CAGLIARI. Dopo 30 anni Nicolina Ghiagheddu, mamma di Roberto Ragnedda, l'uomo che un anno fa uccise Cinzia Pinna a Conca Entosa, ha deciso di denunciare le violenze che avrebbe subito dal marito e padre di suo figlio. Lo racconta in un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica, in cui spiega di aver trovato il coraggio di presentare una denuncia alla procura di Tempio Pausania accusando l'imprenditore del vino per maltrattamenti, umiliazioni e minacce subite.
"Sulla terra di mio padre, sulla mia terra, a Conca Entosa, è stato versato il sangue di Cinzia", dice Giagheddu nell'intervista a Repubblica, "Tutti hanno definito quella ragazza fragile e invece è talmente forte da avere dato anche a me il coraggio di denunciare e di non restare più in silenzio. Non l'ho fatto prima solo perché volevo proteggere mio figlio".
La sessantacinquenne racconta al quotidiano nazionale di essere stata anche vittima di un tentato omicidio, in passato: "Ha fatto crescere nostro figlio in un clima di odio e violenza", in riferimento al marito. Intanto il figlio, Roberto Ragnedda, è rinchiuso nel carcere di Bancali.
La donna ha condiviso sui social questa mattina la frase: "Un piccolo passo verso la verità".