Cagliari, sit-in al Santissima Trinità: "Siamo al punto più basso della sanità degli ultimi 30 anni"

 

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CAGLIARI. Catene e bavagli per denunciare le difficoltà della sanità territoriale e l’assenza di un confronto con le istituzioni. Per questo motivo stamattina le sigle sindacali di Filas, Cisl e Fp Cgil hanno organizzato un sit-in nel piazzale dell’ospedale Santissima Trinità a Cagliari.

Al centro della mobilitazione la carenza di organici, i carichi di lavoro, il mancato riconoscimento di alcuni istituti contrattuali e le difficoltà nei rapporti con le aziende sanitarie e la Regione. “Chi ci lavora ogni giorno non riesce ad arrivare a fine settimana in condizioni fisiche accettabili. Siamo senza personale. Non riusciamo, in alcun modo, a garantire neanche la copertura dei turni minimi, lo si fa con prestazioni aggiuntive”, spiega denuncia Carlo Marras, coordinatore territoriale Fp Cgil.

La protesta riguarda anche il riconoscimento economico e contrattuale del lavoro svolto. “Le problematiche sono identiche ormai dappertutto, dalla mancata corresponsione di importanti istituti contrattuali ai lavoratori, parlo di Dep, produttività, incentivi, incentivi tecnici, pagamento di prestazioni aggiuntive”, fa sapere Guido Sarritzu, coordinatore regionale della Cisl.

A questo si aggiungono carichi di lavoro sempre più pesanti e relazioni sindacali che, secondo Sarritzu, stanno peggiorando. “Crediamo che sia anche un problema di governance di tutto il sistema sanitario. La sanità non si può governare con gli slogan o con gli annunci, servono risposte concrete e quindi chi di dovere ne tragga le dovute conseguenze”, spiega Sarritzu.

Per i sindacalisti il sit-in soltanto il primo passo di una mobilitazione più ampia. “È solo l’inizio di manifestazioni più importanti che ci riserviamo di attuare in un futuro prossimo. Io vedo qui tanti professionisti che vengono bistrattati”, ha detto Giampaolo Cugliara, segretario provinciale Fials.

Le catene e i bavagli portati alla manifestazione, spiega il segretario della Fials, rappresentano il disagio dei lavoratori e la mancanza di confronto. “In uno stato di diritto, in un sistema democratico, non si dovrebbe arrivare alle catene e ai bavagli. Ci deve essere l'interscambio, il dialogo, il confronto, ma perché no, anche la diatriba politica”, fa sapere Cugliara.