"Mi sono sentito aggredito per un errore non mio, vi racconto la mia disavventura a Leroy Merlin di Elmas"

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CAGLIARI. "La mia prima e ultima volta da Leroy Merlin, mi sono sentito aggredito". Così Raimondo Schiavone, imprenditore, racconta la sua esperienza nel punto vendita di Elmas dove stamattina un'incomprensione si sarebbe trasformata in un alterco acceso tra il cliente e un dipendente. 

Il racconto di Schiavone è ricco di dettagli: "Ho acquistato alcuni rivestimenti in pietra disponibili in pronta consegna e mi sono recato al ritiro merci. Un po' di attesa, una ventina di minuti circa, ma nulla da eccepire. Un addetto, con un carrello, ha portato la merce dietro la mia auto, ancora sulla cassa di legno con cui era stata trasportata, e io ho caricato le scatole nel bagagliaio". Poi la telefonata: "Ero quasi arrivato a casa in città quando il telefono ha squillato e ho ricevuto dei messaggi. Mi viene detto: 'Buongiorno, dovrebbe tornare al ritiro merci. Le sono state consegnate le piastrelle sbagliate'. Può succedere. Nessuno è infallibile". 

Da qui, il racconto di Schiavone, assume nuovi contorni, "surreali", come li descrive lui stesso. "Mi aspettavo un semplice: 'Ci scusi, abbiamo commesso un errore'. Sarebbe bastato questo. Invece mi trovo davanti un addetto visibilmente agitato che, con modi tutt'altro che cortesi, mi fa riaprire il bagagliaio e, anziché assumersi la responsabilità dell'errore, decide che il problema sono io". E nel dettaglio, "secondo lui avrei dovuto accorgermi che il numero delle scatole non corrispondeva a quello acquistato. Addirittura mi rimprovera sostenendo che 'non so contare', paragonando la situazione a chi va dal panettiere e sa quanti panini compra. Peccato che dal panettiere i panini li scelga io. Qui, invece, è stato il personale a prelevare la merce dal magazzino, trasportarla con un carrello e posizionarla davanti alla mia auto. Io non ho scelto le scatole. Mi sono limitato a caricare ciò che l'azienda aveva preparato e consegnato". 

L'alterco sarebbe anche peggiorato, portando entrambi ad alzare i toni. "Non ero solo, e mi sono sentito aggredito. Solo rimproveri, toni sgarbati e la sensazione, piuttosto curiosa, che a dovermi vergognare fossi io".

Schiavone chiude precisando che "una singola esperienza non basta per giudicare un'intera realtà. Ma basta, eccome, per decidere dove spenderò i miei soldi la prossima volta".