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CAGLIARI. È arrivata davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Sardegna sulle aree idonee per l'installazione degli impianti da fonti di energia rinnovabile. A portare avanti il ricorso il la presidenza del consiglio dei ministri. Secondo quanto affermato dall'avvocatura di Stato "nelle aree non idonee non c'è un divieto generalizzato di edificazione".
La questione è stata discussa in udienza pubblica davanti alla Consulta, con relatore il giudice Buscema. Nel corso del dibattimento, la Regione Sardegna, rappresentata dall'avvocato Floriana Isola, ha sostenuto che la sospensione degli impianti nelle aree non individuate come idonee "non risulta che incida sul target nazionale e regionale in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili".
Di diverso avviso l'Avvocatura dello Stato, rappresentata da Giammario Rocchitta, che ha ribadito le ragioni del ricorso governativo. Al centro delle contestazioni vi è la previsione di una sospensione degli impianti Fer nelle aree considerate non idonee. "Il decreto individua alcuni casi in cui le aree sono idonee e demanda alle regioni di individuarne altre", ha spiegato Rocchitta, "Tuttavia ciò non significa che nelle aree non idonee ci sia un divieto generalizzato di edificazione, ma solo che non opererà il meccanismo semplificatorio".
"L'irragionevolezza della norma che abbiamo impugnato prevede invece una sospensione degli impianti Fer sulle aree non idonee. Non se ne capisce il senso dal momento che si passerebbe da un regime ordinario ad uno semplificato", ha aggiunto il legale dello Stato. La decisione della Corte costituzionale è attesa nelle prossime settimane e potrebbe avere effetti rilevanti sulla pianificazione energetica della Sardegna e sull'applicazione della legge regionale sulle aree idonee.













