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CAGLIARI. Un commando armato, pronto a entrare in azione per assaltare un portavalori carico di circa 30 chili di lingotti d’oro, dal valore di oltre 6 milioni di euro. Ma il piano è stato fermato prima che venisse messo in atto grazie a un’indagine durata circa un anno, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Cagliari. Questa mattina la polizia di Stato ha eseguito 11 misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti indagati, quasi tutti sardi, ritenuti parte di un’organizzazione criminale accusata di tentata rapina aggravata, ricettazione di veicoli e detenzione di armi.

Le prime indiscrezioni erano state rese note stamattina, ora i dettagli dell'operazione, ma anche del piano dei rapinatori. 

Secondo gli investigatori, il gruppo aveva inizialmente pianificato l’assalto a un furgone portavalori incaricato di trasportare i lingotti d’oro da uno stabilimento di San Gavino Monreale verso un caveau in provincia di Arezzo. Successivamente, però, il progetto sarebbe cambiato: gli indagati avrebbero preso in considerazione un colpo ancora più ambizioso, con l’assalto diretto al caveau di San Gavino, dove erano custoditi quantitativi di metalli preziosi di valore ancora superiore.

Le indagini che hanno visto il coinvolgimento di 130 uomini e donne della polizia e coordinate dalla Dda e condotte dal Servizio centrale operativo insieme alle Squadre mobili di Cagliari, Sassari e Nuoro e alla Sisco di Cagliari, hanno ricostruito un’organizzazione ritenuta altamente strutturata, con ruoli ben definiti, basi logistiche e una pianificazione dettagliata di ogni fase del colpo.

Fondamentale sarebbe stato anche il ruolo di un presunto basista, un operaio dello stabilimento che, secondo l’accusa, avrebbe fornito fotografie e informazioni riservate sui mezzi portavalori, sugli accessi, sui percorsi interni e sui sistemi di sicurezza, consentendo al gruppo di predisporre il piano.

Nel corso dell’inchiesta gli investigatori hanno individuato una base logistica nel Cagliaritano e un’altra nell’area di Isili, dove sono stati sequestrati dieci mezzi rubati, destinati a essere utilizzati durante l’assalto. Tra le province coinvolte figurano Cagliari, Nuoro e Lanusei, con riunioni operative che, secondo gli inquirenti, si sarebbero svolte anche nei territori di Fonni, Desulo, Villanovatulo e Arzana.

“L’attività è durata un anno, nell’arco di un anno abbiamo acquisito diversi elementi di prova attraverso i quali abbiamo identificato 11 presunti autori di un tentativo d’assalto a un furgone che doveva trasportare 30 chili d’oro”, spiega il capo della Squadra Mobile di Cagliari, Davide Carboni.

Per il procuratore di Cagliari Rodolfo Sabelli, l’intervento ha evitato conseguenze potenzialmente gravissime. “Lo scopo è anzitutto quello di evitare che ci siano rischi per l’incolumità. L’uso di armi, l’uso di esplosivi ovviamente mette a rischio la sicurezza, la sicurezza pubblica, mette a rischio chi lavora all’interno o dei furgoni o dei caveau, mette a rischio il personale di polizia, i comuni cittadini, gli stessi indagati”, fa sapere Sabelli.