"Totale deficit dell'enzima", ma sarebbe morto: candidato pompiere sardo (fabico) riammesso al concorso

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CAGLIARI. Essere fabici non impedisce di fare il vigile del fuoco: il Tar del Lazio ha riammesso al concorso pubblico per 350 posti nel corpo nazionale un candidato sardo escluso per il deficit dell'enzima G6PD. Il nome e le generalità del candidato rimangono celate e quindi il caso è anonimo. I giudici hanno accolto il ricorso dell'aspirante pompiere, giudicando illegittimo (e soprattutto sbagliato) il provvedimento di inidoneità disposto dalla commissione medica del ministero dell'Interno, che ora deve anche pagare.

Il candidato si era visto sbarrare la strada a causa di una carenza enzimatica bollata come "deficit assoluto", ritenuta dalla commissione un ostacolo allo svolgimento delle mansioni operative. Decisione impugnata con il supporto di perizie mediche.

Per fare chiarezza, il Tar ha affidato una verificazione al Direttore dell'ospedale Microcitemico Antonio Cao di Cagliari. La perizia specialistica ha spazzato via ogni dubbio: "È assolutamente inesatto, da un punto di vista medico e scientifico, definire la carenza di G6PD come eritropatia e/o considerarla una patologia" e precisando che "non esiste la carenza totale o assoluta di questo enzima, perché sarebbe incompatibile con la vita".

La relazione medica ha chiarito anche gli aspetti legati alla sicurezza operativa, rilevando che "l'attività come Vigile del Fuoco non aumenta il rischio di crisi emolitica in quanto l'inalazione dei fumi da incendio non è mai stata associata, in tutta la letteratura scientifica internazionale, a crisi emolitiche in soggetti enzimopenici".

Accogliendo le conclusioni scientifiche, i giudici hanno ribadito che la presenza del favismo non può tradursi in una discriminazione automatica se non vi sono complicazioni cliniche attive. Il ministero dell'Interno è stato quindi condannato al pagamento delle spese per la verificazione medica, fissate in 3.000 euro