CAGLIARI. Mentre il calendario globale celebra l'iconografia di Halloween, la Sardegna rispolvera la memoria dei propri rituali, quelli dedicati alla commemorazione dei defunti.
La mappa dell'Isola conserva tuttora formule e rituali differenti da un territorio all'altro: se nel Sud Sardegna e nel Campidano si rinnova il rito di Is Animeddas (o Is Panixeddas, come a San Sperate), nelle regioni del nord, tra Barbagia e Logudoro, la questua è nota come Su Mortu Mortu, assumendo le denominazioni di Su Peti Coccone o Su Beni po s'Anima lungo la costa orientale. In Ogliastra, la comunità di Seui celebra quest'anno la trentesima edizione di Su Prugadoriu, ricorrenza legata alle anime del Purgatorio che vedrà per tre giorni il centro storico rianimarsi tra i tradizionali magasinus.
Nella ritualità sarda, i bambini che bussano alle porte non indossano certo maschere horror (ma nemmeno in America Halloween è legato unicamente al terrore) ma figurano simbolicamente come messaggeri delle anime dei defunti in visita ai vivi. La richiesta di un dono non prevede dolciumi industriali, bensì i prodotti della terra e i dolci della tradizione familiare, dalle pabassinas al pane tipico, fino a castagne, mandorle e melagrane.
Da notare che in realtà queste tradizioni si distribuiscono tra il 31 ottobre e il 2 novembre
La tradizione isolana annovera da tempo anche la consuetudine di intagliare le zucche: nota a Seui come sa Mortigedda e altrove come Sa conca 'e mortu, la zucca illuminata dall'interno con una candela veniva posizionata lungo le strade o sui davanzali per indicare la via ai defunti. A questo elemento si affianca l'usanza domestica della notte del 31 ottobre, con molte famiglie che mantengono viva l'abitudine di lasciare la tavola imbandita per la notte come segno di accoglienza verso i propri cari scomparsi.