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CAGLIARI. Sono quasi 1600 (per la precisione 1588) i minori che nella città metropolitana di Cagliari vivono in un'area di disagio socioeconomico urbano e sono più esposti al rischio di povertà e di dispersione scolastica. Il dato emerge dalle 180 pagine della nuova ricerca di Save the Children "I luoghi che contano”, pubblicata ieri. Cinque le “Adu” (aree di disagio socioeconomico urbano) individuate dall'Istat nel capoluogo sardo: in queste zone, secondo il report, c’è una maggiore concentrazione di popolazione minorenne rispetto alla media delle città, dato che conferma la progressiva marginalizzazione e impoverimento delle famiglie con figli minori.
L’indice di disagio socioeconomico è composto da indicatori che esprimono fattori di svantaggio diversi, economici, occupazionali ed educativi. Se si guarda all’incidenza media della popolazione minorile sul totale della popolazione nei 14 comuni, in media si rileva come nelle Adu il 16,7% della popolazione ha un’età compresa tra 0 e 17 anni, due punti percentuali in più rispetto alla media dei comuni capoluogo, che si attesta al 14,8%. Solo Cagliari e Firenze fanno eccezione: la città sarda ha infatti un 10,8% di incidenza di minori nelle Adu rispetto all’11,2% della media del comune.
Nelle aree di disagio urbano analizzate, in media, il 15,4% degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado ha abbandonato o ripetuto l’anno scolastico, a fronte di un valore medio dei comuni delle città metropolitane del 7,6%. Divari marcati del tasso di dispersione scolastica si osservano anche a Cagliari (18,9% nelle Adu contro 9,7% per la media del comune, +9,2 punti percentuali).
Sempre in ambito educativo, più della metà (51,1%) degli individui di 25-64 anni nelle Adu ha un titolo di studio non superiore alla scuola secondaria di primo grado, percentuale che per la media del territorio comunale metropolitano scende a 30,1%. A Cagliari si registra una differenza particolarmente elevata: il 62,3% della popolazione nelle Adu presenta un basso livello di istruzione, contro il 27,3% della media del comune, con uno scarto di 35 punti percentuali.
C'è anche un altro rischio tra i tanti citati, quello della stigmatizzazione: quasi la metà degli studenti che vive nelle periferie, secondo la ricerca, ritiene che il proprio quartiere venga giudicato negativamente dagli altri. Il 49,1% dei ragazzi e delle ragazze percepisce infatti uno stigma sociale legato al luogo in cui vive. Circa un/a ragazzo/a su tre dichiara di aver assistito a prese in giro rivolte a coetanei e coetanee per il quartiere di provenienza.
Save the Children chiede quindi una "strategia nazionale di rigenerazione urbana di lungo termine" che metta al centro bambini, bambine e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili, riconoscendone il ruolo essenziale, sin dai primi anni di vita, nei percorsi educativi, di crescita e di partecipazione alla vita delle comunità locali. Tra le proposte avanzate c’è l’istituzione di presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili delle città.
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