“Il cantiere del Businco in grave ritardo: solo uno scheletro di cemento dopo 16 mesi”: Usb prepara un sit-in

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CAGLIARI. Sedici mesi dopo il trasferimento delle attività chirurgiche dal Businco al San Michele, il cantiere per le nuove sale operatorie dell'ospedale oncologico di Cagliari è ancora lontano dalla conclusione.

A denunciare nuovamente la situazione è Gianfranco Angioni, referente regionale di Usb Sanità, che chiede il commissariamento del cantiere finanziato con fondi Pnrr e la verifica delle responsabilità legate ai ritardi. "A giugno 2026 non solo non sono state consegnate le sale operatorie, ma si era ancora in alto mare. Allo stato attuale abbiamo, all'interno del Businco, uno scheletro di cemento che è lontanissimo da poter disegnare un prospetto chirurgico, lontanissimo da una restituzione di queste sale operatorie", fa sapere Angioni.

Con la prima scadenza ormai saltata, ora il termine indicato è dicembre 2026. Per Usb non ci sono più margini per ulteriori rinvii.  "La consegna deve essere data al massimo a dicembre 2026, però in tutto questo percorso è necessario che cantiere Pnrr venga immediatamente commissariato con un commissario ad acta", fa sapere Angioni.

A suscitare i dubbi del sindacato è anche la mancanza di dati, degli ultimi 16 mesi, in merito alle attività chirurgiche. “Quante persone sono partite fuori dalla Sardegna per essere operate? Quante persone sono decedute in attesa di essere operate?", ha detto il referente regionale di Usb Sanità.

Il sindacato contesta anche la scelta iniziale di non intervenire sulle sale operatorie già presenti nella struttura. "Noi l'abbiamo detto all'inizio: risistemate quello che c'è all'interno del Businco, si potevano risistemare le sale. Si è perseverato in un disegno, secondo noi un disegno che ha fatto danno a tutti, operatori e pazienti", spiega.

Intanto il sindacato annuncia possibili sit-in fuori dalla struttura ospedaliera. “Noi pensiamo che già dalla settimana prossima andremo ad oltranza anche con una manifestazione e la faremo all'esterno dell'Oncologico, per rivendicare che queste sale operatorie vengano immediatamente riprese in mano e possano essere riconsegnate alla Sardegna, ai pazienti oncologici, alle loro famiglie e ai lavoratori”, conclude Angioni.