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LULA. La candidatura di Sos Enattos per ospitare l’Einstein Telescope rafforza l’asse scientifico tra Sardegna e Sassonia. Il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il ministro della Scienza dello Stato libero di Sassonia, Sebastian Gemkow, e la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, hanno visitato oggi il sito minerario di Lula, al centro del progetto per la realizzazione del futuro osservatorio di onde gravitazionali.
La proposta prevede la costruzione di due interferometri, uno in Sardegna e uno in Sassonia, secondo una configurazione a “doppia L”. Una soluzione che, secondo le conclusioni del recente Geometry Comparison Report, realizzato da oltre 200 esperti, presenta vantaggi rispetto alla configurazione triangolare in termini di opportunità scientifiche, costi della strumentazione e gestione del progetto.
“Sono molto contenta che il Ministro Gemkow abbia accolto il mio invito a visitare Sos Enattos, il sito che l’Italia considera la migliore opzione per ospitare Einstein Telescope, anche in una prospettiva di configurazione a doppia L, ritenuta preferibile anche dalla comunità scientifica”, ha detto la ministra Bernini.
La candidatura punta sulle caratteristiche geologiche dei due territori e sulle competenze scientifiche sviluppate in Italia e Germania. “La realizzazione di parti dell’Einstein Telescope sia nella regione della Lusazia, in Sassonia, sia in Sardegna rafforza ulteriormente la dimensione transfrontaliera di questo progetto unico nel suo genere, nel pieno spirito dell’ideale europeo”, spiega il ministro Gemkow.
La presidente della Regione Alessandra Todde ha sottolineato il lavoro comune portato avanti con il Governo e con la Sassonia. “La Regione ha dimostrato, insieme alla Ministra Bernini e al Governo, che quando si fa lavoro di squadra i risultati arrivano. Questo è un progetto della Sardegna insieme alla Sassonia, è un progetto europeo. È un’opportunità unica per noi”, fa sapere Todde.
Alla visita hanno partecipato anche i rappresentanti dei principali enti di ricerca coinvolti nel progetto. Per Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, l’incontro rappresenta “un segnale importante della volontà delle istituzioni italiane, sarde e sassoni di lavorare insieme per trasformare in realtà Einstein Telescope, oggi uno dei più ambiziosi progetti scientifici mondiali”.
Il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Fabio Florindo, ha evidenziato il ruolo della geologia e della geofisica nello studio delle caratteristiche del sottosuolo. “La capacità di conoscere ogni più piccolo tremore della Terra, grazie anche al contributo della geologia, della geofisica e dei ricercatori dell’Ingv, sarà fondamentale per ascoltare i segnali più lontani dell’Universo”, fa sapere.
Anche il presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica, Roberto Ragazzoni, ha richiamato l’importanza delle caratteristiche dei due territori. “Il silenzio del sottosuolo di Sardegna e Sassonia è una risorsa straordinaria per la scienza: solo in questa quiete Einstein Telescope potrà cogliere i segnali più deboli provenienti dagli eventi estremi dell’Universo”, ha detto Ragazzoni.