Due milioni e mezzo di italiani hanno (legalmente) armi in casa, dopo il dramma di Cagliari le polemiche sui protocolli di rilascio
CAGLIARI. In Italia due milioni e mezzo di persone possiedono (legalmente) una o più armi in casa. Ma come funziona il sistema di rilascio del porto d'armi e dei nulla osta? E com'è possibile che un uomo, arrivato al punto di tentare di sparare a una donna e di togliersi la vita, detenesse legalmente un fucile in Italia?
Una premessa necessaria: l'uomo che domenica ha sparato a un'insegnante di danza era un barracello. In Sardegna tutti i componenti delle compagnie barracellari devono dimostrare la propria idoneità fisica e psichica per ottenere la qualifica e il porto d'armi. Il rinnovo della licenza avviene ogni 3 anni, ma per ottenerlo basta un nuovo certificato medico di idoneità psicofisica rilasciato dall'Asl. Il paradosso però sta nel fatto che non c'è l’obbligo di un esame psichiatrico periodico specifico.
E non esiste, nel nostro Paese, un esame clinico-psichiatrico obbligatorio e universale per tutto il personale in servizio nelle forze armate e nelle forze di polizia.
I dati sono chiari. "Ogni anno mediamente ci sono almeno 30 omicidi compiuti con armi regolarmente detenute, tra cui anche femminicidi. Il tasso di omicidi dei legali detentori di armi è praticamente il doppio rispetto alla media del resto della popolazione in Italia", spiega Giorgio Beretta, analista dell’Opal, l'osservatorio permanente sulle armi leggere, "Avere un'arma in casa quindi non è un fattore ininfluente quando ci sono momenti di tensione o di crisi, perché quell'arma viene spesso utilizzata".
Altro punto, prendendo la casistica di un comune cittadino che ha il porto d'armi: se non fa il rinnovo, le forze di polizia devono individuare questa persona, e "gli vengono dati 60 giorni per mettersi in regola", ricorda Beretta. Ma nel frattempo ha ancora l'arma. E soprattutto sono le forze di polizia a doverlo "scoprire". I limiti di età, in questi casi, non esistono. E di fatti di cronaca con anziani con pistole regolarmente detenute ne abbiamo sentiti tanti negli anni. Per citarne uno: un 87enne a inizio 2026 nel Novarese aveva ucciso con un colpo di pistola, regolarmente detenuta, la moglie, per poi togliersi la vita con la stessa arma. Stando a quanto successivamente accertato, era un collezionista di armi.
"Stanno aumentando gli omicidi soprattutto familiari di anziani quando ci sono situazioni di crisi per malattie o infermità e in questi casi l'arma regolarmente detenuta diventa lo strumento privilegiato per farla finita", conclude Beretta.