Carcere di Uta, il 41-bis rischia di far implodere la situazione sanitaria: "Poco personale, nessuno accetta più"

UTA. "La situazione sanitaria all'interno della Casa Circondariale di Uta è una vera e propria bomba a orologeria". Anche a causa dell'arrivo dei detenuti al 41-bis. Con queste parole i segretari regionali della Uil Fp Sardegna, Priamo Foddis e Massimo Marceddu, denunciano la gravissima crisi che sta travolgendo l'istituto penitenziario "Ettore Scalas" dopo l'ingresso di oltre 80 detenuti in regime di 41-bis. In una nota inviata ai ministeri della Salute e dell'Interno e ai vertici della Sanità regionale, il sindacato descrive "una realtà drammatica, non più gestibile, insostenibile e palesemente fuori norma".

A fronte di un incremento della popolazione carceraria salita a circa 840 reclusi, l'organico sanitario ha subito un drastico ridimensionamento: "Il personale infermieristico conta appena 25 unità sulla carta, di cui solo 22 effettivamente in servizio, con turni notturni coperti da soli due infermieri e, talvolta, da un solo OSS per l'intera struttura". Un quadro che causa un esodo continuo e rende l'istituto privo di attrattiva per i nuovi assunti, che "sistematicamente rifiutano l'incarico", esponendo chi resta a carichi di lavoro estremi e ad "aggressioni verbali, insulti, sputi e lancio di oggetti". e il rischio è che se ne vadano anche i pochi rimasti. 

Pessime anche le condizioni logistiche segnalate nel documento. Nel blocco riservato al regime speciale "mancano arredi basilari, carrelli per la terapia e presidi sanitari fondamentali, costringendo il personale a rimedi di fortuna". A ciò si aggiunge una grave promiscuità igienica dovuta alla presenza di "sacchi di rifiuti organici aperti nelle aree di passaggio" e all'uso di un unico montacarichi per pasti, immondizia e pazienti. Un disservizio che nei giorni scorsi ha bloccato il trasporto d'urgenza di un detenuto in barella verso la medicheria.


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