Evasione fiscale in Sardegna, "i comuni non partecipano". A Cagliari solo 125 euro di "incentivi" in un anno
CAGLIARI. "L'evasione fiscale è una piaga anche in Sardegna, ma la partecipazione dei Comuni della nostra isola nel recupero delle somme è inesistente". A lanciarne l'allarme è la segretaria generale della Uil Sardegna, Fulvia Murru, commentando i dati di un recente studio del sindacato sugli incentivi riconosciuti agli enti locali per il recupero dei tributi erariali. Quello che va a crearsi è un circolo vizioso: meno incentivi, meno controlli, meno recupero di denaro evaso e quindi, di nuovo, meno incentivi.
I numeri dell'analisi mostrano un quadro drastico: nel 2025 ai Comuni sardi sono stati destinati complessivamente appena 8.395 euro come quota incentivante per l'attività di contrasto svolta sulle riscossioni del 2024. Si tratta di fondi che vengono concessi appunto come incentivo per poter pagare il personale e potenziare il personale. Tra i capoluoghi di provincia, Cagliari registra la cifra irrisoria di 125 euro (risultando ultima tra le grandi città italiane), Sassari incassa 1.641 euro, Olbia 1.012 euro e Alghero 610 euro. Il dato più alto dell'Isola spetta a Santa Teresa Gallura con 4.317 euro, mentre centri come Nuoro, Oristano e Carbonia non figurano nemmeno nell'elenco per non aver recuperato nulla.
Per fare una comparazione: Milano supera i 376mila euro, Genova i 406mila, Torino 113mila, Firenze 105mila, mentre persino Roma supera i 10mila euro.
"Non è perché manchi l'evasione, ma perché gli enti locali non sono nelle condizioni di intercettarla: da anni gli uffici tributi soffrono di carenza di personale e strumenti tecnologici", spiega Murru, definendo la situazione un'occasione persa per finanziare servizi essenziali come sanità e trasporti. Per questo motivo la Uil ha chiesto un tavolo di confronto urgente alla Regione e all'Anci Sardegna per rafforzare gli uffici comunali, spingere sulle gestioni associate nei piccoli centri e investire nella digitalizzazione.