CAGLIARI. "Il dibattito sul possibile reintegro dei medici radiati durante la pandemia non può trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro politico. Il Parlamento si impegni sulle vere criticità e difficoltà che in Sardegna sono ancora più evidenti". A dirlo è Emanuele Cabras, vicesegretario regionale di CIMO Sardegna e segretario aziendale CIMO-FESMED dell’Arnas G. Brotzu, in una nota su uno dei temi più caldi degli ultimi giorni, quello del reintegro dei medici no-vax.

"Il tema riguarda il rispetto delle istituzioni e dell’autonomia della professione medica, non la ricerca di consenso", si legge nella nota del sindacato dei medici. "Gli Ordini professionali – dichiara Cabras -  sono enti pubblici ai quali lo Stato affida la funzione disciplinare a tutela dei cittadini e della qualità della professione. Se esistono errori o disparità di trattamento, questi devono essere corretti attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, non mediante interventi legislativi che rischiano di compromettere l’autonomia degli Ordini". Per Cabras il rischio è quello di creare un precedente istituzionale pericoloso.

"Non possiamo accettare che le decisioni disciplinari diventino oggetto di interventi politici ogni volta che cambia la maggioranza. La credibilità delle istituzioni si fonda sul rispetto delle competenze di ciascuno". Secondo Cabras, il Parlamento dovrebbe invece concentrare il proprio impegno sulle vere criticità del Servizio sanitario nazionale: la carenza di medici, il sottofinanziamento della sanità pubblica, le liste d’attesa, la crisi dei pronto soccorso e la crescente difficoltà nel garantire l’assistenza nelle aree periferiche.

"In Sardegna – prosegue Cabras – queste difficoltà sono ancora più evidenti. Da mesi chiediamo che il confronto politico si concentri sulla valorizzazione dei professionisti e sulla capacità della Regione di dotarsi di strumenti propri per rendere il Servizio sanitario più attrattivo ed efficiente". "Per questo abbiamo proposto l’avvio di un contratto integrativo regionale della dirigenza sanitaria, da negoziare attraverso ARAN Sardegna. Non per sostituire il contratto nazionale, ma per integrarlo, riconoscendo le peculiarità della nostra Isola, premiando chi lavora nelle sedi disagiate, valorizzando le professionalità e riducendo il divario retributivo che penalizza i medici sardi. È questa la riforma di cui abbiamo bisogno, non norme che rischiano di alimentare nuove contrapposizioni". "La politica dovrebbe occuparsi di come trattenere i medici negli ospedali sardi, di come rendere attrattivo il Servizio sanitario regionale e di come garantire ai cittadini cure tempestive e di qualità. Sono queste le priorità sulle quali chiediamo un’assunzione di responsabilità da parte del Parlamento e della Regione".