"Non blocchiamo nessun passeggero, risvegliamo coscienze": sit-in per la Palestina all'aeroporto di Elmas
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ELMAS. Un "muro di coscienza" all'aeroporto di Elmas per accendere i riflettori sulla situazione in Palestina: è l'iniziativa organizzata, questa mattina, dall'associazione Amicizia Sardegna Palestina e dal Presidio Permanente di Piazza Yenne nell'ambito del "Giovedì Bianco", insieme ad altri gruppi impegnati nella stessa giornata negli scali di Verona, Milano Linate, Roma Fiumicino e Venezia.
I manifestanti si sono disposti nell’area partenze con l'obiettivo di sensibilizzare i passeggeri sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania e contestare la politica del governo italiano nei confronti di Israele, in particolare sul mantenimento delle rotte aeree con Tel Aviv. "Il muro di coscienza serve a ricordare alle persone che in Palestina c'è ancora in corso un genocidio e che va avanti anche la pulizia etnica della Cisgiordania", spiega Claudia Ortu, dell'Associazione Amicizia Sardegna
La scelta dell'aeroporto non è casuale. Secondo i manifestanti, il collegamento con Tel Aviv rappresenta anche l'occasione per rivolgersi direttamente ai passeggeri in arrivo e in partenza. "Pensare che ci siano delle persone che da Tel Aviv vengono qui a fare le vacanze mentre il loro governo, il loro Stato sta compiendo quello che sta compiendo per noi è qualcosa di difficilmente sopportabile. Speriamo di incrociarli e di far vedere, di liberarli in qualche modo anche dalla narrazione alla quale sono sottoposti", fa sapere Ortu.
L'iniziativa arriva però anche al centro di una polemica. Il presidente di Sardos Pro Israele, Mario Carboni, ha accusato i manifestanti di creare paura e disagio tra passeggeri, parlando di attivisti che "inseguono i passeggeri supposti ebrei e israeliani dalle uscite sino all'esterno" e di atteggiamenti che, a suo dire, sfiorerebbero l'assalto fisico. Accuse respinte, però, dai manifestanti. Noi siamo qua fermi e ferme, aspettiamo che le persone passino. Abbiamo la musica, cerchiamo di dire il nostro slogan che oltre Palestina libera non va", dice Ortu.
La manifestante sposta poi l'attenzione anche sulle modalità di accesso all'aeroporto e sulle differenze che, secondo i manifestanti, esisterebbero tra i percorsi riservati ai passeggeri israeliani e quelli degli altri viaggiatori. "Qua si riproduce lo stesso schema che c'è nella Palestina occupata. È apartheid e noi contro l'apartheid ci dobbiamo schierare e siamo schierati qua esattamente a dire questo: basta apartheid e free Palestine", fa sapere Ortu.