CAGLIARI. Un fisioterapista assegnato stabilmente a ciascuna Casa di comunità dell’Isola per garantire l'assistenza sociosanitaria di base, con un'attenzione prioritaria rivolta alle aree interne e ai piccoli centri privi dei servizi essenziali. È la proposta lanciata dall’Ordine dei fisioterapisti della Sardegna Centrale (Ofi) in occasione della Giornata mondiale della Fisioterapia. L'iniziativa sarà formalmente trasmessa alla presidente della Regione con delega alla Sanità, Alessandra Todde, alla presidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale, Carla Fundoni, e ai direttori generali delle Asl di Cagliari, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Oristano e Sulcis Iglesiente.
“Come Ordine riteniamo sia arrivato il momento di aprire un confronto concreto sul ruolo della fisioterapia all’interno delle cure primarie e dell’assistenza territoriale della nostra regione”, sottolinea il presidente di Ofi Sardegna Centrale, Gino Sedda. “La nostra proposta è chiara: la Sardegna può dotarsi di un modello strutturato di fisioterapia di prossimità, capace di portare la presa in carico della fisioterapia vicino alle persone, nei territori, nei distretti, nelle Case di comunità e nei luoghi della vita quotidiana. Guardiamo con particolare interesse all’esperienza della Regione Toscana. Non proponiamo un semplice copia e incolla: proponiamo di studiare quell’esperienza e costruire per la Sardegna un modello coerente con le caratteristiche demografiche, geografiche e organizzative dei nostri territori”.
Il nodo centrale risiede nel progressivo invecchiamento demografico isolano e nella gestione delle patologie croniche, contesti nei quali la riabilitazione non può rimanere confinata all'emergenza acuta. “L’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche e la necessità di ridurre il ricorso improprio alle strutture ospedaliere richiedono un cambiamento nell’organizzazione dell’assistenza”, rimarca la vicepresidente di Ofi Sardegna Centrale, Patrizia Meleddu. “La fisioterapia deve diventare sempre più parte integrante della prevenzione, della cura della cronicità e della promozione dell’autonomia. Un cittadino con difficoltà motorie o una persona anziana a rischio caduta non hanno bisogno soltanto di un intervento 'a prestazione'; hanno bisogno di un percorso assistenziale coordinato e accessibile, che deve poter iniziare il più vicino possibile alla persona”.
Per operazionalizzare la riforma, l'Ordine sollecita l'istituzione immediata di un tavolo tecnico regionale e la contestuale attivazione di progetti pilota nei territori più isolati, dove 316 comuni sardi su 377 contano meno di cinquemila abitanti. "Chiediamo alla Regione di avviare un tavolo tecnico e istituzionale per definire indirizzi regionali per l’organizzazione e lo sviluppo della fisioterapia di prossimità", conclude Sedda. "La fisioterapia di prossimità può rappresentare una parte importante della sanità del futuro: una sanità che non aspetta che il problema diventi grave, ma interviene prima, portando i servizi vicino alle persone".