CAGLIARI. Una vera spirale di persecuzioni e odio condominiale, tra minacce di morte, atti intimidatori (sono anche state usate feci) e campanelli bloccati con stuzzicadenti. I fatti si erano consumati un palazzo in via Monte Sabotino a Cagliari. A mettere il punto sulla vicenda è la giudice del tribunale di Cagliari, Alessandra Tedde, condannando entrambi gli imputati, I.G. e V.G., a un anno e quattro mesi di reclusione.
L'inchiesta, condotta dal pm Marco Cocco, ha ricostruito anni di incubo vissuti da una famiglia di condomini, tenuta sotto scacco dagli aguzzini, i vicini di casa. Un'escalation: la famiglia vittima fu accusata (falsamente) di essere responsabile di alcune infiltrazioni d'acqua, poi una sequenza martellante di insulti, tentate aggressioni fisiche e minacce. Tra i casi citati nei documenti processuali: i continui colpi di bastone sferrati contro pareti e soffitti in piena notte, l'imbrattamento del portoncino di casa con escrementi e passata di pomodoro mista a olio e sapone, e i citofoni bloccati con stuzzicadenti per farli suonare all'infinito. Ancora a proposito di escrementi, la famiglia ne trovava anche nella cassetta delle lettere.
E poi ancora minacce di morte. Tutto accertato dalla procura. La famiglia, da quanto si apprende, alla fine desistette e traslocò per poter vivere in pace, ma i danni, economici e psicologici di quegli anni, restano.
Riconosciuta la piena responsabilità penale dei due imputati per le condotte persecutorie e i danneggiamenti, imponendo la reclusione. Ok anche al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni (da quantificare) e al versamento di una provvisionale di 5.000 euro per ciascuna parte civile. Le vittime erano rappresentate dai legali Carlo Demurtas e Laura Pirarba. Alla difesa la legale Anna Maria Scarpa.