TARANTO. È stato avviato questa mattina a Taranto lo spegnimento dell'altoforno 2 dell'ex Ilva, l'unico dei tre impianti a essere ancora in funzione (in realtà due non erano inattivi, ma in preriscaldamento). Le operazioni, comunicate da Acciaierie d'Italia ai sindacati dei metalmeccanici, arrivano dopo la decisione della Corte di Cassazione che giovedì 29 ottobre ha confermato in via definitiva lo stop all'area a caldo dello stabilimento, dove avviene la produzione dell'acciaio.
Gli altri due altiforni, l'1 e il 4, erano in stallo: il primo da maggio dello scorso anno, dopo il sequestro disposto dalla Procura in seguito a un incendio, il secondo per interventi di manutenzione.
Al lavoro in questi giorni una ditta esterna: la Liz Italia sta spegnendo i bruciatori che mantengono preriscaldati i cowpers degli altiforni, e l'operazione dovrebbe terminare entro la settimana. Il treno nastri ripartirà fino al 14 dicembre, poi si fermerà di nuovo, con una seconda ripartenza a gennaio per circa un mese.
Dietro lo stop c'è una battaglia legale, partita dai cittadini: undici componenti dell’associazione Genitori Tarantini avevano organizzato un corteo il 18 ottobre. Per l’occasione Taranto aveva visto marciare migliaia di persone insieme a delle croci per ricordare i nomi dei morti causati dai fumi tossici della fabbrica. Questa mobilitazione, insieme al precedente decreto della Corte d'Appello di Milano, hanno portato ora all’avvio del capitolo sui risarcimenti a cittadini e lavoratori, come riportato da Adnkronos. Sui social l'associazione ha scritto di aver vinto.
A pagarne il prezzo più caro sono i lavoratori: alcune aziende di Taranto che lavorano quasi solo per l'ex Ilva hanno già comunicato ai sindacati che sospenderanno il personale, e il governo aveva indicato 80 milioni di euro per queste misure. Fim, Fiom e Uilm chiedono un piano nazionale straordinario e rifiutano anni di cassa integrazione. Il problema tocca anche il Nord: a Genova e a Novi Ligure solo una parte dei lavoratori è in cassa integrazione e si va avanti con le materie prime rimaste, che secondo i sindacati dureranno ancora qualche settimana.