ad accettare costi interni per difendere la propria sovranità? È disposta a usare strumenti pensati per Cina o Russia anche contro l’alleato americano? E, soprattutto, è capace di agire in modo unitario quando gli interessi nazionali divergono? 

Il bazooka europeo, in fondo, non è progettato per essere usato. È progettato per convincere l’altro a non costringerti a usarlo. Con Donald Trump, la vera sfida per Bruxelles è trasformare la propria interdipendenza economica in una deterrenza credibile, senza distruggere le basi della relazione transatlantica che, nonostante tutto, resta vitale. (di Giorgio Rutelli) 

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Categoria: internazionale/esteri

18:59

Valentino, quel rosso simbolo di eleganza che racchiude la storia della maison

(Adnkronos) - Non è corallo e neanche carminio. Di certo non ciliegia o cremisi. Leggenda vuole che a incantare Valentino Garavani di quella particolare tonalità di rosso, il rosso Valentino, diventata la sua cifra stilistica, sia stata una visione ben precisa nella platea dell’Opera di Barcellona, alla fine degli anni Cinquanta. Tra il pubblico, una donna anziana avvolta in un velluto magenta cattura lo sguardo di un giovane Valentino ancora studente che assiste a uno spettacolo. In mezzo a una folla vestita di bianco e nero, quella macchia di colore è impossibile da ignorare. Per Valentino il rosso è un’ossessione destinata a diventare sinonimo dei suoi stessi abiti. 

Lo stesso stilista racconterà più volte di non aver mai dimenticato quella figura isolata che per lui incarnava un’idea di femminilità assoluta. Quando nel 1959 apre il suo primo atelier, quell’immagine barcellonese torna prepotente a galla: nessun dubbio, la donna Valentino, da quel momento in poi, avrebbe parlato anche attraverso il rosso. Il rosso Valentino non è un rosso qualsiasi ma una sfumatura che si colloca tra carminio, porpora e rosso di cadmio, con una tensione verso l’arancio che non diventa mai dichiarata. È caldo e morbido, brillante ma non rigido, pensato per valorizzare chi lo indossa.  

Per Valentino Garavani il rosso è sempre stato un colore “democratico”, capace di mettere in risalto ogni donna. Una filosofia che ha fatto di Valentino l’emblema di lusso nell’alta moda e non solo. Fuori dalla passerella, il rosso Valentino ha vestito star a ogni latitudine, persino la sua cara amica Jackie Kennedy, negli anni del lutto, con tailleur impeccabili e abiti di chiffon ah hoc. Negli anni Settanta il rosso Valentino diventa persino fragranza, in una boccetta pensata per restituire, grazie alla sue note fruttate e oleose, la stessa potenza del colore feticcio di Valentino. 

Quello stesso rosso, nato idealmente in un teatro, è tornato a vivere sul palcoscenico dell’Opera di Roma, chiudendo simbolicamente il cerchio nel 2016, quando Valentino Garavani lo ha riportato in scena nei costumi da lui disegnati per ‘La Traviata’ diretta da Sofia Coppola, trasformando il melodramma verdiano in un omaggio alla sua idea di eleganza femminile. E non solo. A celebrare l’eredità di questo colore che va oltre la definizione di iconico è stata l’anno scorso la mostra ‘Orizzonti-Rosso’, ospitata dalla Valentino Garavani Foundation, a Roma, da maggio a ottobre. Un progetto espositivo che ha esplorato il rosso come idea culturale, mettendo in dialogo l’alta moda di Valentino con l’arte del Novecento e contemporanea. Le creazioni della maison sono state messe a confronto con opere di artisti come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Mark Rothko, in un percorso che puntava a indagare il rosso come simbolo di un’epoca. (di Federica Mochi) 

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Categoria: moda

18:47

Bella Ma', Pamela Petrarolo entra in studio e cade

(Adnkronos) - Pamela Petrarolo protagonista di una rovinosa caduta nello studio di Bella Ma', il programma condotto da Pierluigi Diaco su Raidue. La showgirl è entrata correndo nello studio ma è inciampata, procurandosi una leggera abrasione al ginocchio destro. 

 

Diaco è intervenuto immediatamente. "Vieni a sederti con me", ha detto il conduttore cercando di confortare Petrarolo che, visibilmente scossa dopo l'incidente, non ha potuto esibirsi come previsto nel segmento 'Tutti ballano con Pamela'. "Hai preso una bella botta, Pamela. Non puoi farlo", ha detto Diaco congelando il numero dell'ospite. Petrarolo, dopo lo spavento, sui social ha ironizzato sul fuoriprogramma: il video della caduta è diventato un meme con la didascalia 'io che affronto il 2026'. 

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Categoria: spettacoli

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00:27

Australian Open, oggi Musetti-Collignon - Diretta

(Adnkronos) - Torna in campo Lorenzo Musetti. Oggi, martedì 20, il tennista azzurro sfida il belga Raphael Collignon - in diretta tv e streaming - nel primo turno dello Slam di Melbourne. Musetti è reduce dalla finale persa nel torneo preparatorio di Hong Kong, che ha aperto la sua stagione, dove si è arreso ad Alexander Bublik, ma grazie a cui ha raggiunto il suo best ranking, volando al terzo posto della classifica Atp. 

Nella mattinata di martedì 20 gennaio invece toccherà a Jannik Sinner. 

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Categoria: sport

00:19

Harry è a Londra, inizia il processo contro l'editore del Daily Mail

(Adnkronos) - È iniziato a Londra il processo che vede il principe Harry contro l'editore del Daily Mail. Presso l'aula 76 dell'Alta Corte, il secondogenito di re Carlo affronta la causa da lui stesso intentata assieme a molti altri personaggi noti: il cantante e compositore Elton John e suo marito, David Furnish, le attrici Liz Hurley e Sadie Frost, Doreen Lawrence, la baronessa laburista il cui figlio Stephen è stato assassinato in un attacco razzista, e l'ex politico Simon Hughes, che un tempo si candidò alla guida dei Liberal Democratici. 

Il loro avversario è l'Associated Newspapers, l'editore del quotidiano più venduto della Gran Bretagna, il cui ex direttore, Paul Dacre, dovrebbe testimoniare. Le accuse contro il Daily Mail e il suo compagno di scuderia, il Mail on Sunday, sono gravi. Harry e gli altri ricorrenti sostengono che, oltre ad aver intercettato messaggi vocali, il Daily Mail e il Mail on Sunday hanno anche intercettato linee telefoniche fisse, hanno corrotto agenti di polizia, rubato cartelle cliniche e persino installato microspie nelle case delle celebrità. 

L'Associated Newspapers ha descritto le affermazioni dei ricorrenti come "assurde" e un "affronto ai giornalisti che lavorano sodo, la cui reputazione e integrità vengono ingiustamente calunniate". La rabbia di Harry nei confronti della stampa è radicata - ricorda il Guardian - Sua madre, Diana, principessa del Galles, morì in un incidente stradale nel 1997 mentre era inseguita dai paparazzi a Parigi. Più di recente, ha criticato il trattamento riservato alla moglie, Meghan, duchessa del Sussex. Nel 2021, un giudice ha stabilito che il Mail on Sunday aveva violato la privacy della duchessa pubblicando un estratto di una lettera che aveva scritto al padre separato, Thomas Markle. 

La decisione del principe di affrontare i tabloid non è stata priva di costi personali e finanziari. Per lui si tratta di una questione di principio, che potrebbe aver contribuito alla rottura del suo rapporto con la famiglia reale. Nella sua biografia 'Spare', Harry ha ricordato che il suo rapporto con il padre, re Carlo, e il fratello, il principe William, era diventato teso a causa di quella che lui considerava la loro incapacità di denunciare presunti illeciti da parte dei giornalisti. Nel 2019, dopo una conversazione con l'avvocato David Sherborne durante una vacanza nella villa di Elton John in Francia, il principe si convinse che i giornali avrebbero dovuto rispondere in tribunale del trattamento riservatogli in passato.  

Nel 2023, Harry è diventato il primo membro della famiglia reale a testimoniare in tribunale in oltre 130 anni, in una causa per violazione della privacy intentata da lui e altri contro l'editore del Mirror. Il giudice ha stabilito che il giornale aveva hackerato il suo telefono "in misura modesta", dalla fine del 2003 al 2009, e gli ha riconosciuto un risarcimento di 140.600 sterline (circa 162.000 euro). L'anno scorso, la sua richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy contro l'editore del Sun e dell'ormai defunto News of the World è stata risolta in tribunale per una somma non rivelata, a quanto pare pari a circa 10 milioni di sterline (11.500.000 euro). 

L'editore si è scusato con Harry per l'intercettazione telefonica del News of the World e per la grave intrusione nella sua vita privata da parte del Sun, compresi "incidenti di attività illegali commessi da investigatori privati che lavorano per il Sun". Tuttavia, si prevede che lo scontro tra il principe e il Daily Mail, che dovrebbe costare 38 milioni di sterline (quasi 44 milioni di euro) se si considerano le spese legali di entrambe le parti, sarà duramente contestato in tribunale. Il caso, che sarà discusso in tribunale nelle prossime nove settimane, probabilmente metterà sotto i riflettori un cast di personaggi con un passato complicato. 

 

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Categoria: internazionale/royalfamilynews

00:15

"Sapeva che avrebbe ucciso Youssef", il gip non crede alla versione di Atif e convalida l'arresto

(Adnkronos) - "Volevo colpire Youssef per mandargli un segnale dopo le sue minacce, ma volevo colpirlo alla gamba e al piede". E' questa la versione che Atif Zouhair, il giovane che venerdì scorso ha ucciso il compagno di scuola 18enne Youssef Abanoub all'Einaudi-Chiodo, ha riferito al gip del tribunale di La Spezia. Parole che tuttavia non hanno convinto il giudice, che ha così convalidato l'arresto. 

"E' di tutta evidenza - sostiene infatti il gip nelle motivazioni della convalida - che l'elemento volitivo del soggetto che si accinga ad aggredire un terzo con un'arma della fattezza e delle caratteristiche di quella utilizzata dall'Atif, impugnandola e colpendo con essa la vittima con un'intensità tale da provocare una lesione dell'entità di quella nitidamente descritta da alcuni testi oculari non possa che integrare il dolo di omicidio, almeno nella sua forma eventuale, avendo l'agente consapevolmente accettato che dal suo comportamento potesse derivare la morte del soggetto attinto dal colpo".  

"Del resto - prosegue il gip - che non fosse la gamba dello Youssef il reale punto di mira dell'indagato è suffragato logicamente sia dalla posizione in cui i due ragazzi si trovavano poco prima del fatto, ossia l'aggressore in piedi e lo Youssef seduto, sia dalla forza impressa al colpo inferto alla vittima".  

Il giudice smonta quindi la tesi del colpo mortale inferto per sbaglio: "Non pare convincente posto che una simile eventualità non risulta compatibile con la concreta dinamica del fatto; invero, così come descritto dai testi oculari, al momento dell'aggressione lo Youssef era seduto e da quella posizione si è limitato a protendere le braccia verso il proprio assalitore, senza compiere alcun altro movimento, connotato da maggiore dinamicità, idoneo a far variare la traiettoria del colpo dalla gamba al fianco sinistro".  

"Non convince dunque l'odierna precisazione fornita dall'indagato - prosegue il giudice - in merito al fatto che lo spostamento della vittima, in sede di interrogatorio solo genericamente indicato, si sarebbe concretizzato in uno scivolamento dello Youssef lungo lo schienale della sedia atteso che, quand'anche effettivamente fosse avvenuto - ma i testi oculari non confermano tale circostanza tale movimento non spiegherebbe la direzione laterale e non frontale del colpo ed inoltre non si sarebbe potuto sostanziare in un movimento talmente repentino da non consentire all'indagato di correggere il tiro".  

"Ancor meno convincente risulta poi - scrive il giudice - la spiegazione fornita dall'indagato in merito all'occultamento sotto i propri pantaloni del coltello acquistato solo due giorni prima, a suo dire, per difesa, togliendolo dallo zaino all'interno del quale l'aveva portato a scuola, spostamento del luogo di custodia dell'arma avvenuto, significativamente, proprio prima di salire al secondo piano ove si trovava la classe della vittima, già incontrata nelle prime ore della mattinata. Invero l'Atif ha sostenuto di avere tolto il coltello dallo zaino perché glielo bucava, così, quando se n'era accorto, lo aveva messo nei pantaloni dove avrebbe potuto controllarlo meglio: si tratta di una spiegazione davvero inverosimile che, al contrario di quanto l'indagato pretenderebbe, appare idonea a rafforzare ancor più l'ipotesi accusatoria, ossia che costui la mattina del 16 gennaio 2026 abbia avuto l'intenzione di affrontare fisicamente lo Youssef a seguito delle minacce da lui asseritamente ricevute e che ciò abbia fatto avvalendosi di un'arma particolarmente micidiale, dunque efficace, comprata solo pochi giorni prima". 

E ancora: "La ricostruzione del movente, al momento delineabile, sulla scorta di quanto riferito dallo stesso indagato e dalla ragazza di costui, contribuisce a dare ulteriore riscontro alla ricostruzione del fatto così come prospettata nei suoi elementi costituitivi oggettivo e soggettivo, essendo emerso un forte sentimento di gelosia e possessività dell'indagato nei confronti di (omissis, ndr) tale da indurlo a sfidare chi avesse osato avvicinarsi alla giovane, unito alla volontà di dimostrare a quest'ultima ed a colui che riteneva un potenziale rivale la propria forza, in modo da farlo desistere da ulteriori tentativi di approccio a lui sgraditi".  

 

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Categoria: cronaca

00:13

Raffreddore alla moviola, ecco che succede nel naso quando il rinovirus attacca

(Adnkronos) - Il primo campo di battaglia quando il rinovirus attacca? Sono le narici. E proprio in questi 'anfratti' si decide la vittoria o l'entità della disfatta, cioè in che misura ci ammaleremo del comune raffreddore. Un team di scienziati ha studiato questo momento clou nei dettagli scoprendo che, nel momento in cui il rinovirus infetta la mucosa delle vie nasali, le nostre cellule collaborano per combatterlo attivando un arsenale di difese antivirali. I 'sensori' danno l'allarme, migliaia di cellule si attivano organizzando una prima linea di difesa, comincia il faccia a faccia col nemico. 

Nello studio pubblicato sulla rivista 'Cell Press Blue', gli autori hanno studiato il raffreddore 'alla moviola' e suggeriscono che sono proprio le difese del nostro organismo contro il patogeno - e non il virus in sé - a predire se lo prenderemo o meno, se cadremo oppure no, così come la gravità dei nostri sintomi.  

La ricerca, spiega l'autrice senior Ellen Foxman della Yale School of Medicine, "ci ha permesso di osservare la mucosa nasale umana e di osservare cosa accade durante le infezioni da rinovirus, sia a livello cellulare che molecolare". Questo è importante, sottolinea l'esperta, essendo questo virus "la causa principale del raffreddore comune e una delle principali cause di problemi respiratori nelle persone affette da asma e altre patologie polmonari croniche".  

 

Per documentare ciò che accade nel momento del primo contatto, i ricercatori hanno creato tessuto nasale umano coltivato in laboratorio. Hanno coltivato cellule staminali nasali umane per 4 settimane, esponendo la superficie superiore all'aria. In queste condizioni, le staminali si sono differenziate in un tessuto contenente molti dei tipi cellulari presenti nelle vie nasali umane e nel rivestimento delle vie aeree polmonari, comprese le cellule che producono muco e le cellule dotate di ciglia, strutture mobili simili a peli che spazzano via il muco dai polmoni. 

Il modello così costruito "riflette le risposte del corpo umano in modo molto più accurato rispetto alle linee cellulari convenzionali utilizzate per la ricerca virologica", assicura Foxman. "Poiché il rinovirus causa malattie negli esseri umani, non in animali, i modelli organotipici dei tessuti umani sono particolarmente preziosi per studiarlo".  

Il team ha potuto esaminare le risposte coordinate di migliaia di singole cellule contemporaneamente e testare come le risposte cambiassero quando i sensori cellulari che rilevano il rinovirus venivano bloccati. In questo modo, i ricercatori hanno osservato un meccanismo difensivo che tiene a bada le infezioni da rinovirus, coordinato dagli interferoni, proteine che bloccano l'ingresso e la replicazione dei virus. 

Ecco tutte le tappe nell'ordine: dopo aver rilevato la presenza del rinovirus, le cellule del rivestimento nasale producono interferoni; questi inducono una difesa antivirale coordinata delle cellule infette e di quelle vicine, rendendo l'ambiente inospitale per la replicazione virale. Se gli interferoni agiscono abbastanza rapidamente, il virus non può diffondersi. Quando i ricercatori hanno impedito sperimentalmente questa risposta, il virus ha rapidamente infettato molte più cellule, causando danni e, in alcuni casi, la morte degli organoidi infetti. "I nostri esperimenti dimostrano quanto sia fondamentale ed efficace una rapida risposta all'interferone nel controllo dell'infezione da rinovirus, anche in assenza di cellule del sistema immunitario", afferma il primo autore, Bao Wang della Yale School of Medicine. 

La ricerca ha anche rivelato altre risposte al rinovirus che si attivano quando aumenta la replicazione virale. Ad esempio, il rinovirus può attivare un diverso sistema di rilevamento che induce le cellule infette e non infette a produrre sinergicamente muco in eccesso, aumentare l'infiammazione e talvolta causare problemi respiratori nei polmoni. Queste risposte potrebbero essere buoni obiettivi per intervenire sull'infezione da rinovirus e promuovere una sana risposta antivirale, affermano gli autori. Il team riconosce che gli organoidi utilizzati contengono un numero limitato di tipi cellulari rispetto a quelli presenti nell'organismo, poiché nell'organismo un'infezione attrae altre cellule, comprese quelle del sistema immunitario, per unirsi alla difesa contro l'infezione da rinovirus. A questo proposito, gli esperti spiegano che comprendere come altri tipi cellulari e fattori ambientali nelle vie nasali e nelle vie aeree calibrino la risposta dell'organismo all'infezione è un importante prossimo passo di questo lavoro. 

"Il nostro studio fa avanzare il paradigma secondo cui le risposte dell'organismo a un virus, piuttosto che le proprietà intrinseche del virus stesso, sono estremamente importanti nel determinare se un virus causerà o meno una malattia e quanto sarà grave - conclude Foxman - Concentrarsi sui meccanismi di difesa è una strada entusiasmante per nuove terapie". 

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Categoria: cronaca

00:12

Groenlandia, Ue studia risposta a Trump. Danimarca chiede una missione Nato

(Adnkronos) - Donald Trump in pressing per acquisire la Groenlandia. L'Ue si muove per reagire ai dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti e la Danimarca invoca la Nato. "Il mondo non è sicuro se gli Usa non controllano la Groenlandia", ribadisce il presidente americano protagonista di una nuova giornata pirotecnica. Prima scrive al premier norvegese accusando Oslo di avergli negato il Nobel, poi annuncia che la pace non sarà più il faro delle sue azioni e quindi conferma l'intenzione di varare dazi dal primo febbraio contro i paesi che hanno mandato soldati in Groenlandia. 

 

A Bruxelles, l'Ue discute il piano per replicare all'azione commerciale di Washington. "Siamo pronti a reagire, ma siamo anche pronti a cercare una interazione costruttiva, una soluzione con gli Usa sulla base del chiaro principio del rispetto della sovranità e della integrità territoriale degli Stati membri: su questo dobbiamo essere molto chiari", dice il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis al termine dell'Eurogruppo. "Tutti gli strumenti sono sul tavolo", aggiunge Dombrovskis.  

 

Intanto, però, l'onda lunga della crisi può 'bagnare' anche la Nato: ''Ho fatto più per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione, ora la Nato dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti'', dice Trump. Come risposta, la Danimarca propone l'invio di una missione di ricognizione in Groenlandia. L'iniziativa parte dal ministro della Difesa, Troels Lund Poulsen, dopo l'incontro con il Segretario generale dell'Alleanza atlantica, Mark Rutte, con la ministra degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt. "Lo abbiamo proposto e il Segretario generale ne ha preso nota e penso che possiamo, lo speriamo, ottenere un quadro che definisca come (la nostra proposta, ndr) si possa concretizzare", ha detto Poulsen. 

Lo scontro con Trump si sposta quindi sul terreno dell'Alleanza Atlantica. Per la Danimarca è importante dimostrare al presidente americano che il suo non è il modo di procedere, di "difendere i principi dell'integrità territoriale e della sovranità. Abbiamo una visione e lui non sarà mai in grado di ottenere quello che vuole esercitando pressioni su di noi", ha dichiarato il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, dopo aver incontrato la controparte britannica Yvette Cooper. 

Danimarca e Groenlandia hanno concordato la formazione di un gruppo di lavoro con gli Stati Uniti per discutere delle posizioni diverse solo la scorsa settimana, "per spostare il discorso dai social media in una stanza in cui potessimo discutere per davvero" possibili soluzioni sulla base della relazione esistente. "Questo è quello che avevamo concordato. Siamo scandinavi pragmatici, con il sangue freddo". 

La Casa Bianca, secondo Rasmussen, sta contraddicendo le sue stesse posizioni: "Per un attimo avevo pensato che saremmo riusciti forse non a risolvere il problema ma a trovare un modo di andare avanti. E questa convinzione è stata mandata all'aria dalle dichiarazioni del Presidente. E' importante che tutti noi crediamo che debba parlare il diritto internazionale per mostrare a Trump che non può continuare a percorrere questa strada". 

Intanto, aerei militari arriveranno presto in Groenlandia per "attività pianificate da tempo", riferisce il Comando di Difesa Aerospaziale Nordamericano (Norad) su X, spiegando che arriveranno alla Base Spaziale di Pituffik. "Insieme agli aerei operanti dalle basi negli Stati Uniti continentali e in Canada, supporteranno diverse attività del Norad pianificate da tempo, basandosi sulla consolidata cooperazione in materia di difesa tra Stati Uniti e Canada, nonché con il Regno di Danimarca", si legge nella nota, in cui si spiega che l'attività "è stata coordinata con il Regno di Danimarca e tutte le forze di supporto operano con le necessarie autorizzazioni diplomatiche. Anche il governo della Groenlandia è informato delle attività pianificate". 

Il Norad "conduce regolarmente operazioni prolungate e distribuite per la difesa del Nord America, attraverso una o tutte e tre le regioni (Alaska, Canada e Stati Uniti continentali)". 

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Categoria: internazionale/esteri

00:06

Maltempo oggi in Sicilia, Sardegna e Calabria: allerta rossa e scuole chiuse

(Adnkronos) - Restano nella morsa del maltempo Sicilia, Sardegna e Calabria a causa dell'arrivo del ciclone Harry. La Protezione civile regionale ha diffuso un avviso per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico per tutta la giornata di oggi, 20 gennaio, che prevede l'allerta rossa per le tre regioni.  

In Sicilia persistono in particolare "venti di burrasca dai quadranti orientali con intensificazione fino a burrasca forte con raffiche di tempesta e forti mareggiate sulle coste esposte". Le precipitazioni saranno "diffuse anche a carattere di rovescio o temporale soprattutto su zone orientali e meridionali con quantitativi cumulati molto elevati". Prevista frequente attività elettrica e locali grandinate. 

Le scuole saranno chiuse a Catania, Palermo, Agrigento e Messina. A Catania sono chiusi anche negozi, musei, biblioteche comunali, mercati storici e rionali e manifestazioni ed eventi all’aperto; a Messina e Palermo chiusi cimiteri, ville e impianti sportivi comunali. 

Anche a Cagliari saranno chiusi gli asili, le scuole e l’Università, gli uffici pubblici, i cimiteri, gli impianti sportivi, i mercati civici, i parchi pubblici, i centri d’arte e le biblioteche. L'allerta rossa per rischio idrogeologico riguarda principalmente le zone di Iglesiente, Campidano, Bacini Flumendosa - Flumineddu, Gallura.  

Scuole chiuse nella giornata di oggi anche in molte zone della Calabria: nelle province di Crotone, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia.  

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Categoria: cronaca

22:54

Auto contro bus nel barese, morti due giovanissimi: grave un 19enne

(Adnkronos) - Due giovanissimi sono morti in un incidente stradale avvenuto questa sera tra Adelfia e Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, nello scontro tra una automobile e un autobus della società di trasporti Sita. A perdere la vita il conducente della vettura, u n giovane di 18 anni, e una ragazzina di 15 anni che era nella stessa auto. Un ragazzo di 19 anni, anche lui passeggero del mezzo, è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Miulli ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Ferito anche il conducente del bus. A bordo del veicolo c'erano alcuni passeggeri. Non si sa se hanno subito conseguenze.  

Lievi le ferite per il conducente del bus, che è stato sottoposto a controlli in ospedale, e per un ragazzo che era a bordo e che ha subito anche un forte spavento. Questi ultimi si trovavano sull'autobus. I feriti sono stati trasportati nel vicino ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva che si trova non lontano dal luogo dell'incidente. Sul posto sono intervenuti la Polizia locale di Acquaviva, che sta procedendo ai rilievi, la Polizia locale di Gioia del Colle, i carabinieri e i vigili del fuoco. La vettura si è letteralmente accartocciata dopo l'impatto e si è anche capovolta. Secondo prime informazioni l'incidente è avvenuto in un tratto di rettilineo. 

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Categoria: cronaca

21:25

Cina, culle mai così vuote: la popolazione cala per il quarto anno consecutivo

(Adnkronos) - La Cina sprofonda in una nuova emergenza demografica. Nel 2025 il tasso di natalità ha toccato il livello più basso mai registrato dall’inizio delle rilevazioni nel 1949, mentre la popolazione è diminuita per il quarto anno consecutivo, confermando le difficoltà del gigante asiatico nel frenare l’invecchiamento e il declino demografico nonostante una lunga serie di incentivi governativi. 

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica, alla fine del 2025 la popolazione è scesa a 1,405 miliardi, circa 3,39 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Le nuove nascite sono state 7,92 milioni, contro i 9,54 milioni del 2024, portando il tasso di natalità al minimo storico di 5,63 nati ogni mille abitanti. Nello stesso periodo i decessi sono saliti a 11,31 milioni, con un tasso di mortalità di 8,04 per mille, il livello più alto dal 1968, in piena Rivoluzione culturale sotto la guida di Mao Zedong. 

Il brusco calo del 2025 segue il temporaneo rimbalzo registrato l’anno precedente, coinciso in gran parte con l’Anno del Drago, tradizionalmente considerato nella cultura cinese propizio per matrimoni e nascite. Esaurito l’effetto simbolico dell’anno "fortunato", le nascite sono tornate a diminuire, inserendosi in una tendenza ormai strutturale aggravata dall’eredità della politica del figlio unico e da un contesto economico incerto. Il 2026, Anno del Cavallo, è considerato "neutrale" per la natalità, mentre è previsto un nuovo calo nel 2027, Anno della Pecora, ritenuto di cattivo auspicio secondo il diffuso proverbio popolare per cui "9 pecore su 10 sono destinate a essere incomplete".  

Negli ultimi anni Pechino ha abolito i limiti alle nascite, consentendo fino a tre figli per coppia, e ha introdotto sussidi, bonus e congedi parentali più lunghi, ma senza risultati significativi. Il tasso di fertilità resta intorno a un figlio per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione, mentre l’assenza di immigrazione rende difficile compensare il calo naturale. Le conseguenze sono pesanti per economia e welfare: la forza lavoro continua a ridursi, cresce il numero degli anziani e il sistema pensionistico mostra segni di affanno. Secondo le Nazioni Unite, la popolazione cinese potrebbe più che dimezzarsi entro il 2100, rendendo la crisi demografica forse la sfida più urgente per la leadership di Pechino nei prossimi decenni.  

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Categoria: internazionale/esteri

20:58

Valentino, Ferragni: "Sue creazioni hanno fatto sognare me e intere generazioni"

(Adnkronos) - “Le creazioni di Valentino Garavani hanno fatto sognare generazioni di donne, me compresa”. Così all’Adnkronos l’imprenditrice Chiara Ferragni ricorda il grande stilista Valentino, morto oggi all’età di 93 anni.  

“È stato uno dei più grandi maestri della moda italiana e mondiale”, prosegue Ferragni. Con la sua visione “ha definito un’idea di eleganza senza tempo, rendendo l’Italia un punto di riferimento assoluto nel lusso. La sua eredità creativa continuerà a ispirare i giovani designer del futuro”, conclude. 

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Categoria: spettacoli

20:14

Lazio-Como 0-3, Fabregas vola al sesto posto e l'Olimpico fischia - Rivivi la partita

(Adnkronos) - Il Como domina e batte la Lazio nel monday night della 21esima giornata di Serie A, oggi lunedì 19 gennaio. Finisce 0-3 all'Olimpico, che chiude fischiando la squadra di Sarri: decidono le reti di Baturina e Nico Paz (doppietta), che nel primo tempo si fa anche parare un rigore da Provedel. Con questo successo, il Como vola al sesto posto a 38 punti. I biancocelesti restano noni a 28 punti. 

Nella prossima giornata di campionato, sabato 24 gennaio, il Como ospiterà il Torino alle 15. In serata, la Lazio affronterà il Lecce al Via del Mare alle 20:45.  

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Categoria: sport

19:57

Coppa d'Africa, la surreale 'lotta' per l'asciugamano tra il portiere del Senegal e i raccattapalle del Marocco

(Adnkronos) - Una storia che ha contorni surreali nella finale di Coppa d'Africa 2026, vinta dal Senegal contro il Marocco. Nei minuti finali dell'ultimo atto del torneo, il secondo portiere senegalese Yehvann Diouf si è trasformato in 'guardiano' dell'asciugamano del titolare Édouard Mendy, dopo che i giocatori del Marocco avevano tentato in ogni modo di portarlo via durante la partita. A guidare la carica, durante i supplementari (sotto una fitta pioggia), i marocchini Hakimi e Saibari. Poi, i rinforzi e l'arrivo (addirittura) dei raccattapalle per riuscire nell'impresa di togliere il telo al portiere avversario. 

Sui motivi, le ipotesi sono diverse. La prima è quella di un disturbo pratico (evitare che il portiere si asciugasse gli occhi, sotto al diluvio) o psicologico, ma è stata addirittura tirata in ballo la magia nera.  

Il motivo? Un rito Voodoo fatto all'oggetto, per 'spingere' il Senegal alla vittoria. Questo almeno, il pensiero nella testa di parte dei calciatori e dei tifosi del Marocco. Alla fine, a spuntarla è stata il Senegal. Con il gol di Pape Gueye all'inizio dei supplementari. 

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Categoria: sport

19:52

Sondaggio politico, Fratelli d'Italia e Pd crescono. M5S giù

(Adnkronos) - Fratelli d'Italia e il Pd in crescita, il Movimento 5 Stelle cala. E' il quadro del sondaggio Swg che oggi, 19 gennaio 2026, fotografa le intenzioni di voto per il Tg La7 in caso di elezioni. Fratelli d'Italia si conferma ampiamente primo partito secondo il rilevamento. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni guadagna lo 0,2% e sale al 31,1%. Aumenta il vantaggio sul Pd della segretaria Elly Schlein, che sale dello 0,1% e si attesta al 22,4%. Il M5S di Giuseppe Conte cede lo 0,3% e ora vale il 12,4%. 

Rispetto alla scorsa settimana, Forza Italia guadagna lo 0,1% e arriva all'8,4% approfittando del calo della Lega, che dall'8,3% scende all'8% netto. In discesa anche Verdi e Sinistra, accreditati del 6,4%. 

Più staccati Azione (2,8%), Italia Viva (2%), +Europa (1,3%) e Noi Moderati (1,2%). 

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Categoria: politica

19:31

Valentino, chi è Giancarlo Giammetti: l'altra metà dello stilista

(Adnkronos) - Se è vero che dietro un grande uomo c’è spesso un grande partner di vita, la storia di Valentino Garavani non fa eccezione. Ed è nella Città Eterna che il destino dello stilista si intreccia a quello di Giancarlo Giammetti, giovane romano, figlio della borghesia capitolina, diviso tra studi di architettura mai davvero amati e le giornate leggere di via Veneto, nel pieno della Dolce Vita. L’incontro avviene alla fine di luglio del 1960, al Café de Paris. Valentino lo racconterà anni dopo con naturalezza: una sera come tante, nessun tavolo libero e sguardi incrociati. Pochi giorni più tardi i due si ritrovano a Capri. Da lì inizia una vita condivisa, sul piano sentimentale e su quello professionale, destinata a durare decenni e a segnare la storia della moda italiana. 

Come Yves Saint Laurent ebbe in Pierre Bergé il suo alter ego, Valentino non sarebbe diventato Valentino senza Giancarlo Giammetti. Se Garavani incarnava l’estro, la visione, l’emotività quasi febbrile della creazione, Giammetti ne è stato il contrappunto razionale: un lucido stratega, capace di trasformare un talento purissimo in una maison internazionale e strutturata. Non solo compagno di vita, ma architetto silenzioso di un impero. Giancarlo è stato l’altra metà di Valentino.  

Giammetti ha sempre saputo leggere e contenere l’animo effervescente del creativo, proteggendolo senza ingabbiarlo, anzi, amplificandone i punti di forza. Lo capiva e lo completava. “Stare con Valentino? Un miracolo” raccontò in un’intervista al ‘Corriere della sera’ qualche anno fa. Il loro rapporto durato oltre 50 anni era fatto di un raro equilibrio, nel quale l’amore non è mai stato separato dal lavoro. Insieme hanno vestito le donne più belle del mondo. Diana Vreeland, storica direttrice di ‘Vogue Us’ li aveva ribattezzati “The Boys”.  

La loro è stata una storia di moda, certo, ma prima ancora una storia di alleanza. Due personalità diverse, unite dalla stessa idea di bellezza e ambizione. Per stare con Valentino “devo avere molta pazienza” ha sempre detto Giammetti. Liti e sfuriate erano all’ordine del giorno con tanto di piatti volati in casa ma poi tutto tornava subito alla normalità.  

Di certo c’è che insieme hanno costruito un linguaggio estetico riconoscibile e un modello imprenditoriale duraturo, dimostrando che dietro una grande visione, spesso è necessario ci sia qualcuno che sappia metterla in pratica. (di Federica Mochi)  

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Categoria: moda

19:31

Alimentazione, esperto Donegani: "Olio di palma demonizzato, sostituirlo non porta benefici"

(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini.  

Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. 

Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”. 

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Categoria: sostenibilita

19:29

Alimentazione, Tapella (Uiops): "Con Olio di palma sostenibile sicurezza e qualità garantite"

(Adnkronos) - “L'olio di palma certificato sostenibile, oltre a garantire la sostenibilità sociale e ambientale, garantisce anche la sicurezza e la qualità del prodotto. È conosciuto e usato in tutto il mondo”. Lo ha detto Vincenzo Tapella, presidente Uiops, l’Unione italiana per l’Olio di palma sostenibile, partecipando oggi a Rimini al seminario organizzato con l’Associazione italiana dell'industria Olearia, nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza. Durante l’incontro è stato presentato il position paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato tecnico scientifico Uiops. 

“Il Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione – spiega il presidente - è un organismo interdisciplinare esterno di esperti scelti per assicurare autorità, rigore scientifico e obiettività nei contenuti pubblicati o adottati dall’associazione stessa. Ha una funzione di supporto scientifico e di validazione oggettiva per tutte le attività di comunicazione e posizionamento dell’Unione sui temi dell’olio di palma sostenibile, in termini di sostenibilità ambientale, nutrizionale, sociale e di filiera”. 

Per Tapella la scelta di presentare il documento alla manifestazione è strategica: “Sigep è una fiera importantissima per quanto riguarda il settore alimentare - afferma - Vogliamo informare sull’evoluzione dell’olio di palma e far conoscere al pubblico le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Questo position paper è rivolto a cascata, non soltanto ai produttori di prodotti alimentari ma anche al consumatore come garanzia di sicurezza, qualità e la sostenibilità dell'olio di palma”, aggiunge. 

 

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Categoria: sostenibilita

19:23

Valentino, l'omaggio dell'imitatore Dario Ballantini: "Gli devo tutto"

(Adnkronos) - "Valentino è stato la svolta della mia carriera. Gli devo tutto". Un commosso Dario Ballantini ricorda con l'Adnkronos lo stilista Valentino che ha imitato per oltre 30 anni nel programma 'Striscia la Notizia'. L''imperatore della moda' è scomparso oggi, 19 gennaio, all'età di 93 anni. 

"Quando iniziai a lavorare - racconta Ballantini - le mie imitazioni tv, per i primi 15 anni, non funzionavano molto. Dopo un po' che lavoravo a 'Striscia' decidemmo allora di puntare su una imitazione di caratura internazionale che non fosse chiusa nello studio ma che andasse in giro. Scegliemmo Valentino e con lui nacque un nuovo tipo di televisione: il personaggio di fama mondiale, la presa in giro della moda, che non era ancora mai stata fatta. Questi ingredienti, uniti alla vis comica che ci ho messo io, sono stati la chiave per un successo durato 40 anni". 

Ma i rapporti con la maison com'erano? "All'inizio buoni, ci diedero anche i primi abiti. Poi si infastidirono un po'. Poi finirono per apprezzare molto. Lui disse anche che in abiti civili un po' assomigliavo a lui da giovane". Vi siete mai incontrati? "Questo ha dell'incredibile. L'unica volta che ci siamo trovati faccia a faccia fu alla prima romana del film di Gabriele Muccino con Will Smith 'La ricerca della felicità' e, ironia della sorte, io ero travestito e truccato da Valentino Rossi, il campione di motociclismo. E così fu Valentino Garavani a darmi una pacca sulla spalla e a dire: 'ciao caro', che era la frase che io gli facevo pronunciare in continuazione". 

Ballantini ammette di sentire "un debito di riconoscenza nei confronti di Valentino: da anni tutti i miei spettacoli teatrali si concludono con la sua imitazione. Ora credo che diventerà un saluto, perché le battute sarebbero fuori luogo".  

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Categoria: spettacoli

19:17

Valentino e la Dolce Vita, Barillari: "A ogni scatto rispondeva con un sorriso"

(Adnkronos) - Il re dei paparazzi Rino Barillari affida all'Adnkronos il suo ricordo di Valentino, morto oggi all'età di 93 anni. "Che personaggio era Valentino, l'orgoglio dei romani, il vanto dell'Italia nel mondo, dove si parla di lui anche il cielo si apre", dice.  

"Conservo ancora delle foto inedite che gli feci nel 2015: lo seguivo negli atelier, ovunque andasse. L'ho immortalato con Liz Taylor, con Sophia Loren, con il Papa. Era sempre tranquillo, un galantuomo. Nei miei ricordi è ancora il re di via dei Condotti, di via Veneto e della dolce vita romana: a ogni scatto lui rispondeva con un sorriso", conclude. 

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Categoria: moda

19:11

Cos'è il bazooka europeo e può davvero fare male a Trump?

(Adnkronos) - Ogni volta che Donald Trump torna a minacciare dazi, ritorsioni commerciali o pressioni politiche sull’Europa, a Bruxelles riemerge una parola che ormai è diventata un mantra: “bazooka”. È il modo in cui viene spesso descritto l’Anti-Coercion Instrument (Aci), il meccanismo che dovrebbe consentire all’Unione europea di reagire a forme di coercizione economica da parte di Paesi terzi. Ma al di là della retorica, cosa c’è davvero dentro questo bazooka? E, soprattutto, quanto farebbe davvero male agli Stati Uniti se l’Ue decidesse di usarlo contro un’America trumpiana? 

L’Anti-Coercion Instrument nasce da una constatazione ormai condivisa a Bruxelles: il commercio globale non è più governato solo da regole multilaterali e arbitrati tecnici, ma è diventato uno strumento di pressione geopolitica. Dazi, minacce regolatorie, restrizioni informali e ritorsioni mirate vengono usate per influenzare decisioni sovrane di altri Paesi. In questo contesto, l’Aci è nato soprattutto per rispondere alla Cina, che in un caso ormai celebre ha esercitato una indebita pressione politica ed economica sulla Lituania rea di aver allacciato rapporti con Taiwan. È una base giuridica per reagire in modo coordinato, evitando che singoli Stati membri vengano colpiti e isolati. 

Un meccanismo non pensato come una risposta automatica o impulsiva, ma come una cornice che consente all’Unione di costruire deterrenza, mostrando di avere opzioni credibili e pronte all’uso. 

Uno degli equivoci più diffusi è immaginare il bazooka europeo come un’unica arma risolutiva. In realtà, la forza dell’Unione sta nella possibilità di combinare più strumenti, calibrando la risposta in base all’intensità della coercizione subita. Sul piano commerciale, questo significa poter colpire settori sensibili per l’economia e per la politica americana, scegliendo prodotti e filiere che hanno un peso simbolico oltre che economico. 

Ma il punto decisivo è che oggi l’Europa non è più limitata ai soli dazi. L’accesso al mercato unico, che resta uno dei più ricchi (e regolati) del mondo, diventa una leva centrale. Norme, standard, autorizzazioni e controlli possono trasformarsi in strumenti di pressione indiretta, capaci di incidere profondamente sugli interessi economici statunitensi senza ricorrere a misure platealmente punitive. 

Se c’è un terreno su cui l’Europa potrebbe colpire in modo particolarmente efficace, è quello dei servizi e del digitale. Le grandi piattaforme tecnologiche americane dipendono in modo strutturale dal mercato europeo, sia in termini di fatturato sia di legittimazione regolatoria. L’applicazione rigorosa del Digital Services Act e del Digital Markets Act, l’inasprimento delle sanzioni e una lettura restrittiva delle norme su dati e concorrenza rappresentano una leva potente. 

Non si tratterebbe tanto di “punire” le aziende americane, quanto di rendere evidente che l’accesso privilegiato al mercato europeo non è scontato in un contesto di conflitto politico. È una forma di pressione estremamente costosa, perché incide su modelli di business e valutazioni finanziarie. 

Un altro capitolo centrale riguarda le tecnologie avanzate, l’energia e le infrastrutture critiche. Qui il bazooka europeo assume una dimensione più strategica. L’Ue dispone oggi di strumenti per limitare l’accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici, per condizionare gli investimenti diretti esteri e per controllare l’esportazione di tecnologie sensibili. 

Nel caso degli Stati Uniti, questo significherebbe toccare nervi scoperti della relazione transatlantica: dalla cooperazione industriale alla sicurezza energetica, fino al ruolo delle aziende americane nei grandi progetti infrastrutturali europei. Come osserva lo European Council on Foreign Relations, sono misure che difficilmente verrebbero usate per prime, ma che contribuiscono a rendere credibile la deterrenza europea. 

Nel dibattito pubblico torna spesso l’idea che l’Europa possa colpire gli Stati Uniti usando la finanza come arma. Gli investitori europei detengono infatti asset americani per un valore che supera i 12.600 miliardi di dollari. Sulla carta, una cifra enorme. Nella pratica, una leva molto meno maneggevole. 

Il “Financial Times” chiarisce perché questo strumento resta più teorico che reale. Quegli asset non sono controllati direttamente dai governi, ma da fondi pensione, assicurazioni e investitori privati. Una loro dismissione forzata danneggerebbe anche l’Europa, rafforzando l’euro e penalizzando le esportazioni. Inoltre, i mercati finanziari statunitensi restano i più profondi e liquidi al mondo, in grado di assorbire shock anche significativi. 

La finanza, dunque, non è un’arma da usare apertamente, ma può funzionare come segnale politico: rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere più costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata. 

Esiste però una leva finanziaria meno discussa, ma politicamente esplosiva: il ruolo delle grandi banche d’affari americane nel collocamento dei titoli di Stato europei. Oggi istituti come Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley o Citi sono attori centrali nelle operazioni di emissione del debito sovrano di molti Paesi dell’Unione. 

In uno scenario di scontro aperto, i governi europei potrebbero valutare – almeno in teoria – di ridurre o escludere le banche americane da questi mandati, privilegiando istituti europei. Sarebbe una mossa ad alto impatto simbolico, perché colpirebbe direttamente Wall Street nel suo ruolo di intermediario globale. Ma sarebbe anche una decisione estremamente delicata: i mercati potrebbero interpretarla come una politicizzazione del debito, aumentando la volatilità e i costi di finanziamento per gli stessi Stati europei. 

Proprio per questo, più che un’arma da usare, questa opzione funziona come minaccia: dimostra che l’interdipendenza finanziaria non è a senso unico e che anche il cuore del sistema finanziario americano dipende dalla cooperazione europea. 

L’Europa, di fronte alle mire trumpiane sull’Artico, non ha bisogno di reagire con uno scontro frontale immediato. Può invece aumentare progressivamente i costi politici, economici e diplomatici di qualsiasi iniziativa unilaterale americana, costruendo alleanze, investimenti alternativi e impegni credibili. 

È lo stesso schema che vale per il commercio: il bazooka europeo non serve tanto per sparare, quanto per far capire che l’escalation sarebbe svantaggiosa per tutti, soprattutto per chi la innesca. 

Alla fine, il punto centrale è questo: l’Europa oggi ha davvero un arsenale più ampio e sofisticato rispetto al passato. Il bazooka esiste, ed è fatto di strumenti commerciali, regolatori, tecnologici e finanziari. Ma la sua efficacia dipende da una scelta politica. 

L’Unione è pronta ad accettare costi interni per difendere la propria sovranità? È disposta a usare strumenti pensati per Cina o Russia anche contro l’alleato americano? E, soprattutto, è capace di agire in modo unitario quando gli interessi nazionali divergono? 

Il bazooka europeo, in fondo, non è progettato per essere usato. È progettato per convincere l’altro a non costringerti a usarlo. Con Donald Trump, la vera sfida per Bruxelles è trasformare la propria interdipendenza economica in una deterrenza credibile, senza distruggere le basi della relazione transatlantica che, nonostante tutto, resta vitale. (di Giorgio Rutelli) 

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Categoria: internazionale/esteri

18:59

Valentino, quel rosso simbolo di eleganza che racchiude la storia della maison

(Adnkronos) - Non è corallo e neanche carminio. Di certo non ciliegia o cremisi. Leggenda vuole che a incantare Valentino Garavani di quella particolare tonalità di rosso, il rosso Valentino, diventata la sua cifra stilistica, sia stata una visione ben precisa nella platea dell’Opera di Barcellona, alla fine degli anni Cinquanta. Tra il pubblico, una donna anziana avvolta in un velluto magenta cattura lo sguardo di un giovane Valentino ancora studente che assiste a uno spettacolo. In mezzo a una folla vestita di bianco e nero, quella macchia di colore è impossibile da ignorare. Per Valentino il rosso è un’ossessione destinata a diventare sinonimo dei suoi stessi abiti. 

Lo stesso stilista racconterà più volte di non aver mai dimenticato quella figura isolata che per lui incarnava un’idea di femminilità assoluta. Quando nel 1959 apre il suo primo atelier, quell’immagine barcellonese torna prepotente a galla: nessun dubbio, la donna Valentino, da quel momento in poi, avrebbe parlato anche attraverso il rosso. Il rosso Valentino non è un rosso qualsiasi ma una sfumatura che si colloca tra carminio, porpora e rosso di cadmio, con una tensione verso l’arancio che non diventa mai dichiarata. È caldo e morbido, brillante ma non rigido, pensato per valorizzare chi lo indossa.  

Per Valentino Garavani il rosso è sempre stato un colore “democratico”, capace di mettere in risalto ogni donna. Una filosofia che ha fatto di Valentino l’emblema di lusso nell’alta moda e non solo. Fuori dalla passerella, il rosso Valentino ha vestito star a ogni latitudine, persino la sua cara amica Jackie Kennedy, negli anni del lutto, con tailleur impeccabili e abiti di chiffon ah hoc. Negli anni Settanta il rosso Valentino diventa persino fragranza, in una boccetta pensata per restituire, grazie alla sue note fruttate e oleose, la stessa potenza del colore feticcio di Valentino. 

Quello stesso rosso, nato idealmente in un teatro, è tornato a vivere sul palcoscenico dell’Opera di Roma, chiudendo simbolicamente il cerchio nel 2016, quando Valentino Garavani lo ha riportato in scena nei costumi da lui disegnati per ‘La Traviata’ diretta da Sofia Coppola, trasformando il melodramma verdiano in un omaggio alla sua idea di eleganza femminile. E non solo. A celebrare l’eredità di questo colore che va oltre la definizione di iconico è stata l’anno scorso la mostra ‘Orizzonti-Rosso’, ospitata dalla Valentino Garavani Foundation, a Roma, da maggio a ottobre. Un progetto espositivo che ha esplorato il rosso come idea culturale, mettendo in dialogo l’alta moda di Valentino con l’arte del Novecento e contemporanea. Le creazioni della maison sono state messe a confronto con opere di artisti come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Mark Rothko, in un percorso che puntava a indagare il rosso come simbolo di un’epoca. (di Federica Mochi) 

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Categoria: moda

18:47

Bella Ma', Pamela Petrarolo entra in studio e cade

(Adnkronos) - Pamela Petrarolo protagonista di una rovinosa caduta nello studio di Bella Ma', il programma condotto da Pierluigi Diaco su Raidue. La showgirl è entrata correndo nello studio ma è inciampata, procurandosi una leggera abrasione al ginocchio destro. 

 

Diaco è intervenuto immediatamente. "Vieni a sederti con me", ha detto il conduttore cercando di confortare Petrarolo che, visibilmente scossa dopo l'incidente, non ha potuto esibirsi come previsto nel segmento 'Tutti ballano con Pamela'. "Hai preso una bella botta, Pamela. Non puoi farlo", ha detto Diaco congelando il numero dell'ospite. Petrarolo, dopo lo spavento, sui social ha ironizzato sul fuoriprogramma: il video della caduta è diventato un meme con la didascalia 'io che affronto il 2026'. 

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Categoria: spettacoli