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CAGLIARI. "La Sardegna trattata come un luogo in cui trasferire problemi", “Nordio ci ignora, ora serve una mobilitazione unitaria". I parlamentari sardi non ci stanno: le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio stanno facendo infuriare (e preoccupare) tutti, dal M5S, partito della presidente della Regione, al Pd. Il Guardasigilli ieri, in risposta all'interrogazione del deputato pentastellato Mario Perantoni, ha detto che non ci sarà alcun dietrofront sul piano di trasferimento in Sardegna dei detenuti in regime di carcere duro, precisando che "non ci saranno criticità".
Ma è da mesi che la Regione tenta di fermare il piano, che, secondo sindaci e la stessa presidente Alessandra Todde, potrebbe avere conseguenze negative sul territorio e sull'intero sistema carcerario isolano, già in difficoltà. E Perantoni attacca: "Il Governo intende procedere ignorando e rifiutandosi di affrontare il problema della grave carenza di personale che affligge gli istituti dell’Isola in cui saranno trasferiti questi detenuti. Il Ministro sostiene che non ci saranno criticità perché i detenuti saranno destinati a sezioni speciali. Una risposta che significa nascondere il problema sotto al tappeto: le carceri sarde continuano a operare con organici largamente insufficienti e il Governo sceglie comunque di aumentare il carico sulle strutture senza prevedere adeguate contromisure. Ancora una volta la Sardegna viene trattata come un luogo in cui trasferire problemi, infischiandosene delle criticità che ne derivano e negando le risorse necessarie".
Secondo Marco Meloni, senatore del Pd, ora è il momento di mobilitarsi: "Nonostante io in Senato e l’onorevole Pietro Pittalis (Forza Italia) alla Camera abbiamo presentato una proposta per rimuovere questo testo", si legge in una nota del parlamentare sardo, "Nordio certifica che per il governo è giusto mantenere questa norma - che dobbiamo a un altro governo di destra - e attuarla con sempre maggiore intensità. Il mio è un appello accorato a tutte le istituzioni della Repubblica e specificamente al governo - a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni - perché pensino meglio alle conseguenze drammatiche e irreversibili che una misura di questo genere comporta per la Sardegna, e, dall’altro, alle istituzioni e alle organizzazioni politiche, economiche e sociali della Sardegna perché si mobilitino per far sentire alta, forte e unita la voce della nostra terra, che non merita un destino di questo genere”.







