CAGLIARI. "Quando ho visto il portone della moschea carbonizzato ho visto il tentativo infame di bruciare la nostra esistenza e dignità in questa città". Così ieri una cittadina musulmana e rappresentante del gruppo sardo di Potere al Popolo durante il sit-in di solidarietà organizzato davanti alla moschea di via del Collegio, finita nel mirino di ignoti incendiari che hanno piazzato un innesco e del liquido infiammabile per scatenare le fiamme. Ora sul fatto indaga anche l'Antiterrorismo, ma la risposta della città è stata immediata e chiara: da un lato la condanna unanime per l'attentato e dall'altra la vicinanza alla comunità musulmana di Cagliari, anche dalla chiesa cattolica del capoluogo e dalle istituzioni.
"Questa violenza ha mandanti politici precisi. È un atto squadrista e dell’Islamofobia", dice la giovane donna in un video che è stato poi diffuso sui social, "Ci vogliono invisibili, ci vogliono spaventate, ci vogliono chiuse in casa. Hanno cercato di bruciare un pezzo della nostra vita, della nostra comunità per mandarci un messaggio molto chiaro. Dovete aver paura, dovete nascondervi. E allora la nostra risposta deve essere ancora più chiara. Non abbiamo paura di voi e lo dico sorridendo perché non ci fate paura. Noi da qui non ce ne andiamo, non ci muoviamo di un millimetro e se cercate la guerra ci troverete. Pronte a lottare e a difenderci".
La cittadina attacca e punta il dito anche contro sindaco e presidente della Regione: "Noi questo rogo l'avevamo visto arrivare in tante e in tanti di noi. Questo odio l'avevamo visto arrivare da lontano passo dopo passo. nell'indifferenza generale. Lo abbiamo visto arrivare quando hanno usato la scusa della zona rossa e della militarizzazione della nostra città per creare il solito finto nemico. E in quel momento, mentre noi vedevamo l'odio avanzare, dov'era il nostro sindaco Massimo Zeddà? E la nostra presidente Alessandra Todde? Non al nostro fianco, non erano con noi nelle piazze".












