MONASTIR. Mentre continuano gli sbarchi di migranti nelle coste del sud Sardegna, il Centro di accoglienza straordinaria e l’hotspot di Monastir conta un numero di ospiti pari a 700 persone, tra il Centro di accoglienza straordinaria e l’hotspot di Monastir. “Sono numeri che richiedono un’organizzazione adeguata degli spazi, dei servizi e dei flussi, oltre a un numero di operatori di Polizia adeguato alle attività da svolgere”. A dirlo è l’Anip-Italia Sicura, sindacato della polizia di Stato, dopo la recente visita di una delegazione, guidata dal Segretario Generale Nazionale Flavio Tuzi, all’interno della struttura di accoglienza di migranti. Nel Cas, in particolare, risultavano presenti circa 500 persone. E cento erano stati già trasferiti a Bologna nei giorni precedenti, si legge nella nota del sindacato. "Nell’Hotspot, a seguito degli arrivi registrati nella stessa giornata, erano presenti circa 150 persone, con circa 50 arrivi nella mattinata e ulteriori circa 100 nel corso della giornata".

Due le emergenze: la porta posteriore dell’Hotspot, una via di emergenza per gli ospiti. "Deve essere riaperta e resa nuovamente disponibile quale uscita di emergenza", dice l'Anip, "In caso di incendio o di altra situazione di pericolo, gli ospiti dell’Hotspot devono poter disporre di una via di evacuazione alternativa e immediatamente utilizzabile. In una struttura che può ospitare contemporaneamente un numero elevato di persone, disporre di un’ulteriore uscita sul lato posteriore rappresenta una misura essenziale per la gestione delle emergenze e per la sicurezza degli ospiti".

Secondo punto: "Il passaggio sull’altro lato del Centro: una via di uscita per gli operatori di Polizia", si legge ancora nella nota del sindacato, "All’interno del complesso esiste un passaggio che collega l’altro lato del Centro, attualmente non utilizzabile, che deve essere riaperto e mantenuto operativo. Questo collegamento consentirebbe agli operatori di Polizia di avere un’ulteriore via di uscita e di deflusso, particolarmente importante qualora, per ragioni di sicurezza o durante una situazione di emergenza, l’uscita ordinaria non fosse utilizzabile".

"Un ulteriore aspetto", dice il sindacato di polizia, "che deve essere affrontato riguarda la promiscuità tra le persone presenti nel Cas e i migranti appena arrivati e destinati alle procedure di identificazione e fotosegnalamento presso l’Hotspot. Queste persone devono essere mantenute separate durante le diverse fasi delle procedure, per una precisa esigenza di sicurezza. In particolare, deve essere evitato qualsiasi contatto non necessario tra gli ospiti già presenti nel Cas e coloro che devono essere sottoposti alle procedure di identificazione e fotosegnalamento. Non può essere consentito che vengano trasferiti o consegnati agli ultimi arrivati oggetti, materiali o altri elementi che possano creare problemi durante le attività di Polizia. La separazione dei flussi deve quindi essere garantita sia negli spazi interni sia nelle aree di attesa e di accompagnamento al fotosegnalamento, consentendo agli operatori di Polizia di lavorare in condizioni di maggiore sicurezza e controllo".

Nel corso della visita rilevati anche "capannoni attualmente inutilizzati, all’interno dei quali risultano presenti numerose masserizie, materiali abbandonati e oggetti di varia natura". "Liberare e mettere in sicurezza questi spazi significa quindi intervenire contemporaneamente sul piano igienico-sanitario e su quello della sicurezza. Fotosegnalamento: necessario uno spazio separato.

Il sindacato denuncia anche un’altra criticità: quella della vigilanza agli ingressi. "Avevamo richiesto una vigilanza continuativa H24", si legge ancora, "Tale servizio è stato effettivamente garantito, ma soltanto per nove giorni. Successivamente il servizio H24 è stato cancellato e limitato a una presenza di sole otto ore giornaliere. In una struttura caratterizzata da un numero così elevato di presenze e da flussi continui, la riduzione del servizio di vigilanza rappresenta una situazione che deve essere nuovamente affrontata".