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CAGLIARI. "Il Governo impugna la legge sul salario minimo, che tutela i lavoratori e colpisce ancora l’autonomia della Sardegna". Lo denuncia il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Sardegna Alessandro Solinas dopo la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge regionale sul salario minimo approvata dal Consiglio regionale lo scorso aprile.
"Mentre il Governo inventa nuove formule per evitare di affrontare il tema dei salari bassi, getta la maschera e colpisce chi prova davvero a intervenire", dice ancora Solinas.
"La legge garantisce che negli appalti pubblici regionali nessun lavoratore possa essere pagato meno di 9 euro lordi all’ora. Una misura contro il dumping salariale e contro la corsa al ribasso sulle retribuzioni. Non stiamo parlando di stipendi per dirigenti o professionisti, ma di una tutela concreta per migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi, nelle pulizie, nell’assistenza, nelle manutenzioni e in molti altri settori legati agli appalti pubblici".
Per Solinas si tratta dell’ennesimo intervento con cui il Governo sceglie di ostacolare le decisioni assunte dalla Sardegna.
"Non si possono calpestare in questo modo le scelte di una Regione autonoma. Ancora una volta assistiamo a un’imposizione dall’alto che colpisce una legge approvata per garantire maggiori diritti ai lavoratori".
Il coordinatore regionale del M5s richiama anche quanto accaduto nei giorni scorsi sul caso Cala Finanza.
"Nel giro di pochi giorni il Governo ha prima scavalcato le opposizioni della Sardegna sul progetto previsto a Cala Finanza, a ridosso di Tavolara, e oggi impugna una legge che rafforza le tutele per i lavoratori. Quando la Sardegna prova a difendere il proprio territorio viene fermata. Quando prova a aumentare i diritti di chi lavora viene fermata. È difficile non vedere una precisa volontà politica contro le iniziative portate avanti dalle amministrazioni progressiste", aggiunge.
"Continueremo a difendere questa legge e le ragioni che l’hanno ispirata. Garantire salari dignitosi negli appalti pubblici è una scelta di giustizia sociale e di rispetto per il lavoro".








