CAGLIARI. Quasi 4 miliardi di euro di extracosti in cinque anni per le imprese sarde, a causa di guerre, crisi energetiche, tensioni commerciali e aumento del costo del denaro. Dal 2022 a oggi, il conto per il sistema produttivo dell'Isola ammonta a 3 miliardi e 866 milioni di euro. A livello nazionale, lo stesso fenomeno ha comportato un aggravio di quasi 300 miliardi.
Sono i dati che emergono dall'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, realizzata sulla base di dati Istat, Mase, Terna e Banca d'Italia. L'impatto sull'economia isolana corrisponde all'1,80% del Pil medio annuo del quinquennio, contro il 2,71% della media italiana e l'1,87% del Mezzogiorno.
A pesare maggiormente è il costo dell'energia, responsabile del 72,4% dell'impatto economico complessivo, contro il 44,1% della media nazionale. Seguono gli oneri finanziari, con il 19,6%, e le minori esportazioni, con l'8%.
“Le imprese sarde stanno affrontando una pressione economica che non dipende dalle loro scelte, ma da una successione di crisi internazionali che si scaricano direttamente sui bilanci aziendali”, commenta Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna. Per le piccole aziende, aggiunge, le bollette più care significano meno risorse da destinare a macchinari, assunzioni e innovazione.
Un ulteriore approfondimento riguarda il maggior costo dell'elettricità rispetto alla media europea, che per le micro e piccole imprese sarde ha raggiunto complessivamente 103 milioni di euro, pari allo 0,25% del Pil regionale. L'Isola si colloca così al quarto posto nazionale per incidenza dell'extracosto.
A livello territoriale, Cagliari registra il conto più alto, con 37 milioni di euro, seguita da Sassari-Gallura con 29 milioni, Sud Sardegna con 18 milioni, Nuoro con 11 milioni e Oristano con 7 milioni.
In Italia, le micro e piccole imprese hanno sostenuto 3,7 miliardi di euro di extracosti elettrici rispetto alla media europea. Il prezzo dell'elettricità raggiunge i 25,99 centesimi per kilowattora, contro i 22,04 della media comunitaria, con uno svantaggio del 17,9%. Accise e oneri generali di sistema risultano inoltre superiori del 47,4% alla media europea.
Accanto all'energia, Confartigianato evidenzia il peso degli oneri finanziari, che rappresentano il 19,6% dell'impatto complessivo. L'aumento del costo del denaro rischia di frenare gli investimenti e rallentare i progetti di innovazione, soprattutto nelle realtà più piccole.
“Il credito è una condizione essenziale per la crescita delle nostre aziende - sottolinea Meloni - se finanziare un investimento diventa più difficile e costoso, le imprese rinviano gli acquisti, rallentano i progetti di innovazione e perdono opportunità di sviluppo”.
Per l'associazione servono interventi coordinati sul costo dell'energia, sulla fiscalità delle bollette e sull'accesso al credito, oltre a strumenti per sostenere l'efficientamento energetico.
I quasi 4 miliardi di extracosti, secondo Confartigianato, rappresentano anche occasioni mancate per lo sviluppo dell'Isola: risorse che avrebbero potuto finanziare sanità, scuole, infrastrutture, sostegno alle imprese e politiche per contrastare lo spopolamento.
“Il vero costo delle crisi non si misura soltanto nei bilanci delle imprese, ma anche nelle opportunità di crescita che un territorio perde”, conclude Meloni.