Tragedia sfiorata al Cas di Monastir, migrante si ferisce con un bisturi: "Chiediamo l'intervento dell'esercito"
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MONASTIR. Tragedia sfiorata stamattina al centro di accoglierza e hotspot di Monastir. Un migrante ha rubato un bisturi e si è ferito più volte. L'uomo, stando a quanto racconta Flavio Tuzi, segretario generale nazionale di Anip Italia sicura, avrebbe cercato di scappare, mettendo a rischio anche la sicurezza dei poliziotti della squadra mobile che lo hanno bloccato.
"Chiediamo l'intervento dell'esercito per gestire la situazione, ormai fuori controllo", dice Tuzi spiegando inolte che gli stranieri che arrivano nell'isola sono tantissimi. "Ormai, dopo Lampedusa, la seconda rotta di questo tipo di migrazione, che parte dall'Algeria, da Annaba, è quella che arriva a Sant'Antioco e nel Sulcis", spiega il sindacalista.
L'episodio di questa mattina
Secondo quanto fanno sapere dall'Anip l'ospite della struttura Cas è riuscito a procurarsi un bisturi, con il quale si è successivamente inflitto profonde ferite. Al momento saranno gli accertamenti a chiarire con precisione la dinamica e le motivazioni del gesto. Resta comunque la gravità dell’episodio: la consistente perdita di sangue ha reso necessario l’intervento di due ambulanze, impegnate nelle operazioni di soccorso e stabilizzazione.
Per Anip Italia Sicura, quanto accaduto rappresenta un ulteriore e grave campanello d’allarme sulla necessità di rafforzare le condizioni di sicurezza all’interno del centro e di intervenire sulle criticità già segnalate.
"Quanto accaduto questa mattina - dichiara Flavio Tuzi, Segretario Generale Nazionale di Anip Italia Sicura - è un fatto grave che evidenzia ancora una volta la necessità di elevare i livelli di sicurezza all’interno della struttura. Va riconosciuto il costante impegno di tutti coloro che operano quotidianamente nel Centro. Proprio per questo è necessario intervenire sulle criticità strutturali e ambientali che possono esporre gli operatori a rischi evitabili. Il rischio non riguarda soltanto il singolo episodio. Una situazione improvvisa può coinvolgere gli operatori di Polizia, le altre Forze dell’Ordine, il personale sanitario e assistenziale e gli stessi ospiti della struttura. È fondamentale intervenire prima che un episodio grave possa trasformarsi in una tragedia irreparabile".
Necessaria una separazione fisica tra Cas e Hotspot
"Una delle principali criticità - sottolinea Tuzi - riguarda la separazione tra le due strutture, Cas e Hotspot. Dagli edifici del Cas è possibile raggiungere con relativa facilità l’area antistante l’Hotspot, che è presidiata dalle Forze di Polizia. Questa situazione determina una condizione di potenziale vulnerabilità per gli operatori impegnati nel servizio di vigilanza e controllo dell’Hotspot. È pertanto fondamentale realizzare una separazione fisica effettiva tra le due strutture, attraverso cancelli, recinzioni, barriere o altri sistemi idonei a impedire il passaggio diretto e non autorizzato dagli spazi del Cas verso l’area dell’Hotspot".
"Il presidio delle Forze di Polizia è indispensabile, ma deve essere affiancato da adeguate misure strutturali. La sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla presenza degli operatori quando è possibile intervenire anche fisicamente sulle vulnerabilità della struttura".
Cespugli e masserizie: una criticità nell’area posteriore dell’Hotspot
"Un’ulteriore criticità - prosegue Tuzi - riguarda la presenza di cespugli, vegetazione e masserizie, in particolare nell’area posteriore dell’Hotspot. La conformazione di quella zona e la presenza dei cespugli possono facilitare l’avvicinamento all’alto muro di recinzione e renderne più agevole lo scavalcamento, creando un possibile punto di vulnerabilità. È quindi necessario procedere alla bonifica e alla completa pulizia delle aree interessate, soprattutto nella parte posteriore dell’Hotspot, eliminando cespugli, vegetazione e materiali che possano agevolare l’avvicinamento alla recinzione o lo scavalcamento. Le aree sono presidiate dalle Forze di Polizia e dagli operatori preposti alla vigilanza. Il problema riguarda le caratteristiche di alcuni punti della struttura e dell’area circostante, che possono risultare insidiosi per chi è chiamato a garantire la sicurezza. Un muro di recinzione alto non può essere considerato una protezione sufficiente se, nelle immediate vicinanze, esistono condizioni ambientali che possono facilitarne lo scavalcamento".
Militari e Croce Rossa in supporto: più vigilanza e maggiore efficacia del Reparto Mobile
"La richiesta di un impiego di personale militare in supporto alle Forze dell’Ordine - spiega il Dott. Tuzi - non nasce soltanto dall’esigenza di aumentare numericamente la presenza sul territorio, ma dalla necessità di organizzare in maniera più efficace il dispositivo di sicurezza. Attualmente il Reparto Mobile garantisce il presidio dell’area Hotspot e, contestualmente, fornisce supporto nelle attività connesse al fotosegnalamento. Si tratta di compiti importanti che richiedono personale adeguatamente concentrato e disponibile. L’impiego dei militari e Croce Rossa consentirebbe di assumere gli attuali compiti di vigilanza e assistenza, compreso il supporto nelle attività di fotosegnalamento (insieme alla Croce Rossa) e nelle fasi di ingresso e collocazione dei nuovi migranti all’interno dell’Hotspot come già avviene a Lampedusa. In particolare, quando arrivano i migranti sbarcati sulle coste e i pullman raggiungono la struttura, è necessario garantire sicurezza e ordine durante le operazioni di discesa dai mezzi e di ingresso nell’area riservata dell’Hotspot. I militari potrebbero quindi affiancare e sostituire il personale del Reparto Mobile nelle attività operative oggi svolte, consentendo a quest’ultimo di concentrarsi maggiormente sulla propria funzione specifica. Il Reparto Mobile potrebbe così garantire una presenza qualificata per fronteggiare eventuali situazioni di ordine pubblico all’interno della struttura, oltre a mantenere una funzione di controllo e supervisione del dispositivo di vigilanza assicurato dal personale militare. In questo modo si avrebbe una distribuzione più razionale delle competenze: i militari garantirebbero la vigilanza e il supporto operativo, mentre il Reparto Mobile manterrebbe una funzione di controllo, pronto intervento e gestione delle eventuali criticità di ordine pubblico. Non si tratta semplicemente di aggiungere personale, ma di utilizzare in maniera più efficace le diverse professionalità e rendere più efficiente l’intero sistema di sicurezza".
Ingresso del Centro: vigilanza garantita 24 ore su 24
Un ulteriore punto di fondamentale importanza riguarda il controllo dell’ingresso del Centro, attualmente affidato alla ditta incaricata della vigilanza. "È necessario - sottolinea Tuzi - che la vigilanza all’ingresso del Centro sia garantita nell’arco delle 24 ore, senza lasciare fasce orarie nelle quali chiunque possa accedere senza essere adeguatamente controllato. Chi entra all’interno del Centro deve essere identificato e riconosciuto. Non è accettabile che possano verificarsi accessi privi di un adeguato controllo, con il rischio di consentire la presenza all’interno della struttura di persone estranee o non autorizzate. Il presidio continuativo dell’ingresso rappresenta una misura elementare di sicurezza e consente anche di prevenire la presenza di possibili infiltrati abusivi all’interno del Centro".
Alla luce dell’ennesimo episodio, Anip Italia Sicura chiede alle autorità competenti interventi concreti e tempestivi:
* separazione fisica tra Cas e Hotspot, mediante cancelli, recinzioni, barriere o altri sistemi idonei a impedire il passaggio diretto tra le due strutture;
* bonifica completa dell’area, con particolare attenzione alla zona posteriore dell’Hotspot, attraverso la rimozione di cespugli, vegetazione e masserizie che possano facilitare l’avvicinamento e lo scavalcamento della recinzione;
* messa in sicurezza delle aperture e dei punti di passaggio che possono risultare insidiosi per gli operatori;
* presidio continuativo dell’ingresso principale del Centro 24 ore su 24, garantendo la presenza della vigilanza privata incaricata anche nelle fasce orarie attualmente non adeguatamente presidiate;
* controllo e identificazione di chiunque acceda al Centro, impedendo l’ingresso a soggetti estranei o non autorizzati e prevenendo la presenza di possibili infiltrati abusivi;
* impiego di personale militare in supporto alle Forze dell’Ordine, con l’affidamento dei compiti di vigilanza, assistenza al fotosegnalamento e supporto nelle operazioni di ingresso e collocazione dei nuovi migranti nell’area Hotspot;
* impiego del Reparto Mobile principalmente per le esigenze di ordine pubblico e di sicurezza, mantenendo una funzione di controllo e supervisione del dispositivo di vigilanza;
* protocolli operativi chiari e immediatamente applicabili per la gestione delle situazioni di emergenza e di crisi;
* un dispositivo di sicurezza integrato, nel quale ogni componente possa operare secondo compiti definiti e adeguati alle proprie funzioni.
"La sicurezza deve essere garantita prima che accada l’irreparabile"
"Abbiamo già richiamato in precedenza l’attenzione delle istituzioni sulle problematiche di sicurezza del Centro - conclude il Dott. Tuzi - e questo nuovo episodio dimostra che è necessario accelerare. Non si tratta di creare allarmismi, ma di prevenire concretamente i rischi e garantire condizioni di sicurezza adeguate per tutti coloro che si trovano all’interno della struttura. La presenza dei militari, organizzata con compiti precisi, permetterebbe di aumentare la vigilanza e, contemporaneamente, di restituire al Reparto Mobile la possibilità di concentrarsi sulle eventuali situazioni di ordine pubblico e sulle attività di controllo del dispositivo complessivo insieme ai colleghi della Questura. È fondamentale che ogni componente possa svolgere il proprio compito senza essere distolta da funzioni che potrebbero essere efficacemente assicurate da personale diverso. Anip Italia Sicura auspica che questo ulteriore episodio possa accelerare il confronto già avviato con Prefettura, Questura e Direzione della struttura, affinché vengano adottate rapidamente misure concrete e risolutive. La sicurezza deve essere garantita prima che accada l’irreparabile. Su questo non è più possibile rimandare". Il segretario generale Nazionale Flavio Tuzi.