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SASSARI. L'edilizia muove un terzo dell'economia sarda. Tra investimenti, manutenzioni e comparto immobiliare, il settore genera il 31% del valore aggiunto regionale ed è l'unico ad aver creato vera occupazione: +15mila lavoratori tra il 2019 e il 2025 (il 94% della crescita totale nell'Isola), a fronte di un terziario che ha perso 3mila addetti.
I dati emergon dall'indagine Cresme presentata a Sassari dalla Fillea Cgil, che fotografa anche un mercato immobiliare critico: la Sardegna è la prima regione in Italia per l'impennata dei prezzi delle case tra il 2024 e il 2025 (+30%), diventando la quinta peggiore per accessibilità all'alloggio in rapporto ai redditi medi.
I numeri hanno alimentato l'affondo politico del sindacato. "Mentre le Costruzioni si confermano motore trainante dell’economia in Sardegna e nel Paese – ha denunciato il segretario generale della Fillea Cgil nazionale, Antonio Di Franco – il Governo non le sostiene con politiche adeguate: niente recepimento della direttiva case green e quindi niente politiche per l’efficientamento energetico nonostante la crisi climatica". Di Franco ha poi messo nel mirino il taglio delle detrazioni per le ristrutturazioni, che "riapre purtroppo le porte al lavoro nero", e il Piano casa nazionale, definito "inadeguato" perché "le troppe deroghe ai privati incideranno sui piani urbanistici e daranno la possibilità agli investitori di mettere a mercato sia case che strutture commerciali e ricettive".
Sul versante regionale, la Fillea chiede di rimettere il settore al centro dell'agenda politica per legare sviluppo e coesione sociale. La segretaria sarda della sigla, Erika Collu, ha lanciato una proposta concreta, sollecitando l'assessore regionale ai Lavori Pubblici, Antonio Piu, a "costruire una mappa regionale unica, ufficiale e centralizzata, del patrimonio abitativo vuoto attraverso la sinergia dei diversi enti titolari"











