Guerriglia a Milano, fermati 200 giovani: Meloni convoca una riunione sull'ordine pubblico (Video)

 

MILANO. Dopo 48 ore di alta tensione per le manifestazioni di protesta e la guerriglia urbana a Milano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per oggi una riunione sull'ordine pubblico. Gli episodi di violenza e disordini hanno portato al fermo di oltre 200 giovani, la maggior parte minorenni. Ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tenuto una riunione con il Capo della Polizia e i massimi dirigenti del Viminale per fare il punto della situazione. "Ho convocato a palazzo Chigi una riunione sull'ordine pubblico, per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos", scrive Meloni sui social, postando la foto di Angelo De Simone, il dirigente della polizia rimasto ferito sabato da una pietra. 

Ma anche la giornata di ieri, domenica 18 ottobre, è stata complicata: gli scontri sono iniziati nel pomeriggio nel centro della città, tra piazza Duomo, via Torino e Largo Cairoli, per poi allargarsi ad altre zone. Danneggiati negozi, sfondate diverse vetrine, anche usando tavolini, sedie e monopattini. È stato saccheggiato un supermercato e diversi punti vendita e distrutti i dehors di alcuni locali.

Alcuni piccoli gruppi hanno lanciato contro la polizia in tenuta antisommossa diversi oggetti, tra cui bottiglie e bombe carta: gli agenti hanno risposto con i lacrimogeni e gli idranti.

Botta e risposta, in giornata, tra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il ministro Piantedosi. "Ho l'impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell'ordine non fossero adeguate, mi sembravano tanti contro pochi", ha detto il sindaco Sala commentando i fatti di sabato. Ma il ministro ha replicato: "Il sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che - secondo lui - sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti".