Infermieri in carcere, a Uta i numeri scendono a picco: "Peggiora ogni settimana, istituzioni in silenzio"

 

UTA. Situazione al collasso e vertici sindacali sul piede di guerra per le condizioni della sanità penitenziaria all'interno della casa circondariale "Ettore Scalas" di Uta. A denunciare lo stato d'emergenza sono il segretario generale della Uil Fp Sardegna Cagliari, Priamo Foddis, e il segretario organizzativo, Massimo Marceddu, che parlano di una crisi "che peggiora di settimana in settimana, nel silenzio delle istituzioni".

Al centro delle proteste la grave carenza di organico rispetto al numero di reclusi. "Nonostante le ripetute segnalazioni formali inviate dalla sigla sindacale, non è stato registrato alcun intervento concreto. La carenza di personale ha raggiunto livelli critici: a fronte di una popolazione carceraria di circa 840 detenuti, dislocati in 7 blocchi e nel Servizio Assistenza Intensiva, di cui circa 88 in regime di 41 Bis, la quasi totalità dei quali necessita di assistenza costante, la forza lavoro si è ulteriormente ridotta", spiegano i sindacalisti.

Secondo i dati forniti dall'organizzazione, la disponibilità degli operatori in corsia ha subito un drastico calo negli ultimi mesi. "Dai già insufficienti 22 infermieri iniziali, si è passati oggi a soli 18 infermieri effettivamente in servizio, a causa di un trasferimento e tre assenze per malattia o altri istituti normativi, supportati da appena 8 operatori socio-sanitari. Siamo davanti a un vero e proprio esodo irreversibile del personale infermieristico", continuano Foddis e Marceddu, evidenziando le ricadute operative e di sicurezza. "I numeri attuali sono al di sotto di qualsiasi limite normativo e di sicurezza. Si è innescato un circolo vizioso drammatico, è un delirio quotidiano: le condizioni lavorative logoranti spingono gli operatori alla fuga o causano gravi stati di stress psico-fisico, aumentando i giorni di malattia. Non si può continuare a far finta di niente, la situazione è fortemente sottovalutata".

Di fronte allo stallo, la Uil Fp richiede soluzioni di carattere straordinario con il coinvolgimento diretto dell'amministrazione regionale e delle strutture sanitarie territoriali. "Riteniamo non più procrastinabile un intervento straordinario e coordinato tra la Regione Sardegna e l'Azienda Sanitaria, sul modello di quanto già fatto in passato per altre aree critiche come i Pronto Soccorso, i Presidi Periferici o la Medicina di Base. Chiediamo che alla sanità penitenziaria vengano dedicati i medesimi sforzi, mettendo in campo misure di reclutamento straordinarie, importanti incentivi economici e processi di riorganizzazione strutturale. Non accettiamo che esistano malati o contesti sanitari di serie A e di serie B. Le prestazioni aggiuntive possono essere solo un palliativo temporaneo, non la soluzione".

A fronte di un quadro ritenuto non più sostenibile, la segreteria regionale del sindacato ha sollecitato un confronto con i vertici politici dell'isola. "Facendoci portavoce del grido d'allarme quotidiano che giunge dagli operatori sul campo, chiediamo formalmente un incontro urgente all'Assessorato Regionale della Sanità per individuare e attivare soluzioni strutturali immediate, prima che la situazione raggiunga un punto di non ritorno", concludono Foddis e Marceddu.