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NUORO. Mancano medici in ospedale a Nuoro, il reparto di Pneumologia riduce i posti letto e limita l’attività notturna. Lo denuncia con una nota la pagina social "Un'altra Nuoro, un'altra Sardegna", che scrive:
"Il diritto alla salute non può funzionare a orario ridotto. L’ultima comunicazione interna relativa alla Uoc di Pneumologia dell’Ospedale San Francesco di Nuoro conferma ciò che da tempo denunciano cittadini, pazienti, familiari e operatori sanitari", si legge.
"Per ulteriore contrazione del personale medico vengono disposte misure gravissime:
sospensione della guardia attiva notturna;
sospensione di ricoveri e consulenze dalle 20.00 alle 8.00;
sospensione della pronta disponibilità notturna e festiva del servizio di Broncologia;
riduzione dei posti letto ordinari da 22 a 10", prosegue il comunicato.
"Non siamo davanti a una semplice criticità organizzativa. Siamo davanti al progressivo arretramento di un presidio sanitario essenziale per Nuoro e per l’intero territorio.
E quanto accade oggi in Pneumologia è solo la punta dell’iceberg: il segno più evidente di una crisi più vasta che da tempo colpisce il San Francesco e l’intera sanità del territorio.
Il rischio è che questo degrado finisca per travolgere anche le eccellenze che ancora esistono e resistono, spesso più per la dedizione degli operatori che per la forza dell’organizzazione.
Quando un reparto come Pneumologia riduce drasticamente i posti letto e limita l’attività notturna, non si colpisce una struttura astratta: si colpiscono malati, famiglie, anziani, pazienti fragili, persone che hanno bisogno di cure tempestive e sicure. La domanda è semplice: chi risponde di tutto questo?
Regione, Assessorato, Asl, Ares e direzioni competenti non possono continuare a nascondersi dietro formule burocratiche. La carenza di medici non nasce oggi. La fuga dei professionisti non nasce oggi. Il depotenziamento del San Francesco non nasce oggi", si legge ancora.
"Ma oggi tutto questo produce conseguenze sempre più gravi e visibili. Nuoro non può essere curata con promesse, comunicati e tavoli inconcludenti. Servono decisioni immediate, responsabilità chiare, priorità vere e un piano straordinario per salvare i reparti in sofferenza.
Il diritto alla salute non può funzionare a orario ridotto", conclude la nota firmata da Roberto Capelli.















