CAGLIARI. "Non ho mai scritto nulla su questa vicenda mentre il processo era in corso. Era giusto che la magistratura facesse il proprio lavoro. Oggi però sento di poter dire qualcosa". Rompe il silenzio la garante dei detenuti della Sardegna, Irene Testa, dopo la sentenza della Corte d'Assise di Cagliari che ha assolto per vizio totale di mente Monica Vinci, la donna di Silì che il 18 febbraio 2023 uccise la figlia tredicenne Chiara Carta con oltre venti coltellate. Un verdetto che dispone per la donna vent'anni di ricovero in una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).
Testa parla delle visite nel carcere cagliaritano all'imputata, difesa dall'avvocato Gianluca Aste: "Monica Vinci l’ho incontrata alcune volte in carcere. La prima volta non ricordava nulla di ciò che era accaduto. La seconda volta, probabilmente anche per effetto delle terapie, alcuni ricordi stavano riaffiorando. Mi teneva le mani e piangeva disperatamente. Ho capito, in quel momento, che stava ricordando. E ho visto quanto quel ricordo la stesse facendo impazzire di dolore. Piangeva e continuava a chiamare la figlia e ripetere 'Io volevo bene a Chiara'. È stata la prima volta, da quando faccio questo lavoro, che uscendo da un carcere sono scoppiata a piangere".
La garante risponde poi direttamente ai giudizi sulle piattaforme nelle ultime ore: "Oggi leggo commenti pieni di odio contro questa donna. Commenti che trovo indecenti. Monica Vinci era gravemente malata. Questo è ciò che la sentenza ha riconosciuto. Essere assolta per vizio totale di mente non significa che non sia accaduto nulla. Non significa cancellare la tragedia della morte di Chiara. E soprattutto non significa tornare libera. Dovrà trascorrere vent’anni in una Rems, una struttura sanitaria destinata a persone affette da gravi patologie psichiatriche che hanno commesso reati".
E il discorso della garante, si applica a tutti coloro che hanno voluto commentare, giudicare, avendo la fortuna di essere ignoranti, perchè certe disgrazie non le hanno vissute o viste: "Si può piangere Chiara, provare dolore e sgomento per ciò che è accaduto, e nello stesso tempo comprendere che la malattia mentale può arrivare a distruggere una persona e tutto ciò che ama. Che le persone sofferenti andrebbero prese in carico prima che accadano i fatti. Non tutto si può spiegare con la cattiveria. Non tutto si può giudicare con l’odio. A volte la realtà è molto più terribile: è la malattia. E davanti a una tragedia come questa, prima di scrivere certe parole, dovremmo ricordarci che la giustizia non è vendetta e che l’umanità non dovrebbe venir meno proprio nei casi più difficili".