CAGLIARI. Entro un decennio la situazione previdenziale in Italia potrebbe determinare un’emergenza sociale. L'allarme è lanciato dall’organizzazione datoriale Unsic, membro del Cnel, sulla base dell'analisi dell'ufficio comunicazione sulla tendenza dell’importo lordo medio del reddito pensionistico degli oltre 16 milioni di pensionati italiani sui dati Inps. Attualmente questo importo è di 22.621 euro annui pro-capite, cresciuto di circa 400 euro nell’ultimo decennio, ma erosi dall’inflazione. La Sardegna è quattordicesima nella classifica nazionale (20.100 euro circa): i pensionati più privilegiati sono quelli del pubblico impiego (amministrazione regionale, enti locali, forze dell'ordine e difesa) e dei poli industriali e minerari/petrolchimici storici dell'isola (Cagliari, Sarroch, Porto Torres, Sulcis), mentre le pensioni più basse caratterizzano l’ampio settore agricolo. Molte le prestazioni di invalidità/assistenziali.
Se la crescita degli importi, legato alla rivalutazione automatica all'inflazione, ha riguardato pensioni anticipate (oggi media a 27mila euro annui), di vecchiaia (16.650 euro che prendono 11,5 milioni di persone), ai superstiti/reversibilità (12.480 euro) e invalidità previdenziale (10.686 euro) - ma anche l’assegno sociale è passato dai 448,07 del 2016 agli attuali 546,24 euro - per il futuro ad abbassare le medie saranno le nuove pensioni. Peserà, in particolare, la netta riduzione dei nuovi pensionati nel regime cosiddetto “misto”, cioè che considera sia gli importi pre-1996 calcolati con il retributivo (importo degli stipendi) con quelli post-1996 calcolati con il contributivo (somma dei contributi moltiplicati per un coefficiente crescente in base all’età dell’uscita dal lavoro).
“Tra una decina d’anni il regime previdenziale misto, tendenzialmente più favorevole del contributivo puro, sarà residuale e gli assegni pensionistici saranno di conseguenza sempre più leggeri – spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic. “A ciò si sommano i cambiamenti produttivi, con lo scemare di quelle industrie che hanno garantito carriere lunghe e stabili, e il dato demografico: l’aumento di numero dei pensionati peserà maggiormente sulle casse pubbliche. Considerando che i pensionati costituiscono attualmente una buona ‘cassaforte’ per molte famiglie, la tendenza rischia di mandare in crisi radicati equilibri sociali”.
L’Unsic stima che il problema sarà più accentuato nel Mezzogiorno, dove gli importi medi delle pensioni mensili sono già di circa 350 euro inferiori a quelli del centronord. E tra le categorie sarà penalizzato soprattutto chi va in pensione prima, come i militari in genere a 60 anni, in quanto il coefficiente di rivalutazione, legato all’età, sarà più basso. Altro tema è la forbice tra donne e uomini, con questi ultimi che godono di pensioni mediamente più alte di 6mila euro annui.