Più di 6000 barche al giorno a La Maddalena, la Regione al Ministero: "Progressivo degrado delle praterie di posidonia"
LA MADDALENA. La Regione ha trasmesso al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica una nota sul progressivo degrado delle praterie di Posidonia oceanica nell'Arcipelago di La Maddalena, chiedendo un intervento su cinque fronti di competenza statale. Oltre 6.000 imbarcazioni al giorno si sono riversate nei picchi estivi sulle praterie dell'habitat prioritario 1120*. La Regione chiede la qualifica di polizia giudiziaria per il personale di vigilanza degli enti parco, sanzioni proporzionate al danno ecologico e il rafforzamento del presidio in mare della Guardia costiera.
La nota, firmata dall'assessora della Difesa dell'Ambiente Rosanna Laconi e dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, è stata trasmessa per conoscenza anche al Presidente dell'Ente Parco nazionale.
L'area interessata cumula tre regimi di tutela distinti: parco nazionale ai sensi della legge n. 394 del 1991; sito della rete Natura 2000 ITB010008 «Arcipelago La Maddalena», designato Zona speciale di conservazione con decreto ministeriale dell'11 gennaio 2022 e contestualmente classificato Zona di protezione speciale; porzione del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo, ratificato con la legge n. 391 del 2001. Ciascun regime genera obblighi autonomi e ciascuno, rileva la Regione, è oggi disatteso per la medesima ragione: l'assenza di un presidio di vigilanza effettivo.
Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità — Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio — e agisce lungo tre direttrici: l'ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l'erosione degli arenili; l'aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l'attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque.
Le misure di conservazione vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore.
Il personale dell'Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all'estensione dell'area.
Le sanzioni ordinariamente applicate all'ancoraggio su prateria si attestano su importi di poche decine di euro, percepiti dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione. In Francia, Paese parte del medesimo Accordo Pelagos, le violazioni sono perseguite dinanzi al tribunale marittimo, con sanzioni pecuniarie assai più elevate cui possono aggiungersi il divieto temporaneo di navigazione.
La Regione segnala inoltre di aver già avviato, per la parte di propria competenza, un percorso di cooperazione con l'Amministrazione marittima: con la deliberazione della Giunta regionale n. 36/21 del 15 luglio 2026 è stato approvato lo schema di Protocollo d'intesa con il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, che include espressamente la vigilanza sulle aree marine protette e sui siti Natura 2000. Il Protocollo offre una sede attuativa già costituita, nella quale si chiede al Ministero di sostenere l'inserimento di una specifica linea di attività dedicata al presidio dell'Arcipelago di La Maddalena.
“Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, scrivono nella nota la Presidente Todde e l’assessora Laconi. “Un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta”.
Le richieste al Ministero riguardano l’attribuzione al personale di vigilanza degli enti parco nazionali della qualifica di polizia giudiziaria e della potestà di accertamento e contestazione delle violazioni; la revisione e graduazione del regime sanzionatorio di cui all'articolo 30 della legge n. 394/1991 per i danni agli habitat prioritari e per la violazione delle misure di conservazione dei siti Natura 2000, con importi proporzionati al pregiudizio ecologico e alle caratteristiche dell'unità navale; il rafforzamento del dispositivo di controllo in mare della Guardia costiera nel Parco nazionale e nella ZSC/ZPS ITB010008, con incremento di unità navali e personale nella stagione di massima affluenza, in attuazione dell'articolo 13 dell'Accordo Pelagos; l’inclusione dell'habitat prioritario 1120 del sito ITB010008 tra le aree di intervento prioritario del Piano nazionale di ripristino della natura, di cui al regolamento (UE) 2024/1991; la valutazione dei presupposti per l'esercizio dell'azione di risarcimento del danno ambientale, ai sensi degli articoli 299 e seguenti e 311 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nei confronti dei responsabili di eventi accertati di danneggiamento dell'habitat 1120.
La Regione si dichiara disponibile a ogni approfondimento tecnico e alla partecipazione a un tavolo di lavoro dedicato, in raccordo con l'Ente Parco quale ente gestore del sito Natura 2000 e con le autorità marittime competenti.
Il direttore dell'Ente Parco de La Maddalena lo aveva detto pochi giorni fa: "Il Parco in qualità di Ente ha il compito di stabilire divieti, regole ed indicazioni per la tutela ambientale. Ma affinché le regole vengano rispettate, servono controlli costanti sul territorio. Controlli che al momento sono insufficienti".
