CAGLIARI. Un'azione condivisa in tutta Italia, compresa la Sardegna: un ricorso contro la presidenza del Consiglio contro la legittimità costituzionale della nuova legge elettorale n.180 del 2026. A firmare poltici, ex rappresentanti dello Stato e nomi importanti della cultura sarda, tra cui Paolo Fresu e l'ex rettrice dell'università di Cagliari, Maria Del Zompo.
Tra gli avvocati che portano avanti l'iniziativa ci sono a Roberto Zaccaria, Federico Grosso, Pietro Adami, e Maria Agostina Cabiddu. Quest'ultima, che oggi ha parlato in Senato per raccontare meglio l'idea dietro i ricorsi in diverse città italiane, è sarda d'origine e da tanti anni insegna diritto a Milano al Politecnico. E infatti in conferenza si è definita: sarda-milanese.
“Come associazione costituzionale democratica", spiega Cabiddu ai microfoni del Senato, "ci siamo spesi per questa iniziativa. Tra chi ha firmato ci sono anche ex parlamentari importanti, come Romano Prodi, ma anche Bersani, Federico Palomba (ex presidente regionale). Personaggi importanti della società civile: Tommaso Montanari, rettore a Genova, e la ex rettrice Maria del Zompo. Poi anche nomi della società civile, come Giarrico Carofiglio, Marco Revelli, e poi Paolo Fresu e Marcello Fois. Ci sono autori, vincitori premio Stregaa, filosofi, intellettuali”.
E puntualizza: “Ovviamente non ci sono magistrati tra i ricorrenti, ma ci sono ex magistrati, come Francesco Caruso, il presidente del tribunale di Bologna che ha messo la parola fine sulla questione della strage”.
Entrando nel merito dei punti del ricorso presentato congiuntamente nei tribunali italiani, vengono contestati: premio di maggioranza sproporzionato, che altera la rappresentanza democratica e viola il principio di uguaglianza del voto. Poi l'assegnazione dei seggi del premio tramite liste bloccate, che limita la scelta diretta dell'elettore. Il riparto nazionale distorto centralizza il calcolo dei seggi, indebolendo il legame e la rappresentanza dei singoli territori. E ancora il premio nazionale al Senato genera anomalie nell'applicazione e un collegamento forzato tra le due Camere. I capilista bloccati e le pluricandidature impediscono ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti a causa dei nomi blindati dall'alto. Ma non solo: le tutele per la parità di genere risultano inefficaci e non garantiscono un'equa rappresentanza tra uomini e donne nelle liste, l'obbligo di indicare in anticipo il premier forza indirettamente la forma di governo parlamentare prevista dalla Costituzione e infine, l'aumento delle firme richieste per presentarsi crea ostacoli ai nuovi partiti, limitando l'accesso e il pluralismo democratico.