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ROMA. Stangata giudiziaria per Fluorsid ed Elettra Investimenti: il Tar del Lazio ha confermato la revoca degli incentivi statali da oltre 2 milioni di euro legati all'impianto di Macchiareddu. I giudici hanno respinto il ricorso presentato dalle due società contro il Gestore dei servizi energetici (Gse spa, controllata dal ministero dell'Economia e delle Finanze), ritenendo del tutto legittima la decisione di richiedere indietro le somme erogate per i "certificati bianchi".
La questione è tecnica, ma, semplificando, al centro del contenzioso c'è il progetto "FL8N", realizzato per la produzione di fluoroderivati con recupero di calore. "Il progetto consisteva nella implementazione di un nuovo impianto, denominato FL8N, da affiancare a quello esistente (FL8) per la produzione di fluoroderivati combinato con un sistema di recupero del calore (generato dalla reazione associata alla formazione dell’acido solforico a partire dallo zolfo fuso) per la generazione di energia elettrica e vapore, al fine di ottenere un risparmio di energia primaria", si legge. Un progetto che in totale sarebbe valso 30 milioni, di cui 2 ottenuti con gli incentivi statali.
Secondo le verifiche del Gse, l'impianto, pur avendo ricevuto i fondi, non possedeva fin dall'inizio i requisiti necessari per accedere ai benefici ambientali ed energetici: il risparmio energetico era stato avviato prima di quanto dichiarato nelle pratiche per ottenere i fondi nel 2015. Nello specifico da datarsi al 2013, due anni prima. Le due società hanno quindi fatto ricorso e il Tar lo boccia.
Confermata la decadenza dal contributo e l'obbligo di restituire 2,06 milioni di euro. Nel testo della sentenza si spiega che la decisione del Gse serve a "evitare una iniusta locupletatio (arricchimento ingiusto, ndr) dell'operatore economico, dalla quale deriverebbe un danno per i consumatori energetici, con ricadute anche sull'interesse pubblico generale".
La difesa ha fatto leva sull'archiviazione del procedimento penale deciso in passato dal tribunale di Cagliari, ma per il Tar, l'assenza di un reato penale "si limita a rilevare la mancanza di sufficienti elementi atti a suffragare un possibile comportamento fraudolento. Muove quindi in un'ottica penalistica priva di refluenza sul piano amministrativo". Va quindi sottolineato che, no, non è stato provato nessun intento truffaldino o doloso. Ma per il Tar non conta.
Respinta infine anche la richiesta delle società di ottenere almeno una riduzione della sanzione (dal 10 al 50%). Dalla sentenza: "In un sistema basato sulle autodichiarazioni la funzionalità delle operazioni, le esigenze di celerità procedimentale e di parità di trattamento nonché il principio di o dell'interessato. Non ha alcun rilievo il profilo della colpa, essendo dirimente, in materia di autone, il dato oggettivo della difformità tra quanto dichiarato e la realtà".