Con il 52% dei voti e un'affluenza record, la Gen Z serba firma una svolta storica dopo 14 anni di nazionalismo.
Nelle elezioni anticipate in Serbia è successo l'impensabile. Un movimento politico nato direttamente dalle aule universitarie e dalle piazze, la Lista Studentesca, ha travolto il presidente uscente Aleksandar Vučić. I numeri parlano chiaro: 52% delle preferenze agli studenti contro il 39,3% della destra nazionalista, traducendosi in circa 140 seggi su 250. Vučić ha già ammesso ufficialmente la sconfitta in televisione.
La mobilitazione giovanile è figlia di due anni di proteste, iniziate drammaticamente nel novembre 2024 dopo il crollo di una pensilina alla stazione di Novi Sad che provocò 16 morti. Quella tragedia, legata all'omertà e alla corruzione edilizia del governo, ha spinto migliaia di giovani a occupare le strade, contro un regime che non si interessava della società.
A differenza dei partiti tradizionali, la Lista Studentesca presenta caratteristiche nuove: nessun capo supremo e le decisioni vengono prese direttamente nelle aule universitarie; nelle liste sono stati inseriti candidati civili, scienziati, sportivi e professionisti, come il cardiologo Ilija Srdjanović, volto principale di questa transizione. Il dato più sorprendente riguarda proprio le elezioni: il movimento è riuscito a mobilitare anche l’elettorato più scettico, con un’affluenza record alle urne, vicina al 70%.
Oggi Belgrado si sveglia con i fumogeni delle feste in piazza e lo sguardo rivolto a Bruxelles. I punti fermi del nuovo corso politico saranno la ricostruzione di istituzioni indipendenti, la libertà di stampa e la transizione ecologica. Una scossa che fa eco in tutta Europa, dimostrando che l'attivismo giovanile può scardinare anche i sistemi di potere più consolidati.