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OLBIA. "Questo signore che vedete è Settimo Nizzi, sindaco di Olbia. E questa mattina ha avuto la brillante idea di firmare una ordinanza che vieta ai suoi concittadini di sfamare i cani randagi, suoi. Uno dei provvedimenti più disumani che abbia letto negli ultimi tempi". Così tuona sui suoi social Enrizo Rizzi, attivista per i diritti degli animali che, pubblicando una foto del primo cittadino olbiese (e quella di un cane) si scaglia contro l'ordinanza, quella firmata proprio da Nizzi, a proposito dei randagi.
Un passo indietro: in effetti, controllando sull'albo pretorio online, è possibile rintracciare l'ordinanza "della discordia". il provvedimento si applica "nell’ambito del distretto produttivo consortile", l'area industriale. Qui, secondo le considerazioni dell'amministrazione "si è venuta a stabilizzare nel tempo una presenza significativa e diffusa di cani vaganti, verosimilmente randagi, che integra un concreto rischio sistemico sulla sicurezza della circolazione stradale interna ed esterna e sull’incolumità fisica di lavoratori, operatori e fruitori dell’area".
Un'area che, sempre citando l'ordinanza, vista "l’apertura al pubblico della pista ciclopedonale e running comporta un significativo incremento della fruizione dell’area da parte di ciclisti e pedoni". Per il Comune è dunque un problema di "pubblica incolumità". Da qui la decisione di dare il via alle operazioni di cattura dei randagi che però potrebbero "sempre più frequentemente", contare sul cibo fornito da "cittadini e fruitori dell’area della zona industriale, favorendo, di conseguenza il fenomeno del randagismo" E quindi ecco anche il rischio di beccarsi una multa per chi decide di sfamare i randagi: dai 25 euro ai 500, questa la decisione del sindaco. Ordinanza firmata e pubblicata.
Di tutt'altro avviso Enrico Rizzi: "Il randagismo non si combatte lasciando gli animali morire di fame, ma con sterilizzazioni, controlli e applicando le leggi. Pensare di risolvere un problema togliendo il cibo a esseri viventi significa dimostrare una totale disumanità ed una palese ignoranza della normativa vigente. La giurisprudenza amministrativa è chiarissima: diversi Tar hanno annullato ordinanze analoghe".
Rizzi a questo punto invita alla disobbedienza e promette di stare al fianco di chi dovesse essere eventualmente punito (o meglio, sanzionato): "Continuate a sfamare gli animali randagi, ovviamente nel rispetto dell’igiene e del decoro dei luoghi. Non lasciate che la paura di un’ordinanza vi impedisca di compiere un gesto di umanità. E se qualcuno dovesse essere sanzionato per aver dato da mangiare a un cane randagio, mi contatti immediatamente. Mi impegnerò ad aiutarlo nella predisposizione del ricorso per chiederne l’annullamento ed anche la condanna del Comune al pagamento delle spese di giudizio. Una città civile non dichiara guerra agli animali indifesi. Dichiara guerra all’abbandono e ai padroni vigliacchi".
E poi chiude: "Tutta l’Italia sappia cosa continua ad accadere ogni giorno in Sardegna agli animali".











