Fine vita, approvata legge regionale anche in Emilia Romagna. Chiesa insorge: "Non si procura la morte"
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BOLOGNA. Per la Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, presieduta da monsignor Giacomo Morandi, c'è grave preoccupazione dopo l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, che rende l'Emilia-Romagna "la terza in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa specifica sul tema in assenza di una legge nazionale". Lo riporta AdnKronos
I vescovi contestano il provvedimento, affermando che "la legge regionale apre la strada a prevedibili allargamenti e favorisce una cultura della 'inutilità' della vita della persona sofferente e gravemente inabile". Secondo la Ceer, "il principio di autodeterminazione reso assoluto finisce per snaturare l’esistenza in una dimensione privata, isolata, che provoca solitudine e che priva la persona della relazione con gli altri, in un individualismo che rinnega il valore della vita come bene comune da difendere e custodire insieme".
I presuli ribadiscono la necessità di investire nelle cure palliative e nel sostegno ai fragili: "Il valore della vita umana si impone da sé in ogni sua fase, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia. Proprio lì la società è chiamata ad esprimersi al meglio, nel curare, nel sostenere le famiglie e chi è prossimo ai malati. Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica".