Centro migranti di Monastir, il sindacato di polizia racconta una realtà al limite (anche per gli stessi migranti)

 

MONASTIR. Un grido d'allarme sulla situazione del centro di accoglienza di Monastir dal sindacato di Polizia Anip-Italia Sicura. L'organizzazione ha sollecitato un intervento urgente delle istituzioni per evitare che il sovraffollamento e le carenze strutturali compromettano la sicurezza di agenti, operatori civili, ma anche gli stessi migranti e residenti del territorio.

Al centro delle criticità c'è la convivenza nella stessa area del Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas) e dell'Hotspot per le identificazioni, in spazi prateciamente senza separazione fisica. A fronte di una capienza originaria di circa 300 posti, la presenza stimata sfiora oggi le 800 persone. «All’arrivo degli autobus, gli ospiti già presenti nella struttura si avvicinano numerosi ai nuovi arrivati, creando assembramenti intorno ai mezzi e circondando gli operatori di Polizia incaricati del servizio», denuncia il sindacato, evidenziando come una quindicina di agenti si trovi a dover gestire contemporaneamente i trasferimenti e l'ordine pubblico in contesti ad alta tensione.

Tra i nodi segnalati figurano anche sistemazioni inadeguate per donne e bambini, costretti talvolta a bivaccare negli uffici, edifici inagibili ma occupati, vegetazione incontrollata, accumuli di rifiuti ed episodi di aggressione agli operatori dell'accoglienza durante la distribuzione dei pasti. Si sollecita inoltre l'immediata attivazione dei nuovi moduli per il fotosegnalamento, installati ma non ancora operativi, il cui inutilizzo costringe gli agenti a scortare a piedi i migranti lungo percorsi non protetti.

Per affrontare la situazione in vista dell'autunno, l'Anip-Italia Sicura ha chiesto un pacchetto di misure d'emergenza: la separazione netta tra Cas e Hotspot, strutture temporanee della Protezione Civile, interventi igienico-sanitari e l'impiego delle forze dell'ordine per la vigilanza perimetrale, così da consentire al personale di polizia e al reparto mobile di tornare alle proprie mansioni operative. «Non si può pretendere che pochi operatori controllino contemporaneamente centinaia di persone», conclude la nota.