GONNESA. "Le scriviamo dal Sulcis Iglesiente, una terra che conosce bene il prezzo delle promesse non mantenute e lo sfruttamento delle sue viscere". Inizia così la lettera inviata dalla Federazione del Sociale Usb alla presidente della Regione Alessandra Todde. "Come lavoratrici e lavoratori, come cittadine e cittadini di un territorio stremato", si legge nel documento, "mentre il nostro paesaggio viene divorato da una proliferazione selvaggia di pale eoliche che producono energia non per riscaldare le case dei sardi ma per arricchire fondi di investimento esteri, un nuovo mostro si affaccia nel pozzo della miniera di Monte Sinni: il data center per l’Intelligenza Artificiale. Il progetto "Digital Vault Sulcis" di Energy Vault, in tandem con Carbosulcis, si presenta come la “riconversione ecologica” del territorio. Non ci convince", scrive Usb.
"Noi denunciamo che questo progetto è un ennesimo cavallo di Troia della speculazione energetica e idrica, e chiediamo a Lei, presidente Todde, e alla sua Giunta di prendere una posizione chiara. Non si tratta di 'modernità' o 'innovazione'. Si tratta di capire se la Regione vuole essere complice di un disastro annunciato o il baluardo della sopravvivenza del suo popolo".
Tra i punti indicati come critici da Usb quello dell'acqua: "Lei sa bene", dice il sindacato rivolgendosi a Todde, "che la siccità non è un'emergenza, ma una condizione endemica del Sulcis. A fine ottobre 2025 le dighe di Punta Gennarta e Medau Zirimilis trattenevano appena il 7,2% della loro capacità. Un territorio già in “grave crisi idrica” secondo l’Autorità di bacino. Nonostante ciò, l’azienda non ha ancora fornito una stima ufficiale del fabbisogno idrico dell’impianto. I data center consumano acqua, tanta acqua. Quanti litri serviranno per raffreddare i server di Monte Sinni? Da quale invaso li prenderete? E quando l’acqua mancherà per le nostre case e per l’agricoltura, chi sarà il primo a chiudere il rubinetto?".
E poi ancora l'energia e il lavoro: "Un problema irrisolto chiamato ricollocazione. Ci viene raccontata la favola dei 'minatori riqualificati' e dei 400 posti di lavoro all’anno. Ma quanti di questi sono contratti a tempo indeterminato? Quanti sono posti di lavoro per operai specializzati nella manutenzione di cavi sottomarini e server rack, competenze che un ex minatore non possiede? La stragrande maggioranza sarà lavoro precario in cantiere, per la costruzione, e poi pochi tecnici altamente specializzati portati da fuori. Questo non è sviluppo, è assistenzialismo mascherato da high-tech. Il Sulcis non ha bisogno di un data center che impiega 50 addetti fissi e 350 precari in “indotto”. Ha bisogno di industria manifatturiera, di agricoltura sostenibile, di turismo identitario e di servizi pubblici degni di questo nome".
L'appello a Todde è chiaro: "Oggi è chiamata a scegliere da che parte stare. Le chiediamo, con forza, di fermare immediatamente ogni iter autorizzativo fino a quando non saranno resi pubblici e discutibili i dati reali sui consumi idrici, energetici e sull’occupazione stabile. Le chiediamo di convocare un tavolo di confronto pubblico nel Sulcis".
Usb minaccia una protesta di piazza "se la Regione non farà un passo indietro". "Il Sulcis non è la Silicon Valley", si legge nella lettera, "È la nostra casa e la sua casa".
