Carenza sangue, in Sardegna mancano 30mila sacche: “L’emergenza non finisce ad agosto”

 

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CAGLIARI. Emergenza sangue in Sardegna: anche quest’anno mancano circa 30mila sacche. A lanciare l’allarme è l’Avis Sardegna che stamattina diffuso gli ultimi dati in occasione di una conferenza stampa a Cagliari.

Secondo quanto emerso nell’Isola se ne raccolgono tra le 70 e le 80 mila, ma il fabbisogno supera le 100mila. Una carenza che si fa sentire ancora di più durante l’estate, quando le donazioni calano, ma che resta un problema per tutto l’anno.

Per coprire il fabbisogno la Sardegna deve fare affidamento sulle altre regioni, che garantiscono le scorte necessarie. "In Sardegna mancano sempre 30.000 unità di sangue - spiega Antonio Dettori, presidente dell’Avis provinciale di Sassari - Il fabbisogno è quello di 110.000 unità l'anno e quindi siamo costretti ad importarle dalle altre regioni che ci danno una mano per sopperire a questa carenza".

A rendere ancora più delicata la situazione è la presenza nell’Isola di un numero elevato di pazienti talassemici, che hanno bisogno di trasfusioni costanti. "I pazienti talassemici necessitano di un costante fabbisogno di sangue per garantirgli uno standard di vita qualitativo normale", sottolinea Dettori.

In Sardegna sono circa 45 mila i donatori, ma non sono ancora sufficienti per raggiungere l’autosufficienza. E l’estate, con le vacanze e la diminuzione delle donazioni, rischia di mettere ancora più sotto pressione il sistema. "Il problema non finisce col 31 agosto. Non possiamo sentirci al riparo una volta che l'estate è finita perché la richiesta di sangue non termina mai", dice Nicola Ondradu, presidente dell’Avis provinciale di Cagliari.

Per aumentare il numero dei donatori l’Avis guarda soprattutto ai più giovani. I diciottenni vengono coinvolti già negli ultimi anni delle scuole superiori, con l’obiettivo di avvicinarli alla donazione e costruire una nuova generazione di volontari. "Diciottenni, donatori di oggi e donatori di domani che devono e possono contribuire ad aiutarci a raggiungere la tanto agognata autosufficienza regionale che, prutroppo, non è ancora vicina", conclude Ondradu.