ELMAS. Un presidio silenzioso per chiedere l'interruzione dei collegamenti diretti tra Cagliari e Tel Aviv: questa mattina una ventina di attivisti del Comitato sardo di solidarietà con la Palestina si sono ritrovati nell’area partenze dell'aeroporto di Elmas per una manifestazione organizzata nell'ambito del "Giovedì Bianco", la giornata di mobilitazione promossa in diverse città italiane a sostegno della popolazione palestinese.
Vestiti di nero, disposti in fila con bandiere palestinesi e volantini distribuiti ai passeggeri, i manifestanti hanno dato vita a quello che hanno definito un "muro di coscienza". Il presidio è stato accompagnato dall'esecuzione di brani al pianoforte e da slogan a sostegno della Palestina, nelle ore in cui era previsto l'arrivo e la successiva ripartenza del volo da e per Tel Aviv. "Noi siamo qui oggi per sensibilizzare tutte le persone sul fatto che questo aeroporto ha un collegamento diretto con Tel Aviv. Le persone che arrivano in questo aeroporto da Tel Aviv possono essere, e spesso lo sono, complici del genocidio in atto. Il genocidio che non si è mai fermato. Le persone forse non lo sanno, forse si sono distratte quando si è parlato di tregua, ma non è cambiato nulla. Il popolo palestinese è sotto attacco, vogliono sterminarlo e molte delle persone che passano da questo aeroporto possono essere coinvolte", spiega Maria Elisabetta Pini del Comitato sardo di solidarietà con la Palestina.
L'obiettivo dell'iniziativa, spiegano gli organizzatori, è di chiedere la sospensione dei collegamenti aerei con Israele. "La nostra richiesta è di impedire l'arrivo di voli diretti da Israele. Vogliamo che ci si renda conto che non è normale avere dei collegamenti diretti con un paese che sta realizzando un genocidio oggi".
Durante il presidio non sono mancate le contestazioni da parte di alcuni passeggeri in transito, che hanno espresso il proprio dissenso nei confronti della manifestazione. Gli organizzatori hanno spiegato di aver scelto di manifestare proprio nell'area partenze per lanciare un messaggio ai viaggiatori. "Abbiamo deciso di fare un muro di coscienza. Un muro attraverso cui le persone possono passare per pensare, ricordarsi, rendersi conto di quello che sta accadendo e anche decidere di agire, di chiedere, di chiedere l'interruzione di questi voli come segnale di non complicità con il genocidio che sta avvenendo adesso in Palestina".