La denuncia: "A Uta 753 detenuti per 561 posti e un solo medico di guardia di notte, preoccupa anche la sezione 41-bis”
UTA. Nel carcere di Uta 753 detenuti a fronte di 561 posti regolamentari, con un tasso di affollamento del 134,2 %. È quanto denuncia la delegazione composta da diverse associazioni, dalle camere penali di Cagliari e da Sardegna Radicale che ieri ha visitato la casa circondariale cagliaritana.
La situazione sanitaria, si legge in una nota, è definita gravissima: tra il 70% e l'80% della popolazione detenuta presenta problematiche psichiatriche. Di notte e nei festivi un solo medico di guardia deve assistere tutti i 753 detenuti. Sotto organico anche la polizia penitenziaria.
Quattro camere sono inagibili, si legge nel resoconto della delegazione che ha visitato l'istituto, che sottraggono ulteriori 12 posti. Delle 753 persone recluse, 553 sono italiane e 200 straniere, e almeno il 20,6% non ha ancora ricevuto una condanna definitiva.
"La funzione rieducativa della pena, prevista dall'articolo 27 della Costituzione, resta un principio più enunciato che praticato", attacca ancora la delegazione sul diritto allo studio dei detenuti, "deve tradursi concretamente nella possibilità di studiare, lavorare, curarsi e mantenere legami familiari. A distanza di sette mesi dalla visita del 31 dicembre 2025, le criticità sul diritto allo studio restano irrisolte: dei cinque computer consegnati all'istituto nessuno è stato attivato, e il sistema Citrix, previsto dallo Stato per lezioni a distanza ed esami da remoto, non è mai entrato in funzione. Gli studenti sono scesi da otto a soli due, senza che sia stato possibile chiarire la sorte degli altri sei, mentre i detenuti restano privi persino della possibilità di ricevere e-mail, con ulteriori ostacoli ai rapporti con docenti e familiari".
E sul lavoro? "Esistono esperienze positive che dimostrano la possibilità concreta di reinserimento: 212 detenuti sono impiegati in lavori interni (lavanderia, falegnameria, rigenerazione modem con Tiscali), due lavorano da McDonald's e altri percorsi coinvolgono Domus de Luna e Seconda Chance. Restano tuttavia numeri marginali rispetto alla popolazione complessiva: semilibertà e articolo 21 riguardano appena il 3,1% dei detenuti, a conferma che la funzione rieducativa non può essere affidata solo alla buona volontà di associazioni e imprese, ma richiede investimenti pubblici stabili".
Preoccupa anche l'apertura della nuova sezione 41-bis, che avrà capienza per 91 detenuti ma richiederà un presidio sanitario autonomo (almeno cinque-sei medici di guardia aggiuntivi, otto infermieri, doppia dotazione di attrezzature) oggi non disponibile. Il reparto ospedaliero del Santissima Trinità, che dovrebbe supportare anche questa esigenza, non è mai stato attivato per mancanza di bando e di personale ASL, con apertura prevista non prima del 2027. Le associazioni chiedono che "l'apertura del 41-bis sia subordinata alla reale disponibilità di risorse sanitarie, senza sottrarne agli altri detenuti".