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UTA. "Nordio è arrivato a Cagliari di nascosto dalla Regione per inaugurare le 91 celle destinate al 41-bis. Nessun invito, nessuna informazione preventiva, nessun confronto con Alessandra Todde, che si è opposta con forza al piano. È uno sgarbo istituzionale deliberato e l’ennesima prova di un Governo che decide sulla Sardegna senza la Sardegna, imponendo dall’alto scelte respinte dalle istituzioni e dai territori". 

Così dalla Regione e dal Movimento 5 stelle tuonano dopo aver appreso della visita-lampo del ministro che stamattina, senza comunicazioni ufficiali, sarebbe arrivato in Sardegna e avrebbe inaugurato il nuovo reparto 41-bis. Non solo non è stata invitata la stampa, ma ad essere esclusi sarebbero stati i rappresentanti istituzionali della Regione, maggioranza e opposizione. Resta da capire a questo punto chi fosse presente alla cerimonia oltre al ministro. 

Manca ancora la reazione della presidente stessa, ma intanto anche il presidente del consiglio regionale, Piero Comandini, si è espresso: "Non sono stato invitato, ma forse anche con un invito non sarei andato. Non conosco il protocollo, non so se sia giusto o sbagliato (invitare cariche regionali, ndr), ma visto il dibattito pubblico nella nostra Regione non mi sarei comunque aspettato questa inaugurazione con un blitz". 

Ancora più duro Alessandro Solinas, coordinatore M5s: "Meloni e Nordio stanno trasformando la Sardegna nella colonia penale d’Italia. L’inaugurazione del nuovo reparto da 91 celle è un altro tassello del piano contro il quale ci battiamo da mesi: concentrare nell’Isola centinaia di detenuti sottoposti al 41-bis, imponendo ai sardi una scelta decisa a Roma. Il Governo ha ignorato la Regione, il Consiglio regionale e le comunità coinvolte. Ha trattato la Sardegna come un territorio sul quale scaricare una quota sproporzionata del sistema nazionale del carcere duro. Quelle 91 celle rappresentano una parte concreta del progetto con cui Meloni e Nordio vogliono trasferire nell’Isola centinaia di detenuti".

Sempre leggendo dalla nota regionale, "il piano nazionale prevede la concentrazione in Sardegna di 266 detenuti sottoposti al regime speciale".

Solinas Chiude: "Hanno scelto la Sardegna perché pensano di poter decidere sulla nostra testa, ignorando le condizioni del sistema penitenziario, la carenza di personale e le ricadute sui territori. La Sardegna respinge questo ruolo. Continueremo a contrastare in ogni sede una scelta imposta, squilibrata e ostile alla nostra Isola», conclude Solinas.

 

AGGIORNAMENTO: Anche Todde entra nel dibattito. "L'arrivo del Guardasigilli per l'inaugurazione del nuovo reparto da 91 posti, avvenuta senza alcuna comunicazione formale e senza il minimo coinvolgimento delle istituzioni territoriali, rappresenta un fatto grave sul piano istituzionale e un inaccettabile sgarbo", ha dichiarato la Governatrice Todde. "Quello che contestiamo è un metodo che umilia le istituzioni sarde e ignora il principio della leale collaborazione tra Stato e Regione".

La Presidente ha ribadito che l'Isola non intende sottrarsi alle proprie responsabilità nella lotta alla criminalità organizzata, ma contesta la scelta di concentrare un numero sproporzionato di detenuti in regime di carcere duro nelle strutture sarde: "Non accettiamo che la Sardegna venga considerata una semplice destinazione logistica per decisioni assunte altrove. La Sardegna ospita già una quota rilevante delle strutture penitenziarie nazionali e ha sempre fatto la sua parte, ma servono rispetto, proporzionalità e ascolto per le ricadute sulla sicurezza, sui territori e sul sistema sanitario regionale".

Todde ha infine ricordato di aver ricevuto dallo stesso Ministro Nordio, nei mesi scorsi, rassicurazioni sul coinvolgimento della Regione, smentite poi nei fatti dalla giornata di oggi. L'amministrazione regionale ha confermato l'intenzione di proseguire la battaglia in tutte le sedi istituzionali per chiedere un riequilibrio del piano nazionale dei penitenziari.