Disastro Moby Prince, Onorato alla commissione d'inchiesta: "Cause esterne, non poteva essere né un errore umano né la nebbia"
ROMA. "La mattina dell'incidente dissi subito "cause esterne" perché all'epoca avevo 31 anni e navigavo sul Moby Prince con Ugo Chessa e il suo equipaggio, e non encomio un comandante perché è morto, ma di tutti i comandanti non ho mai più trovato una persona come Ugo Chessa: era di una scrupolosità e di una rigidità nel comando assoluta. Il fatto che la nave uscisse dal porto e andasse sic et simpliciter a collidere con una nave a sole 2.7 miglia dal porto di Livorno era tecnicamente impossibile, doveva esserci una causa esterna". Lo ha detto Vincenzo Onorato, ex presidente di Moby Lines e amministratore delegato di Nav.Ar.Ma S.p.a. all’epoca del disastro, ascoltato questa mattina in Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro della nave Moby Prince.
Onorato ha riferito che "la mattina dell'incidente in capitaneria" il "comandante Albanese e l'allora ministro della Marina mercantile Vizzini parlarono 15-20 minuti a porte chiuse poi uscirono e dettarono la sentenza poi confermata, errore umano e nebbia". Onorato ha ricordato che prima del lavoro delle Commissioni di inchiesta, "si è andato avanti con una sorta di dogma mediatico" ossia le cause legate a "errore umano e nebbia". "Che ci fosse nebbia o non ci fosse era un dettaglio completamente ininfluente dal punto di vista tecnico e marinaresco per un uomo dell'esperienza e della capacità di Chessa - ha sottolineato Onorato - La nebbia non era e non poteva essere il problema, né l'errore umano".
Onorato ha inoltre puntato l'attenzione su un dettaglio: il comandante "Chessa era sul ponte, quindi non aveva ancora lasciato il ponte di comando, e se era sul ponte di comando come è finito sulla petroliera? Io dissi subito causa esterna perché qualcosa doveva aver fatto cambiare immediatamente la rotta". Quanto alla tesi dell'ordigno Onorato ha ricordato che "quando lessi della perizia Massari sulla presenza di esplosivo sulla nave pensai che quella era la spiegazione". E riguardo alla possibilità della presenza di una bettolina Onorato ha avanzato una ipotesi: "La petroliera è grande e la bettolina è piccola, il radar segna una sola cosa, quando la bettolina si sposta ne segna due e cambia la prospettiva del comandante: un bersaglio che compare sullo schermo radar, una cosa nuova e imprevista e distanze molto limitate".
Sulla vicenda Onorato ha aggiunto che "all'equipaggio dell'Agip Abruzzo in Capitaneria è stata garantita una stanza per due giorni incontrarsi con gli avvocati e con i periti prima che li interrogassero, ciò ha partorito che l'equipaggio dell'Agip Abruzzo ha fatto tutte dichiarazioni speculari, sono carte veline". Alla domanda sui motivi per i quali non è stata fatta dalla Moby Prince un'inchiesta interna, Onorato ha risposto: "Noi eravamo sul banco degli imputati, qualsiasi cosa dicevamo" era ritenuto finalizzato a "distogliere l'attenzione da nostre presunte colpe, era una mission impossible".