Alte temperature, prorogato lo stop ai lavori nelle ore più calde in Sardegna: " Ora servono misure strutturali"

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CAGLIARI. Prorogata fino al 30 settembre l'ordinanza della Regione Sardegna che vieta il lavoro all'aperto nelle ore più calde della giornata. Una decisione accolta positivamente dalle sigle sindacali di Cgil e Cisl, che chiedono però di andare oltre l'emergenza e costruire misure strutturali per proteggere i lavoratori dagli effetti del caldo e, più in generale, dei cambiamenti climatici.

"Esprimiamo soddisfazione per la proroga dell'ordinanza della Regione che vieta il lavoro all'aperto nelle ore più calde arrivata a pochi giorni dalla nostra sollecitazione", dice la segretaria della Cgil Sardegna Simona Fanzecco. Per il sindacato, però, serve un intervento più ampio: "Si tratta ora di aprire un confronto che affronti il tema in modo strutturale, per non rincorrere ogni anno le singole emergenze climatiche, e per coinvolgere tutti i settori e le diverse tipologie di lavoro, all'aperto come al chiuso".

Un tema che, secondo la Cgil, riguarda anche chi lavora in ambienti chiusi privi di adeguati sistemi di climatizzazione, dai supermercati alle mense e ai capannoni industriali, fino agli ospedali.

Sulla stessa linea la Cisl, che giudica positivamente la proroga e sottolinea come il caldo sia ormai un problema sempre più frequente per la salute e la sicurezza sul lavoro. Secondo i dati Inail, infatti, in Italia si stimano ogni anno circa 4.272 infortuni caldo-correlati, con costi vicini ai 50 milioni di euro. "Dobbiamo partire da questi numeri perché ci dicono che siamo davanti a un problema che non possiamo più affrontare soltanto quando arriva l'ondata di calore. Il cambiamento climatico sta modificando anche le condizioni nelle quali si lavora e dobbiamo attrezzarci di conseguenza", afferma il segretario generale di Cisl Pier Luigi Ledda.

La Cisl richiama anche la necessità di utilizzare gli strumenti previsti dal Patto di Buggerru, a partire dall'Osservatorio regionale per la qualità, la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. L'obiettivo è arrivare a una strategia che metta insieme prevenzione, formazione, controlli e organizzazione del lavoro. "Non possiamo ricominciare ogni estate da capo. Le ordinanze possono essere necessarie quando le condizioni diventano particolarmente critiche, ma non possono essere l'unica risposta. Dobbiamo prepararci prima e costruire strumenti che consentano di proteggere la salute senza lasciare il lavoratore solo e senza mettere in contrapposizione sicurezza e salario", conclude Ledda.

A chiedere un cambio di passo è anche la Uil Sardegna, che considera la proroga un primo passo e propone la creazione di un Protocollo regionale permanente. La segretaria generale Fulvia Murru chiede di mettere allo stesso tavolo sindacati, associazioni datoriali, Regione, Inail, Ispettorato del lavoro, sistema sanitario e Protezione civile, per arrivare a regole certe e affrontare il problema anche in settori come edilizia, agricoltura, logistica, turismo e servizi ambientali. "Non si può continuare a lavorare come se questa fosse una emergenza – ha ribadito Murru – è un problema che ormai investe tante categorie lavorative". La Uil chiede inoltre di utilizzare i dati climatici e strumenti come Worklimate per prevenire il rischio e di garantire il reddito ai lavoratori quando le condizioni rendono impossibile lavorare, evitando che siano costretti a scegliere tra salute e denaro.

La proroga arriva intanto proprio mentre l'ondata di caldo sembra avviarsi verso la conclusione. Nei prossimi giorni è infatti atteso un calo delle temperature, con l'arrivo di aria più fresca e il ritorno delle piogge. Una coincidenza che non cambia la necessità, sottolineata dai sindacati, di prepararsi per tempo alle prossime ondate di calore.