CAGLIARI. Criticità strutturali, ritardi nella rendicontazione dei fondi e un divario persistente tra la domanda di cure in crescita e l'effettivo volume delle prestazioni erogate. È il quadro che emerge dai dati relativi alle politiche sanitarie e ai report di monitoraggio, che inseriscono formalmente la Regione tra le sette aree meno sviluppate d'Italia beneficiarie del Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027, quello che servirebbe a ridurre le disuguaglianze di accesso per le fasce vulnerabili. Intanto Alessandra Todde, presidente e assessore alla Sanità, ieri avrebbe ricevuto il plauso dalle sigle sindacali per i miglioramenti in alcuni settori. Non si può dire lo stesso dela Corte dei Conti.
Sul fronte delle risorse e della gestione amministrativa, la Corte evidenzia forti rallentamenti nell'utilizzo e nella certificazione dei fondi statali destinati all'abbattimento delle liste d'attesa. Per l'annualità 2023 la Sardegna figura tra le regioni che non hanno finalizzato alcuna quota dello stanziamento, mentre per il 2024 non sono state trasmesse al Ministero le informazioni relative all'effettivo impiego delle risorse: a fronte di oltre 13 milioni di euro assegnati, ne risultano spesi 0. Non c'è dubbio si tratti di una mancata segnalazione, piuttosto che una mancata spesa di fondi ottenuti, ma il dato rimane.
A ciò si aggiungono i ritardi accumulati nell'invio delle relazioni trimestrali obbligatorie, una carenza che ha portato a un formale sollecito da parte del dicastero. Intanto, l'amministrazione regionale ha trasmesso il proprio Prgramma esecutivo per l'interoperabilità dei sistemi Cup con la nuova Piattaforma Nazionale Liste d'Attesa, attualmente al vaglio del Ministero della Salute.
Le difficoltà si riflettono direttamente sui volumi di attività ambulatoriale. L'analisi a lungo termine evidenzia un calo complessivo delle prestazioni specialistiche: nel confronto tra il 2024 e il 2019 si registra una flessione del 3,8%, trainata soprattutto dai datio negativi del settore pubblico (al 24,3%), parzialmnte compensata dalla crescita dell'11,1% nel privato accreditato. La pressione della domanda sul territorio, invece, continua a crescere, come dimostra l'aumento del 4,9% delle prescrizioni mediche registrato nel primo semestre del 2025 rispetto all'anno precedente.
Criticità emergono anche dal monitoraggio dei tempi d'attesa e del rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza. Se per la classe di priorità B i dati formali mostrano percentuali elevate di rispetto dei termini, la classe di priorità D, quella che riguarda visite e accertamenti da erogare entro 30 o 60 giorni, si ferma al 73,62% nel 2024: una quota considerevole di pazienti supera regolarmente le soglie massime previste dalla normativa.
OPPOSIZIONE ATTACCA.
“Prima di chiedere altri soldi al Governo Meloni, Alessandra Todde spieghi come vengono impiegate le risorse per curare i sardi. È troppo comodo sottoscrivere appelli insieme agli altri presidenti del centrosinistra e scaricare ogni responsabilità su Roma, mentre la Corte dei conti mette nero su bianco le criticità della Sardegna nella finalizzazione e nella rendicontazione delle risorse per abbattere le liste d’attesa”. Lo dichiara Corrado Meloni, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, intervenendo sull’appello al Governo per aumentare i finanziamenti alla sanità nella prossima manovra nazionale. E poi cita proprio il documento della Corte dei Conti, chiedendo più trasparenza e risposte circa l'utilizzo dei fondi di cui si parla anche nel documento.
TODDE E I SINDACATI.
"Ieri ho incontrato i rappresentanti regionali di Cgil, Cisl e Uil per fare il punto sul lavoro che stiamo portando avanti per la sanità sarda. Dal confronto è arrivato un riconoscimento dei progressi compiuti, soprattutto sul reclutamento del personale, sull’assistenza domiciliare e sul recupero delle pratiche arretrate di invalidità civile". Così Alessandra Todde commenta l'incontro di ieri con le sigle sindacali circa la situazione sanitaria dell'isola e le relative politiche messe in atto dalla giunta e dall'assessorato, al cui vertice c'è proprio la presidente.
"Sulla medicina territoriale abbiamo aggiornato il fabbisogno, individuando 561 sedi carenti. Dall’inizio della legislatura sono entrati nel sistema 130 nuovi medici di famiglia. Sulle liste d’attesa, nei primi nove mesi del 2026 migliorano sette indicatori su otto, ma sulle prime visite dobbiamo fare di più. Non possiamo considerare accettabile che una persona su due non riesca a ottenere la prima visita nei tempi previsti", scrive. "Continuiamo a lavorare sul rafforzamento del 118, sulla telemedicina nei piccoli comuni e sulla riorganizzazione del sistema sanitario".