DECIMOMANNU. "Quasi tre anni fa in quel luogo ho perso la mia mamma. Nello stesso incrocio, una giovane vita di appena 19 anni si è spezzata, una vita che aveva ancora sogni progetti persone da amare e giorni da vivere". Così, un pensiero spontaneo, spunta tra i tanti commenti alla notizia della morte di Maurizio Porcu, investito mentre attraversava la strada all'altezza dell'incrocio a raso tra San Sperate e Decimomannu, sulla 130. A parlare però non è un semplice utente, ma chi, proprio su quella strada, ha perso un familiare, una mamma in questo caso.
Era marzo del 2024, quando Greca Melis, all'ora 74enne, stava attraversando proprio quell'incrocio con la sua bicicletta. Una dinamica simile e quasi identica a quella dell'incidente che è costato la vita al 19enne. Il dramma alla base è la divisione del paese di Decimo: alcune abitazioni si trovano oltre la 130, sulla 130dir che conduce a San Sperate. Se un abitante volesse anche solo recarsi al supermercato e fosse sprovvisto dell'auto dovrebbe percorrere per diversi chilometri la strada (buia, senza marciapiede) verso il paese vicino oppure tentare di attraversare sulla statale verso il centro decimese. Trasporti pubblici? No.
La figlia di Melis oggi scrive: "Di fronte a tragedie così grandi non esistono parole sufficienti resta soltanto il dolore della famiglia e la speranza che nessuno debba più piangere una persona cara su quella strada. Alla famiglia mando le mie condoglianze e che il ricordo di chi non c'è più che non venga dimenticato e che in quel incrocio maledetto possa smettere di essere teatro di dolore".
Non è l'unico appello: oggi il comitato di sicurezza ha inviato una lettera alla procura, mentre ieri la sindaca di Decimo ha raccontato di essere stata presente proprio sulla scena dell'incidente dell'altra sera e anche lei ha parlato di soluzioni temporanee.