Seguici anche sul nostro canale Whatsapp
CAGLIARI. Sono 7 i lavoratori che hanno perso la vita sul lavoro in Sardegna nei primi cinque mesi del 2026. Il dato emerge dall'ultimo report dell'Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega di Mestre, che fotografa l'andamento delle morti bianche e degli infortuni sul territorio nazionale da gennaio a maggio 2026.
In base all'indice di incidenza della mortalità (calcolato sul numero di decessi per milione di occupati), la Sardegna si posiziona in "zona arancione". Al livello nazionale, il bilancio complessivo parla di 370 vittime (370 morti totali, di cui 269 in occasione di lavoro e 101 in itinere), un dato in calo del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, anche se la riduzione tende ad assottigliarsi. Nella triste classifica assoluta dei decessi in occasione di lavoro guidata dalla Lombardia (40), la Sardegna si colloca a metà graduatoria con i suoi 7 casi, preceduta nel mezzogiorno e nelle isole da Sicilia (26), Campania (24) e Puglia (23).
"Le 370 vittime registrate a fine maggio e l’aumento delle denunce di infortunio confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione su formazione e controlli", spiega il presidente dell'Osservatorio, Mauro Rossato, evidenziando come il quadro nazionale resti particolarmente critico per gli over 65 e per i lavoratori stranieri.
A livello nazionale, infatti, il rischio di morte sul lavoro per i cittadini stranieri è oltre tre volte superiore rispetto a quello dei colleghi italiani (28,2 morti ogni milione di occupati contro i 9,1 degli italiani), con un totale di 106 vittime da inizio anno. Tra i settori produttivi più colpiti spiccano ovunque le Costruzioni, i Trasporti e Magazzinaggio e le Attività Manifatturiere. Preoccupa infine il dato generale delle denunce totali di infortunio, che a fine maggio 2026 hanno toccato quota 261.389 in Italia, facendo registrare un incremento del 5,5% rispetto a maggio dello scorso anno.














