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CAGLIARI. Sono tantissimi i detenuti stranieri in Sardegna e a riportarlo è Socialismo diritti e riforme che, dati alla mano, parla di un problema, oltre al sovraffollamento delle strutture detentive, spesso ignorato: se sono tanti gli stranieri, significa che molti detenuti, per barriera linguistica, spesso non riescono a comunicare con il personale delle strutture penitenziarie. Le cifre sono alte: 746 detenuti stranieri identificati in totale, una miriade di lingue e culture diverse. L'appello: “È evidente che il ministero dovrebbe farsi carico – osserva la presidente di Sdr – di investire su mediatori/mediatrici culturali, educatori/educatrici per creare i presupposti per rendere la presenza in carcere utile a persone che spesso non comprendono la lingua italiana e sono semi analfabeti".
Maria Grazia Caligaris continua: “È diventata strutturale la presenza di detenuti stranieri negli Istituti Penitenziaria della Sardegna. La conferma arriva dall’Ufficio statistiche del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria con riferimento ai dati appena pubblicati relativi al 31 maggio 2026. I numeri più importanti di stranieri si registrano a Cagliari-Uta (198 – 26,9%), Sassari Bancali (172 – 29,5) e Mamone-Lodè (108 – 58%)".
A questi dati va affiancato l'ormai noto sovraffollamento delle carceri: "Cagliari-Uta con 734 persone detenute per 561 posti e per Sassari-Bancali con 583 presenze per 458 posti, senza dimenticare i 90 nella sezione riservata al 41 bis. Due realtà in grave sofferenza per il sovraffollamento reso ancora più insopportabile per il gran caldo di questo periodo”.
Tornando alla forte presenza di stranieri Caligaris fornisce anche i dati :“E’ originario del Marocco il maggior numero di stranieri negli Istituti Penitenziari isolani. Con 146 presenze sui 746 detenuti identificati, rappresentano il 19.57% del totale. Secondo i dati del Ministero al secondo posto di questa classifica ci sono i tunisini con 84 persone detenute (11,2%) e al terzo con 68 presenze i nigeriani (9,11%). Numeri relativamente importanti sono anche quelli degli algerini e dei rumeni entrambi 58 (7,77%), egiziani 38 (5%) e dei senegalesi 33 (4,42%). Con numeri decisamente più contenuti gambiani (24), pakistani (13), Turchi (12). Una miriade di culture e lingue che richiedono una presenza importante di mediatori culturali multilingue in realtà davvero pochi negli Istituti. La maggior parte dei problemi finisce per ricadere sugli Agenti Penitenziari”.
Dettaglio importante: "La gran parte degli stranieri citati non ha commesso il reato nell’isola ma è stato trasferito dalla Penisola. Per queste persone, donne e uomini, il principio della territorialità della pena non è contemplato anche perché spesso risultano senza legami familiari nel territorio italiano e quindi più facilmente trasferibili per sfollamenti. Occorre una riflessione sulle problematiche relative alla loro gestione e integrazione. Molto spesso finita di scontare la pena detentiva vengono trasferiti nel CPR di Macomer il centro per il rimpatrio dove sostano per mesi in condizioni spesso considerate anche peggiori del carcere”.
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